Giulio Ciccone, Burgas presentazione team 2026 Giro

Ciccone, avvicinamento rompicapo e un cerchio da chiudere

07.05.2026
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BURGAS (Bulgaria) – Giulio Ciccone è uno dei misteri (piacevoli) di questo Giro d’Italia. Classifica, non-classifica… lo tartassiamo su questo un po’ tutti noi giornalisti. D’altra parte l’abruzzese si è sempre trovato in quel limbo.

Ma gli argomenti sul piatto sono anche altri. Il suo avvicinamento al Giro d’Italia, per esempio. L’altura rivista in corso d’opera. Tra l’altro in una squadra, la Lidl-Trek, che dovrà pensare anche (e forse soprattutto) al suo uomo veloce, Jonathan Milan. Magari lo stesso Ciccone dovrà aiutarlo.
«Il bimbone – riferendosi alla giovane età ma anche alla stazza di Milan – lo dobbiamo portare allo sprint, ma prima va tenuto a freno!». Quello di Burgas insomma è un Ciccone da scoprire insieme.

Giulio Ciccone (classe 1994) si appresta ad affrontare il suo nono Giro d'Italia
Giulio Ciccone (classe 1994) si appresta ad affrontare il suo nono Giro d’Italia
Giulio Ciccone (classe 1994) si appresta ad affrontare il suo nono Giro d'Italia
Giulio Ciccone (classe 1994) si appresta ad affrontare il suo nono Giro d’Italia
Dunque, Giulio, come stai? Come arrivi a questo Giro?

Direi bene. Ci arriviamo con una condizione abbastanza buona. Certo, l’anno scorso l’avvicinamento era andato un po’ meglio. Sia a livello di risultati che di gare fatte. Il calendario quest’anno è stato un po’ diverso.

Come mai?

E’ cambiato un po’ per via di qualche malanno, per le alture riviste… Però alla fine l’obiettivo era arrivare qui al Giro pronto e penso di esserci riuscito, la gamba è buona.

La tua altura, Giulio è finita anzitempo, di mezzo c’è stato anche il Catalunya. Giusto? Spiegaci cosa è successo…

In realtà il problema è a monte. E’ slittato il mio debutto che doveva essere al UAE Tour per via proprio di quei malanni che dicevo. E questo a cascata ha poi sfasato un po’ tutti i piani. Vero, non dovevo fare la Volta a Catalunya, ma avevo fatto davvero poche corse. Sentivo che mi mancavano. Quindi abbiamo scelto di inserirla nel mio programma. Mettendo però il Catalunya non c’era abbastanza spazio per l’altura. Per recuperare qualcosa con l’altura abbiamo tolto due giorni di gara delle Ardenne…

Start della Liegi. Forte della piazza d’onore 2025, Ciccone è partito al fianco di Pogacar
Partenza della Liegi. Forte della piazza d'onore 2025, Ciccone è partito al fianco di Pogacar
Start della Liegi. Forte della piazza d’onore 2025, Ciccone è partito al fianco di Pogacar
L’Amstel e la Freccia?

Esatto, per fare comunque un buon blocco di lavoro sufficientemente lungo per il ritiro in quota. Così facendo però ho sacrificato qualcosa alla Liegi-Bastogne-Liegi

Insomma un vero incastro. Avete dovuto sgomitare con preparazione e calendario gare…

Sì, ma nel complesso ho lavorato bene. Speriamo che qui tutto questo lavoro renda. Dia i suoi frutti.

Giulio, c’è sempre questo benedetto dilemma con te: classifica sì, classifica no. Le tappe. Tu stesso questo inverno eri stato chiaro: addio classifiche nei Grandi Giri. Però guardando il parterre è un’occasione ghiotta, non pensi?

Ovviamente sì, sapete bene che ho i conti aperti con questo discorso, però per me quest’anno l’obiettivo, come ho già detto, non è la classifica. Voglio partire spensierato, tranquillo, voglio andare per le tappe e poi sarà la strada a decidere quello che succederà. Quello che posso dire è che nella mia testa non ho ambizioni di classifica. Non sarò lì a sgomitare ogni giorno per tenere la posizione davanti, per non perdere nulla. No, la mia ambizione principale è quella di vincere le tappe.

Ciccone è un ottimo scalatore. Quando sta bene solo i super campioni possono staccarlo in salita
Ciccone è un ottimo scalatore. Quando sta bene solo i super campioni possono staccarlo in salita
Ciccone è un ottimo scalatore. Quando sta bene solo i super campioni possono staccarlo in salita
Ciccone è un ottimo scalatore. Quando sta bene solo i super campioni possono staccarlo in salita
Sei stato molto chiaro. E allora, visto che siamo in tema, cosa ci puoi dire del sopralluogo sul tuo Blockhaus che hai fatto con Masciarelli?

