Un anno buttato e la vita da birraio: Gazzoli racconta

07.10.2022
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Era l’11 agosto quando due mail, una dell’UCI e una dell’Astana, annunciavano rispettivamente la positività di Michele Gazzoli al tuamminoeptano e il suo licenziamento. Il prodotto, una sostanza stimolante, era contenuto in uno spray nasale acquistato con troppa leggerezza. Gazzoli uscì dalla vicenda con un anno di squalifica per doping non intenzionale. Una sanzione che parve subito eccessiva, ma che di certo ribadì il concetto: occhi aperti quando si comprano e si assumono autonomamente farmaci. Anche perché all’Astana, il bresciano avrebbe potuto trovare la soluzione per i suoi problemi di salute.

Che fine ha fatto Gazzoli? Come ha trascorso gli ultimi due mesi? E come passa le sue giornate? Di lui parlavamo un paio di giorni fa con Rossella Di Leo, che lo ha avuto per due anni alla Colpack. E proprio da quei discorsi abbiamo scoperto del lavoro in birrificio. E qui lo abbiamo raggiunto, alla vigilia del Lombardia, in quest’autunno caldo come d’estate.

«L’errore è stato fatto – dice dopo i saluti – e alla fine c’è la legge che non ammette ignoranza, su questo sono tutti d’accordo. Io l’ho comprato a dicembre perché avevo un’influenza, del raffreddore. L’ho comprato basandomi su un altro spray. Solo che il solito non c’era e mi hanno dato l’altro vendendolo come generico. Io un po’ ingenuamente ho detto di sì, sono andato e l’ho preso. Ingenuamente perché si dice sempre state attenti, state attenti, state attenti».

Con il socio Paolo Denti, Gazzoli ha impiantato un birrificio. Il nome della birra? “La 115″
Con il socio Paolo Denti, Gazzoli ha impiantato un birrificio. Il nome della birra? “La 115″
Hanno punito la leggerezza.

Era un periodo un po’ così anche per me, erano successe cose non proprio belle nella mia vita, quindi avevo la testa tra le nuvole e l’ho preso molto ingenuamente. Cosa è successo? A febbraio avevo il Tour de la Provence e Algarve, due gare attaccate. Di solito mi facevo sempre un beauty con dentro tutto, perché avevo la mentalità da under 23 e mi portavo dietro quello che serviva. Poi nelle prime gare ho visto che c’era sempre il medico, per cui quel beauty non l’ho più portato.

Cosa conteneva?

Dell’aspirina e quello spray, che quasi neanche ricordavo di averlo. Solo che all’Algarve ho preso un po’ di raffreddore, perché ho fatto tre ore di macchina dopo la tappa. Avevo già fatto tre ore di aereo per andare in Portogallo con l’aria condizionata e quando sono arrivato lì avevo un po’ di raffreddore e non riuscivo più a dormire. Era notte, ho visto lo spray, ho preso anche un’aspirina e mi son fatto delle spruzzate. Ho scoperto dopo che quello spray è vietato durante la competizione, ma puoi usarlo fuori gara, solo che sulla scatoletta non c’era scritto niente. Ero andato nella farmacia in cui vado sempre, mi conoscono, sanno che sono un atleta. Io chiedo sempre, ma non c’era l’immagine del doping per cui mi sono fidato.

La sua prima corsa da pro’ è stato il prologo del Tour de la Provence
La sua prima corsa da pro’ è stato il prologo del Tour de la Provence
Hai detto che non c’era lo spray che usavi di solito.

Sono stato anche fregato dal fatto che dopo ogni allenamento al freddo prendo sempre il Fluimucil 600, che praticamente sono delle pastiglie per combattere un po’ il freddo e prevenire qualche malanno. Ho visto la scatola uguale e poi io so che sul prodotto per l’aerosol della stessa marca c’è il simbolo del doping, invece su quello non c’era. E’ stata tutta una fatalità, tutto un unirsi di cose per cui mi sono fidato e l’ho preso. Invece non dovevo fidarmi, è stata un’ingenuità che ho pagato a caro prezzo.

