UAE: quanti talenti all’ombra di Pogacar, riusciranno a sbocciare?

15.11.2024
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Nel tentativo di iniziare a prendere confidenza con le rose del 2025, ancora da completare in alcuni casi, abbiamo curiosato tra i nomi del primo team al mondo: il UAE Team Emirates. Gli emiratini hanno collezionato vittorie su vittorie, per un totale di 81 successi. Molti di questi portano la firma di Tadej Pogacar, ben 25. Ma alle spalle dello sloveno ci sono corridori che crescono, migliorano e cercano spazio. Tra loro ci sono tanti giovani, l’inverno ha portato alla promozione di Pablo Torres dal team di sviluppo al WorldTour. Il talentuoso spagnolo appena diciannovenne si aggiunge a una lunga lista di giovani fenomeni. 

I nomi sulla lista sono sei: Pablo Torres, Jan Christen, Antonio Morgado, Isaac Del Toro, Igor Arrieta e Juan Ayuso. Si capisce subito che stiamo parlando di talenti in grado di continuare ed estendere il regno di sua maestà Tadej Pogacar, ma saranno in grado di aspettare il loro turno alle spalle del Re? Difficile da dirsi e ancor più da pronosticare. Tuttavia si sa che la maggior parte delle volte alle spalle della caduta di un regno c’è la volontà di un principe di sovvertire le gerarchie. Chi è chiamato a mantenere l’ordine all’interno dei confini è Joxean Matxin, sport manager del UAE Team Emirates. 

Spazio

Come si trova il giusto equilibrio all’interno di un team in grado di vincere così tanto e che ha nella sua rosa il corridore più forte al mondo, in grado di vincere in ogni momento e su ogni percorso?

«I ragazzi hanno spazio sportivo – dice subito Matxin – siamo la squadra che ha vinto di più e con il maggior numero di corridori. Abbiamo portato alla vittoria più di 20 ragazzi nel 2024 e alcuni di loro sono proprio i giovani. A noi interessa il loro percorso di crescita, poi se arrivano anche i successi la gioia si moltiplica. Da un certo punto di vista abbiamo rotto una mentalità vecchia del ciclismo, ovvero che se un corridore forte vuole vincere deve farlo lontano da altri campioni». 

Da parte di Ayuso è arrivato qualche scricchiolio durante il Tour de France, si riusciranno a mantenere gli equilibri?
Da parte di Ayuso è arrivato qualche scricchiolio durante il Tour de France, si riusciranno a mantenere gli equilibri?
Vero, ma gli altri non si sono accontentati delle briciole?

Nelle corse WorldTour va analizzato il risultato finale, Almeida ha fatto quarto al Tour de France, mentre Adam Yates sesto. E poi ci sono state tante altre occasioni in altre corse, ad esempio Ayuso era il nostro capitano alla Tirreno-Adriatico, Yates ha vinto il Giro di Svizzera, McNulty la Vuelta a la Comunitat Valenciana. 

Anche i giovani sono stati in grado di mettersi in mostra?

Certo. Oltre alla Tirreno Ayuso ha corso e vinto il Giro dei Paesi Baschi e Del Toro ha vinto la Vuelta Asturias. Quello che chiediamo ai giovani è che migliorino gara dopo gara. Sono contento che Del Toro abbia corso il suo primo Grande Giro, anche se non nelle condizioni migliori. E penso che nel 2025 toccherà ad altri ragazzi fare questo passo, mi viene in mente Christen, ad esempio. 

La crescita esponenziale di Del Toro ha sorpreso in positivo, riuscirà a trovare lo spazio per continuare il suo cammino?
La crescita esponenziale di Del Toro ha sorpreso in positivo, riuscirà a trovare lo spazio per continuare il suo cammino?
Le ambizioni, com’è giusto che sia, poi aumentano e magari i ragazzi non si accontentano più di correre in gare di secondo livello. 

Penso sia una questione di ambizione. Voi vedete un possibile problema, io vedo ancora più occasioni per vincere. Ora nelle grandi corse a tappe ci sono due corridori che sono sopra a tutti gli altri (il riferimento è a Pogacar e Vingegaard, ndr). I corridori lo sanno e noi siamo molto chiari con loro fin da inizio anno. Con Ayuso, per fare un esempio concreto, siamo stati onesti. Gli abbiamo detto che se fosse venuto al Tour de France avrebbe lavorato per Pogacar. Vogliamo essere trasparenti con i corridori in ogni momento, anche alla firma del contratto. Sappiamo cosa chiedere e sappiamo cosa vogliamo. 

Nei Grandi Giri meglio avere in squadra certi corridori che contro?

Correre un Giro d’Italia o un Tour de France accanto a Pogacar è sicuramente meglio che correrlo da avversario. Alla fine chi mi assicura che Adam Yates o Almeida sarebbe arrivati sul podio o vicini al podio se avessero dovuto scontrarsi con Tadej? 

Pablo Torres, a colloquio con Matxin, arriva nel WorldTour dopo un solo anno al UAE Team Emirates Gen Z
Pablo Torres, a colloquio con Matxin, arriva nel WorldTour dopo un solo anno al UAE Team Emirates Gen Z
Torniamo ai giovani, vista la grande qualità e profondità della rosa, perché promuovere subito Torres e non fargli fare ancora un anno nel devo team?

Torres nel 2024 non ha fatto un passo di crescita, ma ben due. Questi ci ha portati a premiare il suo cammino con un contratto che gli dimostrasse la nostra fiducia e che gli potesse far capire quanto crediamo in lui. E’ arrivato vicino a vincere il Giro Next Gen e il Tour de l’Avenir, penso che nel WorldTour ci potrà stare benissimo. Non guardiamo molto all’età, se un ragazzo a 19 anni dimostra di poter far ben, noi lo promuoviamo. 

Ma come si garantiscono i giusti spazi?

Allo stesso modo in cui lo abbiamo fatto con gli altri, le gare ci sono e i passi da fare sappiamo quali sono. La squadra non dipende dalle sue vittorie, ha il suo cammino davanti e se arriveranno le vittorie sarà ancora meglio, ma non ci sarà pressione. In UAE gli spazi ci sono, lo abbiamo dimostrato e i nostri intenti sono chiari fin da subito. E’ così che si crea armonia.

Galibier, Covid, Vuelta e mercato: l’estate non facile di Ayuso

07.08.2024
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La calda estate di Juan Ayuso va avanti. Il giovane talento del UAE Team Emirates  ha messo nel sacco anche la partecipazione olimpica, passata un po’ in sordina, come per tanti altri nomi importanti, al di fuori di Remco Evenepoel, e ora si appresta ad affrontare il suo finale di stagione.

Un finale che però è ancora da definire e che in qualche modo è figlio del Tour de France finito anzitempo per il Covid. La situazione al momento per il ragazzo di catalano è abbastanza complessa.

Lo spagnolo (classe 2002) ha chiuso la prova olimpica al 22° posto. Era al rientro in gara dopo il Covid
Lo spagnolo (classe 2002) ha chiuso la prova olimpica al 22° posto. Era al rientro in gara dopo il Covid

Ayuso tra le curve

Perché complessa? Perché i rumors intorno allo spagnolo non sono mai mancati. Pensiamo al fatto del Galibier al Tour. Quel giorno, lo ricordiamo, Ayuso non entrò in azione subito e rischiò di far saltare il programma di attacco di Tadej Pogacar e scatenando quella che è stata ribattezzata la querelle del Galibier. L’attacco di Tadej fu ritardato e se Vingegaard non avesse perso quei 10” al Gpm e fosse rimasto sulle ruote dello sloveno, le cose sarebbero potute andare diversamente, almeno quel giorno. Poi sono emerse le voci che la non partecipazione di Ayuso alla Vuelta fosse una punizione da parte della squadra. E a tutto ciò ora si aggiungono le voci di mercato, secondo le quali Ayuso vorrebbe andare via per avere più spazio.

