Quell’editoriale e la risposta di Guercilena. Bentornato, Luca

19.03.2022
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L’editoriale del 14 febbraio, in cui si invocava un’ammiraglia più decisa per il soldato Ciccone. Qualche osservazione da parte della Trek-Segafredo dopo averlo letto e la proposta di riparlarne con Luca Guercilena, il team manager, non appena fosse guarito. E alla fine il giorno è arrivato: ieri pomeriggio, alla vigilia della Sanremo. Luca è in splendida forma. Racconta la sua avventura fra ospedali e cure con la luce negli occhi. E poi il discorso finisce al motivo della visita, nel grande hotel di Cardano al Campo che ha ospitato la Trek e l’Arkea-Samsic.

Alla Leopard-Trek Guercilena ritrovò Cancellara, già suo atleta alla Mapei Giovani
Alla Leopard-Trek Guercilena ritrovò Cancellara, già suo atleta alla Mapei Giovani
C’è ancora posto per il direttore sportivo in queste grandi squadre?

E’ fondamentale, perché il numero delle persone è aumentato. Il direttore sportivo deve essere capace di non far pesare sui corridori tutto quanto li circonda. Deve avere una capacità di leadership superiore a prima.

E’ possibile creare un vero rapporto umano?

Da allenatore avevo con gli atleti un rapporto uno a uno. Da diesse il rapporto era migliore di adesso, ma era pur sempre di uno a 25. Oggi da dirigente, dovendo essere il filtro fra proprietà e squadra, quasi mi conviene essere più freddo, perché sono quello che poi dovrà dire i no. 

La figura del direttore sportivo che segue il campione tutto l’anno è sparita?

Se hai un corridore importante per le gare a tappe, serve un diesse dedicato. Ma per come è il calendario, diventa difficile che possa seguirlo tutto l’anno.

Popovych è uno dei diesse di riferimento di Ciccone: parola di Guercilena
Per Guercilena, Popovych è uno dei diesse di riferimento di Ciccone
Parliamo di Ciccone.

Su “Cicco” ci sono Rast e Popovych, che per ora ha chiesto di essere esentato e si sta dedicando alla causa ucraina. Lui soprattutto, parlando meglio l’italiano, è quello che gli garantisce il contatto giornaliero. In questa squadra, in barba alla tecnologia, il direttore fa il giro delle stanze con il programma dell’indomani scritto su un foglietto. Ma a questa volontà si contrappone l’abitudine dei corridori di isolarsi nel loro mondo. 

Non c’è rimedio?

Puoi imporre delle regole, come quella di non venire a tavola con il cellulare. La generazione precedente è cresciuta con il gusto di stare insieme dopo cena, quella attuale con il telefonino in mano. Ciccone dopo cena si ferma ancora al tavolo del personale. Anche Cataldo e Brambilla. In proporzione succede la stessa cosa con i direttori sportivi.

Cioè?

E’ un fatto di carisma, li vedo meno predisposti della generazione precedente. Alcuni hanno corso fino a ieri e hanno le stesse abitudini dei corridori. Ormai si parla su whatsapp, scambiandosi degli audio. Bisognerebbe bilanciare la modernità con la tradizione.

Perché non si spendono soldi per prendere un diesse vincente?

Si preferiscono tecnici cresciuti in casa. Ogni ambiente ha la sua mentalità e avere qualcuno già inserito funziona bene. E’ anche vero che a volte un elemento di rottura servirebbe per avere un beneficio. A differenza del calcio, qui si creano delle relazioni umane strette, valori che condividi, non è solo una questione economica.

