Bravo Cicco, francesi innamorati di te e della maglia a pois

19.07.2023
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COURCHEVEL – «J’adore Giulio Cicconè». Pierre Rolland questa mattina era al villaggio di partenza del Tour de France. Intervistato, sul palco aveva espresso giudizio positivi sull’abruzzese e lo aveva dato come favorito per la maglia a pois. E anche Jalabert, commentatore tecnico per la Tv francese, lo aveva esaltato dicendo che gli piaceva il suo modo di correre: sempre all’attacco, sempre aggressivo. Jaja aveva ricordato il suo affondo nell’ultima tappa del Delfinato.

Che poi è un po’ il metodo francese di corsa per eccellenza, quello che si vede nella gare di Coupe de France. Quello che anche Roberto Damiani, diesse della Cofidis, squadra francese, ci aveva raccontato parlando di Champion, guarda caso vincitore del premio della fuga al Giro d’Italia.

Pierre Rolland (classe 1986) ha smesso di correre al termine della passata stagione
Pierre Rolland (classe 1986) ha smesso di correre al termine della passata stagione

Ciccone coraggioso

E Rolland lo abbiamo “braccato” una volta sceso da quel palco. Lui la maglia a pois del Tour ha cercato di conquistarla più volte. Ci è andato vicino ma non ci è riuscito. 

«Mi piace Ciccone – ha detto Rolland – poiché è un attaccante, è coraggioso. Lui aveva l’obiettivo di vincere la maglia a pois già prima di partire e questo è importante. E’ importante avere un obiettivo in generale, ma poi non è facile raggiungerlo.

«Non è un corridore che può lottare per la generale e fa bene a cercare altro, a cercare la maglia a pois. Questa maglia è simbolica, ha un grande valore».

Ed è vero: i francesi stravedono per questa maglia. Un simbolo che per certi aspetti è più riconoscibile di quella gialla. I gadget che distribuiscono al via, all’arrivo e lungo le strade sono i più numerosi. E chi la porta è lui stesso il simbolo della fatica.

Ieri dopo la crono, mentre Giulio sgambettava avanti e indietro e poi pedalava sui rulli, in tantissimi lo applaudivano e urlavano il suo nome: «Cicconè, Cicconè…».

La squadra serve

Rolland passa poi ai consigli per conquistare questo obiettivo. Lui ci ha provato, e come detto, non ci è riuscito. L’ha conquistata però in altre gare, come al Delfinato, dove in tanti hanno già il coltello fra i denti.

«Ciccone deve correre davanti, soprattutto oggi con questa partenza. Deve stare davanti sul Saisies e poi sul Roselend: questi due per forza. Lo attaccheranno. E magari provare a vincere il Col de la Loze, anche se sarà difficile: dipenderà molto da cosa farà Pogacar.

«Deve mettere nel sacco più punti possibile. E ogni volta che prende i punti di un Gpm poi si deve mettere in coda».

«La squadra in tutto questo – va avanti Pierre – è molto importante. Devono aiutarlo ogni volta che possono. Oggi mi aspetto che Skjelmose e almeno un altro compagno gli stiano vicino. Che il danese lo tiri e magari vada in fuga con lui».

E oggi la Lidl-Trek e Ciccone hanno corso esattamente come ha detto Rolland. Hanno fiaccato Powless, il diretto rivale, anche psicologicamente. Hanno corso compatti. Prima dei Gpm aumentavano per scongiurare gli attacchi.

I francesi amano la maglia a pois, per certi aspetti visto il loro modo di correre e d’intendere il ciclismo, anche più della maglia gialla
I francesi amano la maglia a pois, per certi aspetti visto il loro modo di correre e d’intendere il ciclismo, anche più della maglia gialla

Carota… e bastone

Ma se Rolland esalta Ciccone, da un’altra parte gli tira le orecchie. Magari questa maglia poteva indossarla già da un po’ secondo lui e non essere costretto a sfinirsi sulla Cote de Domancy – come visto ieri – per prendere quei 5 punti. E magari, perché no, aver vinto anche una tappa.

«Qualche errore – spiega Rolland – Ciccone lo ha commesso in questo Tour: è stato troppo generoso. Spesso si sforza molto. Dovrebbe stare più tranquillo e avere più sangue freddo. Insomma in qualche modo dovrebbe economizzare la sua corsa».

Ciccone dopo l’arrivo. La classifica dei Gpm ora recita: 1° Ciccone con 88 punti, 2° Gall con 82, 3° Vingegaard con 81
Ciccone dopo l’arrivo. La classifica dei Gpm ora recita: 1° Ciccone con 88 punti, 2° Gall con 82, 3° Vingegaard con 81

Parola a Giulio

E Ciccone cosa dice? «Oggi la corsa è andata come ci aspettavamo e come speravamo. Ma non è stata facile come può sembrare. Ero già in fuga prima del primo Gpm e ho speso tanto».

«Perché non ho tenuto sul Col de Loze? Avevo due strade oggi: fare come ho fatto, quindi attaccare prima e prendere i primi due Gpm – e ne ho presi tre – oppure provare a tenere duro sulla Loze. Ho scelto la prima strada. Poi chiaramente ero stanco».

Giulio è stato bravo. Determinato. Con la tripletta dei Gpm nei due giorni: Demancy, Saisies e Roselend, ha anche demoralizzato i suoi avversari, tanto è vero che già sul Roselend nessuno è più andato a fargli la volata per i punti. Merito della grinta e di una buona capacità di recupero nell’arco delle tre settimane. Cosa che a Powless, non è riuscita.

Ma se l’americano non fa più paura, ora il rivale più grande si chiama Felix Gall (e in teoria anche Jonas Vingegaard). Il re della tappa di oggi gli passa vicino durante le interviste. I due si salutano. 

«Eh – sospira Ciccone – adesso lui mi è vicinissimo. E mi è così vicino a causa di un regolamento che non trovo proprio giusto. Io è tanto che lotto. Ho vinto non so quanti Gpm di prima categoria. Lui ne ha vinto uno. Ma è così.

«Mi trovo a metà della terza settimana con questa maglia sulle spalle ed è un bel momento. Qui in Francia è davvero sentita. E’ un simbolo. Chiaro, ora dovrò stare sempre davanti e anticipare i Gpm (il pensiero e il rischio va soprattutto a sabato quando verso Le Markstein ce ne sono ben sei, ndr).

«Continuerò a lottare, anzi continueremo a lottare perché ormai è un obiettivo di squadra».

Giro Donne, a tavola con Erica Lombardi (prima parte)

19.07.2023
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Una chiamata per sapere in che modo abbia gestito la nutrizione del UAE Team Adq durante il Giro d’Italia Donne e la conversazione con Erica Lombardi si trasforma in un approfondimento pazzesco. Il tutto con una premessa importante: contrariamente rispetto alle squadre che dividono lo staff fra uomini e donne, in casa UAE la dietista è a servizio esclusivo del team femminile. Questo consente di dedicarsi alle singole atlete e alla loro salute con tutto il tempo necessario.

«Sono stata per anni all’Astana – inizia Erica – una famiglia che ho nel cuore. Ho avuto direttori di grande esperienza come Martinelli e preparatori come Mazzoleni. Ho appreso tantissimo, ma nel lavoro bisogna anche evolvere. Il ciclismo femminile è un mondo che sta crescendo. C’è una letteratura scientifica minore e soprattutto è tutto più complesso. Ci sono altre componenti, metaboliche e ormonali, che cambiano le dinamiche di approccio alla nutrizione e all’allenamento. In questo senso, essere qui è un progetto che mi ha incuriosito, per questo ho accettato».

Erica Lombardi, toscana, è da quest’anno la dietista del UAE Team ADQ. Qui con la chef Alessandra Rubini
Erica Lombardi, toscana, è da quest’anno la dietista del UAE Team ADQ. Qui con la chef Alessandra Rubini
L’approccio con l’atleta è sempre lo stesso?

