Il poker tricolore di Ganna, nella fornace di Sarche

22.06.2023
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SARCHE – Un caldo appiccicoso e molesto come quello che a Faenza lo aveva annientato, relegandolo al quarto posto dietro Sobrero, Affini e Cattaneo. Quando ieri Ganna è andato a farsi un giro sul percorso della crono tricolore, ha mandato un messaggio proprio a Sobrero, scrivendogli che sarebbe stata magra.

«E quando diciamo che è magra – sorride rinfrancato Pippo nella sala stampa, ricavata al fresco della Cantina Toblinovuol dire che proprio non ce n’è, che va proprio tutto male. E lui mi ha ricordato che nel 2018 ci aveva già fatto un campionato italiano da under 23, arrivando secondo dietro Affini (si partiva e si arrivava a Cavedine, ndr). Sapevo che nella prima parte avrei sofferto veramente tanto per non perdere e rimanere vicino a loro. Nella parte centrale potevo fare la differenza, ma con questo caldo non è mai facile. Devi fare quasi come in altura, che devi abbassare di tanto i valori. Però è andato tutto bene, siamo riusciti a portare a casa questo bel risultato. Fa piacere essere tornati».

L’amarezza del Giro

Mano a mano che gli arrivi si succedevano, ci siamo resi conto che seppure breve, la crono li ha messi veramente alla prova. Arrivavano lanciati in fondo al rettilineo e uscivano dal percorso per dare modo al cuore di riprendere i battiti e non fermarsi troppo bruscamente.

«Fino a questo momento – racconta Ganna – è stata una stagione tra alti e bassi. Mi sembra di fare le partenze in pista: parto e mi fermo: parto e mi fermo… Speriamo che adesso si parta e si vada avanti, sennò la situazione diventa critica. L’ultimo colpo me l’ha dato il Giro, dovermi ritirare è stata la mazzata più grande. Ero partito con la voglia di finirlo con una squadra che era ben presente e ha fatto vedere di poterselo giocare fino all’ultima tappa.

«Tornare a casa mi ha lasciato un nodo allo stomaco, però purtroppo la capacità di rimettersi in gioco fa parte dello sport e dello sportivo. Saper trovare di nuovo la motivazione per andare avanti quando le cose non vanno come si deve. E questa volta ho ricominciato in altura insieme a Matteo Sobrero ed Elia Viviani. Abbiamo fatto un bel blocco di lavoro insieme, abbiamo passato dei bei momenti a Livigno, cercando di resettare il cervello per ricominciare».

Fra le sorprese di giornata c’è anche il quarto posto di SImone Velasco. Sono stati 20 i corridori all’arrivo
Fra le sorprese di giornata c’è anche il quarto posto di SImone Velasco. Sono stati 20 i corridori all’arrivo

Una maledizione da sfatare

Dopo Livigno c’è stato il Tour de l’Occitanie. Racconta Cioni che il programma originario prevedeva il Giro di Svizzera, ma un paio di giorni prima Ganna ha avuto dei problemi di stomaco e così la squadra lo ha dirottato sulla corsa francese. Non essendoci crono, gli hanno prima chiesto di mettersi a disposizione dei compagni. E poi nell’ultima tappa gli hanno permesso di andare in fuga, per provare a vincere ed è arrivato il quinto posto.

«Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo – annuisce Ganna –  in previsione di questi giorni. Forse di testa l’italiano è uno degli appuntamenti che patisco di più, perché ogni anno fa sempre caldo e soffri veramente. E’ il rientro alle corse dopo un lungo periodo, ma questa volta siamo riusciti a sfatare anche questo mito. Sono stato sui miei valori e ho fatto quello per cui mi sono allenato. Quindi adesso meglio pensare a recuperare, perché sabato ci sono altri 200 e passa chilometri da affrontare».

Un altro podio per Mattia Cattaneo, con un distacco di appena 24 secondi da Ganna

Freschezza e mondiale

A detta di Viviani, che si è allenato con lui a Livigno e lo scorterà sabato nella prova su strada, Ganna era motivato sulla crono, ma anche sulla prova in linea. Fino a ieri, anche Pippo avrebbe indicato Zana tra i favoriti, ma l’uscita di scena del veneto apre altri scenari.

«A differenza degli altri anni – sorride mentre sorseggia la granita che gli ha portato il suo massaggiatore – ho fatto sì dei blocchi di lavoro, ma anche tanti blocchi di riposo. Forse l’arma vincente è riuscire ad arrivare freschi, non finiti: sia mentalmente che di gambe. E’ un aspetto su cui ridiamo ogni volta col massaggiatore Baffi. Non aver finito il Giro e passare dall’Occitania potrebbe avvantaggiarmi nell’avvicinamento al mondiale? Vediamo e incrociamo le dita, perché certo quella maglia mi piacerebbe riprendermela».

Per Tiberi e la sua (ancora) fresca maglia del Bahrain, un buon quinto posto a 1’02” dal vincitore
Per Tiberi e la sua (ancora) fresca maglia del Bahrain, un buon quinto posto a 1’02” dal vincitore

Il club delle crono

Affini lo sapeva di essere stanco: lo aveva detto alla vigilia e lo ha dimostrato con il settimo posto. Invece Cattaneo e Sobrero, usciti forte dal Giro di Svizzera, lo hanno messo alla prova. E’ come se gli uomini delle crono formassero una famiglia nella grande famiglia del gruppo. E se Sobrero è notoriamente suo… cognato, sentire che Cattaneo ha definito un onore essere finito secondo dietro di lui, lo fa sorridere.

«Con Mattia l’anno scorso abbiamo fatto insieme l’europeo – sorride – abbiamo condiviso la stanza, passato bei momenti. Abbiamo guardato film, abbiamo riso. E’ un bravissimo ragazzo. Quest’anno nelle prime tappe del Giro, prima che anche lui dovesse ritirarsi, si diceva: “Caspita, l’anno scorso abbiamo fatto il Tour e in gruppo non riuscivamo mai a parlare. Qui almeno ogni tanto riusciamo a scambiare due parole”. E’ bello riuscire a trovare dei momenti di leggerezza anche durante la corsa, quando si è tranquilli. E forse ti aiuta a legare di più con le persone».

Una granita sul tavolo e il pieno di registratori davanti: Ganna si racconta
Una granita sul tavolo e il pieno di registratori davanti: Ganna si racconta

Tre contro tutti

Sabato sarà bene avere buoni amici.  I corridori che militano in squadre straniere sanno di essere circondati dai tanti italiani, che per questa sola volta all’anno giocano in superiorità numerica.

«Il problema di sabato – ammette Ganna – è anche il numero dei corridori. Siamo in tre contro squadre che ne hanno magari 12, quindi non sarà semplice. Cercheremo di stare passivi, poi se si avrà la gamba, magari nel finale si proverà a fare qualcosa. Ovviamente non potremo essere noi a dettare le regole della corsa, quindi mi aspetto una partenza forte, perché ci saranno tante squadre che vorranno avere i corridori in fuga per non dover tirare. Perciò adesso si recupera. E’ divertente essere nello stesso hotel con squadre di ragazzini che vengono a chiedere la foto, è bello pensare di poter regalare un sogno. Se poi arrivasse una bottiglia di buon Trento Doc, stasera ne avremmo per brindare…». Bottiglia consegnata, il brindisi avrà certamente la sua origine controllata.

L’assolo italiano di Romele al Giro Next Gen

22.06.2023
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Una vittoria italiana al Giro Next Gen. A metterla a segno è stato Alessandro Romele nella tappa Pergine Valsugana-Povegliano (foto in apertura photors.it). Un assolo in mezzo a tanti successi stranieri di tutto rispetto. Una medaglia che, se vista da una parte, dimostra il livello internazionale alto che ha mantenuto la corsa U23; guardandone invece il rovescio, un solo italiano a braccia alzate può far sorgere qualche interrogativo sul livello dei nostri. 

