Fiorin è pronto per un’estate a gas aperto

08.06.2023
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«Sentiamoci domani mattina alle 9, chiedo un permesso a scuola per uscire dall’aula e rispondere al telefono». Le giornate di Matteo Fiorin sono sempre strapiene, fra lo studio al Liceo Scientifico Sportivo di Carate Brianza (a 7 chilometri da casa) e le svariate attività ciclistiche (e su questo punto torneremo fra poco) e trovare uno spazio per raccontarsi non è facile. Parliamo di un corridore di 17 anni che si sta mettendo sempre più in luce, che quest’anno già portato a casa 5 vittorie su strada, ultima il Trofeo Bornaghi dell’ultimo weekend (foto Instagram di apertura), ma che non guarda solo alla strada.

Fiorin, che corre per il Pool Cantù GB Junior Team, infatti è una delle colonne della nazionale su pista di Salvoldi, con la quale ha già portato lo scorso anno il quartetto dell’inseguimento ai vertici mondiali e durante la settimana, fra Dalmine e Montichiari, Matteo lavora sodo per ripetersi fra gli europei di Anadia (Portogallo) dall’11 al 16 luglio e per i mondiali di Cali (Colombia) dal 23 al 27 agosto. Ma non solo per il quartetto vista la duttilità del lombardo, campione europeo nell’eliminazione (foto di apertura Uec) e capace ad esempio di vincere la madison a Gand insieme a Juan David Sierra nello scorso aprile.

Se gli si chiede una preferenza fra pista e strada, Fiorin (che è stato anche tricolore esordienti nel ciclocross) non ha comunque dubbi: «Nel velodromo ho sempre ottenuto buoni risultati, ma la strada è il mio vero amore, dove sogno di diventare davvero qualcuno».

Ai mondiali pista juniores del 2022 arriva quarto nella prima corsa a punti della carriera (foto UCI)
Ai mondiali pista juniores del 2022 arriva quarto nella prima corsa a punti della carriera (foto UCI)
Questo significa che come per tanti la pista resta un amore giovanile da abbandonare?

No, anzi. Di sicuro vorrei continuare a farla perché ti dà quella marcia in più che su strada serve, soprattutto per chi come me è un velocista. La pista riesce sempre a darti quell’intensità negli scatti che può fare la differenza, la strada a sua volta è utilissima per le gare al velodromo per permetterti di avere resistenza e ritmo.

Quando hai iniziato ad andare su pista?

La mia prima gara l’ho fatta da giovanissimo, poi da esordiente ho iniziato a gareggiare e allenarmi con lo scatto fisso. D’altronde io sulla bici ci sono praticamente nato: a 2 anni avevo già abbandonato le rotelle e a 3 ho fatto la mia prima gara.

Il quartetto iridato 2022, con Fiorin c’erano Favero, Delle Vedove, Giaimi e Raccagni Noviero (foto Lariosport)
Il quartetto iridato 2022, con Fiorin c’erano Favero, Delle Vedove, Giaimi e Raccagni Noviero (foto Lariosport)
Te la ricordi ancora?

Proprio quella no, ma ricordo una volta che a una gara non volevano farmi partecipare perché ero troppo piccolo, allora feci tante storie che decisero di farmi partire dopo tutti gli altri. Era a batterie e si qualificano i primi 10, io ne rimontai tantissimi ma alla fine finii 11°. Erano tutti stupiti, perché avevo solo 3 anni e mezzo…

Torniamo un attimo alla pista. Tu sei componente del quartetto, che ruolo hai?

Sono l’uomo di lancio, quello che deve all’inizio pilotare il quartetto verso la velocità di base e poi fare una seconda tirata più lunga possibile al massimo ritmo fino a esaurimento, prima di staccarmi. Di solito arrivo fino ai 3 chilometri, noi gareggiamo sulla distanza olimpica dei 4.

La volata vincente alla Coppa di Primavera, battendo Durelli e Donati della Ciclistica Trevigliese
La volata vincente alla Coppa di Primavera, battendo Durelli e Donati della Ciclistica Trevigliese
Su strada invece che caratteristiche hai?

Sono il classico sprinter che ama le volate di gruppo, ma riesco a tenere bene anche sugli strappi corti. Quando c’è più salita mi stacco, per questo preferisco adoperarmi prima per aiutare i compagni e tirare per loro. Comunque sto migliorando anche su quell’aspetto.

Chi ha iniziato prima fra te e tua sorella (Sara Fiorin, appartenente al team Devo della Uae Adq)?

Prima io, lei mi ha seguito a ruota venendo a vedere le mie gare. Anche lei è molto veloce, abbiamo un po’ le stesse caratteristiche. Capita anche che ci alleniamo insieme, quando io non ho scuola perché lei abitualmente si allena al mattino. Infatti non vedo l’ora che la scuola finisca così potremo uscire insieme.

Matteo, campione europeo 2022 nell’eliminazione, con sua sorella Sara, del Team Uae Adq
Matteo, campione europeo 2022 nell’eliminazione, con sua sorella Sara, del Team Uae Adq
Ti parla del mondo che si vive nel UAE Team Adq?

Lei fa parte di una squadra molto organizzata, sta vivendo esperienze eccezionali e quando me le racconta io sogno a occhi aperti. E’ una bellissima realtà che spero un giorno diventi la mia, ma io non voglio fermarmi a questo. Io sogno di vincere una grande corsa, ad esempio la Milano-Sanremo, ma non basta solo essere veloci e resistenti, quella è una corsa dove anche se sei il più forte devi avere una robusta dose di fortuna.

Bahrain Victorious, la squadra giusta per Tiberi

08.06.2023
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Quando si fa per ragionare in modo serio, a volte anche i giornalisti ci prendono. Così, quando verso fine Giro ci siamo trovati a scommettere su quale sarebbe stata la miglior collocazione per Antonio Tiberi, il ragionamento aveva portato all’Astana e alla Bahrain Victorious. Entrambi con un gruppo dirigente di matrice fortemente italiana, entrambi capaci di creare un clima familiare. Ma l’Astana aveva già 30 corridori, perciò non restava che il Bahrain (in apertura il team sul podio finale del Giro, dopo la vittoria della classifica a squadre).

Così alla partenza dell’ultima tappa da Roma, visto Pellizotti in attesa di partire con la sua ammiraglia, lo abbiamo affiancato. E’ vero che Tiberi viene con voi? «Non so niente – ha risposto impassibile – non posso dire niente».

Ora che il passaggio di Tiberi è stato annunciato ufficialmente, abbiamo sentito di avere un credito morale con il direttore sportivo friulano, così siano tornati al suo finestrino per iniziare il discorso stroncato a Roma sul nascere.

