Non sarà più la 6 Giorni di Brema di un tempo, oltretutto si gareggia su sole 4 giornate di gara, ma la prova tedesca resta uno dei capisaldi dell’attività su pista durante l’inverno e anche per questo Elia Viviani e Simone Consonni hanno accettato l’invito a parteciparvi. Una presenza dai significati diversi per i vicecampioni olimpici della madison: Consonni in preparazione per le prime corse dell’anno, Viviani ancora alla ricerca di una squadra per vivere quella che potrebbe essere la sua ultima stagione su strada.
In pista, i due ci hanno messo davvero poco per ritrovare la sintonia, cosa che avviene solamente se alla base c’è un’amicizia cementata negli anni. Simone sa bene le difficoltà del compagno, che proprio sulla base della sua delicata situazione contrattuale ha preso molto sul serio la 6 Giorni e lo si evince anche dal risalto che gli ha dato sui suoi seguitissimi social.
Consonni e Viviani hanno chiuso a Brema al 3° posto a un giro da Havik e Politt (foto Arne Mill)Consonni e Viviani hanno chiuso a Brema al 3° posto a un giro da Havik e Politt (foto Arne Mill)
E’ chiaro però che la situazione di Elia ha un peso e Simone ci mette tutta la delicatezza possibile: «Non mi sento di parlare di questa vicenda, credo che sia Elia a dover essere chiamato in causa. Io posso dire che in quei giorni il suo morale è stato sempre in salita: appena entrato in pista ho rivisto l’Elia che conosco, carico e determinato, scherzoso ma ultraprofessionale. Era concentrato sulla gara, questo è certo».
Quella di Brema è stata gara vera? Si dice sempre che le 6 Giorni siano un po’ “pilotate” per lo spettacolo…
No, è stata vera, intensa, nella quale tutti hanno dato il massimo. L’avevamo scelta anche per questo, per effettuare quei lavori che in questo periodo sono importanti, quelli impostati sulla velocità che ti servono per le prime gare del calendario. Di 6 Giorni ne faremmo anche di più se fosse possibile inserirle nel calendario senza contraccolpi, per fortuna questa occasione è capitata e l’abbiamo presa al volo.
Un Viviani concentrato e scherzoso, così nei 4 giorni tedeschi a dispetto della situazione (foto Arne Mill)Un Viviani concentrato e scherzoso, così nei 4 giorni tedeschi a dispetto della situazione
A febbraio ci saranno gli europei su pista, prima gara della nuova stagione nella quale i tuoi compagni di quartetto Ganna e Milan hanno detto di passare la mano. Tu che cosa farai?
A me la pista piace da morire e questo tutti lo sanno, ma conciliarla con il calendario su strada è sempre più difficile. Gli europei ad esempio mi sarebbe piaciuto molto farli, ma sono già stato selezionato per Valenciana e Uae Tour e quindi non se ne parla. Oltretutto ci sono i problemi con la Nations Cup e quindi non ci saranno altre occasioni. E’ chiaro che a Montichiari andrò quando possibile per allenarmi, per i mondiali per ora non saprei che cosa rispondere, sono troppo in là con la stagione.
Nel 2024 non hai conquistato alcuna vittoria, come influisce questo sulla tua nuova stagione?
Io non giudicherei male quella passata, perché mi ha dato maggiori certezze. Mi ha fatto prendere confidenza con il gruppo, che so essere davvero forte, mi ha consentito di fare un ulteriore passo avanti. Con Milan abbiamo fatto bei lavori, quel rapporto costruito su pista si sta sviluppando anche su strada e soprattutto sta venendo fuori la necessaria sinergia tecnica e mentale per ottenere i massimi risultati. Sappiamo che c’è da migliorare ma è normale. Ora abbiamo tanta carne al fuoco, tanto lavoro da fare per tutto il treno per le volate e questo ci dà entusiasmo.
Con Milan, Simone ha costruito grandi vittorie all’ultimo Giro, ora vogliono fare lo stesso al TourCon Milan, Simone ha costruito grandi vittorie all’ultimo Giro, ora vogliono fare lo stesso al Tour
Milan quest’anno affronterà il suo primo Tour de France. Tu hai esperienza in tutti e tre i grandi Giri: lo stai già consigliando, illustrandogli le differenze fra Giro e Tour?
Tantissime differenze non ci sono, l’importante è sapere che ogni tappa è a sé, che va costruita sul posto, vedendo come si evolve la corsa. Il Tour ha una carica di stress molto superiore alle altre corse, la percepisci da subito e sarà quindi importante abituarsi. Entrare nello spirito giusto. Sicuramente ci sarà da lavorare anche extrabici, ossia studiare con cura i percorsi, analizzare ogni tappa alla perfezione, anche sulla base di quel che è successo il giorno prima. Al Tour ci sono 200 ragazzi al via e tutti aspirano a qualcosa d’importante, oltretutto si viaggia sempre molto veloci. Sono tutti fattori da considerare.
Seguirai sempre il calendario di Johnny?
Per la sua gran parte, ma nel periodo delle classiche no, perché nel team ci sono corridori più adatti a quel tipo di corse. Siamo una squadra ampia e fatta di campioni, bisogna anche avere la consapevolezza di quel che si può realmente fare per il bene del gruppo. Lì serve gente fortissima sul passo, anche fisicamente con una struttura. Anche per il Tour sono in tanti ad ambire a un posto, quindi tutto è in divenire, non c’è nulla di certo.
Per Simone tanta esperienza al Tour, qui la volata di Lione 2020 chiusa al terzo postoPer Simone tanta esperienza al Tour, qui la volata di Lione 2020 chiusa al terzo posto
E’ anche vero però che, senza i tuoi compiti per Milan, potresti avere mano libera per poter ambire a qualche vittoria…
Se capiterà l’occasione, sia in gare a tappe che nelle corse di un giorno non mi tirerò certo indietro. Il doppio ruolo di aiutante o finalizzatore non è certo una novità per me. Anche nel 2024 non ci sono andato lontano, ad esempio la quarta piazza alla Bredene Koksijde Classic dopo essere stato in fuga per 68 chilometri mi è ancora indigesta. Se arriverà l’occasione mi farò trovare pronto: non nascondo che regalare la prima vittoria nella mia carriera vestendo la maglia della Lidl-Trek sarebbe qualcosa di grandioso.
La Tirreno è il prossimo step di Viviani dopo il Uae Tour. La potenza sta tornando. Il peso non c'è ancora. Ma è tutto normale, visto lo stop per il cuore
«Abbiamo fatto molti sviluppi con Santini per quanto riguarda i body da gara – dice Milan – e i copriscarpe che io utilizzo sempre. L’anno scorso è arrivata la nuova bici, quindi il livello di aerodinamica è stato incrementato molto. Poi ti rendi conto che fai tutti gli studi e ti ritrovi con uno di un metro e 94 sopra alla bicicletta, che per quanto provi a stare il più basso possibile, insomma…».
L’atmosfera è rilassata, si ride e finalmente si parla italiano dopo le altre interviste in inglese. Il media day della Lid-Trek volge al temine, ma parlare con Milan dei suoi progressi e dei suoi impegni è un viaggio molto interessante. E’ la prima vigilia di una stagione senza gare in pista: questo significa più tempo a disposizione per lavorare su strada. La squadra lo ha annunciato nel gruppo del Tour de France, dove andrà senza l’angelo custode Pedersen. Il ragionamento prosegue in un misto fra tecnica e ambizioni personali.
Il programma 2025 di Milan prevede il debutto al Tour, ma prima le classiche del NordIl programma 2025 di Milan prevede il debutto al Tour, ma prima le classiche del Nord
Si è parlato molto del tuo muoverti troppo nelle volate…
Si punta sempre a migliorare per diventare il numero uno e anche la squadra ce l’ha bene in mente. Per cui negli allenamenti stiamo puntando tanto anche al modo in cui sprintare, senza tutti quei movimenti della testa. Cercando di essere più aerodinamici possibili, spostandomi magari un po’ più avanti con la testa e col corpo. Sono tutti movimenti che, messi insieme, alla fine daranno i loro frutti. Stiamo lavorando molto anche per quanto riguarda la forza, l’esplosività e tutto l’insieme di cui si compone lo sprint. E anche per le salite…
Per difendersi dagli attacchi?
Bisogna tenere duro anche sulle salite per arrivare allo sprint. Si lavora a 360 gradi per migliorare globalmente e cercare poi di essere i migliori. E si sta lavorando anche sui rapporti. Stiamo ancora usando il 54, ma stiamo inserendo il 56.
Al Giro 2024, Milan ha vinto tre tappe (qui la terza a Cento) e fatto quattro secondi postiAl Giro 2024, Milan ha vinto tre tappe (qui la terza a Cento) e fatto quattro secondi posti
Sembri bello rilassato, che inverno è stato finora?
Sto bene, è stato un bell’inverno a partire da dicembre, con un bel training camp. Ho passato delle belle vacanze di Natale a casa con la mia famiglia, che va bene prima di iniziare una stagione così lunga. E adesso siamo di nuovo qua a preparare il debutto per cui manca ormai poco. Le sensazioni sono buone, diciamo che sono gasato. Sinceramente ho voglia di correre, la competizione mi manca e il Tour sarà una nuova sfida, un nuovo mettersi in gioco e provare.
