Dopo l’anno più bello, Affini riparte sulle stradine del Nord

04.12.2024
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Edoardo Affini risponde dalla sua auto mentre si trova in Olanda ed è in viaggio verso il magazzino della Visma Lease a Bike. E’ arrivato il tempo delle visite mediche per ottenere l’idoneità sportiva. Il ragazzone che ha stupito tutti nel finale di stagione con due prove superbe a cronometro all’europeo e poi al mondiale riallaccia il filo in vista della nuova stagione. I ricordi di questa seconda parte di anno, però, rimangono vivi. D’altronde le due maglie di campione europeo nelle prove contro il tempo non si scordano facilmente. Se a questo poi ci aggiungi un terzo posto al mondiale di Zurigo, sempre a cronometro, allora è facile capire che il morale sia già alto. 

Cambio di vita

Il mantovano da pochi mesi si è trasferito definitivamente in Olanda, trovando casa a pochi metri dalla cittadina dove viveva la sua compagna. Una vita diversa, lassù non troppo lontano dalla sede centrale del team. 

«Ufficialmente – dice – viviamo nella nuova casa da fine maggio. Solamente che da quel periodo a fine stagione me la sono goduta poco. Ho fatto spesso avanti e indietro, ma ci sarò rimasto un mesetto scarso in totale. Ora, con le vacanze di fine anno, me la sono goduta di più. La decisione di venire a vivere in Olanda deriva dal fatto che la mia ragazza lavora qui e dal punto di vista sociale e culturale chiederle di venire in Italia non mi sembrava una grande idea. Ne abbiamo parlato tanto e alla fine siamo arrivati alla conclusione che trasferirmi qui avrebbe fatto al caso nostro».

Dieci giorni dopo l’europeo, a Zurigo è arrivata anche la medaglia di bronzo dietro Evenepoel e Ganna
Dieci giorni dopo l’europeo, a Zurigo è arrivata anche la medaglia di bronzo dietro Evenepoel e Ganna

Ritrovare la condizione

Fermarsi in un momento del genere sembra sempre un peccato, ma la stagione termina e il riposo è necessario per ripartire. Affini questo lo sa bene quindi, nonostante la gamba fosse una delle migliori della carriera, ha riposato e ora pensa già ai primi impegni. 

«Come tutti gli anni – spiega – sono ripartito con un po’ di movimento vario: palestra, corsa a piedi e poi bici. Con il passare dei giorni i lavori sono diventati sempre più seri, anche se è ancora presto per caricare, quello lo faremo al primo ritiro del team, settimana prossima. Per il momento ho fatto poca roba, qualche sprint e accelerazione, ma mai al massimo. Ho messo insieme sempre più ore, magari prima del ritiro farò un’uscita lunga giusto per finire di gettare le basi».

«Fermarsi – riprende Affini – dopo l’ultimo periodo è stato quasi un peccato, anche perché per ritrovare la stessa condizione ci sarà da dannarsi. Però questo stacco da un lato è servito per consolidare le emozioni. Devo ammettere che ho trovato una certa carica nel ripartire, non ne ho mai avuto bisogno ma dà uno stimolo in più. Nonostante mi dispiacesse fermarmi, mi sono comunque concentrato sul riposo e il recupero. Ho chiuso la bici a chiave e non l’ho toccata».

Gioie consolidate

Il ventottenne, che dal 2021 veste la maglia della Visma Lease a Bike, ha conquistato due risultati di grande prestigio. La maglia di campione europeo, che potrà indossare con orgoglio nel 2025, è un risultato che premia una carriera lunga e ancora da vivere. Se a questo poi si aggiunge il terzo posto di Zurigo è facile capire che il 2024 di Affini è culminato in una gioia immensa. 

«Quello che mi è rimasto dall’ultimo periodo – riflette – sono sicuramente i risultati. A questi però si affianca la gioia di averli condivisi con la mia famiglia, con la mia compagna e anche i suoi genitori. E’ bello fare una cosa del genere, come all’europeo, e averli lì per condividere il tutto nella vita reale. Dal telefono di certo non manca l’entusiasmo, ma viverlo è un’altra cosa. Anche al mondiale erano presenti i miei genitori. Salire sul podio e vederli in mezzo alla folla è stato un orgoglio e un piacere immensi».

Di nuovo insieme

Nei giorni scorsi i ragazzi della Visma hanno pedalato di nuovo insieme, sulle strade del Belgio. Tra strappi e pavé si sono rivisti tanti corridori, tra loro è spuntato anche Wout Van Aert. Il belga rimasto coinvolto in una caduta alla Vuelta è risalito in sella da poco. La domanda che tutti si pongono è se riuscirà a tornare in forma in vista dell’inizio del 2025

«Il nostro – ci racconta Affini – è un ritrovo che facciamo ogni anno. Partecipa il gruppo delle classiche, una rosa allargata. Facciamo dei test sui materiali e i ragazzi nuovi prendono confidenza con mezzi e attrezzature. Le strade su cui abbiamo pedalato sono quelle della Roubaix e del Fiandre. Il tutto fatto a ritmi tranquilli, ma è sempre un bene rinfrescarsi la memoria.

«Wout (Van Aert, ndr) – conclude Affini – dopo la Vuelta si è ripreso abbastanza bene. Sembra sia in pieno recupero, non ci sono stati problemi troppo grandi o permanenti. Certamente un infortunio al ginocchio chiede tempo per essere assorbito al meglio. Ora vedrà che fare con il ciclocross, è chiaro che nella corsa qualche dolorino in più lo abbia sentito. Le vibrazioni dovute all’impatto con il terreno sono diverse dalla sollecitazione della bici. Ma so che ha ripreso anche a correre, costruendo il tutto dalla base con l’obiettivo di tornare ai ritmi usuali. Personalmente l’ho visto come sempre, senza pensieri particolari».

Le Nimbl per Affini? Leggere, resistenti e su misura

30.09.2024
5 min
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Ai piedi di Edoardo Affini, campione europeo a cronometro e doppio bronzo mondiale nella gara individuale e poi nel mixed team relay, c’è un modello particolare di scarpe Nimbl. Un esemplare unico, ne vengono fatte solamente una cinquantina all’anno.

Proprio prima della prova del team relay, valsa il bronzo agli azzurri, abbiamo avuto modo di farci raccontare da Affini come si trova con queste scarpe marchiate Nimbl

Edoardo Affini durante il riscaldamento del mixed team relay a Zurigo 2024
Edoardo Affini durante il riscaldamento del mixed team relay a Zurigo 2024

Due medaglie ai… piedi

Appoggiato sulla poltrona dell’albergo nel quale alloggia la nazionale per questi mondiali di Zurigo Edoardo Affini appare come un gigante buono. Le scarpe nella sua mano sembrano quasi piccole, poi le posiziona sul tavolino e il 45 del cronoman in forza alla Visma Lease a Bike si manifesta in tutta la sua grandezza. 

«Questo – ci spiega, riprendendo la scarpa e girandola tra le mani – è un modello fatto solo sul mio piede, completamente modellato in base alle caratteristiche fisiche e tecniche. Non c’è la tomaia è tutto carbonio e con un velcro che funge da chiusura. E’ stata creata un’aletta per permettere di infilare e sfilare il piede agevolmente. Ma non c’è un sistema di chiusura che va a stringere, non c’è bisogno. Una volta indossate calzano come un guanto. Dopo diverse prove fatte nei due anni in cui le ho utilizzate ho deciso di indossarle senza usare le calze. Il piede rimane stabile all’interno, non si muove. Poi per avere un’aerodinamica ancora maggiore metto il copri scarpe».

Massima prestazione

Queste scarpe, progettate insieme a Nimbl, hanno alla base la ricerca della massima prestazione a cronometro. Una prova nella quale ogni dettaglio fa la differenza e sprigionare ogni singolo watt sui pedali è fondamentale.