Io parto sempre da un coaching nutrizionale, che consiste nel seguire l’atleta e fare un lavoro di educazione. Si può anche mandare un piano di nutrizione periodico, però è un metodo diverso. Io credo che l’atleta, uomo o donna senza differenze, debba essere educato e reso più autonomo possibile. Il ciclismo è uno sport di situazione, se al corridore non abbiamo dato tutti gli strumenti per gestirsi in maniera autonoma, quando non ha il cuoco o quando non ha vicino l’ammiraglia, la nostra strategia nutrizionale non sarà davvero funzionale. Detto questo, le ragazze con cui lavoro sono tutte informate a vari livelli.

Domanda successiva, appunto: che livello di conoscenza hai trovato?

Le sento esprimersi come farei io. Parlano di protocollo, in base al percorso. Una volta, neanche tanti anni fa, l’atleta non aveva tutta questa proprietà. Ma paradossalmente, devono affinare queste conoscenze. Sono molto informate, anche perché le informazioni sono molto più fruibili rispetto a un tempo e questo potrebbe creare confusione. E’ bene che abbiano le informazioni che servono, non quelle in eccesso che si trovano sul web. Il ciclismo femminile è esploso negli ultimi due anni ed è arrivato tutto in fretta. In squadra abbiamo una chef bravissima, Alessandra Rubini, che viene dalla Scuola Alma e ha lavorato in ristoranti stellati. Fa dei piatti che, oltre a essere strutturati a livello di macronutrienti per percorso, sono buonissimi. Ogni menù viene strutturato per tipologia di tappa, viene proporzionato sulle esigenze personali, i gusti e i vari ruoli

Per tipologia di tappa e in base ai ruoli?    

Se un corridore deve andare in fuga, avrà un tipo di alimentazione. Se deve fare il finale, ne avrà un’altra (questo soprattutto per la colazione e la strategia in gara). Gradualmente la situazione si sta uniformando al mondo maschile. Diamo più scelte a livello nutrizionale, dei piatti personalizzati. Io faccio un menu funzionale per la data tappa, la chef permette loro di mangiare nel modo giusto con più scelte. Quindi la sera si siedono a tavola con il sorriso. Il nostro motto è «Eat healthy and with a smile». E questo forse è più rispetto a quello che si aspettavano le ragazze stesse.

Le ragazze hanno capito che curando a dovere l’alimentazione, le prestazioni in salita crescono a vista d’occhio
Le ragazze hanno capito che curando a dovere l’alimentazione, le prestazioni in salita crescono a vista d’occhio
Fra le novità c’è anche la presenza fissa della dietista?

Si devono abituare alla mia presenza, ma in questa squadra c’è un un’organizzazione molto strutturata. Per ogni corsa ho tantissime informazioni da parte proprio dei direttori sportivi e dei preparatori atletici. Addirittura, si possono avere delle previsioni abbastanza affidabili delle chilocalorie e dei watt che saranno necessari. Avendo tutte queste informazioni, si può fare una strategia nutrizionale veramente ad hoc

Che rapporto c’è fra l’atleta donna e il peso?

Fra gli uomini, il fatto di pesarsi è più sistematico. La donna tende ad essere più attenta al proprio corpo e alle sue variazioni, influenzate anche dai cambiamenti ormonali. Anche gli uomini ci tengono sempre di più, però ci sono sicuramente delle differenze. Innanzitutto per la quantità di cibo, perché le corse delle donne sono più brevi. La logistica stessa è diversa: anche noi abbiamo i rifornimenti, però nel ciclismo maschile all’interno del sacchetto ci sono anche alimenti solidi, da noi si mettono borracce. La ragazza parte con panini, rice cakes, barrette e gel già nella tasca.

Altre differenze?

I grammi di carboidrati per ora sono inferiori, perché è tutto proporzionato al peso corporeo e ai watt che si sviluppano. I ragazzi adesso sono arrivati a fare anche più di 120 grammi, di recente ho sentito parlare anche di 140. Nel ciclismo femminile siamo intorno a 90, c’è qualche eccezione che arriva a 100, ma la il range di fabbisogno è sempre 60-90 grammi per ora. Anche il “recovery”, il pasto dopo la tappa è diverso, ma della sfera degli integratori si occupa esclusivamente la dottoressa. Nella donna dobbiamo stare più attenti ad alcune carenze, come ad esempio il ferro durante il ciclo.

Erica racconta che in Sardegna al Giro era così caldo che è stata aumentata la quota d’acqua e di ghiaccio
In Sardegna era così caldo che è stata aumentata la quota d’acqua e di ghiaccio
Come avete preparato il Giro? Ci sono stati dei meeting in ritiro?

In questo team, la comunicazione è veramente costante, ci si confronta tutti i giorni. Sono stata in ritiro con il gruppo delle ragazze che avrebbe fatto il Giro. Sappiamo benissimo che i grandi Giri non si costruiscono durante la corsa, cioè quando i giochi sono fatti. Quindi l’alimentazione è una delle basi che abbiamo posto in ritiro. Quando simuliamo una distanza o lavoriamo su alcuni meccanismi, anche l’alimentazione deve essere collaudata. Non si può provare niente durante il Giro che non si sia provato in ritiro. Il vantaggio di essere presente sul campo è che certi giorni ti basta guardarle in faccia per capire come stanno e adattare la loro alimentazione.

Dal punto di vista del consumo, le 9 tappe del Giro donne sono paragonabili alle 21 del Giro uomini?

Il dispendio calorico medio è inferiore rispetto a quello cui vanno incontro i ragazzi, perché per esempio loro arrivano anche sopra a 5.000 calorie, mentre qui più di 2.500 non le ho mai viste. I chilometraggi stanno aumentando, come pure la presenza delle crono, per le quali si struttura un protocollo nutrizionale ad hoc.

Una crono, Laura Tomasi in azione. Secondo Erica, la colazione prima di certe tappe si avvicina a quella degli uomini
Una crono, Laura Tomasi in azione. La colazione prima di certe tappe si avvicina a quella degli uomini

Nel prossimo articolo, che pubblicheremo domani, entreremo più nello specifico della gestione alimentare delle ragazze in base alle loro esigenze. Il dato del minore consumo energetico in relazione alle minori distanze di gara ci riallaccia alle parole dette pochi giorni fa da Paolo Slongo. Le ragazze avrebbero i mezzi per correre su distanze superiori, ma la confusione che regna fra le categorie, lo rende ancora impossibile.

Svelati i percorsi olimpici, cambiano le prospettive

19.07.2023
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La vetrina del Tour è stata l’occasione per tirare su il sipario sulle gare di Parigi 2024 svelando i percorsi olimpici. Dopo tante ipotesi, ora ci sono dati certi a disposizione dei vari cittì, per capire come impostare il cammino di avvicinamento alla gara più difficile dell’intero quadriennio, da correre in condizioni completamente diverse da qualsiasi altra (massimo 5 corridori per pochissime nazionali, le migliori del ranking), ma che vale un’intera carriera.

Tutti si erano fatti idee che alla fine sono state completamente smentite: un tracciato olimpico simile alla tappa finale del Tour, la kermesse degli Champs Elysées? Niente di più sbagliato. I corridori impegnati nella gara in linea si troveranno ad affrontare un disegno di 273 chilometri con un dislivello pronunciato, 2.800 metri e soprattutto una lunga prima parte in linea per poi entrare nel finale in un circuito con l’aspra salita di Montmartre a fare selezione. Volata finale? No, più probabile una soluzione di forza per pochissimi, i più forti. Almeno a livello maschile, come l’esperienza di Tokyo 2020 (foto di apertura Getty Images) insegna…

Gara che si prospetta durissima quella del 3 agosto 2024, con 273 chilometri per 2.800 metri, partenza alle 11
Gara che si prospetta durissima quella del 3 agosto 2024, con 273 chilometri per 2.800 metri, partenza alle 11

Montmartre per scalatori

Manca ancora più di un anno e i nostri tecnici hanno già iniziato a pensare all’avventura a cinque cerchi. Molto probabilmente a fine stagione si andrà a Parigi per un primo sopralluogo, per studiare i punti più difficili.

