Da Roma a Parigi saltando il Tour: un po’ scelta e un po’ vendetta

04.06.2024
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Nel 2021 la sua scelta fece discutere. Alaphilippe allora indossava la maglia iridata conquistata a Imola e alla fine del Tour preferì non andare a Tokyo. Non tanto perché fosse impossibile abbinare le due corse (tanto che tutto il podio olimpico veniva diretto dalla Francia), quanto per trascorrere del tempo a casa con la compagna Marion e il figlio Nino nato il 14 giugno. Il gruppo si chiese se fosse una scelta indovinata, ma il francese tirò dritto rinunciando a un percorso su misura in una stagione che gli aveva dato la Freccia Vallone e la prima maglia gialla del Tour.

Quest’anno che è tornato abbastanza vicino ai suoi livelli migliori, con il Giro d’Italia che ha fatto impennare le sue azioni, Alaphilippe ha fatto l’esatto contrario. Niente Tour, dove avrebbe dovuto tirare la carretta per Evenepoel, e la scelta di puntare tutto sulle Olimpiadi. Che questa volta si corrono per giunta in Francia. E se Remco a inizio stagione aveva detto che della presenza di Julian non si faceva una malattia, adesso che l’ha visto nuovamente splendente, ha fatto sapere che lo riterrebbe un ottimo aiuto. Già, resta da vedere se lo stesso pensa Alaphilippe.

La firma sul Giro: ripartire dall’Italia ha cambiato forse la carriera di Alaphilippe
La firma sul Giro: ripartire dall’Italia ha cambiato forse la carriera di Alaphilippe

Nella lunga lista del Tour

Dopo il debutto italiano, è un fatto che il focus della sua stagione sia ormai spostato su ciò che accadrà da metà stagione in avanti, con le Olimpiadi, il mondiale di Zurigo e il Lombardia. Tuttavia durante il Giro e vista la vittoria di Fano, è parso che il suo programma stesse per cambiare, dato che la Soudal-Quick Step aveva inizialmente inserito il suo nome nella lunga lista del Tour. Andando ben oltre una semplice citazioni, scrive L’Equipe che in un paio di riunioni si era iniziato a dirgli che cosa ci si aspettasse da lui. Come se le critiche feroci indirizzate verso di lui da Lefevere fossero di colpo dimenticate, come se le prestazioni del Giro avessero lavato via ogni forma di acredine. E d’altra parte per uno dei francesi più rappresentativi degli ultimi anni andare al Tour avrebbe rappresentato certamente una riconciliazione con il suo pubblico.

La vittoria di Fano ha restituito ai tifosi un Alaphilippe finalmente cattivo
La vittoria di Fano ha restituito ai tifosi un Alaphilippe finalmente cattivo

La posizione di Voeckler

A quel punto tuttavia nella testa di Julian si è formata una nuova opinione: avrà modo di correre davanti ai francesi, ma indossando la maglia che Voeckler potrebbe assegnargli. Il tecnico della nazionale finora non si è sbilanciato, ma in un’intervista ha lasciato capire che il Tour dopo il Giro non sarebbe il percorso di avvicinamento più congeniale.

«Non si possono considerare le Olimpiadi come un obiettivo – ha detto a L’Equipe – dopo un Giro così massacrante corso quasi ogni giorno all’attacco e aggiungendo poi il Tour de France al servizio di un leader che correrà per la classifica la generale, con il dispendio fisico e l’usura mentale che ne deriva. Possiamo ragionare di andare ai Giochi solo se li consideriamo un obiettivo a sé stante. Oppure facendo il Tour gestendo i suoi sforzi, cosa che non sarebbe possibile se lavorasse per Evenepoel».

La fuga con Maestri e le gag dei giorni successivi sono state fra i momenti più godibili del Giro
La fuga con Maestri e le gag dei giorni successivi sono state fra i momenti più godibili del Giro

Mercato ancora aperto

Pertanto, quando lo ha chiamato per conoscerne le intenzioni, Lefevere si è reso conto che la decisione fosse già stata presa. E anche se Julian gli ha fatto presente che, essendo i suoi datori di lavoro, avrebbe rispettato qualsiasi scelta, neppure Patrick se l’è sentita di forzargli la mano. Se esiste una possibilità residua che Julian resti nella squadra belga, costringerlo a rivedere i suoi piani sarebbe stato probabilmente la spinta definitiva.

«Il dossier di Julian è ancora sul tavolo – ha detto il manager belga – il suo procuratore Dries Smets ha chiesto ancora una volta di parlarmi. Non ho idea se lo faccia per cortesia o per un vero interesse a restare. Il Giro ovviamente ha cambiato la situazione del mercato. Spero soprattutto di poter sedermi di nuovo con lui, faccia a faccia, senza intermediari e senza un accordo già scritto da proporgli. Solo una buona conversazione per chiarire le cose a livello personale e professionale.

«Julian è nella nostra squadra da quando aveva diciassette anni. Non dirò che è come un figlio, ma non fa molta differenza. Quello che è successo è successo. Ho detto quello che ho detto. Ma voglio assicurarmi che niente di tutto ciò rimanga. Se ci separeremo dopo questa stagione, mi piacerebbe che possiamo continuare a incontrarci e preferibilmente a guardarci negli occhi».

Nel 2021, saltate le Olimpiadi, Alaphilippe vinse il secondo mondiale. Anche Zurigo 2024 è nelle sue corde
Nel 2021, saltate le Olimpiadi, Alaphilippe vinse il secondo mondiale. Anche Zurigo 2024 è nelle sue corde

La scelta di Alaphilippe non è ancora ufficiale, dato che la formazione della Soudal-Quick Step per il Tour sarà annunciata dopo il Tour de Suisse. Ma se le cose rimarranno come sembrano, Voeckler potrà riavere a disposizione il campione che avrebbe tanto desiderato a Tokyo, che adesso ha tre anni di più. Se gliene avessero parlato due mesi fa, magari avrebbe fatto anche spallucce, ma davanti a questo Alaphilippe, ora pochi hanno il coraggio di non guardare.

Alaphilippe eroico. Maestri che cuore. Uno vince, l’altro emoziona

16.05.2024
6 min
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Undici chilometri e mezzo al traguardo di Fano. I destini di Mirco Maestri e Julian Alaphilippe si dividono. Il francese scappa. L’italiano si stacca. Il Giro d’Italia però vive un capitolo bellissimo. Intenso. Profondo. Un capitolo scritto da due corridori che seppur in modo diverso sanno arrivare alla gente, al suo cuore.

Julian Alaphilippe (classe 1992) ha da poco staccato Mirco Maestri e s’invola verso Fano
Julian Alaphilippe (classe 1992) ha da poco staccato Mirco Maestri e s’invola verso Fano

Istinto Alaphilippe

Undici chilometri e mezzo al traguardo di Fano. Julien Alaphilippe, sta per dare l’ennesima svolta alla sua carriera. E’ un grandissimo di questo ciclismo moderno, ma non vince da quasi un anno. Problemi, polemiche, sfortune, errori… Qualche errore di valutazione lo aveva commesso anche durante questo Giro. Come a Napoli, dove lui stesso ci aveva confessato che forse sarebbe stato meglio muoversi dopo.