E’ giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, così abbiamo alzato la cornetta e chiamato Alessandro. Per lui è stato il terzo successo stagionale, il primo tra i “grandi” della sua categoria. Il diciannovenne del Team Colpack Ballan CSB ha dimostrato ancora una volta di essere un cecchino quando si parla di volate ristrette. Quando ci risponde, sta preparando la valigia per i campionati italiani, cronometro e strada. 

Gran Premio Liberazione 2023 la vittoria di Alessandro Romele
Gran Premio Liberazione 2023 la vittoria di Alessandro Romele
Partiamo da qui…Sono due obiettivi che si addicono alle tue caratteristiche questi due campionati italiani?

L’italiano strada purtroppo l’hanno un po’ cambiato. Prima era molto più adatto, adesso meno. Rimane sempre un obiettivo, poi lo è sicuramente anche quello a crono. Impegnativo, però non nascondo che comunque ci punto. Mi piacciono molto queste prove e quest’anno mi ci sono voluto dedicare di più.

L’hai preparata da tempo quindi questa crono?

Sì, fin da subito, parliamo di febbraio. Mi sono allenato spesso, anche se di gare a cronometro in Italia ce ne sono poche. Ho fatto quella di Romanengo e quella del Giro. Mancano un po’ le opportunità su cui misurarsi.

Veniamo alla tua vittoria al Giro Next Gen. Innanzitutto, con che forma ci sei arrivato? Tutto secondo i piani?

Sì, in realtà mi sono anche un po’ stupito della cosa, perché stavo già pedalando bene dall’inizio della stagione. Ho avuto la fortuna di fare i ritiri a Calpe e quindi penso di avere aver trovato la condizione fin da subito. Sono riuscito a centrare gli obiettivi, come il Liberazione e un’altra vittoria (Coppa Zappi, ndr). Per quanto riguarda il Giro c’era stata una programmazione da parte della squadra per l’altura. L’unica mia volontà è stata quella di poter andar via con la nazionale all’Orlen Nations Grand Prix. Questo ha portato a un cambio di piani, quindi sono salito in anticipo rispetto alla squadra. Dopodiché sono sceso da Livigno e sono andato via con la nazionale in Polonia. 

Romele all’Orlen Nations Grand Prix (foto PT photos)
Italia, Orlen Nations Grand Prix, Italia, Romele (foto PT photos)
Come mai questa decisione?

Sentivo che era un’opportunità che mi serviva e soprattutto perché penso che la maglia azzurra, vedendo un po’ le mie esperienze, mi ha sempre dato qualcosa in più a livello mentale e motivazionale. Sono andato senza aspettative e pienamente a disposizione della squadra. Al Giro penso di essere arrivato pronto, forse non alla prima tappa, però poi man mano che si andava avanti ho trovato la condizione perfetta.

La tappa di di Povegliano l’avevi cerchiata di rosso fin da subito o hai vissuto alla giornata?

In realtà avevo puntato alla tappa prima, la Cesano Maderno-Manerba del Garda, perché passava vicino a casa mia. Erano strade che conoscevo e mi sembravano adatte a me. Le salite erano dure, ma le abbiamo affrontate ad alta velocità regolare in gruppo e sono riuscito a stare lì. Nel finale mi sono ritrovato a lavorare per Meris e sono stato contentissimo di avergli tirato la volata aiutandolo a portare a casa un quarto posto. In più ha fatto ottavo Cretti e io decimo. La tappa del giorno dopo l’avevo guardata la sera. Non nascondo di aver pensato di non volerla fare arrivare in volata, anche perché noi non avevamo più il velocista e quindi l’ho vista come un’opportunità. 

Tre uomini in fuga: De Pretto, Alessandro Romele, Sergio Meris (photors.it)
Tre uomini in fuga: De Pretto, Alessandro Romele, Sergio Meris (photors.it)
Come hai costruito questa vittoria?

C’era una salita e poi giù in discesa e pianura fino all’arrivo. Ho colto un momento di buco a 500 metri dallo scollinamento e ci siamo trovati io, Sergio (Meris,ndr) e anche Luca (Cretti,ndr). Lì ho detto: «Ragazzi attenti, perché la Jumbo non può tenerla, visto che sono solo in due». Ho visto Sergio che mi aveva fatto un cenno come per dire: «Cosa facciamo?». Ha quindi piazzato lui il primo scatto con me ruota e poi, appena De Pretto si è messo a sua volta dietro a noi, siamo usciti. Abbiamo preso facilmente velocità e distacco nella discesa e siamo siamo riusciti a portare via la fuga decisiva.

Il finale com’è andato?

E’ andato tutto abbastanza linearmente verso l’arrivo. C’era accordo, ma nel finale giustamente De Pretto ha smesso di collaborare. 

La volata a tre è un po’ il tuo asso nella manica. Tu e Meris vi siete messi d’accordo?

Non ci siamo parlati tanto. Vedevo tanta concentrazione. Tanta voglia di arrivare perché comunque era anche un suo obiettivo quello di fare un bel risultato al Giro. Io mi sentivo bene e sicuro. Come avevo dimostrato anche al Liberazione, nelle volate ristrette mi trovo molto a mio agio.

L’altra volata ristretta vinta da Romele alla Coppa Zappi (foto Stefano Ballandi)
L’altra volata ristretta vinta da Romele alla Coppa Zappi (foto Stefano Ballandi)
Infatti la volata l’hai vinta proprio bene…

Conta effettivamente anche essere veloce, però alla fine se uno è veloce, ma arriva stanco dopo 120 chilometri di fuga, c’è poco da fare. Io stavo bene e ho sfruttato tutte le mie caratteristiche.

E a livello emotivo invece, come è stato per te vincere una tappa al Giro Next Gen?

Era il mio primo Giro. L’emozione più forte della mia, diciamo, piccola carriera. Ed è sicuramente senza dubbio la gara con il livello generale del gruppo più alto. C’erano tutti i giovani più forti. Sono veramente contento. Ripaga dei tanti sacrifici e tutto quello che abbiamo fatto quest’anno per alzare l’asticella.

Adesso obiettivo italiano poi riposo?

E’ da inizio anno che andiamo a tutta. Ho fatto tanti giorni di gara nonostante qualche stop, dovuto a qualche momento di malattia. Da lunedì vediamo di fare un po’ il punto della situazione e organizzare il finale della stagione e perché no, magari riuscire a guadagnarsi un posto con la nazionale per gli appuntamenti più importanti. Sarebbe veramente bello.

Dalla ex Germania Est arriva Wilksch. Sarà il nuovo Ullrich?

22.06.2023
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Facendo un po’ di pronostici alla vigilia del Giro Next Gen, era spuntato fuori il nome di Hannes Wilksch. Ventunenne della Germania, di quella parte che, quando ancora c’era il Muro, faceva faville a livello dilettantistico. Se lo cercate tra i plurivincitori il suo nome non c’è, eppure guardando le classifiche delle principali corse a tappe under 23 non fallisce un colpo e intanto cresce.

Alla Tudor avevano visto giusto a fine 2022, individuando in Wilksch un talento da far crescere con calma, prelevandolo dal Team DSM dove era già da tre anni per dargli più responsabilità. Il tedesco ha risposto da par suo, finendo sul podio sia all’Orlen Nations Cup che nella corsa italiana, affrontando tutti i migliori della categoria. E non è finita qui…

Wilksch ha costruito il suo podio con due Top 10 e soprattutto l’attacco a Pian del Cansiglio
Wilksch ha costruito il suo podio con due Top 10 e soprattutto l’attacco a Pian del Cansiglio

Per questo abbiamo voluto conoscerlo più da vicino, come uno dei migliori prospetti della categoria, soprattutto per le gare di più giorni, partendo proprio dal chiedere dove nasce questa sua particolare propensione.

