Lafay splendido a San Sebastian. E le tattiche dei big?

02.07.2023
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SAN SEBASTIAN – Sembra quasi che il Tour de France dello scorso anno non sia finito. Sembra che quello di quest’anno sia il secondo capitolo di un libro iniziato undici mesi fa. Tadej Pogacar che attacca nella prima parte e Jonas Vingegaard dietro che rincorre con tutta la squadra.

Per carità, è bello, bellissimo. E’ il top del ciclismo e magari tutti i giorni fosse così, ma da un punto di vista tecnico viene da chiedersi se non ci sia qualche errore. Il dubbio è legittimo. Pensiamo a quel che è successo oggi verso la splendida San Sebastian o Donostia come la chiamano qui nei Paesi Baschi.

La Jumbo-Visma con una squadra fortissima, in superiorità numerica e al termine di un super lavoro è riuscita a perdere una corsa “vinta”. Mentre Pogacar e la UAE Emirates stanno spendendo molto. Cosa che lo scorso anno lo sloveno pagò nella seconda metà di Tour.

Pogacar tira dritto dopo l’Alto de Jaizkibel e Vingegaard non lo molla di un centimetro
Pogacar tira dritto dopo l’Alto de Jaizkibel e Vingegaard non lo molla di un centimetro

UAE, nessun errore 

I ragazzi di Andrej Hauptman – il direttore sportivo di Pogacar e compagni – stanno benissimo. Come ci ha detto Moreno Moser pochi giorni fa, forse in salita sono persino più forti dei Jumbo e vederli correre è un piacere. Poco dopo l’arrivo abbiamo scambiato qualche battuta proprio con il direttore sportivo sloveno.

Andrej, i tuoi ragazzi hanno un grande gamba…

Anche oggi è andata bene. Abbiamo controllato la corsa e per noi è stato un bene che non sia andata via una fuga troppo numerosa. Abbiamo preso l’abbuono e tenuto la maglia.

ll forcing sullo Jaizkibel dunque era per i secondi di abbuono?

Più che altro volevamo la corsa chiusa fino alla cima e poi, sì, se possibile prendere i secondi con Tadej. Otto secondi…

Però poi Pogacar ha continuato?

No, non ha continuato. E’ solo sceso con un passo normale e ha atteso il gruppo.

Si è detto spesso che l’anno scorso avete sprecato molto nella prima parte, non state commettendo lo stesso errore?

Non penso che sia un errore. Quando sei in maglia, devi onorarla e noi lo abbiamo fatto.

Yates sembra davvero in palla. E’ davvero un secondo capitano?

Adam ha già dimostrato che è un campione. E per noi è molto importante avere due corridori di questo livello da un punto di vista tattico.

Dopo ieri, anche oggi Vingegaard non ha dato il cambio a Pogacar: che idea ti sei fatto? E’ un segno di “debolezza” da parte del danese?

Ogni squadra fa la sua corsa e la sua strategia. E poi dietro aveva Van Aert che poteva vincere la tappa. Ognuno guarda ai suoi interessi.

In casa UAE Emirates sembrano tranquilli e certi della tattica che stanno portando avanti. Anche Alberto Contador ci ha detto la sua in merito: «Anche io non penso che Pogacar stia sprecando troppo. O almeno non sta sprecando più di Vingegaard… Solo che lui ha già guadagnato dei secondi di abbuono».

Ancora una cornice di pubblico pazzesca nei Paesi Baschi. Ma c’erano anche tanti francesi. Il confine è vicino
Ancora una cornice di pubblico pazzesca nei Paesi Baschi. Ma c’erano anche tanti francesi. Il confine è vicino

Beffa Van Aert

Alberto, che è acclamato a gran voce dalla folla ancora numerosa alle transenne, passa poi ad analizzare la volata di San Sebastian. Semmai è stato più colpito da questo di “errore”, ammesso che di errore si possa parlare, che non da quello presunto della UAE.

«Alla fine stiamo parlando del Tour – ha spiegato il grande campione – Lafay ha colto una vittoria che può cambiare la sua vita ed è stato bravissimo. Anche ieri è stato forte e non è un caso che sia arrivato davanti oggi.

«Se lo sono fatto scappare, bueno, però è facile parlare a corsa finita. Ieri è stata una giornata dura. Oggi anche. E le gambe erano al limite per tutti (il riferimento è alla “non chiusura” su Lafay nell’ultimo chilometro, ndr). Certo è che se si fa di nuovo la corsa… il finale è diverso. Ma questo è il ciclismo e questa sua imprevedibilità è il bello».

Che confusione

Dopo l’arrivo, in direzione dei bus, il primo in assoluto a passare è stato proprio Wout Van Aert, il battuto di giornata. Era nero in volto. Ormai è un po’ che il “vecchio Wout” perde. E’ sempre lì, ma non riesce a mettere il sigillo. E non si può certo dire che vada piano.

Davanti al bus del team giallonero tanti tifosi, ma anche tanto silenzio. Anche loro devono riordinare le idee.

«Eravamo solo Kelderman e io a tirare – ha detto Tiesj Benoot alla stampa olandese Pidcock ha un po’ mescolato le carte, quando mi sono spostato e c’era lui. Io stavo mollando ma ho dovuto riprendere, altrimenti Wout sarebbe rimasto scoperto». 

Alle sue parole si sono aggiunte quelle del direttore sportivo dei Jumbo-Visma, Frans Maassen: «Forse Vingegaard (che non ha tirato, ndr) poteva fare di più. E forse anche Wout poteva partire prima, ma ha visto che a ruota aveva Pogacar e avrebbe fatto vincere lui».

La grinta di Lafay, a 100 metri sente “i bestioni” che rimontano. Ma lui ha ancora forza e fa velocità. Un colpo da manuale del ciclismo
La grinta di Lafay, a 100 metri sente “i bestioni” che rimontano. Ma lui ha ancora forza e fa velocità. Un colpo da manuale del ciclismo

Lafay, il finisseur

E allora è giusto anche rendere onore a Victor Lafay. Il francese della Cofidis ha messo a segno non un colpo, ma “il colpo” da finisseur: uno scatto, uno, secco, vincente, potentissimo. Ai 950 metri si è lanciato come se l’arrivo fosse lì a 150 metri. Invece a 150 metri c’era la svolta di 90 gradi a sinistra. Ci è entrato a “cannone” e poi ha spinto come un forsennato.

Dietro, vuoi per la gamba al limite come dice Contador, vuoi perché forse avranno pensato che calasse o semplicemente perché hanno pensato troppo, quando sono partiti era troppo tardi. Merita un applauso per un gesto tecnico da manuale. 

«Il mio attacco non era programmato – racconta Lafay, col volto che è il ritratto della felicità – è stato un colpo d’istinto, di follia. Mi sono trovato lì. L’unica cosa che ho pensato, ma non tanto in quel momento, è che non sarei arrivato in volata con quei corridori».

