Avvistata la nuova De Rosa TT Disk nelle vie di Torino

09.05.2021
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Ieri, nella gara contro il tempo di Torino abbiamo visto una nuova bici: la De Rosa TT Disk, la bici da crono del marchio milanese. In realtà una piccola anteprima c’era stata al Tour de Romandie e ad utilizzarla era stato Elia Viviani. Ieri invece il debutto ufficiale in società, nel grande palcoscenico del Giro d’Italia.

«Il progetto della TT Disk – dice Cristiano De Rosa – è tutto nuovo. Nasce 18 mesi fa esatti. La base di partenza era il precedente modello, che comunque ci ha dato grandi soddisfazioni in quanto a geometrie telaistiche, ma come ripeto è una bici completamente nuova, ideata esclusivamente per freni a disco. Avevamo tre obiettivi: la rigidità, l’aerodinamica e la riduzione del peso». E tutti, numeri alla mano, sono stati raggiunti.

Spigoli addio

La fluidità nel rotolamento ma soprattutto nella penetrazione dell’aria sono migliorati grazie al grande lavoro in galleria del vento.

«E anche grazie ai software di Pininfarina. La collaborazione con loro – riprende De Rosa – ci ha aperto un mondo. Sono stati eliminati dal telaio e dalla forcella tutte le superfici angolari, quelle più spigolose, che creavano turbolenze». Il risultato è stato un notevole incremento del Cx (coefficiente aerodinamico).

Ma non solo numeri. Una parte attiva dello sviluppo sono stati i feedback dei corridori della Cofidis, la squadra WorldTour che è supportata da De Rosa. E questo aspetto rende orgoglioso non poco “patron Cristiano”.

«Abbiamo la fortuna di avere un corridore sensibile come Elia Viviani, che non solo è molto attento agli aspetti tecnici, ma è anche appassionato. Inoltre abbiamo svolto dei test a Parigi tra pista e galleria del vento prima con Guillame Martin e poi con Laporte. Ma è stato soprattutto il rapporto diretto (e con tempistiche più rapide) con i nostri ragazzi, Viviani e Consonni a portare avanti lo sviluppo. Avevamo dei feedback molto più veloci. Il nostro lavoro? Software, pratica, correzioni».

Viviani ha contribuito allo sviluppo della nuova De Rosa
Viviani ha contribuito allo sviluppo della nuova De Rosa

Avantreno più pulito

Da un punto di vista del design, la maggior parte degli interventi riguardano la zona anteriore della bici e la forcella in particolar modo, la De Rosa JW, ad arco ampliato. Questa consente un passaggio più fluido dell’aria. Le turbolenze, e quindi le resistenze tra ruota e steli della forcella stessa, vanno a diminuire sensibilmente.

In generale si è lavorato sui profili delle parti frontali, non solo la forcella dunque. Anche il tubo di sterzo è stato oggetto di interventi importanti. Quello della nuova TT è integrato con il manubrio, il Vision TFA. Anche questo manubrio punta tutto sull’aerodinamica. Forme “fluide” e passaggio dei cavi completamente interno.

«Bellissima la collaborazione con Fsa-Vision. Lo sviluppo di quel manubrio è stato frutto di una sinergia entusiasmante», ha commentato De Rosa. In effetti manubrio e tubo di sterzo diventano una linea unica con l’orizzontale: il risultato sono forme armoniche e un grande senso di fluidità, di penetrazione dell’aria.

Guillame Martin durante i test in galleria del vento
Guillame Martin durante i test in galleria del vento

Carro corto

E la parte posteriore? Di certo lo studio aerodinamico non è stato concentrato solo sull’avantreno. Bisogna lavorare anche sul retrotreno e su come l’aria viene scaricata nel modo più veloce (e pulito) possibile. E la parte posteriore della bici parte dal tubo piantone. Questo segue una curva continua che va a fondersi con il carro, inglobando, se vogliamo, anche il fulcro di tutta la bici cioè la scatola del movimento centrale. Un carro che oltre ad essere molto corto consente di montare coperture fino a 30 millimetri, secondo le più moderne tendenze.

Edet con la De Rosa TT Disk nella crono di Torino
Edet con la De Rosa TT Disk nella crono di Torino

Operazione dieta

Infine il peso, uno dei tre obiettivi di questa De Rosa TT Disk. Se l’aerodinamica è stata raggiunta con linee sinuose e “fluide”, la rigidità e il peso sono state raggiunte con materiale di elevatissima qualità e resine speciali che la rendono anche confortevole. In particolare, l’operazione “dimagrimento” è stata effettuata con l’utilizzo di un carbonio ad alto modulo. Il telaio pesa 1.250 grammi, la forcella 420 grammi e il reggisella 180. «Ma nella colorazione nera lo stesso telaio supera di poco i 1.100 grammi. L’abbiamo alleggerita di circa 200 grammi rispetto al precedente modello», conclude De Rosa.

La nuova De Rosa TT Disc sarà disponibile (al pubblico) dopo il Tour, vale a dire a partire da fine luglio 2021.

Viviani, un filo sottile fra grinta e paura

04.05.2021
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Roberto Damiani è arrivato a casa lunedì dal Giro di Romandia. Il tempo di riassortire la valigia e domani raggiungerà Torino per il Giro d’Italia, consapevole che la posta sul piatto quest’anno sia decisamente alta. «La vittoria di Cholet ha cancellato lo zero dalla colonna delle vittorie – dice – ma non cambierà la carriera di Viviani. E’ stata una vittoria, ha portato la giusta grinta, ma è già alle spalle».

