Balsamo: «Benvenuto 2022, ma che bello il 2021!»

01.01.2022
4 min
Salva

L’ultimo dell’anno, Elisa Balsamo l’ha passato sulla neve di Ponte di Legno. Il 2021 farà fatica a dimenticarlo. Non tanto per come era partito, ma sicuramente per come si è concluso. La vittoria di Leuven ha portato tutto con sé, trascinando via lo stress dell’avvicinamento alle Olimpiadi e quei giorni di tensioni conclusi con la rovinosa caduta nell’Omnium mentre un’egiziana le passava sopra.

Elisa ha trascorso l’ultimo dell’anno sulla neve: giornata perfetta!
Elisa ha trascorso l’ultimo dell’anno sulla neve: giornata perfetta!

Guardare avanti

La voce è squillante, le compagne di squadra e gli amici di sempre le hanno regalato una bellissima festa alla fine di novembre. E soltanto il… contatto sbagliato le ha impedito per precauzione di prendere parte al ritiro di dicembre della Trek-Segafredo.

«Avrò modo di rifarmi a gennaio – dice con una risata la piemontese, in apertura nella foto Trek-Segafredo – ma di sicuro è stato un anno più che positivo, soprattutto nella seconda parte. Non potevo chiedere di più. Certo, forse le Olimpiadi, ma nello sport ci insegnano che alla fine bisogna mandare giù e guardare avanti. E’ stato un anno molto impegnativo, in cui ho imparato tanto anche su me stessa…».

Nell’Omnium di Tokyo, la caduta che l’ha tagliata fuori dai giochi, da cui però è partita la riscossa
Nell’Omnium di Tokyo, la caduta che l’ha tagliata fuori dai giochi, da cui però è partita la riscossa

Il Giro e il Tour

La Trek-Segafredo l’avrebbe accolta con una bici nuova e bellissima e con raffiche di scatti fotografici per celebrare l’arrivo della campionessa del mondo, ma è rimasto tutto nel container.

«Della squadra – dice – mi sono fatto una bellissima idea. La prima percezione è quella di un ambiente molto professionale. Però nonostante la grande organizzazione, ho visto molta umanità. Nel modo in cui ci trattano e per come abbiamo parlato dei programmi. Inizierò a Valencia con una corsa a tappe, poi andrò al Nord per tutte le classiche, quindi farò Giro e Tour».

Alla presentazione del Tour, Balsamo con il collega iridato Alaphilippe e Pogacar
Alla presentazione del Tour, Balsamo con il collega iridato Alaphilippe e Pogacar

Il tetto del mondo

Sentiamo risuonare le parole di Elisa Longo Borghini prima e di Marta Bastianelli poi. Il ciclismo delle ragazze sta scalando la montagna. La fatica e le rivendicazioni delle ragazze di ieri hanno aperto la porta del WorldTour, del professionismo, della Roubaix e adesso del Tour. Ed Elisa è pronta per marciare nel futuro.

«Condivido le parole di Elisa e di Marta – conferma – stiamo lottando per raggiungere il professionismo a 360 gradi. I cambiamenti stanno arrivando e fa decisamente effetto pensare che correremo il Tour de France. Siamo cresciuti tutti guardandolo in televisione e pensare di partire da Parigi è davvero emozionante…».

Grinta Balsamo: vittoria in maglia iridata con le insegne Valcar nell’ultima tappa del The Women’s Tour
Vittoria in maglia iridata con le insegne Valcar al The Women’s Tour

Iride e Valcar

Dovrà farlo, come anche Alaphilippe, con la maglia iridata sulle spalle: una compagnia sicuramente squillante e importante, che ha già sperimentato nelle ultime settimane con la Valcar-Travel & Service.

«Non è una maglia semplice – ammette – ma se sei circondata dalle persone giuste, riesci a conviverci bene. La Valcar è stata l’ambiente ideale per questo debutto, la consiglierei a qualsiasi ragazza voglia debuttare nel ciclismo. Per me sono stati una seconda famiglia, in cui sono maturata poco per volta, lavorando bene, crescendo insieme. Parecchie ragazze sono partite verso team WorldTour, perciò vedo due strade. Potrebbero salire anche loro nel WorldTour, oppure diventare una squadra di crescita per le giovani. La categoria under 23 sta per nascere e avere la squadra giusta sarebbe fondamentale».

Primo gennaio, si possono mostrare le nuove immagini (foto Trek-Segafredo)
Primo gennaio, si possono mostrare le nuove immagini (foto Trek-Segafredo)

Natale in famiglia, l’ultimo dell’anno sulla neve. A 23 anni, questa ragazza ha già milioni di storie da raccontare, ma il bello è che mantiene il sorriso e lo sguardo di quando, ancora ragazzina, si affacciava sul grande mondo. E a pensarci bene, al di là dello spunto veloce e della lucidità in gara, sarà proprio questa normalità a portarla lontano.

Un sereno Natale senza sensi di colpa. Parola di Elisa Balsamo

20.12.2021
6 min
Salva

Siamo a un passo dalle festività di Natale e per molti ciclisti la preoccupazione d’ingrassare e la paura della bilancia iniziano a crescere. State tranquilli e seguite l’esempio della campionessa del mondo, Elisa Balsamo da noi intervistata. 

«Erica Lombardi, dietista che mi segue ormai da quattro anni, mi ha fatto capire che la regola d’oro è l’equilibrio e il buon senso. Ovviamente bisogna fare attenzione, ma non è un chilo in più in questo periodo che cambia il risultato della stagione».

Ma cosa significa mantenere l’equilibrio e il buon senso? Non bisogna rinunciare a tutto quello che prevede la tradizione in tavola, ma semplicemente accontentarsi di una porzione per portata a Natale e a Capodanno, evitando di strafogarsi col panettone e i dolciumi a colazione, pranzo e cena.