In tanti hanno pensato che avesse sbagliato ancora una volta. Muoversi a quasi 130 chilometri dal termine con il solo Maestri poteva essere un azzardo.

Ma il campione è così, Alaphilippe almeno. Tutto istinto. E l’istinto spesso porta a sonore porte in faccia. Ma se le porte non si chiudono, allora c’è l’impresa. Nonostante il gruppo della maglia rosa si fosse riavvicinato prepotentemente.

La Bahrain di Tiberi prima ha chiuso sul gruppo Hirt e poi ha provato ad aprire dei ventagli. Alla fine nulla di fatto nella generale
La Bahrain di Tiberi prima ha chiuso sul gruppo Hirt e poi ha provato ad aprire dei ventagli. Alla fine nulla di fatto nella generale

Dicevamo dell’istinto. Sentite le parole del corridore della Soudal-Quick Step: «No, non l’avevo programmato di partire solo in due e da così lontano. Mi aspettavo che un gruppo più numeroso si unisse a noi. Ma a quel punto ho detto a Mirco: andiamo!

«Maestri è stato davvero bravo, forte e abbiamo lavorato bene insieme. Anche lui meritava di vincere oggi. Però dai piedi dell’ultima salita ho dato tutto. Sono rimasto da solo e da quel momento è stato un andare a tutto gas fino al traguardo. Anche perché sapevo che Narvaez era dietro di me».

A Fano esplode la gioia di “Loulou”. L’ex iridato ora vanta almeno una tappa in tutti e tre i grandi Giri
A Fano esplode la gioia di “Loulou”. L’ex iridato ora vanta almeno una tappa in tutti e tre i grandi Giri

Tour, Vuelta e… Giro

La Francia porta a casa la terza vittoria di tappa in questo Giro d’Italia. E la Soudal-Quick Step la seconda. Il Wolfpack può così festeggiare. Tim Merlier, arrivato 140° a 13’16”, sul traguardo festeggiava come dopo una delle sue volate.

«So che i miei compagni di squadra – ha detto Alaphilippe – dietro hanno vigilato bene. E li ringrazio. Per i primi sessanta chilometri hanno controllato sia il percorso che la corsa. Dopodiché mi sono ritrovato davanti e mi sono concentrato sulla fuga».

Con questa vittoria Julian Alaphilippe sigla un altro record. Va aggiungersi all’elite di coloro che hanno vinto tappe in tutti e tre i grandi Giri.

«Era un mio sogno vincere una tappa qui al Giro d’Italia. Ed ora che si è avverato è fantastico».

Mirco Maestri (classe 1991) è stato da poco staccato da Alaphilippe. Narvaez ed Hermans lo stanno riprendendo
Mirco Maestri (classe 1991) è stato da poco staccato da Alaphilippe. Fano per lui si allontana

Cuore Maestri

Undici chilometri e mezzo al traguardo di Fano. Altra faccia della medaglia. Mirco Maestri vede infrangersi il sogno di vincere una tappa al Giro. Tutto il giorno in fuga con Alaphilippe, ma il passo del collega francese è troppo alto. E non può che essere così. Dietro Narvaez e company mordono.

La catena diventa un macigno. La strada s’impenna. Alaphilippe sparisce.

«In fuga con Alaphilippe… uno dei miei idoli. Uno che quasi ti vergogni a chiedergli la foto e oggi ci ho fatto una cavalcata… di quanto? Centotrenta chilometri?». Mirco Maestri ti fa emozionare anche quando racconta. «Alla fine ho contribuito anche io al suo successo in qualche modo. Sapevo che quello strappo sarebbe stato critico. Già ero al limite per le mie caratteristiche, perché comunque c’era un tratto al 18 per cento, figuriamoci dopo tutta quella fatica».

Maestri racconta della sua gestione. Ha dato grande impulso alla fuga e si è tenuto giusto qualche briciola di energia per lo strappo finale. Il corridore della  Polti-Kometa racconta come gli ultimi 300 metri di Monte Giove siano stati tosti, tosti. Sperava che meno gente possibile lo riacciuffasse.

«Al 99 per cento – prosegue Maestri – sapevo che sarebbe andata così. Ma cos’altro potevo fare? Alla fine arrivare più avanti possibile era un vantaggio anche per me. Primo, perché non si sa mai cosa può succedere. E poi perché fare secondo al Giro, per di più dietro ad un campione come Julian, non sarebbe stato poco. Senza contare che ad inseguirci c’erano nove uomini importanti. Quella di oggi era una fuga di qualità».

Alaphilippe e Maestri in fuga: sono partiti quando mancavano 126 km al traguardo. Due corridori che piacciono al pubblico
Alaphilippe e Maestri in fuga: sono partiti quando mancavano 126 km al traguardo. Due corridori che piacciono al pubblico

In fuga

Una fuga simile Mestri e il team la covavano già da un po’. Con Stefano Zanatta, il direttore sportivo, erano tre giorni che parlavano di questa tappa. Il diesse gli diceva che potevano provarci, anche perché Mirco stava bene. «Tutto sommato ho pedalicchiato, dai! In altre occasioni in una tappa così avrei preso 20 minuti». 

E infatti ha ricevuto i complimenti da parte di tutti, anche di Ivan Basso che gli ha inviato subito un messaggio. Ma oltre allo spettacolo va sottolineata anche la prestazione di Maestri. La media oraria finale è stata di 46,7 all’ora in una tappa che misurava 193 chilometri e 2.160 metri di dislivello.

«Era meglio che non me la dicevate la media! Siamo andati forte – riprende Maestri – Julian tirava nelle salite, che quasi mi staccavo, e io ci davo sotto in pianura. Sul computerino avevo la schermata della strada per vedere le curve e i chilometri all’arrivo, ma immagino viaggiassimo sempre tra i 50 e 52 all’ora. Per i traguardi volanti o i Gpm, non ci siamo parlati. Alaphilippe mi dava il cambio poco prima e io passavo. Sembravamo due compagni di squadra di lungo corso». 

E infatti… «Dopo l’arrivo Alaphilippe mi ha aspettato. Mi ha abbracciato e mi ha detto: “Questa tappa me la ricorderò tutta la vita”. E’ stata bellissima tutta questa cosa. Come detto, anche se siamo colleghi io tifavo per lui ai mondiali o nelle grandi occasioni, ed ero dispiaciuto nel vedere i problemi che ha avuto ad inizio stagione. Anche io questa giornata me la ricorderò per tutta la vita.

«Se ci riproverò? Certo, ma con la speranza di fare un po’ meglio. Non come prestazione, ma come risultato». 

Un Alaphilippe all’antica e la corsa esplode. Poi Kooij infila Milan

12.05.2024
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NAPOLI – Una giostra sfrenata, questo è stato il finale della tappa. Pogacar passa tirando su col naso, la gamba asciutta e lo sguardo che scruta sopra le teste davanti a lui. Se non avesse dato l’ultima tirata in favore dei velocisti, forse Narvaez sarebbe arrivato primo. In qualche modo lo sloveno s’è preso la rivincita dopo la tappa di Torino, quando l’ecuadoriano vinse e gli impedì di vestire la prima rosa. Ma queste forse sono deviazioni da giornalisti: certamente non sarà stato per questo, quanto piuttosto per lanciare Molano. Ha vinto Kooij, che ha bruciato Milan e appunto il colombiano del UAE Team Emirates. Simone Consonni è piegato sulla bici contro la transenna e fa giusto in tempo a riprendere fiato quando gli si avvicina Stuyven. Il bergamasco quasi si scusa, il belga gli risponde che va bene e che l’importante era che fosse nel posto giusto.