Nuovo inizio

Il primo anno del Covid ha lasciato tracce pesanti nello storico di tanti atleti, ma per il veronese il bilancio è stato ancora più pesante. La caduta di gennaio 2020 al Tour Down Under, il lockdown, l’incertezza, il rinvio delle corse, la chiusura dei velodromi, il divieto di organizzare ritiri e poi per ultimo l’intervento al cuore sono piombati come una condanna nella fase che, al contrario, avrebbe avuto bisogno di lavoro collegiale, corse e condivisione. Ricreare il treno perfetto per uno dei velocisti più forti al mondo sarebbe stato già complicato, farlo in simili condizioni è diventato uno stillicidio. La conseguenza più evidente è stato il brusco stop nella carriera di Viviani. La normalità, se fosse possibile lasciarsi tutto alle spalle senza condizionamenti, è cominciata quest’anno.

Damiani ha 62 anni, è il direttore sportivo della Cofidis: lavora molto sulla grinta dei suoi atleti
Damiani ha 62 anni, è il direttore sportivo della Cofidis

«Elia sa che la posta è alta – spiega il tecnico della Cofidis – ma questa partita ce la giocheremo insieme. Dobbiamo fare un Giro importante, pronti a sfruttare bene le nostre carte. Abbiamo tutto quello che serve, compresi i tre uomini del treno per tirare le volate. Al Tour del 2020 la squadra scelse di non portare Sabatini, mentre al Giro si mise di mezzo il Covid. Questa volta c’è tutto. Elia è motivato dal fatto che si gioca tanto. Sa che da lui ci si aspettava tanto e sa che non ha più 25 anni. Bisogna trasformare tutto questo in grinta e non in paura».

Il mondiale di Novara

Il filo è sottile. Avere accanto il suo gruppo, che lui per primo ha scelto al momento di uscire dalla Deceuninck, sarà un utile appoggio.

«L’altro giorno abbiamo parlato – spiega Damiani – e gli ho detto che il 9 maggio non è solo una tappa, è il campionato del mondo. Elia ha bisogno di sentire che siamo con lui. In questi casi non esistono frasi fatte e formule valide per tutti, ogni messaggio è molto soggettivo. Bisogna essere concreti e fermare l’abitudine che ha di corrodersi dentro. Mi rendo conto che sia un verbo importante, ma è quello che accade. C’è chi è contento di finire a 2 ore dai primi e chi diventa matto se resta indietro di 5 secondi. Lui è così, per questo non ho dubbi sul fatto che abbia una super grinta».

Il 28 marzo, la vittoria di Viviani a Cholet ha riportato la motivazione
Il 28 marzo, la vittoria di Viviani a Cholet ha riportato la motivazione

Il percorso giusto

In gruppo parecchi sono pronti a scommettere su un Viviani ritrovato. Anche Guarnieri, giusto ieri, diceva di averlo visto più sereno e finalmente in possesso del treno migliore.

«Secondo me manca ancora un filo di intesa tra Sabatini e Consonni, ma Elia sa muoversi. Puoi portarlo davanti o farlo arrivare in buona posizione ai 500 metri e poi ci pensa lui: con lui hai più opzioni».

Damiani è d’accordo e consapevole che il percorso fatto per arrivare al Giro sia stato il migliore.

«Le aspettative sono alte – dice – ma Elia deve essere forte del fatto che arriva al Giro con la preparazione che ha chiesto di fare e in salute. L’unico neo può essere un chiletto di troppo del quale abbiamo già parlato, ma basteranno i primi giorni di corsa per metterlo a posto. Andiamo al Giro a fare quello che sognavamo dall’anno scorso e poi parleremo di tutto il resto. Gli ho detto che, per quanto io ami la pista, non voglio sentire discorsi sulle Olimpiadi fino a giugno. Se farà un bel Giro, andrà a fare delle belle Olimpiadi. In caso contrario, anche le Olimpiadi inizieranno a scricchiolare».

Elia Attilio Viviani

Attilio Viviani è sicuro: «Elia sta per esplodere…»

01.05.2021
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Pochi giorni al via del Giro d’Italia. Per Elia Viviani forse l’edizione più importante, soprattutto sapendo quel che ci sarà dopo, la preparazione per i Giochi Olimpici su pista. Arrivarci con lo spirito giusto sarebbe fondamentale.

Suo fratello Attilio lo guarda sempre con attenzione, anche se i due sono relativamente lontani (Elia vive a Montecarlo, Attilio è rimasto in Veneto) e non capita spesso che le loro strade s’incrocino (nella foto d’apertura Elia e Attilio in azzurro alla Vuelta a San Juan 2017).

«Ci siamo ritrovati al ritiro d’inizio stagione – spiega – e avremmo dovuto seguire programmi differenti per riunirci al Giro. Io avrei dovuto fare gare di seconda fascia per cercare qualche risultato e poi lavorare per Guillaume Martin, invece la situazione della squadra ha portato a cambiamenti in corsa e ci siamo ritrovati insieme sia al Uae Tour che alla Tirreno-Adriatico».