«Non lo so. È una domanda difficile. E’ un po’ anche la mia natura, il fatto che in salita riesco a emergere, che la fatica non mi fa paura. Perché il nostro è un mestiere duro, che richiede grandi sacrifici sperando che il fisico risponda come ci si attende».

Il podio del Giro Next Gen, dove Wilksch ha chiuso terzo a 2’02” da Staune Mittet
Il podio del Giro Next Gen, dove Wilksch ha chiuso terzo a 2’02” da Staune Mittet
Quali pensi siano le doti principali per emergere nelle corse a tappe e pensi di averle tutte?

Innanzitutto penso che prima di tutto si tratti di avere doti di recupero. Per essere in buona forma ogni giorno e riuscire a evitare di avere una brutta giornata, che è poi quella che spesso decide tutto. Devi essere concentrato ogni giorno. Non importa se è il giorno dello sprint, della scalata, del cronometro, devi essere davvero concentrato ogni giorno perché altrimenti hai un incidente ed è tutto finito. E’ davvero una questione di testa, quanto e forse più del fisico. Io penso di avere queste doti, ma devo migliorare ancora.

Hai colto il 3° posto a Orlen e al Giro Next Gen: qual è stata la corsa più difficile da gestire?

Ogni gara è difficile a modo suo. In Polonia, per esempio, non c’erano salite così lunghe, solo un po’ più secche e gli strappi secchi mi mettono in difficoltà. Preferisco le lunghe salite. E’ difficile dire quale gara sia più difficile, sono solo diverse. Ma il livello in entrambe le gare è stato davvero alto. In Polonia c’erano anche professionisti come Piganzoli e si vede che hanno un’altra gamba…

Fondamentale è stato il supporto del team contro la corazzata Jumbo Visma (Foto Anouk Flesch)
Fondamentale è stato il supporto del team contro la corazzata Jumbo Visma (Foto Anouk Flesch)
Tu praticavi calcio e mtb, poi nelle scuole sportive di Francoforte e Cottbus ti sei appassionato al ciclismo su strada…

Ho iniziato con il calcio da bambino, a 6-7 anni. Ma l’ho fatto solo sei mesi, poi non mi divertivo più. Già da bambino andavo molto in mountain bike e con i miei genitori, con mio padre soprattutto solo nel fine settimana. Quello mi piaceva, così siamo andati in un piccolo club vicino a casa mia a Straussberg e lì sì che mi divertivo… Molto presto ho iniziato anche con le corse e me ne sono innamorato. Dicono che è meglio iscriversi a una scuola sportiva come quelle di Francoforte o Cottbus solo perché hai più supporto, hai un allenatore, puoi viaggiare per le gare, hai più tempo per la formazione accanto alla scuola. Quindi prima sono andato a Francoforte per tre anni, ho fatto la mia attività lì nella mia scuola, poi sono andato a Cottbus per altri quattro anni, ma è stata dura.

Perché?

Non vivevo più a casa. Dovevo stare lì in appartamento o come si dice “a pensione”: la mattina a scuola, pomeriggio ad allenarsi, nel fine settimana alle gare. Farlo a 10-11 anni, lontano dai genitori è davvero difficile. Pensandoci ora, credo che comunque sia stata una buona decisione da prendere, perché impari molto per la tua vita. Impari a lavarti i vestiti a dieci anni, non è poco…

Con il quartetto tedesco Wilksch ha conquistato l’oro ai mondiali juniores 2019
Con il quartetto tedesco Wilksch ha conquistato l’oro ai mondiali juniores 2019
Come mai non fai più attività su pista, dopo essere stato campione del mondo (nell’inseguimento a squadre da junior)?

A Cottbus e Francoforte c’è grande attenzione per la pista. Il ciclismo in realtà in tutta la Germania si concentra maggiormente sulla pista e devo dire che ero davvero bravo. Siamo stati campioni del mondo, abbiamo anche stabilito il record mondiale e anche nella madison ero giunto secondo, mi stavo divertendo ma non sono mai stato il migliore in pista. Ero campione del mondo ma non ero al massimo livello. Potevo farcela con molto duro lavoro, molto allenamento della forza in palestra accrescendo la massa muscolare, ma poi è arrivato il covid che ha fermato tutto. Mi sono allenato da solo e all’improvviso ho capito che dovevo investire sul ciclismo su strada.

Negli ultimi anni la Germania sta presentando molti corridori di valore, da Kamna a te ed Herzog. Secondo te da che cosa dipende, c’è più seguito per il ciclismo rispetto a 10 anni fa?

Questa è una bella domanda. E’ solo che forse in alcuni anni hai atleti più talentuosi, in altri anni un po’ meno. Tra l’altro non è neanche una questione geografica, perché io vengo dalla Germania Est ma Herzog dalla zona a ridosso dell’Austria. Ci alleniamo in maniera diversa, davvero non so perché questo periodo sia così prolifico. E’ il bello dello sport.

Qui al Tour de l’Ain 2022, dove ha vinto la classifica per gli scalatori
Qui al Tour de l’Ain 2022, dove ha vinto la classifica per gli scalatori
Chi è il tuo corridore preferito?

Quando ero piccolo ammiravo Fabian Cancellara e ora me lo ritrovo come capo della squadra e questo è davvero bellissimo. Ma anche corridori come Froome o Thomas. Mi piace molto guardarli e vederli correre.

Tu hai già corso il Tour de l’Avenir. Rispetto al Giro Next Gen pensi sia più adatto a te?

Come detto prima, ogni gara è diversa. L’anno scorso li ho fatto entrambi finendo sempre settimo. Al Giro secondo me i primi giorni sono più frenetici, più nervosi perché è un modo diverso di correre. In Francia, influiscono altri fattori come il vento, i ventagli, c’è sempre molto nervosismo anche in pianura e devi essere attento a non essere schiacciato dalla pressione. Ci sono poi giorni con due tappe, una cronoscalata al mattino e una tappa di montagna di pomeriggio, penso che molto si deciderà lì. Ma anche il Giro è durissimo: io ho attaccato nella settima tappa, ma non credevo fosse così dura. Correvano tutti come se fosse una classica belga. Senza giorno di riposo. Quindi questo lo rende davvero difficile. E’ anche per questo che entrambe sono le gare più importanti tra gli under 23, credo.

Crono tricolore, percorso decifrato con De Marchi

22.06.2023
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COMANO TERME – E’ da quando finì secondo dietro Ganna a Cittadella nel 2020 che la crono tricolore per De Marchi è diventata una simpatica ossessione con cui convivere. Forse lo era diventata già l’anno prima, sulle strade di Bedonia, quando gli finirono davanti ancora Ganna e anche Bettiol. E se nelle ultime due stagioni le cose non sono mai andate come avrebbe voluto, dopo il bel Giro d’Italia con la nuova maglia del Team Jayco-AlUla il pensierino per la prova di oggi a Comano Terme è tornato a bussare forte nei suoi sogni.

Per questo era andato al Giro di Slovenia e potrete pertanto capirne le maledizioni quando nella prima tappa di Rogaska Slatina è caduto, battendo violentemente le costole. Non ci si abitua mai a finire per terra, soprattutto se l’infortunio è diventato un assiduo compagno di viaggio. Però questa volta Alessandro non si è arreso. E avuta dalle radiografie la conferma che non ci fosse frattura, il giorno dopo è partito regolarmente verso Ormoz e ha concluso la tappa all’ultimo posto, scortato da Lucas Hamilton, dopo aver tirato in testa al gruppo per 90 chilometri, con addosso una rabbia pazzesca.