«Di solito cerco sempre di non esagerare – dice Elisa, che nella foto di apertura è con Davide Plebani alla festa per il suo mondiale dello scorso 26 novembre – per non sentirmi in colpa, evitando di alzarmi con la pancia che mi tira. Il giorno successivo comunque non cerco di smaltire pedalando di più, alla fine non succede niente se un giorno sgarri. A Natale mangerò panettone e farò il brindisi senza pensieri».

L’iridata Elisa Balsamo: per lei a Natale brindisi senza pensieri (foto ASO / F. Boukla)
L’iridata Elisa Balsamo: per lei a Natale brindisi senza pensieri (foto ASO / F. Boukla)

Occhio a digiuno…

Insomma, basterebbe avere buon senso e ascoltare il proprio corpo evitando quelle abbuffate che fanno male a chiunque e non solo ai ciclisti, e che spesso terminano con il ricorso a dei digestivi o a pratiche di digiuno tanto più errate. Il digiuno infatti andrebbe sempre evitato prima e dopo le cene festive.

Nel caso si digiuni prima, avremo più fame, quindi tenderemmo a mangiare ancora di più, anche perché ci potremmo sentire “autorizzati”. Se invece digiunassimo dopo il cenone, potremmo indurre un meccanismo di “cibo–punizione” o compensazione, alterando il nostro rapporto col cibo e aumentando la nostra predisposizione ai disturbi del comportamento alimentare.

«In realtà più che senso di colpa – continua l’iridata di Leuven – è che ora mi sento più motivata a seguire la dieta, quindi anche se ho voglia di sgarrare, sono motivata a seguire le linee guida che mi ha dato la dietista».

Un cenone e relativi “sgarri” non fanno male se sono casi isolati
Un cenone e relativi “sgarri” non fanno male se sono casi isolati

Tempo di cenoni

Un altro aspetto da non trascurare sono gli inviti a cena dagli amici e le classiche pizzate pre-natalizie che, dall’Immacolata all’Epifania, trasformano ogni giorno in quello dello sgarro. Elisa ci spiega che lei ha imparato a gestire anche questi pasti scegliendo delle soluzioni accettabili per la dieta.

«Per fortuna – dice la Balsamo – in tutti i posti in cui sono andata quest’inverno, ho incontrato una grande varietà, quindi una soluzione l’ho sempre trovata senza grandi difficoltà. Sono una ragazza che cerca molto di adattarsi, avere amici sportivi è sicuramente un vantaggio per mantenere la linea in questo periodo, ma alla fine anche nei ristoranti ci sono sempre delle buone soluzioni.

«Per quanto riguarda il bere invece, per me non è una grande rinuncia, durante le festività mi concedo un calice di vino, altrimenti preferisco spesso soluzioni analcoliche o succhi».

Elisa Balsamo spesso sopperisce la voglia di dolce con frutta esotica, a sua volta piuttosto dolce
Elisa Balsamo spesso sopperisce la voglia di dolce con frutta esotica, a sua volta piuttosto dolce

La dieta in inverno

Un aspetto da non trascurare se si vogliono raggiungere certi obiettivi e se non si vogliono fare sacrifici vani è che la dieta sia adattata non solo al soggetto ma anche alla tipologia e all’intensità dell’allenamento, e alla stagione. Elisa, con il supporto della dietista, sta imparando a riconoscere i segnali del suo corpo e riesce a valutare quando e cosa concedersi a seconda del periodo.

«La mia dieta è adattata ai periodi di allenamento e alle stagioni – spiega il nuovo acquisto della Trek-Segafredo – Per esempio in inverno quando l’obiettivo principale è il potenziamento, ho una maggiore quantità di proteine rispetto all’estate dove spesso sono presenti piatti unici completi. Erica mi ha anche insegnato a far attenzione ai segnali del mio corpo, come la voglia di dolce per esempio che, anche se non mi capita spesso, mi piace soddisfare con dei frutti esotici, che sono davvero gustosi».

A colazione la piemontese preferisce il porridge
A colazione la piemontese preferisce il porridge

Equilibrati anche a Natale

Le ferie natalizie corrispondono per tanti ad estenuanti pedalate al freddo, talvolta anche a digiuno con l’errato desiderio di compensare gli eccessi a tavola dei giorni precedenti. Niente di più sbagliato, il nostro corpo ha comunque bisogno di energia. Abbiamo così chiesto a Elisa di raccontarci come si alimenta nella giornata della “distanza”.

«A colazione mi piace molto il porridge d’avena fatto con latte di riso, perché il latte normale a volte non lo digerisco benissimo, e ci abbino un frutto, spesso la banana. Per l’allenamento invece mi piace variare: barrette ai cereali, paninetti fatti da me, frutta disidratata tipo albicocche o fichi e ovviamente acqua».

«Al rientro di solito pranzo, anche se sono le 15,30, con spaghetti di tutti i tipi, dai classici a quelli di kamut, integrali o di riso. Per secondo di solito fonti di proteine vegetali, l’hamburger vegetale ad esempio».

Infine bisogna pensare anche all’idratazione, perché spesso col freddo si sente meno la sete, oppure è difficile trovare fontane aperte per riempire la borraccia:

«Io credo di sentire sempre abbastanza l’esigenza di bere. Ho i miei soliti posti per un rapido “pit-stop”, ma per assicurarmi una buona idratazione in inverno, bevo le tisane. Le mie preferite sono quelle al limone e zenzero oppure ai frutti rossi».

L’equilibrio alimentare si deve trovare sin da giovani e per questo è importante anche l’educazione dei genitori
L’equilibrio alimentare si deve trovare sin da giovani e per questo è importante anche l’educazione dei genitori

Affidarsi agli esperti

Nelle interviste precedenti abbiamo affrontato tematiche importanti per la salute dei ciclisti, come i disturbi del comportamento alimentare, cercando di individuare una possibile via per il miglioramento del sistema. Abbiamo chiesto a Elisa, che nonostante sia già campionessa del mondo, è giovanissima, come ha vissuto questi primi delicati anni di professionismo.

