La sicurezza su strada e l’aerodinamica di certe prese sulle appendici da crono. Il ricordo di quando si usava la terza leva del freno. Pensieri che continuano ad accavallarsi dall’incontro con Sobrero all’allarme di Pidcock. Per questo, a costo di sfinirlo con le nostre domande, siamo tornati a bussare alla porta di Adriano Malori, strappandolo per un po’ al lavoro nel suo centro.
«Il problema è che sulla bici da crono – fa notare Malori, invero ben contento di dare il suo contributo – si fanno velocità altissime e non si possono usare i freni. Si guardano costantemente i watt ed è un problema. Ricordo che quando facevo i lavori specifici, era un attimo ritrovarsi a 55 all’ora. Per questo cercavo strade in pianura con poco traffico o andavo in qualche valle in cui ci fosse un po’ di pendenza. Magari la velocità era leggermente inferiore, ma ero sempre a guardare il computerino».
Test in pista per Bernal in Belgio: quando si è al chiuso, non è un problema guardare giùTest in pista per Bernal in Belgio: quando si è al chiuso, non è un problema guardare giù
E’ anche un fatto di posizione?
Sicuramente su quella da strada sei più rilassato, il collo è più sciolto e guardi avanti. Se davvero Bernal stava facendo allenamento con la bici in assetto da gara, gli è bastato accarezzare i pedali per trovarsi a 40 all’ora e spingendo poco di più è arrivato ai 60. Quelle bici sono missili. Ma è un problema che c’era anche quando Ullrich si allenava su strada con la ruota anteriore da 24″ e il manubrio tutto basso, oppure quando Indurain usava la Espada. Oggi però allenarsi con la bici da crono è più pericoloso, soprattutto per il discorso dei freni e per l’attenzione costante al computer.
C’è una soluzione alternativa?
Andare in autodromo ha un costo non indifferente. Nella zona di Lodi o Cremona, si trovano anche strade di pianura con poco traffico. Da me in zona Parma è già più difficile. Non la risolvi neanche del tutto avendo una macchina davanti, perché è brutto dirlo ma in tanti casi è solo un discorso di giusta scelta della strada e soprattutto di fortuna.
Fra protesi e leve c’è distanza e c’è da sollevarsi cambiando l’assetto del corpo: un tempo eterno se si deve frenare.
Se la posizione è giusta, comunque sulle protesi si poggia. Il protocollo vuole che l’angolo fra dorsale e tricipite sia di 90 gradi proprio per scaricare il peso sulle braccia. Poi bisogna vedere la biomeccanica, perché Froome e Thomas sulla bici da crono erano messi malissimo, ma andavano forte. La bici da crono però si guida con le spalle e non con le braccia, proprio perché le braccia così strette impediscono manovre. La rotazione minima delle spalle fa sì che il manubrio giri.
Ai mondiali di Bruges, nel Team Relay, tre azzurri con tre diverse prese sulle appendici: Ganna, Sobrero, AffiniAi mondiali di Bruges, nel Team Relay, tre azzurri con tre diverse prese sulle appendici: Ganna, Sobrero, Affini
Quindi anche la presa sul manubrio di Sobrero di cui s’è parlato è aerodinamica, ma anche funzionale?
E’ sicuramente la più comoda, anche se io la provai e non mi trovai bene. Non esiste uno standard, l’importante è trovare una posizione che si può tenere, non una che teoricamente è perfetta, ma dopo mezz’ora devi lasciarla perché non la reggi. Se sei incassato con le spalle e formi un cuneo con braccia e testa, allora sei a posto.
I manubri stampati aiutano?
Sono decisivi, per aerodinamica e sicurezza. Sentito Sobrero quando diceva che l’alternativa a quella sua presa fosse tenere la protesi solo con anulare e mignolo? Se il manubrio è su misura, hai la presa che preferisci e riesci a guidare meglio la bici.
Fu Basso, qui al Tour del 2011, a suggerire a Malori di usare il freno sulla protesi (nel cerchio)Fu Basso, qui al Tour del 2011, a suggerire a Malori di usare il freno sulla protesi (nel cerchio)
In ogni caso, non poter usare i freni non aiuta…
Prima di Varese 2008, quando poi vinsi l’oro U23, chiesi consiglio a Basso per vedere il percorso. E mi diede la dritta di mettere la terza leva del freno sulle appendici, come si faceva nelle cronosquadre. Da allora in allenamento l’ho sempre avuta e anche in gara (nella foto di apertura, Adriano in azione nel mondiale vinto a Varese 2008, ndr). E’ utile per non togliere le mani nei curvoni, in allenamento viene bene dietro moto per restare in posizione e se un’auto ti stringe. C’è davvero tanta distanza altrimenti fra la protesi da crono e la leva su manubrio. Non so perché ultimamente certi accorgimenti non si vedono più, forse perché i freni idraulici non permettono l’aggiunta di una terza leva? In allenamento la valuterei.
Come i doppi freni nella parte alta del manubrio per la Roubaix?
Esatto, un’altra bella sicurezza per quando si stava in gruppo. I miei compagni li usavano e dicevano di sentirsi più sicuri, ma ormai sono spariti anche quelli. Sarebbe curioso sapere il perché.
Il motivo, come suggeriva Malori, sta proprio nell’adozione dei freni a disco. Quella leva, come pure quelle per la Roubaix, si montavano tagliando la guaina e agendo sullo stesso cavo del freno. Gli impianti idraulici dei freni a disco ovviamente ne impediscono l’uso.
Con le Olimpiadi strada in archivio, Bettiol guarda alla Vuelta e al mondiale. Quel giorno l'Italia sarà più forte. Ma intanto si parla ancora di crampi
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Lo ha detto un paio di giorni fa Tom Pidcock a Kit Nicholson, prima dei mondiali di cross, vinti planando come Superman sul traguardo. «Penso che siano accaduti molti incidenti con le bici da crono e penso che sia qualcosa su cui dobbiamo riflettere. Sono caduto io. E’ caduto Ben Turner al Tour de l’Avenir. Adesso è caduto Egan (Bernal, ndr). Le posizioni stanno diventando estreme e passiamo sempre più tempo a cercare di mantenerle piuttosto che a guardare dove stiamo andando. Penso sia evidente che ora il discorso stia diventando piuttosto pericoloso. Non credo che dobbiamo fermare il progresso, ma dobbiamo pensare a come allenarci in modo più sicuro».
Bernal in azione nella crono di Milano: su strade chiuse, la testa bassa non è un problemaBernal in azione nella crono di Milano: su strade chiuse, la testa bassa non è un problema
Da Froome a Bernal
A ben vedere, partendo proprio dalla caduta che ha chiuso la carriera di Froome durante una ricognizione nella crono del Delfinato 2019, passando per l’investimento dello stesso Pidcock nello scorso giugno mentre si allenava sui Pirenei e terminando con il più recente caso di Bernal, viene da pensare che, soprattutto in allenamento, quella posizione non sia affatto sicura. Per muoversi nel traffico e anche in gara, dove non perdona distrazioni. Secondo voi Cavagna avrebbe mai sbagliato quella curva nella crono di Milano, se solo avesse avuto la testa più alta?
Le squadre stanno investendo somme importanti nello sviluppo delle posizioni: un tema che negli ultimi due mesi abbiamo affrontato con Mattia Cattaneo,Vincenzo Nibali e Matteo Sobrero. Ma è innegabile che quel tipo di posizione, con la testa bassa per essere aerodinamici al top e le mani sulle appendici (quindi lontane dai freni e dalla possibilità di correzioni repentine), sia precaria e tutti i soldi spesi rischino di finire in polvere.