E’ il pallonetto del giocatore che vede il portiere fuori dai pali. Il tiro da tre punti allo scadere. E’ Tchmil che vince la Sanremo del 1999. Chapeau.

«Sullo Jaizkibel stavo bene. Ho faticato, mi sono sfilato quel tanto da non perdere terreno e restare coperto e sono riuscito ad arrivare bene alla fine. Quando sono partito non pensavo alla vittoria. Spingevo e guardavo il computerino: 500 metri, 400 metri… solo alla fine ci ho creduto».

Dopo la vittoria al Giro d’Italia del 2022, un altro grande colpo per questo ragazzo di Lione. E fanno sorridere le parole rubate al suo diesse, Thierry Marichal, a fine corsa: «Per una volta che non facciamo proclami, che non diciamo di provare a vincere questa tappa o quella maglia, abbiamo conquistato un successo inaspettato e bellissimo».

Volata a Wiebes e dubbio atroce: Giro già chiuso?

02.07.2023
5 min
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MODENA – Il canovaccio è sempre il solito, Olanda contro il resto del mondo. In salita vince Van Vleuten, in volata c’è Wiebes. Le prime due tappe del Giro Donne sono andate così, come da pronostico con buona pace delle altre per il momento. Già, perché la corsa è ancora lunga e tutte le loro rivali stanno già pensando a come rifarsi.

Il traguardo di Modena della seconda frazione (posizionato nell’anello di un parco) può considerarsi una delle pochissime occasioni per le velociste e la campionessa europea della SD-Worx domina su Vos e Dygert. La beniamina di casa Rachele Barbieri chiude quinta con qualche rammarico, mentre Paternoster vola a terra negli ultimi metri senza apparenti problemi.

A Modena Lorena Wiebes si conferma imbattibile in volata grazie anche al lavoro di Cecchini e Guarischi
A Modena Lorena Wiebes si conferma imbattibile in volata grazie anche al lavoro di Cecchini e Guarischi

Wiebes regna

Ottavo centro stagionale e terzo totale al Giro Donne per Lorena Wiebes che nel post-gara ci confida che grazie al suo “italian corner” (come ha ribattezzato Cecchini e Guarischi che non manca di ringraziare), sta cercando di imparare un po’ di parole e frasi base della nostra lingua.

«Abbiamo ripreso la fuga un po’ tardi – spiega Lorena – ma avevo piena fiducia nel mio treno. Elena e Barbara mi hanno guidato perfettamente. Barbara mi ha lasciato dietro la curva, dopodiché ho dovuto occuparmi solo dell’ultimo rettilineo. E sono andata a tutta. Sono felice di questa vittoria di tappa. Oggi il Team SD Worx è stato fortissimo. Tutta la squadra ha gestito bene la salita e io sono stata perfettamente circondata e protetta per tutto il giorno. Avevamo il controllo della situazione. Quando la tua squadra fa un lavoro così buono, vuoi ringraziarla con una vittoria di tappa. Allora non vuoi fallire. Lo ripeto, sono felice di essere tornata al Giro Donne e non voglio fermarmi qua. La quarta tappa è movimentata ma mi piace e non mi sento tagliata fuori. Ci proveremo ancora».

Mavi Garcia sta bene ma per Bronzini è inutile sprecare energie senza il supporto di altre squadre per attaccare Van Vleuten
Mavi Garcia sta bene ma per Bronzini è inutile sprecare energie senza il supporto di altre squadre per attaccare Van Vleuten

Rosa salda

Al mattino alla partenza da Formigine si respirano due climi ben distinti. Quello meteorologico col suo caldo opprimente che obbliga tutte le atlete a presentarsi col tipico gilet refrigerato o col sacchetto di ghiaccio sul collo. Poi c’è quello umorale che circola tra i bus con pareri quasi opposti relativamente alla vittoria di Van Vleuten a Marradi del giorno precedente. Possibile che il Giro Donne sia già finito nonostante manchino ancora sei tappe alla fine? E malgrado la maglia rosa comandi con soli 49” di vantaggio?

«Per come ho visto andare Annemiek – racconta Giorgia Bronzini, diesse della Liv Racing TeqFind – ora come ora diventa molto difficile sfilarle la leadership. Sul Passo della Colla ha attaccato a circa cinque chilometri dallo scollinamento e le ha lasciate lì tutte. In discesa poi non ha perso, anzi in ogni contropendenza rilanciava così come all’uscita di ogni curva. In molti non si aspettavano che andasse così forte o comunque che facesse così tanto differenza alla prima salita del Giro».

Marta Cavalli è pronta a duellare con Van Vleuten nelle prossime tappe, la condizione c’è
Marta Cavalli è pronta a duellare con Van Vleuten nelle prossime tappe, la condizione c’è

«Per attaccarla bisogna isolarla – prosegue la piacentina – e devono farlo quelle squadre che nel finale della tappa di Marradi avevano più numeri, ovvero Lidl-Trek ed Fdj-Suez. Se loro si coalizzassero contro la Van Vleuten, credo che avrebbero poi anche il supporto di altre squadre, come la nostra. Noi abbiamo Mavi Garcia che sta bene, però non le farò sprecare energie preziose senza sapere di avere la certezza della collaborazione delle altre o sapendo che da sola non impensierirebbe la Van Vleuten. Nelle prossime tappe ci sono ancora salite e discese per metterla in difficoltà. Naturalmente noi saremo lì a battagliare, ma sapendo come sta attualmente vedo tutto molto complicato».

L’obiettivo è provarci

La prestazione della Van Vleuten a Marradi sembra un deterrente per chiunque anche se nessuno vuole essere arrendevole. Il terreno per recuperare tempo c’è e non bisogna scoraggiarsi subito.

«Ho scollinato con circa trenta secondi di svantaggio – commenta Marta Cavalli con la maglia verde di miglior scalatrice in prestito da Van Vleuten – ma non aveva senso rischiare in discesa più di quello che abbiamo fatto. Sto bene e la voglia di attaccare c’è. Vedremo cosa fare a livello tattico ma onestamente credo che il Giro sia ancora aperto».

Paolo Slongo è convinto che il Giro Donne sia ancora tutto da giocare pur rispettando il valore di Van Vleuten
Paolo Slongo è convinto che il Giro Donne sia ancora tutto da giocare pur rispettando il valore di Van Vleuten

«La storia del Giro d’Italia in generale – analizza Paolo Slongo, diesse della Lidl-Trek – è piena di episodi in cui una corsa sembra chiusa ed invece prende un’altra piega. Non parlo solo del Giro che ho vinto con Nibali nel 2016, ma anche quello di quest’anno tra Thomas e Roglic. Sicuramente noi conosciamo il valore di Van Vleuten e sappiamo che dobbiamo fare di più per renderle la vita difficile. Il Giro Donne non è già chiuso o indirizzato come qualcuno può pensare. E’ appena iniziato e credo che dalla quarta alla settima tappa ci sia tutto lo spazio necessario per tenere aperta la corsa».