Considerando però che, quando siete insieme, tu lavori nel treno che deve portarlo alle volate, questo è servito per ritrovare l’amalgama…

Sicuramente, anche se non era la composizione principale mancando Consonni, lavorare insieme è servito. Se guardate la sua stagione finora, vi accorgerete che delle differenze con il 2020 ci sono, va più forte e soprattutto lavoriamo meglio in squadra. Riusciamo anche a risolvere situazioni difficili, “rimontare” il treno anche nelle peggiori difficoltà.

Attilio Viviani 2021
Attilio Viviani è alla Cofidis dal 2020 (una vittoria), dopo essere stato stagista l’anno prima
attilio viviani 2021
Attilio Viviani è alla Cofidis dal 2020 (una vittoria), dopo essere stato stagista l’anno prima
Che cosa non aveva funzionato lo scorso anno?

E’ stato un anno strano, tutti lo sanno. Alla Cofidis ad esempio c’era più attenzione per Martin perché poteva far classifica, il che è significato avere al Tour un uomo in meno per le volate e questo può essere decisivo per il risultato finale, fai il doppio della fatica. Poi il Covid in stagione ha colpito me e Sabatini e lui si è ritrovato solo con Consonni.

Qual è la composizione ideale del treno?

Io per primo, poi Consonni, Sabatini ed Elia. Io ho lavorato molto con Simone alla Valenciana e i risultati sono stati confortanti, Elia sta affinando la preparazione al Romandia con Sabatini. Al Giro ci riuniremo e metteremo in pratica tutto il lavoro effettuato.

Treno Cofidis 2021
I quattro dello sprint Cofidis ai tricolori del 2020: da sinistra Sabatini, Consonni, Attilio ed Elia Viviani
Treno Cofidis 2021
Consonni, Attilio ed Elia Viviani, così al via dei tricolori 2020
A proposito, come sta Simone?

I problemi al ginocchio sono risolti e in gara si vede che ha ritrovato verve, qualche fastidio esce solo quando c’è grande freddo, come sempre succede con i guai al ginocchio, ma ormai neanche ci pensa più, è concentratissimo.

Sai bene che su Elia e Consonni c’è un occhio particolare addosso, legato alla madison delle Olimpiadi…

Su pista hanno già lavorato insieme, ma le tre settimane al Giro saranno fondamentali, anche al di fuori della corsa, per cementare il rapporto che poi si traduce in gara.

Attilio Viviani Cofidis
Attilio Viviani vanta 7 successi da under 23. Ha corso per Colpack, Sangemini e Arvedi
Attilio Viviani Cofidis
Per Attilio 7 successi da U23. Ha corso per Colpack, Sangemini e Arvedi
Parliamo un po’ però anche di Attilio, delle sue aspirazioni…

A inizio stagione il programma che avevamo approntrato con la squadra era improntato proprio a farmi crescere, a darmi qualche occasione in più a livello personale, ad esempio dovevo andare a Cholet, poi invece i programmi sono cambiati, ma è andata bene così. Ho potuto fare esperienze al World Tour che per un corridore al secondo anno in una squadra del massimo livello non è frequentissimo. Prevalentemente lavoro per il treno di Elia, ma spero di avere qualche occasione per poter sprintare anch’io nel corso della stagione.

Rispetto a tuo fratello, che corridore sei?

Abbiamo fisici differenti, lui è più potente, io sono più pesante, faccio un po’ più fatica nelle salite, ma soprattutto so che devo crescere ancora tanto. Credo di avere le caratteristiche giuste per giocarmi le mie carte in fughe anche di gruppo, di medio-lunga gittata. Serve esperienza, devo migliorare anche per superare meglio le salite corte, quelle che tagliano fuori molti velocisti. Devo solo lavorare e aspettare, per ora però Elia viene prima di tutto.

Viviani Gand 2021

3 Giorni di Gand, prima tappa verso Tokyo

20.04.2021
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I risultati della spedizione italiana a Gand, per la 3 Giorni di gare su pista, si prestano a una doppia lettura: se dovessimo guardare ai numeri nudi e crudi, pensando alle prossime Olimpiadi ci sarebbe da preoccuparsi, ma si commetterebbe un errore di superficialità.

Il momento è particolare e dalle parole del responsabile tecnico Marco Villa si ha un quadro più chiaro della situazione e di come interpretare la trasferta: «Dovevamo esserci, è più di un anno che non corriamo questo tipo di gare. Il lavoro è stato produttivo, anche se a livello di risultati abbiamo sofferto, ma questo lo sapevamo già prima di partire».

Viviani, si riparte da qui

Il concetto vale anche, anzi soprattutto per Elia Viviani. Anche non considerando tutto quello che gli è successo in questi primi mesi dell’anno, bisogna ricordare che l’ultima apparizione dell’olimpionico di Rio in una gara su pista risale a quando il Covid non era ancora arrivato.

Nell’omnium, dove il veneto sarà chiamato a difendere il titolo olimpico, Viviani ha chiuso decimo (foto di apertura) al termine di una gara dai due volti: male nelle prime due gare (scratch e tempo race), esaltante nelle altre due (eliminazione e individuale). La gara belga ha confermato una volta di più come il francese della Groupama-FDJ Benjamin Thomas sia il vero favorito della prova di Tokyo, quello che più si è adattato alla nuova formula per la quale Viviani deve ancora prendere le misure.

Viviani Rio 2016
A Tokyo Viviani difenderà loro nell’Omnium, articolato però in una sola giornata
Viviani Rio 2016
A Tokyo Viviani difenderà loro nell’Omnium, articolato però in una sola giornata

Decimo posto per Elia anche nella madison (vinta ancora da Thomas con Donavan Grondin dell’Arkea Samsic), in coppia con Scartezzini, con entrambi sesto e settimo nell’eliminazione.