Damiano Cunego, Giuseppe Martinelli, Claudio Corti, Giro d'Italia 2020
Nel 2002, Martinelli lasciò la Mercatone Uno e passò alla Saeco, vincendo il Giro con SImoni e Cunego (foto)
Damiano Cunego, Giuseppe Martinelli, Claudio Corti, Giro d'Italia 2020
Nel 2002, Martinelli lasciò la Mercatone Uno e passò alla Saeco, vincendo il Giro con SImoni e Cunego (foto)
Anche Ineos aveva il suo trend, poi è arrivato Tosatto…

Matteo lo vedevi anche quando correva, come lui Bramati: ne abbiamo già parlato. Per fare il diesse è fondamentale avere grande esperienza. Saper parlare senza paura con i capitani e saper motivare i gregari. La capacità di discutere con la dirigenza. Se devo immaginare che una squadra prenda il tecnico da un’altra, non penso che gli farebbe una grandissima offerta. E così, se la differenza di ingaggio è minima, nessuno sceglie di spostarsi.

Martinelli andò via dalla Carrera per la Mercatone Uno, poi passò alla Saeco, infine approdò all’Astana dopo aver lasciato la Lampre…

Di solito il tecnico cambia quando si conclude un ciclo. Il suo potenziale è relativo, perché nel ciclismo si inventa poco. Il bravo diesse è quello che riesce a fare risultato con il corridore meno dotato, piuttosto che con il campionissimo. In ogni caso, la responsabilità principale è del corridore.

Che cosa intendi?

Contador venne qui da solo e in pochi mesi mise insieme il suo gruppo di lavoro. Quando hai atleti di carisma, anche il diesse sembra più forte. Invece oggi si tende a deresponsabilizzare i corridori. Siamo tutti così presi a curare i più piccoli dettagli, che fra poco cercheremo anche qualcuno che pedali al posto loro.

Anche tu lasciasti la Quick Step…

Ma non per soldi, anzi mi toccò pagare la penale a Lefevere. Lo feci perché la Leopard-Trek mi offrì di lavorare come preparatore con corridori da corse a tappe, dopo anni a occuparmi solo di classiche. Non dico che non avrebbe senso fare mercato anche per i tecnici. Se identifico quello che mi permette di fare il salto di qualità, non mi giro dall’altra parte.

Tosatto ha smesso di correre e ha subito ricevuto la proposta del Team Sky
Tosatto ha smesso di correre e ha subito ricevuto la proposta del Team Sky
I diesse non sono tutti uguali…

Non tutti hanno la stessa capacità di leadership, soprattutto per gli ex atleti è difficile rimettersi in ballo. Alcuni non riconoscono i propri limiti. Non tutti sono in grado di essere sulla prima ammiraglia, però magari hanno altre capacità. E’ impossibile trovarne uno che possa fare tutto. Però ricordo che quando cominciai volevo diventare non dico il migliore al mondo, ma comunque volevo diventare bravo. Avevo una grinta incredibile.

Non tutti ce l’hanno…

Servirebbe più fame, ma servono atleti forti attorno a cui costruire il gruppo. E poi servirebbe una formazione diversa. In Italia per i primi due livelli gli si parla di fisiologia e non di management. Per il corso UCI invece ci sono insegnamenti così alti, che se uno non ha le basi, alla fine studi solo per passare l’esame e non per acquisire competenze.

Restiamo sulla grinta…

Una squadra come la nostra per vincere grandi corse deve fare dei capolavori, come la Sanremo 2021 di Stuyven o il Lombardia di Mollema. I diesse devono essere in sintonia. Un altro fattore decisivo è l’affiatamento fra il primo e il secondo. E’ la parte più complicata da assortire. Devono completarsi e andare d’accordo. 

L’intervista con Guercilena si è svolta a Cardano al Campo alla vigilia della Sanremo
L’intervista con Guercilena si è svolta a Cardano al Campo alla vigilia della Sanremo
Quindi concludendo?

Il direttore sportivo è come l’ingegnere di macchina della Formula Uno, che spesso è legato al campione e lo segue se cambia scuderia. Quanti diesse si legano al campione e restano con lui? L’ingegnere è al centro di tutto e coordina il team. Per avere un diesse all’antica che segua i corridori, servirebbe un altro dirigente che si faccia carico di tutte le incombenze extra sportive. E in ogni caso serve il fuoco dentro. Sul fatto che spesso manchi, sono d’accordo con voi…