La scuola è finita, Bagioli vuole una vittoria importante

10.01.2023
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Le prime tre stagioni di professionismo gli hanno cambiato lo sguardo e la voce. Andrea Bagioli ha ancora 23 anni e un’esperienza importante. Quindici vittorie in due anni da junior, undici in due anni da U23. Due volte la Vuelta e nel 2022 il debutto al Tour. Il mondiale negli ultimi tre anni: due con Cassani e uno con Bennati. Quattro vittorie da pro’, l’ultima al Catalogna lasciandosi dietro nomi importanti. Nel frattempo, una serie di incidenti di percorso che non gli hanno permesso di essere costante. E visto che alla fine dell’anno scade il contratto, la sensazione di volersi scrollare di dosso la iella e puntare più in alto è la nota costante nelle sue parole (in apertura, è con Tim Declercq).

Con questa volata nella tappa di Barcellona, Bagioli ha battuto Attila Valter e conquistato il successo
Con questa volata nella tappa di Barcellona, Bagioli ha battuto Attila Valter e conquistato il successo
Sarà più un fatto di alzare l’asticella oppure di non fermarsi di continuo per vari problemi?

Entrambe le cose. Dopo tre anni, è il momento di alzare un po’ l’asticella e dimostrare qualcosa di più. Qualcosa ho già fatto, però manca sempre qualcosa. L’ultima stagione è stata così e così, non sono mai stato costante per vari problemi di salute, fra covid e bronchite. Quindi speriamo di non avere alti e bassi e stare sempre a un livello medio/alto.

Ora che il problema Covid appare più gestibile, si riuscirà a correre più tranquilli?

Lo spero, vedo che anche in squadra c’è meno ansia. Si cerca ugualmente di stare attenti, però non è come l’anno scorso o due anni fa (Andrea è passato professionista nel 2020 del primo Covid, ndr). Anche mentalmente, almeno per me, questo fa tanto. Si è più rilassati, c’è meno paura.

Il programma 2023 l’hai scelto tu o l’hanno scelto per te?

Un po’ e un po’. Ho detto dove volevo partire e loro hanno cercato di venirmi incontro. Inizierò a Mallorca, poi vorrei fare Drome e Ardeche, per arrivare pronto in Italia per Strade Bianche e Tirreno-Adriatico. Drome e Ardeche saranno un bel test. Drome l’ho vinta, sono percorsi ondulati perfetti per me. Certo anche far bene a Mallorca non sarebbe male, però diciamo che l’appuntamento principale è quello di essere in forma da marzo fino ad aprile, fino alle classiche.

Le buone prove al Delfinato sono valse a Bagioli la chiamata per il Tour: qui con Roglic, vincitore finale
Le buone prove al Delfinato sono valse a Bagioli la chiamata per il Tour: qui con Roglic, vincitore finale
Un cambio di preparazione, insomma…

Ho parlato con il preparatore questo inverno e gli ho detto che volevo partire un po’ più piano. Gli altri anni andavo forte già a novembre/dicembre e arrivavo in forma magari a fine gennaio, inizio febbraio. Poi era normale che arrivassi in calo per marzo e aprile. Quindi quest’anno si è fatta una partenza parecchio più piano. Fino ai primi giorni dell’anno ho sempre lavorato, ma non eccessivamente. Poi dal ritiro di Calpe, si sta cominciando a fare qualche lavoro specifico, avendo curato nel frattempo soprattutto l’endurance.

Come si fa a trovare spazio in una squadra così piena di numeri uno?

Devi andare forte, perché quando in squadra hai Alaphilippe oppure Remco, non è facile trovare degli spazi. E’ normale che si parta con loro come capitani, quindi io devo trovare un varco, dimostrare che vado forte nel periodo stabilito e poi trovare il momento giusto, magari, per anticipare.

Il contratto in scadenza prevede anche che ci si guardi intorno oppure lo scopo è essere confermati?

Entrambe le cose. Ci si può guardare intorno oppure si può anche rimanere, si valuta tutto. Ma è ancora presto, solitamente si inizia a parlarne a primavera, verso aprile o maggio.

Dopo il podio di Montreal, dietro Pogacar e Van Aert, Bagioli era l’azzurro più atteso ai mondiali, ma non ha brillato
Dopo il podio di Montreal, dietro Pogacar e Van Aert, Bagioli era l’azzurro più atteso ai mondiali, ma non ha brillato
Quando hai visto l’Andrea più forte?

Penso di averlo visto quest’anno al Giro del Delfinato. Non ho vinto però ero veramente forte (proprio grazie alle sue buone prove, arrivò la chiamata per il Tour, ndr). Oppure anche in Canada, a Montreal, quando sono arrivato terzo.

L’obiettivo è vincere o rendersi utili?

Se serve, mi renderò utile, ma sinceramente voglio vincere. Per ora ho ancora quel carattere, voglio la vittoria. Poi se con gli anni vedrò che non è proprio il mio ambito, mi metterò a disposizione della squadra.

Forse si ragiona così proprio per l’abbondanza di campioni e il poco spazio?

E’ probabile che sia uno dei fattori di cui tenere conto per il futuro. Avere questi campioni intorno sicuramente incide. Se fossi un’altra squadra, magari sarebbe diverso.

Al termine della presentazione, Bagioli, Ballerini e gli altri hanno sfilato sotto la pioggia (foto Wout Beel)
Al termine della presentazione, Bagioli, Ballerini e gli altri hanno sfilato sotto la pioggia (foto Wout Beel)
Nel 2023, niente Giro e ancora Tour?

Forse il Tour, però è ancora presto per dirlo. Vedremo dopo le classiche, dopo la Liegi. Mi dispiace saltare il Giro, perché correre in Italia per me sarebbe il massimo e il Giro non l’ho mai fatto. Però d’altro canto capisco anche la squadra, che vuole puntare tutto su Remco.

Come lo vedi il campione del mondo?

Vi dirò, lo vedo più tranquillo e più rilassato. Sembrava più teso e un po’ più nervosetto il primo anno che ero qua. Adesso, nonostante abbia vinto tutto o quasi tutto, lo vedo tranquillo. In allenamento è sempre simpatico, ma anche fuori. Parla, scherza, ride… Mi trovo bene con lui.