In attesa dei tre giganti, Iserbyt folletto imprendibile

28.11.2021
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Dodici vittorie su diciotto gare, fatto salvo il mezzo passo falso degli europei, la stagione invernale di Eli Iserbyt è da urlo. Oggi ha vinto anche a Besancon, lasciando a 10 secondi Toon Aerts, allo stesso modo in cui al mattino Lucinda Brand aveva rifilato 26 secondi alla canadese Rochette.

Fisico da scalatore

La sua dimensione è in netta crescita. E anche se l’imminente ritorno in gara di Van Aert, Van der Poel e Pidcock potrebbe ridimensionare la sua stella, è un fatto che a 24 anni Iserbyt sia uno degli specialisti più forti al mondo. E dato che pochi lo conoscono, proveremo a raccontarne la personalità attraverso le sue stesse parole.

Lo scorso anno, Iserbyt ha vinto l’europeo di ciclocross
Lo scorso anno, Iserbyt ha vinto l’europeo di ciclocross

«Non mi vedo come uno dei migliori al mondo – dice il fiammingo, alto 1,65 per 56 chili – mi considero un atleta che fa del suo meglio e questo è stato il filo conduttore della mia crescita. Mi rendo conto che tutto intorno a me è diventato più grande, ma l’obiettivo è vincere il più possibile. In Belgio vengo riconosciuto perché tutti guardano il ciclocross d’inverno. Io cerco sempre di essere poco appariscente, in questo la mascherina aiuta. La popolarità è bella e aiuta, ma ci sono così tante rivalità, che se non sei a favore di uno, sei automaticamente contro. Questo è il bello del ciclismo in Belgio. Immaginate che cambio di clima, quando l’anno scorso a causa del Covid si correva senza pubblico…».

Vincere tanto

Il pubblico dovrà imparare a conoscerlo. Difficile dire se parli perché ha avuto contatti con i tre giganti di specialità, ma certo l’ipotesi che possano mollare la presa sul cross non è peregrina e questo potrebbe aprire anche a lui la strada verso il tetto del mondo.

«Penso che anche il pubblico abbia bisogno di questo periodo di transizione – dice – perché Van der Poel e Van Aert correranno sempre meno cross. E’ la nostra occasione, ma non dovremo essere ingenui. Loro corrono sempre per vincere e non è detto che spariranno come Stybar. Per ora sono ancora in modalità full cross e non vogliono perdere. Grazie a questo le gare saranno ancora più belle. Il mio obiettivo a breve termine è vincere tanto prima che arrivino». 

Cent’anni di storia

La sua osservazione sul cross, le sue origini e il fatto che sia una specialità autoctona del Benelux è fondata. Così come è pertinente l’osservazione sulla coerenza storica della specialità.

Iserbyt e la sua compagna. Il belga è stato a lungo insieme a Puck Moonen, anche lei ciclista (foto Instagram)
Iserbyt e la compagna attuale. Il belga è stato a lungo insieme a Puck Moonen, anche lei ciclista (foto Instagram)

«Non credo che una maggiore internazionalizzazione si tradurrà in corridori stranieri più forti – dice – il cross è uno sport con forti radici regionali. E’ molto specifico e tecnico ed è nel nostro Dna. Se vedi dei bambini che si allenano, è normale che venga voglia anche a te. Ho iniziato quando avevo 13-14 anni. Da piccolo al sabato giocavo a calcio e la domenica guardavo il cross in televisione. Dieci minuti dopo la gara, prendevo la bici e andavo a giocare sulle salitelle dietro casa.

«Il nostro solo problema è che non siamo uno sport olimpico. Tutti gli specialisti britannici o francesi più forti dopo un po’ abbandonano. Ma anche con uno status olimpico, penso che i belgi continueranno a fare la differenza. In un mondo che cambia sempre, il ciclocross è lo stesso da 100 anni. E’ la tradizione che rende questo sport così grande».

Suggestione strada

Sulle sue prospettive di crescita, i margini di miglioramento e un possibile coinvolgimento nell’attività su strada della sua squadra, la Pauwels Sauzen-Bingoal, Iserbyt sembra avere idee chiare.

«Ho 24 anni – dice – e quest’estate ho svolto un carico di lavoro superiore e per la prima volta lavori di endurance. Forse la prossima estate proverò a fare bene in una corsa a tappe, anche se non ho mai avuto un picco di forma nella stagione su strada. La stagione del ciclocross richiede un periodo di picco molto lungo, per cui mentalmente e fisicamente ho bisogno dei mesi estivi per recuperare».

Settimana tipo

La sua è una vita da… sacerdote del cross. La devozione e la dedizione con cui ne parla fa anche pensare a un ragazzo consapevole di dover essere al massimo per combattere contro i giganti.

Anche Lucinda Brand è inarrestabile: vince anche a Besancon e consolida la leadership di Coppa
Anche Lucinda Brand è inarrestabile: vince a Besancon e consolida la leadership di Coppa

«La mia settimana tipo è sempre uguale – dice – faccio un giro facile il lunedì e poi un lungo di 4 ore il martedì. Mercoledì allenamento specifico di 2 ore e mezza per la gara del fine settimana. Cerchiamo di lavorare su un percorso simile. Dopo l’allenamento invece sono solo sul divano e la mia ragazza lo sa. Mi riposo più che posso. Non vedo i miei amici durante la stagione perché lavorano durante la settimana e fanno festa nei weekend. E’ un sacrificio facile da fare quando vengono i risultati».

La prossima fermata della Coppa del mondo sarà ad Anversa il 5 dicembre, poi finalmente il circo del cross sbarcherà in Italia, sui sentieri ghiacciati di Vermiglio, in Val di Sole. La testa del ranking è saldamente nelle mani di Iserbyt e Lucinda Brand. In attesa che tornino i giganti, la strada del folletto di Bavikhove continua a sembrarci eccezionale.

Duello annunciato, Mattinata sorride a Folcarelli

28.11.2021
4 min
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La quinta tappa del Giro d’Italia Ciclocross ha vissuto sul duello annunciato tra Antonio Folcarelli e Cristian Cominelli. Senza i Selle Italia – Guerciotti chiaramente la lotta ricadeva su questi due cavalli pesanti, tra l’altro i primi due della classifica generale. Lo scenario? Quello unico di Mattinata, in Puglia.

Ulivi e agrumi, mare e spiaggia di ciottoli… il tutto sotto lo sguardo, a dire il vero un po’ severo, del Gargano coperto dalle nuvole.

