Scatta la Vuelta. Ayuso (quasi) senza limiti è pronto a giocarsela

26.08.2023
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Juan puoi vincere la Vuelta? «Credo di sì. E’ molto difficile ma non impossibile». E ancora: senti la pressione? «La pressione non mi tocca». Vent’anni, il viso ancora con i brufoli dell’adolescenza e una sicurezza che fa paura. Durante la conferenza stampa pre-Vuelta a Juan Ayuso sono state poste tante domande e queste sono quelle che ci hanno più colpito.

L’asso della UAE Emirates è pronto ad affrontare per la seconda volta la grande corsa spagnola, che è anche il suo secondo grande Giro. Lo scorso anno il suo mentore Matxin ci disse che era impossibile fermare il talento. Ayuso non doveva farla, troppo giovane (non aveva compiuto 20 anni), ma poi andava talmente forte che era impossibile tenerlo a freno. E infatti salì sul podio finale di Madrid.

A poche ore dal via di Barcellona che, ricordiamo, avverrà con una cronosquadre alquanto tecnica: 19 curve a 90 gradi in 15 chilometri (e con rischio di pioggia), ecco cosa ha detto uno degli atleti in assoluto più attesi.

Vuelta: ci eravamo lasciati così, con Juan Ayuso sul podio 2022 dietro Evenepoel e Mas
Vuelta: ci eravamo lasciati così, con Juan Ayuso sul podio 2022 dietro Evenepoel e Mas

Gambe okay

Un anno dopo Ayuso si presenta ai nastri di partenza con gli occhi puntati addosso, qualche velleità in più e soprattutto tanta consapevolezza dei propri mezzi. Non che un tipo così ne avesse bisogno, ma tra il dire e il fare…

«Sto bene – ha detto Ayuso – ho lavorato tanto, anche in altura, per tutto l’anno. Avrei preferito arrivare qui senza le cadute di Ordizia e Getxo. Rispetto alla passata edizione fare meglio sarà dura, perché si tratta di migliorare un podio, ma io ci proverò. Ci sono tanti avversari fortissimi, i migliori del mondo. Manca solo  Pogacar.

«In UAE siamo in due, due leader, con Joao (Almeida, al suo fianco nella foto di apertura, ndr) e questo credo sia un vantaggio. Amplia le nostre strategie. Sarà la strada poi a dare una gerarchia ma per combattere contro Remco e la Jumbo-Visma è meglio essere in due. Spero che Vingegaard non ci arrivi al massimo! Se contro di lui ha avuto problemi Tadej (Pogacar, ndr) figuriamoci gli altri!».

La grinta di Ayuso che non ha paura di tornare a sfidare i giganti
La grinta di Ayuso che non ha paura di tornare a sfidare i giganti

Una sfida che stuzzica

Ma se le gambe sono okay, anche la testa non è da meno. Come tutti i predestinati, quando Juan parla, non è mai banale. Sembra avere tutto sotto controllo. Ha piena coscienza della situazione. Dice apertamente che Roglic e Vingegaard hanno qualcosa in più di lui e Almeida, ma che una giornata storta può sempre capitare e che proprio per questo è importante correre bene e avere più carte da giocare.

Si vede proprio, si percepisce, che questa sfida con Vingegaard, Roglic ed Evenepoel lo stuzzica. L’aspetta, non vede l’ora di sfidarli faccia a faccia. Per testarsi. Per scoprire nuovi orizzonti. Per batterli… perché poi come ci hanno detto tutti i tecnici che lo hanno gestito: Juan Ayuso è un animale da gara.

«Mi sento molto forte mentalmente e per questo pronto a sacrificarmi al massimo sia contro gli avversari, sia pensando ai momenti duri che ci saranno nell’arco di tre settimane. La Vuelta dell’anno scorso è stata qualcosa di speciale, la ricorderò sempre ed è la gara che mi ha dato molta fiducia. E’ stata la vera esperienza».

E forse anche da lì arriva quella manciata di watt in più che lo stesso Ayuso ha detto di avere quest’anno.

Gli UAE hanno lavorato molto per la cronosquadre, anche nell’autodromo di Barcellona. Ayuso va forte anche a crono (foto Fizza)
Gli UAE hanno lavorato molto per la cronosquadre, anche nell’autodromo di Barcellona. Ayuso va forte anche a crono (foto Fizza)

L’importanza delle crono

Quindi le gambe ci sono e la testa anche: il terzo elemento in ballo è la gara stessa. Ayuso ha definito il percorso della Vuelta più duro del Tour e questo in teoria favorisce uno scalatore come lui. Ci sono tante salite, anche con pendenze estreme – vedi l’Angliru – e non mancano i chilometri a crono.

«Le crono – spiega Ayuso – possono essere decisive perché spesso siamo tutti molto vicini in salita. Ma questo non mi preoccupa, perché durante la stagione ci abbiamo lavorato molto. Ho fatto sia dei lavori specifici, che dei test in galleria del vento. Io credo che le crono possano essere un buon momento per me».

Ayuso è sicuro, ambizioso ma non spaccone, di certo è intelligente. E in qualche modo è poi lui stesso a gettare acqua sul fuoco, dopo le bordate iniziali.

«L’obiettivo è provare a vincere una tappa – conclude Juan – l’anno scorso ci ero andato vicino, ma non ci sono riuscito. Poi viene la classifica generale. Ma mi rendo conto che ci sono anche più aspettative su di me e sarò più marcato. Fa parte del gioco. Ma significa anche che ci sono tante persone (tifosi e staff) che credono in me ed è per questo che guardo la cosa dal lato positivo».

Come corre adesso la UAE Emirates? Risponde Matxin

02.07.2023
5 min
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La corazzata Jumbo-Visma e il campione uscente Jonas Vingegaard fanno paura, ma Joxean Fernandez Matxin (sports manager del UAE Team Emirates) è sicuro che i suoi uomini daranno filo da torcere ai gialloneri e lo dice senza peli sulla lingua. Ieri Pogacar e Vingegaard (foto di apertura) si sono appena punzecchiati. Nella breve visita nel ritiro di Sestriere del team avevamo visto all’opera Rafal Majka, Marc Soler e i nuovi innesti targati 2023 Adam Yates e Felix Grosschartner.

Ora che Adam Yates ha conquistato tappa e maglia al Tour, l’abbiamo stuzzicato a più ampio raggio, dal podio del mese scorso di João Almeida al Giro d’Italia e su quanto di buono mostrato dall’astro nascente Juan Ayuso al Giro di Svizzera.

Matxin è il direttore della parte sportiva del UAE Team Emirates: i tre giovani di casa li ha visti crescere
Matxin è il direttore della parte sportiva del UAE Team Emirates: i tre giovani di casa li ha visti crescere
Come valuti la prima metà del 2023 del team?

Abbiamo visto tante cose interessanti, soprattutto da tre corridori che seguo da diversi anni e che godono della mia piena fiducia. Almeida lo conosco da quando è junior, così come Tadej, mentre Ayuso dalla categoria allievi. Sono ragazzi che ho visto crescere mentalmente e fisicamente. Almeida ha dato un segnale importante al Giro.

Lo rivedremo alla Vuelta?

Sì, l’idea è quella, così come Ayuso che avrà la corsa spagnola come focus della stagione. E’ un corridore in grande crescita e su cui puntiamo molto. 

Dunque, nessun problema di abbondanza?

No, perché tra tutti e tre, ovvero Tadej, João e Juan, c’è un rapporto fantastico. Li avete anche già visti insieme, soprattutto gli ultimi due, ad esempio alla Vuelta dello scorso anno. Ma anche Almeida e Pogacar, o Pogacar e Ayuso che hanno lavorato insieme a Sierra Nevada e fatto dei bei giorni di allenamento tranquilli da soli. Con le persone intelligenti è facile lavorare, senza problemi, e loro lo sono.