Abbiamo approfittato dei giorni che ho passato in Abruzzo per vedere la salita del Blockhaus. Saliamo da un versante meno battuto (quello di Rocccamorice, ndr), che non si fa tutti i giorni. E’ andata bene. E’ una bella tappa, una bella scalata. Non sono riuscito a salire fino in cima perché c’era ancora la neve e la strada era chiusa.

Giuseppe Martinelli qualche giorno fa ci ha detto: «Ciccone dovrebbe uscire subito di classifica, ma non del tutto». Cosa gli rispondi?

In effetti è una buona strategia, Martino ne sa veramente tante, quindi sono consigli importanti. Io non sono il tipo che vuole perdere un quarto d’ora appositamente, questo no. Tuttavia, come ripeto, non starò con la testa (e con il corpo, ndr) a rischiare di andare in terra nei primi giorni perché costretto a lottare per la classifica.

Messaggio chiaro…

Quando fai classifica con grosse ambizioni sei portato a rischiare sempre e non recuperare mai. Anche questo è un aspetto importante. Si sprecano più energie nervose. Non è il mio obiettivo principale, però se le gambe dovessero esserci… non si sa mai quello che succede tra una salita e l’altra.

Il 17 maggio 2016, Giulio Ciccone vince a Sestola la sua prima corsa da pro'. Non sarebbe male ripetersi dopo 10 anni
Il 17 maggio 2016, Giulio Ciccone vince a Sestola la sua prima corsa da professionista
Il 17 maggio 2016, Giulio Ciccone vince a Sestola la sua prima corsa da pro'. Non sarebbe male ripetersi dopo 10 anni
Il 17 maggio 2016, Giulio Ciccone vince a Sestola la sua prima corsa da professionista
Sin qui, Giulio, abbiamo toccato tutti discorsi tecnici, ma invece a livello di emozioni?

Eh – cambia espressione il volto di Ciccone – quest’anno sono dieci anni dalla mia prima vittoria al Giro d’Italia. Sembra ieri, ma sono passati tanti anni e siamo ancora qua con la stessa voglia di far bene. Ecco un altro dei miei tanti conti aperti… speriamo di chiuderli per bene!

Così ci fai commuovere!

Dieci anni sembrano pochi, ma in realtà sono passati rapidi. Però dai, vediamo. Il Giro è una gara a cui tengo particolarmente.

La senti un po’ più delle altre?

Personalmente sì, non so perché. Sarà perché comunque mi ha regalato la prima vittoria. Sarà perché da italiano sono cresciuto sempre con il Giro in televisione. Quando ero ragazzino tornavo da scuola e accendevo la tv per vedere il Giro, magari uscivo un’ora prima per seguire la tappa. Per questo quando sei qui a correrlo è sempre diverso.

Giro d'Italia, Burgas, Bulgaria, presentazione team

La Bulgaria abbraccia il Giro d’Italia e infiamma il duello

06.05.2026
5 min
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BURGAS (Bulgaria) – Se all’arrivo a Sofia il caldo era molto intenso, qui sulle sponde del Mar Nero l’aria è alquanto frizzante. E’ da questa cittadina di 200.000 abitanti, appunto Burgas, la quarta più grande della Bulgaria, che dopodomani scatterà il Giro d’Italia numero 109 della storia.

La mix zone, posta alle spalle del teatro, dove è andata in scena la presentazione dei team, è un vero via vai di tecnici, corridori, giornalisti e alcuni tifosi più intraprendenti. Fans che in qualche modo provano a intrufolarsi per un selfie o un autografo, magari con qualche secondo in più di calma. Qualcuno ci riesce anche.

Grande Partenza, grande accoglienza

Certamente la Bulgaria non vanta un’enorme tradizione ciclistica, e qualcuno poteva anche lamentare il rischio che ci fosse poca attenzione attorno a questa Grande Partenza del Giro d’Italia. E invece siamo stati smentiti subito.

L’Open Theatre di Burgas è stracolmo e all’esterno tanta gente si è radunata nel parco circostante fra bancarelle e stand. Chi non è entrato segue l’evento da alcuni schermi posti nei viali del parco che cingono il teatro.
«Questi sono giorni di festa per Burgas – ci ha detto Simeon Kichukov, giornalista bulgaro – c’è una bella atmosfera. Vedrete quanta gente ci sarà lungo le strade durante le tappe. Qui in Bulgaria, specie in questa zona, sono in tanti ad andare in bici».

All’arrivo di Jonas Vingegaard, dietro le quinte, quasi lo assalgono. E lo stesso con gli altri big. Alla fine i corridori li conoscono eccome ed è un gran bel segnale.

L’investimento per la Grande Partenza del Giro d’Italia è stato forte e strategico per la Bulgaria e in particolar modo per la zona di Burgas. Si parla di cifre che oscillano tra i 12,5 e i 15 milioni di euro. Tre tappe da venerdì a sabato con il gran finale a Sofia, capitale della Bulgaria. Qualcosa deve pur lasciare sul territorio.

