La divisa per chi pratica un’attività sportiva è da sempre elemento di aggregazione e identificazione, qualunque sia lo sport praticato. Per ogni sportivo la propria divisa non deve essere però solamente bella, deve essere anche performante, magari come quella di un professionista.
In concomitanza con la presentazione dell’edizione 2023 della Grande Boucle, Santini ha deciso di mettere a disposizione di qualunque squadra amatoriale la tecnologia e i materiali utilizzati per realizzare i capi tecnici che vestono i leader del Tour de France. Stiamo parlando delle maglie destinate ai leader delle classifiche individuali, la Maglia Gialla in primis, ma anche dei body da strada e da cronometro.
Santini ha ridisegnato e implementato la piattaforma dedicata alla linea custom Santini ha ridisegnato e implementato la piattaforma dedicata alla linea custom
Come Vingegaard
Quando si pensa al Tour de France, il primo pensiero va alla Maglia Gialla, quest’anno conquistata dal danese Jonas Vingegaard (foto di apertura di BeardyMcBeard). Come tutte le maglie destinate ai leader delle singole classifiche, anche la Maglia Gialla è confezionata con due tessuti rigorosamente eco. Sono infatti provenienti da produttori locali, e sono totalmente riciclati da PET e filati di avanzo.
La parte anteriore e le tasche sono realizzati in “Think 606 Eco”. Per schiena e maniche si adotta il “Finally Eco”. Entrambi i tessuti presentano una trama orientata in modo da favorire la miglior termoregolazione sotto sforzo, durante le calde giornate di luglio sulle strade della Grande Boucle. Vestibilità Sleek a effetto seconda pelle, zip nascosta, maniche tagliate al vivo, e finitura interna a fondo manica in silicone sagomato.
La prima maglia gialla firmata da Santini è stata indossata da Jonas VingegaardLa prima maglia gialla firmata da Santini è stata indossata da Jonas Vingegaard
Anche i body
Da oggi tutta la tecnologia e i tessuti utilizzati per realizzare maglie e body da strada e da cronometro sono a disposizione dei team amatoriali. A proposito dei body, questi sono il risultato di continui investimenti in ricerca e sviluppo basati su una attenta analisi della struttura dei materiali per trovare la migliore combinazione di tessuti, taglio e vestibilità.
La ricerca è finalizzata a trovare il materiale che per elasticità, posizione e struttura influisca positivamente sul flusso d’aria che entra in contatto con parti specifiche del corpo, creando una sorta di microflusso continuo che agisce da spinta aerodinamica. Testati in laboratorio e in galleria del vento per ottenere le migliori prestazioni in ogni situazione.
I team amatoriali avranno a disposizione le stesse tecnologie usate per cucire il body del vincitore del TourI team amatoriali avranno a disposizione le stesse tecnologie usate per cucire il body del vincitore del Tour
C’è anche una nuova piattaforma
A supporto di questa iniziativa, Santini ha totalmente ridisegnato e implementato la piattaforma dedicata alla linea custom, per guidare l’acquirente in ogni fase della personalizzazione della divisa della propria squadra, sotto ogni aspetto: stile, disegni, comfort e performance. Si tratta di una soluzione online immediata, che permetterà a chiunque di avere la propria “Maglia Gialla”, realizzata con la stessa esperienza, cura e manualità e con i medesimi tagli, processi e materiali che Santini utilizza per le divise del Tour de France.
Nel ritiro spagnolo di Altea, Tiberi spiega il programma 2026. E' tempo di provare il Tour e di riordinare la preparazione. L'anno scorso troppa altura
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Viaggio curioso nel mondo di All4Cycling a Gazzada Schianno, in provincia di Varese, fra le vetrine del negozio fisico e i meccanismi dell'online, le social ride e la community degli utenti
Alle spalle del negozio inizia un altro mondo. Come nei film western, quando alle spalle del bancone c’erano quelli che giocavano a poker. Alle spalle del banco di All4Cycling c’è invece il mondo dell’e-commerce ed è davvero la porta su un universo parallelo. Dalle postazioni, gli addetti ai lavori maneggiano gli oggetti venduti e dispongono la spedizione. Il magazzino, come tutti i magazzini, è il regno del caos organizzato. Ma alla base si respirano una grande passione per la bicicletta e un’ancora più grande voglia di lavorare.
Matteo Ruzza è il responsabile marketing di All4CyclingMatteo Ruzza è il responsabile marketing di All4Cycling
Provincia di Varese
Siamo a Gazzada Schianno, comune varesino di neanche 5.000 abitanti, dove ha sede il negozio di All4Cycling. Ne abbiamo già parlato altre volte, ma oggi siamo venuti a guardarlo da vicino. Ci guida Matteo Ruzza, responsabile marketing dell’azienda, e intanto spiega quali siano le strategie commerciali e in che modo il negozio fisico interagisca con quello online.
«All4Cycling – dice – è una realtà e-commerce completamente italiana, con sede a Varese. Nasce appunto come sito Internet nel 2006. Nel 2011, dall’esigenza di avere un punto di riferimento anche sul territorio, si attiva con un pick and pay, quindi soltanto per il ritiro degli ordini online».
Specialized è uno dei marchi più presenti nel negozio di All4Cycling a Gazzada: come bici e accessoriSpecialized è uno dei marchi più presenti nel negozio di All4Cycling a Gazzada: come bici e accessori
«Nel corso degli anni, per l’esigenza di essere presenti sul territorio e di rifornire anche gli appassionati di qui, inizia la vendita di abbigliamento. Fino ad avere, ingrandendosi ulteriormente, un punto vendita molto fornito nel quale è possibile trovare tutto quello che viene messo a disposizione online».
Negozio e community
Quel che ha distinto All4Cycling dal post pandemia e fino a pochi giorni fa sono state le iniziative social messe in atto, nella forma di uscite in bici e interventi di campioni, per raccontare, spiegare, intrattenere e consolidare la community.
Il meet&greet con Vingegaard ha permesso a un publbico selezionato di incontrare il re del TourPoi Vingegaard ha firmato le maglie per i suoi tifosiAlla fine di ottobre, si è svolta una social ride con Fabio AruIl meet&greet con Vingegaard ha permesso a un publbico selezionato di incontrare il re del TourPoi Vingegaard ha firmato le maglie per i suoi tifosiAlla fine di ottobre, si è svolta una social ride con Fabio Aru
«Inizialmente – spiega Matteo Ruzza – volevamo introdurre e valorizzare il mercato gravel, poi alla fine abbiamo capito che c’era l’esigenza di creare una community e di portare gli appassionati a conoscenza del territorio. Quindi le social ride hanno smesso di essere solo gravel raid e ci siamo aperti anche a diverse pedalate. Con le mountain bike e poi anche su strada qualche settimana fa con Fabio Aru.
