Dopo l’alluvione, tricolore U23 sui Tre Monti di Adorni

07.06.2023
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Continuano a farsi sentire gli effetti dell’alluvione in Emilia-Romagna. A Mordano (Bologna) il 24 giugno prossimo era in programma il campionato italiano under 23 ed era previsto un determinato percorso, ma l’inondazione lo ha devastato. La data però resta confermata.

ExtraGiro, società organizzatrice, come da suo Dna però non è stata a piangersi addosso. Marco Selleri, Marco Pavarini e tutta la loro squadra si sono guardati in faccia e si sono rimboccati le maniche. Come i loro corregionali del resto.

Selleri e Colbrelli sotto lo sguardo di Pavarini, dopo il podio tricolore 2021 (foto ExtraGiro)
Selleri e Colbrelli sotto lo sguardo di Pavarini, dopo il podio tricolore 2021 (foto ExtraGiro)

Maniche rimboccate

«Qui – racconta Selleri – ancora piove. Un giorno da una parte, un giorno da un’altra. Siamo alle prese col fango con l’acqua e tutto il resto. In questi 15 giorni abbiamo deciso di cambiare il percorso, ma d’altra parte non avevamo alternative, in quanto le strade di quello previsto inizialmente non erano più agibili.

«Non è stato semplice. Abbiamo dovuto parlare con i sindaci dei due Comuni coinvolti, Imola e Mordano, e con la Regione Emilia-Romagna. Chiaramente adesso le risorse psicofisiche sono tutte rivolte al ripristino dei danni che, a mio avviso, richiederanno anni per essere riparati, ma neanche ci si poteva fermare. Eventi così danno ossigeno al territorio, alle strutture ricettive. Già si era fermata la Formula 1, non volevamo aggiungere un danno… al danno».

Addio vecchio percorso

Selleri parla di un vecchio percorso inagibile soprattutto a causa delle frane. Se ne contano sei, una delle quali enorme, che ha del tutto spazzato via una strada e altre cinque che ne hanno dimezzato la carreggiata.

«Ma si tratta comunque di frane in movimento – prosegue Selleri – che non consentono grande sicurezza. Ce n’era una sul Monticino, la prima salita, tre nelle discesa e una sull’ultimo strappo».

ExtraGiro mostra come sempre grande reattività. Ma non è stato facile questa volta.

«Rispetto al mondiale 2020 è stato diverso. In quel caso c’erano problemi, se vogliamo anche più grandi, ma non erano solo nostri. Non dipendevano da noi. Stavolta invece è proprio un problema tutto nostro. Per questo devo ringraziare i sindaci di Imola, di Mordano e la Regione Emilia-Romagna, in particolare Giammaria Manghi, sottosegretario Regione Emilia-Romagna, il quale ci ha supportato moltissimo».

Su parte di questo percorso ExtraGiro aveva organizzato il mondiale 2020 e il tricolore pro’ 2021
Su parte di questo percorso ExtraGiro aveva organizzato il mondiale 2020 e il tricolore pro’ 2021

Sui Tre Monti

Ma se questa è la situazione passata, cosa propone quella nuova? Il prossimo campionato italiano U23 si deciderà sul circuito dei Tre Monti. Partenza e arrivo sono a Mordano. I numeri di chilometraggio e dislivello sono pressoché uguali, ma cambia la disposizione del dislivello stesso. Prima 167,7 chilometri, ora 171. Prima 2.300 metri verticali e gli stessi ora.

«Si va sul circuito dei mondiali del 1968 – spiega Selleri – quello vinto da Adorni. Una prima parte pianeggiante di 40 chilometri, poi nove tornate del collaudatissimo circuito dei Tre Monti. Da lì ultimi 20 chilometri per rientrare a Mordano».

Questo nuovo tracciato cambia un po’ l’andamento tecnico-tattico della gara. Per assurdo, anche se nel complesso potrebbe essere più duro, strizza maggiormente gli occhi ai passisti, magari anche relativamente veloci, che agli scalatori.

«In effetti potrebbe cambiare la fisionomia della corsa – dice Selleri – prima, dall’ultimo strappo al traguardo, c’erano 5-6 chilometri dei quali giusto un paio di pianura dal termine della discesa. Ora invece ce ne sono 20 dal Gpm e 15 dal termine della discesa. Tra l’altro 15 chilometri di stradoni piatti e rettilinei in cui le squadre si possono organizzare bene per chiudere su un eventuale fuggitivo. Per dire: uno scalatore che guadagnava 20” prima poteva andare all’arrivo. Adesso con quei 20” è ben più difficile riuscirci».

Van der Poel cambia rotta, ma vuole sempre vincere

06.06.2023
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Mille domande a Mathieu Van der Poel, che si collega da La Plagne, dove si sta allenando con la squadra alla vigilia della prima corsa da due mesi a questa parte. Sabato infatti il vincitore della Sanremo e della Roubaix (foto di apertura) ripartirà dalla Duracell Dwars Door Het Hageland e poi andrà avanti con il Giro del Belgio. Anche lui ha capito che dopo i momenti ad altissima intensità è meglio recuperare piuttosto che continuare a sbuffare polvere e fatica. Così quest’anno ha sposato una linea più… moderna. Ha ridotto i giorni di gara, aumentando quelli dedicati all’allenamento. L’obiettivo è ritrovare la super condizione della Sanremo e della Roubaix e portarla al Tour e ai mondiali.

«Meglio le gare in Belgio – spiega – piuttosto del Giro di Svizzera, dove ci sono due prove a cronometro e anche tanta salita. Preferisco provare a vincere che fare gruppetto sulle Alpi. Sono lontano da casa già da un po’, quindi è bello correre su strade più familiari. Anche perché l’ultima parte dell’estate sarà in Francia e poi a Glasgow per i mondiali. Quindi abbiamo deciso così».