Dopo la caduta del primo giorno, lo Slovenia di De Marchi è stato lavoro per la squadra e ricerca della condizione
Dopo la caduta del primo giorno, lo Slovenia di De Marchi è stato lavoro per la squadra e ricerca della condizione

Una crono particolare

Che abbia gli occhi sul campionato italiano che si correrà oggi, l’hanno capito anche gli organizzatori di Comano Terme 2023, cui la presenza del friulano sul percorso è stata segnalata nei giorni successivi al Giro d’Italia.

La gara sarebbe dovuta partire alle 16,45, ma è stata invece anticipata alle 12, quando il picco del sole sarà all’apice: ieri la temperatura era di 34 gradi e vista la durezza del percorso, ci troveremo davanti a uno scenario come quello in cui, nel caldo di Faenza 2021, Sobrero approfittò del percorso meno scorrevole del solito e anticipò Affini e Cattaneo, con Ganna furibondo, quarto e fuori dal podio.

«E’ un percorso impegnativo – spiega De Marchi – e particolare per una crono (finalmente dico io). Non è il classico piattone da spingere, restando in posizione. E’ sicuramente un tracciato che ti obbliga a interpretare bene lo sforzo e ragionare sulla strategia da usare. Mi viene da dire che sia questo il bello delle crono».

Percorso a due facce

Il percorso a ben guardare è diviso in due parti: primo tratto in salita fino al Passo San Udalrico (chilometro 10,7) e la discesa per 5,7 chilometri, infine un tratto pianeggiante fino all’arrivo.

«Percorso da dividere in due – prosegue De Marchi – i primi 13 chilometri, poi i restanti 10 abbondanti. Ne primi 13 c’è in partenza un tratto breve di pianura scorrevole che porta verso il primo tratto in salita, la più ripida. Sono 2,5 chilometri, divisi in due scalini intorno al 7-8 per cento.

«In cima non si scollina, perché inizia il primo tratto di falsopiano da spingere, roba da circa 40 all’ora, difficile fare più. Fatto questo tratto di circa 6-7 chilometri, arrivi all’ultimo dente, il falsopiano si fa più ripido negli ultimi 2 chilometri abbondanti, anche questi sempre in spinta». 

Ganna sarà in gara per difendere la maglia tricolore conquistata lo scorso anno a San Giovanni al Natisone
Ganna sarà in gara per difendere la maglia tricolore conquistata lo scorso anno a San Giovanni al Natisone

Finale veloce e tecnico

Finisce così il tratto difficile e ne inizia uno sicuramente più veloce e tecnico, che dalla discesa proietterà i corridori come missili vero il traguardo della località Sarche, da cui la crono prende anche il via.

«Scollini e inizia una discesa molto veloce e tecnica – conferma De Marchi –  in cui si ha il primo momento di respiro vero. Verso fine discesa c’è un altro dentello in falsopiano da saltare letteralmente a tutta, che ti porta verso il tratto finale su strada stretta. E’ tutto un dentro e fuori, da pedalare forte, ma anche da guidare bene. Gli ultimi 3 chilometri sono lineari e veloci. E’ una gran bella crono, difficile da interpretare e quindi secondo me molto aperta».

Buon campo partenti

Fra coloro che sono usciti dal Giro e hanno centellinato le forze e quelli che invece sono in rotta sul Tour, la crono tricolore vedrà al via i nostri migliori specialisti. Sobrero, uscito dal Giro di Svizzera e diretto sul Tour. Ganna, che ha lasciato il Giro per Covid dopo la settima tappa ed è andato in cerca di condizione alla Route d’Occitanie. Mattia Cattaneo, miglior italiano (7° a 39 secondi da Ayuso) nella crono finale del Giro di Svizzera, passando per Baroncini che cresce e arrivando ad Affini. Il mantovano non ha più corso dopo il Giro d’Italia vinto al fianco di Roglic ed è qui sperando di tirare fuori una giornata speciale.

«Non mi arrendo – dice – ma sono consapevole della mia condizione e che su un percorso come questo si vince essendo davvero forti. Spero che si possa tirare fuori la grande giornata. Il caldo sarà un fattore di cui tenere conto, ma rispetto a Faenza, qui l’asfalto è buono. Nonostante questo, non userò rapporti da piattone. Davanti avrò il 43-56 mentre dietro parto con il 10-33».

Il programma di Comano tricolore si aprirà fra due ore, alle 9, con le crono juniores maschile e femminile. Alle 11 toccherà agli under 23, alle 12 corrono i professionisti e a partire dalle 15,30 toccherà agli allievi uomini e donne. Il caldo è piuttosto feroce e umido, le previsioni meteo parlano di qualche scroscio notturno.

Il segreto per durare è nell’umiltà: parola di Ulissi

21.06.2023
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In un giorno di maggio, per la precisione nel giorno della partenza del Giro da Napoli, ragionando con Diego Ulissi venne fuori un concetto su cui nei giorni successivi avremmo ragionato a lungo.

«Non ce ne sono poi molti di corridori italiani con il mio palmares – disse il toscano – eppure sembra che nessuno se ne accorga e si parli sempre di altri».

Diego Ulissi compirà 34 anni il 15 luglio. E’ alto 1,75 e pesa 63 chili. In carriera ha centrato 45 vittorie
Diego Ulissi compirà 34 anni il 15 luglio. E’ alto 1,75 e pesa 63 chili. In carriera ha centrato 45 vittorie

L’umiltà vincente

Non era una richiesta di popolarità: chi conosce Diego sa quanto sia felice lontano dai riflettori. Ma di certo testimoniava l’andazzo di questo ciclismo che si stupisce per i piccoli gesti dei più giovani e magari dà per scontata la solidità degli atleti più maturi. Spesso questo crea problemi, nella misura in cui l’esaltazione prematura fa saltare la verticalità dei rapporti e l’anzianità che un tempo “faceva grado” viene da alcuni tollerata con fatica.

«Le carriere si sono accorciate – commenta – è inutile girarci intorno e io non voglio nemmeno andare avanti chissà quanto. Sono il primo a dire che in un futuro anche molto vicino, prima di quello che si pensi, potrei dire basta. Sono passato giovane, di anni ne ho fatti, mi sono preso le mie soddisfazioni e andare avanti a oltranza lo troverei patetico. Verrà il giorno in cui vorrò mettermi a sedere a godermi i sacrifici che ho fatto in questi anni. E intanto mi muovo in questo gruppo in cui vedo molta anarchia e mancanza di umiltà, che in teoria dovrebbe essere la base di tutto. Insomma, se il futuro è questo, un po’ mi preoccupa, diciamo così».

Al Tour of Oman, per Ulissi anche una soddisfazione personale a Yitti Hills
Al Tour of Oman, per Ulissi anche una soddisfazione personale a Yitti Hills

La sfida tricolore

Pochi giorni fa, il livornese che vive a Lugano con sua moglie e le due bambine, ha sfiorato il successo al Giro di Slovenia, che in passato ha già vinto per due volte. Si è piazzato terzo a 23 secondi da Zana: un distacco in apparenza esiguo, ma difficile da colmare. Per cui a questo punto, dopo aver corso le classiche in appoggio a Pogacar e il Giro per Almeida, non resta che il campionato italiano e poi si potrà tirare un po’ il fiato.

«La verità – sorride – è che in Slovenia Zana era superiore a tutti. Io ero lì alla pari con gli altri, però il terzo giorno ho picchiato una bella botta e mi sono fatto male alle costole. Ne sto pagando ancora il conto e di sicuro l’ho pagato nei giorni successivi. Il campionato italiano capita in un periodo di buona forma, ho le gambe buone però sono anche stanco. Onestamente ho voglia di tirare il fiato. Perciò andrò sicuramente in Trentino per fare bene, anche se partirò il giorno prima. Non credo serva andare a vedere il percorso con troppo anticipo. So che è impegnativo e poi avrò tempo di impararlo girandoci sopra in corsa».

