E’ giusto fare una corsa a tappe dopo il grande Giro?

10.06.2024
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Il grande Giro e poi la corsa a tappe a seguire: va sempre bene? Si dice che dopo le tre settimane si abbia una grande gamba e allora perché non sfruttarla? 

In questi giorni abbiamo visto diversi corridori che dopo il Giro d’Italia hanno preso parte al Delfinato o al Giro di Svizzera o stanno per partire allo Slovenia: Tiberi, Fortunato, Piganzoli, Quintana, Caruso, Conci (questi ultimi due si notano nella foto di apertura)…

Cosa comporta questa scelta di calendario? E cosa accade nel fisico? C’è una frase di qualche giorno fa di Lorenzo Fortunato che torna con prepotenza: «Adesso si fa più lavoro al training camp in altura che al Giro. E quindi quando vai in corsa, vai a raccogliere i frutti del lavoro. Non si usano più i Grandi Giri per allenarsi. A me è capitato di fare il Giro d’Italia e poi andavo allo Slovenia oppure alla Adriatica Ionica Race, dove il livello era un pochino più basso e mi salvavo. Ma per come si va adesso, il Grande Giro deve essere l’ultimo atto di un cammino iniziato prima proprio per questo». 

Michele Bartoli, preparatore di molti professionisti e della Bahrain-Victorious, è pronto a rispondere alle nostre questioni.

Michele Bartoli (classe 1970) è oggi un preparatore affermato. E ancora un ottimo ciclista! (foto X)
Michele Bartoli (classe 1970) è oggi un preparatore affermato. E ancora un ottimo ciclista! (foto X)
Michele, il grande Giro, il Giro d’Italia ovviamente in questo caso, e poi una corsa a tappe: si può sfruttare la condizione che lasciano le tre settimane?

Io cambio un po’ le vecchie teorie, per me non è più così. Oggi si è talmente al limite sia mentalmente che fisicamente che qualcosa salta. Se dopo il grande Giro c’è la concentrazione e la voglia di mangiare ancora bene, di riposare il giusto… allora bene, ma è molto, molto complicato. Prima era vero il contrario: era complicato andare piano!

Perché? Cosa è cambiato adesso?

Il modo di correre, si pesano i grammi del cibo, si deve assumere un tot preciso di carboidrati, lo stress in gara e soprattutto ci si arriva già al top col peso senza quel chiletto in più, la condizione è subito alta dopo il grande lavoro a monte (la teoria di Fortunato, ndr). Si deve pensare davvero a tante cose e quando arrivi al termine del tuo Giro ti viene voglia di mollare. Ed è normale, è comprensibile.

Lo scorso anno al Tour VdP si è gestito alla perfezione, facendo la “fatica giusta”. Ma ha potuto farlo perché non mirava alla classifica
Lo scorso anno al Tour VdP si è gestito alla perfezione, facendo la “fatica giusta”. Ma ha potuto farlo perché non mirava alla classifica
Diversi corridori del Giro sono andati al Delfinato e altri allo Svizzera: passano 6 giorni tra Giro e Delfinato, 13 fra Giro e Svizzera e 16 fra Giro e Slovenia. Incide questa differenza?

Sì e secondo me peggiora con passare dei giorni. Se ci si deve togliere il dente, meglio farlo subito. Poi chiaramente, dipende sempre dalla mentalità dell’atleta. Ma non è facile dopo il Giro mantenere la concentrazione. Tenere duro altri sei giorni magari ancora è fattibile, ma per lo Svizzera diventa più dura. Sì, si ha un po’ più di recupero. Puoi rifare qualche piccolo allenamento, ma ormai l’obiettivo grande è passato.

Abbiamo capito che la componente mentale è centrale, ma da un punto di vista prettamente fisiologico, muscolare?

Difficile scindere le due cose. Quando poi assaggi il riposo, la tranquillità, dopo che sei stanco il gioco si fa duro. Meglio fermarsi, mettere un punto e poi riprendere dopo aver recuperato. Chiaramente parlo per Delfinato e Svizzera e di chi deve andare lì per fare bene. Ma se vieni dal Giro e sai che poi staccherai queste corse non ti danno nulla o ti danno poco. Poi, attenzione, non dico che il grande Giro non ti lasci la buona condizione, però oggi mentalmente pesa di più. Oggi non è fattibile o è molto più difficile.

E se fosse per una corsa di un giorno?

Cambia tutto. Il Tour per l’Olimpiade (o la Vuelta per il mondiale) sono il top. Lì la concentrazione è massima e se ne trae il massimo beneficio. Il Giro è l’unico dei grandi Giri che poi non ha questo tipo di obiettivi a seguire.

Nonostante la grande fatica, alla fine Lorenzo Fortunato si è portato a casa la maglia dei Gpm dal Delfinato
Nonostante la grande fatica, alla fine Lorenzo Fortunato si è portato a casa la maglia dei Gpm dal Delfinato
Che poi, a meno che non si è Pogacar, se non si punta decisi alla classifica, un grande Giro lo puoi gestire in vista della gara di un giorno. Pensiamo a Van der Poel l’anno scorso con il Tour…

Esatto, quella è la preparazione migliore. Non hai lo stress della classifica, puoi mollare di tanto in tanto, puoi gestire gli sforzi, mangi bene, fai ritmo, fai i massaggi tutti i giorni.

E invece, tornando alla corsa a tappe che segue il grande Giro: c’è differenza se lo fa un giovane o un esperto? Per esempio abbiamo visto Tiberi al Delfinato e Caruso allo Svizzera…

Per me è peggio per il giovane, anche perché oltre ad una situazione di recupero, a cui magari è più abituato l’esperto, ritorna il discorso delle motivazioni. Ad un atleta come Caruso cosa può dare un piazzamento al Delfinato o allo Svizzera della situazione? Per Tiberi già è un discorso diverso è giovane e nonostante non sia andato bene non condanno la sua scelta di provarci.

Chiaro…

Penso a Fortunato per esempio. Ha fatto un buon Giro, ma al Delfinato nonostante sia stato bravo a mettersi in mostra che fatica ha fatto? Si staccava da 20-25 corridori mentre al Giro era tra i migliori. Però per lui un Delfinato ha più senso che per un Caruso. Per lui un quinto posto diventa importante anche ai fini di un contratto, di visibilità, d’importanza.

Fortunato e il Delfinato dopo il Giro: forse non una grande idea

08.06.2024
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Nel gruppetto alle spalle di Soler, nella settima tappa del Delfinato verso Samoens 1600 e per la prima volta dalla fine del Giro, oggi Lorenzo Fortunato ha avuto sensazioni positive. Per questo si è ritrovato in fuga e per questo conta di tornarci anche domani. Al pari di Tiberi, il bolognese è arrivato alla corsa francese sull’onda lunga del Giro d’Italia. L’aveva nei programmi e ha tenuto fede alla parola data, ma non è passato giorno senza che si rendesse conto che non si è trattata di una grande idea. Ovviamente, se domani le cose dovessero andare particolarmente bene, la scelta del Delfinato sarebbe invece un vero colpo di genio.