«In accordo con Nimbl – continua – abbiamo sviluppato questo modello proprio per le cronometro. Sono un modello totalmente chiuso, senza fori o aerazione. Perfette per un discorso di aerodinamica. In uno sforzo come quello delle prove contro il tempo, dove si passa da 15-20 minuti a massimo un’ora, sono l’ideale.

«La spinta sui pedali – conferma Affini – è eccellente, questo è dovuto al fatto che la suola è presa dal calco che Nimbl ha fatto direttamente sul mio piede. Di conseguenza prende la forma della pianta e segue la mia fisionomia. Non servono solette, a livello di sensazione è come se fossi direttamente sul pedale. Lo spessore è quello del foglio di carbonio usato nella realizzazione del modello».

Edoardo Affini dopo tante prove e test le usa senza calze
Edoardo Affini dopo tante prove e test le usa senza calze

150 “strati”

La parola passa a Francesco Sergio, co-fondatore di Nimbl e colui che si è rapportato con Affini e tutti i corridori che utilizzano le scarpe prodotte dalla sua azienda.

«Questo modello in particolare – racconta – è costruito utilizzando 150 tipi diversi di carbonio, tutti orientati in maniera differente. Prima di iniziare a costruire la scarpa, che viene in un primo momento modellata sul calco preso all’atleta, dobbiamo fare alcune considerazioni tecniche. Ovvero, il peso del corridore, la potenza espressa e il tipo di pedalata. La squadra, in questo caso la Visma Lease a Bike, ci fornisce tutti i dati e noi partiamo con la realizzazione delle scarpe su misura».

Un mese di lavoro

«Una volta realizzate si spediscono all’atleta – riprende Francesco Sergio –  che farà un primo test. Si tratta di una pedalata di due o tre ore fatta a ritmi e regimi di gara. Chiaramente serve provarle al massimo della performance per avere un riscontro totale e completo. La prima volta non è mai quella giusta, ma è normale vista la qualità del prodotto finale. Si tratta di fare tante prove, test, pedalate, ecc. Una particolarità è che non si possono fare modifiche sul modello realizzato, quindi ogni volta bisogna mandarle al macero e ripartire da zero con le nuove indicazioni del corridore».

«Poi c’è una particolare attenzione al peso – conclude – perché se si va un 20 per cento sopra il limite programmato la scarpa non mantiene le sue performance. Così come se si ha un peso al di sotto, ciò significa che non tutte le parti sono rigide e pronte a sopportare il carico di potenza, rischiando la deformazione o la rottura. Per avere una scarpa al massimo livello possibile serve curare ogni dettaglio alla perfezione. Ma quando è pronta i risultati si vedono»

Voci e umori azzurri dopo il bronzo nella crono dell’Australia

25.09.2024
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ZURIGO (Svizzera) – La grandezza della prova degli azzurri nella crono a squadre e nello specifico di Gaia Realini sta nei sette secondi di ritardo con cui Affini, Cattaneo e Ganna chiudono la loro frazione. Avevamo sperato che i ragazzi avrebbero lasciato un bel gruzzolo da gestire alle ragazze, senza considerare che il percorso del team relay era tutto fuorché il tracciato per una cronometro a squadre.

Pensavamo che si potesse vincere, ma il bronzo è un bellissimo traguardo che si somma agli ottimi risultati degli europei e a quelli di questo avvio di mondiale. L’Italia sa andare forte contro il tempo e prende medaglie anche quando la selezione da parte di Velo avviene in un campo di candidati limitato per indisponibilità o problemi di salute.

Alla fine per gli azzurri arriva un ottimo terzo posto a 8″ dall’Australia e a 7″ dall’argento
Alla fine per gli azzurri arriva un ottimo terzo posto a 8″ dall’Australia e a 7″ dall’argento

Troppe defezioni

Gli australiani hanno chiuso la prima parte con un piccolo margine, mentre le loro ragazze hanno mantenuto il margine fra sé e gli altri. Saremmo stati secondi alle loro spalle, se le ragazze della Germania non avessero tirato fuori la prova della vita chiudendo con 85 centesimi di ritardo dalle australiane. Il podio è tutto qui: Australia, Germania e Italia. Arriva così l’ennesima vittoria per Grace Brown che doppia l’oro della cronometro individuale ed è ad una sola gara dal ritiro.

In questo mondiale così costoso, al fronte di una sala stampa vuota di giornalisti (che verosimilmente arriveranno nel weekend per le gare su strada), il Belgio, la Gran Bretagna, il Portogallo e l’Olanda hanno deciso di non partecipare alla sfida per squadre. E così alla fine, vuoto per vuoto, la conferenza stampa dei team del podio salta perché non ci sarebbero abbastanza giornalisti per fare domande. Così, riservandoci di raccontare semmai in un altro momento le parole degli australiani, aspettiamo gli azzurri nella mixed zone. Prima che anche loro riprendano la via del pullman e dell’hotel.

L’ironia di Cattaneo

Cattaneo racconta dei ruoli e dell’impegno. «Non auguro una crono come questa neanche a Lello Ferrara – dice Cattaneo sorridendo all’indirizzo dell’ex corridore al nostro fianco – perché era una crono impegnativa anche se fosse stata individuale. Penso che sia stata una delle più difficili che io abbia mai fatto. Bisognava spingere tanto in salita, ma poi non potevi provare a tirare un po’ il fiato in pianura. Tutto il giorno a tutta quindi, senza mai mezzo momento di recupero. Ma soprattutto in salita dovevi andare sempre un pochettino di più di quello che era il tuo limite e questo ha reso la crono molto molto impegnativa.

«Abbiamo cercato di sfruttare il più possibile le caratteristiche di ognuno. Io ho tirato il più a lungo possibile in salita, Pippo ed Edo hanno macinato metri in pianura e nei pezzi in cui la strada tirava in giù, mantenendo la velocità più alta possibile. Per cui ognuno era al limite nella parte che meno gli si addiceva, è stato molto duro…».

Cattaneo è forse l’azzurro più adatto al percorso di Zurigo, estremamente duro
Cattaneo è forse l’azzurro più adatto al percorso di Zurigo, estremamente duro

Un percorso sbagliato?

Affini ha il solito pragmatismo mantovano, cui si è aggiunto il rigore olandese. E questa crono proprio non gli è andata giù. «Cattaneo tirava in salita – dice – e c’è stato un momento che veramente volevo dirgli di calare, perché mi stava mettendo non al gancio, di più… Ho tenuto e siamo riusciti a scollinare. Pippo faceva proprio delle tirate da bestia. Poi quando all’ultimo chilometro Cattaneo ha dato l’ultimo cambio, ho chiuso gli occhi e mi immaginavo di essere già all’arrivo, invece mancavano ancora mille metri. Ho cercato di dare tutto, penso che abbiamo fatto tutti e tre una bella crono.

«Non credo fosse un percorso da crono – aggiunge – infatti è il percorso della gara su strada ed è duro: un motivo ci sarà. Per me è abbastanza semplice: se fai un percorso così, che a farci nove giri domenica verrà una gara tostissima, non ha senso farlo in tre con la bici da crono. A parte la durezza in sé, c’erano tantissime curve che non davano il ritmo della cronosquadre, come invece è stata quella degli europei. Lì potevano mettere anche qualche salita in più, però mantenendo la linearità. E’ come se per organizzare un mondiale per scalatori, non avessero messo le salite…».