«I valori aggiunti di forza di All4Cycling – prosegue – sono due: il fatto di avere delle persone che conoscono il ciclismo perché lo praticano o lo hanno praticato. E poi c’è proprio il cercare di fare community per evitare di rimanere soltanto su un rapporto venditore/cliente. Questo secondo noi è importante».
All4Cycling è anche un punto Oakley, con la possibilità di personalizzare i propri occhialiAll4Cycling è uno Shimano Service Center, centri di riferimento presenti in tutto il mondo
Come è suddiviso il vostro mercato?
Inizialmente il pubblico era strettamente road, perché questo era il percorso di crescita di All4cycling, nato vendendo principalmente prodotti per la strada. Partendo dall’abbigliamento delle squadre professionistiche, per arrivare all’abbigliamento di collezione, introducendo successivamente componenti e accessori. Come ultima cosa sono state portate dentro le bici. Questo è stato il nostro percorso. Ora la strada è ancora predominante.
E la gravel?
La gravel non dico che sia altalenante, però fondamentalmente non sappiamo ancora dove si posizionerà. In questo momento sta andando molto bene. E anche la mountain bike fa la sua parte, forse possiamo dire che ci stiamo avvicinando un punto di pareggio fra le tre discipline in gioco.
All4Cycling è anche un punto Oakley, con la possibilità di personalizzare i propri occhialiAll4Cycling è anche un punto Oakley, con la possibilità di personalizzare i propri occhiali
A cosa serve portare i campioni nel negozio?
Nelle attivazioni con i clienti, i campioni hanno ancora sicuramente il loro fascino. Abbiamo fatto un meet and greet con Vingegaard che è andato molto bene. Poi abbiamo fatto una social ride con Fabio Aru e anche quella, al pari dell’incontro con Vingegaard, è andata sold out in pochissimo tempo. Il campione ha il suo fascino, ma è stato bello vedere che dopo il periodo della pandemia la gente ha voluto essere presente, riscoprendo la socialità della bici. E questo per noi è molto importante e non smetteremo di farne.
C’è differenza fra il cliente del negozio e quello dell’online?
Chi acquista in rete, si concentra più su abbigliamento, componentistica e accessori. Con la bici è più complicato, perché arriva smontata e non tutti sono in grado di montarla. Quel che funziona nell’online è l’immediatezza e se mi arriva la bici e poi devo andare in un altro negozio per farla montare, l’immediatezza sparisce.
Alle spalle del negozio fisico, ci sono gli uffici per l’e-commerce, sempre operativiI prodotti ordinati vengono subito individuati e predisposti per la spedizioneL’officina crea aggregazione. I meccanici sono stati ciclisti e praticano ancora, hanno consigli per tuttiAlle spalle del negozio fisico, ci sono gli uffici per l’e-commerce, sempre operativiI prodotti ordinati vengono subito individuati e predisposti per la spedizioneL’officina crea aggregazione. I meccanici sono stati ciclisti e praticano ancora, hanno consigli per tutti
Riuscite a seguirli entrambi nella stessa maniera?
Nella fase della consulenza, noi cerchiamo in tutti i modi di essere il più possibile presenti anche online. E’ vero che il cliente arrivando in negozio ha la possibilità di confrontarsi con i ragazzi che sono super esperti, ma anche online abbiamo aperto tutti i canali. Abbiamo una chat, abbiamo le mail, abbiamo il servizio clienti telefonico. Insomma vogliamo far percepire al cliente online che dietro al robot dell’e-commerce c’è anche una persona competente, in grado di consigliare come se ce l’avessero davanti nel negozio.
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Quella appena terminata può essere archiviata come la stagione dei record. Si è assistito, ancora una volta, a prestazioni incredibili. Prestazioni che la maggior parte di noi tende a “fotografare” nel momento in cui Jonas Vingegaard stacca Tadej Pogacar sul Col du Granon al Tour de France. Ma anche nelle volate dei due atleti alla Planche des Belles Filles o a Peyragudes (nella foto di apertura). “Chissà quanti watt finivano su quelle pedivelle?”, ci si chiede…
Eppure quella del Granon non è stata la miglior prestazione dell’anno. Lo scettro spetta, o forse sarebbe meglio dire spetterebbe, ancora a Pogacar. Noi abbiamo preso in considerazione gli sforzi dai 20′ in su. Tadej ha sviluppato 6,5 watt/kilo sul Carpegna, durante la Tirreno-Adriatico.
Altre super prestazioni sono sempre firmate da Pogacar e Vingegaard i quali proprio alla Planche des Belles Filles hanno fatto un qualcosa come 6,6 watt/kilo, però quella scalata era più breve e soprattutto c’era stato molto gioco di squadra prima del chilometro finale. Al terzo posto ecco Remco Evenepoel che sulla Fancuya, alla Vuelta, avrebbe espresso 6,4 watt/chilo. E per di più per oltre 25’.
Pogacar sul Carpegna. Con un paio di gradi sopra lo zero e un abbigliamento più pesante questa prestazione assume ancora più valorePogacar sul Carpegna. Con un paio di gradi sopra lo zero e un abbigliamento più pesante questa prestazione assume ancora più valore
Il parere di Toni
Noi ci siamo divertiti a spulciare sul web, nelle varie piattaforme dedicate, questi numeri. Ma presto ci siamo accorti che c’erano delle discrepanze. I valori erano un po’ ballerini a seconda di chi e come erano riportati. Come da nostra abitudine ci siamo rivolti ad un esperto. E chi meglio del preparatore Pino Toni? E infatti il coach toscano ci ha un po’ messo sul chi va là.
«I numeri – spiega Toni – sono numeri in quanto precisi. E’ difficile stabilire realmente i valori espressi di quelle prestazioni. E per quei dati non basta solo il peso del corridore. Ci sono in ballo molti altri fattori, come la scorrevolezza, la lavorazione dei cuscinetti per quella corsa, la pressione delle gomme, se aveva o no la borraccia, se e quanto quell’atleta è stato a ruota…
«E’ importante valutare il peso nel suo totale, cioè anche quello della bici e degli altri materiali, perché nel ciclismo di oggi uno scarto di 0,2-0,3 punti fa la differenza tra una prestazione alta e una stratosferica».
«Chiaramente un Vingegaard che nel finale del Granon fa 6,1 watt/chilo è un campione. E lo è perché ha fatto quella prestazione al termine di una lunga tappa di montagna.