Anche Pidcock è stato investito nello scorso giugno, preparando il Giro di Svizzera (foto Instagram)Pidcock è stato investito a giugno, preparando il Giro di Svizzera (foto Instagram)
Lo ha ipotizzato bene Andrea Bianco, parlando della caduta del “suo” Bernal: «Magari l’autista ha superato senza rendersi conto della velocità di Egan – ha spiegato – e poi si è fermato. E lui evidentemente aveva la testa giù, sennò in bici è un gatto e lo avrebbe schivato».
Leggerezza o fatalità?
E’ corretto non voler fermare il progresso, visto soprattutto che proprio grazie alla crono si decidono i destini di corse molto importanti, ma occorre che le squadre facciano un salto di qualità nell’assistere i corridori.
Se non è possibile allenarsi in autodromo, è buona norma tenere un’auto davanti ai corridoriSe non è possibile allenarsi in autodromo, è buona norma tenere un’auto davanti ai corridori
In alcuni casi, la Quick Step di qualche anno fa e poi la Jumbo Visma si sono servite di autodromi chiusi. Stesso discorso fece lo scorso anno la nazionale di Cassani nell’Autodromo di Misano, preparando il Team Relay poi vinto agli europei di Trento. Ma se si deve andare su strada, è necessario che i corridori abbiano un’ammiraglia davanti ogni volta che intendono allenarsi in modo sostenuto, oppure che vengano individuati percorsi effettivamente privi di auto. La bici da crono è come un’auto di Formula Uno e non si è mai visto che quei piloti le portino fuori da piste sicure.
Mentre appare sempre più chiaro che la stagione di Bernal (e non voglia Dio la sua carriera) sia finita anzitempo a causa di una distrazione da parte sua e del conducente dell’autobus, probabilmente, ma anche per una leggerezza della squadra che non lo ha assistito adeguatamente.
«Io Malori non l’ho mai conosciuto – dice Sobrero sorridendo – l’ho sempre visto in televisione. Però mi ricordo che ai mondiali del 2015 di Richmond, che io feci con gli juniores, una volta andai dai meccanici e vidi per la prima volta una corona da 58 montata sulla sua bici».
Adriano sorride e rilancia dicendo che adesso usano il 60, ma Sobrero alza le mani: lui il 60 non sa ancora cosa sia.
Al tricolore di Faenza ha conquistato la maglia tricolore della crono, battendo Affini e Cattaneo
Malori, tricolore nel 2011 davanti a Boaro e Marangoni
Marco Pinotti ha vinto sei titoli nazionali contro il tempo: il primo a 29 anni nel 2005; l’ultimo a 37 nel 2013 (in foto)
Al tricolore di Faenza ha conquistato la maglia tricolore della crono, battendo Affini e Cattaneo
Malori, tricolore nel 2011 davanti a Boaro
Marco Pinotti ha vinto sei titoli nazionali contro il tempo: il primo a 29 anni nel 2005; l’ultimo a 37 nel 2013 (in foto)
Tre tricolori
Il pomeriggio inizia a scurire e allo stesso tavolo, sia pure virtuale, siedono tre campioni italiani della crono e uno che quelle vittorie le ha raccontate. Matteo Sobrero, campione italiano in carica. Marco Pinotti, il suo preparatore al Team BikeExchange, sei volte tricolore fra i pro’. Il nostro Adriano Malori, campione italiano per tre volte da professionista, del mondo ed europeo fra gli U23. L’idea è di lasciare loro la parola, facendo a Sobrero appena la domanda che romperà il ghiaccio. Quando si cambia squadra e si è specialisti della crono, si chiede anche qualche garanzia sui materiali?
«A dire il vero – risponde – il materiale è stato una delle prime cose che ho valutato. La possibilità di avere il manubrio stampato 3D e lo studio dei materiali è stata detta dall’inizio. Siamo anche andati a Silverstone in galleria del vento a fare un nuovo bike-fit, al momento sono molto soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto».
La possibilità di investire sui materiali ha portato Sobrero al cambio di squadra (foto BEX Media)La possibilità di investire sui materiali ha portato Sobrero al cambio di squadra (foto BEX Media)
PINOTTI: «Tra l’altro, non so se quando ha firmato Matteo sapesse già che stavamo passando da Bianchi a Giant. E questo noi lo vediamo come un’evoluzione. La Bianchi era già competitiva, però pensiamo che con Giant avremo un piccolo vantaggio dal punto di vista della bici e del pacchetto completo bici e ruote. Avevamo ruote Vision e Pirelli come tubolari, quest’anno avremo ruote della Giant, quelle che aveva già la CCC e poi i tubolari saranno Vittoria».
Le mani sopra
MALORI: «Matteo, colgo l’occasione, così senza riscaldamento, per farti una domanda che volevo farti da una vita. Ho visto che tieni le mani una sopra l’altra sulle protesi. E’ una questione di comfort o è un discorso aerodinamico?».
SOBRERO: «C’è stata una lunga discussione su questa posizione quando siamo andati a Silverstone. E’ stata una cosa che si è creata negli anni, anche confrontandomi con Filippo (Ganna, ndr), cosa che ho modo di fare molto spesso. Rispetto alla media sono molto corto sul davanti. Si tende ad andare molto lunghi, ma essendo leggero, poi mi muovo tanto e non mi trovo. Se invece rimango più corto, tendo a tirare, non sono solo appoggiato. E tirando rimango più fermo e più incassato. Poi ho scoperto che mi permette di avvicinare la testa con le mani, per essere più aerodinamico. E’ una cosa che mi sono messo in testa e mi trovo molto bene».
MALORI: «La trovo molto strana perché le protesi sono dritte e una persona che nello sforzo massimo si aggrappa a quel modo, anche a livello posturale ha una spalla più sollevata dell’altra…».
Sobrero è grande amico di Ganna e si confrontano spesso anche su temi tecniciE’ grande amico di Ganna e si confrontano spesso anche su temi tecnici
PINOTTI: «Questa cosa qua è di quelle che creano il mal di testa a chi deve fargli il manubrio custom, perché non puoi fare le estensioni asimmetriche. Però abbiamo visto in galleria del vento che è una posizione vantaggiosa per lui. E’ entrato e aveva un certo valore, quando è uscito non è che avesse numeri tanto migliori, però abbiamo validato delle cose. Come ho sempre detto, un cronoman naturale in due o tre anni alla posizione migliore ci arriva da solo sentendo l’aria nel casco. A lui questa posizione porta dei vantaggi, anche se intuitivamente non è veloce, ma per lui è vantaggiosa e ci è arrivato naturalmente».
SOBRERO: «Io ero partito con le osservazioni fatte in pista a Valencia con l’Astana, quando si diceva di chiudere l’angolo delle braccia. Solo che per farlo, avrei dovuto prendere le protesi nella parte più alta con appena due dita e io non mi sentivo sicuro…».
La posizione scomoda
MALORI: «Abbiamo fatto questo discorso su bici.PRO tempo fa. Tanti impongono al cronoman le posizioni più redditizie che però sono anche scomode, mentre il miglior cronoman è quello che ha la posizione cucita su di lui, che grazie ad essa riesce a sviluppare più watt…».
PINOTTI: «Il tuo discorso è il più corretto. Infatti prima di entrare in galleria del vento, siamo stati parecchio con il fisioterapista a fare bike fitting. Abbiamo visto su quali distretti si possa agire, così quando siamo entrati nel tunnel, sapevamo su quali posizioni potevamo lavorare. Ad esempio con Yates, che non deve fare delle crono secche, ma inserite nei Giri, abbiamo scelto una posizione che non era la più veloce».