Dopo la chiusura del rapporto con la Trek, dal primo giugno Tiberi è diventato un atleta Bahrain Victorious (foto TBV)
Dopo la chiusura del rapporto con la Trek, dal primo giugno Tiberi è diventato un atleta Bahrain Victorious (foto TBV)
Quando hai saputo che sarebbe arrivato?

Non mi ricordo di preciso, ma circa un mesetto prima. Io mi occupo anche del discorso abbigliamento e di colpo e anche alla svelta abbiamo dovuto fare tutto il vestiario per lui.

Lo conoscevi già?

Il primo ricordo è di quando vinse il mondiale crono ad Harrogate, pur avendo avuto dei problemi alla bici. Ricordo anche che andava forte su strada, mi piace seguire i ragazzi italiani, poi non so dire se sia passato troppo presto, ma ricordo che appena passato fece vedere qualcosa. Tanto che al UAE Tour, Nibali e Damiano Caruso fecero una scommessa.

Che scommessa?

Noi avevamo Milan, Tiberi era alla Trek. E Vincenzo diceva che il giovane Antonio sarebbe andato più forte di Jonathan nella crono. Si giocarono il posto in business per tornare a casa. Chi avesse perso lo avrebbe ceduto al “suo” giovane. Fu la volta che Tiberi cadde sul traguardo, ma andò fortissimo. Arrivò 19°, Milan si piazzò 32° e Damiano perse la scommessa.

Harrogate 2019, nel mondiale juniores Tiberi cambia bici per un guasto in partenza, poi vince l’oro
Harrogate 2019, nel mondiale juniores Tiberi cambia bici per un guasto in partenza, poi vince l’oro
Contento che arrivi da voi?

Molto contento. Credo che debba crescere ancora molto e questo è dovuto al fatto che è passato troppo presto. C’è chi magari è pronto, non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Secondo me lui ha delle doti veramente importanti e speriamo che adesso abbia raggiunto o stia raggiungendo la solidità mentale per affrontare il professionismo.

Come si stila il programma di un corridore fermo da due mesi che arriva in squadra a metà stagione?

Intanto si valuta la condizione fisica, un po’ come immagino abbiano fatto lo scorso anno quando Piccolo è passato alla Ef Education. Antonio arriva da una situazione un po’ particolare, quindi posso immaginare anche che negli ultimi mesi non si sia potuto allenare come avrebbe voluto, anche se era tranquillo.

Pensi fosse preoccupato di non trovare squadra?

Non credo quello, perché è un corridore promettente, però mentalmente non è stato facile. Noi lo abbiamo inserito subito e lo abbiamo messo anche nella long list del Tour de France. E’ un atleta valido. Per cui se qualcuno dei corridori che dall’inizio dell’anno sapeva di fare il Tour dovesse avere dei problemi, potremmo chiamare lui. Altrimenti potrebbe tornare per la Vuelta, che sarebbe ugualmente una scelta ben fatta, perché ci arriverebbe più fresco degli altri e con molta voglia di dimostrare.

L’ultima corsa di Tiberi è stata il UAE Tour, concluso il 26 febbraio: riprende sabato, dopo tre mesi e mezzo
L’ultima corsa di Tiberi è stata il UAE Tour, concluso il 26 febbraio: riprende sabato, dopo tre mesi e mezzo
Prima corsa in maglia Bahrain?

Farà Gippingen, Giro di Svizzera, campionato italiano e poi si vedrà.

In queste prime trasferte lo affiancherete, anche in camera, a un corridore più esperto?

Sì, è una cosa che facciamo sempre. Cerchiamo di fare le coppie per le camere in base all’esperienza dei corridori. Il giovane finisce sempre in camera con uno più esperto, che lo aiuterà a inserirsi meglio e così sarà per lui.

Pensi che in squadra peserà la vicenda che ha vissuto?

Credo proprio di no. Il primo ad averne sofferto è stato lui, ma sicuramente in squadra su questo ci ci sarà ancora qualche battuta, ma solo per metterla sul ridere. I nostri sono ragazzi intelligenti e per quel poco che ho visto al Giro, quando hanno saputo che sarebbe venuto con noi, erano molto felici. Sono convinto che lo inseriranno molto bene. 

Pellizotti in ammiraglia e magari Caruso in corsa e nei ritiri saranno per Tiberi un’ottima guida
Pellizotti in ammiraglia e magari Caruso in corsa e nei ritiri saranno per Tiberi un’ottima guida
Come l’hai trovato al primo contatto?

La prima volta che l’ho chiamato, l’ho trovato un po’ formale. C’è da capirlo: hai 22 anni, entri a far parte di una squadra nuova e vieni chiamato dal direttore sportivo. Ma io ho cercato di parlargli da amico e non da direttore sportivo. Ho cercato di farmi sentire molto tranquillo e di fargli capire che il passato è passato

Da chi sarà seguito per la preparazione?

Da Michele Bartoli, che fa parte del nostro staff tecnico. Non viene alle corse perché è una sua scelta, però a tutti gli effetti è con noi. A gennaio è stato in ritiro con noi e nelle riunioni parla apertamente di tutto, dei programmi a tutto il resto. Antonio è con lui, come pure Landa. Sono convinto che il clima familiare che abbiamo costruito sarà perfetto per lui. La nostra è una squadra di amici, di ex corridori che si conoscono da una vita e di personale affiatato. Penso che Antonio si troverà bene e che abbiamo da dargli la serenità di cui ha bisogno.

Il test completo delle nuove Campagnolo Hyperon Ultra

08.06.2023
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Le ruote perfette esistono e le nuove Campagnolo Hyperon Ultra rasentano la perfezione nell’impatto estetico e per quanto riguarda le prestazioni. Sono eleganti, ma al tempo stesso vestono la bicicletta. Si adattano ai diversi stili di guida, grazie alla reattività che mostrano in salita e nei rilanci, ma anche alle andature elevate in pianura. Eppure non sono mai eccessive, godibili anche quando si va piano. Sono oggettivamente belle da guardare, curate nel dettaglio più piccolo e nascosto.

Le abbiamo provate, le abbiamo messe alla frusta e le abbiamo configurate (senza il minimo problema) con una trasmissione che non fa parte della famiglia Campagnolo. Era il Giro d’Italia 2022 quando le abbiamo viste per la prima volta. Entriamo nel dettaglio.

Ruote da salita e non solo
Ruote da salita e non solo

Gratificazione e prestazioni

Le ruote Campagnolo sono tra i componenti più ambiti. Sono una sorta di obiettivo e punto di arrivo per i ciclisti che cercano un upgrade della bicicletta, della resa tecnica del mezzo e anche nei termini di gratificazione personale. Nel corso degli anni hanno sempre fatto collimare al meglio i materiali d’eccellenza, estetica e quelle performances che le hanno rese celebri.