«Poi ormai è un dato di fatto che si va più forte. Gli juniores viaggiano sul filo dei 6 watt/chilo. Ci sono ragazzi che pesano 69 chili e sviluppano 460-470 watt».
La prestazione di uno, i valori di squadra. Specialmente su certe salite, il lavoro si squadra incide moltissimo sul computo dei datiLa prestazione di uno, i valori di squadra. Specialmente su certe salite, il lavoro si squadra incide moltissimo sul computo dei dati
Più sorprese che watt
Il dato preciso di certe prestazioni è solo nei computerini degli atleti e nei calcoli dei loro coach che li seguono e sanno come erano “settati” quel giorno in quel momento. Per questo Toni preferisce parlare di prestazioni super in quanto “sorprese”.
«Piuttosto – riprende Toni – io sono stato colpito da tre prestazioni, tre personaggi. E sono Girmay, Vingegaard appunto, e Ganna.
«Vingegaard è andato forte. Ha staccato un buon Pogacar. Ma quel che mi ha colpito più di tutto non è stata la sua singola prestazione, ma la sua costanza. Non mi aspettavo la sua continuità a quel livello. Anche il suo compagno Kuss va forte, per dire, ma Vingegaard è andato forte per tutto il Tour. Per questo lo metto sul podio.
«Quelli che avete snocciolato sono numeri importanti, ma la valutazione deve essere fatta in un’altra maniera. E ritorno al discorso del peso complessivo (bici + atleta, ndr), della scorrevolezza…».
«Vero, a conti fatti quell’atleta è salito a 6,5 watt/chilo. Ma quello è un valore di squadra, specie al Tour dove le salite sono più pedalabili, si fanno a 25 all’ora, e quasi sempre con passo regolare imposto appunto dai team. E quindi analizziamolo quel dato.
«Magari nei primi 5 chilometri era stato in quarta ruota e aveva risparmiato 30 watt. Nei successivi 5 chilometri era stato in terza ruota e aveva risparmiato altri 20 watt… almeno. Poi ancora era stato in seconda posizione e ha continuato a mettere altri 20 watt nel taschino. Fin quando negli ultimi 3-4 chilometri è rimasto da solo ed effettivamente è andato a 6,5 watt chilo. Il totale della scalata risulta 6,5 watt/chilo, ma per 10-11 chilometri ha espresso valori più bassi».
In un’ora Ganna ha coperto di 56,792 km. Prestazione folle!A Jesi Girmay batte Van der Poel dopo una tappa impegnativa e uno sprint di oltre 250 metriIn un’ora Ganna ha coperto di 56,792 km. Prestazione folle!A Jesi Girmay batte Van der Poel dopo una tappa impegnativa e uno sprint di oltre 250 metri
Girmay e Ganna
Ci sono poi Girmay e Ganna. Le altre due “sorprese” che Pino Toni mette sul podio. Prestazioni che non si distinguono per i watt espressi (o almeno non solo per quelli), ma nel complesso della performance, della crescita complessiva, dello spessore psicofisico dell’impresa.
«Girmay – dice Toni – è cresciuto molto. Mi ha colpito. Ha vinto la Gand battendo fior di campioni e soprattutto ha vinto la tappa al Giro davanti al miglior Mathieu Van der Poel della stagione. Non sono numeri banali in ogni senso».
«Ganna invece va magnificato. Va elogiato per la forza espressa durante Record dell’Ora, una determinazione pazzesca nonostante per lui non fosse un anno super. Io non so chi e quando potrà avvicinare quel tempo. Serviranno una grande convinzione e uno staff super. Ganna aveva quanto di meglio a disposizione tra Ineos-Grenadiers e nazionale italiana. Il top del mondo».
Toni spiega come con tutta quella cura, non solo della preparazione del corridore, ma anche dei materiali il fisico può rendere meglio. Non che il “motore del corridore” aumenti, ma riesce a sviluppare al meglio i propri valori e a farlo per un tempo maggiore.
«Se tu hai 450 watt nelle gambe non ne sviluppi di più, però ne arrivano di più alla ruota: ed è quello che conta».
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Il vero problema per un corridore come Van Aert è che l’essere ovunquevincente porta gli addetti ai lavori e i tifosi a misurarlo su ogni percorso. Per questo da ieri in Belgio, avendo capito che Evenepoel non dovrebbe esserci, si ragiona sulle tappe del Tour che Wout potrebbe vincere e sulla riconquista della maglia verde.
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Le scelte di Van Aert
In realtà però il tema sta a cuore anche in seno alla Jumbo Visma, in cui mai come nel 2023 sarà necessaria una rigida programmazione, per evitare che a voler stringere troppo con Van Aert, si finisca con lo stringere niente. L’esempio dell’eterno rivale Van der Poel ha dato da pensare. E’ vero che ha vinto il Fiandre, poi però si è disperso in mille fughe a vuoto.
«Il focus del Tour è nell’ultima settimana con i Vosgi – ha spiegato il preparatore Merijn Zeeman a Het Nieuwsblad – mentre i Pirenei sono meno duri dell’anno scorso e il blocco nelle Alpi è più lungo. Ci sono tappe di montagna più facili rispetto agli anni passati, ma d’altra parte ce ne sono alcune estremamente difficili. Il percorso va accettato, è qualcosa su cui non abbiamo controllo. Ora finalmente possiamo fare il nostro piano e determinare la nostra strategia. Con Roglic, Vingegaard e Van Aert avremo molte opportunità per fare la differenza. Avrebbero dovuto mettere più cronometro? Il nostro più grande concorrente è Pogacar, ma anche lui è uno specialista».
Per una caduta, Roglic ha rinunciato a giocarsi la Vuelta. E’ dato al via del Giro: sarà vero?Per una caduta, Roglic ha rinunciato a giocarsi la Vuelta. E’ dato al via del Giro: sarà vero?
Tutto sul tavolo
Il nodo cruciale che ci è saltato all’orecchio sentendolo parlare è stato il fatto che abbia citato le tre punte per il Tour. E se da un lato anche nel 2022 è parso chiaro che la sconfitta di Pogacar sia dipesa dal massiccio blocco Jumbo Visma contro cui si è scontrato, dall’altro sembrava di aver capito che Roglic per quest’anno avesse altre priorità.
«Tutto è ancora sul tavolo – fa notare Zeeman – è anche possibile infatti che Primoz faccia un altro grande Giro. Ma voglio anche sentire la loro opinione. Voglio sapere cosa pensano e qual è la loro motivazione. Facciamo un piano, poi analizziamo i pro e i contro. Vogliamo vincere le più grandi corse del mondo. Ma questo è possibile solo con un piano in cui tutti credano. Così è stato anche l’anno scorso. Questo è un processo e qualcosa in cui investiamo molto tempo e in cui crediamo pienamente».
