Nel fine settimana del 12 febbraio, dall’altra parte del mondo, in Costa Rica, è andata in scena la Granfondo Andrey Amador. Un evento che prende il nome dal suo fondatore: il corridore dell’Education Easy Post. Tra i tanti partecipanti erano presenti anche volti noti del ciclismo passato e presente, come Ivan Basso (insieme ad Amador in apertura, foto Pamela Jimenez).
La Granfondo Andrey Amador si è svolta domenica 12 febbraio (foto GFAA)I partecipanti sono stati più di seimila, una grandissima affluenza (foto eli_m_capon)La Granfondo Andrey Amador si è svolta domenica 12 febbraio (foto GFAA)I partecipanti sono stati più di seimila, una grandissima affluenza (foto eli_m_capon)
L’ambiente
Attraverso gli occhi del vincitore di due Giri d’Italia rivediamo questa Granfondo, un po’ per fare un “paragone” con le nostre e dall’altro per vedere il movimento amatoriale di un Paese diverso dall’Italia.
«Mi piace ogni anno – racconta Basso – fare delle Granfondo in Italia e all’estero dove c’è un un significato di amicizia e territoriale. L’evento di Andrey Amador ha tutto questo: è incredibile e ben organizzato. E’ molto simile alle nostre manifestazioni, ed è stata una vera festa del ciclismo, con 6.000 partecipanti. La Granfondo è nata da pochi anni ed ha avuto una crescita esponenziale, gli eventi durano per cinque giorni e c’è di tutto. Ci sono state delle visite sul territorio: dalla città di San José, passando anche per l’area dove vivono i coccodrilli, fino alla scoperta di luoghi nuovi. Dal venerdì prima della Granfondo iniziano tantissimi eventi correlati. Si inizia il mattino alle 9,30 con musica e risveglio muscolare, nel pomeriggio c’è stata la firma degli autografi. Il sabato dal pomeriggio fino a sera si è tenuto l’evento di chiusura prima della pedalata di domenica con deejay e tante attività diverse».
Tanto affetto per gli ospiti di Amador, la gente era curiosa di vederli e parlare con loro (foto GFAA)Strade ampie e ben asfaltate, un percorso svolto in costante sicurezza (foto rada_photo)Ai bordi tanta gente, ma soprattutto famiglie (foto rada_photo)Tanto affetto per gli ospiti di Amador, la gente era curiosa di vederli e parlare con loro (foto GFAA)Strade ampie e ben asfaltate, un percorso svolto in costante sicurezza (foto rada_photo)Ai bordi tanta gente, ma soprattutto famiglie (foto rada_photo)
La pedalata
Dalle foto si vede come la pedalata fosse il contorno ad una cinque giorni di festa continua. Tanti giochi per bambini e famiglie, interventi di autorità locali e molto altro.
«E’ strutturata – ci dice – come una delle migliori Granfondo europee, la sicurezza sulle strade è invidiabile. Noi dal giorno prima abbiamo potuto fare la ricognizione del percorso scortati da alcune moto. Il servizio di assistenza era praticamente continuo, con cinque punti ristoro ed altrettanti box di assistenza sul percorso. Le strade, poi sono davvero molto belle: larghe e perfettamente asfaltate. Era la prima volta che mi trovavo a pedalare in Costa Rica, in passato ho partecipato a Granfondo in Colombia e Panama. Il percorso non era molto impegnativo dal punto di vista altimetrico, però aveva dei panorami e degli scorci mai visti.
«Alla fine – riprende – è stato organizzato anche una specie di Expo post gara, con prodotti e stand per sponsorizzare il territorio. Sulle strade era presente un tifo paragonabile ad una tappa di un Grande Giro, noi ex corridori europei siamo stati accolti come delle super star. Per la gente era la prima volta nella quale potevano stare a stretto contatto con noi. Ho pedalato e parlato con tantissime persone che mi chiedevano continuamente cose sul ciclismo in Europa. Per loro l’Italia rappresenta un Paradiso a due ruote».
Il giorno prima dell’evento gli ospiti di Amador si sono concessi al pubblico con firme e una conferenza stampa (foto Greenmediacr)L’assistenza tecnica è stata fornita da Shimano, un partner di prim’ordine (foto Marco Sanchez)Il giorno prima dell’evento gli ospiti di Amador si sono concessi al pubblico con firme e una conferenza stampa (foto Greenmediacr)L’assistenza tecnica è stata fornita da Shimano, un partner di prim’ordine (foto Marco Sanchez)
Un sogno
In Sud America il ciclismo è uno sport di grande rilievo, la gente si appassiona e sogna di correre in Europa, nei grandi team WorldTour. Non è un caso che sulle strade del Giro o del Tour de France il tifo sudamericano sia uno dei più caldi ed accoglienti.
«Alla Granfondo – spiega Ivan Basso – erano presenti un po’ di ex corridori: Nibali, Contador, Rodriguez ed io. E’ davvero un sogno per i ragazzi, che hanno avuto modo di vedere corridori che hanno vinto grandi corse. Non si tratta solo di un modo per raccogliere fondi, ma anche per avvicinare la gente ancora di più al mondo del ciclismo. Siamo già d’accordo con Andrey (Amador, ndr) che l’anno prossimo proviamo a portare la maglia rosa ed il trofeo del Giro. Alla fine vedere ex ciclisti come noi che ridiamo e scherziamo con tutti fa capire cosa può lasciare questo sport: la condivisione della fatica ma anche una grande amicizia.
«Il sabato prima della manifestazione abbiamo fatto una conferenza stampa aperta a tutti dove ognuno di noi ha raccontato cosa ha significato il ciclismo per la propria vita. Siamo stati sommersi dalle classiche domande, ma parlare con la gente è parte di questo sport ed è sempre bello. Ci hanno chiesto cosa si prova ad entrare nell’Arena di Verona con la maglia rosa o qual è stato il momento più importante della nostra carriera. Oppure quale salita fosse più dura: il Mortirolo o lo Zoncolan? Il messaggio che Amador ha voluto lasciare con questa Granfondo è chiaro: fare qualcosa per il suo territorio e permettere a tutti di sognare un po’».
La solita storia, lo sapevamo, ma abbiamo atteso l’ufficialità della notizia. E intanto in Argentina scherzavamo con Biagio Conte sull’imminente arrivo di Giovanni Ellena sull’ammiraglia della Eolo-Kometa.
«Allora lo sai?», rideva il siciliano.
«Che cosa? Ma figurati…», rispondevamo con identica allegria.
«E’ uno in gamba – ancora Conte – e una mano ci serviva».
Ellena alla Eolo, Spezialetti alla Bingoal: i due diesse più esperti della Drone Hopper attesi a sfide importantiEllena alla Eolo, Spezialetti alla Bingoal: i due diesse più esperti della Drone Hopper attesi a sfide importanti
Tutti gli uomini di Savio
Adesso che il comunicato è arrivato, si può finalmente condividere il cammino che ha portato il direttore sportivo piemontese nella squadra di Basso e dei fratelli Contador, al termine di un periodo non semplice. Dalla scorsa estate, quando è stato palese che la Drone Hopper fosse una bolla di sapone già scoppiata, tutti coloro che erano coinvolti nel progetto hanno iniziato a cercarsi una nuova casa.
Mariano Umberto, osteopata, è andato alla Tudor. Andrea Foccoli, meccanico, alla Ineos. Stefano Di Zio, massaggiatore, alla Israel. Andrea Zanardini, massaggiatore, alla Bardiani. Barbero e Tessaro al UAE Team Adq, Paolo Alberto, massaggiatore, alla Eolo. Licio Scartozzi a giornate sul bus della Jayco-AlUla e a breve su quello della Ineos. Lo staff di medici e preparatori alla Bardiani.