Daniele Bennati è stato forse quello meno sorpreso dalle decisioni del comitato organizzatore: «Io la kermesse finale del Tour la conosco bene, ho anche vinto su quel traguardo. Immaginavo che il percorso sarebbe stato diverso, credevo però che la parte prettamente parigina sarebbe stata maggiore. Non è un percorso semplice, per tante ragioni».

Bennati, cittì azzurro che sarà alla sua prima Olimpiade e già prepara i suoi piani
Bennati, cittì azzurro che sarà alla sua prima Olimpiade e già prepara i suoi piani
Pensi che la salita di Montmartre sarà decisiva?

Forse. Si tratta di uno strappo di 900 metri tutti su pavé, ma il pavé lo ritroveremo anche in altri tratti del circuito finale. Molto influiranno vari fattori: la lunghezza del percorso inconsueta per una gara olimpica; il caldo di agosto; il gruppo estremamente ridotto di corridori in gara con pochissimi effettivi a propria disposizione; anche il fatto che ci saranno almeno 225 chilometri in linea prima di entrare nel circuito, ci sarà sicuramente selezione già lì.

Che tipo di corridori serve?

Sicuramente gente abituata a correre ed emergere nelle classiche, gente di fondo che è pronta a rilanciare dopo ogni curva. Prima ancora di andare a vedere il percorso mi sono comunque fatto un’idea: per essere competitivi a Parigi bisognerà correre il Tour e su questa base prenderò contatti con tutti i papabili e trarrò le mie decisioni.

Carapaz, vincitore a Tokyo mettendo in fila Van Aert e Pogacar su un podio stellare
Carapaz, vincitore a Tokyo mettendo in fila Van Aert e Pogacar su un podio stellare

Donne: volata da scartare

Anche la gara femminile sarà estremamente lunga: 158 chilometri con trasferimento per un dislivello di 1.700 metri. Un tracciato molto simile a quello maschile (cambia solo la distanza, ma il circuito finale è identico) ma forse è proprio per le ragazze che l’annuncio ha riservato sorprese. Si pensava a una corsa da volata finale, magari con una nazionale italiana impostata sullo sprint della Balsamo. E ora? Parola a Paolo Sangalli

«L’inclusione dello strappo di Montmartre – dice – non mi ha sorpreso più di tanto, ma certamente cambia del tutto l’impostazione della gara. Il problema della corsa olimpica è che non puoi controllarla, l’epilogo della prova di Tokyo lo dimostra. Ci saranno da affrontare 5 cote non lunghissime, ma che alla lunga si faranno sentire prima dell’ingresso a Parigi, poi il circuito finale come già definito. Insomma è un tracciato da vera classica».

Il tracciato femminile, molto lungo con i suoi 158 chilometri per un dislivello di 1.700 metri
Il tracciato femminile, molto lungo con i suoi 158 chilometri per un dislivello di 1.700 metri
Per ora che idee ti sei fatto?

Avremo a disposizione 4 atlete e dovranno tutte essere in grado di correre per le altre come di finalizzare. Voglio 4 capitane e 4 gregarie allo stesso tempo. Da quel che ricordo servirà grande attenzione nel circuito finale, perché senza un gruppo folto, basta guadagnare 10” che rischi di perdere il contatto visivo con chi è davanti.

Quando si parlava di un tracciato per velociste, tutti pensavano alle possibilità della Balsamo…

Elisa è sì una velocista, ma ricordo a tutti che in salita è anche una di quelle che si stacca più tardi delle altre, su quel percorso può dire la sua, poi c’è la Longo Borghini alla quale è impossibile rinunciare in una gara olimpica, poi la Persico e la Consonni che sono atlete da classiche, ma siamo a oltre un anno di distanza, abbiamo tutto il tempo per studiare il tracciato e scegliere la formazione migliore.

Un’ultima provocazione: visto il percorso, secondo te la Van Vleuten si ritira davvero?

Non è un tracciato per lei, io credo che l’Olanda punterà sulla Wiebes, che tiene benissimo in salita quando questa non supera i 5 chilometri. E’ un’atleta trasformata, credo che le arancioni questa volta correranno per lei, senza però dimenticare le altre.

Per Ganna una crono difficile a Tokyo. Parigi sembra più nelle sue corde…
Per Ganna una crono difficile a Tokyo. Parigi sembra più nelle sue corde…

Crono per specialisti

Discorso a parte per le cronometro. Qui, rispetto a Tokyo 2020, si cambia completamente registro: 32,4 chilometri con 600 metri di dislivello, lunghi rettilinei da affrontare in posizione. Marco Velo è visibilmente soddisfatto.

«E’ finalmente un percorso per specialisti – dice – a differenza di quello di Tokyo. La distanza è lunga ma non proibitiva, forse più pronunciata per le ragazze meno abituate a percorrere cronometro di questa portata».

Un tracciato per veri cronomen, con 32,4 chilometri per 600 metri di dislivello. Appuntamento il 27 luglio
Un tracciato per veri cronomen, con 32,4 chilometri per 600 metri di dislivello. Appuntamento il 27 luglio
Un tracciato adatto ai nostri portacolori, non solo a Ganna…

Sì, è adatto a Filippo come agli altri, ma anche alla Guazzini, che predilige questi percorsi. Un problema potrebbe essere avere un’idea chiara delle traiettorie, quelle potremo capirle solo una volta approntato il tracciato, negli ultimi giorni, con le transenne già sul posto. Comunque avremo modo di studiarlo compiutamente sugli apparati elettronici, per i ragazzi non credo sia necessario un sopralluogo. Per me naturalmente sì…

Le cronometro saranno posizionate il primo giorno , la giornata tradizionalmente più importante proprio perché ogni delegazione vuole iniziare bene la sua Olimpiade. Pensi che per i nostri ci sarà un sovraccarico di tensione emotiva?

I nostri sono abituati a vivere queste tensioni e anzi si esaltano. Probabilmente dovremo rinunciare, come al solito, alla cerimonia inaugurale, ma il fatto di poter essere di buon auspicio per tutta la spedizione azzurra è uno stimolo in più. Ci giocheremo le nostre carte, e ne abbiamo…

Senza Valverde e Van Vleuten, dove va la Movistar?

19.07.2023
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PASSY – Eusebio Unzue continua a portare avanti il Movistar Team che, seppure con nomi diversi, ha attraversato decenni di ciclismo. Da quando si chiamava Reynolds e vinse il Tour con Delgado a quando divenne Banesto e ne vinse cinque con Indurain. Quindi la Caisse d’Epargne del primo Valverde e del Tour di Pereiro, finché nel 2011 iniziò la storia con Movistar. Nel frattempo è nato il team femminile della prodigiosa Annemiek Van Vleuten. Ma allo stesso modo in cui a 42 anni Valverde ha deciso di uscire di scena, l’olandese appenderà la bici al chiodo alla fine di questa stagione, al momento di compierne 41.

In casa Unzue il ciclismo è un derby, dato che suo figlio Sebastian è il riferimento della squadra femminile e proprio in questi giorni, vinto il Giro d’Italia, si sta preparando il Tour Femmes.

Unzue guida il Movistar Team degli uomini, con uno sguardo sulle ragazze, gestite da suo figlio
Unzue guida il Movistar Team degli uomini, con uno sguardo sulle ragazze, gestite da suo figlio
Ma partiamo da qui, Eusebio. Da questo Carlos Rodriguez, ora quarto della generale, che il prossimo anno potrebbe approdare da voi…

Il corridore è bravo, perché è il più regolare di questo Tour così strano, in cui si stanno facendo vedere dei veterani venuti fuori da lunghe pause. Per essere alla prima partecipazione, Carlos sta davvero facendo una grande impresa.

