Corazzata Jumbo. UAE più forte in salita. Sorpresa Lidl

01.07.2023
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Si dice sempre che al Tour de France vanno i migliori corridori e probabilmente è vero. Ma qualche eccezione può esserci. La squadre si tirano a lucido per la Grande Boucle. Dai pullman che cambiano livrea, come quello della Jumbo-Visma, alle maglie rifatte per l’occasione, come hanno optato diversi team tra cui Bahrain-Victorious e Movistar, tra l’altro bellissime.

Ma al netto dei colori, nel vero senso della parola, resta la sostanza delle formazioni presentate. Chi c’è, chi non c’è. Chi è più forte e perché? Un’analisi che facciamo con Moreno Moser. Il trentino non solo ha passato in rassegna le squadre, ma ci ha detto qualcosa di più su alcuni corridori. Parola dunque al Moreno.

Moreno Moser (classe 1990) ha corso fino al maggio 2019. Ora è anche un commentatore per Eurosport (foto Instagram)
Moreno Moser (classe 1990) ha corso fino al maggio 2019. Ora è anche un commentatore per Eurosport (foto Instagram)
Moreno, chi c’è, chi manca: che squadre vedi?

Il livello è molto alto, come al Giro d’Italia del resto, ma quello che fa differenza al Tour, e di conseguenza nell’andamento della corsa, sono gli uomini che completano le squadre. Uomini che mediamente sono più forti, anche per fare i gregari. Al Giro c’è il capitano e poi una bella differenza fra lui e gli altri. In Francia no. In Francia la fuga è più interessante, più difficile da riprendere, in quanto gli attaccanti spesso sono gli uomini delle classiche. E questo rende la corsa meno scontata.

Chiaro, si alza il livello medio…

E fanno la fanno differenza in un grande Giro. Non ci sono solo quei due o tre uomini di classifica, da quando hanno iniziato a mettere le tappe mosse la qualità è aumentata. Prima Petacchi vinceva nove tappe, perché ce n’erano 12 per velocisti. Con altri percorsi entrano in ballo altri protagonisti.

Si dice che al Tour ci vada sempre la squadra più forte, ma in casa Ineos Grenadiers non ci sembra così. Quella del Giro era più forte secondo noi. Sei d’accordo?

Assolutamente sì. La Ineos deve inventarsi qualcosa. Non viene al Tour per la maglia gialla, a meno che non accada qualcosa d’incredibile. Magari potranno portarsi a casa un paio di tappe. Chiaro, un Bernal, un Martinez proveranno a fare classifica, ma senza il supporto dei compagni. Poi possono anche essere più pericolosi quando corrono così. Penso a Kwiatkowski che corre con un occhio davanti e uno dietro, anche quando deve controllare la squadra. In questo Tour ha un ruolo importante e magari riuscirà a trovare i suoi spazi già da oggi. Uno come lui vince anche “non di gambe”. O non solo con quelle almeno.

Egan Bernal, così come i compagni Pidcock e Martinez non danno certezze per la classifica
Egan Bernal, così come i compagni Pidcock e Martinez non danno certezze per la classifica
Passiamo al piatto forte: la sfida tra UAE Emirates e Jumbo-Visma…

Entrambe sono belle squadre. La UAE ha Majka che è un ottimo corridore, idem Yates che in teoria è un capitano. Soler, Grosschartner… Poi è ovvio: la Jumbo resta una corazzata che fa sempre paura. Però a livello di squadra credo che la UAE sia più forte in salita.

Agli olandesi mancano Roglic e Kruijswijk, però hanno Kelderman e Kuss, che se fosse quello del Giro…

Esatto, poi hanno anche Van Aert che può fare qualsiasi cosa, ma non credo abbia i numeri per certe salite. Per me loro pensavano di avere Kruijswijk e in qualche modo questa formazione è un aggiustamento. Tuttavia credo anche che abbiano fatto la squadra in base al percorso.

Cioè?

Non è come al Giro che c’erano tanti salitoni: qui le salite non mancano, ma ci sono più tappe mosse che tapponi e quindi hanno costruito la formazione in base a queste esigenze, consci di pagare qualcosa in salita. E quindi Van Aert, che non è uno scalatore puro, è ottimale. Mentre la UAE Emirates ha i passisti o gli scalatori puri.

A ruota di Pogacar una squadra solida e fortissima in salita
A ruota di Pogacar una squadra solida e fortissima in salita
Ci sono poi altre squadre buone, pensiamo alla Bora-Hansgrohe e alla Bahrain-Victorious. Cosa ne pensi?

Belle squadre, ma scendiamo di tanto. Questo Tour, salvo imprevisti, è un discorso a due. Vingegaard e Pogacar sono di un altro pianeta, fanno un altro sport. Quest’anno dovunque abbiano corso, hanno dominato e Pogacar lo ha anche battuto, con un certa cattiveria agonistica come a dire: «Il re sono io!». Per assurdo l’incidente alla Liegi potrebbe riequilibrare le cose e aggiungere narrazione alla corsa. Dicono che Vingegaard potrebbe approfittare del fatto che Tadej sia meno in condizione sin dalle prime frazioni…

E Pogacar ha detto che sta bene, ma non è al top…

Secondo me in casa UAE stanno facendo della strategia, dicendo che non si possono fare miracoli, che non partono favoriti. Che Adam Yates è pronto a fare il capitano… Alla fine Tadej potrebbe essere più fresco di Vingegaard e potrebbe uscire nella terza settimana. Spero solo che non abbia accelerato troppo i tempi. Comunque ha vinto i titoli nazionali con margini enormi. Spero non sia caduto in questo errore. In generale dico che è bello questo duello. Ed è bello che si rinnovi già da due o tre anni: lo sport vive di queste sfide prolungate.

Moreno, passiamo ad altre squadre o altri corridori: chi ti piace?

Mi piace il giovane della Lidl-Trek, Mattias Skjelmose. Ha fatto bene allo Svizzera, ha una buona gamba. Poi c’è Landa, ma su di lui non so cosa dire. E’ difficile parlarne. In salita è forte, fortissimo. Se si facessero le corse come tra gli allievi, col piattone e la salita finale sarebbe lo scalatore più forte al mondo o quasi. Invece gli manca sempre qualcosa. Poi ci sono tanti altri, a cominciare da Hindley. Vanno considerati anche O’Connor, Gaudu, Bardet, Mas… ma tutti loro non danno certezze.

La Lidl-Trek ha corridori di qualità e in forma: è fra le squadre preferite da Moser
La Lidl-Trek ha corridori di qualità e in forma: è fra le squadre preferite da Moser
Tra questi, forse Mas ha qualcosa in più, ma paga qualcosa in termini di squadra…

Però è anche vero che uno come lui “sta lì”. Non deve fare le azioni. Deve correre di rimessa. Ma torniamo al punto di prima: salvo imprevisti, cadute o malattie, nessuno può impedire a quei due di giocarsi la vittoria.

