Prima maglia gialla, la verde e i ventagli: inizia il Tour di Milan

04.07.2025
5 min
Salva

Il primo italiano a indossare la maglia gialla fu Vincenzo Borgarelli nel 1912: oltre un secolo fa. L’ultimo è stato Giulio Ciccone nel 2019. Successivamente non ci sono state tante occasioni perché un altro ci riuscisse, per questo la prima tappa del Tour a Lille rappresenta un’occasione da non perdere. Jonathan Milan lo sa. Ha studiato il tracciato della gara ed è tornato a farlo anche ieri, prima di schierarsi alla presentazione delle squadre.

Il primo Tour è un’emozione. E anche se il friulano della Lidl-Trek è ormai abituato a calcare palcoscenici anche più importanti come quelli olimpici, di certo al fascino della Grande Boucle non resta indifferente. E così si racconta, a metà fra il tecnico e il sentimentale. Milan è allegro, passa agevolmente dall’inglese all’italiano.

La presentazione delle squadre si è svolta ieri nel cuore di Lille, davanti a una folla notevole (foto A.S.O./Aurélien Vialatte)
La presentazione delle squadre si è svolta ieri nel cuore di Lille, davanti a una folla notevole (foto A.S.O./Aurélien Vialatte)
Due anni fa il debutto al Giro fu fonte di parecchia emozione: come si arriva al Tour?

Quel debutto fu qualcosa di indimenticabile, anche per come andò. Mi sto avvicinando al Tour come al Giro dello scorso anno, con più consapevolezza. So che la condizione è buona, il team è ottimo e tutto ciò mi tranquillizza. Vedremo come andrà domani, cerchiamo di dare il massimo. C’è questa grandissima possibilità di indossare la maglia gialla il primo giorno, ma bisogna stare attenti al percorso. Nei chilometri precedenti l’arrivo, potrebbe esserci un po’ di vento e si potrebbero formare dei ventagli. Qualcuno ci proverà. Insomma, la prendo come qualsiasi altra gara.

Cosa rappresenta per te il Tour de France?

Il Tour era una di quelle corse che guardavo durante l’estate, quando ero piccolo, sul divano con i miei genitori. Una corsa che ho sempre sognato e il fatto di essere qua è molto bello. Pochi anni fa ero molto tifoso di Peter (Sagan, ndr), mi ricordo le sue imprese ed essere qui anche io mi fa pensare che il lavoro ha funzionato.

Ecco, il lavoro. E’ stata una preparazione impegnativa? E cosa puoi dire del passaggio al Delfinato?

In realtà non me la sento di dire che sia stata particolarmente dura. Abbiamo lavorato molto e il Delfinato è stato molto, molto impegnativo: devo ammetterlo. Ho sofferto tanto sulle salite. Però poi, una volta rientrati a casa, ho iniziato subito a sentirmi un po’ meglio, a fare dei buoni valori anche per quanto riguarda lo sprint e gli altri lavori e le sensazioni sono iniziate a crescere. Insomma, mi sento pronto. Credo di aver fatto una preparazione ottima.

In giallo al delfinato, Milan saluta Van der Poel in verde: al Tour i due colori sono entrambi nel suo mirino
In giallo al delfinato, Milan saluta Van der Poel in verde: al Tour i due colori sono entrambi nel suo mirino
Sei passato in Friuli, dicevi, dove l’attesa per il tuo debutto al Tour è notevole: te ne sei reso conto?

E’ un grande supporto. Ho passato un po’ di giorni a casa, ho avuto la bellissima emozione di correre i campionati italiani quasi sulle strade di casa e mi sono reso conto dell’attesa per la grande partenza. Questa cosa mi dà energia in più.

Hai sofferto sulle salite del Delfinato, sai qualcosa di quelle del Tour? E quante sono le tappe in cui si potrebbe arrivare in volata?

Per quanto riguarda le salite, ne conosco ben poche. Di sicuro non sono uno che va a provarle. Abbiamo fatto qualche recon, ma per i percorsi che mi si addicono. Per cui già parecchio tempo fa siamo andati a vedere la tappa di domani. Abbiamo provato gli ultimi 90 chilometri, abbiamo visto bene il finale e anche ieri abbiamo ripassato gli ultimi 20 chilometri. Gli arrivi in volata dovrebbero essere sei, ma si spera di poterne tirare fuori anche qualcuno in più. Posso dire che ogni giorno in ritiro guardavamo i video degli ultimi 15-20 chilometri di ogni tappa. Insomma, sappiamo come sono fatti gli arrivi, più o meno li abbiamo in testa.

La maglia verde può essere un tuo obiettivo?

E’ certamente un obiettivo, però sarà semmai la conseguenza dei buoni risultati. Vedremo con il passare delle tappe se potrà essere un obiettivo concreto.

E’ un peccato che la tappa di Parigi non sia più il classico volatone dei Campi Elisi? 

Mi spiace molto. Era una volata sicura, invece lo strappetto di Montmartre renderà tutto un po’ più interessante, ma meno alla portata dei velocisti. Ho parlato con Stuyven, che l’ha fatto l’anno scorso alle Olimpiadi. Mi ha detto che già con 90 corridori, la gara era abbastanza nervosetta. Immagino che fra tre settimane sarà anche più pericolosa, perché la strada è piccola e con 150 corridori a fine Tour ci sarà anche più tensione. Ci saranno sicuramente molti attacchi, sarà imprevedibile e penso che noi velocisti cercheremo di tenere la corsa più chiusa possibile e poi vedremo come andrà.

Milan ha chiuso il tricolore di Gorizia al settimo posto. Qui è con Velasco e Vendrame
Milan ha chiuso il tricolore di Gorizia al settimo posto. Qui è con Velasco
Al Delfinato abbiamo visto vari cambiamenti di ruolo nel tuo treno: sono soluzioni che si provano o si improvvisano?

Avete visto bene, sono cose che proviamo molto in allenamento. Cerchiamo di cambiare i ruoli ed è qualcosa che caratterizza il nostro treno. Se qualcuno sta male oppure ha avuto un problema deve potersi scambiare con chi sta meglio. Al Delfinato è successo che Simone (Consonni, ndr) aveva già fatto un grandissimo lavoro per riportarmi in gruppo e ha detto semplicemente di aver speso tanto. Così si è scambiato con Theuns, andando a fare il terzultimo uomo e curando il posizionamento per l’ultimo chilometro. Penso che questo sia un valore aggiunto per il mio gruppo.

Hai anche detto che ti è piaciuto aver corso il campionato italiano in Friuli: che cosa ti è parso della vittoria di Conca e di come è andata a finire?

Personalmente sono contento della mia performance. E’ stato un italiano difficile da gestire perché eravamo solamente in tre alla partenza (con Milan c’erano Consonni e Mosca, ndr). In ogni caso, Jacopo ha fatto un grandissimo lavoro, mi hanno supportato molto bene. Abbiamo cercato di fare il massimo, ma bisogna dire che c’è stato qualcun altro che ha fatto meglio di noi. Quando si vince, non è mai per caso. Questo lo dico sempre.