Fra i direttori sportivi non è stato facile. Daniele Righi, l’ultimo arrivato, non è riuscito ancora a sistemarsi, ma potrebbe entrare nella continental di Savio. Spezialetti è alla Bingoal. Canciani alla China Glory. Cheula ha un negozio di bici ed è team manager della Aries nei dilettanti. Ellena (che in apertura è con Bernal dopo il Tour 2019, nel Ristorante Buasca in cui l’ha accolto) ha trovato la sua strada.
Un incontro a Oliva (Spagna) a gennaio con Basso e i due fratelli Contador ed è arrivato l’accordo con EllenaUn incontro a Oliva (Spagna) a gennaio con Basso e i due fratelli Contador ed è arrivato l’accordo con Ellena
A che punto si è palesata l’opzione Eolo?
E’ venuta fuori con il passare dei giorni. Per un po’ c’erano stati dei contatti con una WorldTour, ma l’ipotesi è naufragata. Ho fatto un colloquio e ne siamo usciti anche bene, poi però non se ne è fatto niente. Tutto sommato però, sono contento che sia andata così.
Perché?
Magari è il discorso della volpe e l’uva, però mi chiedo se in certe squadre sia ancora possibile fare il direttore sportivo per come lo intendo io. Non ho mai provato, quindi non posso dirlo, però mi sembra tutto molto sterile, freddo. Da quello che si sente dire, le persone sono come numeri. Qua invece, anche se inizio in punta di piedi, mi sento già parte del gruppo.
Sorpreso?
Non mi aspettavo una fiducia del genere. Ci sono colleghi con cui parlo un po’ di più, come possono essere Volpi, oppure ogni tanto il “Brama” con cui si scherza, oppure Cozzi. Con Zanatta invece penso di non essermi sentito al telefono una sola volta in tanti anni, quindi mi fa molto piacere il fatto che loro abbiano così fiducia. Vuol dire che fondamentalmente l’ho mostrata sul campo.
Zanatta ed Ellena sono entrambi direttori di vecchia scuola, molto preparati, bravi con i giovani e di poche parole (foto Borserini)Zanatta ed Ellena sono entrambi direttori di vecchia scuola, molto preparati, bravi con i giovani e di poche parole (foto Borserini)
Come è avvenuto il contatto?
Questa è stata una cosa un po’ strana. Ivan Basso l’avevo sentito già due anni fa. Poi con Drone Hopper era venuto fuori un discorso di crescita, quindi avevamo lasciato perdere per vari motivi. A dicembre ho semplicemente fatto a Ivan gli auguri di Natale e il giorno di Santo Stefano mi ha chiamato Zanatta, chiedendomi come fossi messo. Non credo che le due cose siano in relazione. Perché effettivamente loro avevano bisogno di un supporto (alla fine del 2022 Sean Yates ha lasciato la squadra, ndr) e lì è iniziato il discorso.
Nel frattempo avevi cominciato a lavorare con la continental?
Sì, ma di fatto non si sapeva che cosa diventerà. Potrebbe essere anche un bel progetto, però non lo sentivo mio. Avevo già cominciato a organizzare anche il modo di farli venire in Europa. Dovrò sempre ringraziare Savio e Bellini per avermi introdotto in questo ambiente. Ho imparato tanto da loro, ma l’idea di trovare nuovi stimoli mi è subito piaciuta.
Cosa è successo dalla telefonata di Zanatta?
Mi hanno invitato per due giorni in Spagna. Sono stato a Oliva con loro e abbiamo parlato di punti di vista, vari aspetti del lavoro. Finché mi sono trovato allo stesso tavolo per un colloquio con Alberto e Fran Contador, Zanatta e Basso e abbiamo chiuso il discorso.
Sean Yates, che aveva guidato Basso, si occupava dello sviluppo dei materiali, ma ha lasciato il teamSean Yates, che aveva guidato Basso, si occupava dello sviluppo dei materiali, ma ha lasciato il team
Inizialmente si era parlato di un contratto a giornate?
Vero, però alla fine abbiamo trovato la soluzione di fare un mezzo fisso, chiaramente molto ridotto. Ho detto che il contratto a giornata non è nella mia mentalità. Voglio sapere tutto di tutti, infatti ieri sera abbiamo già fatto la prima riunione online con i preparatori e i diesse, anche se chiaramente in questo momento posso solo ascoltare. Ho chiesto di essere coinvolto, perché quando il direttore sportivo va a una corsa, deve sapere di cosa parla. Non deve essere quello che è lì per una sola giornata, non vado solo per guidare la macchina. Ho visto che quando ho fatto questo discorso, l’hanno apprezzato e hanno capito la mia filosofia.
In squadra trovi qualche corridore con cui hai già lavorato, giusto?
Sì, Gavazzi e anche Mattia Bais. Poi c’è qualche pallino del passato come Fancellu, che non conosco bene, ma avrei sempre voluto conoscere meglio per sentire cosa c’è sotto. Sarebbe tutto più facile se fossi entrato al primo ritiro, ieri sera l’ho detto durante la riunione. Ho passato la maggior parte del tempo ad ascoltare, perché sentivo tantissime cose completamente nuove dal punto di vista delle caratteristiche di corridori che non conosco. E quindi dovrò imparare tutto pian pianino.
Si comincia con il Gran Camino…
Andrò con Jesus Hernandez, quindi farò la seconda ammiraglia, ma ben volentieri perché questa squadra è un meccanismo nuovo, quindi devo capire come funziona.
Gavazzi è stato un corridore di Ellena alla Androni: per il tecnico è uomo di grande carismaGavazzi è stato un corridore di Ellena alla Androni: per il tecnico è uomo di grande carisma
Nel frattempo hai parlato con Savio e Bellini?
Prima di andare in Spagna ho chiamato Bellini, mentre a Gianni che era ancora in Venezuela, ho mandato un messaggio quando sono tornato e avevo ormai raggiunto l’accordo. Poi ho richiamato Marco, spiegandogli la situazione. Entrambi hanno detto che faccio bene, dall’altro lato ovviamente dispiace, perché siamo stati insieme per 17 anni, ma hanno capito il mio punto di vista.
Che cosa ci si aspetta in una squadra nuova?
Ho già ottenuto tantissimo. La fiducia che ho visto da parte di Basso e di Zanatta e l’apertura nei miei confronti da parte dei due fratelli Contador, che non mi conoscono, è un ottimo punto di partenza. Adesso sta a me dimostrare qualcosa. Dopo tanti anni, voglio provare qualcosa di diverso. Ho avuto parecchie volte la voglia di cambiare, ma non c’era stata mai l’occasione. Adesso è arrivata, e voglio sfruttarla davvero al mio meglio.
Nel frattempo ti sei rimesso sui libri…
Ho sentito la necessità di crescere. Se vai a fare dei colloqui, che cosa metti sul piatto? Se l’esperienza non basta, devi metterci la cultura, la preparazione e la voglia di imparare ancora. Quindi ti rimetti a studiare. Diciamo spesso che i tecnici italiani sono i più bravi e sono anche d’accordo. Però attenzione, perché sta arrivando un’ondata di giovani che sono molto più preparati. E’ vero che a livello psicologico e di conoscenza dei ragazzi forse siamo migliori, perché la mentalità latina e italiana permette di avvicinarsi con maggiore empatia alla persona. Devi essere bravo a capire il momento di crisi, ma anche a indicare la strada giusta. E se non hai una base di preparazione importante, il ragazzo giustamente scappa.
Giovanni Ellena ha 56 anni, ha corso nei dilettanti ed è direttore sportivo dal 2006Giovanni Ellena ha 56 anni, ha corso nei dilettanti ed è direttore sportivo dal 2006
Ti è mai capitato di non sapere cosa rispondere?
Ancora no, perché di fronte alla situazione più spinosa, al massimo ho preso tempo e sono andato a documentarmi. Però in futuro vorrei essere pronto subito. E così mi sono iscritto a Scienze Motorie, anche se qualcuno mi ha preso per matto. Mia moglie mi ha dato un grande appoggio. Sia per riprendere gli studi, sia per cambiare squadra. E a me invece è venuto in mente il mio vecchio professore di inglese…
Cosa diceva?