La fantastica primavera di Van der Poel si è aperta con l’assolo vincente di Sanremo
La fantastica primavera di Van der Poel si è aperta con l’assolo vincente di Sanremo
Non amavi i lunghi periodi di allenamento, come mai questo cambiamento?

Sono migliorato negli ultimi anni e ora mi diverto (sorride, ndr). Mi permettono di arrivare alle corse più fresco di qualche anno fa. Quando sei in posti come questo, non hai molto da fare oltre al ciclismo, quindi le giornate passano in modo facile e senza grossi stress. Mi sono allenato bene. Per due giorni a settimana sono andato in palestra per tenere sotto controllo il problema alla schiena che sta molto bene.

L’obiettivo è ricostruire la super condizione di primavera?

Esattamente. Le classiche sono andate davvero bene e quando è così, diventa più facile lavorare per l’obiettivo successivo. Ho già fatto una buona settimana di allenamento in Spagna e poi sono venuto qui a La Plagne con la squadra, mi sembra che tutto stia andando secondo i piani. Abbiamo deciso di dedicare più tempo all’allenamento e un po’ meno alle corse, ma sono certo che al momento opportuno sarò al livello che desidero. Mi sento bene e pronto per correre.

L’anno scorso arrivò al Tour dopo un Giro bellissimo, ma molto dispendioso. Si ritirò durante l’11ª tappa
L’anno scorso arrivò al Tour dopo un Giro bellissimo, ma dispendioso. Si ritirò durante l’11ª tappa
Ti convince questa gestione?

Funziona, come si è visto nelle classiche, ma di sicuro sono davvero ansioso di tornare a correre. In certi momenti può anche essere difficile. Se cadi, ad esempio, e ti fai qualcosa di serio, hai fatto una lunga preparazione per niente. Fa parte del ciclismo moderno, immagino. Quindi da una parte sono convinto del lavoro che sto facendo, dall’altra sono contento di aver già corso e vinto bene.

Classiche e Tour de France: si può fare una classifica?

Prima vengono le classiche, almeno per me, forse insieme ai campionati del mondo, che sono pure in cima alla mia lista. Ma di sicuro sono motivato anche per fare un buon Tour. Penso che questo sia il primo anno in cui mi preparo davvero bene, senza altre cose a cui pensare. Avremo una squadra forte e affiatata, queste corse in Belgio saranno un obiettivo e insieme una rifinitura.

La mountain bike entrerà in scena dopo i mondiali su strada di Glasgow, con l’obiettivo olimpico di Parigi
La mountain bike entrerà in scena dopo i mondiali su strada di Glasgow, con l’obiettivo olimpico di Parigi
Dopo il Tour ci saranno i mondiali di Glasgow: gareggerai anche nella mountain bike per qualificarti alle Olimpiadi?

Ne abbiamo parlato proprio in questi giorni e le farò entrambe, anche senza una grande preparazione specifica. Proverò ad andare alla gara di mountain bike senza alcuna pressione, ma certo con una buona condizione. Non sarà facile qualificarsi per le Olimpiadi, Glasgow sarà il primo passo. Abbiamo parlato anche di fare altre gare di mountain bike entro la fine dell’estate, ma non è stata ancora presa alcuna decisione. 

I mondiali arrivano due settimane dopo il Tour. Che cosa cercherai in Francia? 

Difficile dirlo, per certi versi spero che il Tour passi presto. Il mio livello non è paragonabile a quello dello scorso anno dopo il Giro, quando ho avuto pochissimo tempo per prepararmi. Comunque da una parte credo che non abbia senso buttare troppe energie durante il Tour, ma di sicuro non mi tratterrò troppo.

Il Tour torna sul Puy de Dome. Nel 1964 fu teatro del duello fra suo nonno Poulidor e Anquetil (foto R. Krieger/L’Équipe)
Il Tour torna sul Puy de Dome. Nel 1964 fu teatro del duello fra suo nonno Poulidor e Anquetil (foto R. Krieger/L’Équipe)
La maglia gialla, la verde, la tappa del Puy de Dome sulle strade di tuo nonno Raymond Poulidor dove sono attesi 500 mila spettatori…

La maglia gialla sarà difficile, perché sin dall’inizio nei Paesi Baschi ci saranno in ballo anche gli scalatori. La verde potrebbe essere un obiettivo per Philipsen. Il Puy de Dome invece sarà speciale. La tappa partirà dal villaggio dei miei nonni (Saint Leonard de Noblat, ndr), ci sono stato molte volte quando ero più giovane, quindi sarà sicuramente una gara che non vedo l’ora di affrontare. Non credo che per me sia realistico pensare di poter vincere lassù. Proverò solo a godermi la giornata il più possibile.

Il Tour è il solo modo per preparare il mondiale?

No, non credo, è solo una corsa in cui mi piacerebbe fare bene come lo scorso anno al Giro d’Italia. L’obiettivo sarà arrivare a Parigi e so già che in gruppo ci saranno altri corridori con la testa a Glasgow. Questo è certo.

Giro Next Gen: le scelte di Contessa, Rosola e Chicchi

06.06.2023
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Prosegue il nostro viaggio tra le squadre che parteciperanno al Giro Next Gen e la loro preparazione. In questo secondo capitolo “spiamo” in casa di altre tre formazioni: Work-Service, General Store e Technipes #InEmiliaRomagna. Il percorso di avvicinamento offre diverse sfumature, che è il caso di approfondire.