«La mia vita è un inseguimento – dice Simone con una punta di ironia – avevamo fatto tutto giusto, se Narvaez è arrivato così avanti è perché eravamo tutti al gancio».

In trepidante attesa

Al centro della strada, Julian Alaphilippe si guarda intorno. Forse a Napoli non c’è mai stato in vita sua e ora guarda il mare e in fondo fino a Castel dell’Ovo. La vista è incantata, il sudore sulla fronte brilla al sole del pomeriggio inoltrato. Il francese è vivo. Anche oggi ha attaccato e ha visto avvicinarsi il Golfo, il Vesuvio e gli ultimi chilometri dalla sua posizione di attaccante.

«Se vince oggi – mormorava il massaggiatore Yankee Germano quando il francese era ancora in testa alla corsa – si sblocca e nel resto del Giro farà uno show al giorno. Ma sarebbe importante soprattutto per il suo spirito».

Quasi 200 chilometri di fuga per Maestri e Pietrobon, un grande spot per il primo Giro del Team Polti-Kometa
Quasi 200 chilometri di fuga per Maestri e Pietrobon, un grande spot per il primo Giro del Team Polti-Kometa

Julian è vivo

Il francese è fermo, il mondo gli gira intorno. Due mondiali, sei tappe al Tour e tre volte la Freccia Vallone, ma dalla caduta della Liegi del 2022 nulla è stato più come prima. A giugno sarà passato un anno dalla sua ultima vittoria: la tappa di La Chaise-Dieu al Delfinato, era il 5 giugno. Eppure l’aria del Giro gli fa bene. Il secondo posto (beffardo) di Rapolano lo ha riproposto nella veste di attaccante sulle strade bianche. La fuga di ieri verso Prati di Tivo è un interrogativo che attende riposte. Gli attacchi di oggi verso Napoli sono stati forse troppi e privi di logica, ma confermano che Alaphilippe c’è.

«Sono vivo – sorride in inglese – sono felice di essere qui e mi godo la gara. Forse oggi era meglio aspettare l’ultima salita, ma ero in una buona posizione. Il percorso era molto nervoso e quando ho visto quello strappo più ripido, ho provato. La prima volta Costiou ha collaborato. Quando sono tornati sotto, inizialmente abbiamo avuto la voglia di mollare. Lui si è rialzato, io ho provato a rilanciare».

La fuga di ieri

Il clima in squadra sembra essersi rasserenato. La scena di Lefevere che gli passa le borracce mentre è in fuga fa capire che forse l’ostacolo di certe tensioni è stato rimosso. Pare che addirittura ora si tratti per un rinnovo del contratto, dopo che nei mesi scorsi certe cifre gli sono state rinfacciate senza grande eleganza. Ma adesso tutto questo non conta. Julian si sta riconnettendo con Alaphilippe e già ci si chiede dove potrà provarci ancora.

«Sono super felice delle mie gambe – ammette – mi manca ancora un po’ per la vittoria. Ma voglio anche godermi la gara e in questo momento sono felice di come mi sento. Spero di poter continuare a provare a vincere fino alla fine. L’attacco di ieri forse l’ho pagato oggi, ho sentito le gambe un po’ più pesanti, ma penso che tutti siano super felici che domani ci sarà un giorno di riposo. C’è stato un ritmo strano per tutto il giorno, quindi per le gambe non è stato facile, ma alla fine sia ieri sia oggi per me erano dei bei percorsi. Mi piace questo tipo di salite, anche se quando ho attaccato ero un po’ troppo lontano da Napoli. Ho capito che anche scollinando la salita davanti, la strada verso Napoli sarebbe stata troppo lunga. Quindi forse era meglio aspettare l’ultimo strappo».

Alaphilippe è rimasto all’attacco dal Monte di Procida fino all’ultimo strappo, ripreso poi da Narvaez
Alaphilippe è rimasto all’attacco dal Monte di Procida fino all’ultimo strappo, ripreso poi da Narvaez

Missile Narvaez

Si accorgono di lui anche altri e arrivano con un microfono di Sporza, perché la squadra è belga e i giornalisti fiamminghi sono curiosi di sapere. Alaphilippe adesso però ha voglia di tornare al pullman.

«Ho provato – ripete – ma purtroppo nella prima fuga c’era un corridore della Alpecin che ci impediva di trovare una buona intesa. Anche questo è normale, voglio dire, lavorava per Kaden Groves. E’ stato un peccato, ma alla fine ho attaccato da troppo lontano, quindi nessun rimpianto. Quando ho visto Narvaez che mi passava come un missile, ho capito l’errore di essere partito troppo lontano, ma oramai la frittata era fatta…».

Poi si allontana. La fila dei bus inizia pochi metri più avanti, Julian si avvia in cerca del suo. Le gambe rispondono, finalmente si può provare a fare la corsa. In questo Giro di grossi calibri che si contendono ogni traguardo, recuperare un attaccante come lui porterà del pepe nei piatti di ogni giorno. Torniamo verso la sala stampa in tempo per sentire Milan ammettere di aver sbagliato qualcosa nella traiettoria dello sprint, ma riconoscere di non aver avuto le gambe che sperava. Il riposo arriva tempestivo e desiderato. Le medie record e le giornate senza risparmiarsi un solo colpo hanno già scavato solchi profondi nelle gambe e sui loro volti.

Alla fine spunta Sanchez, che brinderà col nebbiolo di Sciandri

09.05.2024
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Per capire che la tappa di oggi non era finita per Pelayo Sanchez dopo quella rotonda sbagliata, bisogna tornare indietro al 16 settembre 2023. Guadarrama, penultima tappa della Vuelta. Lo spagnolo viaggia in fuga con Wout Poels e un certo Remco Evenepoel. 

Nella fuga inizialmente c’erano anche altri atleti, ma lui tra curve al limite, fuorisella e rapportoni lunghi, alla fine era riuscito a restare con i due corridori ben più forti e famosi del drappello. Anche il tempo dello sprint era giusto, ma a 23 anni, al primo grande Giro e al termine della terza settimana, si era dovuto arrendere. Primo Poels, secondo Remco, terzo Pelayo.

Oggi, verso Rapolano Terme, il film quasi si ripete. La fuga più numerosa che man mano si assottiglia e lui che resta con due campioni, Luke Plapp e Julian Alaphilippe, che è anche il suo idolo.

Stavolta è freddo. Stavolta quella lezione di Guadarrama l’ha messa a frutto e, complici ottime gambe, alla fine ce l’ha fatta. E neanche di poco, tanto da iniziare a scuotere il capo per l’incredulità qualche metro prima della linea bianca.