Roglic come Pogacar

Quando Vlasov e Roglic dietro di lui lo hanno affiancato e ripreso, “Fortu” li ha rimontati per qualche istante e poi ha mollato la presa. Non aveva in animo di dargli ancora filo da torcere, sapeva che per oggi il suo viaggio era finito.

«Quando mi hanno preso – sorride e spiega – ho visto che c’era Ciccone da solo. Siamo amici, così gli ho chiesto se avesse bisogno di qualcosa. Niente di più. Poi mi sono messo lì e ho visto che il ritmo non mi apparteneva, così mi sono detto di pensare a domani e sono salito tranquillo, senza stress. Prima arrivavo, prima prendevo il recupero, prima arrivavo al bus, prima facevo la doccia. Non ho pensato di tenere duro, quando mi hanno preso mi sono rialzato. Stanno correndo come la UAE Emirates».

Il copione è quello del Giro, cambia solo lo sloveno?

Esatto, sta correndo allo stesso modo. Oggi è stata tutto il giorno dura, non c’era un metro di pianura. Tutto su e giù, allora ho detto: «Vado in fuga!». Dopo gli ultimi 2-3 giorni del Giro non mi sono sentito bene, non avevo buone sensazioni. Magari ho preso un mezzo virus e non sono più riuscito a essere me stesso. Sin dall’inizio avevo in programma il Delfinato ed eravamo indecisi se farlo o non farlo.

Però avete deciso di sì.

Visto che poi correrò la Vuelta Burgos e poi la Vuelta, quindi dai primi di agosto in avanti, abbiamo deciso di partire. Avrò il tempo per recuperare. Fino ad oggi non ero stato bene. Tutti i giorni ho faticato tanto, ieri mi sono staccato e nella crono sono andato davvero piano. Oggi invece mi sono sentito bene e ci ho provato. Si vede che per un po’ mi sono trascinato quello che avevo a fine Giro, oggi è passato tutto.

Tiberi ha provato a partire al Delfinato, ma non è riuscito. Non ci stupiamo che tu sia stato male.

Allora, questa è la mia opinione. Una volta era possibile fare un Grande Giro e usare la condizione per fare subito un’altra corsa. Però prima non ci si allenava come adesso. In questi giorni se ne parla fra noi. Adesso si fa più lavoro al training camp in altura che al Giro. E quindi quando vai in corsa, vai a raccogliere i frutti del lavoro. Non si usano più i Grandi Giri per allenarsi. A me è capitato di fare il Giro d’Italia e poi andavo allo Slovenia oppure alla Adriatica Ionica Race, dove il livello era un pochino più basso e mi salvavo. Ma per come si va adesso, il Grande Giro deve essere l’ultimo atto di un cammino iniziato prima proprio per questo.

Lo Slovenia, ma anche il Giro di Svizzera iniziano dieci giorni dopo il Giro d’Italia: col Delfinato non c’è neanche tempo di tirare il fiato…

Non è stata una grande idea e se tornassi indietro, forse farei altre scelte. Però è giusto provare: finché non lo vedi con i tuoi occhi, fai fatica a farti un’opinione. E’ difficile perché il fisico è abituato a 21 giorni di lavoro, poi vieni qua al Delfinato e dalla prima tappa di ritrovi a soffrire. Ho tenuto duro perché Tejada era in classifica.

Come è stato il primo Giro d’Italia in una World Tour?

Buoni riscontri, sono contento. Nei primi dieci giorni ho corso in appoggio di Lutsenko, però comunque a Oropa ero subito forte (4° al traguardo, ndr) e anche nella crono sono migliorato tanto. Con la squadra mi sono trovato bene e siamo stati anche sfortunati, perché di otto che eravamo alla partenza, siamo rimasti in quattro.

Dopo il Delfinato, Burgos e Vuelta. E i campionati italiani?

Tengo duro fino a lì e correrò per Velasco, perché possa tenere la maglia tricolore. Ma ci sono anche Scaroni e Ballerini: tutti corridori con più possibilità di me. Poi mi fermo e recupero, visto che fra due mesi correrò tanto. Quest’anno ho fatto solo corse WorldTour, un po’ sono abituato, ma d’altro canto è sempre difficile fare risultati. Ho fatto Tirreno, Catalunya, Giro, Delfinato e farò la Vuelta. Il grande ciclismo è questo e ti devi confrontare con i campioni.

Evenepoel provato dopo l’arrivo: sapeva di dover lavorare ancora e ha 3 settimane davanti a sé
Evenepoel provato dopo l’arrivo: sapeva di dover lavorare ancora e ha 3 settimane davanti a sé
Domani vedremo di nuovo Fortunato all’attacco?

Se sto bene ci provo, non ho nulla da perdere. Anche oggi ho provato a farmi riprendere più tardi e sono scattato nella scia di Soler. Sapevo che sarebbero arrivati e così l’ho fatta a tutta. E se dietro si fossero aperti? Ho dato tutto, ma dietro hanno fatto i primi 4-5 chilometri molto forte e a me si è spenta la luce. Era tutto il giorno che andavamo forte e sono arrivato in cima assieme allo stesso Soler. 

Che sensazioni ti danno i leader del Tour?

Roglic è forte. Quando mi hanno preso, davanti c’era Vlasov che tirava forte. Ci sono abbastanza abituato, visto che ho corso con Pogacar e Primoz si muove sulla stessa falsa riga. Remco sta crescendo. Non so dire come sia messo col peso, però ha tanta potenza, ha sempre tanta forza. Con lui ho confidenza, è tranquillo, un bravo ragazzo, molto attento a tutto. E sono convinto che al Tour andrà forte. Ma adesso si recupera, stasera si fa una bella cena e domani ci riprovo. Sai mai che mi sblocco giusto alla fine…

Fortunato punta Giro e Vuelta: la rincorsa è lanciata

25.03.2024
4 min
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A 27 anni, Lorenzo Fortunato sta vivendo la sua prima stagione nel WorldTour con l’Astana Qazaqstan e ieri ha concluso la Volta Catalunya al decimo posto. Nell’intervista post Tirreno-Adriatico ci ha raccontato le emozioni e sensazioni della sua prima gara importante nel nuovo team. Parlando è emerso come la sua stagione sia divisa in due blocchi. Il primo che include il Giro d’Italia, mentre il secondo verterà sulla Vuelta. Il 2024 sarà quindi il primo anno in cui Fortunato correrà due Grandi Giri, un cambiamento importante, che va preparato.