Come corre adesso la UAE Emirates? Risponde Matxin

02.07.2023
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La corazzata Jumbo-Visma e il campione uscente Jonas Vingegaard fanno paura, ma Joxean Fernandez Matxin (sports manager del UAE Team Emirates) è sicuro che i suoi uomini daranno filo da torcere ai gialloneri e lo dice senza peli sulla lingua. Ieri Pogacar e Vingegaard (foto di apertura) si sono appena punzecchiati. Nella breve visita nel ritiro di Sestriere del team avevamo visto all’opera Rafal Majka, Marc Soler e i nuovi innesti targati 2023 Adam Yates e Felix Grosschartner.

Ora che Adam Yates ha conquistato tappa e maglia al Tour, l’abbiamo stuzzicato a più ampio raggio, dal podio del mese scorso di João Almeida al Giro d’Italia e su quanto di buono mostrato dall’astro nascente Juan Ayuso al Giro di Svizzera.

Matxin è il direttore della parte sportiva del UAE Team Emirates: i tre giovani di casa li ha visti crescere
Matxin è il direttore della parte sportiva del UAE Team Emirates: i tre giovani di casa li ha visti crescere
Come valuti la prima metà del 2023 del team?

Abbiamo visto tante cose interessanti, soprattutto da tre corridori che seguo da diversi anni e che godono della mia piena fiducia. Almeida lo conosco da quando è junior, così come Tadej, mentre Ayuso dalla categoria allievi. Sono ragazzi che ho visto crescere mentalmente e fisicamente. Almeida ha dato un segnale importante al Giro.

Lo rivedremo alla Vuelta?

Sì, l’idea è quella, così come Ayuso che avrà la corsa spagnola come focus della stagione. E’ un corridore in grande crescita e su cui puntiamo molto. 

Dunque, nessun problema di abbondanza?

No, perché tra tutti e tre, ovvero Tadej, João e Juan, c’è un rapporto fantastico. Li avete anche già visti insieme, soprattutto gli ultimi due, ad esempio alla Vuelta dello scorso anno. Ma anche Almeida e Pogacar, o Pogacar e Ayuso che hanno lavorato insieme a Sierra Nevada e fatto dei bei giorni di allenamento tranquilli da soli. Con le persone intelligenti è facile lavorare, senza problemi, e loro lo sono.

Ci racconti dell’avvicinamento anomalo di Tadej al Tour 2023?

Abbiamo fatto un programma iniziale un po’ diverso rispetto a quello che avevamo in mente, anche se le tempistiche erano simili. Già da gennaio abbiamo tolto l’altura che facevamo per il Uae Tour e, pur sapendo che questa era una corsa importante per la nostra squadra, l’abbiamo tolta per dare a gente come Ayuso e Yates la possibilità di farsi vedere. Soprattutto a quest’ultimo dovevamo dare un bello spazio, dopo averlo voluto fortemente in squadra.

Sarà lui l’ultimo uomo di Pogacar in salita?

E’ un corridore che può fare benissimo anche il leader. Insomma, un secondo capitano. Si è integrato bene, l’avete visto anche voi al Delfinato, non così lontano da Vingegaard, pur non essendo ancora nella miglior condizione.

Ha ancora voglia di imparare il britannico?

Tutti impariamo, anche io a 52 anni continuo ad apprendere qualcosa dai miei corridori, sia a livello professionale sia personale.

Secondo Matxin, Yates può essere anche un capitano aggiunto. Intanto è partito con tappa e maglia
Secondo Matxin, Yates può essere anche un capitano aggiunto. Intanto è partito con tappa e maglia
Tadej ti stupisce ancora?

Bè, tutti gli obiettivi che ti prefissi, con lui li riempi. E’ completo sotto tutti gli aspetti ed è capace di vincere in volata, a cronometro, in uno strappo, in una salita lunga, in pavé. E’ la perfezione fatta ciclista.

E umanamente?

E’ un ragazzo normale. Dirlo di lui può sembrare strano, però è così. Come Ayuso, con cui sono stato qualche giorno fa in Svizzera: sono corridori che vanno forte qualunque cosa facciano, perché fanno bene il loro lavoro. 

Avete segnato in rosso qualche tappa in particolare della terza settimana dopo i sopralluoghi?

Certo, ma ovviamente non vi dico quale (ride, ndr).

C’è qualche possibilità di vedere Tadej anche alla Vuelta?

Per ora, l’unico focus è il Tour, anche perché è stato un anno particolare. Ha fatto una prima parte di stagione fino alla Liegi, che era comunque l’ultima corsa di quel periodo anche senza la caduta, incredibile. Senza intoppi, avrebbe fatto o il Delfinato o il Giro di Slovenia in vista del Tour. Invece abbiamo cambiato il programma e deciso di puntare direttamente sui campionati nazionali (con il doppio successo, ndr) per dargli più recupero. Dovevamo fare i passi giusti.

La caduta della Liegi ha riscritto i piani di Pogacar, che ha ultimato la preparazione a Sestriere (foto Matteo Secci)
La caduta della Liegi ha riscritto i piani di Pogacar, che ha ultimato la preparazione a Sestriere (foto Matteo Secci)
Come sta adesso?

Bene, la sua condizione è in crescendo e abbiamo deciso, dopo Sierra Nevada, di spostarci al Sestriere anche per evitare di fare troppi viaggi. In Spagna, ha usato il tutore in bici da crono per non appoggiarla e non mettere pressione sulla mano, adesso lo usa e lo toglie, ha ancora l’abbronzatura del tutore, però la progressione è giusta, poi vedremo in corsa. 

La squadra è carica?

Abbiamo messo in chiaro già da diversi giorni prima dell’annuncio ufficiale chi avrebbe corso il Tour e chi sarebbero state le riserve. Abbiamo fatto un primo briefing a Sierra Nevada e poi un altro a Sestriere a cui hanno partecipato tutti i direttori sportivi. Abbiamo studiato le tappe che ci aspettano, la tattica con piano A, B e così via, ma anche i rivali che ci troveremo di fronte.

Sarà un Tour scoppiettante come lo scorso anno col duello Pogacar-Vingegaard a farla da padrone?

Credo sinceramente che abbiamo avversari importanti. Non possiamo nasconderci e si può dire che la rivalità sportiva con Vingegaard è molto forte e la sua condizione è importante. Però, non bisogna dimenticarsi che Tadej ha vinto parecchio (14 corse su 20 con le due nuove maglie di campione nazionale sloveno dello scorso weekend, ndr), lasciando pure vincere qualche compagno in alcune occasioni. Ci sarà da divertirsi.