Discorso parallelo fra le donne, «un test importante per fare il punto della situazione – come ha testimoniato il Ct Dino Salvoldi – le occasioni di confronto sono sempre meno, per questo a Gand nelle prove endurance c’era il meglio dell’Europa. Sapevamo che alcune azzurre erano in condizione e altre meno, ma serviva riprendere la mano».

La curiosità maggiore era incentrata sul ritorno in pista di Letizia Paternoster, che in gara ha mostrato, com’era presumibile, tutta la ruggine della lunga inattività.

Paternoster, serve pazienza

L’azzurra ha comunque portato a casa il terzo posto nell’eliminazione, ma chiaramente anche per lei era la gara dell’omnium quella più attesa, dove ha chiuso ottava, dietro anche alla Barbieri (sesta) nella gara vinta dall’olandese Wild.

Wild paternoster Gand 2016
La Wild con dietro la Paternoster (foto Facebook)
Wild Paternoster Gand 2021
La Wild con dietro la Paternoster (foto Facebook)

La prestazione dell’azzurra è stata buona ma senza i picchi mostrati da Viviani e questo sui social ha riaperto l’annoso dibattito sul suo impiego nella gara olimpica. Molti vorrebbero che si puntasse su Elisa Balsamo, la sua compagna nella madison: «Si dimentica troppo facilmente che Letizia è rimasta totalmente ferma per ben due volte in un anno – interviene Salvoldi – deve riprendere con gradualità, pensando a un unico obiettivo, lei scalpita ma deve avere pazienza e lavorare, non badando ai risultati. Io comunque un dualismo Balsamo-Paternoster vorrei averlo sempre…».

Le altre azzurre si sono difese bene, in un lotto di partecipanti di prim’ordine a conferma di quanto l’evento di Gand fosse importante non solo per noi in ottica olimpica. Il miglior risultato è arrivato da Martina Fidanza, che smesse le vesti di stradista ha colto la piazza d’onore nello scratch mentre, oltre a quello della Paternoster, sono arrivati altri due terzi posti con la Bissolati nel keirin e la Vece nei 200 metri lanciati, una vitalità dal settore velocità che era da tempo attesa.

Fidanza Gand 2021
Nella foto Fci il podio dello scratch, con la Fidanza, la vincitrice Trott (GBR) e la Wild (NED)
Fidanza Gand 2021
Nella foto Fci il podio dello scratch, con la Fidanza, la vincitrice Trott (GBR) e la Wild (NED)

La Wild non tradisce mai

Mattatrice della tre giorni è stata l’olandesona Kirsten Wild, prima nell’omnium, nella corsa a punti e nell’eliminazione, con l’aggiunta del secondo posto nella madison con Amy Pieters e del terzo nello scratch, una bella risposta a chi, dopo le sue incolori prestazioni nella primavera su strada, la dava per finita.

«Quando si giudicano le campionesse straniere – ammonisce Salvoldi – dobbiamo scrollarci di dosso il nostro modo di pensare: qui la strada è primaria, all’estero campionesse come la Wild corrono pensando al loro obiettivo su pista, senza stress per i risultati. Sapevamo che a Gand sarebbe tornata ai suoi livelli e così è stato». Il riferimento a Tokyo sarà ancora e sempre lei, incredibile che ci fossero dubbi al riguardo…

Cofidis: Elia Viviani atteso a un grande riscatto

20.04.2021
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Tanti cambi di formazione, ma l’intelaiatura della Cofidis rimane la stessa. Molti la considerano fra le meno attrezzate del World Tour, facendo leva soprattutto sugli ultimi risultati, ma a ben guardare la formazione transalpina è sempre una squadra con gli uomini giusti per sorprendere e lo ha dimostrato lo scorso anno, quando pur dovendo fare i conti con la difficile stagione del suo principale acquisto, Elia Viviani, ha tirato fuori dal cilindro un ottimo interprete dei grandi Giri, Guillaume Martin chiamato ora alla riconferma soprattutto al Tour.

Elia Viviani
Elia Viviani al secondo anno con la Cofidis
Elia Viviani
Elia Viviani al secondo anno con la Cofidis

E’ chiaro che molto del destino del team dipende dalla piena ripresa dell’olimpionico dell’omnium: l’avventura di Viviani alla Cofidis sembra sempre sul punto di avviarsi ma poi si intoppa, i problemi fisici vissuti dal campione di Isola della Scala (Covid e valori cardiaci alterati) hanno ostacolato anche questa preparazione invernale. Per Viviani d’altronde è una stagione decisiva, puntata sulle Olimpiadi e la riconferma in pista, con Consonni sua spalla nella madison che sarà chiamato ad affinare la coesistenza nelle tante volate della prima parte di stagione.

Team Cofidis, ritiro dicembre 2020 (foto Cofidis)
Team Cofidis, una foto dal ritiro di inizio stagione
Team Cofidis, ritiro dicembre 2020 (foto Cofidis)
Team Cofidis, una foto dal ritiro di inizio stagione

Sarà sicuramente da seguire Jesus Herrada, lo spagnolo che superati i 30 anni sembra essere entrato in una nuova giovinezza e può essere considerato un valido pretendente alle brevi corse a tappe. Per il resto non va trascurata una caratteristica peculiare della Cofidis: quella di animare sempre le prime parti della corsa, lanciando fughe a lunga gittata che in qualche occasione trovano anche il migliore degli approdi.