Nelle fasi iniziali moltissime noie tecniche. Qui una catena rotta dal fango e conseguente cambio di bici
Nelle fasi iniziali moltissime noie tecniche. Qui una catena rotta dal fango e conseguente cambio di bici

Duello annunciato

Spalla a spalla per tutta la gara. A tirare è sempre Folcarelli. Il corridore laziale insiste e spinge. In poche curve i due atleti fanno il vuoto. Altro livello il loro. Altri rapporti. Hanno il 44 mentre gli altri mulinano un 42 o un 40.

Il percorso non è impossibile: tantissimo fettucciato, molti rilanci, ma anche tratti velocissimi. In partica si snodava su un leggero declivio. A tratti il falsopiano era in salita e a tratti era in discesa.

«Alla fine – dice col fiatone Folcarelli dopo l’arrivo – è venuta fuori una gara dura. Molto veloce. Il fango rispetto a ieri si è compattato molto ma è diventato “colloso” ed era difficile fare velocità». E oltre al fango, erano insidiosissimi i tratti sul cemento. Questi erano delle “soponette”, po’ perché ci si arrivava con le gomme sporche, un po’ per l’umidità della pioggerellina che cadeva di tanto in tanto e un po’ perché da pochi giorni erano state raccolte le olive e a terra restava una patina.

Spiaggia o ghiaia?

Gran parte dello spettacolo avveniva poi nel tratto sulla spiaggia. O meglio sul ciottolato. Se al sabato si provava ad andare più verso la battigia, su una strisciolina di sabbia, con la mareggiata della notte si è stati costretti a cambiare tattica.

Tutti bici in spalla e corsa a piedi nella parte più alta della spiaggia. Proprio Folcarelli, al sabato, con le sue prove aveva indirizzato la scelta tattica di molti ragazzi che cercavano di sfruttare la sua esperienza. «Se Folcarelli passa sulla sabbia ci passo anche io», questa la sintesi. 

Il problema, come detto, è che la mareggiata aveva tolto ogni solco, ogni traccia nella quale infilarsi e tutti i piani di conseguenza sono andati all’aria.

«Il tratto sulla sabbia ha inciso moltissimo – ha detto Folcarelli – E’ stato duro e ha complicato tutto il resto della corsa. Si affondava molto, sia sulla sabbia che sui ciottoli. Si correva per oltre 30”».

L’arrivo di Folcarelli. Nel finale il suo forcing non ha permesso a Cominelli di passare
L’arrivo di Folcarelli. Nel finale il suo forcing non ha permesso a Cominelli di passare

Scarpe rotte

Non solo, ma questo breve segmento ha creato non pochi problemi, specie alle scarpe. Sono state diverse le rotture di Boa, agganci e suole. La corsa a piedi prolungata e l’impatto del piede che affondava con i sassi, alla lunga creava rotture.

Anche il vincitore ha ha chiuso la corsa con la scarpa rotta. E altri tre ragazzi sono stati costretti al ritiro. Senza contare i capitomboli di quando si entrava nel ghiaione. Si scendeva a tutta da una rampa in discesa e la ruota anteriore affondava. La bici s’impuntava e il 360° in aria era quasi scontato… se calava un po’ di lucidità».

Le ragazze di Pontoni, hanno dominato la prova open femminile
Le ragazze di Pontoni, hanno dominato la prova open femminile

Doppietta DP66

In classifica, col secondo posto Cominelli (già maglia rosa), resta in testa e anche se perde quattro punti sul crossista della Race Mountain può dormire sonni tranquilli. Tuttavia il corridore della Scott, che palesemente ha mostrato un’ottima condizione, non è sembrato felice della piazza d’onore. Dopo l’arrivo infatti ha tirato dritto verso il suo box senza scambiare nessun cenno o parola con Folcarelli.

Tra le donne da segnalare una doppietta della DP66 con Alice Papo e Lusia Canciani (maglia bianca). Chiude il podio Tanya Donati (Team Terenzi). Assente la Casasola, la quale però resta saldamente in rosa.

Johannessen 2021

Tra fondo e ciclocross, Johannessen pensa al 2022

25.11.2021
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Non bastasse tutto quel che ha fatto in questa stagione fra gli Under 23 (vittoria al Tour de l’Avenir, secondo al Giro U23, terzo alla Liegi-Bastogne-Liegi), Tobias Halland Johannessen si è messo a vincere anche nel ciclocross… Il giovane talento di Drobak, per nulla stanco dopo una stagione concentrata soprattutto nella seconda parte e che lo ha visto anche impegnato ai Giochi di Tokyo, è tornato a competere sui prati e ha portato a casa il titolo nazionale, il terzo dopo quelli del 2017 e 2018.

Durante l’anno c’era già stato modo di parlare di lui, corridore che esce un po’ dai consueti canoni del ciclismo attuale. Corteggiato da molti grandi team visti i suoi risultati, ha scelto di continuare a rimanere nell’Uno-X Pro Cycling, la formazione guidata dalla vecchia conoscenza italiana Kurt Arvesen, passando semplicemente dalla formazione Development alla prima squadra Professional, una sorta di nazionale con qualche innesto danese, non solo per rimanere in un ambiente familiare, ma per crescere con calma.

Johannessen Uno-X 2021
Nel 2022 Johannessen farà il passaggio dalla formazione Develpment alla prima squadra Uno-X
Johannessen Uno-X 2021
Nel 2022 Johannessen farà il passaggio dalla formazione Develpment alla prima squadra Uno-X

Una persona solare

Il resto è lui stesso a raccontarlo, con quella solarità che traspare dalle foto e un entusiasmo contagioso, espresso già alla semplice richiesta di un po’ di tempo per chiacchierare partendo dai suoi inizi: «La mia passione per la bici è nata praticamente con me, ma agli inizi per me è stato soprattutto un mezzo di trasporto, per andare a scuola e girare con gli amici. Pian piano ho visto che andavo bene e ho pensato di provare a farne qualcosa di più, perché era divertente e potevo allargare i miei orizzonti».

Nel tuo Paese d’inverno quasi tutti vanno sugli sci di fondo, in maggior modo nella tua zona geografica. Lo fai anche tu e lo ritieni utile per la preparazione invernale?

Sì, assolutamente perché qui fa molto freddo e non è sempre facile, quando sono a casa, poter andare in bici sia per la neve che per le temperature rigide. Lo sci di fondo è davvero utile per tenermi in forma, ma è anche un modo per fare sport in maniera più rilassata.