Una squadra forte, ma da valutare secondo noi è la EF Education-Easy Post. Hanno Carapaz che nelle ultime stagioni ha dimostrato di lottare anche a livelli altissimi, ma poi portano Bettiol, Powless, Cort… che vanno a caccia di tappe…

Con Pogacar e Vingegaard quasi tutte le squadre sanno che non potranno vincere e allora si regolano portando una formazione per vincere le tappe. Perché okay il piazzamento, ma un quarto o un quinto posto senza neanche una vittoria di tappa lascia l’amaro bocca. Un podio senza tappe è già diverso. Alla fine hai la foto che conta, ma senza sei “invisibile”. Senza un successo di tappa il quarto posto lo apprezziamo noi addetti ai lavori, la gente no. Agli sponsor fa piacere la foto dell’arrivo con quella bici, quelle scarpe, quegli occhiali… specialmente al Tour. Io capisco invece la EF.

Altri team?

Ce ne sono tanti che ci potranno far divertire. Mi vengono in mente la Intermarché-Circus con Girmay e la Alpecin-Deceuninck con Van der Poel, ma certo non aspettiamoci un Tour divertente come quello dell’anno scorso perché sarebbe alto il rischio di restare delusi! Poi se accade tanto meglio. Ma ora che ci penso una squadra che mi piace tanto nel suo insieme c’è.

Riuscirà Sagan a vincere ancora una tappa? «Bello, ma difficile», per Moreno Moser
Riuscirà Sagan a vincere ancora una tappa? «Bello, ma difficile», per Moreno Moser
Quale?

La Lidl-Trek perché ha tanti uomini bravi. Ciccone sta andando veramente forte e può vincere una o più tappe e può pensare davvero di portare a casa la maglia a pois. Ci sono poi corridori come Pedersen, Simmons, Juan Pedro Lopez e questo Skjelmose, come ho detto prima.

Capitolo velocisti. Una volta il Tour era una manna per loro, adesso hanno meno chance. Chi vedi favorito anche al netto della squadra che hanno alle spalle?

Il mio preferito in assoluto è Jasper Philipsen e per me e dominerà lui gli sprint. Poi c’è il solito Jakobsen (Soudal-Quick Step). E c’è Ewan che ha lavorato bene con il nuovo treno della sua Lotto-Dstny. Senza dimenticare Van Aert che alla bisogna si butterà dentro, anche se non mi sembra avere la stessa gamba dell’anno scorso. E poi c’è il sogno…

Spara!

Peter Sagan. Sarebbe bellissimo per lui, anche al netto delle recenti vicissitudini, e per il movimento intero se riuscisse a chiudere la carriera con un trionfo al Tour, ma la vedo dura.

Bufera a Chianciano, crono annullata. “Pater” beffata

30.06.2023
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CHIANCIANO TERME – La beffa è grossa. Letizia Paternoster fa buon viso a cattivo gioco. Nel momento in cui la crono di apertura del Giro d’Italia Donne viene cancellata, la trentina ha il miglior tempo. Un altro passo avanti dopo le due belle prove ai campionati italiani, invece di colpo bisogna far finta di nulla.

Nulla lasciava presagire un simile epilogo. Il mattino aveva il sole, mentre i commissari dell’UCI misuravano le bici per la crono imminente. Quella di Elisa Longo Borghini rimandata in officina perché trovata più lunga di un centimetro, poi la crono è partita e dopo la prima atleta, il cielo si è chiuso. e quando si è riaperto, è venuto giù il mondo…

Il protocollo UCI

La pioggia, la grandine, l’acqua sulla strada, le foglie. Le cadute. Mavi Garcia, una di quelle che deve fare classifica, ha perso un minuto e la sua diesse (Giorgia Bronzini) è fuori dalla grazia di Dio. Finché l’organizzazione, i commissari UCI, il CPA e anche i rappresentanti del Team Jayco AlUla (squadra delle prima in classifica) prendono la decisione: tappa neutralizzata.

«Quando siamo partiti c’era il sole – racconta Giuseppe Rivolta, che un tempo organizzava la corsa – invece subito dopo la prima atleta è cominciato il brutto tempo. E’ arrivata anche la grandine e abbiamo dovuto per forza sospendere per 15 minuti dopo le prime 37 partenti. Sembrava che si potesse ricominciare, infatti abbiamo ripreso. Poi è arrivato ancora il diluvio universale e a quel punto abbiamo dovuto applicare il protocollo UCI sul maltempo. Sospendere la gara era la decisione giusta da prendere. Pioveva. La strada era piena anche di foglie e quindi non c’era più sicurezza. In più c’erano anche strade allagate, quindi la gara oramai era falsata e non era il caso di continuare. Da qui la necessità di applicare il protocollo ufficiale».

Prudenza e tensione

Pioggia violenta. Il percorso di Chianciano Terme è tecnico, l’asfalto bagnato sembra liscio. A vederle provare prima della partenza, quando c’era il sole, il pensiero era stato di quanto fossero brave a guidare la bici, soprattutto nel finale che ha un tornante e una curva chiusa che immette sul traguardo.

Alla partenza, Davide Arzeni dispensava consigli alle ragazze del UAE Team Adq. Dopo la caduta di Chiara Consonni, l’imperativo è diventato portare a casa la pelle. Perciò quando sul blocco di partenza è salita Silvia Persico, “Capo” ha dato un consiglio di grande esperienza.

«Non rischiare nulla – ha detto alla bergamasca – fai come nel ciclocross. Spingi quando puoi e quando hai aderenza, vai prudente nel resto del percorso».

Bronzini nel frattempo è sparita. Ha cercato di spiegare a tutti il suo punto di vista: non sarebbe stato giusto continuare, si rischiava di falsare la corsa e alla fine il ragionamento ha fatto breccia.

I rischi di “Pater”

Davvero un peccato, anche perché nel momento stesso in cui ne stiamo scrivendo, su Chianciano è arrivato il sole. Non si fosse trattato di una cronometro, sarebbe stato diverso, ma così le bici erano inguidabili.

«Ci credevo – dice Letizia Paternoster con un sorriso scanzonato – perché alla fine le più forti erano tutte dietro e mancavano 2-3 ragazze che sinceramente temevo, però il podio era sicuro. Il percorso era allagato in vari punti, è stato giusto fermare tutto. Arrivo a domani con la certezza che sto andando bene e con la certezza che ho lavorato bene. Sono felice della mia performance, di quello che sono riuscita a esprimere sui pedali. Penso e spero che sia un arrivederci: tutto torna e se non me lo merito io. Per fare questo tempo ho rischiato tanto, per poco non vado dritta. A saperlo, avrei rischiato un po’ meno…».

Paternoster se ne va con un sorriso beffardo, ma la crono conferma che ha buone gambe
Paternoster se ne va con un sorriso beffardo, ma la crono conferma che ha buone gambe

Lavori in corso

La carovana si è messa in strada verso Firenze, per la seconda tappa da Bagno a Ripoli a Marradi. E’ come se non si fosse corso, la classifica è a zero per tutte. Il Giro d’Italia ha avuto una gestazione faticosa e una partenza altrettanto impegnativa. L’organizzazione sta mettendo a posto i meccanismi della logistica, si capisce che ci sono alcuni aspetti da definire.

Le previsioni del tempo danno acqua anche per domani, poi in teoria sarà nuovamente estate. Paternoster ha appena lasciato il palco, tornando verso il pullman. Fuori adesso c’è davvero il sole.