Realini: cambio di programma, ora l’obiettivo è il Tour

02.07.2025
4 min
Salva

DARFO BOARIO TERME – Il sorriso non manca mai sul volto di Gaia Realini, nemmeno in questo momento difficile che l’ha vista restare lontana dalle corse e dalle posizioni di testa per diversi mesi. Una frattura al gomito in allenamento le ha portato tanti problemi e qualche complicazione in più del previsto, tornare in bici non è stato affatto semplice. I passaggi per tornare ad essere l’atleta che l’anno scorso  tanto aveva stupito prima al Giro d’Italia Women e poi al Tour de France Femmes sono lunghi ma non impossibili. Serve pazienza e Gaia Realini ha imparato ad armarsi anche di questa e non solo della sua instancabile energia. L’abruzzese sabato non sarà al via del Giro d’Italia Women che partirà da Bergamo. Un’assenza difficile da digerire ma giusta, con l’obiettivo di tornare presto ad alti livelli.

«Piano piano mi sto riprendendo – ci racconta poche ore prima del campionato italiano donne – ma non mi metto fretta. Vediamo giorno per giorno come procede il tutto. L’infortunio al gomito si è rivelato più complicato del previsto e molto lungo da curare. Mi sono trovata a dover rallentare di parecchio gli allenamenti e i carichi di lavoro, è come se avessi perso tutta la preparazione invernale. Ora mi ritrovo con le altre atlete che sono a giugno, mentre per me è come se fosse febbraio

Gaia Realini ha subito una frattura al gomito in allenamento a gennaio
Gaia Realini ha subito una frattura al gomito in allenamento a gennaio
Sei tornata a competere ad alti livelli al Tour de Suisse Women, com’è andata?

E’ stato un primo banco di prova come a dire: «Ributtiamoci nella mischia». Mi sono messa a disposizione della squadra, credo si sia visto. Ero spesso davanti a tirare quando partiva la fuga, oppure andavo all’ammiraglia a prendere le borracce per tutte nei giorni più caldi. Per il momento è quello che posso fare e in vista di una ripresa totale mi diverto a fare anche questo

Cosa vuol dire fermarsi e ripartire praticamente da zero?

Che quando le altre si stavano allenando, io ero a casa e non potevo fare nulla. Ho dovuto lavorare molto sulla testa, diciamo che è stato un allenamento per la mente. Spesso mi dicevo: «Okay, ora è successo a te però con calma puoi riprenderti senza problemi». Ho imparato a gestire tutto con la giusta serenità.

Gaia Realini ha ripreso a correre gradualmente, qui alla Freccia del Brabante a metà aprile
Gaia Realini ha ripreso a correre gradualmente, qui alla Freccia del Brabante a metà aprile
La parte più difficile quando è arrivata?

Quando mi hanno dato il via libera per ripartire, ma a causa dei dolori e di alcune complicazioni mi sono dovuta fermare ancora. Però grazie allo staff medico e a tutta la squadra ho trovato il modo giusto di affrontare la situazione e continueremo per questa strada. 

Risalire in bici è stato così complicato?

All’inizio si pensava fosse più semplice come infortunio, una pensa: «Il braccio che vuoi che sia? Tanto pedali con le gambe». Però poi capisci che in tante cose serve forza e mobilità nel braccio e ripartire non è facile soprattutto quando ti devi alzare sui pedali o fai dei piccoli movimenti che pensi siano banali. Invece nel ciclismo la parte superiore (il cosiddetto core, ndr) è estremamente importante

Realini dopo aver corso il Tour de Suisse senza terminarlo si è presentata all’italiano (in foto) al servizio di Elisa Balsamo
Realini dopo aver corso il Tour de Suisse senza terminarlo si è presentata all’italiano (in foto) al servizio di Elisa Balsamo
In questa stagione saresti felice se?

Se riuscissi a ritrovarmi e a trovare una buona condizione, anche se sto rincorrendo. Spero di arrivare tra qualche mese e di essere ancora più vicina alle migliori, diciamo di essere all’80 per cento. 

Si può pensare di arrivare a quell’80 per cento già al Tour?

Secondo me sì perché comunque sono un’atleta che con il caldo riesce a dare il meglio. Quindi perché no?

Per le tappe o per la classifica?

Tappe, senza dubbio. 

Consonni e un Delfinato in crescita, per sé e per le volate di Milan

17.06.2025
5 min
Salva

Il Critérium du Dauphiné è finito da appena due giorni e Simone Consonni ha già rifatto le valigie, direzione altura. Le fatiche in terra francese hanno lasciato qualche scoria e hanno allegato le prime risposte dopo il periodo di preparazione a Sierra Nevada. La Lidl-Trek è tornata a casa con una vittoria di tappa siglata da Jonathan Milan. Il velocista friulano è riuscito a mettere le ruote davanti a tutti nella seconda tappa, mentre nella quinta non è riuscito a bissare il successo. Simone Consonni e Jonathan Milan sono tornati a correre insieme dopo più di due mesi, l’ultima volta che si erano ritrovati insieme era stato alla Classic Brugge De Panne. 

«Andare in altura – racconta Simone Consonni – serve un po’ per rigenerarsi sia fisicamente che mentalmente. Sapete, quando si è a casa è difficile staccare, si è sempre indaffarati a fare tante cose. In questo modo riesco a prendere i miei ritmi e posso fare ancora quale passo in più per migliorare alcuni parametri, come il recupero. Se il Tour de France sarà impegnativo e tirato come queste otto tappe al Delfinato, meglio avere qualche globulo rosso in più».

Simone Consonni e Jonathan Milan non correvano insieme dalla Brugge-De Panne del 26 marzo scorso
Simone Consonni e Jonathan Milan non correvano insieme dalla Brugge-De Panne del 26 marzo scorso

Sui passi giusti

Aver trovato il successo nella prima gara dopo il ritiro in altura è stato importante, soprattutto se questa è anche l’antipasto di quello che si troverà al Tour de France. Ora che il percorso in preparazione alla Grande Boucle è stato completato è il momento di capire se la condizione trovata è quella giusta oppure no. 

«Personalmente – riprende Simone Consonni – la gara è andata bene, mi sono sentito sempre meglio giorno dopo giorno. Ho avuto un paio di giorni complicati, ma arrivando dall’altura sapevamo che sarebbe potuto succedere. In particolare nella seconda tappa, quella vinta da Johnny (Milan, ndr) non sono riuscito a fare il lavoro di ultimo uomo. Sapevamo che il Delfinato sarebbe stata una gara difficile, bastava guardare la lista dei partenti per capire che avremmo sofferto. Oltre a noi, solamente la Israel Premier Tech ha portato un velocista».

La Lidl-Trek di Milan e la Israel di Stewart si sono occupate di tenere chiusa la corsa nelle tappe con arrivo in volata
La Lidl-Trek di Milan e la Israel di Stewart si sono occupate di tenere chiusa la corsa nelle tappe con arrivo in volata
Che passaggio è stato per voi?

Abbiamo avuto la conferma di avere un gruppo veramente solido. C’erano tre occasioni in volata, nella prima siamo riusciti a resistere agli attacchi degli uomini di classifica riportando Milan nel gruppo dei migliori. Già il fatto di essere riusciti a rientrare è stata una risposta positiva. 

La vittoria del giorno dopo è stata una conferma ulteriore?