Chi non rinuncerà al Tour è Pogacar, ansioso di rifarsi. Qui con Prudhomme alla presentazione di ieriChi di certo non rinuncerà al Tour è Pogacar, ansioso di rifarsi.
Come lavorate di solito in questi casi?
Qualcuno pensa che sia uno spettacolo di marionette. In realtà lavoriamo da sei anni fissando obiettivi e determinando insieme la strategia. Ci prendiamo molto tempo per questo. Poi facciamo un brainstorming passo dopo passo. Ne parlo con tutti i corridori per sentire cosa preferiscono. E si continua poi a modellare il piano e vengono coinvolti gli allenatori. Ora siamo solo all’inizio di tutto questo processo. Quindi onestamente non so ancora chi andrà al Tour e chi al Giro.
E Van Aert cosa farà?
Nel 2022 è stato in altura per sei settimane. Si deve lavorare sodo per arrivare al suo livello. E poi dovremo selezionare i suoi obiettivi. C’è anche il mondiale di Glasgow che si svolgerà il 13 agosto, c’è il Giro che per lui è anche attraente, in più non ha mai fatto la Vuelta. E’ tutto è sul tavolo. Possiamo inventare qualcosa di completamente nuovo oppure replicare quello che si è già fatto.
Prima del mondiale, Evenepoel ha vinto la Vuelta. Il Giro lo tenta con le sue tre cronoPrima del mondiale, Evenepoel ha vinto la Vuelta. Il Giro lo tenta con le sue tre crono
Lui accetterà tutto?
Non sono Van Aert. Wout è una persona molto sensibile e sa che per avere successo è necessario avere un buon piano. Di sicuro gli piace provare cose nuove e questo fa sì che la definizione del suo programma richieda molto tempo. Non è stato ancora deciso nulla, ma una cosa è certa: il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix vengono prima di tutto. Ne abbiamo parlato al telefono ieri dopo la presentazione del Tour e questo lo abbiamo definito molto rapidamente. Adesso però bisogna capire cosa verrà dopo. Di solito inizia a correre ai primi di dicembre, ma bisognerà vedere come sarà la sua condizione.
Se fosse un vostro corridore, portereste Evenepoel al Tour?
Remco è estremamente forte nelle crono, quindi si direbbe che il Giro gli si addica di più. Ma d’altra parte, un grande Giro è un mix di tutti i tipi di specialità che dovresti provare. La sua squadra deve avere un piano. Se fossi in lui, non mi focalizzerei troppo su una gara che prevede solo prove a cronometro. Penso che possa vincere anche in un altro modo. Ma certo, se decidesse di venire, non gli faremo sconti. Penso che ci siano quattro corridori che si distinguono sopra tutti gli altri in questo momento: Vingegaard, Pogacar, Roglic ed Evenepoel. Questi sono i più completi.
«Mesdames et messieurs, voilà le Tour de France numero 110». La Grande Boucle è stata presentata questa mattina a Parigi, al Palais des Congrès, davanti ad un folla di campioni, direttori sportivi, manager, grandi del passato e appassionati.
Il percorso? Ci sentiamo di definirlo innovativo. Una prima settimana che entra subito nel vivo e che potrà decretare una classifica già ben assestata. Una seconda settimana piena di salite e un finale senza tappe monster, ma infarcita di trabocchetti. Quasi si fosse “invertito” l’ordine fra la prima e la terza settimana.
Christian Prudhomme (nella foto di apertura), il direttore del Tour, è sembrato più orgoglioso che mai. Si va in scena dal 1° al 23 luglio: 21 tappe, 3.404 chilometri, otto frazioni di montagna, quattro arrivi salita. E ancora: otto tappe di pianura, quattro tappe ondulate e una sola cronometro, tra l’altro abbastanza breve. Solo due frazioni al di sopra dei 200 chilometri.
Il Tour de France 2023, il grande escluso è il Nord e il Nord Ovest in particolareIl Tour de France 2023, il grande escluso è il Nord e il Nord Ovest in particolare
Subito i Pirenei
Si parte dall’estero, in Spagna, dai paesi Baschi e più precisamente da Bilbao. E qui Prudhomme non ci è andato leggero con i giudizi: «Dopo il Belgio, il tifo del ciclismo più caldo al mondo è nei Paesi Baschi. E dal 1992 che volevano le Grand Depart, si sono candidati per 30 anni. L’organizzazione basca era presente l’anno scorso al via in Danimarca. Hanno visto il fervore e io gli ho detto: “Adesso sapete cosa vi aspetta”. Roba da pugili».
Così come da pugili è la prima settimana. La seconda tappa, per esempio, arriva a San Sebastian ed è una (quasi) fedele replica dell’omonima classica. Anche la terza tappa è un “grido” di appena 137 chilometri con 4 Gpm, non duri okay, ma sono pur sempre 4 scalate. E tutti hanno ancora gambe fresche.
Le vere salite, i Pirenei, arrivano due giorni dopo nella Pau-Lauruns. Nel finale si scala il Marie-Blanque salita non lunga, ma dura e asfissiante per la sua umidità. E il giorno dopo c’è il Tourmalet e la scalata finale a Cauterets, erta lunga ma pedalabile (16 km al 5,4%) tipica del Tour.
Non fa parte della prima settimana, ma chiude il primo blocco del Tour, il mitico Puy de Dome. E’ la nona frazione. Si va da Saint Léonard de Noblat-Puy de Dôme, salita storica e durissima nel Massiccio Centrale, il “terzo” gruppo montuoso della Francia: 13 chilometri al 7,7%, ma gli ultimi 4 non scendono mai sotto l’11%.
Bilbao-Bilbao: prima tappa di 182 kmVitoria-Gasteiz – San Sébastián: 2ª tappa di 209 km (la più lunga della Grande Boucle 2023)
Amorebieta-Etxano-Bayonne: 3ª tappa di 185 kmPau-Laruns: 5ª tappa di 165 km Tarbes – Cauterets-Cambasque: 6ª tappa di 145 km Bilbao-Bilbao: prima tappa di 182 kmVitoria-Gasteiz – San Sébastián: 2ª tappa di 209 km (la più lunga della Grande Boucle 2023)
Amorebieta-Etxano-Bayonne: 3ª tappa di 185 kmPau-Laruns: 5ª tappa di 165 km Tarbes-Cauterets-Cambasque: 6ª tappa di 145 km
Quante Alpi
Il Tour de France osserva così il primo giorno di riposo. E lo fa, più o meno, nel cuore geografico della sua Nazione.
