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Bronzini e l’altro mondiale in Australia, tra ricordi e consigli

23.09.2022
6 min
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L’ultima (ed unica) volta in cui si disputò il mondiale in Australia nel 2010, la nazionale italiana femminile fu protagonista di un piccolo capolavoro. Uguale a quello dell’anno prima e poi a quello seguente. Un periodo d’oro con quattro vittorie in cinque anni, contando anche il successo del 2007.

Dodici anni fa si correva a Geelong, vicino a Melbourne, e fu Giorgia Bronzini a vestirsi d’iride con una volata infinita. Infinita sia perché lanciata lunga dalla solita Marianne Vos ai 350 metri in leggera salita, sia perché quello della piacentina fu un trionfo inaspettato. Che poi nel 2011 a Copenaghen si sia replicato lo stesso identico finale è un altro discorso.

Bronzini portata in trionfo dalle sue compagne. Si riconosce Callovi, attuale assistente del cittì Sangalli
Bronzini portata in trionfo dalle sue compagne. Si riconosce Callovi, attuale assistente del cittì Sangalli

«Appena tagliata la linea del traguardo – ricorda divertita Bronzini – volevo simboleggiare un cuore con le mani ed invece è uscita una roba che sembrava un panino. Forse perché avevo fame!»

A parte quel simpatico episodio, alla diesse della Liv Racing Xstra abbiamo chiesto cosa ricorda di quella lunga trasferta e di conseguenza quali indicazioni sente di dare a due azzurre che conosce benissimo e che lotteranno per la maglia arcobaleno nella stessa prova di Wollongong. Elisa Balsamo tra le elite, che avrebbe voluto guidare in ammiraglia. E Silvia Zanardi sua concittadina tra le U23, categoria che per la prima volta nella storia assegnerà il titolo iridato.

Giorgia come fu l’avvicinamento a quel mondiale?

Eravamo arrivati in Australia circa due settimane prima della gara, che all’epoca si correva ad inizio ottobre. Avevamo smaltito bene il fuso orario. C’era freddo e ci allenavamo in calzamaglia e maglia a maniche lunghe. Qualche mese prima, quando ero stata a Melbourne in Coppa del Mondo per la pista, avevo fatto un bel sopralluogo al circuito. Ero quindi partita per fare la gregaria ed aiutare Tatiana e Noemi (rispettivamente Guderzo e Cantele, ndr) che l’anno prima avevano fatto prima e terza al mondiale di Mendrisio. Avevo la testa sgombra da qualsiasi tipo di pressione.

Leuven 2021. Bronzini si complimenta con Balsamo per il mondiale appena vinto. Fra loro c’è grande amicizia
Leuven 2021. Bronzini si complimenta con Balsamo per il mondiale appena vinto. Fra loro c’è grande amicizia
Non andò così però.

No, ma fino alla riunione della sera prima il ruolo doveva essere quello. Poi al mattino della gara, Dino (Salvoldi, il cittì di allora, ndr) ci disse che avremmo fatto la gara per me se a due giri dalla fine non fosse successo ancora nulla ed io non avessi lavorato per le compagne. Non ero molto convinta onestamente. Pensavo che ci sarebbe stata più battaglia. Invece andò via una fuga che non impensieriva nessuno e a due giri dal termine eravamo ancora tutte assieme. A quel punto scattò la bagarre e io non è che fossi messa tanto bene.

Ti riferisci a quegli ultimi strappi nel finale?

Sì esatto, soprattutto nell’ultima tornata. Ero rimasta un po’ staccata su quelle salitelle. Per fortuna mi aspettò Noemi, che mi riportò dentro al gruppo di testa, mentre Tatiana era rimasta davanti a rompere i cambi. In quei frangenti fu decisivo non perdere la testa e non agitarsi, anche perché nel frattempo avevano preso 10” di vantaggio Cooke e Arndt, mica due a caso. E mancavano pochissimi metri all’arrivo. Noemi e Tatiana hanno tirato a tutta per chiudere, dovevamo provarci. Alla fine è partita Marianne e sappiamo com’è andata a finire.