«Io mi sono affidata alla dietista già al secondo anno da elite e ho avuto la fortuna di avere dei genitori molto attenti alla sana alimentazione – spiega la Balsamo – Inoltre sono determinata e non mi faccio condizionare facilmente dai commenti che la “vecchia scuola” penso abbia fatto a tutti i ciclisti sul peso, per questo non ho mai avuto problemi.

«Ho visto però vicino a me, non solo nel ciclismo, ragazze soffrire. È un problema troppo sottovalutato. Bisognerebbe insegnare nella categoria juniores a mangiare bene e sano. Nel professionismo ho notato che già oggi le squadre tendono a cercar sempre di più figure professionali per sostenere i propri atleti sia nella dieta che dal punto di vista della motivazione».

Presente e futuro del ciclismo giovanile in Piemonte. Vediamo…

18.12.2021
6 min
Salva

Il movimento ciclistico del Piemonte quest’anno ha lottato e vinto più volte, sopratutto contro il tempo. I successi tricolori a crono di Francesca Barale, Matteo Sobrero ed Elisa Longo Borghini sono stati un segnale importante. E ancora le maglie iridate di Filippo Ganna ed Elisa Balsamo. Vittorie e nomi che provengono da una regione che sforna atleti senza però avere i numeri e le squadre che altre regioni possono vantare.

Da un’intervista a Fabio Felline sono venuti a galla spunti interessanti sulla delicatezza del momento che sta affrontando il ciclismo giovanile in Piemonte e su qualche possibile incognita per il futuro. Abbiamo deciso quindi di chiedere direttamente a chi se ne occupa a 360 gradi, ricoprendo il ruolo di Coordinatore Tecnici Regionali e Rappresentative Regionali: Francesco Giuliani

Francesco Giuliani con la rappresentativa juniores del Piemonte
Francesco Giuliani con la rappresentativa juniores del Piemonte
Che anno è stato per i giovani del Piemonte?

E’ stato un bellissimo anno, abbiamo anche raccolto dai lavori passati, si parla di una continuità decennale. Parlando degli junior, lo dico schiettamente, non ho mai avuto una squadra così forte negli ultimi otto anni.

Davvero?

Si, però non abbiamo raccolto quanto avremmo potuto. Un esempio può essere il campionato italiano. Abbiamo corso sempre in rimessa e mai all’attacco. Il ciclismo attuale è fatto di attacchi. Quindi abbiamo patito un po’ e ci siamo accontentati dei piazzamenti, ma può capitare non bisogna misurare una stagione solo con i risultati. Anche perché atleti come Manuel Oioli stanno emergendo in maniera cristallina

Che progetto c’è per il ciclismo giovanile nella vostra regione?

Quest’anno ho fatto una proposta al nuovo Presidente del Comitato Regionale Massimo Rosso (in apertura con Sobrero, Longo Borghini e Ganna, ndr) di un progetto per ampliare la rosa di tecnici regionali. Per dare più opportunità ai ragazzi seguendoli in modo più specifico senza invadere le competenze delle squadre e andando a compensarle laddove ce ne fosse bisogno. Abbiamo inoltre inserito un metodo di lavoro diverso che verrà ampliato in futuro per una collaborazione che abbiamo con il centro studi regionale. Ci ispiriamo un po’ alla struttura nazionale, naturalmente in versione adattata, più piccola. Prevediamo anche un piano per la preparazione atletica per eventuali trasferte di rappresentativa. Abbiamo fatto già quest’anno dei collegiali per quanto riguarda i campionati italiani e per il Giro della Lunigiana, prendendo per esempio gli juniores.

Sarete quindi un supporto anche per le squadre?

Si, proprio per dare dei consigli dove serve, alle società e ai corridori papabili convocati per le rappresentative. Diventiamo un supporto in più per le squadre ovviamente dove c’è la mancanza. Se una società non è ha bisogno sono ancora più contento perché vuol dire che lavora bene.

Oioli premiato per il secondo successo al Giro della Lunigiana
Oioli premiato per il secondo successo al Giro della Lunigiana
Avete riscontrato un calo di talenti?

Il movimento piemontese è sempre stato altalenante e la pandemia non ha aiutato. Avremo un buco generazionale che si vedrà dal 2023, dovuto al Covid, per mancanza di entusiasmo e motivazione. Ci stiamo già muovendo per attutire questo colpo. Il rovescio della medaglia però è il ciclismo dei giovanissimi che si è rimpolpato molto, perché moltissimi sport erano fermi mentre il nostro è ripartito velocemente. 

Per quanto riguarda le squadre invece, rispetto ad altre regioni vi sentite inferiori?

Per avere un’idea chiara, il Piemonte non si può paragonare alla Lombardia o al Veneto. Sarebbe un errore gigantesco. Sia come bacino d’utenza di atleti, sia a livello di sponsor. Il Piemonte per essere una delle “piccole”, è tra le prime regioni. Dopo Veneto e Lombardia posso dire che ci posizioniamo noi, insieme a Emilia Romagna e Toscana e poi via via tutte le altre. Se si vanno a vedere i numeri per perdita di società, corse e atleti, e si paragona alle altre, si vede che alla fine il la nostra è la regione che ha perso di meno. Riuscendo ad essere competitiva. 

La situazione per le squadre under 23 qual’è?

Non abbiamo così tante squadre è vero.  

Potrebbe essere un limite per chi vuole passare da juniores a under?

No, perché quando si esce dalla rosa degli junior, diventa una scelta impegnativa che mette in gioco tantissime variabili. Le squadre sono quelle che sono anche perché ci vogliono budget importanti. I corridori che meritano di andare avanti non hanno problemi.

Da junior Sobrero aveva già un’ottima predisposizione per le crono: qui nel 2014 (foto Scanferla)
Da junior Sobrero aveva già un’ottima predisposizione per le crono: qui nel 2014 (foto Scanferla)
Il modello di squadre regionali come: #inEmiliaRomagna e Cycling Team Friuli. E’ replicabile?