Insomma c’è tanta carne al fuoco, meglio dunque sentire Joxean Fernandez Matxin responsabile tecnico della UAE Emirates, colui che forse meglio di tutti conosce Juan e la sua gigantesca ambizione, il che non è del tutto un male per chi è campione nel Dna.

Matxin è lo Sports Manager, capo dei tecnici della UEA Emirates
Matxin è lo Sports Manager, capo dei tecnici della UEA Emirates
Joxean, abbiamo visto Ayuso lavorare in altura e poi andare alle Olimpiadi: come sta dunque?

Ora sta bene. Più che altura lui era ad Andorra, dove vive, e lì si è allenato con i ragazzi che erano andati invece in ritiro. Ma sta bene e sta svolgendo il suo programma regolarmente.

A mente fredda torniamo sul Galibier. Cosa è successo davvero quel giorno?

Alla fine è nato tutto da un gesto, quello di Almeida, più grande di quello che realmente è stato. La verità è che Ayuso doveva andare davanti a tirare prima, ma era dietro. Non doveva stare in quella posizione. Poi quando si è deciso ha cambiato ed è andato avanti in modo veloce, perché c’era un chiaro ordine e si è messo a menare. Lo ha fatto “da Dio” Almeida, e poi lo ha fatto anche lui… per quello che poteva (come a dire che forse non era già al top, ndr). Una volta passato avanti, poi hanno tirato tutti e due.

Anche Pogacar poi disse che doveva scattare prima. Immaginiamo che a fine tappa abbiate fatto una riunione…

Ma per noi era tutto chiaro già nel bus. Il fatto stesso di parlarne ancora è una cosa più grande di quanto realmente sia stata. Ognuno ha fatto il suo, semplicemente Juan si è mosso un po’ dopo. E’ poi bastato un gesto plateale di Almeida che lo invitava a tirare e nella vetrina mondiale del Tour il tutto è diventato un caso. 

Ed ora lo vedremo alla Vuelta?

Non abbiamo nessun dubbio, da quando quest’inverno abbiamo parlato dei programmi. Io gli ho proposto Giro d’Italia e Vuelta, come alternativa al Tour, ma lui ha detto che voleva andare al Tour. «Okay – gli dissi – ma se vieni in Francia sai che vieni per tirare». Con un atleta di vertice come Pogacar è così. Noi siamo stati chiari ed onesti con il ragazzo sin da subito. E poi fermarsi prima, allenarsi e riprendere il programma… Okay fai altura, fai anche qualità, un lavoro grande, ma non correre ti dispiace, specie quando hai la sensazione che stai bene ma non puoi farlo.

Dopo il ritiro anticipato dal Tour magari se lo aspetta e anche da fuori sembra una scelta scontata…

Juan è la prima riserva. Come sapete facciamo in autunno i nostri programmi e tutti i ragazzi vanno rispettati e tutti si sono preparati bene. Vediamo come stanno gli altri compagni, se tutti dimostreranno di stare bene, di poter essere pronti per affrontare una Vuelta al meglio si andrà avanti con quel programma, altrimenti ci sarà Juan.

Juan in allenamento ad Andorra con alcuni compagni (foto Instagram)
Juan in allenamento ad Andorra con alcuni compagni (foto Instagram)
Conoscendolo quanta voglia ha?

Tanta, lui stesso ci ha chiesto di correre la Vuelta, ma come ho detto dobbiamo pensare anche al resto del gruppo. E se tutti stanno bene, lui non corre. Lo sai lui e lo sanno gli altri, per questo facciamo programmi chiari sin dall’inverno, affinché tutti possano farsi trovare pronti.

E se non dovesse andare alla Vuelta che corse farà?

La trasferta in Canada, quindi le corse in Italia e il Giro di Lombardia, ma vediamo…

Joxean, non possiamo non chiederti delle voci di mercato intorno ad Ayuso, specie dopo le scaramucce del Tour e cioè che lui vuole andare via. Cosa ci puoi dire?

Che per me è tutto chiaro e semplice: Juan Ayuso ha contratto con noi fino al 2028. E quella, per me, è l’unica voce che conta. 

Guillen e la Vuelta: poche stelle, ma spettacolo sicuro

05.08.2024
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Con la seconda medaglia d’oro di Evenepoel a Parigi si sono chiuse le Olimpiadi della strada e si aprono quelle della pista. Il circo del WorldTour ha riacceso i motori e si avvia verso la Vuelta, terzo Grande Giro di stagione dopo le meraviglie di Pogacar al Giro e al Tour. Lo sloveno l’hanno tirato per entrambe le maniche affinché corresse anche in Spagna, ma lui saggiamente è rimasto lontano dalla tentazione delle tripletta, spegnendo il sorriso sul volto di Javier Guillen, che della Vuelta è l’organizzatore. In realtà lui non ci aveva mai creduto, anche se i sogni costano zero e se si avverano ti svoltano la vita.

Raggiungiamo Guillen in un mattino di relax a due settimane della partenza della Vuelta, che quest’anno scatta da Lisbona e per tre giorni batterà le strade portoghesi, prima di affrontare quelle del Sud della Spagna, per poi salire al Nord: Galizia, Asturie e Paesi Baschi, prima del gran finale di Madrid.

Javier Guillen è il direttore della Vuelta España
Javier Guillen è il direttore della Vuelta España
Che cosa fa l’organizzatore della Vuelta a due settimane dal via?

Sono più che altro compiti di coordinamento interno, per essere certi che tutto sia pronto, soprattutto per Lisbona da cui partiremo. Ad oggi tutti stanno lavorando al 100 per cento per la Vuelta. Le vacanze dei pochi che hanno potuto farle sono finite e quello di cui abbiamo bisogno è che tutto sia a posto e il mio compito è assicurarmi che sia così, in modo che non vengano fuori problemi.

Il percorso è definito e pronto?

Tutto pronto. Abbiamo localizzato perfettamente e da tempo i punti sui quali potrebbe essere necessario qualche intervento, per problemi che possano verificarsi in questo periodo. Ma per ora è tutto a posto.

La Vuelta 2024 partirà dal Portogallo per concludersi a Madrid
La Vuelta 2024 partirà dal Portogallo per concludersi a Madrid
Proprio guardando il percorso, che Vuelta possiamo aspettarci?

Una Vuelta per arrampicatori, come ogni anno, ma un po’ più aperta. In questo momento non possiamo indicare un chiaro favorito. Penso che non ci sarà un dominatore come negli altri due Grandi Giri e penso che anche questo ci porterà ad una gara in cui tutto sarà possibile sino alla fine. Quello che noi organizzatori vorremmo avere tutti gli anni.

Si fa fatica a trovare un nome di riferimento?