La Vuelta a Colombia di Lopez e la pace ritrovata

30.06.2023
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C’è una nuova favola nella vita di Miguel Angel Lopez. Una sorta di vendetta. Un nuovo modo di percepire e godersi il ciclismo. Ha appena vinto e fatto la storia del Giro di Colombia: 9 vittorie su 10 tappe. Classifica generale, a punti, miglior squadra e montagna. Un capolavoro. L’impresa di Superman è stata una miscela fra il ciclismo antico, selvaggio ed epico, con il ciclismo moderno, quello dei dati, dei materiali sofisticati e del marketing allo stato puro. Il corridore di Boyaca (in apertura sul podio finale con i figli Jeronimo e Guillermo, ndr) si è mosso a cavallo tra quei due mondi e ci ha fatto rivivere i tempi leggendari che a molti di noi colombiani sono stati raccontati, che sono nelle foto e negli articoli, ma che non abbiamo potuto vedere dal vivo.

La vittoria di Manizales, in casa di un grande del passato: Cacaito Rodriguez (foto Federazione Colombia)
La vittoria di Manizales, in casa di un grande del passato: Cacaito Rodriguez (foto Federazione Colombia)

Fra esaltazione e nausea

Ogni vittoria ha riscritto una statistica. Ogni vittoria indossando la maglia gialla è stata un viaggio indietro nel tempo. Il suo predominio travolgente ha risvegliato nomi illustri del ciclismo colombiano e ha dato alla Vuelta un fascino speciale. Miguel Angel non ha corso per vincere, lo ha fatto per entrare nell’olimpo dell’evento e dello sport che gli ha dato tutto, ma gli ha portato anche innumerevoli episodi di incertezza, sventura e in alcune occasioni di nausea.

Il salvagente Medellin

Il risultato è notevole e davanti agli occhi di tutti. Quello che difficilmente si conosce è il contesto e perché un atleta della sua levatura abbia voluto fare di questa corsa un capitolo indimenticabile.

Questa versione di Superman (così chiamato perché respinse un delinquente armato di coltello che voleva rubargli la bici) ha cominciato a prendere forma il 28 dicembre a Medellin. Si era nel mezzo di un quadro oscuro, lasciato a metà a causa dell’allontanamento dall’Astana nel mezzo del controverso caso del dottor Maynar, quando José Julián Velásquez, direttore generale del Team Medellin, si fece avanti senza pregiudizi.

Lo aveva sempre ammirato, ma non lo conosceva. Non si erano mai parlati di persona, ma sono bastate due frasi perché l’approccio spontaneo diventasse un legame professionale e di amicizia.

«Voglio solo un’opportunità e un obiettivo chiaro», gli disse Miguel senza parlare di soldi o contratti.

«Va bene – gli rispose subito il direttore noto come “El Chivo” – il 18 gennaio partiamo per San Juan».

Josè Julian Velazquez ha accolto Lopez al Team Medellin senza pensarci due volte
Josè Julian Velazquez ha accolto Lopez al Team Medellin senza pensarci due volte

L’idea del ritiro

Una scommessa inaspettata, incerta, ma ricca di argomenti e sincerità. E così, senza averlo pianificato, tutto è cambiato.

«In quel dicembre ricordo che stavo prendendo un caffè con te a Medellín – ricorda Lopez – e pensavo addirittura che fosse la fine della mia carriera. Volevo andare in pensione. Pensavo di non aver bisogno di continuare e di potermi ritirare in pace dopo aver fatto cose belle nel ciclismo».

Si era recato nella capitale della regioni di Antioquia per partecipare al matrimonio di Harold Tejada con la sua famiglia.

Nove tappe vinte su dieci: Lopez ha conquistato le montagne e anche la crono (foto Eder Carces)
Nove tappe vinte su dieci: Lopez ha conquistato le montagne e anche la crono (foto Eder Carces)

Le persone giuste

«Invece sono comparse le persone giuste – dice sorridendo – perché potessi continuare a combattere. Nella vita accadono situazioni difficili e forse non si riesce a guardare oltre e non si tiene conto dell’opinione degli altri. Invece è apparso il Team Medellín ed è grazie a loro che sono qui a godermi ogni giorno e ogni momento che abbiamo vissuto. Mi diverto più di un bambino quando apre un giocattolo. Nei miei otto anni da ciclista, non mi ero sentito così supportato e così coccolato».

Appare felice, con un’aria così fresca che fra le sue preoccupazioni non ci sono più la risoluzione dei suoi problemi o il ritorno in Europa a breve termine.

Sul podio finale con Contreras (un tempo anche lui all’Astana) e Wilson Peña (foto Eder Carces)
Sul podio finale con Contreras (un tempo anche lui all’Astana) e Wilson Peña (foto Eder Carces)

Pace e forza

Quel che ha trovato dopo la sua firma inattesa è la pace e con essa una versione ancora più potente della sua essenza di ciclista. Ha vinto allo sprint, a cronometro e ovviamente in montagna.

«Sto scoprendo nuove sfaccettature che non avevo sperimentato. Ho ascoltato un uomo saggio dirmi che avrei vinto tappa dopo tappa, quello che non pensavo era che avrei vinto quasi tutte le tappe (a Gachancipá è arrivato secondo dietro a Jonathan Guatibonza, ndr). Hanno deciso di scommettere su di me e darmi questa bellissima opportunità. Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza il supporto e la gentilezza dei miei compagni di squadra», afferma Miguel, già vincitore della Vuelta a San Juan, Vuelta a Catamarca e ora Vuelta a Colombia.

In totale, finora in questa stagione sono 19 vittorie, più di qualsiasi altro ciclista al mondo. Non importa se fanno parte del calendario nazionale o internazionale, vuole solo vincere e onorare ogni chilometro con un messaggio diretto di forza e fame al livello dei migliori corridori del panorama ciclistico.

Tour de France 2020: si corse prima del Giro, Lopez vinse al Col de la Loze
Tour de France 2020: si corse prima del Giro, Lopez vinse al Col de la Loze

Obiettivo iridato

«E’ uno dei migliori ciclisti al mondo», dice senza esitazione Oscar Sevilla, che dal 14 gennaio, quando il corridore di Boyacá vinse con forza nella Villeta Clásica, completando da solo 13 giri su 15, disse che si sarebbero divertiti.

La sua esperienza gli ha dato ragione. Oggi Miguel Angel Lopez è un corridore nuovo, più forte. Una fuoriserie che avrà come prossima sfida i Giochi Centroamericani e dei Caraibi con la squadra colombiana, e che a fine stagione aspetta di tornare in Europa. Prima ai mondiali di Glasgow, poi con il Team Medellín al Giro di Turchia, dall’8 al 15 ottobre. E la sua favola potrà così continuare.

Giro Donne, si parte. Chi vince? Rispondono Arzeni e Zini

30.06.2023
8 min
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Finalmente é il 30 giugno e parte il Giro Donne, salvato in extremis nelle sale… operatorie della Federciclismo, soprattutto in vista dei prossimi quattro anni targati Rcs Sport. L’edizione 2023 sarà l’ultima a carico di PMG Sport/Starlight, che ha disegnato un percorso che strizza l’occhio a tante atlete e che dovrebbe garantire interesse in ognuna delle nove tappe.