Il Piemonte è predisposto e ci sta pensando, non nell’immediato. I tecnici stanno valutando. Per un progetto così ci vuole una struttura importante. Naturalmente i comitati funzionano come tutte le squadre. Bisogna anche pensare che se si fa un progetto del genere si va a togliere linfa vitale a realtà esistenti. É un discorso delicato su cui si sta ragionando. E’ una decisione che spetta al consiglio regionale e al presidente. 

Non sei preoccupato della fuga di talenti fuori dalla regione?

Ganna, Sobrero, e Balsamo per fare degli esempi, è vero che sono dovuti emigrare in altre realtà, ma se ne sono andati quando sono diventati under ed elite non da juniores. Fino a quel punto hanno avuto un percorso sostenuto dal Piemonte. E’ un movimento che ha degli alti e dei bassi come in ogni realtà ma alle spalle c’è un sistema solido. 

Cosa intendi per sistema solido?

Dalla regione c’è un sostegno continuo. Così come le società che continuano a sfornare talenti e lavorano bene. Per citarne un paio.  Il Pedale Ossolano è una società sana che cresce talenti, da cui viene Ganna. La SC Vigor della Balsamo adesso sta dando spazio a molti giovani. Non bisogna guardare solo il numero delle società ma anche quello che ci sta dietro. Poi è vero che bisogna migliorarsi sempre e noi ci stiamo impegnando per farlo. 

Vigor giovanissimi 2009
Il gruppo dei bambini della SC Vigor Piasco nel 2009: riconoscete Elisa? Seconda in piedi da sinistra…
Vigor giovanissimi 2009
Il gruppo dei bambini della SC Vigor Piasco nel 2009: riconoscete Elisa? Seconda in piedi da sinistra…
Vedi del margine di miglioramento quindi?

Sì, certo. Tra le squadre che mi stanno chiedendo un po’ di consulenza in cui sto girando, vedo tanti atleti che potrebbero avere futuro ed essere messi in risalto maggiormente. Non è una cosa che si può fare dall’oggi al domani, faremo delle attività, le società dovranno lavorare in sinergia con noi. Ma insieme si lavora per dare la possibilità e i mezzi a chi li merita. 

Parlando con il torinese Viel, ci ha detto che secondo lui a volte il ciclismo manca di appetibilità, rispetto a sport come il calcio che da voi è estremamente seguito…

A livello di giovanissimi, il discorso è in crescita, come dicevo prima abbiamo messo in sella sempre più piccoli ciclisti. Se devo trovare una difficoltà che ho visto anche in altre regioni, riguarda la pista. Avendo solo il velodromo all’aperto di San Francesco Al Campo, mancando le strutture, è difficile avvicinare alla disciplina. Mentre se guardiamo sempre le solite, non a caso Veneto e Lombardia hanno moltissimi velodromi e si vede nei risultati. Nonostante questo noi siamo la terza o la quarta forza. 

Credi sia difficile avvicinare quindi i giovanissimi a praticare?

Sì e no, a livello di numeri siamo messi bene. Il problema può essere il numero effettivo che corre la domenica. Se parliamo di giovanissimi nella sua totalità, godiamo di ottima salute, soprattutto nel fuoristrada. Mentre se parliamo di giovanissimi che partecipano alle gare la domenica, ci sono realtà che su cento giovanissimi ne riescono a far correre dieci. Non stiamo parlando di agonismo. A quell’età deve essere tutto assolutamente un divertimento. Le squadre devono comunque spronare i più piccoli alla sana competizione che non è agonistica ma che ti insegna i valori della vittoria e della sconfitta misurando l’impegno che si mette nel fare una cosa. 

Lorena Wiebes, bestia nera della Balsamo, erede della Vos?

31.10.2021
5 min
Salva

Chissà se in questi giorni si starà dedicando al kickboxing per scaricare un po’ di tensione e schiarirsi la mente. Oppure se starà navigando sui canali olandesi attorno a casa con la propria barca. Di sicuro Lorena Wiebes un po’ di meritato riposo se lo starà concedendo nella sua Mijdrecht ,grazie alle sue attività preferite ed alternative quando non pedala.

La 22enne “oranje” ha chiuso l’annata col botto vincendo il 23 ottobre la Ronde Van Drenthe (ultima gara del calendario Women WorldTour) davanti ad Elena Cecchini ed Eleonora Gasparrini, centrando così il 14° sigillo di un 2021 in cui spiccano anche due tappe al Giro d’Italia Donne, due al Women’s Tour in Gran Bretagna e diverse semi-classiche belghe.

Fenomeno olandese

Ormai è riduttivo considerare ancora la velocista del Team Dsm – nata il 17 marzo del 1999, che tiene bene sugli strappi e che ha nell’Amstel Gold Race la gara dei sogni – solo una giovane interessante o in rampa di lancio. E’ decisamente una certezza del panorama femminile sia in patria che nel resto del mondo.

Ha appena terminato la quarta stagione da elite ed il suo bottino conta già 46 successi. A parte “Sua Maestà” Marianne Vos – che nei primi quattro anni tra le big della categoria aveva già raggiunto 87 delle 295 attuali vittorie totali su strada – per trovare un’olandese con un impatto simile bisogna tornare indietro ai tempi di Leontien Van Moorsel, altra icona del movimento, che ne ottenne 42 tra il 1988 e il 1991. Già, perché le fortissime Van Vleuten, Van Dijk, Van der Breggen o Blaak si sono espresse ai massimi livelli solo nella seconda metà della loro carriera.

Adesso è il momento di recuperare, il 2022 sarà l’anno della conferma (foto Instagram)
Adesso è il momento di recuperare, il 2022 sarà l’anno della conferma (foto Instagram)

Ragazzina prodigio

Già tra le junior Lorena si è fatta conoscere vincendo il titolo nazionale nel 2016 e poi quello europeo ad Herning in Danimarca nel 2017, quando battè allo sprint la padrona di casa Emma Norsgaard e Letizia Paternoster. Aveva aperto la stagione a marzo conquistando a Cittiglio il Trofeo Binda davanti alla francese Clara Copponi e Martina Fidanza.