Ma più che sulle infrastrutture qui si parla di promozione turistica, visto che Burgas ha una forte vocazione in tal senso. Si affaccia sul mare, ha un porto importante sia turistico sia mercantile. E potremmo anche aggiungere che nel suo entroterra non mancano ottime strade per pedalare. Da quel poco che abbiamo visto possiamo raccontare di fondi stradali ottimi e di un traffico veramente, veramente scarso. Per di più, e non è un aspetto da poco, i bulgari sono estremamente attenti al rispetto delle strisce pedonali e dei limiti di velocità: due dettagli che non guastano mai per chi vuole andare in bici.

Giro d'Italia, Burgas, Bulgaria, presentazione team
Tutta la bellezza del Trofeo Senza Fine. Il Giro si concluderà a Roma dopo 3.459 km e 48.550 m di dislivello
Giro d'Italia, Burgas, Bulgaria, presentazione team
Tutta la bellezza del Trofeo Senza Fine. Il Giro si concluderà a Roma dopo 3.459 km e 48.550 m di dislivello

E’ già duello?

Ma poi c’è anche ovviamente l’aspetto tecnico del Giro d’Italia e qui in Bulgaria tutti già parlano di duello. Un duello che potrà infiammare e appassionare gli italiani come non succedeva da moltissimo tempo. Infatti tutti danno Giulio Pellizzari quale vero rivale di Jonas Vingegaard.

Suggestione? Realtà? Sarà solo la strada a dircelo, ma una cosa è certa: nessuno dei due si nasconderà e i numeri dicono che, soprattutto in salita, sono i più forti.

«Fa piacere sentire queste parole – ha detto Pellizzari – significa che qualcosa di bello lo stiamo facendo. Ma bisogna restare con i piedi per terra. Sarà un Giro durissimo. Le prime sette tappe saranno abbastanza insidiose e poi becco il Blockhaus e la crono. Lì inizierà il vero Giro. Per ora non sto sentendo grande pressione».

Andrea Berton di Eurosport ha chiesto proprio a Giulio: «Vingegaard è imbattibile?». E il marchigiano ha risposto: «D’imbattibile non c’è nessuno». Risposta secca, chiara, affatto sbruffona, ma piuttosto capace di lasciare speranze e sogni aperti. Due elementi che possono trasformarsi in una benzina buona quasi come quella dei tanto decantati carboidrati. «Ma l’importante – ha concluso Pellizzari – è dare il massimo, fare bene. Non vedo l’ora di iniziare».

Jonas: testa solo al Giro?

E Vingegaard? Il leader della Visma-Lease a Bike fa tutta la mix zone con le mani raccolte dietro la schiena. Appare magro il giusto ma anche molto tranquillo. Non è super espansivo e neanche con i selfie si concede più di tanto al pubblico. Ma si sapeva.

«Sono pronto – dice il danese – Ho deciso di fare il Giro lo scorso novembre e la ragione principale è che è una delle grandi gare. Ho sempre sognato di farlo. Sarà una corsa difficile e molto dura. Alla Vuelta, dopo il Tour, sono stato più forte e questo Giro può portarmi a un livello più alto per la Grande Boucle.
Adesso sono contento di essere qui e sto aspettando queste tre settimane. Se dovessi riuscire a vincere il Giro realizzerei un sogno».

«Pellizzari il mio primo contendente? Penso che sia uno dei contendenti. Ci sono molti altri corridori forti. UAE Emirates e proprio la sua  Red Bull-BORA hanno delle ottime squadre. Sarei venuto anche se ci fosse stato Pogacar».

La presentazione di Burgas, indovinate come si conclude? Con l’immancabile Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri, un must d’Italia (e del Giro) nel mondo. Ma che ci sta molto bene per chiudere la serata e lanciare la corsa rosa, sempre avvolta da enorme passione.

Presidential Tour of Turkey 2026, Davide Bagatin

Le gambe di Bagatin, il cuore di Maini e il gruppo si arrende

06.05.2026
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«E’ tutta tua questa, alzale! Te la sei guadagnata – ruggisce Maini, commosso – adesso devi dare tutto. Tutto in questi 500 metri. Vai Baga, vai! Un minuto…».

Orlando Maini ha il ciclismo che scorre nelle vene e spinge forte in quella pasta d’uomo vecchio stampo, tutto cuore e carattere. Così quando si è ritrovato nell’ammiraglia alle spalle di Bagatin, lanciato verso la prima vittoria da pro’ al Presidential Tour of Turkey, “Maio” ha pescato dal serbatoio delle emozioni e ha continuato a incitarlo fin dopo la riga. Ha fatto lo stesso col primo Pantani, con Scarponi, Pozzato e Ulissi, con tutti i corridori cui ha voluto bene e che nella sua grinta hanno trovato quella che in certi giorni a loro mancava.

