La bici di Pogacar per il Tour è più leggera

04.07.2023
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Com’è è montata la Colnago di Pogacar (foto Fizza in apertura) per il Tour de France? Quali sono le differenze rispetto alla V4Rs usata dal Campione Sloveno durante le corse del Nord? Dopo l’incidente alla Liegi ha chiesto delle modifiche in fatto di biomeccanica?

Questi ed altri quesiti, abbiamo chiesto direttamente a Bostjan Kavcnik, meccanico del Team UAE-Emirates che lo segue alla Grand Boucle.

Bostjan Kavcnik, classe 1981, viene da Lubiana, in Slovenia (foto Team UAE-Emirates)
Bostjan Kavcnik, classe 1981, viene da Lubiana, in Slovenia (foto Team UAE-Emirates)
Tadej è un tipo pignolo nelle scelte tecniche?

Tadej è un ciclista meno esigente rispetto a molti altri e rispetto a quello che è lecito immaginare, vuole solo che la bici funzioni alla perfezione. Pogacar non cambia componenti all’ultimo momento, può accadere solo se qualcosa non funziona.

Dopo l’incidente della Liegi ti ha chiesto delle modifiche sulla posizione in bici?

No, per fortuna sua e nostra la posizione sulla bici dopo l’incidente è rimasta la stessa.

Quale è stata la richiesta tecnica più “strana” che ha fatto?

Tadej è realista, lo è come atleta e come persona. Sotto il profilo tecnico è molto competente, vuole il meglio, ma non chiede interventi fuori dalla norma per la sua bicicletta.

Come è montata la sua Colnago, quella che sta usando al Tour de France?

E’ la Colnago V4Rs, lo stesso modello con i dischi che utilizza dal 2022. Da quest’anno abbiamo la trasmissione Shimano Dura Ace invece di Campagnolo, ma con la variabile delle corone Carbon-Ti. Tadej preferisce usare sempre la combinazione 54-40, poi in base alla planimetria delle tappe sceglie il pacco pignoni.

Quante opzioni considera?

Si limita a una doppia scelta: 11-30 oppure 11/34. Ha il power meter Shimano e le pedivelle sono lunghe 170 millimetri. Pogacar usa le ruote Enve 4.5 con cerchio hookless e sezioni differenziate degli pneumatici, 25 e 28 in versione TT. Sono i tubeless TR Continental. Abbiamo un reggisella Darimo, la sella Prologo ed i dischi dei freni Carbon-Ti, 160 e 140. Tutti i cuscinetti sono CeramicSpeed. I pedali sono Shimano Dura-Ace.

La Colnago TT1, la stessa con la quale ha vinto il titolo nazionale (foto Team UAE-Emirates)
La Colnago TT1, la stessa con la quale ha vinto il titolo nazionale (foto Team UAE-Emirates)
Puoi dirci il peso della sua bicicletta?

Posso dire che la bici per il Tour de France è più leggera di 405 grammi rispetto a quella con la quale ha vinto il Giro delle Fiandre.

E invece la bici da cronometro come è montata?

E’ una Colnago TT1, l’ultima generazione, con il manubrio specifico Colnago e le protesi Aerocoach. Anche le ruote sono Aerocoach. La trasmissione è Shimano Dura Ace, sempre con le corone Carbon-Ti. Pogacar di solito usa la 60 o la 58, abbinata alla 44 interna.

Nimbl, primi sette mesi ai piedi dei giganti

04.07.2023
6 min
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Ai piedi dei giganti. Il primo anno di Nimbl come fornitore di scarpe al Team Jumbo-Visma ha portato una serie di bei risultati, fra cui la doppia vittoria al Giro d’Italia: prima con Roglic fra i grandi e poi con Staune-Mittet fra gi under 23. Le scarpe marchigiane, rese più accattivanti dall’investimento e dalle conoscenze di Francesco Sergio, non le conoscevano in tanti, ma adesso sono diventate l’oggetto del desiderio (in apertura Vingegaard in giallo al Delfinato). E qui scatta la curiosità: che cosa significa uscire dalla nicchia e salire sul grande palco ai piedi dei campioni?

«Facciamo un passo indietro – sorride Francesco Sergio – torniamo a quando mi hanno chiamato e mi hanno praticamente chiesto di sponsorizzarli. Avevamo già 75 corridori da fornire, sapevo che i miei partner mi avrebbero mandato a quel paese e così è stato. Ma la Jumbo-Visma è arrivata e abbiamo scoperto un gruppo di tecnici molto precisi. Ci aiutano molto nello sviluppo del prodotto. Sono una delle squadre più organizzate che abbia visto in 20 anni di sport e marketing, seguendo il Cervélo Test Team, la Garmin e la Dimension Data».

Il logo del Tour de France e il doppio Boa: primo Tour ai piedi della Jumbo Visma (foto Nimbl)
Il logo del Tour de France e il doppio Boa: primo Tour ai piedi della Jumbo Visma (foto Nimbl)
In cosa sono così bravi?

Poco prima che partisse il Tour, sono venuti in azienda due ingegneri da Eindhoven. Avevano trovato delle migliorie da implementare nella larghezza dei fori per le tacchette. Una cosa che nessuno avrebbe notato, ma di cui si erano accorti. Hanno voluto sapere come forassimo la suola in carbonio e sono stati per 3-4 giorni in officina, seguendo il procedimento. In pratica abbiamo una macchina a controllo numerico che fa i fori. Una volta venivano fatti a mano, ora ci pensa il macchinario. Mettiamo la suola in carbonio nella forma che poggia su un supporto di legno multistrato e la macchina fora secondo le misure che gli diamo.

Vuoi dire che il multistrato cedeva e produceva una differenza?

Esatto. Hanno visto per mille volte il processo, finché un mattino è venuto uno di loro, dicendo di aver studiato il video per tutta la notte e di essersi accorto che il legno assorbiva troppo la pressione del trapano. Quello scostamento minimo provocava una piccola usura laterale dei fori. Messa una base rigida di metallo, il problema è sparito.

Un bel supporto, niente da dire.

Hanno tante attenzioni, ma chiaramente non possiamo usare le loro specifiche per gli altri corridori.

Durante il Giro d’Italia è filato tutto liscio?

Di base sì, anche se per esempio abbiamo avuto un problema con la consegna delle scarpe da crono di Roglic. Ci hanno chiesto di non mandarle a Tenerife, ma di spedirle a Monaco. Solo che il portiere ha dimenticato di avvertirlo e così Primoz ha fatto la prima crono senza le scarpe speciali.

Parliamo di quelle totalmente in carbonio?