Assolutamente. La seconda tappa era comunque molto impegnativa con quasi 3.000 metri di dislivello e tanti chilometri. Rientrare, riuscire a sprintare e vincere non è banale. Peccato perché è coincisa con la mia giornata “no” però sono comunque riuscito a dare il mio contributo. Con il passare delle ore ho parlato con Theuns e Stuyven, ho detto loro di invertire i ruoli nel treno e sono stati loro a lanciare Milan. 

Per Milan e la Lidl-Trek è arrivata una vittoria di tappa durante il Delfinato sul traguardo di Issoire
Per Milan e la Lidl-Trek è arrivata una vittoria di tappa durante il Delfinato sul traguardo di Issoire
Come mai hai avuto queste difficoltà?

Un po’ per il lavoro in altura, poi ne ho parlato con la squadra perché avevo i crampi e facevo davvero tanta fatica. Ci siamo messi a guardare un po’ di file e ci siamo resi conto del fatto che era da un po’ che non facevo una gara così impegnativa. Ho iniziato la stagione alla Valenciana, dove il ritmo e il percorso erano davvero esigenti. Al UAE Tour le due tappe di montagna sono state fatte in maniera davvero blanda. Alla Tirreno-Adriatico sono stato male e ho saltato le Classiche.

Insomma, ti mancava il ritmo gara?

Sì. Anche perché in primavera ho corso, ma tutte gare piatte e senza particolari difficoltà. Da lì mi sono fermato un mese e ho corso a Francoforte, più per esigenze di squadra. Mi hanno chiamato all’ultimo a causa di alcune assenze in squadra. E’ stato un ritorno estemporaneo, infatti mi sono fermato ancora per un mese per preparare il Tour

Il successo di Milan è stata una conferma nel processo di avvicinamento al Tour de France
Il successo di Milan è stata una conferma nel processo di avvicinamento al Tour de France
Anche per Milan il Delfinato è stato un passaggio importante?

Lui arrivava con più gare rispetto a me. Ha finito la Tirreno e ha fatto il blocco delle Classiche, che sicuramente ti lascia qualcosa in più nelle gambe. Però dopo l’altura correre è un bene, alla fine non abbiamo preparato il Delfinato, ma questo è stato un passaggio lungo il cammino per il Tour. 

Come avete lavorato in altura?

Abbiamo messo insieme tanti chilometri. Quando si va in ritiro ci si concentra su questo aspetto, con tanti allenamenti lunghi e molti metri di dislivello. Le volate si allenano in gara. Con il senno di poi direi che il lavoro fatto è stato giusto. Al Tour troveremo tanta salita, come al Delfinato, quindi allenarsi in quota e poi venire a fare una corsa così dura è stato utile. E’ importante avere i cinque o sei minuti di sforzo ma bisogna anche arrivare con i primi nel finale, serviva costruire una base solida. 

Le occasioni per gli sprinter sono state poche al Delfinato, nella seconda volata Milan è arrivato quinto
Le occasioni per gli sprinter sono state poche al Delfinato, nella seconda volata Milan è arrivato quinto
Dopo due maglie ciclamino al Giro con quali ambizioni arriverete al Tour, la maglia verde è possibile?

Andremo al via di Lilla con l’obiettivo di vincere quante più tappe possibile. La maglia verde sarà una diretta conseguenza, se andrà bene potrebbe arrivare. 

Tornerai al Tour dopo cinque anni, la tua esperienza potrà essere utile?

Non saprei. Quando ho corso alla Grande Boucle era il 2020 ed è stata un’edizione strana visto che c’era il Covid. La corsa era blindata, non c’era tanto pubblico. Da questo punto di vista direi di no. Per quanto riguarda l’esperienza in gara penso che la corsa la facciano i corridori. Sarà difficile perché avremo i migliori atleti al mondo al via. Però ripeto, questo Delfinato ci ha dato fiducia. 

Prima la testa e poi le gambe, la Lidl-Trek cerca il vero Bagioli

15.06.2025
4 min
Salva

Andrea Bagioli da quando è passato professionista nel 2020, ad appena ventuno anni, ha fatto vedere di essere un corridore capace di correre con la testa del gruppo. La Soudal-Quick Step aveva visto in lui un talento, la Lidl-Trek ci ha voluto investire con l’idea di farne un oggetto prezioso del suo panorama in costruzione. Il biglietto da visita con il quale Bagioli si era presentato nel suo nuovo team americano, a fine 2023, era di tutto rispetto: terzo alla Coppa Bernocchi, primo al Gran Piemonte e secondo al Giro di Lombardia alle spalle di Pogacar. 

Lo scorso anno il passaggio a vuoto è stato evidente e dopo un riposo necessario si è ripresentato al via della nuova stagione con l’obiettivo di far vedere quanto vale il “vero” Bagioli

Il primo anno con la Lidl-Trek per Bagioli è stato difficile, alla costante ricerca di se stesso
Il primo anno con la Lidl-Trek per Bagioli è stato difficile, alla costante ricerca di se stesso

Nuovi meccanismi

La novità del 2025 è stata la partenza dall’Australia con il Santos Tour Down Under per ritrovare la condizione e il giusto feeling con le corse dopo una stagione finita anzitempo. Il risultato ha fatto intravedere una possibile ripresa. La stagione è poi proseguita con qualche altro buon piazzamento e il terzo posto al GP Indurain. Ma la vera scossa è arrivata alla Liegi-Bastogne-Liegi e grazie a un sesto posto che ci ha fatto rivedere Bagioli in testa al gruppo anche nelle Classiche. 

Il suo riferimento in squadra è Adriano Baffi, i due venerdì erano insieme in Svizzera all’Aargau e oggi hanno iniziato il Tour de Suisse. Insieme al diesse della Lidl-Trek cerchiamo di capire quali siano le aspettative reali intorno a Bagioli

«E’ arrivato da noi come un ragazzino giovane e di belle speranze – dice Baffi – e si è trovato in una squadra con impostazioni e sistemi diversi a quelli a cui era abituato. Nel 2024 ha pagato lo scotto della nuova avventura. Quest’anno è entrato maggiormente nei meccanismi e ha dimostrato di poterlo fare».

Questa stagione è iniziata con un altro piglio e altri risultati, qui al GP Indurain dove è arrivato terzo
Questa stagione è iniziata con un altro piglio e altri risultati, qui al GP Indurain dove è arrivato terzo
Cos’è cambiato?

Lo vedo più aperto con noi del team e questo ci permette di poterlo supportare laddove si riesce a fare, lo scorso anno era chiuso ma si tratta anche di costruire un rapporto. Non ci conosceva e lui arrivava da una realtà totalmente differente. 

E’ servito del tempo per ambientarsi?

Non era logico che quelle del 2024 fossero le sue prestazioni, i numeri che ha fatto registrare e che ha tuttora sono ben diversi. L’unica risposta possibile era che ha sofferto il cambio squadra. 

Ora che ci lavori da più di un anno che corridore pensi possa essere?

Con le dovute proporzioni direi un Bettini, ha le sue stesse qualità atletiche. Chiaro che stiamo parlando di due corridori diversi a livello di risultati. Però Bagioli ha una buona resistenza in salita ed è rapido e queste qualità escono maggiormente con il passare dei chilometri. 