Che fascino ha su di te il Tour de France, che per alcuni è il centro del mondo e per altri una corsa come le altre?
Sicuramente per me tutte le gare sono importanti. Ovviamente il Tour ha il suo fascino, ma per me è sullo stesso piano delle altre. E’ importante iniziare bene a una Valenciana, come arrivare nella miglior forma possibile al Tour de France. Certo è una gara che non ho mai disputato prima, in un periodo in cui non ho mai corso, quindi il punto di domanda c’è. Per me sarà quasi tutto nuovo, metterò il massimo impegno nel prepararmi, come faccio per tutte le altre gare.
Fra i lavori su cui si sta applicando Milan, c’è anche la compostezza in volata, cercando l’aerodinamicitàFra i lavori su cui si sta applicando Milan, c’è anche la compostezza in volata, cercando l’aerodinamicità
Vai in Francia con un obiettivo preciso?
Sicuramente dal primo giorno avremo delle tappe favorevoli, con la maglia gialla subito in palio, quindi sarà molto importante farsi trovare pronti e uniti anche a livello di squadra. Lo prendo come tutte le altre gare, però la concentrazione sarà alta e anche la voglia di fare bene.
Il Tour è lontano, prima ci sono tante volate e tante classiche, giusto?
Inizierò alla Volta Valenciana, poi sarò al UAE Tour, Kuurne, Tirreno, Milano-Sanremo, De Panne, Gand-Wevelgem, Waregem e Roubaix. Poi avrò un periodo di recupero e andrò in altura a Sierra Nevada. Si dice che non faccia bene ai velocisti, ma io ci sono stato diverse volte e mi sono sempre trovato bene. Staremo su una ventina di giorni, poi ci saranno Delfinato e Tour, con il campionato italiano nel mezzo. Si dovrebbe correre a Gorizia, non sarebbe male andare in Francia con quella maglia addosso.
Con la sua fuga alla Gand del 2024, Milan ha propiziato la vittoria allo sprint di Mads Pedersen contro Van der PoelCon la sua fuga alla Gand del 2024, Milan ha propiziato la vittoria allo sprint di Mads Pedersen contro Van der Poel
Quale delle classiche di primavera vedi più alla tua portata?
Volendo restare con i piedi per terra, penso la Gand: per il momento è quella più mi si addice. Poi magari metterei la Milano-Sanremo. E anche qui c’è un punto di domanda per come andrà nel finale. Si sa, ci vuole anche un po’ di fortuna…
Anche Ganna salta il Fiandre, c’è un motivo preciso per la tua scelta?
L’ho fatto negli anni scorsi e per me è stato bello, perché sono riuscito ad aiutare la squadra e mi è piaciuto esserci. Non sarebbe male rifarlo, anche perché in un futuro resta una corsa che mi piacerebbe vincere. Però so anche che non va bene iniziare ad accavallare tante classiche, si rischia di farle tutte e non portarne a casa nessuna. Meglio selezionarle, avendo davanti un obiettivo bello chiaro.
Jonathan Milan è nato a Tolmezzo (Udine) il 1° ottobre 2000 ed è pro’ dal 2021. E’ alto 1,94 e pesa 84 chiliJonathan Milan è nato a Tolmezzo (Udine) il 1° ottobre 2000 ed è pro’ dal 2021. E’ alto 1,94 e pesa 84 chili
Sempre restando in ambito classiche, la Sanremo del 2024 non è andata come avresti voluto. Ora tutti pensano a uno show di Pogacar, sei d’accordo anche tu?
L’anno scorso l’indicazione era di arrivare sotto al Poggio e per me il fatto di aver passato la Cipressa e di essere rientrato per dare una mano prima del Poggio è stato un piccolo step in avanti. Quest’anno farò ancora quel che mi diranno, ma il mio obiettivo è cercare di salvare le energie per arrivare il più fresco possibile sotto al Poggio per cercare di tenere un eventuale attacco di Pogacar e di altri rivali. È un grandissimo punto di domanda, perché lui è il grande uomo da battere. Però c’è anche Pippo (Ganna, ndr). Lui ci punta e abbiamo visto che negli scorsi anni era sempre lì e per me ci sarà anche quest’anno.
Alla Sanremo ci sarà Pedersen, che però non sarà con te al Tour: ti sarebbe piaciuto averlo accanto?
La squadra ha preso la decisione di dividerci e forse per Mads non sarebbe stato bello dover andare al Tour per aiutare me. Penso che sia talmente forte, da ambire a momenti tutti suoi per preparare le corse cui punta. Se lo avessero portato per me al Tour sarei stato felicissimo, però guardandola da un altro punto di vista, non so se per lui sarebbe stato il massimo.
Oro e record del mondo nell’inseguimento individuale ai mondiali 2024 di Ballerup: un sogno inseguito a lungoOro e record del mondo nell’inseguimento individuale ai mondiali 2024 di Ballerup: un sogno inseguito a lungo
Strada, pista, mondiali e Olimpiadi: abbiamo visto tutto il tuo potenziale?
Oddio, spero di no, sinceramente. Si cerca sempre di migliorarsi, per cui pur non correndo le gare in pista ho in programma di fare qualche ritiro perché comunque per un corridore come me è utile coltivare quel tipo di lavoro, per la potenza e la frequenza di pedalata. Però dopo alcuni anni di doppio impegno, per le prossime due stagioni mi concentrerà più sulla strada e cercherò di fare un altro salto di qualità per quanto riguarda le classiche e il Tour de France.
E’ stato importante chiudere il 2024 con il record del mondo dell’inseguimento e la maglia iridata?
Molto, perché era un obiettivo che avevo da tempo. Ho sempre sognato di vincere una maglia iridata, anche se prima del mondiale ho avuto un momento difficile. Ero uscito dall’europeo con una condizione molto buona, però mi sono ammalato e ho fatto due settimane fermo. Sono tornato ad allenarmi bene solo una settimana prima del mondiale, quindi per me è stata una sfida in tutti i sensi ed è stato importante chiudere così la stagione. Il record del mondo è stata la ciliegina sulla torta.
ORNAVASSO – Jacopo ha preparato il caffè e adesso per viziare il giornalista spalma sul pane leggermente tostato la marmellata di albicocche di sua mamma. Per lui (Jacopo Mosca) ed Elisa Longo Borghini, sua moglie, basterà una vaschetta di cereali con un po’ di latte: nessun senso di colpa, per arrivare in tempo abbiamo saltato il pranzo. E così, dato che vi abbiamo appena raccontato di lei, del suo amore per queste zone e del suo cambio di maglia, eccoci con colui che ne ha cambiato profondamento la vita. Si sono sposati nel 2023, erano insieme da poco prima.
Dal prossimo anno, in realtà già da ora, non faranno più parte della stessa squadra. E Mosca se la ride dicendo che finalmente potrà usare le sue maglie senza il rischio che lei gliele prenda. Non quelle da allenamento, perché sono tricolori. Piuttosto il resto del corredo: le maglie intime, le mantelline e le retine per la lavatrice. Lei ammette di aver fatto tutto il Giro con la retina del marito e lui rilancia raccontando che, puntualmente quando fa freddo, esce in bici e dopo un po’ si ritrova con la schiena gelata, perché nel cassetto c’era la sotto maglia di Elisa.
«Però, vabbè – aggiunge Mosca – a parte questo, purtroppo per la squadra sarà una grande perdita. Tra di noi cambia che ci vedremo ancora meno. In realtà nei ritiri ci si vede davvero poco. Buongiorno, buonasera, un ciao quanto ti incontri nella hall. Invece sarà strano uscire in allenamento con due bici diverse e due maglie diverse, però è sicuro che continueremo a pedalare insieme. E magari ci punzecchieremo un po’ di più, perché se vinceranno i suoi futuri compagni, io dirò che non sono contento».
Consonni, Mosca e Cataldo: con l’arrivo dei nuovi, la Lidl-Trek ha cambiato potenzialità, ma non lo spiritoConsonni, Mosca e Cataldo: con l’arrivo dei nuovi, la Lidl-Trek ha cambiato potenzialità, ma non lo spirito
Senza procuratore
Jacopo non ha il procuratore, per cui durante l’anno dovrà vedersela da solo, dato che il suo contratto scade nel 2025. Dice che un procuratore ce l’ha avuto nei primi due anni da professionista e sta aspettando dal dicembre 2018 che lo chiami per dirgli quale squadra gli avrebbe trovato.
«Sinceramente non mi stresso – dice – perché giunto a questo momento della mia carriera, penso che tutti conoscano il mio valore. Quando sarà il momento, parlerò con Luca (Guercilena, ndr) e con la squadra in modo molto tranquillo e vediamo quello che verrà fuori. Penso che tante volte i procuratori fanno gli interessi dei corridori e magari ti vendono bene, però l’importante è essere venduto per quello che sei realmente. E quando sei onesto, forse alla fine duri più a lungo. Mi è piaciuta tanto la conversazione che ebbi con Luca dopo il Covid nel ritiro di San Pellegrino. Avevo firmato da metà 2019 e fino al 2020, perciò gli dissi: “Guarda, visto com’è andato il 2020 mi piacerebbe avere un altro anno di contratto”. E lui mi disse: “Non uno, meglio due”. E alla fine ne ho avuti tre. Per un corridore come me avere un rapporto diretto e così onesto può fare la differenza».