Passata elite nella Parkhotel Valkenburg, compie un’escalation vertiginosa. Undici successi (di cui 7 del calendario olandese) nel 2018 e 17 l’anno successivo, con le perle del campionato nazionale e della prova in linea dei Giochi Europei a Baku, entrambe davanti alla Vos. Non un nome a caso nella vita della bionda Wiebes.

Sebbene sia una velocista, nelle classiche ha sempre fatto bene
Sebbene sia una velocista, nelle classiche ha sempre fatto bene

Obiettivo classiche

La scorsa stagione, complice il Covid, solo quattro affermazioni, tre delle quali ottenute nella seconda parte della stagione con la Sunweb, squadra in cui è passata a giugno 2020 firmando un contratto fino al 2024.

«Lorena – dichiarò il suo direttore sportivo Hans Timmermans all’atto dell’ingaggio – è una delle cicliste più forti della sua generazione e ci aiuterà a portare il nostro programma al livello successivo. Ha fatto un grande sviluppo da junior a elite e le sue doti da sprinter le hanno dato un successo immediato. Sta continuando a fare progressi nelle classiche e ci rende fiduciosi per il futuro. E’ ancora giovane, deve maturare. Ma non vediamo l’ora di poterla supportare nel suo processo di crescita».

Spirito di squadra

Nonostante l’ottimo inizio di carriera, la sprinter della provincia di Utrecht è una persona motivata, che vuole sfruttare al meglio le proprie qualità tecnico-fisiche ed è più che felice di lavorare per le compagne di squadra se il terreno non le si addice più di tanto.

«Voglio fare i prossimi passi nella mia carriera – dice – continuando a migliorare e penso di poterlo fare con il Team DSM grazie al loro approccio professionale. Spero di poter vincere il più possibile come squadra e spero di poter aiutare il resto delle ragazze a vincere corse adatte a loro. Ad esempio uno dei miei ricordi preferiti del 2019 è stato quando sono stata in grado di aiutare Demi (Vollering, ndr) a vincere il Giro dell’Emilia».

Balsamo, conto aperto

Intanto, da quattro anni ad oggi, la 22enne olandese sta duellando con Elisa Balsamo. In 12 occasioni sono finite assieme sul podio: sei volte in cui la Wiebes ha battuto in volata l’attuale campionessa del mondo, cinque quelle dell’azzurra. Una volta invece sono finite a sorpresa, nell’ordine seconda e terza, dietro la vietnamita Thi That Nguyen nella Dwars door de Westhoek nel 2018.

Agli europei juniores del 2017 a Herning, ha battuto la padrona di casa Norsgaard e Paternoster
Agli europei juniores del 2017 a Herning, ha battuto la padrona di casa Norsgaard e Paternoster

Erede della Vos?

E pensare che Wiebes da ragazzina sembrava indirizzata verso altri sport quando praticava ginnastica acrobatica e calcio, tuttavia utilizzando la bici per andare agli allenamenti. Poi, piano piano, pedalare le è piaciuto sempre di più.

Le prime corse sono quelle nel fango nel ciclocross e nel 2013 ha iniziato a gareggiare anche su strada. Forse nell’ottobre di quell’anno scattò un’ulteriore scintilla quando, nella gara serale “Nacht van Woerden”, a 20 chilometri da casa, incontrò Marianne Vos in quel momento iridata sia su strada sia nel ciclocross. Perchè si sa, in Olanda tutto gira intorno alla Vos e anche se lei non ha ancora intenzione di smettere, Lorena Wiebes pare avere tutte le carte in regola per diventarne l’erede.

Due iridati italiani alla Trek. Josu, come li gestirete?

28.10.2021
7 min
Salva

Con Josu è un piacere parlare. Il capo degli allenatori della Trek-Segafredo ha la capacità di coinvolgere con i suoi ragionamenti. E se già con lui avevamo parlato della nuova preparazione di Nibali, mai come adesso, con due campioni del mondo italiani che approdano nella squadra americana, i suoi pensieri rivestono per noi una grande importanza. Elisa Balsamo e Filippo Baroncini, ciascuno con il suo bagaglio e la sua storia, dal 2022 saranno alla corte di Guercilena, per cui capire quale idea si è fatto colui che sovrintenderà alla loro preparazione potrebbe offrire una scheggia di futuro.

«Due ottimi corridori – dice nel suo italiano, probabilmente migliore del nostro spagnolo – di cui ho conoscenza diversa. Baroncini lo seguo da più tempo, Elisa invece l’ho conosciuta dopo il Lombardia in una giornata che abbiamo fatto tutti insieme, ma ho i report di chi l’ha osservata e ho visto i suoi test…».

La Trek ha seguito Balsamo anche a Leuven con il diesse Bronzini, che ha poi lasciato il team
La Trek ha seguito Balsamo anche a Leuven con il diesse Bronzini, che ha poi lasciato il team
Allora partiamo da lei, campionessa del mondo delle elite: in proporzione la Alaphilippe delle donne…

E’ già al livello top, la conosciamo. Forte in pista e su strada, in un periodo del ciclismo in cui si riesce a brillare di qua e di là. Penso a Ethan Hayter, che tiene in salita, vince le volate di gruppo, poi arriva al mondiale su pista senza prepararlo troppo e vince un oro. Il passaggio per gli atleti dotati è facile. I discorsi di Wiggins sui tanti chili da perdere per me sono una cortina di fumo. Qualsiasi fisico ha un solo modo di dare il massimo. Se ti permette di combinare più specialità, vai bene ovunque. Sennò no.

Non la stai facendo troppo facile?