Anche se la start list si è definita davvero all’ultimissimo istante, abbiamo interpellato due diesse italiani per capire che Giro Donne sarà. Opinioni che vanno dalla A di Arzeni alla Z di Zini, che saranno al via con le rispettive UAE Team ADQ e BePink Gold.

Giro aperto

Fatta eccezione per la breve prova contro il tempo iniziale – adatta alle specialiste – tutte le altre tappe saranno aperte a più soluzioni, nelle quali le leader per la generale potranno recuperare o guadagnare terreno sulle dirette rivali. Di questo avviso è Davide Arzeni, che punta a centrare il podio finale con Persico.

«Non sarà un Giro Donne per scalatrici pure – spiega “Capo” – ci sono tante salite anche se manca quella totem con arrivo in quota come l’anno scorso al Maniva. Per la verità c’è nella quinta tappa (il Pian del Lupo, la “Cima Coppi” con i suoi 1.407 metri, ndr) ma è posizionato ad 80 chilometri dalla fine. In quel caso bisognerà vedere come interpreteranno la corsa le atlete. Credo che quella e la settima frazione, quella dell’entroterra tra Albenga e Alassio, saranno decisive al fine della generale. Sulla carta, giornate semplici non ci sono e anche la tappa di Canelli, a metà delle due di cui parlavo prima, sarà bella tosta. L’arrivo di Modena appare l’unica possibilità per velociste, però nasconde delle insidie nella parte centrale. Insomma, ogni tappa potrebbe essere corsa come una classica».

Arzeni e la sua UAE Team ADQ partono ambiziosi per il Giro Donne sia per le tappe che per il podio finale
Arzeni e la sua UAE Team ADQ partono ambiziosi per il Giro Donne sia per le tappe che per il podio finale

«Dove potrebbero esserci le volate, saremo pronti a sfruttare l’occasione con Consonni – prosegue Arzeni – che tuttavia correrà il Giro come preparazione al Tour Femmes. La generale la cureremo con Persico, supportata da Magnaldi, e confidiamo di fare molto bene. Silvia al campionato italiano è andata fortissimo, peccato solo per il risultato. Lei è cresciuta tanto rispetto all’anno scorso nonostante fosse difficile riconfermarsi dopo i grandi risultati ottenuti.

«Tra le avversarie per la lotta alla maglia rosa, non credo che la SD Worx sarà il faro della corsa anche se vengono con Fisher-Black. Lei ha dimostrato di andare molto forte al Tour de Suisse, ma dà meno garanzie di Vollering per quello che ha detto la stagione. Per la vittoria finale vedo bene Longo Borghini, Van Vleuten e anche Cavalli. Marta l’ho vista in crescita e sapete che sono sempre contento quando lei va forte. Detto questo, naturalmente noi della UAE partiamo con ottimi propositi, visto che siamo tra i primi cinque team al mondo. Rispettiamo tutti ma non abbiamo paura di nessuno e siamo pronti a batterci».

Il testa a testa tricolore tra Longo Borghini e Persico con Cavalli sullo sfondo. Per Arzeni tutte e tre si daranno battaglia al Giro Donne
Il testa a testa tricolore tra Longo Borghini e Persico con Cavalli sullo sfondo. Per Arzeni tutte e tre si daranno battaglia al Giro Donne

Giro chiuso

Anche per Walter Zini il tracciato del Giro Donne è particolarmente stuzzicante, anche se ammette che la sua BePink-Gold non ci arriva nel miglior stato di forma. Il team manager milanese però si augura che le sue ragazze possano essere attive e trovare una buona condizione giorno dopo giorno. Per la generale invece prevede una sfida piuttosto stretta tra pochissimi nomi.

«Arriviamo da un periodo difficile – racconta Zini – e per come siamo ora puntiamo a centrare qualche bel piazzamento in alcune tappe. Ciò non significa che non ci faremo vedere, la voglia di entrare nelle fughe, ad esempio, ce l’abbiamo eccome. Porto atlete che sanno correre con entusiasmo, tra cui Casagranda che è al primo anno fra le elite e che parteciperà più leggera mentalmente, visto che si è fatta anticipare gli esami di maturità, conclusi bene, apposta per venire con noi. In ogni caso sulla carta, anche se non sono al top, Zanardi e Vitillo potrebbero fare bene in un paio di tappe adatte a loro, così come Basilico spero che possa essere protagonista allo sprint a Modena».

Walter Zini spera in una crescita della sua BePink tappa dopo tappa
Walter Zini spera in una crescita della sua BePink tappa dopo tappa

«Per quanto riguarda la starting list – continua – il livello sarà alto, ci saranno quasi tutte le migliori. Il percorso si presta a tante interpretazioni. Ci sono tante cacciatrici di tappe come la Vos mentre per la generale vedo la Van Vleuten favorita rispetto a tutte le altre. Molte delle sue avversarie spesso pagano una giornata storta facendo fatica a recuperare il distacco. Quanto meno questo è ciò che abbiamo visto negli anni scorsi. La quarta e la sesta tappa sono difficili, ma anch’io penso che la quinta e la settima definiranno la classifica. Anzi, nella frazione ligure per me potrebbero fare più selezione le discese che le salite».

Conclusione sarda

Il finale del Giro Donne sarà in Sardegna, da cui partì un anno fa, con due tappe che si prestano ad imboscate. La logistica per forza di cose ha creato una situazione piuttosto insolita. Infatti nelle precedenti trentatré edizioni mai si era verificato un giorno di riposo (e di trasferimento in questo caso) così vicino alla conclusione. Tutto ciò può generare qualche circostanza particolare ai fini della generale?

«Bisogna dire che non si poteva fare altrimenti – analizza Zini – quindi bisogna prenderne atto. Le tappe sarde sono sempre movimentate, lo abbiamo visto nel 2022, e credo lo saranno anche quest’anno. Tuttavia non penso però che potranno stravolgere la classifica, anche se bisognerà capire chi avrà recuperato meglio dallo stress del viaggio».

Van Vleuten tra Cavalli (a sinistra) e Mavi Garcia. L’anno scorso il Giro Donne è finito con questo podio
Van Vleuten tra Cavalli (a sinistra) e Mavi Garcia. L’anno scorso il Giro Donne è finito con questo podio

«Per quello che ho visto dalle altimetrie e planimetrie – fa eco Arzeni al suo collega – sono due tappe che possono presentare dei trabocchetti, durante le quali bisognerà fare attenzione al vento o alle forature, che spesso capitano quando si corre da quelle parti. Anche secondo me la generale resterà invariata perché credo che le atlete cercheranno di scavare i solchi più ampi nelle prime sette tappe in modo da ripartire con margini di sicurezza. Viceversa se così non fosse allora attenzione perché ci sarà da divertirsi parecchio».

Froome, addio Grande Boucle. Viaggio fra le sue ombre

30.06.2023
5 min
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Mancano poche ore al Tour de France numero 110 e quando a Bilbao si abbasserà la bandierina dello start non ci sarà Chris Froome. La Israel-Premier Tech infatti lo ha tagliato fuori dalla corsa che il britannico ha vinto quattro volte.