Pelayo Sanchez è alla terza vittoria da pro’. Prima aveva conquistato una tappa al Giro delle Asturie 2023 e il Trofeo Pollenca 2024
Pelayo Sanchez è alla terza vittoria da pro’. Prima aveva conquistato una tappa al Giro delle Asturie 2023 e il Trofeo Pollenca 2024

Testa e sogno

All’epoca di Guadarrama, Pelayo Sanchez era un corridore della Burgos-Bh, una professional spagnola, adesso è alla Movistar. Unzue, che ha l’occhio lungo lo ha voluto subito alla sua corte. E ancora una volta ha fatto centro.

«Non mi rendo conto di aver vinto una tappa al Giro – ha detto Sanchez – non ho parole. A questa tappa ci tenevo. E’ dall’inizio del Giro che risparmiavo energie per questa frazione. E sì che mi sarebbe piaciuto andare in fuga. Questa tappa era nella mia testa già da un po’, ma non avrei mai pensato che sarebbe stato possibile.

«Durante la corsa ho cercato di essere paziente e di mantenere la calma. Alla fine siamo rimasti solo io, Plapp e Alaphilippe. Ho provato a staccarli, ma non ci sono riuscito, così ho dovuto puntare tutto sullo sprint. Per fortuna ha funzionato».

Gruppo avvolto nel polverone degli sterrati senesi. Giornata “tranquilla” per gli uomini di classifica
Gruppo avvolto nel polverone degli sterrati senesi. Giornata “tranquilla” per gli uomini di classifica

Asturiano veloce

Pelayo Sanchez, classe 2000, 177 centimetri per 62 chili, di Tellego nelle Asturie, forse la regione spagnola più legata al ciclismo dopo i Paesi Baschi. Sui media la news di Pelayo prende a spallate la politica, la questione israeliana e i mega investimenti che ArcelorMittal si propina a fare in Spagna. Adesso lo spazio è per questo ragazzo.

Molto alla mano, semplice, Pelayo Sanchez impara in fretta, ci dice chi gli è vicino. «I numeri sarebbero anche da scalatore – chiarisce il suo direttore sportivo Maximilian Sciandri – ma io direi piuttosto che è un corridore completo, uno che emerge quando la corsa è dura. E oggi per esempio negli ultimi 100 chilometri c’erano quasi 2.000 metri di dislivello. E poi è veloce, molto veloce, e questa non è una caratteristica da poco per chi va forte in salita.

«Quando venni a vedere questa tappa pensai a lui ed era nei progetti che oggi ci provasse, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mondo, non il mare! Bisogna mettere insieme tante probabilità, che sullo sterrato si moltiplicano.

«Quando sono iniziati gli scatti Sanchez ci ha provato due, tre volte e lo ha fatto anche con l’aiuto di Fernando Gaviria e Lorenzo Milesi. Poi è partita l’azione buona con Alaphilippe. Noi, pensando alla fuga, avevamo già mandato in avanti la seconda ammiraglia».

Caduto nel terzo sterrato, Caruso ha chiuso a 15’45” da Pelayo Sanchez. «Due o tre giorni e torno in forma», ha detto il siciliano
Caduto nel terzo sterrato, Caruso ha chiuso a 15’45” da Pelayo Sanchez. «Due o tre giorni e torno in forma», ha detto il siciliano

Il nebbiolo di Sciandri

Il fatto che Sciandri, toscano, conoscesse queste strade e avesse fatto il sopralluogo è stato quantomai vitale per Sanchez.

«Ho visionato gli ultimi 80 chilometri – riprende Max – facendo dei filmati sull’ingresso degli sterrati, dello strappo di Serre di Rapolano e del finale. Durante la riunione immaginavamo, mettendoci nei panni di un diesse che ha l’uomo di classifica, che il gruppo non sarebbe arrivato compatto, che lasciasse andare. Tuttavia nel finale, abbiamo preso lo strappo duro con 20”: eravamo al limite. Lì Pelayo doveva provarci. Non è riuscito a staccarli. Per fortuna si ricordava bene il finale. Che tra l’altro tirava anche un po’. Che dire? E’ stato bravo. Bravo anche ad avere sangue freddo, tanto più con un cliente come Alaphilippe che in questi arrivi ci sa fare».

Quindi in Movistar si fa festa stasera. Diesse toscano che vince in Toscana, è lecito pensare che si brinderà con un bel rosso della zona.

«Sapete – conclude Sciandri – al via da Torino un mio amico mi ha regalato una cassa di nebbiolo. Stasera si va con quello!».

Alaphilippe, con Plapp e Sanchez: se il francese prende fiducia, ne vedremo delle belle
Alaphilippe, con Plapp e Sanchez: se il francese prende fiducia, ne vedremo delle belle

Alaphilippe non molla

Ma se questa è la parte del vincitore, del vinto che si dice? In tanti tifavano per l’ex iridato, Julian Alaphilippe. Quanto avrebbe fatto bene a lui e al Giro d’Italia una sua vittoria? 

Un tempo, una frazione simile se la sarebbe divorata in un boccone, stavolta fa “buon viso a cattivo a gioco”, nel senso che dopo l’arrivo si congratula sorridente con Sanchez. Evidentemente “Loulou” sa che era solo questione di gambe: quell’altro ne aveva di più, c’è poco da recriminare.

Ma quel che conta è che l’ex iridato c’è e cresce. «Io – spiega il direttore sportivo della Soudal-Quick Step, Davide Bramati – credo che Julian e la squadra abbiano fatto un’ottima corsa oggi. In ogni attacco noi c’eravamo. Quando si è creata quella situazione di 24 uomini, la UAE Emirates ha chiuso ed era normale. Ma poi sapevamo che poteva essere un momento buono e così Alaphilippe ha insistito e ha avuto ragione».

“Brama” guarda avanti. Dice che il Giro non è finito e fa intendere che riassaporare certe sensazioni, vale a dire giocarsi arrivi importanti, non può che far bene ad Alaphilippe.

«A parte una tappa, sin qui i ritmi sono sempre stati elevati – spiega Bramati – anche oggi: fare 46 di media su questo percorso è incredibile, per questo domani molti dei miei tra cui Alaphilippe sfrutteranno la crono per “recuperare” in vista delle altre tappe. Le occasioni sono ancora tante. E noi ci riproveremo».

Alaphilippe, Merlier, Vansevenant: Bramati affila le sue punte

01.05.2024
5 min
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«Non è stata un selezione facile, come immagino avvenga in tutte le squadre, perché in tanti vogliono venire al Giro d’Italia, ma questi sono gli otto uomini che abbiamo deciso di portare e cercheremo di ottenere il massimo con loro». Davide Bramati esordisce così parlando della Soudal-Quick Step.

Un po’ come abbiamo fatto ieri con Roberto Damiani per la Cofidis, scopriamo dunque gli otto alfieri del team belga: Tim Merlier, Mauri Vansevenant, Pieter Serry, Josef Cerny, Bert Van Lerberghe, Luke Lamperti, Jan Hirt e Julian Alaphilippe. Una squadra disegnata per dare assalto alle tappe, come del resto era nel suo Dna prima dell’esplosione di Remco Evenepoel.

Davide Bramati (classe 1968) è sull’ammiraglia della Soudal-Quick Step da 14 stagioni
Davide Bramati (classe 1968) è sull’ammiraglia della Soudal-Quick Step da 14 stagioni
Davide, come stanno i tuoi ragazzi?