Ci racconti dell’avvicinamento anomalo di Tadej al Tour 2023?

Abbiamo fatto un programma iniziale un po’ diverso rispetto a quello che avevamo in mente, anche se le tempistiche erano simili. Già da gennaio abbiamo tolto l’altura che facevamo per il Uae Tour e, pur sapendo che questa era una corsa importante per la nostra squadra, l’abbiamo tolta per dare a gente come Ayuso e Yates la possibilità di farsi vedere. Soprattutto a quest’ultimo dovevamo dare un bello spazio, dopo averlo voluto fortemente in squadra.

Sarà lui l’ultimo uomo di Pogacar in salita?

E’ un corridore che può fare benissimo anche il leader. Insomma, un secondo capitano. Si è integrato bene, l’avete visto anche voi al Delfinato, non così lontano da Vingegaard, pur non essendo ancora nella miglior condizione.

Ha ancora voglia di imparare il britannico?

Tutti impariamo, anche io a 52 anni continuo ad apprendere qualcosa dai miei corridori, sia a livello professionale sia personale.

Secondo Matxin, Yates può essere anche un capitano aggiunto. Intanto è partito con tappa e maglia
Secondo Matxin, Yates può essere anche un capitano aggiunto. Intanto è partito con tappa e maglia
Tadej ti stupisce ancora?

Bè, tutti gli obiettivi che ti prefissi, con lui li riempi. E’ completo sotto tutti gli aspetti ed è capace di vincere in volata, a cronometro, in uno strappo, in una salita lunga, in pavé. E’ la perfezione fatta ciclista.

E umanamente?

E’ un ragazzo normale. Dirlo di lui può sembrare strano, però è così. Come Ayuso, con cui sono stato qualche giorno fa in Svizzera: sono corridori che vanno forte qualunque cosa facciano, perché fanno bene il loro lavoro. 

Avete segnato in rosso qualche tappa in particolare della terza settimana dopo i sopralluoghi?

Certo, ma ovviamente non vi dico quale (ride, ndr).

C’è qualche possibilità di vedere Tadej anche alla Vuelta?

Per ora, l’unico focus è il Tour, anche perché è stato un anno particolare. Ha fatto una prima parte di stagione fino alla Liegi, che era comunque l’ultima corsa di quel periodo anche senza la caduta, incredibile. Senza intoppi, avrebbe fatto o il Delfinato o il Giro di Slovenia in vista del Tour. Invece abbiamo cambiato il programma e deciso di puntare direttamente sui campionati nazionali (con il doppio successo, ndr) per dargli più recupero. Dovevamo fare i passi giusti.

La caduta della Liegi ha riscritto i piani di Pogacar, che ha ultimato la preparazione a Sestriere (foto Matteo Secci)
La caduta della Liegi ha riscritto i piani di Pogacar, che ha ultimato la preparazione a Sestriere (foto Matteo Secci)
Come sta adesso?

Bene, la sua condizione è in crescendo e abbiamo deciso, dopo Sierra Nevada, di spostarci al Sestriere anche per evitare di fare troppi viaggi. In Spagna, ha usato il tutore in bici da crono per non appoggiarla e non mettere pressione sulla mano, adesso lo usa e lo toglie, ha ancora l’abbronzatura del tutore, però la progressione è giusta, poi vedremo in corsa. 

La squadra è carica?

Abbiamo messo in chiaro già da diversi giorni prima dell’annuncio ufficiale chi avrebbe corso il Tour e chi sarebbero state le riserve. Abbiamo fatto un primo briefing a Sierra Nevada e poi un altro a Sestriere a cui hanno partecipato tutti i direttori sportivi. Abbiamo studiato le tappe che ci aspettano, la tattica con piano A, B e così via, ma anche i rivali che ci troveremo di fronte.

Sarà un Tour scoppiettante come lo scorso anno col duello Pogacar-Vingegaard a farla da padrone?

Credo sinceramente che abbiamo avversari importanti. Non possiamo nasconderci e si può dire che la rivalità sportiva con Vingegaard è molto forte e la sua condizione è importante. Però, non bisogna dimenticarsi che Tadej ha vinto parecchio (14 corse su 20 con le due nuove maglie di campione nazionale sloveno dello scorso weekend, ndr), lasciando pure vincere qualche compagno in alcune occasioni. Ci sarà da divertirsi.

Dal Tour de Suisse un Ayuso formato gigante

21.06.2023
5 min
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Il recente Tour de Suisse ha segnato un altro tassello in quanto a ricambio generazionale. Se Remco Evenepoel è ormai un “veterano”, Mattias Skjelmose, il vincitore, e Juan Ayuso, secondo, sono ancora dei novellini.

In particolare Ayuso è un classe 2002. Juan non lo scopriamo adesso. Lo abbiamo seguito da vicino nel Giro U23 del 2021 e lo scorso anno si è preso il podio della Vuelta. Però stavolta il corridore della UAE Emirates  entra di fatto tra i giganti. E’ stato l’unico a vincere due tappe. A sfiorare il successo finale dopo una giornata di “crisi” e, soprattutto, a battere Remco a crono.

La grinta di Ayuso (classe 2002) sull’arrivo di La Punt, dopo aver staccato tutti sull’Albula
La grinta di Ayuso (classe 2002) sull’arrivo di La Punt, dopo aver staccato tutti sull’Albula

Ayuso il meticoloso

Una prestazione così non poteva certo passare inosservata. Viene da chiedersi dove potrà arrivare già quest’anno il talento spagnolo. Che nel lungo periodo andrà lontano… beh, quello si sa già! 

«Sapevamo che Juan stesse bene – commenta Fabrizio Guidi, che lo ha diretto dall’ammiraglia in Svizzera – che andava forte. Oggi gli strumenti ci dicono molto, ma da qui a vincere una tappa di montagna e una crono… non era semplice. E poi non contano solo i numeri.

«Di questo ragazzo mi è piaciuta e mi piace la meticolosità. Juan è attento ai dettagli in qualsiasi cosa faccia: dagli allenamenti alla strategia in corsa fino ai materiali. E poi ama la vita da atleta. Correre gli piace».

Che sia un… animale da gara ce lo aveva detto in tempi non sospetti anche Gianluca Valoti, suo diesse alla  Colpack Ballan: «Fermarlo a volte è impossibile». 

Hirschi in testa a tirare e Ayuso in coda, verso Leukerbad. Quel giorno lo spagnolo ha pagato oltre 50″ (abbuoni inclusi) a Remco e Skjelmose
Hirschi in testa a tirare e Ayuso in coda, verso Leukerbad. Quel giorno lo spagnolo ha pagato oltre 50″ (abbuoni inclusi) a Remco e Skjelmose

Tre momenti chiave

Evidentemente nell’era dei fenomeni bisogna inserire di diritto anche Ayuso. «Fa parte – dice Guidi – di quella schiera di giovani che si presentano alla scena dei pro’ già pronti. Acquisiscono esperienza in modo più rapido. E in questo Juan è una spugna.

«Per esempio nel giorno della sua “crisi” (terza tappa, ndr), quando ha avuto freddo in discesa. Ha capito molte cose, soprattutto l’importanza della squadra, dei compagni. Quel giorno fu Hirschi a salvarlo. Poi ha recuperato bene nel finale, ma è stata comunque una lezione importante. E quando dico lezione non intendo punizione, ma apprendimento. Perché poi certe esperienze è bene viverle da pro’. Uno come lui, da dilettante, prende e vince con 10 minuti. Se ha problemi, recupera. Tra i pro’ no, non è così».

Per Guidi, il giorno della crisi è uno dei tre momenti chiave dello Svizzera di Ayuso, insieme alla vittoria di tappa e quella finale della crono.