Da qui si passa alla sezione centrale, probabilmente quella decisiva. Se le tappe 10, 11 e 12 sono “facili”, poi non si scherza più. Ed è qui che inizia il lungo viaggio nelle Alpi. Quest’anno a più riprese, tra Savoia e Delfinato il Tour ci passa davvero tanto tempo: sette giorni.
S’inizia con l’arrivo in cima al Col du Grand Colombier, tra l’altro nel giorno della festa nazionale. Poi è la volta di Morzine con il classico Col de Joux Plane prima dell’arrivo. Salita difficile e discesa difficilissima (se da fare a tutta per scappare o chiudere).
La 15ª tappa, la Les Gets les Portes du Solei-Saint-Gervais Mont-Blanc, sarà un vero delirio: i Gpm sono solo quattro, ma potrebbero essere almeno una dozzina. E non è una battuta. Da affrontare oltre 5.200 metri di dislivello in 180 chilometri. Non c’è un metro di pianura. I restanti contendenti alla maglia gialla saranno davvero pochi a questo punto.
Annemasse-Morzine: 14ª tappa di 152 kmL
Les Gets les Portes du Soleil – Saint-Gervais Mont-Blanc le Bettex: 15ª tappa di 180 kmPassy-Combloux: 16ª tappa di 22 km (crono individuale)Saint Gervais-Courchevel: 17ª tappa di 166 km
Belfort-Le Markstein: 20ª tappa di 133 kmAnnemasse-Morzine: 14ª tappa di 152 kmL
Les Gets les Portes du Soleil – Saint-Gervais Mont-Blanc le Bettex: 15ª tappa di 180 kmPassy-Combloux: 16ª tappa di 22 km (crono individuale)Saint Gervais-Courchevel: 17ª tappa di 166 km
Belfort-Le Markstein: 20ª tappa di 133 km
Un lungo sprint
Dopo la tripletta alpina, ecco il secondo giorno di riposo che farà da antipasto alla curiosa e attesa frazione numero 17: la Passy-Combloux che sarà percorsa individualmente e contro il tempo. È la crono di 22 chilometri con una cote nel finale e gli ultimi chilometri che tirano all’insù. Chi uscirà con le gambe in croce dal Gpm rischia di pagare tanto, tanto…
Di fatto, le tappe super difficili terminano qui. Ma questo elemento di rottura col passato terrà alta la tensione fino a Parigi, perché comunque il terreno per attaccare non mancherà. Imboscate, strappi, salite: i Vosgi e il Ballon d’Alsace sono perfetti. La ventesima tappa con arrivo a Le Markstein è un inno all’incertezza: 133 chilometri, ancora quasi 4.000 metri di dislivello: una Liegi “in quota”.
Il finale è un pieno di simbolismo. E in tal senso i francesi sono maestri. La 21ª tappa infatti partirà dal velodromo dove si svolgeranno le Olimpiadi del 2024 e terminerà con la classica parata sugli Champs-Élysées.
Un po’ perché vuole continuare a crescere e un po’ perché il Tour 2023 è ideale per lui, Gaudu punta al podioUn po’ perché vuole continuare a crescere e un po’ perché il Tour 2023 è ideale per lui, Gaudu punta al podio
Voce ai pro’
A questo punto quali sono state le reazioni dei corridori? Gaudu congola e ha detto che vuole il podio. Alaphilippe ha contato sulle dita di due mani e mezzo le frazioni che possono vederlo protagonista. Van Aert, se sarà quello del 2022, non lotterà per la vittoria giusto a Morzine e a Saint Gervais.
Non solo, ma questo percorso, che più di qualcuno a Parigi ha definito l’opposto del Giro d’Italia, ha fatto protendere persino Simon Yates per la via francese. E sappiamo quanto l’inglese ami la corsa rosa.
Accontentati anche gli sprinter. Pollice all’insù da Groenewegen a Cavendish, che con l’ufficioso passaggio alla B&B Hotels tornerà in corsa.
Mentre Lefevere smorza i toni su Remco Evenepoel, che sembra aver già scelto il Giro: «Decideremo insieme quale grande Giro fare. La porta per il Tour non è chiusa e il fatto che ci siano solo 22 chilometri a crono non vuol dire nulla. Remco vince dappertutto. Piuttosto questo tracciato mi ricorda quello del 2019 quando Alaphilippe fu a lungo in giallo. E se fosse al 100%…».
Vingegaard sembra puntare dritto al bis, ma è consapevole che sarà duraVingegaard sembra puntare dritto al bis, ma è consapevole che sarà dura
«Con la squadra – ha commentato alla stampa internazionale Vingegaard (in vacanza) – non abbiamo ancora stilato un piano definitivo per il 2023, ma l’idea chiaramente è quella di essere al Tour. Sarei sorpreso se non fosse così! Sono pronto a raccogliere questa sfida. So che il prossimo anno sarà più difficile vincere, ma fa parte del gioco».
Sempre in relazione a Vingegaard, Merijn Zeeman, il team manager della Jumbo-Visma, ha aggiunto a VeloNews parole importanti. «Non abbiamo ancora deciso nulla. Il Giro d’Italia è un’opzione se lo vuole, ma se sei la maglia gialla uscente cerchi di difenderla. Però Jonas non ha mai corso il Giro e magari vorrà provare.
«Prima di ogni decisione vorrei anche conoscere il parere di Roglic. Entro dicembre chiariremo tutto perché per prepararsi al meglio servono tanti mesi».
Pogacar è rimasto piacevolmente colpito dal percorso 2023Pogacar è rimasto piacevolmente colpito dal percorso 2023
Tadej già gasato
«Mi piace molto questo percorso – ha detto sorridente lo sloveno – La prima settimana è già difficile e la terza settimana è difficile e divertente. È positivo che le tappe più toste arrivino all’inizio del Tour, questo lo rende più interessante.
«Mi piacerebbe continuare a correre così, attaccando sempre, ma al Tour ho imparato che a volte devi aspettare il finale».
Ma forse le parole che più sintetizzano questa sfida e l’intero Tour 2023 sono quelle del team manager della UAE Emirates, Mauro Gianetti.«Il percorso di questo Tour fa venire voglia di attaccare. Magari Tadej potrebbe decidere di cambiare e non scattare più a 50 chilometri dall’arrivo… ma neanche possiamo trasformarlo. E’ la sua natura».