Al Giro Ulissi ha corso in appoggio per Almeida: il portoghese gli va a genio per l’interpretazione di gara (foto UAE Team Emirates)
Al Giro Ulissi ha corso in appoggio per Almeida: il portoghese gli va a genio per l’interpretazione di gara (foto UAE Team Emirates)

Il Giro con Almeida

La corsa rosa è andata bene, anche se rispetto al Diego Ulissi capace di vincere otto tappe negli anni scorsi, quello visto quest’anno è stato più un uomo squadra, votato alla causa di Almeida. Una sola fuga “vera” nel giorno del Bondone e poi sempre nei ranghi, come da richiesta.

«Stare sempre vicino a Joao – spiega – è stato parecchio dispendioso, non c’è mai stata una tappa in cui abbia potuto tirare il fiato, magari fare gruppetto e risparmiarmi. Niente di tutto questo. Però alla fine è andata benissimo così, perché ho sentito belle sensazioni per tutto il tempo. Sono stato di grande aiuto e di questo sono contento, perché abbiamo ottenuto un grande risultato. Allo Slovenia ho dimostrato di avere ancora una buona gamba. Per sabato servirà anche fortuna, perché partiamo solo in quattro (con lui ci saranno Trentin, Formolo e Covi, ndr) e non sarà una gara semplice da gestire».

Al Giro di Slovenia il terzo posto finale è venuto sullo slancio della buonacondizione di Ulisssi al Giro d’Italia
Al Giro di Slovenia il terzo posto finale è venuto sullo slancio della buonacondizione di Ulisssi al Giro d’Italia

Tre talenti di casa

In questa fase di riposo, che come abbiamo visto autorizza i primi bilanci, la curiosità è capire come ci si muova e che cosa abbia notato nei tre giovani talenti di casa UAE Team Emirates, che stanno monopolizzando il ciclismo: da Pogacar ad Ayuso, passando per Almeida.

«Sono felicissimo della carriera che ho fatto – conferma Ulissi – le mie 45 vittorie non sono poche, ho le 8 tappe del Giro, l’Emilia, la Milano-Torino e anche Montreal. Continuerò a divertirmi e andar forte fino a che ne avrò voglia. La squadra è felicissima di me, anche perché sono qui da una vita, da sempre (Diego divenne professionista nel 2010 nell’allora Lampre, che negli anni è diventata UAE Emirates, ndr).  Quanto ai nostri giovani, Pogacar è su un pianeta a sé. E’ irraggiungibile, è un fenomeno: quello che fa lui, al momento non lo fa nessuno. Può vincere i grandi Giri, come pure il Fiandre, la Sanremo e il Lombardia. Ayuso sta crescendo alla grande. Già l’anno scorso ha ottenuto un grande podio alla volta e nonostante quest’anno sia partito in ritardo per dei problemi fisici, ci ha messo davvero poco per vincere gare importanti. E poi c’è Almeida, che mi piace molto per come interpreta la gara. Penso che abbia ampi margini di crescita e può davvero arrivare a vincere un grande Giro. Cosa dire? Per fortuna ce li abbiamo tutti noi…».

Oltre a Ulissi e Covi, qui sopra, nella UAE Emirates dei tricolori ci saranno anche Trentin e Formolo
Oltre a Ulissi e Covi, qui sopra, nella UAE Emirates dei tricolori ci saranno anche Trentin e Formolo

Un’estate al mare

Dice di aver parlato con Bennati di un eventuale impegno ai mondiali, che fatti ad agosto scombussolano un po’ la sua routine. Dice che comunque quest’anno non farà il Polonia, ma dopo agosto il suo programma sarà prevalentemente popolato di classiche. E poi, questa volta con gli occhi che luccicano, aggiunge che dopo il campionato italiano se ne andrà al mare di casa sua, giù a Donoratico.

«La montagna è bella – ride come un bambino – ma io sono un uomo di mare e preferisco riposarmi nei posti in cui sono nato, che ci posso fare?».

Se la ride, le vacanze sono nel mirino. Genuino, schietto, riservato e fortissimo come sempre. Ciao Diego, ci vediamo sabato sul percorso tricolore di Comano Terme.

Il Giro Next Gen di De Pretto: fatica e tanta esperienza

21.06.2023
5 min
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La strada che porterà Davide De Pretto ai campionati italiani under 23 è scandita dalle fatiche accumulate al Giro Next Gen. Il corridore della Zalf Euromobil Desirée Fior è sempre stato di poche parole, ma la corsa rosa per under 23 gli ha sciolto la lingua. Lui, atleta di una continental italiana, da tempo nel gruppo azzurro di Amadori, ha corso sempre con i primi. Ragazzi della sua stessa età che tuttavia hanno alle spalle un calendario di gran lunga differente

Sul traguardo di Povegliano De Pretto è stato anticipato da Romele, terzo Meris (foto LaPresse)
Sul traguardo di Povegliano De Pretto è stato anticipato da Romele, terzo Meris (foto LaPresse)

La maglia ciclamino

De Pretto ha vinto la classifica a punti (immagine photors.it in apertura), portata a casa con certezza solamente sulle rive della città di Trieste, con un settimo posto. Cinque top 10 in otto tappe, è mancata la vittoria, ma la costanza del ragazzo di Thiene è stata premiata. Così il 21enne è tornato a casa con una maglia diversa da quella con la quale era partito: quella ciclamino. 

«Il principale obiettivo del Giro Next Gen – racconta da casa – era vincere una tappa. Mi è sfuggita per un pelo, proprio a Povegliano sono arrivato secondo alle spalle di Romele. Quel giorno ho conquistato la maglia ciclamino e l’ho portata fino a Trieste. Non senza fatica, visto che la fuga di Cretti all’ultima tappa l’ha messa in pericolo. Dovevo finire in top ten e ci sono riuscito».

Il secondo posto gli ha portato la maglia ciclamino, difesa poi fino a Trieste (photors.it)
Il secondo posto gli ha portato la maglia ciclamino, difesa poi fino a Trieste (photors.it)

Buone premesse

Due piazzamenti sul podio, ma mai sul gradino più alto: il rammarico c’è, però De Pretto si è confrontato con i migliori al mondo. Non è un atleta da corse a tappe ed i suoi piazzamenti lo hanno messo comunque in buona luce. 

«Arrivavo dalla vittoria del De Gasperi – riprende – quindi mi sentivo bene ed ero fiducioso riguardo le mie qualità. Non aver corso con la nazionale in Polonia mi ha tolto qualcosa, questo Giro Next Gen è stata la prima corsa a tappe della mia stagione. Però una volta in strada sono andato subito forte. Il terzo posto di Cherasco, sul quel traguardo che tirava all’insù, si sposava bene con le mie caratteristiche». 

Proprio in mixed zone ad Agliè, un addetto ai lavori aveva fatto notare a Busatto che la tappa di Cherasco si avvicinava al finale della Liegi U23. Corsa vinta dal portacolori della Circus-ReUz, nella quale De Pretto è arrivato terzo, piazzamento replicato anche sul traguardo piemontese. 

Sulle strade di casa si è trovato ancora una volta in inferiorità numerica, proprio come al Belvedere (photors.it)
Sulle strade di casa si è trovato ancora una volta in inferiorità numerica, proprio come al Belvedere (photors.it)

Il rammarico di casa

Ma è a Povegliano che De Pretto ha quasi messo le mani sulla vittoria di tappa. Ancora una volta è stato ingabbiato in una morsa a due, come successo al Belvedere. I colori questa volta erano quella della Colpack-Ballan e non quelli della Jumbo-Visma Development. 

«Ci tenevo particolarmente a quella tappa – dice con un filo di rammarico ancora incastrato in gola – sapevo che i velocisti avrebbero fatto fatica. Quelle strade le conosco bene, sono vicine a casa, sono un susseguirsi di mangia e bevi senza respiro. Siamo andati via dopo tanti tentativi, ma anche questa volta gli avversari erano in superiorità numerica e mi hanno messo nel sacco».