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Piet AllegaertMoorsledeBel20.01.19952017
Fernando Barcelo AragonHuescaEsp06.01.19962018
Natnael BerhaneAsmaraEri05.01.19912013
Tom BohliUznachSui17.01.19942016
André CarvalhoVila Nova F.Por27.05.19922019
Thomas ChampionSt.SebastienFra08.09.19992021
Simone ConsonniPonte San PietroIta12.09.19942017
Jean Pierre DruckerSandweilerLux03.09.19862011
Nicolas EdetLa Ferte-BernardFra02.12.19872011
Ruben Fernandez AndujarMurciaEsp01.03.19912013
Eddy FineHerbeysFra20.11.19972021
Simon GeschkeBerlinoGer13.03.19862009
Nathan HaasBrisbaneAus12.03.19892012
Jesus Herrada LopezMota del CuervoEsp26.07.19902011
José HerradaCuencaEsp01.10.19852006
Victor LafayLioneFra17.01.19962018
Christophe LaporteLa Seyne sur MerFra11.12.19922014
Guillaume MartinParigiFra09.06.19932016
Emmanuel MorinNantesFra13.03.19952019
Anthony PerezTolosaFra22.04.19912016
Pierre Luc PerichonBourg en BresseFra04.01.19872013
Rémy RochasLa Motte ServolezFra18.05.19962016
Fabio SabatiniPesciaIta18.02.19852006
Szymon SajnokKartuzyPol24.08.19972017
Kenneth VanbilsenHerk-de-Stad Bel01.06.19902012
Attilio VivianiOppeanoIta18.10.19962018
Elia VivianiIsola della ScalaIta07.02.19892010
Jelle WallaysRoeselareBel11.05.19892011

DIRIGENTI

Cedric VasseurFraGeneral Manager
Christian GuiberteauFraDirettore Sportivo
Samuel BelleouneFraDirettore Sportivo
Roberto DamianiItaDirettore Sportivo
Alain DeloeuilFraDirettore Sportivo
Bingen Fernandez BustinzaEspDirettore Sportivo
Jean Luc JonrondFraDirettore Sportivo
Thierry MarichalFraDirettore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

C’è tanta Italia nella dotazione del Team Cofidis, a partire dalle biciclette De Rosa, passando per i gruppi Campagnolo e le ruote fulcron, fino all’abbigliamento Nalini. Per l’azienda telaistica di Cusano Milanino, ceh fornisce al team modelli SK Pininfarina e Merak, l’impegno nel WorldTour si sta trasformando in un ottimo investimento sul fronte della ricerca.

CONTATTI

TEAM COFIDIS – FRA

6 Avenue Henri Poincaré, ZAC de Ravennes les Francs 5991 Bondues (FRA)

cofidiscompetition@orange.fr – www.equipecofidis.com

Facebook: @TeamCofidis

Twitter: @TeamCOFIDIS

Instagram: teamcofidis

Elia Viviani De Rosa SK Pininfarina

De Rosa, due capolavori per Viviani e compagni

20.04.2021
3 min
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Per la stagione 2021 De Rosa rifornisce il Team Cofidis di Elia Viviani e lo fa con ben due modelli di biciclette ad alte prestazioni: la SK Pininfarina e la Merak. Ovviamente a queste due specialissime si aggiunge la TT03 per le cronometro.

Riferimento fra le aerodinamiche

Iniziamo dalla bicicletta preferita da Viviani, vale a dire la SK Pininfarina (nell’immagine di apertura). Due eccellenze del Made in Italy (De Rosa e Pininfarina) si sono incontrate e hanno dato luce alla seconda versione di questa bicicletta che vuole essere un punto di riferimento fra le biciclette aerodinamiche. La nuova SK Pininfarina presenta un tubo orizzontale più piatto e un reggisella con una pinna ridotta del 20% per massimizzare l’efficienza aerodinamica. Il carro posteriore, con i foderi obliqui con innesto basso nel tubo verticale, è molto compatto per dare la massima reattività nei rilanci. Anche la scatola del movimento centrale generosa è perfetta per supportare la potenza che Viviani esprime nelle volate. Il tutto con un peso del telaio che è di 950 grammi.

La De Rosa Merak
La De Rosa Merak
La De Rosa Merak
La De Rosa Merak del Team Cofidis per il 2021

Per tutti i percorsi

La Merak è una bicicletta che strizza l’occhio alle salite e in generale a tutti i percorsi vallonati, in quanto il peso del telaio è inferiore agli 800 grammi. Questo risultato si deve alle forme dei tubi ben proporzionate e alla lavorazione di ben quattro tipi diversi di fibra di carbonio che sono stati utilizzati in maniera specifica per ogni zona del telaio. I foderi obliqui posteriori hanno un design molto sfinato che rendono la Merak molto reattiva e, aggiungiamo noi, anche molto elegante.

Ruote sviluppate da Viviani

Il manubrio e l’attacco manubrio sono forniti da FSA e da Vision, infatti è facile trovare l’attacco e il manubrio K-Force di FSA sulla Merak e il manubrio integrato Metron 5D o 6D sulle SK Pininfarina. Le ruote sono fornite da Fulcrum in cui spiccano le nuove Speed 40 e Speed 55 CMPTZN DB sviluppate insieme a Viviani e su cui è possibile montare anche i pneumatici tubeless.