Aveva ragione Sangalli: Paternoster sta tornando

Giada Gambino
02.07.2023
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Al via del Giro d’Italia Donne rinviato di un giorno per il brutto tempo, ma che l’ha vista in testa nella cronometro, Letizia Paternoster ci racconta delle sue sensazioni dell’ultimo periodo e di come il ciclismo sia centrale nella sua vita. Il resto è un contorno, le critiche lasciano il tempo che trovano. Dopo i campionati italiani, il tecnico azzurro Sangalli l’ha inserita fra le sorprese più belle.

Prima della crono cancellata, il riscaldamento di Paternoster era stato deciso ed efficace
Prima della crono cancellata, il riscaldamento di Paternoster era stato deciso ed efficace
La tua forma fisica dell’ultimo periodo…

Avevo preso il Covid come tanti ciclisti a fine aprile, ma passato quello sembrerebbe che tutto sia andato per il meglio. In altura mi sono allenata tanto, più di quanto abbia mai fatto. Sto bene, sono pronta. Ho lavorato tanto, vedremo come sarà questo Giro. Dopo il campionato italiano su strada (ha conseguito il settimo posto, ndr) ho creato molte aspettative su me stessa. Spero di non deluderle, ma penso che non sarà così. Il mio obiettivo sarà quello di scoprire i miei limiti, che forse ancora non conosco

Il Giro d’Italia con il nuovo team.

Sono molto entusiasta, un pochino agitata perché è il primo Giro, la prima grande corsa a tappe. E’ tutto nuovo. Ma farlo con questa squadra, questa famiglia, mi rende super serena e soprattutto sono tanto motivata. 

Nel 2023 ha debuttato nella Roubaix (65ª al traguardo), poi come molti ha ripreso il Covid
Nel 2023 ha debuttato nella Roubaix (65ª al traguardo), poi come molti ha ripreso il Covid
Cosa più ti spaventa del Giro?

L’imprevisto! Sono contenta delle mie prestazioni, della mia preparazione e di come sto andando. Ho lavorato molto e bene. Quindi sì, l’imprevisto è ciò che più mi spaventa. Ci può sempre essere, ma non voglio nemmeno pensarci, non accadrà. 

A breve i mondiali su pista… 

Dopo il Giro la mia concentrazione e determinazione si sposteranno unicamente su quelli. La maglia azzurra mi dà tanta carica e la motivazione, se il Giro andrà bene, sarà quella giusta. 

Qual è la differenza principale tra il team Italia e la nuova avventura nel team Jayco-AlUla?

C’è un ambiente un po’ diverso, nel Team Jayco-AlUla mi sento a casa. Faccio un po’ di difficoltà a trovare delle differenze, è tutt’altra cosa.

La Vuelta Burgos l’ha proiettata sui tricolori, cui è arrivata dopo tanto lavoro in altura. E ora il Giro
La Vuelta Burgos l’ha proiettata sui tricolori, cui è arrivata dopo tanto lavoro in altura. E ora il Giro
A volte ti vengono mosse delle critiche per il tuo essere attiva sui social e per le tue sponsorizzazioni, di vario genere, che mettono in risalto la tua bellezza e femminilità… 

Non faccio la modella! Fortunatamente ho degli sponsor vicino a me che hanno voglia di lavorare e che mi danno modo di farlo. Forse questo dà anche modo al ciclismo femminile di emergere e di essere un po’ piu’ conosciuto di quanto già sia. Al di là di questo, ho capito che l’invidia è umana e spesso chi parla non ha i miei stessi sponsor. Del giudizio delle persone ho imparato a… fregarmene (ride, ndr )!

In sport come il calcio, gli sportivi fanno tantissime sponsorizzazioni, eppure nessuno li giudica, è la normalità… 

Esattamente! Quello che amo fare è andare in bici e andare forte. Ho manager intorno a me che sanno quando mi posso dedicare ad altro o meno. La priorità nella mia vita l’ha sempre il ciclismo e quando ho tempo do spazio anche al resto, ma è semplicemente un valore aggiunto. Non dimentichiamoci che anche quello è un lavoro, un introito in più. Siamo seri, chi rifiuterebbe una collaborazione, ad esempio, con la Nike (sorride, ndr)? Le persone che parlano sono quelle che probabilmente pagherebbero per quello che ho io. 

Con Martina Fidanza agli europei di Grenchen 2022, in pista Paternoster ha vinto 6 mondiali e 15 europei sin da junior
Con Martina Fidanza agli europei di Grenchen 2022, in pista Paternoster ha vinto 6 mondiali e 15 europei sin da junior
Dai un consiglio a Letizia per la stagione estiva.

Vai dritta per la tua strada, continua in questa direzione. Hai sofferto troppo per cose che non ne volevano la pena. Vai dritta verso i tuoi sogni senza farti fermare da nessuno. 

In quale momento della gara esce la tua cattiveria agonistica?

Dal momento in cui prendo il via in una gara in cui ci credo e so che posso fare bene, dalla partenza! Voglio vincere!

Paesi Baschi: orgoglio, calore e colore. “Aupa Tour”

02.07.2023
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BILBAO – «In città non si parla d’altro. Anche a casa», ha detto Mikel Landa riferendosi al Tour de France nei Paesi Baschi. Il fermento c’è. E’ palpabile. Qualcosa del genere lo avevamo visto e vissuto lo scorso anno a Budapest al via del Giro d’Italia. In quell’occasione si parlò di un milione e passa di persone lungo le strade per uscire dalla capitale ungherese per accompagnare la corsa rosa. 

Qui, al netto che Bilbao è più piccola di Budapest (350.000 abitanti contro 1,7 milioni), siamo sulla stessa intensità di folla. Lungo la prima tappa si stima ci sia stato un milione di persone. E per San Sebastian hanno varcato il confine anche molti francesi, specie dalla vicina Tolosa.

Bilbao freme

I baschi hanno investito svariati milioni di euro, ma sono consapevoli che ci sarà un ritorno. E queste sono consapevolezze della gente normale.

Per fare un esempio: siamo entrati in una farmacia per acquistare un collirio. Vedendoci col pass al collo, il farmacista ci ha detto di quanto la gente sia contenta del Tour e in qualche modo abbia collaborato (un dato curioso: nei preparativi delle strade e i vari blocchi: sono state rimosse solo 40 auto).

«Un grande movimento in questi giorni. Sono rimasto stupito dalla gente che c’era alla presentazione dei team. E vedrete con Landa e Bilbao che succederà quando ci sarà la corsa», ha detto il farmacista.

