Dainese e Mozzato: settimana tipo del velocista

05.12.2022
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Settimana tipo del velocista, anzi dei velocisti. Questa volta ve ne proponiamo due Alberto Dainese e Luca Mozzato. Li abbiamo messi insieme in una divertente videochiamata su WhatsApp e i due sprinter veneti ci hanno raccontato come vivono queste settimane di dicembre.

Dainese parte oggi per la Spagna con la sua Dsm, mentre Mozzato resta ad allenarsi a casa, anche perché i programmi della B&B Hotels-KTM in questo momento non sono chiarissimi come si è visto. I due classe 1998 sono amici e sono stati anche compagni in nazionale agli ultimi europei.

Mozzato (a sinistra) e Dainese (a destra) nella chiamata a tre su WhatsApp…
Mozzato (sopra) e Dainese (sotto) nella chiamata a tre su WhatsApp…
Ragazzi, prima di tutto come state in questo momento? 

DAINESE: «Io sicuramente peggio di lui! In realtà forse sono un po’ più avanti perché ho avuto un’incidente il 31 agosto, ho fatto un mese di riabilitazione a settembre e quindi già dal 1° ottobre ero in bici. Ho iniziato quando gli altri erano ancora in vacanza».

MOZZATO: «No peggio io! Ho appena ricominciato a pedalare. Questa è la seconda settimana di allenamenti, la condizione è molto lontana da quella ideale. Ma credo di essere in linea col periodo». 

Partiamo dalla sveglia. A che ora vi svegliate?

DAINESE: «Io alle 7 comincio a tirarmi su…. Mentre posso dirvi che “Moz” fino alle 9,30 non risponde al telefono!».

MOZZATO: «Vero! Le 9,30 sono il mio limite, ma ogni tanto mi sveglio anche prima». 

A che ora fate colazione?

MOZZATO: «Abitiamo anche relativamente vicini, 35-40 chilometri, e quindi capita  di allenarci insieme. E svegliandomi tardi poi sono costretto a fare tutte le cose di corsa. Il tempo dalla sveglia a quello in cui sono in bici è veramente breve. Fra sveglia, colazione e preparativi faccio tutto in 40-45′. Prima delle 10 è raro che esca».

DAINESE: «Appena mi sveglio faccio subito la colazione. Esco prima di Luca. Però me la prendo un po’ più comoda. Faccio una colazione abbondante e dopo un’oretta parto, di solito alle 9,30».

Tappa del pavè al Tour. Si vede in primo piano Mozzato e alle sue spalle, nella polvere, Dainese
Tappa del pavè al Tour. Si vede in primo piano Mozzato e alle sue spalle, nella polvere, Dainese
Come vi vestite ora che fa un po’ più freddo?

DAINESE: «Pesante: calzamaglia, puntali e magari sopra al puntale metto anche un copriscarpe aerodinamico, così… Un po’ per lo sporco e anche perché “fa più bello”! Poi maglia termica e primaverile o invernale a seconda dalla giornata».

MOZZATO: «Mi vesto un po’ meno perché il freddo non lo soffro tanto. Se mi vesto troppo tendo a sudare. Magari parto con una maglia termica corta, un giubbino primaverile e poi a seconda della giornata la gabba o uno smanicato». 

Uscite tutti i giorni o alternate con la palestra?

MOZZATO: «Si prova a fare qualcosa a tutti i giorni, poi dipende anche dal tempo. Al momento sono su “mini blocchi” di lavoro in bici di due o tre giorni consecutivi e poi il giorno dello “scarico” vado in palestra. Quindi in una settimana faccio cinque uscite in bici e due di palestra».

DAINESE: «Io faccio triplette e di solito la palestra la metto nel giorno che ho le partenze da fermo, quindi intorno alle tre ore. In palestra ci vado dopo la bici. Però nel giorno di recupero, faccio un’ora di bici o anche meno».

Facciamo una settimana tipo: lunedì, martedì, mercoledì… 

MOZZATO: «Due ore e mezza il primo giorno e mezz’ora in più quello successivo. Il mercoledì non tocco la bici e faccio palestra per un paio di ore. Giovedì, venerdì e sabato altre uscite in bici. Uscite che a seconda del meteo possono anche andare a decrescere. La domenica vado in palestra».

DAINESE: «Faccio delle triplette. E bene o male sia in questo periodo che in stagione faccio già 3-4-5 ore a salire, o 3-5-3. Faccio palestra nel giorno delle tre ore. Quindi recupero e via con un’altra tripletta». 

Quali sono i tre esercizi che più fate in palestra?

MOZZATO: «Tantissimo squat, stacchi e addominali».

DAINESE: «Squat, stacchi da terra (anche step up, dal cubo) e bulgarian».

Quante volate fate il giorno dell’allenamento esplosivo, se così possiamo dire? Sempre in questo periodo…

DAINESE: «Io sono un po anomalo, perché il mio mese di stop è stato anticipato e quindi sono più avanti. Non dico che sono in condizione, ma quasi. Il giorno delle tre ore faccio tre serie con quattro partenze da fermo ciascuna. Poi capita invece che in un altro giorno della tripletta faccio delle volate ad alta cadenza o sprint lunghi da 20”. Mi è capitato già di fare 6×20”: era novembre e di solito è presto per certi lavori». 

MOZZATO: «Per me è molto più semplice, visto che al momento di volate non ho ancora fatta una! Sono nella fase della base».

Quando fate la volata in allenamento cosa non deve assolutamente mancare? Un cartello da vedere, lo sguardo sul computerino, la musica a tutto volume nelle orecchie…

MOZZATO: «Per me non deve mancare il punto d’arrivo che può essere un cartello, un palo… Cerco di regolarmi in base alla durata della volata, ma preferisco avere una “linea d’arrivo”. Mi motiva di più».

DAINESE: «A me piace tanto, e ho cominciato da quest’anno più che gli anni scorsi, fare dietro moto su strada e lanciarmi proprio a tutta, ai 70 all’ora e fare la volata più lunga possibile fino al cartello che mi fisso io. C’è quel momento che sei già sfinito dietro la moto e dici: “Dai ora, spingi”».

Mozzato (in foto) ha detto che tollera bene il freddo. Dainese invece si veste di più
Mozzato (in foto) ha detto che tollera bene il freddo. Dainese invece si veste di più
Quando vi allenate insieme fate mai la volata?

MOZZATO: «Ho perso le speranze!

DAINESE: «Abbiamo abbandonato le volate insieme qualche anno fa». 

MOZZATO: «Lui è più esplosivo di me e ogni volta mi toglie di ruota. Quindi ho detto: “Meglio lasciare perdere”».

DAINESE: «Ma non è vero. Il fatto è che stando sempre in viaggio, quest’anno avremmo fatto dieci allenamenti insieme». 

Con il peso come è messo il velocista in questo periodo? 

MOZZATO: «Io discretamente male! Scherzi a parte, rispetto al peso forma dovrei essere 2-3 chili sopra. Il peso è stato un po’ la mia croce in questi anni. Anche per questo sto cercando di mettere ore nelle gambe con il fondo lento e faccio poche volate».

DAINESE: «Io benino, qualcosa ho preso, ma non so neanche bene definire quanto: un chiletto e mezzo…».

Oggi il velocista deve andare forte anche in salita. E’ un aspetto che già state curando?

DAINESE: «Sì, anche se io non faccio lavori specifici, almeno adesso, per la salita. Nel giorno delle 5 ore cerco di farne abbastanza, anche in Z2 o Z3 bassa. Magari ci butto dentro un cambio cadenza».

MOZZATO: «Discorso simile anche per me. I lavori specifici non sono ancora stati fatti. Arriveranno coi ritiri e con le temperature più calde. Però le salite vanno inserite il più possibile, dovendo portare la bici in cima è un allenamento che serve sempre di più. Ripide corte, lunghe, facili… bisogna farle». 