Alla partenza del Giro di Lombardia abbiamo potuto ammirare da vicino la Cervelo R5 di Jonas Vingegaard. Il danese, da buono scalatore, predilige questa bici alla “sorella” aerodinamica S5. Telaio che invece quasi sempre utilizza Wout Van Aert. Jonas ce l’aveva in qualche tappa più filante del Tour, vedi la passerella di Parigi, e più recentemente alla CRO Race.
Dopo qualche difficoltà tecnica nell’avere la bici “tutta per noi”, il team Jumbo Visma ci ha fatto ammirare da vicino questo gioiello. E la prima cosa che ci ha colpito è stata la sua leggerezza. Una taglia 54 che molto probabilmente non arrivava a 7 chili (non avevamo la bilancia in quei momenti, ma una certa sensibilità ci permettiamo di dire di averla acquisita). E comunque con un telaio da 703 grammi e una forcella da 320 è un peso più che fattibile.
Le gomme griffate Vittoria… su ruote Shimano C36La Fizik Antares00 con una particolare finitura cover extra catalogoLe gomme griffate Vittoria… su ruote Shimano C36La Fizik Antares00 con una particolare finitura cover extra catalogo
Ruote e gomme
Partiamo dalle ruote. Per quanto riguarda i cerchi Jonas, visto anche il dislivello del Lombardia superiore ai 4.000 metri, ha optato per delle Shimano C36, quindi a medio profilo, a vantaggio anche della guidabilità. Aveva lo stesso assetto anche nelle tappe di montagna del Tour de France.
Una cosa che ci ha colpito sono state le gomme. A prima vista sembravano dei “gommoni” giganti. Erano da 26 millimetri. Il team olandese ha come sponsor tecnico Vittoria, che in epoca recente ha inserito nel suo portfolio anche Dugast. Questi pneumatici sono tubolari di altissima gamma con carcassa in cotone e già visti (le sezioni erano diverse) alla Roubaix. Il disegno del battistrada è quello di un Vittoria Corsa Speed, ma forse rivisto nelle scanalature, specie quelle più centrali. In ogni caso c’è il marchio Vittoria, ma non il nome del tubolare.
Vingegaard in azione al Lombardia. Posizione raccolta e molto avanzataVingegaard in azione al Lombardia. Posizione raccolta e molto avanzata
Posizione avanzata
Passiamo alla messa in sella. Nonostante una statura di 175 millimetri, Vingegaard ha un arretramento di appena 2,5 centimetri. La sella, una Fizik Antares00, è molto spostata in avanti. La cover della sella non è di quelle tradizionali e sembra essere una produzione “particolare”, non di serie.
E sempre in relazione alla sua guida raccolta, c’è il manubrio: si tratta del nuovo Vision Metron 5D 3K, vale a dire con la rifinitura tre 3K del carbonio utilizzato. E’ un manubrio integrato molto leggero (355 grammi), Jonas infatti ha optato per la larghezza da 40 e questa implica un attacco manubrio (100 millimetri) cortissimo per un professionista. A prima vista sembra quello della mtb di un downhiller. Di conseguenza la sua guida diventa estremamente “diretta”.
E’ anche vero però che con lo scostamento in avanti della piega stessa di 10°, lo stesso attacco diventa un “falso” 100 millimetri, ma è come se fosse un 110-115 millimetri nel punto di appoggio del palmo sullo shifter. La curva ha un’ergonomia compact e non è previsto il flare (svasatura) verso l’esterno.
Il manubrio Vision 5D 3K, un modello leggero e molto rigidoPedivelle da 172,5 millimetri per Jonas39-53 con guarnitura e power di “vecchia” generazioneVingegaard usa leve “poco” ruotate. La loro posizione è parallela alla curva che è 0,5 centimetri più larga nella presa bassaIl manubrio Vision 5D 3K, un modello leggero e molto rigidoPedivelle da 172,5 millimetri per Jonas39-53 con guarnitura e power di “vecchia” generazioneVingegaard usa leve “poco” ruotate. La loro posizione è parallela alla curva, 0,5 centimetri più larga nella presa bassa
Affidabilità Shimano
Ci sono poi i rapporti e il gruppo. Per quanto riguarda il settore della trasmissione, Vingegaard si affida alla solidità del gruppo elettromeccanico Shimano Dura Ace Di2.Il re del Tour resta fedele alle pedivelle da 172,5 millimetri, mentre altri colleghi di pari statura si sono orientati su quelle più corte da 170.
In effetti il danese è un po’ a cavallo, tra le due misure. E a proposito di cavallo la sua altezza di sella è 73,5 centimetri. Un riferimento che potrà essere utile agli appassionati più esperti per valutare appunto se optare per una pedivella da 172,5 o 170.
Infine i rapporti. Per il Lombardia, Jonas aveva optato per una guarnitura 53-39 e una cassetta 11-30.
Matej Mohoric è tornato a vincere, non una gara in linea, bensì una classifica generale, più precisamente quella della CroRace. La corsa a tappe croata, che si è conclusa domenica 2 ottobre, ha permesso allo sloveno di riassaporare il piacere del gradino più alto del podio. Il vincitore della Milano-Sanremo di quest’anno però non si monta la testa e guarda cautamente agli appuntamenti di fine stagione. Lo abbiamo intercettato mentre era in viaggio con la sua squadra, il Team Bahrain Victorious, verso il Gran Piemonte (che si corre oggi, ndr). Sabato Mohoric correrà anche il Lombardia, ultima monumento della stagione.
Mohoric, uno degli uomini simbolo della Bahrain Victorious, al Tour non si è espresso sui suoi livelliMohoric, uno degli uomini simbolo della Bahrain Victorious, al Tour non si è espresso sui suoi livelli
Doppietta italiana? Rimandata
Dopo aver vinto la Classicissima di Primavera, Mohoric avrebbe potuto puntare alla doppietta, cercando di vincere anche la Classica delle Foglie Morte. Un successo che avrebbe risollevato una stagione fin qui a due facce. Con una prima parte ricca e vincente, mentre la seconda è stata decisamente più opaca.
«A mio modo di vedere – ammette – credo sia difficile una mia vittoria al Lombardia. Nonostante quest’anno sia cambiato il percorso, che non prevede più il Muro di Sormano ma la doppia scalata al San Fermo della Battaglia. A mio avviso, anche con questa variazione, rimane una corsa per scalatori, difficile che qualcuno con le mie caratteristiche sopravviva. Ci saranno Pogacar, che ha vinto pochi giorni fa la Tre Valli Varesine, eVingegaardche alla CroRace si è dimostrato già in un buono stato di forma. Devo ammettere che nella tappa con arrivo a Primosten ho fatto molta fatica a tenere la sua ruota. Come squadra arriveremo ben attrezzati: ci saranno Caruso, Landa, Poels, Mader».