I risultati migliori per Bagioli sono arrivati quando ha corso lontano dai riflettori, come alla Liegi dove è arrivato sesto ed era in appoggio a Ciccone e Nys
I risultati migliori per Bagioli sono arrivati quando ha corso lontano dai riflettori, come alla Liegi dove è arrivato sesto ed era in appoggio a Ciccone e Nys
Gli serviva trovare la fiducia?

Noi un corridore come Bagioli lo aspettiamo sempre, le qualità le ha. Nel ciclismo di oggi non è facile ottenere i risultati che uno dovrebbe o potrebbe avere. Ci sono tante cose che influenzano una prestazione ma alla fine la strada mette al primo posto il valore dell’atleta. 

Qual è il vero valore di Bagioli?

Può fare di più, ma quel di più vorrebbe dire vincere la Liegi. Il passo da fare non è semplice, lui si allena bene e ora sta facendo vedere buone cose. In base ai valori che ha penso che arriverà il momento in cui riuscirà a tirarli fuori. Il secondo posto nella tappa finale del Giro di Slovenia e gli altri piazzamenti ci dicono qualcosa. Forse quello che può rappresentare il suo vero valore è il sesto posto di quest’anno alla Liegi. 

All’ultima tappa del Giro di Slovenia un secondo posto alle spalle di Ivo Oliveira, un altro passo verso il grande obiettivo: la vittoria
All’ultima tappa del Giro di Slovenia un secondo posto alle spalle di Ivo Oliveira, un altro passo verso il grande obiettivo: la vittoria
Bisogna cercare di vincere…

Credo che Bagioli sia un corridore in grado di vincere due o tre corse in una stagione e parlo anche di gare importanti. Ma il passo deve farlo lui, noi possiamo supportarlo ma poi in bici ci sale lui. Nel ciclismo c’è chi vince e chi è un buon corridore e Bagioli sta cercando di capire dove può collocarsi. 

Piano, piano si rivede Tao. Slovenia e Svizzera per lo step definitivo

14.06.2025
5 min
Salva

Non solo Delfinato. I grandi si muovono verso il Tour de France passando anche dal Tour de Suisse. E uno di questi è la maglia rosa del 2020, Tao Geoghegan Hart. L’inglese della Lidl-Trek si è rivisto al Giro di Slovenia e finalmente si è rivisto bene. Segnali incoraggianti per un ragazzo che, oltre al grave incidente del 2023, ha vissuto due stagioni piene di sfortune.

Del suo stato di forma e del lavoro svolto ne parliamo con Josu Larrazabal, head coach della squadra americana. Josu ci è parso fiducioso come non mai per Tao. Questa potrebbe essere davvero la volta buona per tornare a fare la voce grossa e rientrare nel paradiso dei grandi, quello che gli compete.

Il capo dei preparatori della Lidl-Trek, Josu Larrazzabal
Il capo dei preparatori della Lidl-Trek, Josu Larrazzabal
Josu, questo Slovenia ha dato buone risposte, sembra?

Sì, è stata una bella conferma dopo un periodo difficile. Tao ha avuto diverse malattie nei momenti sbagliati e di conseguenza troppi intoppi nel suo percorso. Finalmente sembra essersi liberato da tutto ed è andato bene. La performance in Slovenia è stata buona, è salito sul podio, nonostante non sia ancora al top.

Quello di Geoghegan Hart in vista del Tour è un percorso di avvicinamento particolare: prima lo Slovenia e poi lo Svizzera. Perché?

Nasce dalle necessità del momento e dagli intoppi avuti prima. Vi spiego: Tao doveva fare il Tour de Romandie ma si è ammalato. E anche prima le cose non erano andate meglio. La priorità dunque era ritrovare il ragazzo.

E come vi siete mossi?

La Volta a Catalunya doveva essere un momento importante per lui, ma si è ammalato e quindi stop dopo una sola tappa. Così, prima del Romandia, abbiamo aggiunto il Tour of the Alps, che sarebbe stato una sorta di sostituto del Catalunya, ma anche lì è stato male di conseguenza addio Romandia. Con lo stesso meccanismo abbiamo aggiunto lo Slovenia: era una corsa buona per lui in vista dello Svizzera, date le sue condizioni e un livello appena più basso. E’ stato un test e ha fatto uno step che gli ha dato fiducia. Ora arriva in Svizzera con quella fiducia e quella forma che volevamo.

In Slovenia si è visto un Tao aggressivo e attivo, eccolo tirare a testa bassa durante un attacco
Cosa ha fatto in questa settimana tra le due corse?

Ha pensato a recuperare. Ha fatto giusto un paio di sedute nel mezzo per un piccolo richiamo. Bisogna considerare che quest’anno il Tour de Suisse parte con una tappa dura: ci sono due salite importanti, specie la seconda vicino all’arrivo. Anche per questo gli abbiamo tolto il GP Aargau, che era in programma, proprio pensando a quella tappa e per cercare di farlo arrivare più fresco possibile. Se lo Svizzera fosse partito con una cronometro come sempre, invece Tao avrebbe fatto Aargau.

L’inglese è andato in quota?

Tao vive ad Andorra e, quando dico Andorra, intendo nella parte più alta, quindi è sempre in quota!

Josu, hai accennato alla crono. Come siete messi in tal senso?

Non so i numeri precisi, ma abbiamo fatto dei lavori già dalla scorsa stagione, sia in pista sia in galleria del vento, che ci hanno dato buoni frutti. Quest’anno, nell’unica crono fatta, all’Algarve, c’è stato un discorso di pacing non ottimale nel finale. Tao ha rischiato all’inizio e nel finale ha pagato, ma dal Delfinato dell’anno scorso sul fronte crono siamo a posto. Ha sempre disputato ottime prestazioni. No, su questo fronte siamo tranquilli.

E riguardo allo stare in gruppo? Si è ripreso, si sente a suo agio?

In realtà quello non è mai stato un problema. Lui è molto bravo a guidare la bici e non gli è rimasta nessuna paura dall’incidente. Anzi, è stato anche bravo a tirare la volata, come ha fatto con Bagioli allo Slovenia. Anche il nostro mental coach ha detto che va tutto bene.

Per l’inglese la cosa più importante è ritrovare la costanza di gare da poter disputare ad alto livello
Per l’inglese la cosa più importante è ritrovare la costanza di gare da poter disputare ad alto livello
Quindi siamo ai valori del Tao pre-incidente?

Siamo sui valori pre-incidente. Il problema per lui è che gli è mancata la costanza di allenamento e soprattutto di gare. Gli è mancato fare certi sforzi in successione, un vero percorso di preparazione. Perché la realtà è questa: la gente aspetta che Tao ritorni dopo l’infortunio del 2023, ma non è così. Lui da quel punto di vista è tornato. Ma come vi dicevo ha sempre avuto dei problemi.

Chiaro…

Al Delfinato dell’anno scorso è caduto e si è fratturato. Al via della Vuelta è subito finito a terra e ha corso con una costola rotta. Quest’anno aveva fatto un gran bell’inverno. In Algarve stava bene, ma nel momento topico è stato toccato da dietro, ha rotto il cambio e alla fine ha rovinato anche quella corsa. Poi in primavera, come avete visto, ha avuto diversi problemi di salute. Speriamo di avere la possibilità di fare due-tre gare di fila senza problemi. Guardate se questo blocco, Svizzera e Slovenia, andrà bene: vorrà dire che Tao avrà messo due gare di fila dopo due anni senza intoppi.