Dainese è partito oggi per il ritiro con la squadra, qui in una foto (Instagram) dell’anno scorso. Mozzato si allena a casa invece
Dainese è partito oggi per il ritiro con la squadra, qui in una foto (Instagram) dell’anno scorso. Mozzato si allena a casa invece
Passiamo alla parte alimentare. A colazione cosa mangiate? 

MOZZATO: «Con il discorso peso, in questo periodo provo a stare più leggero possibile. Cerco di limitare i carboidrati o gli alimenti che durante la stagione vengono usati di più, come avena, pane…  Prediligo una colazione più proteica. E anche in bici: invece di mangiare ogni mezz’ora, come sarebbe giusto fare, mangio una volta all’ora. E nella borraccia metto le proteine anziché le maltodestrine. Prima di partire prendo un po’ di caffè…».

DAINESE: (ride, ndr) «Un po’: lui si fa la moka da sei!».

MOZZATO: «Serve grinta per uscire di casa!».

DAINESE: «Io insisto ancora sui carboidrati. Non ho cambiato molto l’alimentazione rispetto alla stagione vera e propria, anche perché una ventina di ore settimanali le faccio comunque. Non devo perdere tanto peso. Mi piace variare quindi posso farmi porridge, pancakes o l’omelette col pane… O tutti e tre! Mi piace fare la colazione abbondante, soprattutto il giorno della distanza. Magari sono un po’ ingolfato nelle prime ore, ma poi la gamba è bella piena».

Quindi tornate dall’allenamento e pranzate sempre o se fate la distanza lo saltate?

MOZZATO: «Soprattutto in questo periodo non penso di aver mai saltato il pranzo. Magari capita più in là o in altura. In quel caso fai tante tante ore, arrivi verso le quattro, mangi un frutto, un po’ di proteine e arrivi a cena. Adesso invece pranzo con una porzione di carboidrati, una di proteine e un frutto».

DAINESE: «Più o meno uguale. Anche se questo mese mi è già capitato di essere tornato che faceva quasi buio e tirare a cena mangiando più leggero. Comunque quando pranzo prendo sempre un po’ di carboidrati. Quando c’è la distanza e arrivo ad orari “strani”, tipo le 15,30, non ho una gran voglia di pasta, mangio qualcos’altro. Anche per questo preferisco partire un po’ prima, specialmente quando ho la palestra al pomeriggio: cerco di stare a casa per mezzogiorno».

Alternanza delle proteine ed omega-3, contentuti nel salmone, sono cardini per entrambi
Alternanza delle proteine ed omega-3, contentuti nel salmone, sono cardini per entrambi
A cena cosa mangiate?

MOZZATO: «Io provo a variare il più possibile le proteine. Se a pranzo ho preso il pollo, la sera mangio del pesce, della carne rossa o delle uova… Può capitare che faccia una porzione ridotta di carne o pesce e magari inserisca dei legumi».

DAINESE: «Molto simile a Luca. Cerco anche di evitare troppa carne. In qualche pasto (soprattutto a pranzo) sostituisco la carne con dello yogurt greco».

E il dolcetto post cena?

DAINESE: «Penso che siamo amanti entrambi del dolcetto!». 

MOZZATO: «E’ il mio punto debole! Come sempre dipende anche dal periodo. Quando so che devo limare sul peso, in casa non ne tengo, così sono obbligato a non mangiarne». 

DAINESE: «Io sono un po’ più permissivo con me stesso. Alla fine conta l’introito calorico e se voglio il dolce limo su qualcos’altro». 

Integratori: in questo periodo il velocista ne fa uso?

MOZZATO: «Quando ho staccato… ho staccato anche con gli integratori. Invece adesso cerco d’introdurre le cose di cui solitamente sono carente, quindi: vitamina D, ferro, Omega-3… Più che altro perché ogni volta che faccio le analisi sono un disastro!».

DAINESE: «Come squadra abbiamo la linea guida di doverli prendere tutto l’anno. E sono tre in particolare: omega-3, probiotici e vitamina D. Ma nel mese di stacco li ho evitati anche io. Quando sono tornato in bici ho ripreso a prenderli».

EDITORIALE / Il ponte, Rebellin e le ciclabili cancellate

05.12.2022
5 min
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Mentre abbiamo appena saputo che il 13 dicembre si svolgerà l’autopsia di Rebellin e poi finalmente Davide potrà avere il riposo e l’onore che merita, siamo qui a comunicarvi una grossa novità. Forse avremo il Ponte sullo Stretto (immagine di apertura tratta da La Gazzetta del Sud). Il Governo infatti ha riattivato o proposto di riattivare la Società che dovrebbe portare alla sua costruzione. Ad aprile avremmo soffiato sulle 10 candeline dalla sua messa in liquidazione, con centinaia di milioni spesi per non concludere nulla, invece no.

La bicicletta di Rebellin, il simbolo drammatico della nostra fragilità
La bicicletta di Rebellin, il simbolo drammatico della nostra fragilità

Scusate la prima persona e il tono di questo editoriale di qui in avanti. Chi mi conosce sa che sono spesso in Sicilia e ho più volte inveito contro le ore in attesa di quel traghetto. Sarei il primo a festeggiare per la costruzione del ponte. Ma non è questo il punto, oppure stavolta la misura è davvero colma.

I fondi spariti

Mentre propone di costruire il ponte della mia gioia, infatti, il Governo avrebbe fatto in modo di cancellare dal bilancio dello Stato per il 2023-2024 quei 94 milioni di euro che erano rimasti nel Fondo per lo sviluppo delle reti ciclabili urbane e non erano stati ancora assegnati. Il fondo era stato istituito dalla legge di bilancio del 2019. Tra le sue finalità c’era l’agevolare la transizione ecologica delle nostre città, oltre a presentare la non trascurabile possibilità di incidere sul numero dei morti della strada.

La realizzazioni di ciclabili urbane è il modo di ridurre il contatto fra ciclisti e il traffico cittadino
La realizzazioni di ciclabili urbane è il modo di ridurre il contatto fra ciclisti e il traffico cittadino

Già, i morti di cui non importa nulla a nessuno e di cui s’è parlato per qualche giorno solo a causa della morte brutale di Davide Rebellin. Prima che i mondiali di calcio e altre tematiche riprendessero il sopravvento.

Per qualche giorno la grande informazione ha letto i numeri e ha mostrato orrore per gli oltre 200 ciclisti che alla fine di quest’anno avranno perso la vita a causa di conducenti poco accorti. I corridori hanno scritto a Mattarella. Ciascuno di noi, attingendo a conoscenze dirette o indirette con qualche parlamentare, ha provato a spingere per una legge o un tavolo di lavoro. Ma ad ora nulla pare muoversi (sarei ben contento di essere smentito!).

La meritocrazia degli altri

A questo punto, sono molto curioso di scoprire se questo Paese avrà prima il Ponte sullo Stretto oppure una legge che tuteli gli utenti deboli della strada.

Se confermata, la cancellazione di quei fondi fa capire che, almeno per ora, questo Governo si è trovato davanti a un Paese con mille criticità. Solo che, anziché riprogettarlo, ha scelto di tappare qualche buco e puntellare qualche muro. E qui scatta la riflessione successiva.