In questi giorni, la notizia non è freschissima, siamo stati alla finestra per vedere come evolveva la situazione, ma tutto è rimasto avvolto in un grande silenzio. Nessuna dichiarazione forte né da parte di Froome, né del team.

Froome sulle strade di Sierra Nevada: professionalità massima per il classe 1985 (foto Instagram)
Froome sulle strade di Sierra Nevada: professionalità massima per il classe 1985 (foto Instagram)

Delusione Froome

«Sono ovviamente deluso – aveva detto a caldo Froome a Gcn- anche perché il Tour de France occupa un posto incredibilmente speciale nel mio cuore. Mi spiace perché fisicamente ero pronto, ma purtroppo non sono riuscito a dimostrare la mia condizione nelle gare che mi sono state assegnate, a causa di problemi meccanici».

E ancora: «Rispetto la decisione della squadra e mi prenderò del tempo prima di concentrarmi nuovamente sui prossimi obiettivi della stagione. Voglio tornare al Tour de France nel 2024».

Partiamo da queste parole. Froome, al netto di qualche fiammata lo scorso anno proprio sulle strade del Tour de France, non si è più visto molto. 

In questa stagione ha infilato 29 giorni di corsa e il miglior risultato è un 12° posto in una piccola gara australiana. Questi 29 giorni di corsa sono stati divisi in due blocchi: uno fino a febbraio chiusosi al Tour du Rwanda, e uno da maggio in poi. L’unica corsa WorldTour a cui ha preso parte è stato il Romandia.

E’ anche vero che la Israel-Premier Tech non è più nella massima serie e ci sta che faccia qualche gara di altissimo livello in meno, ma nell’insieme non è certo un segnale positivo per Chris. 

Nelle ultime tre stagioni, Froome è entrato solo una volta nei primi 10: 3° lo scorso anno sull’Alpe d’Huez
Nelle ultime tre stagioni, Froome è entrato solo una volta nei primi 10: 3° lo scorso anno sull’Alpe d’Huez

Si fanno i conti

Froome in quei due mesi si è allenato con la solita grinta e la professionalità di sempre. In primavera era stato a lungo sulle alture di Sierra Nevada e poi, prima del Tour, si era spostato ad Andorra, ancora in altura.

Stavolta tutto questo lavoro non è bastato per il re del Giro 2018. Neanche il suo blasone. Va considerato che in casa Israel-Premier Tech deve tirare un’aria un po’ tesa. Dopo l’uscita dal WT dello scorso anno, non si “guarda più in faccia” nessuno. Un bel colpo di spugna. 

E’ finito fuori dalla lista del Tour anche l’altro atleta di spicco: Jakob Fuglsang. Servono punti per risalire la china, per cui corre chi dà più certezze. Il triennio è appena iniziato e per adesso la squadra di Sylvain Adam è 15ª nel ranking UCI.

Per quel che riguarda il danese, che invece sembra averla presa meno bene, oggettivamente era davvero difficile che potesse partire per il Tour. Ha avuto enormi problemi al soprassella ad inizio stagione, tanto da dover lasciare con una certa fretta il UAE Tour. Fuglsang non si è allenato per due mesi interi. Il Tour de Suisse era la sua ultima chance, ma si è fermato prima della crono finale.

Froome (a destra) e Fuglsang sono i grandi esclusi della Israel dal Tour. Eccoli al Romandia 2022

Polemiche e considerazioni

E’ inevitabile che tutto ciò inneschi delle polemiche. Froome ha parlato di problemi meccanici che nella corsa del Mont Ventoux e a alla Route d’Occitaine non gli hanno permesso di rendere al meglio (per onor di cronaca, va detto che i suoi compagni vincevano o salivano sul podio in quelle stesse corse e con quelle bici). 

In particolare sembra che Chris si riferisse ai freni. E non era la prima volta che il britannico si lamentava di questo aspetto tecnico.

Ma qualcosa dev’essere accaduto proprio a pochi giorni, se non ore, dalla comunicazione del team per la Francia. Fin lì infatti – ed è storia 8 o 9 giorni fa – Froome era convinto di farlo: «Sto migliorando poco a poco – aveva detto prima alla Cic Ventoux – le ultime sei, sette settimane sono andate bene in allenamento. Ho lavorato senza problemi. Le cose sembrano andare nella giusta direzione.

«Ovviamente non andrò al Tour per lottare per la classifica generale, ma per provare a vincere una tappa: sarebbe fantastico».

«Non sono dove immaginavo di essere adesso, ma mi sto divertendo», così ha commentato Chris sulle sue pagine social dopo l’esclusione
«Non sono dove immaginavo di essere adesso, ma mi sto divertendo», così ha commentato Chris sulle sue pagine social dopo l’esclusione

Tour 2024: un’utopia?

Un altra querelle è quella che riguarda il contratto di Froome. Ufficialmente è fino al 2023, ma c’è chi dice che si sarebbe dovuto chiudere lo scorso 31 dicembre con la retrocessione del team a professional e chi invece che durerà fino al 2025.

«Preferisco non parlare di alcun elemento del contratto di Froome – ha detto patron Adam – abbiamo un accordo con Chris che la sua ultima squadra sarà proprio questa». Volendo fare le pulci alle sue parole, Adam non menziona le date e parla di accordo, non di contratto. Ma questo cambia poco.

Ci auguriamo che Froome, ma anche Fuglsang, possano tornare ad esprimersi al meglio. Se poi il livello sarà quello per competere al top, questo ce lo potranno dire solo le gare. Ma gli anni passano e il livello si alza: non sarà semplice questa sfida.

A Fiorenzuola il punto con Viviani, da Glasgow a Parigi

29.06.2023
6 min
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FIORENZUOLA D’ARDA – L’agenda di Elia Viviani forse non sarà fittissima come in altre stagioni, ma è certamente pesante in termini di appuntamenti fissati. Negli ultimi tre giorni ha vinto i tricolori nell’inseguimento individuale, a squadre e nella corsa a punti, ma sintetizzando nel mirino ci sono i mondiali in pista e l’europeo su strada. Due eventi che ne richiamano un altro ancora.

Per il veronese della Ineos Grenadiers velodromo chiama velodromo. L’anello di Fiorenzuola, su cui si sono svolti i campionati italiani, stimola sempre a spostare lo sguardo su manifestazioni importanti. La rassegna iridata di agosto di Glasgow dista meno di cinque settimane e per gli azzurri del cittì Marco Villa non sarà solo un semplice mondiale. Bisogna ottenere innanzitutto la qualifica olimpica dopo di che dalla Scozia si aprirà già l’orizzonte oltre Manica, verso la guglia della Tour Eiffel di Parigi 2024. Nella zona box del “Pavesi” abbiamo avvicinato Viviani per capire come si stia preparando (in apertura, foto Fiorenzuola Track).

Elia finora com’è andata la stagione?