Le nuove Hyperon Ultra racchiudono tutto questo come vuole la tradizione e alzano ulteriormente l’asticella. Non solo, perché queste ruote rientrano in una rinnovata concezione di Campagnolo, dove è presente anche la trasmissione Super Record Wireless.

Come sono fatte

Fanno parte della categoria di ruote dal profilo medio, hanno un cerchio completamente in carbonio e con un profilo di 37 millimetri. La larghezza totale è di 26,7 millimetri, con una forma panciuta, ma non eccessivamente wide nella parte centrale. Il canale interno è largo 21 millimetri, moderno e adatto ad interfacciarsi con i tubeless da 28 in su. Inoltre la costruzione del cerchio elimina l’utilizzo del nastro tubeless. La metodologia di costruzione con una sola congiunzione per un bilanciamento eccellente, il carbonio, le resine e la finitura lucida, ma anche le scritte, fanno del cerchio delle nuove Hyperon una sorta di blocco unico.

I nipples sono interni al cerchio del tipo Aero Mo-Mag. Nonostante questa soluzione, la tensione dei raggi è regolabile dall’esterno. I profilati sono in acciaio, 21 per l’anteriore e 24 per la ruota dietro, con incrocio differenziato. Nel punto di incrocio i raggi si sfiorano, ma non si toccano.

Rispetto al passato i mozzi sono stati completamente rivisti e sono diversi da quelli in dotazione alla famiglia Campagnolo WTO. Sono in alluminio, hanno un disegno asciutto ed essenziale, hanno delle flange laterali totalmente riprogettate, con l’obiettivo di far lavorare la raggiatura, ma senza risvolti negativi. I cuscinetti sono CULT, acronimo di Ceramic Ultimate Level Technology, scorrevoli e silenziosi. I mozzi, come vuole la tradizione, permettono di regolare il precarico dall’esterno.

Come vanno

Un paio di ruote possono cambiare le prestazioni dell’intera bicicletta? Si, le ruote cambiano completamente il carattere del mezzo meccanico e decisamente fanno la differenza. Nel caso delle nuove Campagnolo Hyperon Ultra, uno strumento dall’elevato tasso tecnico che rientra in un segmento hors categorie. Non si parla di un paio di ruote esagerate ed eccessive, cattive e “troppo” performanti. Le nuove Hyperon sono facili da guidare prima di tutto, prontissime a rispondere alle sollecitazioni e sempre incollate alla strada, adatte ad una tipologia di utenza diversa, per richieste, ambizioni e modo di guidare la bici.

E’ la salita il terreno ideale dove le Hyperon Ultra mostrano tutto il loro valore. Sempre scorrevoli a prescindere dalle coperture (le abbiamo utilizzate con i pneumatici tubeless da 28), molto fluide e per nulla stancanti anche nel lungo periodo.

In discesa e alle velocità elevate, ma anche nei tratti tecnici esprimono un valore quasi inaspettato, considerando il profilo medio del cerchio. Tengono la velocità per un tempo consecutivo molto lungo, al pari di una stabilità che può fare la differenza quando si sposta continuamente il peso del corpo: infondono sicurezza. Non sono esclusivamente le gomme, perché è il bilanciamento e la facilità di portare la ruota alla corda, due fattori che spostano il riferimento prestazionale verso l’alto.

In pianura e all’interno dei tracciati leggermente vallonati, mostrano una fluidità superiore alla media di questa categoria. Volendo fare un confronto, sono meno veloci delle Bora Ultra WTO 45 e 60, ma al tempo stesso (a nostro parere) sono più semplici da sfruttare da corridori con un peso leggero che usano i tratti pianeggianti come un trasferimento.

In conclusione

Le nuove Campagnolo Hyperon Ultra non sono paragonabili alle Hyperon con il cerchio dal profilo bassissimo che hanno fatto felici molti scalatori di un’epoca passata. Le nuove Hyperon (forse) sono ancora migliori. Sono il risultato di una serie di compromessi perfetti, ma il prodotto finale è tutt’altro che una via di mezzo.

Sono delle ruote d’elite, il prezzo di listino parte da 3.650 euro, di sicuro non economiche, che rientra nelle media della categoria. Anzi, se consideriamo i prezzi di alcuni competitors e la qualità delle nuove Hyperon, proprio il rapporto qualità/prezzo si alza in modo esponenziale.

Campagnolo

Alive Cycling, DMT e MCipollini, la vita da ex pro’ di Viel

08.06.2023
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Chi non lo conosce potrebbe pensare che fare tutto sia impossibile. Mattia Viel dal primo giorno in cui ha deciso di chiudere la sua carriera professionistica si è rimboccato le maniche e si è messo in gioco. Il suo ultimo progetto è Alive Cycling, un brand fondato insieme ad altri due amici Lorenzo Piotti e Stefano Natta. Prima di questo però c’è il Viel atleta, che ha partecipato in maglia azzurra al primo mondiale gravel della storia nel 2022. Ma c’è anche il Viel che oggi fa parte e collabora con il Gruppo Zecchetto, nello specifico DMT e MCipollini per quanto riguarda il marketing e la creazione di nuovi contenuti social. 

Mattia in tutto questo la bici non l’ha mai mollata e continua a fare eventi gravel, utilizzando questa disciplina come filo conduttore tra la sua vita da atleta e quella lavorativa. Uniamo i puntini e scopriamo il presente, progetti e futuro di un ex pro’ pronto a raccogliere le opportunità di una scuola di vita che sport come il ciclismo sono in grado di regalare. 

Qui Viel accanto a Sagan, alla partenza del mondiale gravel 2022
Qui Viel accanto a Sagan, alla partenza del mondiale gravel 2022

Opportunità

Lo avevamo sentito più di un anno fa, nel suo periodo di riflessione in Sud Africa quando il Mattia Viel al termine dell’ultima stagione in Androni Giocattoli, doveva ancora iniziare il suo percorso da ambassador e imprenditore. Oggi lo troviamo attore primario nel marketing di DMT e MCipollini e co-fondatore di Alive Cycling. 

«Ho cominciato con DMT da professionista – racconta Viel – quando ho smesso, è stata la prima azienda del Gruppo di Zecchetto a credere in me. Stesso discorso per MCipollini, con cui ho iniziato a collaborare in parallelo seguendo da vicino gli sviluppi delle bici gravel, dalla MC All road alla nuova Ago. Sfruttando gli studi di lingue, ho iniziato facendo diverse trasferte all’estero per supportare i distributori locali, con l’obiettivo di raccogliere feedback utili per l’azienda. Ma anche organizzando dei mini eventi come le social ride con i clienti, in cui ho potuto raccontare il prodotto trasmettendo esperienza e passione. Un esempio è stata la The Traka che ho vissuto con il doppio ruolo.