Mohoric ad inizio stagione ha vinto la Milano-Sanremo, la prima monumento della stagioneLo sloveno è stato protagonista anche alla Roubaix, arrivando quinto nel velodromoMohoric ad inizio stagione ha vinto la Milano-Sanremo, la prima monumento della stagioneLo sloveno è stato protagonista anche alla Roubaix, arrivando quinto nel velodromo
Assenza mondiale
Mohoric era tra i corridori assenti al mondiale di Wollongong, una scelta dolorosa ma necessaria. D’altronde quando la condizione non c’è, è inutile rincorrerla arrivando ad esaurire le energie fisiche e mentali. Così, il (quasi) 28enne sloveno, è rimasto a casa ed ha lavorato per ritrovare il giusto colpo di pedale.
«Solo prima delle gare in Canada – spiega riferendosi alla mononucleosi che lo ha colpito al Tour – ho iniziato a sentirmi meglio. Quelle corse sono state utili per recuperare il ritmo gara e per rimettermi un po’ in sesto. Una volta rientrato in Europa, mi sono allenato per una decina di giorni, rinunciando al mondiale, per arrivare al meglio alla CroRace. Non disputare la corsa iridata mi è dispiaciuto molto, ma il viaggio era lungo e presentarsi lì fuori condizione mi avrebbe precluso tutto il finale di stagione. Passare per la gara a tappe croata mi ha aiutato a trovare condizione e continuità, caratteristiche utili anche in vista dell’inverno. Fossi uscito dal Tour con una buona gamba, in Australia ci sarei andato sicuramente, anche perché il percorso era molto vicino alle mie caratteristiche. Queste gare che vengo a fare in Italia, servono per non fermarmi, con grandi probabilità al Gran Piemonte sarò il leader della squadra visto che al 99 per cento ci sarà una volata».
La CroRace è stata una corsa fondamentale per la crescita di Milan, Mohoric ne è sicuroLa CroRace è stata una corsa fondamentale per la crescita di Milan, Mohoric ne è sicuro
Spazio a Milan
Alla CroRace abbiamo assistito ad una bella doppietta di Jonathan Milan. Il friulano ha indossato anche la maglia di leader, poi ceduta a Vingegaard alla quinta tappa e riportata alla Bahrain Victorious da Mohoric proprio nell’ultima frazione.
«Sono andato vicino più volte a vincere una tappa – riprende a raccontare Mohoric – ma sono contento che ad alzare le braccia al cielo sia stato Jonathan (Milan, ndr). Vincere in Croazia o meno non mi avrebbe cambiato la stagione, mentre per un corridore giovane come lui è stato un passo importante. Correre da leader queste gare minori fa parte di un processo di crescita che Milan deve fare per puntare poi alle classiche. Secondo me lui in questi giorni ha fatto due bei passi in avanti».
Vingegaard è tornato a correre alla CroRace e ha vinto la terza tappa, un bel biglietto da visita in vista del LombardiaVingegaard è tornato a correre alla CroRace e ha vinto la terza tappa: bel segnale in vista del Lombardia
E poi c’è Vingegaard…
Mohoric ha visto da vicino il rientro alle corse di Vingegaard, uno dei favoriti per il Lombardia e l’unico che ha deciso di passare dalla CroRace per preparare quest’ultima classica monumento.
«Vingegaard andava già forte – spiega lo sloveno – è diverso fare le gare di un giorno o fare una corsa a tappe, seppur breve come la CroRace. Nel secondo caso hai più possibilità di sfruttare le tappe creando maggior fondo. Si tratta di una preparazione diversa, ma da un certo punto di vista migliore. Se fai le corse di un giorno in Italia, come Tre Valli o Giro dell’Emilia, dai tutto ogni volta e rischi di impiegare più tempo per recuperare. Dalla mia esperienza mi viene da dire che è meglio distribuire lo sforzo, sfruttando le gare a tappe per prepararsi al meglio».
Nelle scorse settimane Mandelli ha presentato l’edizione 2023 del proprio Catalogo dedicato ai componenti e ricambi ciclo. Stiamo parlando di un vero e proprio “volume”, composto da quasi mille pagine. Un vero e proprio punto di riferimento per i tanti negozianti che ogni giorno si rivolgono alla commerciale lombarda per rifornirsi dei prodotti necessari a soddisfare al meglio la propria clientela.
Quest’anno il primo capitolo dell’edizione 2023 del Catalogo è dedicato ad AGU, marchio olandese conosciuto nel nostro Paese per fornire l’abbigliamento da gara alla Jumbo-Visma. La scelta di aprire il proprio Catalogo con AGU conferma quanto Mandelli creda fortemente nelle potenzialità del marchio olandese.
AGU ha affiancato la Jumbo-Visma e Jonas Vingegaard nella vittoria del Tour de France (foto Facebook AGU)AGU ha affiancato la Jumbo-Visma e Jonas Vingegaard nella vittoria del Tour de France (foto Facebook AGU)
Scopriamo AGU
Per conoscere bene AGU è fondamentale partire dalla sua storia. Parliamo di un brand fortemente legato all’Olanda, la Nazione dove è nato e che ha da sempre uno stretto rapporto con la bicicletta. Dopo la seconda guerra mondiale la bicicletta era un bene molto ricercato in Olanda. La sua disponibilità era però davvero scarsa. Per ovviare alla crescente domanda di biciclette, tre aziende ciclo di Alkmaar decisero di unire le forze dando vita nel 1966 all’Alkmaarse Groothandels Unie, meglio conosciuta come AGU. L’azienda ha conosciuto fin da subito una rapida crescita, tanto da diventare uno dei maggiori fornitori di parti di biciclette nei Paesi Bassi.
il marchio olandese offre abbigliamento di alto livello anche per le discipline offroad (foto Facebook AGU)il marchio olandese offre abbigliamento di alto livello anche per le discipline offroad (foto Facebook AGU)
Arriva l’abbigliamento
Nel corso degli anni AGU ha ampliato la propria offerta introducendo nel proprio catalogo capi di abbigliamento e accessori ideali per chi va in bicicletta. Sono state così realizzate borse per bici leggere e in nylon robusto, un materiale nuovo per l’epoca. Una delle principali novità a catalogo è stata rappresentata dall’introduzione della tuta antipioggia “Original”, che si è rivelata un grande successo tanto da vincere diversi premi.
Negli anni ’70 e ’80, questa tuta iconica è diventata il punto di riferimento per l’abbigliamento antipioggia nei Paesi Bassi, accessorio ideale per quanti non volevano rinunciare a spostarsi in bicicletta nonostante il meteo cattivo. Questa tuta, sebbene modernizzata e molto migliorata, è ancora oggi uno dei bestseller del catalogo AGU.