E’ iniziata così così. Ho passato un buon inverno ,ma nonostante quello non riuscivo a trovare il buon colpo di pedale, a parte qualche top 10 in Argentina al Tour de San Juan. Ovvio poi che il mio calendario si sia sbilanciato sulle gare di seconda fascia. A quel punto ho dovuto resettare. Sono andato in altura e ne sono uscito bene. In Occitania a metà giugno ho ricominciato a vedere gli ordini d’arrivo nonostante due volate sbagliate. Mancano ancora un po’ di coraggio e confidenza, però un terzo posto l’ho centrato. Il colpo di pedale sta arrivando.

Agli italiani in pista ti abbiamo visto in crescita.

Sono soddisfatto di come vado. La performance nell’inseguimento individuale è stata ottima quindi ho avuto più garanzie lì che nelle gare di gruppo. Sto ritrovando le buone sensazioni e spero di svoltare in questa seconda parte di stagione, che solitamente mi è abbastanza favorevole nel mese di agosto.

Viviani ha vinto i tricolori nell’inseguimento individuale, a squadre e nella corsa a punti
Viviani ha vinto i tricolori nell’inseguimento individuale, a squadre e nella corsa a punti
La mente è già proiettata verso altri obiettivi, giusto?

Adesso sono concentrato al 110 per cento sul mondiale in pista. Sto facendo una preparazione simile a quella che sarà l’anno prossimo per le olimpiadi. Quindi voglio vedere come arriverò a Glasgow fra poco più di un mese e capire qualcosa per Parigi 2024. Non mancherà tuttavia un importante momento su strada in previsione dell’europeo. Correrò il Giro di Vallonia (22-26 luglio, ndr) che mi servirà per i mondiali in pista ed anche per mettermi a confronto con gli altri, sperando magari di provare a vincere la prima corsa del 2023. Poi da metà agosto in poi farò Amburgo, il Renewi Tour (l’ex Eneco, ndr) e poi Plouay prima della prova in linea del 24 settembre.

Apriamo una parentesi su quella gara.

L’europeo in Olanda ha un percorso che mi si addice e naturalmente ci penso. Vediamo come andrà il periodo che lo precede. Chiaramente per chiedere una leadership devo fare dei risultati ed essere competitivo. Il cittì Bennati sa che posso essere una figura di riferimento. Le probabilità di essere all’europeo ci sono, per il mio ruolo dipenderà da me. Sento di stare meglio rispetto all’anno scorso, dove ero stato catapultato in extremis al posto di Nizzolo e dove avevamo portato a casa il miglior risultato possibile (settimo posto, ndr). Voglio pensare che sto facendo l’avvicinamento migliore.

Verso il mondiale in pista il programma di Viviani prevede anche la strada. Poi rotta sull’europeo in Olanda
Verso il mondiale in pista il programma di Viviani prevede anche la strada. Poi rotta sull’europeo in Olanda
Torniamo in Scozia. Questi mondiali in pista sono molto sentiti da tutti…

Si avverte questa sensazione. Averli ad agosto ha portato tutti a sperimentare e fare una sorta di prova generale in vista di Parigi. Diciamo che per tanti versi è un po’ contrario all’immaginario classico dei mondiali, ma il lato positivo è che avremo tanti riferimenti per l’anno prossimo.

Il lavoro della nazionale come sta procedendo?

Bisogna dire che quest’anno con la pista ci stiamo trovando poco. Nel mio programma individuale io ci sto riuscendo supportato dalla squadra, ma col quartetto ci stiamo incrociando poco perché Milan, Consonni e lo stesso Pippo (Ganna, ndr) stanno seguendo altri programmi. L’anno prossimo invece sappiamo tutti che finito il Giro d’Italia, si tirerà una riga e tutti lavoreremo per l’Olimpiade.

Manca poco per la certezza del posto a Parigi. Elia Viviani e la nazionale sentono un po’ di pressione?

Il nostro gruppo è solido. La qualifica alle Olimpiadi è cominciata benissimo con la vittoria degli europei, proseguita così così con le prime due prove di Nations Cup poi nella terza a Milton i ragazzi hanno fatto un super lavoro con un bel secondo posto. Non dico che siamo chiamati a vincere, ma dobbiamo fare un buon mondiale per essere tranquilli. Non abbiamo pressione per la qualifica quanto più invece per vincerlo, visto che l’anno scorso lo abbiamo perso dagli inglesi. Io credo che arriveremo bene a Glasgow, ma non saremo al livello dell’anno prossimo ad agosto per le Olimpiadi. E credo che sia un bene, perché sarà sì uno specchio, ma avremo ancora margini di miglioramento. Rispetto agli altri, il nostro punto forte è che all’Olimpiade mettiamo assieme tutti i pezzi del puzzle.

Viviani (qui con Bragato e Villa) dà sempre tanti riscontri allo staff azzurro per l’utilizzo di nuovi materiali
Viviani (qui con Bragato e Villa) dà sempre tanti riscontri allo staff azzurro per l’utilizzo di nuovi materiali
Tu sei da sempre uno a cui piace fare approfondimenti con i meccanici per i studiare e provare i materiali. Ne state già discutendo?

Loro sanno che posso dare dei riscontri. Mi piace proprio ed è questo il punto fondamentale. Se non hai pazienza di testare durante i ritiri, non puoi fare quello scatto in più. Abbiamo scoperto che la mia metodologia nel preparare l’Olimpiade di Rio è poi continuata. Non si vince per queste cose, ma quando si è tutti uniti si può fare la differenza, basta guardare i tempi dell’oro di Tokyo. Non siamo una nazionale ricca come altre, però siamo supportati bene da sponsor tecnici enormi tutti italiani, che a qualsiasi nostra richiesta rispondono sempre presente. I nostri prodotti per Parigi li presenteremo a Glasgow. Il regolamento prevede che sia il mondiale l’ultimo momento dove dichiarare quali bici, ruote e altro materiale userai all’Olimpiade. Ad agosto però non useremo questi upgrade tecnici. Ho sempre pensato che vadano usati solo quando servono. Per questo dico che a Parigi arriveremo al 100 per cento.

Ritorno a Comano, cosa ha visto il cittì Sangalli?

29.06.2023
6 min
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Il campionato italiano è stato il punto di svolta: con il Giro e poi il Tour, il mondiale arriverà in men che non si dica. Così Paolo Sangalli, tecnico azzurro delle donne, ha seguito il tricolore di Comano Terme dalla moto al pari di Daniele Bennati. Guardare in faccia i propri atleti è il modo migliore per dare uno spessore ai loro racconti e inserirli nel cammino verso gli obiettivi (tanti) che attendono la nazionale.

Che cosa ha detto al cittì Sangalli il campionato italiano sulle nostre azzurre?

Ci ha dato delle conferme. Ha evidenziato tre graditi ritorni con Cavalli, Pirrone e Paternoster. E ha dato delle indicazioni per il futuro, con Barale, Masetti e Ciabocco. Oltre a Gasparrini, che è una certezza, anche se non era un percorso adatto a lei. Fra le under 23, lei è la più indiziata di correre il mondiale in linea con le elite.