Nella Work-Service corre Mion, la sua preparazione al Giro Next Gen è passata anche dalla pista (photors.it)
Nella Work-Service corre Mion, la sua preparazione al Giro Next Gen è passata anche dalla pista (photors.it)

Mion in pista

Ilario Contessa sarà il diesse al seguito dei ragazzi della Work-Service al Giro Next Gen, risponde al telefono mentre è in direzione Bassano. Da qualche anno Contessa è tecnico al velodromo della città ed oggi lo aspetta un’attività intensa, che in parte c’entra con la corsa rosa under 23. 

«Sto andando a fare un po’ di lavori di velocizzazione con Mion – racconta – uno dei ragazzi che parteciperà al Giro Next Gen. Lui è l’unico della squadra che corre su pista e in questo periodo, in cui si è alla ricerca di brillantezza e dello spunto finale, viene utile lavorare al velodromo. Chiaramente Mion è il solo che può fare questi lavori perché arriva già da questo mondo, per gli altri sarebbe troppo complicato».

Per i ragazzi di Contessa il Giro dell’Appennino di venerdì è stata una tappa importante nella preparazione alla corsa rosa (photors.it)
Il Giro dell’Appennino di venerdì è stata una tappa importante nella preparazione alla corsa rosa (photors.it)

Ognuno per sé

La Work-Service non ha impostato un lavoro uguale per tutti, troppo difficile organizzarlo con un calendario così pieno. Allora ognuno dei ragazzi si è messo d’impegno per lavorare al meglio, sempre con l’occhio del tecnico a curare il tutto. 

«Non poteva fermare l’attività – afferma Contessa – per questo non abbiamo fatto un ritiro in altura tutti insieme. I ragazzi hanno lavorato a turni differenti e con blocchi di lavoro personalizzati. Ognuno di loro ha un preparatore personale ed abbiamo deciso insieme i periodi. Chi preferiva allenarsi in altura ci è andato in autonomia, gli altri sono rimasti a casa. Io monitoravo tutti tramite le piattaforme dedicate, in modo tale da intervenire nel momento in cui ce ne fosse stato bisogno».

«La parte più difficile – riprende – è stato organizzare tutto il calendario, le corse come dicevamo prima sono molte e non possiamo fermarci. I ragazzi hanno già fatto qualche corsa a tappe: Coppi e Bartali e Giro di Sicilia, chiaro che questa è più lunga (8 tappe, ndr). Vedremo come risponderanno, il livello sarà altissimo, considerando che non c’è più la regola che chi ha fatto una corsa WorldTour non potrà partecipare». 

Per i corridori della General Store una preparazione a casa con blocchi di lavoro di più giorni (foto Instagram)
Per i corridori della General Store una preparazione a casa con blocchi di lavoro di più giorni (foto Instagram)

I ragazzi di Rosola 

La General Store, che sarà seguita da Paolo Rosola, ha optato per un programma di lavoro diverso. Niente altura, ma lavori specifici da casa, la condizione è da affinare per arrivare competitivi al via di Agliè. 

«Sarà un bel Giro d’Italia – dice subito – ci sono molte squadre straniere e questo alza il livello. Noi dovremo farci trovare pronti e cogliere al massimo tutte le occasioni che ci capiteranno. Saremo una squadra garibaldina, votata all’attacco. Proprio per questo la preparazione si è votata alle distanze ed alla velocizzazione. Abbiamo messo nelle gambe tanti chilometri ed in più abbiamo provato un paio di tappe».

«Ammetto – riprende – che siamo in ritardo. Il percorso è uscito all’ultimo, ed in più i ragazzi erano un po’ indietro di condizione. Così abbiamo optato per lavorare da casa, andare in montagna voleva dire esporsi al rischio meteo, con la possibilità di perdere giorni di allenamento. I nostri atleti si sono allenati a casa con blocchi di quattro giorni: intensità, un giorno di riposo e poi una gara. Qualche volta il giorno dopo la corsa abbiamo inserito una distanza, per abituarli alla fatica».

Technipes #InEmiliaRomagna

Il team guidato da Chicchi, Coppolillo e Chiesa ha scelto un avvicinamento classico, con due settimane di ritiro sull’Etna. Erano presenti quasi tutti i ragazzi che partiranno per il Giro Next Gen, ne mancava solo uno: Umbri. 

«Purtroppo Umbri – racconta Chicchi – ha avuto un incidente in allenamento con una macchina e si è lussato due dita della mano. Di conseguenza non è riuscito a venire con noi in ritiro, non godrà del beneficio dell’altura, ma in base ai dati possiamo dire che è comunque in buona condizione.

«La scelta di andare sull’Etna, nonostante non fossimo molto vicini, è dovuta al fatto che lì  ci sono meno distrazioni rispetto a Livigno (dice con una risata, ndr). Poi il Rifugio Sapienza è super attrezzato, lo scelgono tantissimi professionisti. C’è la possibilità di scegliere tra allenarsi in quota oppure scendere sul mare e salire solo per riposare. Un vulcano come l’Etna dà molte più alternative. L’altura in sé poi serve per fare una solida base di lavoro e amalgamare il gruppo. Nel fine settimana i ragazzi poi sono andati a correre per “sbloccare” le gambe e riprendere il ritmo gara».

Al Delfinato una nuova BMC per Van Avermaet

06.06.2023
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Potrebbe essere una BMC Timemachine di nuova generazione? Potrebbe, ma la realtà dei fatti è che dalla casa svizzera le bocche rimangono cucite e poco o nulla trapela per quello che concerne la descrizione approfondita della nuova bicicletta.

Al Giro del Delfinato viene utilizzata da Van Avermaet, coinvolto da BMC in più di un’occasione per la ricerca e lo sviluppo, ma anche da Ben O’Connor: tutti del Team AG2R-Citroen (siamo certi che il “prototipo” sia stato fornito anche al Tudor Pro Cycling Team e non ci meraviglierebbe di vederla con richiami Red Bull). Cerchiamo di approfondire l’argomento con il materiale in nostro possesso.