Già alla Vuelta dello scorso anno aveva fatto vedere belle cose…

Esatto, lo avevamo visto anche l’anno scorso. Però questo è il Tour e manca ancora una settimana impegnativa, anche se per ora ha mantenuto il suo livello. Sapevamo che è forte, ma ora sta dando una grande prova di regolarità. Se continua a consolidarsi, potrebbe diventare un futuro uomo per i grandi Giri. E’ ancora a 5 secondi dal podio.

Vestirà l’azzurro di Movistar l’anno prossimo?

Questo è il desiderio, lavoriamo per realizzarlo, ma altro adesso non posso dire.

Rodriguez è uno degli obiettivi per Movistar Team: il suo contratto con Ineos è in scadenza
Rodriguez è uno degli obiettivi per Movistar Team: il suo contratto con Ineos è in scadenza
Quanto ha pesato la caduta di Mas sul vostro Tour?

Tantissimo, soprattutto perché ha rotto completamente tutti i nostri piani. E’ stato un po’ difficile digerire la sua assenza, ma alla fine siamo riusciti a far capire ai corridori che ogni giorno sarebbe stato un’opportunità, che c’erano opzioni per andare in fuga. E così abbiamo reimpostato il Tour. Magari non sempre è stato possibile entrare nelle fughe, ma quando ci siamo riusciti, ci siamo comportati molto bene.

Peccato per il ritiro di Jorgenson…

Un’altra vittima della grande caduta di domenica ed è un peccato, perché stava andando forte (4° sul Puy de Dome, foto di apertura, poi terzo a Belleville en Beaujolies, ndr). Lunedì, nel giorno di riposo, ha fatto un’ecografia che ha confermato quello che lui continuava a dirci. Il tendine del ginocchio destro ha uno strappo simile a quello avuto a sinistra dopo un’altra caduta alla Parigi-Nizza dell’anno scorso. Se fosse parito ieri nella crono, avrebbe solo peggiorato la situazione.

Maledetta sfortuna per Enric Mas caduto in avvio e subito fuori dal Tour (foto Instagram)
Maledetta sfortuna per Enric Mas caduto in avvio e subito fuori dal Tour (foto Instagram)
Come vivete in famiglia la rivalità fra la squadra maschile e la femminile?

Sono felicissimo di come sta andando la nostra esperienza con le ragazze. E’ vero che quando abbiamo iniziato, abbiamo dovuto scoprire un altro mondo. Tuttavia, l’approccio professionale con il lavoro le sta aiutando sempre più ad essere più vicine ai ragazzi. Logicamente ci saranno sempre grosse differenze nella parte fisica, ma sono davvero molto sorpreso dall’evoluzione del movimento.

In che termini?

Stanno professionalizzando tutte le loro abitudini e si stanno adattando alle esigenze di questo sport, per quanto sia duro e straziante. Inoltre, poter vivere da vicino negli ultimi sei anni l’esperienza di una grande come Annemiek Van Vleuten per noi è stato un master quotidiano di professionalità portata all’estremo più incredibile.

Un altro Giro per la Movistar di Sebastian Unzue (al centro, in basso): festa rosa sul podio di Olbia
Un altro Giro per la Movistar di Sebastian Unzue (al centro, in basso): festa rosa sul podio di Olbia
Lo scorso anno si è fermato Valverde, ora tocca a Van Vleuten, come si fa a ripartire?

Penso che le grandi persone debbano essere ricordate e le loro assenze sono troppo importanti per sostituirle. D’altro canto, è positivo che le ragazze e i ragazzi sfruttino l’esperienza che hanno acquisito con Annemiek e Alejandro, che per loro sarà sicuramente un vantaggio.

Quindi si continua sulla stessa strada?

Sì, quella di rinforzare la squadra maschile puntando su qualche nome importante e quella di consolidare un po’ il ciclismo femminile. Con mio figlio vado d’accordo, però è un fatto che al momento vince lui più di me.

Tadej accusa il colpo, ma non si arrende

18.07.2023
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COMBLOUX – «Non è andato piano Tadej, è andato forte Vingegaard», è questa la sintesi di quanto raccolto nel clan della UAE Emirates pochi minuti dopo la cronometro individuale Passy-Combloux. Lo sloveno subisce forse la più importante sconfitta della sua carriera. Le altre (poche) volte in cui era stato battuto era stato lui a non essere al top, ma stavolta no.

Jonas Vingegaard gli rifila 1’38” e Tadej Pogacar a sua volta ne dà 1’14” a Wout Van Aert. Nessuno ipotizzava distacchi simili. Ieri Malori ci aveva parlato di circa 1” al chilometro, semmai il danese avesse guadagnato. E di una ventina di secondi ci aveva detto anche Contador questa mattina. Ma questo è davvero uno shock.

Ore 10:13, Tadej Pogacar arriva in zona bus per la ricognizione. Un breve salto sul bus e poi parte
Ore 10:13, Tadej Pogacar arriva in zona bus per la ricognizione. Un breve salto sul bus e poi parte

Preoccupazione caldo 

Tadej ormai lo abbiamo imparato a conoscere: se cade il mondo lui fa un passo di lato. Supera tutto con facilità, ma è sempre più probabile che c’è una cosa che turba la sua proverbiale serenità. E questa cosa si chiama caldo.

Questa mattina quando è arrivato in partenza per la ricognizione aveva detto ai suoi che nel pomeriggio non si sarebbe voluto scaldare sotto la tenda del bus. Aveva tirato su gli occhi, aveva visto dove avrebbe girato il sole e chiesto di fare i rulli da un’altra parte.

Il meccanico, Claudio Bosio tra i più saggi, aveva proposto il motorhome dei meccanici stessi. «Il nostro camion è tranquillo, c’è l’aria condizionata e lo abbiamo già liberato». A quel punto Andrej Hauptman, qui il primo diesse, aveva dato l’okay.

E in effetti il caldo c’è, ma non tanto per le temperature alte, quanto piuttosto per l’umidità.

Tadej parte. E va forte. «Ha siglato una delle sue prestazioni migliori di sempre», ci confida Matxin dopo l’arrivo. E forse questo è ancora più grave in ottica futura. Cosa può pensare il corridore? Fosse stato in giornata no, okay… ma così è difficile trovare appigli.

Hauptman ha parlato con noi. Ha allargato le braccia, ma senza nulla da rimproverare al suo atleta
Hauptman ha parlato con noi. Ha allargato le braccia, ma senza nulla da rimproverare al suo atleta

Onore a Vingegaard

«Incredibile – ha detto Hauptman – Jonas oggi ha fatto qualcosa di fantastico, ha anche guidato benissimo. Non possiamo non congratularci con lui. Il cambio bici? Non credo gli sia costato troppo o che abbia perso la crono lì. E comunque prima di fare certe scelte noi facciamo i nostri calcoli e avevamo visto che sulla bici da strada in salita Tadej riusciva ad esprimere più watt. Credo anche che abbiamo cambiato nel punto giusto, un punto ripido così da perdere meno tempo perché lì si va più piano».

«Cosa dire: domani è un altro giorno, ci aspetta una tappa molto dura. E lo stesso nella tappa venti. Da parte nostra continueremo a lottare per la maglia gialla. Intanto pensiamo a vincere la tappa».

Sentire un esponente del clan UAE Emirates che parla di tappa fa capire tante cose. E’ vero che sono parole raccolte a caldissimo, ma forse hanno visto che su certi valori proprio non ci sono, almeno se questo è il vero Vingegaard. Meglio dunque raccogliere quel che si può. Anche perché quando dicono di voler vincere la tappa bisogna considerare che Adam Yates è salito in terza posizione.

Pogacar ha già reagito una volta in questo Tour de France. E la speranza è che non si arrenda. La differenza però è che l’altra volta sui Pirenei era stato lui ad andare più piano. «Può starci che si demoralizzi, ma è un campione e saprà reagire», aggiunge Hauptman.

