La voglia di mettere le ruote su strada morde Davide Ballerini e lo scuote da dentro. Parliamo con lui all’avvio del Giro d’Italia, un giorno trascorso tra il caldo e la ricognizione della prima tappa. Il canturino dell’Astana Qazaqstan è tornato in gara al Giro di Turchia prima di mettersi in viaggio per la corsa rosa. Lo intercettiamo mentre è in stanza, in sottofondo il rumore degli ultimi preparativi.
L’Astana Qazaqstan Team alla presentazione delle squadre per il GiroL’Astana Qazaqstan Team alla presentazione delle squadre per il Giro
Il ritorno dopo 9 mesi
Ballerini ha riattaccato il numero sulla schiena nove mesi dopo la caduta al Tour de Wallonie, il 25 luglio 2023. Una botta al ginocchio che sembrava poter rientrare facilmente e che invece si è trascinata fino a qualche giorno fa.
«Avevo sbattuto la rotula contro il manubrio – ci dice – dopo qualche tempo ero tornato in bici con il permesso del fisioterapista, ma il dolore non passava. Sono riuscito a risolverlo con delle infiltrazioni a fine stagione e ne ero felice, perché al ritiro di dicembre tutto stava andando bene. Poi il buio, a febbraio il dolore è tornato e sono stato costretto a fermarmi di nuovo. Il muscolo non aveva recuperato e la gamba destra lavorava molto di più di quella sinistra. Il risultato? Ho saltato le Classiche».
Prima tappa del Giro, Ballerini guida il gruppo accanto a Velasco, Scaroni e LutsenkoPrima tappa del Giro, Ballerini guida il gruppo accanto a Velasco e Scaroni
Come ti sei sentito in quel momento?
E’ stato un momento davvero duro perché lo aspettavo, era la mia parte di stagione, sono le gare che mi si addicono di più. Ero molto felice di poterle correre.
In che modo lo hai superato?
Grazie al supporto degli amici e ho trovato un grande fisioterapista con il quale ho lavorato tutti i giorni. Mi sono rifugiato nel lavoro, con costanza e tanta grinta. Alcuni giorni non è stato semplice, ad esempio quando c’erano le gare non le ho guardate in TV, altrimenti l’avrei distrutta. Tutta la rabbia l’ho messa nel recupero: in palestra, nella riabilitazione e sui pedali.
Hai lavorato tanto a secco?
Ho dovuto ricostruire gran parte della gamba sinistra perché avevo perso il 20 per cento del tono muscolare. Non è stato facile o veloce, ma abbiamo lavorato nel modo giusto. Ogni giorno uscivo alle 14 e tornavo a casa alle 20, ma la differenza nel ciclismo la fai nel lavoro a casa. La gara è solo quello che succede in bici, tanto passa anche da quello che si fa fuori.
A proposito di bici quando sei tornato a pedalare?
Nella seconda metà di febbraio in maniera tranquilla e da marzo con convinzione e carichi importanti. Poi ad aprile sono andato in ritiro sul Teide con la squadra.
Il Giro di Turchia ha permesso a Ballerini di esordire con la maglia dell’AstanaIl Giro di Turchia ha permesso a Ballerini di esordire con la maglia dell’Astana
Sei tornato in gara al Turchia, quanto l’aspettavi?
Come la prima gara quando sei ragazzo. Non vedevo l’ora di partire era da fine luglio che non mettevo le ruote in gruppo. Il ginocchio ha reagito bene, certo va tenuto sotto controllo e curato, ma sto bene. Tanto da decidere insieme al team di partecipare al Giro, non era in programma a inizio stagione ma sono felice di esserci.
Hai già guardato qualche tappa?
A dire il vero no. Quando ci hanno dato il Garibaldi, ho sfogliato qualcosa, ma sono uno che guarda le cose giorno per giorno. Vedremo come sto durante le tre settimane, l’obiettivo è mettermi a disposizione della squadra, poi magari mi ritaglierò i miei spazi.
Il ritorno in gruppo ha portato morale e gli ha permesso di ritrovare il sorrisoIl ritorno in gruppo ha portato morale e gli ha permesso di ritrovare il sorriso
La condizione com’era?
Al Turchia cresceva giorno per giorno, ho aiutato tanto la squadra e siamo anche riusciti a vincere una tappa con Kanter. Sapevo di aver lavorato nel modo corretto e duramente, come detto gli allenamenti a casa hanno fatto la differenza. La prima gara è sempre un test, vero non era una categoria WorldTour, ma i segnali sono stati positivi. Dal punto di vista mentale è una spinta forte. Ora si inizia il Giro e sono pronto.
La notizia è di quelle che non vorremmo sentire: Davide Ballerini non prenderà parte all’Omloop Het Nieuwsblad e con ogni probabilità ad una grossa fetta della Campagna del Nord. Il problema al ginocchio, già manifestatosi nella passata stagione quando Davide saltò proprio le prime due classiche belghe e la Sanremo, è tornato a farsi sentire. E in modo ancora più violento a quanto pare (in apertura foto Astana Qazaqstan Team).
Un vera beffa per il “Ballero” e per la sua nuova “vecchia” squadra. Il lombardo infatti era tornato all’Astana proprio per poter essere leader, protagonista in queste corse. Tre stagioni alla Soudal-Quick Step, dove era maturatoe dove aveva anche vinto proprio l’Omloop Het Nieuwsblad nel 2021, e quindi il ritorno da uomo pronto.
Stefano Zanini, uno dei direttori sportivi dei kazaki, lo aspettava a braccia aperte. L’entusiasmo per potersi giocare queste corse con un uomo come Ballerini era stimolante non poco. Adesso il diesse varesino, che si trova in Belgio già da lunedì, sta ridisegnando la squadra che appunto faceva perno attorno a Ballerini.
Stefano Zanini (classe 1969) è uno dei direttori sportivi del team kazako. Lui è uno degli habitué del Nord (foto Instagram)Stefano Zanini (classe 1969) è uno dei direttori sportivi del team kazako. Lui è uno degli habitué del Nord (foto Instagram)
Stefano, non una grande notizia quella di Ballerini. Sembrava che forse poteva non esserci dopo aver passato un gennaio complicato…
E invece proprio non c’è, poverino. Purtroppo questo problema al ginocchio c’è ancora. O meglio, lo sta risolvendo, sta migliorando. Davide è tornato in sella, ma per queste classiche non c’è. Non può essere pronto chiaramente.
E adesso come ridisegnerai la tua squadra? Alla fine Ballerini lo avevate preso con il grande obiettivo proprio di queste corse…
Abbiamo abbiamo Cees Bol, Alexey Lutskenko e, almeno per l’apertura, anche Yevgeniy Fedorovche secondo me può fare molto bene. Poi vediamo anche con Max Kanter e Ide Shalling cosa riusciamo a fare.
Però Ballero era il vostro uomo di punta: lui, con una squadra intorno…
Eh sì. Io e noi tutti ci contavamo molto. Io ero contento di venire quassù con lui. Sono contentissimo del suo ritorno. Dispiace parecchio che non ci sia. Era un uomo importantissimo per queste gare. Però guardo avanti e allora penso che Bol sul pavé è bravo, che si muove molto bene. E che gli altri ragazzi stanno bene. Possiamo essere protagonisti: abbiamo una buona squadra.