Una volta, facendo una battuta in classe, raccontò che era andato da lui per delle ripetizioni un signore di 80 e passa anni. E lui gli aveva chiesto perché mai fosse andato a studiare inglese. E questo qua in piemontese gli aveva detto: «Ma metti che vado su e San Pietro parla inglese? Che cosa gli rispondo?». Volete che a questo punto anche io non possa mettermi a studiare a 56 anni?
Interrogato sul tema sollevato da Pellizzari, Nibali dice la sua. L'esempio dei campioni in allenamento fa crescere, ma i loro consigli sembrano sgraditi
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Quando si parla di giovani corridori italiani promettenti, si fa fatica a nominare Alessandro Fancellu. Non perché non lo sia, anzi, ma il suo nome gira da tanti anni nel mondo del professionismo che si fa fatica a pensare che abbia ancora 22 anni. Il corridore comasco sta per iniziare la sua terza stagione tra i grandi, il cammino tuttavia non è sempre stato semplice.
Stefano Zanatta, suo diesse alla Eolo-Kometa, ce ne aveva parlato nel momento più difficile. Nel 2021 Fancellu di colpo aveva smesso di correre ed i dubbi su ciò che fosse successo si erano man mano accumulati. La bravura della Eolo-Kometa e di tutto lo staff è stata quella di cancellare e iniziare da zero.
Il Tour of the Alps era stato l’ultima corsa del 2021 per Fancellu (al centro), poi più nullaIl Tour of the Alps era stato l’ultima corsa del 2021 per Fancellu (in testa), poi più nulla
Il piacere della fatica
Il lavoro di ricostruzione fatto con Fancellu è stato mentale, non atletico. Le doti le ha sempre avute, si è trattato di far scattare la molla giusta (Zanatta ha usato spesso questa parola durante la nostra intervista).
«Quello di Fancellu è stato un bel finale di stagione – spiega Zanatta – ha mostrato quelle che possono essere le sue qualità. La sfida fatta dal team è stata prendere un corridore dal proprio vivaio e farlo diventare grande. La ricostruzione all’inizio del 2022 è partita con un calendario più “soft” con Gran Camino e poi Tour of Turkey. Doveva ritrovare pian piano il piacere di essere competitivo, di andare in bici e fare fatica. Da giugno in poi ha trovato un gran bel colpo di pedale, all’Adriatica Ionica si è messo in luce facendo cinque belle tappe».
Il percorso per tornare è stato ostacolato da un po’ di sfortuna, il comasco ha preso due volte il Covid in un meseIl percorso per tornare è stato ostacolato da un po’ di sfortuna, il comasco ha preso due volte il Covid in un mese
Lo zampino di Amadori
Fancellu ha nel suo calendario del 2022 una gara tra gli under 23: il Tour de l’Avenir. Un bel pezzo di un puzzle tutto da assemblare. Alessandro è sì un professionista, ma vista l’età, Amadori ha pensato bene di portarlo nella corsa più importante tra gli under 23.
«Si è parlato con Amadori – riprende il diesse – per fargli fare l’Avenir. Lui era d’accordo con noi, così è andato a fare il ritiro al Sestriere e si è guadagnato la possibilità di essere convocato. La corsa francese è stata una bella fetta di torta nella condizione mentale di Fancellu, ha trovato continuità ed è sempre stato davanti. Impari ad essere un vincente quando hai la possibilità di fare certe corse ed esperienze. Andare a fare la Milano-Sanremo è una bella esperienza, ma se non la finisci rimane un bel ricordo e basta. Fare degli step intermedi partecipando a gare dove nel finale sei lì per giocartela ha un altro valore».
Il ritmo gara pian piano è aumentato, così Alessandro ha trovato fiducia nei propri mezzi (photors.it)Il ritmo gara pian piano è aumentato, così Alessandro ha trovato fiducia nei propri mezzi (photors.it)
Questione di mentalità
Le parole di Zanatta ricostruiscono un quadro più grande la cui parola base è: fiducia. Dopo il 2021, poche squadre avrebbero scommesso su Fancellu e questo è stato argomento spesso di discussioni e articoli. La mancanza di pazienza, o la fretta di cercare un fenomeno, hanno portato a sacrificare molti ragazzi sull’altare del professionismo.
«E’ una questione di mentalità – replica Zanatta – il nostro obiettivo era quello di ritrovare un corridore. Il nostro corridore. Ha bisogno ancora di tempo, ma noi abbiamo fiducia in lui, anche perché altrimenti non gli avremmo prolungato il contratto di un anno alla fine della scorsa stagione. Per gli obiettivi più grandi c’è tempo, intanto Fancellu ha ritrovato la consapevolezza di quello che può essere, la voglia di rimettersi in gioco e non era scontato.
«Si è trovato davanti a grandi responsabilità senza essere maturo abbastanza per affrontarle, ora è cresciuto e noi siamo contenti. Anche le scelte della squadra, come non inserirlo nel roster di certe corse, lo ha vissuto come una sfida e non una punizione. Si è trovato un calendario più adatto a lui ed ha avuto l’occasione di mettersi in mostra: è successo all’Adriatica Ionica, al Giro di Slovenia ed al Tour de l’Ain. Questi risultati gli sono valsi la convocazione al Giro di Lombardia dove, al primo passaggio sul Civiglio, era ancora con i migliori».
Il Tour de l’Avenir è stata la corsa che ha dato la continuità necessariaFancellu sesto e accanto a lui Piganzoli, quinto, sono stati i migliori azzurri (foto Zoè Soullard)Il Tour de l’Avenir è stata la corsa che ha dato la continuità necessariaFancellu sesto e accanto a lui Piganzoli, quinto, sono stati i migliori azzurri (foto Zoè Soullard)
Stabilità e lavoro
Fancellu è riuscito a ritrovarsi grazie alla fiducia che la Eolo-Kometa ha riposto in lui, questo è sicuro. Ma la squadra di Basso ha ormai trovato un “modus operandi” che permette a quasi tutti i propri corridori di sentirsi avvalorati ed apprezzati.
«Nella nostra squadra ci sono tanti ragazzi giovani – continua a spiegare il diesse – davanti a noi abbiamo dei chiari esempi di come si debba avere pazienza. Guardate Albanese e mi verrebbe da dire anche Rota, non corre con noi ma il discorso è lo stesso. Se nessuno avesse avuto fiducia in lui, non sarebbe diventato quello che è. Nel 2022 è stato il miglior italiano nel ranking UCI, eppure qualche anno fa rischiava di smettere. Ivan Basso e Fran (Francisco Javier Contador, ndr) hanno fiducia nei ragazzi, nel capitale umano. Ai corridori, soprattutto quelli giovani, fa bene avere stabilità intorno, lavorare con lo stesso staff e compagni».
Sul volto di Fancellu in questo 2022 si è dipinta più volte la smorfia della fatica, segno di una motivazione ritrovataSul volto di Fancellu in questo 2022 si è dipinta più volte la smorfia della fatica, segno di una motivazione ritrovata
Confronto
E’ importante avere stabilità, certo, ma anche confrontarsi è fondamentale. Capire dove e quando insistere, decidere insieme certi passi da fare…
«A me piace lavorare con i giovani – racconta Zanatta – con Fancellu ho avuto un confronto sempre diretto nel corso degli anni. Ci sentivamo settimanalmente ed in più parlavo con lo staff per capire come e dove agire. Alessandro ha corso molto con me e questo ha aiutato, il programma per la seconda parte del 2022 lo abbiamo praticamente deciso insieme. Abbiamo parlato decidendo cosa fosse meglio fare e quale l’obiettivo da raggiungere. Gli anni di esperienza aiutano e avere una persona accanto che sa guidarti è importante per non perdere di vista l’obiettivo. I corridori non vanno puniti, ma bisogna fargli trovare la voglia di lavorare, toccando i tasti giusti. Ora Fancellu è più grande, maturo e il 2023 sarà un anno dove potrà fare ancora un passo in più».
