Tadej Pogacar, Sanremo 2026

Pogacar e l’assalto alle gare. Per Toni c’entra anche l’AI

30.03.2026
6 min
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Due corse, due vittorie. Alla Sanremo il discorso che proponiamo salta, in parte, per via della caduta, ma alla Strade Bianche è stato di nuovo dominio assoluto. Chiaramente avete capito che stiamo parlando di sua maestà Tadej Pogacar.

Il commento di queste gare e soprattutto del modo di affrontarle, anche in ottica calendario, lo poniamo a Pino Toni, uno dei “nostri” preparatori di riferimento e tra i più esperti soprattutto quando si tratta di fare certe analisi tecniche.

Toni 2022
Il preparatore Pino Toni
Toni 2022
Il preparatore Pino Toni
Partiamo dalla Strade Bianche, Pino: di nuovo Pogacar si presenta e lo fa con numeri assurdi. Più 40 watt medi nell’ultima ora e mezza di gara. Davvero per vincere deve sempre martellare “chilometri di watt”?

E’ Tadej Pogacar, è così. Vince così perché si toglie dai problemi. Se sei Marc Marquez con la Ducati dell’anno scorso, non stai dietro ai tre contendenti fino all’ultimo giro. Li passi prima e metti dei secondi di sicurezza nel mezzo. In quel modo ti puoi permettere anche l’errore. O l’inconveniente nel caso di Pogacar.

Che idea ti sei fatto di quella gara? In particolare di quelle due ore d’attacco verso Siena?

Io credo che prima di tutto bisogna mettersi in testa che è cambiato completamente il modo di andare alle gare e di preparare le corse. Faccio io una domanda: esiste al mondo uno che alla prima uscita dell’anno va a vincere una gara WorldTour? Una corsa di un giorno poi? Gli altri anni almeno lo stesso Pogacar andava a fare qualcosa, l’UAE Tour: ora non fa più neanche quello.

E questa sua forza, questo suo continuare a migliorare ti stupisce?

No. La performance alla fine è un insieme di tante cose. E’ un insieme di condizione generale, fisica, strutturale, di fatica accumulata e di riposo. Pogacar, ma soprattutto il suo staff, gestiscono benissimo tutto perché non andando a correre ogni volta puoi centellinare tutto. Puoi centellinare il lavoro, puoi metterci il recupero che vuoi, puoi fare ogni lavoro specifico al massimo. Chiaramente ci sono delle persone dietro che “sentono crescere l’erba”, insomma sono bravissimi, stanno avanti. Le cose non vanno così per caso o solo perché Pogacar è un fenomeno.

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Alla Strade Bianche Pogacar prima di fare il vuoto si è regolato sulla forza dei suoi inseguitori
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Alla Strade Bianche Pogacar prima di fare il vuoto si è regolato sulla forza dei suoi inseguitori
Ci sono delle persone dietro che lavorano tantissimo. Quando parli d’insieme delle performance includi anche questo?

Esatto. Da quel che so sono arrivati già ad utilizzare l’intelligenza artificiale. Conosco uno del loro staff e da due anni, ma forse anche tre, lavora soltanto all’intelligenza artificiale.

E in questo contesto come viene utilizzata l’intelligenza artificiale? Per provare un attacco? Per le tattiche?

No, viene utilizzata in fase di preparazione per ottimizzare ogni cosa. Quello che mangi, l’allenamento che fai, in base a come ti riposi, a come hai recuperato, in base ai tuoi parametri fisiologici… e sai quello che puoi fare il giorno dopo. E’ l’insieme dei dati che fornisci all’intelligenza artificiale che conta. Generalmente tutti gli altri raccolgono dati e analizzano loro. Qui non analizzano loro: qui è qualcosa (l’AI, ndr) che analizza per loro. Però analizza proprio in maniera approfondita: prende dati dal computerino, dal misuratore di potenza, prende i dati del sonno, di quel che hai mangiato… Pogacar ha ottimizzato ogni cosa.

La macchina perfetta col motore perfetto, insomma…

No, con i controlli perfetti. Sta ottimizzando tutto e non penso che faccia niente a caso. Ripongo la domanda di prima: come ti potrebbe venire in mente di voler vincere la Strade Bianche, corsa durissima e con un livello altissimo, e non andare a fare una corsa prima? Sappiamo tutti che il ciclismo è cambiato, ma per fare una cosa simile ce ne vuole. Io mi ricordo le Tirreno-Adriatico che facevo.

Secondo Pino Toni gran parte di questo dominio di Pogacar è dato dallo staff UAE che propone un lavoro d'avanguardia (foto Instagram)
Secondo Pino Toni gran parte di questo dominio di Pogacar è dato dallo staff UAE che propone un lavoro d’avanguardia (foto Instagram)
Secondo Pino Toni gran parte di questo dominio di Pogacar è dato dallo staff UAE che propone un lavoro d'avanguardia (foto Instagram)
Secondo Pino Toni gran parte di questo dominio di Pogacar è dato dallo staff UAE che propone un lavoro d’avanguardia (foto Instagram)
Raccontaci…

Ero sulla seconda macchina, quindi dietro, e davanti avevo sempre il sedere di Paolo Bettini. Paolo era sempre in fondo al gruppo, tutti i giorni. Poi però un mese e mezzo dopo vinceva la Liegi-Bastogne-Liegi. Bettini andava lì, si allenava in quella maniera e come lui molti altri si allenavano andando a correre. Ora non puoi farlo, altrimenti arrivi fuori tempo massimo.

In qualche modo hai tirato in ballo il discorso dei calendari. A questo suo modo di assaltare la gara e poi “sparire” in vista dell’obiettivo successivo, che potrebbe essere distante anche settimane. Ma in questo contesto ci ha colpito l’ottimizzazione del recupero di cui hai parlato. Quanto è importante questo aspetto?

Fa parte dell’intero discorso della performance che facevo. Non è più o meno importante. Pogacar ha una squadra dietro che lavora sempre per lui. Poi chiaramente lui stesso ha delle capacità che sono diverse da tutti gli altri. Ho sentito che in alcuni test abbia fatto più di 7 watt/chilo per 30 minuti. Considerate che ai tempi della Telekom, il centro medico di Friburgo aveva proposto di considerare doping le prestazioni sopra i 6,1-6,2 watt per chilo. Dimmi dove siamo arrivati…

Anche perché certi numeri non li fa solo Pogacar. Guardiamo per esempio l’ultimo talento, Paul Seixas…

Vero: non è che gli altri giocano, anche gli altri hanno demolito certi valori. Guardiamo il francesino come va. A lui manca proprio poco per essere lì. Ora bisogna vedere la tecnologia che troverà questo ragazzo: perché se resta in una squadra francese ho i miei dubbi che riesca ad esprimersi del tutto. Però se si muove in un’altra squadra dove ci sono staff come quelli della UAE Emirates può migliorare tantissimo.

Pogacar
Al Fiandre Tadej ha vinto in fotocopia staccando tutti negli ultimi metri più duri del Oude Kwaremont. Farà così anche domenica prossima?
Pogacar
Al Fiandre Tadej ha vinto in fotocopia staccando tutti negli ultimi metri più duri del Oude Kwaremont. Farà così anche domenica prossima?
Ora si va al Nord da parte di Pogacar: ti aspetti un modo di correre stile Strade Bianche? Cioè distruggendoli tutti… o magari potrà giocare in modo più tattico?