La stagione di Fortunato sarà focalizzata su due picchi di condizione, per il Giro e la Vuelta
La stagione di Fortunato sarà focalizzata su due picchi di condizione, per il Giro e la Vuelta

Stesso percorso

Con il team Eolo-Kometa (ora Polti-Kometa) il corridore nato a Bologna ha sempre incentrato le sue grandi aspettative sulla corsa rosa. La seconda parte di stagione, invece, era concentrata sul calendario delle classiche italiane. 

«La stagione – 2024 ci racconta Maurizio Mazzoleni, preparatore dell’Astana e di Fortunato – sarà incentrata su Giro e Vuelta. A livello di impegno non vedo molte differenze rispetto a quello che ha fatto in passato. Non ha mai corso un Grande Giro nella seconda parte di stagione, ma le gare di agosto e settembre. Non ci saranno grandi stravolgimenti rispetto ai suoi periodi di allenamento precedenti. Soprattutto per quanto riguarda la parte di stagione fino al campionato italiano».

La preparazione invernale è stata calibrata per arrivare al Giro al massimo della condizione (foto Instagram)
La preparazione invernale è stata calibrata per arrivare al Giro al massimo della condizione (foto Instagram)
Su quali aspetti vi siete concentrati durante l’inverno?

Tutti, non si può lasciare nulla al caso nel ciclismo moderno. Si è curata tanto anche la forza a secco, con esercizi in palestra mirati a migliorare le prestazioni. In bici ha fatto un bel carico di lavoro aerobico, senza cercare picchi prestativi, eppure alla Tirreno e al Catalunya ha fatto vedere buone cose. Alla Tirreno Vingegaard ha fatto registrare valori da Tour de France, quindi Fortunato ha dovuto spingere e ha dimostrato di farlo bene.

Avete cambiato qualcosa?

Non ci piace paragonare il nostro lavoro a quello degli altri. Posso dire che il nostro obiettivo con Fortunato è quello di farlo arrivare nella miglior condizione al Giro. In questo senso abbiamo deciso di far slittare in là il calendario. Prima della partenza di Torino farà un periodo di altura, sul Teide, dal primo al 17 aprile. Successivamente correrà la Liegi e poi il Giro, terremo alto il ritmo con il dietro moto.

Alla Tirreno, Fortunato ha fatto registrare ottimi valori in salita
Alla Tirreno, Fortunato ha fatto registrare ottimi valori in salita
Parlando con Fortunato è emerso come quest’anno abbia iniziato a correre più tardi…

Abbiamo fatto un’analisi delle stagioni precedenti. Negli ultimi due anni ha sempre lavorato bene, ma le vittorie sono arrivate sempre in gare che anticipavano il Giro. Nel 2023 ha vinto la Vuelta Asturias, mentre nel 2022 è arrivato secondo. Ci siamo accorti come poi, durante la corsa rosa, facesse fatica nella terza settimana. 

Come gestirete gli impegni dopo il Giro?

Il campionato nazionale sarà la terza settimana di giugno, ci potrebbe essere spazio per correre il Delfinato, qualora la condizione di Fortunato glielo conceda. 

La seconda corsa a tappe del 2024 è stata la Volta a Catalunya, ora altura in vista del Giro
La seconda corsa a tappe del 2024 è stata la Volta a Catalunya, ora altura in vista del Giro
Da lì in poi come gestirete i tempi?

La ripresa dopo la pausa estiva sarà più graduale, così da arrivare a fare la Vuelta in crescendo. L’obiettivo sarà essere prestante durante la corsa a tappe ispanica, il calendario che anticipa la Vuelta è strano, vista la presenza delle Olimpiadi di Parigi. 

In che senso?

Le corse che hanno sempre fatto da trampolino alla Vuelta, come Burgos e Giro di Polonia sono in dubbio. Anzi, il Giro di Polonia è da escludere, visto che si correrà durante la prima settimana della corsa spagnola. L’unica opzione percorribile, per correre prima della Vuelta, è andare a Burgos, dal 5 al 9 agosto, considerando che il giorno dopo si corre a San Sebastian. 

Nella corsa spagnola, Fortunato è entrato ancora nella top 15 in classifica generale
Nella corsa spagnola, Fortunato è entrato ancora nella top 15 in classifica generale
Si dovranno ricalibrare gli impegni?

“Giocheremo” con il calendario. Si andrà in altura a inizio luglio, poi probabilmente si faranno Burgos e San Sebastian. 

Anche la Vuelta con il mirino su qualche tappa?

L’obiettivo sarà essere performanti su tutte e tre le settimane di gara, non si tratta di crescere, ma di non calare. Solo i migliori tengono le prestazioni alte per tutta la durata della corsa, Fortunato è quel tipo di corridore. Siamo consapevoli che l’altura di luglio sarà il momento chiave per il secondo picco stagionale.

Fortunato: l’esordio alla Tirreno e i passi verso il Giro

19.03.2024
5 min
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Il miglior italiano in classifica generale alla Tirreno-Adriatico è stato Lorenzo Fortunato con la sua 14ª posizione finale. Il folletto dello Zoncolan era al suo primo vero impegno di rilievo con la maglia dell’Astana Qazaqstan Team. Doveva esordire alla Vuelta a Andalucia, ma la protesta degli agricoltori ha rallentato il tutto e dei 450 e più chilometri previsti ne ha corsi solamente 5. Così il primo appuntamento è stato il Trofeo Laigueglia, terminato in 25ª posizione. 

Dopo la cancellazione della Vuelta Andalucia l’esordio di Fortunato è arrivato al Trofeo Laigueglia
Dopo la cancellazione della Vuelta Andalucia l’esordio di Fortunato è arrivato al Trofeo Laigueglia

L’esordio tra i due mari

Quando sentiamo Lorenzo Fortunato è appena partito verso la Spagna, direzione Catalunya per disputare la corsa a tappe spagnola. 

«Ho fatto l’ultimo allenamento venerdì – ci racconta – poi sono andato da un amico a fare dei massaggi e ora mi trovo qui al Catalunya. Quella scorsa è stata una settimana di recupero dopo le fatiche della Tirreno. L’unico allenamento lungo è stato quello di venerdì con 4 ore, insieme al “Ballero” (Davide Ballerini, ndr).

«Ho recuperato bene dalle fatiche – continua – la Tirreno è stata la prima corsa importante della stagione, ma non era in programma. Solo che dopo la cancellazione dell’Andalucia sono stato chiamato in causa: non ero al top della condizione, ma non è andata male. Alla fine in salita ero davanti, più o meno. Nella prima tappa impegnativa, quella di Valle Castellana, ho pagato quasi tre minuti. Nelle altre ho tenuto di più il ritmo dei primi».

La Tirreno-Adriatico non era in programma, ma il risultato è stato positivo
La Tirreno-Adriatico non era in programma, ma il risultato è stato positivo
Di fatto la Tirreno-Adriatico ha stabilito l’esordio in maglia Astana, come lo giudichi?

Positivo tutto sommato. Ci tenevo a fare bene vista la nuova maglia, infatti mi sono fatto trovare discretamente pronto. 