Esatto, proprio quelle. Farle è complicato, bisogna trovare il giusto compromesso fra leggerezza della scarpa, peso e potenza del corridore. Per arrivare a metterle a punto sono serviti molti tentativi, durante i quali è capitato anche che alcune si rompessero. Provate a immaginare la differenza di spinta fra un corridore come Vingegaard, che pesa 50 chili e spingerà al massimo 1.200 watt, e uno come Van Aert, che pesa 78 chili e spinge 2.000 watt. Ognuno ha le sue specifiche.

Le scarpe da cronometro sono leggere e aerodinamiche, tutte in carbonio. La chiusura è sotto (foto Nimbl)
Le scarpe da cronometro sono leggere e aerodinamiche, tutte in carbonio. La chiusura è sotto (foto Nimbl)
Un lavoro di grande precisione, quindi?

Tutto questo a noi serve. Siamo un’azienda nuova che ha una tecnologia diversa dagli altri, noi non facciamo una “suolona” grande perché non si rompa. Facciamo una suola fatta a mano, con il layup fatto a mano e il posizionamento del carbonio fatto in base alle varie sollecitazioni. Quindi di base può succedere di sbagliare qualcosa, non siamo ancora alla perfezione. La scarpa da crono non deve essere leggera, ma aerodinamica. La scarpa superleggera però esiste e l’abbiamo fatta per Vingegaard…

Quanto superleggera?

Pesa meno di 180 grammi, ce l’ha adesso al Tour. Però va usata poche volte, solo quando è veramente necessario, perché è troppo delicata per usarla tutti i giorni.

Quante scarpe fornite per ciascun corridore?

Di base e per loro stessa richiesta, dovremmo fornire tre paia. Il primo anno che con Cervélo sponsorizzammo la CSC, eravamo d’accordo con Riis che avremmo fornito 60 bici. Alla fine dell’anno gliene avevamo date 300. Quante scarpe abbiamo dato finora a Vingegaard? Non meno di 8-9, ma per noi non è un problema. Se anche ne chiedono 10, possiamo dargliele. Anche perché…

Van Aert e le sue scarpe: per la realizzazione di quelle da crono si è tenuto conto di peso e potenza
Van Aert e le sue scarpe: per la realizzazione di quelle da crono si è tenuto conto di peso e potenza
Che cosa?

Quando un corridore cade, si graffiano le scarpe e io le cambio. Non voglio vedere i corridori con le scarpe rotte. Facciamo così con tutti, non solo quelli della Jumbo, anche quelli della Ineos per esempio.

State avendo un ritorno di immagine da questa sponsorizzazione?

E’ impressionante, neanche con Cervélo ho mai avuto questo ritorno sull’investimento. Si sta rivelando una leva incredibile, è come passare da 100 a 250 all’ora in un secondo. Facciamo fatica a stare dietro alla produzione. Cerchiamo di vendere molto online, anche se i punti vendita ci sono. In Spagna si chiamano “negozi pilota”, così ne abbiamo 2-3 per ogni Nazione dove le scarpe si possono vedere e toccare. Nella vendita siamo molto flessibili. Se non ti trovi con la misura, le mandi indietro e te ne mandiamo un altro paio, visto che sono scarpe che costano. E se anche tornano indietro, sappiamo esattamente dove mandarle.

C’è qualcuno che segue gli atleti Nimbl alle corse, oppure li equipaggiate prima con quel che serve?

Io sono andato a Bilbao, ma non per fare assistenza. Diamo tacchette e cricchetti prima che partano, le uniche cose della scarpa che puoi dover cambiare. Si smontano e si avvitano e si incollano senza alcun problema. Hanno anche 2-3 scarpini di scorta e se poi hanno qualche urgenza, come è già successo, gli facciamo la scarpa nuova in tre ore. Diverso se serve rifare le scarpe su misura di Vingegaard, perché servono due giorni. Come lui ce ne sono solo 6-7 nella Jumbo-Visma. E se proprio devo dire, va bene così. Non sono troppo favorevole al personalizzato per tutti, ma loro sono attentissimi ai minimi dettagli. Perciò se lo chiedono, siamo qui per accontentarli…

Calo di rendimento, non è per forza mononucleosi

04.07.2023
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CHIANCIANO TERME – «Ho bisogno di un giornalista per far passare un messaggio sulla mononucleosi». Carlo Guardascione, medico del Team Jayco-AlUla, ci ferma prima della crono di apertura del Giro d’Italia Donne, quella che sarà annullata per maltempo. Solo che ancora non piove e ci prestiamo volentieri alla sua richiesta. Il varesino è uno dei medici più esperti e attenti, non è tipo da perdere tempo.

Qual è il problema?

Noto che negli ultimi tempi moltissimi atleti – parlo di categorie giovanili, quindi esordienti, allievi, juniores e le loro famiglie – sono allarmati in maniera spropositata e non troppo corretta per le conseguenze di un’infezione da mononucleosi. Fanno parecchia confusione fra avere la mononucleosi in atto, quindi in corpo, oppure averla fatta in passato.

Carlo Guardascione è varesino e lavora nel Team Jayco-AlUla con cui sta seguendo il Giro Donne
Carlo Guardascione è varesino e lavora nel Team Jayco-AlUla con cui sta seguendo il Giro Donne
In che senso?

E’ sufficiente che un corridore non renda per 15 giorni oppure abbia un calo di rendimento, che in quell’età è molto fisiologico, che subito scatta l’allarme (la foto di apertura proviene dalla pagina Facebook del Giro della Lunigiana). Avrà preso la mononucleosi? E così mi trovo a rispondere a moltissime telefonate, a moltissime mail, a fare moltissime visite, per spiegare che la mononucleosi è una malattia virale che non ha alcuna cura sulla specifica, ma soltanto terapie di supporto.

Quali sono i segni del calo di rendimento?

Non riescono più a finire le corse e non sono più brillanti come prima. Quelli bravi non sono più performanti e quello che prima andava più piano adesso va più forte. Potrebbero esserci tante motivazioni, invece vanno tutti diretti sulla mononucleosi.

Si sente spesso come motivazione, anche da parte dei diesse, il fatto che dalle analisi emerge che l’abbiano avuta in passato, ma senza accorgersene.

Una volta che sia stata contratta, anche anni prima, la mononucleosi lascia una memoria immunologica. All’esame di laboratorio risulta dalle immunoglobuline IgG per il virus di Epstein Barr, che è il virus della mononucleosi. Quindi se un giovane l’ha avuta nel passato, magari in maniera asintomatica e senza accorgersi, avrà sempre queste immunoglobuline positive per tutta la vita. Oltre ai genitori, anche i direttori sportivi dovrebbero farci sopra una riflessione.

Affinché si possa dire che la mononucleosi è in atto occorre un valore alto delle immunoglobuline (foto Mela Rossa)
Affinché si possa dire che la mononucleosi è in atto occorre un valore alto delle immunoglobuline (foto Mela Rossa)
E queste non sono il segno della malattia in atto, giusto?