MALORI: «Senti Matteo, come ti gestisci per fronteggiare i cronomen di stazza superiore alla tua, i vari Ganna, Kung, Van Aert?».
SOBRERO: «Devo giocare sull’aerodinamica, perché in pianura da uno come Ganna perdo comunque tantissimo. In pianura, il watt è watt, non c’è niente da fare».
Nella crono tricolore di Faenza ha controllato in avvio e dato tutto nel finaleNella crono tricolore di Faenza ha controllato in avvio e dato tutto nel finale
Il tricolore di Faenza
MALORI: «Il campionato italiano non l’ho visto, ero al lavoro. Come avete gestito le tre parti, fra andata, salita e ritorno? Display coperto oppure ti sei gestito?».
SOBRERO: «Mi sono gestito parecchio nella prima parte. Sapevo che avrei perso. Però se quei 10-20 watt li avessi risparmiati in avvio, in salita e nel tratto finale mi sarebbero tornati utili. E poi faceva caldo, un semplice fuori giri si poteva pagare caro. Invece al ritorno, che era anche a scendere, io ho fatto i miei watt, anche se ero a tutta, mentre Pippo che aveva dato troppo nella prima parte ha pagato».
PINOTTI: «Ganna è arrivato al primo intermedio con il miglior tempo, quindi è andato fortissimo in salita e lo ha pagato dopo. Matteo si è gestito bene, mentre Ganna ha perso tanto negli ultimi chilometri».
MALORI: «Ganna ha fatto come alle Olimpiadi: fortissimo all’inizio, poi in difficoltà. Domanda a bruciapelo: Matteo, ai grandi Giri ci pensi? Pesi 63 chili, sei fatto per le salite, ci pensi?».
SOBRERO: «Dopo lo Slovenia (chiuso al 3° posto, ndr) e l’italiano e l’ultima crono del Giro, ho preso più consapevolezza. Sì, ci penso, magari corse di una settimana in cui c’è la crono posso dire la mia. Ci vuole tempo. Ho visto che nello sforzo di mezz’ora riesco a fare qualche risultato. Nella corsa di cinque giorni, potrei dire la mia».
Classifica alla Tirreno
MALORI: «Ci provi già alla Tirreno quest’anno? Io scommetto 50 euro che fai podio».
SOBRERO: «Addirittura?».
PINOTTI: «Sembra che tu abbia letto i programmi della squadra. Alla Tirreno gli daremo la possibilità di fare classifica, perché non lo ha mai fatto. La Parigi-Nizza per la crono forse sarebbe più adatta, ma la Tirreno gli viene bene. Dovremo lottare ogni giorno, capire quello che significa, anche fosse per arrivare nei 15. E poi quest’anno è più adatta di altre Tirreno. Non avrà il supporto di uno scalatore, ma a Capodarco può difendersi e anche sul Carpegna può provarci».
MALORI: «Allora facciamo così: se vinco mi prendo 50 euro da ognuno di voi. Se perdo (e giù tutti a ridere, ndr), Enzo dà 50 euro agli altri tre!».
Sobrero ha il fisico da passista scalatore, la crono può essere funzionale per altri obiettiviSobrero ha il fisico da passista scalatore, la crono può essere funzionale per altro
MALORI: «Pino, una domanda per te adesso. Come si prepara un cronoman così che non ha la struttura dei più forti? In qualche modo mi ricorda te, che quando andavi forte davi legnate a tutti. Anche a me… (ridono tutti, ndr)».
PINOTTI: «Non è tanto diverso da allenare un cronoman grande. Abbiamo fatto più palestra degli altri anni, ma non una cosa esagerata. Non per renderlo più potente, ma per renderlo più stabile. Ha ottimo recupero, quindi la crono può essere funzionale al resto della sua carriera. Può diventare un corridore da grandi Giri, dipende dai percorsi. E’ andato forte per due anni di fila nella crono finale del Giro, vuol dire che recupera bene».
Misuratore di potenza: sì o no?
MALORI: «Un’altra domanda per te, Pino. Preferisci la galleria del vento oppure i test in pista?».
PINOTTI: «Ho cambiato idea da poco, devo essere onesto. L’anno scorso portammo 15 corridori in pista a Valencia e pensavo che ci saremmo resi conto vedendoli pedalare e anche loro avrebbero capito se una posizione fosse più adatta delle altre. Quest’anno invece siamo andati in galleria del vento, ne abbiamo portati meno ma abbiamo potuto fare molte più cose, soprattutto avendo un atleta che dia dei buoni feedback. E poi ora i costi si sono ridotti, per cui adesso voterei per la galleria».
MALORI: «Ancora per te. Il misuratore di potenza ha cancellato un po’ l’arte del cronoman, la capacitò di gestirsi, evitando il fuori giri. Cosa ne pensi?».
PINOTTI: «Hai ragione, ma si può fare ancora senza. Pogacar ha vinto il Tour con quell’ultima crono senza avere alcuno strumento. Il fuoriclasse in gara può farne a meno. Quando ti alleni tanto, hai la sensibilità per capire se stai facendo 350 oppure 400 watt. Il vantaggio del potenziometro c’è con i meno specialisti, cui devi dare un’impostazione. Lo scalatore ha il senso del ritmo e si gestisce. Quelli più veloci, che sono abituati a dare tutto subito invece, partono troppo forte e poi si spengono. Con loro è decisivo. Ma se dovessi scegliere per me, lo vorrei. Però se senti di poter spingere e lui ti dà un valore più basso, devi poter spingere. Guai essere schiavi del numero. Lo vedo come il corridore davanti, un riferimento per andare più forte».
Sobrero si è rivelato al Giro del 2020, con il settimo posto nella crono di PalermoSobrero si è rivelato al Giro del 2020, con il settimo posto nella crono di Palermo
Le crono lunghe
BICI.PRO: «Si è parlato di crono di mezz’ora, quale differenza c’è con quella da un’ora?».
SOBRERO: «La prima crono lunga che ho fatto è stata all’italiano. E’ andata bene, mi sono trovato meglio di altre volte. Faccio 10 minuti che sto bene e altri 10 che maledico il mondo. Mi deprimo e mi motivo da solo, aspettando di arrivare agli intermedi».
MALORI: «Entra in gioco il fatto mentale. Fai mezz’ora e quando pensi che sei appena a metà gara, il fattore mentale è decisivo. I velocisti una volta mi chiedevano a cosa pensassi. Gli rispondevo che pensavo alle cose che mi avevano fatto girare le scatole e che mi davano il nervoso, in modo da avere la grinta».
PINOTTI: «Non le fanno più così lunghe, ma è un fatto di condizione. Se normalmente fra due atleti a crono c’è poca differenza, in un’ora questa si amplifica. Fai presto a perdere 2’30”. Anche perché la differenza la fai negli ultimi chilometri. Matteo al campionato italiano aveva una condizione eccezionale. Io non pensavo a cose lontane. Ero concentrato sul momento e semmai sull’avversario davanti. Se vedevo la macchina davanti era fatta».
MALORI: «Ti è capitato mai di vedere la macchina, riprenderla e renderti conto che non è di quello che è partito prima, ma del velocista di turno che sta facendo la crono al pascolo (ride, ridono tutti, ndr)?».