Era il 2021 e Davide Ballerini (classe 1994) vinceva l’Omloop Het NieuwsbladEra il 2021 e Davide Ballerini (classe 1994) vinceva l’Omloop Het Nieuwsblad
Vero, e questo aumenta il dispiacere. Da un punto di vista “romantico”, mettiamola così, immagini che qualche consiglio ai compagni Davide lo darà? Tanto più che è stato l’ultimo italiano a vincere l’Het Nieuwsblad due anni fa? Arriverà qualche messaggio da remoto?
Perché no! Potrebbe essere una motivazione per la squadra. Già da questo inverno Davide ci teneva molto a questa corsa. Sono le classiche che piacciono a lui: sul pavé si diverte. Qualche consiglio da lui magari farebbe bene all’economia della squadra e al morale.
Più o meno quando pensi di poterlo riavere?
Non lo so di preciso. Ma secondo me, visti i tempi, non lo vedremo neanche per le prossime gare del Nord.
Neanche per il Fiandre (31 marzo, ndr)?
Per ora è ancora nelle liste e nei programmi della squadra, ma è troppo indietro. La vedo difficile. A questo punto non è il caso di forzare i tempi. Vogliamo che la cosa si risolva nel miglior modo possibile e soprattutto che Ballerini non abbia altri intoppi, altre ricadute. Se le classiche dovessero essere perse del tutto, meglio recuperare senza fretta, ma bene per tutto quello che viene dopo.
Le poche foto di Ballerini con la nuova maglia dell’Astana. Per ora lo possiamo vedere solo in allenamento (foto Astana)Le poche foto di Ballerini con la nuova maglia dell’Astana. Per ora lo possiamo vedere solo in allenamento (foto Astana)
E tu “Zazà”, sappiamo che sei in Belgio da lunedì. Hai provato anche il percorso dell’Omloop Het Nieuwsblad?
Più che altro ho provato fatica in generale! Ho fatto alcuni muri in bici: il Kwaremont, il Paterberg, qualche strada in pavé. E ho provato il finale, gli ultimi 40 chilometri, della Kuurne-Bruxelles-Kuurne, che è stato un po’ modificato. Ci sono più stradine laterali e per domenica mette vento forte. Vento laterale e questo potrebbe fare la differenza.
Anche i ragazzi sono già lì con te da lunedì?
No, loro sono arrivati ieri sera. La verità è che io fino a domenica ero in Portogallo, all’Algarve. Sarei dovuto venire su in macchina. Sarei passato da casa solo per un giorno, ma con mille chilometri in più da fare. E così ho tirato dritto.
Caspita! Tornando a Ballerini, ripensando anche a come è andata con Moscon l’anno scorso, e a tutti i malanni dell’Astana-Qazaqstan negli ultimi anni, qualche scongiuro in più non guasterebbe…
Servirebbe un tuffo nell’acquasanta! E’ vero. Ripeto, è un peccato. Noi e Ballero ci tenevamo molto. Avevamo fatto le cose per bene. Pensate che il 4 dicembre eravamo venuti quassù in Belgio per fare dei sopralluoghi, per testate i nuovi materiali: per dire quale motivazione c’era. Poi a gennaio è tornato, improvviso, questo dolore al ginocchio.
Soren Wærenskjold, iridato crono U23 nel 2022, vince la Omloop Het Nieuwsblad. Batte Magnier e Philipsen. Sentiamo Albanese e Trentin, miglior italiani
ALTEA (Spagna) – La compagine italiana dei direttori sportivi dell’Astana Qazaqstan Team ha perso purtroppo Orlando Maini, mentre gli altri ci sono ancora tutti. Nel ritiro di dicembre mancava anche Martinelli, ufficialmente rimasto a casa per fare i programmi. La squadra sta cambiando pelle, lo ha detto anche suo figlio Davide e si sussurra che l’impossibilità di trovargli un ruolo sia stata alla base di qualche malumore. Però intanto c’è una stagione da mettere nel mirino e per Stefano Zanini si annuncia molto interessante. Il ritorno di Ballerini lo ha sorpreso come il più bello dei regali. Il gruppo dei giovani è materiale fertile su cui mettere mani. E poi c’è Cavendish con il suo record al Tour (Mark è con Ballerini al Giro del 2022, entrambi in maglia Quick Step).
Stefano va per i 55, i capelli bianchi si fanno largo, ma la struttura è ancora quella massiccia dell’uomo del Nord e delle volate più energiche. Il ragionamento ha il tono scanzonato di chi ne ha viste tante, ma si capisce che alla base ci sia forte l’esigenza di stabilità, che Martinelli ha assicurato per anni a tutto il gruppo.
Stefano Zanini, classe 1969, ha corso fino al 2007, poi è salito in ammiraglia. E’ all’Astana dal 2013Stefano Zanini, classe 1969, ha corso fino al 2007, poi è salito in ammiraglia. E’ all’Astana dal 2013
Ballerini ha fatto con voi il primo anno in WorldTour, poi è andato alla Quick Step: ti aspettavi che tornasse?
Avevo sentito qualcosa (ride, i due sono ottimi amici, ndr), mi sa che avevamo anche messaggiato… Ma adesso che è tornato, sono felicissimo. Io c’entro poco negli acquisti, però sono veramente contento, per tutte le gare che ci saranno, ma soprattutto per quelle in Belgio sul pavé. Ci sa fare e gli piace: questa è la grande differenza. Perciò abbiamo già cominciato a lavorare, qualcosina abbiamo provato anche con la neve. Insomma, speriamo che funzioni…
In cosa lo hai trovato diverso? La Soudal-Quick Step gli ha lasciato qualcosa?
Certo, più di qualcosa. Lui l’ha portato qui e adesso noi la sfruttiamo. Grazie, Brama! Arriva con un bagaglio importante di conoscenze, perché in quelle corse una squadra come la Quick Step è sempre stata ad altissimi livelli. Sa come muoversi, dove muoversi, dove risparmiare energie. E pedala bene, mi sembra di rivedere qualcun altro con lo stesso nome che sgambettava sul pavé (dicendolo, la voce ha un tremito, ndr). Perciò dobbiamo sfruttare questa situazione per le gare che abbiamo scelto per lui su in Belgio e farle al 110 per cento. Insomma, anche noi faremo la nostra parte. Dobbiamo essere pronti e preparare tutto per metterglielo a disposizione.
Scaroni e Velasco sono due degli italiani da cui ci si aspetta qualcosa di più (foto Astana Qazaqstan Team)Scaroni e Velasco sono due degli italiani da cui ci si aspetta qualcosa di più (foto Astana Qazaqstan Team)
L’Astana ha sette italiani in organico, cosa faranno?
Infatti l’italiano finora era la lingua di tutti, anche se adesso sta arrivando tanto inglese. Di italiani che hanno dimostrato qualcosa ce ne sono. Scaroni, a momenti vince in Norvegia. A Battistella è mancato qualcosa, però ha fatto due secondi posti. Credo che ci siano dei corridori in grado di fare buone cose, cui noi metteremo a disposizione tutto quello che abbiamo, ma alla fine è ovvio che devono essere loro quelli che fanno le cose al meglio per arrivare all’obiettivo. Devono focalizzare gli obiettivi e non mollare. Ed essere capaci di riguardare quel che non è andato e trovare le soluzioni, in modo da crescere.