Al Nord non è che ha il vantaggio che ha alla Strade Bianche, dove non mancano le salite. Poi consideriamo che lì non c’era Mathieu van der Poel e Wout van Aert non era cresciuto così tanto. Parentesi: vedrete che Wout andrà forte. Alla Sanremo, se non fosse rimasto indietro nella caduta non ci sarebbe andato lontano. Diciamo: al Nord ci sono 4 o 5 corridori che se le giocheranno tutte, a seconda di come staranno quel giorno e se gli andrà tutto bene.

E questo vale anche per Pogacar?

Difficile dire come correrà ogni gara. Consideriamo che in un mese e mezzo ci sono tante corse e tutte impegnative. Qualcuno può crescere, qualcuno può calare. Conterà molto anche il meteo… anche se poi qui, bagnato o asciutto, ogni anno battono un record…

C’è qualcosa, Pino, che ti ha colpito di questo Pogacar 2026?

Che corre, gare importantissime, e le vince. Due su due.

Arenberg 2025

Classiche di primavera, i pronostici di Turbopaolo

12.03.2026
6 min
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Dopo la Strade Bianche e nell’imminenza della Milano-Sanremo, la stagione delle classiche sta entrando nel vivo. Ci aspetta un mese e mezzo di grandi sfide in alcuni dei più importanti palcoscenici del mondo, e abbiamo deciso di parlarne con Turbopaolo.

Avevamo già interpellato l’influencer novarese a dicembre 2024 e poi a metà del Giro d’Italia, quando peraltro aveva previsto l’impresa di Simon Yates sul Colle delle Finestre. Chi meglio di lui, quindi, per farci dare qualche dritta sulle prossime gare e i loro protagonisti? 

Turbopaolo, l’influencer di Instagram che ama il ciclismo , questa volta parla di classiche
Turbopaolo, l’influencer di Instagram che ama il ciclismo , questa volta parla di classiche
Paolo la stagione ciclistica è iniziata, tu hai cominciato a pedalare?

No, perchè avendo superato la soglia dei 35 anni mi si è infiammato il piriforme, che è la sciatica di serie B, quella dei giovani. Ma mi sta passando e dovrei ricominciare a breve ad andare in bici. In breve inteso coi miei tempi, cioè almeno tre mesi. 

Nemmeno sui rulli? 

Ti do uno scoop, a casa ho i rulli e ogni tanto li uso, ma sono ancora quelli di GCN Italia. Me li aveva prestati Alan Marangoni l’anno scorso per un progetto, ma devo ancora riportarglieli. Tra l’altro c’è l’idea di fare ancora qualcosa assieme a loro, tipo andare a provare una gara di qualificazione per il mondiale di gravel, una cosa folle. E infatti si è arenata. Ma ne ho anche di più pazze e spero di riuscire a realizzarne qualcuna quest’anno.

Intanto tu nel dubbio ti alleni sui loro rulli…

Diciamo che mentre aspetto, li sto custodendo con il loro silenzio assenso.

Van Aert Tirreno 2026
Per la prima della classiche sulle pietre, il Fiandre, l’influencer di Novara punta su Van Aert
Van Aert Tirreno 2026
Per la prima della classiche sulle pietre, il Fiandre, l’influencer di Novara punta su Van Aert
Due anni fa ti abbiamo visto online con la maglia della Lidl-Trek. Quest’anno si è fatta avanti qualche altra squadra?

Collaborerò di nuovo con Rcs al Giro d’Italia, stiamo ancora capendo bene come. Farò la mia squadra del Fantagiro, poi forse andrò a qualche tappa. Ora che sono diventato padre (Turbopaolo ha un bambino di 6 mesi, ndr) ogni occasione è buona per sottrarsi ai doveri genitoriali.

L’anno scorso ci hai detto che la tua preferita tra le classiche monumento è la Milano-Sanremo. Come la vedi?

Il favorito credo rimanga Pogacar. Ma se dovessi puntare su un cavallo pazzo direi Tom Pidcock, se riuscisse a canalizzare tutta la tristezza che gli ho visto nell’intervista dopo la Strade Bianche. Van der Poel anche lui lo vedo benissimo, credo sia la corsa perfetta per lui. Ma poi deve sempre fare i conti con lo sloveno.

Passiamo alla prima delle classiche delle pietre, il Fiandre. Pronostico?

Una classica monumento la dò a Van Aert, perché il mio cuore batte sempre per lui. Quindi dico lui, dopo una volata a tre con VDP e Pogacar. Pensa che meraviglia sarebbe.

VDP Tirreno 2026
Fra le tante classiche, secondo Turbopaolo Van der Poel è il favorito per la Roubaix (e come dargli torto)
VDP Tirreno 2026
Fra le tante classiche, secondo Turbopaolo Van der Poel è il favorito per la Roubaix (e come dargli torto)
Vedi Van Aert meglio al Fiandre che alla Parigi-Roubaix?

Direi di sì. Perché Van der Poel su quelle pietre è incredibile, purtroppo. Potrebbe essere tra i protagonisti anche Pedersen, come anche Simmons. Ecco l’americano un podio in una classica potrebbe farlo. Dimostrando a tutti che farsi la barba per la questione della ritenzione termica non serve. Lui giustamente se ne sbatte, come farei anch’io se avessi tutta quella barba e quei capelli.

Grazie per avermi insegnato la questione della “ritenzione termica”. Andiamo alla Liegi. Su chi punti?

Thibau Nys, anche magari davanti ad Evenepoel. Però per la vittoria Pogacar, non se ne esce.

Quindi il campione del mondo non farà 5 su 5 secondo te?

E’ fattibile, secondo me quest’anno potrebbe davvero succedere. Sarebbe bellissimo, assisteremmo ad una cosa incredibile nella storia dello sport. Anzi mio malgrado, al di là del mio fantaciclismo, credo anch’io che potrebbe vincere tutte le 5 monumento. Ho sentito dire che era preso benissimo già alla Strade Bianche, quindi è nella situazione migliore mentalmente. Fisicamente anche, manco a dirlo. 

La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all'opera, assieme alla nuova stella Seixas
La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all’opera, assieme alla nuova stella Seixas
La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all'opera, assieme alla nuova stella Seixas
La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all’opera, assieme alla nuova stella Seixas
Hai visto la Strade Bianche?

Sì ma dopo un po’ mi sono addormentato, adesso ho la scusa del bambino piccolo quindi posso farlo più tranquillamente. Mi dispiace un po’ per Del Toro perché è un corridore che mi piace, anche se alla fine avevo meno empatia per lui perché continuava a stoppare Seixas. Il ciclismo è uno sport infame, aspetti magari per anni il tuo momento e poi quando arriva ti capita tra i piedi un 19enne alieno.

Sei riuscito a vedere anche le donne?

La gara femminile si riconferma più interessante di quella maschile, come spesso capita. Poi sono contento che abbia vinto Elise Chabbey perché è una mia coetanea, cioè più o meno, che mi ha fatto sentire ancora giovane. Detto questo la Strade Bianche è sempre molto bella perché è l’inizio della stagione, anche se un po’ ci speravo nel fatto che ci fosse più lotta per la vittoria. Così, con la UAE che domina come sempre, comincia ad essere un po’ noioso

Simon Yates sul Colle delle Finestre
Turbopaolo aveva previsto, o almeno auspicato, l’impresa di Simon Yates sul Colle delle Finestre che gli ha permesso di ribaltare il Giro 2025
Simon Yates sul Colle delle Finestre
Turbopaolo aveva previsto, o almeno auspicato, l’impresa di Simon Yates sul Colle delle Finestre che gli ha permesso di ribaltare il Giro 2025
E’ una questione di cui si parla spesso in effetti. Qualche consiglio?