Affini ha cambiato rapporti. Dal 68 degli europei, ha fatto la crono di domenica con il 60, oggi ha il 58
Affini ha cambiato rapporti. Dal 68 degli europei, ha fatto la crono di domenica con il 60, oggi ha il 58

Le tirate di Ganna

Colpito e affondato! Giusto in tempo per l’arrivo di Ganna, colui che a detta di Affini faceva delle tirate da bestia. Pippo stamattina ha chiesto di smontare la borraccia: un atteggiamento cattivo, segno che sarebbe partito con idee bellicose. Ora ha girato un po’ le gambe sui rulli e ha riordinato le idee. «Alla fine – sorride – ho provato a uscire dalla sua ruota, ma mi sono detto: “Ma chi me lo fa fare?! Resto dietro che sto bene”. In due momenti ho guardato il misuratore di potenza: non lo avessi mai fatto, aveva ragione Amadio. Ci ha detto che oggi avremmo fatto meglio a non guardarlo, infatti così abbiamo fatto. Cattaneo ci ha portato al limite senza però farci andare oltre, non ci ha mai messo in difficoltà al punto di farci scoppiare. Ci ha lasciato girare sul fuoco, come l’asado, ci ha cucinato alla brace, a fuoco lento. E’ stato bravo.

«Le mie sensazioni? A fine stagione credo che le sensazioni cambino ogni giorno, non credo che fare un confronto con domenica sia possibile. E’ un anno che siamo in bicicletta a far fatica, sempre al limite. Prima con Edoardo scherzando ci siamo detti che il ciclismo agonistico di sicuro non aiuta la salute. E’ bello uscire, farsi una passeggiata, fare anche il percorso di oggi in amicizia. Ma al livello in cui lo facciamo noi, è meno bello…».

Ultima crono di stagione per Ganna, che arriva al team relay dopo l’argento della individuale
Ultima crono di stagione per Ganna, che arriva al team relay dopo l’argento della individuale

Longo di buon umore

Le ragazze arrivano insieme: Longo Borghini, Realini e Paladin. Sono passate davanti a Ettore Giovannelli e i microfoni RAI, che le ha aspettate con il collegamento in chiusura. Poi sono venute a parlare italiano. «E’ andata bene – dice Longo Borghini – sono contenta di me stessa, ma soprattutto sono contenta della nazionale. Alla fine ce la siamo giocata fino in fondo e più di così non potevamo fare.

«Come ho appena detto alla RAI – ridono entrambe – ho scoperto che stare a ruota di Gaia non è un grande risparmio, perché comunque ho sempre la testa un po’ scoperta. Infatti, quando lei passava davanti in salita, pensavo: “Ok, dai, adesso mi riposo un attimo e poi almeno tiro forte in pianura”. E poi invece avevo sempre un po’ d’aria che mi arrivava».

Longo Borghini e Realini rimangono sole presto e chiudono con un tempo notevole
Longo Borghini e Realini rimangono sole presto e chiudono con un tempo notevole

Realini e la crono

Realini sta al gioco, le battute sul suo essere minuta la accompagnano da sempre, ma ha imparato a rispondere mettendole tutte in fila sulle salite. «Non sono un’ottima compagna di crono – ammette – però ho cercato di dare il massimo nei punti a me più favorevoli, cioè le salite. E poi si è dato tutto anche dove bisognava spingere. Anche Soraya nella prima parte, nonostante abbia avuto una giornata no, ci ha dato una grande mano. Quindi come nazionale possiamo essere fieri di questo risultato e ce lo godiamo fino in fondo.

«Sinceramente – sorride – ho saputo che sarei venuta qui una settimana prima della gara. Pensavo fosse tutto uno scherzo, perché chiamare me per una crono… Ho chiesto a Velo se avesse sbagliato numero però mi ha detto di no, che le ragazze erano contente che io facessi parte del team. Allora ho detto: “Ok, proviamo questa nuova esperienza”. E ho dato il massimo, diciamo che un terzo posto al mondiale cronosquadre non è da buttare».

Soraya Paladin correrà anche su strada. Il suo contributo nel team relay ha risentito di una giornata storta
Soraya Paladin correrà anche su strada. Il suo contributo nel team relay ha risentito di una giornata storta

Grinta Paladin

Soraya Paladin ha lo sguardo basso, lo aveva così anche sul podio. La giornata non è stata delle migliori, ma conoscendola siamo certi che si rifarà sabato su strada. «Per me – ammette – ci sono emozioni contrastanti. Ovvio, è una medaglia, quindi fa sempre piacere salire sul podio, soprattutto perché è la prima volta che salgo su un podio mondiale. Però personalmente sono un po’ dispiaciuta per come è andata. Non posso farci niente. Loro andavano fortissimo in salita, sapevo che era un po’ la mia parte debole e così è stato.

«Ma sabato sarà completamente diverso – ruggisce – ovviamente dà morale vedere che l’Italia è salita sul podio. Elisa e Gaia hanno fatto una grande performance, quindi andiamo lì ancora più cattive e pronte a salire magari più in alto. Ve lo dico io: Elisa ha la gamba!».

Con il podio del team relay si chiudono le prove a cronometro: da domani si corre su strada. Iniziano gli juniores
Con il podio del team relay si chiudono le prove a cronometro: da domani si corre su strada. Iniziano gli juniores

Sabato si combatte

Chiudiamo con le due compagne di Lidl-Trek che a fine stagione separeranno le loro strade e diventeranno avversarie. «Personalmente mi sono sentita bene – dice Longo Borghini – ho visto Gaia molto bene e onestamente una giornata no per Soraya ci può stare, ma credo che sabato sarà per noi una pedina molto importante».

«Secondo me oggi – fa eco Realini – abbiamo fatto un bel test su questo circuito. Verrà una gara molto dura perché non ci sarà un attimo di respiro. Non ci sono salite lunghissime, ma si potrà fare la differenza. E noi come nazionale siamo molto forti e giocheremo unite e ci giocheremo al meglio le nostre carte senza pressione. Questa volta insomma, quando Sangalli mi ha chiamato, non ho pensato che avesse sbagliato numero. Sabato si combatte!».

Due tricolori sul podio della crono: serata di sorrisi e rivalsa

22.09.2024
6 min
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ZURIGO (Svizzera) – Le cose più interessanti come al solito vengono fuori quando Ganna e Affini vengono fuori dalla sala stampa e si dirigono verso l’antidoping. Si cammina lentamente, seguendo il filo del ragionamento su questa crono iridata. Un ragazzo porge la borraccia da firmare e prima Edoardo e poi Pippo la prendono e scrivono il nome.

Il vuoto di Geelong

Remco Evenepoel ha vinto la cronometro dei mondiali dopo quella olimpica, come ha appena fatto Grace Brown fra le donne elite. Sul podio di Zurigo, il belga si è ritrovato fra i due giganti italiani, allo stesso modo in cui nel 2021 Ganna si lasciò dietro lui e Van Aert. Non suona come una vendetta, almeno Remco lo esclude, ma certo il pensiero ti viene. Come ti viene di ricordare quando ai mondiali di Geelong nel 2010 l’Italia non portò neanche un cronoman e l’amico Ilario Biondi tornò a casa con la foto del box azzurro desolato e vuoto. Il vento è cambiato e il nome di Ganna va legato a buon diritto all’inizio della rivoluzione azzurra. Oggi il distacco è di appena 6 secondi, il minimo dai mondiali del 2023. Allora furono 12, alle Olimpiadi salirono a 14.

Ganna ha ricostruito la sua condizione in poco più di 3 settimane dal ritiro al Renewi Tour
Ganna ha ricostruito la sua condizione in poco più di 3 settimane dal ritiro al Renewi Tour

«Remco è un grande corridore e un grande ragazzo – dice Pippo camminando – non c’è niente da dire. Tifo per lui il prossimo fine settimana, ma forse no. Quattro vittorie fra Olimpiadi e mondiali forse sono troppe (ride, ndr). Io ho preso un altro argento. Un’altra occasione per confermare che ogni volta arrivo vicino all’obiettivo. Non è che puoi essere non realista sul fatto che fosse una corsa molto più adatta a lui. Se lo avessi battuto, sarebbe stato per una sua giornata storta. Però fondamentalmente ha fatto un’ottima performance quindi non puoi dire niente.