Quanto impatta la presenza di Cavendish e del suo gruppo sul resto della squadra?
Tanto, secondo me, perché è molto carismatico. Ovviamente è un campione, però lo vedo anche come maestro. Qualche giorno fa abbiamo fatto delle prove di volata e alla fine si è messo anche lui a spiegare le cose. Ha parlato con Kanter per migliorare la sua posizione, come mettersi, come fare la volata e non muoversi tanto, in modo da non perdere energia e sprigionare tutto sui pedali. E questo è bello.
Kanter è arrivato dal Movistar Team alla Astana, Zanini racconta come Cavendish lo aiuti con i suoi consigliKanter è arrivato dal Movistar Team alla Astana, Zanini racconta come Cavendish lo aiuti con i suoi consigli
Te lo aspettavi così?
E’ solo un anno che si lavora insieme, però sono scoperte che fanno bene a tutti. Quando vedi un campione che fa queste cose, i ragazzi se ne accorgono e l’ambiente cresce.
L’arrivo di Morkov sarà importante?
Sono convinto di sì, anche perché l’ha voluto Mark, si fida di lui e Michael ha una grandissima esperienza, che sicuramente metterà a disposizione di tutti gli altri. Ho già visto un bel gruppo. Alcuni un po’ si conoscevano, però gradualmente tutti si lasciano coinvolgere.
Attorno a Cavendish sta nascendo un grande gruppo: Ballerini ne fa parte (foto Astana Qazaqstan Team)Attorno a Cavendish sta nascendo un grande gruppo: Ballerini ne fa parte (foto Astana Qazaqstan Team)
Da dove inizierà la tua stagione?
Australia, tanto per cambiare. Poi Algarve, ovviamente l’apertura in Belgio, Strade Bianche, Sanremo, tutto il Nord e poi il Giro. Ballerini andrà in Colombia con Cavendish, poi verrà in Belgio, per l’apertura. Tutta robetta, insomma (ride, ndr), ma dopo la Roubaix staccherà. Non farà il Giro, dopo tre settimane di pavé o stravinci la Roubaix e non senti più nulla, oppure fai anche l’Amstel sulle ali dell’entusiasmo. Ma il Giro proprio no, quest’anno meglio il Tour con Cavendish.
ALTEA (Spagna) – Ridacchiando con Zanini e indicando Ballerini, la battuta è scappata spontanea: «Il figliol prodigo è tornato a casa». Ben altro era infatti lo spirito quando Davide lasciò l’Astana per approdare nella squadra che aveva sempre sognato. Alla Soudal-Quick Step c’è rimasto per quattro anni. Ha vinto e fatto vincere. Quando però il contratto è arrivato a scadenza, il corridore di Cantù ha preferito imboccare la strada di casa.
«Sono sempre stato in contatto con Zanini – sorride – anche negli anni che ero in Quick Step. Dietro c’è una grande amicizia, anche se siamo divisi dal basket: lui con Varese e io con Cantù, ma adesso nessuno dei due ha da fare lo spiritoso. Sono contento di essere ritornato e di poter lavorare ancora con lui».
Zanini e Ballerini sono amici di vecchia data: ora lavorano nuovamente insieme all’AstanaZanini e Ballerini sono amici di vecchia data: ora lavorano nuovamente insieme all’Astana
Quattro anni di più
Tra i fattori che hanno reso il ritorno più gradevole, c’è anche il fatto che all’Astana sia arrivato Vasilis Anastopoulos, con cui Ballerini ha lavorato negli anni in Belgio.
«Rispetto al 2019 sono quattro anni più vecchio – ridacchia – più maturo, suona meglio. Ho tanta esperienza e questa penso sia una delle cose più importanti. Con Vasilis lavoro da quattro anni, mi sono sempre trovato bene. Più lavori insieme a una persona, più riesci a capire quello che ti chiede. Hai più feeling e anch’io piano piano mi sto capendo. Sto crescendo per quanto riguarda il fisico e la consapevolezza. E mentre prima non riuscivo a capire quando ero stanco o quando stavo andando in condizione, adesso ci riesco molto di più. So quando devo tirare il freno e quando posso spingere di più. Queste cose sono molto importanti, mi dispiace di non averle raccolte già da prima».
Vasilis Anastopoulos è approdato all’Astana dopo aver preparato i ragazzi della Quick StepVasilis Anastopoulos è approdato all’Astana dopo aver preparato i ragazzi della Quick Step
Treni in costruzione
Nel drappello di corridori che hanno condiviso chilometri e storie alla corte di Lefevere, c’è anche Morkov. Il suo arrivo ha fatto la felicità di Cavendish, ma ha raccolto anche il gradimento di Ballerini.
«Sono contento che anche Michael sia venuto qua con noi – spiega – è un’altra persona che mi ha dato tanto in Quick Step. Con lui ho imparato tutto quello che c’è da sapere sugli sprint. Ero un giovane, mi buttavo nelle volate, ma insieme abbiamo cominciato a provare i treni e le varie tattiche. Stiamo lavorando già molto bene e riusciremo a fare qualcosa di bello. Faccio parte anche io del gruppo Cavendish per il Tour e non vedo l’ora che si cominci a correre. Ogni tanto facciamo anche qualche garetta tra di noi: sono cose molto importanti che secondo me formano un grande gruppo. Ma quando andremo in ritiro in Colombia e cominceremo a provare i primi treni, allora ci renderemo conto di come abbiamo lavorato».
La più bella vittoria di Ballerini in Belgio è la Omloop Het Nieuwsblad del 2021La più bella vittoria di Ballerini in Belgio è la Omloop Het Nieuwsblad del 2021
Wolfpack alla kazaka
Quando si è lavorato a lungo per gli altri, il rischio è di non vedere altri orizzonti. Per questo nel sentirlo parlare così di Cavendish, ci assale la curiosità di capire se fra gli obiettivi di Ballero ci sia anche… Ballero! Perciò la domanda, subdola il giusto, arriva secca: potendo scegliere tra vincere una Roubaix e la famosa tappa del Tour per Cavendish, Ballerini che cosa sceglie?
«Personalmente la Roubaix – dice senza pensarci un istante – perché dalla prima volta che ho visto una ruota muoversi sulla strada, ho pensato a quella gara. E’ una gara del cavolo, più ci sto dentro e più mi rendendo conto che vincerla non è facile e non è solo una questione di condizione fisica. Ci ho puntato moltissimo negli ultimi quattro anni, ma la volta che ci sono andato più vicino è stato proprio il 2019 con l’Astana (foto di apertura, ndr). Deve girare tutto nel verso giusto e io ci metterò del mio perché vada bene. Cercherò di farmi trovare pronto.
«Ho scoperto dei nuovi ragazzi qui in Astana che possono darmi una mano. La cosa principale è il gruppo e ho notato che mentre nel 2019 c’erano tanti gruppetti diversi, ora stiamo cercando di amalgamarci tutti. Sta nascendo il Wolfpack alla kazaka. “Cav” è bravo a fare gruppo, soprattutto quando l’atmosfera diventa pesante. Se ci sono pressioni, magari lui è il primo che sclera, ma sappiamo che ogni sfogo finisce in quel momento. Poi ci sediamo tutti insieme e ne parliamo: solo così si riesce a migliorare, secondo me».