E in questo ciclismo davvero non ti puoi più permettere questi passaggi a vuoto. E invece cosa ti aspetti da questo Tour de Suisse? Un podio è possibile visto il livello molto alto?

Un podio è possibile e sarebbe importante, ma una cosa è parlarne e una cosa è farlo. Se uno come Tao è al top, è possibile, ma penso anche che non sia giusto chiedergli troppo, anche in Svizzera. Già arrivare nei cinque sarebbe una bella cosa per lui. Sarebbe il primo buon risultato nel WorldTour in due anni.

Integrazione a casa e in gara, la ricetta di Elisa Balsamo

10.06.2025
7 min
Salva

Integrare, lo dice la parola, significa ripianare il bilancio di quello che si è consumato. Nel caso di chi fa sport, spesso il riferimento è al bilancio energetico e ai liquidi. Anche il ciclocomputer più elementare offre una lettura piuttosto precisa delle calorie consumate: va da sé ovviamente che al livello professionistico questo aspetto sia analizzato e codificato perché si è capito che tutto passa di qui. Più che dall’allenamento e dai progressi tecnologici: alla base del rendimento dell’atleta c’è la benzina che riesce a mettere nel serbatoio e la sua capacità di sfruttarla.

Quando il dispendio energetico è molto elevato o non ci sono occasioni per sedersi a tavola, entrano in ballo gli integratori realizzati dalle aziende specializzate, che permettono di ripristinare con porzioni minime di prodotto grandi quantità di nutrienti: siano essi carboidrati, proteine, aminoacidi, sali.

Elisa Balsamo, classe 1998, corre con la Lidl-Trek dal 2022. Il suo contratto arriva al 2026
Elisa Balsamo, classe 1998, corre con la Lidl-Trek dal 2022. Il suo contratto arriva al 2026

A casa oppure in gara

Elisa Balsamo all’alimentazione è sempre stata molto attenta, al punto di aver iniziato sin dai vent’anni una collaborazione con Erica Lombardi e aver dedicato al tema più di un passaggio nel suo blog. E’ stato interessante perciò farsi raccontare dall’atleta della Lidl-Trek, che per contratto utilizza prodotti Enervit, in che modo gestisca questo aspetto della sua vita e della sua professione.

In un’intervista a inizio stagione, la nutrizionista Stephanie Scheirlynck ha spiegato lo schema suggerito agli atleti. Ha parlato del recovery drink al rientro, che contiene 40 grammi di carboidrati e 20 grammi di proteine. Poi del recovery box, in cui viene inserito un pasto personalizzato sulle esigenze nutrizionali di ciascun corridore. E’ interessante però rendersi conto di come l’esperienza e la sensibilità dell’atleta piemontese le permettano di gestire questo aspetto in autonomia.

«Divido il discorso in due parti – spiega Balsamo – quando sono a casa in preparazione come adesso, oppure quando sono alle gare. Nel primo caso cerco di basarmi soprattutto sull’alimentazione più classica, anche se quando rientro dagli allenamenti il passaggio obbligato è assumere amminoacidi. Credo molto nel valore dell’alimentazione».

Se a casa cerchi di integrare con un’alimentazione più classica, quando è necessario invece usare i prodotti più tecnici?

Sicuramente in gara. Mi trovo molto bene con la linea Carbo 2:1. I gel addirittura adesso arrivano a contenere 40 grammi di carboidrati e quello secondo me fa molta differenza. Soprattutto in primavera, quando il clima è un po’ più rigido e si fa più fatica a mangiare, magari sulle strade del Belgio. Sapere che con un solo gel riesci a buttare giù 40 grammi di carboidrati è sicuramente un gran vantaggio. Sapere esattamente le quantità che devo assumere e quelle che effettivamente ho a disposizione è fondamentale per il controllo della dieta.

Restando in ambito integrazione, in che modo gestisci il dopo gara o gli allenamenti più impegnativi?

Come dicevo, sono abituata a prendere gli amminoacidi (i BCAA di Enervit che contengono per ciascuna dose 2,4 g di Leucina, 0,6 g di Iso Leucina, 0,6 g di Valina, ndr) e poi in gara mi trovo bene anche con il Magic Cherry Juice, che ormai bevo sempre dopo gli arrivi. La squadra sta lavorando molto, soprattutto in ottica corse a tappe, a dei pasti pronti e personalizzati, che fanno davvero la differenza.

Si è ormai capito che dopo lo sforzo si deve puntare al reintegro delle proteine, ma anche dei carboidrati. In che modo questi vostri pasti ne tengono conto?

Il recupero dopo gara è una fase decisiva. Troviamo sempre una parte di carboidrati, che è molto spesso garantita da riso o pasta perché è anche la cosa più semplice da preparare. Però mettono dentro anche delle proteine, ad esempio le uova. Io però non le mangio perché non mi piacciono, quindi le sostituisco con del pollo piuttosto che con parmigiano o altri alimenti ricchi di proteine. E poi ci sono sempre anche delle verdure, in modo da offrire un recupero completo di tutto.

Carboidrati e proteine

Ancora Stephanie Scheirlynck entra nello specifico della composizione dei pasti post attività, sottolineando come le abitudini e le valutazioni siano in continua evoluzione. E come ogni valutazione del nutrizionista del team debba tener conto delle preferenze dei corridori. Alla Lidl-Trek non mancano ad esempio atleti vegetariani o vegani.

«La ricerca più recente – dice – conferma l’importanza dei carboidrati per il recupero, ma questo non significa che le proteine siano da escludere. Anzi, entrambi sono cruciali. Non tralasciamo le proteine nel recovery drink, perché spesso passa un lungo lasso di tempo tra l’ultimo pasto completo, come la colazione pre-gara o pre-allenamento, e il primo pasto vero e proprio, che include proteine».

E proprio il pasto vero e proprio, che viene dopo l’integrazione immediata post arrivo, è il tema di cui torniamo a parlare con Elisa Balsamo.

Lucinda Brand e Shirin Van Anrooij sul camion che contiene tutti gli integratori Enervit della Lidl-Trek
Lucinda Brand e Shirin Van Anrooij sul camion che contiene tutti gli integratori Enervit della Lidl-Trek
Quindi lo chef lavora in collaborazione con il nutrizionista e tutto è sotto controllo?

Abbiamo uno chef praticamente in tutte le gare WorldTour e ormai ci conoscono bene. Sanno chi di noi ha delle allergie o delle intolleranze oppure chi non mangia qualche alimento. Quindi fanno molta attenzione da questo punto di vista e la loro bravura sta nel mettere insieme un buon pasto anche a livello di gusto, utilizzando esattamente gli ingredienti e le quantità indicati dal nutrizionista.

Andiamo indietro ai ritiri invernali, che forse sono le fasi dell’anno in cui ci sono le maggiori oscillazioni di peso. In che modo si gestisce quella fase?

L’obiettivo è arrivare al giusto peso curando molto all’alimentazione. Per esperienza personale, il fine stagione è la fase in cui puoi permetterti di non seguire tanto la dieta. Magari per 1-2 settimane, quando si va in vacanza, si mangia quello che si vuole, ovviamente cercando di fare un minimo di attenzione. Penso sia importante anche per l’aspetto mentale che quando uno è in vacanza si possa togliere anche qualche soddisfazione culinaria. Quindi alla fine gli aumenti di peso durante l’inverno sono dovuti anche a questo. Lo si vede anche in chi non fa vita da atleta.