Johannessen fondo 2021
Tobias sugli sci di fondo, molto usati d’inverno come alternativa alle pedalate
Johannessen fondo 2021
Tobias sugli sci di fondo, molto usati d’inverno come alternativa alle pedalate
Quest’anno sei tornato ad affrontare il ciclocross, come mai?

Il ciclocross non ho mai potuto praticarlo molto anche se mi piace. In Norvegia non ci sono molte gare e per me resta una disciplina subordinata alla strada, non voglio impegnarmi troppo seriamente in un’altra disciplina. Sicuramente sarebbe utile avere qualche occasione di confronto d’inverno, in un ambito nazionale che non sarebbe troppo competitivo. Diciamo che può essere un valido aiuto alla preparazione invernale, ma senza finalizzarlo.

Che tipo di corridore pensi che diventerà Tobias Johannessen?

Bella domanda, devo ancora scoprirlo. Sicuramente mi trovo bene in salita, è il terreno che preferisco, ma non so dire se sia un corridore più adatto alle classiche o alle grandi corse a tappe. Devo ancora scoprirmi e per questo voglio procedere con calma, so che devo migliorare molto su tutti i terreni per essere competitivo. Quel che è certo è che le salite anche quelle più dure, non mi spaventano…

Johannessen ciclocross 2021
Il podio dei campionati nazionali di ciclocross (foto Federazione Norvegese)
Johannessen ciclocross 2021
Il podio dei campionati nazionali di ciclocross (foto Federazione Norvegese)
E’ indubbio però che nelle brevi corse a tappe di quest’anno hai messo in mostra grandi possibilità, anche quando ti sei trovato a competere con i pro’, facendo pensare a un tuo futuro nei grandi giri…

Sicuramente il 2021 è stato positivo nelle gare a tappe brevi, che per il momento sono la mia dimensione ideale, anche se Giro U23 e Avenir sono gare che arrivano a 10 giorni e quindi proprio brevi non sono. Ma se parliamo delle prove che hanno fatto la storia fra i pro’ è un altro discorso, intanto bisognerebbe affrontarle e capire come vado in gare di tre settimane. Ci arriveremo, ma voglio procedere per gradi e so già che nel 2022 ci saranno tante occasioni per mettermi alla prova.

Tutti ti aspettavano protagonista agli Europei di Trento e ai Mondiali di Leuven, che cosa è successo?

Sono state due gare davvero sfortunate. A Trento tutto è stato vanificato da una caduta, era una gara molto veloce che non dava spazio né tempo per recuperare. Anche il mondiale è stato contraddistinto da una caduta in un momento fondamentale, è stato davvero un peccato perché stavo bene e avevamo una grande nazionale (ha chiuso 83° a 6’20” da Baroncini, ndr). Ci riproverò il prossimo anno, sperando di avere più fortuna.

Johannessen fratello 2017
Johannessen in maglia di campione nazionale ciclocross 2017 con il fratello Anders (foto profilo Twitter)
Johannessen fratello 2017
Johannessen in maglia di campione nazionale ciclocross 2017 con il fratello Anders (foto profilo Twitter)
Di te si è parlato molto in stagione anche per le tue sfide con Filippo Zana, al Sazka Tour e al Tour de l’Avenir. Che cosa ne pensi di lui?

Sono state davvero belle battaglie. E’ un gran corridore e soprattutto un’ottima persona, ho avuto modo di parlarci prima di qualche tappa. Fra noi non puoi mai dire prima chi la spunterà, sicuramente nel 2022 avremo altre occasioni per sfidarci, forse ancora di più che in passato e so che sarà sempre dura batterlo.

Quanto è importante avere tuo fratello Anders Johannessen al fianco, soprattutto ora che sali di livello entrando in un team Professional?

Moltissimo, per me è la cosa più importante averlo con me, abbiamo uno splendido rapporto, entrambi possiamo correre le stesse gare e questo per me è importante perché i cambiamenti sono sempre un’incognita.

Pensi che le cose cambieranno molto nel 2022?

Sì, anche se il team resta lo stesso e quindi mi sento a casa, ma ci saranno più impegni e giustamente verrà chiesto di più per migliorare. Io sono pronto.

Baroni ripartita con cuore e attributi. L’obiettivo è crescere

24.11.2021
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Che Francesca Baroni non avesse chiuso definitivamente la porta sul ciclismo, Simone Samparisi lo aveva intuito (o sperato) nel momento in cui, dovendo restituirgli bici e maglie, la toscana aveva chiesto di tenere quella da strada. Se smetti perché sei davvero demotivato, ha pensato il manager di Tirano, non vuoi più saperne. Per cui quel piccolo gesto, proprio nei giorni successivi all’annuncio su Facebook e tutto quello che da esso si era scatenato, aveva tenuto la fiammella accesa.

Ora che la campionessa italiana delle under 23 è tornata sui campi del ciclocross e sta risalendo la scala della condizione, fare il punto con il manager della KTM Alchemist Smp è il modo per dipanare il filo che si era ingarbugliato alla fine dell’estate.

Samparisi 2021
Simone Samparisi, team manager della KTM Alchemist
Samparisi 2021
Simone Samparisi, team manager della KTM Alchemist
Pensa che Francesca sia tornata definitivamente?

Posso capire che fosse stufa per quello che è successo, ma confermo che sarà impegnata con il calendario del team elite. Per cui domenica saremo a Besancon in Coppa del mondo, poi potremmo fare le due internazionali in Italia, anche se di questo dovremo parlare.

Come mai?

Il livello all’estero è più alto. E dovendo recuperare il tempo perduto, sono più utili gare in cui qualcuno ti costringe a dare di più e sei portato a stringere i denti, di altre in cui devi farti carico tu della corsa. Dobbiamo mettere fieno in cascina, seguendo il programma di crescita che la vuole in condizione sino a fine anno. Per vari impegni e ritardi di calendario, quasi tutti i nostri hanno iniziato la stagione del cross in ritardo, quindi quella di recuperare è un’esigenza comune.

La risalita di Francesca Baroni verso la condizione giusta procede (foto KTM Alchemist)
La risalita di Francesca Baroni verso la condizione giusta procede (foto KTM Alchemist)
Chi si occupa della sua preparazione?

Mio fratello Nicolas. Chi meglio di una persona che ti vede per cinque giorni su sette può capire come stai e cosa ti serve per migliorare?

Quale idea vi state facendo di Francesca?

Parto dal presupposto che è davvero un pezzo di pane, molto alla mano. Come atleta invece ha tanti attributi e in questo momento ha più voglia del solito di dimostrare il suo valore.