E’ ovvio che se arrivasse Primoz Roglic, su cui in linea di principio contiamo, allora ci sarebbe in corsa il vincitore di tre Vuelta e penso che partirebbe con un certo vantaggio. Ma è anche vero che vedendo squadre come la Movistar o la stessa UAE Emirates, la corsa è sicuramente molto aperta. Un altro corridore che per me avrà molte opzioni in questa Vuelta è Carapaz, che penso arriverà in grande forma.

Roglic ha vinto tre Vuelta, potrebbe essere la star dell’edizione 2024
Roglic ha vinto tre Vuelta, potrebbe essere la star dell’edizione 2024
Cosa pensavi quando si parlava di Pogacar alla Vuelta?

Penso che per noi sarebbe una notizia straordinaria e per lui vincerla immagino che sarebbe un sogno. Ma è evidente che Tadej Pogacar non ha illuso nessuno, fin dal primo momento ha detto che il suo programma era fare Giro e Tour. Abbiamo visto tutti il grande livello che ha mostrato in entrambi ed è ovvio che certi risultati, oltre ad una gioia immensa, producano fatica mentale e stanchezza fisica. Per noi sarebbe stata una notizia straordinaria. Tanto più, adesso che ha il Giro e il Tour, per entrare nel club di chi ha vinto le Tre Grandi gli resta solo la Vuelta. Eravamo consapevoli che non sarebbe venuto, non è stata una sorpresa.

In Italia, dopo Nibali non abbiamo più trovato corridori da Grandi Giri. La Vuelta di quest’anno potrebbe essere un’opportunità per i corridori spagnoli?

Lo spero, perché quello che succede in Spagna è un po’ come in Italia. Abbiamo una così grande tradizione di corridori e vincitori, che quando non ne vediamo di nuovi, ci sembra di attraversare una siccità. Penso che quest’anno ci siano dei bravi spagnoli, che si sono comportati bene al Tour de France, come Enric Mas e Mikel Landa. Credo anche che ci sia un corridore come Carlos Rodriguez che, se venisse alla Vuelta, avrebbe grandi possibilità di fare una buona classifica generale. E ovviamente ad oggi il quartetto dei migliori sarebbe completato da Juan Ayuso. In questo momento però non ho la conferma che verrà, ma credo che tra Enric Mas, Mikel Landa e Carlos Rodríguez avremmo molte opzioni per lottare sino alla fine.

La presenza di Ayuso alla Vuelta non è ancora sicura
La presenza di Ayuso alla Vuelta non è ancora sicura
Come organizzatore, quale fra questi funziona di più come immagine?

Non lo so, devo essere cauto perché non posso mostrare preferenze. Credo che ognuno abbia il proprio stile. Penso che Ayuso sia un corridore molto aggressivo, che lotta molto e che usa un linguaggio che piace molto ai tifosi. Rodriguez è un corridore con molta classe e credo abbia un’intelligenza straordinaria in gara. Potremmo dire che sia un po’ più calmo e posato di Juan quando si tratta di esprimersi.

Invece Enric Mas?

Enric Mas è più esperto. Alla fine gli anni trascorsi in gruppo gli danno un certo vantaggio quando si tratta di leggere le gare. E poi ovviamente non si può dimenticare Mikel Landa, un corridore che piace a tutti. Perché è un uomo per la montagna, un corridore che va all’attacco. E’ un corridore che quando lotta, dà tutto. Alla fine, ognuno ha la sua personalità e per me che sono tifoso, mi piacerebbe che lottasse per il podio. Mentre come organizzatore non posso dire tanto di più.

Come ti aspetti l’accoglienza di Lisbona?

Incredibile. Troviamo una città molto preparata, molto moderna, esteticamente bella, che si colloca molto bene tra modernità e tradizione. In Portogallo è come essere a casa. Partiamo dall’estero, ma non smettiamo di sentirci in patria grazie alla collaborazione ricevuta da tutte le Istituzioni. Abbiamo accettato la sfida e affrontato il progetto con molta responsabilità, perché il Portogallo può essere una porta da mantenere aperta. Creare un buon legame ci aprirebbe una vasta gamma in termini di percorso. Possiamo ragionare su nuove proposte senza dover fare trasferimenti o grandi distanze come quando partiamo da altri Paesi. E questo in Spagna è importante perché, come succede in Italia, siamo nel Sud dell’Europa. Siamo il Paese più meridionale e questo fa sì che anche i nostri confini siano lontani dagli altri Paesi, non come accade nel Centro Europa.

Pensi che il caldo sarà un tema della Vuelta?

Lo è sempre stato. La verità è che il caldo è qualcosa di cui dobbiamo essere consapevoli. Il ciclismo ha sempre fatto i conti con il caldo, perché si svolge sostanzialmente in estate. E’ vero che andiamo in posti dove possiamo trovare temperature elevate, come in Extremadura o in Andalusia, ma non credo che troveremo qualcosa di diverso rispetto agli altri anni. Il caldo alla fine si combatte con l’idratazione e, a meno di temperature mai viste prima, non credo che influenzerà lo sviluppo della gara dal punto di vista organizzativo. Di certo ai corridori potrebbe costare più fatica. Alcuni faranno meglio col caldo, altri rimpiangeranno il freddo. E’ una circostanza che influisce sullo sport, ma non credo che possa impedire lo svolgimento delle tappe.

Enric Mas secondo Guillen potrebbe essere avvantaggiato dalla sua esperienza
Enric Mas secondo Guillen potrebbe essere avvantaggiato dalla sua esperienza
A proposito di partenze dall’estero: si parla molto della partenza 2025 da Torino…

Mi piacerebbe che questa possibilità diventasse realtà, stiamo lavorando. Non ho mai nascosto che abbiamo rapporti con la Regione Piemonte, ma voglio essere cauto e annunciarlo ufficialmente nel momento in cui ci sarà qualcosa. E’ evidente che il ciclismo richiami il ciclismo. La Spagna è un Paese ciclistico, l’Italia probabilmente è il Paese ciclistico per eccellenza. E noi vogliamo stare con chi parla la nostra stessa lingua e soprattutto siamo contenti quando possiamo farlo in un Paese così bello. Con così tanta tradizione, con così tanta storia e con tanti legami con la Spagna. Però permettetemi di essere un po’ cauto riguardo a ciò che dobbiamo ancora annunciare. Penso che lo sarà a breve, ma in questo momento non posso dire più di questo.

La querelle del Galibier. Martinelli, tu come la vedi?

04.07.2024
6 min
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Prima che il Tour esplodesse di gioia per il record di Mark Cavendish, in Francia a tenere banco gli argomenti era due: l’impresa di Pogacar e la “querelle del Galibier”, che ha visto protagonisti Joao Almeida e Juan Ayuso.

Ai 2.642 metri del celebre valico, cuore della quarta tappa, sembra che il talento spagnolo abbia fatto un po’ melina, diciamo così. Non ha rispettato del tutto le consegne che erano state date. Tadej Pogacar ha detto che non ha attaccato prima per colpa del vento, invece sembra che questo suo tardivo attacco sia figlio anche di un gestione imprevista del finale della UAE Emirates.

Il fatto

Ma andiamo con ordine. La UAE Emirates affronta il Lautaret e il Galibier davvero forte. Ogni volta che passa un altro uomo in testa il ritmo aumenta e il gruppo si sgretola. Quando svoltano per gli 8,3 chilometri finali del Galibier, i più duri, nell’ordine entrano in scena: Sivakov, Adam Yates, quindi Almeida e Ayuso. Questi ultimi due, visto il vento devono alternarsi fino ai -3 chilometri (o poco meno) dalla vetta. Peccato che a tirare sia solo Joao Almeida, mentre Ayuso è addirittura a ruota del capitano Pogacar.