Si va avanti a parlare della cronosquadre ai mondiali e del Mixed Team Relay. Di chi dovrà pagare se Sobrero andrà sul podio della Tirreno e della possibile rimpatriata nei giorni del Giro. Si parla e si ride tanto. Quasi un’ora di appunti e battute fra amici, ma il tempo è volato. Se sarete arrivati sino in fondo, andate a lasciare un commento su Facebook, sarà anche per voi come aver vinto la crono di un’ora…
«Chi va forte in salita, va forte anche a crono», parole di Ivan Basso che a sua volta le aveva riprese da Bjarne Riis. Alcuni giorni fa avevamo avuto il […]
Affini lo troviamo all’aeroporto in Olanda, appena atterrato dalla Spagna e in attesa di rientrare in Italia. Ha appena mangiato un boccone e visto che ha del tempo da perdere, ci offriamo di fargli compagnia. Il ritiro della Jumbo-Visma è durato per un giorno: il primo. Poi una positività ha spinto la squadra a rompere le righe. Alcuni sono tornati a casa. Altri hanno preso un appartamento in Spagna e si sono allenati fra loro. Edoardo e altri sono rimasti nell’hotel del team, in compagnia di due meccanici e due massaggiatori.
«Ci allenavamo da soli – dice – sui percorsi pianificati, partendo cinque minuti uno dall’altro. Mangiavamo da soli. Dormivamo in singola. E ci facevamo un tampone ogni giorno, come si era stabilito con la squadra. Il lavoro l’abbiamo fatto, ma è dura chiamarlo ritiro. Siamo in questa situazione da due anni e ogni volta ci diciamo che sta passando, invece l’obiettivo di stagione sta diventando non prendersi il Covid…».
Il terzetto azzurro maschile del Team Relay ai mondiali di Bruges, Affini chiude la filaIl terzetto azzurro maschile del Team Relay ai mondiali di Bruges, Affini chiude la fila
Quando si dice le motivazioni giuste! Da dove cominci?
Parto alla Valenciana, poi UAE Tour, Tirreno e Sanremo. Avrò bisogno di scaldare il motore e prendere ritmo gara. A ogni inizio stagione bisogna abituarsi. L’obiettivo sarà portare a casa un bel risultato, soprattutto a cronometro. Quando sembrava che alla Tirreno non l’avremmo fatta, mi sono girate le scatole, poi per fortuna ho visto che c’è. Anche al Giro hanno dato una bella segata. In tutto sono 26 chilometri contro il tempo. Non dico che si debba tornare a quando erano lunghe 60 chilometri, ma così è poco…
Avete lavorato sui materiali quest’inverno?
Alla continua ricerca del limite sul lato tecnico e cercando il massimo dalla componente atletica. L’obiettivo è aggiungere quanta più potenza possibile, che però viene anche col tempo e la maturazione, per cui bisogna dare tempo al tempo.
Per riuscirci è cambiata la preparazione?
Non tanto rispetto allo scorso anno. Il grande cambiamento c’è stato quando sono arrivato alla Jumbo Visma e gradualmente mi sono abituato a lavorare con questa filosofia. Ho preso il metodo e l’ho fatto mio. Mi trovo bene. A novembre poi sono andato in galleria del vento per la prima volta visto che prima col Covid non si era potuto. Analizzati i numeri, c’è qualcosa da poter migliorare. Il manubrio in 3D è in fase di realizzazione e l’ho anche alzato un po’. Invece la sella e la parte posteriore andava bene com’era.
Nella tappa di Verona del Giro 2021 ha rischiato di vincere, ma alla fine è arrivato il 2° postoNella tappa di Verona del Giro 2021, Affini ha rischiato di vincere, ma alla fine è arrivato il 2° posto
La bici da crono può essere comoda?
E’ una parola, non siamo fatti per starci sopra. Puoi fare ginnastica e stretching per adattarti, ma di base la miglior posizione è un compromesso fra quella ottimale e quella che ti permette di spingere. La combinazione fra le sensazioni del corridore e i numeri della galleria del vento. Comunque la squadra tiene tanto alla crono, sono molto puntigliosi. Peccato che non ci siano più tante cronosquadre.
Tornando al 2021, ti brucia più il secondo posto di Verona al Giro o quello del tricolore crono?
La vittoria a Verona sarebbe stata inaspettata, un bonus esagerato. L’italiano invece un po’ brucia, anche se il percorso era duro e poco adatto a me. Però certo cambierei tutti i piazzamenti con una vittoria. Quel che mi è piaciuto del 2021 è stata la costanza di rendimento.
Tornerai al Giro?
Accanto a Dumoulin, sarò la sua guida nelle tappe di pianura. Penso che possa fare bene, il fatto che abbia deciso di venire significa che vuole rimettersi in gioco nella corsa che ha già vinto. Oltre a lui ci sarà anche Foss, che l’anno scorso ha finito 9°. Se vanno d’accordo fra loro, viene fuori un bel Giro.
Il secondo posto alle spalle di Sobrero nella cronometro tricolore 2021 brucia ancora
Dopo l’arrivo, Affini sapeva di aver dato tutto, ma che non sarebbe bastato, su un percorso non adatto
Il secondo posto alle spalle di Sobrero nella cronometro tricolore 2021 brucia ancora
Dopo l’arrivo sapeva di aver dato tutto, ma che non sarebbe bastato
Quindi non c’è solo il Tour?
Impossibile, se non altro perché in Francia si corre in 8 e fare la selezione è difficilissimo. Puoi anche portare tutti i capitani, ma poi chi tira? Detto questo, il Tour è importante e anche la Vuelta, che Roglic ha vinto per tre volte.
Si percepisce la rivalità fra voi, Ineos e magari UAE?
Non la cogliamo direttamente, ma siamo attenti alle innovazioni, ai dettagli. Si parlava di bici, ma anche di alimentazione. C’è stata la fase della dieta zona. Poi quella delle diete proteiche low carb. Ora si mangiano carboidrati a blocco, perché si è capito che sono la benzina. E’ una corsa a chi ci arriva prima, per guadagnare la piccola percentuale che permette di vincere.
Cosa dici dei chetoni?
Se ne fa un gran parlare, ma noi siamo la sola squadra ad aver ammesso di usarli. Non è che siamo sempre lì a prenderli, ma il nutrizionista ha studiato che nelle 4-5 tappe più massacranti del Giro agevolano il recupero, in aggiunta al piano alimentare previsto. Non sono state trovate controindicazioni, non fanno male. Per cui tanti ne parlano puntando il dito e altri li usano senza dirlo.
Dopo il secondo posto ai tricolori della crono, Affini è entrato nella fuga con Colbrelli e MasnadaDopo il secondo posto ai tricolori della crono, Affini è entrato nella fuga con Colbrelli e Masnada
Si sente la differenza in quelle 4-5 tappe?
Niente di esagerato, ma metti insieme questo, l’alimentazione, il sonno… e alla fine arrivi a conquistare i marginal gain che fanno la differenza.
Quali saranno i tuoi veri obiettivi?
Mi piacerebbe confermare la maglia azzurra agli europei e ai mondiali. Vorrei fare bene le crono del Giro, anche se non sono molto adatte a me. Quella di Verona si sale alle Torricelle, si scende e arrivo… E poi c’è il campionato italiano, perché la maglia tricolore la sento particolarmente. E’ un bel momento per la crono azzurra. C’è Ganna, poi Sobrero, Milan, Cattaneo, De Marchi. C’è una bella concorrenza. Tutta un’altra cosa da quando passai professionista e si diceva che in Italia la crono fosse morta.
Damiano Caruso si ritrova capitano. Gli era già successo al Tour del 2017. Lui sta bene. La condizione cresce. La squadra non fa pressioni: «Me la gioco!»
