SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Al chilometro 103,4 dell’ultima tappa alla Tirreno-Adriatico si è verificato quello che Antonio Tiberi aveva intuito da tempo. Il solo modo per cui Ganna avrebbe potuto guadagnare il secondo che lo divideva dal secondo posto nella generale dopo l’arrivo di Frontignano era quello sprint. Il lavoro della Ineos Grenadiers lasciava presagire il piano. Sono cose che di solito non si fanno: l’ultima tappa si è sempre considerata inspiegabilmente una passerella. In nome di questo a Mikel Landa al Tour del 2017 fu impedito di attaccare il terzo posto di Bardet, da cui lo divideva appena un secondo. Il suo capitano Froome, che quel Tour lo stava vincendo, si espresse a favore del bel gesto. Invece Ganna non si è rassegnato, ha lottato ed è andato a prendersi il piazzamento.
Tiberi ha provato a difendersi. Ha chiesto a Pasqualon di impegnarsi nella volata e poi l’ha fatta a sua volta, piazzandosi al terzo posto dietro Ganna e Milan, subito prima del compagno che gli ha lasciato strada. Sul podio finale della Corsa dei Due Mari, dietro Ayuso si sono ritrovati così Ganna a 35 secondi e Tiberi a 36. «Diciamo che è quasi impossibile – dice dopo l’arrivo dell’ultima tappa – riuscire a difendere un secondo da un uomo come Ganna su degli sprint così. Anzi sono contento di essere riuscito a guadagnare un secondo, quindi alla fine sono contento».
Nella crono di Lido di Camaiore, Tiberi ha colto il 4° posto a 27″ da Ganna, solo 6″ peggio di AyusoNella crono di Lido di Camaiore, Tiberi ha colto il 4° posto a 27″ da Ganna, solo 6″ peggio di Ayuso
La Tirreno del 2024
Il punto di partenza era il risultato dello scorso anno, il piazzamento a più di 8 minuti da Vingegaard. E’ innegabile che il 2025 abbia mostrato finora un Tiberi più solido, capace di assorbire meglio i carichi di lavoro e di prendere l’iniziativa.
«Avevo buone sensazioni e ambizioni per questa Tirreno-Adriatico – spiega – volevo fare bene. Non solo per la gara in sé, ma anche per le prossime. La gara ha seguito uno schema simile a quello dell’anno scorso, a partire dalla cronometro di apertura. L’anno scorso ho faticato più di quanto mi aspettassi, perché la Tirreno fu di fatto la prima gara della stagione dopo la cancellazione della Ruta del Sol. Questa volta, ho avuto un inizio migliore in Portogallo, sentendomi sempre meglio con il passare delle tappe».
Arrivo in salita di Frontignano, Tiberi arriva al 5° posto 20″ dopo AyusoArrivo in salita di Frontignano, Tiberi arriva al 5° posto 20″ dopo Ayuso
Prestazioni in crescendo
Quarto dopo la crono di Lido di Camaiore, 28″ alle spalle di Ganna, appena 6″ alle spalle di Ayuso. Quinto a Frontignano, 20″ alle spalle di Ayuso. I due si ritroveranno al Giro d’Italia, in cui saranno entrambi leader delle rispettive squadre. Che cosa ha detto la Tirreno-Adriatico al corridore del Team Bahrain Victorious?
«Sicuramente il bilancio di questa Tirreno è positivo – spiega – soprattutto rispetto a come è andata lo scorso anno. Sono molto contento di come è iniziato il 2025, lo valuto in modo positivo in vista del Giro. La crono era lunga solo 10 chilometri, quindi è stata uno sforzo diverso rispetto a quello cui sono abituato. Ieri ho cercato di fare la salita col mio passo, per come è il mio stile. Rispondere agli scatti non è da me, perciò ho cercato di salire regolare e fare la mia progressione negli ultimi due chilometri per cercare di recuperare il più possibile e chiudere il gap che avevo con Gee. Mi sono sentito molto bene, ho sentito di avere un ritmo migliore nella fase finale, piuttosto che in avvio».
Il programma ora prevede un ritiro in altura e poi il Tour of the Alps sulla strada del Giro d’Italia. Si riparte dal quinto posto finale del 2024 e dalla maglia bianca dei giovani. Anche nell’ultima tappa della Tirreno, Tiberi ha indossato quel primato, ricevuto in prestito da Ayuso. I due si ritroveranno a duellare proprio nella corsa italiana di maggio. Ayuso è un avversario alla sua portata, non ci sarà l’alibi di un Pogacar imbattibile. L’occasione non va assolutamente sprecata.
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Non so se è troppo presto pensare di poter fare una bella Sanremo – dice Milan – so però che ci arriveremo con una squadra molto forte e unita, quindi vedremo. Io cercherò di dare il meglio, di tenere il più duro possibile sul Poggio e soprattutto sulla Cipressa. So che faranno un passo fortissimo. Come sempre, ci saranno degli attacchi. Per me sarà fondamentale scollinare nelle prime posizioni per poi magari giocarmela in volata. Però sono cose che si potranno capire solamente quando saremo là. Sarà fondamentale, durante questa settimana prima della Milano-Sanremo, recuperare bene, soprattutto dalle botte. Anche se non sto male, anzi. Va meglio di quello che pensavo e poi vedremo sabato…».
Il podio finale con due italiani – Ganna e Tiberi – come non succedeva dal 2010Il podio finale con due italiani – Ganna e Tiberi – come non succedeva dal 2010
Dalla caduta alla volata
Con la vittoria di ieri a Frontignano, Juan Ayuso mette la firma sulla sessantesima edizione della Tirreno-Adriatico. Jonathan Milan ha vinto la tappa conclusiva dopo quella di Follonica, quarto successo italiano, dimostrando che se un velocista ha il richiamo dell’ultima volata, ha qualche incentivo in più a tenere duro. E Milan di motivi per andare prima a casa ne ha avuti anche parecchi, vista la caduta nel giorno di Colfiorito e le pene dei giorni successivi per superarne i postumi.
«Era importante portare a termine questa Tirreno-Adriatico – dice Milan – un po’ come chiudere il cerchio. Era un obiettivo, avremmo voluto cogliere qualche altro risultato durante la settimana, però non sono stato tanto bene ed è stato importante recuperare. Subito dopo la caduta ho pensato davvero di fermarmi. Ero veramente dolorante e avevo problemi soprattutto per il gomito e la caviglia. La botta sul fianco è uscita solo dopo, quando mi sono reso conto che non riuscivo a fare forza con la gamba sinistra.
«Ovviamente quando si cade, i momenti subito successivi sono quelli più dolorosi. Però essendo ripartito e avendo ancora qualche chilometro prima del traguardo – prosegue Milan – sono riuscito a sciogliere il tutto e non è andata nemmeno così male. Aver potuto pedalare mi ha fatto capire che non ci fosse niente di rotto, solo tante botte. Ed è andata veramente bene così. Da quel giorno, ho cercato semplicemente di sprecare meno energie possibili e fare gruppetto quando si poteva fare. Giorno dopo giorno, è stato fondamentale il lavoro della squadra. Quindi ringrazio i miei ragazzi per tutto quello che hanno fatto e sono contento per questo sprint».
Ganna in partenza, consapevole di giocarsi il secondo posto al traguardo volanteAnche oggi, Van der Poel in fuga: i test prima della Sanremo proseguono: come sta l’olandese?Ganna in partenza, consapevole di giocarsi il secondo posto al traguardo volanteAnche oggi, Van der Poel in fuga: i test prima della Sanremo proseguono: come sta l’olandese?
I tanti treni di Milan
Sia Milan sia Ganna hanno evitato accuratamente di entrare nello specifico della collaborazione che proprio in questa ultima tappa li ha visti aiutarsi a vicenda. Milan per spianare la strada di Ganna nella volata al traguardo volante, che gli ha reso il secondo posto in classifica finale. Ganna nel tirare per arrivare senza scossoni alla volata finale. E’ stato come se sul gruppo fosse sceso lo spirito del quartetto azzurro. E l’assenza di Consonni nel treno di Milan è stata sopperita dall’aiuto dell’altro compagno di nazionale.