Malta, storia di un giorno venuto fuori quasi per caso. Ci sono Basso, Agnoli, il Ministro del Turismo e l'Ambasciatore italiano. E a sorpresa arriva Spada
I cinque cittì azzurri di strada e crono sono stati per due giorni a Zurigo studiando i percorsi iridati. Bennati in bici. Percorso duro che farà selezione
Il team Eolo-Kometa-Visit Malta nel 2023 calzerà Sidi. L’annuncio è stato dato appena qualche giorno fa, segnando un vero e proprio glorioso ritorno al passato considerando crescita e sviluppo del brand. Quella tra Sidi e la squadra di Alberto Contador e Ivan Basso è la definizione di una partnership che sancisce la volontà di unire la tradizione con l’innovazione verso grandi obiettivi. Già testimone di grandi successi assieme ad Alberto Contador e Ivan Basso, ora fondatori e dirigenti della squadra, Sidi si prepara dunque a supportare il team con prodotti in grado di rappresentare un perfetto “trait d’union” tra gli atleti e la bicicletta.
Sidi sarà accanto alla Eolo Kometa per questa stagione (foto Maurizio Borserini)Sidi sarà accanto alla Eolo Kometa per questa stagione (foto Maurizio Borserini)
Un ritorno alle origini
«A titolo personale – ha affermato Alberto Contador – avere Sidi con noi in squadra è motivo di eccitazione e di orgoglio. Sidi è il brand di scarpe con cui fin da giovanissimo ho ottenuto i miei primi successi. Con loro ho vinto i Grandi Giri, mi hanno seguito in ogni appuntamento importante e hanno saputo sempre meravigliosamente adattarsi ad ogni mia più specifica esigenza. In un certo senso, questa realtà ha fatto parte della mia vita, condividendo i momenti più belli che ho vissuto in bicicletta… Le loro scarpe garantiscono elevate performance grazie all’altissimo grado di personalizzazione: lavorare di nuovo assieme ha per me un grande significato».
«Con Sidi ai piedi – ha ribattuto successivamente Ivan Basso – ho vinto i miei due Giri d’Italia, ed avere oggi un brand così importante e prestigioso in squadra rappresenta per noi un bellissimo ritorno ad un’azienda che ci ha accompagnato nel raggiungimento dei nostri traguardi sportivi più importanti. Sono contentissimo, e sono sicuro che questa sarà una partnership di grande successo».
Denis Favretto, Team & Athletes Sidi SportDenis Favretto, Team & Athletes Sidi Sport
Sviluppo e performance
Nel corso del “fitting day”, organizzato in occasione dell’ultimo “training camp” del 2022, i corridori della Eolo-Kometa-Visit Malta hanno avuto modo di provare le calzature e scegliere il modello più adatto in riferimento alle proprie specifiche esigenze. Un attività, quest’ultima, assolutamente fondamentale per Sidi, per conoscere nel dettaglio le necessità dei propri atleti.
«Ho già avuto modo di correre con Sidi per due stagioni – ha commentato Lorenzo Fortunato, corridore della Eolo-Kometa-Visit Malta e splendido vincitore della tappa con arrivo sul Monte Zoncolan durante Giro d’Italia 2021 – le conosco benissimo, e posso dire che sono delle scarpe con le quali ho sempre avuto ottime sensazioni. Un motivo in più per non vedere l’ora di iniziare la prossima stagione».
Una parte dello sviluppo dei prodotti Sidi passa attraverso la collaborazione con i professionistiUna parte dello sviluppo dei prodotti Sidi passa attraverso la collaborazione con i professionisti
«In quanto realtà proiettata costantemente al futuro – ha dichiarato Davide Rossetti, nuovo CEO di Sidi Sport – siamo davvero entusiasti di aver chiuso questa importante collaborazione con la Eolo-Kometa-Visit Malta. La rapida crescita di questo team è sinonimo di impegno, totale dedizione e attenzione ai minimi dettagli. Inutile negare l’emozione di collaborare con Alberto Contador e Ivan Basso, ora alla guida di una squadra alla quale trasmetteranno inevitabilmente il loro talento. Impossibile dimenticare gli innumerevoli successi raggiunti da entrambi e la passione con la quale hanno condotto la loro carriera ciclistica. Un biglietto da visita di tutto rispetto. Condividiamo il loro percorso e crediamo nel confronto, certi che i continui scambi di opinioni e di esperienze, con atleti e staff, permetteranno all’azienda di accrescere ulteriormente il proprio già ricco bagaglio di conoscenza da tradurre in prodotti sempre più performanti e disponibili sia ai professionisti quanto all’immensa community di amatori».
Dario Andriotto, tirato in ballo giorni fa da Basso, ci spiega come lavorano sui giovani alla Eolo-Kometa. I criteri di scelta. E il rapporto con le squadre
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Piganzoli è di Morbegno, più valtellinese non si può. Eppure quando lo senti parlare, ti rendi conto che l’anno alla Fundacion Contador gli ha lasciato addosso la cantilena spagnola e pensi a uno di là che parli molto bene l’italiano.
I ragazzi del 2002
Il “Piga” passa professionista alla Eolo-Kometa e, come disse Ivan Basso, è il primo assieme a Tercero ad aver sposato e creduto ancora nel progetto della squadra italo/spagnola. Assieme a Milesi, Garofoli e Germani, Piganzoli è uno di quelli da seguire con curiosità, per quel che ha fatto già vedere e l’atteggiamento con cui si affaccia al professionismo.
«Siamo sempre stati rivali in corsa – sorride – ma alla fine siamo anche tanto amici. Abbiamo condiviso bellissime gare e bei momenti. In gara però non si fanno sconti. Nel senso che si prova sempre a staccare tutti. Sapere di essere attesi non la vivo come una responsabilità. Si fanno le cose nel modo giusto, l’importante è lavorare bene e puntare agli obiettivi. Se vengono, bene. Se non vengono, ci sarà da imparare e migliorare».
Mattina in palestra, Piganzoli lavora con Barredo sulla stabilità del ginocchio (foto Maurizio Borserini)Mattina in palestra, Piganzoli lavora con Barredo sulla stabilità del ginocchio (foto Maurizio Borserini)
«Qualche giorno fa – prosegue Piganzoli – abbiamo fatto una riunione con Alberto Contador. Diceva che si va alle gare per vincere, ognuno deve avere dentro questa cattiveria agonistica. La capacità di dire: “Vado a questa gara e voglio vincere, non solo partecipare”. Voglio arrivare alle corse sapendo di aver fatto tutto in modo perfetto per provare a vincere. Poi ovviamente si corre in 180 e vince solo uno, però si punta a essere quello lì».
Un bel salto
Piganzoli è nato nel 2002, è alto 1,74 e pesa 61 chili. Numeri da scalatore, ma nel 2022 ha vinto anche il campionato italiano a cronometro. Dopo la generale della Bidasoa Itzulia, il quinto posto al Tour de l’Avenir è stato il miglior risultato di fine stagione, con l’arrivo in salita di Saint Francois Longchamps in cui è risalito dalla decima alla quarta posizione, essendo stato il solo ad opporsi al solito Uijtdebroeks, salvo cedere una posizione nell’ultima tappa, nel giorno della vittoria dell’amico Milesi in maglia DSM.
«Mi sento pronto – dice – ho parlato con tutti gli allenatori. E’ un bel salto, però vogliamo provare a farlo tutti assieme. Ci stiamo preparando bene. Finora ho fatto un buon inverno, anche a casa. Il tempo è stato bruttino, era freddo, ma diciamo che mi sono salvato perché nel momento peggiore siamo venuti in Spagna. E qui abbiamo fatto tanti chilometri, facendo anche tanto gruppo. Il gruppo è affiatato e questo è importante».
Davide Piganzoli è stato il terzo italiano a vincere la Bidasoa Itzulia, dopo Mancuso e OrsiniDavide Piganzoli è stato il terzo italiano a vincere la Bidasoa Itzulia, dopo Mancuso e Orsini
Cuore spagnolo
Lo abbiamo incontrato nel primo ritiro della Eolo-Kometa, nel bar un po’ chiassoso dell’Oliva Nova Beach & Golf Resort, dove questa sua parlata spagnola è stata evidente.