Quando un paio di giorni fa abbiamo raggiunto Marco Velo, stava guidando in autostrada alla volta di Padova. Glielo aveva chiesto Dino Salvoldi, per parlare ai ragazzi e i dirigenti della Sc Padovani juniores, nel programma di riorganizzazione della categoria. Appena due giorni prima, il bresciano era stato invece con Sangalli a Calpe assieme alla nazionale femminile. La sua missione è diffondere il verbo della crono, per far crescere una specialità in cui l’Italia eccelle grazie ai soliti giganti, ma che ha grosse lacune alla base.
«Per me è un mondo nuovo – racconta Marco, che nella foto di apertura è con De Marchi ai mondiali 2018 – ho sempre conosciuto il lato dei pro’, mentre ora devo confrontarmi con le altre categorie, dalle giovanili alle ragazze. Una nuova esperienza e anche una responsabilità. Dovrò ogni volta appoggiarmi ai tecnici di riferimento, ma mi pare che si sia creata la giusta collaborazione».
Il mondiale di Imola vinto con Ganna è un momento di svolta: Velo era con luiIl mondiale di Imola vinto con Ganna è un momento di svolta: Velo era con lui
Un settore da rifondare o da costruire?
Un settore su cui lavorare tanto e bene. Per scegliere atleti da portare in nazionale, servono anche dei risultati da valutare. E visto che il Giro U23 non pare abbia previsto la crono e lo stesso dovrebbe essere con il Lunigiana, la Federazione sta lavorando a quattro prove, come una volta il Bracciale del Cronoman, da far disputare a maggio, giugno, luglio e settembre. Correranno tutte le categorie, tranne probabilmente gli elite, che hanno altri momenti di verifica.
Da maggio a settembre, perché non prima?
Perché soprattutto quando si parla di juniores, c’è da considerare la scuola. Per cui prima della fine dell’anno scolastico ci sono quelli che studiano poco, che magari vanno già fortissimo, mentre altri che magari sono ugualmente forti o anche di più, che per allenarsi sul serio aspettano l’estate. Si devono valutare ad armi pari.
Francesca Barale ha dimostrato ottime qualità negli ultimi due anni da junior
Anche tra gli juniores abbiamo elementi interessanti: lui è Tommaso Bessega a Bruges
Francesca Barale ha dimostrato ottime qualità negli ultimi due anni da junior
Anche tra gli juniores abbiamo elementi interessanti: lui è Tommaso Bessega a Bruges
Tanta attenzione sui più giovani?
Vanno seguiti e coltivati. Salvoldi si è buttato anima e corpo nel nuovo incarico. Sta girando tutta l’Italia con i risultati dei test fatti sugli allievi e credo che farà davvero bene. E intanto bisogna far entrare nella testa dei ragazzi e dei loro tecnici che la bici da crono bisogna usarla, non solo il prenderla il giorno prima della gara. Come ho visto fare a ragazzi che vanno alle partenze addirittura con bici non loro.
L’esempio dei pro’ è trainante?
Il loro orientamento è di usare la bici da crono almeno due volte a settimana, nel giorno di scarico o al termine di una distanza. Hanno chiaro che è una specialità olimpica e che con le crono si vincono i Giri. Se anche ci fossero in ballo 30 secondi, potrebbero essere decisivi. E loro lavorando hanno dimostrato che non c’è solo Ganna. Affini è cresciuto e Sobrero ha vinto il campionato italiano e ha partecipato al Team Relay degli europei che abbiamo vinto e c’era anche sul podio dei mondiali.
Sobrero è la terza via italiana alla crono, assieme a Ganna e AffiniSobrero è la terza via italiana alla crono, assieme a Ganna e Affini
Vedi qualcun altro?
Ho in testa Baroncini, che ha fatto dei bei risultati, come il nono posto ai mondiali, magari senza averla preparata più di tanto e con materiali che potranno di certo essere migliorati.
Fra le donne?
In questo ritiro non c’erano tutte, ma Cavalli e Pirrone sono comunque due nomi da seguire. E siamo messi bene anche a livello juniores e under 23. Anche per loro vale la stessa regola: la bici va usata. Anche perché abbiamo davanti un calendario bello impegnativo, con europei, mondiali e i Giochi del Mediterraneo in Tunisia. Per questo sto frequentando molto i tecnici di categoria, anche se poi l’ultima parola sarà la mia.
A Bruges, Baroncini è arrivato al nono posto a 57″ dal vincitore, ma ha ancora ampi marginiA Bruges, Baroncini è arrivato 9° a 57″ dal vincitore: ha ampi margini
Immagini di fare un ritiro con gli specialisti?
Forse con i più giovani, difficile invece proporlo ai pro’, che hanno così tanti impegni. Però provare ad amalgamarli, come facemmo a Misano con Cassani, per provare il Team Relay è utile per non trovarsi disorganizzati nel giorno della gara. Le gare si vincono e si perdono per decimi di secondi, non si può trascurare alcun dettaglio.
In che modo affiancherete le squadre di club?
Saremo di supporto, tecnicamente e nella programmazione. Le squadre hanno i loro sponsor, comandano loro, ma se vedessimo bici non all’altezza, potremmo dare dei suggerimenti. Certi interventi sono più semplici con gli juniores, ma sappiamo che ci sono interessi anche lì.
Ti è cambiata la vita?
Non sono tanto più impegnato di prima quando seguivo Cassani, ma ho più responsabilità. So di poter contare su tecnici che conoscono benissimo gli atleti e so anche che non potrò fare tutto da me. Quando ai mondiali dovrò seguire ad esempio la ricognizione di Ganna, in cui ci sarà da prendere nota anche dei sassolini sull’asfalto, non potrò seguire anche le altre categorie. In quei casi ci saranno i tecnici, per quella politica di sinergie su cui stiamo puntando.
Velo proseguirà la sua collaborazione con RCS Sport, nell’arco della quale ha coperto molti ruoliVelo proseguirà la sua collaborazione con RCS Sport, nell’arco della quale ha coperto molti ruoli
Continuerai a collaborare con Rcs?
E’ un bel modo per stare a contatto con gli atleti, senza dover per questo prendere la macchina e raggiungerli alle varie corse.
Scirea collaborerà con te?
Scirea fa quello che fino allo scorso anno facevo io. E’ una figura importante, sono contento che ci sia. Ha esperienza nella gestione logistica e quando si va ai mondiali con uomini e donne di tre categorie, avere qualcuno che sa come fare, è veramente importante.
Un pomeriggio in galleria del vento, come non gli accadeva da tempo. Nei due anni scorsi, il lavoro sulla bici da crono si svolse in pista. Perciò venerdì scorso Vincenzo Nibali ha varcato i portoni del Newton Lab di Milano per dei test richiesti dalla squadra e da alcuni sponsor tecnici.Wilier Triestina con un prototipo. Limar per il casco. Giordana per i body. Nimbl per le scarpe. Con lui c’era anche De La Cruz, che ha cominciato di mattina e aveva di fronte interventi più importanti, tanto da aver sforato sui tempi.
Nibali ha iniziato la sua sessione intorno alle 14 (foto Astana Qazaqstan)
I test si sono svolti in galleria del vento a Milano (foto Astana Qazaqstan)
Nibali ha iniziato la sua sessione intorno alle 14 (foto Astana Qazaqstan)
I test si sono svolti in galleria del vento a Milano (foto Astana Qazaqstan)
«Sul fronte della posizione – conferma lo Squalo – sono messo bene, ho un bel Cx. Magari abbiamo anche ripetuto cose che per me direttamente non sarebbero state necessarie, ma se i feedback ti arrivano da un corridore esperto, per ricaduta sono utili a tutto il resto della squadra».