Che cosa?

D’estate si è molto più invogliati a mangiare insalate, cose fresche e più leggere. Mentre d’inverno, anche seguendo la dieta, ci sono piatti più… cucinati. Per cui con il caldo è fisiologico iniziare a perdere peso.

Clara Copponi all’Antwerp Port Epic Ladies con il suo Magic Cherry Juice tutto da bere
Clara Copponi all’Antwerp Port Epic Ladies con il suo Magic Cherry Juice tutto da bere
Si riesce a valutare se dal punto di vista dell’integrazione c’è tanta differenza fra donne e uomini?

No, io penso che sia piuttosto simile. Forse cambiano le quantità, perché tendenzialmente il peso di un uomo, fosse solo per la statura, è maggiore. Quindi è normale che le quantità siano differenti, però ad esempio anche sull’assunzione dei grammi di carboidrati per ora in gara, secondo me siamo molto vicini.

Nelle donne c’è un maggior problema di ritenzione idrica, come la gestisci?

Diciamo che quello è un po’ complicato. Ovviamente ci sono degli alimenti che possono aiutare particolarmente in tutti i casi di gonfiore o ritenzione idrica, però non è sempre facile. Il suggerimento che mi è stato dato e che cerco di seguire è quello di bere tanto, anche tisane cui aggiungo zenzero o altri prodotti che hanno questa funzione. Non sempre si riesce, perché il fisico è sottoposto a molti stress e non sempre reagisce nello stesso modo. Ma l’idratazione è importantissima.

Pedersen, il Giro da protagonista (e da giornalista)

06.06.2025
5 min
Salva

ROMA – E’ stato senza dubbio uno dei grandi protagonisti dell’ultimo Giro d’Italia: quattro tappe vinte, la maglia ciclamino, la maglia rosa per un giorno e una quantità di fughe pressoché infinite. Avrete capito che stiamo parlando di Mads Pedersen. Il gigante della Lidl-Trek è stato un personaggio in corsa e anche fuori.

Ricordiamo il taglio di capelli al compagno Jacopo Mosca nelle prime frazioni e il suo atteggiamento da vero uomo squadra.

A Roma, quando è arrivato in mixed zone e il buon Manuel Codignoni di Radio Rai Sport stava intervistando Lorenzo Fortunato, lui ha preso lo smartphone dalla tasca e, come un giornalista qualunque, si è infilato tra di noi mettendo il cellulare sotto la bocca di Lorenzo. A quel punto Codignoni, che è stato al gioco, gli ha detto: «Mads, fai tu una domanda a Lorenzo». E Pedersen non si è certo tirato indietro.

La Lidl-Trek ha dato una dimostrazione di forza: hanno avuto contemporaneamente maglia ciclamino, maglia rosa e maglia bianca
La Lidl-Trek ha dato una dimostrazione di forza: hanno avuto contemporaneamente maglia ciclamino, maglia rosa e maglia bianca

Giornalista mancato

Insomma, Pedersen oltre che corridore è anche giornalista mancato? Chissà… per ora meglio nelle sue vesti da atleta. Per fare il commentatore tecnico per una radio o tv danese avrà tempo.
Ieri, il team manager della Lidl-Trek, Luca Guercilena, ci ha parlato del grande spirito di squadra che si era creato in seno alla formazione e anche del carisma di Mads. Oggi tocca a lui raccontare tutto questo.

«Il mio giudizio sul nostro Giro – dice Pedersen – è molto alto. Io ho ottenuto quattro vittorie e due miei compagni altre due. E’ molto più di ciò che ci saremmo aspettati. E non so quante squadre potranno fare qualcosa di simile. Voglio ringraziare i ragazzi. Abbiamo condiviso degli splendidi momenti tutti insieme e nelle tappe finali è stato molto importante per me aiutarli. Ci siamo divertiti tantissimo».

Mads parla e ti dà l’impressione di essersi divertito per davvero durante le tre settimane rosa. Chiaro, con una gamba del genere è “facile” divertirsi… ma lui questo Giro l’ha proprio vissuto. Se l’è sentito addosso sin dall’inverno e non si è presentato in Italia svogliato o con l’atteggiamento di chi avrebbe preferito correre il Tour.

A Vicenza la quarta (e forse più bella) vittoria di Mads in questo Giro
A Vicenza la quarta (e forse più bella) vittoria di Mads in questo Giro

Fra Giro e Tour

E infatti un giornalista gli ha chiesto proprio questo: «A molti grandi atleti non piace il Giro, preferiscono il Tour. Anche per te è così?».
E Pedersen, con grande naturalezza, ha risposto: «Ho sempre amato il Giro, propone sempre belle tappe e ottime chances. Sì, è un po’ più tranquillo rispetto al Tour de France. In Francia c’è molta pressione e spesso ce la mettiamo noi corridori stessi, ma deriva anche dalla gestione degli sponsor. Qui in Italia c’è più libertà e puoi “giocare” un po’, rischiare. Mettiamoci anche che quest’anno noi della Lidl-Trek siamo stati fortunati. Nei primi cinque giorni abbiamo subito ottenuto tre vittorie e questo ci ha aiutato a stare sereni e a provare in corsa quello che volevamo. No, no… mi piace molto il Giro».

Tanto per restare in tema di grandi Giri, Pedersen ha detto che quest’anno non farà il Tour. Il che ci sembra anche normale, visto che veniva da una lunga campagna del Nord, dove è stato protagonista. «Quest’anno farò la Vuelta», ha detto.

Con questo Giro d’Italia, Mads ha rispolverato la sua bacheca. E’ stato il primo corridore danese ad indossare la maglia rosa. E’ diventato il corridore danese con più vittorie in assoluto: è arrivato a 54, superando le 51 di Rolf Sorensen. E’ anche grazie a lui (e ad Asgreen) che la Danimarca ha ottenuto il maggior numero di vittorie in un singolo grande Giro: cinque. Fino a quest’anno si era fermata a quattro.

E per il gran finale di Roma, una t-shirt commemorativa per tutta la Lidl-Trek. E c’era anche Giulio Ciccone (foto Instagram)

Il gruppo e il suo leader

A Roma si è così concluso il suo primo, enorme, blocco di stagione. Forse un filo appagato, forse anche stanco. «Semplicemente non avevo le gambe giuste per saltare Kooij».
In fin dei conti era stato in fuga anche nelle ultime tappe di montagna, un po’ per guadagnare gli ultimi punti per la maglia ciclamino, che era ormai in cassaforte, il che la dice lunga su come abbia onorato la corsa rosa, e un po’ per aiutare i suoi compagni, come aveva promesso.

Quelle t-shirt viola indossate da tutto il team Lidl-Trek, staff incluso – maglie con il suo faccione sul davanti e i nomi dei compagni sul retro – parlano di una squadra affiatata. Pensate che a Roma è venuto a trovarli persino Giulio Ciccone, che si era ritirato quasi dieci giorni prima.

«Un momento difficile? Adesso non posso dirlo». Da quel che siamo riusciti a capire, dovrebbe essere stata la sera di Gorizia, quando il ginocchio gli si è gonfiato dopo una caduta. Ma evidentemente era nulla in confronto a quello che stava passando Ciccone. Anche in quel caos, la Lidl-Trek, arrivando in parata attorno a Giulio, mostrò un grande affiatamento.