Un esordio tardivo, come hai tenuto il ritmo alto?

In altura sul Teide e poi con tanti allenamenti a casa, l’obiettivo non era essere al 100 per cento fin da subito. Mi sono messo a fare tanto dietro moto e con quello ho tenuto alto il ritmo in vista della Tirreno. I grandi obiettivi saranno più avanti, diciamo con i Grandi Giri e la stagione calda in generale.

Fortunato correrà il Giro con l’obiettivo di vincere una tappa, come nel 2021 sullo Zoncolan
Fortunato correrà il Giro con l’obiettivo di vincere una tappa, come nel 2021 sullo Zoncolan
Il Giro d’Italia sarà un primo obiettivo?

Sì. Finito il Catalunya andrò in altura per preparare la corsa rosa. Correrò meno rispetto al 2023, ma è una scelta presa di comune accordo con la squadra, in particolare con Mazzoleni. Nel ciclismo moderno correre un pochino meno aiuta a essere più brillanti. La scelta di non fare tante gare, ma molta preparazione, è dovuta anche al fatto che al Giro dovrò essere al top nella seconda e terza settimana, quando ci saranno le salite importanti. 

Quindi niente classifica generale?

Voglio fare come nel 2021, quando ho vinto sullo Zoncolan. Puntare alle tappe, senza stress. La classifica verrà fuori pian piano, ma non è un obiettivo. Alla fine il mio miglior risultato al Giro è un 15° posto finale: meglio una vittoria di tappa. 

Anche perché la squadra ha bisogno di punti e le tappe ne portano di più…

La classifica qualche punto lo porta, vedremo, chiaro che una tappa fa più gola. In Astana però non ho mai sentito questi discorsi. Noi corriamo per vincere, non per raccogliere punti, come fanno anche tanti altri team. In questo ciclismo molte squadre preferiscono piazzamenti sicuri.

Fortunato correrà due Grandi Giri nel 2024, prima il Giro e poi la Vuelta a fine stagione
Fortunato correrà due Grandi Giri nel 2024, prima il Giro e poi la Vuelta a fine stagione
Tu sei stato preso per far bene nei Grandi Giri e provare a vincere, senti questa pressione, in virtù della situazione della squadra nel ranking UCI?

Responsabilità sì, pressione no. In squadra non si respira un’aria diversa. E’ un tema sentito, non siamo messi benissimo, ma non c’è stress a riguardo, soprattutto su noi corridori. Ai piani alti indubbiamente si parlerà di questo, ma noi atleti ne siamo fuori. Dobbiamo fare del nostro meglio, come sempre. 

Alla Tirreno hai detto di non essere arrivato al 100 per cento, pensi di riuscire ad avvicinarti ai migliori? Alla top 5, ad esempio?

Penso che quando io migliorerò, durante la stagione, lo faranno anche loro. Alla Tirreno c’erano corridori che hanno vinto Giro e Tour, insomma il livello era alto. Arrivare nei primi cinque la vedo difficile, avvicinarmi di più assolutamente sì. 

Indossare la maglia di un team WorldTour ha cambiato qualcosa in gara?

Si riesce a correre un pelo più davanti, ma se non hai gambe serve a poco. Rispetto alla Eolo, dove arrivavo comunque con i primi, non sono mai da solo. Questa cosa mi dà una sicurezza maggiore, nel caso di problemi sai che hai qualcuno al tuo fianco. Essere più d’uno nei finali di corsa è utile, al Laigueglia, ad esempio, ero lì in appoggio a Scaroni e Velasco. 

Essere in una WorldTour apre le porte anche ad altri Grandi Giri: farai solo il Giro o ne hai altri in programma?

Dovrei farne due, l’altro dovrebbe essere la Vuelta. Due Grandi Giri in una stagione è un bel cambiamento, il calendario è stato modificato rispetto alle passate stagioni. Anche per questo ho iniziato più tardi del solito. Ora però andiamo verso il Giro, a piccoli passi.

Chilometri, salite, arancini: Velasco e i racconti dall’Etna

28.01.2024
5 min
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«Si sta bene quassù. Ormai ci sono abituato, visto sono già cinque volte che ci vengo. Posso sfruttare il tempo buono, l’altitudine e la buona tavola». Simone Velasco presenta così il suo ritiro in quota sull’Etna. Il campione italiano però non è da solo sul vulcano. Con lui ci sono anche Lorenzo Fortunato, da quest’anno suo compagno di squadra, e Kristian Sbaragli.

Il corridore dell’Astana-Qazaqstan inizierà la sua stagione agonistica il 10 febbraio a Figueras, in Portogallo. Poi continuerà sempre lì con l’Algarve. E man mano scriverà la sua stagione. Lui vorrebbe tornare al Tour de France quest’anno.

Dicevamo, Simone, non sei da solo…

Esatto, con me ci sono anche Sbaragli e Fortunato. E pochi giorni fa è arrivato anche Guillame Martin, non ci siamo messi d’accordo, ma cerchiamo di uscire insieme. Di coordinarci con i nostri programmi. Così siamo in compagnia.

L’elbano conquista il Laigueglia 2019. Questa corsa è stata uno degli ricordi emersi durante le uscite con Fortunato e Sbaragli
L’elbano conquista il Laigueglia 2019. Questa corsa è stata uno degli ricordi emersi durante le uscite con Fortunato e Sbaragli
E come fate per coordinarvi?

Qualche volta qualcuno fa un pelo di più, altre un pelo di meno, ma in questo modo ognuno riesce a svolgere il proprio programma. In più c’è un mio amico di Catania, Rosario Caruba, con il quale avevo corso da juniores. Siamo rimasti in contatto e lui ci segue in macchina. E’ davvero prezioso il suo aiuto. In questo periodo in quota comunque fa freschino e magari ci vestiamo di più quando dobbiamo scendere, ha la borsa del freddo se è nuvoloso. La sua presenza facilita le cose.

Com’è la vostra giornata tipo?

Ci ritroviamo alle 8-8,30 a colazione, dipende dai chilometri che dobbiamo fare. Poi tra le 9,30-10 si parte. Decidiamo se scendere in macchina o direttamente in bici anche in base al meteo. Ma la risalita finale avviene sempre in bici. Al termine dell’allenamento pranziamo, ci riposiamo un po’. Facciamo qualche chiacchiera tutti insieme e poi verso le 20 mangiamo. Ci fermiamo ancora un po’ a parlare e poi andiamo a letto. 

Il tempo passa in fretta, insomma…

Sì dai, ridiamo parecchio e siamo tutti abbastanza chiacchieroni. Ci raccontiamo vecchie storie di ciclismo, abbiamo tutti e tre un passato nella squadra in cui ora è Kristian (la Corratec-Vini Fantini, ndr) e poi siamo tutti ascoltatori de La Zanzara, il programma radiofonico di Radio24. E quindi evochiamo battute, prese di posizione, qualche puntata particolare…

E delle corse?