Festa e folklore alla presentazione delle squadre, nonostante un meteo poco favorevole
Festa e folklore alla presentazione delle squadre, nonostante un meteo poco favorevole

Dna ciclistico 

Bandiere basche e del Tour insieme su quasi tutti i lampioni della città, non solo in centro. Bilbao ha sfoggiato i suoi pezzi migliori. Il BEC, il Bilbao Exibition Center, per la sala stampa e il quartier generale. Il Museo Guggenheim per la presentazione dei team. Il Paseo del’Arenal per il “Fan Park”, vale a dire l’area Expo. Lo stadio San Mames per la partenza.

Qui il ciclismo è sentito. Ci sono molte corse e tantissimi praticanti. Il tutto con un meteo che non invita certo a pedalare. E anche l’orografia non è da meno. Chi sceglie di andare in bici quindi è ben motivato. 

Alla presentazione dei team la gente era tanta, ma quel che ci ha colpito non è stato tanto il numero, quanto la passione e la competenza dei tifosi. Lungo i 1.350 metri che dalla zona dei bus portavano al palco, un percorso che è stato ribattezzato “il cammino delle stelle”, la gente conosceva i nomi di almeno l’80 per cento degli atleti. Se poi erano spagnoli… apriti cielo. E ancora di più se erano baschi. Pello Bilabo, Landa e Fraile i più acclamati.

Festa fino alla fine

E’ stato curioso come la pioggia non abbia poi mandato a casa tanta gente durante la presentazione della squadre. E il perché è presto detto: qui ci convivono con la pioggia. L’ombrello è a portata di mano, altrimenti ci sono i poncho, che distribuivano anche a pois, come la maglia del miglior scalatore della Grande Boucle.

Le ultime squadre a salire sul palco chiaramente sono state la Jumbo-Visma di Vingegaard (e Van Aert) e la UAE Emirates di Pogacar. Le interviste nella mixed zone sono state interminabili per loro. Alle nostre spalle c’erano parecchi tifosi. Quando è passato Tadej hanno fatto una bolgia incredibile. 

Ma di fatto la festa era finita. Anche sul palco si erano spenti i microfoni. Sfilato anche Vingegaard, i tifosi erano ancora lì. Non si muovevano perché erano passati 175 dei 176 partenti. Ne mancava uno, trattenuto dalla stampa più di altri, Wout Van Aert. E anche per lui cori, applausi e persino gli auguri per il figlio in arrivo.

L’immancabile diavolo, tra le star più ricercate… non solo nei Paesi Baschi
L’immancabile diavolo, tra le star più ricercate… non solo nei Paesi Baschi

“Aupa” Tour!

Anche i negozi non sono da meno. Molte vetrine sono addobbate di giallo, come in Italia quando c’è il Giro che si tingono di rosa.

I volumi sono aumentati, specie per ristoranti, bar e hotel. Spiuk, nel suo store in centro, ha praticamente svuotato il magazzino! «La maglia commemorativa è andata a ruba e gli sconti del 30 per cento hanno fatto il resto», ci hanno detto Miriam GaldamesJulen Martinez Gomez.

Altra cosa che abbiamo notato è stato il grande viavai di gruppi ciclistici, molti dei quali americani. Tour operator che seguono la corsa e che portano alla scoperta del percorso e dei luoghi che batte il Tour. Per tutti questi ciclisti non è mancato un “Aupa”, una sorta di saluto di incoraggiamento. E Aupa Tour ha aperto ufficialmente la Grande Boucle 2023.

La palla in qualche modo passa a Firenze e all’Italia. Le Grand Depart 2024 tocca a noi. Sappiamo che si sta già lavorando sodo. Sarà una grande festa anche a “casa di Gino Bartali”, come ha detto il direttore del Tour, Christian Prudhomme.

Gemelli contro a Bilbao. Adam Yates infila Simon

01.07.2023
7 min
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BILBAO – Certe volte il destino è davvero incredibile. Ci sono delle storie che persino il miglior scrittore farebbe fatica a pensare. Ma se non sei né l’uno, né l’altro, fai il preparatore e ti chiami Maurizio Mazzoleni (sotto nel video, ndr), allora hai qualche chances in più.

Il coach dell’Astana-Qazaqstan questa mattina in un’intervista a 360° parlando dei “terzi incomodi” aveva detto proprio di stare attenti ai gemelli Yates: perché vanno forte, se ne parla poco e sanno vincere. Non poteva essere più preciso.

Tra l’altro non è la prima volta che Simon e Adam arrivano in parata. Era successo dieci anni fa. Al Tour de l’Avenir… quella volta ci fu un accordo e vinse Simon.

Vento decisivo?

Forcing micidiale di Adam Yates sul Muro del Pike. Gli restano attaccati “quei due” e il sorprendente Lafay. Adam si defila, rientra e scappa. 

Simon lo vede e lo bracca. Innanzitutto sa come sta il fratello e poi intuisce subito che tatticamente l’azione può essere favorevole. In quel momento la Jumbo-Visma non si era compattata.

Ieri avevamo percorso gli ultimi 10 chilometri e dentro di noi ci siamo detti: “Se al tornantone verso sinistra sono ancora davanti, arrivano”. Lì infatti il vento girava e diventava favorevole. E così è andata. I gemelli sono riusciti a fare una grande velocità. In più tra le curve cittadine hanno guidato benissimo.

I due gemelli scappano via. E in effetti Simon tira un po’ più di Adam
I due gemelli scappano via. E in effetti Simon tira un po’ più di Adam

Simon c’è

Il finale poi era tutto di gambe: 500 metri al 4-6 per cento. E lì le gambe Simon non le aveva più.

«Ha avuto dei crampi nel finale, così mi ha detto Simon – ha rivelato Brent Copeland, general manager della Jayco-AlulaUna storia bellissima oggi. Poteva essere meglio per noi! Potevamo vincere noi la tappa e prendere la maglia gialla, ma se proprio doveva vincere qualcun altro, bene così che lo abbia fatto Adam».

«Vero, ha tirato più di Adam, ma ci poteva stare: lui dietro aveva Pogacar e poteva anche non tirare per niente. Sì, sono gemelli, ma in gara sono rivali e professionisti».

Simon sui rulli, spalle alla strada. Non correva dal 26 aprile, probabilmente i crampi sono il frutto di questa lunga assenza dalle gare
Simon sui rulli, spalle alla strada. Non correva dal 26 aprile, probabilmente i crampi sono il frutto di questa lunga assenza dalle gare

Sorriso amaro

Copeland li avuti entrambi e li conosce. Sono molto simili. Adam forse è un filo più adatto per le corse di un giorno, più esplosive, tipo una “classica come quella di oggi” (era la prima tappa). Simon più per le tre settimane, e infatti ha vinto una Vuelta.

«Ma questo risultato – continua Copeland – è importante anche perché ora sappiamo che Simon sta bene. Non correva da aprile (una sola tappa del Romandia, ndr) e per noi era un punto di domanda. E’ bravissimo a prepararsi a casa, però le corse sono un’altra corsa.