«Mi è dispiaciuto molto quando si è ritirato Ciccone», aveva detto Pedersen. E qui andrebbero riprese le parole dell’altro Lidl-Trek Daan Hoole, il quale aveva raccontato come Mads, la sera del ritiro di Ciccone, avesse tenuto un discorso motivazionale alla squadra. Un discorso da vero leader. E di come, la sera della vittoria di Verona, fosse più felice per quel successo che non per i suoi personali.

Infine una battuta sull’inatteso incontro con il Papa. Inatteso, almeno così da vicino. «E’ stato piuttosto imbarazzante, devo dirlo – ha confessato Pedersen – non sapevo cosa dire. Ci hanno detto di sorridere per le foto».

La Lidl-Trek del Giro: Guercilena e lo spirito di squadra

05.06.2025
6 min
Salva

La Lidl-Trek ha appena concluso un Giro d’Italia davvero memorabile nella storia della squadra. Sei vittorie di tappa con tre corridori diversi, 17 piazzamenti nei primi dieci, cinque giorni in maglia rosa e una maglia ciclamino dominata fin dal primo giorno con Mads Pedersen.

Quello che però ha colpito è stato anche lo spirito di squadra che hanno dimostrato durante le tre settimane. Ciccone in testa nelle tappe di pianura, il campione del mondo di Harrogate che si metteva a disposizione dei compagni nelle tappe più impegnative, e molto altro. Come si costruisce una coesione simile? L’abbiamo chiesto a Luca Guercilena, direttore generale della squadra.

Luca Guercilena, direttore generale della Lidl-Trek
Luca Guercilena, direttore generale della Lidl-Trek
Luca, quello appena concluso è stato il vostro miglior Giro di sempre?

Altre volte abbiamo vinto delle tappe e anche la maglia a punti, ma mai dominandola così. Questa volta poi le tappe vinte sono state 6, obiettivo che non avevamo mai raggiunto non solo al Giro d’Italia, ma in generale in nessun Grande Giro. Il fatto poi che siano arrivate con 3 corridori diversi rende tutto ancora più straordinario.

E in tutto questo avete perso per strada Ciccone, che sembrava avere finalmente l’occasione per puntare ad una buona (ottima?) classifica. 

Quello è un grande rimpianto. Aveva superato molto bene le due cronometro e c’erano molte salite adatte a lui nella terza settimana, quindi è chiaro che è un dispiacere che non abbia potuto sfruttare questa possibilità. Il Giro sembra stregato per Giulio, per un motivo o per l’altro non è mai riuscito a dimostrare le sue potenzialità, e quest’anno aveva dimostrato di essere nella posizione e nella posizione migliore. Ma ci riproverà, ci riproveremo.

Pronti via e subito tappa e maglia rosa per Pedersen e la sua squadra
Pronti via e subito tappa e maglia rosa per Pedersen e la sua squadra
Il vostro spirito di squadra è parso subito qualcosa di speciale.

Direi che è da sempre una nostra caratteristica. Ci sono squadre che fanno risultati con un solo atleta, noi invece abbiamo cercato di essere un gruppo che si aiuta a vicenda. Poi avere Mads ci ha fatto un salto di qualità, è ovvio che una squadra competitiva si compatta, perché vincere aiuta a vincere. La vittoria di Hoole invece si costruisce nel tempo, con la ricerca sui materiali e con il lavoro specifico per le crono. La tappa conquistata da Verona dimostra il suo grande carattere, ha fatto vedere come fossimo pronti ad sostenere Giulio nelle tappe più dure.

Come si crea questo spirito, è un indirizzo dello staff oppure nasce spontaneamente dai corridori?

Da noi non c’è un grandissimo turnover, tanti corridori stanno per molti anni col team e quindi si riesce a costruire un rapporto solido, poi viene tutto più facile. Nelle ultime stagioni abbiamo aumentato i ritiri prima delle gare, quindi i ragazzi condividono molti giorni assieme, l’hanno fatto anche prima del Giro. Poi in una gara di tre settimane i problemi ci sono sempre, ma con un gruppo affiatato si risolvono molto meglio.

Nella frazione con arrivo a Siena, Vacek (qui in seconda posizione) è stato protagonista di un grande rientro su Del Toro e Van Aert
Nella frazione con arrivo a Siena Vacek (qui in seconda posizione) è stato protagonista di in grande rientro su Del Toro e Van Aert
Abbiamo già accennato ai vincitori di tappa e a Ciccone, ma anche il giovane Vacek ha fatto bella mostra di sé.

Mathias è un atleta che rientra nel gruppo delle classiche, che ha condiviso con Mads. E’ giovane e deve ancora prendere le misure, ma credo che in questo Giro abbia dimostrato le qualità che ha. Nella tappa di Siena per esempio, o anche in quella di Vicenza, ha fatto dei numeri incredibili. Con l’esperienza diventerà un punto di riferimento.

Solo per le classiche o in futuro anche in ottica classifica generale?

Per il ciclismo di oggi, almeno in questo momento, è un atleta che può fare bene nelle classiche o in alcune tappe. I migliori si aggirano sui 65-67 kg, mentre Vacek è sopra i 70 kg quindi viene più difficile pensare alla classifica. Con il tempo e con un’altimetria particolare, mai dire mai. Per ora lo vedo per le singole tappe e per le classiche.

Pedersen si è spesso speso in prima persona per i compagni, come nella tappa degli sterrati
Pedersen si è spesso speso in prima persona per i compagni, come nella tappa degli sterrati
La tappa vinta da Verona ha emozionato tutti. Com’è stata viverla da dentro?

Anche per noi è stata un’emozione grandissima. Carlos si è sempre dedicato agli altri, si è sempre speso per il leader e noi abbiamo cercato di esaltare le sue qualità. Il giorno prima avevamo il morale sotto le scarpe per il ritiro di Ciccone e quella mattina i ds avevano cercato di motivare al massimo i ragazzi. Carlos è riuscito a trasformare quel momento in una grandissima prestazione, sia fisica che di carattere, in una tappa molto impegnativa. Il fatto poi che abbia dedicato quella vittoria a Giulio, avendo anche ad aspettarlo al traguardo tutta la famiglia, è sicuramente una delle cose più belle di questo Giro.

E poi c’è Pedersen, che corre e si comporta come un leader carismatico.

Mads può essere paragonato ad una bandiera della squadra, è passato nel WorldTour con noi e rimarrà con noi. La sua peculiarità è che nonostante sia un campione di livello assoluto, si spende sempre moltissimo. E’ una persona di carisma e gli altri lo prendono come riferimento, perché dà sempre l’anima. Sostiene la squadra e i compagni, quando è il momento di tenere i piedi per terra li tiene, quando invece bisogna spostare l’asticella verso l’alto è il primo a farlo. E’ uno che preferisce dimostrare in prima persona e poi chiedere agli altri, è un grandissimo esempio. E in più gli piace anche scherzare, come si è visto nella scommessa fatta con Mosca.