«Me l’hanno detto in tanti – sorride – ho imparato la lingua, la parlo abbastanza bene. Credo di avere ormai una parte spagnola, perché mi hanno trattato bene, mi hanno insegnato molto. Ho fatto un bel calendario con loro, in Spagna e in giro per l’Europa. Avevamo cerchiato gli obiettivi a inizio anno. Le classiche italiane e poi il Giro, poi un probabile Tour de l’Avenir alla fine. Le classiche italiane sono andate bene, il Giro un po’ meno di quello che ci aspettavamo, ma solo perché abbiamo trovato qualcuno che andava più forte di noi. Poi abbiamo provato a fare per la prima volta l’altura a Sestriere con la nazionale e i risultati si sono visti. Sia col secondo posto a La Maurienne in Francia (corsa vinta il 6 agosto da Dinham, con 31” sull’azzurro, ndr), sia col quinto all’Avenir».
Milesi e Piganzoli a Sestriere, preparando l’Avenir: per Davide era la prima volta in alturaMilesi e Piganzoli a Sestriere, preparando l’Avenir: per Davide era la prima volta in altura
La novità altura
L’assist è eccellente. Nell’eterno discorso sui margini di crescita, vedere che un corridore ormai professionista non aveva mai lavorato in altura fa pensare a quanto si possa ancora costruire.
«Ci sono tanti italiani – dice – che fanno ritiri molto lunghi in altura, per avere i vantaggi che di sicuro ci sono. Però alla fine, parlando anche con la squadra, se questi vantaggi possiamo spostarli un pochino più avanti, a quando sarò professionista, alla fine sarà un vantaggio per tutti. Ho creduto nel progetto dall’inizio, ho avuto diverse offerte, però alla fine ho deciso di rimanere qua perché conosco la squadra. Conosco il progetto che hanno e so quanto credono in me, quindi ho deciso di premiarli. Allo stesso modo in cui loro hanno deciso di premiare me, permettendomi di rimanere».
Anche per il 2022, le bici del team saranno le Aurum, l’azienda che ha Contador e Basso come soci (foto Maurizio Borserini)Anche per il 2022, le bici del team saranno le Aurum, l’azienda che ha Contador e Basso come soci (foto Maurizio Borserini)
«Adesso si ricomincia da capo – riprende Piganzoli – quello che è passato non vale più. D’ora in avanti è tutto un nuovo mondo, ma di certo la voglia di farmi vedere c’è. Punterò forte sulla strada, ma cercherò ugualmente di preparare la crono. Mi piacerebbe diventare un corridore da corse a tappe. Ho visto che ho un buon recupero, mi piacciono tanto le salite lunghe e andare bene a cronometro potrebbe essere un punto a favore».
Il Gran Camiño ha mostrato un Piganzoli forte in salita e ancora più brillante a crono. Parliamo con coach De Maria e facciamo il punto sul valtellinese
Samuele Privitera lo abbiamo scoperto al Giro di Lunigiana, dove ha chiuso quinto. Ligure, ama la salita e ha le idee chiare. Lo abbiamo conosciuto meglio
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Lo Zoncolan è lontano, nascosto dalla neve e dai giorni. Sembra passata una vita, ma era appena il 2021. In quelle tre settimane fra maggio e giugno, si cominciò a immaginare per Lorenzo Fortunato una dimensione per la quale non era pronto. Come quando Ciccone vinse la tappa del Mortirolo e si decise che fosse un uomo da Giro, senza che di questa condanna sia mai riuscito a liberarsi.
Zanatta lo disse subito che forse non era il caso, ma non venne ascoltato del tutto. Solo per questo, rileggendo il 2022 alla luce delle attese, verrebbe da pensare a un anno in cui niente è andato come doveva. Ma è davvero così? E’ il guaio di quando si ha fretta e ogni volta si ha il senso di affrontare un nuovo esame.
Zanatta ha sempre avvertito di non chiedere troppo a Fortunato, lasciandogli il tempo di maturare (foto Maurizio Borserini)Zanatta ha sempre avvertito di non chiedere troppo a Fortunato, lasciandogli il tempo di maturare (foto Maurizio Borserini)
Contratto in scadenza
Alla fine del 2023 scade il contratto con la Eolo-Kometa, ma non si può dire che per questo Fortunato (in apertura nella foto di Maurizio Borserini) aumenterà l’impegno, perché l’impegno ce l’ha sempre messo. Anche se spesso ha dovuto arrendersi a un livello superiore e a qualche caduta di troppo.
«Cosa posso dire del 2022? Ho iniziato la stagione all’Andalusia – racconta – e anche se non ero al massimo, sono arrivato secondo all’ultima tappa. Ho continuato con la Tirreno, ma ho avuto un problema meccanico alla tappa del Carpegna che non mi ha permesso di arrivare nei 10, sia in classifica che nella tappa. Da lì ho dato tutto per preparare il Giro. Poco prima ho corso le Asturie dove sono arrivato secondo, un altro secondo posto.
«Sul Giro, ognuno può pensare quello che vuole, però io andavo più forte dell’anno scorso, ma ho raccolto meno. Nella terza settimana ci sono stati un po’ di meccanismi che l’anno scorso hanno funzionato bene. Magari andavo in fuga, la fuga si rompeva e io rimanevo indietro…».
Questa la vittoria sullo Zoncolan al Giro del 2021 che ha dato la svolta alla carriera di FortunatoQuesta la vittoria sullo Zoncolan al Giro del 2021 che ha dato la svolta alla carriera di Fortunato
Nei giorni della Tirreno, Ivan Basso disse che in alcune occasioni hai avuto paura di osare.
Purtroppo Ivan aveva ragione e se tornassi indietro, lo farei di più. Probabilmente ho sbagliato ad aspettare la terza settimana per andare in fuga, avrei potuto muovermi anche sull’Etna. Andavo forte. Sul Fedaia c’era davanti la fuga, ma io sono arrivato con Carapaz, che ha perso un minuto. Insomma, ero lì davanti.
Dopo il Giro sei andato alla Adriatica Ionica Race con l’ansia di concretizzare…
Ho voluto continuare, ma sono caduto e mi sono rotto una costola e lo scafoide. Però l’ho scoperto dopo due settimane, quando mi sono ritirato dallo Slovenia, che era subito dopo la Adriatica Ionica. Da lì ho ricominciato a recuperare, diciamo. A fine stagione volevo fare un grande Lombardia, ma sono caduto di nuovo. Avevo fatto bene al Giro dell’Emilia, con il sesto posto, ma quella caduta ha chiuso la stagione.
Il Lombardia 2022 di Lorenzo Fortunato si è concluso così, all’ospedale di LeccoIl Lombardia 2022 di Lorenzo Fortunato si è concluso così, all’ospedale di Lecco
Le parole che ricorrono maggiormente sono “secondo” e “caduta”. Come mai?
Venivo da una stagione in cui avevo vinto tre corse e volevo riconfermarmi. Da un lato ci sono riuscito, perché ho fatto vedere che comunque in salita sono lì con quelli buoni. Oddio, non proprio con i migliori, quelli sono ancora un po’ avanti. Però volevo di più, non ho raccolto quello che mi aspettavo.
Non sarà che quello Zoncolan si è trasformato in un peso?
No, non mi è pesato. Ho vinto ancora, non mi sono fermato lì. E’ chiaro che dopo quelle vittorie, ero tenuto ad andare forte in tutte le corse. Insomma, è una responsabilità che però a me non pesa, anzi. Mi fa dare quel qualcosa in più nell’allenamento e nella vita, fare quel sacrificio in più che magari prima non facevo e adesso invece sì. Non mi pesa, mi dà motivazione.