Non c’è niente di facile. C’è ad esempio un parametro distanza e ritmo. Se esci dal Tour de France e vai subito in pista, non hai un buon adattamento. Se fai pista fino a febbraio, alle prime classiche ti mancherà la distanza. Elisa dovrà fare una bella base, poi decideremo gli obiettivi e in base a quelli affineremo la preparazione.

Alla presentazione del Tour, Balsamo con il collega iridato Alaphilippe e Pogacar
Alla presentazione del Tour, Balsamo con il collega iridato Alaphilippe e Pogacar
Il suo tecnico Arzeni dice che potrebbe fare bene anche in corse più dure di quelle vinte finora.

Tutti i corridori, crescendo, acquistano più resistenza. Se già adesso in allenamento fa salite di 4-5 chilometri, in corsa potrà fare delle belle performance su scalate di 7-8 chilometri. Un range in cui rientrano tutte le corse delle ragazze, fatte salve alcune giornate di Giro e Tour. Ma al Brabante ha fatto vedere che tiene una giornata con dieci salite ripide e brevi, quindi ha le capacità di endurance per ripetere più volte lo sforzo. E al Womens Tour è arrivata seconda nella penultima tappa e ha vinto l’ultima.

Cosa significa?

Che non è andata in calando, ma ha la maturità fisica per emergere nelle ultime tappe. E poi su Elisa va detto che ha vinto ogni anno, questo è molto importante. Può vincere il Fiandre, perché lassù sembra trovarsi davvero bene. Mentre Freccia e Liegi potrebbero essere la sua sfida per i prossimi anni, per vedere dove può arrivare. Non sarà mai una scalatrice, ma in salita può migliorare. Di una cosa siamo certi…

La vittoria dell’ultima tappa al The Women’s Tour dimostra che Elisa ha il fondo giusto
La vittoria dell’ultima tappa al The Women’s Tour dimostra che Elisa ha il fondo giusto
Quale?

Può diventare un’atleta importante, di riferimento mondiale. Le altre big della squadra la proteggeranno e lei non avrà addosso la pressione delle gare. Parliamo di miglioramenti da fare nel medio periodo. E’ giovane, ma in questo ciclismo che mischia le junior con le elite, i suoi 24 anni sono abbastanza perché si possa emergere al top. Sei matura, anche sei hai tanta strada da fare.

Obiettivo Baroncini

Su Baroncini, Josu ha un’altra consapevolezza. Lo ha conosciuto direttamente da molto prima. Lo ha osservato. Ci ha parlato. Ed è rimasto colpito da diversi fattori del romagnolo iridato.

«A livello strutturale – dice e ride di gusto – Filippo è una bestia. E’ fortissimo. Non è solo un ciclista, è un atleta ed è molto completo. Avevamo già buoni riferimenti quanto ai suoi valori, ma la decisione di prenderlo è venuta da un report di Irizar, che da quando ha smesso è diventato il nostro talent scout. Per cui segue il Giro d’Italia U23, il Tour de l’Avenir, gli europei e i mondiali».

Prima del via della cronometro dei mondiali, Baroncini parlava di bici con De Kort e Irizar della Trek
Prima del via della cronometro dei mondiali, Baroncini parlava di bici con De Kort e Irizar della Trek
Che report ha fatto?

Era al Giro U23 per seguire i nostri, quindi ad esempio Hellenmose che abbiamo preso dal Mendrisio. Solo che nel suo report a Guercilena e a me, a un certo punto è saltato fuori il nome di questo Baroncini, che aveva vinto la crono, ma capace di tirare ogni giorno per Ayuso. Non so se senza di lui, avrebbe vinto la maglia rosa tanto facilmente. Da quel feedback abbiamo cominciato a raccogliere informazioni. Abbiamo visto test. Abbiamo scoperto che il centro Mapei lo aveva già conosciuto. Abbiamo iniziato a parlarci e a giugno abbiamo finalizzato il discorso.

Amore a prima vista, insomma?

Il bello di “Baro” è che è forte da tutte le parti, pur dovendosi ancora sviluppare. Non lo prendi perché ha vinto il mondiale U23, insomma, in lui vediamo molto di più. Non per niente lo abbiamo fatto firmare prima. Lo avete guardato negli occhi?

Al mondiale ha corso pensando solo a questa azione. Lo aveva detto agli uomini Trek e ha vinto…
Al mondiale ha corso pensando solo a questa azione. Lo aveva detto agli uomini Trek e ha vinto…
Vuole vincere!

Ha un carattere competitivo. Gli piace la gara e non si fa schiacciare dalla pressione. Due giorni prima del mondiale, il giovedì sera siano andati a salutarlo. Ci ha detto che il percorso gli piaceva e che per vincere bisognava aspettare l’ultimo giro. Ci ha detto coma avrebbe corso e lo ha detto anche a Nizzolo, che era lì con noi. In corsa ci sono state due situazioni in cui poteva buttarsi dentro, perché sembravano importanti. Invece è rimasto freddo. Ha aspettato l’ultimo giro, ha attuato il suo piano e ha vinto il mondiale. Questi sono dettagli da cui vedi il carattere. E dentro ha tanto che ancora non si è visto.

Uno così va buttato subito dentro?

Faremo i programmi a novembre. Con i giovani comunque abbiamo sempre seguito un inserimento progressivo, con un’alta percentuale di gare non WorldTour oppure gare non troppo difficili. Come Uae Tour o Tour de Pologne in cui i big non ci sono. Con i giovani facciamo una periodizzazione a blocchi.

Che cosa significa?

I leader per il Giro o per il Tour hanno il loro calendario, fatto di poche corse tutte mirate al raggiungimento della condizione. Con i giovani non puoi farlo, perché mentalmente sono strutturati diversamente. Devono correre. Staccare. Recuperare. Correre e via così. Con Tiberi nel 2021 abbiamo fatto sei cicli brevi. L’importante è che imparino ad andare forte da febbraio a ottobre. Anche se Filippo ha un potenziale enorme, non cambieremo questo modo di fare.