In che modo la state assistendo tecnicamente?

Come linea guida, costruiamo la bici sulle esigenze del pilota, chiaramente fino a che le sue esigenze si sposano con quello che possiamo offrire e i vincoli imposti dagli sponsor. Per fare un esempio, se un atleta vuole le ruote in alluminio e il contratto prevede che corra con il carbonio, correrà con il carbonio. Però magari interverremo sulla tensionatura dei raggi per cambiare le sue sensazioni di guida. Francesca non ha voluto niente di particolare. Ha una Ktm X-Strada Master con telaio standard, ruote e gomme standard. La cosa più insolita è il reggisella arretrato da 20 e le pedivelle da 170. Ma è tendenza comune nel cross averle più corte. Abbiamo ragazzi di 1,84 che comunque vogliono le 172,5.

Ci sono degli obiettivi su cui puntate?

Normalmente, cioè prima del Covid, gli atleti individuavano 1-2 obiettivi e se li raggiungevano, avevano dei premi. Poi abbiamo smesso di farlo, perché le corse continuavano a saltare e anche adesso sembra che in Olanda la situazione si stia complicando di nuovo. Però sappiamo che su di lei c’è l’occhio della nazionale. Giusto un paio di giorni fa ho sentito Pontoni. Sappiamo entrambi che Francesca è ancora indietro, ma l’obiettivo è recuperare per fine anno. Non voglio dare niente per scontato in relazione al mondiale, ma credo che lei rimanga una delle migliori speranze italiane in ambito internazionale.

La preparazione di Francesca Baroni è seguita da Nicolas Samparisi (foto KTM Alchemist)
La preparazione di Francesca Baroni è seguita da Nicolas Samparisi (foto KTM Alchemist)
Ci sono novità per la squadra con cui farà poi attività su strada?

C’è una possibilità con il Vaiano, ma spero che prima della stagione su strada si riassorbano tutte le polemiche e le questioni ancora aperte. Credo che tutti i punti di vista siano comprensibili, come credo che tutti, ciascuno a suo modo, abbiano anche qualche responsabilità. Ci sono persone ragionevoli su entrambi i fronti, per cui spero che si arrivi a una soluzione che faccia l’interesse dell’atleta e delle società. Si sta facendo tutto per gestire la cosa in modo ragionevole e confido che presto le cose andranno a posto.

Fondo invernale, come affrontarlo. Ne parliamo con Bartoli

23.11.2021
4 min
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Finite le vacanze ed il periodo di riposo è tempo di riprendere la bici per i corridori. Risalire in sella è sempre complicato, soprattutto dopo il periodo di stacco completo. Ci sono tanti aspetti da curare e la testa è il primo di questi. Una mente riposata ti permette di concentrarti pienamente sulla stagione che sta per iniziare. Lo sa bene Michele Bartoli, che in gruppo ha corso molti anni e che ora segue la preparazione dei “suoi” corridori.

Con Michele affrontiamo il discorso di quello che viene definito il fondo invernale. Tra novembre e dicembre i corridori pongono le basi per la stagione futura (in apertura, Wout Van Aert alle prese con le prime fatiche, ndr).

Giovanni Carboni, mountain bike, inverno 2020
La mountain bike è una buona alternativa per allenare riflessi e guida del mezzo. Qui Giovanni Carboni
Giovanni Carboni, mountain bike, inverno 2020
La Mtb allena riflessi e guida del mezzo. Qui Giovanni Carboni
Abbiamo visto che Colbrelli va dall’osteopata, serve?

Sì, fa bene. E’ un periodo talmente delicato che non bisogna lasciare nulla al caso. E’ necessario fare un check sull’atleta a 360 gradi così da rimetterlo in sella sicuri di evitare problemi fisici.

Ci si rimette in moto anche con della ginnastica…

E’ importante accompagnare sempre alle uscite in bici dei lavori di cross ability, a me non piace far utilizzare macchinari. Si fanno esercizi a corpo libero dove l’atleta diventa il vero e proprio “macchinario” con cui lavorare. Tutte le squadre hanno dei fisioterapisti o dei preparatori che indicano gli esercizi da fare.

Dopo tutti questi accorgimenti (necessari) ci si rimette in bici.

Per le prime tre settimane il lavoro da fare è aerobico, parlando in watt la zona 3 (Z3). Lavorare in questa fascia permette al corpo di migliorare le qualità atletiche che serviranno poi come base per la stagione. Solitamente si fanno uscite con un alto minutaggio.

I primi mesi è importante allenare il corpo e il cuore con degli esercizi di cross ability. Qui Jonathan Milan
Alla ripresa è importante fare esercizi a corpo libero e di cross ability. Qui Milan
Quando si iniziano ad inserire dei lavori specifici?

Si inseriscono nella seconda parte della preparazione, quando ti avvicini alle prime corse.

Ecco, si lavora allo stesso modo anche se gli obiettivi nell’arco della stagione sono diversi?

Assolutamente, il fondo è importante per tutti allo stesso modo. Un atleta che punta alle classiche del nord inizierà ad entrare in condizione presto iniziando a fare qualche gara già a febbraio. Se, invece, l’obiettivo è il Giro d’Italia allora si punta ad arrivare con una buona condizione alla Tirreno-Adriatico

Gli stop inattesi

La nostra considerazione parte anche dal fatto che Alberto Bettiol la scorsa stagione aveva detto di aver avuto dei problemi nella preparazione. E che a causa di quello stop aveva perso 80 ore di allenamento, ha dovuto cambiare programma di lavoro puntando al Giro ma perdendo tutti gli obiettivi di inizio stagione…

Quanto influisce avere uno stop nella preparazione?

Purtroppo, influenza molto il lavoro. Più che un discorso di ore di allenamento perse ci si deve concentrare sulla qualità degli allenamenti che non si è riusciti a portare a termine.

Poi a dicembre/gennaio ci sono i ritiri, al caldo. Quanto conta il clima nella preparazione?

Ha la sua importanza, con il freddo si corre il rischio di subire qualche contrattura o dei problemi muscolari. Per questo a casa i corridori fanno lavori sul medio o all’85 per cento del massimale. Il caldo, invece, ti permette di fare lavori specifici e permette al corpo di assimilarli meglio.

Anche i ritiri, però, vanno ponderati.

L’atleta per allenarsi al cento per cento deve essere sempre sul pezzo dal punto di vista mentale. Il numero giusto di giorni in ritiro il corridore li fa volentieri e massimizza il lavoro. Un numero troppo elevato lo stressa e non si riposa bene non riuscendo poi ad assimilare il carico di allenamento.