Sono solo la memoria immunologica della malattia pregressa. La malattia in atto è determinata soltanto dalla presenza in maniera corposa di anticorpi IgM, che non trovo nel 90 per cento di questi atleti. Per cui l’allarme mononucleosi va sicuramente ridotto. Le motivazioni di un calo di rendimento possono essere molteplici, soprattutto nelle categorie giovanili.

Quali ad esempio?

La scarsità di recupero perché c’è troppo allenamento o magari, al contrario, si ha una preparazione insufficiente. C’è l’approccio con le temperature molto alte di questo periodo, che necessitano periodi di adattamento importanti. L’alimentazione non sempre corretta, anche e soprattutto sul piano dell’idratazione che è sempre sottostimata e sottovalutata da tantissimi atleti. Per cui talvolta le cause di questo scarso rendimento andrebbero cercate in ambiti che non c’entrano niente con la mononucleosi.

In ogni caso, di fronte a certe richieste, è obbligatorio fare degli esami?

Se non conosco lo storico del ragazzo, chiedo un controllo ematologico, anche se 99 volte su 100 non porta a grandi scoperte.

A Cavendish fu diagnosticata la mononucleosi nell’aprile 2017. Sfinito dopo le corse, impiegò un anno per uscirne e torno alla vittoria a inizio 2018
A Cavendish fu diagnosticata la mononucleosi nell’aprile 2017. Sfinito dopo le corse, impiegò un anno per uscirne e torno alla vittoria a inizio 2018
E’ possibile che il fatto di pensare subito alla mononucleosi sia una conseguenza degli anni del Covid?

Sì, sicuramente. C’è un po’ la paura del virus, la consapevolezza che esiste e può essere invalidante. Io però vorrei riportare il discorso in un ambito di logica, di correttezza e di razionalità. E’ come la varicella: se l’hai fatta una volta nella vita, non la fai più. Ci sono delle eccezioni, ma stiamo parlando veramente di un caso su un milione.

In che modo invece il calo di rendimento, anche in atleti di alto livello, può essere imputabile al virus preso di recente?

Ci sono tracce diverse. Se un individuo l’ha fatta in maniera molto importante, con della sintomatologia seria quindi non soltanto la stanchezza, ma anche con linfonodi gonfi ed epatosplenomegalia (ingrandimento simultaneo del fegato e della milza, ndr), il valore di immunoglobuline IgG rimane molto alto. Ma l’hai comunque superata, l’unica cosa è avere le attenzioni necessarie per non trascinarsela a lungo per tutta la stagione.

Felicità Bernal: «Vediamo fin dove posso arrivare»

04.07.2023
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E’ vero, sono passate solo poche tappe, ma Egan Bernal sta disputando un buon Tour de France. Forse tra i big, tolto Adam Yates, è il più contento. Il re della Grande Boucle 2019 sta rifiorendo piano piano. Magari domani sul Marie Blanque pagherà dazio, ma i primi segnali sono davvero positivi.

Il corridore della Ineos Grenadiers fa parte di una schiera di atleti fortissimi, tutti in cerca di risposte o riscatto. Pidcock, che probabilmente avrebbe preferito essere in Val di Sole, alla Coppa del Mondo di Mtb, è ad un banco di prova: dovrà capire se fare classifica o puntare alle tappe. Carlos Rodriguez è il giovanissimo alla scoperta del Tour e di se stesso. Daniel Martinez, esce da un Delfinato piuttosto negativo… E poi appunto c’è Bernal.

La grinta di Bernal nella prima tappa del Tour. Se strada facendo crescerà ancora, saprà farci divertire
La grinta di Bernal nella prima tappa del Tour. Se strada facendo crescerà ancora, saprà farci divertire

Primo obiettivo raggiunto

Bernal aveva mostrato segni di ripresa nelle corse precedenti, ma qui il livello è ben diverso. La certezza del Tour non c’era mai stata. Al Delfinato, per sua stessa ammissione, aveva detto di stare male, nonostante un incoraggiante 12° posto. Qualche dubbio magari gli è anche passato per la testa.

Ogni cosa doveva procedere di passo in passo. Il colombiano, per dire, non aveva programmato la corsa gialla sin da questo inverno e così la sua preparazione non era stata unicamente improntata a queste tre settimane: semmai ad una crescita costante. Questa presenza Bernal se l’è costruita piano, piano, da solo.

«E’ un piacere – ci ha detto Egan – essere tornato di nuovo qui al Tour. Di preciso non ricordo quando mi hanno detto ufficialmente che ci sarei stato, ma dopo il Delfinato, una decina di giorni prima della grande partenza, direi… Un bel momento».

Tantissimi colombiani sulle strade del Tour… e Bernal non ha mancato il saluto
Tantissimi colombiani sulle strade del Tour… e Bernal non ha mancato il saluto

Quanto tifo per Egan

Bernal è un patrimonio del ciclismo. Se tornasse quello di un tempo, avremmo un altro mega-protagonista: cosa che aggiungerebbe tensione e spettacolo a questo luglio pazzesco.

In questi giorni Egan è stato acclamatissimo. Anche nei Paesi Baschi la compagine colombiana era forte e per lui, e a dire il vero anche per Uran, c’erano sempre dei cori speciali.

E anche in Italia qualcuno gioisce. «Ah, l’Italia… mi sento sempre con Savio, Ellena: ci scriviamo ogni volta. Siamo rimasti legati anche se le nostre storie si sono divise. Ma sono rimasto legato a tante persone in Italia e all’Italia stessa, soprattutto dopo aver vinto il Giro».

Col suo italiano fluente, il colombiano classe 1997 racconta questa avventura e il recente passato. Il Covid e soprattutto l’incidente del gennaio 2022 sono stati una mannaia terribile per la sua carriera. E mentre parla sono evidenti i segni sul volto di quel giorno. Il labbro superiore e la parte bassa del naso rivelano cicatrici.

«Ci sono state tante sensazioni e sentimenti contrastanti in questo periodo – racconta Bernal – però io ho sempre tenuto duro. Così è la vita e delle volte bisogna avere la grinta di rinascere di nuovo. Ed è quello che stiamo facendo».

Egan al centro con i grandi sullo Jaizkibel, forse la più grande prestazione dal suo rientro
Egan al centro con i grandi sullo Jaizkibel, forse la più grande prestazione dal suo rientro

Sfida col destino

E quando le cose vanno bene il campione poi prende fiducia. Pensiamo a Pantani che dà un segno di ripresa sulle rampe centrali del Ventoux. Ci crede e vince… ma di misura. E qualche giorno dopo distrugge tutti a Courchevel. Bernal non sfugge a questa legge.