Elia Viviani sulla TT-03 nella cronometro del Romandia
Elia Viviani sulla TT-03 nella cronometro del Romandia
Elia Viviani sulla TT-03 nella cronometro del Romandia
Elia Viviani sulla TT-03 nella cronometro del Romandia

Linee estreme e forcella nuova

Per le cronometro i corridori del Team Cofidis possono contare sulla De Rosa TT Disc, l’evoluzione della TT-03. Questo vero e proprio bolide è frutto di anni di ricerca e sviluppo coniugato ad intensi test in galleria del vento. La nuova versione con i freni a disco ha anche una nuova forcella con gli steli più larghi che permettono un migliore passaggio dell’aria e quindi un’aerodinamica più efficiente. Da notare il design del tubo verticale che segue fedelmente la curvatura della ruota posteriore per migliorare l’efficienza aerodinamica e rendere molto compatta la bicicletta. Risultato che si traduce in un carro posteriore rigido e super reattivo. Non male anche il peso del telaio che si ferma a 1.250 grammi.

Due-misure-Fulcrum-Speed-CMPTZN
Le Fulcrum Speed CMPTZN nei due profili
Due-misure-Fulcrum-Speed-CMPTZN
Le nuove Fulcrum Speed CMPTZN nei due profili da da 40 e 55 millimetri

La scheda tecnica

GruppoCampagnolo Super Record EPS
RuoteFulcrum
PneumaticiMichelin
ManubrioFSA/Vision
Sella Selle Italia
ReggisellaFSA/De Rosa
PedaliLook

Campagnolo e tanta Italia

Per quanto riguarda la componentistica c’è tanta Italia, ad iniziare dal gruppo Campagnolo Super Record EPS, mentre per le selle sono fornite da Selle Italia. Come abbiamo detto le ruote sono Fulcrum con i pneumatici Michelin. Francesi anche i pedali con Look, mentre torniamo in Italia per i portaborracce Elite.

Giornata amara per Viviani. «Ciao Nord, testa al Giro»

07.04.2021
4 min
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L’espressione di Elia Viviani quando passa nella zona mista dice tutto. La sua Scheledeprijs non è andata come sperava. «Oggi era una giornata da bianco o nero. E’ stata da nero», commenta il veronese.

Se il vento che soffiava dal Mare del Nord in qualche modo aveva risparmiato la gara femminile, nel senso che non era stato fortissimo, non è stato così per quella maschile. La Scheldeprijs degli uomini infatti partiva proprio da uno di quei bracci di terra rubati al mare, addirittura in territorio olandese. Pale eoliche, prati infiniti, canali e navi portacontainer grandi come quella che si è incagliata recentemente nel canale di Suez, erano il contorno. E i pesi massimi del gruppo si fregavano le mani: tutto ciò era pane per i loro denti e per quelli dei velocisti.

Gruppo nel tunnel della Schelda Occidentale (6,6 chilometri, il più lungo d’Olanda)
Gruppo nel tunnel della Schelda Occidentale (6,6 chilometri, il più lungo d’Olanda)

Voglia sì, gambe no

Elia Viviani al mattino aveva detto chiaramente che era qui perché credeva nella vittoria, altrimenti neanche sarebbe partito da casa. Un ragionamento corretto, degno del campione qual è. Ma la sua determinazione non “ha fatto scopa” con le sue gambe.

Subito dopo il via il gruppo doveva affrontare il tunnel sotto il mare per raggiungere la penisola di Zuid-Beveland e da lì pedalare in direzione di Schoten. Il vento a quel punto sarebbe stato laterale. E presto è scoppiata la bagarre dei ventagli.

«Dopo 15 chilometri – racconta Elia – ero nel primo gruppo, ma quando poi si è rotto per una caduta ero nel secondo con Cavendish. Da lì sono saltato sul terzo. Non avevo una posizione buonissima. Ho preso una “frustata”, poi un’altra e alla terza sono saltato. Abbiamo inseguito tutto il giorno. Niente da fare. Peccato perché alla fine è andata anche bene con il meteo. E’ stata una gara asciutta, non ha piovuto, né nevicato. Il vento ha caratterizzato la corsa e i più forti erano davanti con diversi uomini. Soprattutto quelli del secondo gruppo, che sono poi riusciti ad agganciarsi».

In queste terre il vento è quasi sempre presente. Avere un team capace è fondamentale
In queste terre il vento è quasi sempre presente. Avere un team capace è fondamentale

Ventagli fatali

Elia ha il volto gonfio dal freddo, così come i suoi colleghi che sfilano alle sue spalle nella zona mista.

«Sensazioni? Bene, ma non benissimo altrimenti sarei rimasto con quelli davanti. Ero determinato però, ripeto, dal secondo ventaglio sono saltato sul terzo. La chiave è tutta lì. Quando succede così è perché le gambe non sono quelle che dovrebbero essere. La vittoria è arrivata, manca confermarsi: vincere, fare secondo o terzo. Quello che sta facendo Bennett, quello che ho fatto io nel 2018, 2019».

In queste situazioni il team conta moltissimo e saper correre con il vento ancora di più. E’ incredibile però. Si sa che certe gare e certe situazioni nascondono determinati trabocchetti, quello che ci si aspetta si verifica, eppure ogni volta ne esce una bolgia. E’ il fascino di queste gare.