Dopo le prime settimane di lavoro individuale le squadre organizzano i primi ritiri al caldo e si fanno i primi lavori specifici
A dicembre e gennaio le squadre organizzano i ritiri per assimilare il lavoro fatto a casa
Per concludere, fare attività alternative (nuoto, corsa, ecc.) è utile?

Lo era di più una volta, ma ancora prima che corressi io. Perché il periodo di stacco era molto più lungo, quindi i corridori trovavano attività alternative per rimanere un minimo allenati. Ora come ora lo stacco è minimo, massimo un mese, di conseguenza diventa un po’ impensabile inserire sport alternativi. Anche perché per farli fruttare servirebbe un periodo più lungo di lavoro.

Invece per quanto riguarda la doppia disciplina? Tu segui un’academy di ciclocross…

Io stesso arrivo dal ciclocross. Nelle categorie giovanili l’ho sempre praticato e ritengo che la multidisciplina ti permetta di sviluppare molte caratteristiche. Poi i ragazzi trovano anche il loro mondo e capiscono anche quello che gli piace fare.

Una volta professionisti serve per il fondo?

Non penso sia utile, al massimo uno può rincominciare con mountain bike o ciclocross nel periodo di rimessa in sella. Poi però bisogna concentrarsi sull’obiettivo della stagione, ovvero la strada. Per i ragazzi che li praticano agonisticamente tutto l’anno penso che tolga energie fisiche e mentali a tutti e due gli impegni. Già in questa stagione abbiamo visto come, per i motivi più disparati, Van Der Poel e Van Aert non siano stati competitivi come gli anni passati. Non si può correre tutto l’anno senza fare pause o staccando solamente 7-10 giorni.

Domenica di cross, dalla sabbia di Koksijde all’erba di Hittnau

21.11.2021
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Una grande giornata di cross questa domenica. Lo spettacolo di Koksijde (Belgio) che, consentiteci, con la sua sabbia non si batte. E il ciclocross internazionale di Hittnau, in Svizzera.

Koksijde è il cross della sabbia per eccellenza e resta un vero must, ma davvero poca Italia (unico dei nostri Marco Carozzo 46°). Hittnau invece ha visto delle buone prestazioni da parte degli “azzurri”. Ma certo i fari erano tutti sulla gara di Coppa del mondo.

Il derby dei Paesi Bassi, tra Belgio e Olanda si è così rinnovato. Ed è finito in pareggio, tra le donne infatti hanno fatto la voce grossa le olandesi, tra gli uomini si è assistito ad un dominio belga.

Koksijde è un tracciato tecnico e il fatto che Hermans (meno specialista) abbia fatto quinto è indice del suo potenziale
Koksijde è un tracciato tecnico e il fatto che Hermans (meno specialista) abbia fatto quinto è indice del suo potenziale

Iserbyt, Aerts e la sabbia

Pronti via e gli schizzi di sabbia arrivano in cielo. La pioggia aveva “imbevuto” la sabbia soprattutto prima del via della gara femminile, con un potente acquazzone, ma chiaramente è rimasta bagnata anche per quella maschile. E questo per certi aspetti ha “velocizzato” il percorso. Si affondava un pelo di meno nella sabbia, ma il tutto era più pesante.

Vanno via una dozzina di corridori raccolti in una decina di secondi. A tre giri dal termine ecco il forcing Eli Iserbyt e Toon Aerts, che già si erano scontrati ieri a Merksplas, nella prova di Superprestige. Iserbyt sembrava averne di più nei rilanci e nei salti; Aert sui tratti in salita, specie sulla grande duna di Herygers.

Si pensava che la coppia potesse andarsene e che quello fosse l’attacco decisivo, ma sono stati raggiunti al penultimo giro da Hermans e Sweeck

Iserbyt controllava, convinto che Aerts stesse risparmiando energie… invece. Ecco che al giro finale il belga cedeva. Sono bastate quelle due o tre lunghezze di bici perché Eli capisse che era il momento giusto per affondare il colpo. Uno volava, l’altro annaspava. Tanto da essere sorpassato da Sweeck.

Eli Iserbyt vince a Koksijde e rafforza il primato in Coppa del mondo
Eli Iserbyt vince a Koksijde e rafforza il primato in Coppa del mondo

Eli re a metà?

Con questa nuova vittoria, la quarta in sette prove di Coppa, Iserbyt consolida il suo primato in testa alla classifica generale. Ora ha 245 punti, 69 in più di Toon Aerts e 70 di Quinten Hermans.

Un po’ viene da riflettere, come avviene nella mtb. I protagonisti lottano tutto l’anno poi arrivano i “fenomeni” e personaggi così forti e bravi passano in secondo piano. E allora viene da chiedersi: è giusto? Sminuiscono la specialità o la esaltano? Che tutto il grande show di oggi sia a metà perché non c’erano Van der Poel, Van Aert e Pidcock?

Iserbyt sta mostrando davvero di essere cresciuto e tutto sommato se dovesse inserirsi nella lotta coi tre mostri sacri non ne saremmo dispiaciuti. 

Il ritorno della Worst

E tra le donne? Ecco rispuntare la classe di Annemarie Worst. L’olandese dopo le fasi iniziali di assestamento, ha dato la sua impronta decisiva alla corsa nel secondo giro. A quel punto ha preso il comando e in pratica ha fatto una cronometro.

«Il mio inizio di stagione – ha detto l’olandese della 777 – non è stato proprio buono e sono felice che il feeling sia tornato. Nelle ultime settimane qualcosa è cambiato. La Betsema mi ha costretto a spingere forte per tutta la gara, ma sono arrivata all’ultimo giro con un vantaggio tale che mi ha permesso di controllare. Se è la prima vittoria di una lunga serie non lo so, ma lo so spero». L’ex campionessa europea non vinceva da 13 mesi e lei ha davvero uno dei “motori” più grossi del circus.

Da segnalare un discreto 11° posto per Eva Lechner e un 13° per Alice Maria Arzuffi. Per quel che riguarda la classifica di Coppa del mondo, invece, Lucinda Brand (oggi terza) resta al comando con 212 punti, seguita da Denise Betsema ora a sole 14 lunghezze e Puck Pieters, più staccata.

In Svizzera Rebecca Gariboldi è terza (foto Instagram)
In Svizzera Rebecca Gariboldi è terza (foto Instagram)

Bullo e Gariboldi: podio svizzero

Ad Hittnau invece si è assistito a gare più lineari, ma davvero combattute. Partiamo dagli elite uomini. 