Secondo me dovrebbero introdurre il budget cap e i draft, come negli Stati Uniti. Perché sennò è dura, e lo sarà sempre di più in futuro. La UAE ha tutto il meglio del meglio, vedere Del Toro che stoppa Seixas è stato un po’ brutto. Certo deve farlo, però per lo spettacolo non è proprio il massimo. Poi diventa anche complicata la gestione di tutti quei corridori forti assieme, specie quelli giovani. Già il ciclismo non è facile da capire per chi non è esperto, se poi la trama è la stessa, è ancora più difficile avvicinare i neofiti.

Però da vecchi potremmo dire che abbiamo visto correre Pogacar…

Questo è vero. Paradossalmente però forse è più bello vederlo in un reel montato bene che live, perché la diretta di ore e ore diventa complicata da seguire

Paolo, ultima domanda. Chi sarà la sorpresa di queste classiche?

Direi Tibor Del Grosso. E’ belga, viene dal ciclocross, secondo me è uno che nelle gare del Nord può fare bene. Ma poi vai a sapere.

Wout Van Aert

E Wout Van Aert riparte dall’Italia per tornare a graffiare

06.03.2026
5 min
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Wout Van Aert è rientrato in gara lo scorso 3 marzo all’Ename Samyn Classic, considerata la “piccola Roubaix” per i suoi settori in pavé. Certo, non è stato un esordio da ricordare: anche la sfortuna ci ha messo (di nuovo) lo zampino. Ma per il leader della Visma-Lease a Bike era importante ripartire.

Da come si erano messe le cose dopo l’incidente alla caviglia destra nel cross di Mol (slogatura e una piccola frattura), la situazione sembrava potersi complicare per lui… ancora una volta. Di nuovo una primavera in salita. Invece, tutto sommato, Van Aert l’ha ripresa piuttosto bene. Anche se resta un interrogativo, senza un avvicinamento ottimale: come farà a contrastare Tadej Pogacar e Mathieu Van Der Poel?

Wout Van Aert
Van Aert (classe 1994) in ricognizione sugli sterrati senesi (immagine Instagram)
Wout Van Aert
Van Aert (classe 1994) in ricognizione sugli sterrati senesi (immagine Instagram)

Schegge di vetro e sospetti

A Le Samyn, Van Aert ha forato una gomma a circa dieci chilometri dal traguardo. E’ passato rapidamente alla bici di Pietro Mattio, ma era già notevolmente indietro. Poco dopo ha cambiato di nuovo bici, questa volta con quella di scorta dell’ammiraglia. A quel punto la corsa era ormai andata.

«Quando ha forato nel finale eravamo un minuto e mezzo dietro di lui – ha detto il direttore sportivo Grischa Niermann a VTM Nieuws dopo la gara – prima Wout ha fatto lo scambio di bici con un compagno di squadra e poi di nuovo con noi. A quel punto, ovviamente, era troppo tardi per tornare sui primi. In certi momenti e in certe gare il caos è tanto».

Wout Van Aert ha raccontato così l’episodio ai media belgi: «Improvvisamente c’erano un sacco di schegge di vetro. Era ovviamente una situazione davvero positiva per noi come squadra. Strand Hagenes era davanti ed era fortissimo. Il piano B era che se io fossi stato davanti negli ultimi 10 chilometri ci saremmo giocati la corsa con un mio sprint. Ma poi ho forato e mi sono ritrovato rapidamente in una terra di nessuno.

«In effetti – ha aggiunto sibillino Wout – è piuttosto insolito su un percorso che abbiamo già affrontato cinque o sei volte, trovare del vetro. Non può essere finito lì per caso». Van Aert era alquanto amareggiato e certe insinuazioni di sabotaggio non sono piaciute agli stessi organizzatori. Ma si sa: il ciclismo si fa su strada e le variabili sono mille.

Wout Van Aert
Wout Van Aert sul pavè della sua gara d’esordio. Il belga sta cercando la condizione… anche dribblando le sfortune
Wout Van Aert
Wout Van Aert sul pavè della sua gara d’esordio. Il belga sta cercando la condizione… anche dribblando le sfortune

Anche buone sensazioni

Al netto delle schegge di vetro, va detto che per Van Aert la sfortuna non si è fermata lì. L’asso di Herentals doveva esordire alla Omloop Het Nieuwsblad, ma è arrivata l’influenza. Tuttavia lo sguardo è già rivolto in avanti, come è giusto che sia. Van Aert viene comunque da un lungo blocco di lavoro, tra cui l’altura in Spagna e per questa stagione promette di tornare a livelli alti. I suoi livelli.

Ancora Niermann: «Un buon ritiro di allenamento in altura non significa che all’improvviso supererai Tadej Pogacar. Significa solo che sei in buona forma. Dovremo aspettare e vedere cosa saprà fare Wout alla Strade Bianche sabato, ma il vero picco ovviamente arriverà più tardi».

Van Aert archivia comunque con un segno positivo il suo esordio. Ha parlato di buone sensazioni e di passi avanti. «Mi sentivo bene, ma non riuscivo a darmi risposte concrete perché ho saltato il finale. In ogni caso partire da qui è stata la scelta giusta. L’obiettivo era tornare a correre il più velocemente possibile ed è esattamente ciò di cui ho bisogno ora. Di certo qui a Les Samyn sono riuscito a fare un passo avanti, ed è questo ciò che conta».

Wout, amatissimo in Italia, in qualche modo è il “campione uscente” di Piazza del Campo, anche se non della Strade Bianche. Il riferimento è chiaramente al successo ottenuto al Giro d’Italia dello scorso anno, quando conquistò la tappa con arrivo a Siena. Il belga infatti non disputa questa classica dal 2021, quando fu quarto. Mentre nel 2020 la vinse.

Wout Van Aert
Van Aert vince la nona tappa del Giro 2026 a Siena. Qui aveva già trionfato, ma alla Strade Bianche nel 2020
Wout Van Aert
Van Aert vince la nona tappa del Giro 2026 a Siena. Qui aveva già trionfato, ma alla Strade Bianche nel 2020

Wout e l’Italia

Ieri il belga è stato avvistato in ricognizione sugli sterrati toscani. Il passo e la condizione sono sembrati buoni, ma un conto è l’allenamento e un altro la gara.

«Non vedo l’ora di correre di nuovo in Italia – ha detto Wout – il team e io avevamo deciso di saltare questa gara per alcune stagioni, ma quest’anno è tornata in calendario su mia richiesta. La combinazione di Strade Bianche e Tirreno-Adriatico sembra una buona preparazione per i nostri altri obiettivi più avanti in primavera.

«Certo – ha poi aggiunto un filo sconsolato – arriverò alla partenza di Siena con più domande di quante ne avrei volute. Avevo indicato la Strade Bianche come primo grande obiettivo stagionale, ma vedremo come mi sentirò sabato. In ogni caso sono molto motivato a dimostrare cosa so fare. Abbiamo una squadra forte. Matteo Jorgenson ha già mostrato una buona forma nelle gare primaverili francesi. Possiamo sicuramente puntare a un risultato di alto livello».