«Da quando mi è stata data l’opportunità, ho fatto questa scelta personale in cui ho posizionato prima il lavoro, poi la bici. E’ dura perché quando vedi i corridori vorresti essere ancora in mezzo a loro, ma so anche che questo nuovo capitolo mi piace molto e riesco ancora a combinare in parte il discorso del gravel con il mondo del lavoro. 

«Mi occupo – spiega – di creare dei contenuti, con una prospettiva più rivolta al dietro le quinte. Dopo aver seguito tutto il Giro d’Italia per DMT. Adesso mi trovo a Livigno con la UAE Team ADQ per portare a casa dei contenuti su una delle nostre ambassador, Alena Amialiusik. Mi piace molto questo modo di raccontare il ciclismo e di lavorare a stretto contatto con gli atleti, perché so come ci si sente a stare dall’altra parte».

Alive Cycling

Tre giovani imprenditori, appassionati e volenterosi di fare qualcosa di nuovo in un modo come quello del ciclismo, che corre e vive in mezzo a colossi internazionali. Parlando con Mattia scopriamo che dietro ad Alive Cycling si nasconde il concetto di performance, abbinato al divertimento e ad una community da costruire sui valori della passione per le due ruote. 

«Ho sempre avuto – racconta Viel – una mente creativa.  Combinare la passione e l’esperienza che ho raccolto da professionista è stata un po’ la chiave. Ci aggiungiamo il mio lato imprenditoriale e la voglia di fare qualcosa di proprio ed ecco Alive Cycling. Ovviamente non l’ho potuto creare da solo, infatti siamo tre ragazzi, tutti coinvolti nel settore. Io appunto ex professionista, Lorenzo Piotti coach e preparatore e Stefano Natta che ha esperienza nel mondo tessile. 

«Alive Cycling ci sta già regalando delle soddisfazioni – prosegue Viel – il nostro concept è molto incentrato sulla performance. Non vogliamo però che la comunicazione ricada solo su questo. L’obiettivo rimane la ricerca del dettaglio tecnico e della qualità. La nostra volontà è però anche quella di creare una community che porti tutti a condividere questa passione, sia in sella che una volta scesi dalla bici. Vogliamo far divertire anche la gente. Ad esempio, la prossima settimana, ci sarà il launch party dell’e-commerce di Alive con il Dj set, open bar e molto altro. Faremo delle social ride a tema, dove saremo preseti e trasmetteremo l’idea e la passione del brand».

La pratica del gravel rimane centrale nella vita di Mattia
La pratica del gravel rimane centrale nella vita di Mattia

Il gravel come collante

Per Viel, il gravel non è un fuoco di paglia. Ci ha sempre creduto fin dal primo giorno. Dalla sua convocazione al mondiale fino allo sviluppo dei prodotti. Oggi continua a far parte del suo percorso. 

«Il gravel – dice Viel – lo mantengo. Per me è un po’ come se fosse una vetrina. Ci ho creduto fin da subito. Andare avanti nella vita sfruttando ciò che mi ha insegnato la bicicletta è il mio motto. La mia vita fino a novembre dell’anno scorso, si basava sull’essere testimonial e atleta. Finito il mondiale gravel mi sono accorto che comunque vado per i 28 anni e il gravel ha avuto un picco di crescita che adesso si attenuerà e proseguirà con una crescita costante.

«Avessi qualche anno in meno potrei dedicarmici al 100% facendo il corridore, ma adesso voglio qualcosa di un po’ più concreto. Però perché mollarlo? Ci ho creduto e ci ho messo la faccia. Mi piace ed è la cosa fondamentale, quindi mi sono detto che è giusto rimanerci, magari anche come vetrina. Tant’è vero che io continuo a partecipare a degli eventi senza quella smania del risultato. Adesso la mia priorità è il lavoro.

«Senza la presunzione – conclude Viel – di essere un esempio da seguire, ma vorrei comunicare che il ciclismo ci ha insegnato tanto e dobbiamo farne tesoro per andare avanti nella vita. Non è un discorso economico, ma solo di grinta, passione ed ambizione».

Livigno, Svizzera e forse Tour: come sta Sobrero?

08.06.2023
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L’ultima volta era in partenza per l’Amstel. Avevamo sentito Matteo Sobrero alla vigilia della campagna delle Ardenne, punto di passaggio sulla strada del Giro d’Italia. Aveva spiegato che dopo la Liegi si sarebbe fermato a casa e non in altura, perché quelle due settimane gli sarebbero servite soprattutto per recuperare. Invece, arrivati a Pescara, abbiamo realizzato che Matteo il Giro non lo avrebbe fatto. Il suo allenatore Pinotti ha parlato di scelta condivisa, poi la corsa rosa è partita portando con sé ogni altra considerazione. Dov’è finito Sobrero?

«Mi ricordo di quell’intervista – sorride – ci eravamo sentiti che ero in aeroporto, ma alla fine c’è stato un cambio di programma. E’ stata una scelta della squadra, ma anche una mia richiesta. Ho fatto una primavera impegnativa, ho corso parecchio. Dopo le Ardenne sarei dovuto venire a casa per preparare il Giro. Però abbiamo visto che ai Paesi Baschi stavo già abbastanza bene, per cui parlandone con Pinotti, abbiamo concluso che avesse più senso fermarsi e recuperare. Andare in altura e preparare bene eventualmente il Tour. Non essere andato in quota prima del Giro e dover fare tutto di corsa non mi convinceva. Sarebbe stata una cosa un po’ troppo di corsa…».

Che fatica sul Muro d’Huy: Sobrero chiude la Freccia Vallone al 21° posto
Che fatica sul Muro d’Huy: Sobrero chiude la Freccia Vallone al 21° posto
Quasi una forzatura?

Vedendo anche com’è andato il Giro, con parecchia acqua e freddo, arrivandoci senza essere abbastanza forte, magari non lo avrei finito e mi sarei ammalato. Sono cose che non si possono sapere, sarebbe potuto anche andare benissimo, chi lo sa? Però sono contento, la squadra ha fatto un ottimo lavoro, è stato un piacere guardarli.

E tu che cosa hai fatto in quelle tre settimane?