Sangalli, come pure Bennati, il giorno prima, ha seguito il tricolore donne dalla moto
Sangalli, come pure Bennati, il giorno prima, ha seguito il tricolore donne dalla moto
Di solito si cerca un percorso tricolore che somigli a quello dei mondiali…

Sarebbe stato ideale, ma ricreare a Comano Terme un circuito come quello di Glasgow era obiettivamente impossibile. Quindi lo scopo era avere un campionato italiano con un chilometraggio adeguato al mondiale. Le uniche due Nazioni che hanno corso intorno ai 150 chilometri siamo noi e l’Olanda, in Francia ne hanno fatti 99. Serviva per far capire che il mondiale di Glasgow non è l’europeo di Monaco dell’anno scorso.

Sbaglia chi lo considera un mondiale per velocisti?

In Scozia arriveranno davanti atlete tipo Kopecky, Vos, Wiebes e Vollering. Quindi metto dentro anche Longo Borghini e Persico. Atlete che fanno bene nelle classiche. Quello che continuo a dire alle ragazze è che dopo i 150 chilometri, che sono i 200 degli uomini, le volate le vince chi ha gambe. E questo a Comano è venuto fuori senza ombra di dubbio.

Elena Pirrone ha disputato a Comano la miglior corsa degli ultimi anni: un ritorno attesissimo per Sangalli e i tifosi
Elena Pirrone ha disputato a Comano la miglior corsa degli ultimi anni: un ritorno attesissimo
Hai parlato di Cavalli, Pirrone e Paternoster.

Di Marta sappiamo tutto, dell’incidente e tutto quello che sta soffrendo per tornare. Per Pirrone e Paternoster, ci sono stati sfortuna e problemi fisici. Risolti quelli, sono tornate quelle che davano grandi prospettive da junior: hanno ancora tanto da fare. Paternoster usciva dalla bruttissima tendinite venuta fuori durante la pandemia, quindi ha fatto il Covid e poi l’ha rifatto ancora. Stando così le cose, diventa tutto più impegnativo. Il discorso vale anche per Alessia Vigilia e fra le U23 per Carlotta Cipressi, che ha vinto il campionato italiano crono under, ma anche lei negli ultimi due anni ha avuto tanti problemi fisici.

Ti stupisce vedere la Longo Borghini così sicura di sé anche in volata?

Sicuramente Elisa ha fatto tesoro di tante cose, soprattutto delle sconfitte. Non c’è nulla che ti insegna al pari di una sconfitta. Non stupisce che ci stia arrivando a 32 anni, perché ha fondo. E se adesso ha anche la convinzione di poter fare certe volate, più la corsa è dura e più lei parte da una posizione di vantaggio.

A Cipressi la cronometro delle U23: dopo una serie diproblemi fisici, il suo è stato un ottimo ritorno
A Cipressi la cronometro delle U23: dopo una serie diproblemi fisici, il suo è stato un ottimo ritorno
Ancora una volta ha colpito la generosità di Gaia Realini.

Credo che avrà le sue occasioni e che Longo Borghini non si tirerà indietro nell’aiutarla. In assoluto, parlando di Gaia e anche di altre under 23, questo italiano mi ha aiutato molto per fare la selezione del Tour de l’Avenir, che sarà davvero duro.

Confermi che alle spalle delle grandi, c’è un fronte molto forte di U23?

Con Realini, Cipressi, ma anche Gasparrini, Masetti, Ciabocco e Barale, che è del 2003. Loro due in Olanda si sono inserite molto bene. Ho anche dei contatti con il loro team, stanno lavorando nel modo giusto. E anche in questo si vede il vantaggio di correre nelle squadre WorldTour, perché hanno una gamba diversa, il gap è evidente.

Il Giro d’Italia sarà una verifica ulteriore?

Per alcune sì, soprattutto le ragazze che non sono riuscite a esprimersi al campionato italiano. Al Giro mi aspetto qualcosa di più, come pure dal Tour, che sarà un ottimo avvicinamento al mondiale.

Paternoster sesta nella crono e settima in linea: siamo sulla via del ritorno? Qui è con Consonni e Bastianelli
Paternoster sesta nella crono e settima in linea: siamo sulla via del ritorno?
Tornando a Comano e a ragazze non tanto adatte al percorso, ne abbiamo viste alcune lavorare sodo per le rispettive squadre.

Per le squadre e anche per sé. Penso a Sanguineti e Guazzini, ma anche a Barbara Guarischi che era da sola. Hanno fatto quello che ho chiesto loro: dare tutto, finché avessero forza. E sono state bravissime.

Dopo il Giro, in teoria finisce la carriera di Marta Bastianelli. Certo che se in forma, al mondiale farebbe un gran comodo…

Lei a Glasgow ha anche vinto gli europei del 2018. Marta è arrivata qua con la testa proiettata sul ritiro. Personalmente è un dispiacere, perché è anche un grande riferimento per le altre. Ho provato anche a farle cambiare idea, ma non c’è stato modo. Spero che al Giro possa lasciare il segno, ma non sarà facile. Alla partenza del campionato italiano, ho toccato con mano l’emozione. Le ragazze alla partenza ridono, scherzano, ma sono molto emotive.

E se poi ci ripensasse, almeno fino al mondiale?

Se va forte, le porte sono aperte. Chi merita un posto ce l’ha. Serve tanta testa, da fine Giro al 13 agosto c’è un periodo bello lungo.

All’appello manca Elisa Balsamo.

Stiamo zitti per scaramanzia. La seguo a distanza, senza metterle pressioni. Ma so che la visita di controllo è andata bene, quindi Elisa potrebbe tornare presto su strada, per cui continuo a essere ottimista. Forse un po’ più di prima…

Nel 2018 Bastianelli vince il titolo europeo a Glasgow. Se volesse ripensarci e andasse forte, la porta di Sangalli sarebbe aperta
Nel 2018 Bastianelli vince il titolo europeo a Glasgow. Alle sue spalle Vos e Brennauer. Quarta Cecchini
Sabato c’è il tricolore juniores, cosa ci aspettiamo?

Alla crono di Comano non ha partecipato Venurelli, perché stava facendo la maturità, altrimenti avrebbe fatto una gran prova. Guardando all’estero, abbiamo due avversarie inglesi forti che sono Izzy Sharp e Cat Ferguson per la prova su strada, con le quali ci siamo scontrati già parecchie volte quest’anno e non solo ai mondiali e gli europei come succedeva negli anni scorsi. Le conosciamo, sono forti. Noi cercheremo di fare la miglior squadra. Sono contento perché dopo Cittiglio eravamo settimi nel ranking e dopo il Fiandre siamo primi a pari merito con la Gran Bretagna. Le ragazze sono cresciute tanto, perché hanno visto cos’è il vento, il pavé, un ventaglio, correre sotto l’acqua su stradine che in Italia sarebbero improponibili.

Nella nazionale juniores di Sangalli si lavora sulla maturazione, quindi?

Sono per la crescita, chiaramente con uno sguardo al risultato. La storia italiana è piena di ragazze che hanno vinto il mondiale junior e poi si sono perse, proviamo a invertire la tendenza. Così quando andiamo all’estero con la nazionale, ci affianca sempre una squadra di club. In Olanda abbiamo avuto la Bft Burzoni, un’altra volta la Valcar. Ogni volta c’erano 12 azzurre a fare esperienza. Le squadre mi sembrano motivate e io sono soddisfatto. C’è tanto da fare ed è una bellissima notizia.