«Quando poi davanti – riprende Viviani – ci sono cinque corridori della Bora-Hansgrohe e cinque della Deceuninck-Quick Step è ovvio che il nostro inseguimento è stato lungo. Una vera agonia. Alla fine ci abbiamo creduto gli ultimi tre giri, perché abbiamo visto che guadagnavamo, dai 2’30, siamo passati a 1’20”, però era tardi. E probabilmente con un gap i primi così stavano gestendo».

Scheldeprijs decisa nelle prime fasi. I tanti ventagli hanno respinto anche Viviani (31°)
Scheldeprijs decisa nelle prime fasi. I tanti ventagli hanno respinto anche Viviani (31°)

Viviani e il Giro

Ma come ogni campione che si rispetti, il corridore della Cofidis, già guarda avanti. Gli obiettivi futuri sono la benzina per rimettersi sotto. Il suo biennio con il team francese, almeno sin qui, non è stato fortunatissimo tra cadute e covid. E fa pensare che Elia dica che il Giro è il grande obiettivo della stagione.

«Adesso – conclude Viviani – riposo qualche giorno e poi inizio a pensare al Giro che sarà probabilmente l’appuntamento clou della stagione. La prossima settimana tornerò in pista, comincerò con dei blocchi di lavoro che serviranno per il Giro, ma anche per Tokyo. Il recupero mi servirà più la testa che per il fisico. E poi sotto a lavorare. In primis per il Giro».

Finalmente Viviani: «Si riparte da Cholet»

30.03.2021
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Una vittoria che ci voleva proprio. Il mattino dopo Cholet, per Elia Viviani, ha un sapore che non sentiva da tempo, troppo tempo. La Cholet Pays de Loire non sarà certo una classica, ma gli ha permesso di chiudere la più lunga parentesi senza successi, apertasi addirittura nel 2019 e gli ha dato nuovo slancio per questa fondamentale stagione.

Non serve neanche entrare nei dettagli, la voce di Viviani ha già un tono ben diverso rispetto agli ultimi mesi: «E’ stato un periodo troppo lungo senza soddisfazioni, ma sapevo che la condizione c’era e avevo già visto che l’anno era partito bene, al di là dei problemi fisici. Questo successo serviva a tutti, a me e alla squadra, ma questo deve essere un punto di partenza».

L’ultima vittoria risaliva alla quarta tappa del Giro di Slovacchia il 21 settembre 2019
L’ultima vittoria al Giro di Slovacchia, il 21 settembre 2019

Si riparte da qui

Avevano ragione quindi i dirigenti della Cofidis a pensare a te per la prova francese e non per la Gand-Wevelgem?

Alla fine sì, è stata la scelta corretta, ma per questo dico che deve essere un punto di partenza. L’obiettivo deve essere vincere ben altre gare. Questa serve al team come esempio di come dobbiamo lavorare e mi fa piacere soprattutto per la squadra.

Che non ha mai smesso di credere in te, no?

Vero, ma dopo oltre 500 giorni che non vinci, dopo che quella maglia non è mai sfrecciata per prima sul traguardo le domande te le fai. La condizione c’era, ma non è che questa basti automaticamente per vincere. A Cholet al di là della volata ci siamo mossi bene nella gestione della corsa, nella costruzione del treno, questo mi dà fiducia.

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Raccontaci un po’ la corsa…

Erano 204 chilometri con 2.000 metri di dislivello, 150 di pianura e un circuito da ripetere 6 volte con all’interno uno strappo di 800 metri e altri tratti molto tecnici. Una corsa vinta anche con la testa, nella gestione della volata (Viviani vincente nella foto d’apertura di B.Bade/LNC, ndr): ho scelto la mia traiettoria e ho tirato dritto, un successo netto, con valori già molto alti.

Come ti sei trovato sullo strappo?

Bene, quando a 2 giri dalla fine sono scappati in tre potevo agganciarmi, ma ho pensato che non sarebbero arrivati al traguardo e ho avuto ragione. Anche quando ha provato il colpo Benoit Cosnefroy, poi ripreso all’ultimo chilometro.

Riparliamo della Sanremo

A proposito di strappi, alla Sanremo tutti hanno visto che ti sei praticamente fermato all’inizio del Poggio: che cosa era successo?

Ho imboccato il Poggio troppo indietro nel gruppo e le gambe erano già al limite, ho preso una frustata già al primo tornante. A quel punto la corsa era finita. Solitamente all’inizio il Poggio si affrontava con andatura più regolare, invece gli Ineos hanno dato subito tutto gas e infatti nessuno sopra ha fatto la differenza.

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Belgio e poi… pista

Ora si torna in Belgio?

Sì, mercoledì si corre la Attraverso le Fiandre e poi il mercoledì dopo la Scheldeprijs. Potrebbe anche essere la mia ultima corsa prima del Giro, a meno che non decida all’ultimo di andare al Romandia.

Al ritorno dal Belgio, spazio alla pista?

Sicuramente, ci sono da testare i materiali e lavorare duro per Tokyo. Il pensiero è sempre lì…

La storia di “Cencio” e quella del Memorial Mantovani

29.03.2021
5 min
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C’erano una volta due fratelli, Vincenzo detto “Cencio” classe 1941 e Claudio, il più piccolo, del 1943. Di cognome fanno Mantovani e a Castel d’Ario dove nascono e crescono si capisce subito che vogliono andare lontano.