Da qui il gesto plateale di Almeida che invita Ayuso a venire in testa. Morale: il ritmo cala, prova né è il fatto che Roglic, il quale si stava staccando, si salva. Non solo, ma Pogacar che si aspettava una determinata tattica ritarda l’affondo, scatta a un chilometro dal Galibier e alla fine in cima guadagna “solo” 10 secondi. Lui stesso ha detto che avrebbe voluto attaccare prima, attribuendo però la colpa al vento.

Martinelli (classe 1955) è stato anche diesse di Pantani, il quale richiamava all’ordine i suoi se qualcuno disattendeva gli ordini
Martinelli (classe 1955) è stato anche diesse di Pantani, il quale richiamava all’ordine i suoi se qualcuno disattendeva gli ordini

Il parere di Martinelli

Cosa sarebbe potuto succedere se lo sloveno fosse scattato prima? Avrebbe guadagnato di più? Vingegaard sarebbe andato di più in acido lattico senza quel “rallentamento”? E come si amministrano certe situazioni in squadra?

E’ noto che Ayuso non sia un carattere facile. E’ campione nel Dna e il ruolo di gregario forse non riesce neanche a concepirlo del tutto. E per questo il suo atteggiamento magari non è neanche del tutto voluto .

Di tutto ciò abbiamo parlato con Giuseppe Martinelli, uno dei direttori sportivi più esperti. Se non il più esperto in assoluto.

Come dice Martinelli, la UAE Emirates in questo momento è fortissima: eccola in azione sul Galibier
Come dice Martinelli, la UAE Emirates in questo momento è fortissima: eccola in azione sul Galibier
Giuseppe, cosa ne pensi della situazione di martedì?

Quando hai una squadra forte come adesso la UAE Emirates, una situazione simile può succedere. Erano a tutta e ad Almeida è scappato quel gesto di scatto. Può capitare. E poi non dimentichiamo che neanche lui è un gregario vero e proprio. E’ un ottimo corridore che sta facendo il gregario. Pertanto ci sta che voltandosi e vedendo il “ragazzino” tranquillo a ruota si sia arrabbiato. Non è bello, ma può succedere.

Però quando poi è passato Ayuso, il ritmo è un po’ calato. Almeno così è parso…

Quello sì. Si è visto che tirava con mezza gamba e non con due. Ma io voglio spezzare non dico una lancia a suo favore, ma almeno dargli un’attenuante. Juan Ayuso è un talento vero e anche per lui non è facile mettersi a disposizione. Lo hanno portato al Tour per imparare… ma imparare bene. Secondo me dalla prossima giornata in salita lo vedremo al suo posto. Tra l’altro, ma sono solo voci sia chiaro, si sente dire che vorrebbe cambiare squadra. I credo che se c’è qualcosa, il modo di mettere a posto tutto lo trova o lo ha già trovato, colui che porta la maglia gialla.

Dopo l’arrivo Matxin, mago nel tessere buoni rapporti, ha elogiati Almeida e Ayuso
Dopo l’arrivo Matxin, mago nel tessere buoni rapporti, ha elogiati Almeida e Ayuso
Dici che Pogacar gli ha detto qualcosa dopo la tappa del Galibier?

Per me sì. Gli fa capire che tutti devono lavorare allo stesso modo. Che sono una squadra. Le sue parole contano tantissimo. Però ripeto, queste sono cose che succedono. Magari hanno già rimesso le cose in ordine. Quando si fanno le strategie, poi magari le cose possono variare. Io per esempio ho notato che Adam Yates prima di passare a tirare ha parlato due volte alla radio. Per me ha detto ai compagni: «Fatemi tirare adesso, perché non sono super». Quindi qualcosa nelle tattiche varia sempre. Così si è invertito con Almeida che è entrato in azione dopo. Solo che poi quando il portoghese si è voltato e ha visto che l’altro non c’era, si è risentito.

Magari Ayuso non ne aveva…

Però è arrivato con i primi. Se hai fatto davvero il tuo lavoro non ci arrivi così avanti. Neanche il miglior Kwiatkowski, neanche Van Aert dopo aver fatto quello che dovevano fare restavano con i migliori. E non credo che lui sia ancora più forte di questi nomi giganteschi.

Come abbiamo detto, sembra, il condizionale è d’obbligo, che Pogacar dovesse partire ai 3 chilometri dalla vetta, dove c’è un tratto molto duro…

E ci sta. Io conosco molto bene quella salita e in effetti c’è un tratto di 500 metri molto duro. Non so… forse col senno del poi gli è andata meglio così.

A Valloire Pogacar in mix zone aveva parlato dell’armonia del bus e del team a cena (foto @fizzaazzif)
A Valloire Pogacar in mix zone aveva parlato dell’armonia del bus e del team a cena (foto @fizzaazzif)
Cioè, cosa vuoi dire?

Se Pogacar fosse partito prima lo avrebbe fatto con meno violenza forse e magari Vingegaard gli si sarebbe messo a ruota e non lo avrebbe staccato più. Invece ha capito che gli deve dare una botta secca e non farlo attaccare alla sua ruota. In quelle due tappe, tra Galibier e San Luca, lo ha capito e ci ha provato. Anche perché così lo manda fuorigiri, gli fa fare fatica… Perché attenzione: Vingegaard ha un recupero impressionante e se va in crescendo nella terza settimana magari diventa il più forte. Così invece lo ha un po’ rimesso al suo posto.

Chiaro…

Non so che numeri abbia fatto Tadej, sicuramente saranno stati incredibili, ma quella del Galibier è un’impresa pazzesca. Io forte così Pogacar non l’ho mai visto. E secondo me anche a crono i distacchi dell’anno scorso tra i due non saranno così ampi. Anzi, per me Pogacar può anche vincerla la crono. Magari lo farà Remco, altro fenomeno, ma saranno tutti vicini.

Ultima domanda, “Martino”: se tu fossi il direttore sportivo della UAE cosa avresti detto ai tuoi ragazzi?

Li avrei riuniti al tavolo e avrei detto ad Ayuso: «Ragazzo, fai quello che ti abbiamo detto di fare. Hai un compito. Se tutti hanno un chilometro da fare, quel chilometro tocca anche a te».

La Tirreno di Ayuso vista con gli occhi di Baldato

15.03.2024
5 min
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La Tirreno-Adriatico vinta da Jonas Vigegaard ha lasciato pochi dubbi su chi sia stato il più forte. Il danese ha colto le occasioni, vinto e convinto sulle strade della Corsa dei Due Mari, agli avversari è rimasto poco o nulla. Uno dei più combattivi, insieme a Jay Hindley, è stato Juan Ayuso. Il giovane spagnolo, classe 2000, ha messo tutto se stesso sulle strade, provando a contrastare lo strapotere della Visma – Lease a Bike. In ammiraglia, al suo seguito, c’era Fabio Baldato, il diesse lo ha visto, ci ha parlato tutti i giorni. E’ il miglior interlocutore per tirare una somma finale rispetto alla corsa fatta da Ayuso. 

«Eravamo partiti con l’intenzione di fare bene – racconta Baldato che in questo momento si trova già in Belgio per le prossime corse – Ayuso ha fatto un avvicinamento promettente. Ha vinto in Francia alla Faun Ardeche, è arrivato secondo alla Drome Ardeche e poi terzo al Laigueglia. Insomma, che stesse bene si capiva».