«Partiamo per curare la classifica, poi vediamo… Perché correre per un quinto posto non ha molto senso per noi. A quel punto meglio puntare a qualche tappa».

Simon Yates intanto scioglie la gamba. Ha chiesto al meccanico di girarli i rulli verso il bus e non verso la strada. E’ un modo per evitare anche la stampa. Non è deluso, perché ai compagni spiega le cose con lucidità e ogni tanto sorride, ma chiaramente qualche pensiero gli frulla nella testa.

Quello che si sono detti col gemello lo sanno, e probabilmente lo sapranno, sempre e solo loro. Ma sono dei professionisti. E questo lo ha ribadito anche Adam nella conferenza stampa.

Primo e terzo

E poi c’è la sponda del vincitore. La UAE Emirates esplode in un urlo di gioia. L’altro team manager, Mauro Gianetti, esce dal bus con le braccia al cielo, perdendo la sua proverbiale compostezza, per qualche secondo.

«Primo Adam, terzo Tadej, maglia gialla – dice il manager svizzero – meglio di così non potevamo iniziare. Tadej sta bene e questa è l’altra notizia importante».

«Abbiamo giocato alla Play Station? No, però era prevista questa azione – ha detto il diesse Hauptman – . Era previsto che Grosschartner facesse quel forcing per stare davanti sul Pike. Volevamo vedere come stavamo noi e come stavano gli altri. Poi ci dovevamo provare anche con Adam, che sta attraversando un ottimo periodo di forma. E’ stata importante questa tappa per noi. Ed è stato anche importante vincere».

Tour de l’Avenir 2013, tappa di Morzine. Simon precede Adam… dieci anni dopo ancora una fuga tra gemelli (foto James Startt)
Tour de l’Avenir 2013, tappa di Morzine. Simon precede Adam… dieci anni dopo ancora una fuga tra gemelli (foto James Startt)

Destini incrociati

Adam e Simon hanno fatto una carriera parallela. Da piccoli erano sempre il primo rivale l’uno dell’altro. E oggi, nella corsa più grande, è stato come tornare alle corse di paese che facevano da bambini.

Chissà cosa è passato nella testa e nel cuore dei loro genitori, dei loro compaesani. In particolare in quella di papà John che li ha messi in bici. Lui aveva una piccola squadra, la Bury Clarion, e li portava a girare nel velodromo di Manchester. Le prime gare, i primi successi.

Anche se tra i due chi ha fatto da “testa di ponte” è stato Adam. E’ stato lui a battere il primo grosso colpo. Era l’Avenir del 2013 e fu secondo. Proprio lì, arrivarono in parata davanti al grande pubblico per la prima volta.

Come ci disse Vittorio Algeri, il diesse che meglio li conosce: «Se uno ottiene un risultato, l’altro si sbriga a coglierne un altro».

Scortato dal suo addetto stampa, Luke Rowe, Adam Yates si gode la maglia gialla… oltre alla vittoria
Scortato dal suo addetto stampa, Luke Rowe, Adam Yates si gode la maglia gialla… oltre alla vittoria

Adam incredulo

«Non ci credevo di essere davanti con mio fratello – ha detto Adam Yates nella sua fresca maglia gialla – è incredibile. Un’esperienza super. Cosa ci siamo detti? Che dovevamo spingere e ancora spingere… Sapevamo che dietro c’era un po’ di confusione. Tadej mi ha detto di andare».

«Io avevo speso tanto nella salita finale e così ho cercato di risparmiare qualcosa. Quando ai 450 metri Tadej per radio mi ha detto che era tutto okay, ho spinto al massimo e sono riuscito a vincere».

Adam e Simon Yates vivono vicini. Parlano spesso e ogni tanto escono anche insieme, ma ultimamente si sono frequentati meno di quanto si possa pensare. «Ho passato molto più tempo con la squadra che non a casa, però sono contento di condividere questa gioia con lui (i due si sono abbracciati dopo l’arrivo, ndr). Sarà un ricordo indelebile».

Quando hanno aperto il gas per davvero sono rimasti Pogacar e Vingegaard, con Lafay (a destra). Il duello è servito
Quando hanno aperto il gas per davvero sono rimasti Pogacar e Vingegaard, con Lafay (a destra). Il duello è servito

Ma comandano loro

Questa prima frazione però è stata anche il primo confronto fra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard. I due si sono punzecchiati, o almeno lo hanno fatto con le rispettive squadre. Ora l’una, ora l’altra erano in testa a fare trenate per prendere le salite e i punti critici davanti.

L’arrivo in volata del drappello inseguitore, premia lo spunto veloce dello sloveno, ma sono davvero lì. E se queste sono le premesse… buon Tour de France a tutti.

Filippo Magli, quarto al tricolore: debutto speciale

01.07.2023
4 min
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COMANO TERME – Dei magnifici sette in fuga (Baroncini compreso), Filippo Magli era forse lo sfavorito numero uno. Non per doti ma proprio perché il corridore della Green Project-Bardiani CSF Faizané era l’unico neo professionista degli attaccanti. 24 anni, Filippo ha sempre dichiarato un suo approccio anomalo nel ciclismo attuale, calma e costanza sono i suoi mantra.

Al campionato italiano ha sfiorato il podio. Unico superstite della fuga di giornata insieme a Rota, Magli ha saputo restare lì e stringere i denti per giocarsi quella maglia tricolore in prima linea. In sei mesi di professionismo ha già completato 58 giorni di corsa con un Giro d’Italia compreso. Lo abbiamo incrociato alla domenica, quando le donne erano sulla griglia di partenza per il loro campionato italiano. Filippo era lì a tifare per una persona speciale. 

Insieme a Rota ha fatto parte della fuga di giornata
Insieme a Rota ha fatto parte della fuga di giornata
Partiamo dal tuo quarto posto. Ti aspettavi di arrivare lì davanti a giocartela?

Sapevo che comunque stavo bene, sono uscito in forma dal Giro e mi sentivo pronto. Sicuramente non mi sarei aspettato di essere lì a giocarmi la maglia. Però sapevo, assieme alla squadra, che bisognava muoversi in anticipo e così abbiamo fatto. Mi sono gestito bene e poi nel finale è stato un tenere duro con le gambe, ma anche con la testa.

Questi percorsi ti piacciono, volate ristrette…

Sì, sapevo che il percorso era impegnativo, però non c’era una salita da 15/20 minuti di sforzo continuo. La salita andava su molto a strappi, quindi era adatta alle mie caratteristiche. Poi il vento contrario in salita ha favorito il fatto che non ci fossero azioni esagerate.

La volata a livello tattico avresti potuto farla meglio?