Tappa alla Madonna del Boden, luogo sacro per i ciclisti: il museo delle maglie era chiuso, ma abbiamo sbirciato dai vetriTappa alla Madonna del Boden, luogo sacro per i ciclisti: il museo delle maglie era chiuso, ma abbiamo sbirciato dai vetri
Che squadra è diventata questa Lidl-Trek così piena di campioni?
Sicuramente da metà 2019 a oggi è cambiata tantissimo. La spinta più grande negli anni l’ha data Mads Pedersen, però sicuramente lo scorso anno l’ingresso di Johnny, Tao Geoghegan Hart e l’esplosione di Skjelmose ci hanno messo su un altro piano. Siamo la seconda squadra per numero di vittorie, ma al contempo la mentalità, il modo di lavorare e l’ambiente che si respira sono rimasti gli stessi. È chiaro che con l’avvento di un nuovo sponsor, c’è stata anche la possibilità di avere qualche corridore in più capace di portare vittorie. Solo Milan ha vinto 12 gare e questo fa la differenza.
E per Jacopo Mosca, chiamato al lavoro pesante, tanti campioni significa fare gli straordinari?
E’ una fortuna, perché quando hai capitani che vanno forte, fai lo stesso lavoro di prima, ma vedi i risultati. Non si tratta solo di vincere, già sapere che puoi lottare per la vittoria cambia le prospettive. Se guardo a me, quando abbiamo un leader vero alle corse, il lavoro è più facile, perché ho un obiettivo ben preciso.
Dicono che alla Sanremo, che avete vinto nel 2021 con Stuyven, tu sia stato capace di tirare per tutto il giorno…
Io con la Sanremo ho un rapporto veramente particolare. Potrei dire che è la mia gara preferita, probabilmente perché sono italiano e perché fin da piccolo la guardi e te ne innamori. Sono contento che negli anni il mio ruolo sia definito ed è abbastanza assodato che posso essere una garanzia. Spero di poter fare tante altre Sanremo e tirare tutti gli anni come un mulo, perché alla fine sono contento. L’altra cosa molto bella del mio ruolo, anche se ogni tanto mi si ritorce contro, è che mi considerano un jolly, quindi mi ritrovo a fare le gare più disparate. Magari una volta mi ritrovo in Belgio e la settimana dopo al Lombardia, come è successo quest’anno. Oppure l’anno scorso ero in ritiro in altura, però mancavano corridori e sono andato a fare la Liegi, cui non avrei mai pensato.
Durante l’estate, Mosca ha organizzato una giornata di gare giovanili nella sua Osasco (foto Wild Emotions)Durante l’estate, Mosca ha organizzato una giornata di gare giovanili nella sua Osasco (foto Wild Emotions)
C’è un segreto per essere pronti ogni volta che ti chiamano?
Il segreto è che a me piace quello che faccio. Mi piace allenarmi e fare il corridore, quindi la realtà è che poi sei pronto di conseguenza. A volte non è semplice, perché magari vai in una gara quando sai che stavi preparando un altro obiettivo. Sai che farai una gran fatica perché non hai la preparazione perfetta, ma è necessario e lo fai. Sono cose che impari con gli anni, sai qual è il tuo ruolo e cerchi di supportare i tuoi compagni al meglio possibile.
Capire questa cosa fa la differenza tra avere una carriera lunga o non trovare una direzione?
Ho fatto talmente tanta fatica a passare professionista che apprezzo veramente il fatto di essere un corridore. Forse mi sono sempre sottostimato, nel senso che anche facendo lo scemo e ridendo, non mi sentirei mai dire che vado forte. Però so quello che valgo e sono altruista di mio, per cui se c’è qualcuno da aiutare lo faccio sempre. Penso che il segreto sia capire prima possibile qual è il tuo posto. Non ti devi tarpare le ali, però è anche vero che prima lo capisci e meglio, perché a quel punto puoi venderti per quello che sei realmente.
I campioni ringraziano chi lavora per loro?
Milan è uno di quelli veramente bravi e a modo suo anche “Cicco”. Dopo il Lombardia ci siamo incrociati sul bus e ha detto parole bellissime. Penso che quel giorno abbia fatto qualcosa che si meritava da tempo. Quando sono arrivato assieme a Cataldo, abbiamo guardato il podio e ci siamo detti che era stata una bella giornata. Mentre Johnny, quando vince aspetta sempre che arrivino tutti i compagni. Nella terza tappa del Renewi Tour sono arrivato un minuto dopo e lui era lì che ci aspettava per abbracciare ognuno di noi e dirci grazie. Magari per darti uno schiaffetto, che con quelle manone ti gira la faccia (ride, ndr) E’ bello correre con loro, ma mi rendo conto che la squadra si sta evolvendo e trovare posto nelle gare importanti diventa sempre più difficile.
Un giro nei dintorni prima di tornare a casa: Jacopo ed Elisa sono sposati da poco più di un annoUn giro nei dintorni prima di tornare a casa: Jacopo ed Elisa sono sposati da poco più di un anno
Come si vive nel piccolo mondo di Elisa Longo Borghini?
Vedo molte similitudini tra la mia famiglia e la sua, probabilmente perché abbiamo entrambi la fortuna di avere dei genitori di valore. I miei non hanno mai fatto sport, però mi hanno insegnato a essere quello che sono. Anche Osasco è una piccola comunità, molto più piccola di Ornavasso visto che sono 1.000 abitanti contro i 3.000 di qua. Lei dice di essere fuori dal mondo, ma ciclisticamente parlando il paese è molto attivo, mentre a Osasco non c’è niente. Basti pensare che nella storia io sono stato il primo professionista pinerolese. Però probabilmente questo mi ha permesso di fare la mia carriera, perché mi sono preso tante batoste senza sapere che mi avrebbero fatto crescere. Non c’erano gare, si doveva andare fuori, come succede adesso. Ho creato la mia squadretta, ma vedo che rispetto a quei tempi in cui contava solo fare esperienza, alcuni genitori hanno portato via i loro figli per andare in altre società e questo dispiace.
Qual è stato il giorno più bello di tutto il 2024?
Quando Elisa ha vinto il Giro. E poi anche la mia partecipazione all’europeo, perché non ci credevo più. Mi era andato di traverso restare fuori dal mondiale di Imola nel 2020, perché con tutte le defezioni per il Covid e il fatto che andassi fortissimo, una maglia pensavo di meritarla. Quando si trattò di andare all’europeo di Trento, caddi e mi tagliai fuori da solo. Pensai che non sarei entrato mai più in nazionale, invece quando è venuto fuori il progetto di Johnny per l’europeo, ci sono finito dentro anche io che sono suo compagno. Come probabilmente sarebbe stato per Puccio, se si fosse puntato su Viviani, perché siamo i due che tirano. E io da quel momento sono rinato.
La partecipazione di Mosca agli europei era funzionale alla corsa di Milan: i due cono compagni alla Lidl-TrekLa partecipazione di Mosca agli europei era funzionale alla corsa di Milan: i due cono compagni alla Lidl-Trek
Per la convocazione?
Ho avuto una grinta incredibile tutta l’estate. Sono andato al Renewi Tour ed ero contentissimo di farlo, nonostante fosse una gara in Belgio, dove non vedi gente che corre felice. Insomma, non spingi per farlo, invece ero felicissimo, mi sono divertito tantissimo. All’europeo, mi sono trovato a fare fin più di quello che pensavo. Ovviamente ci eravamo immaginati una gara un po’ diversa, però è logico che avendo contro Milan, gli altri ci corressero contro. E mi ricordo che inseguivo Mads Pedersen e mi sembrava di fare la gara del ritiro, dove lui è quello che scatta sempre e tutti insieme cerchiamo di seguirlo. Io ero lì che morivo, ma ogni volta che lui si girava, facevo finta di non essere a tutta. Finché a un certo punto mi fa: “Non giocare con me!”. Però è stato bello. Mi dispiace essere rimasto fuori da quel gruppo di 50, ma avevo speso davvero tutto e fatto la mia parte. Peccato che sia finita così. Bennati ci aveva detto di non fare la volata a sinistra, a meno che non avessimo una gamba infinita, invece siamo finiti proprio da quella parte…
Senza contare le tappe, che pure hanno il loro peso, nel 2024 l’Italia del ciclismo è salita per sole quattro volte sul podio di gare a tappe e classiche WorldTour. E’ chiaro che nessuno dimentica le vittorie di Milan, Ganna e Vendrame al Giro. Oppure i secondi posti di Frigo e Zana alla Vuelta e il terzo di Cattaneo nella crono di Madrid. Non c’è niente di facile in tutto questo, ma abbiamo concentrato la nostra attenzione su quattro risultati che ci hanno permesso di parlare con Moreno Moser di quattro corridori diversi fra loro.
Mozzato, con il secondo posto del Fiandre. Ulissi con il secondo al Tour de Pologne. Milan con il secondo ad Amburgo. Infine Ciccone, terzo al Lombardia.
Moreno Moser, classe 1990 è stato pro’ dal 2012 al 2019 (foto Instagram)Moreno Moser, classe 1990 è stato pro’ dal 2012 al 2019 (foto Instagram)
Mozzato e il Fiandre
Mozzato al Fiandre è la sorpresa di primavera: pochi lo avrebbero pronosticato così forte, seppure i suoi piazzamenti sulle strade del Nord fossero in crescendo da almeno due anni. Si può arrivare secondi al Fiandre per un colpo di fortuna? Decisamente no, anche se forse quel piazzamento ha generato delle attese che il vicentino non era in grado di sopportare.