Ho corso fino al Romandia. Dato che non facevo il Giro, dopo la Liegi mi hanno chiesto di volare direttamente in Svizzera. Ero un po’ stanco, specialmente dopo la Liegi. Poi ho staccato, sono rimasto una settimana senza bici, siamo andati a farci una vacanza a Firenze e quando sono tornato, ho ricominciato. Sono stato una settimana e poi sono andato per tre settimane a Livigno. Sono tornato domenica.

Due piemontesi al via della Liegi: Sobrero e Mosca
Due piemontesi al via della Liegi: Sobrero e Mosca
Sei andato da solo?

A Livigno non si è mai da soli. Mi è bastato arrivare lassù e ho sempre trovato ottima compagnia. Una sera siamo stati a salutare i ragazzi del Team Colpack, poi è venuto su anche Ganna e adesso che sono andato via, è arrivato Bettiol.

Per cui adesso come prosegue la stagione?

Domani parto e vado a fare Gippingen e poi il Giro di Svizzera, quindi i campionati italiani e poi si vedrà. Se la squadra mi porta al Tour, vado di corsa. Trovare un posto è sempre difficile, non vorrei dire una guerra, ma quasi. Io vorrei farlo, non ci sono mai andato. Allo Svizzera sarò tranquillo, ma vorrei anche far vedere qualcosa. Ci sono due crono, ma anche un livello partenti molto alto e io non sono più necessariamente solo un cronoman. Insomma, dovrebbero esserci Kung ed Evenepoel…

Dopo la Liegi, volo diretto per il Giro di Romandia e poi un periodo di stacco
Dopo la Liegi, volo diretto per il Giro di Romandia e poi un periodo di stacco
La rinuncia al Giro un po’ è pesata?

E’ logico che da italiano dispiace sempre non fare il Giro, specialmente quest’anno con la Bra-Rivoli che passava vicino casa. E’ stato anche un peccato che fossi in altura e non ho potuto essere qua a guardare la tappa dal vivo. Però alla fine me ne sono fatto una ragione. Anche perché mi piacerebbe davvero tanto andare a fare il Tour.

Tour che viene bene anche per preparare il mondiale…

Esatto, diciamo che il cambiamento potrebbe portarmi a ridisegnare la seconda parte della stagione, anche se a Glasgow non ci ho ancora pensato troppo. So che c’è la crono con l’arrivo in salita, che potrebbe essere adatta. 

Dopo il Romandia, per Sobrero una settimana di vacanza a Firenze con Carlotta (foto Instagram)
Dopo il Romandia, per Sobrero una settimana di vacanza a Firenze con Carlotta (foto Instagram)
Quale potrebbe essere allora un obiettivo ragionevole per te al Giro di Svizzera?

Eh, una bella tappa non sarebbe male, se proprio potessi scegliere. E’ la corsa del rientro e sinceramente non vedo l’ora. Adesso è un po’ che non corro più e mi manca proprio quell’atmosfera. Ero su in montagna da solo, guardavo sempre il Giro e mi dicevo che mi sarebbe piaciuto correre. E poi lo Svizzera viene prima del dell’italiano, dove secondo me posso provare a far bene in entrambe le prove.

Martin Nessler e l’arte di correre senza l’assillo di passare

07.06.2023
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«Io non penso al professionismo, non è un assillo. Io penso a dare il massimo. A non avere rimpianti in futuro. E quello che viene, viene…». Martin Nessler è senza dubbio un corridore particolare. Forte, ma senza lo stress di passare professionista. Prima di tutto c’è la passione per la bici. Un po’ come il rapporto tra Pinot e la vittoria: l’importante è pedalare.

Il trentino è approdato quest’anno alla Technipes-#inEmiliaRomagna. Ha trovato la vittoria, ma soprattutto un ambiente che ha rilanciato stimoli che forse erano venuti un po’ meno. 

In corsa, Nessler è un ragazzo che ragiona. Anche nel corso dell’ultima gara che ha conquistato – il Trofeo Matteotti di Marcialla – ha ragionato parecchio. Voleva entrare nella fuga ma è stato un bel po’ a vagliare l’idea se andare o no. Per fortuna il percorso gli ha consentito di rientrare sugli undici che erano scappati e cancellare i suoi dubbi.

«Poi – racconta – ho pensato: cavoli, però questa fuga qua potrebbe essere quella buona. Così sono riuscito a rientrare da solo. Ci hanno ripreso agli ultimi cinque chilometri, ma per fortuna ne avevo ancora».

Nessler vince il Trofeo Matteotti. Qualche giorno fa è stato 2° alla Due Giorni Marchigiana
Nessler vince il Trofeo Matteotti. Qualche giorno fa è stato 2° alla Due Giorni Marchigiana

Università e bici

Conosciamo meglio dunque Martin Nessler. Classe 2000, due stagioni al Cycling Team Friuli, una al Sissio Team, piccola e tenace squadra veronese, e adesso l’arrivo in una continental.

«Sono un ragazzo che studia e va in bici – racconta Nessler – studio scienze degli alimenti, quindi sono più incentrato sulla produzione dei cibi che non sulla nutrizione. Sono di Bolzano, ma vivo a Dro, vicino ad Arco di Trento. Sono una persona normale insomma…».

Ma essere ciclisti a quel livello non può significare persone normali: tutto è diverso. E la bici prende ogni anfratto della tua vita. La passione di allenarsi. Uscire con dei professionisti come i fratelli Bais, le ore di sella, gli impegni pre e post allenamenti, le gare, i viaggi…

«Sono arrivato in questa squadra per una scelta tecnica. Fino allo scorso anno ero in un team relativamente piccolo e credo mi abbia fatto bene».

Nessler all’ultimo Giro di Sicilia…
Nessler all’ultimo Giro di Sicilia…

Team strutturato

Nessler è uomo di Michele Coppolillo, colonna portante del team. La scorsa estate il “Coppo” alza il telefono e lo chiama. E la telefonata arriva nel momento giusto, Martin da quest’anno non sarebbe più stato under 23, sarebbe stato un “vecchio”, un elite e ci stava che sul piatto mettesse anche l’ipotesi di non correre più.

«Non sapevo se continuare o meno – spiega Nessler – ma se lo avessi fatto avrei voluto il salto di qualità. Sarei voluto andare in una squadra che facesse belle gare, e mi consentisse di fare belle esperienze».

E infatti Martin ha preso parte a gare come la Coppi e Bartali, il Sicilia… dovrebbe andare in Azerbaijan e non è finita.

Sprinter a sorpresa

Ma che tipo di corridore è? Scalatore, passista, passista veloce…

«Le due vittorie che ho fatto quest’anno e anche l’anno scorso, le ho fatte tutte in gare abbastanza impegnative con finale su uno strappo. Sinceramente non pensavo di essere veloce, però nell’ultima gara vinta ho battuto gente abbastanza veloce. Quindi direi che potrei essere un corridore per gare impegnative con finale non piatto».