Al Tour del 2021, Ballerini ha lavorato nel treno, ma con Morkov ha anche scortato Cavendish nelle tappe più dureAl Tour del 2021, Ballerini ha lavorato nel treno, ma ha anche scortato Cavendish nelle tappe più dure
Il Tour dei miracoli
Il ricordo di quel Tour prodigioso del 2021 farà fatica ad andarsene dagli occhi di chi l’ha condiviso accanto a Cavendish, basta ascoltare Ballero per capirlo.
«Non si dimentica – spiega – perché Mark ha avuto una squadra che credeva in lui e piano piano lo sosteneva e lo portava avanti nei momenti critici. Stavamo compatti. Quando si staccava, i velocisti facevano a gara per non stare con noi. Dicevano che saremmo andati fuori tempo massimo, invece siamo sempre arrivati al traguardo. Un paio di volte a pelo, però siamo sempre arrivati. Questo è possibile quando vedi i tuoi compagni di squadra che danno tutto per te. Secondo me ti dà quella cosa in più che ti fa scattare qualcosa nella testa, che ti dà la forza in più per vincere».
Il 5 dicembre, Ballerini è volato in Francia per testare i nuovi materiali sul pavé (foto Instagram)Il 5 dicembre, Ballerini è volato in Francia per testare i nuovi materiali sul pavé (foto Instagram)
Sopralluogo a Roubaix
Nel frattempo, approfittando del fango e del cattivo tempo, Ballerini e pochi altri sono volati sulle strade della Roubaix per fare un po’ di prove sui materiali. L’arrivo delle ruote Vision lo ha richiesto, al pari del voler saggiare la bici dopo quattro anni sulle Specialized, che sulle pietre fanno egregiamente il proprio mestiere.
«Devo dire che andare è stata un’ottima cosa – dice – anche se il meteo era disastroso. Però la condizione migliore per provare materiali è il tempo brutto, quindi ci è andata bene. Era stato brutto i giorni prima, invece quel giorno non ha neanche piovuto. C’era un po’ di vento, ma abbiamo provato le ruote Vision per la Roubaix e le varie pressioni e vari pneumatici. Devo dire che il feeling c’è ancora, quando vado sul pavé cambia tutto. Diciamo che in gara non ti accorgi dei particolari, li noti di più in allenamento. Devi prenderci la mano, perché quando piove è come essere sulle uova.
«Nel 2019 pedalavamo con l’Argon 18, mentre questa volta abbiamo provato la Filante e rispetto a Specialized non le manca nulla. Devo dire che mi sono sorpreso, non pensavo fosse così valida. Cambiando le ruote, le componenti delle ruote, i copertoni e i tubeless, non è facile metterli insieme, però devo dire che è una grande bici. Ho gonfiato i tubeless a 5,5-5,6. Mi ci trovo bene, ma penso di essere un corridore vecchio stampo, perché preferisco ancora il tubolare. Però si cerca sempre di evolvere sempre di più. All’inizio ero scettico anche sui freni a disco, ma quando li ho provati ho detto: non torno più indietro».
Tappa numero 15 del 107° Giro d’Italia, Manerba del Garda-Livigno. Anzi, Livigno (Mottolino). Quel nome nella parentesi cambia tutto. Forse anche il Giro d’Italia stesso.
Il Mottolino non è nuovo al mondo delle bici, anzi. E’ uno dei totem della mountain bike. E’ qui che appassionati di gravity, e non solo, di tutto il mondo vengono a pedalare o a percorrere in discesa le sue paraboliche. Questo è un vero bike park.
Salita finale della 15ª tappa fino al MottolinoVi si arriva al termine della Manerba del Garda-Livigno di 220 kmSalita finale della 15ª tappa fino al MottolinoVi si arriva al termine della Manerba del Garda-Livigno di 220 km
Eira + sterrato
Eppure, come detto, il prossimo Giro arriverà ai suoi 2.385 metri. Si salirà da Livigno appunto e di fatto si scalerà l’intero Passo Eira. Tutto meno una decina di metri, forse anche meno. Infatti una manciata di metri prima del cartello marrone che indica il passo, si svolta a destra e s’inizia a salire lungo una strada sterrata.
L’intera salita finale a quel punto misurerà 8,2 chilometri e vedrà pendenze anche del 18 per cento, su fondo sterrato. Dall’Eira al Mottolino mancheranno 1.850 metri al traguardo. Non ci sarà più un tornante, ma solo un paio di curve un po’ più strette. Poi di fatto sarà come un fendente, che tira forte verso il cielo, tra prati ampi, cime a perdita d’occhio e Livigno, che ora si vede e ora no, sulla destra.
Si arriva al Passo Eira e una manciata di metri prima di questo cartello si svolta a destra…E questo è quel che ci si ritroverà di fronte. L’attacco del Mottolino: 1.850 metri con pendenza media dell’9,4% e massima del 18%Si arriva al Passo Eira, una manciata di metri prima di questo cartello si svolta a destra…E questo è quel che ci si ritroverà di fronte. L’attacco del Mottolino: 1.850 metri con pendenza media dell’9,4% e massima del 18%
“Ballero” biker
Davide Balleriniquassù è quasi di casa, come molti suoi colleghi di fatto, visto che in tantissimi e in tantissime passano qui tante settimane di ritiro e conoscono a menadito certe strade. Solo che il “Ballero” è anche un “biker mancato”.
Il comasco infatti non solo viene quassù in ritiro con la specialissima, ma quando può pedala in mtb. La usa moltissimo. E spesso anche con biker di vertice come Samuele Porro, pluricampione italiano marathon.
Davide si arriva sul Mottolino, ci hai girato in mountain bike?
Sì, sì… Quasi tutti gli anni ci vado, almeno un paio di volte, durante i ritiri estivi, solitamente. Questa estate infatti ho ripreso con una settimana di sola mtb e ci sono transitato spesso. E ogni tanto uso la parte del bike park, con le paraboliche e gli appoggi, per scendere a Livigno divertendomi.
Ballerini durante una delle sue uscite in mtb nella zona di Livigno e del MottolinoBallerini durante una delle sue uscite in mtb nella zona di Livigno e del Mottolino
Il Giro d’Italia chiaramente salirà sin lassù dal Passo Eira, che corsa ti aspetti quel giorno?
Sarà una tappa molto dura. Di fatto si salirà sin da Tirano, quindi arriveranno a Livigno dalla Forcola. E quella è una salita di almeno un’ora e un quarto. Breve discesa e poi si salirà verso Trepalle.
Trepalle, che è in cima a Passo Eira. Che salita è quest’ultima?
Non è difficilissima. E’ molto regolare, la sua pendenza è al 6-7 per cento. E’ una salita che in allenamento, al medio, si fa in una ventina di minuti. Poi in cima si gira a destra e si prende appunto il Mottolino, che è in sterrato. Io credo che dal bivio alla cima ci saranno altri 10 minuti di scalata.
E questo paio di chilometri finali come sono?
Non dico un muro, ma ci sono almeno un paio di tratti che superano il 15 per cento. Io l’ho fatta in mtb ed è tosta. In teoria ci si può andare anche con la bici da strada, ma è complicato. In più il fondo è rovinato. Ci passano molti camion che portano su materiale per il lavoro del bike park. Immagino che per il Giro la sistemeranno. D’inverno è una pista da sci.