Al Giro di Slovacchia, ha conquistato la maglia dei GPM. Fortunato ha 26 anni, è alto 1,70 e pesa 57 chiliAl Giro di Slovacchia, ha conquistato la maglia dei GPM. Fortunato ha 26 anni, è alto 1,70 e pesa 57 chili
Hai parlato di meccanismi che quest’anno non hanno funzionato.
Lo Zoncolan fu la giornata perfetta. Fuga con un paio di compagni, selezione e vittoria. Quest’anno ho avuto tante giornate in cui avevo la stessa condizione, ma forse c’è stato un po’ meno appoggio da parte della squadra. Quei meccanismi di cui parlavo. Magari non ho trovato l’occasione, perché bisogna anche avere un po’ di fortuna. Oppure i miei compagni hanno faticato di più e la loro condizione era meno di quella che avevano nel 2021. In questi casi si capisce che il ciclismo è uno sport di squadra. Però il problema sono stato io, non i miei compagni. Se i risultati non sono venuti, non è certo colpa loro.
Come stai vivendo la preparazione?
E’ un inverno come quello dell’anno scorso, ma sono in scadenza e voglio combinare qualcosa. Non credo di essere uno di quei corridori che va forte solo quando gli scade il contratto, ma di certo sarà una motivazione supplementare. L’anno scorso ho fatto tutto giusto e all’Andalusia ero già competitivo. Lavorerò allo stesso modo. Forse ci saranno dei cambiamenti nel calendario, di cui devo ancora parlare con la squadra e poi decideremo.
Sesto all’Emilia, la corsa di casa: per Fortunato un buon viatico per il Lombardia, ma è caduto e addio sogniSesto all’Emilia, la corsa di casa: per Fortunato un buon viatico per il Lombardia, ma è caduto e addio sogni
L’anno in più e il secondo Giro ti hanno dato qualcosa?
Credo che mi abbiano fatto crescere. Sia per un fatto di motore sia per l’esperienza. Ho capito di aver fatto degli errori, ma era necessario farli per riconoscerli. Ad esempio, come dicevo, ho il rammarico di aver atteso un po’ troppo e aver aspettato solo la terza settimana. Dal prossimo anno, se ci inviteranno al Giro, ovviamente rischierò di più già dalla prima settimana.
Perché tanto attendismo?
Perché si parlava di classifica e quindi mi sentivo di dove aspettare la terza settimana. Quest’anno partiremo da una base diversa e se alla fine avrò una bella classifica, sarà la conseguenza di un Giro corso all’attacco. Nel 2021 sono arrivato 15° vincendo la tappa dello Zoncolan. Nel 2022 sono arrivato 16° senza vincere nulla.
A livello di preparazione hai cambiato qualcosa?
No, perché alla fine il mio obiettivo è quello di andare forte in salita. Continuerò a lavorare per la pianura e la cronometro, però l’obiettivo è un altro.
La crono è il punto debole di Fortunato, ma dal 2023 l’obiettivo sarà soprattutto andare forte in salitaLa crono è il punto debole di Fortunato, ma dal 2023 l’obiettivo sarà soprattutto andare forte in salita
Com’è vivere a San Marino e allenarsi ogni giorno con il gruppo di quelli che vivono lì?
E’ bello e lo vorrei aggiungere alle ragioni per cui mi aspetto di fare una buona stagione. A parte che San Marino ci ha accolto davvero bene, avere un bel gruppo è importante. Quando arrivo stanco a fine allenamento, ho sempre accanto chi fa più di me e mi riporta a casa. Mi dà la motivazione che non avrei se mi allenassi da solo. Io abito in mezzo, a Magnano: 3 chilometri dopo la Dogana e a 3 chilometri dalla cima, dove vive Ciccone. Però tutti i giorni vado su. Se il ritrovo è alle 10, io in questo periodo parto un po’ prima, arrivo in cima alla città, scendo giù e ho già quei 40 minuti in più che male non fanno.
Hai parlato di modifiche del calendario.
Nella mia idea, correrò in Italia il più possibile. Se ci invitano, mi piacerebbe fare ancora la Tirreno e il Tour of the Alps. Voglio arrivare al Giro già con qualche risultato. Insomma, voglio davvero partire forte.
Quando le cose funzionano è bene raccontarle. Il momento di autocritica che sta vivendo il settore giovanile italiano vede anche eccezioni. I talenti emergenti e le storie che si nascondono tra Alpi e Appennini sono vive e scovarle non è poi così semplice. Una di queste è quella di Luca Bagnara. Classe 2003, faentino doc, ha gli occhi puntati addosso da molti addetti ai lavori SIN dalla categoria juniores.
La sua storia è singolare per quanto comune, la definizione perfetta ce l’ha data chi ha deciso di dargli fiducia:Ivan Basso: «E’ una storia all’italiana». Esatto perché Luca è un talento figlio del ciclismo popolare, quello che cresce i ragazzi dagli inizi, li educa e li porta a correre con i grandi. A timonare la sua crescita infatti c’è sempre stato Roberto Drei, storico diesse della S.C. Reda Mokador che lo ha accompagnato dagli allievi fino alla categoria U23, creando una squadra per lui e i suoi amici nonché compagni. Dall’anno prossimo Ivan ha deciso di portarlo a bordo della Fundacion Contador U23 con l’intento di traghettarlo al professionismo quando sarà pronto.
La squadra under 23 di Bagnara è un team di amici e compagni che va avanti da anniLa squadra under 23 di Bagnara è un team di amici e compagni che va avanti da anni
Un diesse, un ragazzo e gli amici
Con la generazione degli anni ’90 sempre più vicina agli “enta”, il ciclismo giovanile è in mano ai 2000. Procuratori, sponsor e la corsa sfrenata delle squadre alla ricerca del talento fanno sì che ogni decisione presa in queste età diventi sempre più delicata. La storia di Luca Bagnara a cui è andato incontro Ivan è la narrazione di un ciclismo italiano senza tempo. Seduti al bar Mokador di Faenza, nonché sponsor della squadra, Basso ha ascoltato la storia di un diesse, un corridore promettente e suoi i compagni di squadra.
«Nel nostro scouting giovanile – dice Ivan Basso – Luca era uno dei corridori che ci era stato più volte segnalato fin dalla categoria juniores. Qualche giorno fa il suo direttore sportivo Roberto Drei mi ha detto che avrebbe avuto il piacere di incontrarmi per raccontarmi la sua storia. Mi hanno colpito molto le sue potenzialità e com’è cresciuto negli anni. Sono rimasto stupito anche dal suo direttore sportivo, con quanto amore ha seguito questo ragazzo e tutti gli altri compagni nel percorso allievi, juniores e under 23, in un viaggio durato cinque anni. Ma sono rimasto sorpreso anche di come il corridore provasse lo stesso sentimento nei confronti del diesse. E così anche la sua famiglia»
Luca Bagnara classe 2003 ha sempre praticato ciclismo Luca Bagnara classe 2003 ha sempre praticato ciclismo
Valori e volontà
«E’ così che dovrebbe essere, il giovane e la famiglia che crescono per anni con un direttore sportivo che li accompagna e li consiglia». Da queste parole si percepisce come Basso sottolinei un percorso di crescita sano e tranquillo, una sorta di eccezione dalle storie con cui è tornato a confrontarsi da quando ha costruito la Eolo-Kometa.
«Nel caso di Luca – afferma Basso – è stata una situazione unica. Di solito sono io che cerco di convincerli a correre con noi, in questo caso invece la situazione era inversa: la loro volontà era ben chiara. Mi ha colpito ed è stata una trattativa che ho seguito in prima persona. I parametri sono quelli di un atleta che ha dei margini enormi, con delle qualità che si sono viste negli anni precedenti anche per merito di come sia stato cresciuto sportivamente. E’ un ragazzo che ha voglia di diventare un corridore professionista. Gli ho detto: “hai voglia di vestire la nostra maglia per diventarlo?“ Dicendogli questo gli ho consigliato di prendersi qualche giorno di tempo. Lui non ha esitato e mi ha risposto subito che la sua decisione l’aveva già presa».