Gioele Bertolini ha perso praticamente allo sprint contro l’atleta di casa, Loris Rouiller, asso 21enne della Alpecin Fenix. Ma oltre al “Bullo”, a brillare è il risultato di squadra della Selle Italia – Guerciotti che ne piazza tre nei primi dieci (Dorigoni settimo e Leone decimo).

E ancora un podio e ancora un buon risultato per le italiane, arriva dalla prova femminile. Rebecca Gariboldi è terza (gara ancora ad una svizzera, Monique Halter). Stavolta ne piazziamo quattro nelle prime undici: Federica Venturelli quinta; Nicole Pesse ottava e Marta Zanga undicesima.

Gomme da cx, Lorenzo Masciarelli ci spiega come le sfrutta

20.11.2021
5 min
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Il cognome Masciarelli fa parte del ciclismo. Tra i più giovani della famiglia c’è Lorenzo, il “figlio crossista” di Simone, che ora si divide tra l’Italia e Oudenaarde. Lorenzo si è trasferito in Belgio per imparare e rubare quei segreti. È tesserato per il Team Bert Containers-Pauwels Sauzen-Bingoal, sodalizio UCI Continental, diretto da Mario de Clercq. Con il giovane campioncino azzurro, vogliamo approfondire alcuni aspetti tecnici delle gomme da cx.

Sono sempre di più i team che utilizzano Challenge come riferimento per gli pneumatici
Sono sempre di più i team che utilizzano Challenge come riferimento per gli pneumatici

La vita da crossista in Belgio

La telefonata si apre con un chiacchierata tra appassionati di bici. «Non potevo chiedere di meglio», ci dice Lorenzo, con quel filo di emozione, di consapevolezza e anche con quella spavalderia “buona” di un atleta di diciassette anni. «Sono nella patria del ciclocross e corro per un grande team, uno dei più famosi e nonostante ciò, non mi mettono pressione. Per me è una grande esperienza – continua – e stare al fianco di grandissimi campioni è uno stimolo aggiuntivo. 

«Appena arrivato mi hanno portato nel circuito di Gavere (questa è definita il Giro delle Fiandre del CX ed è una gara storica del Superprestige, ndr). E’ stato pazzesco vedere tutta questa gente che fa il tifo dall’inizio alla fine. Questo succede anche per le categorie giovanili, non solo quando corrono i professionisti e la gente ti incita anche quando sei per strada ad allenarti, durante i giorni della settimana.

«Sono rimasto sconvolto (abbiamo percepito la sua emozione e la soddisfazione anche attraverso il telefono, ndr) e solo in quel momento mi sono reso conto dell’atmosfera che regna in Belgio. Una grande emozione».

In azione con la maglia azzurra agli europei a Col du Vam (i primi da U23), chiusi in 41ª posizione
In azione agli ultimi europei U23 a Col du Vam, chiusi in 41ª posizione
Lorenzo, parliamo di tecnica. Quali sono le ruote che normalmente utilizzi e con quale profilo?

Le ruote sono DT Swiss con il profilo da 35 mm e cerchio in carbonio. Questo profilo ci permette di non essere troppo pesanti in fase di rilancio, è scorrevole sull’asciutto e non affonda in modo eccessivo nel sabbia e nel fango.

Gomme da cx, tubeless oppure tubolari?

Uso il tubeless in allenamento. In questo momento però è diverso, perché siamo nel cuore della stagione agonistica e cerchiamo di mantenere un feeling costante con il tubolare anche nei momenti training. Il tubolare è lo pneumatico preferito dai belgi. Però ti devo dire che c’è molta curiosità anche verso i tubeless.

In questa immagine si notano le differenti spaziature dei tasselli e i loro disegni
In questa immagine si notano le differenti spaziature dei tasselli e i loro disegni
Secondo te, quanto contano gli pneumatici in ambito ciclocross?

Avere una gomma di qualità e saperla sfruttare è fondamentale.

Hai già dei criteri di scelta tuoi personali, oppure ti affidi ai consigli del team?

Io mi faccio un’idea, spesso quando si prova il percorso e quando ci alleniamo. E poi c’è la curiosità, guardando quello che fanno i grandi campioni. Prima della partenza di una gara cerco sempre di ricevere dei consigli dai pro’ e da Mario (Mario De Clercq, tre volte iridato e ora manager della sua squadra, ndr). Cerco di “rubare il mestiere”.

Quanto pesi?

Ora peso 65 chili e sono alto 1,75.

Gomme da cx, quali sono le pressioni di gonfiaggio che utilizzi?

Più o meno utilizzo le stesse pressioni per i tubolari e tubeless: 1,5/1,6 bar sui terreni asciutti, 1,3 in caso di fango e bagnato. Cerco di non scendere mai sotto 1,2 perché ho paura di bucare e sento la gomma scivolare troppo. Poi, a mio parere i tubeless hanno una carcassa più tosta e si potrebbe scendere anche sotto le 1,2 atmosfere.

Nel team utilizzate le gomme Challenge. Quali sono i modelli che utilizzi maggiormente?

A me piacciono le Grifo, che sono molto versatili e scorrevoli, ma al tempo stesso hanno un grip eccellente. Inoltre riesco a sfruttarle bene anche in condizioni di umido. Il modello Limus lo uso per il fango, non è molto scorrevole quando affronti i tratti in asfalto, ma ha una tenuta davvero buona in curva e con il fango pesante e scarica bene.

Ne avete altre a disposizione?

Abbiamo anche il Baby Limus, che è sempre un prodotto da utilizzare quando piove e su terreni pesanti, ma è più scorrevole rispetto al Limus. Oltre al terreno e alla tipologia di gara che dobbiamo affrontare, cerchiamo di ascoltare i consigli di Mario. Ti voglio fare un esempio: qualche volta montiamo delle gomme meno tassellate anche quando c’è fango per avere maggiore scorrevolezza e cambiamo la bicicletta ad ogni passaggio.

A volte si usano gomme più scorrevoli anche se c’è fango: sta poi ai meccanici pulirle a ogni passaggio
A volte si usano gomme più scorrevoli anche se c’è fango: sta poi ai meccanici pulirle a ogni passaggio
Un aspetto tecnico che ci vuoi raccontare?