Abbiamo visto che questo tratto finale è scoperto, senza alberi, ci sarà il rischio vento per te?
Non molto, perché in realtà la strada è coperta (dal monte stesso, ndr). Forse nel finale, che è più aperto, si potrebbe sentire. Semmai il vento si sentirà di più sulla Forcola. Di solito in quella valle il vento è a favore e potrebbe fare la differenza. Altrimenti se è contro, diventa dura.
Se l’Eira non richiede particolarità tecniche, che rapporti serviranno invece per questo tratto finale?
Bella domanda. Io lì ci sono passato solo in mtb, ma ad occhio e croce credo che un 40×32 servirà tutto.
Il terzo posto di Francavilla ha portato allegria alla Polti-Kometa. Lonardi racconta il finale rocambolesco. E siccome sognare non costa, ora punta più su
Tra fusioni ormai inevitabili e quel senso di mancanza di regole, per cui le squadre spariscono come se niente fosse senza che l’UCI dica qualcosa, c’è chi dalla Soudal-Quick Step s’è già affrancato. Davide Ballerini torna all’Astana, la “casa” da cui aveva spiccato il volo per inseguire i suoi sogni in Belgio. Quando parlammo con i quattro italiani della squadra di Lefevere durante la presentazione di gennaio, Cattaneo e Masnada dissero chiaramente che sarebbero rimasti anche per il futuro, Bagioli e Ballerini dissero che avrebbero valutato eventuali alternative. E alla fine entrambi hanno spiccato il volo: il primo alla Lidl-Trek, il secondo nel team kazako.
«Avere più spazio è una cosa fondamentale – spiega il canturino – in più quest’anno Patrick (Lefevere, ndr) mi ha tirato per le lunghe. Sono arrivato a un punto nel quale non potevo più aspettare, quindi ho preso una decisione. Da una parte mi è dispiaciuto lasciare la Quick Step, dall’altra sono contento perché so dove vado, in una squadra in cui mi sono trovato veramente molto bene. Quattro anni fa ero più giovane e volevo fare nuove esperienze. Diciamo che adesso le ho fatte, anche se non sono mai abbastanza. E torno in un gruppo che mi metterà nelle condizioni ottimali di lavorare bene».
Ballerini ha corso alla Astana soltanto nel 2019: proveniva dalla Androni e vinse i Giochi EuropeiBallerini ha corso alla Astana soltanto nel 2019: proveniva dalla Androni e vinse i Giochi Europei
Che differenza c’è fra Davide di oggi e quello di quattro anni fa?
Diciamo che ero quattro anni più giovane. Il mio sogno era quello di approdare alla Quick Step e appena ho ricevuto la loro proposta, ho subito accettato. Sono riuscito a realizzare il sogno. Ho visto come lavorano. Ho fatto tanta esperienza nelle gare del Belgio che mi interessavano di più. Ho imparato molto e adesso posso metterlo in atto.
Hai firmato per quest’aria di fusione o saresti andato via ugualmente?
Mi dispiace per come stanno andando le cose, non si sta capendo molto. Io spero che la fusione non avvenga, ma se così sarà, purtroppo sparirà un gruppo che per anni è stato di riferimento. Il ciclismo è anche questo, gira intorno agli sponsor. E fra quelli che entrano e quelli che escono, le situazioni non sono facili da gestire.
Hai detto di aver imparato il loro modo di lavorare, quindi il tuo approccio con certe gare sarà improntato a quella filosofia? In qualche modo, anche Zanini ha corso in quel gruppo…
Certo. “Zazà” è stato uno dei primi che voleva che tornassi. Con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto, anche quando sono andato via. E’ una grandissima persona e tutti gli anni continuava a chiedermi quando sarei tornato. E alla fine gli ho detto di sì.
L’ultima vittoria di Ballerini è la Coppa Bernocchi del 2022L’ultima vittoria di Ballerini è la Coppa Bernocchi del 2022
Cosa porti via da questi anni fiamminghi?
Ho imparato tanto. La cosa importante del Belgio, c’è poco da fare, è che devi conoscere la gara a menadito. Devi starci. Vedere come si svolge in base agli anni passati, anche se ultimamente sta cambiando molto anche il modo di correre. Però diciamo che i punti cruciali, bene o male, sono sempre quelli. Quindi la cosa fondamentale è conoscere il percorso, fare le ricognizioni, vedere se sono stati aggiunti nuovi tratti o nuovi muri. E poi c’è la preparazione.
Che va fatta su misura?
I lavori specifici. Cose che ho imparato, facendo in allenamento dei lavori che prima non avevo mai fatto e mi hanno dato la forza esplosiva che non avevo. Negli ultimi anni ho lavorato con il preparatore Quick Step. Sono andato da loro e mi hanno preparato loro. Non so ancora bene adesso da chi sarò seguito.
A Popsaland eri aperto all’ipotesi di partire, come mai?
Quando resti tanto in una squadra, vuol dire che ti trovi bene, questo è poco ma sicuro. Però arrivi anche a un punto in cui hai bisogno di nuovi stimoli. Purtroppo si è visto che da un paio d’anni, la Quick Step non girava come prima e questo non perché i corridori non fossero performanti.
Quest’anno prestazioni opache al Nord: qui alla GP E3 Saxo BankQuest’anno prestazioni opache al Nord: qui alla GP E3 Saxo Bank
Perché secondo te?
E’ tutto un insieme di cose, magari non si è fatta la preparazione dovuta o le cose non sono andate bene al 100 per cento. E’ una ruota che gira. Adesso c’è il colosso Jumbo-Visma, ma prima o poi finirà anche quella, come prima c’era Sky, che sembrava inattaccabile. Non so come andrà a finire con questa fusione, ma significherà mettere da un giorno all’altro un sacco di gente sulla strada.
Hai parlato di problemi di preparazione?
Il problema è che oggi devi essere al 110 per cento in quasi tutte le gare della stagione. Devi prepararle nel miglior modo possibile e per i determinati gruppi di lavoro deve avere una programmazione. Fai il tuo ritiro in altura per due settimane. Scendi. Fai una gara di preparazione. E poi c’è l’obiettivo. La cosa che in questi anni non è mai stata fatta è stata quella di fare altura per le classiche. Loro magari per questo sono un po’ vecchio stampo, mentre tante volte è preferibile arrivare freschi alle gare cui si punta. E poi devi staccare che sei ancora in forma, per iniziare la fase di recupero. E anche questo è difficile da fare.
Non corri dalla caduta del Wallonie, come funzionerà il tuo inverno?
A dire la verità, il 2023 preferisco archiviarlo così: è stato forse uno degli anni peggiori, ma si impara anche da questi. Ho fatto prima 20 giorni senza bici dopo questo infortunio di fine luglio. Pensavo fosse poca roba, invece non è risultato così. Dopo lo stop ho ricominciato e ho sempre avuto un fastidio al ginocchio. Ho cominciato a fare risonanze magnetiche varie, si è visto che c’era un’infiammazione sotto la rotula che si è accentuata continuando ad allenarmi e ha intaccato anche il tendine rotuleo. Ho sentito vari specialisti e fra i tanti ne ho scelto uno che mi ha aiutato. Ho fatto delle infiltrazioni di acido ialuronico che adesso stanno facendo effetto. Nel frattempo ho continuato ad allenarmi, le mie tre ore al giorno le ho sempre fatte.