Il calendario italiano di Wout ora prevede, appunto, la Strade Bianche, poi la Tirreno-Adriatico e la Milano-Sanremo. A seguire ci saranno le grandi classiche del Nord, Fiandre e Roubaix, mentre non sembra debba prendere parte ad altre gare nel mezzo. Ma è tutto da vedere: magari avrà necessità di inserire qualche corsa per affinare la condizione.

Alec Segaert approda alla Bahrain-Victorious e ritrova suo fratello Loic, uno dei diesse e coach della squadra (foto Charly Lopez)

Segaert ritrova il fratello alla Bahrain e punta su classiche e Giro

14.01.2026
5 min
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E’ diventato grande in fretta Alec Segaert, senza andare di fretta. Il fiammingo di Roeselare – che compirà 23 anni fra due giorni – è approdato alla Bahrain-Victorious proseguendo nel suo processo di crescita graduale.

In ogni stagione ha saputo aggiungere una tessera al suo mosaico di esperienza e capacità, creando una base solida per diventare un corridore affidabile fino a guadagnarsi una sfida stimolante fuori dal suo Paese. Dopo quattro anni nella Lotto, nella nuova squadra Alec si (ri)unirà col fratello Loic, diventato nel 2024 uno dei coach e diesse della Bahrain (i due sono insieme nella foto di apertura) arrivando anch’egli dalla formazione belga.

Abbiamo conosciuto quel ragazzetto a maggio 2021 quando vinse in solitaria la gara juniores a Stradella sul percorso del Giro dello stesso anno. E quest’anno ce lo ritroveremo da pro’ dopo averlo visto in maglia rosa al Giro NextGen. Ne abbiamo approfittato quindi, dopo i ritiri in Spagna, per sapere come Segaert ha impostato il suo avvicinamento alla stagione.

Alec Segaert è nato il 16 gennaio 2003 a Roeselare. Con la Bahrain ha firmato un contratto fino a fine 2028
Alec Segaert è nato il 16 gennaio 2003 a Roeselare. Con la Bahrain ha firmato un contratto fino a fine 2028
Alec Segaert è nato il 16 gennaio 2003 a Roeselare. Con la Bahrain ha firmato un contratto fino a fine 2028
Alec Segaert è nato il 16 gennaio 2003 a Roeselare. Con la Bahrain ha firmato un contratto fino a fine 2028
In Bahrain ritroverai tuo fratello Loic, che è stato il tuo primo allenatore, e immaginiamo che tu sia felice di lavorare di nuovo con lui. Come pensi che sarà il vostro rapporto ora in una squadra WT rispetto al passato?

Di sicuro è molto bello essere ancora insieme a Loic nella mia nuova squadra. Anche prima siamo sempre stati in contatto, ma adesso sarà ancora meglio poter parlare di tutto con lui. Il nostro legame è molto solido, non cambierà nemmeno ora dove c’è un rapporto lavorativo più profondo. Anzi, credo che possiamo crescere insieme e crearci una carriera, io come corridore e lui come allenatore. In ogni caso vedremo come andrà.

Nel 2025 hai corso molto e ti è mancato solo il podio. Com’è stata la stagione nel complesso?

La scorsa annata non è stata male in generale. Ho sentito di aver fatto un grande salto in avanti. In effetti non sono riuscito a vincere e sarebbe stato bello farlo. Ci sono andato vicino più volte, come l’ultima gara disputata al Tour of Holland (terzo posto nella quinta ed ultima tappa, ndr).

Bilancio positivo quindi?

Assolutamente sì. Posso ritenermi soddisfatto di ciò che ho fatto nel 2025. Ho disputato tutte le grandi classiche del Nord e ho corso un Grande Giro (la Vuelta, ndr) che mi è servito per fare più esperienza. Spero che la vittoria arrivi presto quest’anno.

A crono Segaert ha sempre mostrato grandi doti e punta a sfruttarle anche nelle altre gare in linea
A crono Segaert ha sempre mostrato grandi doti e punta a sfruttarle anche nelle altre gare in linea
A crono Segaert ha sempre mostrato grandi doti e punta a sfruttarle anche nelle altre gare in linea
A crono Segaert ha sempre mostrato grandi doti e punta a sfruttarle anche nelle altre gare in linea
Raccogliamo il tuo spunto. Nel 2025 hai corso la Vuelta, che è stato il tuo primo Grande Giro. Come valuteresti quell’esperienza?

Certamente mi tornerà utile quest’anno. E’ stata molto buona. Alla Vuelta sono andato proprio come volevo. In diverse tappe sono riuscito ad entrare nelle fughe, come mi ero prefissato all’inizio. Sono contento di aver fatto una buona cronometro individuale alla diciottesima tappa (ottavo posto a 15” dal vincitore Ganna, ndr). Significa che stavo bene.

Cosa ti ha insegnato?

Con la squadra siamo andati bene. Ho scoperto un po’ più di me stesso. Ad esempio, insieme a De Buyst ho cercato di fare un buon lead-out per Viviani alle sue ultime corse. E’ stato molto bello correre con compagni così esperti e vincenti come loro.

Sei forte a cronometro, ma hai dimostrato di avere le carte in regola per le classiche e le tappe collinari. Che tipo di corridore pensi di essere diventato e quanto ritieni di essere cresciuto?

Sicuramente le cronometro sono un buon termometro per vedere se sei in forma o meno. Quella di andare bene nelle prove contro il tempo credo che sia una qualità che posso sfruttare anche in altri tipi di gare.

Segaert con la Lotto nel 2025 ha disputato la Vuelta, il suo primo grande giro, andando in fuga e lavorando nel treno di Viviani
Segaert con la Lotto nel 2025 ha disputato la Vuelta, il suo primo Grande Giro, andando in fuga e lavorando nel treno di Viviani
Segaert con la Lotto nel 2025 ha disputato la Vuelta, il suo primo grande giro, andando in fuga e lavorando nel treno di Viviani
Segaert con la Lotto nel 2025 ha disputato la Vuelta, il suo primo Grande Giro, andando in fuga e lavorando nel treno di Viviani
Sai già come sarà distribuita la tua stagione?

Penso che sarà suddivisa in due o tre parti. La prima si concentrerà sulle classiche, mentre nella seconda ci saranno le gare a tappe dove troverò le crono. Alla Bahrain voglio crescere come supporto per i compagni che puntano alle generali. Questo è un aspetto in cui spero di poter fare la differenza per la squadra.

In quali ambiti pensi di essere migliorato finora, sia in sella alla bici che fuori?

Come dicevo prima, ho lavorato nei finali di tappa nel treno dei velocisti. Non posso considerarmi una “ultima ruota”, però sto imparando molto in questo frangente e vorrei continuare a farlo anche qua. Per il resto nelle classiche mi sono migliorato molto sia nella posizione in gruppo che nelle tecnica di guida

In quali ambiti vorresti migliorare?

Grazie alla crescita di cui parlavo prima, potrei fare dei finali di alcune gare in modo più intelligente. Penso che questa sia una delle mie qualità più importanti. Quindi questo aspetto lo voglio migliorare ancora di più, sperando magari di usarlo per vincere.