Quando ho iniziato ad allenarmi in Belgio, sono arrivato qui da allievo, ho visto tutti i ragazzi delle categorie giovanili che utilizzavano (e utilizzano) le gomme da asciutto, sempre e con il fango. Questo permette (da allora lo faccio pure io) di gestire le condizioni di guida più difficili. Impariamo a scivolare e controllare la bici; non ci viene permesso di usare gli pneumatici da asciutto in allenamento.

In punta dei piedi, nel mondo di Federica Venturelli

16.11.2021
4 min
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Un terzo posto in una prova di ciclocross di Coppa del mondo può essere un buon motivo per conoscere meglio chi l’ha conquistato? Certo, specialmente se parliamo di una junior al primo anno. Federica Venturelli – che compirà 17 anni il prossimo 12 gennaioha centrato il bronzo a Tabor, in Repubblica Ceca, destando un misto tra interesse e stupore. Interesse perché è una ragazza che da esordiente e allieva ha vinto tantissimo tra cui tricolori su strada, a crono, in pista e nel ciclocross. Stupore perché corre nella nuova categoria da un paio di mesi e forse nessuno si aspettava già così presto un podio in una gara internazionale.

Da quest’anno è passata alla Selle Italia-Guerciotti per il ciclocross mentre nel 2022 correrà su strada per il Team Gauss Fiorin. Approfondiamo meglio quindi il profilo di questa giovane atleta di San Bassano che frequenta la quarta classe (ha fatto la primina) al Liceo Scientifico Tradizionale “Aselli” di Cremona (che le ha dedicato una news sul sito della scuola per la convocazione agli europei in Olanda). 

Federica Venturelli è del 2005, frequenta il 4° Liceo Scientifico. In apertura, foto Billiani
Federica Venturelli è del 2005, frequenta il 4° Liceo Scientifico. In apertura, foto Billiani
Federica il podio in Coppa del mondo è un bel biglietto da visita. Te lo aspettavi?

Sinceramente no. Arrivavo da un infortunio. Mi ero sublussata la spalla sinistra e avevo fatto due settimane di stop. Ero rientrata a Corridonia, alla terza tappa del Giro d’Italia del ciclocross (il 24 ottobre, ndr). Ho ritrovato un po’ di condizione, ma non credevo di essere già così competitiva, soprattutto in una corsa internazionale. A Tabor sono partita dietro perché non avevo tanti punti e non pensavo di recuperare. Ma più andavo avanti, più rimontavo fino ad arrivare davanti.

Cosa ti ha dato questo terzo posto?

Un po’ più di consapevolezza e più esperienza. Con queste gare ci si rende conto di quanto il livello sia alto. E quindi anche di quanto devi migliorare.

Nel 2020 ha vinto i campionati italiani crono per allievi a Città di Castello (foto Instagram)
Nel 2020 ha vinto i campionati italiani crono per allievi a Città di Castello (foto Instagram)
Come mai corri nel ciclocross?

Non c’è un motivo vero. In realtà sono stata stimolata a provare questa disciplina quando avevo circa 12 anni, da G6. Vedevo le sfide tra Van Aert e Van der Poel e mi entusiasmavano. Ho voluto iniziare anch’io e mi è piaciuto.

Ed invece quando hai iniziato a correre?

Da G1 e G2 ho corso nella C.C. Cremonese 1891, poi da G3 a G6 nella Madignanese. Esordienti e allieve li ho fatti nella Cicli Fiorin, con cui correvo anche nel ciclocross. Faccio la doppia attività dall’ultimo anno da giovanissima e più seriamente da quello successivo.

Agli europei ha conquistato il sesto posto dopo una gara dispendiosa (foto Uec)
Agli europei ha conquistato il sesto posto dopo una gara dispendiosa (foto Uec)
Da questa stagione di ciclocross cosa ti aspetti?

Nelle gare open corro con ragazze più grandi e mi servono per fare esperienza ed imparare a gestirmi. Ho raggiunto un primo obiettivo, che è stato ricevere la convocazione per gli europei. Vorrei fare altrettanto per i mondiali di fine gennaio negli Stati Uniti. Poi chiaramente vorrei fare bene al campionato italiano di qualche settimana prima (7-9 gennaio, ndr).

E su strada invece?

Direi più o meno le stesse cose, fare bene agli italiani e partecipare a qualche gara internazionale, anche se in questo caso non ho obiettivi precisi. Vedrò strada facendo e lo deciderò col mio allenatore Daniele Fiorin, lo stesso che ho avuto da esordiente e allieva.

Nel 2022 correrà su strada per il Team Gauss Fiorin
Nel 2022 correrà su strada per il Team Gauss Fiorin
Quali sono le tue caratteristiche?

Eh, bella domanda! Passista sicuramente. Vado bene a crono e anche in salita mentre in volata sono un po’ incapace, lo ammetto. Ma non perché non sia veloce, quanto per la paura di stare in gruppo nelle fasi concitate dello sprint a ranghi compatti. Forse sono un po’ troppo prudente, forse è un blocco psicologico. E’ un aspetto sul quale lavorerò.

Nelle categorie giovanili hai vinto tanto e qualcuno dice che sei una predestinata. Forse è un po’ presto per dirlo. Tu come vivi questa situazione? Avverti della pressione attorno a te?

In realtà le uniche pressioni che sento sono quelle che mi faccio da sola. Ovvero di non riuscire a fare bene qualcosa in corsa. Una sorta di ansia pre-gara in quelle più importanti. Da una parte però mi fa bene perché mi mantiene concentrata. Quando poi inizio a pedalare passa tutto. Ormai mi sta passando, ma devo migliorare un po’ per evitare di consumare energie nervose. Ad esempio in nazionale in questi giorni non ne ho avute. Mi ha aiutato l’ambiente nuovo. Lì il gruppo è unito e il clima piacevole. 

«Tom, Wout e Mathieu puntano sul mondiale», parola di Fruet

07.11.2021
6 min
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Rieccoli: Tom Pidcock, Wout Van Aert e Mathieu Van der Poel. La stagione del cross entra sempre più nel vivo (oggi pomeriggio si corre l’europeo elite) e cresce l’attesa per il loro ritorno. Come affronteranno questa stagione del cross i “tre tenori”? Cosa ci dovremo attendere? Per dare delle riposte a queste domande ci affidiamo all’occhio lungo di Martino Fruet, che oltre ad essere un grande biker è anche un eccellente crossista.

Martino Fruet, 44 anni, ancora in attività: l’offroad è il suo regno
Martino Fruet, 44 anni, ancora in attività: l’offroad è il suo regno

Un lungo stacco

E Martino coglie subito nel segno. 