Fabrizio insiste sul fatto che Ayuso abbia corso pochissimo quest’anno. E questo ha complicato le cose. Per certi aspetti al via dello Svizzera era sin troppo fresco. Prima della corsa elvetica, lo spagnolo aveva preso parte solo al Romandia, tra l’altro sempre in Svizzera. E anche in quel caso era riuscito a dare una zampata, proprio nella crono. Stavolta però il livello era ben più alto.

Nella crono finale Juan ha staccato Remco di 8″ e di 9″ Skjelmose
Nella crono finale Juan ha staccato Remco di 8″ e di 9″ Skjelmose

Doti di recupero

«Il fatto che Juan abbia gareggiato poco lo ha fatto arrivare al via del Tour de Suisse con poco rodaggio. Gli sono mancati quei primi 2-3 giorni. Ed è lì che abbiamo perso la corsa. Il quarto giorno, quando ha pagato dazio, è stata una conseguenza del grande dispendio energetico del giorno precedente.

«Poi le cose sono cambiate. E’ scattato il campione che è in lui. Ha preso il ritmo gara, sono emerse le sue enormi doti di recupero e ha fatto quel che ha fatto. Questo vuol dire che hai un motore grosso così, altrimenti ti affossi».

Sull’Albula, Juan ha fatto un numero da capogiro. Ha staccato tutti, Remco e company inclusi. Una vittoria di forza e tenacia. Una vittoria da campione nel Dna. Come a dire: “Ieri le ho prese? Bene, oggi vi faccio vedere io”. Non tutti sono in grado di ragionare così.

«E anche la crono finale – prosegue Guidi – quegli otto secondi di vantaggio su Evenepoel sembrano pochi. In realtà c’è dentro un mondo. Non c’è solo un mare di watt, c’è anche la capacità di saper soffrire». E una grande attenzione verso questa disciplina che da quest’anno regna in UAE Emirates.

Aver battuto Remco a crono lancia Ayuso tra i super di questa era
Aver battuto Remco a crono lancia Ayuso tra i super di questa era

Favola Tour?

Ayuso sta benone dunque. I malanni sembrano del tutto alle spalle. E adesso dove potrà arrivare? Dovrebbe fare la Vuelta, ma in teoria c’è il Tour che chiama. Parte dalla Spagna e sembra fatto apposta per una nuova favola, una favola stile Pogacar. Juan potrebbe starci bene nella formazione per la Grande Boucle.

«Ci starebbe bene: e come fai a dire di no? Fisicamente Juan sarebbe pronto, è chiaro. Ma poi ci sono altre dinamiche di squadra, altri programmi. Ed è giovane».

E’ giovane: anche il suo compagno Pogacar era giovane quando fu buttato nella mischia del Tour (che vinse) dopo il podio della Vuelta l’autunno precedente. Semmai Pogacar all’epoca non aveva in squadra… Pogacar, un campione di tale peso che giustamente catalizza ogni attenzione.

Ma questo è un altro discorso. Quel che conta è che Ayuso sta mostrando chi è tra i professionisti, con la stessa grinta con cui attaccava strade ed avversari tra gli under 23. E quella vittoria a crono su Evenepoel non è cosa da poco.

«Anche in questo caso – conclude Guidi – un particolare che mi è piaciuto di Ayuso è che non è stato tanto lì a dire: “Ho vinto la crono su Evenepoel”, il quale comunque veniva dalle sue vicissitudini del Giro d’Italia, quanto piuttosto si è chiesto: “Dove ho perso il Giro di Svizzera? Dove posso fare meglio?“. Poi è chiaro, magari dentro di sé era contento, ma fin lì non ci leggo!».

Ayuso torna in corsa. Matxin illustra la strategia per Juan

25.04.2023
4 min
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Finalmente Juan Ayuso. Il talento spagnolo è pronto ad iniziare il suo 2023 agonistico. Dopo 225 giorni dalla sua ultima gara gara, la tappa finale della Vuelta, il campioncino della UAE Emirates torna in corsa al Tour de Romandie, che parte oggi da Port Valais e si chiude il 30 aprile a Ginevra.

Come mai Ayuso non aveva più gareggiato? Una forte tendinite lo ha tenuto lontano dalle gare, ma anche dalla bici. Sembrava aver iniziato alla grandissima. Addirittura aveva messo alla frusta Tadej Pogacar durante i ritiri invernali. Poi qualcosa si è inceppato. La tendinite stava degenerando. 

Joxean Matxin, tecnico della UAE Emirates, ci spiega come sono andate le cose e cosa dobbiamo aspettarci da Juan… corridore storicamente (anche se è un 2002) famelico.

Joxean Matxin è uno dei tecnici della UEA Emirates, molto vicino ad Ayuso
Joxean Matxin è uno dei tecnici della UEA Emirates, molto vicino ad Ayuso
Joxean, finalmente Ayuso inizia la sua stagione…

Abbiamo passato dei momenti complicati. Juan è un corridore giovane, vorrebbe gareggiare sempre e ha sofferto vedendo i compagni che corrono, che vincono, che si aiutano… Deve essere stato complicato per lui. Però la squadra non ha mai fatto pressioni perché corresse. Piuttosto abbiamo pensato che per lui fosse meglio stare tranquillo, riposare… Il recupero totale della salute era al primo posto. Il momento del suo ritorno doveva essere un momento naturale in seguito alla guarigione.

Come mai questa tendinite è stata così grave? C’è stato qualcosa che ha sbagliato, magari nel fare gli esercizi in palestra durante l’inverno, problemi con le tacchette, per dire…

Queste cose succedono. La sua tendinite non è stata provocata da una caduta, una posizione sbagliata o altro. Gli è venuto questo dolore e sull’origine possiamo fare mille ipotesi… Ci fosse stata una caduta, una posizione errata come dite voi, okay. Però non ho una riposta precisa. E poi non vorrei entrare troppo in meriti medici. Non è compito mio, ma dei dottori.

Ultima apparizione “ufficiali” per Ayuso, un Criterium a Madrid nell’autunno scorso
Ultima apparizione “ufficiali” per Ayuso, un Criterium a Madrid nell’autunno scorso

Quando vi siete accorti di questo problema?

Prima della Valenciana. Ha accusato un dolore, anzi all’inizio era un fastidio più che un dolore. Poi è aumentato e allora abbiamo deciso di fermarci subito e non correre la Valenciana appunto. Juan è stato a riposo ed ha subito avuto un miglioramento. Così è risalito in bici, ma il dolore è emerso nuovamente. A quel punto abbiamo coinvolto i dottori per capire cosa avesse ed è emersa questa tendinite molto forte. Speriamo che non ritorni.

Juan è un “animale da gara”, lo conosciamo, tu hai detto che ha una gran voglia di correre. Al Romandia sarà subito pronto?

Lui ha classe e da uno che ha la classe, secondo me, possiamo aspettarci di tutto, no? Però non è questo il piano. L’idea iniziale è che si metta a disposizione di Adam Yates. Ma la cosa ancora più importante è che inizi a correre. Poi vediamo giorno per giorno come va. Senza pressione e con la nostra piena fiducia. Juan non deve fare per forza risultato. E anche se lui è forte, ha voglia di correre, ha classe e se vogliamo è anche fresco, non ha il ritmo di gara, che comunque hanno gli altri. Per questo dico che adesso l’obiettivo non è quello di essere il solito “killer”, ma di godersi la prima gara dell’anno. Deve sentirsi ciclista, stare con i compagni e cercare di migliorare giorno per giorno.