Nella prima parte del 2026 di Segaert ci sono le classiche e il Giro d'Italia dove vuole essere un supporto per i capitani (foto Charly Lopez)
Nella prima parte del 2026 di Segaert ci sono le classiche e il Giro d’Italia dove vuole essere un supporto per i capitani (foto Charly Lopez)
Nella prima parte del 2026 di Segaert ci sono le classiche e il Giro d'Italia dove vuole essere un supporto per i capitani (foto Charly Lopez)
Nella prima parte del 2026 di Segaert ci sono le classiche e il Giro d’Italia dove vuole essere un supporto per i capitani (foto Charly Lopez)
Hai vinto diverse gare in Italia, un posto che ti ha sempre portato bene. Sarebbe bello vedere Alec Segaert al via del Giro…

Mi è sempre piaciuto correre in Italia e posso già dirvi che ci vedremo da voi a maggio. Non vedo l’ora di correrlo. Prima però ci saranno ancora tutte le classiche. Esordirò presto con corse in Spagna e Francia, ma per me la vera stagione inizierà con la Omloop Het Nieuwsblad, poi Fiandre e Roubaix. Ed infine mi preparerò a dovere per il Giro.

Quali sono gli obiettivi di Segaert per il 2026 con il Bahrain e con la nazionale?

La maggior parte dei miei obiettivi sono concentrati per la squadra. Fare bene alle classiche è il mio obiettivo più importante dell’anno. Poi ripeto: voglio aiutare i nostri leader delle generali al Giro o nelle gare a tappe di una settimana. Se tutto andrà bene, spero di essere convocato per europeo e mondiale col Belgio, ma c’è ancora tanto tempo per pensarci. Intanto cerchiamo di iniziare la stagione poi vedremo tutto.

Milan mostra i muscoli alla Tirreno, ma con in testa le Classiche

11.03.2025
5 min
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Dopo lo spettacolo offerto dalla Strade Bianche e dal duello tra Tadej Pogacar e Thomas Pidcock è arrivato il momento di togliere il velo alla stagione delle Classiche. Se la gara tra gli sterrati delle Crete Senesi ha lasciato poco spazio agli sfidanti del campione del mondo in carica questo non accadrà di certo nei prossimi appuntamenti. I percorsi e il parterre ricco, cosa che è un po’ mancata alla Strade Bianche, metteranno davanti a Pogacar molti più rivali di spessore. Si partirà con la Milano-Sanremo, i cui ultimi preparativi arrivano proprio in questi giorni vista la concomitanza della Tirreno-Adriatico e della Parigi-Nizza.

I riflettori, per quanto riguarda la Corsa dei Due Mari, sono puntati su Jonathan Milan. E’ sulle sue qualità, e su quelle di Filippo Ganna, che si concentra la curiosità degli addetti ai lavori. I due giganti azzurri hanno già lanciato i primi segnali, ieri Ganna ha demolito la concorrenza nella cronometro di Camaiore. Mentre oggi nella volata di Follonica Milan ha messo tutti in fila (foto di apertura). Per il velocista friulano inizia un periodo fondamentale della stagione, con l’avvicinamento alla Milano-Sanremo e poi la stagione delle Classiche. Partendo proprio dalla Classicissima il dubbio riguarda la capacità da parte di Milan di tenere certi ritmi su salite brevi ma esplosive come Cipressa e Poggio

Jonathan Milan durante il riscaldamento della cronometro di Camaiore, inizia un periodo cruciale della stagione
Jonathan Milan durante il riscaldamento della cronometro di Camaiore, inizia un periodo cruciale della stagione

Un mese intenso

Per capire in che modo sta lavorando l’atleta della Lidl-Trek siamo andati a chiedere direttamente e Mattias Reck, suo coach. L’anno scorso Jonathan aveva detto che il suo obiettivo era arrivare sotto la Cipressa per aiutare la squadra

«Non alleno Milan in modo così specifico da concentrarmi sulla Milano-Sanremo – dice Reck – cerco piuttosto di costruire il suo motore e la sua resistenza in modo che sia il più preparato possibile ad affrontare le Grandi Classiche. Questo prevede ovviamente che arrivi pronto alla Sanremo, ma non è l’unico obiettivo. Il mio obiettivo è fargli avere una condizione stabile nel corso delle quattro settimane in cui sono distribuite quelle corse».

Jonathan Milan e Filippo Ganna saranno i due atleti di riferimento per il movimento italiano alla Sanremo
Jonathan Milan e Filippo Ganna saranno i due atleti di riferimento per il movimento italiano alla Sanremo

Le conferme

I primi passi di Milan in questo 2025 hanno mostrato quanto sia migliorato e cresciuto ulteriormente. Nelle volate di inizio anno ha fatto vedere di essere uno dei migliori velocisti al mondo, quello che serve ora è il giusto avvicinamento alla stagione delle Classiche.

«La Tirreno-Adriatico – continua Mattias Reck – svolge un ruolo fondamentale in questo senso, in quanto fornisce un grosso carico di lavoro al suo corpo per fare l’ultimo passo verso la primavera. Milan ha dimostrato già l’anno scorso alla Gent-Wevelgem di avere le carte in regola per diventare un forte concorrente nelle Classiche. Anche la recente Kuurne-Brussel-Kuurne (nella quale Milan ha conquistato il sesto posto finale, ndr) ha fatto vedere cose positive. La forma è buona, stabile e in crescita, quindi siamo fiduciosi per il prossimo periodo».

Quei 28 chilometri in più…

Tornando a parlare della Milano-Sanremo ricordiamo che nella stagione passata Jonathan Milan era arrivato fino ai piedi della Cipressa, fornendo un importante supporto alla squadra e al suo compagno Mads Pedersen. La prima delle due salite finali si trova a 28 chilometri dal traguardo, riuscire ad aggiungere questa distanza sembra facile ma diventa un lavoro difficile dove ogni dettaglio conta. Serve avere una resistenza importante, senza però perdere lo spunto veloce che permetterebbe a Milan di giocarsi la volata. 

«Per combinare allenamenti aerobici e anaerobici – spiega ancora coach Reck – non ci sono veri e propri segreti. Essendo Milan un corridore esplosivo mi concentro soprattutto sulla resistenza e sugli intervalli ad alta intensità, evitando di lavorare troppo nelle zone medie come Z3 e Z4. Con un velocista anaerobico forte bisogna stare attenti a non esagerare, perché può scavare molto in profondità e svuotarsi con una potenza molto elevata in un tempo molto breve. Quindi, anche se lo sprint è uno dei suoi punti di forza, non deve concentrarsi troppo. Direi che l’80-85 per cento, a volte anche il 90, del suo allenamento è costituito da resistenza aerobica di base, mentre il resto è un mix delle altre zone».

Milan dovrà provare a resistere al ritmo di Pogacar su Cipressa e Poggio

L’equilibrio

Le prestazioni del velocista della Lid-Trek sono legate alla costante ricerca di equilibrio tra resistenza e forza. Un lavoro non semplice, aiutato però dalle grandi doti naturali di Milan. 

«Non è un problema allenare forza e resistenza insieme – conclude – sono due cose completamente opposte e non interferiscono più di tanto. Gli sprint brevi e la resistenza si adattano bene. Jonathan (Milan, ndr) ha una combinazione unica di Vo2Max molto elevata, quindi un grande motore aerobico, ma anche una potenza anaerobica e di sprint importante. Quello che stiamo facendo ora è lavorare sulla sua resistenza ed efficienza per essere in grado di usare il suo motore e i suoi picchi ancora di più nelle lunghe gare di un giorno. Con il suo peso, che è intorno ai 90 chilogrammi, non possiamo guardare troppo a Pogacar, Van Aert o Van der Poel e quello che sono in grado di fare loro sul Poggio. Quello su cui possiamo lavorare noi è raggiungere la miglior forma possibile».