Sapevo che sarebbe stata una volata cui saremmo arrivati in velocità dalla discesa, quindi da dietro magari si poteva rimontare bene. Infatti mi sono piazzato in fondo al gruppetto, poi negli ultimi metri c’è stata un po’ di confusione dove tutti si sono buttati sulle transenne, quindi sono rimasto un attimo al vento. Mi dispiace perché comunque poteva essere un podio che per me sarebbe stato un risultato importante, però alla fine sono contento della prestazione. La squadra ha sempre creduto in me, anche portandomi al Giro, facendomi fare le migliori gare, quindi credo che anche per loro sia in parte una scommessa vinta.

Volata lunga 200 metri sul lato destro della strada, Magli sfiora il terzo posto
Volata lunga 200 metri sul lato destro della strada, Magli sfiora il terzo posto
Il tuo approccio al passaggio tra i pro’ è un po’ lontano dal ciclismo frenetico di oggi. Si può dire che tu non abbia fretta…

Sì, esatto, infatti devo ringraziare anche la Mastromarco che mi ha cresciuto per 5 anni senza pressioni. Al giorno d’oggi con questo approccio rischi di non arrivare al professionismo, però se ci arrivi così hai ancora del margine di crescita. Quest’anno sono entrato in questo mondo e mi sono reso conto che fino ad ora ho dato poco di quello che potrei dare. Ho 24 anni e nel ciclismo di oggi non sei più giovanissimo, però io mi sento come un giovanissimo. Credo di avere ancora tanto margine di miglioramento.

Non hai fretta di fare risultato, però dimostri di esserci…

Sono fiducioso perché ho sempre lavorato bene, quindi sapevo che prima o poi magari le mie soddisfazioni me le sarei tolte e me le toglierò. E’ vero, è difficile, però come ho detto ho sempre lavorato senza tanti proclami, senza mettermi tanto in mostra. Ho sempre fatto come dovevo e quindi mi tengo stretto questo quarto posto.

Filippo Magli ha concluso il Giro d’Italia alla sua prima partecipazione
Filippo Magli ha concluso il Giro d’Italia alla sua prima partecipazione
Come mai sei qui oggi (domenica 25 giugno, ndr)?

Sono qua per supportare la mia ragazza, Gaia Masetti e speriamo che faccia meglio di me dai. (Gaia arriverà dodicesima assoluta e terza nella categoria U23)

Lasciando il gossip ad altri, la domanda sorge spontanea. Come vi siete conosciuti?

Si sa, il mondo del ciclismo è grande, ma è anche piccolo. Corriamo tutti e due quindi sappiamo cosa vuol dire e i sacrifici che si devono fare. Lei è di Modena, io di Empoli, la distanza non è eccessiva. 

Ora la tua stagione come si svilupperà?

Adesso farò un periodo di stacco, perché ho fatto comunque da gennaio fino ad oggi con il Giro d’Italia compreso. Ho accumulato diversi giorni di gara. Poi andrò a fare un ritiro in altura a Livigno di una ventina di giorni e successivamente inizierò a correre intorno alla metà di agosto. Ancora non so bene il programma, se Limousine o al Danimarca. 

Landa e Pello, patto fra baschi per il podio e per Mader

01.07.2023
4 min
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BILBAO – Sono i padroni di casa, i corridori più attesi su queste strade, le loro. Parliamo di Mikel Landa e Pello Bilbao. Davanti al loro hotel c’è più gente che negli altri. Nei Paesi Baschi il ciclismo è tradizione vera, inoltre i baschi sono molto campanilisti. Solo qualche lustro fa lottavano per l’indipendenza dalla corona di Madrid, tanto per rendere l’idea.

Addirittura Landa stesso nel 2018 aveva di fatto “comprato” la Euskaltel-Euskadi, in crisi finanziaria, pur di salvare la squadra di casa, quella dove era cresciuto. Poi l’Uci aveva decretato incompatibile questa manovra con l’essere un corridore professionista e lui aveva dovuto lasciare la presidenza. Ma questo ci dice quanto i baschi siano attaccati ai loro valori e al loro territorio.

Sul Pike quante scritte per Landa (e a fianco anche per Pello Bilbao)
Sul Pike quante scritte per Landa (e a fianco anche per Pello Bilbao)

Un vittoria per Gino

Pello e Mikel, Mikel e Pello, carriere incrociate sin da bambini per questi due formidabili atleti della Bahrain-Victorious. Ieri alcuni ragazzini del team giovanile Zorri Bike li aspettavano sul Pike, il muro che con ogni probabilità deciderà la frazione inaugurale del Tour de France.

I due non arrivano col morale alto a questo appuntamento. La morte del compagno Gino Mader è stata una vera pugnalata, specie per Pello Bilbao, che era in corsa con lui. «Per alcuni giorni tutto aveva perso senso – ha detto Pello – poi siamo tornati a casa e con il calore della famiglia le cose sono migliorate.

«Stare qui, con tutta questa gente è incredibile. Neanche in un sogno avrei pensato di avere questa possibilità».

Pello non lo dice apertamente, ma darebbe l’anima pur di vincere oggi. Anche più di Landa. Lui è veramente di casa. Il Pike era la sua palestra naturale quando era bambino. «Ci sono tanti motivi per vincere domani (oggi, ndr), uno più importante dell’altro».

Pello Bilbao (classe 1990) ha accusato non poco la morte di Mader. Per lui ha avviato una raccolta fondi al Tour
Pello Bilbao (classe 1990) ha accusato non poco la morte di Mader. Per lui ha avviato una raccolta fondi al Tour

Troppo realismo?

I due si aiuteranno, come del resto fanno da anni. Si spartiscono i ruoli alla bisogna. Generalmente Landa, il più solido, è leader nelle corse maggiori e anche stavolta sarà così.

I due però nella conferenza stampa di ieri sono stati (forse) sin troppo realistici. «Sappiamo che è dura e che ci sono due corridori nettamente favoriti. Noi proveremo a puntare al podio», queste in sintesi le loro parole. Al che, abbiamo provato ad incalzarli mettendogli sul piatto l’ipotesi di un attacco a sorpresa, magari anche in tappe inaspettate, proprio perché “quei due” sono più forti.

«Vediamo, magari proverò ad inserirmi in qualche attacco, ma le imboscate vanno fatte sempre nel rispetto del fair play», ha detto Landa. Ancora più categorico Bilbao. «Attacchi a sorpresa? Difficile ipotizzarli in questo ciclismo, soprattutto nelle prime tappe». 

E allora si parte così: con tanta voglia di fare – Landa ha detto chiaramente che proveranno a vincere con Bilbao… a Bilbao – ma anche con tanta consapevolezza che si lotterà per un piazzamento e non per la vittoria.