Ayuso ha chiuso la Vuelta 2022 al 3° posto (doveva ancora compiere 20 anni). C’è chi dice che questa tendinite sia legata a quegli sforzi
Ayuso ha chiuso la Vuelta 2022 al 3° posto (doveva ancora compiere 20 anni). C’è chi dice che questa tendinite sia legata a quegli sforzi
Può anche essere un’occasione per imparare ad aiutare i compagni…

Ma quello già lo sa fare, anche se ovviamente è un campione… Cosa gli dici? «Aiuta un altro», quando magari restano davanti in dieci? Comunque ripeto, lui sa anche aiutare. Parliamo ogni giorno: sarà pronto per aiutare Yates. Anche perché quando tutti i corridori che hai sono buoni davvero, anche i compagni devono esserlo. Anche i campioni a volte si mettono a disposizione dei compagni, che un giorno dimostreranno sul campo la loro gratitudine.

Dopo il Romandia quali saranno i programmi di Ayuso?

Manterremmo il programma originario, come se non ci fosse stata la tendinite. Intanto vediamo come sta e come reagisce. L’idea è quella di farlo crescere progressivamente.

Quindi anche se dovesse stare bene a maggio, non farà delle corse in più per recuperare un po’?

No, manteniamo il programma fatto questo inverno. Come ho detto, adesso valutiamo come va e poi decidiamo quali gare fare. Si fermerà poi comunque a luglio, per preparare bene la Vuelta.

Giovani corridori e aspettative: come si lavora?

24.01.2023
7 min
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Nel guardare le varie statistiche sui siti di riferimento ci ha colpito la grande differenza che si trova nei giorni di corsa tra i neoprofessionisti: ragazzi giovani che si affacciano al mondo dei grandi. Così abbiamo voluto indagare tra le varie squadre per capire come gestiscono i loro ragazzi. Tra i team selezionati sono rientrati due professional e due WorldTour. 

Felix Gross è uno dei giovani della UAE che sta facendo un percorso graduale di crescita
Felix Gross è uno dei giovani della UAE che sta facendo un percorso graduale di crescita

Per la UAE parla Baldato

La prima persona interrogata su questo delicato tema è Fabio Baldato, diesse della squadra degli Emirati. Tra i ragazzi visti dal veneto spicca il nome di Ayuso, spagnolo classe 2002 che alla prima partecipazione alla Vuelta ha chiuso al terzo posto nella classifica generale. 

«Prima di tutto – inizia Baldato – è tutto molto soggettivo, ci sono giovani che hanno bisogno di un ambientamento più lungo. Altri, invece, vedi che sono già pronti, ma anche in questi casi il lavoro da fare è delicato. Ayuso lo abbiamo “rallentato” cercando di tenere la sua esuberanza a bada. Non è il primo corridore già maturo che mi capita tra le mani, in BMC ho avuto Kung e Dillier che erano già pronti. In questi caso noi diesse dobbiamo essere bravi a valutare, non bisogna mai esagerare, spesso i ragazzi giovani non si pongono limiti. Sono più spavaldi, si vede dall’atteggiamento in corsa. Ti ascoltano fino ad un certo punto, predicare va bene ma poi bisogna mettersi nei loro panni. Sono consapevole del fatto che noi diesse possiamo insegnare qualcosa ma quello che rimane è la “batosta”. Ayuso stesso ad inizio 2022 ne ha prese alcune ed è cresciuto».

«Poi ci sono i corridori normali, uno che abbiamo in UAE è Felix Gross. Lui ha fatto lo stagista nel 2021 con dei buoni dati ma senza cogliere risultati. La scorsa stagione ha avuto più continuità ed ha ottenuto un bel quarto posto in una tappa al Giro di Germania. I corridori così vanno sostenuti, anche mentalmente perché devono capire che la loro crescita deve essere graduale e passa prima da corse minori dove imparano ad essere competitivi».

Lato Intermarché

L’Intermarché Circus Wanty ha un progetto di crescita solido da molti anni, al quale ha affiancato anche la nascita del Development team. Valerio Piva, diesse della squadra belga ci racconta anche che relazione hanno tra di loro le due squadre

«La squadra development ha una struttura a parte – spiega – l’obiettivo è prendere ragazzi giovani e far nascere dei corridori. Lo scambio tra una squadra e l’altra ci sarà, lo stesso Busatto farà qualche gara con noi. Per quanto riguarda il team WorldTour l’obiettivo è diverso, i ragazzi giovani che prendiamo arrivano da team professional o continental. Non crediamo nel “salto di categoria” da junior a professionisti, i ragazzi devono fare uno step intermedio: gli under 23. I ragazzi devono imparare a gestire l’impatto della corsa e le diverse tipologie di allenamento. In un ciclismo che viaggia sempre più rapido è bene ricordare che i margini di errore sono al minimo e si rischia di bruciare l’atleta pretendendo qualcosa che non può fare. I giovani che abbiamo nella squadra WorldTour li inseriamo gradualmente, non li vedrete mai partecipare a corse di primo livello». 

«In questa stagione la squadra ha fatto una rivoluzione – continua Piva – prendendo tanti giovani e perdendo corridori di esperienza come Kristoff. Non è che non credessimo in lui, ma abbiamo preferito un progetto più a lungo termine. Non vinceremo tante corse come lo scorso anno ma è una cosa che abbiamo preventivato, fa parte di quello che è il ricambio generazionale. Gerben Thijssen, è un corridore sul quale nel 2022 abbiamo speso molto in termini di uomini e di occasioni. Ha dimostrato qualcosa di buono e quest’anno è chiamato al salto di qualità, ma è stato tutto graduale. Per il suo bene e quello del team».

La visione delle professional

La Green Project Bardiani è la squadra professional che ha un progetto diverso dalle altre, i giovani vengono presi e diventano subito professionisti. Almeno a livello di contratto, poi però all’interno del team si opera una distinzione, creando praticamente due squadre distinte. Rossato diesse di riferimento per questi ragazzi ci spiega il metodo di lavoro e le sue “criticità”. 

«La prima cosa – racconta dalla Vuelta a San Juan – è cercare di non stressare troppo i ragazzi. Quelli che arrivano dall’ultimo anno di juniores hanno la scuola e per loro deve essere una priorità. L’anno scorso a Pinarello e Pellizzari abbiamo costruito un programma idoneo. A livello di ambientamento per loro è un sogno: avere uno staff dedicato ed essere seguiti in questo modo è una bella cosa. Non dimentichiamo che gli juniores l’anno scorso avevano ancora i rapporti bloccati, una volta con noi abbiamo dovuto insegnargli anche a gestire questa cosa. Si è lavorato anche tanto sull’alimentazione, sul peso e l’allenamento. Dettagli che quando sei professionista fanno la differenza. Dai giovani dell’anno scorso abbiamo ottenuto dei bei risultati. Pellizzari e Pinarello, a fine stagione, hanno corso con i professionisti il Giro di Slovacchia e la Tre Valli. Siamo stati molto contenti della loro risposta».

«Chi arriva da noi che ha già fatto qualche stagione da under 23 fa un programma più intenso. Sempre ponderato alle qualità ed al fatto che sono alla prima esperienza con i professionisti. I corridori che possono correre anche da under fanno calendari misti con diverse esperienze. Marcellusi prima di vincere il Piva ha corso in Turchia e la Milano-Torino, due belle palestre per crescere. Tolio è un altro che ha corso molto tra gli under 23 ed i professionisti, aggiungendo al suo calendario corse importanti come Strade Bianche e Lombardia. Sono corse che un ragazzo giovane può guadagnarsi, sono come un premio che arriva alla fine di un bel percorso di crescita».

Ultima parola alla Eolo

La Eolo Kometa ha nella sua idea di team una visione diversa, con due squadre divise: la professional e la under 23. Stefano Zanatta ha lavorato per tanti anni con i giovani e di cose ne ha viste.