Alla Coppa Sabatini, quarto dopo aver provato a vincere contro Colbrelli, Valgren e Moscon
Alla Coppa Sabatini, quarto dopo aver provato a vincere contro Colbrelli, Valgren e Moscon
Un po’ di Belgio?

Quello non mancherà, per lui vedo un approccio graduale con più gare di un giorno che a tappe. Le corse lassù vanno sempre sulle stesse strade, che lui dovrà conoscere a memoria prima di puntare alle grandi classiche. Ma se dovesse andare molto bene, già al primo anno potrebbe mettere il naso alla Gand, che delle tante è la meno dura.

Ci sarà un giorno in cui potrà fare la corsa?

Mi ha impressionato a Peccioli, dove ha fatto quarto perché ha cercato di vincere. Se voleva vincere, ha sbagliato tattica e gliel’ho detto. Ha attaccato da lontano. Ha chiuso un buco che non toccava a lui. Era in mezzo a corridori WorldTour di prima fascia, ma ha corso per vincere. Se fosse stato più prudente avrebbe potuto fare centro o arrivare secondo. Sono certo che nella gara giusta, proverà a fare qualcosa di bello. Quando hai quella testa, la paura non esiste.

Balsamo 2009

Alle radici del fenomeno Balsamo, nella piccola Piasco…

24.10.2021
4 min
Salva

Elisa Balsamo da tempo vive a Bergamo con il suo compagno Davide Plebani, ma il cuore è rimasto a Piasco e non potrebbe essere altrimenti. E’ la terra dei suoi genitori, è in questo piccolo borgo cuneese che ha mosso i suoi primi passi e anche le sue prime pedalate. E’ da lì che è partita la sua conquista del mondo…

Claudio Mattio, responsabile con suo fratello Silvio della Sc Vigor, è orgoglioso quando parla di lei e dei suoi inizi come di tutti quelli che sono usciti dal suo sodalizio e sono tanti: «E’ come una famiglia, anzi lo è davvero, per esempio Enrico Olivero e Michele Bertaina (per una drammatica ironia della sorte, all’alba del giorno in cui questo articolo è stato pubblicato, Enrico e Michele hanno avuto un incidente stradale, in cui il primo ha perso la vita, mentre il secondo è ricoverato in gravi condizioni, ndr), che hanno corso alla Beltrami, sono cugini di Elisa e come loro altri hanno scritto belle pagine. Per noi il ciclismo è qualcosa che entra nelle nostre vene, è sempre stato così».

Vigor giovanissimi 2009
Il gruppo dei bambini della SC Vigor Piasco nel 2009: riconoscete Elisa? Seconda in piedi da sinistra…
Vigor giovanissimi 2009
Il gruppo dei bambini della SC Vigor Piasco nel 2009: riconoscete Elisa? Seconda in piedi da sinistra…
Com’era Elisa Balsamo ai suoi inizi?

Una ragazza semplice, ma fisicamente si vedeva che era ben strutturata e avrebbe potuto fare grandi cose. Il bello è che non solo ha iniziato subito a vincere, ma batteva anche i maschietti, quando si arrivava in volata non ce n’era per nessuno. Era con noi quando vinse titoli italiani su strada e su pista da esordiente e lo stesso da allieva e ogni volta era una festa. Io dico che viene da una famiglia di geni, non poteva essere altrimenti.

Si spieghi…

Prendiamo lo zio, non solo campione italiano amatori di ciclismo ma anche ingegnere laureato con 110 e lode. E la mamma? In banca dove lavorava dicevano che con una mano scriveva le pratiche e con l’altra poteva servire i clienti…. Il papà poi, che è stato il suo primo allenatore, ai suoi tempi vinceva tante gare nella sua categoria, era uno che teneva anche le salite lunghe. Ricordo che andammo in Sicilia, a correre il Giro delle Madonie per amatori: vinse due tappe e la classifica finale. La portava sempre e pian piano lei si è appassionata.

Balsamo Doha 2016
Nel 2016 Elisa Balsamo conquista il titolo iridato juniores a Doha
Balsamo Doha 2016
Nel 2016 Elisa Balsamo conquista il titolo iridato juniores a Doha
Quanto è rimasta con voi?

Elisa ha corso fino al 1° anno da junior, era quindi tesserata per noi quando conquistò il suo primo titolo mondiale e i due europei su pista. Vi racconto un episodio: quando conquistò l’iride, mettemmo in piazza un lungo striscione per festeggiarla e ricordare che era una nostra figlia. Quando ha vinto a Leuven, non abbiamo avuto il tempo di preparare nulla, quindi lo abbiamo ritirato fuori e rimesso, in fin dei conti era sempre per un titolo mondiale…

Si è festeggiato per la sua vittoria in Belgio?

Certo, ma anche per tutte le sue vittorie. Ripeto, è una di noi, le siamo molto legati e lei lo è con noi. Ci teniamo in contatto, poi suo padre è ancora coinvolto nella società e nella preparazione dei ragazzi, è un tecnico col patentino di 3° livello.

Balsamo Roubaix 2021
L’ultima perla della cuneese, il bronzo iridato conquistato a Roubaix nell’omnium
Balsamo Roubaix 2021
L’ultima perla della cuneese, il bronzo iridato conquistato a Roubaix nell’omnium
Come faceva Elisa a conciliare ciclismo e studio?

Non ha mai avuto problemi, La pista ad esempio, distava un’ora e mezzo di strada in macchina: i genitori non si sono mai tirati indietro nell’accompagnarla e lei sfruttava ogni momento per studiare, infatti a scuola era bravissima, la prima della classe. Sui giornali si è detto che oltre ad essere una ciclista è anche bravissima al pianoforte, lo ha studiato per 10 anni, ma pochi sanno che sa suonare anche il clavicembalo… 

Elisa ha iniziato a vincere da giovanissima: non avete paura che possa logorarsi?