Poi ha parcheggiato la macchina dove meglio ha potuto, è corso ad abbracciarlo e alla fine ha ripreso a guidare verso il pullman della MBH Bank-CSB che lo ha scelto come direttore sportivo nella prima stagione tra le professional.

«Ho questo carattere – dice Maini – quando capisco che riesco a contribuire alla felicità di questi ragazzi e dare qualcosa a chi gli serve, mi emoziono più di loro. E’ sempre stata la mia forza e non voglio neanche cambiare, vi dico la verità. Questo lavoro io lo faccio così e mi piace farlo così, perché è una passione e per questo non mi pesa. Perciò quando vedo che ottengono un bel risultato, mi piace emozionarmi in maniera naturale, perché sembra quasi di essere lì con loro».

Sull'ammiraglia alle spalle di Bagatin, Maini lo ha incitato fino al traguardo (immagine MBH Bank)
Sull’ammiraglia alle spalle di Bagatin, Maini lo ha incitato fino al traguardo (immagine Instagram/MBH Bank)
Sull'ammiraglia alle spalle di Bagatin, Maini lo ha incitato fino al traguardo (immagine Instagram/MBH Bank)
Sull’ammiraglia alle spalle di Bagatin, Maini lo ha incitato fino al traguardo (immagine Instagram/MBH Bank)

70 chilometri all’attacco

Difficile dire se Christian Bagatin, 23 anni di Cittiglio, prima di andare in fuga da Antalya verso Feslikan, in quella tappa di 127,9 chilometri con l’arrivo in cima a una salita che ne misurava 20, avesse un’idea dell’energia che sarebbe potuta venirgli da Maini, ma di certo ormai l’avrà capito.

«Bagatin – spiega Maini – è un uomo molto comodo per qualunque direttore sportivo. Sa portare lo scalatore ai piedi della salita e il velocista agli ultimi 300 metri. Quel giorno ipotizzavamo che andasse via una fuga più piccola e lui avrebbe dovuto portare Fancellu ai piedi della salita. Però sapevamo anche che se fosse partita una fuga più numerosa, dovevamo esserci. Così se poi da dietro fossero partiti i più forti, Fancellu si sarebbe trovato con un compagno nel gruppo di testa. E infatti è partita una fuga abbastanza numerosa e Bagatin si è infilato dentro.

«Quel giorno aveva la gamba, però non ci credeva perché pensava che i migliori potessero prenderlo. Invece per una serie di motivi tattici, questo non è successo. Prima di tutto, perché lui è andato forte. Secondo, perché dietro c’è stata un po’ di indecisione e il vantaggio è salito, tanto che hanno cominciato la salita con 5’45”, che è tanto anche se la salita è lunga. Un corridore della Total Energies ha provato a uscire dal gruppo – ricorda Maini – ma è rimbalzato, così hanno cominciato a guardarsi e intanto Bagatin davanti teneva il vantaggio. Ai 5 chilometri ho iniziato a sperare che potesse farcela, ai meno 2 ho avuto la certezza».

Prima vittoria da pro' per Bagatin, sul traguardo di Feslikan
Prima vittoria da pro’ per Bagatin, sul traguardo di Feslikan
Prima vittoria da pro' per Bagatin, sul traguardo di Feslikan
Prima vittoria da pro’ per Bagatin, sul traguardo di Feslikan

La gestione della fuga

Il video Instagram di Maini che lo incita ti tocca dentro e immaginiamo quanto le sue parole abbiano spinto Bagatin a dare tutto, anche nei momenti in cui la tentazione di tirare un po’ il fiato si proponeva come il canto di una sirena.

«Lui è stato veramente bravo – prosegue Maini – perché ha continuato a spingere anche dove avrebbe voluto prendere fiato. Gli ho rotto talmente tanto le scatole, che nei tre o quattro pezzi in cui spianava leggermente, gli ho chiesto di non perdere neppure una pedalata. Non volevo perdere tempo, così chi avesse attaccato da dietro sarebbe stato demotivato vedendo che non guadagnava.

«Se invece la prima volta che aprono il gas, ti mangiano 3 minuti, pensano subito che ti prenderanno quando vogliono. Essere sempre sul filo ci ha agevolato. Oltre ad essere andato forte, se l’è giocata davvero bene. Però attenzione: i numeri che abbiamo visto ci dicono che quel giorno Bagatin è andato veramente forte».

Il valore di un abbraccio

Chissà quali e quanti video avremmo potuto vedere se anche negli anni Novanta ci fossero stati dei telefonini sulle ammiraglie, quanta memoria andrà persa se non ci saranno più i racconti. Di quando proprio Maini si ritrovò tremante e nervoso ad aspettare Pantani sulla cima del Galibier, per passargli la mantellina nel giorno in cui fece la storia del Tour. Oppure, ancora con Marco, ma sei anni prima, nel giorno in cui conquistò il Giro dei dilettanti sullo stesso arrivo a Pian di Pezzé, dove il 29 maggio il Giro concluderà il tappone dolomitico.