Sul Pike, prima tappa, si era staccato da 15 corridori. Il giorno dopo sullo Jaizkibel era restato con i migliori, per di più pedalando nelle posizioni buone del gruppetto. All’arrivo era raggiante. Un fuoriclasse fiuta certe cose, capisce quando si avvicina il momento “della caccia”.

Per esempio, Van Aert si era leggermente defilato, non ha aperto un vero buco, ma il corridore della Ineos-Grendiers lo aveva saltato immediatamente. Piccole cose, ma che danno morale: «Per ora le sensazioni sono buone», ha ribadito il colombiano.

Tuttavia, queste sensazioni saranno anche buone, ma è chiaro che gli manca ancora qualcosa per essere il super Bernal.

«Cosa manca… devo continuare ad allenarmi e a fare chilometri, chilometri in corsa. Quella è secondo me la giusta formula per un buon cammino. Sono stato quasi un anno senza pedalare e dopo neanche due da quel giorno, sono di nuovo al Tour e, per di più, in questa condizione. E’ buono. Vediamo dove posso arrivare». Parole non banali se dette da un corridore come Egan.

A Philipsen il primo sprint e ora mirino sulla “verde”

03.07.2023
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Prima volata, vince Philipsen e Van der Poel lo pilota da vero mago. Giusto pochi giorni fa Petacchi lo aveva inserito fra i velocisti più completi e per questo vicini alla maglia verde. A ben guardare lo scorso anno Jasper fu secondo, sia pure distaccato di un monte di punti da Van Aert. Sarà nuovamente il Wout nazionale l’uomo da battere o davvero se ne andrà quando sua moglie darà al mondo il secondo figlio? E se rimarrà, potrà correre libero come nel 2022?

«Sono molto contento della prestazione della squadra – ha detto Philipsen dopo l’arrivo – Jonas Rickaert e Mathieu Van der Poel hanno fatto un lavoro fantastico. E’ fantastico avere qualcuno come Mathieu come ultimo uomo. Se ha spazio per andare, nessuno può passarlo. Vincere la prima volata è sempre più difficile, sono molto contento di esserci riuscito. Ma spero che ne seguiranno altre e ovviamente anche la maglia verde resta un obiettivo».

Ancora una volta, super lavoro di Van der Poel, come ultimo uomo e pilota nella mischia
Ancora una volta, super lavoro di Van der Poel, come ultimo uomo e pilota nella mischia

Processo di crescita

E’ felice come una Pasqua per la vittoria appena ottenuta e ancor più felice di aver scongiurato il rischio che la Giuria gliela togliesse per il cambio di direzione: era lui davanti, nessuna infrazione. Al confronto, infatti, Van Aert ha fatto meno storie oggi che dopo la tappa di ieri. Si è limitato a spiegare di essersi trovato chiuso e di confidare nella valutazione della Giuria. Della maglia verde non ha parlato.

«Mi sono allenato tanto in salita – dice Philipsen – di conseguenza le mie condizioni generali sono migliorate. Me ne ero già accorto alla Sanremo. Di solito sul Poggio mi si spegneva la luce, questa volta l’ho passato bene. I dati parlano di quasi 30 watt in più: la differenza tra vincere o perdere. Non diventerò mai un Van Aert o un Van der Poel, ma forse loro non hanno il mio sprint. Divento più forte ogni anno. Non enormi passi in avanti, ma piccoli e costanti. Ho 25 anni, credo che il meglio debba ancora venire».

Carcassonne, 15ª tappa dell’ultimo Tour, Philipsen infilza Van Aert allo sprint
Carcassonne, 15ª tappa dell’ultimo Tour, Philipsen infilza Van Aert allo sprint
Strano che anche Van der Poel non voglia lottare per la maglia verde…

Non credo abbia voglia di dedicarsi ogni giorno a quel tipo di obiettivo. La squadra ci ha fatto correre molto insieme, per farci diventare compatibili e credo che questo Tour lo dimostrerà.

Come si fa a diventare compatibili se entrambi volete sempre vincere?

Abbiamo viaggiato spesso insieme e ci siamo conosciuti meglio. E’ un tipo divertente, siamo diventati amici. Prendiamo entrambi sul serio il lavoro che facciamo, ma quando si va d’accordo, tutto fila via più liscio.

Alla Tirreno, Mathieu ha lavorato per te in entrambi gli sprint che hai vinto e oggi è successo anche al Tour.

L’ho già detto: è stato un grande valore aggiunto. Mathieu può tirare molto più a lungo di altri, ma dobbiamo ancora capire come fare e valutare il rischio delle varie situazioni. So che posso vincere anche da solo.

Prima tappa al Giro del Belgio: Philipsen batte Jakobsen e dietro Van der Poel esulta
Prima tappa al Giro del Belgio: Philipsen batte Jakobsen e dietro Van der Poel esulta
Secondo Petacchi, fra te e la maglia verde c’è comunque Van Aert.

Tutto dipende da lui. Può conquistare tanti punti lungo la strada scattando e infilandosi nelle fughe. Se invece dovrà correre più coperto, allora le mie possibilità aumenteranno. Però entreranno in ballo anche gli altri velocisti, per cui sarà decisivo vincere tappe. Gli sprint intermedi peseranno meno e se perdi punti in una volata per la vittoria, le differenze saranno più marcate.

Un velocista è in grado di dire quale posizione occupa nella scala gerarchica dello sprint? 

Se non sbaglio quest’anno sono stato battuto in volata solo due volte, da Jakobsen (alla Tirreno-Adriatico e al Giro del Belgio, ndr). In entrambe le occasioni però sono arrivato secondo. Sei volate le ho vinte, ho iniziato a concentrarmi molto sui dettagli. Penso di essere più maturo e anche un po’ più forte. Nel Tour del 2021 ho conquistato sei podi e nemmeno una vittoria. Lo scorso anno, tre podi e due vittorie fra cui Parigi. Voglio di più.

Pochi scontri diretti con Cavendish. Sul podio della Scheldeprijs, con loro due c’è anche Welsford
Pochi scontri diretti con Cavendish. Sul podio della Scheldeprijs, con loro due c’è anche Welsford
Avrai fra i piedi Cavendish che insegue il record di Merckx, cosa ne pensi?

Di certo non gli farò regali. Mi ha colpito molto che dopo un Giro d’Italia così duro, soprattutto mentalmente, sia riuscito a vincere l’ultima tappa. Se batte il record, sarà tutto merito suo, ma non sarà facile.

A volte ti hanno accostato a lui per manovre un po’ rischiose in volata.

Non è più così e soprattutto non ho mai oltrepassato un limite. Andavo meno forte e dovevo approfittare degli altri per salvarmi dal vento e scalare posizioni. Da ragazzo capita di sbagliare, la regola è imparare dagli errori. Adesso arrivo più fresco ai finali, quindi mi riesce più facile prendere correttamente posizione e quindi rischio meno.