«Purtroppo Simone è andato a casa qualche giorno fa perché è stato male – prosegue Milan – anzi spero che si rimetta anche lui. Oggi è stato un po’ diverso, il suo lavoro l’ha fatto Teuns. Questi lead-out li abbiamo già provati nei training camp di dicembre e di gennaio, per essere pronti a cambiare nei momenti in cui qualcuno mancasse. Penso che sia anche una chiave che rende il mio treno molto forte. Tutti hanno fatto il loro grandissimo lavoro e spero che Jasper (Stuyven, caduto ai 150 metri, ndr) si rimetta per le prossime gare. Spero che non si sia fatto tanto male e che siano solo escoriazioni, dopo l’arrivo non l’ho visto tanto bene. Se ho parlato con Ganna? Gli ho fatto i complimenti per la sua settimana, quanto all’aver collaborato, penso che si siano sommate un po’ di cose fra loro».
Stuyven ha lanciato Milan poi è caduto: per fortuna per lui niente di rotto ed è in volo verso MonacoStuyven ha lanciato Milan poi è caduto: per fortuna per lui niente di rotto ed è in volo verso Monaco
Non solo Pogacar
La Sanremo torna come il rintocco di un pendolo nelle domande e nelle risposte. Il suo favorito è Ganna, per averlo visto andare fortissimo e averne offerto abbondante prova in questi giorni. Del suo ruolo ha già detto, ma è difficile che Jonathan Milan si lasci condizionare dalla posta in palio. Non fu così anche quando venne schierato alle Olimpiadi di Tokyo e a vent’anni trascinò il quartetto verso l’oro olimpico?
«Per me tutte le gare che faccio sono importanti – conferma Milan, rispondendo a una domanda sulla vigilia della Sanremo – da quella che sulla carta vale un po’ meno a quella più chiusa. Le prendo tutte in maniera molto seria, perché è bene concentrarsi e mantenere la routine di partire e dare sempre il 100 per cento. E’ quello che cerco di fare, per arrivare al risultato e anche per divertirmi. Anche per questo, dopo la Roubaix farò una settimana di stacco e poi vorrei andare un paio di giorni ad allenarmi in pista. Per fare qualche lavoro di forza, qualche sprint, lavorare sull’agilità e anche per allenarmi con i ragazzi.
«Non ho rituali, tranne essere concentrato e cercare di essere rilassato nei giorni prima della gara e anche in allenamento. Non parto mai battuto. Va bene che alla Sanremo ci sarà Pogacar, ad esempio, ma non sarà il solo. Ci saranno molti top rider e penso che un altro grande nome da fare è quello di Ganna. Oltre a Pogacar bisognerà guardare anche lui, ma io personalmente non parto mai per il secondo posto. Poi è chiaro che se si parla di una tappa di salita o di una corsa troppo dura per me, non posso farci tanto».
FRONTIGNANO – Adesso che piove sul serio e ci tocca camminare a lungo fino alla macchina, con i Sibillini che intorno iniziano a sprofondare nelle nuvole e nell’oscurità, il punto è capire se l’impresa l’abbia fatta Ayuso vincendo tappa e maglia oppure Ganna che ha superato il test più severo, facendo meglio di Piganzoli, Ciccone e Adam Yates. Mentre lo spagnolo era già all’interno della tenda dei premiati, Pippo si è seduto per terra contro una transenna e ha bevuto, bevuto e poi bevuto ancora, respirando l’aria fredda di montagna. Ha dato tutto e adesso la classifica lo vede terzo a un secondo da Tiberi, da stasera secondo. Chissà se domani lo vedremo sprintare al secondo passaggio sul traguardo di San Benedetto del Tronto, quando il traguardo volante assegnerà 3 secondi al primo, 2 al secondo e 1 al terzo.
«Alla fine non è bastato – dirà appena giunto al pullman – e ora ho solo bisogno di riprendermi e di rilassarmi. E’ stato molto doloroso, ma abbiamo combattuto. Ho cercato di difendermi e di mantenere un buon risultato. Il podio per il momento è assicurato, ma vediamo cosa potrà succedere domani. Ho combattuto con tutto quello che avevo, quindi sono davvero felice per la prestazione. Ma adesso vado a farmi una doccia, perché fa davvero freddo».
Ganna ha tagliato il traguardo 13° a 50″ da Ayuso: l’italiano pesa 86 chili, lo spagnolo 65Il piemontese ha sofferto e dato il massimo: la sua prestazione è stata eccezionaleGanna ha tagliato il traguardo 13° a 50″ da Ayuso: l’italiano pesa 86 chili, lo spagnolo 65Il piemontese ha sofferto e dato il massimo: la sua prestazione è stata eccezionale
La tattica di Ayuso
Quando Ayuso diventa raggiungibile, ha lo sguardo vispo di chi ha raggiunto il suo obiettivo e indossa una giacca nera e soffice nella quale ha trovato riparo dai cinque gradi che soffiano dalle fessure della tenda che sulla cima ripara dalla pioggia e dal freddo.
«La tattica è stata quella che abbiamo visto tutti – inizia il suo racconto – avevamo fatto un piano e ci siamo mossi per realizzarlo. Volevo una velocità molto alta e all’inizio il Bahrain si è messo a fare il ritmo, quindi abbiamo aspettato per capire quale passo volessero fare. Ma quando ho visto che non era sufficiente, ho detto a Del Toro che andasse avanti lui. Isaac ha fatto un lavoro straordinario, ha portato tutti al limite, anche me. Quando ha smesso di tirare e si è spostato, non ho nemmeno dovuto attaccare. Ho dovuto recuperare un po’ e ho visto che dietro erano tutti affaticati. Così quando ho iniziato a scandire il mio tempo, sono riuscito a fare il vuoto».
Ayuso si volta vede Ganna indietro e decide di andare via da soloAyuso si volta vede Ganna indietro e decide di andare via da solo
Stamattina tutti aspettavano te…
In questa Tirreno, la crono ha avuto un peso notevole, ma oggi si sono aperte delle belle differenze. La salita non era eccessivamente dura, ma grazie alla squadra siamo riusciti a renderla tale. Poi è toccato a me. Quando Del Toro ha finito, mi sono voltato e ho visto che Ganna inseguiva a 10-15 secondi. Quindi ho deciso di fare il ritmo in prima persona andando via da solo e facendo il massimo fino alla cima.
L’anno scorso vincesti la crono, questa volta la sfida con Ganna è stata in salita. Fa parte dei tuoi progressi?
Ne parlavo poco fa con Paco, il mio massaggiatore. L’anno scorso ho vinto la crono e alla fine sono arrivato secondo. Questa volta sono arrivato secondo e se domani non succede niente, mi porterò a casa la Tirreno-Adriatico.
La Tirreno è la tua vittoria più importante finora?
Ci sarebbero anche i Paesi Baschi dello scorso anno, anche se la vittoria è venuta a causa di alcune circostanze speciali (la caduta di Vingegaard ed Evenepoel, ndr). Alcuni hanno detto che è stata una vittoria falsata e lo accetto. A nessuno piace vincere perché gli altri cadono, soprattutto i favoriti. Ma io sentivo che avrei potuto vincere anche se loro fossero rimasti in gara. Questa vittoria ha un sapore diverso, perché ci ho lavorato molto. Era un grande obiettivo dall’inizio della stagione verso il Giro, è stato il primo test che volevo fare. Ho dovuto muovermi e dimostrare che ero pronto e penso di averlo fatto.
Con il quinto posto di tappa, Tiberi ha conquistato il secondo in classifica con 1″ su GannaCon il quinto posto di tappa, Tiberi ha conquistato il secondo in classifica con 1″ su Ganna
La vittoria serve anche a fare un punto sulla tua carriera?