La gioia di Velasco e la delusione di Baroncini. L’italiano di Mazzanti…

29.06.2023
5 min
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COMANO TERME – Poche centinaia di metri dopo aver visto Simone Velasco piangere di gioia abbiamo incrociato le lacrime di Filippo Baroncini, deluso e amareggiato per la sua maledetta foratura. Due scenari diametralmente opposti, da una parte la felicità per un campionato italiano vinto e dall’altra la rabbia per non esserselo nemmeno potuto giocare. C’è chi questa situazione l’ha vissuta in un solo colpo dovendosi dividere tra due stati d’animo sfogati in eccesso da un parte e dall’altra. Stiamo parlando di Luca Mazzanti, procuratore di Simone e Filippo. 

Luca, ti abbiamo visto arrivare alla macchina di Baroncini sulla bici di Velasco. Da un sorriso pieno di gioia sei dovuto passare a parole di conforto e comprensione. 

Diciamo che la giornata è stata bella intensa per me, ma si è creata una situazione per cui non me la sono proprio goduta al meglio.

Partiamo da Filippo…

E’ stato veramente sfortunatissimo e oltretutto la sua reazione, ci tengo a dirlo, è anche un po’ figlia dell’anno che ha passato. Perché come si sa, da quando è professionista ha avuto due infortuni uguali a inizio stagione. All’italiano stava bene. Aveva lavorato sodo e oltretutto aveva fatto una buona corsa. Era andato al Giro di Svizzera in preparazione ai campionati italiani cui puntava molto. La sua reazione è stata veramente figlia di questo. Non è solito fare così, però lo capisco.

Come ti sei “diviso” tra Simone e Filippo?

Io non sapevo dove stare, ho dovuto un po’ dividermi tra la festa di Simone e, come da mio compito, stare anche accanto a Filippo. Ovviamente ho preferito andare prima da lui, perché tanto il vincitore in quel momento era contento e impegnato a festeggiare. 

Poi però sei andato a festeggiare…

Sì, è stata una grandissima gioia. Simone ha cinque anni in più ed è professionista da più tempo. Al bilancio positivo ci aggiungo sicuramente anche la crono (Velasco si è piazzato al quarto posto, ndr), perché secondo me è indice che non è un campione italiano casuale.

Mazzanti segue e assiste Velasco da circa dieci anni
Mazzanti segue e assiste Velasco da circa dieci anni
Quando si vincono queste corse si può dire che ci si sblocchi? Si ha più motivazione per il futuro?

Si unisce anche dalla consapevolezza. Simone è passato pro’ giovanissimo, ha fatto solo due anni da under. Una volta passato, ha avuto un periodo davvero complicato, dovuto ad una mononucleosi poi riattivata che è stata un vero problema. Oltre a rallentarlo due anni alla Bardiani, lo ha condizionato in parte anche in quello successivo alla Wilier Triestina-Selle Italia. Da lì ha fatto due belle stagioni, la seconda alla Wilier e poi nel 2020 la prima alla Gazprom, dove però c’è stato il lockdown. Il 2022, primo anno con l’Astana nel WorldTour, è stato positivo. Nel 2023 infine ha vinto a febbraio e fatto delle ottime classiche. Ha completato un buon Giro d’Italia, contando anche qualche problemino fisico. Adesso può essere veramente lanciato verso un altro capitolo. Può davvero iniziare a ragionare in un altro modo.

Tornando a Filippo, nonostante la sfortuna ha dimostrato che la condizione finalmente è arrivata…

Infatti, nel cercare di consolarlo e parlandoci anche nei giorni successivi, gli ho detto che non si può essere certi che avrebbe vinto. Gli ho detto che Simone aveva fatto una grandissima corsa, era andato forte anche nella crono e ha battuto i cinque che erano lì. A parte il giovane Magli, che è andato fortissimo, gli altri erano tutti corridori di un certo peso. Forse Filippo li avrebbe battuti o forse no, non lo sapremo mai.

Ha messo buone basi per un buon finale di stagione?

Dobbiamo prendere atto che quando sta bene, è lo stesso corridore che abbiamo visto da under 23, da campione del mondo. Questo gli deve dare in tutti i modi la spinta in più. Finalmente siamo sulla buona strada e se la fortuna, che adesso è ancora più in debito di prima, gira a suo favore allora si può puntare in alto. E’ veramente forte, è veloce e specialmente quando si arriva stanchi è solito inventarsi qualcosa che non ti aspetti.

Per Mazzanti, Baroncini ha dimostrato un’ottima condizione
Per Mazzanti, Baroncini ha dimostrato un’ottima condizione
Ecco, se da una parte c’è stata appunto la consolazione, con Simone che ragionamenti avete fatto?

Lavoriamo insieme da dieci anni. Io credo molto in lui, secondo me con questa vittoria può mettere a posto i dettagli che non andavano bene. Prima si perdeva un po’ in cose che gli ho fatto notare in maniera schietta. Penso di essere abbastanza competente, per i 17 anni di professionismo che ho fatto e gli altri 10 nel nuovo ruolo da procuratore, ho veramente la convinzione che in lui ora cambierà qualcosa.

Hai esempi analoghi?

Colbrelli, un mio corridore: ne parlavo proprio ieri con Simone. Sicuramente Sonny, prima del 2021 era già un corridore di uno spessore differente rispetto a quello che è Simone adesso. Però Sonny cambiò dall’italiano in poi. Vinse il Benelux, fece bene al Tour, vinse l’europeo e poi ovviamente la Parigi-Roubaix.  Sono cose che non aveva mai fatto prima di vincere il campionato di italiano. A Simone auguro di fare tutto il percorso di Sonny, senza ovviamente quel maledetto 2022. Voglio dire anche una cosa che magari c’entra poco, ma ci tengo.

Che cosa?

Simone fu il primo dei miei a chiamarmi quando successe quel fatto a Corbelli al Catalunya. Se ci penso adesso, mi emoziono ancora. Era veramente disperato perché aveva visto la scena e ed era preoccupatissimo. 

Qui Sonny Colbrelli e Luca Mazzanti al Giro d’Italia 2014
Qui Sonny Colbrelli e Luca Mazzanti al Giro d’Italia 2014
Ti era mai capitata di vivere una delusione simile a quella di Baroncini nel finale?

No. So benissimo che cosa vuol dire arrivare vicino a un obiettivo. Non avrei mai potuto scegliere chi preferivo che avesse vinto. Ma avrei preferito che se la giocassero fino all’ultimo.

Che tu sappia tra di loro ci sono stati complimenti o dedicato frasi di conforto?

Loro si conoscono. Sicuramente avranno anche occasione di vedersi con le rispettive compagne, perché so che si sentono e sono amiche.  Non so se si siano già sentiti, ma credo che Baroncini, a parte la sua sfortuna e il dispiacere personale, sia contento che degli altri cinque abbia vinto Velasco. So che Simone avrebbe voluto vincerla battendo anche lui e sarà sicuramente dispiaciuto per Filippo. Avranno modo di vedersi in corsa e parlare.