Un vero boato ha accolto i due beniamini di casa durante la presentazione delle squadre
Un vero boato ha accolto i due beniamini di casa durante la presentazione delle squadre

Landa determinato

«Io sto bene e darò il massimo. Per me, che spesso mi sono concentrato sul Giro d’Italia, quest’anno è stato diverso. Ho corso poco e quindi ho fatto una preparazione differente, ma credo di essere pronto a questa sfida. Sul duello con Vingegaard e Pogacar… proverò a seguirli in salita.

«Sono tanti che vogliono il podio, noi – ha proseguito Mikel – dobbiamo essere bravi a non commettere errori e soprattutto a salvarci nei giorni storti».

E a proposito di preparazione, Landa quest’anno ha davvero cambiato le carte in tavola. Ha corso molto nella prima parte di stagione. Poi si è fermato del tutto. Ha ripreso al Delfinato, ma non è andata bene. Ha incassato quasi 13′ da Vingegaard.

«Sapevo di non stare ancora bene – aveva detto Landa dopo la gara francese – non correvo da mesi e mi serviva quel tipo di fatica. E’ stata una settimana dura ma necessaria in vista del Tour».

Infine si è parlato di cronometro, in particolare dei pochi chilometri contro il tempo che ci sono in questo Tour de France.

Giusto due giorni fa, il suo grande connazionale Miguel Indurain ospite d’onore qui a Bilbao, aveva detto che non va bene che ci siano ormai crono così corte e così poche per numero. Queste servono per lo spettacolo.

Ebbene ieri Landa è andato nella parte opposta: «Sono contento che di crono ce ne sia poca e tra l’altro quella che c’è in questo Tour è anche dura. Questo può essere un vantaggio davvero importante per me pensando al podio». Insomma, ognuno tira l’acqua al suo mulino. Vedremo come andrà questa ennesima occasione per Mikel. Il patto con il suo alleato basco è saldo.

Caccia alla maglia verde: Petacchi scopre le carte

01.07.2023
4 min
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Parte oggi da Bilbao la 110ª edizione del Tour de France, tra tutte le domande che ci accompagneranno fino a Parigi c’è anche quella che riguarda la maglia verde. L’anno scorso la vinse Van Aert con bel 194 punti di vantaggio su Philipsen. Chi riuscirà a vincerla? Sarà ancora terreno di caccia per il belga (in apertura sul podio di Parigi nel 2022) oppure tornerà sulle spalle di un velocista? 

Ne parliamo con Alessandro Petacchi, ultimo italiano a vincere la maglia verde, nel 2010. L’ex velocista, seguirà questo Tour da casa e poi volerà a Glasgow per commentare i mondiali con la RAI. 

Cavendish nel 2021 non partiva favorito, ma ha vinto la maglia verde: occhio a sottovalutare “Cannonball”
Cavendish nel 2021 non partiva favorito, ma ha vinto la maglia verde: occhio a sottovalutare “Cannonball”

Ricordi “verdi”

«Da quel Tour del 2010 – racconta Petacchi – è passato qualche anno, ma i ricordi si fanno più vivi quando si avvicina la Grande Boucle. Negli ultimi anni ho fatto anche le ricognizioni e mi è capitato di passare per certi posti e città dalle quali ero passato anche in quell’anno. Salire sul podio degli Champs Elysées ha un fascino incredibile, ti lascia un qualcosa dentro di indescrivibile. Quel podio rimane il più particolare del mondo ciclistico, rivivere ricordi e foto è sempre bellissimo».

Petacchi conquistò la maglia verde nel Tour del 2020, lottando sino in fondo con Cavendish
Petacchi conquistò la maglia verde nel Tour del 2020, lottando sino in fondo con Cavendish
In quel Tour lottasti per la maglia verde con Cavendish, che oggi sarà al via di Bilbao…

Ricordo bene la tappa di Parigi, io ero in maglia verde, ma dovevo stare attento, perché a Cavendish bastavano pochi punti per superarmi. E’ stata una giornata difficile, dove però sono riuscito a fare una bella volata: ho perso, ma ho mantenuto la maglia verde.

Quest’anno Cavendish potrà lottare per la maglia verde?

Non è il primo favorito, lo metterei tra quelli con quattro stelle. Lui arriva al Tour con l’obiettivo della 35ª vittoria: per superare Merckx, gli basta una sola vittoria. Ora ci sono tanti velocisti giovani e forti, ma lui è sempre in grado di tirare fuori il coniglio dal cilindro. Basti pensare al 2021, arrivava senza grandi ambizioni, ha vinto quattro tappe e la maglia verde. 

Il percorso quest’anno sorride un po’ più ai velocisti?

Le possibilità sono più alte di vedere un velocista puro in maglia verde a Parigi. Tuttavia la condizione deve essere più che al massimo. Ovvio che chi va al Tour sta bene, ma a volte non basta nemmeno questo. 

Jakobsen è il velocista più forte secondo Petacchi, ma in salita soffre tanto, in foto a Peyragudes quando si è salvato per una manciata di secondi
Jakobsen è il velocista più forte, ma in salita soffre, qui a Peyragudes quando si è salvato per una manciata di secondi
Il tour favorito chi è?

Dipende dagli obiettivi suoi e della squadra, ma su tutti direi Van Aert. Può vincere o comunque fare punti nelle volate di gruppo. E potrebbe anche mettere in piedi un numero come quello dello scorso anno a Calais… Però c’è un’incognita…

Quale?

La squadra. Vingegaard corre per vincere il Tour e dovranno supportarlo al meglio, lo stesso Van Aert dovrà mettersi al suo servizio. Lo ha fatto anche lo scorso anno, però non è sempre semplice gestirsi. Sicuramente il belga va forte ovunque, anche in salita, ma in alcune tappe i velocisti potrebbero tirare il fiato e recuperare, mentre lui lavorerà per la squadra. 

Passiamo ai velocisti, chi vedi tra i favoriti per la maglia verde?

Philipsen è il più gettonato, considerando il supporto che avrà da Van Der Poel. Avere un corridore del suo calibro come “pesce pilota” può far uscire qualcosa di bello. 

Philipsen ha vinto due tappe l’anno scorso, tra cui la più ambita: quella degli Champs Elysées
Philipsen ha vinto due tappe l’anno scorso, tra cui la più ambita: quella degli Champs Elysées
Altri?

Il velocista più forte del mondo: Jakobsen. Se è in forma ha davvero un qualcosa di incredibile. Nel suo caso la squadra lavorerà tutta per lui, quindi godrà di un bel supporto. Anche se c’è da dire che lui in montagna soffre tantissimo, basti ricordare la tappa di Peyragudes quando si è salvato per dieci secondi dal tempo massimo. Poi ci sarebbe Groenewegen, anche lui velocista puro. 

E’ un Tour che parte subito molto duro.

Le prime tappe saranno importanti, soprattutto la prima e la seconda. Il percorso non si addice ai velocisti e se un uomo come Van Aert dovesse già prendere la maglia verde potrebbe essere difficile tirargliela via.