Lo scorso inverno sono migliorato tanto, penso di aver fatto un grande passo in avanti, soprattutto rispetto al 2023 quando ebbi l’infortunio. Non direi che il 2024 sia stato un anno facile. Dopo essere andato a casa dal Tour per il Covid, non ho mai recuperato davvero. Fra corridori si dice che il tuo valore si misura in base al livello della tua ultima corsa. E l’ultima corsa della mia stagione, il mondiale, è stato orribile. Quest’anno è iniziato in modo diverso. Ho vinto tre gare e ho dimostrato a me stesso che i miglioramenti fatti nell’inverno sono stati confermati dalla strada. Anche in allenamento devi dimostrare di aver lavorato bene, ma io sono consapevole che se mi alleno bene, poi sono forte anche in gara.
Ora il tuo programma non dovrebbe cambiare: quindi il Catalunya, poi l’altura e il Giro?
Se analizzate le mie stagioni passate, potete vedere che al Romandia sono sempre andato bene, ma sempre in calando. Il Giro è solo una o due settimane dopo il Romandia, per cui se voglio arrivarci bene, la mia preparazione deve cambiare. Avrei anche potuto decidere di fare lo stesso programma di sempre, ma sarei arrivato al Giro troppo stanco. Così questa volta abbiamo deciso di iniziare la stagione più tardi e di anticipare il resto. Di solito riposavo dopo il Romandia, quest’anno riposo dopo il Catalunya. Questo mi permetterà di arrivare meglio al ritiro in altura con cui preparerò il Giro d’Italia. La base è di non avere troppi giorni di gara prima del Giro. Per cui dopo il Catalunya starò a casa per una settimana e mezza, quindi tre settimane a Sierra Nevada e poi direttamente al Giro.
Quanto è importante riuscire a vincere nelle corse in cui sei nominato leader?
Non si tratta di cogliere l’occasione, perché il team mi dà sempre queste opportunità, ma d’altra parte ho capito la domanda e so che devo riuscirci. E’ molto importante ottenere delle gratificazioni, perché noi corridori passiamo tanto tempo lontano dalle nostre famiglie ed è davvero difficile. Prima di venire qui, ho corso in Francia. Prima ancora ero stato in altura, poi ho fatto qualche sopralluogo del Giro e alla fine sono venuto in Italia senza ripassare da casa. E‘ bello quando i miei vengono a vedermi alle corse e riesco ad averli attorno per 3-4 giorni.
Per Ayuso visita parenti: la ragazza, i genitori e la cagnolina TrufaPer Ayuso visita parenti: la ragazza, i genitori e la cagnolina Trufa
E’ un lavoro difficile…
La UAE Emirates ci dà tutto per rendere al meglio. Parlo per me ovviamente e posso dire che lavoro molto duramente. Due mesi e mezzo senza andare a casa. Peso tutto ciò che mangio. Mi alleno il più forte possibile anche se piove o nevica. Faccio ciò che devo fare e penso che l’ultimo sia stato l’inverno in cui ho lavorato il più. I sacrifici vengono ripagati, ma non è semplice. Al punto che quando finisco una gara ho bisogno quasi di crollare, mi serve un po’ di tempo per recuperare mentalmente. Per esempio, la mia ragazza è qui e quando domani finiremo la gara, ci regaleremo un giorno ad Ancona. E’ qualcosa di piccolo, ma prima di tornare a casa mi regalerò un giorno in un bell’hotel. Il giorno dopo la gara, non ho bisogno di allenarmi, quindi è un giorno che posso trascorrere con la mia famiglia. Queste piccole cose aiutano a rendere tutto più facile.
Sei al livello dei migliori uomini da corse a tappe, quanto è difficile essere nella stessa squadra del migliore di tutti?
Penso che essere in un team con il migliore sia più facile perché posso vedere cosa fa e cercare di copiarlo. A dire il vero, copiare Tadej non è facile perché fa sembrare che tutto sia più facile di quello che sia in realtà. Qualcuno, per esempio, potrebbero dire che oggi ho vinto facilmente, ma bisogna soffrire molto anche solo per vincere con 10 secondi di vantaggio. Non c’è niente facile in questo ciclismo moderno, ma come ho detto, quando lavori duro e sei nella squadra migliore, forse è vero che le cose sono un po’ più facili.
La notte è scesa sulla montagna, non si vede niente. I lampioni in paese sono pochi, là dove c’era il centro, ora si intuiscono soltanto le sagome buie delle rovine. In compenso, le luci nelle casette luccicano come un presepe immutabile dal terreno di nove anni fa. Il governo studia di mettere soldi negli armamenti e dove altro non si sa, ma sarebbe utile che venisse a guardare questi elettori condannati a vivere in modo precario e senza riguardo per il loro dolore. A breve avremo finito di scrivere queste parole, chiuderemo e saluteremo, avviandoci verso casa. Noi che fortunatamente una casa ce l’abbiamo ancora.
Il quartetto azzurro perde la finale contro la Danimarca. Dopo la brutta qualificazione, un risultato che ci può stare. Ma per Parigi serve molto di più
PERGOLA – «Vista la tappa che ci aspettava oggi – racconta Ganna – ieri ho sentito Geraint Thomas. Gli ho chiesto se secondo la sua altissima esperienza mi convenisse tenere ancora duro o se non fosse meglio cominciare a recuperare. Mi ha detto: “Filippo, con la condizione che hai, anche se fai una giornata di fatica in più, non ti cambia niente. Se poi la settimana prossima sei stanco, stai a letto un giorno di più. Non è che tenere ancora duro manderà via la condizione per la Sanremo”. Credo di aver lavorato bene per arrivare qua, non so quanti sull’ultima salita superassero gli 80 chili. Voglio ringraziare la squadra per tutta la settimana, anche “Kwiato” che si è fermato per problemi a un ginocchio. Siamo felici di aver onorato fin qua la maglia. Comunque ho visto l’Adriatico – ride – siamo partiti dal Tirreno, la mia parte l’ho fatta…».
Fredrik Dversnes aveva iniziato bene l’anno arrivando secondo all’AlUla Tour. Qui conquista PergolaGanna invece taglia il traguardo 41″ dopo il vincitore, ma gli viene riconosciuto il tempo del secondoFredrik Dversnes aveva iniziato bene l’anno arrivando secondo all’AlUla Tour. Qui conquista PergolaGanna invece taglia il traguardo 41″ dopo il vincitore, ma gli viene riconosciuto il tempo del secondo
La maglia mai a rischio
Per qualche minuto in realtà c’è stato il dubbio che Ganna potesse aver perso la maglia. Prima virtualmente, per tutti i chilometri in cui il vincitore di tappa Dversnes viaggiava con un vantaggio superiore al minuto. E poi all’arrivo, dove il leader della Tirreno-Adriatico è passato 41 secondi dopo. Fortunatamente la rilettura del finale ha permesso di stabilire che avesse perso terreno per un problema meccanico negli ultimi tre chilometri. Per cui, accreditato dello stesso tempo di Van der Poel che ha vinto la volata per il secondo posto, Filippo ha chiuso la quinta tappa con la maglia di leader.
«Come ho spiegato, ho preso una buca – spiega – la catena si è incastrata tra la corona e il telaio. Ho dato un colpo di pedale un po’ troppo forte e ho strappato il deragliatore posteriore. Fortunatamente ero entro i tre chilometri. Avevo già chiamato un giudice, ma non sapevo se mi avesse visto oppure no. Ho tenuto duro fino all’ultimo chilometro quando mi hanno passato tutti, ma credo che il problema sia stato evidente».