Vincenzo è il primo da sinistra, per nulla contento dell’argento a Tokyo 1964
Vincenzo è il primo da sinistra, per nulla contento dell’argento a Tokyo 1964

Bici e pallone

Vincenzo ha la bici nel sangue e in casa lo capiscono presto. Alto, elegante e moderno nello stare in sella, comincia a correre fra strada e pista. E nel 1964, da dilettante come s’è usato fino al 1992, partecipa alle Olimpiadi di Tokyo e centra l’argento nell’inseguimento a squadre.

Claudio alle due ruote preferisce invece il rotolare del pallone. E mentre Vincenzo diventa professionista con la gloriosa maglia della Excelsior Milano, lui diventa portiere. Gioca prima in squadre minori fra Lombardia e Piemonte e poi approda al Milan di Nereo Rocco in cui gioca dal 1964 al 1967. Da qui si sposta al Bari, all’Atalanta, al Perugia e poi al Cesena. La sua carriera si ferma per un problema al ginocchio. Per cui nel 1974 appende gli scarpini al chiodo ed entra in azienda.

Nel 2019 il Memorial fu vinto da Attilio Viviani, qui premiato da Claudio Mantovani
Nel 2019 Claudio Mantovani premia Attilio Viviani

L’azienda di famiglia

Già, l’azienda di famiglia. L’ha creata nel frattempo “Cencio”. La carriera da professionista non è forse quello che fa per lui. E pur rimanendo in gruppo fino al 1969, i suoi ricordi più belli restano quelle Olimpiadi e altri due argenti, ancora nell’inseguimento a squadre, ai mondiali di Parigi 1964 e San Sebastian 1965. Nel 1968 partecipa al Giro d’Italia e si piazza terzo nella tappa di Napoli. Nel frattempo però si è messo a disegnare maglie e calzoncini per sé e per gli amici.

Il laboratorio Nalini nasce così, precorrendo, attraversando e vestendo la storia del ciclismo. E portando alcune innovazioni di rilievo. Il primo fondello in fibra sintetica, che mandò in pensione quello di daino. Le tecniche più evolute per lo stampaggio e la cucitura di tessuti sempre più leggeri.

I loro campioni

Quando Claudio entra in ditta, ha 31 anni e trova un’impresa già ben lanciata, ma il suo contributo le conferisce un passo anche più rapido. E così a partire dagli anni Novanta, il marchio Nalini veste alcuni dei campioni più illustri del ciclismo mondiale. Sono Nalini e diventano l’oggetto del desiderio degli amatori di allora i calzoncini di Bugno in maglia rosa. E’ Nalini la maglia di Pantani delle prime vittorie al Tour. Ed è Nalini anche quella di Indurain e negli anni a seguire di Contador. Purtroppo però Vincenzo detto “Cencio” non riuscirà a godersi appieno il successo della sua azienda, perché nel 1989 precipiterà con il suo ultraleggero, lasciando Claudio al suo dolore e con la gestione dell’azienda.

Fra i campioni vestiti Nalini, anche il primo Pantani della Carrera
Fra i campioni vestiti Nalini, anche il primo Pantani della Carrera

Il memorial

Da quel momento, Claudio Mantovani diventa una presenza fissa e discreta nel mondo delle corse. E a partire dal 1996 inaugura una corsa, il Memorial Mantovani, vinto la prima volta da Roberto Zoccarato e l’ultima da Attilio Viviani

«L’evento – dice Claudio Mantovani – ha un grande valore affettivo per noi, perché è dedicato al nostro fondatore, assume un valore ancora più profondo in un anno in cui gli stravolgimenti in atto ci fanno sentire ancora più pressante il bisogno di valorizzare e restare legati alle nostre radici. Esse possono darci la forza per avere la resilienza e la flessibilità che servono a fronteggiare momenti come questo che viviamo oggi».

Al via 33 squadre

Si corre il 3 aprile. La corsa da qualche anno la manda avanti Simone Pezzini, presidente della Sc Ceresarese che organizza l’evento, che lo scorso anno non volle saltare l’edizione e si convertì in prova per allievi.

«Però quest’anno – dice – abbiamo tutte le autorizzazioni. Correremo sul percorso classico e siamo già al completo, con 33 squadre da 7 corridori ciascuna. In realtà si voleva partire da Ceresara, ma non è stato possibile e allora va benissimo partire dalla Nalini, che è sponsor e ideatore della gara. E poi Claudio quel giorno è uno di noi, dà sempre una grande mano. Non ci sarà una vera e propria bolla, ma predisporremo alcune zone in cui potranno entrare soltanto corridori e tecnici».

Anche Elia Viviani correrà a Tokyo e ha un conto da regolare…
Anche Elia Viviani correrà a Tokyo e ha un conto da regolare…

Ritorno a Tokyo

Fra le curiosità a margine di questa storia, c’è che oggi le divise Nalini sono indossate dalla Total Direct Energie di Niccolò Bonifazio, dalla Premac Isolmant di Martina Fidanza e Francesca Baroni e soprattutto dalla Cofidis di Elia Viviani che alle Olimpiadi di Tokyo, come pure Vincenzo Mantovani 57 anni fa, andrà per l’oro nell’inseguimento a squadre. E siamo certi che quel giorno, se Elia farà parte del quartetto azzurro, avrà da lassù anche i consigli di “Cencio” che a suo modo potrà mettersi finalmente l’oro al collo e togliersi quell’espressione di disappunto sul podio di allora.