«Quel giorno – ride Maini – il meccanico mi disse: “Ti sei accorto che eri più fuori dalla macchina che dentro?”. Effettivamente in quei momenti il coinvolgimento è così forte che fai fatica a trattenerti. Puoi anche sbagliare e devi metterlo in conto, perché nessuno di noi è Dio e neppure la legge. Ma quando vedi che i ragazzi ti ascoltano e alla fine vincono, ti dici: “Dai, porco boia!”. A me piace molto ascoltare i giovani e quel giorno la freschezza di Bagatin e la mia esperienza messe insieme hanno dato dei buoni frutti.

«Io credo che l’abbraccio che ci siamo dati alla fine sia parte della sincerità che metto nel lavoro – mormora Maini – ci vedo questo. Oltre a essere un momento di gioia per entrambi, l’abbraccio è la mia parte emozionale che viene fuori e quando lavori per il bene di questi ragazzi, ha un peso vero. Ci siamo riusciti, ce l’abbiamo fatta, è qualcosa di importante nella vita e nello sport».

Romandia, Florian Lipowitaz e Tadej Pogacar

Romandia e Lipowitz, il punto con Pozzovivo commentatore tv

06.05.2026
6 min
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Il Giro di Romandia si è concluso con la vittoria apparentemente schiacciante di Tadej Pogacar. Uno a caso! Eppure la corsa elvetica non è stata così banale. Sono emersi degli spunti che vogliamo analizzare con Domenico Pozzovivo, il quale l’ha commentata per la TV svizzera.

Non solo Tadej Pogacar infatti ha dominato la scena. Sono emersi come minimo altri due nomi: quello di Florian Lipowitz, sempre più convincente in seno alla Red Bull-Bora, e quello di Dorian Godon, francese della Ineos Grenadiers, non solo forte ma anche con le idee molto chiare, a quanto pare. Mentre fra poche ore Pozzovivo tornerà nelle vesti di corridore al Tour oh Hellas in Grecia, ecco la sua analisi.

Domenico Pozzovivo al commento di RSI (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana)
Domenico Pozzovivo al commento di RSI (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) al Romandia. Qui è con Gianetti, intervenuto in trasmissione
Domenico Pozzovivo al commento di RSI (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana)
Domenico Pozzovivo al commento di RSI (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) al Romandia. Qui è con Gianetti, intervenuto in trasmissione
Dunque, Domenico, cosa ti è sembrato in generale questo Romandia?

C’era un favorito e, se andiamo alla cruda analisi dei vincitori, alla fine ne usciamo con solo due nomi. C’è stato un dominatore della classifica nelle tappe più impegnative e poi, dall’altra parte, anche Godon che si è fatto valere nelle uniche occasioni in cui davvero aveva la possibilità di vincere.

Ti ha stupito questo Godon? Te lo aspettavi?

Proprio aspettare no, però va detto anche che non ne sta sbagliando una. Le sue dichiarazioni sono spesso in linea con quello che fa nelle gare, quindi iniziavo ad aspettarmelo perché in effetti aveva dichiarato come obiettivo quello di riuscire a vincere le tappe più adatte, nelle corse di una settimana (tutte WorldTour) a cui partecipava. E ci sta riuscendo: è uno degli acquisti del ciclomercato dell’anno scorso che sta mantenendo di più le promesse.

E poi c’è lui: Pogacar. Ha dominato ma non ha fatto l’assolo mostruoso come ci ha abituato. Ha inflitto più distacco alla Strade Bianche, corsa di un giorno, che in una settimana di Romandia!

Tadej arrivava comunque da una primavera incentrata sulle classiche, con un evidente orientamento della preparazione e anche della conformazione fisica alle salite brevi e agli sforzi più violenti e intensi. Devo dire che sicuramente si è notata una certa prudenza da parte sua nel non andare nello sconosciuto quando c’erano da fare sforzi sui 20-25 minuti. Immagino, e anche lui ha dichiarato quindi ci credo, che non abbia lavorato su questo aspetto.

Dorian Godon è un altro prodotto dell'effervescente vivaio francese. L'unico ad essere riuscito a vincere al Romandia oltre a Pogacar
Godon è un altro prodotto del vivaio francese. L’unico ad essere riuscito a vincere al Romandia oltre a Pogacar
Dorian Godon è un altro prodotto dell'effervescente vivaio francese. L'unico ad essere riuscito a vincere al Romandia oltre a Pogacar
Godon è un altro prodotto del vivaio francese. L’unico ad essere riuscito a vincere al Romandia oltre a Pogacar
Un po’ si è notato…

L’ho visto non assolutamente in difficoltà, ma comunque in gestione sulle salite più impegnative. Anche perché, se dobbiamo poi analizzare le tappe, in quella di Martigny c’era un lunghissimo tratto di vento contro dalla salita dura su cui poteva fare la differenza all’arrivo. Pertanto sarebbe stata un’impresa parecchio ardua. E non sarebbe stato intelligente mettersi nelle gambe così tanta fatica già dalla seconda tappa del Romandia. E così lo sloveno ha vinto in maniera un po’ più speculativa rispetto al solito.