Anche O’Connor la sta provando al Delfinato. In Svizzera la useerà Cosnefroy (foto AG2R-Citroen Getty YPmedias)
Anche O’Connor la sta provando al Delfinato. In Svizzera la useerà Cosnefroy (foto AG2R-Citroen Getty YPmedias)

Create Speed, il claim aerodinamico

Create Speed è da sempre il claim che contraddistingue la ricerca legata al segmento di bici aerodinamiche. La bici tutta nera, rispetto alle altre Teammachine SLR01 azzurro/arancioni, non può passare inosservata, come lo è stato con la Masterpiece di Paret Peintre al Giro.

Partendo dall’avantreno si nota la forcella con gli steli dritti e con una vistosa apertura per il passaggio della ruota/gomma. E’ importante la squadratura della testa della forcella. La tubazione dello sterzo è parecchio svasata nella sezione centrale con un abbondante fazzoletto che unisce l’orizzontale e l’obliquo. Quest’ultimo è voluminoso, ma non eccessivo come vuole la tradizione di BMC votata all’equilibrio delle forme. L’orizzontale invece sfina in maniera vistosa man mano che si sposta verso il piantone.

Il piantone è dritto e sfinato nel punto di passaggio della ruota. Una delle particolarità è l’inserzione degli obliqui con una sorta di blocco massiccio e abbondante nelle forme. Il carro posteriore è diviso in due, tra gli stays obliqui più sottili e quelli inferiori voluminosi. C’è un rinforzo appena sopra il perno passante, c’è un volume ampio nel punto in cui i due foderi bassi si uniscono alla scatola centrale.

Il nuovo Campagnolo Wireless

I due corridori citati in precedenza, sicuramente tra i più rappresentativi del Team AG2R-Citroen, stanno usando anche la nuova trasmissione Campagnolo Super Record Wireless e le ultime ruote (sempre Campagnolo) Hyperon Ultra.

Resta ora la curiosità di vedere chi altri la userà al Giro di Svizzera, quando scenderanno in strada i ragazzi della Tudor Pro Cycling Team, team sponsorizzato da BMC. E c’è anche la curiosità di vederla equipaggiata con ruote dal profilo superiore, che potrebbero darle un impatto estetico molto più aggressivo. E se non è ancora dato di conoscerne le caratteristiche specifiche, dalle voci raccolte in gruppo emerge che i corridori che la stanno usando siano molto soddisfatti.

In Slovenia si coccolano Glivar. E’ il nuovo Pogacar?

06.06.2023
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Gal Glivar, il campioncino sloveno che ha messo in fila i successi nella Carpathian Race e nell’Orlen Nations Cup Grand Prix, è uno di quei classici casi di corridore col destino segnato. Lo si capisce ascoltando la sua storia: «Mio padre Srecko era stato corridore di buon livello (arrivò secondo al Giro di Slovenia nel ’93, ndr), poi si è dedicato alla carriera di direttore sportivo in molte squadre e io ero tante volte con lui in auto a seguire le corse. Quando avevo 9 anni ho cominciato a correre sempre nella squadra di mio padre, l’Adria Mobil e sono ancora lì…».

Ora di anni Gal ne ha 21 e la passione per il ciclismo non l’ha più lasciato. Nell’ambiente il suo nome è fra i più sussurrati come uno dei campioni del futuro, d’altronde quel che ha fatto vedere quest’anno ha davvero stupito, per la maturità dimostrata nella conduzione delle corse a tappe. Per il ciclismo ha sacrificato tutto.

Un giovanissimo Gal già sul podio. Il ciclismo è da sempre la sua grande passione
Un giovanissimo Gal già sul podio. Il ciclismo è da sempre la sua grande passione

«Ho preso il diploma e ho finito di studiare, non faccio altri sport – racconta lo sloveno – mi dedico solo al ciclismo e d’inverno faccio palestra proprio per preparare la stagione successiva. L’unico mio diletto è la chitarra, che suono piuttosto bene a quanto mi dicono».

Quest’anno hai fatto un grande miglioramento come risultati, a che cosa pensi sia dovuto?

A dir la verità non lo so. Ho fatto la stessa preparazione dell’anno scorso, ma quest’anno sono cresciuto abbastanza per vincere, mi riesce tutto facile. I risultati vengono per questo, sento che in corsa sono un corridore diverso rispetto a prima.

Il podio della terza tappa della Carpathian Race, con lo sloveno primo su Pellizzari e Putz
Il podio della terza tappa della Carpathian Race, con lo sloveno primo su Pellizzari e Putz
Come corridore pensi di essere più forte in salita o nelle cronometro?

Non credo di essere il migliore in nessuna delle due cose, ma me la cavo bene in entrambe. Le salite lunghe e ripide le soffro, soprattutto quelle delle Alpi italiane, ma riesco comunque a disimpegnarmi bene, a gestire le energie e a sfruttare le occasioni. A cronometro ho vinto titoli nazionali di categoria, mi sono sempre disimpegnato bene.

All’Orlen Nations Cup hai battuto Piganzoli che parlando di te ha detto che la tua caratteristica è che non ti stacchi mai quando provano ad attaccarti. Quanto incide la caparbietà nelle tue prestazioni?

In Polonia l’Italia aveva una squadra di talenti davvero forti. Hanno provato a farmi cedere, mi hanno attaccato ma io ho solo seguito il migliore ed ero lì, sapevo che dovevo rimanere attaccato se volevo vincere. C’era una grande pressione da parte di italiani e spagnoli perché puntavano al successo, è stata una bella battaglia.