Il Parlamento dovrà votarela cancellazione dei fondi già stanziati per realizzare le ciclabili urbane
Il Parlamento dovrà votarela cancellazione dei fondi già stanziati per realizzare le ciclabili urbane

Per riprogettare uno Stato serve essere molto preparati. Serve avere una visione. Pretendiamo da tutti l’eccellenza, la competenza e la specializzazione. Parliamo di meritocrazia. Il Capo non ha più ragione per definizione, rispetto agli anni in cui ce l’aveva anche e soprattutto quando aveva torto. Oggi i genitori devono essere capaci di argomentare bene le proprie decisioni davanti ai figli. I giornalisti devono accrescere le proprie competenze. Gli insegnanti sono costretti ad aggiornarsi per tenere testa ad alunni che si informano su internet. I direttori sportivi fanno fatica nel seguire i corridori più giovani, che non a caso hanno eletto come riferimento i preparatori (giusto o sbagliato che sia).

Perché in questo quadro di ricerca dell’eccellenza, quelli che guidano il Paese (da destra a sinistra, con esiti identici) possono essere approssimativi, cambiare poltrona con disinvoltura passando dalla sicurezza alle strade, dall’economia alla cultura senza un briciolo di competenza?

Davide Rebellin è stato travolto e ucciso da un camion il 30 novembre: aveva 51 anni
Davide Rebellin è stato travolto e ucciso da un camion il 30 novembre: aveva 51 anni

Giustizia per Davide

Se è vero che uno Stato è tanto più forte quanto più sa prendersi cura dei suoi cittadini più deboli, allora poveri noi. La morte di Rebellin, come quella di Scarponi, di Amilcare Tronca, Silvia Piccini e di tutti gli altri che non hanno un nome ma compongono le statistiche, non sarà l’ultima. 

Forse ha ragione Gianluca Santilli, presidente dell’Osservatorio Bike Economy intervistato ieri da Sky Tg24, nel dire che la svolta si avrà se e quando qualcuno di costoro andrà a leggersi i numeri dell’indotto a due ruote e capirà che il bacino dei ciclisti può diventare anche un interessante bacino di elettori.

Fino ad allora, rimarremo carne da macello: vittime di bulli cui si è scelto di darla vinta e certi che il Parlamento non si prenderà cura di noi. E anche quelli che ne fanno parte e sono probabilmente amanti della bicicletta, saranno costretti al silenzio o lo adotteranno per non essere messi da parte.

Fra qualche giorno ci troveremo tutti a Madonna di Lonigo per piangere un amico. Diremo maledizioni, ricorderemo aneddoti, daremo abbracci, già assuefatti e rassegnati alla possibilità che Davide non avrà mai giustizia. E che la sua morte, come altre, non sarà servita a niente. Verrebbe da chiedersi cosa direbbero o farebbero se tutti i ciclisti d’Italia, dopo Madonna di Lonigo, decidessero di parcheggiarsi a oltranza sotto ai palazzi di Roma.

La Isolmant raddoppia. Nasce anche il team junior

05.12.2022
5 min
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Come un piccolo orto che dà buoni prodotti per un grande mercato, la Isolmant Premac Vittoria si prepara al 2023 raddoppiando gli sforzi e senza le sue gemme migliori. Il team continental diretto da Giovanni Fidanza avrà anche una formazione junior, nel segno della filiera giovanile, mentre la prima squadra ripartirà priva di Gaia Realini ed Emanuela Zanetti, entrambe autrici di tre vittorie stagionali.

La piccola scalatrice abruzzese, come noto, è passata alla Trek-Segafredo con in tasca un triennale, la velocista bresciana invece va in Spagna alla Zaaf Cycling Team, ma Fidanza sa già che l’anno prossimo alcune delle sue ragazze potranno mettersi in mostra a dovere. Anzi, per qualcuna di loro si potrebbe parlare di vera e propria scommessa.

Giovanni Fidanza nel 2023 avrà entrambe le figlie alla Ceratizit-WNT
Giovanni Fidanza nel 2023 avrà entrambe le figlie alla Ceratizit-WNT
Giovanni, che 2022 è stato per la Isolmant?

E’ stato un anno importante. Abbiamo iniziato così così. Siamo stati condizionati da diversi casi di Covid e da problemi fisici, acciacchi vari. Strada facendo però le ragazze hanno ritrovato compattezza e continuità. Il nostro è un calendario italiano, tra gare open e tutte le internazionali, ma siamo soddisfatti, tenendo conto della nostra realtà. Alla fine abbiamo ottenuto numerosi piazzamenti e otto vittorie totali. Due di queste, fatte con Rossato e Zontone, mi hanno fatto particolarmente piacere perché hanno premiato la loro crescita.

Ti peserà non avere più Realini e Zanetti?

Ero preparato alle loro partenze. Anzi sono contento che possano giocarsi le proprie opportunità in formazioni più forti o all’estero. Significa che abbiamo fatto un buon lavoro con loro. Gaia è sempre stata il nostro punto di forza. E’ stata brava a riconfermarsi sui suoi livelli, crescendo a livello tattico e come persona. E’ il momento giusto per lei per fare il salto di qualità. Emanuela è stata costante negli ordini d’arrivo delle volate. Affronterà una nuova avventura ed anche per lei era arrivato il momento per provare qualcosa di nuovo.

Chi saranno le ragazze da cui ti aspetti uno scatto in più?

Ce ne sarebbero tante per la verità. Rossato è una certezza per la sua disponibilità verso la squadra e per come fa conciliare ciclismo e lavoro. L’anno prossimo sarà professoressa di ruolo di matematica in una scuola media nella zona di Asiago e potrebbe avere più tempo per allenarsi rispetto alle stagioni passate. Zontone è stata una bella sorpresa. Lei arriva dal fuoristrada e nel 2023 sono convinto che farà ancora meglio. Conto molto su Eremita, passista-scalatrice dal buon motore. Se riusciremo a correggere un paio di cose, sarà fondamentale per noi. Infine anche la spagnola Ainara Albert potrebbe dire la sua su certi percorsi.

Poi ci sono le nuove arrivate…

Esatto, anche da loro mi aspetto buone cose. Cipriani è una ragazza esperta che sa vincere. Borello arriva da una buona stagione. Papo è giovanissima, viene dal ciclocross e può ripetere il percorso di Zontone. Raimondi e Pepoli (figlia dell’ex pro’ Cristian, ndr) arrivano dalle junior e dovranno crescere con calma. Poi ci sarà anche Valeria Curnis che merita un discorso a parte. Lei è maestra federale di sci ma ha tanta passione per il ciclismo. Era già aggregata con noi nell’ultima stagione, in cui ha corso qualche gara. Sta facendo le cose seriamente, può essere un esempio per le più giovani per la sua dedizione. Ha 28 anni, deve imparare a stare in gruppo e altre cose simili ma le ho voluto dare una possibilità concreta. Sarà una bella sfida la sua.

Com’è nata la formazione junior?

E’ l’evoluzione della collaborazione che c’era con la Biesse-Carrera per effetto di sponsor comuni come Isolmant e la stessa Carrera. Il Team Zambelli aveva tante allieve che passavano junior e, visto che anche con loro avevamo rapporti, abbiamo unito le forze. Seguirò l’organizzazione di entrambi i team, ma ognuno avrà il suo staff. Valuteremo il nostro operato al termine dei due anni della categoria, ma vogliamo creare una filiera.

In pratica andrete alle gare open tutte assieme. Quanto sarà importante questo aspetto?

Molto. Dal punto di vista aggregativo sarà una grande esperienza per le junior che potranno confrontarsi con le proprie compagne più grandi, vedendo come ci si prepara prima di una gara. Le elite saranno un riferimento per le nostre giovani. In corsa però avranno tattiche separate. Le junior dovranno curare la loro categoria per crescere gradualmente. Se poi una di loro saprà stare con le più grandi, tanto meglio per lei e per noi.

Che obiettivi si sono prefissati Fidanza e la sua Isolmant per il 2023?