All’arrivo Tadej era stanco, ma non stremato. Forse era frastornato dalla prestazione di Vingegaard
All’arrivo Tadej era stanco, ma non stremato. Forse era frastornato dalla prestazione di Vingegaard

Ma quale resa…

«Un po’ sono deluso – ha detto Pogacar – se devo essere onesto non mi sono sentito al meglio nella seconda parte della crono, anche se comunque sono andato abbastanza bene. Ora però c’è un grande divario, speravo in un gap minore. Anzi, speravo di essere in giallo oggi. Spero oggi sia stata una tappa come quella del Marie Blanque e che domani possa avere gambe buone».

Tadej ha affrontato una crono difficile anche dal punto di vista del morale. Era prima felice per il vantaggio su Van Aert e poi ha saputo di perdere nei confronti di Vingegaard.

«E’ stato un piccolo shock – dice lo sloveno – ho cercato di limitare i danni e dare tutto».

Ma poi ecco le parole più belle: «Se domani piove posso promettervi che sarà una giornata interessante. Ci sono altre due tappe davvero difficili da affrontare. Può accadere qualsiasi cosa e chiunque può avere un passaggio a vuoto. Guadagnare due minuti non è facile, ma noi ci proviamo».

Sul podio per la maglia bianca il sorriso di Tadej non era il solito…
Sul podio per la maglia bianca il sorriso di Tadej non era il solito…

Questione di materiali?

Stasera riordineranno le idee, questo è certo. E tra coloro che avranno un bel da fare c’è Marco Marcato. Il direttore sportivo non era certo il volto della felicità, ma la sua disanima è stata più che mai lucida.

«Questo sicuramente era un test importante. Vingegaard è stato un gradino sopra agli altri oggi, ma ci sono ancora le tappe di domani e di sabato. Il ciclismo non è matematica. Nulla è scontato. Anche Vingegaard potrebbe pagare gli sforzi. Oggi tutti sono andati a tutta».

Con Marcato si parla anche di materiali. Sappiamo quanto ci lavorino in Jumbo-Visma. «Magari – spiega Marcato – delle differenze possono anche esserci, ma semmai ci fossero sarebbero nell’ordine dei secondi. Qui parliamo di quasi 1’40” in 22 chilometri e Pogacar stesso è andato più forte di molti di loro».

Lo sloveno ha siglato un’ottima prova, è il danese che è letteralmente volato. Ora in classifica ha un ritardo di 1’48”
Lo sloveno ha siglato un’ottima prova, è il danese che è letteralmente volato. Ora in classifica ha un ritardo di 1’48”

Non finisce qui

Marcato è stato un corridore e lo è stato fino a pochi anni fa. Certe sensazioni le ha ancora fresche e conosce questo ciclismo. Con lui si parla anche dell’aspetto psicologico.

Nelle tappe precedenti avevamo visto che ad un certo punto Tadej scattava e Jonas, seppur di poco, si staccava. L’ultima volta invece il danese non ha perso un centimetro e anzi ha rilanciato. Visto che sono sul filo certi dettagli possono fare la differenza? Possono insinuare qualche tarlo nella testa del corridore? Di Pogacar in questo caso…

«Probabilmente qualcosina avrà anche influito tutto ciò e un tarlo glielo avrà messo, però Tadej si è sempre rialzato. E’ un campione e secondo me ha ancora qualcosa da dare e da dire in questo Tour de France. Ne sono sicuro».

Vingegaard, missile giallo sul Tour. Pogacar in pezzi

18.07.2023
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COMBLOUX – «Il Tour è finito oggi!». Il radiocronista di lingua spagnola sta comunicando fuori onda con i colleghi e sintetizza così la tappa appena conclusa. Pogacar è andato forte, Vingegaard di più. Spazzate via le perplessità e i piccoli distacchi dei giorni scorsi. Oggi è finita l’uguaglianza. E adesso nel clan della maglia gialla si fa fatica a tenere a bada l’entusiasmo.

Vingegaard è partito subito aggressivo, ma è riuscito a salvare forze per il finale
Vingegaard è partito subito aggressivo, ma è riuscito a salvare forze per il finale

Ancora freschissimo

Kuss sui rulli risponde a domande. Van Aert, arrivato terzo, poggiato a un’ammiraglia risponde a domande. Jonas ha rifilato 1’38” allo sfidante sloveno e addirittura 2’51” al compagno belga. Gli equilibri sono tutti saltati, Vingegaard ha gettato la maschera ed è volato sui 22,4 chilometri in 32’36” a 41,227 di media.

«Jonas ha dimostrato oggi che è ancora freschissimo – dice il diesse Arthur Van Dongen – l’ultima settimana è iniziata e questo spesso è decisivo in un grande Giro. Finora la differenza l’avevano fatta solo gli abbuoni, ora sarà bello non doversene preoccupare. Ma il Tour non è finito. Domani mi aspetto un duello super difficile sopra i 2.000 metri. Sappiamo che Pogacar farà ancora i fuochi di artificio. Deve provarci, ma andiamo alla sfida con fiducia. Non sarà una sorpresa, ha reagito anche l’anno scorso e penso che lo farà di nuovo domani. In una corsa così dura, penso che decideranno le gambe».

Intorno alle 10,30 del mattino, Vingegaard ha provato il percorso. La Jumbo non ha mai valutato il cambio di bici
Intorno alle 10,30 del mattino, Vingegaard ha provato il percorso. La Jumbo non ha mai valutato il cambio di bici

Cambio bici? No, grazie

Stamattina Jonas è stato il primo ad arrivare al pullman. L’hotel della Jumbo-Visma si trova a Saint Gervais les Bains, pochi chilometri dal via di Passy. Avrebbe provato la crono e poi sarebbe tornato in hotel per ingannare l’attesa. Sereno, senza particolari tensioni in volto. E’ arrivato, ha preso la bici da crono. Ci ha messo il computerino e si è avviato per provare il percorso.

«Stamattina – dice Grischa Niermann, il tecnico che lo ha seguito sull’ammiraglia – non abbiamo valutato il cambio di bici. Siamo venuti a vedere il percorso ad aprile e a quel punto sapevamo già che non avrebbe dato alcun vantaggio. Non ho ancora visto i numeri, ma Jonas è andato molto veloce, penso che sia stata la sua miglior crono di sempre. E’ partito subito aggressivo, ma avevamo anche ragionato sul fatto che doveva tenere qualche riserva per l’ultima parte, quindi penso che sapesse cosa stava facendo».

«Stavamo lavorando a questa crono da mesi – gli fa eco ancora Van Dongen – le crono come questa non si preparano negli ultimi giorni, ma con mesi di anticipo, sin da quando il Tour viene presentato. Stamattina abbiamo visto Pogacar fare questa prova in allenamento, ma non ci ha condizionato. Ogni squadra ha le sue strategie. E non credo che il cambio di bici lo abbia penalizzato. Era in ritardo già prima…».

All’arrivo però Vingegaard era stremato: neanche lui si aspettava di dare oltre 4″ a chilometro a Pogacar
All’arrivo però Vingegaard era stremato: neanche lui si aspettava di dare oltre 4″ a chilometro a Pogacar

Quattro secondi a chilometro

E poi arriva lui, il missile giallo che oggi ha preso a sberloni l’avversario, con una prestazione così prepotente da fare per due volte il conto dei distacchi sulle dita. Più di 4 secondi per chilometro: sono i distacchi con cui Indurain rispediva a casa Bugno e Chiappucci, quelli con cui Ullrich umiliava Pantani. Pogacar reagirà come Marco nel 1998?

