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Nieri: «La Qhubeka ridiventa una vera development»

01.11.2022
5 min
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«Come l’anno scorso avevo detto che era una perdita non avere più il team Qhubeka dei pro’, adesso che è tornato dico che sarà un guadagno», Daniele Nieri direttore sportivo del Team Qhubeka commenta così il ritorno della prima squadra.

Douglas Ryder, ex team manager della Qhubeka WT, torna in pista con la Q36.5, una professional. La squadra avrà sede in Svizzera, un’anima sudafricana e un grande apporto italiano, tra cui quello di Vincenzo Nibali. Tra le due squadre, la professional e la continental, pertanto ci sarà un certo contatto, proprio come avviene con le WorldTour e i rispettivi team development.

Daniele Nieri (classe 1986) è in ammiraglia già dal 2018
Daniele Nieri (classe 1986) è in ammiraglia già dal 2018

Development sul serio

E infatti Nieri è molto chiaro: «Si ritorna development nel vero senso della parola. L’anno scorso avevo detto che la perdita della Qhubeka ci avrebbe dato qualche limite in termini di calendario e di possibilità per i ragazzi. Ma al tempo stesso avrebbe aumentato la visibilità mediatica su di noi. Quest’anno è il contrario».

Dal punto di vista tecnico e pratico quindi la squadra dei giovani ci guadagna. Sapere di avere un punto di appoggio “in alto”, nel professionismo, vuol dire molto.

«Oltre al calendario superiore che andremo a fare, i ragazzi qualora lo meriteranno, potranno fare delle esperienze con la prima squadra e perché no, passare con loro nella stagione successiva.

«A gennaio faremo il ritiro in Spagna tutti insieme. Non sappiamo ancora le date di preciso ma staremo insieme. Sarà un’ottima occasione di crescita».

Nicolò Parisini (in foto) si è ben distinto in stagione
Nicolò Parisini (in foto) si è ben distinto in stagione

(Quasi) dodici

L’organico definitivo della Qhubeka sarà comunicato tra qualche giorno, ma Nieri ci anticipa che i ragazzi dovrebbero essere dodici, due sono ancora in ballo. Rispetto alla passata stagione c’è un grande rinnovamento e un certo ringiovanimento della rosa. Il prossimo anno ci saranno solo due atleti di quarto anno.

«E ne restano solo quattro di quelli in rosa nel 2022 – dice Nieri – tra questi Raffaele Mosca».

Ma in arrivo ci sono anche tre ragazzi italiani, uno svizzero e cinque ragazzi africani provenienti da un po’ tutto il Continente.

«Con i ragazzi africani non ho avuto molte possibilità di parlare personalmente, ma ci siamo scambiati dei messaggi. Però con due di loro, qualche confronto in più c’è stato. E ci ha parlato soprattutto Kevin Campbell (uno dei manager del team, ndr) che li ha diretti all’Avenir. In Francia hanno corso con il team dell’Uci e a dargli supporto tecnico, staff e mezzi, eravamo noi».

Qui il Tour du Rwanda. Il livello delle corse esotiche, tra cui quelle africane, sta crescendo nettamente
Qui il Tour du Rwanda. Il livello delle corse esotiche, tra cui quelle africane, sta crescendo nettamente

Calendario mondiale

Daniele Nieri ha parlato di un calendario più importante. Gare U23 ma anche esperienze con la professional e corse all’estero. Nel ciclismo che si espande a livello mondiale un progetto simile non può esimersi dal fare determinate esperienze.

E poi basta pensare che nel 2025 i mondiali si disputeranno in Rwanda… Bisogna insistere.

«Faremo di certo anche noi delle corse in Africa – spiega Nieri – e le faremo sia noi che la professional. Rwanda e Amissa Bongo ormai sono corse vere, ci vanno le squadre buone, ci sono in ballo punti Uci. E sì: ci vogliamo andare».

Le prime uscite, soprattutto con ragazzi africani di primo anno, non sono semplici da gestire (foto Instagram)
Le prime uscite, soprattutto con ragazzi africani di primo anno, non sono semplici da gestire (foto Instagram)

Solidaretà totale

Lavorare con ragazzi che arrivano da Paesi lontani, con culture sportive (e non solo sportive) molto diverse dalle nostre non è facile. E non lo è anche nel concreto. Magari in allenamento, specie nei primi mesi, Nieri e il suo collega Simone Antonini, si ritrovano corridori che hanno parecchia differenza tra di loro, specie con gli atleti di primo anno. Coordinarsi non è facile. Non è così scontato trovare una certa coralità in tempi brevi.

«Chiaro che cerchiamo di prendere chi va più forte – spiega Nieri – ma prima di far firmare un ragazzo non valutiamo solo i dati, ma andiamo a vedere anche la persona. 

«Per quanto riguarda l’integrazione è un bel lavoro. Per un ragazzo dei nostri stare con loro non è facile. I ragazzi africani sono bravissimi, gli darei un polmone se ce ne fosse il bisogno, ma certe differenze sono evidenti. Differenze anche culturali: l’uso dei social, del telefonino, dell’alimentazione, usare GoogleMap… In questo caso mi danno una grossa mano i ragazzi italiani».

«Dico loro di stargli vicino, di aiutarli nella vita quotidiana. Devono essere bravi a capire tutto ciò. In questi anni ho avuto un ragazzo che non è stato bravo… di più. Ed è Luca Coati. Una spanna sopra a tutti. Luca ha svolto un grande lavoro.

«E tra tutti si è stabilito un così bel rapporto che Tesfatsion, per esempio, nonostante abbia cambiato squadra ha preso casa vicino a me. Ed Henok Mulubrhan scherzando Coati lo chiama “Amore”! Fuori dalla bici gli si deve dare una mano e in gara li si deve aiutare a leggere la corsa».