Vogliamo confermarci sui nostri standard nel calendario italiano, comprese le gare internazionali. Il Giro Donne sarà la solita vetrina, se verremo invitati. Abbiamo obiettivi ponderati e graduali. Il nostro compito principale comunque resta quello di fare crescere le nostre atlete per poi mandarle in team continental stranieri o WorldTour. Alle più giovani vogliamo far capire quanto sia alto attualmente il livello del ciclismo femminile. E pertanto vogliamo che possano inserirsi adeguatamente nella categoria maggiore. La nostra filosofia è sempre la stessa.

Jules, per ora ciclista part time. Garantisce papà Jalabert

05.12.2022
4 min
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Da un Jalabert all’altro. Si parla spesso nel ciclismo dei figli d’arte, un ruolo tante volte ingrato. Laurent, uno dei grandi specialisti delle classiche d’un giorno e a lungo numero 1 mondiale, sapeva che prima o poi anche a lui sarebbe toccato il compito di avere un figlio corridore. A dir la verità Jules a lungo ha evitato il confronto, si dedicava alla corsa a piedi con qualche capatina nel triathlon, ma col passare degli anni la voglia di mettersi alla prova sullo stesso terreno del padre ha avuto il sopravvento.

Jules insieme ai nonni. Nato il 7 settembre 2001, il figlio di Jaja è stato 76° alla Ronde de l’Isard
Jules insieme ai nonni. Nato il 7 settembre 2001, il figlio di Jaja è stato 76° alla Ronde de l’Isard

Ciclista e commesso

«Mi ero stancato di correre – ha raccontato Jules – e la bici mi piaceva. Vista la tradizione di famiglia, ho detto che era arrivato il momento di fare le cose sul serio, quantomeno dovevo provarci per non avere rimpianti. Per questo ho deciso che nel 2023 mi dedicherò quasi esclusivamente alla bici».

Il “quasi” è legato al fatto che il 21enne Jules vuole comunque mantenere il suo posto di lavoro in un negozio di articoli sportivi: «Voglio mantenere il contatto con la realtà, vivere la vita di tutti i giorni e mantenermi una porta aperta nel caso il ciclismo non mi dia quello che voglio. Significa sacrifici, significa affrontare giornate piene, ma ciò non mi spaventa».

Dopo le prime esperienze, Jules nel 2023 allargherà gli orizzonti (foto Guerin/DirectVelo)
Dopo le prime esperienze, Jules nel 2023 allargherà gli orizzonti (foto Guerin/DirectVelo)

Lo svantaggio del cognome

Probabilmente è stata proprio questa la scelta che ha spinto Laurent ad appoggiare il figlio: «Papà non mi ha mai né ostacolato né incoraggiato. E’ sempre stato molto schietto – racconta – non per demoralizzarmi, ma per mettermi di fronte alle mie responsabilità. Quando gli ho detto la mia intenzione di dedicarmi seriamente al ciclismo mi ha fatto presente che ce la dovrò mettere davvero tutta soprattutto in una nuova squadra, perché non mi regala niente nessuno, anzi il nome può essere uno svantaggio… Io tendo un po’ ad adagiarmi quando raggiungo qualcosa, non potrò più farlo».

La storia ciclistica di Jules Jalabert è presto detta: ha iniziato a correre in bici subito dopo il lockdown e nel 2022 ha trovato posto in un team in Occitania. Ora si aprono porte più importanti, quelle dell’Avc Aix, squadra molto rinomata in Francia, da cui è appena uscito Harrison Wood approdato alla Cofidis e dove si è rilanciato Corentin Ermenault, colonna del quartetto transalpino su pista grande avversario di Ganna e compagni.

Il mitico Jaja in maglia Once, con cui vinse anche una Vuelta nel 1995
Il mitico Jaja in maglia Once, con cui vinse anche una Vuelta nel 1995

Jaja, un mito in Francia

Papà Laurent? Il suo curriculum è enorme, con le sue 139 vittorie da professionista in 14 anni, la conquista di svariate classiche e di una Vuelta, la sua capacità di emergere su vari terreni che lo portava a vincere grandi classiche (Sanremo, Lombardia, Freccia) ma anche le corse a tappe medio-brevi dove anzi tirava fuori il meglio di sé. Ritiratosi nel 2002, è stato per 4 anni (2009-13) il cittì della nazionale francese, poi è tornato a fare il commentatore televisivo.

E’ chiaro che l’eredità di Jaja pesa sul figlio. Molti suoi colleghi l’hanno accusata (un esempio per tutti, il fastidio di Luca Zaina ogni volta che lo speaker lo cita come “figlio d’arte” di Enrico e Nadia De Negri), il francese cerca però di passarci sopra: «Ci sono volte che mi dà fastidio, altre che non ci faccio neanche caso, d’altronde con questo cognome devo conviverci. Io guardo soprattutto a quel che posso fare: non sono un campione, ma poco a poco l’uccellino lascia il nido…».

Laurent e Jules Jalabert. Per il giovane un’eredità pesante, ma vuole comunque provarci
Laurent e Jules Jalabert. Per il giovane un’eredità pesante, ma vuole comunque provarci

L’obiettivo della professione

Poco a poco, Jules vuole realizzare il suo obiettivo. Non parla di vittorie specifiche, di target indirizzati a questa o quella gara. Il suo pensiero è dedicato soprattutto a un concetto: «Mi piacerebbe che un giorno il ciclismo diventasse la mia professione. Sono lontanissimo dal raggiungere l’obiettivo, ma procedo. Non ho ottenuto chissà che, tendo a passare inosservato per ora, ma imparo e metto da parte continuando a divertirmi che per me è la cosa più importante».

Il rientro di Piccolo e Innocenti: i pro e i contro

05.12.2022
6 min
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Il 2022 è stato un anno intenso e ricco di rientri. Quello che ci ha lasciati più sorpresi, per continuità e prontezza, è quello di Andrea Piccolo. Prima alla Drone Hopper e poi subito promosso nel WorldTour con la EF Education Easy Post. Nella pausa invernale, però, c’è stato spazio per un altro bell’annuncio: il ritorno di Innocenti con la Technipes-#InEmiliaRomagna

I due corridori hanno avuto un passato, nelle categorie minori, di tutto rispetto. Entrambi hanno vinto il Giro della Lunigiana: Piccolo nel 2019 ed Innocenti nel 2017. Un passato accomunato da un grande talento ed un presente più difficile. Un’altra cosa che accomuna i due è l’aver lavorato con Pino Toni, che parlando del loro motore, ci disse di aver sempre riscontrato valori molto interessanti.

Piccolo è stato fermo per 6 mesi a causa del problema Gazprom (foto Instagram)
Piccolo è stato fermo per 6 mesi a causa del problema Gazprom (foto Instagram)

L’occhio del preparatore

Cosa vide Pino Toni nei due? Lo chiediamo direttamente al preparatore toscano che ripescando nella memoria, e riallacciandosi con il presente, ha le idee chiare.

«Ora come ora – racconta – di Piccolo ho più informazioni, anche perché lo alleno io. Mi è stato proposto di seguirlo dopo il caso Gazprom, abbiamo parlato un po’ e da allora lavoriamo insieme. Innocenti l’ho visto quando era tra i dilettanti, gli ho fatto qualche test, lui era davvero forte, quello che è successo dopo non me lo spiego. Io non penso sia un dopato, non ne aveva minimamente bisogno…»

Piccolo è tornato con continuità alle corse in maglia Drone Hopper, qui al Trofeo Getxo dove è arrivato secondo alle spalle di Ayuso
Piccolo è tornato con continuità alle corse in maglia Drone Hopper, qui al Trofeo Getxo dove è arrivato secondo
Parliamo prima di Andrea Piccolo, da junior era davvero forte…

Ha sempre fatto bene, sia da junior che da dilettante – ci dice Pino Toni – la sua sfida continua con Tiberi era affascinante. Erano i due punti di riferimento del movimento italiano. Da ragazzino Andrea (Piccolo, ndr) l’ho visto poco anche perché io allenavo Tiberi. Però vedevo spesso le corse e la cosa che mi ha sempre sorpreso è stato l’atteggiamento, la fame e la cattiveria che aveva erano incredibili.