«Mi sentivo benissimo – dice Vingegaard – penso che sia stata la migliore cronometro che abbia mai fatto. Sono davvero orgoglioso e felice della vittoria. Avevamo diviso la crono in tre, probabilmente quattro sezioni, ma c’era così tanto baccano che non sentivo bene la radio. Prima quella pianeggiante, poi la salita fra il tratto pedalabile e quello più duro, infine l’ultima parte. Quindi sono andato abbastanza forte fino alla salita e poi fortissimo nei tratti più impegnativi.

«Ho cercato di recuperare nella discesa, ho provato a trattenermi nel tratto pianeggiante e ho dato tutto nel finale. Ad essere onesti, non pensavo di andare così forte. Sono sorpreso della cronometro che ho fatto, ma non fatemi dire che il Tour è finito qui. Ci sono ancora molte tappe difficili da affrontare, quindi dobbiamo continuare a lottare».

Van Aert terzo all’arrivo e stremato: anche lui ha adottato la stessa strategia del compagno
Van Aert terzo all’arrivo e stremato: anche lui ha adottato la stessa strategia del compagno

Pronti per il contrattacco

Van Dongen, che salta dall’inglese all’olandese, è dello stesso avviso. Nessuno si illude che Pogacar si arrenderà. E anche se gli attacchi che ha fatto sinora non sono stati troppo incisivi, la tappa di domani ha una salita lunghissima su cui tutto può accadere.

«Domani è una bella tappa – spiega – e per fortuna abbiamo una buona squadra. Arrivare fino a qui è costato a tutti parecchie energie. E’ vero che negli ultimi giorni abbiamo corso di riserva cercando di salvare le gambe, ma quando uno come Pogacar ti attacca, non lo lasci andare per non stancarti».

Maglia gialla consegnata da Hinault, l’uomo dei 5 Tour, che su questa salita vinse i mondiali del 1980
Maglia gialla consegnata da Hinault, l’uomo dei 5 Tour, che su questa salita vinse i mondiali del 1980

La memoria di Van Aert

Il saluto, prima che Vingegaard sparisca nel dedalo delle premiazioni e Van Aert decida di averne avuto abbastanza, lo affidiamo proprio al gigante belga. Per prendere le sue parole, abbiamo beccato un quantitativo incredibile di gomitate, ma per lui ne vale sempre la pena.

«Sono soddisfatto del terzo posto – dice – ho recuperato molto sull’ultima salita, durante l’ultima parte stavo morendo. E’ bello essere riuscito a tenere lontani tutti, tranne quei due. Sono stato il primo delle persone normali. 

«Nessuno si aspettava un tale divario fra Jonas e Pogacar. Mancano ancora pochi giorni a Parigi. Abbiamo già perso un Tour all’ultimo minuto e l’abbiamo vinto noi stessi lottando fino alla fine. Ora dobbiamo cercare di recuperare al meglio e tenere la testa alta, perché domani sarà un’altra tappa molto dura».

L’analisi del Giro Donne e uno sguardo al Tour

18.07.2023
6 min
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Il Giro Donne ha lasciato uno strascico lungo alle proprie spalle, che continuerà a far parlare gli appassionati fino al 27 luglio, data d’inizio del Tour de France Femmes. Al seguito del UAE Team ADQ c’era Simone Casonato, performance coach delle ragazze di Arzeni. Casonato ha avuto modo di leggere la corsa dall’interno, vivendola attimo per attimo: grazie al suo occhio tecnico, ci siamo immersi in queste nove tappe. 

Simone Casonato lavora da due anni come performance Coach del UAE Team ADQ
Simone Casonato lavora da due anni come performance Coach del UAE Team ADQ

Nove giorni di lavoro

Quello del coach del UAE Team ADQ è stato un lavoro a 360 gradi, volto a leggere la prestazione delle sue atlete e non solo. 

«Il mio lavoro – dice – si svolgeva in due grandi momenti: il pre tappa ed il post tappa. Nelle fasi precedenti alla partenza, facevo una previsione delle prestazioni delle ragazze, in termini di energie spese. Analizzavo il percorso ed i punti salienti, grazie ai vari software e fogli di calcolo, fornivo una stima dell’energia espressa durante ogni momento della tappa. Un lavoro che andava di pari passo con quello della nostra nutrizionista: Erica Lombardi.

«Nel post tappa – continua Casonato – l’analisi riguardava la prestazione delle nostre ragazze e delle avversarie. Una cosa estremamente utile per i nostri diesse e non solo».

Silvia Persico ha performato bene sia sulle salite brevi (adatte a lei) che sulle più lunghe
Silvia Persico ha performato bene sia sulle salite brevi (adatte a lei) che sulle più lunghe
Quindi si può dire che hai avuto un occhio su tutto il Giro Donne: che cosa ti è parso della prestazione di Van Vleuten?

Si è dimostrata una tacca sopra le altre, le sue prestazioni sono state in linea con i suoi migliori valori del 2022, espressi durante il Tour de France Femmes. In particolare con la tappa della Super Planche des Belles Filles, dove ha espresso i suoi migliori numeri di sempre. 

La cosa che ha impressionato è la sua costanza…

Non solo quella. Lei riesce ad esprimere valori elevati sia consecutivamente che nel corso di tutte le tappe. Per farvi un esempio: riesce a mantenere un picco intorni ai 5,5 watt per chilo su salite da 20 minuti, anche consecutive. Questi dati è stata in grado di riportarli durante tutte le nove tappe (diventate otto a causa dell’annullamento della crono iniziale, ndr). 

Una delle sorprese di questo Giro Donne è stata Gaia Realini.

Si è dimostrata estremamente solida, lo testimonia il fatto che abbia chiuso terza in classifica generale, portando a casa la maglia di miglior giovane. Ha performato ad alti livelli su più terreni: nella tappa regina, quella di Ceres, è stata l’unica a seguire Van Vleuten in salita. Mentre nella tappa di Alassio ha fatto vedere una grande esplosività, caratteristica fondamentale per seguire le prime. Ha solamente 21 anni e sicuramente ha messo in chiaro di essere una delle migliori atlete del futuro. 

Per quanto riguarda le vostre c’è da sottolineare la vittoria di Chiara Consonni nell’ultima tappa…

Chiara ha avuto un finale in crescita, che legato alla sua giovane età è un bel segnale, vincere alla fine di un grande Giro è sinonimo di solidità. Nella volata di Olbia ha avuto un minimo decremento del picco di potenza rispetto alla sua miglior performance. Per una velocista è un grande dato che denota grandi qualità neuromuscolari.

Silvia Persico invece ha ottenuto una bella top 10, no?

Ha avuto una buona tenuta su tutte le tappe, sicuramente non ha giocato a suo favore la cancellazione del prologo. Lì avrebbe potuto fare bene. Silvia ha messo in campo una buona tenuta sia su salite brevi, vicine alle sue caratteristiche, sia in salite più lunghe.

Ci sono stati altri dati che ti hanno colpito?

Uno in particolare: ovvero che l’intensità media di una tappa al Giro Donne è superiore rispetto a quella degli uomini. Un fattore determinato sicuramente dalla distanza percorsa in ogni tappa. La frazione più lunga è stata la quarta, con 134 chilometri. Uno studio ha dimostrato che le donne, durante una corsa, rimangono per più tempo in Zona 4, precisamente del 13%, rispetto agli uomini. I maschi stanno in quella fascia di sforzo, che varia tra il 91 e il 105% per il 20% del tempo totale della gara. Le donne arrivano anche al 33%. 

Torniamo un attimo a Van Vleuten, hai detto che si è espressa sui suoi migliori valori, riuscirà a mantenerli fino alla fine del Tour?

Va detto che non si è mai risparmiata, nonostante avesse un gran margine sulle avversarie. Nelle due settimane che dividono Giro e Tour, il riposo diventa fondamentale. Certo è che Van Vleuten vince i tre grandi Giri dal 2021, sicuramente ha una sicurezza psicologica importante. Va fatta un’analisi però.

Van Vleuten ha vinto la Vuelta per soli 9 secondi sulla connazionale Vollering, un vantaggio risicato
Van Vleuten ha vinto la Vuelta per soli 9 secondi sulla connazionale Vollering, un vantaggio risicato
Dicci.