Quando l’hai saputo? 

L’ho saputo il giorno prima della Sanremo, praticamente. Mi sono fatto tutta la primavera e l’estate con questa notizia sul collo. I miei avvocati parlavano con l’UCI, si continuava a tirarla lunga, ma intanto a ogni fine gara io arrivavo e guardavo se c’era qualche mail. Sicuramente non ho mai corso con leggerezza e non ho mai avuto la testa. Non è stato facile e poi sfortuna ha voluto che in quel periodo mi sia preso anche il Covid. Mi sono anche rimesso a posto, però sapevo che prima o poi arrivava.

Volta ao Algarve, la corsa portoghese in cui arriva la positività
Volta ao Algarve, la corsa portoghese in cui arriva la positività
Ti aspettavi una reazione così netta della squadra? 

La squadra lo sapeva, tutti erano al corrente. Il fatto che poi sia scattato il licenziamento rientrava in un accordo, si sapeva ed è giusto che sia stato così.

Quindi adesso tu hai la tua data di scadenza da aspettare?

Il 10 agosto, ma un po’ prima mi guarderò attorno per cercare una squadra. Anche se spero che non ci siano problemi.

Come è stato andare in giro con questa notizia sul collo?

Sono stato molto sorpreso dalla reazione delle altre persone. Pensavo fosse vista come una cosa molto più brutta, invece ho avuto molta vicinanza da tantissimi corridori. Gran parte dei miei colleghi mi hanno scritto e mi sono stati molto vicini. Si è capito che è stata veramente una leggerezza, mentre io ho ammortizzato il colpo in questi 6-7 mesi. 

Il Polonia è stato la sua ultima corsa. Cinque giorni dopo la fine, l’arrivo della mail e la squalifica
Il Polonia è stato la sua ultima corsa. Cinque giorni dopo la fine, l’arrivo della mail e la squalifica
Come sei rimasto quando è arrivata la notizia?

Sapevo in quale giorno sarebbe uscita, il giorno e l’ora. La mia paura era la reazione delle persone, come la prendevano. Invece hanno capito l’ingenuità e forse, tra virgolette, anche l’esagerazione da parte dell’UCI. Perché comunque, come si è visto nel corso degli anni, il massimo che era stato dato per positività del genere erano stati sei mesi e addirittura un under 23 ne aveva presi quattro. Sicuramente un anno è tanto e visti i precedenti mi sarei aspettato un pochino meno, però l’UCI ha deciso così e così sarà.

Come mai hai deciso di aprire un birrificio?

Perché durante il lockdown sono stato insieme a questo mio socio, Paolo Denti, e ci è venuto il pallino della birra. Abbiamo iniziato a produrla un po’ prima del lockdown tra di noi e la davamo di qua e di là. Poi durante il lockdown abbiamo concretizzato questo piccolo sogno, questo progetto e ci siamo detti di continuare a farla.

Subito le cose sul serio?

Abbiamo provato a produrla su grande scala. Da maggio 2021 ci siamo messi sul mercato, abbiamo aperto il nostro birrificio e produciamo la nostra birra, che è nata così.

Michele Gazzoli festeggia per la vittoria del Mondiale di Leuven da parte del compagno Baroncini
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Come si chiama la birra?

Si chiama La 115. E’ il numero civico del posto in cui è nata. Ora però produciamo a Manerbio, mentre il magazzino ce l’abbiamo verso Travagliato, nella zona di casa.

Quanto tempo è passato prima che risalissi in bicicletta?

Alla fine la voglia non mi è mai passata, sono sempre andato con i miei amici. Non che uscissi tutti i giorni in modo assiduo, però comunque l’ho sempre mantenuta. Anzi questo è l’unico periodo che non sono andato, perché la settimana scorsa ho preso la bronchite e sono stato anche a letto. Ma questa volta non ho preso proprio niente, non prendo più medicine. Sparate pure (dice ridendo, ndr), tanto ormai è tutta una battuta…