Il raduno di partenza ad Ascoli Piceno, nella centrale Piazza del PopoloIl gruppo si è messo in moto alle 10,30: dopo due giorni di pioggia, in partenza hanno trovato il soleIl raduno di partenza ad Ascoli Piceno, nella centrale Piazza del PopoloIl gruppo si è messo in moto alle 10,30: dopo due giorni di pioggia, in partenza hanno trovato il sole
Lo stress della classifica
Dopo il traguardo, già da qualche giorno ci si guarda con stupore e si commenta quanto stia andando forte Ganna in salita. Lo attaccano e lui risponde. Un gigante dotato di forza e di una brillantissima frequenza di pedalata. Ieri ha rintuzzato Van der Poel a Trasacco, su uno strappo breve e ripido. Oggi sulla più dura scalata di Monterolo (3,9 chilometri al 6,7 per cento di media e punte al 10,5) ha risposto all’attacco di Ayuso e Pidcock. E’ un Ganna molto sicuro quello che viene a sedersi vicino, cercando di raccontare la giornata con la domanda delle domande che aleggia nell’aria: riuscirà a difendersi anche domani? La tappa avrà appena 50 metri di dislivello più di questa, ma si chiude sulla salita di Frontignano (7,7 chilometri al 7,9 per cento di media).
«Di sicuro abbiamo lavorato tanto quest’inverno – dice dietro la barba folta – mentre l’anno scorso è stato un anno un po’ particolare per i malanni che ho avuto. Quest’anno fortunatamente sono felice, per ora è tutto a posto, speriamo si possa continuare così almeno per un’altra settimana (sorride, il riferimento è alla Sanremo, ndr). Sono venuto alla Tirreno per fare bene la cronometro, eppure sono andato forte anche nella terza e quarta tappa, dove abbiamo fatto vedere che come squadra eravamo presenti. Sinceramente stimo tanto quelli che fanno classifica, perché è veramente stressante. Ieri siamo arrivati in hotel un’ora e mezza dopo rispetto ai piani. Fortunatamente avevo un buon autista che ha recuperato un po’ di tempo in macchina. Però rimanere con lo stesso sudore, il freddo e la pioggia per qualche ora di più non è piacevole. Però la corsa e la maglia vanno onorate e finché ce l’avrò, non mi tirerò indietro».
Domani la tappa di Frontignano deciderà la classifica della Tirreno-AdriaticoPer la salita finale serviranno circa 25 minuti: è terreno per scalatori veriDomani la tappa di Frontignano deciderà la classifica della Tirreno-AdriaticoPer la salita finale serviranno circa 25 minuti: è terreno per scalatori veri
Frontignano, il kom di Pellizzari
La tappa di domani non sarà affatto semplice: 163 chilometri e una serie infinita di salite e strappi che si concluderanno sulla cima di Frontignano, nel comune di Ussita. Lassù dove fino a poco tempo fa ancora si sciava, la salita sulla carta non concede grandi voli pindarici. La ricorda bene Giulio Pellizzari, che raggiungiamo al telefono mentre è ancora sul Teide preparando il ritorno in corsa al Catalunya dopo il debutto a Mallorca. Domani la corsa passerà anche per la sua Camerino.
«Conosco bene Frontignano – dice – è la mia palestra estiva, però il versante che faranno domani io di solito lo faccio in discesa. Solo una volta l’ho fatto in salita e ho stabilito il record, che se non sbaglio è sui 25 minuti, ma tanto domani me lo rubano. E’ una salita vera, dal valico giri a destra e poi si sale ancora. Temo sia una salita per Ayuso. La tappa non regala niente, prima di arrivare al finale non c’è pianura. E poi con il meteo che avete ora in Italia, ragazzi, ma quanta fatica stanno facendo?».
Ayuso è in agguato. I 22 secondi che lo dividono da Ganna sono ancora un muro alto. Ma domani?Emanuele Tarozzi ancora in fuga e ancora in maglia verde, con un bel vantaggio su BaisAyuso è in agguato. I 22 secondi che lo dividono da Ganna sono ancora un muro alto. Ma domani?Emanuele Tarozzi ancora in fuga e ancora in maglia verde, con un bel vantaggio su Bais
Il miglior Ganna in salita?
E’ davvero la migliore versione di Ganna in salita? Lui ci pensa e forse non è convinto, pur rendendosi conto che finora si è difeso davvero bene in giornate gelide, bagnate e con tanto dislivello: oggi 3.499 metri.
«Il 2020 è un bel paragone – pensa – andavo davvero forte e ora sono 5 chili più di allora, perché ho messo più massa. Tutti mi dicono che sono troppo magro, però la bilancia è sempre a 86 chili e io sono felice così. Sono forse più tranquillo, più consapevole del fatto di essere in una squadra che mi vuole bene e vuole farmi continuare a crescere e puntare forte. Cerco di fare tutto il meglio per me e per la squadra, assieme ai compagni che oggi, ieri, l’altro ieri e anche martedì hanno fatto veramente tanta fatica. Puccio è caduto, però è qua a lottare. Connor Swift, Brandon Rivera: tutti stanno facendo il massimo per portare me e la squadra a fare il meglio possibile. Devo dire grazie a loro e a chi c’è in macchina che ci sta dirigendo».
Solo l’ultima domanda non avrà una risposta: visto che farai la Sanremo e poi la Roubaix e vai così bene sugli strappi, gli chiediamo, perché nel mezzo non fare anche il Fiandre? «Non lo so – dice – non so cosa risponderti».
Abbiamo ripercorso con Adriano Malori la crono di Ganna. «Le sue traiettorie come quelle di Nibali in discesa». Sorpresa Remco. Capitani troppo distratti
Juan Ayuso punterà al Giro d’Italia, lo spagnolo lo ha confermato nei giorni scorsi dopo la vittoria al Trofeo Laigueglia. Prima ci sarà il passaggio dalla Tirreno-Adriatico, nella quale lo scorso anno aveva conquistato il secondo posto alle spalle di Jonas Vingegaard. L’inizio di stagione del ventiduenne scalatore del UAE Team Emirates-XRG è stato folgorante: tre gare disputate con due vittorie all’attivo.
Dopo il podio alla prima partecipazione alla Vuelta del 2022, al quale era seguito un quarto posto l’anno successivo, nel 2024 era arrivato anche l’esordio al Tour de France. Un’avventura sfortunata, terminata con il ritiro a causa del Covid.
Juan Ayuso fisicamente è cresciuto parecchio nelle ultime stagioni Juan Ayuso fisicamente è cresciuto parecchio nelle ultime stagioni
Il rosa nel destino
Il 2025 per Juan Ayuso avrà il colore rosa, simbolo del primato al Giro d’Italia. Maglia già conquistata quattro anni fa al Giro Under 23 quando in maglia Colpack-Ballan aveva vinto tre delle dieci tappe. Ripensando al percorso di crescita dello spagnolo sembra arrivato il momento giusto per provare a vincere il suo primo Grande Giro, ma riuscirà a farlo con la stessa solidità che aveva contraddistinto i suoi anni da juniores e under 23?
Per rispondere a questa domanda ci rivolgiamo direttamente a Joxean Matxin, che il talento di Ayuso lo ha visto sbocciare e poi fiorire.
«Lo conosco da quando era allievo – racconta Matxin – e sono convinto che può essere un corridore in grado di vincere le grandi corse a tappe. E’ un atleta polivalente, sa andare forte a cronometro, in salita e in volata ha un ottimo spunto veloce. Quest’ultima qualità l’avete vista al Laigueglia nei giorni scorsi, la facilità con cui ha vinto quello sprint è un bellissimo segnale».
Lo scorso anno lo spagnolo è stato protagonista di una solida Tirreno-Adriatico, quest’anno torna per vincereLo scorso anno lo spagnolo è stato protagonista di una solida Tirreno-Adriatico, quest’anno torna per vincere
Avete lavorato tanto durante l’inverno?
Abbiamo fatto i passi giusti affinché Juan (Ayuso, ndr) riuscisse a migliorare ancora. Ha lavorato molto di più in palestra, perché nel ciclismo moderno non conta solo essere magri ma avere un giusto equilibrio tra peso e forza. Lui sul rapporto tra peso e potenza è sempre stato a livelli alti, mancavano alcuni tasselli e quest’anno li ha aggiunti.
Da quando era allievo com’è cambiato?