Poi c’è stato lo stop, anzi due: quello con l’Astana e il caso Gazprom.

Il dopo Astana per lui è stato complicato, ma lo ha gestito da sportivo vero, da chi sa cosa vuole. E anche il caso Gazprom non lo ha aiutato. E’ tornato a correre a giugno, dopo mesi di pausa, al campionato italiano, ed è arrivato quarto. Quel risultato ha stupito molto, ma è sintomo che il motore c’è ancora ed oltre alle doti fisiche si aggiungono grandi capacità di concentrazione e di lavoro

Che corridore è?

E’ il tipo di corridore giovane e moderno, si sa allenare ed è capace di fare fatica in allenamento. I corridori al giorno d’oggi devono sapersi allenare perché non puoi andare alle corse e non avere gamba, ti stacchi subito. Bisogna riuscire a soffrire in allenamento per poi dire la tua alle corse

Per Piccolo (al centro) subito la chiamata dal WorldTour, dal 1° agosto approda alla EF (foto Instagram)
Per Piccolo (al centro) subito la chiamata dal WorldTour con la EF (foto Instagram)
Che impressione ti ha fatto? 

Un mio collega in Katusha, Popov, mi ha chiesto se fossi disposto a lavorare con lui. Prima ho guardato i file ed abbiamo fatto delle prove, era incredibile. A dicembre 2021 pesava 74 chili, 8 in più di ora, e i test erano già sorprendenti, questo vuol dire che ha davvero un gran motore. 

Lui ha ripreso a correre da giugno e da allora è stato un continuo crescendo…

Piccolo è un corridore che può andare bene nelle classiche e nei grandi Giri: va forte a crono, cura molto quella disciplina. Da agosto a ottobre è sempre arrivato davanti, scendeva dall’aereo e andava a correre e lo trovavi sempre tra i primi. Questo è sintomo di un grande recupero e di una voglia fuori dal comune. Non ha ancora vinto, per farlo bisogna iniziare a lavorare sul particolare, a concentrarsi su un obiettivo. Il 9 dicembre vado a Girona per parlare con il capo performance della EF per capire il programma di lavoro e il calendario. 

L’11 novembre siamo andati a casa di Innocenti, il suo ritorno meritava di essere raccontato
L’11 novembre siamo andati a casa di Innocenti, il suo ritorno meritava di essere raccontato

Il ritorno di Innocenti

Andrea Innocenti ha alle spalle una storia tanto travagliata che meriterebbe un romanzo a puntate. Il corridore toscano torna a correre dopo 4 anni, un periodo lunghissimo, quasi interminabile. Ma concentriamoci solamente sull’aspetto tecnico, che cosa potrà fare, a che punto lo ritroviamo?

«Lui è stato fermo quattro anni – racconta Pino – sono tanti. Sinceramente è il primo corridore, di cui sono a conoscenza, che torna alle corse dopo un periodo così lungo. 

Il 2017 è l’anno migliore per Innocenti, con 9 vittorie, fra cui il Lunigiana (duzimage)
Il 2017 è l’anno migliore per Innocenti, con 9 vittorie, fra cui il Lunigiana (duzimage)
Ha già ripreso a correre, al Giro del Friuli, e non è andata male.

No, anzi. Questi sono segnali positivi, vuol dire che i numeri li ha, poi per quello che so si è allenato molto. Bisogna vedere dove può arrivare, lo stop è stato sicuramente un handicap, non si può negarlo. 

Lo hai testato più volte, che ci avevi visto?

Era davvero incredibile, un gran motore ed una mentalità da vero corridore. Anche da ragazzino era molto curioso, faceva domande, voleva capire. Sono tanti i corridori che hanno i numeri, ma poi non hanno la testa per spingersi oltre. Sia Piccolo che Innocenti mi hanno sempre dato la sensazione di avere la mentalità giusta per diventare dei signori corridori. Te lo fanno capire che per loro non è un gioco. 

Anche Innocenti era uno dei punti di riferimento del movimento italiano…

Assolutamente, lo ha detto tante volte anche Cassani. Ed il fatto che ritorni a correre con lui alla Technipes-#InEmiliaRomagna vuol dire che ci credono ancora. E’ rientrato in una continental, ma lo staff che c’è in quel team è di altro livello: Coppolillo, Chicchi, Chiesa, Malaguti come preparatore… Insomma, è ben supportato. 

Durante lo stop di 4 anni, Innocenti non ha mai abbandonato la bici (foto Instagram)
Durante lo stop di 4 anni, Innocenti non ha mai abbandonato la bici (foto Instagram)
Quattro anni sono tanti…

E’ difficile tornare, sono 4 anni di fatiche e delusioni mancate, è un buco nella sua carriera. Innocenti è un vero atleta, lo è sempre stato. Su questo non c’è nulla da dire. Non rientra nel professionismo, ma anche nelle continental si va forte.

Possono ancora essere il futuro del ciclismo italiano?

Dopo quello che hanno attraversato, devono capire quale possa essere il loro ruolo in questo mondo. Sicuramente sono due che partono con la mentalità di voler essere dei vincenti, poi si vedrà. Sono giovani, Piccolo è più avvantaggiato perché ha ripreso da qualche mese e questa potrà già essere una stagione di conferme. Innocenti non deve farsi prendere dalla fretta, se i risultati arriveranno bene, ma al momento deve andare alla ricerca del colpo di pedale.

A VDP la prima sfida dei tre tenori. Ma Van Aert è vicino

04.12.2022
5 min
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Se li chiamano i “tre tenori” non è un caso. Come avveniva con i concerti dei vari Pavarotti, Domingo e Carreras, quando c’erano tutti e tre era uno spettacolo unico, che valeva il prezzo del biglietto. Nel ciclocross avviene qualcosa di simile: quando Van Der Poel, Van Aert e Pidcock sono tutti e tre in gara, il livello è talmente alto che si tratta di uno spettacolo unico, che appassiona chi è sul posto e incolla allo schermo chi guarda. Gli altri diventano comprimari loro malgrado e sanno di esserlo.

Ad Anversa c’è stato il primo confronto fra i tre e gli spunti di riflessione non sono mancati. Sin dalla partenza. Guardate con molta attenzione le due foto a confronto: nella prima si vede la testa del gruppo, con Van Aert già impegnato in discesa e Van Der Poel alla curva. Il belga, sfruttando le vittorie dello scorso anno, ha comunque conservato un ranking più che valido, partendo dalla seconda fila. VDP invece è relegato in fondo al gruppo (nella passata stagione non ha praticamente mai gareggiato per colpa della schiena) ma il viso e la posizione del corpo dice chiaramente che sta recuperando.

Tre espressioni che dicono tutto…

L’olandese infatti è stato lestissimo a porsi alle spalle dei primi e questa volta i vari specialisti Vanthourenhout, Iserbyt, Sweeck non ci hanno neanche provato a fare la differenza e profittare della situazione. Idem per Van Aert, che a differenza di quel che avevano fatto all’esordio stagionale Pidcock e VDP (presentatisi in gara con solo pochissime ore di allenamento specifico) ha svolto una preparazione metodica. Ha provato la fuga iniziale con l’olandese Mees Hendricks, ma VDP è piombato su di lui già prima della fine del primo giro. E lì il belga ha capito come sarebbe finita.