Chiaramente si parla anche di quelle. Abbiamo per esempio parlato del mondiale. Del Laigueglia 2019, del fatto che Sbaragli abbia avuto compagni come Van der Poel e Philipsen.

Chi va più forte?

Di sicuro non io! Sono sempre staccato in salita. Sono “Fortu” e “Sbara” che fanno la guerra…

Parliamo un po’ della preparazione. Oltre alle ore di sella ti abbiamo visto correre a piedi. Come mai?

E’ qualcosa che faccio nel giorno di scarico. In passato ogni volta che correvo a piedi mi “dilaniavo” le gambe, adesso invece ci ho preso mano e quindi vado più spesso. Anche quando devo fare palestra, preferisco correre a piedi per riscaldarmi, sono convinto che alla fine questo gesto mi dia qualcosa in più. Quindi nel giorno di scarico faccio 30′-40′ senza troppo stress muscolare. Mi assesto su un passo di 5′ al chilometro e corro. Ripeto, senza stancarmi.

Siete al Rifugio Sapienza. Più di qualcuno ci ha detto che si mangia bene…

Anche troppo direi! Loro sono gentilissimi. Ci coccolano. A qualsiasi ora rientriamo ci fanno trovare qualcosa da mangiare. Le porzioni sono davvero abbondanti. E la sera quando restiamo a tavola non ci mettono fretta.

Simone tu sei un ex biker e sull’Etna ci sono percorsi da urlo. Non ti viene voglia di fare un giro in mtb?

Caspita se mi viene! Avevo pensato di portare la mtb per usarla proprio nei giorni di scarico, magari al posto della corsa a piedi. Ma la logistica si complicava e così l’ho lasciata a casa. Però appena tornerò, un giro sulla mia ruote grasse me lo farò subito.

Come stai lavorando invece?

Tanta base. Abbiamo fatto anche 6 ore e mezza con oltre 4.000 metri di dislivello e presto contiamo di fare anche l’intero giro dell’Etna: 180 chilometri. E’ un po’ più corto rispetto alle 6 ore e mezza, ma è parecchio duro. E poi offrirà paesaggi unici e ci consentirà di vedere anche il versante Nord del vulcano.

Velasco non rinuncia ad addentare un arancino durante le sue distanze sull’Etna
Velasco non rinuncia ad addentare un arancino durante le sue distanze sull’Etna
Come create i percorsi? Tu sei un habitué, ma andate anche alla ricerca di strade nuove?

Più o meno i versanti li ho fatti quasi tutti, ma quello di Biancavilla mi manca. Era chiuso per lavori e ora che lo hanno riaperto contiamo di andarci nei prossimi giorni. Poi in generale mi piace ampliare i giri, scoprire nuove strade. Individuiamo i percorsi su Strava e poi li analizziamo con VeloViewer o Garmin Connect.

Forte questa cosa…

Abbiamo in mente di andare un po’ anche nell’entroterra. Certo, manca sempre un po’ di pianura, ma quella la faremo quando torneremo a casa e sarà ideale per rifinire la gamba in vista delle gare in Portogallo.

In queste vostre distanze di certo non mancherà la mitica “sosta Coca Cola”, ma non ti viene voglia anche di un cannolo siciliano?

Eccome no! Io però sono un fan dell’arancino e quando faccio il lungo prendo quello. Di soste magari ne facciamo due, però più brevi, perché non ci piace stare troppo fermi. Un cannolo o un arancino, una Coca Cola e via…

Sei un corridore dell’Astana, sei sull’Etna in Sicilia: ti hanno mai scambiato per Nibali?

Quest’anno no… Ho la maglia tricolore.

Il folletto dello Zoncolan nel WorldTour: Fortunato all’Astana

03.01.2024
4 min
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ALTEA (Spagna) – Il folletto dello Zoncolan, che su quel giorno del Giro 2021 ha costruito la seconda parte della sua carriera, è infine approdato nel WorldTour con l’Astana. Alla Eolo-Kometa non potevano dargli di più e forse per tirare fuori da Lorenzo Fortunato più di quello che ha già dato serviva un palcoscenico più alto. Offerte per cambiare squadra erano venute anche prima, ma per gratitudine e in cambio della giusta quotazione il bolognese ha scelto di condividere più a lungo il progetto di Basso. Ora che il ciclo si è chiuso, vederlo sorridere con la nuova maglia del team kazako è il viatico per un nuovo inizio.

«Mi sono trovato subito bene – spiega Fortunato – soprattutto in squadra. E’ un ambiente tranquillo, rilassato e mi sto trovando bene con i compagni e lo staff. Poi siamo in tanti italiani e questo aiuta. Sono contento della mia scelta, negli ultimi tre anni con la Eolo mi sono trovato bene e li ringrazio perché con loro sono cresciuto. Così adesso sono pronto per fare questi due anni nel WorldTour».

Fortunato è professionista dal 2019, è alto 1,70 per 57 chili.
Fortunato è professionista dal 2019, è alto 1,70 per 57 chili.

Due anni a perdere

I primi due anni da professionisti non sono stati indimenticabili, complici un livello non ancora sufficiente e l’arrivo del Covid nella seconda stagione, in cui forse Lorenzo avrebbe potuto fare qualcosa di più.

«Se in quei primi due anni con Scinto – sorride – mi aveste detto che sarei arrivato qua, non ci avrei creduto. Poi sono andato alla Eolo e già dopo la prima stagione sarei potuto andare via, ma ho scelto di rimanere. Sono cresciuto tanto. So quello che devo fare e cosa evitare, so come allenarmi. Sono cresciuto su questi aspetti, so mantenere l’equilibrio, sbagliando sono migliorato e mi sento ogni anno più avanti. Magari sbaglierò ancora qualcosa, ma mi sento più maturo. Mi rendo conto di essere appena entrato in un mondo nuovo. Qui siamo in 30 corridori, c’è più organizzazione. Lo staff è numeroso e il budget più ricco. Ugualmente però l’ambiente è molto familiare, si percepisce che la squadra sia una grande azienda, ma anche che umanamente si riesce a fare gruppo».

Sulle Tre Cime di Lavaredo, all’ultimo Giro, Fortunato con Riccitello
Sulle Tre Cime di Lavaredo, all’ultimo Giro, Fortunato con Riccitello

La cura dei dettagli

Essere più maturo riguarda soprattutto la consapevolezza nell’affrontare il proprio lavoro. La capacità di leggere nei propri bisogni, sfruttando al meglio i mezzi messi a disposizione da una squadra più grande e da quello staff così numeroso.