Albanese saluta Arkea: «La EF arriva al momento giusto»

02.12.2024
6 min
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I passi da gigante fatti nel 2024 da parte di Vincenzo Albanese lo hanno portato al centro delle attenzioni da parte del team EF Education EasyPost. Succede così che durante la pausa di fine stagione il ventottenne di Oliveto Citra, piccolo comune campano, si ritrova proiettato in uno dei migliori team al mondo. Lo fa dopo solamente un anno corso nelle file della Arkéa B&B hotels, team francese sempre di categoria WorldTour. 

Albanese in questo anno all’Arkea ha fatto un notevole passo in avanti (foto Instagram Arkea-B&B Hotels)
Albanese in questo anno all’Arkea ha fatto un notevole passo in avanti (foto Instagram Arkea-B&B Hotels)

Primo approccio

In questi giorni Albanese ha messo alle spalle il primo ritiro con la nuova squadra, nel quale ha preso le misure e ha conosciuto un mondo nuovo. Più grande, ci dice lui, ma non per questo complicato o difficile. 

«Siamo stati insieme una settimana – racconta Albanese – è stata la prima volta che ho visto i nuovi compagni, lo staff e tutta la macchina organizzativa. Sono molto contento di essere arrivato qui, è un bell’ambiente, molto più grande rispetto a quanto sono sempre stato abituato a vivere e vedere. Capire i vari ruoli non è facile. Poi ci sono anche tante cose nuove con le quali prendere le misure: medici, materiali, insomma tutto è curato al massimo. Non che l’Arkea sia un cattivo team, ma si vede il distacco con quelle che sono le prime dieci squadre al mondo, e la EF è una di queste».

Per lui tante top 10: ben 16, delle quali quattro podi. Gli è mancata solo la vittoria
Per lui tante top 10: ben 16, delle quali quattro podi. Gli è mancata solo la vittoria
Che effetto fa entrare in uno dei migliori team al mondo?

Mi aspetto di fare un ennesimo passo avanti. Penso di arrivare qui nel miglior punto della mia carriera, per condizioni fisiche e maturazione. Ci saranno tante cose da fare e da apprendere ma sono sicuro di essere nel posto giusto. 

Il 2024 è stato un anno di grandi progressi.

E’ andato bene, è innegabile. Tuttavia ci sono stati dei momenti nei quali, per colpa mia o per circostanze esterne, mi è mancato il risultato. In alcune gare, dove ho corso bene e sono stato spesso davanti poi non sono riuscito a capitalizzare. 

Albanese ha esordito anche nelle Classiche del Nord, scoprendo un nuovo modo di correre (foto Instagram)
Albanese ha esordito anche nelle Classiche del Nord, scoprendo un nuovo modo di correre (foto Instagram)
Cosa ti è mancato?

Mi è mancata solamente la vittoria. Ne ho parlato anche nei giorni scorsi con la EF, vogliamo trasformare qualche top 10 o top 3 in successi. Dal punto di vista atletico qualcosa sicuramente mi è mancato, in certe situazioni anche un appoggio esterno. 

Che settimana è stata quella del primo ritiro con la EF?

Intensa. Non abbiamo pedalato molto visto che era ancora novembre. Ho incontrato tutti i membri dello staff: dai medici ai nutrizionisti, poi ho parlato con i preparatori e visto tutti i materiali per la stagione 2025. E’ stato tutto un susseguirsi di meeting e riunioni, nelle quali ho conosciuto le persone e i loro ruoli. 

Nelle semi classiche ha raccolto tanti risultati e piazzamenti (foto DirectVelo/Ronan Caroff)
Nelle semi classiche ha raccolto tanti risultati e piazzamenti (foto DirectVelo/Ronan Caroff)
I compagni?

Ho visto anche loro naturalmente. E’ stato bello anche questo, nonostante fossi nuovo mi hanno subito fatto sentire a casa. Ero in stanza con Carapaz, un ragazzo tranquillo con il quale ho stretto subito amicizia. Di italiani, come corridori, ci siamo solamente io e Battistella. All’interno della squadra ci sono diversi connazionali: massaggiatori, meccanici, ecc… Poi anche i diesse sono persone che hanno vissuto il ciclismo degli anni ‘90, quindi l’italiano lo sanno molto bene. Rispetto ad un team in cui si parlava esclusivamente francese mi sento più a mio agio. Non che prima mi trovassi male, comunque parlo diverse lingue e sono uno che è capace di adattarsi. 

Avete parlato anche di programmi?

Fino a giugno so che cosa mi aspetta, a grandi linee. Poi vedremo come va l’annata. Il calendario sarà simile al 2024 con l’inizio a Maiorca e poi le semiclassiche in Belgio, fino ad arrivare alla Sanremo e alla Classiche del Nord. Avrò una maggiore logica nel preparare i vari appuntamenti, con delle pause che mi serviranno per concentrarmi e allenarmi. 

Per tramutare le top 10 in vittorie serve preparare al meglio certi appuntamenti (foto DirectVelo/Micael Gilson)
Per tramutare le top 10 in vittorie serve preparare al meglio certi appuntamenti (foto DirectVelo/Micael Gilson)
Prima non era così?

Non con questo livello di cura nei dettagli. Mi è capitato di arrivare in certe gare all’85 per cento, tornando alla domanda “cosa mi è mancato” direi anche questo: una programmazione dettagliata. Ora so quali sono i miei obiettivi e voglio arrivare al 100 per cento. 

E quali saranno?

Il mese cruciale sarà marzo, con la Parigi-Nizza e le prime gare in Belgio. 

Quando c’è stato il contatto con la EF?

Mi avevano cercato già nel 2023. Poi però si era fatta avanti l’Arkea e avevo accettato la loro proposta, firmando un biennale. In questa stagione mi hanno dato tanto spazio, penso che sia stato il gradino giusto per la mia maturazione. Sapevo non fosse uno dei top team del WorldTour ma mi hanno dato tanto spazio e hanno creduto in me, per questo posso solo ringraziarli. 

L’addio di Bettiol ha aperto le porte ad Albanese, la EF era alla ricerca di un corridore da Nord
L’addio di Bettiol ha aperto le porte ad Albanese, la EF era alla ricerca di un corridore da Nord
I motivi dell’addio?

Diversi, un po’ legati al momento economico dell’Arkea. Non nego che sarei arrivato fino alla fine del contratto, poi però il team mi ha parlato e mi ha chiesto se fossi disposto al trasferimento. Si è rifatta avanti la EF, nel mese di ottobre, e siamo arrivati a un accordo. 

Arrivi alla EF Education Easy Post in un momento di grande cambiamento, forse il periodo giusto?

La squadra ha cambiato tanto, soprattutto con la partenza di Bettiol a metà stagione. Hanno perso l’uomo di riferimento per le Classiche, ma hanno preso Asgren che è uno molto forte. Penso di arrivare nel team e avere la possibilità di giocarmi le mie carte. Non sono un campione, questo lo so e non pretendo di avere la squadra a mia disposizione in certi appuntamenti. Anzi, sono uno che in certe situazioni sa mettersi tranquillamente a disposizione. 

Oltre ad Albanese alla EF è arrivato anche Asgreen, uno in grado di vincere il Fiandre nel 2021 battendo in volata Van Der Poel
Oltre ad Albanese alla EF è arrivato anche Asgreen, uno in grado di vincere il Fiandre nel 2021 battendo in volata Van Der Poel
Quando vi ritroverete per pedalare tutti insieme al primo ritiro?