«Per arrivare in fondo a Fiandre e Roubaix – dice Moser – quando le corse iniziano a superare i 230-250 chilometri, devi avere comunque un grosso motore. Poi è ovvio che Mozzato è molto veloce, è riuscito a tenere quel gruppetto lì e a giocarsela bene in volata. Il risultato è di spessore, anche se è comprensibile che poi si chiedano conferme. Io ho fatto il corridore e so quanto è duro rimanere sul pezzo, quindi questa non è assolutamente una critica, ma solo una considerazione e una speranza. Il bel risultato fa crescere le attese. Prendiamo il Fiandre di Bettiol: quella che fu una giornata di grazia. E’ chiaro che la vittoria alzò le aspettative a livello stellare, però a livello di stipendio, di popolarità e tutto quello che ne consegue ha avuto i suoi riscontri.
«Invece il secondo posto non ti dà vantaggi altrettanto clamorosi, crea aspettative e basta. Portare Mozzato alle Olimpiadi forse era più di quello che potesse reggere, anche perché in giro c’è un livello stellare da parte di pochi atleti. Noi ci concentriamo sugli italiani, ma la verità è che tutto il mondo si ritrova a inseguire quei 4-5 corridori. Si parla tanto della Slovenia, ma Pogacar e Roglic non possono fare media. Sono casi isolati, non una statistica».
Mozzato stremato dopo l’arrivo del Fiandre: il vicentino è stato il primo dopo Van der PoelMozzato stremato dopo l’arrivo del Fiandre: il vicentino è stato il primo dopo Van der Poel
Ulissi e il Polonia
Ulissi secondo al Tour de Pologne, battuto solo da Jonas Vingegaard, uscito forte dal Tour. Sbaglia chi pensa che il danese in Francia fosse sotto tono: aveva espresso valori altissimi e in Polonia è arrivato con la voglia di vincere.
«Secondo me Ulissi è un corridore pazzesco – comincia Moser – non paragonabile a un livello Pogacar, però come uomo squadra e corridore che può raccogliere risultati in grandi gare, è un elemento che farebbe comodo in qualsiasi squadra. Non so quanti altri anni correrà, però di certo è un signor professionista e lo aveva già fatto vedere all’inizio di stagione. Dopo la sua scalata a Prati di Tivo al Giro d’Abruzzo, scrissero che aveva fatto i migliori dati di sempre. Quelle cose lì non te le inventi, significano che vai forte. Ammiro Diego per il fatto che è riuscito a stare al passo con il cambio di generazione e l’aumento delle prestazioni. Si pensa che i giovani abbiano un motore più grande dei vecchi, in realtà lui è la dimostrazione della capacità di adattamento nella preparazione.
«Trovo sempre interessante guardare quelli che hanno corso ai miei tempi, guardando i watt medi delle gare. Mi rendo conto che eravamo tutti molto più bassi. Lo stesso Froome con i valori dei Tour vinti, oggi sarebbe ventesimo. Invece Diego è rimasto in alto. Poi magari non ha cercato fortuna altrove per una scelta di vita. Una squadra come la UAE sicuramente ti dà delle certezze anche a livello economico e delle buone prospettive. Andare via da giovani è un salto nel vuoto, perché se fai un paio di stagioni storte, rischi di finire la carriera».
Il podio finale del Giro di Polonia, da sinistra Kelderman (terzo), il vincitore Vingegaard e UlissiIl podio finale del Giro di Polonia, da sinistra Kelderman (terzo), il vincitore Vingegaard e Ulissi
Milan ad Amburgo
Milan ha vinto undici corse e si è messo al petto svariate medaglie in pista, eppure ad Amburgo (e prima agli europei) ha perso il filo della volata e ha lasciato la vittoria a Olaf Kooij, lo stesso che lo aveva battuto in modo identico a Napoli, nella nona tappa del Giro d’Italia.
«Jonathan è un altro che viaggia con grandissime attese – dice Moser – e dovrebbe sentirsi fortunato per questo. Secondo me si merita tutte le vittorie che sta ottenendo e io sinceramente lo considero il velocista più forte al mondo. L’anno prossimo dovrebbe fare il Tour, mi sembra. Al Giro quest’anno ha vinto tre tappe, ma credo che se fosse andato in Francia ne avrebbe portate a casa un paio. Quindi aspettiamo questo grande passo, ma penso che sia un corridore veramente di una classe immensa e sarebbe quasi sprecato vederlo solo in volata. E non penso che il fatto di puntare alle classiche vada considerata una scelta che esclude le volate, semplicemente è un fatto di programmi. Come per Philipsen e Kristoff prima di lui. Non è che si si allena per vincere il Fiandre, poi perde in volata.
«L’Ho visto muoversi bene in gruppo, abbastanza cattivo, forse a volte un po’ troppo agitato, Non ha paura, ma la mia sensazione è che a volte la sua grande potenza, la resistenza e la confidenza nei suoi mezzi lo mettano nella situazione di prendere un po’ troppa aria. A volte è un problema di quelli forti, che piuttosto di rimanere chiusi, spendono troppo e alla fine la pagano. Invece Cavendish, consapevole che la sua forza non sia essere più resistente degli altri, rischia a restare coperto perché sa che se esce troppo presto, lo battono. Quindi per assurdo, io credo che a volte Milan si senta tanto forte, si scopra troppo presto e paghi il conto in termini di spesa energetica. Per questo chi gli esce dalla scia può batterlo, come ha fatto Kooij».
Ad Amburgo, come pure a Napoli al Giro, Kooij rimonta e brucia MilanAd Amburgo, come pure a Napoli al Giro, Kooij rimonta e brucia Milan
Ciccone al Lombardia
Si chiude con Ciccone (foto di apertura), cuore abruzzese arrivato al Lombardia con addosso la delusione del mondiale e costretto ad arrendersi allo strapotere di Pogacar ed Evenepoel. I suoi numeri in salita sono stati rimarchevoli, ma in certi giorni non si può correre per vincere: è la strada a vietarlo.
«Ha fatto un Lombardia notevole – conferma Moser – non ho alcun dubbio che sia un grandissimo corridore. Ha tanta cattiveria e tanta classe, non so se a volte gli manca un po’ di costanza, ma certo arrivare al livello di quelli lì gli costa tanto. Non è tanto lui che manca, ma il fatto che in questo momento si corra per il secondo posto, che diventa quasi una semi-vittoria. Ovviamente noi vediamo la TV da spettatori, come guardare una serie TV, però le squadre non la guardano con i nostri stessi occhi. E se per noi il secondo posto è una sconfitta, per un corridore arrivare secondo dietro Tadej vuol dire diventare l’oggetto del desiderio delle squadre che non potranno mai avere Pogacar. Tu sei uno di quelli che gli è arrivato più vicino, quindi il tuo valore cresce esponenzialmente.
«Però c’è anche un altro tema che ho letto in un’intervista a Gianni Bugno e cioè che le squadre potrebbero anche stancarsi di raccogliere le briciole. Se accendi la televisione e Pogacar è già fuori, forse la corsa diventa meno interessante. Al netto di questo però, è sempre meglio avere un campione fortissimo che fa innamorare i ragazzini, piuttosto che non averlo».
Al Giro di Slovenia, Ulissi torna alla vittoria. Il livornese dà un calcio ai problemi e adesso si candida per Tokyo. Su quel percorso lui ha già vinto
Sentire che Luca Guercilena ha riconosciuto la bontà del lavoro svolto dal Cycling Team Friuli con Jonathan Milan fa sì che Roberto Bressan mandi attraverso queste righe un messaggio di ringraziamento al general manager della Lidl-Trek. Fra i corridori passati nelle sue mani, Johnny è forse quello che sta volando più alto e che ha dimostrato da subito di poterlo fare (in apertura, immagine photors.it).
«Le parole di Luca mi riempiono di orgoglio – dice il manager friulano – ma è qualcosa che mi sento di dividere con tutto il nostro gruppo. Io ho fatto la mia parte, prendendo le decisioni, ma anche Andrea Fusaz ha fatto tanto con Milan e tutto lo staff tecnico. Una cosa è certa: si vedeva che fosse un talento fuori dal comune».
Bressan, classe 1960, insieme a Roberto Fedriga, presidente della Regione FVG (immagine CTF)Bressan, classe 1960, insieme a Roberto Fedriga, presidente della Regione FVG (immagine CTF)
Da cosa si vedeva?
Ne avevamo sentito parlare e così quando era ancora junior avevamo cominciato a seguirlo, finché con Andrea Fusaz gli facemmo un test e fummo letteralmente impressionati dai numeri che saltarono fuori. Noi un ragazzo di 18 anni con quei valori non lo avevamo mai visto in vita nostra e, tutto sommato, faccio questo mestiere da qualche anno. Sono stato anche il direttore sportivo di suo padre Flavio, insomma. Jonathan ha dei geni fuori dal comune che gli vengono proprio da suo padre e da sua madre. Ha una forza fisica tutta da esprimere che non permette di sapere dove potrà arrivare. I suoi limiti sono ignoti, siamo ancora lontani secondo me. Secondo me se va al Tour e gli mettono a disposizione un bel treno, due tappe le vince di sicuro. Altro che Philipsen e gli altri…
Al primo anno da U23 lo portaste in pista: si vedeva quel tipo di talento oppure fu un tentativo?