Ma torniamo alle foto della partenza, la seconda. C’è la maglia iridata di Pidcock in evidenza, impicciato in mezzo al folto del gruppo. Il britannico, che solo il giorno prima nel Superprestige a Boom (complice anche una caduta di Mathieu) aveva inflitto all’olandese la sua prima sconfitta, ha vissuto una vera giornata no: intanto ha impiegato molto tempo per superare gli avversari e provare a recuperare, ma ormai i due avversari erano andati e Tom è andato avanti di conserva, finendo appena 8° a più di un minuto. Se si guarda la foto, si vede che nel campione della Ineos c’è la consapevolezza che la gara, appena iniziata, rischia di essere già compromessa non perché c’è troppa gente davanti, ma perché quei due sono già lontani.

Seconda vittoria in Coppa per l’olandese, con 25″ su Van Aert e 34″ su Vanthourenhout
Seconda vittoria in Coppa per l’olandese, con 25″ su Van Aert e 34″ su Vanthourenhout

La prima è di Van Der Poel

Alla fine Van Der Poel ha fatto valere la sua maggiore condizione specifica: nel secondo dei sette giri ha accelerato salutando la compagnia. Proprio la tattica che tante volte Van Aert ha messo in pratica logorandolo e questo nella mente dell’olandese accresce il sapore per la sua vittoria. Il campione della Jumbo Visma prima ha formato un terzetto all’inseguimento con Van Der Haar e Vanthourenhout, ma ha ben presto capito che non potevano dargli una mano e non che non lo volessero, considerato ad esempio che il campione europeo è in piena lotta per la conquista del trofeo di cristallo. Semplicemente, non potevano.

Così Van Aert ha provato l’inseguimento solitario, ma non riusciva mai a inquadrare il rivale, così alla fine si è adeguato al secondo posto. Almeno per stavolta. «Per oggi è bastato – ha sentenziato Van Der Poel – ma devo migliorare per tenergli testa, avevo detto che a Natale Wout sarà al massimo e dovrò esserlo anch’io. E’ stata dura correre due terzi di gara da solo, ma stavolta non ci sono stati errori tecnici come la domenica precedente e ho creato un margine di sicurezza».

Per Van Aert un esordio stagionale incoraggiante. Domenica a Dublino cercherà il primo centro
Per Van Aert un esordio stagionale incoraggiante. Domenica a Dublino cercherà il primo centro

In Spagna pensando alle classiche

Van Aert dal canto suo non se l’è presa più di tanto: «Ha fatto un giro super veloce e non ne avevo abbastanza per rispondere. E’ bello però aver tenuto a bada gli altri. Io un errore tecnico l’ho fatto e mi è costato una caduta sugli ostacoli, so che devo lavorarci sopra perché non l’ho fatto. Per il resto ho guidato un po’ sotto al mio limite per evitare proprio errori costosi».

Ora tutti aspettano la rivincita, ma non sarà immediata. Van Der Poel infatti parte per la Spagna, per il ritiro dell’Alpecin Deceuninck com’era previsto alla vigilia dell’inizio della stagione, visto come sono finora andate le cose, non ne è propriamente felice: «E’ un peccato perché sono appena entrato nel ritmo giusto, ci sto prendendo gusto e ritrovo sensazioni che pensavo di aver dimenticato dopo i problemi della passata stagione. Ma so che mi serve una base di lavoro per un altro grande obiettivo del 2023 che sono le classiche di primavera e non posso assolutamente saltare questa fase di allenamento. Il piano è questo e va rispettato».

Vanthourenhout è stato il migliore degli “altri”. Ha ripreso 3 punti a Sweeck, leader di Coppa
Vanthourenhout è stato il migliore degli “altri”. Ha ripreso 3 punti a Sweeck, leader di Coppa

Pidcock, rivincita a Dublino?

Van Aert ne potrà approfittare? Probabile, visto come si è comportato ad Anversa: «Sto meglio del previsto, reggo bene anche gli alti ritmi purché siano costanti, ma devo lavorare sulle variazioni. Per essere al 100 per cento servono altre settimane di lavoro, ma intanto va bene così». Domenica a Dublino andrà a caccia della prima vittoria proprio contro Pidcock. E state sicuri che il britannico ha già il dente avvelenato…

Il test del lattato, come si fa e a cosa serve

04.12.2022
6 min
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Il test del lattato e l’analisi delle diverse soglie di lavoro, pensando al training specifico, solo qualche stagione addietro erano una particolarità. Ora sono una sorta di standard per professionisti, giovani e anche per gli amatori più evoluti.

Entriamo nell’ambito dei test di valutazione, in particolare nel test del lattato. Ci aiuta ad approcciare ed argomentare Michele Dalla Piazza, laureato in Scienze Motorie e figlio del conosciutissimo Alfiero, biomeccanico di tanti pro’. Grazie alle sue competenze e alla capacità di analizzare i dati in modo approfondito, Michele cura la preparazione di numerosi atleti professionisti di primissimo livello.

I diversi dati che si ottengono in tempo reale e che vengono analizzati nella fase successiva
I diversi dati che si ottengono in tempo reale e che vengono analizzati nella fase successiva

Chi è Michele Dalla Piazza

«Fin da giovane – racconta – ho assistito mio padre Alfiero nel lavoro del posizionamento in bici. All’età di 24 anni mi sono laureato in Scienze Motorie presso l’Università di Verona, appassionandomi al mondo della fisiologia dell’esercizio. Oggi ho 37 anni, nonostante la decisione di seguire le orme di mio padre, ho sempre curato l’aspetto della misurazione del metabolismo, partendo da semplici test, su cui monitoravo l’ossigeno, la potenza e frequenza cardiaca, fino ad arrivare a fare test più complessi, utilizzando il metodo di calorimetria indiretta e la misurazione del lattato».

Le fasi di preparazione del test sono diverse e specifiche anche per il preparatore
Le fasi di preparazione del test sono diverse e specifiche anche per il preparatore
Cos’è il test del lattato?

Prima di parlare di test del lattato, penso sia utile dire cos’è un test. Il test è una prova, che segue determinati criteri di operazione, di analisi e di valutazione. Nel nostro caso parliamo di un evento in cui analizziamo e valutiamo lo sforzo dell’atleta, utilizzando la misurazione del lattato. Per semplicità, consideriamo il lattato come una sorta intermediario metabolico. Questo ha importanti funzioni, come ad esempio immagazzinare e fornire energia nelle diverse vie metaboliche e tessuti del nostro corpo all’aumentare dell’intensità di esercizio aumenta la sua concentrazione nel sangue.

Il test del lattato eseguito da Michele Dalla Piazza
Il test del lattato eseguito da Michele Dalla Piazza
Esistono vari modi per misurare il lattato nel sangue?

Il concetto di soglia di lattato nel sangue si è sviluppato più di 70 anni fa e, nonostante ciò, in ricerca si presentano più punti di contesa che accordo, che cercano di definire quale sia il miglior approccio per definire e trovare questa soglia nel sangue. Ci sono molte metodologie di test. Si è visto che la misura stessa della concentrazione di lattato nel sangue in risposta a un determinato esercizio fornisce informazioni valide che hanno applicazioni sullo sport. L’importante è documentare in maniera chiara il protocollo di test che si decide di utilizzare e in base alle varie tecniche di calcolo.

I dati che emergono sono sovrapponibili?

Il test del lattato con i suoi valori è confrontabile ed è sovrapponibile solo se fatto nella stessa modalità del test precedente. Il test del lattato nel ciclismo viene eseguito per valutare le caratteristiche dell’atleta dal punto di vista endurance. Lo sforzo al quale è sottoposto l’atleta ci consente di ottenere la famosa curva di lattato. Il risultato è ottenuto grazie ad un semplice piano cartesiano che riporta la concentrazione di lattato del sangue in rapporto all’intensità di esercizio.