«Se non sei attento ai dettagli – prosegue Fortunato – ora non vai da nessuna parte. Tutto si è spostato al limite, però io cerco sempre di mantenere l’equilibrio e di stare il più rilassato possibile in base al periodo. Non ha senso finirsi in questa fase della stagione, ma quando arriveremo ad aprile sarà il momento di chiudere i rubinetti. Da quel momento in poi, bisognerà guardare la virgola. Sto lavorando con Luca Simoni, il nutrizionista, per mettere a posto alcune cose che trascuravo. Magari avevo la tendenza di non mangiare troppo oppure di mangiare male. Dopo l’allenamento saltavo il pranzo, invece ora ho capito che è importante mangiare il giusto, a non tirare via con uno yogurt e aspettare la cena. Sto cercando di bilanciare tutto e questo mi aiuta molto. Per questo adesso cerco di tenere un margine per averlo nel resto dell’anno, quando dovrò sparare le mie cartucce».

Abbiamo incontrato Fortunato nel ritiro di Altea della Astana
Abbiamo incontrato Fortunato nel ritiro di Altea della Astana

Più fresco al Giro

Quel che resta da capire è cosa l’Astana si aspetti da lui e cosa lui si aspetti da se stesso. Dopo il 2021 dello Zoncolan e della vittoria alla Adriatica Ionica Race, si è passati prima per la fase della classifica nei grandi Giri, poi per la caccia alle tappe e la classifica (semmai) di conseguenza.

«Rispetto agli anni scorsi – dice Fortunato – cambierò un po’ il calendario. Da me si aspettano solidità in salita, mi hanno preso per quello. Sono sicuro che posso farlo e per questo correrò il Giro d’Italia, uno dei miei obiettivi della stagione, soprattutto le tappe di montagna della terza settimana. Avrò il mio spazio, anche se correrò con un leader come Lutsenko, anche se abbiamo due calendari differenti. Qui ho il mio spazio, mi lasciano fare le mie corse già da inizio stagione, anche corse a tappe minori. Punterò il Giro, poi forse anche un altro grande Giro, con l’obiettivo di andare forte in montagna.

«Il bello è che adesso posso scegliere. A novembre con Mazzoleni, che è il mio preparatore, ci siamo messi a decidere il calendario che più fa al caso mio. Questo paga, vado a correre in base alle caratteristiche mie e della corsa. Con Maurizio mi trovo bene. Ho potenziato la palestra che gli anni scorsi trascuravo per essere più solido e poi per il resto lavorerò in salita. Dopo il Catalunya andrò in altura e poi arriverò al Giro con pochi giorni di gara, voglio essere fresco, una cosa che mi è mancata l’anno scorso. Voglio giocare le mie carte davvero al meglio».

Gavazzi smette: ecco i suoi consigli al giovane Piganzoli

03.10.2023
5 min
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LISSONE – Francesco Gavazzi si aggira tra i pullman delle squadre con la disinvoltura di chi ha passato una vita in questi spiazzi. Alla partenza della Coppa Agostoni, davanti al pullman della Eolo-Kometa, è pieno di gente: parenti e persone venuti a salutare i corridori. C’è anche la famiglia di Gavazzi, con uno dei due figli che gioca con la sua bici. Ricordiamo che lo stesso Francesco aveva detto di voler smettere con le gare, ma di non voler abbandonare l’ambiente. I giovani, ci aveva detto Ivan Basso, sono il miglior acquisto per la prossima stagione. L’essere riusciti a trattenere ragazzi promettenti permette loro di addolcire l’addio di corridori del calibro di Fortunato e Albanese. 

«Dopo l’Agostoni – dice – mi restano la Bernocchi (corsa ieri, ndr), il Piemonte e le due in Veneto, se non cambieranno i programmi. Avvicinarsi al finale di carriera mi rende tranquillo, me la sto vivendo bene. Non dico che è una liberazione, ma sapere di aver dato tutto quello che avevo mi fa sentire sereno. Sinceramente non vedo l’ora che arrivi in fretta il 15 ottobre, perché si è stanchi».

Gavazzi insieme a uno dei suoi due figli prima del via della Coppa Agostoni
Gavazzi insieme a uno dei suoi due figli prima del via della Coppa Agostoni

I consigli di “Gava”

Gavazzi ha messo alle spalle 39 primavere il primo di agosto di quest’anno. Dopo che in gruppo ha passato la maggior parte del tempo abbiamo provato a stilare quelli che sono i suoi consigli ai giovani che rimarranno in Eolo-Kometa.

«Nel ciclismo di adesso – racconta Gavazzi – non c’è tanto tempo di sbagliare, sia in corsa che fuori corsa. Sicuramente rimanere in una squadra come la Eolo che ti coccola e ti fa crescere senza stress in un ciclismo esasperato penso sia la cosa migliore. Si tratta di ragazzi di 20,21 e 22 anni, sono giovani: le pressioni sono forti. Rimanere in una squadra come la Eolo ti permette di prenderti il tuo tempo, crescere e inserirti nel gruppo. Senza però dimenticare le esperienze agonistiche, le corse a cui abbiamo partecipato sono importanti: Giro d’Italia, Sanremo e Lombardia per esempio».

Gavazzi davanti a Piganzoli, i due sono entrambi valtellinesi e buoni amici
Gavazzi davanti a Piganzoli, i due sono entrambi valtellinesi e buoni amici
Come ci si avvicina a questi appuntamenti da giovani?

A livello di professionalità non deve esserci alcuna differenza rispetto alle gare minori. E’ ovvio che a livello emotivo, invece, ha un peso e sono quelle emozioni che ti ricorderai anche negli anni futuri e che ti fanno crescere come ragazzo e corridore.

Questa estate, a Livigno, avete fatto un ritiro di squadra, un momento più leggero dove avete avuto modo di parlare?

Con “Piga” (Piganzoli, ndr) per esempio, siamo amici perché siamo anche vicini di casa, sono in confidenza. Io ho 39 anni, lui 21, quindi la differenza di età si fa sentire, però si parla delle mie esperienze passate, del ciclismo che era e che è. A tavola, in ritiro, si parla quasi sempre di ciclismo, ci sono tanti aneddoti, anche dei direttori. Sono spunti utili per i giovani per pensare ed essere consapevoli.

Le emozioni di un Giro d’Italia rimarranno sempre nel cuore di un corridore
Le emozioni di un Giro d’Italia rimarranno sempre nel cuore di un corridore
Qual è la curiosità principale che ha Piganzoli?

Chiede spesso come fosse il ciclismo quando sono passato professionista io, nel 2005. In 17 anni è cambiato tutto: non si pesava la pasta, non c’era TrainigPeaks, iniziavano ad esserci i potenziometri, mentre ora se non ce l’hai non vai nemmeno a letto. La curiosità è sapere come si è evoluto il ciclismo e come era prima. 

Essere curati è positivo da un lato ma può nascondere anche lati negativi…

Un ciclismo professionale e molto più stressante, sia in corsa che fuori. Sia come gestione che come preparazione, risulta davvero molto usurante. E’ giusto viverlo con un distacco e comunque dare il 100 per cento senza farne diventare una malattia. 