«Pensate che proprio riguardo alla mia “non volata”, quest’inverno Francesco Chicchi mi prendeva in giro. Scherzando mi diceva che un palo era più veloce di me! Gli ho dimostrato che non sono poi così lento».

Nessler è stato chiamato da Coppolillo, ma il suo direttore sportivo di riferimento è appunto Chicchi. Tra i due c’è un rapporto di fiducia e se Nessler è maturato è anche merito suo, ma non solo…

«E’ anche una questione di vicinanza geografica e infatti mi segue parecchio anche Mario Chiesa. Ma comunque sì, con Francesco parlo molto».

In squadra, un grande clima costruttivo sin da questo inverno in Spagna
In squadra, un grande clima costruttivo sin da questo inverno in Spagna

Parola d’ordine: lavoro

«Cosa c’è stato di diverso in questa squadra? L’anno scorso eravamo in due o tre ragazzi che andavano più forte degli altri e mi sentivo un po’ sugli allori. Invece quest’anno c’è tanta competizione interna. Questo ti aiuta a fare di più. Io sono contento di essere riuscito ad emergere, ma sono ragazzi più forti di me. Quello che ci tengo a dire è che sono contentissimo perché in questa squadra, come l’anno scorso a dire il vero, quando un ragazzo fa risultato gli altri ragazzi sono più contenti di colui che ha vinto».

Che questa squadra fosse nata sotto una buona stella era noto. Dei buoni tecnici, tanta Italia e tanta professionalità. Per dire: questo inverno hanno fatto due ritiri…

«E non tutti i team continental possono permettersi due ritiri. In particolare il secondo in Spagna è stato proprio bello. Due settimane intense».

Kooij, quando vincere non basta mai

07.06.2023
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Olav Kooij ha un piccolo difetto: vince. Sempre e comunque. Qui in Italia abbiamo cominciato a conoscerlo un giorno di settembre del 2020, in quella stagione stravolta dalla pandemia con la Settimana Coppi e Bartali spostata a fine estate e con l’olandese che allora apparteneva al team Devo della Jumbo Visma, vincitore della prima semitappa a Gatteo a Mare. Già quell’anno portò a casa 7 successi internazionali, ma era ancora under 23.

L’anno dopo, approdato nella squadra maggiore, ha preso le misure, con sole 2 vittorie ma anche il bronzo iridato U23 in Belgio, nel 2022 ben 12 successi, quarto nella classifica dei plurivincitori e quest’anno è già ben avviato, con 5 vittorie di peso, battendo il fior fiore dei velocisti mondiali. Ma certe volte anche toccare la punta della piramide non basta a chi deve giudicare…

L’olandese ha vestito la maglia di leader alla Parigi-Nizza. Spesso riesce a far sue anche brevi corse a tappe
L’olandese ha vestito la maglia di leader alla Parigi-Nizza. Spesso riesce a far sue anche brevi corse a tappe

Un velocista… da classifica

Da qualche giorno gira nell’ambiente la notizia che a fine stagione le strade di Kooij e della Jumbo Visma si separeranno e considerando che si parla di un velocista di soli 21 anni, che nel team olandese è praticamente cresciuto, sembra davvero incredibile. Anche perché non stiamo parlando di un velocista comune.

Kooij ha una capacità innata di vincere, ma non solo le volate. E’ uno che capitalizza, che segue con attenzione l’evoluzione delle corse e che sa fare tesoro dei suoi successi, altrimenti non si spiegherebbe come nel suo curriculum spicchino anche corse a tappe come ZLM Tour o Circuit de la Sarthe.

Kooij è nato a Numansdorp il 17-10-2001. E’ alto 1,84 per 72 chili
Kooij è nato a Numansdorp il 17-10-2001. E’ alto 1,84 per 72 chili

La “fame” dello sprinter

«Puoi essere un ciclista professionista senza avere una completa mentalità vincente – affermava qualche giorno fa a Ride Magazine – ma non vai da nessuna parte se non senti dentro di te una totale voglia di emergere e di arrivare prima degli altri. Questo influisce anche sul mio modo di essere, completamente diverso quando salgo in bici.

«Per me, in quel momento, gli altri smettono di essere persone – ha spiegato Kooij arrivando anche a sfiorare il paradosso – sono avversari, corridori da superare, corridori che devono arrivare dietro quando passo la linea d’arrivo. Poi finisce tutto e si ritorna a com’era prima».

Sande, il belga appena riconfermato. Per lui invece trattative in stallo
Olav con Van Der Sande, il belga appena riconfermato. Per lui invece trattative in stallo

Il traguardo come una liberazione

Questi principi, sui quali fonda la sua attività, ma anche il suo modo di interpretare il mestiere di velocista lo hanno portato a essere accomunato a personaggi carismatici e caratterialmente anche spigolosi, come Cipollini o Cavendish e Kooij, onorato di essere affiancato a tali campioni, ha voluto specificare ulteriormente il suo pensiero.

«Un velocista non è come uno scalatore. In quei pochi secondi in cui si va a tutta raggiungendo velocità da auto in corsa, rischiando anche la vita come ad esempio è capitato a Jakobsen, devi avere carattere. Devi lottare per mantenere la posizione, devi avere qualcosa più degli altri per capitalizzare il lavoro di tutta la squadra e dell’intera giornata. Per questo quando taglio per primo il traguardo è come una liberazione, che ha un senso di bellezza epica per l’obiettivo raggiunto, ma anche il sapore della chiusura di una parentesi».

Kooij sta diventando sempre più popolare in Olanda, grazie alle vittorie e al carattere forte
Kooij sta diventando sempre più popolare in Olanda, grazie alle vittorie e al carattere forte

Un occhio verso Parigi

Questo atteggiamento lo ha portato a emergere sempre più velocemente. Chi bazzica nell’ambiente si è accorto che rispetto allo scorso anno è forse il velocista che più è progredito, tanto quanto De Lie che però ha caratteristiche un po’ diverse. Rispetto al corridore della Lotto Dstny, Kooij è velocista più puro, forse meno duttile tatticamente ma sfrontato al confronto con chiunque: «Io non ho paura di chi ho di fronte, ho il massimo rispetto per ogni avversario ma mai paura o senso di inferiorità. Posso giocarmela con tutti».