In questo 2023 l’olandese è partita “a rilento” rispetto allo scorso anno. Il calendario è cambiato, la Vuelta è stata la prima grande corsa a tappe e questo ha influito. 

Infatti in Spagna ha vinto, ma con soli 9 secondi su Vollering. 

Esattamente, perché non era al massimo della sua condizione. I dati, sulla salita di Lagos de Covadonga, parlavano di un discostamento di 0,2/0,3 watt per chilo dalle sue migliori prestazioni. Tant’è che laVollering le ha rifilato poco meno di un minuto. 

Vollering arrivava alla Vuelta Femenina da una campagna del Nord vissuta da dominatrice.

Vero, hanno avuto due approcci alla stagione completamente diversi. Vollering ha avuto un picco di forma ad aprile, che ha sfruttato per fare una grande Vuelta e mettere in difficoltà Van Vleuten. Quest’ultima invece è partita più piano per arrivare poi ad avere la miglior forma possibile al Giro Donne ed al Tour Femmes. 

Vollering ha corso una grande campagna del Nord, poi si è fermata per preparare al meglio il Tour
Vollering ha corso una grande campagna del Nord, poi si è fermata per preparare al meglio il Tour
Vollering, invece, arriverà al Tour da una lunga pausa, l’ultima gara è stato il campionato nazionale…

Ha diviso la stagione in due blocchi, un modo più canonico per gestire la condizione. Il grande vantaggio di Van Vleuten è che riesce a sostenere carichi di lavoro inimmaginabili per le altre. In un anno arriva a fare 33.000 chilometri e 430.000 metri di dislivello. Vi faccio un paragone, Valgren, nel 2018 è stato uno dei corridori dell’Astana ad aver fatto più chilometri. Ha totalizzato 33.900 chilometri ed accumulato 437.000 metri di dislivello, Van Vleuten non è così lontana. 

Il Tour de France Femmes però probabilmente si deciderà nelle ultime due tappe: arrivo al Tourmalet e cronometro finale.

Per questo il duello Vollering-Van Vleuten affascina così tanto, arrivano in maniera talmente diversa che non abbiamo quasi idea di come possa andare. Non ci resta che goderci questo grande spettacolo, consapevoli che anche il caldo giocherà la sua parte.

L’integrazione di Tadej: carbo, caffeina e succo di barbabietola

18.07.2023
4 min
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SAINT GERVAIS MONT BLANC – La cronometro individuale di oggi, come ci ha detto ieri Adriano Malori, potrebbe essere decisiva. Va preparata a puntino sotto ogni aspetto. Da quello tecnico a quello alimentare e dell’integrazione. Lo staff di Tadej Pogacar ieri era a pieno regime in tal senso. I meccanici erano sulle bici e i nutrizionisti già pensavano al piano alimentare per oggi.

Gorka Prieto-Bellver è appunto il nutrizionista della UAE Emirates e sa bene che in tutto ciò gioca un ruolo centrale l’integrazione. Il loro partner ufficiale è Enervit. Prieto-Bellver ci mostra come e quali sono gli integratori principali che entrano in gioco oggi pomeriggio e come questi si conciliano con l’alimentazione.

Ricordiamo che è una crono particolare: viene dopo il giorno di riposo, è esplosiva ma non si può andare a tutta dall’inizio alla fine. Ed in più il caldo si fa sentire anche a queste latitudini. Non è insopportabile, ma c’è. Senza contare che è elevato il tasso di umidità.

Gorka Prieto-Bellver, nutrizionista della UAE Emirates, team che lavora con Enervit
Gorka, come si prepara a livello di alimentazione e integrazione questa cronometro?

Iniziamo alla mattina. Gli prepariamo un succo di barbabietole che contiene un’alta quantità di nitrati. Questi aumentano il flusso sanguigno e sono ideali per una crono così corta ed esplosiva. Poi fanno una colazione un po’ diversa.

Cosa intendi?

Sostanzialmente che è minore per quantità. Mangiano le stesse cose degli altri giorni (cerali, omelette…, ndr) ma di meno proprio perché ci sono da fare meno ore. E la stessa cosa a pranzo (riso e piccolissime dosi di proteine, ndr). A quel punto prendiamo Enervit Isocarb.

Quando lo prendono di preciso?

All’inizio del riscaldamento. Noi glielo prepariamo con del ghiaccio, come fosse una granita, anche per rinfrescare i ragazzi. Assumono una borraccia preparata con 50-60 grammi di carboidrati in rapporto 2:1, glucosio e fruttosio. Successivamente prendono anche la caffeina durante il riscaldamento. Pronti per spingere meglio poi durante la gara.

E’ noto che lo sloveno soffre il caldo, l’integrazione dei sali minerali è importantissima per lui
E’ noto che lo sloveno soffre il caldo, l’integrazione dei sali minerali è importantissima per lui
Anche per la caffeina: quando e quanta ne prendono?

La assumono 45′-50′ prima dello sforzo e la prendono in base al peso del corridore. Noi ci regoliamo sui 3 milligrammi per chilo.

Questa Gorka è senza dubbio una crono particolare. Ieri in conferenza stampa Pogacar stesso ha detto che si aspetta una durata di circa 25′ quindi è corta, ma non cortissima, in più viene dopo il giorno di riposo. Cosa cambia per il nutrizionista in tal senso?

Alla fine cambia poco, cambiano solo le quantità di cibo. Abbiamo aggiustato le grammature di cibo per ognuno dei nostri atleti sempre in base al peso e quanto hanno fatto oggi (ieri per chi legge, ndr), vale a dire una pedalata di circa un’ora e mezza.

E dopo la crono come si rientegra?

Prima utilizziamo gli integratori, quindi maltodestrine e proteine, e poi integriamo con il cibo che normalmente c’è a tavola, le cui quantità variano in base alla tappa fatta.

Durante il riscaldamento pre-crono, l’integrazione vive un passaggio fondamentale (foto Instagram)
Durante il riscaldamento pre-crono, l’integrazione vive un passaggio fondamentale (foto Instagram)
Invece alla vigilia per quanto riguarda l’integrazione cosa hanno preso?

Il magnesio di Enervit, un ottimo prodotto. Ed è una cosa che facciamo sempre, non solo per la crono, anche perché questo li aiuta a rilassare il muscolo.

Per quanto riguarda l’idratazione cosa vedremo? Avranno la borraccia?

E’ da valutare. In teoria fino a 40′-45′ non hanno bisogno d’integrazione, anche perché già partono col pieno. Ma dipende anche da cosa dice il biomeccanico: serve o no, in base anche a chi fa la crono forte, se serve ridurre il peso oppure no. Ma in quel caso mettiamo dell’acqua o al massimo un po’ di Isocarb. Ma, ripeto, se questa crono è inferiore ai 45′ non serve prendere carboidrati.

Il signor Kuss, guardia del corpo della maglia gialla

18.07.2023
7 min
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SAINT GERVAIS LES BAINS – Non capita troppo spesso di avere a disposizione per mezz’ora l’uomo più importante per la maglia gialla. Perciò quando Sepp Kuss viene a sedersi prima di pranzo del secondo giorno di riposo nell’hotel della Jumbo-Visma, l’elenco delle cose da chiedergli è lungo come la strada che da Bilbao ci ha portato all’ombra del Monte Bianco. Lui è tranquillo e bendisposto. Ci rassicura che la botta presa al braccio è a posto e si lascia andare a un’interessante riflessione su coloro che guardano il Tour attraverso lo schermo del telefono e provocano cadute.