Il 2023 si stava raddrizzando al Wallonie: 2° nella prima tappa, 5° nella seconda (qui con Ganna), poi l’infortunioIl 2023 si stava raddrizzando al Wallonie: 2° nella prima tappa, 5° nella seconda (qui con Ganna), poi l’infortunio
Passerà continuando a pedalare?
Sta andando a posto. Più vado avanti, più vedo che riesco a spingere forte e il fastidio arriva sempre più tardi. Da tre o quattro giorni a questa parte, posso dire di essere recuperato quasi al 100 per cento. L’altro giorno ho detto a Bramati che se vuole posso correre per dare una mano ai compagni e mi ha messo fra le riserve. Però capisco anche che i corridori vogliano correre, anche perché vista la situazione, tanti saranno in cerca di una squadra. Quindi penso che la mia stagione sia finita qui.
Vacanze in vista?
Non mi piace mai programmare cose a lungo termine, magari vado con gli amici due o tre giorni da qualche parte. Per adesso, visto che le giornate sono belle, continuo ad andare in bici, anche senza particolari obiettivi. Meglio tenere una settimana in più adesso e ricominciare una settimana dopo, così se anche a novembre facesse una settimana brutta, non mi cambierebbe la vita.
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Davide Ballerini torna “a casa”. Il lombardo dal prossimo anno vestirà di nuovo i colori dell’Astana-Qazaqstan. Il “Ballero” era stato nella squadra di Vinokourov nel 2019, poi prese altre strade.
Di questo ritorno, e in parte della squadra che sta nascendo, ne parliamo con Giuseppe Martinelli, storico direttore sportivo del team kazako. E’ lui che ci spiega cosa va a fare il Ballero in Astana. E che corridore si aspetta di ritrovare.
Davide Ballerini (classe 1994) si appresta a tornare in Astana-QazaqstanDavide Ballerini (classe 1994) si appresta a tornare in Astana-Qazaqstan
Lo zampino di Vino
La trattativa si è consumata questa estate e, a dire il vero, lo zampino di Martinelli è relativo.
«C’entro abbastanza poco in questo ritorno – ha detto sinceramente Giuseppe – è stata una trattativa tra Vinokourov e lui, ma chiaramente mi fa piacere. Io in questa fase sto gestendo altre cose, sono più impegnato con questioni logistiche, senza contare che sono diventato nonno per la seconda volta per la nascita di Alice. E anche per questo ho lavorato anche per mia figlia (Francesca, che cura appunto la logistica dei turchesi, ndr)! Riprendendo Ballerini, Vinokourov ha ha fatto una scelta intelligente, mirata al presente e al futuro».
Il Ballero (al centro) durante il Giro d’Italia accanto al suo futuro compagno VelascoIl Ballero (al centro) durante il Giro d’Italia accanto al suo futuro compagno Velasco
Ballerini capitano
Davide Ballerini torna così in “Italia”. Conosce l’ambiente Astana. È partito che aveva 25 anni, vi torna a 30 con più esperienza, più sicurezza e un palmares maggiore. Tutto questo può essere un fattore chiave.
«In Astana – spiega il diesse bresciano – Ballerini avrà tutto lo spazio che vuole, specie in questo momento storico del team in cui non c’è il corridore leader per le corse a tappe. Quindi siamo abituati a cercare di poter fare il massimo con tutti gli atleti, nessuno è chiuso da noi».
E qui il discorso si allarga anche agli altri corridori. Tutto sommato il team kazako per l’immediato futuro non è messo male. Velasco è migliorato molto. Battistella, Garofoli e Scaroni possono fare bene. Senza dimenticare Gazzoli. E poi c’è Lutsenko e ora, appunto, anche Ballero.
«Guardiamo Velasco – prosegue Martino – lui ha avuto spazio e lo ha avuto per tutto l’anno. Questo è stato un bene per lui. Niente vincoli, tanto che è cresciuto fino a vincere il campionato italiano. Idem, Scaroni. Lui ha avuto il Covid due volte. E tanti dei nostri hanno avuto una sfortuna simile».
Ballerini è più maturo dicevamo e Martinelli lo sa bene. Non a caso insiste sul discorso del sapersi muovere tra gli equilibri di una squadra e magari prenderla in mano. Perché anche se alla Soudal-Quick Step Davide leader non ci è stato spesso, sa però cosa vuole un leader e cosa gli serve. Sa come si preparano, anche nei dettagli tecnici, certe corse del Nord.
«Davide – va avanti Martino – ha toccato con mano la realtà di team forte, il più forte in quasi tutte le corse che faceva, da quelle a a tappe con Evenepoel, alle classiche soprattutto, anche se negli ultimi due anni non sono riusciti ad essere protagonisti al 100 per cento, come erano abituati a fare. E questo è molto importante».
«Per questo dico che Ballerini può essere il faro dell’Astana che verrà. Potrà essere aiutato da Fedorov, Gruzdev… gente che se ha un corridore buono da supportare magari riesce a fare qualcosa in più anche per sé stessa».
L’esperienza come gregario al Nord per gente come Alaphilippe potranno aiutare il comasco (foto Instagram)L’esperienza come gregario al Nord per gente come Alaphilippe potranno aiutare il comasco (foto Instagram)
Nuova Astana
Vinokourov non troppi giorni fa ci aveva parlato della nuova veste della sua squadra: un’Astana garibaldina, a caccia di classiche e tappe.
Martinelli vede bene Ballerini anche per le tappe dei grandi Giri. E al suo fianco potrebbe avere un altro pezzo da novanta, Gianni Moscon, anche se sul suo futuro non si sa ancora molto.
«Non so cosa farà Moscon – va avanti Martinelli – non ho lista definitiva degli atleti del prossimo anno e come ha detto anche Vino ci saranno grandi cambiamenti. In questi due anni abbiamo pagato tantissimo le sfortune di salute, ma anche la campagna acquisti 2021. Corridori che per noi dovevano essere importanti come Moscon, De La Cruz, Dombrowski… non hanno dato molto poco».
Ballerini invece è pronto. «Partiamo dal presupposto che quando è andato via io e la squadra eravamo dispiaciuti. Ma all’epoca lui voleva fortemente la Quick Step. Fece una scelta di squadra e non economica. Voleva quel team forte per certe corse… Sentiva che gli serviva quella squadra, non quel tipo di squadra. Ora il suo ritorno avrà un certo impatto. E per me non avrà paura di essere un leader».
Con l’Astana è cresciuto, ora dal suo ritorno ci aspetta quello per cui ha lavorato in Belgio alla corte di Lefevere.
«Io – conclude Martinelli – dico che potrà puntare ad una semiclassica, ad una classica, alle tappe di un Giro… Davide sa che qui ha il suo spazio, che c’è gente che gli vuole bene e che non voleva andasse via all’epoca. E infatti alla prima occasione… rieccolo. È stato intelligente Vinokourov a riprenderlo e lui a tornare».
Abbiamo incontrato Vanotti per farci dire come sarà secondo lui il 2022 dell'amico Nibali. Le idee chiare: è un capitano! Punti su Giri e certe classiche
CASSANO MAGNAGO – «Non era facile restare lucidi dopo 200 chilometri di tutto. Oggi è stata la giornata più fredda della mia vita. Mi auguro che nessuno che scrive tanto di noi provi quello che abbiamo provato noi in cima al Sempione…».