La stagione di Gavazzi è stata lunga, ora si gode le ultime gare prima del ritiro
La stagione di Gavazzi è stata lunga, ora si gode le ultime gare prima del ritiro
Tu che hai visto crescere Piganzoli, quest’anno com’è stato?

Devo dire che ha fatto tante esperienze di rilievo ma è stato anche preservato. Ha capito quali sono le gare del suo livello e ha capito come corrono quelli che vanno forte davvero. Sono convinto che questo 2023 sarà un anno che in futuro gli tornerà molto utile. Dal prossimo anno avrà un bagaglio importante.  

Hai notato qualche “difetto”?

Non lo chiamerei così, però vedo che c’è tanta fretta di crescere e di fare. Dopo la Coppa Agostoni, per esempio, era giù di morale perché non era andato come si sarebbe aspettato. Deve imparare a convivere con queste sensazioni, capita nel ciclismo, anzi sono più le volte che non vai come vorresti rispetto alle altre. Lui non si è fatto prendere troppo dallo sconforto e al Giro dell’Emilia è arrivato 16° che in una gara di alto livello come quella è un grande risultato. Senza dimenticare che lui si è preparato alla grande per il Tour de l’Avenir quest’anno, staccando dalle corse per più di due mesi. Sapete cosa?

Piganzoli (a sinistra) ha incentrato la sua seconda parte di stagione sul Tour de l’Avenir, chiuso in terza posizione (foto DirectVelo)
Piganzoli (a sinistra) ha incentrato la sua seconda parte di stagione sul Tour de l’Avenir, chiuso in terza posizione (foto DirectVelo)
Dicci…

Ora i ragazzi giovani sono abituati a vedere i loro coetanei super performanti appena passano professionisti. Ma non è sempre così, non tutti sono Evenepoel o Ayuso. Piganzoli ha tutte le carte per diventare un campione e questo primo anno da professionista gli risulterà fondamentale nella crescita.

Ha focalizzato tutta la sua seconda parte di stagione su quell’appuntamento…

E ha fatto bene, perché era l’ultimo anno in cui poteva partecipare, ed in più ha fatto un bel podio e tanta esperienza. Correre gare a tappe di alto livello come l’Avenir gli tornerà utile per il prossimo anno, quando gli obiettivi saranno corse come la Tirreno-Adriatico o il Giro d’Italia.

Come lo vedi in allenamento, abitando vicino qualche volta avrete pedalato insieme…

E’ molto tranquillo, si allena bene. E’ uno che si sa allenare, sta concentrato il giusto e questo mi piace, perché la gestione per i corridori è fondamentale, così da arrivare alle gare con la testa giusta. Ha una carriera davanti molto promettente. Poi lui, nonostante sia giovane ha capito cosa vuol dire fare il corridore, ha l’atteggiamento giusto.

Basso a tappe forzate verso la Polti di domani

26.09.2023
4 min
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Come procede il lavoro di costruzione della Polti che prenderà il posto di Eolo? Ivan Basso in questi giorni è una trottola. Viaggia per l’Italia. Segue le corse. Ha tenuto un seminario sull’importanza di fare squadra proprio con gli agenti della rete vendita del nuovo sponsor e nel frattempo cerca di mettere ogni tassello al suo posto.

«Andiamo avanti – spiega Basso fermandosi per due chiacchiere durante Italian Bike Festival (in apertura nello stand Dinamo) – facciamo ogni giorno un nuovo step. Il lavoro procede molto bene nella direzione che immaginavo. L’arrivo di Polti ha risvegliato non solo l’interesse interno, ma ha portato un’ondata di futuro partendo dal passato. Questa per me è stata la seconda cosa positiva che è accaduta in queste settimane. Si aggiunge il fatto, ora ufficiale, che Eolo resterà con noi, con una partecipazione non da title sponsor, però comunque importante. Kometa ha confermato la sua presenza. Praticamente tutti gli sponsor tecnici hanno confermato. Visit Malta ha rilanciato. Mi piace molto il modo in cui sta nascendo la squadra e ci sono altre due novità. Un co-title sponsor in arrivo e il forte interesse in un progetto che ho in mente già da tre anni e che annunceremo nelle prossime settimane».

Albanese e Fortunato, qui in una foto del 2021, lasciano la Eolo per andare all’Arkea e all’Astana
Albanese e Fortunato, qui in una foto del 2021, lasciano la Eolo per andare all’Arkea e all’Astana
Di cosa si tratta?

Di un gruppo di aziende importanti, che non avranno il logo sulla maglia, ma ci sosterranno. E’ qualcosa che abbiamo sviluppato con i fratelli Contador e adesso i tempi sono maturi per portarlo a termine. Si tratta di un’attività comunque connessa alla squadra, con sponsor importanti che faranno parte del nostro gruppo. E poi c’è il mercato…

Qualcuno va via…

Ci sono due partenze importanti: quelle di “Alba” e “Fortu” (Vincenzo Albanese e Lorenzo Fortunato, ndr), due ragazzi che hanno dato modo a questa squadra di crescere, crescendo a loro volta insieme a noi. E quando due corridori così sono in uscita e vengono rivalutati, vuol dire che la collaborazione è andata bene. Quindi da un lato sono contento per loro, che sono entrati con un valore ed escono molto più forti, dall’altro nella mia testa c’era comunque l’idea di rivoluzionare la squadra, perché è normale che i cicli si concludano.

Fra i talenti rimasti in casa Eolo (futura Polti) c’è Davide Piganzoli, ottimo scalatore e forte anche a crono
Fra i talenti rimasti in casa Eolo (futura Polti) c’è Davide Piganzoli, ottimo scalatore e forte anche a crono
Da cosa si riparte?

Abbiamo confermato tutti i nostri giovani bravi. Abbiamo preso due ragazzi colombiani Restrepo e Mario Gomez, poi l’inglese Double, elementi che ci possono sorprendere. Okay, tutti mi chiedono il grande nome, ma io non voglio prenderlo da un’altra squadra, io voglio averlo in casa. Abbiamo più di un nome nuovo ed è inutile continuare a lamentarsi di quello che non c’è. Siamo sempre al solito discorso.

Quale discorso?

Io ritengo che questa squadra deve continuare a crescere. Magari non è cresciuta di categoria e siamo rimasti professional, magari non è cresciuta di budget, ma cresce di valori, di competenza, di valore medio dello staff e valore medio dell’organico. In questo momento, non abbiamo le risorse economiche per poter prendere un campione. E allora non ci resta che crearlo in casa. Per me il vero mercato di quest’anno è stato quello di non perdere i giovani buoni, come era invece accaduto con Carlos Rodriguez, Moschetti, Oldani, “Juanpe” Lopez e molti altri. Sicuramente hanno avuto offerte, ma noi siamo una squadra professional con stipendi a volte superiori a quelli che possono avere in certe squadre WorldTour. I nostri corridori sono pagati bene e lo stesso vale per lo staff.