E’ vero che non ti piace studiare i tuoi dati e li lasci agli altri?

Molto vero. Preferisco restare concentrato e se poi qualcosa va male, meglio guardare il filmato, capire perché e andare avanti. Mi fido del programma e dei piani della squadra. Lascio i dati agli allenatori e faccio affidamento sul mio istinto.

E’ vero che hai in testa anche il mondiale di Glasgow?

Per me è presto parlare di classiche come il Fiandre, perché è troppo duro. Però sono arrivato secondo alla Roubaix, quindi questo mondiale diventa interessante. Ne ho già parlato con Sven Vanthourenhout, il tecnico della nostra nazionale. Potrei nascondermi un po’ in gruppo lasciando che Van Aert ed Evenepoel corrano in modo più offensivo. Io potrei fare il parafulmine, casomai si arrivasse allo sprint. Dipende dai programmi della nazionale e anche da come supererò il Tour. Fra sei o sette tappe magari ne sapremo qualcosa di più.

“Ribellione” Longo Borghini, Van Vleuten si inchina

03.07.2023
4 min
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BORGO VAL DI TARO – «It’s a… Lidl emotion this victory». E’ la stessa Elisa Longo Borghini, giocando col nome del nuovo sponsor della sua squadra, a dare l’incipit per parlare del suo successo. E ne ha ben donde la campionessa italiana perché ormai ci ha preso davvero gusto a vincere gli sprint ristretti.

Nella quarta tappa, la più lunga del Giro Donne, le battute di giornata sono l’ex calciatrice Ewers (la prima ad accendere la miccia e già due volte seconda dietro la Longo ad Emilia e Tre Valli 2022) e la maglia rosa Van Vleuten, che guida la generale proprio sulle due rivali. A 40” chiude il grosso del gruppo regolato da Wiebes, mantenendo quasi fede alle proprie dichiarazioni della vigilia per il successo parziale.

A Borgotaro Longo Borghini batte Ewers e Van Vleuten. E’ la sua seconda vittoria in carriera al Giro Donne
A Borgotaro Longo Borghini batte Ewers e Van Vleuten. E’ la sua seconda vittoria in carriera al Giro Donne

Elisa c’è

A parte due cronosquadre vinte, quella in Val Taro per Longo Borghini è la seconda affermazione personale al Giro Donne. L’altra era stata in Puglia alla penultima frazione dell’edizione 2020 davanti a Van der Breggen. Elisa la possiamo considerare una sostanziosa parte di quel resto del mondo che combatte sempre contro le olandesi di cui facevamo riferimento ieri.

«Per oggi – spiega Longo Borghini mentre ancora sorride per la divertente battuta iniziale – ringrazio le mie compagne, il nostro staff e mando un saluto a Luca Guercilena, il nostro general manager, che è a casa. Questo successo ha un sapore particolare perché è la prima in maglia tricolore con il nuovo marchio del team. E’ stata una giornata un po’ strana. Non avevamo pianificato nulla, dovevamo solo salvare le energie per la tappa di domani e quelle successive. Invece avete visto tutti com’è finita».

Occhi aperti

Quando dopo il gran premio della montagna di Bardi è partita la Ewers in gruppo hanno aspettato di capire come evolvesse la situazione. SD Worx e Jumbo-Visma volevano tenere la fuggitiva a tiro rispettivamente per Wiebes e Vos (poi quarta e quinta). Ma quando la statunitense della EF Education Tibco SVB ha avuto più di un minuto di vantaggio ed era maglia rosa virtuale, gli scenari sono cambiati. Ed ecco la gara ha preso un’altra piega.

Van Vleuten, Longo Borghini e Ewers protagoniste nel finale. Sono nell’ordine le prime tre della generale
Van Vleuten, Longo Borghini e Ewers protagoniste nel finale. Sono nell’ordine le prime tre della generale

«Era chiaro – continua Longo Borghini che indossa anche la speciale maglia azzurra di miglior italiana in classifica – che Annemiek (Van Vleuten, ndr) non avrebbe lasciato la leadership ad Ewers. Di conseguenza mi aspettavo un attacco sull’ultimo gpm e così ha fatto. Ho guardato i suoi movimenti, ho visto che ha messo davanti la sua squadra (la Movistar, ndr) e mi sono messa alla sua ruota. E l’ho seguita.

«Nella tappa di Marradi – prosegue – non ho avuto una gran giornata ma non ho pagato un conto troppo salato come a Cesena l’anno scorso. Il Giro è estremamente aperto. Domani c’è il tappone, è un altro giorno del Giro Donne. Noi della Lidl-Trek abbiamo buone possibilità. Gaia (Realini, ndr) è una grande scalatrice ed io terrò sempre gli occhi aperti, vedendo come va giorno per giorno. Il Passo del Lupo è lontano dal traguardo, ma può certamente spaccare la corsa. Si è visto nel corso degli anni che non c’è paura di attaccare da lontano. In ogni caso onestamente ci penseremo domattina a questa tappa regina».

Alle spalle delle prime tre, Wiebes vince la volata: la campionessa d’Europa cresce a vista d’occhio
Alle spalle delle prime tre, Wiebes vince la volata: la campionessa d’Europa cresce a vista d’occhio

Lavoro ai fianchi

Seppur si siano corse tre tappe (la cronometro iniziale è stata annullata), l’impressione è che Longo Borghini stia prendendo sempre più le misure a Van Vleuten (e di conseguenza al resto delle rivali) per sferrare un colpo decisivo tra salite e discese. Ogni momento può essere quello buono. Come un pugile che lavora ai fianchi il suo avversario e cerca di stenderlo prima della quindicesima ripresa.

«La tappa di Canelli – conclude – non è da sottovalutare ma la tappa della Liguria è molto dura. Lì verrà scritta definitivamente la classifica generale. Non credo che nelle ultime due tappe in Sardegna cambierà qualcosa. Si farà tutto prima».

EDITORIALE / Perché hanno lasciato Van Aert da solo?

03.07.2023
5 min
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Qualcosa che scricchiola c’è. Magari si tratta del necessario assestamento delle prime tappe, magari la condizione non è quella sperata, ma di certo la Jumbo-Visma che ieri ha lasciato solo Van Aert nella rincorsa al possibile successo di tappa è parsa differente dalla corazzata coesa e infallibile del 2022. Wout (in apertura nella foto Jumbo-Visma) avrebbe meritato altro aiuto.