«Prima che mi chiediate qualsiasi cosa – parte come un treno Fruet – la cosa che mi balza agli occhi è che tutti e tre si sono resi conto che forse in questo 2021 hanno un po’ esagerato per quello che hanno fatto, fra strada e altre discipline. E per questo hanno aggiunto un bel po’ di recupero a quanto sono soliti fare. Il che denota anche una grande intelligenza da parte loro. Alla fine rimaranno lontani dalle gare per due mesi, quasi tre. Cosa che non avevano mai fatto».

«Non ci sono certezze sul loro rientro. C’è chi dice che li vedremo tutti insieme il 7 dicembre e chi solo a ridosso di Natale. Ho sentito che VdP dovrebbe iniziare il 20 addirittura. Io credo che arriverà molto in là questo momento. Tutti e tre sono usciti provati dalla stagione su strada e nel finale hanno reso un po’ meno di quello che potevano.

«Forse Van Aert è quello che, risultati alla mano, ne è uscito meglio, ma era stanco e si dice sia andato in overtraining. Van der Poel anche di sicuro aveva qualcosa che non era al top. Con tutto il rispetto per Colbrelli, ma Mathieu una volata così non la perderebbe mai. E Pidcock alla Vuelta ha fatto una fatica pazzesca, poi si è un po’ ripreso e ha fatto un buon mondiale, ma era col collo tirato».

Il mondiale di ciclocross si terrà a fine gennaio a Fayetteville (Arkansas, Stati Uniti) dove si è già disputata una prova di Coppa 2021-22
Il mondiale di ciclocross si terrà a fine gennaio a Fayetteville (Arkansas, Stati Uniti)

In rotta verso il mondiale

Il campione trentino, che quest’anno festeggia il trentesimo anno di attività e che in questo weekend è impegnato nel ciclocross di Nalles, va subito al sodo. Per Martino però ci sono Van Aert e Van der Poel da una parte e Pidcock da un’altra.

«Tutti e tre nascono dal ciclocross, ma poi ognuno ha preso una strada un po’ differente. Solo che Pidocok, e lo ha detto anche apertamente, si sente più biker, mentre gli altri due il cross ce lo hanno nel Dna. Non solo ma per loro due si tratta anche di una sfida fra popoli, fra olandesi e belgi».

«Col fatto che tutti e tre iniziano così tardi, i due circuiti maggiori, la Coppa del mondo e il Superprestige, non sono più alla loro portata. Quindi non dovendo pensare a nessuna classifica generale, possono concentrarsi su un solo obiettivo e quale se non il mondiale? E aggiungerei il titolo nazionale. Che poi viene anche da ridere a parlare di titolo nazionale per corridori di questo calibro, ma in Belgio e in Olanda conta un bel po’! Sostanzialmente però quello che conta è il mondiale.

Thomas Pidcock, Eli Iserbyt, Wout Va Aert, Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Pidcock, Iserbyt, Van Aert e Van der Poel allo Sven Nijs 2021
Thomas Pidcock, Eli Iserbyt, Wout Va Aert, Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Pidcock, Iserbyt, Van Aert e Van der Poel allo Sven Nijs 2021

Le previsioni di Fruet

E allora cosa ci si può attendere dai tre tenori? 

«Vedremo grandi sfide – riprende Fruet – ma credo da gennaio. Van der Poel, okay, lo sappiamo: lui arriva ed è subito vincente. Se non lo è, neanche si presenta. Ha questa capacità innata. Lo vediamo anche in Mtb, salta da una bici all’altra senza problemi. A Van Aert invece 2-3 gare servono. Io credo che Wout sarà al top per il campionato nazionale. Pidcock invece lo vedo meno “cattivo” per il cross. Mentre per quei due è una vera sfida, per Tom quest’anno più che mai credo che il cross sia propedeutico alla strada».

Pidcock precede Van Aert alla Freccia del Brabante
Pidcock precede Van Aert alla Freccia del Brabante

Incognita Pidcock

A questo punto facciamo notare a Fruet che Dario David Cioni però ci aveva detto che sarebbe stato curioso di vedere il suo Tom nel ciclocross proprio contro quei due, per vedere quanto fosse cresciuto il suo motore dopo il primo anno da professionista e dopo un grande Giro, la Vuelta.

«Io però non sono convintissimo di questa cosa – replica Fruet – nel cross si parla di un’ora di sforzo. Un’ora in cui si va a tutta e non credo possa incidere più di tanto questo discorso. Tanto più che Pidcock ha già dimostrato di andare forte alla distanza. Se non ricordo male, ha vinto in volata la Freccia del Brabante proprio davanti a Van Aert e perso l’Amstel di un niente sempre nei suoi confronti. Poi okay, il ciclocross è potenza pura e lui ne ha meno rispetto a quei due. Però è anche vero che potenzialmente Tom un giorno potrebbe vincere il Tour e loro due no. Ha altre caratteristiche.

«Pidcock è bravissimo a guidare. Nei cross più lenti e in cui si corre di più vedo favorito Van Aert, in quelli più guidati vedo Van der Poel. Pidcock è nel mezzo. Tutto sta a capire quanto lui tiene al cross. Quanto vuole investirci».

Van Aert, Pidcock e Van der Poel saranno protagonisti anche alla prossima Strade Bianche?
Van Aert, Pidcock e Van der Poel saranno protagonisti anche alla prossima Strade Bianche?

Che rimonte!

Insomma Pidcock mina vagante. Però ci sono due cose che accumunano ancora i tre tenori, il fatto di aver staccato di più e che entreranno in gara più tardi.

«Tutto ciò – dice Fruet – quest’anno più che mai farà sì che il cross per loro tre sarà il primo blocco di lavoro dell’anno. Arriveranno al top al mondiale, poi faranno quel tanto di recupero di cui hanno bisogno, andranno ad allenarsi al caldo con una gamba supersonica e a primavera “faranno le buche”!».

«Una cosa che mi stuzzica è vedere come andrà col fatto che partiranno dietro. I punteggi si azzerano e gli altri nel frattempo vanno avanti. Okay che sono forti, ma non è scontato neanche per loro tre vincere sin dalle prime gare. Perché è facile risalire dall’ultima posizione a metà gruppo. E’ mediamente complicato risalire da metà gruppo alle prime posizioni. Ma è molto complicato passare da metà gruppo alla vittoria».

E se queste sono le parole di Martino Fruet, aggiungiamo con una certa sicurezza, che ci sono tutti i presupposti per divertirsi. Pensate che spettacolo vederli rimontare da dietro.