E allora andiamo a vedere con il campione siciliano su cosa si è lavorato nel pomeriggio contro il vento, con un collegamento dalla Spagna dove l’Astana Qazaqstan Team sta svolgendo il secondo ritiro e dove Vincenzo stesso resterà fino alla Vuelta Valenciana del 2 febbraio da cui partirà la sua stagione. La sensazione percepita è di ritrovato entusiasmo. Mentre parliamo Velasco è nel balcone della stanza a prendere il sole, si intuisce un pomeriggio molto luminoso.
La posizione delle mani è soggettiva, ma incide molto sul Cx (foto Astana Qazaqstan)La posizione delle mani è soggettiva, ma incide molto sul Cx (foto Astana Qazaqstan)
Si è lavorato sulla bici da crono?
Su tutto il comparto, diciamo: dalla bici all’abbigliamento, passando per il casco. Abbiamo fatto due sessioni. In quella del mattino c’è stato De la Cruz, poi è toccato a me. Sono arrivato alle 13, ma ho cominciato leggermente più tardi per dar modo a David di concludere i suoi test.
Come è fatta la Wilier da crono?
E’ completamente nuova e non ho portato le misure dello scorso anno, perché non ho fatto prove in galleria del vento e non ho apportato variazioni alla mia posizione di sempre. La bici nuova è un prototipo da confermare, che a quanto dicono verrà fuori per il Giro d’Italia. Il telaio cambia e dovrebbe essere più leggero di 200 grammi. Il manubrio e le protesi saranno molto simile a quelli del 2021.
Durante il test sulla nuova Wilier, Nibali ha provato anche i copriscarpe (foto Astana Qazaqstan)Durante il test, Nibali ha provato anche i copriscarpe (foto Astana Qazaqstan)
Come sono fatti?
Abbiamo montato delle protesi stampate che sono già nel catalogo di Wilier. Per usarle ho dovuto cambiare leggermente l’angolo di apertura delle braccia. Ci sono misure standard e volendo si possono personalizzare, ma io mi sono trovato benissimo con quelle che mi hanno proposto. La posizione delle mani è un punto cruciale…
Spiega…
Dipende da come ti trovi e da come impugni le protesi. Se ci fate caso, Ganna tiene le mani orizzontali, quasi aggrappato. Io le afferro dai lati, ma c’è stato un periodo in cui intrecciavo le mani sopra. Fra manubrio e casco si può lavorare tanto.
Per De la Cruz e la nuova Wilier Triestina da crono, test prolungati (foto Astana Qazaqstan)
De la Cruz ha affrontato un lavoro molto importante di messa in sella (foto Astana Qazaqstan)
De la Cruz e la nuova Wilier Triestina da crono (foto Astana Qazaqstan)
Lo spagnolo ha dovuto impostare l’assetto da crono (foto Astana Qazaqstan)
Come è fatto il casco Limar che hai provato?
Non è un casco a coda tronca, né lunga. Diciamo che è una via di mezzo. La coda corta, che va tanto di moda, è molto buona con il vento laterale. Quella lunga è veloce, ma ti costringe a una posizione perfetta, perché se abbassi la testa, la coda si solleva e ti frena. La soluzione di Limar per il 2022 è un casco di forma tondeggiante, che copre anche di più le spalle, riducendo le turbolenze di quella zona.
Parlando con Cattaneo e poi con Malori si è discusso della posizione da crono: se debba essere scomoda o confortevole…
La bici da crono non è mai comodissima. Quando si va in cerca della posizione migliore, si determina la migliore e quanto più riesci ad avvicinarti, maggiore sarà il guadagno. Per questo la differenza spesso la fa quanto usi la bici da crono. Oggi ad esempio (ieri per chi legge, ndr) abbiamo fatto tutti tre ore solo con la bici da crono.
Il casco Limar è una via di mezzo fra un modello a coda tronca e uno lungo (foto Astana Qazaqstan)
La ricerca della posizione passa anche attraverso il lavoro sui singoli componenti (foto Astana Qazaqstan)
Il casco Limar è una via di mezzo fra coda tronca e lunga (foto Astana Qazaqstan)
Per la posizione si lavora sui singoli componenti (foto Astana Qazaqstan)
Sul fronte dei body che cosa hai provato?
Diversi tipi, io credo di averne provati quattro. Semiforato, con le righe, con le palline, plastificato… Varie prove per valutare la vestibilità e ad esempio il taglio del collo, dove rischiano di formarsi delle pieghe, soprattutto se uno non ha le spalle larghissime, in cui si infila l’aria offrendo resistenza. Anche Giordana ha raccolto tutti i dati, li elaboreranno e alla fine si determinerà la soluzione più redditizia.
Sul fronte delle scarpe avete provato qualcosa?
Sì, ho usato dei copriscarpe, ma con Nimbl c’è un progetto per realizzare delle scarpe da crono speciali in carbonio. Loro hanno già una bella esperienza vincente in pista e quando saranno pronte, potrei anche non usare il copriscarpe.
Nibali ha provato 4 tipi di body, diversi per tessuto e taglio (foto Astana Qazaqstan)
Giordana ha raccolto i dati dei vari test e li sta elabrando (foto Astana Qazaqstan)
Usati i copriscarpe, ma Nimbl gli darà scarpe aerodinamiche (foto Astana Qazaqstan)
Nibali ha provato 4 tipi di body, diversi per tessuto e taglio (foto Astana Qazaqstan)
Giordana ha raccolto i dati dei vari test (foto Astana Qazaqstan)
Usati i copriscarpe, ma Nimbl gli darà scarpe aerodinamiche (foto Astana Qazaqstan)
Come ti trovi ad avere le scarpe su misura?
Sono molto leggere e performanti. Hanno fatto un calco del mio piede e su quella base hanno costruito una scarpa che ne asseconda le forme, le eventuali irregolarità. Le mie scarpe sono comode solo per me insomma (ride, ndr), qualcun altro potrebbe trovarle scomode, ma solo perché il mio piede… ce l’ho solo io. Sono come un guanto che asseconda alla perfezione la forma. Vengono fatte completamente in Italia, il valore non si discute.
Quanto peserà la crono nel tuo 2022?
E’ molto importante, è sempre stata l’ago della bilancia. Oggi magari non sono più lunghe come prima e forse proprio per questo la cura dei materiali è ancora più importante. Se risparmi un secondo a chilometro, è già tanto. Alla fine di una corsa, 30 secondi possono fare la differenza.
Il flusso d’aria mette alla prova l’efficienza del casco (foto Astana Qazaqstan)Il flusso d’aria mette alla prova l’efficienza del casco (foto Astana Qazaqstan)
Passiamo per un attimo alle bici da strada: al Bahrain usavi la Reacto per le classiche e la Scultura in montagna…
Qui la situazione è simile, nel senso che abbiamo la Filante che è la più veloce e la Wilier 0 Slr che si presta di più per la salita. Io penso che userò più spesso la Filante, ma siccome gli angoli dei telai sono pressoché identici, magari prima di un tappone di montagna la 0 Slr è più prestante.
Soddisfatto di questi test?
Molto. La prova serviva soprattutto per i materiali e il fatto che sia stata la squadra a richiederla e non una mia esigenza dimostra che ci tengono e stanno investendo. Un bel modo di cominciare.
Se ne parlò nei giorni dei tricolori a crono di Faenza. Alcuni corridori di squadre professional, vedendo passare Ganna in ricognizione, osservarono che fosse inutile impegnarsi troppo, avendo davanti un campione di quel valore e dotato per giunta di simili materiali. Di sicuro la Bolide azzurra usata dal piemontese non passava inosservata, al pari del manubrio in titanio su misura. Qualcuno disse di sentirsi come i tanti piloti di formula Uno, bacchettati a ogni gara dai driver della McLaren.