Fu un esperimento. Il giovane Jonathan non aveva un carattere facile e anche tenerlo con la testa sulla bici non era semplicissimo. Così lo portai in pista per gestirlo e dargli la completezza che avevamo già sperimentato con Fabbro, nonostante fosse uno scalatore, e con De Marchi. Sapevamo tutti quello che potesse diventare Alessandro, ma andare in pista completa la dotazione del corridore.
Pare che Villa abbia detto a Guercilena già da allora che Jonathan avrebbe potuto fare il record del mondo.
Villa ha creduto in quello che gli dicevo e inserendolo nel quartetto ai mondiali di Berlino 2020, aggiunse 100 cavalli al quartetto. Quando presero il bronzo a squadre e poi fece 4’08” nell’individuale, che per me fu pazzesco, gli dissi che il suo traguardo doveva essere battere Ganna. Non perché si possa cancellare Pippo, visto che è un’istituzione, ma perché Ganna all’età di Jonathan non faceva gli stessi tempi, quindi era chiaro che il suo cammino fosse quello di batterlo. Attenzione: Ganna ha aperto la via e tracciato un metodo di lavoro dal quale Jonathan è stato di certo avvantaggiato.
Bici da crono PInarello e maglia bianconera: da U23 Milan conquista il tricolore (photors.it)Su strada è veloce, ma tiene anche sugli strappi (photors.it)Bici da crono PInarello e maglia bianconera: da U23 Milan conquista il tricolore (photors.it)Su strada è veloce, ma tiene anche sugli strappi (photors.it)
Ti aspettavi che potesse fare il record del mondo?
Direi di sì. Quella sera ho chiamato Giovanni Carini, il meccanico della nazionale, e gli ho chiesto di passarmi Jonathan. Era ancora nel mezzo della festa, abbiamo parlato pochi minuti. Gli ho fatto i complimenti perché aveva raggiunto l’obiettivo che si era prefissato quattro anni prima.
Il suo presente è fortemente orientato sulle volate, credi che sia potenzialmente anche un corridore da classiche?
Milan è destinato a vincere le classiche, perché lui ha la salita nelle gambe. Nel tappone del Giro d’Italia U23 del 2020 in cui Aleotti fece quarto, Milan tirò da solo per le prime due salite. E’ più di un Viviani, col massimo rispetto, che fa le volate e vince in pista. Jonathan va forte anche a crono. Il campionato italiano U23 del 2020 era lungo 25,6 chilometri e lui batté Piccolo e Tiberi a 48,200 di media. Quando vincemmo il campionato italiano cronosquadre a 55 di media, lui fece il giro di riscaldamento da solo a 50 di media. Lo vedo più dalla parte di un Boonen o Pedersen che di un velocista puro.
Come si spiega secondo te che all’europeo non sia riuscito a venire fuori nel finale in volata?
Jonathan non è ancora capace di fare le volate da solo, ma se gli danno un treno come quello di Cipollini, non c’è nessuno che possa batterlo, perché ha dei valori di potenza fuori dal comune. Quel giorno, al netto di quello che hanno sbagliato e di cui hanno parlato, secondo me non stava bene, altrimenti uno con quella potenza sarebbe venuto fuori lo stesso. Non so se sia stato per la condizione o la tensione, ma secondo me quel giorno qualcosa deve essere successo.
Quanto della velocità di Milan su strada deriva dalla pista? Secondo Bressan i due ambiti sono legati con corda doppiaQuanto della velocità di Milan su strada deriva dalla pista? Secondo Bressan i due ambiti sono legati con corda doppia
Si dice che dal 2025 potrà puntare solo alla strada: tu gli diresti di andare comunque in pista per allenarsi?
Farebbe male a mollarla, perché la punta di velocità gli viene da quei lavori. Le partenze da fermo con certi rapporti, i lavori specifici sono cose che in strada non riesci a simulare bene. Non so se andrà in pista solo per allenarsi, come pure Ganna. Secondo me però un pensiero al mondiale lo faranno. Non credo che a Ganna faccia piacere aver perso il record del mondo, come credo che se Charlton dovesse battere il record, anche Jonathan, che ora magari potrebbe essere appagato, ritroverebbe la voglia di provare.
Dopo due anni nel devo team della Lidl-Trek, Matteo Milan firma un triennale con la Groupama e punta sulle sue chance da velocista. Ora sfiderà suo fratello
Che cosa significa per una squadra avere un campione come Jonathan Milan, che vince su strada e anche in pista? Giorni fa Elia Viviani spiegava che l’interesse della Ineos verso le sue medaglie su pista – quella olimpica e quella dei mondiali – gli sia sembrato inferiore rispetto a Rio e Tokyo. Quasi che la squadra sia stata contenta di lasciargli lo spazio per prepararle, ma nulla più. Lo aveva già detto in precedenza Lefevere a proposito della rinuncia di Alaphilippe ai Giochi di Tokyo: le medaglie olimpiche non danno lustro ai club. E’ questo l’orientamento nel WorldTour? Lo abbiamo chiesto a Luca Guercilena, general manager della Lidl-Trek (in apertura eccolo insieme a Milan e Fabio Cannavaro ad un evento Trek alla partenza del Tour da Firenze, foto Instagram).
«Sicuramente a noi fa piacere dal punto di vista della performance – dice il milanese – perché se il ragazzo si dà degli obiettivi e li raggiunge, sicuramente acquisisce un livello superiore ed è un vantaggio per tutti. Poi se parliamo strettamente di cosa noi come team riusciamo a utilizzare quando ci sono risultati con la nazionale, in realtà devo dire ben poco. A prescindere dal valore assoluto dell’atleta, che poi comunque si ripercuote sui bilanci della società, abbiamo il grosso limite di non poter utilizzare le sue immagini. Alla fine in nazionale si corre con i materiali della nazionale e di conseguenza il beneficio reale è quasi zero se non, tra virgolette, deleterio».
Jonathan Milan ha conquistato l’oro dell’inseguimento agli ultimi mondiali, con tanto di record del mondoJonathan Milan ha conquistato l’oro dell’inseguimento agli ultimi mondiali, con tanto di record del mondo
Evviva la maglia azzurra, insomma?
Ovviamente è solo un discorso in termini di immagine e sponsorizzazione. Poi è ovvio che, se parliamo dal punto di vista strettamente sportivo, avere in squadra un atleta che ha fatto il record del mondo è un grandissimo vantaggio. Anzi, devo ammettere che eravamo tutti lì a seguire la corsa, perché volevamo che Jonathan ottenesse il suo risultato. Non posso negarlo, i rapporti con i tecnici della nazionale sono ottimi. Quindi è ovvio che il piacere di vedere un record del mondo da uno dei ragazzi che corre con noi, preparato dai nostri tecnici e seguito dai tecnici della nazionale in una collaborazione che porta al risultato, fa piacere. E poi da italiano, l’azzurro è sempre speciale.
Sapevate già al momento della firma che ci sarebbero stati dei giorni in pista?
Sì, la discussione è stata molto onesta. Sapevamo che per lui la pista era e probabilmente sarà qualcosa di importante anche per la strada. Sapevamo che aveva degli impegni che l’avrebbero portato via dalla strada per essere a disposizione della pista. Quindi, sebbene in qualche momento della stagione forse avremmo avuto necessità di averlo al 100 per cento sulla strada, visto che l’accordo era stato discusso in precedenza, lo abbiamo rispettato.
Dal prossimo anno la strada sarà la priorità: secondo te, da allenatore, le sue prestazioni ne trarranno vantaggio?
Diciamo che avrà un vantaggio nella misura in cui la preparazione sarà essenzialmente mirata a determinate corse. Quindi, soprattutto psicologicamente, non avrà altri obiettivi da raggiungere e questo sicuramente gli potrà creare un vantaggio. Più psicologico che fisico, sinceramente, perché alla fine preparare un’Olimpiade o una Coppa del mondo o un campionato del mondo su pista, sono soprattutto energie mentali.
Al primo anno con la Lidl-Trek, Milan ha vinto 11 corse: un risultato che non ha stupito GuercilenaAl primo anno con la Lidl-Trek, Milan ha vinto 11 corse: un risultato che non ha stupito Guercilena
Milan ha vinto su strada e ha vinto su pista, ha gestito bene queste tensioni…
Se facciamo il paragone con il 2024, è chiaro che per quanto tu possa cominciare la stagione focalizzandoti sulle classiche, sai che l’obiettivo principale è l’Olimpiade perché ce l’ha in testa e perché prevede anche preparazioni di tipo differente. Quindi psicologicamente è comunque un carico che gli atleti devono sopportare. E peraltro, all’interno di un ciclismo abbastanza esasperato, mantenere una tensione psicologica elevata per 12 mesi è molto impegnativo.