Sono da poco passare le 17, la pioggerellina sottile e per fortuna non fredda non concede tregua. La gente non si fa intimorire ed è assiepata lungo le transenne, cercando di seguire il finale dagli schermi dell’organizzazione. Quando i primi si fermano dopo la riga e raccontano la tappa, il gruppo ha ancora 19 minuti di fatica davanti a sé. La Ineos Grenadiers ha deciso di lasciar andare la maglia rosa, che finisce sulle spalle di Bruno Armirail, francese della Groupama-FDJ, in una giornata che per condizioni meteo è stata peggiore di quella di ieri, boicottata dal gruppo.
Nel paese che in ogni angolo parla di Ivan Basso, sono bastati gli ultimi 10 minuti di una corsa durata 4 ore e venti minuti per ammazzare i sogni dei tre italiani in fuga, che per vincere avrebbero ceduto più di qualche sogno.
Oldani e Ballerini nel terzetto di testa. Bettiol, rientrato proprio in tempo per lanciare la volata. Ne avrebbero avuto tutti davvero bisogno, invece la doppietta di Denz ha messo tutti d’accordo.
Ballerini era il più veloce del terzetto ripreso sul rettilineo di arrivo: la delusione è forteBallerini era il più veloce del terzetto ripreso sul rettilineo di arrivo: la delusione è forte
L’umore del Ballero
Ballerini resta per cinque minuti buoni piegato sulla bici, Dio solo sa in preda a quali pensieri. Poi si alza un secondo, sorride ai tifosi del fan club che lo chiamano dalla barriera e si rimette giù. Quando il cuore riprende il battito e la capacità di parlare avvicina la voglia di sparire, il canturino si solleva.
«Non è stato facile – dice – poco ma sicuro. Gli ultimi giorni sono stati difficili per me e per la squadra, ma stiamo dimostrando di avere le gambe, che ci siamo e continueremo a provarci fino alla fine. Sono stato chiamato al Giro all’ultimo momento, dovevo aiutare Evenepoel. Non ero pronto per fare altro, ma per fortuna il passare dei chilometri mi sta dando buone gambe. Non è facile passare alla mentalità di vincere le tappe. Oggi abbiamo tentato di fare il possibile fino alla fine, purtroppo però è andata così. Mi dispiace, ma ho dato il massimo».
Oldani ha tentato l’allungo per anticipare. In precedenza era stato bravo nel cogliere la fugaOldani ha tentato l’allungo per anticipare. In precedenza era stato bravo nel cogliere la fuga
Il piano di Oldani
Oldani l’ha smaltita prima, oppure semplicemente si è nascosto meglio dagli obiettivi e ha avuto il tempo per farsene una ragione. Nella fuga più numerosa di giornata c’è entrato con grande prontezza ed è stato anche lesto a restare davanti nel momento della selezione, ma non è bastato.
«Ci siamo dati sempre cambi regolari – spiega a due passi da Bettiol e Ballerini – poi però sono venuti su molto forte e ci hanno ripreso proprio sul rettilineo d’arrivo. E’ un peccato, perché penso che entrambi meritavamo la vittoria: Ballerini ed io, ma la meritava anche Rex. Siamo andati forte. Abbiamo dato il massimo. L’unica cosa che sicuramente non ha giocato a mio favore nella fuga è stato il fatto di non avere compagni: gestire la situazione con molte squadre più numerose non è stato semplice.
«Lo scatto nel finale? Era per anticipare – sorride Oldani – avevo parlato col Ballero e gli avevo detto: “Tu non seguirmi quando parto lungo, poi se mi prendete, fai la volata”. Non volevamo farci mettere nel sacco entrambi essendo amici, però è successo. Sono arrivati molto forte da dietro e addio…».
Per Denz arriva così la seconda vittoria di tappa dopo quella di RivoliPer Denz arriva così la seconda vittoria di tappa dopo quella di Rivoli
La svista di Bettiol
Di Bettiol e del suo dente avvelenato abbiamo già detto in apertura, ma a guardarlo con la faccia segnata dai chilometri e dall’acqua sporca, si capisce che il toscano è contento per le sensazioni finalmente ritrovate.
«Quando si hanno queste gambe – dice secco Bettiol – bisogna vincere. Oggi si era messa bene. All’inizio in realtà non ero brillantissimo, poi è andata sempre meglio, finché negli ultimi 10 chilometri abbiamo trovato la collaborazione giusta. Ho sbagliato la volata e mi dispiace. L’ho presa troppo lunga, ai 300 metri. Purtroppo ho guardato il mio computerino, diceva 200. Invece poi ho visto il cartello e quando me ne sono accorto, ho provato a rallentare, però da dietro è arrivato Denz che se l’è meritata.
«Avevo solo un paio di occasioni in questo Giro d’Italia. Una l’altro giorno a Rivoli e oggi forse è stata l’ultima, perché ci sarà una tappa abbastanza piatta la prossima settimana. Oggi era perfetta, anche l’arrivo era giusto. Sono dispiaciuto, però al tempo stesso anche felice perché sento che le gambe stanno migliorando».
Bruno Armirail è la nuova maglia rosa: al mattino aveva 18’37” da recuperare: un’enormitàLa Ineos ha lasciato andare la fuga e la maglia rosa per avere più respiro nei prossimi giorniBruno Armirail è la nuova maglia rosa: al mattino aveva 18’37” da recuperare: un’enormitàLa Ineos ha lasciato andare la fuga e la maglia rosa per avere più respiro nei prossimi giorni
Armirail in rosa
L’altra notizia di giornata è il passaggio della maglia rosa da Thomas ad Armirail, gregario alto 1,90 (74 chili di peso) nato nel 1994 a Bagneres de Bigorre, ai piedi dei Pirenei francesi. E’ professionista dal 2018, ha all’attivo una sola vittoria da pro’ (campionato nazionale a cronometro del 2022), la sua ragazza ha origini italiane e quando gli fanno notare che l’ultimo francese in rosa era stato Jalabert nel 1999, strabuzza gli occhi.
«Per essere chiaro – dice – ho cominciato ad andare in bici molto tardi. Prima il ciclismo non mi interessava per niente, non avevo idoli. So chi è Jalabert, certo, ma il corridore che ho davvero amato è stato Alberto Contador, magari questo ai francesi non farà piacere».
Poi, dopo una risata, Armirail sintetizza in poche parole questo giorno surreale, in cui alla partenza sarebbe stato davvero impossibile immaginare di vestire la maglia rosa.
«Stamattina non lo immaginavo – ammetta – 18 minuti e mezzo erano tanti da recuperare. Quando sono entrato nella fuga, pensavo alla vittoria di tappa e invece mi ritrovo con questa situazione eccezionale. Non so se cambierà la mia carriera. Il mio è ruolo è quello di gregario, per cui avere la maglia rosa è un privilegio. Bisogna essere realisti. Pinot è uno scalatore migliore di me, per cui il mio obiettivo principale sarà lavorare per lui, essere dove si trova e lavorare per la squadra. La prossima settimana ci saranno salite su cui non potrei tenere la maglia rosa, per cui lascatemi godere questo momento».