Sin da quando Pello Bilbao ha attaccato nella discesa dell’Alto de Jaizkibel, il belga si è trovato a condurre l’inseguimento in prima persona. Stessa cosa quando l’attacco è venuto da Pidcock e poi da Skjelmose. Vingegaard era lì, ma (giustamente) non si è mosso. E così Wout ha dovuto chiudere da sé sprecando le forze che non ha avuto in volata. Aveva al suo fianco Benoot e Keldermann, che però si sono fatti trovare impreparati o in coda al gruppo. Visto che anche Kuss ha perso le ruote in salita (Sepp ha corso il Giro ed è credibile che abbia iniziato il Tour dovendo ancora crescere), sarebbe preoccupante trovarsi con gregari a corto di gambe già il secondo giorno. Problema inedito e incredibile, data la precisione millimetrica del team olandese in ogni cosa che faccia.

All’inseguimento di Pidcock, dopo aver tirato dietro Bilbao. Benoot e Kelderman sono dietro a bocca aperta
All’inseguimento di Pidcock, dopo aver tirato dietro Bilbao. Benoot e Kelderman sono dietro a bocca aperta

Le parole di Jonas

Ancora più strane suonano le dichiarazioni di Vingegaard dopo la tappa, quando gli è stato fatto notare l’apparente scollamento nella squadra. Non spettava a lui lavorare per Wout, anche se forse una mezza tirata nel finale non gli avrebbe portato via le energie per vincere il Tour e sarebbe stata un buon investimento in vista delle fatiche che certamente saranno richieste al belga nel prosieguo della gara.

«Sono contento della mia condizione – ha raccontato ieri sul traguardo di San Sebastian – sono dove volevo essere, ma oggi eravamo venuti per vincere. Credo di aver fatto il possibile per Wout. Avrei potuto essere egoista e andare via con Pogacar in discesa, ma non gli ho dato cambi. Ho fatto quello che dovevo per aiutare Wout. Non è molto corretto dire che non ho fatto quel che dovevo. Abbiamo obiettivi diversi, ma siamo tutti molto delusi, anche io. Volevamo davvero che vincesse oggi. Ma Lafay è stato davvero impressionante, con un buon attacco, non siamo riusciti a riprenderlo e si è meritato la vittoria».

Vingegaard sui rulli dopo la tappa: il danese respinge le critiche e dice di aver fatto il possibile per il compagno
Vingegaard sui rulli dopo la tappa: il danese respinge le critiche e dice di aver fatto il possibile per il compagno

Lo sfogo di Wout

Dopo l’arrivo, Van Aert ha picchiato il pugno sul manubrio, ha gettato la borraccia a terra e si è rifugiato sul pullman, dopo avervi poggiato contro la bici con veemenza. Poi, fatta la doccia, ne è sceso con il cappellino girato e un sorriso forzato. Non ha rilasciato dichiarazioni e ha chiesto di essere portato in hotel con l’ammiraglia. Anche in questo caso, potrebbe non esserci sotto nulla: capita che i leader vogliano guadagnare tempo rispetto al protocollo. Sarà così?

Si può perdere una corsa e finora il belga ha sempre dimostrato di saper stare al gioco, commentando ogni sconfitta. Una reazione così plateale fa pensare che qualcosa non abbia funzionato. La stessa dinamica della volata è stata paradossale. Mentre Lafay addentava gli ultimi metri, Keldermann e Benoot non hanno avuto gambe per provare a chiudere e lo stesso Van Aert, certamente stanco, ha esitato troppo prima di partire. Probabilmente è presto per parlare di tradimento, ma se picchiare il pugno sul tavolo serve a pretendere che gli venga restituito quel che ha sempre fatto per la squadra, allora Wout ha scelto di essere subito chiaro.

«Sciocchezze totali – dice il diesse Grischa Niermann – se qualcuno ha sbagliato, sono io. Il mio obiettivo era che Vingegaard fosse a ruota di Pogacar per stare con lui negli sprint e perdere meno possibile con gli abbuoni. Quando Lafay ha attaccato, non era compito di Jonas passare in testa. E’ stata una mia scelta dire a Tiesj e Wilco che cercassero di colmare il divario».

Alla vigilia della partenza, Vingegaard e Van Aert provano il percorso di Bilbao. Regna l’accordo
Alla vigilia della partenza, Vingegaard e Van Aert provano il percorso di Bilbao. Regna l’accordo

Il 2023 (finora) opaco

A margine di tutto ciò, va annotato che non tutti gli anni sono uguali e il Van Aert del 2023 è lontano parente del portento dello scorso anno. Ce ne siamo accorti sin dalle prime corse e nelle grandi classiche. Dopo una stagione da cannibale nel cross, in cui si è divertito a vincere una mole notevole di gare (9 vittorie su 14 gare disputate), Wout si è presentato al via della stagione su strada convinto di aver recuperato come al solito, invece così non è stato. E Van der Poel, che quest’anno ha adottato una tattica più cauta, lo ha battuto nei mondiali di cross poi alla Sanremo e alla Roubaix (vinte entrambe) e al Fiandre, in cui meglio di entrambi ha fatto Pogacar. Forse il continuo crescere del livello richiede scelte nei programmi o magari nell’avvicinamento al Tour, Van Aert ha seguito strade diverse: ad esempio qualcuno continua a dire di vederlo molto più magro che in passato: scelta ponderata in vista delle montagne?

Solo i corridori e lo staff della Jumbo-Visma sanno quali siano effettivamente i rapporti dietro alle porte chiuse, ma di certo quel che abbiamo visto ieri stride rispetto alla infallibile macchina da guerra del 2022. Per ora, in un teorico scontro fra squadre, la UAE Emirates sta conducendo il gioco con maggior convinzione. Ma il Tour è appena iniziato, ci sarà il tempo per ribaltamenti e riscritture. Intanto sarà bene applicare qualche goccia d’olio, che metta a posto gli scricchiolii di troppo.

Cretti: un giugno da favola e la maglia azzurra

03.07.2023
5 min
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La voce di Luca Cretti attraversa decisa il telefono, il momento del giovane bergamasco della Colpack-Ballan è positivo. Le prestazioni sono andate di pari passo con dei buoni risultati, il suo mese di giugno è stato un continuo progredire. Al Giro Next Gen sono arrivati due bei piazzamenti, il primo a Cansiglio, quarto, l’altro a Trieste, secondo. Cretti è stato bravo poi a riposarsi ed arrivare pronto al campionato italiano, dove però è stato battuto in volata da BusattoHa poi conquistato il Giro del Veneto (in apertura con la maglia di leader). E ieri, infine, è finito dietro Pellizzari nella Astico-Brenta.

Il giorno dopo il campionato italiano Cretti ha vinto la Pessano-Roncola (foto Rodella)
Il giorno dopo il campionato italiano Cretti ha vinto la Pessano-Roncola (foto Rodella)

Finalmente sbloccato

La prima vittoria stagionale è arrivata il giorno dopo della corsa tricolore, sulle strade di casa, alla Pessano-Roncola. Un bel successo che ha riequilibrato i conti con la fortuna e con qualche occasione lasciata a metà, per sua stessa ammissione. Il corridore bergamasco ha concluso la sua cavalcata del mese di giugno coronandola con la vittoria della classifica generale al Giro del Veneto (photors.it in apertura).