Non è mai stata stressata per l’attività, nel senso che non ha mai fatto un’attività esasperata e questo sono sicuro che l’aiuta anche adesso, sa come gestirsi e come programmare gli appuntamenti. Le ultime vittorie sono lì a confermarlo. Speriamo che ora che la stagione è finita, riesca a trovare un po’ di tempo per passare da queste parti, le faremo una grande festa…

La “Polly” saluta e se ne va. Nuova partenza nel triathlon

Giada Gambino
22.10.2021
5 min
Salva

«Mi sono sentita finita, arrivata». A volte si raggiungono i propri limiti prima del previsto ed è proprio in questo momento che non bisogna darsi per vinti ma cercare di trovare la situazione più congeniale per se stessi. Così come ha fatto Silvia “Polly” Pollicini, ciclista della Valcar-Travel&Service (in apertura foto @twilcha), che in un certo senso ha appeso la sua Cannondale al chiodo… 

Verso l’arrivo al Flanders Diamond Tour, Polly assieme a Eleonora Gasparrini, a 18″ dalla Wiebes
Verso l’arrivo al Flanders Diamond Tour, Polly assieme a Eleonora Gasparrini, a 18″ dalla Wiebes
Com’è entrato lo sport nella tua vita? 

Mio padre è un insegnante di educazione fisica. Fin da piccolissima ho praticato diversi sport partendo dal nuoto fino ad arrivare a quello che, finora, è stato l’amore più grande della mia vita: il ciclismo

E il triathlon? 

Quando avevo sei anni un ragazzino con cui sciavo mi parlò di questo strano sport. Suo zio era il presidente della Valle D’Aosta Triathlon e andai un’estate a fare un mini camp di allenamento con tanti bambini. Mi divertii così tanto, da obbligare mio padre ad iscrivermi. Smisi all’età di quindici anni, quando capii che il ciclismo era il mio sport

Cosa ti catturava della bici ? 

Gradualmente mi resi conto che, non so per quale motivo, il ciclismo dei tre era lo sport che mi piaceva di più e a dodici anni mi imposi di allenarmi per fare la ciclista. Anche se, per divertimento, qualche garetta di triathlon continuai a farla ancora. 

Elisa Balsamo è la sua migliore amica, come racconta Polly nell’intervista (foto Instagram)
Elisa Balsamo è la sua migliore amica, come racconta Polly nell’intervista (foto Instagram)
Tre aggettivi per definire i due sport. 

Il triathlon è particolare, faticoso ed entusiasmante. Il ciclismo è intenso, faticoso, ti direi che “distrugge l’anima” (ride, ndr) ma è più appropriato dire… appassionante.

Qual è la differenza principale ? 

Sono entrambi sport molto duri, ma quando ero piccola percepivo il ciclismo più semplice perché unico e non composto da tre sport diversi.

La Valcar…

E’ la mia famiglia. Da junior di secondo anno venni chiamata per entrare a farne parte e accettai volentieri, l’anno dopo partì il progetto UCI. Ero al primo anno elite e rimasi in squadra. E proprio grazie ad essa iniziai a crescere tanto atleticamente e come persona

Nel 2020 ha corso anche la gand in una stagione “magra” a causa del Covid: solo 14 gare
Nel 2020 ha corso anche la gand in una stagione “magra” a causa del Covid: solo 14 gare
Elisa Balsamo… 

E’ la mia migliore amica. Ci siamo conosciute in Valcar e per sei anni siamo state compagne di stanza. Con il tempo si è poi instaurato questo rapporto di amicizia e fedeltà molto intenso e molto bello. Quando ha alzato le mani al cielo quel giorno, al mondiale (le vengono i brividi, ndr) ho pianto tutte le lacrime che potevo piangere. La considero come una sorella, è stata un’emozione bellissima vederla con quei colori. Ancora non ci credo e penso nemmeno lei. E’ molto utopica come cosa, ma è successo davvero!

Lasciare il ciclismo, perché? 

Ho 22 anni e purtroppo quest’anno ho avuto la sensazione di essere arrivata, finita come atleta, di non poter andare oltre. Vedevo che le altre invece continuavano a crescere, probabilmente per il fatto che madre natura mi ha fornito un limite di capacità che ho raggiunto. Sentirmi così mi ha fatto stare male, da maggio ho pensato tanto. E mi sono detta: «Perché non ricominciare da zero e  trovare qualcosa in cui devo crescere per non sentirmi finita?». Così mi è ritornato in mente il triathlon da cui ero scappata via a quindici anni (sorride, ndr). Si dice che tornare a casa fa sempre bene. Non ho la sfera di cristallo, non so come andrà, ma per scoprirlo devo provarci. Una cosa è certa: volevo cambiare quella sensazione che avevo e questa è la soluzione che mi piace di più.

In quale team andrai e con quali obiettivi ? 

La Raschiani Triathlon di Pavia. In primis cercherò di trovare il mio posto all’interno di questo sport, per capire anzitutto per quali distanze sono più adatta e poi crescere tanto per valutare degli obiettivi più concreti.

Livigno 2021: «Le mie compagne mi mancheranno» (foto Instagram)
Livigno 2021: «Le mie compagne mi mancheranno» (foto Instagram)
Hai già ripreso gli allenamenti di corsa e nuoto ? 

Ho sempre corso e nuotato nei periodi di off season, ma il mio punto debole al momento è la corsa. Il nuoto, a mio avviso, è uno sport in cui si migliora più facilmente, dovrò riprendere un po’ di acquaticità, ma ho tanta tecnica. Per la corsa ci vorrà un po’ più di tempo. L’altro giorno ho fatto sei chilometri di corsa e quando ho finito mi facevano male le gambe da impazzire (ride, ndr).

Quale grande emozione ti viene in mente se pensi al tuo percorso ciclistico ? 

La prima, da juniores, quando Elisa Balsamo vinse il campionato italiano. Io ero stata in fuga con lei tutto il tempo, l’avevo aiutata, quando l’ho vista con le braccia al cielo ho iniziato a piangere e non riuscivo più a smettere. Mi mancheranno le mie compagne.