Il Giro chiude la seconda tappa alpina con qualche strascico di polemica. Oggi i corridori hanno fatto la loro parte e sarebbe stato difficile chiedere di modificare anche questa tappa. Di fatto però sul traguardo per oltre mezz’ora non s’è sentito che ragazzi tossire. Al netto delle opinioni dei molti e della possibilità di discutere quanto è successo ieri, un Giro così bagnato e flagellato dal maltempo si fa fatica a ricordarlo.
Sanremo alle spalle e ora il Belgio. La campagna del Nord si è aperta ieri a De Panne. Anche se lassù qualche corsa si è già disputata, la sequenza che porta alle grandi classiche è partita ieri. Ed è in questo contesto che Davide Ballerini, dopo averci parlato del lavoro fatto alla Tirreno, ci spiega anche questa transizione.
Una transizione fisica, ambientale, mentale. Ieri il Ballero era in corsa. E ci stato nel vivo fino alla fine quando lui e tre compagni della Soudal-Quick Step hanno fatto parte del ristretto drappello di testa. Tuttavia non sono riusciti a far valere questa superiorità numerica e Jasper Philipsen li ha infilati. Quel che conta però sono state le gambe.
De Panne: scappati in quattro negli ultimissimi chilometri, Philipsen ha infilato Kooij, Lampaert e FrisonDe Panne: scappati in quattro negli ultimissimi chilometri, Philipsen ha infilato Kooij (che non compare, sulla sinistra), Lampaert e Frison
Davide, Sanremo alle spalle dunque…
Sì, Sanremo alle spalle ed è andata bene fino alla fine. E di questo sono contento perché significa che la gamba c’è. Mi dispiace solo che si poteva fare un po’ di più nel finale… come ha detto Alaphilippe, prendendo il Poggio un po’ più avanti. Magari sarebbe andata diversamente.
Ora si passa alla “modalità Belgio”: c’è tanta differenza tra queste gare e la Sanremo?
Si cambia modalità è vero e c’è una grande differenze fra queste corse. Appena taglio il traguardo di una gara penso subito a quella successiva. Specie per queste gare visto che è tutto l’inverno che ci penso.
Entriamo nei dettagli. Dopo la Sanremo cosa hai fatto? Cosa hai mangiato?
Sono tornato a casa in macchina. La sera a cena ho cercato di non strafare. Come ho detto sono molto concentrato e quindi ho mangiato in modo corretto: un piatto di pasta, qualche verdura e zero alcool. Sono in periodo di astinenza! In generale tutta la settimana ho mangiato molto correttamente.
La domenica in bici cosa hai fatto?
Un’oretta molto tranquilla. E più o meno la stessa cosa il lunedì. Il secondo giorno post Sanremo ho fatto un paio di ore, a far girare la gamba. Due ore facili, facili… Per smaltire un po’ di Sanremo. E nel pomeriggio ho preso l’aereo per venire quassù in Belgio.
Il lombardo aveva già preso parte a due gare in Belgio: Het Nieuwsblad (in foto) e Kuurne. Dopo il 13° posto alla Sanremo ieri è arrivato 11° lavorando per i compagniIl lombardo aveva già preso parte a due gare in Belgio: Het Nieuwsblad (in foto) e Kuurne. Dopo il 13° posto alla Sanremo ieri è arrivato 11°
Cosa significa fare due ore facili, facili…
Che si pedala intorno alla Z2. Vai anche un po’ a sensazione… se ti senti di dover spingere un filo di più o far girare di più la gamba lo fai. Ma di base ormai siamo in pieno periodo di gare e non ti devi allenare tanto, l’obiettivo è quello del recupero e una gara di 300 chilometri non la togli dalle gambe in un giorno.
Martedì cosa hai fatto invece?
Ho fatto un’ora e mezza ma con qualche lavoretto di attivazione. Si tratta di qualche progressione, non troppo lunga, fino alla soglia, qualche volata. E poi ho fatto il massaggio. A dire il vero un massaggio ero riuscito a farmelo fare anche il lunedì a casa giusto prima di prendere l’aereo.
Ieri si è corso a De Panne…
E ho corso subito in ottica De Panne e non pensando ad altre gare. Si cerca di fare bene subito.
Oggi invece cosa fai?
Un’ora di scarico. Un’ora di scioltezza e poi il massaggio. Io poi salto Herelbeke di domani e corro alla Gand-Wevelgem.
Domani, venerdì, quindi cosa farai?
Non correndo farò 3 ore e credo di andare a fare un giro sul percorso della Gand.
In questa settimana di transizione, Davide ha fatto una corsa e due richiami. Il resto tutto recuperoIn questa settimana di transizione, Davide ha fatto una corsa e due richiami. Il resto tutto recupero
Come mai non corri ad Harelbeke? Scelta tua o del team?
Scelta reciproca. Oggi bisogna selezionare bene le gare. E’ sempre più difficile e quindi è importantissimo recuperare bene e arrivare alle gare al top. E poi l’anno scorso dopo Harelbeke ho iniziato ad avere dei problemi. Io invece voglio fare molto bene anche nelle settimane successive e non voglio portarmi dietro le fatiche accumulate.
E siamo a sabato: cosa prevede l’allenamento?
Come il mercoledì scorso, faccio quell’oretta e mezza con qualche lavoretto.
E domenica la Gand-Wevelgem… Passare dalla Sanremo al Belgio prevede anche un cambio di clima. Si avverte la differenza?
Nei primi giorni no (ieri a De Panne 12° con pioggia, ndr). Pensavo facesse più freddo, tutto sommato si stava bene anche quassù. Ma poi conta poco, perché il meteo, caldo, freddo o pioggia è uguale per tutti! In questo tipo di settimane devi correre e recuperare e coprirti per evitare malanni.
Con l’alimentazione come va? Avete il vostro chef?
L’alimentazionesoprattutto da queste parti è legata al meteo, se fa freddo si cerca di mangiare un po’ di più, ma varia soprattutto in gara, fuori è molto standard. Comunque non abbiamo lo chef, ma siamo in un hotel che ci conosce bene e ci fa mangiare in modo corretto. Diciamo più “pulito” rispetto alla cucina belga classica. E per pulito intendo senza troppe salse, fritti… Abbiamo pasta, riso, olio, carne bianca…. le solite cose.
Venerdì per Ballerini prove di Gand, una “quasi monumento” (dove non mancano sterrati e pavè) nel cuore del BelgioVenerdì per Ballerini prove di Gand, una “quasi monumento” (dove non mancano sterrati e pavè) nel cuore del Belgio
Prima hai accennato ai massaggi, la necessità di farli anche prima del volo. Quando sei in “ritiro” con la squadra li fai tutti i giorni?
In linea di massima sì. Aiutano parecchio e pertanto cerco di farli sempre.
Sul piano tecnico in questa settimana si fa anche qualche prova riguardo ai materiali?
Venerdì per esempio dovrei andare a vedere dei passaggi della Gand e lì c’è sia dello sterrato che del pavé. Porterò un paio di copertoni diversi e cercherò di capire con quale mi troverò meglio. Ci danno delle indicazioni tecniche, ma è anche vero che molto dipende dalle sensazioni del corridore.
Che dire Davide, ti sentiamo davvero concentrato… Incrociamo le dita!
Sì, sono concentrato perché sono consapevole di aver lavorato bene e di stare bene. Anche per questo sono calmo. La gamba c’è.