Pogacar ha detto di essersi lasciato andare con la palestra. Hai notato più muscoli? E, sensazione nostra, forse aveva anche un chiletto in più, non solo muscoli. Un chiletto che giustamente gli serviva magari per la Roubaix…

Direi che aveva anche un paio di chili in più rispetto alla sua forma da Tour de France. Per questo sulle salite anche lui sentiva di avere qualcosina in meno. Ovvio che poi da lì a essere messo in difficoltà ne passa tantissimo visto il suo enorme margine su tutti. Tanto è vero che ogni volta che veniva attaccato rispondeva senza problemi. L’unico che davvero gli è stato vicino è stato Lipowitz.

Eccolo qui, il capitolo più interessante del Romandia. Questo giovane tedesco mostra sempre più solidità fisica e anche mentale. Seguendolo da vicino, cosa ti è parso?

Ho notato un’ulteriore crescita dall’anno scorso a livello di maturità, di consapevolezza dei propri mezzi. Non è da tutti seguire Pogacar e cercare persino di attaccarlo, come è successo anche l’ultimo giorno qui al Romandia. Significa comunque aver acquisito una mentalità importante di alto livello e lui stesso, rispetto agli avversari più credibili, ha scavato un bel solco.

Pozzovivo ha analizzato la posizione di Lipowitz: avanzata ma stabile ed efficace
Pozzovivo ha analizzato la posizione di Lipowitz sulle salite del Romandia: avanzata ma stabile ed efficace
Pozzovivo ha analizzato la posizione di Lipowitz: avanzata ma stabile ed efficace
Pozzovivo ha analizzato la posizione di Lipowitz sulle salite del Romandia: avanzata ma stabile ed efficace
Negli equilibri con la squadra come lo vedi? Senza criticare Remco Evenepoel, con cui condividerà la leadership al Tour, ma Florian sembra più stabile del belga…

Hanno caratteri molto diversi. Remco è uno capace di motivare la squadra e anche perché fa azioni spettacolari, non ha paura di prendersi responsabilità. Anche Lipowitz, nel suo essere meno appariscente, con la sua solidità è un atleta che sa motivare la squadra e devo dire che alla fine l’ho vista molto compatta attorno a lui. Il giorno di Martigny hanno un po’ giocato sul fatto che ci fossero all’inseguimento altri suoi compagni e quindi Lipowitz ha potuto beneficiare di un bonus tattico, senza tirare nel gruppetto davanti. Tuttavia non so quali fossero le gerarchie rispetto a Roglic quel giorno. Poi queste gerarchie si sono chiarite immediatamente il giorno dopo e da lì mi è sembrato più padrone della squadra.

L’anno scorso, Domenico, ci parlasti del suo core, dicendoci che era molto forte. C’è qualche dettaglio che è cambiato in merito a Lipowitz?

Il suo stile, che era già inconfondibile, sembra quello di chi ha ancora i bastoncini del biathlon tra le mani! Tutto proiettato com’è con le braccia sulle leve… Però la parte che spinge è completamente ferma, a conferma che il suo core è stabile, anzi forse ancora di più di un anno fa. Quando spinge, Florian tende meno ad avanzare sulla sella per compensare. E questo è un piccolo vantaggio.

In ottica Tour potrebbe essere il rivale di Vingegaard?

Secondo me no, perché il livello di quei due, mi riferisco a Vingegaard e Pogacar, è ancora superiore. Però potrebbe imporsi come uno che, rispetto al resto della compagnia, fa la netta differenza, come di fatto è stato in questo Romandia.

Anche Lenny Martinez è caduto nella trappola di Seixas, reagendo nel tempo sbagliato al suo attacco
Anche al Romandia, Lenny Martinez si è messo alla prova, dando anche più di quel che aveva, ma appassionando il pubblico
Anche Lenny Martinez è caduto nella trappola di Seixas, reagendo nel tempo sbagliato al suo attacco
Anche al Romandia, Lenny Martinez si è messo alla prova, dando anche più di quel che aveva, ma appassionando il pubblico
Capitolo Lenny Martinez: terzo sì, ma staccatissimo rispetto ai primi due. Ti aspettavi qualcosina di più da lui?

Un po’ sì, soprattutto alla luce della prima salita vera della settimana in cui non ha mai mollato. In quel frangente Lenny era stato l’unico a non perdere nemmeno un secondo dalle ruote di Pogacar. Prometteva molto bene per il prosieguo del Romandia. Ma ci ha un po’ abituato a queste performance altalenanti anche nelle gare di una settimana. Va forte, però a volte paga per eccesso di impeto, come sabato quando ha risposto troppo violentemente all’attacco di Pogacar. Da lì ha fatto fatica persino a tenere le ruote del gruppetto inseguitore.