«Le nostre due squadre sono direttamente collegate – apre il discorso Zanatta – vedi da subito i ragazzi giovani e ne segui la crescita. Questo perché una volta che passano in prima squadra hai già un’idea di che corridore ti trovi davanti. Io credo che anche i grandi campioni abbiano bisogno di un anno tra gli under 23. Anche in Liquigas, dove avevamo corridori come Kreuziger e Sagan, abbiamo tenuto la stessa ideologia. Prima almeno un anno di esperienza nella categoria giovanile. I corridori possono anche aver talento ma hanno bisogno di una crescita umana e fisica. Anche i nostri giovani che arrivano dalla squadra under 23 avranno bisogno di adattarsi alle corse. Non vogliamo caricarli di pressioni o aspettative troppo alte».

«Il percorso per i ragazzi che arrivano da noi – continua il diesse della Eolo – è di partire da corse più semplici. Poi si passa a quelle di qualità superiore e si prova a vedere come reagisce un ragazzo nel correre da protagonista. Dalla mia esperienza posso dire che un ragazzo arriva ad avere risultati tra i 24 e i 25 anni. Nibali stesso ha fatto tanta esperienza maturando, successivamente ha ottenuto i risultati che tutti conosciamo. Serve un’attività continua ma equilibrata: una cinquantina di giorni di corsa sono giusti. La cosa migliore è dare ai ragazzi delle pause e farli recuperare, senza creare buchi troppo grandi nel calendario, altrimenti si perde il lavoro fatto. Ora ai giovani è concesso meno sbagliare, non è corretto nei loro confronti perché li si sottopone a pressioni maggiori. Forse devi essere più forte mentalmente per fare il corridore ora».

Matxin lancia la rincorsa UAE al tetto del mondo

30.12.2022
6 min
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Non si muove niente senza la benedizione di Matxin. Il UAE Team Emirates è una squadra molto strutturata. Gianetti è l’ammiraglio. Agostini opera fra logistica, marketing e comunicazione. Ma se c’è da parlare di corridori, non c’è nessuno come il basco di Basauri.

“Macho” è stato per anni capo di se stesso, nella veste di talent scout e conoscitore del ciclismo. Ha compiuto 52 anni il 20 dicembre e nella sua carriera ha portato fior di corridori in fior di squadre. Non faceva il procuratore: i team manager sapevano che, parlando con lui, al centro c’era l’atleta e non l’interesse di qualcuno che fosse interessato a venderlo. Gianetti lo ha tolto dal mercato e ha dato al team un valore aggiunto pazzesco. Nel frattempo Matxin ha continuato a tessere la rete dei contatti e nella sua scuderia si contano alcuni dei talenti più forti e meno conosciuti al mondo.

Lo abbiamo incontrato nel media day del UAE Team Emirates, quando è stato evidente che lo squadrone si sia rinforzato per reggere l’urto della Jumbo Visma.

L’arrivo di Adam Yates risponde alla necessità di rinforzare il comparto degli scalatori
L’arrivo di Adam Yates risponde alla necessità di rinforzare il comparto degli scalatori
Avete fatto le cose in grande…

Cresciamo, ci rinforziamo. Prendiamo il corridore più forte per bilanciare la squadra. Non è che prendiamo quattro corridori forti senza sapere dove metterli. Li prendiamo per metterli dove crediamo di averne bisogno. Cerchiamo di farli crescere a livello individuale, come ha dimostrato Pogacar. Con tutto il rispetto per i rivali, vogliamo diventare la squadra numero uno al mondo.

Ti ha sorpreso più che Tadej non abbia vinto il Tour o che Ayuso sia arrivato sul podio della Vuelta?

Sinceramente mi ha sorpreso più che Tadej non abbia vinto il Tour, nel senso che non mi aspettavo una sua giornata no, perché non ne aveva mai avute. Però può succedere. Come il primo anno che abbiamo vinto il Tour, quando lui ebbe una giornata super e Roglic una completamente negativa. Può accadere. Ovviamente quando viene a nostro vantaggio, sembra tutto più bello, quando accade al contrario fa male (ride, ndr). Ma il ciclismo non è matematica. Abbiamo un corridore che fa cose normali, non straordinarie. Tadej non fa cose straordinarie: fa cose normali straordinariamente bene.

Due uomini di punta per la Vuelta: Ayuso da scoprire e Almeida leader: lo schema di Matxin era questo
Due uomini di punta per la Vuelta: Ayuso da scoprire e Almeida leader: lo schema di Matxin era questo
Invece Juan?

Rispetto ad Ayuso… Sapete l’amicizia che c’è e i passi che gli lo ha fatto fare. Lui ha sempre ascoltato i consigli, ci ha sempre creduto. Sapevo che poteva essere molto avanti, ma nel professionismo tante volte non sai dove puoi arrivare: non per il tuo livello, ma perché fai fatica a capire quello dei rivali. Per quello c’è da rispettarli sempre. Poi ovviamente ci sono le tante variabili. E’ successo che è caduto e magari poteva non fare il podio. Per questo siamo partiti con Almeida leader e con Ayuso dietro, coprendolo e non mettendogli pressione. Volevamo vedere quello che avrebbe fatto, giorno per giorno, soprattutto dopo la decima/dodicesima tappa. Il suo limite di tappe era il Giro U23, che dura 10 giorni. Non si può chiedere a un ragazzo di 19 anni nient’altro che non sia fare il meglio di se stesso.

Hai parlato di Almeida: come valuti il suo percorso?

Joao lo conosco da quando era junior e ho vissuto la sua progressione. Mi ricordo quando è andato alla Trevigiani, perché aveva bisogno di una squadra come quella, in cui ha fatto un passo di qualità vincendo due corse. Poi abbiamo capito che aveva bisogno di andare con Axel Merckx alla Hagens Berman Axeon. Quindi l’ho aiutato a passare alla Quick Step e poi qui alla UAE. Il problema è che se pure un corridore sta crescendo in modo perfetto, quando prende per 15 giorni la maglia rosa, sembra condannato a vincerla l’anno dopo. Invece Joao sta facendo i passi giusti, molto giusti. Sono veramente contento, però in questi anni ha avuto anche sfortuna.

Almeida continua a crescere: secondo Matxin nel 2023 farà un altro passo in avanti
Almeida continua a crescere: secondo Matxin nel 2023 farà un altro passo in avanti
Quando?

Senza il Covid al Giro d’Italia 2022, sono convinto che faceva almeno terzo. Non so se di più, ma un terzo lo faceva (il portoghese si è fermato dopo la 14ª tappa quando era in quarta posizione, ndr). Poi ha preparato la Vuelta, ma è rientrato tardi per fare un buon recupero. Ha corso a Burgos, è andato in altura e nella prima settimana di corsa ha sofferto tanto. E’ andato migliorando e ha chiuso quinto. Ha avuto due momenti precisi – il Covid al Giro e la Vuelta in cui è partito con il piede sinistro – ma per il resto sono contento di come si è mosso. E’ andato al Catalogna e ha dimostrato che poteva battere i migliori al mondo, è andato nelle corse più importanti ed è stato ad altissimo livello. Sono convinto che il prossimo anno Almeida farà un altro passo in avanti.

Secondo te quei 15 giorni in maglia rosa sono diventati un peso?

No, non li ha sofferti. Era e sarà ancora il nostro leader al Giro d’Italia, senza dubbi. Ma ha vissuto quello che nel 2023 succederà probabilmente, con tutto il mio rispetto, a Juanpe Lopez. Dopo i suoi 10 giorni in maglia rosa e il decimo posto finale, se l’anno prossimo arriverà dodicesimo, sembrerà che non abbia fatto niente. Ma non è una questione matematica.