Nella cronometro di Camaiore Ayuso ha massimizzato il vantaggio nei confronti degli avversari
Nella cronometro di Camaiore Ayuso ha massimizzato il vantaggio nei confronti degli avversari

Crono preparata

La prestazione a cronometro di Ayuso, sulle strade di Camaiore, dove ha preceduto Ganna per un solo secondo, ha stupito sì, ma non troppo. L’obiettivo del UAE Team Emirates era quello di partire forte fin da subito, andando a guadagnare il più possibile sugli avversari.

«Nella cronometro – afferma Baldato – volevamo guadagnare tempo, soprattutto su Vingegaard, infatti Ayuso ha fatto una prestazione perfetta. Farlo partire così presto era per evitare la pioggia, poi abbiamo avuto anche un po’ di fortuna. Le ultime gocce sono cadute proprio dieci minuti prima che partisse, quindi la strada non era così bagnata. Questo ha fatto la differenza, ha potuto spingere di più in curva, anche se il divario, minimo, con Ganna lo ha determinato il vento. Vincere è stata una piacevole sorpresa».

Il podio finale della Tirreno: Vingegaard ha regolato Ayuso e Hindley
Il podio finale della Tirreno: Vingegaard ha regolato Ayuso e Hindley
Per il resto com’è andata la Tirreno?

Come ci aspettavamo Vingegaard era di un altro livello, è un ragazzo che non si può sottovalutare. Noi abbiamo fatto la nostra corsa, fino a quando la maglia è stata in casa ci siamo presi le responsabilità, anche nelle tappe piatte. Nei primi quattro giorni ci siamo messi a controllare bene, tirando spesso il gruppo. 

Poi sono arrivate le salite.

Si è visto come Vingegaard sia di un altro pianeta, nella prima tappa dura (la quinta, ndr) Ayuso ha pagato un po’ di più. Mentre il giorno dopo, nella frazione con arrivo a Monte Petrano, ha tenuto più botta, perdendo solo 26 secondi. 

A quale livello si è presentato Ayuso?

Ha ancora margini di crescita, non ha preparato la Tirreno come un obiettivo principe, facendo quindi altura, casa e poi gara. Ma ha corso prima, quindi non si è risparmiato, come dimostrano i risultati. E’ arrivato in forma, ma non al top. Vingegaard arrivava dal Gran Camino, che aveva dominato. Mentre per Ayuso era la prima corsa a tappe. 

Ayuso ha raccolto tanti risultati di rilievo a inizio stagione qui al Laigueglia dove ha fatto terzo
Ayuso ha raccolto tanti risultati di rilievo a inizio stagione qui al Laigueglia dove ha fatto terzo
Vigegaard è andato davvero forte, vi spaventa anche in ottica futura?

Si tratta del miglior scalatore al mondo al momento, ma non siamo privi di soluzioni. Abbiamo una squadra forte, che può contrastarlo. Per come ne parlate sembra che Ayuso dovesse dare un minuto in salita a Vingegaard ma non può essere così. Il danese ha vinto due Tour, Juan è arrivato terzo in una Vuelta. Poi hanno due età diverse, Juan è giovane e di margini ne ha ancora tanti. 

Ayuso si è trovato spesso gomito a gomito con Hindley…

Quello è stato un confronto più confortante, dove il nostro ragazzo ha tenuto testa ad un corridore che ha vinto un Giro d’Italia. Noi abbiamo raccolto il massimo, secondo me, considerando anche le defezioni dell’ultimo minuto. 

Chi?

Nel piano originale avremmo dovuto portare Adam Yates, ma la caduta al UAE Tour ce lo ha impedito. Con lui, che avrebbe potuto provare a seguire Vingegaard in salita avremmo potuto fare una corsa diversa. Con un vantaggio numerico (Ayuso e Yates contro Vingegaard) avremmo potuto giocare diversamente. 

Al posto di Yates è venuto Del Toro, che ha fatto una grande prova.

Bisogna fargli una statua. Non è da tutti essere chiamati all’ultimo e farsi trovare pronti, soprattutto da così giovani. Ha dato una grande mano ad Ayuso, specialmente nella tappa di Valle Castellana dove ha tirato il gruppo inseguitore. 

Con Ayuso che bilancio avete fatto a fine corsa?

Ottimo. Con la Tirreno conclusa Ayuso è il corridore con il maggior numero di punti in questo momento. Poi da domani magari la classifica cambierà, però in un ciclismo che guarda anche i numeri è un ottimo segnale. Cresce e migliora, non serve mettere fretta, ci pensa lui stesso. 

In che senso?

Pretende tanto dalle sue qualità. E’ un vincente, vuole arrivare ed è convinto di poterlo fare. Ora Vingegaard è un gradino sopra, ma l’obiettivo di Ayuso è quello di salirlo.

Ayuso e Hindley litiganti per le briciole e il secondo posto

09.03.2024
5 min
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MONTE PETRANO – Quando Ayuso è andato a parlare con Hindley dopo l’arrivo, l’australiano ha fatto spallucce, infastidito per i cambi che lo spagnolo non gli ha dato nell’ultimo chilometro. Dopo la mazzata di ieri, Vingegaard li ha messi nuovamente tutti al loro posto, ma la salita è stata dura, i corridori sono arrivati tutti vicini al limite e in questi casi anche la pazienza va a farsi benedire.

Il chiarimento fra Ayuso e Hindley non porta sorrisi o pacche: Jai ha sorriso ironicamente
Il chiarimento fra Ayuso e Hindley non porta sorrisi o pacche: Jai ha sorriso ironicamente

I due litiganti

La Bora-Hansgrohe ha provato a far saltare la corsa, era giusto farlo. Prima Martinez e poi Kamna hanno iniziato il Petrano ad una bella andatura, ma contro Vingegaard c’era poco da fare. Il danese se ne è andato a 6 chilometri dall’arrivo e dietro i due rimasti si sono ritrovati a litigare per la seconda piazza, di tappa e nella generale.

«Oggi ho avuto sensazioni migliori rispetto a ieri – dice Ayuso intirizzito – ho avuto un piccolo problema meccanico in un momento veramente difficile, ma grazie alla squadra sono riuscito a rientrare. Poi avevo bisogno di riprendere fiato in fondo al gruppo ed è per questo che ho iniziato la salita in fondo. Ho superato il gruppo poco a poco ed è andata indubbiamente meglio di ieri, soprattutto perché ieri non ho mai avuto buone sensazioni. Sapevo che quando Jonas avesse attaccato, avrei dovuto resistere il più a lungo possibile. Speravo che si fermasse e che si arrivasse allo sprint, ma si è voltato e anziché sedersi ha piazzato un altro allungo e io ho dovuto mollare. Però sono contento di aver provato a correre così. Quando c’è un corridore così superiore, non c’è molto da fare se non provare e semmai scoppiare, come sono scoppiato io oggi».

Il livello di Vingegaard

Nel confronto con Hindley, Ayuso è parso più solido di ieri e sembra scusarsi sinceramente quando dice di non aver più dato cambi perché da dietro stava rientrando il compagno Del Toro. Argomento leggero, dato che il messicano era messo peggio in classifica, ma tant’è.