«La gente spesso non pensa alle conseguenze dei suoi gesti – dice Kuss – invece in quella caduta di ieri, al posto di Kuss poteva finirci anche uno tra i primi tre e sarebbero stati vanificati mesi di investimenti di grandi squadre. Questo non mi fa arrabbiare, semplicemente non lo capisco. Va oltre l’essere uno spettatore del ciclismo. Nell’età di Instagram e Tiktok, tutti vogliono il selfie. Invece dovresti andare al Tour per goderti l’atmosfera e guardare la gara con i tuoi occhi, non nello schermo del telefono».

Solo una caduta lo ha frenato: la stessa in cui sono finiti fra gi altri Bernal e Girmay e Kuss ne porta i segni sul braccio
Solo una caduta lo ha frenato: la stessa in cui sono finiti fra gi altri Bernal e Girmay e Kuss ne porta i segni sul braccio
Cosa ti pare di questo Tour?

Probabilmente è il Tour con il distacco più basso da parecchio tempo a questa parte. Ci sono state tappe molto diverse con diversi risultati e ora eccoci al secondo giorno di riposo con 10 secondi fra i primi due. La cosa più importante è che Jonas si sente bene, è fiducioso e si fida di noi. E’ davvero bello quando sai che il tuo leader è forte e può motivarti.

Pensavi di arrivare al Tour con un livello così alto dopo aver fatto il Giro?

Dopo il Giro mi sentivo davvero bene, anche meglio di prima quando lo stavo preparando. Quando faccio Tour e Vuelta, vado sempre meglio alla Vuelta, quindi poteva starci che qui in Francia stessi meglio che in Italia. Ma il livello del Tour è così alto, che non puoi confrontarlo con nessun’altra gara.

Come hai passato il tempo tra Giro e Tour?

Sono stato a casa ad Andorra, non c’era bisogno di fare altura o altro. Avevo bisogno di riprendere la mia routine, perché le corse e i ritiri sono pesanti mentalmente. Mi piace l’allenamento preparando una grande corsa, ma a volte è più bello farlo da soli, alle proprie condizioni e nel proprio spazio. Perciò ho fatto dei giorni di riposo, ma comunque pedalando tranquillamente per una settimana. E poi ho iniziato un allenamento più o meno normale.

Dopo il Giro, Kuss è tornato ad Andorra per riprendere la sua routine di lavoro (foto Instagram)
Dopo il Giro, Kuss è tornato ad Andorra per riprendere la sua routine di lavoro (foto Instagram)
E’ vero che andrai alla Vuelta per aiutare nuovamente Roglic?

Se il Tour è duro come lo è stato finora, allora vedremo se mi è rimasto qualcosa per la Vuelta. Ma il piano è di andare fino in fondo. Anche dopo il Giro non ero sicuro se sarei andato al Tour, perché dovevo ancora prendermi qualche settimana per capire se mi sentivo abbastanza bene. Non voglio andare a una grande gara se mi sento meno del 100 per cento. E’ difficile da pianificare.

Pensi mai che potresti essere a tua volta leader in una grande corsa?

E’ difficile da dire, perché sono un corridore migliore quando non penso a cosa devo fare o dovrei fare. In quel caso, il risultato potrebbe essere diverso. E’ davvero difficile da dire. Mi piacerebbe l’opportunità, ma in questa squadra ci sono così tanti buoni corridori che non ci sono tante occasioni. Loro sono fra i migliori al mondo e io non ho problemi ad aiutarli.

Non pensi mai che meriteresti una chanche?

Sì, di sicuro. Penso che il team lo sappia, ma è anche abbastanza chiaro che se sei l’ultimo uomo in montagna, non puoi entrare nelle fughe per una vittoria di tappa. Insomma, mi piacerebbe provare per una sola gara, ma mi piace anche avere la libertà di non dover essere leader. Non è facile gestire la tensione delle situazioni più nervose e non credo che a un leader sarebbe permesso mettersi in coda al gruppo nelle tappe di pianura. Nel mio ruolo invece sono stressato per loro, non per me. Il nervosismo che hai prima di una tappa di montagna lo conosco e lo gestisco, ma è diverso da una tappa con vento trasversale o un arrivo in volata.

Al Giro ha scortato Roglic alla vittoria nella sfida contro Thomas, dimostrando notevole solidità
Al Giro ha scortato Roglic alla vittoria nella sfida contro Thomas, dimostrando notevole solidità
Qual è il tuo contributo a questa squadra?

Penso di portare solo il supporto in montagna, essendo lì nei momenti chiave. A volte ho delle giornate fantastiche, a volte un po’ meno. Ma più sono costante e più loro possono fare affidamento su di me. Ci sono molte situazioni in cui posso fare di più, quando riesco a restare il più a lungo possibile con il leader, accelerando o seguendo determinati attacchi. E questa è una qualità necessaria. Se sei in grado di mettere sotto pressione gli altri in un momento davvero critico, allora questo può fare la differenza. Molto più che andare a ritmo costante davanti al gruppo.

Però è proprio il tuo ritmo che li sta mettendo in difficoltà.

E’ motivante sapere che i corridori più forti non possono seguire il mio ritmo, ma insieme cerco anche di non eccitarmi troppo, perché basta poco per scoppiare. A volte è più facile seguire il proprio ritmo piuttosto che quello di un altro.

Che cosa significa che è motivante?

Sono più un corridore emotivo che un corridore freddo che deve solo andare al suo ritmo. Se mi stacco, allora perdo motivazione. Ma se sono in testa alla gara, allora posso nutrirmi di quelle emozioni.

Con Roglic sul Col du Granon al Tour 2022: c’era anche Kuss nell’imboscata che ha fatto saltare Pogacar
Con Roglic sul Col du Granon al Tour 2022: c’era anche Kuss nell’imboscata che ha fatto saltare Pogacar
Che differenze ci sono fra Roglic e Vingegaard come leader?

Sono entrambi molto calmi e rilassati. Jonas ha chiaro come vuole la tappa o come si sente. A Primoz invece piace vedere tutto nel quadro generale, vedere come sono i rivali e poi decidere come vuole impostare la tappa.

Hai sempre un’espressione imperscrutabile da giocatore di poker, sempre a bocca chiusa…

Normalmente non respiro così forte da aprire la bocca, però sento dolore alle gambe e questo non è divertente. Ci sono diversi livelli di dolore, ma alcuni corridori possono andare così in profondità da risultare irraggiungibili. Io non mi tiro indietro, ma c’è un limite, soprattutto per il mio ruolo. Ha senso andare al 110 per cento se poi domani non ce la faccio più, oppure è meglio andare al 90 per cento? Il dolore peggiore comunque lo sento sulle strade pianeggianti (ride, ndr).

Usiamo parole come combattere e sofferenza. Quando inizi a spingere sulle salite vuoi far soffrire Pogacar? Qual è l’obiettivo?

Voglio pedalare a un ritmo che avvantaggi Jonas e le sue caratteristiche e che impedisca a Pogacar di fare quel che gli riesce meglio. Sono corridori molto diversi e io devo favorire il mio leader. Penso che vincerà in montagna.

La consapevolezza che il proprio ritmo faccia soffrire i rivali gli dà un senso di benessere
La consapevolezza che il proprio ritmo faccia soffrire i rivali gli dà un senso di benessere
Che rapporti hai con Adam Yates? Svolgete lo stesso ruolo, a volte vorresti annientarlo?

In realtà abbiamo un buon rapporto, le nostre mogli stanno guardando le tappe insieme sullo stesso divano e con i nostri cani. Adam ha un cane davvero grande, io ne ho uno molto piccolo. Non ho rivalità con nessuno perché non sto combattendo con nessuno, mentre penso che Jonas e Pogacar difficilmente saranno amici.

Il resto di questo incontro ve lo racconteremo un’altra volta. Nell’epoca di internet, gli articoli troppo lunghi non vengono letti sino in fondo e allora sarà meglio dedicare spazio un’altra volta ai suoi esordi in bici sulle strade del Colorado, al suo vivere in Europa e cosa pensi la gente in America del ciclismo. Ci torneremo su, mezz’ora di intervista non si possono comprimere in questi pochi minuti…