Matxin e Agostini: lo spagnolo dà qualche suggerimento sulla curvatura del portabici
Matxin e Agostini: lo spagnolo dà qualche suggerimento sulla curvatura del portabici
Cioè?

Almeida sta facendo i suoi passi in modo progressivo. Nessuno si aspettava che fosse vincente quest’anno o l’anno scorso quando è arrivato sesto, oppure due anni fa quando ha preso per 15 giorni la maglia rosa. Però va sempre in crescendo e per questo sono veramente contento. E’ professionale e rispettoso. Al UAE Tour ha tirato per Tadej come una ventola e lo stesso è arrivato quinto. Se non avesse tirato tanto il giorno in cui Tadej ha vinto, avrebbe fatto secondo o terzo al massimo. Questo significa che ha un cuore grande. E’ facilissimo lavorare con ragazzi intelligenti e svegli come Tadej e Joao. C’è un’atmosfera bellissima, la vedete anche qua. Fra loro c’è rispetto, sono intelligenti, sanno che insieme possono essere più forti che da soli. Per questo sono soddisfatto.

Nel frattempo intorno sta crescendo la squadra…

Credo che debba essere tutto bilanciato, per lo stesso motivo per cui non prendiamo corridori a caso. Se dobbiamo chiedere a ognuno il 120 per cento, dobbiamo dargli il 120 per cento. Anzi, tante volte è importante darlo prima, per poi chiederlo. Per questo anche come squadra cerchiamo di dare sempre il massimo. Possiamo farlo dando il miglior staff, il miglior materiale, i migliori alberghi, i migliori preparatori, il recupero. Dobbiamo scegliere solo quello che sia il top. Non dobbiamo solo trovare il miglior corridore del mondo, dobbiamo essere la miglior squadra al mondo per trovare il migliore al mondo. 

«Tadej – dice Matxin – non fa cose straordinarie, fa cose normali in modo straordinario»
«Tadej – dice Matxin – non fa cose straordinarie, fa cose normali in modo straordinario»
Si studiano anche gli avversari?

Sì, tanto. Due anni fa chi vinceva sempre la classifica a squadre era la Quick Step, ora su chi scommettereste? Come per i giovani. Mi chiedono tutti se il Tour sarà nuovamente una lotta fra Tadej e Vingegaard, ma voi siete convinti che non ci sarà qualcun altro? Si aspettavano Remco Evenepoel e Ayuso e adesso bisogna credere che non salterà fuori nessuno? Arriverà, ve lo garantisco. Per questo dobbiamo guardare non solo al fianco, ma al più esterno possibile. Perché nessuno va indietro, stanno arrivando da tutti i lati. Questa non è solo una competizione a livello sportivo, è la gara per diventare la migliore squadra del mondo a 360 gradi.

Il “piccolo” Vacek mette Ayuso nel mirino

22.12.2022
5 min
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Lo stesso hotel dello scorso anno. A Mathias Vacek è sembrato il modo per chiudere il cerchio che l’assurda vicenda Gazprom aveva lasciato aperto. Quando viene a sedersi al tavolo nel gigantesco Hotel Diamante di Calpe, il corridore ventenne della Repubblica Ceca ha l’espressione rasserenata di chi ha ritrovato la strada. Il contratto con la Trek-Segafredo esisteva già da prima e l’annata nel team russo sarebbe servita per fare esperienza. Invece si è trasformata in una lunga attesa, infiammata da qualche lampo, come i secondi posti al campionato europeo e al mondiale U23.

Quel giorno a Wollongong, Vacek aveva lo sguardo di fuoco. Tanto che guardandolo, ricordammo quanto ci puntasse e pensammo che si fosse preparato una bella dedica per l’UCI e avrebbe ambito alla maglia iridata per poterla intonare.

Secondo a Wollongong, dopo il piazzamento agli europei: il 2022 di Vacek, senza squadra, è stato comunque di alto livello
Secondo a Wollongong, dopo il piazzamento agli europei: il 2022 di Vacek, senza squadra, è stato comunque di alto livello
Che cosa hai pensato quando sei arrivato in hotel?

Ormai lo conosco bene e anche le strade. Non è una cosa nuova per me, la differenza è che non stiamo mangiando nel buffet dell’hotel come l’anno scorso, ma abbiamo il nostro cuoco

Magie del WorldTour! Quanto è stato lungo quest’anno?

La prima parte lunghissima perché non avevo gare. Dopo i risultati che avevo fatto (Vacek aveva vinto una tappa al UAE Tour, ndr), era brutto non poter correre più. Per fortuna ho iniziato a fare le corse con la nazionale, ho fatto qualche risultato e alla fine sono contento. Quello che potevo fare, l’ho fatto.

Potevi battere Fedorov al mondiale?

Difficile. Lui arrivava dalla Vuelta e aveva più ritmo nelle gambe. Io invece avevo fatto il Tour de l’Avenir, che però era finito quasi un mese prima. Negli ultimi chilometri mi è mancata un po’ di forza: ho fatto il massimo, ma è andata così. Ho corso con tanto fair play, vedevo che era più forte, ma ho sempre fatto la mia parte. Se facevo il furbo, magari ci prendeva il gruppo e non avrei fatto neppure secondo.

Sesto alla Veneto Classic e 22° alla Serenissima Gravel, qui con Simone Velasco
Sesto alla Veneto Classic e 22° alla Serenissima Gravel, qui con Simone Velasco
Quale sarà il tuo cammino in questa squadra, cosa ti aspetti dal primo anno?

Inizio a correre abbastanza presto. Voglio far vedere che ho già la mentalità del leader e loro mi daranno l’opportunità di provarci in qualche gara minore. Vediamo come va, mi sento bene: adesso dobbiamo solo lavorare e vedremo fin dove si potrà arrivare.

Quali sono le corse più adatte?

Le corse a tappe di una settimana, poi magari qualche gara in Belgio. Con il mio allenatore Markel Irizar stiamo lavorando tanto per arrivare a fare un grande step. Un gradino credo di averlo salito fra il 2021 e il 2022. Adesso vogliamo andare ancora più su, ma continuando una progressione graduale.

E’ più un fatto di quantità o di qualità? 

Nelle ultime tre settimane di quantità, adesso invece iniziamo a lavorare sulla qualità, perché tra un mese inizio con le corse. Comincio dall’Argentina alla Vuelta San Juan (22-29 gennaio, ndr), manca poco.

Ai primi di novembre a Praga organizzato un evento per raccontare la sua stagione (foto Sportegy.cz)
Ai primi di novembre a Praga organizzato un evento per raccontare la sua stagione (foto Sportegy.cz)
Quanta voglia hai di farti vedere?

Tanta voglia soprattutto di lavorare bene. Vedo i miei avversari di sempre come Ayuso, che hanno la stessa età e stanno già andando forte. Devo lavorare tanto e duro se voglio arrivare al loro livello. C’è ancora tanto da migliorare: lo so io e lo sa la squadra. Ci sono vari aspetti come la nutrizione. Cose che non avevo prima alla Gazprom. Qui è tutto molto più professionale, c’è tanta gente sa fare il suo lavoro. Però penso che la Gazprom fosse una buona esperienza prima di salire nel WorldTour. Sarebbe stato un salto troppo grande arrivarci dagli juniores. Quindi sono contento del cammino che avevamo impostato.

Dovrai conquistarti lo spazio che ti daranno?

Non voglio dimostrare niente in allenamento. Non mi piace mettermi in mostra. Io faccio il lavoro quando c’è da farlo, quindi alle gare. Ho già provato a essere leader nella Veneto Classic, dove ho fatto un risultato abbastanza buono (sesto, ndr). Vediamo come andrà il prossimo anno, però con i compagni mi trovo molto bene e sicuramente faremo qualcosa di buono.