«A un certo punto – dice – le staffette mi hanno detto che il mio compagno veniva da dietro, per questo ho smesso di collaborare. Mi piace dare il mio contributo, ma non si può sempre farlo. Comunque, è stata una settimana eccellente e molto completa. Il primo giorno ero più felice di oggi, perché ho vinto la cronometro ed è stato speciale farlo su quel percorso così piatto. Dalla Tirreno-Adriatico mi porto via le buone sensazioni di oggi, avevo altre gambe. Non so quantificare quanto mi manchi per arrivare al livello di Vingegaard, ma oggi penso di essere stato un po’ più vicino. Almeno sono riuscito a fare lo sprint dei primi inseguitori, ieri nemmeno quello. Proverò ad avvicinarmi, un po’ per volta…».

Fortunato è stato il primo degli italiani: 12° a 1’20” dal vincitore: bilancio positivo
Fortunato è stato il primo degli italiani: 12° a 1’20” dal vincitore: bilancio positivo

Vincere il più possibile

Attorno a Hindley hanno fatto una specie di cordone, in cima a questa montagna su cui il cielo si è abbassato, scuro e freddo. L’addetto stampa con la barba ha intimato di non fare domande. Poi il vincitore del Giro 2022 si è vestito di tutto punto e ha preso la discesa verso i pullman, anche oggi alla base della salita, proprio mentre Vingegaard ci raggiungeva per raccontare la sua giornata.

«Quando c’è la possibilità – dice parlando della vittoria – allora perché non provarci? Oggi ho usato un’altra bici. Ieri aveva più senso andare con la S5, perché c’era una lunga discesa e poi un lungo tratto in pianura. E quando la velocità è così alta, è meglio andare sulla bicicletta aerodinamica. Oggi però c’era l’arrivo è in salita, allora ha più senso avere la R5, la bici da scalatore. Sono decisioni che prendiamo insieme, la squadra ed io. Anche oggi ci ho messo tutto quello che avevo. Quando è così, cerco di superare i miei limiti. Vincere a marzo fa parte del processo del Tour, ma anche del mio essere corridore. La stagione non è fatta solo del Tour de France e mi piace l’idea di provare a vincere gare, vincere il più possibile. Ho sempre molta fiducia in me stesso e credo che a luglio potrò fare bene, non importa quale sia la forma attuale».

Jonas Vingegaard, 27 anni, ha vinto gli ultimi due Tour de France. Prossima corsa il Giro dei Paesi Baschi
Jonas Vingegaard, 27 anni, ha vinto gli ultimi due Tour de France. Prossima corsa il Giro dei Paesi Baschi

L’attesa del Tour

Anche oggi ha dominato e a voler essere poco simpatici, viene da chiedergli se non pensi di aver avuto un lotto di avversari un po’ troppo morbidi, mentre i più forti sono alla Parigi-Nizza.

«In Francia – conferma – ci sono alcuni dei corridori più forti al mondo e onestamente non vedo l’ora di correre contro di loro. Remco e Roglic sono fortissimi, ma anche qui il livello è stato molto buono. Si corre e si fa riferimento ai corridori che ci sono. Si corre nel modo che più ci ispira e per me un’ispirazione è sempre stato Alberto Contador. Mi piaceva il suo modo di correre e lo stile che aveva».

Poi lo vengono a chiamare, perché è freddo e perché il trasferimento che ci aspetta è davvero lungo. Mentre i corridori se ne vanno, noi torniamo in sala stampa. C’è questo pezzo da scrivere, poi due ore di macchina verso la tappa di domani. La Tirreno volge al termine, grandi sfide si annunciano all’orizzonte.

Ayuso e Ganna, un secondo che cambia lo stato d’animo

04.03.2024
4 min
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LIDO DI CAMAIORE – Il minimo margine possibile per una vittoria che lo consacra già tra i grandi. Sarà ancora un ragazzino Juan Ayuso, ma fa davvero sul serio e una dimostrazione di forza è il successo di un solo secondo, a negare il tris consecutivo a Filippo Ganna nella cronometro inaugurale della Tirreno-Adriatico.

Voleva dare un segnale ai rivali per la classifica generale e, invece, si ritrova già in maglia azzurra dopo la performance monstre (52,554 km/h di media) sfoderata sul lungomare di Lido di Camaiore nella prima fatica della Corsa dei Due Mari. Tutti aspettavano una zampata del due volte vincitore del Tour de France Jonas Vingegaard, ma a far notizia per il danese e i suoi compagni di squadra sono stati più che altro i caschi futuristici, che ricordano quelli dei missili dello sci velocità come Simone Origone.

Per Ayuso un inizio stagione fulminante: 2 vittorie e 3 podi in 6 gare, una media davvero inusuale
Per Ayuso un inizio stagione fulminante: 2 vittorie e 3 podi in 6 gare, una media davvero inusuale

Distacchi importanti sui big

Partenza a razzo, invece, per il ventunenne spagnolo che sta crescendo all’ombra dell’asso Pogacar e che ha già fatto podio nella generale alla Vuelta nel 2022 (terzo).

«E’ fantastico, anche perché c’è stata suspence fino alla fine e tutti sapevano che Ganna era l’uomo da battere. E’ una vittoria speciale ed emozionale – ha commentato soddisfatto Ayuso, prima di raccontare le sue emozioni – che mi dà grande morale, motivazione e sicurezza. Non sapevo di poter vincere, ma ho cercato di centellinare le energie nel primo tratto (fino all’inversione a Viareggio, ndr) e poi ho cercato di mantenere per guadagnare il più possibile sui rivali per la classifica generale».

Ci è riuscito alla grande, rifilando 22” a Vingegaard, 24” a Jay Hindley, 33” a Tom Pidcock, 35” a Tao Geoghegan Hart e 1’06” all’olimpionico di Tokyo su strada Richard Carapaz.

Per Vingegaard 22″ di distacco, una prestazione (9°) inattesa considerando il dominio alla O Gran Camino
Per Vingegaard 22″ di distacco, una prestazione (9°) inattesa considerando il dominio alla O Gran Camino

Parole dolci da Matxin

Joxean Matxin che l’ha sospinto dall’ammiraglia, se lo coccola: «Siamo veramente soddisfatti per questa vittoria perché Juan è un ragazzo dal talento immenso e che lavora tanto. Ha qualità, va forte, ma ha già una personalità pazzesca. È un perfezionista e si è concentrato molto sulla posizione da tenere sulla bicicletta da cronometro ogni settimana e con il nostro responsabile della biomeccanica e dell’aerodinamica ha lavorato molto anche sulle curve».

Proprio in una di queste ha fatto la differenza per soffiare il successo al due volte campione del mondo. «Sono felicissimo, perché forse ha commesso un piccolissimo errore su una di queste, ma il 99% restante della sua cronometro è stato perfetto e solo così poteva battere uno specialista come Ganna. Adesso viviamo alla giornata, tappa dopo tappa ed è un bel test perché qui alla Tirreno i rivali sono davvero importanti».

Per Ganna sconfitta per 1″, ma buoni segnali, considerando i problemi in preparazione
Per Ganna sconfitta per 1″, ma buoni segnali, considerando i problemi in preparazione

Ganna, rulli e “musica a palla”

Soltanto una battuta veloce per Top Ganna al traguardo, prima di tornare al bus Ineos Grenadiers, dove ad attenderlo c’erano tanti ragazzini.

«Bisogna continuare a lavorare e spero di tornare a vincere. Sarà una settimana difficile, perché abbiamo visto il livello degli avversari, vediamo come andrà giorno per giorno».