Bene, sono tutti motivati e pronti a dare il massimo. Direi che ci presentiamo al Giro d’Italia con un’ottima squadra. Tim (Merlier, ndr) ha vinto tanto, Vansevenant ha dimostrato di andare forte nelle classiche delle Ardenne e Alaphilippe mi sembra molto motivato.

Partiamo proprio da Vansevenant…

Di occasioni per lui ce ne potranno essere molte. Viene da un quarto posto all’Amstel e un sesto alla Liegi. Alla Freccia, come molti altri, ha patito il freddo, ma sta bene.

Sta bene però ormai questo ragazzo (è un classe 1999) deve  anche far capire chi è davvero: scalatore, uomo da classiche, attaccante…

Come detto, esce bene dalle classiche. Alla Liegi mi è piaciuto, tenendo le ruote dei migliori sullo Stockeu e andando forte anche sulla Redoute. Si è preparato a puntino e credo che in questo Giro o meglio al termine di questo Giro, sapremo effettivamente qualcosa di più su di lui. Anche perché è la prima volta che veramente riesce ad arrivare ad un grande Giro in ottima condizione. Mauri tiene in salita, è veloce, sono certo che lo vedremo e, come detto, poi ne sapremo di più.

Vansevenant ha mostrato un’ottima condizione nelle Ardenne. Con Alaphilippe formerà una coppia d’attacco affatto banale
Vansevenant ha mostrato un’ottima condizione nelle Ardenne. Con Alaphilippe formerà una coppia d’attacco affatto banale
Capitolo velocisti: Merlier. Lui è un grande nome. Come sta?

E’ dalla Roubaix che non corre. Come da programma si è riposato bene. Viene da un’ottima prima parte di stagione e giustamente ha osservato il suo periodo di recupero. Arriverà oggi in Italia e ci parlerò per bene. Parlerò con lui ma anche con altri, per stabilire bene le strategie di questo Giro. Crediamo molto in Tim.

Chi sarà il suo ultimo uomo?

Bert Van Lerberghe, esperto e ideale per questo ruolo. Ma se avete visto abbiamo portato anche Lamperti. E’ al suo primo grande Giro, ma si è meritato questa convocazione. Io credo che un’esperienza simile gli potrà dare tanto e in chiave futura. Un grande Giro ti lascia sempre qualcosa. Lui sarà inserito nel treno per Merlier. E’ un velocista, ma tiene bene sugli strappi brevi. Credo che stare vicino a due corridori di esperienza come Bert e Tim gli farà solo che bene.

Per Tim Merlier già 7 vittorie in questa stagione tra cui la Scheldeprijs, nella foto
Per Tim Merlier già 7 vittorie in questa stagione tra cui la Scheldeprijs, nella foto
Squadra di attaccanti, ma poi c’è Jan Hirt che butterà anche un occhio alla classifica? Nel 2022 arrivò sesto nella generale…

Anche Jan ha fatto una buona prima parte di stagione, mettendosi in evidenza all’Oman soprattutto, e non facendo male al Catalunya. Ha preparato bene il Giro d’Italia: è già arrivato sesto e anche vinto una tappa… non dimentichiamolo (come a sottolineare che prima viene la tappa e poi la classifica, ndr) Per lui sarà importante essere subito pronto, visto che già dopo due tappe non dico che si saprà chi non lo vince, al netto di Pogacar, ma già si conosceranno bene i valori in campo e chi è in condizione. E’ una partenza del Giro differente rispetto agli ultimi anni.

E poi c’è il nome grande: Julian Alaphilippe…

E’ motivato veramente. Julian è alla sua prima partecipazione al Giro. Lo stuzzica l’idea di poter vincere una tappa anche qui visto che ne ha già conquistate sia al Tour che alla Vuelta. Le possibilità per lui ce ne sono, tutto sta a sfruttarle. Ha classe e già sabato, nella prima tappa, con il tanto tatticismo che immagino potrà esserci, Julian potrebbe avere una buona occasione.

Alaphilippe è al debutto al Giro. Al Romandia ha lavorato per la squadra e per la ricerca della forma migliore
Alaphilippe è al debutto al Giro. Al Romandia ha lavorato per la squadra e per la ricerca della forma migliore
E delle “altre occasioni” avete già parlato? O al contrario è stato lui a chiederti di una frazione in particolare?

No, come detto ancora non ci ho parlato bene. Avremo giovedì e venerdì per stilare una strategia più approfondita. In questi ultimi giorni tra Romandia e Giro ho preferito lasciarlo del tutto tranquillo a riposarsi. Di fatto è stato a casa solo tre giorni.

E’ motivato e Alaphilippe in Italia è amatissimo, una sua vittoria farebbe bene a tutti: a lui, alla squadra, al Giro, ai tifosi. Ma come sta veramente? Non viene da una super stagione…

Vi dico questa. Al Romandia, nel tappone di sabato, doveva aiutare Van Wilder. Nella prima salita, dura, erano rimasti in quindici e lui c’era. Alaphilippe si è preparato bene. Vedrete. 

Perché recuperare da un infortunio oggi è più difficile?

06.03.2024
5 min
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La bella notizia di Bernal che torna a pedalare (quasi) come un tempo e che in questo inizio di stagione sale sul primo podio dopo quello del Giro 2021. Marta Cavalli che ha impiegato più di un anno per ritrovarsi dopo l’infortunio del Tour 2022. Froome che al contrario chiuse la carriera nella caduta al Delfinato del 2019. Evenepoel che bruciò le tappe per rientrare dopo il volo del Lombardia e al Giro dell’anno successivo pagò un conto molto salato. Alaphilippe che non trova ancora la bussola dopo la caduta alla Liegi del 2022 e Bramati che in una delle prime interviste di inizio 2023 disse che il francese avrebbe avuto bisogno di un anno di recupero prima di tornare se stesso. Tanti piccoli indizi che fanno sorgere un grosso dubbio: come mai da un paio di anni a questa parte rientrare in gara dopo questi infortuni, pur molto gravi, è diventato così complicato?

Egan Bernal torna a camminare dopo l’incidente del 2022: il recupero dell’efficienza è stato più lungo
Egan Bernal torna a camminare dopo l’incidente del 2022: il recupero dell’efficienza è stato più lungo

Il politrauma

Quando Bernal si rialzò dall’incidente che poteva costargli la vita, Fabrizio Borra che di atleti rotti ne ha visti e rimessi in piedi parecchi, disse che il tempo di guarigione dalle fratture fosse nei tempi. Il difficile sarebbe stato semmai il ritorno all’efficienza. E il ritorno all’efficienza, questa la sensazione, è rallentato e in certi casi compromesso dal ciclismo super veloce nato dopo il Covid.

«Se parliamo di atleti che si sono rotti vertebre, costole, la clavicola, una parte del bacino e la tibia, abbiamo a che fare con un politrauma. E questo amplifica tantissimo i tempi di recupero, di riassetto anche osteomuscolare, di bilanciamento muscolare. Ci sono un sacco di variabili che entrano in gioco e rallentano tutto».