Il ventunenne sloveno ha una buona predisposizione per le crono, al suo attivo due titoli nazionali junior
Il ventunenne sloveno ha una buona predisposizione per le crono, al suo attivo due titoli nazionali junior
Dopo i tuoi successi, molti ti paragonano a Roglic e Pogacar. Quale dei due preferisci e a chi pensi di somigliare di più?

Non ho una preferenza, sono molto tifoso quando ci sono sloveni in gara e mi piace molto guardare tutti e tre i grandi tour perché ci sono loro. In ogni grande giro abbiamo uno sloveno lì, a lottare per la vittoria e questo è esaltante, anche se il Tour de France è qualcosa di speciale a prescindere. Al Giro mi sono esaltato per Roglic, al Tour sono impazzito quando nel 2020 erano entrambi sul podio.

Quanto contano per voi giovani sloveni i loro successi, ci sono ora più ragazzi che fanno ciclismo?

Sì, da quando hanno vinto le grandi corse a tappe, ci sono molti bambini che si sono dedicati al ciclismo, molti più di prima. Basti dire che nella nostra squadra ci sono 50 o 60 giovani corridori, seguiti proprio da mio padre. Quindi il futuro dopo di loro è assicurato, si è creato un grande movimento in questo sport.

Lo sloveno con Piganzoli. Rivali in gara che fuori si stimano molto
Gal con suo padre Srecko, corridore sul finire del secolo scorso e poi diesse all’Adria Mobil
Ora correrai la Corsa della Pace, con quali ambizioni parti?

So di essere in buona forma, quindi farò tutto il possibile per vincere di nuovo una gara a tappe che so avere un grandissimo prestigio ed essere il migliore. Per me è uno degli obiettivi della stagione.

Tra Tour de l’Avenir e Mondiali dove pensi di essere più competitivo?

Dappertutto, ma ci sono anche gli altri. Ho visto ad esempio quanto sono forti gli italiani, Piganzoli e Pellizzari in particolare, anche voi italiani avere una generazione molto qualificata, io penso che attualmente siano i migliori, i miei “peggiori” avversari.

Glivar, nato a Novo Mesto il 1° maggio 2002, con i suoi compagni dell’Adria Mobil, suo team da sempre
Glivar, nato a Novo Mesto il 1° maggio 2002, con i suoi compagni dell’Adria Mobil, suo team da sempre
A proposito, tu hai già corso in Italia, come ti sei trovato?

Mi piace molto l’Italia. Ci sono stato molte volte. L’Italia è un Paese di ciclismo, dove tutti amano questo bellissimo sport e tutte le persone che fanno il tifo per le strade, è qualcosa di speciale. Ho anche fatto per metà anno lezioni di italiano, ma ho ancora bisogno di visitare di più l’Italia per imparare la lingua ed esercitarmi.

C’è già qualche squadra del World Tour con cui sei in contatto?

Sì, ho molte opzioni in ballo soprattutto da quando ho vinto l’Orlen. Ma ora devo concentrarmi sulla Corsa della Pace e sul Giro di Slovenia, devo far bene lì e poi penserò al prossimo anno e alla scelta giusta da fare.

Calma e sangue freddo: Alaphilippe è tornato

06.06.2023
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«Cercherò prima di vincere una tappa – aveva detto Alaphilippe prima che il Delfinato partisse – sarei super felice di riuscirci. Alla classifica non ci penso, ma potrebbe venire con il passare dei giorni. Se mi sento bene, farò del mio meglio. Ci sono molte tappe impegnative che mi piacciono. Mi sento fresco, non vedo l’ora di correre».

Il tempo di prendere le misure e il francese ha vinto la tappa di ieri a Chaise-Les Dieu, affiancando Laporte in testa alla classifica. La squadra ha lavorato per tenerlo davanti e Julian ha anticipato Carapaz, Tesfatsion e Laporte, con una di quelle volate che un tempo erano il suo marchio di fabbrica.

«Sinceramente non pensavo di vincere – dice Alaphilippe dopo l’arrivo – ma il circuito finale, che sulla carta non sembrava così difficile, ha sfinito tutti. Abbiamo perso Vernon, il nostro velocista per il quale l’arrivo era troppo duro. Poi Senechal, che era la nostra seconda carta, poco prima dell’ultimo chilometro mi ha detto di essere al limite e così ho fatto io lo sprint. Carapaz ha provato ad anticipare, così sono riuscito a partire al momento giusto. Sono molto contento».

L’abbraccio di Alaphilippe con tutti i compagni che raggiungono l’arrivo: qui con Devenyns
L’abbraccio di Alaphilippe con tutti i compagni che raggiungono l’arrivo: qui con Devenyns
Avevi qualche dubbi sulla possibilità di tornare a questo livello?

I dubbi ovviamente c’erano. Quando stai attraversando un periodo complicato, l’unica cosa da fare è mettersi in discussione e io l’ho sempre fatto. A volte bisogna accettare di essere lontani dal proprio livello. Tuttavia, non ho mai smesso di crederci, altrimenti non avrei vinto. E’ importante avere un carattere forte. Questa vittoria è la prova che ho la testa dura. Ho saputo restare paziente e ho lavorato sodo.

La testa dura?

Questi ultimi mesi sono stati lunghi, ho avuto pazienza e sono riuscito a tornare forte per il Delfinato. E’ un grande sollievo. Avevo buone gambe, quindi ho fatto il mio sforzo al momento giusto. Vincere una tappa nel Delfinato, non si poteva sognare di meglio. Qualunque cosa accada, sarò felice della mia settimana.

Per aiutare Laporte in magia di leader, duro lavoro di Benoot e Laporte
Per aiutare Laporte in magia di leader, duro lavoro di Benoot e Laporte
Un bel segnale sulla strada del Tour?