Bagnara nel 2021 è stato campione regionale junioresBagnara nel 2021 è stato campione regionale juniores
Il paradosso della normalità
Durante la chiamata con Ivan le parole di sorpresa e stupore vengono ripetute a tal punto che la nostra domanda fosse diventata necessaria. Ivan cosa rende la storia di Bagnara, speciale?
«Era un ragazzo – racconta Basso – che cadeva spesso nelle categorie giovanili, così il suo diesse gli disse: “Cambiamo modo di correre, vai in testa e prova ad aggredire le corse.” Era una tattica un po’ allo sfinimento però il ragazzo rispondeva bene e inanellava piazzamenti importanti. Un altro aspetto curioso è come questi allievi si prendessero un turno di riposo, ma non per riposare bensì per la gara juniores che organizzava la società. Invece che andare a correre, prestavano servizio per andare a vedere dove avrebbero corso l’anno successivo.
«L’altra cosa che mi ha colpito è che i sei ragazzi, hanno fatto tutto questo percorso insieme. E’ una storia molto particolare, molto all’italiana, in cui il diesse riprende il suo valore che spesso viene delegittimato ingiustamente. A volte trovi dei corridori che sono stati seguiti per tanti anni dai direttori sportivi delle categorie giovanili. Quando però questi gli danno consigli su che cosa fare, per esempio nella categoria U23, invece di seguire i loro consigli, ascoltano tutt’altro. Più uno cresce, più le influenze esterne aumentano e alla fine poi ci si allontana.
«Qui ho ritrovato – spiega – quello spirito che c’era una volta. Il corridore si fida, la famiglia si fida e mi è piaciuto molto. Sento il dovere assieme ai miei collaboratori di portare avanti questa storia e di valorizzarla. E attenzione che questo pesta duro. I corridori con caratteristiche che gli permettono di andare molto forte in salita e forte a crono sono pochi. Luca è un corridore che cercheremo di sviluppare su questi due aspetti».
Qui vediamo Roberto Drei con Bettini, che ha corso con la Reda-Monsummanese nel 1994, al 1° anno da dilettanteQui vediamo Roberto Drei con Bettini, che ha corso con la Reda-Monsummanese nel 1994, al 1° anno da dilettante
Basso a Faenza
Faenza si sa, dai lontani Ortelli e Ronconi, è una città romagnola che vive di ciclismo. Con Cassani oggi ospita la sede della squadra Technipes-InEmiliaRomagnache dal 2023 si rifà il vestito per lanciarsi nella mischia delle continental con un progetto ambizioso. Una “rivale” per Basso e Contador.
La squadra di Coppolilloha deciso di puntare su talenti che già aveva, allargando la rosa con Andrea Innocenti. Così, dopo lo scippo (sportivamente parlando) di Bagnara dalla sua città natale, abbiamo chiesto a Basso di concedere un favore sotto forma di consiglio ad Innocenti che come lui ha vissuto un lungo e forzato periodo di inattività.
«Coppolillo – dice Ivan – fa questo mestiere da anni. Conosce il sacrificio e saprà come si gestiscono queste situazioni. Ho sentito la storia di questo ragazzo e non voglio entrare nel merito, ma un corridore che per quattro anni si allena e torna a correre, si merita tutta la fiducia e tutto il sostegno.
«Non conosco personalmente Andrea – conclude – faccio fatica a dargli un consiglio preciso. Quello che posso dire è che provo ammirazione per la dedizione che ha avuto in questi anni. Da fuori vedo il desiderio sfrenato di voler tornare a correre. Hanno parlato anche a me dei valori eccezionali che ha questo atleta. I diesse avranno un compito facile, perché Andrea sapendo quello che ha passato, conosce benissimo la sofferenza e tutto quello che si troverà davanti sarà più facile rispetto a quello che ha affrontato».
Di Manuel Oioli si parlava giorni fa con Carlos Barredo, commentando il destino di chi cresce talenti e spesso se li vede portare via. Il piemontese (in apertura durante le recenti vacanze a Tenerife) è cresciuto nella Bustese Olonia, il team juniores collegato alla Eolo-Kometa. Poi è passato under 23 alla Fundacion Contador e nel 2022 ha corso il primo anno fra i dilettanti. E mentre già si pensava che sarebbe cresciuto nel team spagnolo per diventare pro’ alla Eolo-Kometa, ha fatto i bagagli e si è trasferito al Team Qhubeka, vivaio della Q36.5.
Secondo Barredo, preparatore della Eolo-Kometa, la spiegazione potrebbe stare nel senso di strade chiuse provato da Oioli. E allora a lui ci siamo rivolti, per capire attraverso le sue parole le ragioni di una scelta che ha preso in contropiede Basso, che su Manuel puntava parecchio.
Oioli ha 19 anni. Nel 2021 ha vinto 6 corse al secondo anno da junior. Nel 2022, complici gli esami di maturità e il calendario spagnolo seguito dalla Fundacion Contador, non si è visto molto in Italia. Ha comunque centrato un secondo posto di tappa nella Vuelta Madrid, un terzo alla Vuelta Extremadura e uno alla Vuelta Salamanca, oltre ad altri 6 piazzamenti nei dieci.
Al Lunigiana del 2021, secondo anno da junior, Oioli ha vinto due tappe. Qui a FosdinovoAl Lunigiana del 2021, secondo anno da junior, Oioli ha vinto due tappe. Qui a Fosdinovo
Secondo Barredo stavi bene, invece te ne vai…
Non mi pento di aver fatto l’anno alla Eolo, perché comunque è stata un’esperienza internazionale. Praticamente l’80 per centro della mia stagione l’ho fatto in Spagna, quindi è stata una cosa completamente nuova e questo non può che essere positivo. Però è anche vero che l’esperienza internazionale non può limitarsi al correre tante volte in Spagna, prendendo ogni volta un aereo, in gare che in realtà non hanno un livello più alto di quelle italiane. In più sono gare che per la maggior parte non sono troppo adatte a me. Sono spesso gare con salite lunghe, comunque più da scalatori. Insomma, non serviva andare così lontano per trovare un’attività di questo tipo.
Attività poco adatta?
L’unica cosa positiva è che forse ci sono più corse a tappe, quello sì. Ce ne sono tante in Spagna e poche in Italia. Una squadra come la Qhubeka, oltre a fare tutto il calendario italiano, fa anche diverse gare a tappe all’estero. E questa per me è una cosa abbastanza importante.
Oioli ha svolto la trafila degli juniores alla Bustese Olonia con Marco Della Vedova come diesse (foto Instagram)Oioli ha svolto la trafila degli juniores alla Bustese Olonia con Marco Della Vedova diesse (foto Instagram)
Perché andare alla Qhubeka?
Ormai si è saputo che ho parlato sia con loro sia con la Groupama, che però mi ha tenuto a lungo senza farmi sapere niente. Così alla fine ho preferito andare in una squadra che mi volesse davvero. Ho conosciuto Daniele Nieri e ho subito visto un interessamento vero. Mentre con Groupama l’interessamento c’è stato all’inizio, poi sono spariti. Piuttosto che rischiare di arrivare a ottobre senza squadra, ho preferito andare sul sicuro. In una squadra che sono sicuro che mi vuole.
Avete già parlato di programmi?
L’inizio di stagione per alcuni sarà già a fine gennaio. Credo con la professional, ma non ne sono sicuro. Poi la squadra farà chiaramente il calendario internazionale in Italia, delle gare nazionali e altre a tappe soprattutto in Francia. Questa secondo me è la cosa più importante. Ho capito che le corse a tappe sono le più importanti da fare. Ti danno un’altra gamba e questo è quel che mi premeva di più. Mi piacerebbe fare il Giro d’Italia, se lo organizzeranno.