All’inizio del 2022, la vittoria di Vacek al UAE Tour, poco prima che l’UCI fermasse la Gazprom
All’inizio del 2022, la vittoria di Vacek al UAE Tour, poco prima che l’UCI fermasse la Gazprom
Qual è il bello di essere un corridore?

E’ un lavoro ogni giorno diverso. Ti alleni, hai la sensazione di essere libero, mentre alla stessa ora qualcuno è seduto alla sua scrivania e non vede il sole. E’ anche un divertimento, soprattutto quando sei in gruppo con i compagni. Per me è passione e la corsa è anche divertimento.

Qual è il lavoro che ti piace di più?

Mi piace tutto. Se c’è da tirare per il compagno che sappiamo può vincere, vado a tirare anche due ore a tutta e poi sono felice che uno di noi ha fatto risultato. Se una volta invece sono io il leader, allora sono concentrato al 100 per cento. Magari ci sono giornate di allenamento più pesanti, ma spesso le divido con mio fratello Karel, che correrà con la Corratec.

Si canta e si festeggia il fine stagione al party A&J Allsports, con Pogacar e lo stesso Vacek
Si canta e si festeggia il fine stagione al party A&J Allsports, con Pogacar e lo stesso Vacek
Com’è fatta la vittoria perfetta?

Dipende. Mi piace vincere in volata, però quando ho la gamba è molto bello anche andare via da solo. Quando si vince è bello sempre. E io voglio confrontarmi con tutti quei ragazzi con cui duellavo negli juniores. Penso che ho già battuto questa gente, quindi c’è la possibilità e la fiducia di batterli ancora.

Ayuso, il coraggio di dare forma ai sogni

16.12.2022
5 min
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Ecco come è fatto uno che a 19 anni arriva terzo alla Vuelta. Ayuso siede davanti con la sicurezza scritta in faccia. Badate bene, non stiamo parlando di presupponenza, ma di calma e consapevolezza. Dovunque questa strada lo porterà, lui è certo di avere le scarpe giuste per fare i suoi passi. E per quello che abbiamo visto seguendolo negli ultimi due anni, potrebbe avere ragione.

«Il talento bisogna dimostrarlo – dice – adesso si fanno confronti fra me e Tadej (Pogacar, ndr) per il fatto che anche lui al primo anno è stato terzo alla Vuelta. Ma io non ci penso. Posso però dire, alla vigilia di un’altra stagione, che il prossimo step logico sarebbe migliorare quel risultato. Non significa che vincerò la Vuelta, ma certo lavorerò per farla al massimo».

Juan Ayuso ha conquistato il podio della Vuelta a 19 anni, dietro Evenepoel e Mas
Juan Ayuso ha conquistato il podio della Vuelta a 19 anni, dietro Evenepoel e Mas

Speranza spagnola

Un pomeriggio che volge al tramonto sulle alture alle spalle di Benidorm, i grattacieli che bucano la foschia sembrano il regno non necessariamente da fiaba di un romanzo di Tolkien. Ayuso desta curiosità. Nel ciclismo spagnolo che ha appena salutato Valverde dopo aver dovuto rinunciare a Contador, Purito Rodriguez, Sastre, Freire e Samuel Sanchez, la sua stella sta già infiammando i tifosi.

«La Vuelta – dice – mi ha mostrato al pubblico spagnolo, ma nessuno obiettivamente se lo aspettava. In quei giorni ho avuto parecchi alti e bassi, a causa del Covid. Ero strano, ma i test all’inizio erano negativi. Due giorni dopo la crono, in una tappa dura, è venuto fuori il tampone positivo. Per la squadra andare avanti ugualmente è stato un bello stress, poi però sono risalito fino alla mia condizione e ho scalato la classifica».

Juan Ayuso è passato pro’ nell’estate del 2021 e ha compiuto 20 anni una settimana dopo l’ultima Vuelta
Juan Ayuso è passato pro’ nell’estate del 2021 e ha compiuto 20 anni una settimana dopo l’ultima Vuelta

Efficienza americana

Parla un ottimo inglese, ricordo della scuola americana che ha frequentato e del tempo trascorso ad Atlanta, quando suo padre fu trasferito negli USA per lavoro.

«Ma di quel periodo – dice sorridendo – ho pochi ricordi. Solo dei flash. La casa. Il giardino. Il cane che mi rincorre. Mia sorella ha quattro anni più di me e ricorda meglio. Però dell’America ho tenuto la mentalità. Mi piacciono le cose che funzionano e per essere un atleta tutto deve filare alla perfezione».

Dove vuoi arrivare?

Sono un corridore molto ambizioso e come tale sogno di vincere il Tour. Lo vedevo a 17 anni quando vinceva Contador. Adesso sono troppo giovane per pensarci, ma credo che a 24-25 anni avrò capito come funziona la corsa e forse potrò pensare di vincerlo. Devo essere realista, so qual è il mio posto. Tadej è il migliore, io alle sue spalle devo e posso migliorare.

Nonostante a metà Vuelta abbia avuto il Covid, il livello di Ayuso è stato altissimo
Nonostante a metà Vuelta abbia avuto il Covid, il livello di Ayuso è stato altissimo
Non credi di caricarti di troppa pressione?

Più che pressione parlerei di motivazione. E’ chiaro che non potrò vincere tutte le corse cui andrò, ma siamo in una fase di ricambio. La new generation arriva, il pubblico vuole vederci vincere. Mi piaceva sentire la gente che chiamava il mio nome, che mi scriveva su Instagram, i vicini di casa che mi riconoscevano. Voglio partire bene. Fare un bello start alla Valenciana, poi Catalunya e Baschi da protagonista.

Dove credi di dover migliorare?

Le crono piatte sono un esercizio per specialisti, ma alla Vuelta mi sono piaciuto. Devo migliorare nelle tappe con grandi pendenze, ma ad esempio a Les Praeres sono andato bene. Mi sto allenando per migliorare su certe rampe. Le salite della leggenda invece mi gasano. Sentir parlare dell’Angliru mi fa drizzare i peli. Quando Contador vinse lassù la sua ultima corsa, fu incredibile.

Si temeva che calassi nella terza settimana della Vuelta.

Un po’ lo pensavo anche io, ma avevo un po’ di speranza perché sulla carta non c’erano tappe durissime. Però ogni giorno guardavo i watt che facevo e mi rendevo conto che erano tutti al massimo. Tutti i giorni full gas. Il mio primo grande Giro. La terza settimana forse non era dura, ma è stata un inferno.

I corridori UAE Emirates prendono confidenza con nuovi gruppi e misuratori di potenza. Qui Ayuso con Trentin
I corridori UAE Emirates prendono confidenza con nuovi gruppi e misuratori di potenza. Qui Ayuso con Trentin
Hai parlato di Contador…

Ho un buon rapporto con lui. Abbiamo parlato 3-4 volte. Mi ha dato tanti consigli, ogni volta che posso cerco di parlare con questi grandi campioni. La prima volta che gli ho telefonato, ero nervoso. Lo stesso quando parlai con Purito Rodriguez. Con lui mi preparai prima le cose da dire…

Dagli juniores sei andato per sei mesi alla Colpack, hai vinto il Giro d’Italia U23 e poi sei passato pro’.

E’ stato il passo più azzeccato. Potevo essere anche il miglior junior al mondo, ma non sarei stato in grado di passare subito. Andare alla Colpack mi ha dato fiducia ed esperienza che non avrei trovato nei primi sei mesi di WorldTour. Correre fra gli U23 ti prepara al top, ti insegna diversi modi per vincere, come funziona il grande gruppo. Ogni volta che leggo di uno junior che passa professionista, penso che avrebbe fatto meglio a fare un passaggio fra gli under 23.