Il dispositivo che controlla la presenza di lattato nel sangue
Il dispositivo che controlla la presenza di lattato nel sangue
Punto di vista endurance, cosa significa?

Ci sono dei test del lattato che adottano altri protocolli di analisi e valutazione. Sono usati per definire le caratteristiche anaerobiche dell’atleta.

Perché si esegue un test del lattato incrementale?

E’ un ottimo indicatore per valutare l’adattamento ad un determinato periodo di allenamento. E’ anche un ottimo indicatore del potenziale che può avere un atleta di endurance e il ciclismo è tendenzialmente uno sport di endurance. In più, è un ottimo test per guidare il preparatore atletico a prescrivere le intensità di allenamento.

Il simulatore su cui l’atleta esegue il test sotto sforzo
Il simulatore su cui l’atleta esegue il test sotto sforzo
Come si svolge?

La misurazione del lattato avviene applicando una goccia di sangue dell’atleta a un dispositivo di misurazione. Tale goccia è ottenuta utilizzando un “pungidito” sul lobo dell’orecchio o punta delle dita. E’ indolore. Solitamente il test del lattato viene eseguito in laboratorio su cicloergometro applicando un protocollo incrementale a step tra 3 e 5 minuti. L’incremento di intensità da uno step all’altro e la sua durata di tempo, dipendono dalla scelta dell’operatore in base alle proprie conoscenze ed abitudini di calcolo.

Il dispositivo di valutazione metabolica, collegato alla mascherina
Il dispositivo di valutazione metabolica, collegato alla mascherina
Quali macchinari sono necessari?

Un dispositivo per la valutazione metabolica, che è comprensivo di mascherina. Un misuratore di lattato e ovviamente tutto quello che è legato alla parte informatica di analisi del test.

Cosa rileviamo dal test?

Nel test a protocollo incrementale, un classico metodo di rilevamento, è individuare due soglie: soglia lattato 1 o con l’acronimo LT1, soglia lattato 2 LT2. Come anticipato si presentano vari metodi. Un metodo classico è individuare queste due soglie riferendosi a dei valori fissi di lattato, nel quale si definisce la LT1 a 2 mmol/L e la LT2 a 4 mmol/L.

Il grafico mostra il test eseguito a distanza di 1 anno, con il miglioramento delle soglie lattacide
Il grafico mostra il test eseguito a distanza di 1 anno, con il miglioramento delle soglie lattacide
Con i risultati del test dove si va a lavorare?

Il test del lattato incrementale consente di definire le intensità allenanti, classificandole con le zone di allenamento. Personalmente, quando mi trovo nella situazione di definire le zone di allenamento utilizzando LT1 e LT2, utilizzo la metodologia della Australian Institute of Sport. Entrare nello specifico del metodo australiano sarebbe molto articolato, per semplificare andiamo a considerare le cinque zone di intensità aerobica:

  • intensità aerobica leggera, o meglio “zona 1”, sotto alla LT1
  • intensità aerobica moderata, la “zona 2”, prima metà tra i valori di intensità tra LT1 e LT2
  • intensità a soglia, la “zona 4” un po’ più complessa da definire, sono i valori rilevati da 3 mmol/L a 5 mmol/L
  • infine, intensità aerobica massimale, la “zona 5” sono tutti quei valori rilevati sopra i 5 mmol/L2.

Per il resto in base agli obiettivi dell’atleta e alla disciplina ciclistica, il preparatore atletico definisce il programma di allenamento.

Importante anche il rapporto che si instaura tra atleta e preparatore
Importante anche il rapporto che si instaura tra atleta e preparatore
Tecnicamente, ci sono delle variabili da considerare?

Il test viene utilizzato per documentare, se c’è stato, un miglioramento in un determinato periodo di allenamento. Le condizioni ambientali fanno la loro parte. Molti studi dimostrano che all’aumentare della temperatura ambientale aumentano le concentrazioni di lattato nel sangue, così come con l’esposizione all’altitudine. E altri aspetti da tenere ben presente sono lo stato nutrizionale, l’orario del giorno e il posizionamento in bici. Ma non è tutto, perché influisce anche il ciclo mestruale nel caso delle atlete di sesso femminile ed è buona cosa documentare il periodo dello status di ciclo.

Una delle variabili è anche il fitting sulla bici?

Si è così, la posizione sulla bici influisce sulla performance e tutto quello che gira intorno alla fase di sforzo. L’ideale sarebbe utilizzare la propria bicicletta collegata con un ciclosimulatore. Quando si utilizzano delle cyclette sarebbe importante riportare le proprie misure nel modo più fedele possibile.

A chi si rivolge?

Il test del lattato incrementale è rivolto a qualsiasi persona che voglia praticare ciclismo seguendo un piano di allenamento. E’ ottimo per definire le intensità ideali per avere un effetto allenante e soprattutto è un metodo molto sensibile e sicuro nel documentare gli effetti avuti in seguito ad un determinato periodo di allenamento.

Fuglsang, altri due anni di contratto e qualche spina

04.12.2022
4 min
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Probabilmente a 36 anni si smette di cercare l’ambiente giusto e si punta al miglior ingaggio. La Israel-Premier Tech è una squadra WorldTour, deve crescere, ma tanto male non sarà. Probabilmente Jakob Fuglsang deve aver pensato questo lo scorso anno quando ha accettato il triennale con la squadra israeliana, che lo porterà sino alla soglia dei 40 anni. Ma le cose non sono andate come il danese si aspettava. Parecchi dei corridori che se ne sono andati e anche alcuni che sono rimasti fanno fatica a comprenderne i meccanismi, nonostante ai suoi vertici ci siano uomini di comprovata esperienza.

Forse non è per caso che la stagione si sia conclusa con la retrocessione tra le professional, che porta via ogni certezza di partecipare ai grandi Giri. Per Fuglsang invece il 2022 è andato in archivio con la vittoria alla Mercan’Tour Classic Alpes-Maritimes e in precedenza il terzo posto al Giro di Svizzera. Il ritiro dal Tour dopo la caduta nella 15ª tappa con tanto di frattura di una costola non ha contribuito a rendere l’estate un posto migliore. Resta pendente il ricorso al Tas da parte del team, ma è opinione diffusa che la manovra non sortirà grandi effetti.

Giusto una settimana fa, Fuglsang ha partecipato a Beking 2022, evento di solidarietà a Monaco
Giusto una settimana fa, Fuglsang ha partecipato a Beking 2022, evento di solidarietà a Monaco
Come stai?

Bene. Ho ricominciato piano piano. Non so da dove partirò, dovremo vedere. Alla fine l’obiettivo è sempre vincere, ma bisognerà capire cosa succede con la squadra. C’è il ricorso, ma se andiamo giù bisognerà vedere che gare potremo fare. Secondo me non c’è ancora nulla di certo al 100 per cento. L’UCI non ha ancora ufficializzato niente, come pure non ha annunciato l’ingresso nel WorldTour delle squadre promosse. Stiamo aspettando.

Hai ancora due anni di contratto, giusto?

Sì, esatto. In teoria dovremmo poter fare tutte le corse WorldTour in linea. Anche le corse Monumento. Se va così, sicuramente riusciamo a fare un bel programma. E poi spero che ci diano l’invito per fare il Giro. Se davvero arrivasse, mi piacerebbe tornare a fare il Giro d’Italia.

La scorsa estate, Fuglsang era arrivato al Tour in buona condizione: qui sesto nella tappa di Mende
La scorsa estate, Fuglsang era arrivato al Tour in buona condizione: qui sesto nella tappa di Mende
A che punto sei della carriera?