In aprile De Pretto si era già confrontato con Staune-Mittet (al centro), il vincitore del Giro Next Gen (photors.it)
In aprile De Pretto si era già confrontato con Staune-Mittet (al centro), il vincitore del Giro Next Gen (photors.it)

Gli stranieri

Gli stranieri hanno fatto incetta di vittorie di tappa in questo Giro Next Gen, i nostri colori si sono difesi bene. De Pretto è stato sempre uno dei più attivi, il veneto è tornato a confrontarsi con Staune-Mittet, vincitore del Giro, a mesi di distanza. Cosa ha visto di diverso in lui?

«Staune-Mittet – dice il corridore della Zalf – andava forte ad aprile nelle gare di un giorno ed è andato forte anche al Giro. In primavera, nelle corse secche, avevamo lo stesso livello più o meno. Una volta entrati in una corsa a tappe la differenza si è vista maggiormente. Durante le otto giornate non ha mai avuto cali, anzi: a Trieste ha addirittura attaccato per primo».

«Ne abbiamo parlato anche tra di noi in squadra – continua – un esempio della diversa preparazione è Segaert. Ha vinto la crono, e nelle tappe dopo, anche sullo Stelvio, non è mai andato in crisi. Alla fine ha terminato il Giro in undicesima posizione, è un segnale che se fai tante corse a tappe stai bene. Da qui in avanti ne farò altre, ma prima di giugno ero a quota zero. Nel nostro caso o si va all’estero oppure la nazionale diventa fondamentale da questo punto di vista. Proprio con Amadori andrò a correre in Francia a breve».

Grazie alla nazionale di Amadori De Pretto ha avuto modo di confrontarsi con i migliori corridori U23 al mondo
Grazie alla nazionale di Amadori De Pretto ha avuto modo di confrontarsi con i migliori corridori U23 al mondo

Bilancio positivo

Tutto sommato De Pretto porta a casa un bilancio positivo alla sua seconda partecipazione al Giro dedicato agli under 23. 

«Pensavo di andare peggio (ammette, ndr). Rispetto al 2022 sono migliorato tanto, nel recupero e nella gestione della fatica. Il giorno più difficile è stato quello del Cansiglio, dove ho provato a tenere duro su San Boldo e Nevegal. In discesa sono tornato sulla testa della corsa ma sulla salita di Malga Cate, la penultima di giornata, le gambe mi hanno abbandonato».

«La condizione c’è – conclude – sto bene, in questi giorni (lunedì e martedì, ndr) ho fatto un po’ di defaticamento. Ora inizierò a fare qualche lavoro in vista degli italiani, qualcosa per rimettere in moto la gamba. Il percorso è cambiato e mi si addice molto, ci proverò».

Perno passante, dischi, tubeless: più moto che bici

21.06.2023
6 min
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La caduta di Mader, nessuno ha visto niente. Ci sono solo le immagini – le foto e quelle riprese da un drone – che mostrano come quella curva non sembri poi così pericolosa. Che cosa può aver determinato la perdita di controllo della bici? Farsi tante domande è forse inutile, difficilmente se ne viene a capo e Gino non tornerà indietro.

Poi c’è stata la caduta di Zana e le sue parole su quello che ciascun corridore potrebbe fare in favore della sua stessa sicurezza. Quel che infatti appare chiaro è che le velocità siano aumentate in modo considerevole. E di conseguenza, quando si scende da una montagna a 100 all’ora, anche l’errore più piccolo diventa irrecuperabile. Che cosa rende queste bici così veloci?

Anche quest’anno Ballan, con Bettini e Dalia Muccioli, è stato ambassador di Mediolanum al Giro
Anche quest’anno Ballan, con Bettini e Dalia Muccioli, è stato ambassador di Mediolanum al Giro

Dischi e perno passante

Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Ballan, che ha corso fino al 2014 e negli anni è stato tester di Campagnolo per i freni a disco. Oggi che continua ad andare regolarmente in bici, il confronto fra le bici di una volta e le attuali è davvero palpabile.

«La guida è cambiata tantissimo – comincia Alessandro – visto che oltre ad esserci i freni a disco, c’è anche il perno passante. Quindi l’insieme è molto più rigido e in discesa non sono più bici, queste sono moto. Inoltre con le coperture più grandi, riesci a piegare molto di più e di conseguenza le velocità si sono alzate tantissimo».

Questa foto di Gino Mader è stata scattata durante la tappa in cui lo svizzero è caduto
Questa foto di Gino Mader è stata scattata durante la tappa in cui lo svizzero è caduto
Al punto da richiedere capacità di guida superiori rispetto a qualche anno fa?

Stiamo parlando di persone che sono tutto il giorno in sella alla bici e che sanno guidarla molto bene. Nel caso di Mader si potrebbe parlare forse di una distrazione, che può essere risultata fatale in quel momento. Magari anche semplicemente voltarsi indietro che ti fa sbandare quei 5 centimetri o ti manda verso un avversario. Però anche questo è da capire, perché se sei a 100 all’ora, non ti deconcentri. Può succedere quando vedi la strada dritta, se intorno non hai nessuno e la velocità magari arriva anche agli 80 all’ora. Sai di avere una frazione di secondo in cui puoi distrarti un attimo. Però non lo fai se sei in prossimità di una curva, oppure a stretto contatto con un altro corridore.

La distrazione diventa pericolosa proprio perché si va più veloci e si ha meno tempo per frenare?

Anche sulla bici col freno tradizionale, mi sembra proprio in un Giro di Svizzera, avevo superato i 105 all’ora. Adesso però sei molto più sicuro e col fatto che in frenata riesci a staccare tanto dopo, è logico che raggiungi velocità molto più elevate. La senti proprio sicura. Se devo decelerare per entrare in un tornante, con i freni a disco sono tranquillo. Prima invece non era così, anche perché in gara avevamo le ruote in carbonio e la frenata non era mai uguale. Cambiava fra bagnato e asciutto, quindi dovevi capire il punto in cui staccare. Dovevi dare prima un colpetto perché pattini e cerchio trovassero grip per la frenata vera e propria. Invece adesso col disco la risposta è sempre identica e quindi sei sempre sicuro.

Nibali era uno dei maghi delle discese, quando guidare con i freni caliper era ancora più difficile di adesso
Nibali era uno dei maghi delle discese, quando guidare con i freni caliper era ancora più difficile di adesso
Le bici ormai hanno raggiunto tutte gli stessi standard?

Non starei a fare classifiche, perché ormai sono a un livello talmente alto da essere tutte più o meno uguali. Io addirittura trovo più differenza fra una ruota rispetto a un’altra, che fra un telaio rispetto a un altro. Quindi diciamo che gli incidenti non avvengono per il diverso livello delle biciclette, ma certo fra queste e quelle di 10 anni fa, c’è un abisso.

E’ più facile sbagliare? Meglio: queste bici ti perdonano meno gli errori?

Evidentemente la volta che sbagli, rischi di pagarla più cara. Abbiamo visto anche Zana su quella curva: è arrivato un po’ lungo ed è stato costretto a correggere la curva. Non c’è riuscito e fortunatamente non ha trovato il guardrail. Dopo c’era un prato e non un precipizio. Quando sei in discesa, fai sempre delle considerazioni. Se vedi il guard rail, sai che di là c’è un burrone e se cadi, rischi di più. Però per fare un’ultima riflessione, io adesso seguo mia figlia che corre in bici e vado a vedere le sue corse.

I cerchi di carbonio con i freni caliper rendevano la frenata diversa in base alle condizioni
I cerchi di carbonio con i freni caliper rendevano la frenata diversa in base alle condizioni
Che cosa hai notato?