Liegi 2022, Alaphilippe cade in una scarpata: per la sua carriera uno stop da cui ancora non si è ripreso
Liegi 2022, Alaphilippe cade in una scarpata: per la sua carriera uno stop da cui ancora non si è ripreso

Le corse di allenamento

Chi parla è Carlo Guardascione dello staff medico del Team Jayco-AlUla. Lo abbiamo chiamato per avere la sua opinione di medico sulla fatica di certi recuperi e le sue parole sono risultate illuminanti.

«Recuperare da un infortunio – dice – è più difficile di prima, perché adesso il livello nelle gare è più alto. Una volta chi rientrava poteva partecipare alle prime corse per allenarsi e quel tipo di sollecitazione gli consentiva di riprendere gradualmente il passo. Ma negli ultimi anni, quante volte siete riusciti a vedere corridori che vanno alle corse per fare un certo tipo di lavoro? Ormai se non vai in corsa al 100 per cento, sei morto. Non tieni le ruote. Bernal ha impiegato due anni per riprendere il filo e forse ancora non l’ha fatto del tutto, ma lui era praticamente morto. Froome, che ha 10 anni di più, con quella caduta ha chiuso la carriera».

Il rientro di Pantani dopo l’infortunio avvenne in corse in cui Marco riuscì a ritrovare il ritmo
Il rientro di Pantani dopo l’incidente avvenne in corse in cui Marco riuscì a ritrovare il ritmo

I tempi biologici

Il ritmo di gara è alto, ma la fisiologia non si riscrive con il progresso. E se un atleta ha bisogno di recuperare da un infortunio serio e per farlo non può sfruttare il lavoro in gara, tutto si complica e i tempi si allungano.

«L’organismo – spiega ancora Guardascione – ha sicuramente bisogno di tempi biologici, su cui ci si può inventare poco. Si può giostrare con terapie più moderne, con dei supporti fisioterapici più moderni. Facciamo un esempio banale: da qualche anno c’è la Tecar, che 15 anni fa neppure si sapeva cosa fosse. Da qualche anno ci sono le onde d’urto, che qualche anno fa non sapevamo cosa fossero. Però la natura vuole che i tempi biologici vengano rispettati. Si può anticipare di quel 10-15-20 per cento, ma secondo me non si può fare il paragone tra 15 anni fa e quello che succedeva una volta a livello di performance. Prima i corridori si potevano permettere le corse di preparazione, mentre oggi se si va in corsa senza essere in forma, si finisce fra le ammiraglie».

L’infortunio di Froome avvenne a giugno 2019, Chris rientrò al UAE Tour 2020 prima del Covid
L’infortunio di Froome avvenne a giugno 2019, Chris rientrò al UAE Tour 2020 prima del Covid

Attesa e contratti

E qui il discorso andrebbe esteso ai team manager, soprattutto a quelli che dopo un po’ sono stufi di aspettare e reclamano risultati nel nome del lauto ingaggio che versano all’atleta infortunato.

«Non ci si può aspettare che si facciano miracoli – dice Guardascione – e se ci sono manager che mettono fretta senza sapere che da certi infortuni ci si riprende dopo parecchio tempo, vuol dire che sono sciocchi, oppure fanno finta di niente oppure ancora vogliono lucrare sul contratto».

Il tema è delicato. Gli atleti sono macchine pressoché perfette, combinazione miracolosa di equilibri delicatissimi. Un evento traumatico, un infortunio importante cancella anni di costruzione e costringe a ripartire da zero, dal ricostruire un’efficienza fisica che non si può dare per scontata. Ecco il motivo per cui in questo 2024 sarà interessante vedere all’opera Bernal e Alahilippe, aspettando con fede che anche Marta Cavalli si riprenda dall’ultima caduta e torni a prendersi ciò che è veramente suo.

Nonostante Lefevere e la iella, Alaphilippe ci crede ancora

04.03.2024
5 min
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Alaphilippe è caduto anche alla Strade Bianche, dopo identico destino alla Omloop Het Nieuwsblad. Alle coincidenze della corsa di sabato si aggiunge il fatto che il francese cadde anche nel 2022 per una violenta folata di vento, proprio mentre Pogacar spiccava il volo. Difficile dire se Julian cada così spesso per sfortuna, per via dell’età o perché poco concentrato. Di sicuro, la situazione in squadra non è per lui delle più idilliache. La pressione esercitata da Lefevere non accenna a diminuire e questo non contribuisce a costruire il giusto scenario attorno al due volte campione del mondo.

Come ha scritto di recente L’Equipe, Lefevere è prima di tutto un contabile e mal digerisce il dover pagare troppo un corridore, soprattutto se non vince. Per intenderci, lasciò andare Philippe Gilbert nonostante avesse appena vinto Fiandre e Roubaix, ritenendolo alla fine del viaggio. Nonostante l’agente di Alaphilippe neghi la presenza di Marion Rousse alla firma dell’ultimo contratto, il manager belga lo ha inserito fra i motivi di fastidio. Al pari del fatto che nessun compagno vorrebbe più dividere la stanza col francese per lo squillare ininterrotto del telefono a tutte le ore. Vero o falso che sia, il clima non è disteso. E quando guidi al limite su strade impegnative con bici che non perdonano errori, basta un battito di ciglia fuori posto per perdere il controllo.

Anche quest’anno per la Strade Bianche, la Soudal-Quick Steo ha alloggiato al Podere Pieve a Salti (foto Wout Beel)
Anche quest’anno per la Strade Bianche, la Soudal-Quick Steo ha alloggiato al Podere Pieve a Salti (foto Wout Beel)

La voglia c’è

Eppure Alaphilippe ci crede. I 31 anni e le 618 corse disputate da professionista sono un bel fardello, soprattutto per il modo di correre esplosivo e sbarazzino che si infrange sempre più spesso sulle identiche abitudini di corridori più potenti come Van der Poel e i suoi… fratelli. E mentre la Total Energies gli spalanca le porte, il francese fa la sua professione di fiducia, ammettendo qualche errore nelle ultime due stagioni.

«La voglia c’era ancora – dice – ma il fisico non sempre l’ha assecondata. Così un po’ per disperazione, tendevo a distruggermi sapendo che non avrei potuto vincere. Ora sento che posso tornare al mio miglior livello e sto facendo tutto il possibile. Già alla fine della scorsa stagione sentivo che sarei potuto essere di nuovo me stesso. Quindi, ho deciso di fare semplicemente quello che so fare dopo una bella pausa. Non ho fatto niente di pazzesco durante l’inverno, niente allenamenti lunghissimi o intensità pazzesche, ho solo gettato le basi per la mia condizione».

Alla Strade Bianche, Alaphilippe è caduto riportando escoriazioni. Nessun problema per la Tirreno-Adriatico
Alla Strade Bianche, Alaphilippe è caduto riportando escoriazioni. Nessun problema per la Tirreno-Adriatico

L’arrivo di Remco

La coincidenza dell’esplosione di Evenepoel non può passare inosservata. Avere in casa il giovane portento, per giunta belga, ha fatto sì che la squadra abbia spostato tutte le attenzioni su di lui. Ed è un fatto che difficilmente i programmi dei due coincidano, salvo quando a Julian viene chiesto di aiutarlo.