«Anzi sono solo contento per lui, contento per Edo e contento per me, che comunque fino a meno di una settimana fa non potevo neanche dire di avere questi valori. Sono stato contento anche di vedere due bandiere tricolori sul podio, anni fa non ne saremmo stati capaci. E sono felice di essere stato là sopra con Edo, che due settimane fa ha anche vinto il campionato europeo. E’ uno dei miei migliori amici, siamo praticamente cresciuti insieme, anche se corriamo in squadre diverse».

Per Affini, fresco campione d’Europa, arriva anche il primo podio ai mondiali
Per Affini, fresco campione d’Europa, arriva anche il primo podio ai mondiali

Affini, primo podio

Affini è di ottimo umore. Se per Ganna il secondo posto ha il sapore dell’ennesima beffa, per il mantovano il primo podio mondiale ha il sapore forte della conquista. Lo ha centrato senza lasciare niente al caso. Dal casco Giro colorato d’azzurro, alla nuova bici da crono Cervélo con i colori del titolo europeo, fino agli scarpini da crono tutti in carbonio modello Expect, fatti su misura da Nimbl in appena 50 esemplari l’anno.

«Mi dispiace vedere Pippo ancora una volta perdere per pochi secondi – dice con un sorriso largo quanto le sue spalle – ma sono contento della mia prestazione. In proporzione è stata anche migliore dell’europeo, visto il percorso. Non avrei mai pensato di salire sul podio. Invece ero seduto sulla hot seat e vedevo passare uno dopo l’altro tutti gli altri corridori e ho cominciato a crederci. Non posso negare che sia stata la crono più bella della mia vita.

«Quando nel 2021 ho scelto di correre alla Jumbo Visma – precisa – che poi è diventata Visma-Lease a Bike, avevo in testa di lavorare sulla cronometro e abbiamo iniziato a farlo sin da subito. Galleria del vento, materiali. Mi hanno aiutato a crescere, con il contributo degli sponsor che investono tanto».

Jay Vine porta addosso i segni della caduta nella discesa più brutta e pericolosa del circuito
Jay Vine porta addosso i segni della caduta nella discesa più brutta e pericolosa del circuito

Quella discesa, un errore

Durante la conferenza stampa gli hanno chiesto della discesa, lungo la quale è caduto Jay Vine e che domani sarà affrontata anche dai corridori del tandem nelle gare di paraciclismo: una prospettiva che francamente dà i brividi.

«Mettere quell’ultima discesa così ripida – Affini torna serio e ne parla meglio – è stata un errore. Non sto criticando il percorso, che era ottimo, ma solo quel passaggio. Potevano trovare un altro modo per scendere sul lago. Il problema non è neanche tanto la pendenza quanto le condizioni dell’asfalto, che non era così buono. Quando fai tratti del genere con la bici da crono, la ruota lenticolare e tieni il manubrio per le appendici che vibrano, la bici diventa difficile da controllare. Il solo consiglio che si può dare ai ragazzi del tandem è di arrivare in fondo sani e salvi».

Nella stessa picchiata, Ganna ha controllato bene la sua bici, ma si trattava di un passaggio al limite
Nella stessa picchiata, Ganna ha controllato bene la sua bici, ma si trattava di un passaggio al limite

Ganna si avvicina

Ganna intanto si avvicina al cancello dell’antidoping e anche il nostro tempo con lui presto avrà fine. Antonio Ungaro, l’addetto stampa della Federazione, capisce e temporeggia, anche se dentro lo guardano fisso come invitandolo a entrare.

«Solo pochi hanno creduto in questo progetto – dice – Cioni, Velo, Villa che mi ha aiutato in pista e Lombardi. Tanti dicevano che Ganna avrebbe fatto meglio a chiudere e ripresentarsi nel 2025. Invece sono tornato a soffrire sulla sella per venire qui e vincere. Alla fine io credo che ogni volta che metto un numero, penso di farlo per me stesso, per scrivere un pezzetto della mia storia, di storia italiana. Quindi quello che pensa la gente può valere, ma fino a un certo punto.

«Non ho perso tanto in salita da Remco, ma chiaro che avrei preferito un percorso più piatto. Alle Olimpiadi sarei stato anche più vicino, se non ci fossero stati i tratti bagnati. Anche lì ho fatto una bella performance, però con i se e con i ma non si va lontano, meglio guardare il futuro. Bisogna vedere il risultato finale. E il risultato finale è che sono secondo a 6 secondi. Già altre volte mi sono avvicinato a lui e non vedo perché non dovrei farlo in futuro. Ovviamente non sarà facile, ma si cercherà di fare sempre meglio. Di oggi non posso dire niente. Ho fatto una bellissima prestazione e spero di fare altrettanto anche nel team relay. Poi mi resteranno il Giro di Croazia, il Gran Piemonte e poi potrò iniziare le mie vacanze».

La serata azzurra sa di ottimo risultato. Torniamo verso la sala stampa per scrivere di questa crono così bella dei nostri azzurri, in un mix di esaltazione e senso di rivalsa. Tenendo Remco al centro del mirino. Nessuno è imbattibile, anche se certe volte il piccolo belga fa di tutto per convincerti del contrario.

Zurigo, vigilia della crono: come stanno Ganna e Affini?

21.09.2024
6 min
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ZURIGO (Svizzera) – Sono quasi le quattro, quando le maglie azzurre iniziano a raggiungere il traguardo della crono su cui domani si assegneranno le prime maglie iridate (in realtà stasera è già arrivato l’argento nella staffetta paralimpica). Passa Noviero Raccagni e non si ferma, raggiunto poco dopo da Gaia Masetti, Vittoria Guazzini e Bryan Olivo. Il caldo ci ha sorpreso. Siamo venuti su con la valigia invernale, invece la temperatura sul lago si avvicina ai trenta gradi. Il tempo di guardarsi intorno e dal fondo della strada arrivano prima Affini e poi Ganna.

Gli azzurri hanno ultimato il sopralluogo a strade chiuse sul percorso della cronometro e finalmente si sono potuti fare un’idea delle curve, delle salite e delle discese. L’ultima, quella che dalla collina riporta sul lago, fa paura. Lo avevamo detto anche quando venimmo con i tecnici per il sopralluogo, ma vederla dalle appendici di una bici da crono è stato ben altro.

Velo è soddisfatto per il morale degli azzurri, meno per il percorso
Velo è soddisfatto per il morale degli azzurri, meno per il percorso

«Il percorso è bellissimo – dice Velo – e sicuramente non è disegnato sulle caratteristiche né di Pippo né di Edo. Però è così per tutti. L’inizio della seconda parte di gara è piuttosto impegnativo, ma quel che colpisce è la discesa molto pericolosa, aggiungerei da pazzi per una crono. Non condivido la scelta dell’UCI, perché è troppo troppo rischiosa. Non è assolutamente accettabile una decisione del genere in una prova in cui si raggiungono i 100 all’ora su una stradina stretta. Spero che alla fine andrà tutto bene. Bisogna stare concentrati in tutta la cronometro. I ragazzi hanno provato per due volte la discesa dopo la salita più lunga. Ci sono curve, non solo in quella discesa, in cui stare attenti. Non sono pericolosissime, però sapete anche voi che quando si è in gara si cerca sempre il limite, quindi è un attimo andare oltre. Per cui servirà massima prudenza».

Affini e la nuova Cervélo

Affini ha finito di rispondere a un’intervista in olandese, che mastica davvero bene. Del resto da prima dell’estate, Edoardo si è trasferito a casa della compagna olandese e persino il numero di telefono ha preso il prefisso di lassù. La nuova Cervélo celebra la vittoria ai campionati europei e anche se il percorso iridato non fa per lui, l’atteggiamento è costruttivo.