E’ cresciuto anno per anno, non c’è stata una cosa nella quale è migliorato più di altre. Si è trattato di un passaggio naturale e lui è stato bravo a fare i passi giusti: prestazioni, numeri e professionalità. Ayuso ha sempre avuto la testa da corridore, ma questa è sempre andata di pari passo all’età anagrafica. Quando aveva 16 anni era in un modo e ora che ne ha 22 è in un altro. Sa cosa vuol dire essere un ciclista, lo ha sempre saputo.
Questo ha permesso una progressione continua?
Ci siamo sempre impegnati affinché riuscisse ad avere un margine sul quale lavorare anno dopo anno, questo ci ha garantito tanti miglioramenti una volta passato professionista.
Al Giro d’Italia U23 aveva dominato, indossando la maglia rosa per nove dei dieci giorni di corsaAl Giro d’Italia U23 aveva dominato, indossando la maglia rosa per nove dei dieci giorni di corsa
Ha la solidità per poter vincere un Grande Giro?
Non ho nessun dubbio a riguardo. Quando aveva 20 anni alla Vuelta ed era il suo primo anno da professionista. Ora è pronto, ne sono sicuro.
Cambiano però gli scenari…
Nell’anno in cui è andato a podio alla Vuelta aveva avuto il Covid ma poi il ritiro di Roglic gli aveva lasciato spazio per il terzo posto. Ma un corridore come Ayuso è in grado di fare bene ovunque e lo ha fatto vedere. In questo inizio di stagione ha vinto due gare su tre. Negli anni passati ha vinto il Giro dei Paesi Baschi, è arrivato secondo alla Tirreno e al Giro di Svizzera.
Sapere che verrà al Giro ci fa tornare alla mente quando lo dominò al primo anno da U23, secondo te è possibile pensare a una tale forza?
Anche questo aspetto è cresciuto insieme a lui negli anni. Al primo anno da under 23 aveva esordito tra i professionisti facendo esperienza, poi nelle gare di categoria aveva dominato. Inizialmente avevamo pensato che il posto giusto per lui fosse la squadra di Axel Merckx, poi la scelta era ricaduta sulla Colpack. Facendo le nostre valutazioni avevamo capito che Ayuso avesse bisogno di correre in Italia.
Alla sua prima Vuelta Ayuso è salito sul podio alle spalle di Evenepoel e di Mas, la stagione successiva fu quarto a MadridAlla sua prima Vuelta Ayuso è salito sul podio alle spalle di Evenepoel e di Mas, la stagione successiva fu quarto a Madrid
Perché?
Da junior in Spagna partiva a quaranta chilometri dall’arrivo e vinceva da solo. Non si era mai messo alla prova nel lottare per le posizioni, trovare il giusto spazio in salita e in altri aspetti tattici. Anche in questi dettagli è migliorato anno dopo anno, lo vedo più sicuro e convinto dei propri mezzi.
E’ il momento del salto definitivo…
Assolutamente, penso sia pronto. Anzi ne sono certo.
LAIGUEGLIA – La Liguria in questo mese di marzo è terreno di caccia dei corridori del UAE Team Emirates che iniziano alla grande la stagione delle gare italiane. Juan Ayuso conquista il Trofeo Laigueglia e dimostra di essere una delle pedine fondamentali della formazione emiratina per il futuro. Tra poche settimane toccherà a Tadej Pogacar provare a fare sua la riviera ligure con l’obiettivo della Milano-Sanremo. Per lo spagnolo, che è cresciuto nel segno di Alberto Contador, è arrivato il secondo successo nelle tre gare disputate fino a ora.
«Uno dei miei obiettivi stagionali – racconta Ayuso mentre la voce viene soffocata da quelle mascherine che avevamo quasi dimenticato – era partire forte. E’ da inizio anno che sto bene e questo mi dà tanto morale. Sono venuto a correre tre volte qui al Laigueglia e dopo un secondo e un terzo posto negli anni passati finalmente ho vinto. La squadra ha lavorato tutto il giorno e vinto una corsa non facile sia per durezza che imprevedibilità. Aver raccolto già due successi mi permette di guardare con fiducia verso i prossimi obiettivi che sono la Tirreno-Adriatico e il Giro d’Italia.
Ayuso stremato dopo il traguardo, il duello con Scaroni lo ha costretto a dare davvero tuttoPer “Scaro” un breve colloquio con l’ammiraglia, all’inizio il podio sembrava sfumatoAyuso stremato dopo il traguardo, il duello con Scaroni lo ha costretto a dare davvero tuttoPer “Scaro” un breve colloquio con l’ammiraglia, all’inizio il podio sembrava sfumato
Lo sguardo di Scaroni
Nell’aria calda di Laigueglia, a due passi dal mare che si nasconde timido dietro le case, quello che rimane è l’idea di aver assistito a un duello bellissimo tra Ayuso e Scaroni. Il bresciano è partito come meglio non avrebbe potuto immaginare nel 2025. Proprio nell’anno in cui la XDS Astana aveva bisogno di trovare un punto di riferimento “Scaro” ha risposto presente raccogliendo lo scettro. I colpi sui pedali tra i due pretendenti alla vittoria sono state come stoccate di fioretto, rapide e dolorose, ma nessuna ha lasciato il segno. A spuntarla è stato lo spagnolo che arriva da Barcellona, in una volata che non ha ammesso repliche.
«Ho provato a rispondere agli attacchi di Ayuso – racconta sotto al podio Scaroni – e poi ad allungare in qualche occasione. Sapevo di essere il meno veloce e quando è partita la volata ci ha lasciato fermi al palo. Peccato perché la gamba gira bene. Ci voleva un’altra vittoria ma ci si deve anche accontentare a volte».
Ecco il podio del 62° Trofeo Laigueglia: Ayuso, Scaroni e StorerOggi è iniziata anche la Coppa Italia delle Regioni, Scaroni veste la maglia di leader, qui premiato dal Presidente della LCP Roberto PellaEcco il podio del 62° Trofeo Laigueglia: Ayuso, Scaroni e StorerOggi è iniziata anche la Coppa Italia delle Regioni, Scaroni veste la maglia di leader, qui premiato dal Presidente della LCP Roberto Pella
Un ottimo inizio di stagione il morale è già alle stelle?
Sicuramente è alto. La squadra sta facendo bene e tutti stiamo cavalcando l’onda di questo ritrovato entusiasmo. Oggi abbiamo corso ancora una volta bene. Io avevo il compito di rimanere alla ruota di Ayuso, dovevo essere la sua ombra. Sapevo avrebbe attaccato e così è stato, ora vediamo per la Strade Bianche di sabato, la forza c’è.
Sono vittorie tanto diverse, quelle all’Adriatica Ionica Race erano di rabbia e cattiveria. Volevo dimostrare di meritare un posto tra i grandi, ora ci sono dentro l’obiettivo è far capire che ci sono anche io.
Come sono state le ultime due stagioni?
Mentalmente queste due vittorie sono arrivate in un momento importante. Mi sono tolto un peso di dosso perché negli anni scorsi cercavo il successo con ossessione, tante volte mi muovevo male. Anche in questo inizio stagione a volte ho sbagliato i tempi. Aver vinto mi ha permesso di ritrovare la serenità che mi era mancata e in corsa so cosa fare, riesco a essere lucido.
La UAE Team Emirates ha corso tutta per Ayuso, qui Morgado a fare il forcing nel finale La UAE Team Emirates ha corso tutta per Ayuso, qui Morgado a fare il forcing nel finale
Tornando a quelle due vittorie che ti avevano aperto le porte dell’Astana senti di aver ritrovato quella motivazione?
Quella non mi è mai mancata. Rispetto alle vittorie all’Adriatica Ionica ho cambiato programma e metodo di lavoro. In quelle gare non c’erano campioni forti come oggi: Storer, Powless, Ayuso. Riuscire a sfidare questi corridori mi fa capire di aver aggiunto un tassello al mio status di corridore. La mia carriera è stata un insieme di spazi vuoti: il Covid, poi il caso Gazprom…
In questi due anni con l’Astana è arrivata la continuità che cercavi?