Al punto che non penso più alle classifiche dei grandi Giri, mi vedo più per vincere delle tappe. E’ quello che vorrei fare. Ho già fatto una top 10 al Giro e una top 10 al Tour e a questo punto per me fare un quinto o sesto posto in classifica generale cambia davvero poco. Invece vincere una tappa è qualcosa su cui punto molto.

Parlando con Kreuziger, è venuto fuori che Bjarne Riis è stato il tecnico che ha più stimato. Per te è stato lo stesso?

Quelli con Bjarne forse non sono stati gli anni migliori, ma ho imparato tanto. Tutti quelli che hanno corso per lui, ma anche i meccanici e i massaggiatori, parlano sempre bene di lui. Sono sempre orgogliosi di avere avuto l’esperienza di lavorare con lui. Con chiunque io ne parli, mi dice la stessa cosa. Anche Nizzolo la pensa così, anche se lui ci ha lavorato per un breve periodo alla Qhubeka.

Il Lombardia ha chiuso il 2022 di Fuglsang, stagione con 59 giorni di corsa e 9 piazzamenti fra i 10
Il Lombardia ha chiuso il 2022 di Fuglsang, stagione con 59 giorni di corsa e 9 piazzamenti fra i 10
Bjarne era il mago dell’organizzazione, questa squadra è nata da zero, a che punto si trova?

C’è ancora da migliorare in tutte le cose, ma non c’è niente di strano: tutte le squadre possono migliorare.

Se volesse, Fuglsang potrebbe chiedere la rescissione del contratto, come succede quando una squadra perde lo status di WorldTour, ma si torna al ragionamento di partenza. Due anni di quel buon contratto rendono più accettabile anche il fatto di dover a volte alzare lo sguardo al cielo.

Zanardi: Champions finita, ora sotto con i ritiri azzurri

04.12.2022
5 min
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Poche ore fa era sull’anello del Lee Valley Velopark di Londra per l’ultimo atto della Uci Champions League della pista. Anche quest’anno Silvia Zanardi è stata una delle protagoniste della spettacolare manifestazione allestita da Discovery Sports Events. Il risultato al termine delle cinque prove è peggiore rispetto a dodici mesi, fa ma non è quello che conta o che preoccupa.

«In questa gara – spiega con serenità la 22enne piacentina della BePink – c’è in palio sempre un bel montepremi e tutte vanno sempre come delle moto. L’ho fatta volentieri anche quest’anno perché è utile per viaggiare da soli ed imparare a sistemare sempre meglio la bici, benché a Berlino mi sia fatta male ad un dito mentre sistemavo il rapporto da usare (ride, ndr).»

Ci sono tanti obiettivi nel mirino di Zanardi per la prossima stagione, nella quale non sarà più U23. Diventa “grande” Silvia infatti e lei, da inguaribile incontentabile di se stessa come se non avesse ancora vinto o fatto nulla, vuole lasciare il segno prima di trovare approdo nel 2024 in un team WorldTour. Riprendono le sue parole ad intervallarsi con le nostre…

Com’è andata questa Champions League? Non l’hai fatta solo per fare esperienza perché quella ormai ce l’hai.

Devo dire di sì. In effetti ho aiutato Rachele (Barbieri, ndr) consigliandole rapporti più lunghi, visto che qui si disputano gare corte ed esplosive a differenze delle altre che facciamo con la nazionale. Sono partita contratta nelle prime due prove, a Mallorca e Berlino, poi già a Parigi ho sentito di stare meglio. Ho affrontato le ultime due giornate a Londra più fiduciosa. Ecco, credo proprio che la Champions di quest’anno potrebbe tornarmi utile per gli europei in pista che ci saranno a Grenchen dall’8 al 12 febbraio.

Zanardi, insieme a Guazzini, era una delle due U23 che il cittì Sangalli ha schierato al mondiale australiano
Zanardi, insieme a Guazzini, era una delle due U23 che il cittì Sangalli ha schierato al mondiale australiano
Sarà il primo grande appuntamento del tuo 2023. Ci stai già pensando?

Mi piacerebbe fare ancora la madison, la corsa a punti e il quartetto (rispettivamente oro e due argenti europei nel 2022, ndr) però devo parlarne sia col cittì Villa che con Walter (Zini, team manager della BePink, ndr). Comunque da domani fino al 15 dicembre sarò in ritiro a Calpe col gruppo pista della nazionale e avremo modo di abbozzare dei programmi. Tra l’altro in quei giorni faremo un paio di gare o ad Anadia o a Grenchen. Aspettiamo la conferma.

Restando in tema azzurro, dopo il mondiale di quest’anno, c’è anche il gruppo strada da curare, giusto?

Mi sono integrata bene perché fortunatamente molte di loro sono anche nel gruppo pista e questo rende tutto più semplice, anche se poi alla fine ci conosciamo tutte. Sono andata in Australia per fare la mia gara tra le U23 se si fosse creata la situazione. Ma sono andata soprattutto per rendermi disponibile ad aiutare le mie compagne. Penso di aver dato il mio contributo, però credo anche di aver dimostrato a Paolo (il cittì Sangalli, ndr) di poter contare su di me in appoggio alla squadra.

A marzo Zanardi vince al Trofeo Ponente in Rosa. Si ripeterà in Ungheria, al Tour dei Pirenei e all’Ardeche (foto Ossola)
A marzo Zanardi vince al Trofeo Ponente in Rosa. Si ripeterà in Ungheria, al Tour dei Pirenei e all’Ardeche (foto Ossola)
Movistar, BikeExchange e un altro paio di formazioni WT si erano interessate a te, ma hai deciso di restare alla BePink. Perché?

Naturalmente sono sempre stata lusingata e lo sono ancora di queste voci. Non ho accettato le loro proposte perché ho preferito proseguire nel processo di crescita che ho iniziato qua. Mi ritengo a buon punto, ma sono ancora giovane. Qui nel 2023 ho la possibilità di fare un ulteriore step con la giusta pressione, anche se con Walter, che era su con me a Londra, non c’è una giusta pressione (dice sorridendo, ndr).

Appunto, lui con te usa bastone e carota. Cosa ti dice in merito?

Walter vorrebbe correre di più al Nord per farmi fare esperienza. Io non amo le gare in Belgio, ad esempio. C’è il pavè, ci sono strappi duri e c’è troppo freddo. Glielo dico sempre che non fanno per me. A piace stare al caldo (ride, ndr). Battute a parte, lui ha ragione e so che devo passare per queste corse per formarmi. Nel 2023 non dovendo preparare le gare U23 in pista con la nazionale potrò correre di più su strada, magari andando di più al Nord.

Nel 2023 Silvia (qui con Brufani e Vitillo) sarà ancora il faro della BePink
Nel 2023 Silvia (qui con Brufani e Vitillo) sarà ancora il faro della BePink
Considerando la stagione che hai fatto, in cosa devi migliorare per l’anno prossimo o in generale?

Vorrei mantenere una maggiore continuità mentale tra un periodo di gare e l’altro. Concentrazione, se vogliamo darle un nome. Quest’anno ho avuto un momento in primavera in cui mi ero un po’ persa. Avendo un anno in più non dovrei ripetere gli stessi errori. O almeno spero. Di sicuro mi impegnerò perché non accadano più certi episodi di deconcentrazione.

Come si vede Silvia Zanardi da grande? Ovvero da fine 2023 in poi?

Non nascondo che mi piacerebbe andare in una formazione WorldTour. So che i team manager e diesse delle altre squadre osservano sempre tutto. Tante cose, dai risultati a ciò che succede fuori o lontano dalle dalle gare. Finora ho ottenuto buoni risultati, ma posso fare meglio. Nella prossima stagione vorrei alzare il livello delle vittorie o prestazioni che ho fatto quest’anno. Quello sarebbe un ulteriore bel biglietto da visita per chi mi cercherà.