L’altra sera per vedere una notturna mi sono messo su una curva. E’ impressionante vedere come questi ragazzini pieghino le bici. Accanto a me c’era anche Ivan Ravaioli, che è stato professionista anche lui, e ha fatto la stessa considerazione. Ovviamente si parla di biciclette moderne, perché noi a quell’età non piegavamo così. Lo stesso è successo anche qualche settimana fa. Ero a vedere una gara con Gilberto Simoni e anche lui ha fatto la stessa osservazione. I giovani di oggi sono più spericolati, perché la bici è cambiata e gli permette di guidarla in un modo completamente diverso.

Parlavi della differenza di frenata fra disco e caliper su cerchio in carbonio…

Dovevi prima dare una pinzata per scaldare il pattino, ma non troppo altrimenti si incollava al cerchio, quindi rischiavi di inchiodare con la ruota dietro. Dovevi tenere conto di molte cose, che magari ti facevano andare meno di adesso. Oggi invece non hai assolutamente paura. Ho testato anche i dischi per Campagnolo. Mi buttavo giù da discese veramente pendenti, tipo Zoncolan, frenando al 75 per cento con l’anteriore e usando il posteriore solo per qualche correzione. Davvero sembrava di essere su una moto. Comunque tornando al povero Gino…

Nelle discese in gruppo, le velocità sono altissime ed è vietato distrarsi
Nelle discese in gruppo, le velocità sono altissime ed è vietato distrarsi
Che cosa?

Ho visto delle foto, non saprei dire se la curva fosse pericolosa, ma non dà quell’idea. Non si stava giocando la classifica ed era tagliato fuori anche dalla vittoria di tappa. E’ vero che l’arrivo era in fondo alla discesa, ma non credo che sia andato a rischiare così tanto sapendo di non lottare per la vittoria. 

Quindi?

Credo sia stato un tragico destino. Avesse trovato erba e non quella condotta, adesso sarebbe ancora qui. Personalmente non lo conoscevo, però mi ha sempre dato una bella impressione. Ne ho sempre sentito parlare molto bene dagli altri corridori. Era una persona carismatica, sempre col sorriso. Un po’ com’era Michele Scarponi. Non capisco perché certi tragici finali capitino solamente alle persone speciali.

Dal Tour de Suisse un Ayuso formato gigante

21.06.2023
5 min
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Il recente Tour de Suisse ha segnato un altro tassello in quanto a ricambio generazionale. Se Remco Evenepoel è ormai un “veterano”, Mattias Skjelmose, il vincitore, e Juan Ayuso, secondo, sono ancora dei novellini.

In particolare Ayuso è un classe 2002. Juan non lo scopriamo adesso. Lo abbiamo seguito da vicino nel Giro U23 del 2021 e lo scorso anno si è preso il podio della Vuelta. Però stavolta il corridore della UAE Emirates  entra di fatto tra i giganti. E’ stato l’unico a vincere due tappe. A sfiorare il successo finale dopo una giornata di “crisi” e, soprattutto, a battere Remco a crono.

La grinta di Ayuso (classe 2002) sull’arrivo di La Punt, dopo aver staccato tutti sull’Albula
La grinta di Ayuso (classe 2002) sull’arrivo di La Punt, dopo aver staccato tutti sull’Albula

Ayuso il meticoloso

Una prestazione così non poteva certo passare inosservata. Viene da chiedersi dove potrà arrivare già quest’anno il talento spagnolo. Che nel lungo periodo andrà lontano… beh, quello si sa già! 

«Sapevamo che Juan stesse bene – commenta Fabrizio Guidi, che lo ha diretto dall’ammiraglia in Svizzera – che andava forte. Oggi gli strumenti ci dicono molto, ma da qui a vincere una tappa di montagna e una crono… non era semplice. E poi non contano solo i numeri.

«Di questo ragazzo mi è piaciuta e mi piace la meticolosità. Juan è attento ai dettagli in qualsiasi cosa faccia: dagli allenamenti alla strategia in corsa fino ai materiali. E poi ama la vita da atleta. Correre gli piace».

Che sia un… animale da gara ce lo aveva detto in tempi non sospetti anche Gianluca Valoti, suo diesse alla  Colpack Ballan: «Fermarlo a volte è impossibile». 

Hirschi in testa a tirare e Ayuso in coda, verso Leukerbad. Quel giorno lo spagnolo ha pagato oltre 50″ (abbuoni inclusi) a Remco e Skjelmose
Hirschi in testa a tirare e Ayuso in coda, verso Leukerbad. Quel giorno lo spagnolo ha pagato oltre 50″ (abbuoni inclusi) a Remco e Skjelmose

Tre momenti chiave

Evidentemente nell’era dei fenomeni bisogna inserire di diritto anche Ayuso. «Fa parte – dice Guidi – di quella schiera di giovani che si presentano alla scena dei pro’ già pronti. Acquisiscono esperienza in modo più rapido. E in questo Juan è una spugna.

«Per esempio nel giorno della sua “crisi” (terza tappa, ndr), quando ha avuto freddo in discesa. Ha capito molte cose, soprattutto l’importanza della squadra, dei compagni. Quel giorno fu Hirschi a salvarlo. Poi ha recuperato bene nel finale, ma è stata comunque una lezione importante. E quando dico lezione non intendo punizione, ma apprendimento. Perché poi certe esperienze è bene viverle da pro’. Uno come lui, da dilettante, prende e vince con 10 minuti. Se ha problemi, recupera. Tra i pro’ no, non è così».

Per Guidi, il giorno della crisi è uno dei tre momenti chiave dello Svizzera di Ayuso, insieme alla vittoria di tappa e quella finale della crono.

Fabrizio insiste sul fatto che Ayuso abbia corso pochissimo quest’anno. E questo ha complicato le cose. Per certi aspetti al via dello Svizzera era sin troppo fresco. Prima della corsa elvetica, lo spagnolo aveva preso parte solo al Romandia, tra l’altro sempre in Svizzera. E anche in quel caso era riuscito a dare una zampata, proprio nella crono. Stavolta però il livello era ben più alto.

Nella crono finale Juan ha staccato Remco di 8″ e di 9″ Skjelmose
Nella crono finale Juan ha staccato Remco di 8″ e di 9″ Skjelmose

Doti di recupero

«Il fatto che Juan abbia gareggiato poco lo ha fatto arrivare al via del Tour de Suisse con poco rodaggio. Gli sono mancati quei primi 2-3 giorni. Ed è lì che abbiamo perso la corsa. Il quarto giorno, quando ha pagato dazio, è stata una conseguenza del grande dispendio energetico del giorno precedente.

«Poi le cose sono cambiate. E’ scattato il campione che è in lui. Ha preso il ritmo gara, sono emerse le sue enormi doti di recupero e ha fatto quel che ha fatto. Questo vuol dire che hai un motore grosso così, altrimenti ti affossi».

Sull’Albula, Juan ha fatto un numero da capogiro. Ha staccato tutti, Remco e company inclusi. Una vittoria di forza e tenacia. Una vittoria da campione nel Dna. Come a dire: “Ieri le ho prese? Bene, oggi vi faccio vedere io”. Non tutti sono in grado di ragionare così.

«E anche la crono finale – prosegue Guidi – quegli otto secondi di vantaggio su Evenepoel sembrano pochi. In realtà c’è dentro un mondo. Non c’è solo un mare di watt, c’è anche la capacità di saper soffrire». E una grande attenzione verso questa disciplina che da quest’anno regna in UAE Emirates.

Aver battuto Remco a crono lancia Ayuso tra i super di questa era
Aver battuto Remco a crono lancia Ayuso tra i super di questa era

Favola Tour?