«Remco e io – dice Alaphilippe – non abbiamo mai avuto problemi o gelosie. L’ho visto arrivare in squadra, progredire e farsi strada. Ha realizzato cose incredibili e sono super felice per lui. E’ stato un enorme piacere aiutarlo alla Vuelta 2022 e sono stato sinceramente felice per lui quando è diventato campione del mondo in Australia. E’ capitato anche a lui di correre per me, ad esempio in una tappa del Giro dei Paesi Baschi. Avrebbe potuto vincere, invece mi ha tirato lo sprint e questo ha dato più valore alla mia vittoria. Abbiamo sempre sentito una forma di rispetto reciproco. Ha visto che negli ultimi due anni non sono stato al livello di prima, ma questo non lo ha reso diverso nei miei confronti». 

Giovedì 29 febbraio, Alaphilippe in ricognizione sul percorso della Strade Bianche (foto Wout Beel)
Giovedì 29 febbraio, Alaphilippe in ricognizione sul percorso della Strade Bianche (foto Wout Beel)

La scelta del Giro

Intanto però Remco punta alla Liegi (che ha vinto per due volte) mentre Alaphilippe va a fare il Fiandre: lui che una Liegi la buttò in modo… blasfemo nel 2020. Remco va al Tour e Alaphilippe passa al Giro

«Il fatto di correre in Italia – dice – è una decisione venuta da me e approvata dal team. Ho sempre detto che non avrei voluto chiudere la mia carriera senza aver corso il Giro almeno per una volta. Dato che il mio obiettivo primario per quest’anno è tornare al miglior livello e presentarmi al 100 per cento al Fiandre, è bene per la mia testa sapere che porterò poi la condizione fino al Giro e per una volta non avrò la pressione del Tour. Dopo due stagioni così difficili, è bello avere un nuovo obiettivo. Da quello che ho visto in televisione, il Giro è una delle gare più dure del calendario. E’ molto più probabile trovare pioggia e freddo che al Tour, ma ora non vedo l’ora di scoprirlo. Sogno di vincere una tappa, ma non ho ancora guardato nulla. So solo che sono 21 tappe e saranno tutte molto dure».

Alaphilippe ha definito prezioso il tempo che trascorre con suo figlio Nino, 3 anni (foto Instagram)
Alaphilippe ha definito prezioso il tempo che trascorre con suo figlio Nino, 3 anni (foto Instagram)

La famiglia al centro

Del resto preferisce non parlare, quantomeno si guarda bene dal trascinare la sua famiglia in disquisizioni inutili. Come ha ben detto Saronni, un manager può avere qualcosa da dire a un suo atleta, ma fa meglio a dirlo in privato e senza coinvolgere pubblicamente la sua famiglia.

«Adoro passare del tempo con mio figlio – dice Julian in una lunga intervista a L’Equipe – adoro il suo atteggiamento spensierato e sto imparando da papà a stare calmo, a preoccuparmi per lui, affinché non soffra. La famiglia è importante, mi sarebbe piaciuto che mio padre lo conoscesse. Nei momenti brutti, quando le cose non vanno bene, ho accanto Marion. Lei sa che ci vuole tempo e forse riesce a fare un passo indietro più facilmente grazie alla sua esperienza ciclistica. Tutte le mogli dei corridori conoscono la durezza del lavoro, dei sacrifici, dei viaggi, delle assenze. Non è mai cattiva e fa molto bene il suo lavoro di opinionista televisiva. Mi piace il suo modo di lavorare e mi piace ancora di più vederla divertirsi in quello che fa. E’ sempre più coinvolta nel ciclismo femminile, è fantastico per lei e il suo coinvolgimento è fantastico per le altre ragazze».

Altro da dire non c’è. Non resta che iniziare la Tirreno-Adriatico in cui ha già vinto tre tappe nel 2019 e nel 2021 e sperare che tutto fili in modo regolare. Che Lefevere lo lasci un po’ in pace. E che la fortuna giri finalmente dalla parte giusta.

Saronni, vuoi fare l’arbritro tra Alaphilippe e Lefevere?

01.03.2024
5 min
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E’ stato un continuo crescendo. Prima le provocazioni legate ai risultati. Poi al fatto che stesse invecchiando. A seguire sulla scarsa voglia di allenarsi. Ma nessuno avrebbe immaginato che l’ennesima bordata di Lefevere all’indirizzo di Alaphilippe avrebbe riguardato la sfera privata, l’uso di alcol e le troppe feste con la moglie.

Facciamo una premessa: un team manager conosce vita, morte e miracoli dei suoi corridori. Può capitare che qualcosa non vada come dovrebbe e che sia necessario richiamare un atleta all’ordine. E’ raro che si facciano simili sparate. Verrebbe da pensare che sia l’unico modo per dare un ultimatum al campione, ma in ogni caso è il modo giusto?

L’associazione dei corridori si è schierata contro Lefevere. La moglie di Alaphilippe ha trovato modo di rispondere al manager e anche alla moglie di Philippe Gilbert che per qualche motivo si è schierata con Lefevere. L’unico a non aver detto una parola è stato proprio Julian, impegnato domani alla Strade Bianche. Accanto a lui si è schierato anche Geraint Thomas, definendo le parole di Lefevere roba da matti.

Giuseppe Saronni ha oggi 66 anni, ha vinto due Giri d’Italia. Dal 1992 al 2017 è stato team manager
Giuseppe Saronni ha oggi 66 anni, ha vinto due Giri d’Italia. Dal 1992 al 2017 è stato team manager

Alla porta di Saronni

Dopo l’intervista, pubblicata sul settimanale Humo, il team manager della Soudal-Quick Step ha fatto di tutto per smorzare la polemica. Ma siccome ha fatto e detto così ogni volta, in attesa che lo faccia ancora, noi abbiamo bussato alla porta di Giuseppe Saronni.

Il piemontese è stato corridore e team manager, magari avrà capito che cosa abbia spinto un dirigente d’azienda a gettare un atleta in pasto al gossip. Saronni si è prestato allo scambio di vedute, dicendo però (giustamente) che per poter avere un’opinione davvero completa bisognerebbe conoscere tutta la storia, di cui sono al corrente soltanto i diretti interessati.

Il 2024 di Alaphilippe è iniziato in Australia. Alla Het Nieuwsblad si è fermato per una caduta
Il 2024 di Alaphilippe è iniziato in Australia. Alla Het Nieuwsblad si è fermato per una caduta
Beppe, tu che ne hai viste tante, perché di colpo un team manager attacca pubblicamente un campione della sua squadra?

Non saprei, è da un po’ che non seguo. Però questa cosa è abbastanza strana. Solitamente se devi dire qualcosa a un corridore, qualsiasi corridore ma soprattutto in questo caso con uno di una certa importanza, lo fai all’interno della squadra. E’ sempre stato così, bisognerebbe conoscere le loro dinamiche interne. Poi sai, quando vai a quelle latitudini, ci sono sempre delle cose strane…

A te è mai capitato di gestire un problema a porte chiuse e poi, vedendo che non passava, pensare di renderlo pubblico?