L’idea è che lui possa crescere? Viviani parlava di due anni prima delle prossime Olimpiadi per vincere la Gand e poi al Tour, per dimostrare di essere il velocista più forte del mondo…
Non parlerei della Gand, ma delle classiche in generale, perché secondo me Jonathan è un atleta che può fare molto bene anche nelle grandi classiche. Per quello che riguarda gli sprint, non è detto che per dimostrare di essere il velocista più forte al mondo debba andare al Tour. Alla fine secondo me il livello dei velocisti al Giro d’Italia era molto elevato e lui ha dimostrato di essere uno dei più forti, se non il migliore in assoluto. Ma non vedo la pressione all’interno dei due anni, perché credo che Jonathan sia giovane e abbia margini anche dopo Los Angeles. La valutazione di un atleta la fai sulla carriera. Per cui ci sono gli obiettivi a breve termine, che sicuramente possono essere identificati con la corsa singola. Però in assoluto un atleta viene ricordato per quello che ha vinto nell’arco della carriera. Per cui come squadra valutiamo più quello che un discorso a brevissimo termine.
Ti aspettavi di trovare un Milan già così vincente?
Sì, nel senso che quando abbiamo fatto un’analisi per capire chi fosse uno degli sprinter che avrebbe potuto crescere in modo esponenziale, sicuramente l’occhio è andato su di lui. Avevamo visto il suo percorso, già prima all’interno del Cycling Team Friuli, dove comunque Bressan fa sempre un ottimo lavoro con il suo gruppo. Allo stesso tempo quando è andato in Bahrain ha dimostrato ottime capacità. E poi non nego che Villa me lo avesse già detto…
Milan ha sempre avuto grandi mezzi in volata. Qui ha appena vinto a Rosà al Giro U23 e va al podio con Fabio BarontiMilan ha sempre avuto grandi mezzi in volata. Qui ha appena vinto a Rosà al Giro U23 e va al podio con Fabio Baronti
Che cosa ti aveva detto?
Me lo aveva segnalato ben prima dell’anno scorso, dicendo che era un ragazzo che stava crescendo in modo costante e che secondo lui avrebbe potuto fare il record del mondo dell’inseguimento. Questo me lo disse, credo, quattro anni fa. Non avevo la certezza, però quando vedi il percorso di un atleta – sai quanto ha lavorato e quanti sono i margini di miglioramento – le aspettative sono sicuramente alte.
Di fronte a uno così, ti viene ogni tanto la voglia di allenarlo tu in prima persona oppure c’è fiducia cieca nel suo allenatore?
Sì, assolutamente: fiducia cieca. Ormai è un po’ che sono fuori da certe dinamiche. Non dico che non sarei più in grado di allenare questa generazione di corridori, ma i sistemi di lavoro, gli indici e i software di analisi sono cambiati completamente. Avrei bisogno di un ringiovanimento cerebrale dal punto di vista della preparazione. Poi, come sempre, per chi come me ha fatto l’allenatore, il piacere di allenare un grande campione ci sarebbe sicuramente. Però bisogna anche essere consapevoli dei propri limiti.
Quindi guardi e basta?
Non nego che, come sempre, e non solo nel caso di Johnny, quando vedo qualcosa che secondo me può essere migliorato nella preparazione, ne parlo con il gruppo performance e magari cerco di fargli vedere quale potrebbe essere una fase successiva della pianificazione d’allenamento. Però poi ho pienissima fiducia nel suo e negli altri coach, anche perché hanno dimostrato essere molto capaci nel loro lavoro.
Quanto vale Jonathan Milan? A quale livello atletico e tecnico è arrivato e sin dove potrà spingersi? Abbiamo letto il racconto di Bragato sul record del mondo dell’inseguimento e poi abbiamo letto le raccomandazioni che al friulano ha fatto Viviani per il seguito della carriera. Il 2025 sarà un anno dedicato interamente alla strada. Questo significa che la preparazione della pista, fatta di lavori specifici e palestra, sarà sostituita da altri protocolli. E’ un delicato equilibrio che la Lidl-Trek dovrà trovare e mantenere. Il Milan vittorioso degli ultimi due anni era figlio dell’asfalto e del parquet. In che modo si lavorerà?
L’uomo giusto per parlare di tutto questo è Mattias Reck, svedese che compirà a breve 54 anni, che dopo una breve carriera da corridore dal 2016 è diventato allenatore. E’ lui il preparatore di Milan, come pure di Mads Pedersen. A ben vedere i due corridori si somigliano quantomeno nell’attitudine ed è con grande curiosità che gli abbiamo rivolto alcune domande da cui emergerà che, nonostante un palmares a dir poco speciale, Jonathan Milan è ancora lontano dall’aver raggiunto il suo massimo.
Mattias Reck, svedese classe 1970, è dal 2017 allenatore nel gruppo TrekMattias Reck, svedese classe 1970, è dal 2017 allenatore nel gruppo Trek
Ci dica, Mattias, che idea si era fatto di Milan e in che modo lo ha approcciato? Avevate dei test precedenti oppure siete partiti da zero nel primo ritiro?
Io e la squadra seguivamo le prestazioni e lo sviluppo di Jonny già molto prima di ingaggiarlo. Avevo un’idea chiara su che tipo di corridore fosse e di come avrei voluto allenarlo, ancora prima di iniziare. Poi nel primo ritiro, il 23 dicembre del 2023, abbiamo fatto dei test. Prima uno step test indoor poi di resistenza su strada: ricordo che sono rimasto molto colpito dai suoi valori e da diverse aree. Ad esempio, un Vo2Max elevato per essere un velocista e una resistenza già molto buona nonostante si allenasse solo da 3-4 settimane.
Qual è la principale qualità atletica di Milan?
Ovviamente ha uno sprint incredibile. Ciò che lo rende ancora più speciale è che, pur essendo così alto e pesante per essere un ciclista, ha una spinta molto esplosiva e può mantenerla a lungo. Poiché ha un motore aerobico così potente, in combinazione con la sua elevata potenza anaerobica, può sostenere un ritmo molto intenso per molto tempo prima dello sprint. Se chi lo lancia non ha un’azione regolare, Milan ha la capacità di sopravvivere anche se deve uscire nel vento un paio di volte di troppo o troppo presto. Questa combinazione fra capacità anaerobica e aerobica molto elevata fa sì che Jonathan possa essere competitivo anche nelle classiche più dure, come abbiamo già potuto vedere quest’anno alla Gand-Wevelgem.
Con Van der Poel e Pedersen, alla Gand 2024 Milan ha dimostrato di avere i mezzi per le corse del NordCon Van der Poel e Pedersen, alla Gand 2024 Milan ha dimostrato di avere i mezzi per le corse del Nord
Durante lo scorso inverno e poi durante la stagione avete lavorato sulla crescita generale o principalmente su ciò di cui ha bisogno per gli sprint?
Principalmente sulla crescita generale, che in questo caso significa molta resistenza di base. I velocisti hanno sempre bisogno di molte ore, in combinazione con alcuni brevi intervalli ad alta intensità e sprint: quello che si definisce un allenamento piuttosto polarizzato. Questo è il punto di partenza. Poi, man mano che si procede, si vedrà quanto lavoro a media intensità (zon3/4, FatMax e soglia) proporgli perché possa diventare ancora più forte. La gente potrebbe pensare che un velocista faccia un sacco di allenamento per lo sprint, ma l’80-90% è un lavoro aerobico di base, il che significa praticamente un sacco di lavoro di resistenza. Poi si aggiungono alcuni interval training e forse 2 sessioni a settimana con allenamenti specifici per lo sprint, ma in percentuale è ancora molto poco.
Pensa che abbia davvero caratteristiche simili a Pedersen?
Sì, entrambi hanno un’elevata capacità anaerobica e aerobica. Sono uguali, ma comunque diversi all’interno della stessa area.
La sua struttura fisica gli consente di essere competitivo anche in gare più impegnative come il Fiandre?
Lo sviluppo futuro dovrà valutare con esattezza quanto Jonny sia in grado di affrontare le gare classiche più dure. Il Giro delle Fiandre degli ultimi anni ha avuto un livello di scalata estremamente alto, quindi non oso fare previsioni. Tuttavia, in gare come Sanremo, Gand-Wevelgem e Roubaix, Jonathan può essere presente.
In ricognizione sui muri: riuscire a reggere il ritmo in salita è la versa sfida di MilanIn ricognizione sui muri: riuscire a reggere il ritmo in salita è la versa sfida di Milan
Può avere nelle gambe i 3-4 minuti del Poggio e mantenere la freschezza necessaria per la volata di Sanremo?
Sì, può. Dipende da quanto si faranno forte Capo Berta e Cipressa, dal meteo (il vento contrario o a favore sul Poggio fa una grande differenza) e ci vuole anche un po’ di fortuna, naturalmente. E’ una scommessa che si può accettare.
Partendo da quanto visto nel 2024, la preparazione per il 2025 subirà dei cambiamenti?
In realtà non cambierò nulla, sarà sempre la stessa cosa. Correrà meno in pista e questo di per sé farà la differenza perché significa che quest’anno potremo aggiungere più resistenza specifica su strada.
Il lavoro in palestra sarà una parte importante?
Come stradista, con uno sprint già molto buono, di solito non mi concentro molto sul lavoro in palestra. Facciamo qualche esercizio in palestra alla fine delle uscite per lavorare sulla resistenza, ma per lo sprint puro Johnny secondo me non ne trarrebbe grossi vantaggi.
Quarto al campionato italiano crono, dietro Ganna, Affini e Baroncini: una specialità che gli si addiceQuarto al campionato italiano crono, dietro Ganna, Affini e Baroncini: una specialità che gli si addice
Lavorerete sulla gestione dello sforzo durante lo sprint, quindi anche sui rapporti da usare?