«Non ho considerato la vittoria della Pessano-Roncola come una liberazione – ammette Cretti – sapevo che con la condizione che avevo prima o poi sarebbe arrivato un successo. Quella mattina, però, a dire il vero neanche volevo partire. Alla fine Gianluca Valoti mi ha convinto, ma non mi aspettavo nulla. Non avevo mai vinto su un arrivo in salita, ma ripeto: la gamba c’era.

«Il Giro del Veneto ho insistito io per correrlo e fare classifica. Dopo aver vinto su una salita come quella della Roncola – prosegue Cretti – mi sentivo troppo bene per non provarci. Se mi dovessero chiedere che corridore sento di essere, non saprei rispondere. Questo mese di giugno è stato incredibile. Nel 2023 ho già corso cinque gare a tappe, questo è uno dei motivi per cui sono venuto in Colpack e sono contento che la scelta sia stata ripagata».

Per il corridore della Colpack quest’anno è arrivata anche la prima esperienza al Nord: alla Paris-Roubaix Espoirs
Per il corridore della Colpack quest’anno è arrivata anche la prima esperienza al Nord: alla Paris-Roubaix Espoirs
Facciamo un passo indietro al Giro Next Gen, quando hai capito di andare forte?

Fin dai primi giorni, parlando con i miei compagni nel post tappa capivo di avere sensazioni diverse da loro. Per fare un esempio: a volte parlavamo del ritmo tenuto su qualche salita e io mi accorgevo di aver fatto meno fatica rispetto a loro. Dopo due o tre volte che lo dicevo, ho capito che forse non erano loro ad andare piano, ma io ad essere in ottima forma. 

Tant’è che poi ci hai provato due volte, a Cansiglio e poi a Trieste.

Finiti i primi giorni di lavoro per Persico e Meris abbiamo avuto il via libera (tant’è che a Povegliano ha vinto Romele, ndr). Io nelle ultime due tappe mi sono buttato nella mischia, sono andato in fuga e ci ho provato. Mi considero un corridore da fughe, ce l’ho nel sangue. Non ho un particolare spunto veloce quindi devo sempre provare ad anticipare, inutile aspettare. 

E’ una condizione che hai trovato come?

Dal ritiro in altura che abbiamo fatto a Livigno con la squadra. Era la prima volta che andavo a fare una preparazione del genere ed i risultati si sono visti. 

A Mordano Cretti ha provato in ogni modo ad attaccare Busatto ma non è riuscito a levarselo di ruota (foto Zannoni)
A Mordano Cretti ha provato in ogni modo ad attaccare Busatto ma non è riuscito a levarselo di ruota (foto Zannoni)
Quale secondo posto ti ha fatto “rosicare” di più? Quello di Trieste o al campionato italiano?

Chiaramente vincere la maglia tricolore sarebbe stato un sogno, è una maglia unica alla quale tutti ambiscono. Ma sulle strade di Mordano ho fatto di tutto per staccare Busatto, anche quando siamo rimasti in due ho provato più volte a forzare. Non ho rimpianti. Mentre a Trieste contro Foldager non mi sentivo di aver dato tutto. Il percorso non era così duro e non avevo troppo spazio per provarci. Quindi direi che ho rosicato di più a Trieste. 

Questo è anche il tuo ultimo anno da under 23, un passaggio importante per la tua carriera…

Vero. Ho la fortuna di essere arrivato qui in Colpack in tempo per provare a giocarmi tutto, penso che sia la squadra migliore per farlo. Fin dall’inverno mi sono allenato bene, sono riuscito anche a perdere quei tre chili di troppo e si sente la differenza. Anche se la stagione non era iniziata al meglio.

In che senso?

Ho affrontato la prima parte del 2023 concentrandomi troppo sul fare il risultato. Mi dicevo: «Devi vincere per dimostrare che vali». Ad una gara in Croazia stavo parlando con un mio compagno che mi ha consigliato di andare da un mental coach.

A Trieste qualche rimpianto per Cretti, avrebbe potuto provare a staccare Foldager (foto LaStampa)
A Trieste qualche rimpianto per Cretti, avrebbe potuto provare a staccare Foldager (foto LaStampa)
E come ti sei trovato?

Era un’idea che avevo in mente da tanto tempo, mi stuzzicava. Le prime sedute sono servite per conoscerci, poi ho iniziato a vedere i frutti del nostro lavoro. Ci confrontiamo sul pre e sul post corsa. 

Cosa è cambiato?

Abbiamo spostato il focus dal risultato alla prestazione, bisogna migliorare quest’ultima per essere competitivi. Ci concentriamo sulle parti positive, senza vivere quest’ultimo anno con ansia. E’ tutto nelle mie mani, devo fare del mio meglio, se sei bravo va bene, altrimenti non era destino. 

Il ritiro a Livigno prima del Giro Next Gen ha portato i suoi frutti alla corsa rosa (foto Rodella)
Il ritiro a Livigno prima del Giro Next Gen ha portato i suoi frutti alla corsa rosa (foto Rodella)
Per ora sta andando bene, considerando che anche il cittì Amadori si è accorto delle tue prestazioni. 

Mi ha fatto i complimenti al Giro e poi anche al campionato italiano. In questi giorni mi ha comunicato che sarò tra i convocati per il ritiro in altura al Sestriere. Per gli appuntamenti importanti, come Avenir e mondiale, magari avrà già dei nomi in testa, io farò del mio massimo per metterlo in difficoltà. Se sarò all’altezza di essere convocato darò tutto per la maglia azzurra. 

Che effetto ti fa partire per il ritiro di Sestriere?

Contentissimo, ma l’ho vissuta con tranquillità. Sapevo che con le buone prestazioni sarebbe potuta arrivare questa convocazione. La cercavo da tanto e finalmente è arrivata.

La sfida di Welsford e il ciclismo trasversale della DSM

03.07.2023
6 min
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Sam Welsford ha bruciato le tappe. Dopo le vittorie alla Vuelta a San Juan, i suoi allenatori avevano drizzato le orecchie, anche se nelle parole di Roy Curvers che lo prepara, l’entusiasmo era pari alla cautela. Poi i lavori sono andati avanti. L’australiano (in apertura nella foto di Patrick Brunt) ha vinto il GP Criquielion e ottenuto il podio in tutte le classiche per velocisti. A quel punto il piano è cambiato e il pistard dell’australiana Subiaco, 1,80 per 79 chili, è stato schierato al Tour de France.