No, direi di no, tantomeno su cose private e riservate. Non è mai bello. Magari a volte posso aver fatto qualche critica a livello sportivo, sui risultati e il modo di correre (vengono in mente quelle ad Aru nel 2018, ndr). Ma normalmente si evita sempre di parlare della propria squadra e dei propri corridori. Alla fine cerchi sempre di difenderli, anche perché sono con te, li hai voluti tu, li hai scelti tu e alla fine un po’ di colpe ricadono anche su di te. Insomma, mi sembra che Alaphilippe corra da tanti anni in quella squadra, Lefevere dovrebbe già conoscerlo. E se gli ha fatto e rinnovato i contratti, probabilmente è perché ha ritenuto che fosse un corridore valido. Quindi, è difficile dire cosa sia successo, non capita spesso di sentire queste cose. Bisognerebbe capire e conoscere la realtà.

Ha iniziato piano e ha finito andando sul personale. Alaphilippe non ha risposto, ma domani sarà il loro leader alla Strade Bianche, chissà con quale serenità…

Questi contrasti creano situazioni che non portano bene. Non c’è la tranquillità, il rapporto resta conflittuale. A meno che Lefevere conosca talmente bene il corridore e magari sa quello che noi non sappiamo. Che magari tutto questo serve per stimolarlo, per tirargli fuori un po’ di orgoglio. Non lo so, magari è così. A me non è mai capitato, però non conoscendo bene come stanno le cose, possiamo solo ipotizzare. Ma sicuramente troppa serenità non potrà esserci. Non è bello sentirsi dire quelle parole.

Tour de Wallonie 2022, tutto sembra filare bene. Alaphilippe vince a Huy, Lefevere fa un selfie per Instagram
Tour de Wallonie 2022, tutto sembra filare bene. Alaphilippe vince a Huy, Lefevere fa un selfie per Instagram
Se il tuo manager ti avesse attaccato così, tu saresti rimasto zitto come il francese?

Ma no, aspetta. Bisogna capire il carattere e la professionalità delle nostre latitudini. Lì è diverso, hanno un altro modo di fare. Credo che un tecnico italiano, un manager italiano avrebbe cercato di parlare di più con il corridore, ma in privato. Anche perché esternare queste cose, alla fine a chi fa bene?

Forse serve per giustificare davanti agli sponsor i tanti soldi che gli dai?

Se l’hai preso, l’hai tenuto e l’hai rinnovato, hai fatto anche tu la scelta. Però, non conoscendo i dettagli, non me la sento di fare queste valutazioni. Poi c’è da dire anche che questa è un’esternazione arrivata fino a noi, magari se ne sono dette delle altre, che non sono arrivate fin qua. Insomma, bisognerebbe conoscere bene la storia, come la conoscono loro.

Ti farai vedere alla Sanremo?

Solitamente si va alla partenza, che però non è più a Milano. Per noi che abitiamo qua, la Sanremo è una corsa fastidiosa, nel senso che devi prendere, andare in Liguria e poi tornare indietro. E quindi, se devo dire la verità, per come si vedono oramai le corse in tivù, capisco anche la mancanza di tanti tifosi sulle strade. Una volta ce n’erano di più, ma una volta o andavi sul percorso, sulle salite o in qualche trasferta, sennò certe cose non le vedevi. Allora alla televisione davano 30-40 chilometri, oggi vedi tutta la corsa e capisco anche la pigrizia del tifoso che va molto meno alle corse e le guarda in televisione. Insomma, ogni tanto bisogna abbassare i commenti, però la Sanremo dal divano è davvero una bella corsa…

La rivoluzione BKOOL, e si pedala al fianco dei professionisti!

26.02.2024
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Chris Froome, Alberto Contador, Remco Evenepoel, Mikel Landa e Julian Alaphilippe sono delle vere e proprie star anche nel ciclismo virtuale. Non a caso, nel corso delle ultime settimane, hanno guidato il gruppo virtuale di utenti BKOOL condividendo sessioni di allenamento con centinaia di appassionati di tutto il mondo. Le piattaforme di ciclismo virtuale sono diventate il principale punto di contatto tra professionisti e dilettanti, permettendo agevolmente a tutti gli appassionati e a tutti i praticanti ciclisti di partecipare alle sessioni di allenamento dei propri idoli, mettendosi alla prova ed avendo persino la possibilità di interagire con loro.

Proprio per questo motivo gli utenti di BKOOL hanno avuto il privilegio di pedalare virtualmente al fianco di Froome, di Contador, di Mikel Landa, di Remco Evenepoel, di Julian Alaphilippe e di Kasper Asgreen: un evento che sarebbe sembrato impensabile solamente pochi anni fa…

Per gli utenti di BKOOL è stato possibile pedalare accanto a grandi campioni, come Chris Froome
Per gli utenti di BKOOL è stato possibile pedalare accanto a grandi campioni, come Chris Froome

Novità in arrivo

«Uno degli aspetti più interessanti offerti dai simulatori di ciclismo indoor come BKOOL – ha dichiarato Angel Luis Fernández, il direttore marketing di BKOOL – è la possibilità di entrare in contatto con alcune star del ciclismo mondiale senza dover letteralmente uscire di casa. La pandemia ha segnato un vero e proprio boom in questo senso, e da allora è diventato comune vedere ciclisti professionisti che condividono frequentemente sessioni di allenamento con i loro fan.

«Abbiamo avuto alcuni dei migliori ciclisti del mondo che hanno guidato corse di gruppo virtuali sulla nostra piattaforma, e nelle prossime settimane aggiungeremo nomi come Oscar Freire e altre stelle della Soudal Quick-Step».

Le modalità di allenamento di BKOOL sono sorprendentemente realistiche
Le modalità di allenamento di BKOOL sono sorprendentemente realistiche

Training e competizione

Ma i simulatori di ciclismo come BKOOL non solamente aiutano gli atleti a connettersi direttamente con i propri tifosi, ma sono anche essenziali per garantire la loro preparazione durante la stagione. 

«Ciò che rende BKOOL unico – prosegue Angel Luis Fernández – è la possibilità di percorrere qualsiasi tracciato del mondo direttamente dal proprio soggiorno. Questo è particolarmente utile per prepararsi a una cronometro, ad esempio, un aspetto che può fare la differenza. E’ molto comune che i nostri ambasciatori professionisti ci chiedano difatti di poter avere il tracciato virtuale di una cronometro o di un circuito per potersi allenare in anticipo.

«Le sensazioni fornite dagli smart trainer al giorno d’oggi sono sorprendentemente realistiche, e BKOOL offre loro l’opportunità di testare il percorso in prima persona durante una sessione di allenamento realizzata… comodamente a casa propria. Inoltre, la possibilità di creare allenamenti personalizzati su misura per ogni fase della stagione contribuisce a rendere piattaforme come BKOOL strumenti di lavoro oramai indispensabili nel mondo del ciclismo professionistico».

BKOOL attualmente organizza le versioni virtuali ufficiali del Giro d’Italia e del Deutschland Tour, portando i partecipanti a pedalare sulle stesse “strade” di ciascun evento attraverso un’esperienza coinvolgente e realistica. Non solo i fan possono allenarsi al fianco dei loro idoli, ma riescono a farlo nel contesto virtuale di alcune delle gare più prestigiose del mondo.

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