Sì, insieme a Johnny e al nostro reparto di ricerca e sviluppo abbiamo analizzato il suo sprint già lo scorso inverno. Con il suo scatto e l’elevata cadenza, ero curioso di vedere se potevamo andare ancora più in là con i rapporti o intervenire sulla lunghezza delle pedivelle. Alla fine abbiamo scoperto che poteva usare un rapporto superiore e mantenere comunque il suo giusto range di cadenza nello sprint. L’allenamento è una questione di fiducia. Abbiamo una buona collaborazione, lui si fida di me, io mi fido di lui ed è andata bene fin dall’inizio. Se il corridore non si fida più dell’allenatore, di solito è finita.
La sua predisposizione per lo sforzo solitario potrebbe renderlo competitivo nelle crono più lunghe dei semplici prologhi?
Sono sicuro che potrà avere un futuro anche facendo delle belle cronometro più lunghe, ma non è nulla su cui al momento dobbiamo concentrarci in modo specifico. Migliorerà in ogni caso, abbiamo dell’ottimo materiale, facciamo test aerodinamici, ha un motore forte e si allenerà molto nei prossimi anni. L’obiettivo deve essere quello di migliorare ancora di più i suoi punti di forza e non concentrarsi troppo su cose che non sono la massima priorità. Poi, naturalmente, arriverà il momento in cui un crono sarà ancora più interessante e potremo farne un obiettivo extra. A quel punto vedremo cosa sarà in grado di fare. Tuttavia, le crono più brevi, come quelle di 10-12 chilometri, possono già essere fatte ad un livello molto alto e si adattano al suo carattere! Il punto è che non possiamo concentrarci anche su prove di 35-40 km. Se lo facessimo, potremmo perdere troppo su altri fronti.
Jonathan Milan, friulano classe 2000, è alto 1,93 e pesa 84 chili. E’ pro’ dal 2021Jonathan Milan, friulano classe 2000, è alto 1,93 e pesa 84 chili. E’ pro’ dal 2021
Che rapporto si è creato tra voi: insegnante-allievo o anche lui è in grado di dare un feedback che vi permette di calibrare il lavoro?
Jonny ha solo 24 anni, ma è già molto bravo nella comunicazione, è intelligente, sa cosa vuole e cosa serve. E’ concentrato e organizzato, questo è molto importante. Il ciclismo di oggi è esigente, se vuoi essere un grande campione devi essere in grado di pianificare e organizzare molte cose e costruire una buona squadra intorno a te. Lui ha già questa maturità, quindi sono sicuro che ha le carte in regola, non solo dal punto di vista fisico. Allo stesso tempo ha capito che non può essere coinvolto in tutto ciò che riguarda l’allenamento. A un certo punto, pur interessandosi, è bene potersi fidare dell’allenatore e fare quello che dice. E questo è il nostro modo di procedere. Lui si fida di me e può rilassarsi, fare il suo lavoro e concentrarsi su altre cose.
Il corridore più forte del Tour e l'uomo più veloce. Pogacar e Milan. Si parla di nutrizione in gara e fuori. Due mondi diversi con qualche punto in comune
Diamo un seguito all'intervista con Giorgia Bronzini e parliamo con Yaya Sanguineti di come si può battere Wiebes. Il solo modo è anticiparla: ecco come
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Tre minuti, 59 secondi e 153 millesimi: è il tempo che vale il record del mondo fatto segnare da Jonathan Milanagli ultimi campionati iridati nell’inseguimento individuale a Ballerup, in Danimarca. Quattro chilometri filati via ad oltre 60 chilometri orari di media oraria: 60,260 per la precisione… con partenza da fermo!
Di questo record parliamo con Diego Bragato, responsabile del Gruppo Performance della Federciclismo. Bragato è una delle colonne portanti dei successi della pista azzurra. Conosce i motori degli atleti forse meglio degli atleti stessi. E per questo possiamo anticiparvi che questo record non è stato poi così inaspettato.
Diego Bragato è il responsabile del gruppo perfomance della FCIDiego Bragato è il responsabile del gruppo perfomance della FCI
Partiamo proprio da questo punto, Diego: ve lo aspettavate il record del mondo?
Diciamo che a Montichiari abbiamo lavorato con l’obiettivo della maglia iridata, in primis. Credevamo che il nostro primo rivale fosse Daniel Bigham e che il record potesse uscirci da questa sfida, tanto è vero che ci siamo allenati su quei tempi. Avevamo scelto di non far fare il quartetto a Milan proprio per concentrare tutte le energie sull’inseguimento individuale. E invece il ragazzino, Josh Charlton, al mattino ha un po’ stupito e spiazzato tutti abbassando lui il record di Filippo Ganna.
Una sorpresa che poteva anche destabilizzare voi e Milan soprattutto…
Infatti devo dire che Jonathan è stato bravo a non farsi influenzare dalla sua prestazione, sia per la sua prova, restando in tabella, sia nel resto della giornata. Non si è fatto ingannare da quel record in semifinale. Noi poi per la finale abbiamo ricalcolato la tabella.
Cosa intendi di preciso? Come si ricalcola una tabella?
Abbiamo rimesso tutto insieme: le sensazioni che ci aveva detto di aver avuto Jony, la temperatura e la conseguente scorrevolezza della pista, e soprattuto le pedalate che voleva avere Milan nel corso della prova. Così abbiamo individuato la cadenza ottimale dalla partenza in poi. Più che altro abbiamo lavorato, in base alle richieste di Milan, perché arrivasse il prima possibile alla cadenza desiderata. Tra qualifica e finale non abbiamo cambiato il rapporto. E poi chiaramente abbiamo impostato una tabella per il record del mondo. Visto quanto accaduto al mattino per vincere, quasi sicuramente, sarebbe servito il record.
Una volta capito come partire e individuata la cadenza: Villa e Bragato hanno messo giù una tabella di marcia da record del mondoUna volta capito come partire e individuata la cadenza: Villa e Bragato hanno messo giù una tabella di marcia da record del mondo
Diego, parlaci meglio della cadenza. E’ molto interessante. Come s’imposta?
Noi siamo abituati con Pippo (Ganna, ndr) che va in progressione. Lui magari usa anche rapporti più lunghi rispetto a Milan e poi chiude forte. Pippo fa quel chilometro finale incredibile, va a prendere chiunque. In teoria, una volta lanciato potrebbe continuare per un’ora! Jonathan invece, essendo più esplosivo, preferisce partire forte, mettersi subito sul passo e poi resistere fino alla fine. Per questo motivo per lui è importantissimo trovare subito la cadenza giusta. Come detto si è trattato di farlo arrivare il più velocemente possibile alle pedalate desiderate.
Due record in un giorno: te lo aspettavi? Come è stato possibile?
Non conoscevo quel velodromo. Era un bel po’ di tempo che non vi si teneva un evento importante. Pertanto non sapevamo quanti watt servissero, se fosse una pista scorrevole o meno… Quando nei primi giorni abbiamo visto che invece era veloce, abbiamo capito che si poteva fare. Da parte mia ero quasi certo che Charlton non avrebbe fatto due temponi simili nello stesso giorno. Non aveva quei margini di miglioramento, senza la base e il fondo della strada che invece aveva Jonathan. Ed è proprio questa base che ti permette di fare due sforzi tanto estremi in così poco tempo.
Tanto lavoro sulle partenze per Milan. L’obiettivo era arrivare alla cadenza ottimale nel più breve tempo possibile. Cosa non facile quando si spinge un 63×14Tanto lavoro sulle partenze per Milan. L’obiettivo era arrivare alla cadenza ottimale nel più breve tempo possibile. Cosa non facile quando si spinge un 63×14
Certo Diego che i record vanno giù velocemente. Quanto contano i materiali? E avevate qualche novità tecnica?
I materiali ovviamente contano tantissimo. Noi non abbiamo portato novità rispetto alle Olimpiadi, il pacchetto era lo stesso. Certo che sul fronte della bici, ma non solo, siamo messi molto bene. Anche Bigham che è un ottimo tester ha usato la stessa bici che usiamo noi, la Pinarello.
Milan ha fatto segnare un 3’59” basso: ha ancora dei margini?
Secondo me sì. Se se lo mette in testa può scendere ancora, ma questo vale anche per noi del gruppo affinché gli si possa dare il supporto migliore sotto ogni punto di vista. Io credo che con un adeguato tipo di lavoro Milan possa migliorare ancora. Poi quando si ha un gruppo con atleti che hanno motori come quello di Pippo o di Johnny è un piacere lavorare.
L’ultima gara di Milan su strada è stato l’europeo a metà settembre: da allora tutta pista? E come avete lavorato?
Da agosto in poi Jonathan ha fatto tanta strada per fare da base anche per questo mondiale. A questa ha associato anche tanti lavori di frequenza anche mentre era impegnato nella strada. Ma è stato da ottobre e in particolare nella settimana prima di quella iridata, che ha fatto dei lavori specifici a Montichiari in pista.
Il record di Milan: 151 millesimi meno di Charlton, 483 millesimi meno di Ganna (immagine da video)Il record di Milan: 151 millesimi meno di Charlton, 483 millesimi meno di Ganna (immagine da video)
Che tipo di lavori?
Abbiamo lavorato molto sulle partenze e sul ritmo. E ha continuato a fare dei richiami in palestra, come del resto ha fatto per tutto l’anno.
In quella settimana quante ore di lavoro si facevano in pista?