Parliamo di un ragazzo di 21 anni, che sa bene come programmare i grandi eventi tanto che molti lo additano come la vera carta da giocare al tavolo di Parigi 2024, una delle punte della spedizione arancione che non fa mistero di voler puntare alla top 5 del medagliere anche, anzi soprattutto grazie al ciclismo. Forse anche per questo la sua probabile fuoriuscita dalla Jumbo Visma non lo porterà lontano, visto che i “cugini” del Team Dsm si sono detti subito pronti ad accoglierlo. Meno vincolati alle esigenze di classifica dei loro capitani e più pronti a costruire un treno intorno a lui. Perché le vittorie contano e lui ne garantisce in buon numero…

Pasqualon, il Giro con Milan è un messaggio al cittì

07.06.2023
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Andrea Pasqualon ha ripreso a pedalare dopo il Giro d’italia. Primi passi con calma e poi si tratterà di alzare sempre di più il ritmo, con la testa sui campionati italiani e poi quelli del mondo. Sempre che Bennati decida di portarlo. Di sicuro il corridore che da quest’anno è approdato alla Bahrain Victorious (in apertura al Giro con la figlia Joyel) ha cambiato marcia e sicurezza e questo non è passato inosservato, soprattutto nei giorni in cui si è preso Milan sulle spalle e o ha lanciato nelle sue volate.

Che cosa hai fatto dopo il Giro? Dove sei?

Sono in Italia, perché il campionato italiano sarà qua in Trentino. Tornerò ad Andorra appena dopo il tricolore. Finito il Giro sono andato a fare la kermesse di Pieve di Soligo e poi quella del martedì a San Daniele del Friuli. I corridori italiani della squadra c’erano tutti ed è stato bello, veramente molto ben organizzato. Ci hanno lavorato Enrico Bonsembiante e Alessandro Ballan e hanno fatto veramente un ottimo lavoro. C’era tanta gente, si respirava l’aria di festa, l’aria di fine Giro. Sono le kermesse che portano pubblico, portano i ragazzini e anche amore per il nostro sport. In pratica ho fatto il Giro più altre due tappe. 

Un Giro molto positivo per la Bahrain Victorious e per Pasqualon, salito spesso agli onori della cronaca
Un Giro molto positivo per la Bahrain Victorious e per Pasqualon, salito spesso agli onori della cronaca
E poi?

Poi da mercoledì ho fatto qualche giorno di riposo e ho ripreso un po’ con palestra e da ieri anche in bici, con la prima uscita dopo 5 giorni. Abbiamo voluto fare uno stacco fra il primo periodo e l’inizio del secondo.

L’anno scorso sognavi di andare al mondiale e alla fine rimanesti con un pugno di mosche.

E il sogno è rimasto lì. Io ci metterò nuovamente il massimo per arrivare pronto a quel periodo. Dopo i campionati italiani andrò sicuramente una settimana ad Andorra e poi con la squadra cercheremo di preparare la seconda parte di stagione. Se sarò nel gruppo del mondiale, farò il Polonia che servirà per mettere a posto la gamba. Penso sia la cosa giusta che potrebbe darmi il ritmo giusto.

Hai già avuto contatti con Bennati?

Ci siamo parlati. La possibilità c’è, però giustamente dovrò meritarla. Sono anni che voglio indossare la maglia azzurra in un mondiale, ma non è mai arrivata. Penso che quello di Glasgow sarà uno degli ultimi percorsi che mi si addice, anche perché ho già 35 anni. I prossimi mondiali saranno anche duri e quindi non sarà facile entrare nella selezione. Quest’anno invece con un percorso così tecnico, penso di poter fare un determinato lavoro. Limare, stare davanti e soprattutto proteggere un capitano. Potrei essere una pedina importante, quindi stiamo a vedere se ci sarà la possibilità di farlo.

Arrivato nel team come appoggio per Mohoric, già alla Sanremo Pasqualon ha mostrato grande determinazione
Arrivato nel team come appoggio per Mohoric, già alla Sanremo Pasqualon ha mostrato grande determinazione
A proposito del tuo ruolo, sei stato decisivo anche in squadra al Giro d’Italia.

E’ un ruolo sicuramente che mi si addice e che mi piace. In precedenza non avevo un corridore di riferimento, adesso invece con Jonathan Milan ho trovato un gran velocista. Abbiamo visto tutti cosa riesce a fare, perciò da inizio anno abbiamo cercato di creare il miglior feeling fra la mia testa e la sua potenza.

Ha funzionato?

Abbiamo raccolto una vittoria al Giro e poteva scapparci sicuramente qualcosa in più, visti i quattro secondi posti che sono arrivati. Non è stato facile, perché tante volte ci trovavamo solamente in due. La squadra era costruita soprattutto in ottica classifica, con Jack Haig e Damiano Caruso. Non abbiamo pensato di portare una squadra per Jonathan, come penso che invece accadrà nei prossimi anni. 

In effetti sei parso spesso da solo…

Tante volte dovevo anticipare, fare da me la parte del penultimo uomo e anche dell’ultimo. Invece nell’ultima tappa a Roma tutta la squadra ha lavorato per Milan, abbiamo fatto un lavoro eccezionale e io ho corso davvero da ultimo uomo. Purtroppo però, Jonathan aveva avuto problemi intestinali due giorni prima, quindi si è ritrovato con le gambe vuote e non ha sprintato.

Secondo te si è convinto di essere un velocista o lo sta capendo piano piano?

Si sta convincendo che può essere uno dei velocisti del futuro. Il fatto di essere caduto alla Gand-Wevelgem e aver lasciato il Nord gli ha permesso di arrivare al Giro con una condizione eccezionale, ha trovato il picco di forma al Giro d’Italia ed è stato fantastico. E alla fine è stato la rivelazione di tutti, ma io lo sapevo. Lo avevo già visto.

Al via della tappa delle Tre Cime di Lavaredo da Longarone, per Pasqualon la visita dei genitori Ennio e Carmen
Al via da Longarone, per Andrea Pasqualon la visita dei genitori Ennio e Carmen
Quando?

Nel ritiro in Spagna. Una volta uscivamo da una rotonda e abbiamo fatto una volata. E questo qui mi ha tolto di ruota restando seduto, mentre io ero in piedi. Mi sono guardato con Mohoric e ci siamo detti che non avevamo mai visto quella potenza. E io ho detto a Matej: «Questo qui sarà il nuovo Cancellara». Al Giro faceva di quelle rimonte… Partiva dalla dodicesima posizione e andava a vincere le tappe oppure arrivava secondo. Questo vuol dire avere una marcia in più.

Che rapporto si è creato fra voi?