Ayuso sta benone dunque. I malanni sembrano del tutto alle spalle. E adesso dove potrà arrivare? Dovrebbe fare la Vuelta, ma in teoria c’è il Tour che chiama. Parte dalla Spagna e sembra fatto apposta per una nuova favola, una favola stile Pogacar. Juan potrebbe starci bene nella formazione per la Grande Boucle.

«Ci starebbe bene: e come fai a dire di no? Fisicamente Juan sarebbe pronto, è chiaro. Ma poi ci sono altre dinamiche di squadra, altri programmi. Ed è giovane».

E’ giovane: anche il suo compagno Pogacar era giovane quando fu buttato nella mischia del Tour (che vinse) dopo il podio della Vuelta l’autunno precedente. Semmai Pogacar all’epoca non aveva in squadra… Pogacar, un campione di tale peso che giustamente catalizza ogni attenzione.

Ma questo è un altro discorso. Quel che conta è che Ayuso sta mostrando chi è tra i professionisti, con la stessa grinta con cui attaccava strade ed avversari tra gli under 23. E quella vittoria a crono su Evenepoel non è cosa da poco.

«Anche in questo caso – conclude Guidi – un particolare che mi è piaciuto di Ayuso è che non è stato tanto lì a dire: “Ho vinto la crono su Evenepoel”, il quale comunque veniva dalle sue vicissitudini del Giro d’Italia, quanto piuttosto si è chiesto: “Dove ho perso il Giro di Svizzera? Dove posso fare meglio?“. Poi è chiaro, magari dentro di sé era contento, ma fin lì non ci leggo!».

Fra la caduta e la vittoria, ecco la Slovenia di Zana

21.06.2023
6 min
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Nelle ultime settimane Filippo Zana è pressoché un ospite fisso dei media nazionali. Il suo Giro d’Italia, al di là della tappa vinta non è passato inosservato, la conquista del Giro di Slovenia (nella foto d’apertura premiato da uno speciale padrone di casa, Primoz Roglic) è un altro tassello della sua crescita, ma c’è anche altro. Moltissime piattaforme hanno ripetuto all’infinito le immagini della sua caduta alla corsa slovena, il suo rialzarsi e poi andare addirittura in fuga per vincere la tappa e vestire la maglia di leader portata fino al traguardo.

Una caduta spettacolare e senza conseguenze, come ce ne sono tante nella vita di un corridore, ma questa non era una caduta normale: era due giorni dopo quella ben più tragica che ha portato via Gino Mader e questo ha dato uno straordinario risalto al suo incidente. “Filippo Zana è un miracolato: paurosa caduta in una scarpata, la bici precipita” titolava un importante sito d’informazione sportiva, non si sa quanto per richiamare visualizzazioni o, vogliamo crederlo vedendo le immagini, realmente spaventati dalla meccanica dell’evento.

Nelle prime tappe Zana aveva lavorato per gli sprint di Groenewegen, esultando per le sue vittorie
Nelle prime tappe Zana aveva lavorato per gli sprint di Groenewegen, esultanndo per le sue vittorie

A distanza di qualche giorno la chiacchierata con Filippo non può non prendere spunto da quel che è successo: «E’ stata una caduta tanto scenografica quanto poco significativa. Ho sbagliato l’impostazione della curva, la stessa che nel giro precedente era costata la stessa caduta a un mio compagno di squadra. Veniva alla fine di un pezzo molto veloce e ho commesso un errore di guida. Mi sono rialzato subito notando che non mi ero fatto nulla e ho pensato solo a ripartire».

Eppure quello scivolone ha avuto un enorme risalto…

Posso capirlo. Quando alla sera ho rivisto la scena nei video mi sono spaventato un po’ anch’io, ma capisco che l’enfasi fosse data soprattutto per quanto era successo in Svizzera, la tragedia che è costata la vita a Gino. Lì per lì non ci avevo pensato ma riconosco che vedendo le immagini mi è passato alla mente quel che è successo allo svizzero e ho capito di essere stato fortunato, tanto fortunato

E’ vero che le cadute ci sono sempre state per ogni ciclista, ma ragionandoci sopra, secondo te si potrebbe fare qualcosa in più in tema di sicurezza?

Qui apriremmo un dibattito enorme. Forse in quella curva dove sono caduto, un addetto che la segnalasse sarebbe stato utile. Forse nel caso di Mader non c’era bisogno di porre l’arrivo alla fine della discesa, bastava chiudere la tappa in cima alla salita. Ma bisogna guardare ogni cosa sotto altri aspetti. Nel caso elvetico capisco anche gli organizzatori, che trovano un accordo per arrivare in un dato posto e devono adeguarsi, soprattutto percorrere quelle date strade. A proposito della Slovenia, in una tappa di 200 chilometri quanti addetti dovresti allora spargere per il tracciato? E’ difficile trovare la quadratura del cerchio, anche se un’idea me la sono fatta.

Quale?

Premesso che si va sempre più veloci perché i materiali di gara sono in continua evoluzione, sta anche al ciclista metterci del suo, usare attenzione e prudenza, senza le quali ogni accortezza organizzativa sarà utile. Il nostro è uno sport rischioso, non dimentichiamolo mai e facciamo del nostro per ridurre i pericoli.

Nell’ultima tappa fuga a due con Mohoric. Lo sloveno vince la tappa, Zana è primo in classifica
Nell’ultima tappa fuga a due con Mohoric. Lo sloveno vince la tappa, Zana è primo in classifica
Ti aspettavi questa vittoria, soprattutto dopo le fatiche del Giro?

Sapevamo di essere usciti bene dal Giro e soprattutto sentivo di avere una buona forma, ma poi ci sono anche gli avversari e la partecipazione al Giro di Slovenia era sicuramente molto qualificata. Nessuno partecipa per arrivare secondo, c’è stato da lottare. Alla fine sono rimasto molto contento non solo del risultato, ma per come è arrivato, per la forma che ho mostrato contro gente che andava davvero molto forte.

La sensazione è che il Giro ti abbia fatto fare un altro salto di qualità…

Spero che sia così, ma il cammino è ancora lungo e rispetto ai più forti c’è ancora tanto margine da colmare. Sicuramente questo tipo di corse a tappe, racchiuse in 4-5 giorni, è la mia dimensione ideale al momento.

Alla partenza in tanti a chiedere autografi al nuovo campione del ciclismo italiano
Alla partenza in tanti a chiedere autografi al nuovo campione del ciclismo italiano
Ci sono molti esempi di corridori che in queste corse si sono costruiti una carriera, arrivando poi a emergere anche nei grandi Giri. Può essere il tuo caso?

Io me lo auguro. Dopo il Giro molti predicono il mio futuro come uomo da classifica, ma per esserlo davvero c’è ancora tanta strada da fare. I fenomeni come Pogacar capaci di vincere subito sono pochi proprio perché sono fenomeni. Io credo di essere sulla buona strada, ogni gara serve per maturare, queste soddisfazioni danno la spinta a insistere e provarci ancora, continuare a migliorare, sperando che un giorno possa essere anch’io lì a lottare per una maglia importante in un grande Giro.

Ora che cosa ti attende?

Naturalmente il campionato italiano, poi finalmente si stacca la spina per un po’. Avevamo impostato la stagione per essere al massimo al Giro e devo dire che alla fine abbiamo avuto ragione, anche se all’inizio non ero certo molto brillante. Mi prenderò un po’ di riposo e poi si dovrebbe ripartire verso la metà di agosto, per la seconda parte di stagione, vedremo con quali obiettivi.

P.S. Le cadute sono parte del mestiere, Zana lo sa e forse la sua porzione di fortuna l’aveva già riscossa. Fatto sta che stamattina, nel corso dell’allenamento Filippo è caduto riportando la frattura della clavicola destra. Niente campionato italiano e necessità di andare sotto i ferri venerdì per ridurre la frattura, poi si penserà alle tappe della ripresa.