Facevamo due sedute al giorno: una di due ore e mezzo al mattino e una di tre ore al pomeriggio. E’ stato così dal martedì al venerdì. Il sabato ha fatto circa 4 ore di volume su strada e la domenica siamo partiti per la Danimarca.
Dai, raccontaci come hai vissuto il giro finale di quei (quasi) 4′. A quel punto eri sicuro del record?
In realtà no, proprio perché come vi dicevo Jonathan ha un’impostazione tattica diversa rispetto a Ganna. Per lui si tratta di tenere duro, di calare il meno possibile. Avevo capito che avrebbe vinto perché teneva bene a bada il suo avversario, ma per il record abbiamo dovuto attendere fino alla fine. Comunque si trattava di centesimi, bastava una sola pedalata un filo meno potente e tutto sarebbe svanito. Poi quando ha tagliato quella linea e abbiamo visto il tabellone… è scoppiata la festa.
Una famosa frase attribuita alla scrittrice britannica Virginia Woolf recita che “dietro ad ogni grande uomo c’è una grande donna”. Ed anche ex ciclista nel caso specifico di Alice Algisi che vive in primissima battuta da tanti anni la professione di suo marito Simone Consonni.
Lo scorso 20 ottobre – il giorno dopo l’argento iridato nell’omnium di Simone – hanno festeggiato il primo anniversario di matrimonio, uno dei tanti traguardi importanti che hanno tagliato assieme in quindici anni di relazione. E assieme sono cresciuti sia in bici che nella vita quotidiana, col ruolo di Algisi, a tratti gregaria, a tratti capitana, che è diventato fondamentale per equilibrare tutto. Nella loro vita di coppia non c’è solo la spesa da fare o scegliere un mobile per la casa o un film da vedere, ma anche saper gestire vittorie e sconfitte sportive con i relativi umori. Alice sa il fatto suo e ne abbiamo parlato proprio con lei, per capire come affronta le stagioni sempre più intense di suo marito.
Algisi è stata elite dal 2012 al 2015. Il suo passato da ciclista la avvantaggia nel capire Simone, ma sa avere anche una visione esterna (foto Selva)Algisi è stata elite dal 2012 al 2015. Il suo passato da ciclista la avvantaggia nel capire Simone, ma sa avere anche una visione esterna (foto Selva)
Com’è stata l’annata di Simone vista da sua moglie?
C’erano almeno cinque macro obiettivi a cui puntava. Europei in pista, Giro d’Italia, Olimpiade, europei su strada ed infine i mondiali in pista. Diciamo che è stata soprattutto una lunga estate, molto tosta. Dopo il Giro non ha staccato molto perché è partito per il ritiro in altura per Parigi. Non ci siamo visti molto a casa come altri anni, però lo sapevamo già e non è stato un grande problema. Adesso finalmente possiamo pensare alle vacanze. Faremo New York, Florida e poi un soggiorno mare ai Caraibi. Partiremo il 29 ottobre, appena Simone rientrerà dalla Tre Giorni di Londra in pista che farà con Elia (Viviani, ndr) da stasera a domenica.
E’ stata quindi una stagione pesante anche per te?
Questa è una stagione che non finisce mai (risponde ridendo, ndr), ma il ciclismo mi piace e mi piace stare al fianco di Simone mentre prepara i suoi appuntamenti oppure guardare le gare assieme a casa. Quest’anno ha cominciato presto a correre, già ad inizio gennaio, con risultati importanti. Bronzo col quartetto agli europei in pista. Uguale a Parigi oltre all’argento nella madison. Ed infine l’argento di Ballerup la settimana scorsa. Sono medaglie che valgono tanto contestualizzando il momento in cui le ha conquistate. Senza contare le vittorie ottenute guidando Jonny (Milan, ndr). Insomma, stagione lunga, ma piacevole da vivere anche per me.
Alice era presente ai mondiali in pista di Ballerup. Ha gioito da vicino per l’argento di Simone e il record di MilanAlice era presente ai mondiali in pista di Ballerup. Ha gioito da vicino per l’argento di Simone e il record di MilanL’argento e il bronzo di Parigi si sommano all’oro di Tokyo. Dietro le medaglie olimpiche di Simone c’è tanto del sostegno di Alice
Il tuo trascorso da ciclista ti aiuta a comprendere meglio le complessità del lavoro di Simone?
Non so se sono più preparata rispetto ad un’altra moglie che non ha mai corso in bici. Come esempio noi vediamo Elia ed Elena (Viviani e Cecchini, ndr) che si capiscono tanto. Sicuramente parto avvantaggiata perché riesco ad immedesimarmi prima o meglio, anche se io ho smesso nel 2015, ormai tanto tempo fa. Tuttavia secondo me non c’è tanta differenza. Per me dipende sempre dal rapporto che hai con tuo marito o compagno. Ci sono pro e contro in una relazione come la nostra.
Quali sono?
Simone ed io ci conosciamo fin da quando correvamo nelle categorie giovanile e stiamo insieme dal 2010, ormai tanto tempo anche in questo caso (sorride, ndr). Fra di noi c’è complicità e intesa. Si può anche non parlare sempre di bici, basta avere regole. E’ vero che stiamo tanto tempo lontani, ma penso comunque che ci siano più aspetti positivi che negativi.
Consonni è l’ultimo uomo di Milan. Tante vittorie quest’anno assieme, ma dietro c’è un grande lavoro psico-fisicoConsonni è l’ultimo uomo di Milan. Tante vittorie quest’anno assieme, ma dietro c’è un grande lavoro psico-fisico
Immaginiamo che tu soffra o gioisca con lui. Come ti regoli in queste circostanze?
Come dicevo prima, siamo una coppia nella vita di tutti i giorni e so quando devo motivare Simone o lasciarlo fare da solo nei momenti più difficili. Oppure prima di un grande evento. Lui è una macchina da guerra quando si prepara per un appuntamento. Ci arriva pronto, ma un mese prima tende a non essere più tale e inizia ad agitarsi. Ad esempio prima del Giro, in cui si sentiva responsabile delle volate di Milan, è stato così. Dopo le prime volate vinte non ci ha più pensato ed è tornato ad essere consapevole di sé. Uguale per le Olimpiadi. Appena inizia la gara Simone si trasforma, per fortuna.
E tu cosa gli dici in quei momenti?
Partiamo dal presupposto che anche a me viene l’ansia seguendo i suoi avvicinamenti, ma avendo già vissuto quelle situazioni in passato adesso lo lascio sfogare da solo. Può sembrare che non mi interessi, mentre invece so che a Simone basta poco per rendersi conto dei suoi mezzi. E’ vero anche però che ogni tanto ha bisogno di una spinta morale, se non addirittura di una piccola sfuriata da parte mia (ride, ndr). A Bergamo si dice “rampare fuori dalla crisi” ed io cerco di supportarlo e sopportarlo in questo. Lui si fida delle persone che reputa i suoi pilastri come posso essere io, il suo allenatore o il suo procuratore e quindi capisce il nostro intento.
Lo hai visto cambiato in questi anni sotto questo punto di vista?
Assolutamente sì e tanto. Nelle interviste lo vedo più sicuro. Oppure come per l’omnium al mondiale. Anni fa avrebbe detto “vediamo come va”, invece stavolta era convinto di poter andare a medaglia. Non voglio prendermi meriti, ma gli avevo consigliato di iniziare un percorso con un mental coach per avere quella maggiore consapevolezza di cui parlavo prima. Io gli ho sempre detto e glielo dico ancora ciò che penso rispettando i suoi tempi e i suoi stati d’animo, ma era giusto che avesse i pareri di un professionista esterno.
Simone e Alice si conoscono fin dalle categorie giovanili. Intesa e complicità sono sempre stati alla base del loro rapportoSimone e Alice si conoscono fin dalle categorie giovanili. Intesa e complicità sono sempre stati alla base del loro rapporto
Dopo l’europeo su strada in Limburgo, come ha vissuto quel momento Alice Algisi con suo marito?
Quello è stato il punto più basso della stagione. Simone era molto deluso e ne ha sofferto quando è tornato a casa. Era sconfortato più per Jonny che per sé. Avendo accumulato tanta pressione durante la stagione, si sentiva responsabile per lui. Come lo pensava per il quartetto a Parigi. In molti sono stati poco teneri nei suoi confronti e di Milan tra giornalisti e commenti sui social. Personalmente ho imparato a non leggere più certe cose o quanto meno a leggere e considerare solo ciò che ritengo detto con cognizione di causa da gente per me credibile. Per Simone però ero preoccupata per il contraccolpo psicologico visto che c’erano ancora tante gare in cui fare bene.
Eri riuscita a parlargli subito?
No, ho dovuto aspettare che non fosse di fretta. Gli ho detto che doveva fregarsene di quello che diceva la gente e che doveva azzerare tutto. Gli ho ricordato che non era certo quella volata non riuscita che abbassava il suo valore. Sono cose che capitano. Rispetto ad altri sport, il ciclismo è bello perché ti dà subito una possibilità per rimediare anche se hai fallito un obiettivo importante. E infatti sia lui che Milan sono andati ai mondiali in pista in Danimarca riscattandosi alla grande. Ero presente anch’io ed è stato bellissimo vedere l’oro con record del mondo di Jonny e l’argento di Simone nell’omnium. Perché da moglie ed ex ciclista so perfettamente tutto quello che c’è dietro.