In un seminario per gli agenti Polti, Basso ha spiegato le analogie fra una cronosquadra e il lavoro di equipe
In un seminario per gli agenti Polti, Basso ha spiegato le analogie fra una cronosquadra e il lavoro di equipe
La maglia ha preso finalmente forma?

Sì, ma non è ancora definitiva. E’ chiaro che cambierà la cromia, però cercheremo di mantenerla bella, pulita. Questa squadra è piaciuta non solo per i risultati sportivi, ma anche per lo stile e il comportamento. Sarà così anche per il prossimo anno.

Quali sono i prossimi passi?

Quando c’è un cambio importante, bisogna portare a termine l’attività del 2023 e iniziare il 2024, cercando di fare tutto al meglio. Quindi c’è questa stagione da finire nel migliore dei modi, immaginando intanto l’architettura della prossima. Voce per voce, passo per passo.

Sostituire Fortunato e Albanese: Zanatta spiega come

29.08.2023
4 min
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La Eolo-Kometa nel giro di pochi giorni ha perso Vincenzo Albanese e Lorenzo Fortunato (nella foto di apertura). I due italiani passano nel mondo dei grandi, nel WorldTour. Il primo con la Arkea-Samsic, mentre il secondo alla più italiana Astana Qazaqstan. Due pedine importanti lasciano il nido di Basso e Contador, con loro hanno imparato a spiccare il volo ed è giunto il momento di provarci. Spesso Albanese e Fortunato hanno potuto contare sull’appoggio di Zanatta, che dall’ammiraglia li ha guidati ai vari successi. 

Albanese nel corso di questi 3 anni con la Eolo si è dimostrato un corridore solido
Albanese nel corso di questi 3 anni con la Eolo si è dimostrato un corridore solido

Un viaggio lungo 3 anni

Albenese e Fortunato, entrambi del 1996, sono arrivati alla Eolo-Kometa nel 2021, dopo due esperienze non positive. I due si sono ricostruiti, sono cresciuti e maturati arrivando ad essere i corridori di oggi. 

«Sono arrivati da noi – racconta Zanatta – che erano già professionisti, ma le loro esperienze passate non erano state ottime, anzi. Li abbiamo aiutati a ritrovarsi e a crescere, raggiungendo un buon livello di prestazioni e continuità. Fortunato è arrivato a vincere una tappa al Giro (nel 2021, ndr), ha fatto bene ai campionati italiani, ha vinto il Giro delle Asturie e si è confermato al Tour of the Alps. Albanese, invece, dopo una difficoltà iniziale ha ottenuto più di 50 piazzamenti tra i primi dieci in tre anni».

Davide Piganzoli, a sinistra, ha portato a termine un ottimo Tour de l’Avenir, con un terzo posto finale (foto Tour de l’Avenir)
Davide Piganzoli, a sinistra, ha portato a termine un ottimo Tour de l’Avenir, con un terzo posto finale (foto Tour de l’Avenir)

Spazio ai giovani

Avere una continental, la Kometa Xstra, dalla quale pescare i corridori del futuro aiuterà sicuramente la Eolo-Kometa. I ragazzi ci sono e quest’anno sono cresciuti, altri invece arriveranno. Insomma, il materiale c’è, bisogna lavorare per costruirlo ed affinarlo.

«Una professional deve lavorare così – dice Zanatta – deve far crescere i propri ragazzi con la speranza di farli andare nel WorldTour. Prima di tutto per loro, poi anche per noi stessi. Se dimostriamo di saper lavorare bene gli sponsor arriveranno, come Polti, e magari al posto che perderli riusciremo a tenerli. 

«L’anno prossimo ci sarà spazio per i giovani cresciuti in casa – continua – come Piganzoli, Tercero e Munoz. Poi abbiamo preso De Cassan, che è un profilo interessante, ma dovrà crescere. Da lui dobbiamo aspettarci un percorso simile a quello di Piganzoli e Tercero, che quest’anno hanno preso dimestichezza con la categoria. Un altro ragazzo che quest’anno è cresciuto molto è Javier Serrano. I corridori li abbiamo, starà a noi fare del nostro meglio».

Fernando Tercero, alle spalle di Fortunato, è uno dei giovani scalatori pronti a prendersi la scena
Fernando Tercero, alle spalle di Fortunato, è uno dei giovani scalatori pronti a prendersi la scena

Il mercato 

«Ci siamo mossi sul mercato – replica Zanatta – e continueremo a farlo. E’ arrivato Jhonatan Restrepo, classe 1994. Lui è un corridore che ha esperienza e sul quale si potrà lavorare fin da subito. Arriveranno anche altri corridori, so che Basso e Contador si stanno muovendo sul mercato. Senza dimenticarci che tante soluzioni le abbiamo in casa: a partire da Davide Bais, che ha vinto una tappa al Giro d’Italia quest’anno (la seconda per il team Eolo-Kometa, ndr).

«Poi abbiamo in squadra abbiamo tanti corridori validi e che si stanno mettendo in mostra: Rivi che recentemente ha vinto una tappa al Tour Poitou. Senza dimenticarci di Lonardi e Maestri».

Samuele Rivi è uno dei corridori già presenti nel team sul quale si potrà puntare nel 2024
Samuele Rivi è uno dei corridori già presenti nel team sul quale si potrà puntare nel 2024

Due perdite importanti

I profili di Fortunato e Albanese, tuttavia, non sono semplici da sostituire in termini di prestazioni e di risultati. I giovani ci sono, è vero, ma serve anche qualcuno che sia pronto subito, per garantire, o almeno provare a farlo, dei risultati. 

«Per quanto riguarda gli scalatori per sostituire Fortunato – continua Zanatta – possiamo contare sui giovani: Tercero e Piganzoli. Entrambi erano impegnati al Tour de l’Avenir, il primo era quinto ma a causa di una caduta è uscito di classifica. “Piga” (Piganzoli, ndr) è salito addirittura sul terzo gradino del podio».

«Forse – ammette Zanatta – il profilo più difficile da sostituire sarà quello di Albanese. Per duttilità e capacità in corsa ha dimostrato di poter correre ovunque: volate di gruppo, ristrette e in più ha saputo far classifica anche in brevi corse a tappe, come il Giro di Sicilia. Lonardi può essere la figura giusta, sta facendo bene (6 piazzamenti nei primi dieci in agosto, ndr). Non ha ancora firmato il rinnovo ma sta correndo molto bene, vedremo se riuscirà a dare continuità ai risultati da qui a fine stagione.

«Intanto ci godiamo ancora Albanese e Fortunato, abbiamo un bel mese intenso di gare insieme. Siamo comunque consapevoli che le soluzioni ci sono. Chiaramente ci dispiace che se ne vadano, ma la nostra squadra funziona, i risultati lo dimostrano».