Martinez è quello che alla Parigi-Nizza ha mollato più tardi di tutti Vingegaard, rispondendogli anche. Idem al Romandia con Pogacar. E’ importante fare queste prove e gettare il cuore oltre l’ostacolo, oppure secondo te bisognerebbe sempre fermarsi prima che si accenda l’allarme rosso?

Per un giovane come lui è ancora giusto cercare i propri limiti. Provare, vedere, capire. Ovvio però che alla fisiologia non si comanda e il cuore oltre l’ostacolo può fare poco. Se sai che i tuoi valori sono di un determinato livello sulla durata dello sforzo che stai affrontando e vai molto oltre, a un certo punto sai che la pagherai. E’ una visione poco romantica, ma è così.

Paul Seixas, Decathlon CMA CMG

Seixas al Tour: idee, sensazioni e attese, parola a Garzelli

06.05.2026
6 min
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Il nodo è stato sciolto, Paul Seixas sarà al via del prossimo Tour de France. L’annuncio è arrivato tramite i canali social del suo team, la Decathlon CMA CGM, con un breve video nel quale il talento francese ha detto ai nonni (e allo stesso tempo a tutto il mondo) che prenderà parte alla Grande Boucle. Le voci che lo davano alla partenza di un Grande Giro in questa stagione si erano fatte sempre più insistenti fin dall’inverno. L’exploit al Giro dei Paesi Baschi, dominato e vinto, e il successo sul Muro di Huy avevano rafforzato le sensazioni di vederlo su palcoscenici ben più impegnativi.

Sensazioni che sono diventate dei solidi pilastri quando alla Liegi-Bastogne-Liegi il francesino classe 2006 è stato l’unico a tenere testa alle sfuriate di Tadej Pogacar sulla Redoute. Insomma, i tempi, per quanto possano sembrare precoci, sono ormai maturi. 

Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Seixas in questo inizio di stagione è stato l’unico che ha provato a reagire agli attacchi di Pogacar, dimostrando grande tenacia
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Seixas in questo inizio di stagione è stato l’unico che ha provato a reagire agli attacchi di Pogacar, dimostrando grande tenacia

Dal Lunigiana al Tour

Del talento di Paul Seixas si parla da quando al secondo anno da junior ha dominato in lungo e in largo. A partire dalla Liegi di categoria, passando per le corse sulle Alpi francesi e arrivando anche al Giro della Lunigiana, vinto in un bellissimo testa a testa contro il nostro Lorenzo Finn

A quel Giro della Lunigiana insieme a noi c’era anche Stefano Garzelli, che ha commentato la gara sul posto. Lo stesso commentatore tecnico della RAI se lo è ritrovato davanti anche alla Liegi-Bastogne-Liegi di qualche settimana fa. La tentazione di parlare per analizzare e commentare la scelta del francese era forte, così abbiamo alzato il telefono e ne è nato l’articolo che state leggendo. 

Una scalata di Huy regolare e progressiva: a 19 anni Paul Seixas conquista la Freccia Vallone
Sul Muro di Huy il diciannovenne Paul Seixas è diventato il più giovane a vincere la Freccia Vallone
Una scalata di Huy regolare e progressiva: a 19 anni Paul Seixas conquista la Freccia Vallone
Sul Muro di Huy il diciannovenne Paul Seixas è diventato il più giovane a vincere la Freccia Vallone
Stefano, la sensazione è che il mondo del ciclismo sembra essersi finalmente tolto un peso dal petto: Seixas sarà al Tour…

Vero, era una di quelle notizie che teneva tutti in sospeso. Anche se nei giorni scorsi ho letto una bella intervista a Miguel Indurain, il quale ha detto una cosa che condivido pienamente.

Cioè?

Che sia un bel rischio per Seixas andare al Tour e che abbia più da perdere dopo ciò che ha fatto vedere in questa prima parte di stagione. E’ giovane, ma siamo in un mondo in cui ci si dimentica subito di certe dinamiche. Soprattutto se poi si va a correre in certi contesti, come può essere il Tour de France. 

Sembra essere stata quasi una spinta popolare…

C’è da capirli. E’ una decisione coraggiosa, ma siamo davanti a un ragazzo molto più maturo della media. Forse sarebbe stato meglio passare da una corsa a tappe del calibro della Vuelta, ma il rischio era che in caso di crisi o risultati sotto le aspettative le reazioni sarebbero state le stesse, con la gente pronta a dire: «Se non va forte alla Vuelta figuriamoci al Tour».

La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2'30"
Il Giro dei Paesi Baschi, vinto con facilità disarmante, ha fatto vedere un Seixas forte anche nelle corse a tappe
La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2'30"
Il Giro dei Paesi Baschi, vinto con facilità disarmante, ha fatto vedere un Seixas forte anche nelle corse a tappe
Una volta scelto di fare il passo, a questo punto meglio farlo tutto insieme?