E’ l’anno della maturazione e vediamo di continuare così. L’anno scorso avevo molte squadre che mi cercavano. Tuttavia ero consapevole che rimanendo qui avrei avuto un ruolo da capitano, da leader e questo avrebbe fatto bene alla mia crescita. Se avessi scelto di andare via avrei ricoperto il ruolo di gregario e non è quello che avrei voluto per il prosieguo della mia carriera.
Scaroni dopo due stagioni non facili sembra aver trovato la via giusta per emergereScaroni dopo due stagioni non facili sembra aver trovato la via giusta per emergere
Sei il miglior corridore per punti raccolti in squadra.
Sono e siamo partiti nel migliore dei modi. La programmazione era pensata per partire forte e fare tanti punti fin da subito. La squadra ha l’obbligo di provare a mantenere la licenza WorldTour. Sapevo che nei primi mesi dell’anno di solito rendo al meglio e abbiamo cambiato i programmi per massimizzare questo fattore. Quest’anno sono improntato maggiormente verso le corse di un giorno. Credo che sia stata la carta vincente che mi ha permesso di fare quel salto di qualità che mi mancava.
Dopo il Laigueglia?
Dopo Strade Bianche, Milano-Torino e Coppi e Bartali mi fermerò un attimo per preparare il Giro. La condizione non può durare in eterno.
Quarta vittoria alla Strade Bianche per Tadej Pogacar, costretto (dal percorso) ad attaccare a 78 km dall'arrivo. Dopo l'arrivo parla con leggerezza e onestà
Juan Ayuso ha sfiorato la vittoria al Giro di Svizzera. Fabrizio Guidi, il suo diesse, ci racconta come è andata e dove potrà arrivare questa estate lo spagnolo
BENIDORM (Spagna) – Da quello che faceva lui, capivi che cosa avrebbe fatto Pogacar. Al Giro d’Italia è stato così quasi ogni giorno, quantomeno nelle tappe di salita. Quando il polacco si alzava sui pedali e calava il rapporto, la velocità cresceva di colpo. Significava che di lì a poco Tadej avrebbe attaccato e per allora gli altri sarebbero stati già al gancio. Rafal Majka è l’ultimo dei gregari all’antica. Uno che prima di lavorare per gli altri ha fatto il capitano.
A 35 anni detiene con Laengen il primato di corridore più anziano del UAE Team Emirates, dopo che nelle ultime due stagioni se ne sono andati i coetanei Trentin e Ulissi, per cui vederlo in mezzo a tanti ragazzini sembra persino strano. Se non fosse che gli stessi ragazzini lo guardano con rispetto e anche un filo di soggezione. Quello è Majka: ha vinto per due volte la maglia a pois del Tour e anche tre tappe.
Entrambi classe 1989, Laengen e Majka sono i due corridori più maturi del UAE Team EmiratesEntrambi classe 1989, Laengen e Majka sono i due corridori più maturi del UAE Team Emirates
Che effetto fa essere nella squadra numero uno al mondo?
E’ diventata forte, fortissima. Ci sono arrivato nel 2021, sono passati 4 anni e quasi non la riconosci. Non credevo che sarebbe stato possibile un progresso del genere, perché avviene in ogni comparto. I tecnici, gli allenatori, i nutrizionisti. E’ tutto ai massimi livelli e mi sento di dire che starci dentro è più facile di prima. Ho corso con Tinkoff e poi alla Bora, la UAE Emirates è la mia terza squadra. E quando faccio il confronto, per me è meglio perché è stabile. Si va senza problema ai ritiri, si prendono i voli e tutta una serie di dettagli. Come il fatto che abbiamo il cuoco sempre con noi. Anche nei ritiri prima di Giro, Tour e Vuelta. Ogni cosa che facciamo viene controllata, mi pare che ci sia una bella differenza rispetto ad altre squadre. Ho la sensazione che qui siamo proprio più avanti.
Hai corso per sei anni nelle squadre di Bjarne Riis, che sembrava il più organizzato di tutti. Se le riguardi adesso quanto sembrano più piccole?
Mi ricordo quando sono passato con Bjarne, la sua scuola prevedeva già una grande attenzione al cibo e il cuoco nelle corse più importanti. Ma le cose sono cambiate. Il carico sui corridori è aumentato e serve più concentrazione rispetto ad allora. Anche prima facevi sacrifici, però adesso ancora di più. Se vuoi vincere le corse, per stare avanti bisogna fare la vita oltre quello che prima si poteva immaginare.
Al Giro guardavamo te per capire cosa avrebbe fatto Tadej…
Lo sapete che prima del Giro avevo problemi con il tendine di Achille? Pensavo fosse il momento peggiore, però sono stato un mese a Sierra Nevada e il nostro fisio ha fatto il miracolo. Dopo due giorni di trattamento ho ripreso ad andare in bici e mi sono sentito subito molto meglio. Poi lo sapete, quando c’è un capitano come Pogacar e ti ritrovi davanti con venti corridori, sai che se acceleri, lui va via. Questo è un fenomeno, ragazzi.
Questo è il momento dell’attacco: Majka dà tutto, sta per scattare TadejQuesto è il momento dell’attacco: Majka dà tutto, sta per scattare Tadej
A un certo punto chiedemmo a Matxin perché non portare anche te al Tour. Ce l’avresti fatta?
Dopo il Giro ci siamo ritrovati tutti a cena e abbiamo parlato. Stavo preparando anche io il Tour, in quanto prima riserva. Sono già stato per due volte in Francia con Tadej e uno l’ha pure vinto, quello del 2021. Però l’ultima parola spettava alla squadra e avevamo corridori molto bravi sia per la pianura e altri per la salita. Non sempre funziona tutto alla perfezione, anche a me sarebbe piaciuto andare, ma l’importante è che Tadej abbia vinto ugualmente. Ha vinto il Giro, il Tour e poi anche i mondiali.
Dicono che la figura del gregario non esiste più, allora tu cosa sei?
Prima ero capitano, adesso mi godo l’andare in bici. Ho un capitano di altissimo livello, uno così non l’avevo mai visto in vita mia. E’ anche un ragazzo umile, perché sono stato tanti giorni in gara con lui, anche in camera. E’ impressionante quanto sia umile e stabile, è sempre uguale. Quando però parte in bici, quello che vedo io è un terminator. Vuole ammazzare tutto. E’ lui che mi dice quando partire e io non aspetto altro.
Quest’anno è parso anche più potente di altre volte in passato.
Ha fatto la scelta di cambiare allenatore e la differenza si vede. Quando dopo un paio di anni che lavori allo stesso modo ti arriva l’impulso di cambiare, la squadra ti asseconda. Dal 2025 cambio anche io, ero sempre con lo stesso da quattro anni. Mi serve fare dei lavori diversi e questa squadra può darmi il supporto che mi serve, fra allenamento, bici e alimentazione. Tutti pensano che sia facile, però bisogna saper scegliere i corridori per lavorare e quelli per vincere. E’ il lavoro di Matxin, che lo fa bene.
Rafal, Magdalen, Maja e Oliwier: la famiglia Majka (immagine Instagram)Rafal, Magdalen, Maja e Oliwier: la famiglia Majka (immagine Instagram)
Che cosa ti ha cambiato il nuovo preparatore?
Faccio un po’ lavori strani che non facevo prima. L’importante, come gli ho detto, è che voglio partire più tranquillo e arrivare bene, perché voglio fare il Giro d’Italia. Perché mi piace e penso che fare il Giro con Ayuso sarà diverso dal farlo con Pogacar. Juan è cresciuto tanto, soprattutto dopo questa stagione. L’ho visto quando ho corso con lui la Tirreno. E’ un ragazzo che vuole vincere e lo sai com’è un giovane che vuole vincere, scalpita. Io invece sono uno corridore che fa quello che gli viene detto dai direttori sul bus. Sono due leader diversi, però c’è una squadra che ti paga e bisogna fare al 100 per cento quello che ti dicono. Io penso che Ayuso possa arrivare fra i primi tre. Lo sapete come è il ciclismo, mai dire mai perché può succedere tutto, però può fare bene.