Gennaio, faremo due settimane a Maiorca. Dicembre non ci troviamo, la squadra ha preferito incontrarci tutti ora. Mi hanno dato il programma di lavoro e starò a casa. Da un lato non è male come cosa perché si evita lo stress del viaggio e dello stare lontani. Questi per me sono i mesi fondamentali, vedremo poi se il meteo mi permetterà di allenarmi con tranquillità dalle mie parti. Altrimenti farò dei giorni al caldo, ma deciderò all’ultimo.

Gazzoli è già proiettato verso la primavera del 2024

07.09.2023
4 min
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Michele Gazzoli ha fatto capire che vincere gli piace e ci ha preso gusto. Una doppietta ha aperto e chiuso il suo Giro di Bulgaria (foto Instagram in apertura), da quando è tornato a correre ha messo insieme tre vittorie in pochi giorni di gara. Il momento più difficile, però, arriva ora, il corridore della Astana Qazaqstan deve confermare i suoi risultati e proiettare tutto sul prossimo anno. 

«Dopo il Grand Prix de Plouay – spiega Gazzoli da casa sua – mi è venuta un po’ di febbre. Ora sto recuperando e preparo il Giro di Slovacchia, il finale di stagione sarà intenso, se tutto va bene metterò insieme tra i 20 e i 25 giorni di gara. Non male per essere partito a metà agosto».

Hai riallacciato il filo con la vittoria, confermandoti in Bulgaria.

L’obiettivo principale per un ciclista rimane sempre vincere, questi successi hanno riallacciato il filo conduttore. Avere i riscontri della gara serve molto dal punto di vista del morale e per continuare ad allenarsi bene. Diciamo che chiudono un cerchio, la frase “corri in settimana e la domenica ritiri il premio” non è mai stata così corretta. 

Ma guardiamo al futuro, Gazzoli che tipo di corridore può diventare?

Sono un ragazzo giovane (classe 1999, ndr). Sicuramente non da corse a tappe e questo lo so anche io. Però ho da fare ancora tante esperienze, mi piacciono le classiche, le gare di un giorno. Sono ancora da scoprire in quel contesto. 

I primi assaggi di Nord Gazzoli li ebbe da junior in azzurro. Eccolo nella Roubaix del 2016
I primi assaggi di Nord Gazzoli li ebbe da junior in azzurro. Eccolo nella Roubaix del 2016
L’anno scorso, prima dello stop avevi già fatto qualche esperienza da quelle parti…

Sì, ma chiaramente non ero nella condizione fisica e psicologica giusta. Nelle settimane delle gare in Belgio avevo preso il Covid e poi era arrivata la batosta dello stop

Hai voglia di tornare da quelle parti al 100 per cento?

Le ho fatte praticamente tutte, sia da junior che da under 23: Gand-Wevelgem, Giro delle Fiandre e Parigi Roubaix. Nei due anni da junior alla Gand sono arrivato entrambe le volte nono. Mentre al Fiandre terzo e secondo. Sono corse che mi piacciono parecchio e con le Fiandre ho un legame particolare, visto anche il mondiale vinto con Baroncini nel 2021 (dove lui è arrivato quarto, ndr). 

Immaginiamo che tu abbia voglia di finire bene ora per proiettarti sul 2024 al massimo, no?

Come detto, questo finale di stagione serve per ritornare a correre, riprendere le sensazioni giuste e togliermi delle soddisfazioni. Ma la voglia più grande è quella di iniziare la nuova stagione. 

In Belgio uno dei ricordi più dolci per Gazzoli: la vittoria iridata dell’amico Baroncini, coronata dal suo quarto posto
In Belgio uno dei ricordi più dolci per Gazzoli: la vittoria iridata dell’amico Baroncini, coronata dal suo quarto posto
Fare un inverno con la squadra anziché da solo…

Chiaramente, rivedere i compagni, andare a Calpe, pedalare insieme e ripartire. Sarà molto più frenetico, ma allo stesso tempo stimolante.

Questo inverno da solo hai avuto più tempo, cosa hai imparato?

A prendermi il giusto tempo per le mie cose e i miei momenti. Gli ostacoli ci possono essere, come un infortunio al ginocchio (il riferimento è al problema patito durante la preparazione in palestra nell’inverno del 2023, ndr). Tutto però va preso con freddezza, senza panico, c’è tempo per ogni cosa. 

Gazzoli (al centro) non vede l’ora di tornare in ritiro con i compagni, l’ultimo assaggio di “normalità” che manca
Gazzoli (al centro) non vede l’ora di tornare in ritiro con i compagni, l’ultimo assaggio di “normalità” che manca
Delle corse del Nord cosa ti piace particolarmente?

L’ambiente, l’atmosfera e la tipologia di percorso. Sono gare mancate, perché nel 2022 è come se non ci fossi stato. Il filo, forse, si riallaccerà definitivamente quando tornerò da quelle parti. Mi piace il freddo, come si è visto all’Arctic Race, la primavera sarà il mio obiettivo numero uno del 2024

Allora queste gare di fine anno servono proprio a questo?

Servono a tornare pronto e vivere le emozioni del ciclismo. Dopo la fine della stagione mi fermerò comunque, perché mi sono allenato e ho corso con continuità. Una pausa ci vuole, poi la testa sarà già ai primi ritiri, sono uno cui non pesa viaggiare, quindi potrei dire che non vedo l’ora di ripartire.

Cosnefroy vuole finalmente una grande classica

08.12.2022
5 min
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E’ passato dal 42° posto della classifica UCI al 18°. Dall’essere il quinto tra i francesi al terzo. Si è sposato. Ha vinto nel WorldTour. Il 2022 è certamente da incorniciare per Benoit Cosnefroy. Il corridore dell’Ag2R Citroen è stato autore di una stagione nella quale ha mostrato grande costanza di rendimento. E soprattutto che può stare, e bene, là davanti.

E dire che in occasione del suo primo picco di forma, vale a dire le classiche delle Ardenne, aveva subìto una beffa non da poco. Se vi ricordate, lo avevano decretato vincitore dell’Amstel Gold Race. Minuti di attesa, nei quali aveva anche festeggiato con la squadra, poi la doccia ghiacciata. Per pochi millimetri, ma a vincere la corsa della birra era stato il suo compagno di fuga, Michal Kwiatkowski.

Dalla beffa alla gioia

La sua ultima stagione è stata figlia di un buon 2021, anno in cui era cresciuto parecchio e parecchio ci si attendeva. Però mancava sempre qualcosa: una sfortuna, un colpo di reni imperfetto, un tempismo sbagliato. Anche al Tour un paio di fughe interessanti, diversi tentativi, ma a Parigi si era ritrovato con un pugno di mosche in mano.

Fino al 9 settembre scorso, quando vincendo il GP Cycliste de Québec ha dato una svolta alla stagione e forse alla sua carriera. Per Benoit si è trattato del secondo successo nella massima categoria dopo la Bretagne Classic – Ouest-France del 2021, ma questo era davvero pesante visto l’ordine d’arrivo.

«Ho mostrato – dice Benoit – una certa regolarità. Sono stato presente durante la stagione, anche se questo non conta necessariamente. Sono riuscito a ottenere dei risultati in ogni momento dell’anno a parte all’inizio perché ero spesso febbricitante.