Che cosa c’è da imparare per vincere?

Oggi abbiamo tutte le informazioni possibili. Potenza, dati fisici. Sappiamo quanto consumiamo e cosa dobbiamo integrare. In corsa però serve esperienza e quella si costruisce correndo. Il preparatore, il dottore, il nutrizionista, tutto giusto e necessario… Ma non ci sono loro sulla bicicletta.

Almeida, un altro Giro nel mirino, ancora con Baldato

12.11.2022
5 min
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Di questi tempi circa un anno fa con Fabio Baldato, diesse della UAE Emirates, parlammo di Joao Almeida al Giro d’Italia. In quel momento l’atleta portoghese era appena arrivato nella squadra asiatica. E i due si conoscevano poco.

Joao voleva fare bene al Giro e la squadra gli aveva dato subito le chiavi da capitano. Impegni rispettati alla lettera, almeno sin quando il Covid non ci ha messo lo zampino. Adesso Almeida vuol tornare al Giro, stando alle sue dichiarazioni. Sarà ancora protagonista? Ce lo dice Baldato stesso.

Fabio Baldato (classe 1968) è direttore sportivo della UAE Emirates dal 2021
Fabio Baldato (classe 1968) è direttore sportivo della UAE Emirates dal 2021
Fabio, è passato un anno ed eccoci ancora qua: Almeida al Giro…

Sembra essere così. Non è ancora ufficiale, sia chiaro. Matxin e Gianetti stanno stilando il programma. So però per voce sua che lui ha piacere di fare il Giro. Ci sono da stabilire i programmi per tutti i corridori, dove schierarli. A dicembre quando ci ritroveremo in ritiro tutto sarà più definito.

Partiamo dall’ultima corsa rosa di Joao. Okay il Covid, ma come giudichi il suo Giro fino a quel momento?

Il Giro era stato volutamente corso in modo attendistico, proprio sapendo della difficoltà degli ultimi 4-5 giorni. Poi però è stato male. Ed è stato male proprio nella tappa dalla quale pensavamo d’iniziare ad attaccare. E rimontare in classifica.

Giro 2022. A Lavarone doveva iniziare la rimonta e invece Joao ha pagato dazio. Due giorni dopo ha lasciato il Giro causa Covid
Giro 2022. A Lavarone doveva iniziare la rimonta e invece Joao ha pagato dazio. Due giorni dopo ha lasciato il Giro causa Covid
Ti riferisci alla frazione di Lavarone?

Sì, a quella. Tappa che io conoscevo molto bene soprattutto nel finale. Quella salita, il Menador, la facevo anche in allenamento. E invece lo abbiamo capito dopo la tappa che qualcosa non andava. Anzi, ai piedi della salita. Quel giorno sin lì Joao non aveva detto nulla, ma prima della scalata per radio aveva chiesto tutto il supporto possibile dai compagni e dall’ammiraglia. Non si sentiva al meglio. E infatti c’era Covi che nella salita precedente era davanti e lo abbiamo fatto restare con lui. Poi sappiamo come è andata.

Che uno o due giorni dopo è arrivato il Covid e addio Giro…

Sin lì la squadra e Almeida avevano corso benissimo. Avevamo cercato il successo di tappa con Covi, Formolo, Rui Costa… ma sempre con un occhio rivolto ad Almeida. C’era sempre qualcuno che prima di muoversi aspettava gli ordini: che fosse davanti o fosse dietro. Penso per esempio a Diego Ulissi, che è stato eccezionale. Credo sia stato il Giro in cui è andato più forte. Magari non si è visto, ma ha fatto un ottimo lavoro. In salita restava con 15 corridori. Anche meno.

Hai detto che nei vostri piani Lavarone avrebbe dovuto segnare l’inizio della rimonta. Adesso non sappiamo quanto avevate in mente di guadagnare, ma c’era ancora la Marmolada a rischio per Almeida, e la crono di Verona era un po’ corta per rimontare tutto il gap forse…

Non per essere presuntuosi, ma secondo i nostri dati l’aspettativa era quella di attaccare anche in salita. Almeida lo abbiamo visto al Catalunya, per esempio, vincere in salita e staccare gente importante di ruota. Quando sta bene non si difende e basta in salita. In un grande Giro nella terza settimana contano anche le energie rimaste e un corridore che sin lì ha corso in difesa si poteva trasformare in un corridore che andava all’attacco. Magari poi la nostra tattica era sbagliata. Perché poi come avete detto voi la crono era breve per cambiare le sorti del Giro.

Non solo al Catalunya, Almeida ha vinto in salita anche alla Vuelta Burgos staccando scalatori del calibro di Lopez
Non solo al Catalunya, Almeida ha vinto in salita anche alla Vuelta Burgos staccando scalatori del calibro di Lopez
Cosa manca ad oggi a questo ragazzo? In cosa può migliorare ancora?

Ricordiamoci che ha solo 24 anni. Il problema è che oggi abbiamo fatto l’abitudine a vedere vincere i corridori di 22-23 anni i grandi Giri e le corse importanti. Magari a Joao manca un po’ di cattiveria. Quella non guasta mai: dal velocista all’uomo da grandi Giri.

Dalla sua ha il tempo…

Pian piano le sue esperienze le ha fatte. Dagli anni in Quick Step, specialmente quando fu in maglia rosa, all’essere leader con noi. Le capacità di gestire un gruppo, di essere un corridore che dá fiducia ai compagni. E questo sarà un ulteriore mattoncino nella sua crescita nell’ottica dei grandi Giri.

Fabio hai toccato un tasto interessante, la leadership… Alla Vuelta è partito come leader però si è fatto largo Ayuso… Questo lo ridimensiona? Gli mette qualche tarlo nella testa?

Non saprei. Tra l’altro alla Vuelta in questione neanche c’ero. Da quel che so c’era un bellissimo clima in squadra. Si sono aiutati moltissimo, ma il giorno che hanno messo in difficoltà Carlos Rodriguez c’è stata un’alleanza tra Almeida e Ayuso. Non vedo questa rivalità.

All’ultima Vuelta, Ayuso (maglia bianca) ha sfilato a Joao (alla sua ruota) i gradi di capitano
All’ultima Vuelta, Ayuso (maglia bianca) ha sfilato a Joao (alla sua ruota) i gradi di capitano
Più che rivalità noi facevamo un discorso sul credere nei propri mezzi…

Per me no, non mina le sue certezze il fatto che Ayuso sia andato più forte. Joao quando capisce che non è al top è il primo a dirlo e a mettersi a disposizione. E il bello è proprio avere un corridore così. Al Giro di Lombardia per esempio dovevo dire chi lavorasse prima e chi dopo per portare Pogacar nelle migliori condizioni possibili nel finale. E lui mi ha detto: “Fabio, sono qui per aiutare e quello che devo fare faccio”. Pur venendo da una top dieci alla Vuelta… No, non credo al tarlo, credo anzi che questo gli dia più stimoli. E tra i capitani è uno dei più facili da gestire. Ha carattere. Non è uno che si sottomette, ma ha l’orgoglio dei campioni con la “C” maiuscola.

Conoscendolo, con 70 e passa chilometri di crono al Giro, per te è gasato, si sta già facendo i suoi conti…

Magari sì, ma consideriamo le due crono, la terza (quella del Lussari, ndr) è particolare. Diciamo che ha almeno 50 chilometri contro il tempo in cui può avere un vantaggio. E, spero, anche per fare la differenza… se sarà al Giro. Ma non dimentichiamo le altre tappe dure. Il Giro è forse ancora l’unica corsa che propone oltre 5.000 metri di dislivello in una frazione. La tappa del Bondone ne prevede 5.300. E anche quella delle Tre Cime, non è da meno. Già queste due tappe possono compensare le crono.