Ti sei mai pentito di aver fatto questa scelta, di non fare più il capitano?
Dopo Bora e dopo otto anni facendo il leader, mentalmente era diventato pesante. Non dico che non stessi bene, perché non sarebbe vero, però era un continuo carico di stress. Mi si attaccava addosso e interferiva nei rapporti con la famiglia, non riuscivo a essere in perfetto equilibrio. Invece questi quattro anni sono passati che quasi non me ne sono accorto. E’ incredibile. Matxin e Gianetti mi danno fiducia e anche quest’anno quando al Giro ho rinnovato il contratto con Mauro, non c’è stato nulla da ridire. Abbiamo trovato subito l’accordo, anche con Matxin per il mio ruolo. Lavoro al 100 per cento per la squadra, ma l’anno prossimo voglio vincere una corsa.
Quale corsa?
Spero di trovare spazio per vincere una tappa. Ne ho vinte tre al Tour e due alla Vuelta, mi manca una tappa al Giro. Sicuramente andrò a lavorare al 100 per cento per i ragazzi, però se avrò l’opportunità ci proverò. Prima pensiamo a lavorare e poi quando avremo un bel vantaggio e dopo che avremo fatto tutto quello che chiede la squadra, proveremo a portarne a casa una.
Ubi maior, minor cessat. Quando l’altro giorno Matxin ha annunciato la presenza di Ayuso al Giro d’Italia e poi ha aggiunto che potrebbe esserci anche Pogacar, il giovane spagnolo non ha fatto salti di gioia. Ovviamente ne avevano già parlato, ma sentirsi chiedere dalla stampa se per lui cambierebbe qualcosa, ha costretto Ayuso ad aprire gli occhi e fare l’inchino. Se ci sarà Pogacar, si correrà in modo completamente diverso, perché sarà lui il capitano.
Poche ore dopo, dal ritiro mallorquino della Red Bull-Bora è arrivata la conferma che anche Roglic correrà il Giro d’Italia, già conquistato nel 2023 (in apertura, immagine Red Bull-Bora). Lo sloveno, che è ironico e realista, ha dichiarato che farà i suoi programmi sulla base di quelli di Pogacar, andando dove non sarà Tadej. Era una battuta? Se c’è Pogacar, non si vince: ubi maior, minor cessat. Anche per questo nei giorni scorsi anche O’Connor ha spiegato il motivo per cui al Tour bisogna comunque andare. E l’apice del ciclismo, si partecipa pur consapevoli di essere sconfitti.
Pogacar, qui nel ritiro di Benidorm, è il riferimento e lo spauracchio del gruppoPogacar, qui nel ritiro di Benidorm, è il riferimento e lo spauracchio del gruppo
Pellizzari e il Giro
Il ciclismo non è una scienza esatta, lo ha spiegato bene Matej Mohoric, ma si sta lavorando perché lo diventi. Pogacar ha ringraziato perché nel 2024 gli è andato tutto liscio. Ricorda bene infatti la caduta della Liegi 2023 che gli costò la Doyenne e la preparazione per il Tour. E magari è consapevole che un Vingegaard al meglio gli avrebbe reso la vita più dura. Tuttavia il suo strapotere spingerà sempre di più gli avversari a concentrarsi sugli obiettivi raggiungibili.
Per questo motivo, la Red Bull-Bora-Hansgrohe del Giro vedrà accanto a Roglic gregari come Hindley, Martinez, Aleotti, Sobrero e Moscon. Manca Tratnik, che verosimilmente sarà il pilastro per la squadra del Tour. E manca anche Pellizzari, stella nascente del ciclismo italiano, che per ora è riserva e dovrà semmai guadagnarsi il posto a suon di risultati. Sarebbe un peccato non vederlo nuovamente al via, ma anche nel suo caso, la regola è ancora la stessa. Ubi maior, minor cessat. Piace la scelta di Piganzoli di insistere ancora un anno con la Polti-Kometa. Si metterà nuovamente alla prova nel Giro, prima di diventare un numero (pur importante) in squadre più grandi.
Giulio Pellizzari, passato alla Red Bull-Bora, per ora è riserva al GiroGiulio Pellizzari, passato alla Red Bull-Bora, per ora è riserva al Giro
Chiude il CT Friuli
E’ notizia di poche settimane fa che il Cycling Team Friuli chiuderà la sua storia di successi fra gli under 23, diventando a tutti gli effetti il devo team della Bahrain Victorious. Roberto Bressan le ha provate tutte per difendere l’identità della sua squadra, ma alla fine è stata fatta la scelta più logica. Andrea Fusaz era da tempo uno snodo decisivo fra i preparatori del team WorldTour e dispiace semmai che Fabio Baronti, cresciuto alla sua scuola, non abbia trovato posto e sia passato alla Jayco-AlUla.
Proprio la squadra australiana nel frattempo ha assorbito la Hagens Berman Jayco di Axel Merckx, protagonista di una storia di talenti lanciati nel WorldTour. Mentre la Lotto-Kern-Haus è entrata nell’orbita della Ineos Grenadiers. Anche in questo caso, neanche a dirlo: ubi maior, minor cessat.
I team WorldTour sono gli unici a possedere le risorse per mandare avanti uno sport diventato costosissimo, con buona pace degli altri che per sopravvivere hanno la doppia opzione di restare piccolini finché ce la fanno o farsi assorbire. L’esempio della BePink-Bongioanni di Walter Zini è perfetto per illustrarlo. Il team manager milanese aveva adocchiato uno sponsor polacco che gli avrebbe permesso di fare il salto tra le professional, ma alla fine l’azienda ha preferito diventare il terzo nome della Canyon-Sram. Essere il terzo nome di una grande squadra è stato ritenuto più redditizio dell’essere il primo di un team più piccolo. Ubi maior, minor cessat, tanto per cambiare.
Daniel Skerl è l’ultimo neopro’ del Team Bahrain Victorious nato nel CT FriuliDaniel Skerl è l’ultimo neopro’ del Team Bahrain Victorious nato nel CT Friuli
L’esempio di Piemonte e Friuli
In questo quadro, cosa dovrebbe fare il presidente della Federazione ciclistica italiana? Può a nostro avviso concentrarsi sulla base, puntando a riportare in alto i numeri dei tesseramenti che da troppi anni a questa parte vivono una picchiata apparentemente incontrollata. Va bene preoccuparsi per le società U23 che spariscono, ma varrebbe forse la pena lavorare prima su quelle di base che intercettano i talenti e gli danno una forma.
Vi siete mai chiesti come mai il Piemonte e il Friuli, regioni che pure non hanno grandissime squadre, sfornano o hanno sfornato atleti di primissima fascia? Ganna, Longo Borghini, Sobrero, Barale, Covi, Balsamo, Gasparrini, Mosca, De Marchi, Viezzi, Cimolai, Buratti, Olivo, Fabbro, Milan, Cecchini, Skerl. Sono bandiere nate negli anni da società giovanili che lavorano bene e portano ragazzi sani e motivati fin sulla porta delle categorie internazionali. Li prendono dalla strada, la pista, il cross e anche dalla mountain bike. Hanno tecnici competenti e capaci anche di essere animatori del movimento. Coinvolgono le famiglie come si è sempre fatto e come in realtà accade sempre meno di frequente.
Anche in quelle categorie ci sono genitori purtroppo sensibili alla corte di team più grandi. Ne è l’esempio quanto accaduto di recente nella squadra di Jacopo Mosca. Se non si lavora su numeri e non si fa capire che c’è un tempo per essere grandi e uno per crescere, la sorgente si esaurirà. E a quel punto saranno guai seri. E’ vietato, parlando di bambini, rassegnarsi al cinismo di “Ubi maior, minor cessat”. Dal futuro presidente federale, ci aspetteremmo la determinazione nel fare scelte impopolari, assieme al coraggio di lasciar andare qualche medaglia. Meglio investire sul futuro o continuare nella conta dei trofei?