Al di là del successo sfumato, l’asso azzurro è parso molto tranquillo e si è caricato con la musica a palla mentre spingeva sui rulli di tricolore vestito: ha cominciato con “Tuta Gold” di Mahmood e chiuso con “Noi No” di Marracash. A salutarlo è passato anche Chris Froome: un rapido scambio di battute e poi via verso la partenza, acclamato dai tanti appassionati arrivati ad ammirare tutti i suoi rituali e il suo bolide (oggi ha montato il 68 davanti).

Ganna pronto per andare alla partenza, dopo una seduta sui rulli con tanta musica
Ganna pronto per andare alla partenza, dopo una seduta sui rulli con tanta musica

Cioni e Villa (abbastanza) ottimisti

Il suo mentore Dario Cioni, prima del via, ci ha detto: «Ha lavorato bene nelle ultime settimane. Siamo un po’ indietro sulla tabella perché a dicembre abbiamo avuto un po’ di problemi, però è una stagione lunga con obiettivi importanti a luglio. Senza dimenticare la Milano-Sanremo, dopo l’anno scorso è diventata un obiettivo. Strade Bianche in futuro? Prima ci sono altri obiettivi».

Anche il cittì dell’Italia in pista Marco Villa è tranquillo: «Pippo l’ho visto bene la settimana scorsa in velodromo. Ha fatto quattro giorni, non è al 100 per cento perché il programma è diverso rispetto allo scorso anno, però l’ho visto uscire bene da quel periodo di allenamento. Qui sono curioso di vedere anche Jonathan Milan e Simone Consonni».

E proprio il gigante friulano ha risposto presente, con l’ottimo terzo posto odierno che fa sognare, sia su asfalto sia su pista. Questi giorni tra i due mari saranno un banco di prova importante.

Ayuso e il Tour, un viaggio fra sogno e ambizione

21.12.2023
5 min
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LA NUCIA (Spagna) – A margine delle parole di Pogacar lanciato verso la doppietta Giro-Tour, Juan Ayuso ha osservato curioso la scena, cercando di capire cosa si provi ad essere al centro del mirino. Questi posti li conosce a menadito, perché qui è cresciuto. Il quarto posto dell’ultima Vuelta ha seguito il podio del 2022, in seguito al quale però lo spagnolo si era dovuto fermare per una tendinite che non voleva passare. Forse anche per questo è partito al rallentatore, avendo nel programma il debutto al Tour de France. Assieme a Yates, Almeida e Soler farà parte della guardia scelta per il capitano sloveno.

«Penso che il prossimo anno sia il momento giusto per provare il cambiamento – dice – anche se il risultato della Vuelta non è stato eccezionale. L’ultima è stata peggiore della prima, ma credo che ugualmente sia stata un passo avanti. Spero e credo che quest’anno migliorerò ancora e questo mi fa pensare che io sia pronto per debuttare al Tour. Quando ho iniziato ad andare in bici, il sogno è sempre stato il Tour, guardando Contador, Valverde e Purito. Essere lì come loro e lottare per tirare fuori il meglio senza dubbio è una grande motivazione e una speranza».

Ayuso ha chiuso la Vuelta 2023 al quarto posto, il primo dietro i tre della Jumbo Visma
Ayuso ha chiuso la Vuelta 2023 al quarto posto, il primo dietro i tre della Jumbo Visma
Come procede la preparazione?

Sono indietro, ho iniziato con 3 settimane di ritardo, ma nonostante questo mi sento meglio dello scorso anno, quindi sono davvero felice. Se tutto va come nei piani, inizierò la stagione a Jaen e poi farò l’Andalucia.

Che cosa accadrà se Pogacar dopo il Giro avrà un calo e al Tour non sarà performante?

Non credo che succederà, ma se ne avrò l’opportunità, è chiaro che non mi tirerò indietro. Sarebbe una grande opportunità, mi preparerò al meglio per essere nella migliore condizione.

Che cos’è il Tour per te, che ricordi hai? 

Ricordo alcune estati che andavamo sulle Alpi e sui Pirenei. Viaggiavamo con una roulotte e andavamo nelle tappe di montagna per vederli passare. Da bambino avevo le varie maglie di classifica, ma erano troppo grandi perché non c’erano della mia misura. Provare a lottare per loro è il sogno più grande. Ovviamente, cercherò di vincere una tappa, se le circostanze lo consentiranno. Sarebbe un’emozione grandissima. Ho visto con sana invidia la vittoria di Carlos Rodriguez.

La vittoria di Carlos Rodriguez a Morzine ha ingolosito Ayuso: i due sono rivali sin da piccolini
La vittoria di Carlos Rodriguez a Morzine ha ingolosito Ayuso: i due sono rivali sin da piccolini
Hai parlato degli spagnoli più forti degli ultimi anni: com’è doverli sostituire?

Ci hanno lasciato un compito difficile. Abbiamo avuto delle vere leggende come Valverde, Purito e Contador, un divario difficile da colmare. Però sarà bello provarci con Carlos e con Arrieta, che è qui con noi alla UAE Emirates, e con diversi giovani che stanno uscendo ultimamente.

Cosa ti pare di questi juniores che passano e sono già così professionisti?

La mentalità che avevo da junior di primo anno non era ancora da corridore. L’anno dopo, quando ho firmato il contratto, ho cominciato a rendermene conto. Quando ho vinto il campionato spagnolo ho cominciato a pensare che sarei potuto diventare un corridore. Qui ci sono tanti giovanissimi e hanno un modo di lavorare che anni fa non c’era. I ragazzi della generazione Z fanno le stesse cose di noi professionisti. Ma sto bene come sono, non mi lamento.

La voglia di vincere è passata?

Quando ero piccolo, volevo vincere sempre e quando perdevo la prendevo male e facevo i capricci. Per quello sono migliorato un po’, anche perché adesso perdo più volte di quante vinca, perciò non mi arrabbio più così tanto. D’altra parte, ho un approccio più maturo con il lavoro. Sto sacrificando la mia vita cercando di dare sempre il massimo. Cerco di spingermi oltre il limite, poi una volta fatti tanti sforzi, l’ambizione ovviamente è essere il migliore. Lo otterrò? Non lo so, ma è la motivazione per fare tutti questi sacrifici.

Ayuso ha 21 anni: è passato pro’ a giugno 2021. E’ alto 1,83 e pesa 65 chili
Ayuso ha 21 anni: è passato pro’ a giugno 2021. E’ alto 1,83 e pesa 65 chili
E se un domani ti rendessi conto di non poter essere il migliore?

Sinceramente adesso che ho 21 anni, non mi passa nemmeno per la testa l’ipotesi di non riuscire. Penso solo a una cosa che è vincere ed è chiaro che se fra cinque anni vedrò che gli obiettivi che mi ero prefissato sono irreali e non riesco a raggiungerli, allora ovviamente dovrò cambiare il chip e vedere dove voglio arrivare.

A parte il Tour, quali sono i tuoi obiettivi 2024?

Vincere tutte le gare cui prenderò parte. Speriamo di iniziare la stagione senza problemi e poi qualunque sia la gara che verrà fuori, ci proverò, perché cercare di vincere è quello che faccio meglio.

Che effetto fa pensare che il tuo primo Tour non finirà a Parigi?