«E’ più dura degli europei – spiega Affini – ovviamente anche più lunga. Sono 46 chilometri, sicuramente una distanza importante, come è giusto che sia per un campionato del mondo. Ci sarà da gestirlo molto bene, perché c’è la prima parte è veloce, la parte centrale ha più dislivello e lì ci sarà da distribuire bene le energie senza esagerare troppo. Infatti poi nella parte finale, negli ultimi 12 chilometri lungo il lago se si è ancora in spinta, si può fare ancora la differenza.

«La vittoria degli europei mi ha dato una bella botta di morale. Allo stesso tempo non mi ha cambiato, la forma penso che sia più o meno la stessa. In una settimana bene o male non dovrebbe essere molto differente. Speriamo di avere la giornata giusta e cercherò di fare una bella crono. In questa settimana ho cercato di recuperare il più possibile. Lunedì e martedì proprio due girettini, veramente tranquilli. Mercoledì e giovedì un paio di allenamenti un po’ più seri sulla bici da crono, ma niente di esagerato, perché comunque il carico importante è stato fatto alla Vuelta. Quindi ora il discorso era più cercare di recuperare le energie e fare gli ultimi ritocchi».

La voglia di Ganna

Passano Evenepoel con la sua bici d’oro e subito dopo Roglic, quando ci avviciniamo a Pippo Ganna. Velo lo ha descritto come un corridore ritrovato, lui ha parlato di grande scommessa per non chiudere prima la stagione. E’ tirato e molto rilassato, si vede che sta ancora ragionando sul percorso che ha appena scoperto, dopo averlo assaggiato ieri per la prima volta col traffico aperto.

«Sarà una gara dura – dice – e bisognerà capire bene come gestirla. Ci sono tre strappi impegnativi, brevi ma impegnativi. Il mio favorito è Remco, vediamo quanto distacco ci darà. Ho passato l’ultimo periodo fra alti e bassi. Diciamo che c’erano due scelte: rivederci al 2025 oppure provare a rimettersi in gioco e arrivare qua. Ho scelto la seconda e ci stiamo riprovando. Vediamo domani come si taglierà quell’arrivo, quale sarà il risultato finale. Mi sento bene, dai, fa anche caldo, è una bella giornata. Domani dovrebbe essere simile, quindi il morale è alto. Non dovrei fare scelte tecniche particolari. Per fortuna ieri hanno pulito l’ultima parte pianeggiante di strada prima della discesa ripida. Diciamo che la scelta di fare quel settore non credo sia stata delle più azzeccate, però è uguale per tutti e vedremo.

Ganna torna alle gare dopo il ritito dal Renewi Tour: avrà recuperato dal momento di difficoltà post olimpico?
Ganna torna alle gare dopo il ritito dal Renewi Tour: avrà recuperato dal momento di difficoltà post olimpico?

Poi si volta verso Affini, che parla acanto a lui e un pensiero è per il compagno di nazionale. «Come ho già detto, Edo si è meritato l’europeo. Siamo in camera insieme dai mondiali di Firenze, quindi riuscire a vederlo sul tetto d’Europa con quei colori addosso mi riempie il cuore. E’ un amico e se lo merita. Quando ai miei europei… Gia dal Deutschland Tour avevo capito che era meglio fare una pausa, però ho tenuto duro perché ovviamente bisogna onorare anche la maglia della squadra. E così siamo arrivati qui, non guardiamo il passato, vediamo il futuro. Ma una cosa del futuro voglio dirla. I mondiali pista ce li vediamo insieme in tribuna con una birretta in mano…».

L’ironia della “Guazz”

Si avvia verso il parcheggio delle ammiraglie per tornare all’hotel degli azzurri, che si trova fra il centro e l’aeroporto. Poco prima che arrivassero i ragazzi, avevamo scambiato due battute con Gaia Masetti e Vittoria Guazzini. La prima si era soffermata sull’asfalto malconcio di quella discesa veloce e stretta, la secondo invece stava cercando lo stimolo giusto per sorridere di questo percorso così lontano dalle sue caratteristiche.

Masetti, Olivo e Guazzini: donne elite e under 23 hanno concuso il sopralluogo poco prima dei pro’
Masetti, Olivo e Guazzini: donne elite e under 23 hanno concuso il sopralluogo poco prima dei pro’

«E’ molto impegnativo – ha detto la campionessa olimpica della madison – anche se gli ultimi 12 chilometri sono belli filanti qui sul lago. Però prima tra salite e discese, non c’era un attimo tranquillo dal punto di vista altimetrico e per le discese impegnative. Soprattutto l’ultima, prima di girare sul lago. Quindi sarà importante stare attenti, non prendere troppi rischi e poi spingere dove si può spingere. Ma se devo dire, per quello che ho visto, non è un percorso per me. Però ci provo, è pur sempre un campionato del mondo».

Zurigo scorre fuori, imprigionata con il suo lusso nei sensi unici e le strade chiuse. Inizia la settimana dei mondiali, noi siamo quassù. Proveremo a raccontarvi tutto. E se qualcosa dovesse restare fuori, lo porteremo via e lo approfondiremo poi.

Masetti e Maestri: l’oro di chi ci crede (sempre)

19.09.2024
6 min
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La medaglia d’oro del team relay ai campionati europei è legata con un doppio filo a due storie personali, quelle di Gaia Masetti e Mirco Maestri. Entrambi arrivano dalla stessa regione: l’Emilia Romagna e per tutti e due questa è stata la prima medaglia con la nazionale. Anzi, per il corridore della Polti-Kometa il campionato europeo è corrisposto alla prima presenza in azzurro. Al contrario, Gaia Masetti la medaglia l’aveva sfiorata nel 2023 in Olanda con un quarto posto nella gara su strada riservata alle under 23. 

Due strade che si incrociano e riscrivono la carriera di entrambi, perché in una medaglia sono racchiusi sogni e ambizioni ma anche rivalsa e una volontà di non mollare mai, nemmeno di un metro. 

Cecchini, Guazzini, Cattaneo, Affini, Maestri e Masetti: ecco i sei azzurri d’oro (foto Maurizio Borserini)
Cecchini, Guazzini, Cattaneo, Affini, Maestri e Masetti: ecco i sei azzurri d’oro (foto Maurizio Borserini)

Una spinta in più

Gaia Masetti ha avuto il tempo di una toccata e fuga a casa, giusto per appoggiare la valigia e riprenderla in mano pochi giorni dopo. Oggi, infatti, è impegnata con la sua AG Insurance – Soudal Team al Grand Prix de Wallonie. L’abbiamo intercettata nelle poche ore che è rimasta in Italia, facendoci travolgere dal tanto entusiasmo. L’oro belga le è valso la convocazione al mondiale di Zurigo, il primo della sua giovane carriera.

«Dopo la prova in linea il cittì della crono (Velo, ndr) – dice Masetti – mi ha detto che sarei andata a fare i mondiali. E’ bello perché un anno fa nemmeno ci volevo salire sulla bici da cronometro. Da junior andavo bene, poi passata under 23 ho avuto qualche problema e avevo deciso di accantonarla. Il cittì della nazionale femminile, Sangalli, non si è arreso e l’anno scorso mi ha detto che avrei corso l’europeo a cronometro in Olanda. Io non volevo ma ha prevalso lui e mi sono presentata al via. Ho colto un decimo posto, per tutti un risultato normale, per me è stata una scintilla che ha riacceso la passione per questa disciplina. Da quel momento in poi (era il 22 settembre 2023, ndr) ho ripreso ad allenarmi con la bici da crono anche a casa. Ora sono io che insisto con il preparatore per inserirla nei programmi di lavoro».