Ciccone all’arrivo di Gorizia, scortato da tre compagni: ad aspettarli dopo il traguardo c’era tutto il resto della squadra
Ciccone all’arrivo di Gorizia, scortato da tre compagni: ad aspettarli dopo il traguardo c’era tutto il resto della squadra
Infatti forse l’unica a non aver beneficiato di questa compattezza di squadra è forse Elisa Longo Borghini, che si è vista tornare a casa il marito con un taglio di capelli non preventivato…

Forse sì, ma Elisa è stata con noi diversi anni, quindi capisce bene cosa significa fare parte di un gruppo simile, qualcosa che va oltre la performance. L’immagine più bella di questo Giro, non a caso, è quando tutti hanno aspettato Giulio Ciccone il giorno della sua caduta. Un gesto che vale più delle vittorie, perché siamo tutti professionisti, ma per noi l’aspetto umano conta ancora di più.

Il Giro finora, fra Van Aert e Caruso, secondo TurboPaolo 

29.05.2025
5 min
Salva

Nella scorsa edizione del Giro d’Italia TurboPaolo era parte integrante della Lidl-Trek. Un rapporto che, però, dopo la scorsa stagione si è interrotto. Ma questo non è bastato per tenere lontano l’eclettico influencer novarese – appassionatissimo di ciclismo – dalla Corsa Rosa. Lo raggiungiamo al telefono mentre è Cesano Maderno, l’arrivo di tappa di oggi.

Il villaggio d’arrivo è un parco giochi in cui ci si trova immediatamente a proprio agio
Il villaggio d’arrivo è un parco giochi in cui ci trova immediatamente a proprio agio
TurboPaolo, che ci fai a Cesano Maderno? 

In questo momento sto cercando un modo per attraversare la ferrovia, sembra che a Cesano Maderno non abbiano ancora inventato i sottopassi. Ma ce la farò. A parte questo sono qui all’arrivo di tappa per fare dei contenuti per Telethon.

Che tipo di contenuti?

Farò dei video per sensibilizzare le persone a destinare il 5×1000 a Telethon. Loro sono Charity Partner del Giro, quindi mi hanno coinvolto. Ne farò uno oggi poi un altro sabato, sulla salita del Colle delle Finestre. L’idea è di interpretare uno che con la scusa di fare la beneficenza poi in realtà va a fare una cosa che interessa a lui.

La Lidl-Trek, con Pedersen in testa, sta correndo un grande Giro nonostante l’assenza di TurboPaolo. E secondo l’influencer non è un caso
La Lidl-Trek, con Pedersen in testa, sta correndo un grande Giro nonostante l’assenza di TurboPaolo. E secondo l’influencer non è un caso
Uno scenario che non sembra troppo dissimile dalla realtà… 

Infatti no. A me vengono bene i video in cui fingo il meno possibile.

Togliamoci subito il pensiero: la Lidl-Trek ti ha messo fuori rosa e sta correndo un grande Giro. 

Proprio quest’anno che non mi hanno riconfermato fanno la stagione perfetta. Vedo un grande feeling tra i ragazzi, molto spirito di squadra. Forse è anche un po’ merito mio, perché finché c’ero anch’io c’erano troppi galli nel pollaio, la mia partenza ha sicuramente aiutato nella coesione. A parte gli scherzi, stanno facendo davvero un bellissimo Giro. Mi piace molto Pedersen perché è fortissimo ed è un bel… bisteccone, cosa che io non posso che apprezzare. E poi la sua bici è la più bella di tutto il gruppo. 

Come ti sta sembrando questo Giro d’Italia?

All’inizio devo dire che ero un po’ disorientato vedendo la start list. Ma alla fine è più godibile così, senza un dominatore unico, con tutti che attaccano sempre. Poi vedere Van Aert vincere a Siena in Piazza del Campo è stato il massimo.

La vittoria di Van Aert a Siena, il momento preferito di TurboPaolo in questo Giro (almeno finora)
La vittoria di Van Aert a Siena, il momento preferito di TurboPaolo in questo Giro (almeno finora)
TurboPaolo, sei un tifoso di Van Aert?

Un po’ come tutti, credo. Anche se la cosa che mi piace di più lui sono i suoi capelli. Sono sempre perfetti, anche dopo una tappa durissima come quella degli sterrati. Si toglie il casco e ha il ciuffo perfetto, incredibile.

Altre cose che ti hanno colpito finora?

Riflettevo sul fatto che Roglic si è rivelato il più grande troll del ciclismo moderno. Ha fatto credere a tutti di essere lo strafavorito e invece poi non è mai stato della partita. Forse l’ha fatto apposta, per attirare l’attenzione su di sé e lasciare tranquillo Pellizzari, il vero capitano della squadra. A proposito, vorrei far notare che ho già sentito accostare la parola “predestinato” a Pellizzari. Poverino.

Che dici della UAE che si è mostrata finalmente (almeno un po’) vulnerabile? 

Insomma, mica tanto. Hanno perso per strada Ayuso, ma sono comunque in maglia rosa… Se non è zuppa è pan bagnato, mi viene da dire.

Uno dei contenuti postati da TurboPaolo al Giro 2024, quando indossava la maglia della Lidl Trek
Uno dei contenuti postati da TurboPaolo al Giro 2024, quando indossava la maglia della Lidl Trek
Dove segui le tappe, sulla Rai o su Eurosport?

Rai. Il mio commentatore preferito è Stefano Rizzato che fa la cronaca dalla moto. Fosse per me gli farei condurre anche Sanremo. Poi a volte mi fa un po’ ridere il tentativo di romanticizzare a tutti i costi il ciclismo, con risultati a volte, diciamo, un po’ ridicoli. Come fossero dei soldati al fronte e non ragazzi che vanno in bicicletta. Ma, detto questo, continuo a seguirlo sulla Rai.

Hai detto che sabato andrai sul Colle delle Finestre, l’ultima grande salita di questo Giro. Che scenario ti immagini?

Campanilisticamente mi piacerebbe vedere una grande azione di Caruso che fa il numero a fine carriera. Più realisticamente sarebbe bello che Simon Yates mettesse nel sacco tutta la UAE. Lui mi sta molto simpatico, in generale mi piacciono i gemelli Yates. Pensa che bello sarebbe se prendesse la maglia rosa nello stesso posto in cui l’ha persa nel 2018, sarebbe un bellissimo riscatto, una storia cinematografica. Tu invece?

Simon Yates e Isaac Del Toro, i favoriti per la vittoria finale secondo TurboPaolo
Simon Yates e Isaac Del Toro, i favoriti per la vittoria finale secondo TurboPaolo
La mia imparzialità non mi permetterebbe di rispondere. Ma non mi dispiacerebbe una piccola grande impresa di Derek Gee. Torniamo a noi, cioè a te. TurboPaolo, chi lo vince questo Giro?

Secondo me lo vince Del Toro. Mi piace molto come corre, anche ieri per esempio, che dopo la mezza crisi di due giorni fa ha subito risposto alla grande. Ha talento e carattere, e molto potenziale comunicativo credo, anche più di Ayuso. Mi è piaciuta un’intervista di qualche giorno fa, in cui gli hanno detto che sembra non far fatica, e lui invece ha risposto che la fa eccome. Gran bravo ragazzo Del Toro, tifo per lui.

Quindi non per Simon Yates?

Tutti e due dai. Una maglia rosa condivisa a Roma, sarebbe bellissimo.