Ci ho pensato un po’ ed è un po’ strano. Non proverò la sensazione di pedalare sugli Champs Elysées, ma è anche bello pensare che sarà la prima volta che si finisce a Nizza. Se riuscirò a finirlo, cosa niente affatto scontata, la sensazione sarà comunque enorme. Avrò altre occasioni per arrivare a Parigi, magari proprio con le Olimpiadi (ride e spiega di averle ben chiare nel mirino, ndr).

Il programma 2024 prevedeva il debutto al Giro, ma la scelta di Pogacar ha fatto rivedere i piani
Il programma 2024 prevedeva il debutto al Giro, ma la scelta di Pogacar ha fatto rivedere i piani
Sei nel ciclismo professionistico da poco, sapresti scegliere qual è il meglio e quale la cosa peggiore dell’essere un ciclista?

Bella domanda. Penso che la parte migliore sia tutto quello che viviamo, il fatto che il sacrificio corrisponda a una passione e non lo senta come un lavoro. La cosa migliore è vivere dei tuoi sogni, di ciò che desideri da quando avevi 7 anni. Alla pari con questo, è bellissimo anche alzare le braccia in qualsiasi gara. La parte peggiore, guardando il calendario, è che starò per 4-5 mesi senza mettere piede in casa, tra il Tour e altri ritiri. Stare lontano dalla famiglia e dai tuoi cari è la cosa più difficile.

Sei arrivato terzo e quarto alla Vuelta. Ti rimane la sensazione che tornandoci potresti fare meglio?

Ho fatto la Vuelta per due anni di fila e quando ho firmato per la squadra, il piano è sempre stato quello di debuttare al Tour. Quest’anno si era pensato di fare il Giro, ma visto come sono andate le cose e come mi sentivo, ho detto alla squadra che volevo andare direttamente al Tour. Quest’anno si va al Tour, ormai nella mia testa c’è solo quello.

UAE Emirates e il Tour: dream team o troppi galli?

02.11.2023
5 min
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Se la Jumbo-Visma è alle prese con indiscrezioni di stampa che vorrebbero Van Aert al via del Giro rinunciando al Tour per puntare poi alle Olimpiadi, in casa UAE Emirates (foto Fizza in apertura) si ragiona di futuro con il possibile coinvolgimento nella sfida francese di Juan Ayuso e di Joao Almeida. Il tutto mentre Pogacar è impegnato nei criterium d’Oriente del Tour de France e rilascia dichiarazioni a briglia sciolta, dando una sensazione di vero divertimento: «Il miei obiettivo per il 2024? Divertirmi e togliere quella maglia arcobaleno a Van der Poel».

E’ possibile che per contrastare la squadra olandese (che perdendo Roglic ha comunque ridotto la sua capacità offensiva, ma ha pur sempre Vingegaard, Kuss e Van Aert), il team degli Emirati decida di puntare su una sorta di dream team, affiancando a Pogacar e Yates, anche Ayuso e Almeida?

Da due anni la sfida del Tour sorride alla Jumbo-Visma, con la UAE Emirates a inseguire
Da due anni la sfida del Tour sorride alla Jumbo-Visma, con la UAE Emirates a inseguire

Pogacar e il Tour

Delle parole dello sloveno sugli equilibri del Tour abbiamo raccontato nell’ultimo editoriale: non sarà più un duello fra Jumbo-Visma e UAE Emirates, ma ci saranno da considerare anche la Bora-Hansgrohe di Roglic e la Ineos Grenadiers che si sta rinforzando.

«Sono molto soddisfatto del percorso del prossimo Tour – ha aggiunto lo sloveno – le due cronometro sono interessanti come pure la tappa su sterrato, ma ci sarà molta competizione anche negli ultimi giorni nei dintorni di Nizza. Mi dicono che Vingegaard ha dato un 8 al Tour del 2024, io darei un 9, soprattutto perché finiamo nella zona dove vivo e mi alleno».

Quarto alla Vuelta e miglior giovane, Ayuso ha voglia di misurarsi col Tour senza troppi timori
Quarto alla Vuelta e miglior giovane, Ayuso ha voglia di misurarsi col Tour senza troppi timori

Ayuso e il Tour

Contemporaneamente, del Tour ha parlato Juan Ayuso, che nella stessa UAE Emirates appare come un predestinato. E che ora, dopo essersi fatto le ossa per due stagioni alla Vuelta, vuole misurarsi con le strade francesi. In realtà farebbe un gran bene a lui e anche al Giro se venisse a misurarsi da queste parti, ma pare che per adesso il discorso non faccia minimamente breccia.

«L’idea – ha detto lo spagnolo nello stesso Criterium di Madrid vinto da Van der Poel – è di fare il mio debutto al Tour l’anno prossimo e vedere come va. Pogacar attualmente è il numero uno ed è normale che vada al Tour da leader. Ma come abbiamo visto alla Vuelta, è intelligente avere più corridori in classifica. Devo ancora fare altra esperienza, il mio corpo deve continuare a svilupparsi. Miglioro ogni anno e non mi sento come se fossi in una fase di stagnazione nel mio sviluppo. Se continuo così, alla fine arriverò al livello dei migliori».

Dopo il terzo posto del Giro e il nono della Vuelta, per il 2024 Almeida vorrebbe provarsi al Tour
Quarto alla Vuelta e miglior giovane, Ayuso ha voglia di misurarsi col Tour senza troppi timori

Almeida e il Tour

E Almeida? Il portoghese si era espresso dopo il Giro, quando seppe di dover fare anche la Vuelta. E proprio nel momento in cui raccontò l’orgoglio per aver conquistato il podio di Roma dietro Roglic e Thomas, dichiarò la sua voglia di Tour. Non è affatto escluso che nel 2024 Joao possa tornare al Giro, ma poi la UAE Emirates potrebbe assecondare il suo desiderio di affrontare un grande Giro al fianco di Pogacar.

«Penso di dover salire ancora di un livello per essere lì con i più forti – ha ribadito di recente tornando sul tema – ma bisogna prendersi tempo, le cose richiedono gradualità e penso di essere sulla strada giusta. Nel 2023 ho fatto Giro e Vuelta, il prossimo anno sarebbe bello fare il Tour».

L’ultimo scontro fra Pogacar e Van der Poel si è avuto al mondiale, con lo sloveno 3° dietro Mathieu e Van Aert
L’ultimo scontro fra Pogacar e Van der Poel si è avuto al mondiale, con lo sloveno 3° dietro Mathieu e Van Aert

I piani di Tadej

Chissà se per Pogacar tutto ciò si traduca in pressione o se lo sloveno riesca a farsela scivolare addosso con la solita leggerezza. Sta di fatto che, con la solita grande eleganza, Tadej si guarda bene dal dichiarare che nel suo orizzonte ci sia soltanto il Tour de France.

«Se facessi da me il mio calendario – dice – probabilmente non vincerei molte gare, perché vorrei partecipare a tutte. Per questo è un compito che spetta ai dirigenti della squadra. Io vorrei vincere il Giro e anche la Vuelta, ma non conosco ancora il mio programma per il 2024. Del resto, il mio momento più bello dell’anno è stata la vittoria al Giro delle Fiandre contro Van der Poel. Mathieu è molto simpatico, un amico, ma anche un grande rivale. Se ci incontrassimo nelle stesse gare, fra noi potrebbe accendersi una rivalità come quella fra lui e Van Aert. E’ uno dei migliori corridori del mondo, anzi il migliore visto la maglia che indossa. Se fossi bambino adesso, Van der Poel sarebbe il mio eroe».