La forza del gruppo

Il team relay si corre in sei: tre uomini e tre donne che si dividono la fatica. Una prova dove conta la sinergia tra i compagni di squadra, serve fiducia nei mezzi di tutti, sia di chi parte per primo che di chi prende in mano il testimone a metà prova. 

«E’ una prova faticosissima – spiega Masetti – perché in tre è come fare una crono individuale ma con i meccanismi di una prova a squadre. Il tempo di recupero tra un cambio e l’altro è di 40 secondi, poi rifiati un attimo e ritorni a tirare. Ho la fortuna e la bravura di essere una atleta che riesce a stare su sforzi alti per molto tempo.

«La nostra forza l’abbiamo trovata soprattutto nel gruppo – riprende – non pensavo di legare così tanto con tutti e cinque i miei compagni. E’ capitato spesso di fare tardi per un allenamento perché rimanevamo a tavola a parlare dopo colazione, senza accorgerci del tempo che scorreva. Anche sul podio scherzavamo tra di noi, facevamo gli stupidi commentando il pubblico e la premiazione.

«Non conoscevo nessuno bene, giusto Cattaneo che avevo incrociato in qualche ritiro con la squadra. Affini era quello che mi metteva più timore, per la stazza, invece è simpaticissimo ed estremamente tranquillo. Le ragazze, Guazzini e Cecchini, le incrocio spesso in corsa da avversarie, ma non ci avevo mai parlato molto. Elena (Cecchini, ndr) in questo europeo mi ha fatto da “mamma”. Nelle uscite insieme mi spiegava il funzionamento del team relay, come comportarsi dopo le curve e tutto il resto. Il team relay mi ha affascinato, anche se è faticoso da morire e questa medaglia è solo uno slancio per continuare in questa direzione».

“Paperino” re d’Europa

La carriera di Mirco Maestri è più avanti rispetto a quella della compagna di squadra nel team relay. A 32 anni “Paperino” Maestri, così si è soprannominato per la sua tenacia, si è conquistato la prima convocazione in azzurro.

«L’ho detto alla squadra e allo staff – attacca con un sorriso – se vogliono portarmi come talismano alle prossime prove. Scherzi a parte questa medaglia d’oro non me l’aspettavo, in un attimo tutto cambia e una serie di buone prestazioni mi hanno aperto le porte della nazionale. A luglio mi sono sentito dire da Bennati che sarei stato nella rosa dell’europeo e nella mia testa è cambiato tutto. Mi sono detto: «Ce la posso fare». Sono convinto che se un corridore non ha obiettivi e sogni lentamento “muore” e io nel mio essere testardo come Paperino, non mi sono mai arreso. Ho costruito una carriera mattoncino dopo mattoncino e a 32 anni, quasi 33, posso dire che mi sento ancora tanto da dare. Devo molto a Basso e alla Polti, senza di loro non sarei dove sono. Non mi pongo limiti, non l’ho mai fatto e non inizierò a farlo ora».

A ruota di due medaglie

Il terzetto maschile del team relay era composto da Maestri, Affini e Cattaneo, gli ultimi due erano reduci dalla prova a cronometro individuale che è valsa due medaglie: oro e bronzo. Sapere di correre insieme a due campioni della disciplina può mettere tranquillità, ma anche pressione. Il giusto mix da trovare ce lo racconta proprio Maestri.

«In generale – racconta – sapevamo di avere una bella responsabilità. Come Italia eravamo i favoriti e siamo stati bravi a gestire la pressione, tutti. Sapevo sarebbe stato difficile correre al fianco di Affini e Cattaneo ma volevo farmi trovare pronto e ci sono riuscito. Ho gestito bene lo sforzo, anche se non sapevo come sarebbe stato, era il mio primo team relay.

«E’ impattante – conclude – sono 28 chilometri a tutta. Nelle cronometro individuali controlli lo sforzo, lì invece si sta al ritmo degli altri. Dopo una curva mi sono trovato a chiudere e mi è partito un male alle gambe incredibile. Ma ero talmente concentrato che ho guardato il tempo dopo un po’ ed erano passati già 16 minuti, mi sono rincuorato. Una volta finita la nostra staffetta siamo andati sul bus a lavarci e poi davanti alla televisione per seguire le ragazze. I miei battiti erano al medio, anche da seduto, ero troppo teso. Il tempo correva e quando il riquadro che mostrava il distacco della Germania è diventato rosso ci siamo sciolti in un urlo. Siamo andati incontro alle ragazze ed è iniziata la festa. Lo ripeto: è stata la vittoria di Paperino e di chi ha creduto in lui, a partire da Basso e Zanatta».

L’ultima Vuelta di Gesink, Affini e il gusto per la bici

18.09.2024
5 min
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Finita la Vuelta e dopo 18 stagioni da professionista, Robert Gesink ha appeso la bici al chiodo. Non è da tutti trascorrere l’intera carriera nello stesso gruppo: alla fine anche Ulissi ha dovuto rassegnarsi e ha lasciato la UAE Emirates. L’olandese c’è riuscito, con l’aggiunta di un anno nella continental della Rabobank: il team di sviluppo di cui il team si era dotato ben prima di altri.

Con lui alla Vuelta e nei mesi della preparazione, c’era anche Edoardo Affini. Il fresco campione europeo della cronometro ha trascorso la corsa spagnola tirando per Van Aert (finché c’è stato) e mettendo nelle gambe la fatica per le sfide di Hasselt. Però intanto ha potuto osservare gli ultimi giorni da corridore di Gesink e il modo in cui la squadra di sempre lo ha accompagnato alla pensione.

«La sera dell’ultima tappa di montagna – racconta Affini – ci siamo bevuti un bicchiere di vino, perché il giorno dopo c’era la crono, quindi non è che si potesse fare chissà cosa. Invece la domenica sera, siamo stati fuori a mangiare e c’è stato un momento un po’ più rilassato con la squadra e tutto lo staff. Abbiamo fatto un po’ di cinema. Qualcuno ha raccontato degli aneddoti. C’erano i vari capi, poi Robert ha ringraziato tutte le persone che gli sono state vicine durante il percorso, la famiglia e i vari allenatori. Quello è stato il momento della chiusura.

«Invece al via di Lisbona – prosegue Affini – la squadra gli aveva consegnato due bici personalizzate. Sul tubo orizzontale c’erano i vari colori delle maglie che ha indossato nello stesso gruppo. Quindi per esempio l’arancione della Rabobank, il verde della Belkin, il blu di Blanco. Gli hanno fatto la bici da strada e anche quella da cono, in modo che gli resti il ricordo degli ultimi 18 anni».

Sei arrivato nella squadra olandese che Gesink era già in una fase discendente della carriera. Che ruolo ha avuto nel tuo inserimento?

Ci tiene a darti una mano. Essendoci praticamente nato, sa benissimo come lavora tutta l’organizzazione, quindi è stato un buon punto di riferimento per chi, come me, era appena entrato in squadra. L’ho sempre considerato un punto di contatto tra i corridori, i direttori e i manager. E’ comunque uno che si ascolta volentieri.

Cosa sapevi di lui quando nel 2021 sei arrivato alla Jumbo-Visma?

Quando sono passato professionista, aveva già iniziato la carriera da gregario e comunque era uno degli uomini di fiducia dei vari capitani. Però sapevo che era stato una delle grandi speranze del ciclismo olandese. Purtroppo però, ha avuto diversi infortuni che l’hanno segnato. E da quel momento è iniziata la transizione da capitano o comunque da leader a uomo squadra. Che poi si può essere un leader anche nel ruolo di uomo squadra, non solo per i risultati, mettiamola così.