Ecco il professionismo
La fine degli anni Settanta ha segnato una svolta nella storia di AGU con l’ingresso nel mondo del ciclismo professionistico. In questa fase un ruolo fondamentale è stato svolto dal quattro volte campione del mondo nello stayer Cees Stam che ha collaborato allo sviluppo del primo abbigliamento da ciclismo agonistico proposto da AGU. Lo stesso Stam ha conquistato il suo ultimo titolo mondiale indossando un completo firmato dal brand olandese. A carriera conclusa, ha ricoperto fino al 2007 il ruolo di manager all’interno della stessa azienda.
Il team AGU festeggia la vittoria della maglia gialla e della maglia verde al Tour (foto Facebook AGU)Il team AGU festeggia la vittoria della maglia gialla e della maglia verde al Tour (foto Facebook AGU)
Sono stati tanti i campioni del ciclismo che nel corso degli anni hanno indossato AGU. Stiamo parlando di atleti del calibro di Leontien Van Moorsel e Steven Rooks. Il marchio ha soprattutto legato il suo nome ad alcuni team che hanno fatto la storia del ciclismo olandese come la Panasonic di Peter Post e la Rabobank. Quest’ultimo team ha vestito AGU per ben 16 anni. Il suo testimone oggi è stato raccolto dalla Jumbo-Visma di Roglic, Van Aert e soprattutto Vingegaard, ultimo vincitore del Tour de France.
Una gamma ricchissima
La gamma AGU è composta dalle seguenti linee prodotto, che vanno a coprire a 360° le esigenze di tutti i generi di ciclisti, qualunque utilizzo vogliano fare della bicicletta: abbigliamento estivo e invernale ideale per ciclismo su strada, mountain bike e gravel; una ricca offerta di borse per il bikepacking; intimo estivo e invernale; guanti, cappelli, copriscarpe e manicotti. Completano l’offerta scarpe strada e mountain bike, oltre agli occhiali.
Si è svolta a Torino la presentazioni delle squadre della Vuelta che scatterà domani. Patron Guillen racconta lo sbarco in Italia e fa il punto sulla corsa
Nella tripletta italiana di ieri alla CRO Race c’è il 17° arrivato che non è un nome qualunque, ma è quello di Jonas Vingegaard. Il re del Tour de France è tornato in corsa due mesi e tre giorni dopo il suo successo a Parigi.
Il corridore della Jumbo-Visma si è presentato con un grande sorriso e uno stato di forma già buono. Per carità, i due strappi finali di ieri erano poca cosa, tanto che sono arrivati i velocisti, ma perdere due mesi e più di gare a questo punto della stagione non è poco.
L’abbraccio di Copenhagen a Vingegaard. Il danese ha definito il suo post Tour un “bombardamento mentale”L’abbraccio di Copenhagen a Vingegaard. Il danese ha definito il suo post Tour un “bombardamento mentale”
Ondata gialla
Come mai dunque uno stop tanto lungo? A rivelarlo è stato Vingegaard stesso che alla vigilia della corsa croata ha raccontato di aver avuto bisogno di uno stacco. L’onda di ritorno della Grande Boucle si è fatta sentire. E come spesso accade è da qui che i giochi si fanno duri davvero per i campioni. Tutti erano già pronti ad abbracciarlo al Giro di Danimarca, ma Jonas ha dato forfait.
«Dopo il Tour – ha detto Vingegaard – ho avuto momenti molto difficili. Sarebbe stato bello correre già in Danimarca ma tutto quello che è seguito dopo il Tour è stato tanto. Ho capito che avevo ancora bisogno di riposo. Quello che ti succede quando vinci il Tour de France è una specie di bombardamento mentale. E’ molto difficile parlare con i media e i tifosi ogni giorno. E’ fantastico, ma anche molto faticoso».
Insomma, feste, sponsor, richieste di qua e di là… hanno destabilizzato un personaggio che di suo è molto tranquillo e umile. Fare i conti con questa ondata improvvisa di successo e notorietà ha rotto certi equilibri.
Vingegaard assalito dai microfoni al via della prima tappa della CRO RaceVingegaard assalito dai microfoni al via della prima tappa della CRO Race
Croazia a noi
Giusto lasciare del tempo al ragazzo perché potesse ritrovare questi equilibri. E forse anche per questo motivo, per diverse settimane Jonas ha lasciato la Danimarca ed è andato in Spagna, a Malaga, per allenarsi al sole e in tranquillità.
E qualche polemica su Vingegaard c’era stata anche per la sua non partecipazione ai mondiali di Wollongong, ma a quel punto era chiaro. Come poteva tornare in corsa al mondiale dopo due mesi di assenza? E ancora, perché sobbarcarsi una trasferta del genere senza alcuna certezza di risultati? Meglio dunque ritrovare quell’equilibrio di cui si parlava con questa gara, allenamenti e restando nel Vecchio Continente.
«Sono molto felice di essere qui – ha detto Vingegaard alla vigilia della CRO Race – è la mia prima gara dal Tour de France. Spero di essere in forma. Darò il massimo ogni giorno. Abbiamo una squadra forte e speriamo perciò di fare una buona competizione.
«Perché siamo qui? Perché volevamo fare qualcosa di diverso dall’anno scorso. Abbiamo dato uno sguardo a questa corsa. Abbiamo visto che c’era un bel percorso, una partecipazione di livello e quindi abbiamo deciso di venire in Croazia».
E riguardo alla prima tappa si è limitato a dire: «Buon ritorno!».
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Obiettivo Lombardia
Vingegaard non sarà ancora al cento per cento, anche se ormai un campione del suo calibro è uno dei pochissimi che in questo ciclismo può permettersi di correre pur non essendo al top, ma la condizione deve crescere per chi come lui punta in alto. Molto in alto. L’obiettivo del danese infatti si chiama Giro di Lombardia.
«Con la squadra – riprende Vingegaard – abbiamo valutato che questa corsa potesse essere ideale per preparare il Giro di Lombardia, che è l’obiettivo principale di questo finale di stagione».
Lo scorso anno Jonas arrivò con il gruppetto di Nibali. Quest’anno è presumibile che le cose andranno diversamente. Alla fine ci arriva con tutt’altro spessore. E come non pensare ad un rinnovo del duello con Pogacar? Tadej ha mostrato una buona condizione, è il campione uscente e quando gli prospetti una sfida così, si tuffa come un cane con l’osso. Jonas è in crescita… Non resta che attendere l’8 ottobre.