Lo spero. Non faccio previsioni, mi adatto a tutto e resto calmo. Questo è anche il senso del mio gesto sul traguardo: calmo, tranquillo. Non ho vinto il Tour oggi, ho appena vinto una tappa al Delfinato. Però era da tanto che non mi sentivo così bene e questa vittoria mi permetterà di correre ancora più rilassato.

Intanto il Tour ha ripristinato i protocolli Covid…

Sto ancora attento. Forse è troppo, ma è necessario. Meglio così che perdere il Tour de France per il Covid. Il ciclismo rimane l’unico sport in cui ci sono tutti questi controlli. Un po’ rovina la festa, ma bisogna riabituarsi a stare nella bolla, per non restare a casa a luglio e buttare all’aria tutti i sacrifici.

La mascherina in faccia per Julian e la compagna Marion: «Meglio così che saltare il Tour»
La mascherina in faccia per Julian e la compagna Marion: «Meglio così che saltare il Tour»
La sfortuna è finita?

Sono stanco di parlare di sfortuna: ognuno ha la sua parte. L’importante è avere motivazione e io ne ho tanta. Sono concentrato su quel che sto vivendo. Poi penseremo al Tour, sapendo che già le prime tappe saranno durissime, con tante salite e stradine che innervosiranno il gruppo. Saranno due giorni esplosivi, sarà fantastico e spettacolare.

La rincorsa di Girmay al Tour è iniziata sui Muri

05.06.2023
3 min
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Girmay è di ritorno, finalmente. Dopo il tappo di spumante nell’occhio al Giro, infatti, il suo percorso era diventato tortuoso, ma il quarto posto di ieri alla Brussels Cycling Classic potrebbe segnare un nuovo inizio, che attraverso il Giro di Svizzera lo porterà al debutto del Tour.

«Le prime tappe nei Paesi Baschi vanno davvero bene per me – dice lui – e ovviamente vado con ambizione. Da bambino sognavo un giorno di fare il Tour. Ma prima devo assicurarmi di poter essere al via in buona forma».

La sua primavera si è fermata al Fiandre, con una caduta rovinosa a 72 chilometri dall’arrivo
La sua primavera si è fermata al Fiandre, con una caduta rovinosa a 72 chilometri dall’arrivo

Caduta al Fiandre

La primavera era iniziata con il passo sbagliato e si era fermata a 72 chilometri dall’arrivo del Fiandre, nella caduta che ha messo fuori gioco anche Aime De Gendt (gomito fratturato) e Taco Van der Hoorn (commozione cerebrale). Anche per Girmay il danno maggiore è stato il colpo alla testa, con ferite su metà del volto, profondi tagli all’anca e varie contusioni, in seguito al quale è stato subito portato all’ospedale di Renaix, dove gli è stata diagnosticata una grave commozione cerebrale, e poi a quello di Kortrijk, dove ha trascorso quasi dieci giorni.

«Soprattutto i primi giorni dopo la caduta – racconta – sono stati duri. Le ferite non volevano rimarginarsi bene e nel frattempo ero fermo. Non potevo fare niente. E’ stato difficile, soprattutto mentalmente».

La Brussels Cycling Classic l’ha vinta Demare, al secondo successo stagionale
La Brussels Cycling Classic l’ha vinta Demare, al secondo successo stagionale

Dubbi fugati

Qualche interrogativo però c’era: in che condizioni si sarebbe ripresentato Girmay alle corse, rientrato in Europa giovedì scorso? Ma i dubbi sono durati giusto il tempo di vederlo all’opera. Infatti a metà corsa, non solo ha saputo tenere testa agli attacchi sul Muur di Geraardsbergen e sul Bosberg, ma ha addirittura preso in mano la situazione e rilanciato l’azione che poi è andata all’arrivo. Semmai la sensazione che non sia ancora il vecchio Girmay s’è avuta allo sprint: ci sta che perdesse da Demare, non da Andresen e Meus.

«Ma io sono molto contento della mia prestazione – ha commentato dopo il quarto posto – sono stato in grado di rendere la gara dura, le mie gambe si sentivano abbastanza bene e non ho avuto problemi. Tutto molto positivo. Abbiamo sicuramente una buona base su cui costruire, c’è ancora tempo. Il Tour inizierà tra meno di quattro settimane, prima pensiamo al Giro di Svizzera».

Sul Muur si è visto un Girmay pimpante, sebbene fosse appena rientrato dall’altura (photonews)
Sul Muur si è visto un Girmay pimpante, sebbene fosse appena rientrato dall’altura (photonews)

Destinazione Tour

La commozione cerebrale ha scombussolato i piani. Girmay voleva andare ad allenarsi subito in Eritrea, ma è dovuto rimanere in Europa più a lungo del previsto. E’ partito soltanto dopo i dieci giorni in osservazione, per cui la ripresa non è stata troppo lineare.

«Le cose non sono andate nel modo migliore – ha spiegato a Het Nieuwsblad il suo direttore sportivo Aike Visbeek – ecco perché siamo sorpresi che sia rientrato così bene alla prima corsa. Ma allo stesso tempo rimaniamo cauti. Questo non è ancora un gruppo WorldTour, a luglio le cose saranno diverse. Ad ogni modo, ha chiaramente fatto un grande passo e può continuare a migliorare nelle prossime settimane. Lo vedremo sicuramente al Tour de France».

Amadori e l’Italia che cresce: mirino sull’Avenir

05.06.2023
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Marino Amadori, cittì della nazionale under 23, non ha fatto in tempo a svuotare la valigia dopo l’Orlen Nations Grand Prix che è già il momento di rifarla. L’11 giugno partirà il Giro Next Gen e Amadori lo seguirà con attenzione, visti anche i bei risultati ottenuti di recente dai suoi ragazzi (in apertura alla presentazione della corsa in Polonia – foto PT photos). 