Tra le vittorie più belle di Gesink, la tappa dell’Aubisque alla Vuelta 2016
Tra le vittorie più belle di Gesink, la tappa dell’Aubisque alla Vuelta 2016
Avete fatto insieme la Vuelta, avreste dovuto fare il Giro…

Dovevamo fare il Giro l’anno scorso, però si è ammalato. Dovevamo fare il Giro quest’anno ed è partito, però si è ritirato alla prima tappa per la caduta di Torino. Siamo partiti insieme alla Vuelta del 2022 e per un po’ l’abbiamo fatta assieme, poi però io sono dovuto andare a casa perché ero positivo al Covid. Quindi guardando il quadro completo, con lui ho fatto soltanto la Vuelta del 2024. In compenso, negli ultimi due mesi penso di aver visto più lui che la mia compagna.

Come mai?

Abbiamo fatto il ritiro a Tignes, quindi tre settimane insieme nello stesso appartamento. Poi siamo andati a Burgos e da lì alla Vuelta. Diciamo che ho vissuto molto da vicino i suoi ultimi due mesi da corridore. Eppure negli allenamenti e nella quotidianità non ho visto assolutamente alcun tipo di differenza. Super professionale, super motivato in qualsiasi aspetto. Sulla bici, giù dalla bici, negli esercizi a corpo libero prima di partire e anche dopo. Era sempre sul pezzo, non ha mollato proprio niente.

Pare sia sempre stata la sua grande qualità…

Infatti da quello che mi raccontano i miei compagni e quelli che l’hanno vissuto anche prima, Robert è sempre stato un corridore ultra professionale. E’ un grande amante della bici. Infatti scherziamo spesso o comunque abbiamo scherzato spesso sul fatto che adesso finalmente non dovrà più seguire una tabella, ma potrà fare tutte le ore che vuole. Finora magari c’era l’allenatore che gli diceva di non fare sei ore, ma di farne quattro con una serie di lavori specifici.

Invece adesso?

Invece adesso può prendere la bici e farci tutti i chilometri che vuole. Non credo che si metterà a correre in gravel come Valverde, ma adesso se vuole, può uscire la mattina e rientrare la sera. Abbiamo iniziato a prenderlo in giro sul bus, prima della tappa del sabato, l’ultima di montagna. «Dai che oggi è l’ultima volta che attacchi il numero, l’ultima volta che sei in gruppo. Divertiti!». Tutte stupidate così. Tanto lui sta allo scherzo. Non so cosa farà, ma di certo non scenderà dalla bici.

L’Italia domina anche nel Mixed Relay. Velo: «Merito di tutti»

13.09.2024
5 min
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Suona alto e forte l’inno di Mameli agli europei in Limburgo anche nel secondo giorno di gare. La prova del Team Mixed Relay è dell’Italia e Marco Velo sale ancora una volta sul gradino più alto del podio con i suoi ragazzi per un altro selfie d’oro. Forse quello più bello e che più rappresenta lo spirito azzurro.

La nazionale fa viaggiare sempre veloci le proprie bici quando passa sull’asfalto dell’autodromo di Zolder e dintorni. Il sestetto italiano non lascia scampo a quelli avversari. Domina fin dall’inizio. Al cambio della “staffetta” gli uomini lasciano un tesoretto di 50” alle ragazze, che lo amministrano sontuosamente dando tutto. Al traguardo esplode la festa azzurra. L’Italia è nuovamente campione d’Europa, dopo il titolo del 2021, davanti a Germania (a 17”) e Belgio padrone di casa (a 1’33”). Affini, Cattaneo, Maestri, Cecchini, Guazzini e Masetti sono gli artefici di una giornata indimenticabile che va oltre al risultato ottenuto.

Maestri, Cattaneo e Affini partono forte e guadagnano subito sulla Germania, la rivale principale
Maestri, Cattaneo e Affini partono forte e guadagnano subito sulla Germania, la rivale principale

Bottino prezioso

La due giorni di prove contro il tempo – individuali e a squadre miste – lascia in dote all’Italia due ori, un bronzo e un morale alto che possono fare da traino alle prove in linea. Marco Velo, cittì delle crono, appena terminata la Team Mixed Relay osserva con soddisfazione i suoi ragazzi e fa subito un’istantanea del momento.

«Non mi aspettavo – racconta al telefono – di poter chiudere gli europei a crono con queste medaglie. Oggi (ieri per chi legge, ndr) avevo buone sensazioni per la Mixed Relay, ma sapevamo che non era così facile. Abbiamo battuto la Germania che aveva una formazione molto ben attrezzata e avevo detto che avremmo dovuto fare attenzione a loro. La prova a squadre mi piace tanto perché c’è dietro un bel lavoro d’equipe. Questa medaglia d’oro per me ha un grande valore umano oltre che tecnico. Abbiamo rivinto l’europeo dopo tre anni senza un riferimento come Ganna e questo significa che siamo sulla strada giusta per la costruzione del gruppo».

«Già mercoledì – prosegue Velo – mi si era aperto il cuore vedere sul podio Edoardo e Mattia (Affini e Cattaneo, ndr) perché è bello lavorare con ragazzi di questo livello. Oggi sono stati tutti bravi. Una menzione speciale la faccio a Maestri e Masetti, che hanno dato il massimo alla prima chiamata con la nazionale elite. Mirco è andato forte e si è guadagnato la maglia anche per la prova in linea con Bennati. Gaia è stata bravissima. Lei voleva correre anche la crono individuale dopo il forfait di Pirrone, ma le ho consigliato di risparmiarsi per la Mixed Relay. E’ rimasta concentrata ed è stata una pedina fondamentale. Poi solite garanzie anche da Vittoria ed Elena (Guazzini e Cecchini, ndr)».

Al netto delle medaglie, vanno registrati due quinti posti con Guazzini e con gli juniores nel Mixed Relay. Bisogna poi scorrere gli ordini d’arrivo per trovare gli italiani, pagando dazio per la mancanza di crono tra i giovani. Le prove nelle altre categorie sono andate come ci aveva anticipato Velo alla vigilia della partenza per il Belgio, che però trova il modo di commuoversi per una telefona.

«Prima delle partenze di oggi mi ha chiamato Alice Toniolli per fare a me e ai ragazzi l’in bocca al lupo per le gare. Mi ha fatto tanto piacere sentirla e mi ha fatto davvero una bellissima sorpresa. La giornata era iniziata già bene».

Il terzetto femminile tedesco si fa sotto, ma Masetti, Guazzini e Cecchini amministrano il vantaggio con un grande finale
Il terzetto femminile tedesco si fa sotto, ma Masetti, Guazzini e Cecchini amministrano il vantaggio con un grande finale

Comfort zone

Oggi iniziano le gare in linea, ma il trionfo di ieri è ancora fresco. Sul podio e dietro si dispensano abbracci tra atleti e staff. Quante volte abbiamo detto che respirare il clima della nazionale fa bene a tutti? Velo conosce la risposta.

«A tutti i ragazzi – ci dice il cittì bresciano – ho detto che si sono meritati l’oro del Mixed Relay. Non abbiamo lasciato nulla al caso. Affini e Cattaneo hanno fatto le corse per essere qui arrivando dalla Vuelta. Guazzini non correva dalle Olimpiadi e su strada addirittura dal Giro Women. Tutti hanno fatto grandi sacrifici per la maglia azzurra.

«Ho sempre pensato – va avanti Velo – che la nazionale sia la comfort zone di tutti i collaboratori, oltre che degli stessi ragazzi. Pensate a loro. Quasi tutti corrono per squadre straniere, vivendo spesso anche all’estero durante l’anno. Stanno lontano dai loro affetti più cari e quando vengono in nazionale stanno bene, si sentono a casa. E’ una componente umana molto importante a mio avviso. E riflettendoci bene, questa situazione fa accrescere il rammarico di non avere un team WorldTour in Italia».