Zanardi (qui a Trento 2021) è concittadina di Bronzini. Sono cresciute nella stessa società, la Franco Zeppi di Piacenza
Zanardi (qui a Trento 2021) è concittadina di Bronzini. Sono cresciute nella stessa Franco Zeppi di Piacenza
Sulla base di questo finale, cosa ti senti di suggerire alle azzurre?

Di comunicare. Essere leali fra loro ed essere oneste con se stesse. Dire come si sta sia prima che durante la gara. Poi bisogna giocare anche sull’aspetto psicologico. Nel finale avere una ruota veloce è sempre una garanzia, perché il velocista fa sempre paura. E perché una sprinter sa tirare fuori quel 10 per cento in più degli altri anche se può sembrare affaticata.

E a Balsamo nello specifico?

Le direi che non deve vincere per forza, non deve sentire la tensione. Elisa un mondiale lo ha già vinto, in poche hanno fatto la doppietta consecutiva (le facciamo notare che lo dice senza considerare la sua, ndr). Ha ancora tanto tempo per farlo e rivincere. E non andare nel panico se nel finale fosse attardata come me allora. Avete presente Cittiglio quest’anno? Elisa scollinò staccata, ma grazie alla squadra tornò dentro e vinse in modo netto. In ogni caso la sua avversaria sarà la Vos, che nell’ultimo mese, dopo aver vinto quattro tappe al Tour of Scandinavia, si è nascosta e non ha più corso. Ma vi garantisco che non è andata in Australia a fare una gita scolastica. Non ho più parole per lei. La ammiro perché è sempre lì ai massimi livelli.

La prova su strada delle donne elite misura 164,3 chilometri: una distanza importante
A Zanardi cosa diresti invece?

Innanzitutto bisogna sapere quale sarà la tattica. Io credo che l’obiettivo dell’Italia sia vincere il titolo elite. D’istinto, da ex atleta della nazionale, se fossi una U23 probabilmente mi sacrificherei per la capitana. Anche perché sarei contenta di aver contribuito alla conquista della maglia iridata. Detto questo, a Silvia ripeterei quello che ho detto prima. Comunicare con Vittoria Guazzini, l’altra azzurra U23, sul come si sta. Poi, se sarà eventualmente più libera da compiti tattici, le direi di curare la ruota di Van Anrooij, la più accreditata per me tra le giovani. Comunque diventa difficile fare una corsa nella corsa.

Sarà sfida con l’Olanda come sempre oppure si inserirà qualche altra nazione?

C’è da capire intanto se la Van Vleuten recupererà dopo la brutta botta nella mixed relay e se non avrà riportato problemi al ginocchio. Senza quella caduta avrei detto che avrebbe potuto fare come in Yorkshire nel 2019, partendo già sulla lunga salita che ci sarà dopo 35 chilometri anche se poi ne mancherebbero altri 130. Annemiek è capace di tutto ma adesso è un’incognita. Comunque per me l’Olanda farà la gara per la Vos. Attenzione però alle outsider come Grace Brown che corre in casa ed è in forma. Mavi Garcia, Ludwig, Lippert, Kopecky e Faulkner potrebbero essere le altre da tenere d’occhio anche se le vedo in calando.

Maglia aperta e cuore improvvisato con le dita. Bronzini esulta incredula per il mondiale 2010
Maglia aperta e cuore improvvisato con le dita. Bronzini esulta incredula per il mondiale 2010
Un’ultima curiosità su Geelong. Tu facesti una volata con la zip a metà maglia. Qualcosa di poco aerodinamico se confrontato col ciclismo di adesso. Eppure non è passato un secolo…

Se è per quello io sono sempre stata allergica alle divise attillate (ride, ndr). E sono sempre stata poco attenta a certi dettagli. Adesso c’è chi inizia a stringersi gli scarpini a 10 chilometri dall’arrivo, io invece ho imparato a interpretare bene il potenziometro grazie a Longo Borghini che un giorno in allenamento me lo ha spiegato a dovere, anche a male parole (ride ancora, ndr). Quel giorno non riuscii a chiudere la zip perché dopo lo scollinamento ero a tutta e non avevo avuto tempo. Ma battute a parte, da quella maglia così larga che mi sventolava come una bandiera, noi donne iniziammo una sorta di crociata per avere lo stesso materiale che indossavano gli uomini.