La voce del cittì lascia trasparire tanta felicità, d’altronde la trasferta il Polonia ha lasciato molta soddisfazione, sia in lui che nei ragazzi. 

Il secondo posto finale di Piganzoli è una grande soddisfazione per lui e tutta la nazionale (foto PT photos)
Il secondo posto finale di Piganzoli è una grande soddisfazione per lui e tutta la nazionale (foto PT photos)

Competitivi

Con la maglia azzurra si sono esaltate le qualità di Piganzoli, secondo nella classifica finale, e di Busatto, vincitore di una tappa. Ma Amadori ci tiene a sottolineare la prestazione di tutti, con un occhio anche a chi non è riuscito a partecipare. 

«Ho avuto a mia disposizione sei ragazzi, tutti molto forti – attacca Amadorivolevamo giocarci il risultato pieno e così è stato. Peccato per De Pretto che a causa di un malanno (febbre, ndr) non è riuscito a correre. Con la sua presenza la squadra sarebbe stata davvero al top. Ripeto: la volontà era quella di andare in Polonia e correre da protagonisti e così è stato. Il secondo posto finale di Piganzoli e la vittoria di tappa di Busatto sono state solamente la ciliegina sulla torta».

Le due punte per l’Italia di Amadori erano Piganzoli (in primo piano) e Pellizzari (dietro di lui) (foto PT photos)
Le due punte per l’Italia di Amadori erano Piganzoli (in primo piano) e Pellizzari (dietro di lui) (foto PT photos)

Due punte

I ragazzi designati a curare la classifica erano due: Piganzoli e Pellizzari. Quando si corre per vincere è giusto avere due frecce nel proprio arco, nel caso una delle due si “spezzi”. 

«Purtroppo – racconta il cittì – Pellizzari ha avuto un piccolo problema durante la seconda tappa. Sulla salita finale, a sette chilometri dall’arrivo gli è andata giù la sella ed abbiamo dovuto fare il cambio bici. A quel punto però la corsa era già esplosa, lui ha cercato di riportarsi sotto, ma trovava piccoli gruppetti sulla strada. Che sia arrivato in cima con meno di un minuto di ritardo fa capire quanto sia andato forte. Piganzoli si è trovato con la classifica sulle spalle e non ha sfigurato, anzi. Sono convinto che corse del genere, per ragazzi così giovani che già sono professionisti, servano tanto. Insegnano loro a vincere e mettersi in gioco. Ne parlavo proprio con Rossato e Zanatta, diesse delle rispettive squadre di Pellizzari e Piganzoli».

La crescita di Busatto, e degli altri ragazzi, nel 2023 lascia ben sperare per il futuro (foto PT photos)
La crescita di Busatto, e degli altri ragazzi, nel 2023 lascia ben sperare per il futuro (foto PT photos)

Il passo in più

Oltre alle due punte nella nazionale di Amadori erano presenti anche altri tre corridori: Busatto, Romele e Crescioli. Rispetto alla stagione scorsa si vede un progresso non indifferente, anche il cittì lo nota ed è pronto a dare il suo contributo. 

«Busatto – racconta Amadori – è un esempio del “gradino” salito tra il 2022 ed il 2023. L’anno scorso faceva grandi corse, ma gli mancava qualcosa per vincere. Quest’anno ha fatto tutto bene, i risultati lo dimostrano: ha imparato a vincere e direi che lo ha fatto nel migliore dei modi. La Liegi under 23 è stata un capolavoro. 

«Piganzoli stesso – continua – ogni anno mette un mattoncino in più. Lui ha le caratteristiche ideali per affermarsi come corridore da corse a tappe: va forte a cronometro e tiene bene sulle salite lunghe. Pellizzari uguale, al Tour of the Alps ha fatto vedere grandi cose e al Giro potrà essere uno dei protagonisti.

«Romele – chiude Amadori – si è messo in mostra ed anche lui ha ottenuto grandi prestazioni, a partire dalla vittoria al Liberazione. All’Orlen Nations Grand Prix ha provato a vincere una tappa e quando si è accorto di non riuscirci ha dato una grande mano ai suoi compagni. La sua azione ha permesso di eliminare il primo ed il secondo della classifica generale».

L’esempio di Zana e l’Avenir

Uno dei prossimi appuntamenti della nazionale under 23 sarà il Tour de l’Avenir. Anche se prima Amadori porterà i ragazzi nel consueto ritiro di Sestriere, nel mese di luglio. 

«Tutti questi esempi – ci tiene a concludere il cittì – mi riportano alla mente Zana. Nel 2021, al suo secondo anno in Bardiani, è venuto con me a fare l’Avenir ed è arrivato terzo. Penso che una corsa del genere sia stata uno step importante per la sua crescita e la consapevolezza nei propri mezzi.

«A proposito di Avenir – dice – posso dire che diventa il nostro obiettivo futuro. Sono 50 anni che non lo vinciamo (l’ultimo fu Baronchelli nel 1973, ndr). Abbiamo ottenuto sempre ottime prestazioni, ma mai il bottino pieno. Proprio per preparare al meglio questo appuntamento, ed i mondiali, porterò i ragazzi in ritiro al Sestriere. Dal 9 luglio al 6 agosto, naturalmente li farò ruotare a seconda degli impegni, dovrei avere con me tra i sei ed i dieci ragazzi per volta. Un primo gruppo verrà con me a fare una corsa a tappe in Francia, dal 28 al 31 luglio. Gli altri ragazzi passeranno dal Tour de Pologne: tra questi ci dovrebbero essere Buratti e Milesi».

EDITORIALE / Silvia, Davide e le foto ricordo

05.06.2023
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«Sopravvivo»: un abbraccio e questa sola parola per raccontare la sua vita da quel giorno di aprile 2021, quando l’auto guidata da una donna con troppa fretta e zero senso di responsabilità portò via sua figlia Silvia Piccini.

Come per Marco Scarponi e Marco Cavorso, la vita di Deyanira Reyes e del marito Riccardo da allora sono diventate una dolorosa esposizione perché l’immenso sacrificio non sia stato invano. Li abbiamo incontrati al Giro d’Italia sulla cima del Monte Lussari, nell’hospitality ricavata sul tetto della stazione della cabinovia, con le magliette che ricordano il sorriso della figlia e la possibilità da quest’anno di donare il 5 per mille in dichiarazione dei redditi per promuovere le loro iniziative (gli estremi a questo link, ricercando Aps Con il Sorriso di Silvia Piccini).

Due mesi dopo la morte di sua figlia, Riccardo aveva pedalato dal Friuli fino a Piazza San Pietro, per portare Silvia a Roma. Lo avevamo incontrato alle porte della Capitale e le sue parole ci avevano scosso. Da quel viaggio, il friulano non ha più toccato la bicicletta, come se la pagina si fosse chiusa in quel momento e senza Silvia su quei pedali non ci fosse più un senso.

Il camionista sparito

E’ davvero difficile vendere il cambiamento, convincersi che qualcosa si stia muovendo. E’ difficile non sentirsi presi in giro, vedendo per l’ennesima volta il servizio realizzato dalle Iene sulla morte di Rebellin e il camionista che lo travolse.

«Dopo mezz’ora avevano tutto per prenderlo – dice il barista veneto intervistato – invece l’hanno identificato dopo tre giorni».

Già, perché il tipo non sarebbe affatto scappato, come farebbe comodo far credere per giustificare il fatto che se ne stia impunito in Germania. Ha visto sì il corpo di Davide – racconta suo fratello – poi sarebbe rimasto sul posto ad aspettare per 10 minuti. Da lì ha fatto pochi chilometri ed è andato a caricare due bancali di vino. In seguito si è spostato a Verona per un altro carico e lì ha dormito. L’indomani ha caricato a Pastrengo e alle 12 a Bolzano. E solo a quel punto è passato in Austria e da lì in Germania.

«La stampa italiana ha già spiegato tutto – il fratello rincara la dose – se la Polizia avesse fatto il suo lavoro e non la stampa, la questione sarebbe stata già chiarita».

Anche se è difficile da credere, il fratello dice che Wolfgang Rieke non si sarebbe accorto di aver procurato lui l’incidente. In ogni caso, forse viziati dalle serie tivù da cui siamo bombardati, troviamo difficile capire. Possibile che un camion segnalato non sia stato rintracciabile nei suoi spostamenti nelle 24 ore successive all’incidente?

Al funerale di Rebellin sono state spese tante belle parole, cadute però nel vuoto
Al funerale di Rebellin sono state spese tante belle parole, cadute però nel vuoto

La condanna indecente

Silvia ha una storia tutto sommato simile. Anche la donna che l’ha uccisa ha ritenuto opportuno rinnegare l’umanità e rifuggire qualsiasi forma di contatto con la famiglia Piccini, evitando persino di presentarsi alle udienze che hanno portato al patteggiamento. Lo stesso giudice lo ha fatto notare, ma la donna aveva il diritto di farlo e ne ha approfittato. Condanna a un anno e 4 mesi, sospensione della patente per tre anni e ugualmente un’annotazione sui social secondo cui il 2021 sarebbe stato un anno molto positivo.

A cosa serve aver istituito il reato di omicidio stradale se poi la punizione è così blanda? E mentre Riccardo Piccini raccontava scenari per nulla (purtroppo) sorprendenti sul fatto che magari certe sanzioni si possono anche aggirare perché tanto nessuno ti controlla, ci è venuta in mente la vicenda di Niccolò Bonifazio.

Il 12 luglio scorso, un’auto che marciava contromano investì e trascinò il corridore ligure. Solo che in questo caso l’investitore, un anziano delle sue parti, ha preso a chiamarlo e perseguitarlo. Nonostante il ritiro della patente, ha continuato a guidare. Finché, solo di recente è stato nuovamente fermato e la storia si è chiusa.

A cosa porterà l’incontro fra il presidente Dagnoni e il ministro Piantedosi? (foto Federciclismo)
A cosa porterà l’incontro fra il presidente Dagnoni e il ministro Piantedosi? (foto Federciclismo)

Le foto ricordo

Giusto ieri, alla partenza della Green Fondo Paolo Bettini di Pomarance (foto di apertura), alla partenza faceva bella mostra di sé il cartello sul metro e mezzo da osservare al momento di sorpassare un ciclista. Ne abbiamo parlato molto ed è giusto continuare a farlo: Silvia Piccini non sarebbe morta, invece l’Audi che la uccise viaggiava a velocità troppo sostenuta e la agganciò per un pedale. Tutti i corridori, chi più e chi meno, hanno messo la faccia su iniziative simili. La loro Associazione ha apposto il proprio logo, ma le cose non cambiano. Il presidente federale Dagnoni ha incontrato il Ministro dell’Interno Piantedosi, poi sono state presentate delle proposte di riforma al Codice della Strada.

Servirebbe a qualcosa fermare o ritardare una tappa del Giro d’Italia in onore dei morti della strada, anziché per le avverse condizioni del meteo?

Nel 2021, anno della morte di Silvia Piccini, come pure oggi, i notiziari riportavano gli orrendi numeri dei femminicidi in Italia: 119 donne ammazzate, numeri da bollettino di guerra. Negli stessi 12 mesi i ciclisti ammazzati sulle strade sono stati invece 229, quasi il doppio. Peccato però che loro non facciano per nulla notizia.