Alla Fundacion avevi la strada spianata verso la Eolo-Kometa, qui c’è la Q36.5, ugualmente una professional…
Il progetto sembra solido, perché comunque alle spalle della nostra squadra sembra di vedere fondamenta solide. Il team manager (Ryder Douglas, ndr) ha avuto anni di esperienza WorldTour, mentre il main sponsor è davvero solido. Io non l’ho ancora conosciuto di persona, ma Manuel (Quinziato, il suo procuratore, ndr) mi ha detto che è un suo amico e lui mi ha rassicurato molto. Sono entrambi di Bolzano.
Oioli, foto dal primo ritiro 2022 della Fundacion Contador U23 a OlivaOioli, foto dal primo ritiro 2022 della Fundacion Contador U23 a Oliva
Cambia qualcosa a livello di preparazione per l’inverno?
Il nostro preparatore è sudafricano di origine olandese. Non so se viva proprio a Lucca o ci trascorra dei lunghi periodi. Quanto alla preparazione, non cambierò molto. Farò palestra e poi la porterò avanti anche durante la stagione, ma quello lo facevo già l’anno scorso. Quindi nei primi 10 giorni, farò magari un po’ di attività alternative. Prima andrò a correre a piedi e camminare, poi più avanti comincerò ad andare in bici.
Hai un’idea di quali obiettivi potresti puntare?
Per me il 2023 sarà ancora una novità. L’anno scorso avevo ancora la scuola, quindi d’inverno ho provato a fare il più possibile, però non era facile con il buio che arrivava presto e il tempo che non avevo. Invece quest’anno, non avendo limitazioni visto che non vado all’università, faccio solo il ciclista. Sicuramente potrò lavorare meglio.
Sei andato via soltanto per il calendario?
Uno dei fattori è quello. Un altro è che l’offerta di Qhubeka è migliore di quello della Fundacion Contador. Inoltre essendo continental, sarà più facile partecipare alle gare con i professionisti. Offerta migliore vuol dire anche che a vent’anni vorrei guadagnare qualcosa e non dover chiedere per ogni cosa i soldi a casa. E la politica della Fundacion è che gli U23 non devono essere pagati. Per cui, visti tutti gli aspetti, ho preferito cambiare squadra. Se però avessero cambiato idea, magari sarei rimasto. Alla fine non avevo grandi problemi.
Oioli ha corso per la maggior parte del 2022 in Spagna: la Fundacion Contador svolge lì la maggior parte della sua attivitàOioli ha corso per la maggior parte del 2022 in Spagna: la Fundacion Contador svolge lì la maggior parte della sua attività
Sei già stato a conoscere il ritiro di Lucca?
Sarei dovuto andare in Toscana proprio in questo weekend, ma ho avuto per giorni le placche in gola, sono sotto antibiotici, quindi non sono andato. Ci tornerò, come so che spiegheranno anche a me il progetto che c’è dietro Qhubeka. Non so bene precisamente quanto dovrò stare a Lucca durante l’anno, però da quanto mi ha detto Daniele Nieri, più si sta giù e più loro sono contenti. Non sei obbligato a stare tutto l’anno in ritiro, si può tornare a casa quando si vuole. Però diciamo che passerò molto tempo con la squadra.
Hai già ricevuto la nuova bici?
Non ancora. Adesso vado in giro con una che avevo a casa, perché l’Aurum me l’hanno ritirata subito. Le Scott con cui correremo dovrebbero arrivarmi entro un paio di settimane.
Simone Raccani lo avevamo lasciato durante lo stage con la Quick Step Alpha Vinyl, un’avventura non molto fortunata, visto come è terminata. Il finale di stagione non è stato facile, le conseguenze della caduta alla Vuelta a Burgos si sono fatte sentire. Il veneto classe 2001 l’anno prossimo passerà professionista, correrà tra le fila della Eolo Kometa.
«Dopo 14-15 giorni di vacanza – ci dice dall’altra parte della cornetta Raccani – ho ripreso a fare un po’ di attività. Qualche camminata in montagna, mountain bike e palestra, nulla di che, solo un adattamento».
L’avventura con la Quick Step per Raccani è durata solamente due tappe della Vuelta a Burgos, alla terza è caduto (foto Instagram)L’avventura con la Quick Step per Raccani è durata solamente due tappe della Vuelta a Burgos, alla terza è caduto (foto Instagram)
Ti saresti aspettato un’offerta da parte della Quick Step?
Il problema è che con loro ho fatto solamente due giorni di gara: le prime due tappe della Vuelta a Burgos. Poi c’è stata quella maledetta caduta. Ho ripreso ad allenarmi dopo un ventina di giorni ma la condizione non c’era.
Qual era il progetto iniziale con loro?
Avrebbero voluto farmi correre di più, ovviamente, ma non c’è stato modo. Dopo i tanti giorni fermo non sarebbe stato utile farmi correre in gare di livello superiore vista la condizione non adeguata.
Il rapporto è finito lì?
No, da parte loro c’era la volontà di rivedermi e di farmi fare ancora qualche corsa. Tuttavia l’unica proposta concreta che mi è arrivata è stata quella di propormi un altro stage il prossimo anno. Questo però avrebbe voluto dire fare un altro anno alla Zalf.
Raccani nel 2021 ha vinto il GP Capodarco, un percorso in costante crescita il suo (foto Scanferla)Raccani nel 2021 ha vinto il GP Capodarco, un percorso in costante crescita il suo (foto Scanferla)
Non te la sentivi di aspettare?
Ho sempre avuto le idee chiare fin dal mio primo anno da under 23. Volevo fare un bel percorso “completo” con tutti e tre gli anni da under, poi però una volta finiti l’intenzione era quella di passare.
Ritieni il tuo percorso tra i dilettanti concluso e soddisfacente?
Ho preferito passare, il quarto anno lo vedevo un po’ rischioso, quasi sprecato. Nel senso che i risultati ottenuti tra gli under 23 mi hanno soddisfatto e quindi mi ritenevo pronto per il salto nei professionisti.
E così è arrivata la Eolo Kometa…
In realtà mi avevano già cercato alla fine dello scorso anno. Però io dissi che non me la sentivo di passare professionista subito ed avrei preferito aspettare. Durante questa stagione si sono sentiti spesso con il mio procuratore Luca Mazzanti, e quando è stato il momento di guardare a tutte le proposte ho riconsiderato anche la loro.
Il rapporto con i compagni è profondo, anche con quelli più grandi, qui ad Acqui Terme con a sinistra Verza (foto Instagram) Il rapporto con i compagni più grandi è stato importante per crescere, qui con a sinistra Verza (foto Instagram)
Cosa ti ha convinto del loro progetto?
E’ un progetto molto valido, un corridore come me che passa professionista deve fare un periodo di adattamento alla categoria. Avrò la fortuna di fare delle corse importanti, di prima fascia ma anche tante gare a tappe “minori”. L’esperienza non mancherà e mi troverò a gareggiare su terreni ed in Paesi diversi con corridori di ogni nazionalità, sarà un bel banco di prova.
Con chi hai parlato?
Un po’ con tutti, da Basso ai membri dello staff. Ivan mi ha mostrato la sede, spiegato il progetto, il calendario, i ritiri… Quello che mi ha colpito di più è l’approccio di Basso nei miei confronti. E’ un ottimo dirigente, in più essendo stato un grande campione sa come funzionano certe dinamiche e riesce a capire fino in fondo i corridori.
In questa stagione ha disputato il Giro della Valle d’Aosta con la maglia della nazionale, arrivando terzo in classifica generaleNel 2022 ha corso il Giro della Valle d’Aosta con la nazionale, arrivando terzo in classifica generale
Hai già parlato anche con i tuoi futuri compagni di squadra?
Non ancora, però conosco già Piganzoli, anche lui farà parte della professional il prossimo anno. Altri ragazzi, invece, li conosco di vista, come Bevilacqua che è delle mie zone.
Quando sarà il primo appuntamento?
A metà dicembre, a Oliva, vicino a Valencia, nel resort che ha l’accordo con la squadra.
Basso apre la porta e bici.PRO è il primo media a entrare in Casa Eolo, la base del team Eolo-Kometa. Un luogo simbolico. E i due sponsor pazzi di ciclismo
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute