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Chissà se alla fine Vingegaard rimpiangerà Roglic

14.07.2023
5 min
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GRAND COLOMBIER – Nove secondi, stasera è questo il margine che separa Vingegaard da Pogacar. Kwiatkowski ha vinto la tappa (foto di apertura), lo sloveno ha cambiato atteggiamento e da pugile sfrontato che era, si è messo a lavorare l’avversario ai fianchi. Il passo del UAE Team Emirates sull’ultima salita non è parso eccezionale, eppure gli uomini della Jumbo-Visma si sono staccati uno dietro l’altro. Alla fine Pogacar si è ritrovato con Majka e Yates, mentre alla maglia gialla è rimasto il solo immenso Sepp Kuss. Lo scatto finale di Tadej, che gli ha permesso di rosicchiare altri 4 secondi al danese, può essere letto come la possibilità di ottenere il massimo con lo sforzo minore. Oppure può avere il peso di un avvertimento.

L’attacco di Pogacar agli ultimi 500 metri vale 4 secondi e l’abbuono. Ora li dividono 9 secondi
L’attacco di Pogacar agli ultimi 500 metri vale 4 secondi e l’abbuono. Ora li dividono 9 secondi

La magia della folla

Kwiatkowski al centro della strada, prima ha aspettato i compagni abbracciandoli tutti, poi si è guardato intorno, godendosi la scena. Ha solcato la folla come nelle scene più belle del grande ciclismo e a 32 anni si è portato a casa il secondo successo del Tour, dopo quello del 2020 in cui batté Carapaz in un arrivo a due.

«Ma questo è diverso – sorride – qui sono arrivato da solo. La salita finale è stata un’esperienza folle. Quando sono entrato nella fuga, ho pensato che fosse un biglietto gratuito per arrivare ai piedi della salita. Ma non avrei mai pensato che quel gruppo avrebbe lottato per la tappa, perché la UAE Emirates stava tirando piuttosto forte. Devo ammettere però che anche per loro non è stato facile inseguire 19 corridori che girano in pianura per più di 100 chilometri.

«Il finale è stato uno degli sforzi più difficili della mia vita. Mi sono gestito bene, ho tenuto un buon ritmo e sapevo solo che sarebbe stato uno sforzo molto lungo. Senza tutti quei tifosi forse non ce l’avrei fatta. Negli ultimi chilometri non avevo la macchina dietro di me, quindi non riuscivo a sentire dalla radio cosa stava succedendo. E allora mi sono fatto guidare dal pubblico fino all’arrivo ed è stata una sensazione incredibile».

L’assenza di Roglic

Chi avesse rivisto di recente la serie Netflix sul Tour dello scorso anno non può esser rimasto indifferente di fronte alla tattica della Jumbo-Visma sul Galibier e poi sul Granon, nel giorno in cui Pogacar perse la maglia gialla e le speranze di vincere il terzo Tour. La squadra olandese organizzò una tenaglia straordinaria con Vingegaard e Roglic e Pogacar abboccò alla grande. Si sfinì in almeno sette rincorse su pendenze pazzesche e sotto il sole più cattivo dell’ultima estate. Si disse che avesse avuto il Covid, poi che abbia avuto una crisi di fame o che fosse disidratato, in realtà semplicemente, quei due lo demolirono e lui dovette piegarsi.

Questa volta però Roglic non c’è. Lo sloveno ha vinto il Giro e ora si prepara per la Vuelta. E forse la grande organizzazione della Jumbo non basta per trasformare quei ragazzi gialloneri in gladiatori. Va detto per onestà, che la tappa di oggi non era la più adatta a un fondista come Vingegaard, ma annuncia una serie di confronti durissimi. Ora c’è da capire pertanto se le sue parole siano dettate dall’astuzia o da vero benessere.

«Non sono affatto frustrato o deluso – dice Vingegaard – ma ci sarebbe piaciuto vedere la fuga arrivare fino al traguardo, in modo che non ci fossero più gli abbuoni, ma non è successo. Questa tappa non mi piaceva affatto, quindi in realtà sono solo contento di non aver perso troppo tempo. Sono molto soddisfatto. E’ stata una giornata molto buona per noi. Non vedo l’ora che arrivino domani e dopodomani: quelle tappe mi si addicono di più».

La UAE Emirates ha tirato per tutto il giorno. Attivissimo Trentin, che ha lavorato fino alla salita finale
La UAE Emirates ha tirato per tutto il giorno. Attivissimo Trentin, che ha lavorato fino alla salita finale

E Tadej motiva la squadra

Pogacar è sornione. Come faceva notare Martinelli nei giorni scorsi, ha sicuramente imparato la lezione dallo scorso anno, ma chissà se pensa di poter vincere il Tour con questi piccoli scatti o non abbia in mente anche lui qualcosa di più importante. Di sicuro la rivalità fra lui e Vingegaard è palpabile, bisognerà capire se Tadej saprà aspettare fino alla crono di martedì o cercherà la grande impresa.

«Alla fine – dice mentre gira le gambe sui rulli – è stata una giornata positiva anche per noi. Ho guadagnato pochi secondi, ma penso che il Tour sia ancora lungo e siamo in una buona situazione. Andiamo avanti giorno per giorno e proviamo a cogliere questo tipo di opportunità per guadagnare altri secondi. Oggi la squadra ha fatto davvero una buona prestazione e penso che tutti oggi possano prendere molta fiducia e motivazione. Anche se non abbiamo vinto, io la vedo proprio come una vittoria».