Oltre che di lavoro, un rapporto di amicizia. Siamo sempre insieme da dicembre, dividiamo la camera. Abbiamo fatto tutto il Nord insieme e adesso il Giro d’Italia. Abbiamo creato veramente un legame che va oltre il lavoro. Per questo mi dispiace che Johnny se ne vada. Ci tenevo a lavorare ancora con lui per anni, però non è detto magari un domani ci ritroveremo.

Un’intesa perfetta che però a Caorle non c’è stata: tappa a Dainese, Milan secondo e tu settimo…

Purtroppo ci siamo fatti fregare nell’ultima curva, quando io pensavo di averla ruota e invece non c’era. E’ stato un po’ ostacolato da Gaviria all’ultima curva. Pensavo che comunque avesse come punto di riferimento me, così ho cercato di andare a destra per metterlo a ruota di Dainese. Infatti ai 300 metri sono a ruota di Alberto, invece Johnny ha fatto la volata per conto suo, mentre io sono arrivato settimo per non buttare il lavoro fatto per metterlo alla ruota giusta.

L’intesa con Milan è nata già dal Saudi Tour, con la prima vittoria 2023 del friulano
L’intesa con Milan è nata già dal Saudi Tour, con la prima vittoria 2023 del friulano
Ti capita mai di sentire la mancanza della Intermarché?

No, perché ho trovato un gruppo bellissimo anche qui in Bahrain. Mi hanno subito voluto bene e mi hanno dato un ruolo fondamentale all’interno del team, un ruolo che mi piace veramente. Tante volte sono quello che parla con l’ammiraglia, parla con i ragazzi e decide anche le tattiche. Un ruolo in cui sono cresciuto negli anni e che sto facendo al meglio.

Siete un bel gruppo.

Una grande squadra. Anche con i direttori sportivi ho trovato subito un gran feeling e poi anche con i corridori. Con Caruso, Buitrago e Jonathan abbiamo creato il gruppo più bello con cui abbia corso in questi ultimi anni. E i risultati l’hanno dimostrato.

Zanatta e i giovani: «Chi gli insegna a vincere?»

07.06.2023
4 min
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Il tema dei ragazzi giovani che passano professionisti è uno di quelli destinati a non consumarsi mai. Negli ultimi anni si vedono sempre più atleti tra i 18 ed i 20 anni passare nel ciclismo dei grandi. La loro permanenza tra gli under 23 è minima, o addirittura assente, ma questi ragazzi non possono prescindere dagli step di crescita necessari. Il focus però si è spostato dalle formazioni under 23 alle squadre dei professionisti. 

Amadori, cittì della nazionale under 23 ci aveva parlato così a riguardo dell’Orlen Nations Grand Prix: «Sono convinto che corse del genere, per ragazzi così giovani che già sono professionisti, servano tanto. Insegnano loro a vincere e mettersi in gioco. Ne parlavo proprio con Rossato e Zanatta, diesse di Green-Project e Eolo-Kometa».

Il secondo posto di Piganzoli in Polonia ha fatto capire che le qualità ci sono, serve tempo per affinarle (foto PT photos)
Il secondo posto di Piganzoli in Polonia ha fatto capire che le qualità ci sono, serve tempo per affinarle (foto PT photos)

Il passaggio intermedio

Colta la palla al balzo, abbiamo cercato di capire capire come sia cambiato il ruolo del direttore sportivo. Tutto avviene con maggiore anticipo e le squadre si trovano sulle spalle maggiori responsabilità. Zanatta e la Eolo-Kometa hanno la loro ricetta. 

«Con gli ultimi tre o quattro fenomeni passati da junior a professionisti – inizia – tutti i ragazzi sembrano pronti a 18 anni. Ma non può essere così, una cosa secondo me è da guardare: chi ha fatto i giusti passaggi da giovane poi ha avuto una carriera più lunga. Con questa smania di cercare i giovani forti abbiamo perso tanti corridori e tanti ne perderemo. Albanese e Rota sono l’esempio di due corridori che si stavano smarrendo e che il nostro movimento ha dovuto recuperare. Anticipare la maturazione ti fa perdere determinati gradini, come quello di imparare a vincere, cioè essere competitivo».

Fancellu e Piganzoli nel 2022 hanno corso con la maglia della nazionale il Tour de l’Avenir (foto Zoè Soullard)
Fancellu e Piganzoli nel 2022 hanno corso con la maglia della nazionale il Tour de l’Avenir (foto Zoè Soullard)

L’esempio di Piganzoli 

Uno dei giovani professionisti che Amadori ha portato in Polonia è Piganzoli, secondo in classifica generale. Lui è un prospetto interessante, che da under 23 si è fatto vedere ed ora muove i primi passi tra i grandi. 

«Piganzoli – dice Zanatta – ha lottato spesso per vincere tra gli under 23, si è costruito la giusta mentalità grazie al fatto di correre sempre tra i primi. Non è un vincente perché non ha determinate caratteristiche, ma è un corridore abbastanza completo. Negli anni scorsi andava alle gare contento di provare a vincere, di mettersi in gioco. Un ruolo importante lo ha avuto la nazionale di Amadori, che gli ha permesso di correre in determinate vetrine come l’Avenir o il mese scorso in Polonia. Corse nelle quali si può confrontare con i migliori corridori della sua età. Non si deve cadere nell’errore di pensare che un giovane, anche se professionista, non possa fare gare con la nazionale under 23».

Albanese è uno dei corridori che rischiava di smettere, è stato recuperato dal progetto Eolo-Kometa
Albanese è uno dei corridori che rischiava di smettere, è stato recuperato dal progetto Eolo-Kometa

Errare è umano

«Molti ragazzi – aggiunge – passano perché lo vogliono i procuratori o i genitori, ma anticipano i tempi. E se lo si fa quando non si è pronti si vedono delle lacune: non sono abituati a vincere, nemmeno a provarci. Peccano nella lettura della gara, nei movimenti e nell’allenarsi. Pensate a Trentin ed Ulissi, corridori che a più di trent’anni sono in grado di capire la gara e di muoversi di conseguenza. Questo perché hanno avuto una giusta militanza tra i dilettanti e hanno avuto modo di imparare i fondamentali del ciclismo.

«Ora – conclude Zanatta – sono le squadre dei professionisti che hanno in mano la maturazione dei corridori, e bisogna fare le cose per bene. Quindi dare un programma a lungo termine, portarli alle corse giuste e permettergli di sbagliare. Da un errore imparano tantissime cose, vi faccio un esempio: venerdì scorso al Giro dell’Appennino Piganzoli, Tercero e Fancellu sono rimasti fuori dai primi. Ci siamo resi conto che migliorano, crescono e questo è importante. Ogni ragazzo matura ad un’età diversa e dobbiamo dare loro modo di farlo, bisogna lasciare i giusti margini».