Eppure il discorso non ci tornava. Ganna ha avuto accesso a quei materiali quando a suon di risultati ha dimostrato di meritarli. Al debutto aveva bici standard, con manubri di produzione. La Merida da under 23 e poi al UAE Team Emirates. La Pinarello al passaggio con Ineos e solo dopo i primi risultati importanti arrivarono le personalizzazioni.
Al Tour di quest’anno, Cattaneo ottavo nella crono di Laval. Specialized ha deciso di investire su di luiAl Tour di quest’anno, Cattaneo 8° a Laval. Specialized ha deciso di investire su di lui
Dettagli e impegno
La storia dei grandi cronoman passa attraverso i miglioramenti. E da questi arrivano gli upgrade nelle dotazioni tecniche. Prendiamo ad esempio Mattia Cattaneo, arrivato alla Deceuninck-Quick Step anche grazie alle cronometro corse con la Androni Giocattoli nel 2019. Quella Bottecchia di allora non è paragonabile alla Specialized di oggi e agli studi che la casa americana mette in campo per i suoi atleti di punta, ma l’impegno del bergamasco non fu certo inferiore a quello di Ganna e degli altri mostri sacri della specialità, così come la squadra gli mise a disposizione il meglio. E oggi, alla luce di quell’impegno, Specialized ha scelto di investire su di lui, portandolo in galleria del vento.
«Alla fine – spiega Mattia – è vero che i materiali fanno tantissima differenza, ma chi ha il compito di osservare sa capire se quel minuto di differenza rispetto ai primi dipenda dalle gambe o proprio dalla bici. Lo stesso impegno può portare a un decimo posto, ma se parti battuto, allora tanto vale non partire neppure».
Nella crono di San Marino al Giro 2019, Cattaneo conquista il 10° postoNella crono di San Marino al Giro 2019, Cattaneo conquista il 10° posto
La testa per vincere
La crono è soprattutto un fatto di testa e applicazione. La dedizione nel conseguire la posizione più redditizia, la cura dei dettagli, la ginnastica posturale per adattarsi bene alla bici, il riscaldamento, l’alimentazione: non ci sono attenzioni da trascurare.
«La crono è tutta testa – conferma Cattaneo – e alla fine il fatto di essermici dedicato così tanto mi ha dato ragione. Ho sempre cercato di dare il massimo, sono sempre partito con la testa per vincere. E a distanza di due anni, mi sono ritrovato a fare piazzamenti nei primi al Tour de France e ai campionati nazionali. Chi osserva una cronometro, sa pesare i risultati. E sa vedere se un corridore ha ancora dei margini. Per questo forse certi discorsi sono un po’ un alibi».
Era possibile prevedere il bis iridato di Alaphilippe? Secondo Bramati che lo guida c'erano chiari segnali. E per come ha corso, è sembrato davvero Bettini
Scodate con la bici, fango, spalle che si muovono e spinte violente, da una parte. Gesto fluido, posizione aerodinamica e totale armonia tra uomo e macchina, dall’altra. Ciclocross e cronometro a confronto, può sembrare un paradosso ma a quanto pare non lo è.
Le due discipline hanno molto in comune, a cominciare dalla tipologia di sforzo. E spesso in comune ci sono anche gli atleti. Come sempre, e ancora una volta, l’esempio si chiama Wout Van Aert.
Il riscaldamento della cronometro sui rulli tradizionali
Il riscaldamento della cronometro sui rulli “a terra”
Il riscaldamento della cronometro sui rulli tradizionali
Il riscaldamento della cronometro sui rulli “a terra”
Riscaldamento simile
Un’ora di sforzo o giù di lì, in entrambi i casi molto intenso, cross e crono hanno grosse analogie anche per quel che riguarda la preparazione e l’approccio.
«Sono due sforzi molto simili – dice coach Pino Toni – un lavoro altamente specifico che soprattutto i crossisti fanno durante la gara. Le analogie partono già dal riscaldamento. Per entrambi normalmente questo dura 20′. La differenza maggiore è che chi fa cross si scalda su rullo libero.
«Così facendo non riesce a raggiungere determinate intensità. E infatti il riscaldamento del crossista è molto improntato sull’agilità. Poi c’è anche chi si scalda in maniera diversa e, oltre al rullo, ricorre ad esercizi di ginnastica tipo core zone, flessioni, balzi e persino corsa a piedi. Solo così questo riscaldamento diventa molto profondo».
«Nella crono invece si utilizza il ciclomulino o il rullo normale dove si possono raggiungere determinate potenze e cadenze. Al posto degli esercizi si fanno delle variazioni 30”-30”, un minuto a soglia… Si resta comunque nell’arco dei 20′, massimo 25′, altrimenti subentra la stanchezza».
Spesso i lavori massimali si fanno con l’aiuto del preparatore (foto Instagram)Spesso i lavori massimali si fanno con l’aiuto del preparatore (foto Instagram)
Parola d’ordine fuorisoglia
Ma un atleta impegnato in queste due attività cosa deve curare principalmente durante i suoi allenamenti? Di certo non potranno essere gli stessi che esegue un “normale” stradista.
«La prima cosa che si cura – dice Toni – è la resistenza lattacida. Al di là che entrambi lavorano alle massime potenze, devono essere abituati a produrre e consumare l’acido lattico e questa caratteristica la alleni andando a tutta».
Chi va forte nel cross dunque può andare forte a cronometro e viceversa. Anche se il cronoman potrebbe avere qualche difficoltà in più dettata dalla tecnica di guida richiesta dal cross stesso.
«Se è ben messo in posizione, e appunto possiede queste capacità atletiche, il crossista può andare forte anche a crono. Entrambi come abbiamo visto eseguono dei lavori anaerobici, dei lavori molto importanti da un punto di vista della forza massimale, specie il crossista. Per lui l’impegno muscolare è molto importante. Penso al salire e scendere dalla bici, che è davvero un lavoro esplosivo e dispendioso».
«Nella cronometro invece si è portati ad essere molto più economici nel gesto, subentra l’aerodinamica, si è più regolari. In questo caso in allenamento quando si parla di lavori massimali parliamo di intensità ma un po’ più lunghe, tipo 10′-15′ “a blocco”, magari intervallati».
Wout Van Aert è in grado di saltare dalla bici da cross a quella da crono in un batter d’occhio Wout Van Aert è in grado di saltare dalla bici da cross a quella da crono in un batter d’occhio
Cross più dispendioso
«Il consumo energetico tra le due discipline si può tranquillamente paragonare – riprende Toni – Durante la gara, lo sforzo è abbastanza simile, forse il cross è anche un po’ più dispendioso, proprio per la questione del salire e scendere dalla bici, del correre a piedi, dei salti.
«Quanto è il consumo calorico? Difficile da dire, dipende molto dal soggetto, piuttosto parlerei della potenza media nel tempo, del lavoro insomma. E allora potrei dire che si potrebbe arrivare anche ai 2.000 chilojoule l’ora.
Ma quindi Van Aert va forte a crono perché è un crossista o va forte nel ciclocross perché è un cronoman?
«Van Aert va forte perché è tutto! Diciamo che lui è nato crossista e le capacità che possiede le ha sviluppate nel cross. Poi con il motore che si ritrova è diventato vincente anche a cronometro… e su strada. Mi verrebbe da dire che ha fatto lo sport giusto (cross, ndr) al momento giusto».