Affini, Cattaneo, Maestri, Guazzini, Masetti e Cecchini mostrano orgogliosi un oro dal grande valore umano come ha detto Velo
Affini, Cattaneo, Maestri, Guazzini, Masetti e Cecchini mostrano orgogliosi un oro dal grande valore umano come ha detto Velo

Ringraziamenti

Non c’è vittoria senza dediche e riconoscimenti e Marco Velo ci tiene a fare certe sottolineature. «In questi due giorni ho provato sensazioni incredibili, ma che non sarebbero state le stesse senza l’assistenza degli altri cittì, specie nelle categorie juniores. Li ringrazio tutti. Bennati, Amadori, Sangalli, Salvoldi ed inserisco anche sia Scirea che Villa. Sono tutti fondamentali e se arrivano i risultati come quelli di questi due giorni, è anche merito loro. Ora resto qua in Belgio per le prove in linea e mi metto a loro disposizione».

Affini campione, Cattaneo di bronzo. Gli europei si aprono col botto

11.09.2024
6 min
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Marco Velo è al settimo cielo, anche se per poco la crono dei sogni non l’ha persa, bloccato dietro un incidente nel rientro alla partenza dopo aver seguito Vittoria Guazzini. Edoardo Affini e Mattia Cattaneo hanno fatto la storia, conquistando il primo e il terzo posto nella gara che valeva il titolo europeo di specialità. E forse proprio nel giorno in cui si pensava che l’azzurro sarebbe passato inosservato, data soprattutto l’assenza di Ganna, i due prescelti dal cittì bresciano hanno messo insieme un vero capolavoro.

«Vi abbiamo sorpreso!», scherza Velo. «Si capiva che andassero forte – spiega – l’hanno dimostrato alla Vuelta. Ed è stata molto bella l’armonia che abbiamo creato con la nazionale, è stata fondamentale in questi risultati. E’ stata bellissima anche la videochiamata che abbiamo fatto subito dopo con Pippo (Ganna, ndr) quando eravamo lì a cambiarci. Ci siamo salutati tutti, era contentissimo anche lui e questo dimostra lo spirito della squadra».

Il giorno perfetto

Affini arriva dall’antidoping con un sorriso che non si vedeva da tanto. Da ragazzo aveva calcato questi podi con notevole regolarità, poi il professionismo si è dimostrato meno generoso di quanto ci si potesse aspettare. Il passaggio alla Visma-Lease a Bike, con Mathieu Heijboer che ha scelto di allenarlo, ha portato fiducia e nuova consistenza.

«Da junior nel 2014 avevo vinto l’europeo su strada – snocciola – e da under 23 nel 2018 quello a cronometro, ma questo qua è un’altra storia, dai! Il percorso l’abbiamo visto ieri per la prima volta e ho subito pensato che fosse perfetto per me. Un bel percorso lineare con qualche settore un po’ più tecnico, però in generale si sapeva che era veloce. Poi ovviamente c’era da calcolare il vento e l’acqua, perché quando sono partito ha cominciato a piovere. S’è trattato di andare forte dall’inizio alla fine e di spingere di più nei punti di vento sfavorevole, dove si poteva fare la differenza. Invece gli ultimi tre chilometri li ho fatti a occhi chiusi, non capivo più niente. Non so a quanto andassi perchè non ho ancora aperto niente, ma posso dire che sia stata la crono migliore che ho fatto in vita mia. E forse per vincere un europeo serviva proprio questo».

E la crono perfetta

«E’ bello perché è inaspettato – riflette – ci sono sempre stato attorno, per cui penso di poter dire che non vengo dal nulla. Però ero sempre secondo, terzo, quarto, quinto. Invece questa volta ha funzionato e adesso me la godo. Non so cosa ci sia stato di diverso. La Vuelta è stata la corsa più dispendiosa che abbia mai fatto. Ho avuto 48 ore in cui le uniche cose che ho fatto sono state dormire e mangiare per recuperare al massimo, anche di testa. Stamattina non ho avuto chissà quali sensazioni, ma il mio allenatore mi ha detto di crederci, perché poi sarebbe andata meglio e ha avuto ragione lui. Del resto, è il capo dei tecnici, se ne intende (sorride, ndr)».

La corona da 68

Che fossero partiti per fare bene, si era capito anche dagli sguardi e dalle scelte tecniche. Affini si è guardato bene dal ripercorrere la via della doppia lenticolare, che aveva sperimentato con qualche oscillazione di troppo alla Vuelta. Però ha montato un plateau da 68 denti, contro il 60 di Cattaneo.

«Le due lenticolari avevo già provate a Burgos – diceva Edoardo prima di correre – c’era vento, ma ero riuscito a guidare. Quando ho provato il percorso di Madrid, sapevo che ero molto al limite e ho preso la decisione di provarci. O la va o la spacca, insomma! Se adesso ci ripenso è stata una scelta sbagliata. Ho avuto tante oscillazioni e in quei momenti sono stato contento di essere sul filo degli 80 chili. In tutto il resto della Vuelta no, ma in quel preciso momento io ero contento. Il 68 invece nelle crono è quasi fisso. L’ho messo su l’ultima volta al Giro del Belgio e non l’ho più tolto».

Il capolavoro di Cattaneo

Cattaneo invece ha scelto di correre con un 60, che definisce non tanto lungo e nel dirlo ci fa venire il mal di gambe. Il percorso fra Zolder e Hasselt non era ideale per un passista scalatore come lui.

«Esatto – sorride – non era affatto adatto a me. O meglio, era più adatto ad altri. Alla fine, io sono 67 chili, quindi su un percorso totalmente piatto e così veloce non era scontato che fossi competitivo. Però sono uscito bene dalla Vuelta e questa ne è stata la dimostrazione. Correre tre giorni dopo può andare molto bene o molto male, non c’è tanto da girarci intorno. La crono secca è sempre particolare e allora dico che il lavoro fatto a qualcosa è servito. Bisognava avere tanta gamba e ho dimostrato che così era. Ugualmente non sono uno da rapporti estremi, anche per le mie caratteristiche. Se avessi usato il 68 di Edoardo, forse sarei andato più piano, perché non ho la potenza di corridori come lui, Ganna o Kung.

«Credo di essere la mosca bianca, nel senso che, lasciando perdere Evenepoel che fa parte di un altro pianeta, tutti i cronoman pesano dai 77-78 chili in su. Io sono 10 chili in meno, quindi devo giocarmela su altri aspetti e su altri percorsi. Ma essere arrivato a 19 secondi da Edoardo a 10 da Kung in una crono come questa di 31 chilometri, battendo gente come Bissegger e Bjerg, per me significa aver fatto una super crono. Per cui stasera si brinda, ma poco. Domani si fa il team relay, poi domenica si corre per Milan e magari la sera si fa una mezza brindata. Poi speriamo di essere convocati per il mondiale e semmai si brinderà dopo il Lombardia».

Ecco il podio completo degli europei crono, con Kung al quinto argento europeo
Ecco il podio completo degli europei crono, con Kung al quinto argento europeo

Domani si corre ancora

L’entusiasmo è alle stelle. Il quinto posto di Vittoria Guazzini nel pomeriggio andava già letto in chiave positiva, ma di fronte a un risultato come questo è chiaro che lo spirito sia alle stelle. 

«Sinceramente non mi aspettavo così tanto – conclude Velo – mi hanno stupito. Siamo arrivati proprio sei minuti prima che partisse Mattia e ci hanno regalato questa soddisfazione. E’ proprio vero che da un imprevisto escono le cose più belle. Sono veramente contento per loro e domani, visto questo risultato, partiamo con un morale altissimo. Poco fa Maestri ha scritto sulla chat i complimenti ai ragazzi e io gli ho risposto che domani saranno fatti suoi stare a ruota di questi due nel team relay. Per cui ci godiamo la serata con i freni tirati, perché domani si corre ancora».