«Certo, se fossi riuscito a vincere l’Amstel sarebbe cambiato molto».

Cosnefroy ha ripreso ad allenarsi in Spagna. La data del suo inizio agonistico 2023 non è ancora nota (foto Instagram)
Cosnefroy ha ripreso ad allenarsi in Spagna. La data del suo inizio agonistico 2023 non è ancora nota (foto Instagram)

In crescendo

E con questa consapevolezza e con i gradi di leader, è ripartito dal ritiro in Spagna. Si è visto un Benoit solare, sicurò di sé pronto a crescere ancora. E magari a fare il definitivo salto di qualità al pari del suo connazionale Laporte. I due per certi versi si assomigliano.

«Sto riprendendo pian piano il ritmo per affrontare il 2023 – ha detto il normanno a Cyclism’Actu – Per il momento mi sto allenando con una pressione minima. Inizieremo a fare qualcosa di più durante gli stage con la squadra».

Cosnefroy (classe 1997) è cresciuto nel vivaio dell’Ag2R. E’ ormai uno dei più forti francesi per le classiche. Eccolo con Alaphilippe
Cosnefroy (classe 1997) è cresciuto nel vivaio dell’Ag2R. E’ ormai uno dei più forti francesi per le classiche. Eccolo con Alaphilippe

Classiche nel mirino

Secondo all’Amstel, alla Freccia Vallone (2020) e a quella del Brabante, Cosnefroy è certamente un cacciatore di classiche. Ha un buono spunto, anche se non è super veloce, ma piuttosto ha la “botta” del finisseur. Anche se con i suoi 64 chili potrebbe essere quasi uno scalatore.

«Il mio obiettivo? E’ quello di conquistare una grande classica, ma al tempo stesso di vincere… sempre! E quando dico una grande classica penso soprattutto alle Ardenne».

In tal senso la fiducia della squadra non gli manca. Quest’anno Julien Jurdie, uno dei diesse dell’Ag2R Citroen, prima della Liegi aveva detto espressamente alla squadra che Benoit era ideale per certe corse e che bisognava aiutarlo. Aveva anche aggiunto che lo vedeva sul podio.

Benoit ha disputato 4 Tour e nessun altro grande Giro. Il prossimo anno (avrà 28 anni) potrebbe cambiare
Benoit ha disputato 4 Tour e nessun altro grande Giro. Il prossimo anno (avrà 28 anni) potrebbe cambiare

Ma prima… idee chiare

Cosnefroy non conosce ancora i suoi programmi. Sembra non far parte di coloro che sono diretti al Down Under a gennaio. Piuttosto dovrebbe partire più tranquillo. Molto della sua programmazione ruota attorno al Tour. Grande Boucle sì o no? Benoit potrebbe non essere al Tour.

«Correre il Tour – ha detto Cosnefroy – mi piace, mi diverte, ma mi fido ciecamente della mia gestione sportiva. E se la squadra pensa che posso aiutarla altrove sono aperto ad accettare le sue proposte.

«Per il momento – aveva detto prima del Canada – non posso non ottenere un risultato importante al Tour».

Perché non può raggiungerlo? Ha dimostrato di poter competere con i migliori. Forse è consapevole che gli manca qualcosa. E riavvolgendo il nastro Benoit potrebbe aver ragione. Almeno quando si parla di corse di primissima fascia. 

All’Amstel quando perse per un soffio anticipò. In Canada, la stessa cosa, anche se lo ha fatto con un super finale…

«Se guardo ai miei risultati al Tour, questi non sono ancora i migliori. Io spero di vincere una tappa, questo è il massimo che posso sperare al Tour de France. Ma per fortuna non c’è solo il Tour che mi entusiasma».

Gianni Moscon sempre con Sidi: «Qui mi sento a casa»

31.01.2022
3 min
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Il 2022 potrebbe essere l’anno di Gianni Moscon. Il passaggio del trentino dalla corazzata INEOS Grenadiers all’Astana Qazaqstan Team, al fianco di Vincenzo Nibali, ha rappresentato di fatto una delle grandi sorprese proposte dal recente “giro” di ciclomercato. Per Moscon sono cambiati la bicicletta – sempre italiana, da Pinarello a Wilier – i componenti e gli accessori montati sulla sua specialissima, l’abbigliamento, il casco… Un unico brand è rimasto invece “ai piedi” del “trattore di Cles” assicurando all’atleta un percorso di continuità: questo marchio è Sidi.

Il calco dei piedi di Moscon fra quelli dei tanti altri corridori che calzano scarpe Sidi
Il calco dei piedi di Moscon fra quelli dei tanti altri corridori che calzano scarpe Sidi

Obiettivo classiche

L’obiettivo principale di Gianni Moscon per questa stagione sono le Classiche, ripensando alla splendida Roubaix corsa lo scorso anno. E proprio qualche giorno prima di concentrarsi sui prossimi impegni stagionali, Moscon è passato presso il quartier generale di Sidi per un piccolo tour e una piacevole chiacchierata.

«Quando sei immerso nella frenesia della corsa – ha dichiarato Gianni – le emozioni non si elaborano con coscienza. Proprio a Roubaix mi ero reso conto di essere in testa e, pedalata dopo pedalata, ero concentrato solo ed unicamente su un unico pensiero: quello di arrivare al velodromo. Gli ultimi chilometri sono stati difatti come una cronometro. Dovevo raggiungere il traguardo nel minor tempo possibile. Ero così concentrato che non ho lasciato nessuno spazio alle emozioni. Volevo solo gestire al meglio il mio vantaggio».

Gianni Moscon nei magazzini di Sidi, dove vengono stoccate le scarpe per tutti i corridori
Gianni Moscon nei magazzini di Sidi, dove vengono stoccate le scarpe per tutti i corridori

In Sidi, Moscon ha anche raccontato della sua speciale inclinazione per questo genere di corse, ripensando alle prime volte in cui si è approcciato agli insidiosi e tecnici percorsi del Nord.

«In squadra quelle corse erano poco battute dai corridori che puntavano ad altre competizioni, quindi ho avuto da subito la possibilità di cimentarmi su questi terreni. Non era programmato, ma è stato davvero un amore a prima vista».

Con Sidi dai 14 anni

Rosella Signori, che ha accolto il trentino in azienda, si è detta entusiasta della volontà di Moscon di confermare la partnership con Sidi anche per il 2022

«Lo scorso anno – ha confessato la Signori – Gianni ci ha regalato emozioni incredibili. Gli ultimi chilometri verso Roubaix sono stati letteralmente da cardiopalma: siamo davvero contenti di avere ancora un atleta così forte nel nostro grande team».

La sede di Sidi a Maser, proprio di fronte ai Colli Asolani
La sede di Sidi a Maser, proprio di fronte ai Colli Asolani

Moscon, che calza Sidi sin dall’età di quattordici anni, da quando era esordiente, si è detto entusiasta di aver ritrovato gli atleti italiani che corrono con l’Astana Qazaqstan: anch’essi testimonial Sidi.

«E’ un po’ come tornare in famiglia – ha confessato – basti pensare che con Leonardo (Basso) e Simone (Velasco) ho corso da Under alla Zalf e da Castelfranco è passato anche Battistella. Per me quest’anno sarà come fare un salto nel passato… Con loro mi trovo molto bene: siamo amici. E sapere che saremo di nuovo in corsa con gli stessi colori mi fa sentire come se fossi a casa».

Sidi