A Bilbao, la presentazione del Team DSM-Firmenich ai piedi del Guggenheim Museum
A Bilbao, la presentazione del Team DSM-Firmenich ai piedi del Guggenheim Museum

La sorpresa Tour

Il problema di partenza è che fino al 2021, Welsford era “solo” un pistard, con due medaglie olimpiche, quattro titoli mondiali fra quartetto e scratch e due ori ai Giochi del Commonwealth. Quando però il Team DSM gli ha proposto di passare su strada, lui ha accettato di buon grado. Prima stagione su strada nel 2022, con 56 giorni di corsa, una vittoria e qualche piazzamento. Seconda stagione quest’anno, con risultati ben più solidi.

«Quello che è successo dalle prime corse dell’anno – racconta in una videochiamata – è stato folle, se ci penso, imprevedibile. In poco tempo mi sono state offerte molte opportunità come top sprinter e per me continuare a questo livello è stato molto utile. Il Tour è stato una sorpresa. A un certo punto, in primavera, il team mi ha detto che poteva essere un’opzione, che saremmo potuti andare con una squadra per le volate e io potevo essere il velocista. Fino a quel momento avevamo lavorato con grande continuità per costruire un treno. Lo abbiamo dimostrato durante la primavera anche nelle classiche. Abbiamo avuto davvero un buon inizio di stagione con una buona consistenza. E questo è uno dei motivi per cui sono stato selezionato».

Dopo le vittorie alla Vuelta a San Juan, a marzo per Welsford arriva il GP Criquielion
Dopo le vittorie alla Vuelta a San Juan, a marzo per Welsford arriva il GP Criquielion
Che cosa intendi?

E’ cambiato parecchio. Probabilmente c’entra anche il modo in cui abbiamo lavorato, la preparazione è un fattore importante. Ma penso soprattutto al fatto che abbiamo lavorato costantemente come squadra per gli sprint, con dei livelli molto alti di comunicazione. E’ importante riuscire a stare insieme e lavorare nella stessa direzione. Riuscire a essere costantemente sul podio non è facile. In questi mesi abbiamo visto molti vincitori diversi, essere sempre lì ad alto livello non è semplice ed è un buon segno di come stiamo lavorando e di come sto crescendo.

Avrai un treno qui al Tour?

Sì, avrò al mio fianco John Degenkolb, Nils Eekoff e Alex Edmondson come ultimi tre uomini per lanciare la volata. Sono ragazzi davvero incredibili per il lavoro che sanno fare. John è nel giro da molti anni, quindi è davvero bello avere la sua regia e l’esperienza come velocista e come ultimo uomo. Sono davvero contento di questi ragazzi. Hanno fatto molte ore di lavoro con me durante tutto l’anno, specialmente con Alex, che ha sempre fatto parte del mio treno.

Il cambio di sponsor, con l’unione fra DSM e Firmenich (gigante di nutrizione e profumeria) ha dato nuova linfa al team
Il cambio di sponsor, con l’unione fra DSM e Firmenich (gigante di nutrizione e profumeria) ha dato nuova linfa al team
Gli uomini di classifica daranno una mano?

Anche loro possono fare un ottimo lavoro. In alcune occasioni, anche Bardet ha tirato tantissimo. Non vedo davvero l’ora di capire cosa potrà fare e lo stesso vale per Kevin Vermarke. Lui ha fatto parte del mio treno già da San Juan. Si muoveva bene negli ultimi 500 metri pur essendo uno scalatore per la classifica generale. E’ la conferma della bella cultura di questo team. Possiamo avere aiuto reciproco fra gli uomini di classifica e quelli dello sprint, per arrivare al successo su entrambi i fronti.

Quindi tu aiuterai gli scalatori nelle tappe di montagna?

E’ un lavoro che va nelle due direzioni. Cercheremo di aiutarli nelle tappe di montagna. Possiamo guidarli bene attraverso il gruppo perché prendano davanti le salite e poi possano svolgere il loro lavoro.

Hai già studiato i finali delle tappe veloci?

In questo ciclismo, devi studiare i finali metro per metro. L’abbiamo fatto con VeloViewer e poi con il libro della corsa. Bisogna studiare il modo migliore per interpretarli, perché non hai modo di vederli, non è come fare giri di un circuito. Hai una sola occasione, quindi devi essere sicuro di quale lato della strada prenderai, quando inizierai a risalire il gruppo, quando pensi che si aprirà. Servono tempismo ed esperienza per gestire situazioni in cui si va a 65-70 all’ora. Non c’è molto tempo per prendere decisioni, quindi più pianifichi nei giorni precedenti e meglio sarai preparato per fare le scelte giuste.

Hai già vissuto vigilie importanti, qual è stato il tuo approccio col Tour de France?

Ho vissuto molti grandi eventi in pista e penso che si debba trattarli tutti allo stesso modo. Il Tour probabilmente è la gara più importante dell’anno, ma ci sono gli stessi corridori di ogni giorno. E’ sempre lo stesso terreno, ma non lo stesso livello, perché qui ogni cosa è pazzesca. Ci sono 160 corridori tutti al top e questo aggiunge un altro elemento di tensione. Per questo è importante affrontarlo giorno per giorno. Se cominci a guardare troppo avanti e pensi che avrai un solo sprint nei prossimi 10 giorni, rischi di farti coinvolgere dall’importanza dell’evento. Se invece ragioni di tappa in tappa, ogni giorno cercherai il modo per passare il traguardo nel miglior modo possibile.

Con Philipsen e Cavendish sul podio della Scheldeprijs: «Mark è un rivale, voglio batterlo. Ma tifo perché superi il record di Merckx»
Con Philipsen e Cavendish alla Scheldeprijs: «Mark è un rivale, voglio batterlo. Ma tifo perché superi il record»
Guardavi il Tour quando eri piccolo?

Era ed è ancora la gara che sognavo di fare. La guardavo da bambino e ricordo di aver ammirato Cavendish e Mark Renshaw quando correvano e vincevano insieme. Dicevo sempre che un giorno avrei voluto esserci e vincere anche io, ma nel tempo mi sono reso conto di quanto fosse difficile arrivarci.

Ci sei riuscito nell’anno in cui Cavendish proverà a battere il record di Merckx con la regia di Renshaw…

Sono un suo tifoso, vorrei davvero che ci riuscisse. Sarà fantastico per lo sport e per lui. E’ il suo ultimo anno, la gente vuole che lui faccia il record e sono davvero curioso ed eccitato per la possibilità che ci riesca. Allo stesso tempo, Mark è un rivale e farò di tutto per batterlo. Così, se non dovessi vincere io, sarei contento che ci riuscisse lui. Penso sia stato il miglior sprinter di tutti i tempi, quindi essere al suo fianco in quest’ultimo Tour sarà un onore.