BENIDORM (Spagna) – Prima di Roglic, la dichiarazione d’amore al Giro d’Italia l’ha fatta Juan Ayuso. E’ stato Matxin, il capo dei tecnici del UAE Team Emirates ad annunciarne la presenza e subito dopo lo spagnolo l’ha confermato. Verrà al Giro per tentare di vincerlo, come ha già fatto nel 2021 fra gli under 23. Il nodo che resta da sciogliere riguarda l’eventuale presenza di Pogacar, che per decidere aspetterà il 19 dicembre e la presentazione della Vuelta. E’ chiaro che in quel caso cambierebbe tutto, ma nel parlarne Ayuso minimizza e tira dritto.
Il terzo posto alla Vuelta del 2022 sembra lontanissimo. I successivi problemi al ginocchio e il quarto posto del 2023 hanno confermato che la sostanza è tanta, mentre il ritiro dall’ultimo Tour con qualche sbavatura nei rapporti con i compagni ha lasciato un interrogativo che il Giro potrebbe risolvere definitivamente.
«Io vado al Giro – sorride Ayuso – se poi ci viene anche Tadej, allora saremo in due e non è un problema. Sono completamente concentrato sul Giro, è uno degli obiettivi più grandi per la prossima stagione. In termini di preparazione per me non cambia nulla. Ci si prepara sempre al meglio delle proprie possibilità, nel miglior modo possibile. Se Tadej ci fosse, correremmo in un modo, se non lo fa, cambierebbe tutto, ma il focus sul Giro non cambia».
Pogacar, Ayuso e il Tour a Firenze. Lo spagnolo lascerà la corsa dopo 13 tappePogacar, Ayuso e il Tour a Firenze. Lo spagnolo lascerà la corsa dopo 13 tappe
E’ stato il tema del 2024, il fatto di essere in una squadra con così tanti leader e non avere il tuo spazio. TI senti mai schiacciato?
Non userei questi termini, ma è vero che siamo una delle migliori squadre del mondo per cui ho molti compagni di livello molto alto. Questo fa crescere il livello di tutti, perché se vuoi avere una possibilità, devi dimostrarti all’altezza, non puoi semplicemente chiederlo, perché potrebbero esserci dei corridori migliori di te. Quindi penso che anche questa sia una motivazione, sai che devi continuare a lavorare e non puoi rilassarti.
Parlando del Giro con Tadej, sei riuscito a farti dare qualche consiglio?
Penso che per Tadej sia tutto più facile che per ciascuno di noi, quindi è abbastanza difficile ottenere dei consigli. E’ il migliore del mondo e tutto ciò che fa lo fa sembrare più facile di quanto in realtà non sia. Ho molti amici al di fuori del ciclismo che non guardano molto le corse. Poi vedono Tadej fare certe cose e pensano che sia normale. E io invece gli dico che non lo è. Tadej Pogacar è un bravo ragazzo da avere intorno ed è meglio averlo dalla tua parte che come avversario.
Sai spiegarti perché gli viene tutto così facile?
Perché è il migliore del mondo. È come quando vedi Messi con la palla e come gira intorno a tutti. Anche quello può sembrare facile, poi però vedi tutti gli altri e capisci che non possono farlo. Penso che nel ciclismo lui sia come Messi.
Prima crono del 2024 alla Tirreno: Ayuso si lascia indietro Ganna per un secondo e Milan di 12″Prima crono del 2024 alla Tirreno: Ayuso si lascia indietro Ganna per un secondo e Milan di 12″
Avete entrambi dei contratti a lungo termine, quindi per tutto il resto della tua carriera avrai intorno Tadej. Cosa pensi che succederà fra un anno o due?
Se lui oggi è considerato il miglior corridore al mondo, immagino che per fare meglio dovrò prendere io il suo posto. Ma se azzardassi una cosa del genere, voi della stampa chissà cosa direste. Per cui mi limiterò a dire che un giorno mi piacerebbe essere migliore di lui, perché è il miglior corridore del mondo. Sogno di essere come lui, quindi per riuscirci dovrei batterlo. Ovviamente non voglio che questo crei un malinteso perché Tadej non è un rivale, ma il mio metro di paragone. Lui mette l’asticella e tu devi cercare di raggiungerla.
Dopo il Tour si vociferava che fra voi due non corresse buon sangue…
La relazione fra noi è perfettamente normale. Abbiamo passato molto tempo insieme, specialmente quest’anno, preparando il Tour. E anche l’anno scorso, quando lui si allenava per il Tour e io per il Tour de Suisse. Abbiamo passato molto tempo in ritiro e questo crea delle amicizie. E’ stato difficile per me non poterlo aiutare al Tour, mentalmente mi sono sentito incapace di dimostrare quello che ero in grado di fare. Ne abbiamo parlato in privato e penso che abbia capito la situazione. Lo apprezzo molto per questo, perché pur essendo un campione si prende sempre del tempo anche per questi dettagli. E per quanto riguarda il contratto, ora sono contento e non ho bisogno di pensarci.
Quando si è svolta questa conversazione fra voi?
Andato via dal Tour, la volta successiva ho visto Tadej in Canada. Ci tenevo a dirgli che quello che era uscito sulla stampa non era vero e volevo che lo sentisse direttamente da me. Ma l’ho anche ringraziato per un paio di cose per le quali gli ero molto grato e poi l’abbiamo chiusa lì, perché mi è parso che abbia capito alla perfezione quello che volevo dirgli.
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Diventare il migliore al mondo è una bella scalata, dove vedi che devi migliorare di più?
Per ora penso a ogni piccolo aspetto. Mi piacerebbe migliorare di più in salita perché mi considero uno scalatore, ma se guardo le mie vittorie, la metà di esse sono venute sulla bici da crono. E’ strano, ma del resto se si vuole vincere una classifica generale, bisogna andare forte anche contro il tempo. Ora per me è difficile recuperare uno o due minuti in salita, ma posso guadagnarli nella cronometro e questo viene in mio favore. Ma se voglio cercare di colmare il divario da corridori come Vingegaard, Remco e Roglic, devo assolutamente diventare uno scalatore migliore.
Non significa mettersi troppa pression?
La pressione che metti su te stesso non è la stessa che può venirti dall’ambiente. Quando sono andato al Tour, volevo fare del mio meglio e avere questo tipo di motivazione è molto importante perché è quello che faccio da quando ero piccolo. E’ un plus che mi motiva di più.
Cambierai la tua preparazione?
Non so ancora dirlo nei dettagli, ma forse ci sarà più carico di lavoro. Fino ad ora, anche a causa della mia età, probabilmente non mi allenavo lo stesso numero di ore degli altri. Quindi un aspetto sarà quello di cercare di aumentare le ore generali, intervenendo poi con dei lavori specifici. Ci sono vari tipi di mitologia sui tipi di allenamento, ma preferisco attenermi a quello che penso abbia davvero funzionato per me. D’altra parte, penso che sarebbe un errore fare 20 anni di carriera allo stesso modo, quindi voglio sperimentare cose nuove.
Juan Ayuso ha compiuto 22 anni il 16 settembre. E’ pro’ dall’estate 2021Juan Ayuso ha compiuto 22 anni il 16 settembre. E’ pro’ dall’estate 2021
Hai già vinto un Giro d’Italia da U23, qual è il tuo rapporto con l’Italia?
La verità è che fare il Giro mi riporta alla mente tanti bei ricordi, perché ho corso per metà anno alla Colpack. Quattro o cinque mesi a Bergamo in cui sono stato molto bene e le gare da under 23 che ho fatto in Italia mi hanno permesso di fare un salto molto importante grazie al quale sono arrivato di qua con molta più fiducia. Mi piace correre in Italia. L’anno scorso la Tirreno è andata bene per certi versi, ma fare secondo non mi è piaciuto tanto, quindi spero di tornarci il prossimo anno e che il Natale mi porti fortuna e buoni risultati.