L’avocado contiene una buona dose lipidica e d’inverno va bene per il cross… se assunto a tempo debitoL’avocado contiene una buona dose lipidica e d’inverno va bene per il cross… se assunto a tempo debito
Alimentazione (quasi) identica
E da un punto di vista alimentare, energetico e metabolico che differenze ci sono nell’approcciare un cross e una crono? Di questo ne parliamo con Erica Lombardi, dietista dell’Astana.
«Sono sforzi metabolici molto simili – spiega la Lombardi – Si va ad interessare il sistema glicolitico, cioè il consumo di zuccheri… Di certo non non è lo sforzo aerobico-lipidico delle 4-6 ore di sella.
«Come per la crono, anche nel ciclocross bisognerebbe ridurre l’apporto di fibre prima del via. Parlo di verdure, alimenti integrali… Che rallentano la digestione e l’assorbimento di zuccheri. Oggi si tende a demonizzare la glicemia alta, ma in certi casi non è un male. Non è un male prima di uno sforzo intenso e relativamente breve come crono e cross».
«Le differenze maggiori semmai sono relative al periodo in cui si disputano queste discipline. Solitamente il cross avviene con temperature più basse, visto che si fa di inverno. Pertanto direi che nel cross potrebbe esserci un leggero apporto lipidico in più.
«I grassi infatti aiutano al mantenimento della temperatura corporea. Per questo si potrebbe ingerire qualcosa di più “grasso”, ma senza appesantirsi, come un avocado o della crema di mandorle».
Anche d’inverno i sali minerali non andrebbero trascurati prima di un ciclocrossAnche d’inverno i sali minerali non andrebbero trascurati prima di un ciclocross
I 50′ prima del via
«Se per esempio si ha un ciclocross o una cronometro alle 13 – conclude la Lombardi – ipotizzo una colazione con del pane tostato, fette biscottate, dei savoiardi o biscotti secchi e della frutta disidratata. Se addirittura si fa colazione abbastanza presto anche un po’ di riso non ci sta male. Mentre eviterei il porridge.
«Ma soprattutto visto che sono due discipline che non prevedono grandi rifornimenti in corsa, sono molto importanti i 50′ prima del via. In quelle fasi va tenuta in particolare considerazione l’idratazione. Bisogna bere acqua a piccoli sorsi, magari anche con delle maltodestrine. Senza poi dimenticare i sali minerali. Noi pensiamo che questi servano solo d’estate e siano legati solo ad una questione d’idratazione. Sono importanti per le funzioni muscolari anche d’inverno.
«Chi non prende i sali potrebbe prendere un multivitaminico a colazione e poi bere solo acqua in questa fase che precede la partenza. Infine un gel 15′-20′ prima di partire non è male».
Alla fine, dopo tanto osservare, raccontare e scrivere di altri, il “Malo” ha calato la maschera e si è lasciato scappare chi sia il corridore in circolazione che secondo lui è meglio messo sulla bici da crono. Rullo di tamburi: lo svizzero Stephen Kung, campione d’Europa a Trento, maglia Groupama-Fdj, bici Lapierre Aerostorm DRS.
«Adesso però – gli abbiamo intimato con tono fintamente minaccioso – ci dici il perché!». E siccome Adriano non aspettava altro, ecco un altro viaggio interessante in questomondo di uomini spesso grandi, con grandi motori e la necessità di infilarsi nell’aria, malgrado appunto la loro stazza.
«Kung è alto 1,93 – osserva Malori – e pesa 83 chili, praticamente un altro Ganna. Però rispetto a Pippo è messo meglio, anche se poi il nostro fa la differenza per motore e sicurezza. Ma andiamo per gradi, così provo a spiegarvi la mia idea. La premessa però è sempre la stessa: in aerodinamica conta più essere stretti che bassi».
Giro di Romandia, prologo. Si notano i rialzi sotto le scodelle del manubrio e la posizione delle maniGiro di Romandia, prologo. Si notano i rialzi sotto le scodelle del manubrio e la posizione delle mani
Le foto scorrono nello schermo e il ragionamento prende il largo, proprio partendo dalla doverosa premessa, in base alla quale Malori aveva stigmatizzato il tentativo della Deceuninck-Quick Step di abbassare troppo Mattia Cattaneo.
Da dove partiamo?
Dallo spessore sotto le protesi del manubrio. Si vede che fra il manubrio e le scodelle c’è parecchio spazio, ma le spalle sono strette e… guardano verso il basso. Sono ben incurvate. Inoltre tiene giù la testa, cercando di avvicinarla alle mani, facendo cuneo. Anche la posizione delle mani è ottima, con i polsi ruotati in avanti. Si vede che il manubrio gliel’hanno fatto su misura. E’ messo anche meglio di Ganna…
Non avevi sempre detto che Pippo è il top?
Non so se dipenda dalla ginnastica che fa, ma Kung è messo meglio con le spalle. Pippo ha spalle larghe e dritte, Kung ha una flessione molto migliore. Potrebbe anche dipendere semplicemente da madre natura, che ti fa più o meno flessibile. E ora guardiamo la foto laterale.
Kung è alto 1,93 come Ganna. La sua schiena forma un ovetto con la testa e la coda del casco
Ganna è più alto di sella rispetto a Kung e questo fa sì che la schiena non sia curva, ma parallela alla strada
Kung è alto 1,93 come Ganna. La sua schiena forma un ovetto con la testa e la coda del casco
Ganna è più alto di sella, quindi la schiena non è curva, ma parallela alla strada
Eccola qua, cosa vedi?
La testa è incassata bene verso le scodelle ed è messo così in tutte le foto che ho trovato in rete, quindi vuol dire che è una posizione comoda e naturale. Le braccia hanno angolo di 90 gradi ed è retto anche quello fra braccio e tronco. Se guardate, forma un ovetto: la linea ideale fra testa, coda del casco e curva della schiena. Non è tanto sacrificato ed è tanto alto davanti, con il collo libero e la possibilità di muovere le spalle.
Non ti sembra un po’ basso di sella?
Quello è molto personale. A me ad esempio piaceva andare alto. Ci sono tante correnti di pensiero sulla migliore altezza di sella, ma nella crono c’è da valutare anche l’allungamento delle pedivelle che potrebbe variare e di conseguenza portare qualche variazione. Comunque per la posizione della schiena e delle braccia e per il modo in cui è compatto, mi sembra meglio anche di Van Aert.
Da questa foto si apprezza la “chiusura” delle spalle che permette a Kung di essere stretto
Ganna ha spalle più larghe, quindi riesce a incassarle meno
Da questa foto si apprezza la “chiusura” delle spalle che permette a Kung di essere stretto
Ganna ha spalle più larghe, quindi riesce a incassarle meno
E allora perché Ganna lo batte sempre?
Pippo magari non sarà la perfezione aerodinamica, ma a fronte di questo, ha tanti watt da spendere. D’altra parte non esiste la biomeccanica perfetta: va applicata e personalizzata. Ganna è comodo e va forte. E poi ha tanta testa…
E quella con l’aerodinamica c’entra meno, giusto?
Kung spesso stecca i grandi appuntamenti e può dipendere da questo. Se batti Ganna all’europeo, dieci giorni dopo non fai quarto al mondiale. Magari fai secondo, ma quarto… Forse ha sentito troppo l’appuntamento. Pippo ha una freddezza maturata ormai in anni di sfide ad alto livello, da quando a vent’anni ha vinto il primo mondiale di inseguimento. Kung è a questi livelli da 2-3 anni. Sappiamo quanto conta la testa nelle crono. E Ganna è uno che aggredisce le crono, le corre all’attacco. Come Pantani aggrediva le salite.