Avrebbe potuto anche correre al Giro o alla Vuelta, ma alla fine sarebbe stata la stessa cosa a livello di attenzione e di attese. Quindi tanto vale andare al Tour. 

Tu cosa ne pensi?

E’ giovane, ha 19 anni (ne farà 20 il prossimo 24 settembre, ndr) ma le aspettative sono già alte. Giornalisti, appassionati, tifosi (e la Francia intera ci sentiamo di dire noi, ndr) avranno gli occhi puntati su di lui. Certo che c’è differenza dal correre contro i più forti nelle corse di un giorno o alle gare di una settimana. Le tre settimane del Tour de France non sono uno scherzo. 

Considerando che Seixas non corre per partecipare, lo abbiamo visto…

Non credo ne sia capace. Personalmente avrei fatto un altro anno a fare gare di una settimana con l’obiettivo di vincerle. Poi ci sarebbe stato tutto il tempo, nel 2027, di fare il Tour de France.

Meno di un anno fa Seixas vinceva il Tour de l’Avenir, ora guarda alla corsa dei grandi (foto Tour de l’Avenir)
Meno di un anno fa Seixas vinceva il Tour de l’Avenir, ora guarda alla corsa dei grandi (foto Tour de l’Avenir)
Cosa ci possiamo aspettare da Seixas al Tour?

Se fossi la squadra metterei le mani avanti, chiarendo che si va per provare a vincere una tappa e non per la classifica generale. Più che di gambe lo vedo indietro di esperienza rispetto a un possibile podio. Lo scorso anno Lipowitz fece terzo, ma arrivò in sordina. Seixas avrà intorno a sé una pressione importante. A mio avviso deve arrivare con l’approccio di chi ha tutto da imparare.

Mentalmente sembra solido, anzi solidissimo.

Lo è perché fa parte della sua personalità, ma anche perché fino ad adesso tutto sta andando per il meglio. Credo sia un giovane capace di accettare una giornata storta con la lucidità giusta. Io mi aspetto un Seixas capace di correre davanti, lo ha dimostrato, anche se torno a dire che tre settimane sono lunghe. 

La cosa impressionante è che due anni fa vinceva il Lunigiana, ora si parla di Tour de France…

E ci va da protagonista, due anni fa era al Lunigiana e nel frattempo ha vinto ai Baschi, la Freccia e ha fatto secondo alla Liegi. Senza dimenticare il terzo posto all’europeo nel 2025 e la grande prestazione al mondiale in Ruanda.

Paul Seixas in maglia verde al Giro della Lunigiana 2024 (foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Paul Seixas in maglia verde al Giro della Lunigiana 2024 (foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Al Tour correrà contro un altro ex enfant prodige: Evenepoel, secondo te si possono accostare?

Non direi. Il ciclismo è cambiato tanto da quando Evenepoel è arrivato nel professionismo, anche se entrambi sono passati direttamente dalla categoria juniores al WorldTour. Ma il belga mi sembra meno solido mentalmente rispetto a Seixas, che invece paragono a Pellizzari. Li vedo tranquilli e rilassati, come se la pressione gli scivolasse via.

Ha ancora senso il paragone Seixas-Finn?

Ormai non più, da quando erano nella categoria juniores hanno poi fatto scelte totalmente differenti. Finn ha seguito la strada giusta, quella canonica. Seixas è l’eccezione. Non che Finn non valga, anzi, a me piace molto. Penso si potrà tornare a fare un parallelismo tra loro tra un paio d’anni, quando avranno una serie di esperienze comuni alle spalle. 

Athlete Performance Center Red Bull, Salisburgo, riabilitazione Maxim Van Gils (immagine Red Bull)

Red Bull APC, il recupero di Van Gils parla di eccellenza

05.05.2026
7 min
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Il Red Bull Athlete Performance Center di Thalgau in Austria (l’altro si trova a Los Angeles, negli USA) è il crocevia dei tanti atleti sponsorizzati dal brand austriaco che cerchino di migliorare le proprie performance oppure debbano riprendersi da qualche infortunio.

Da quelle parti è passato Giovanni Aleotti dopo la caduta di inizio stagione in Spagna e una visita potrebbe toccare anche a Lorenzo Finn dopo la frattura del polso al Tour of the Alps. E se l’emiliano ha raccontato dei grandi benefici in termini di riequilibrio corporeo dopo esserci stato, decisamente prodigioso è il recupero di Maxim Van Gils, talento belga, caduto rovinosamente nella Clasica Jaen del 16 febbraio e risalito sui rulli alla fine di marzo, nonostante un bel bollettino di ferite e fratture. Quando i compagni lo hanno visto pedalare con loro durante la recon della Liegi, quasi non hanno creduto ai loro occhi.

«Eravamo in tre – ricorda il belga – a un certo punto ci siamo spostati a sinistra, siamo finiti troppo vicino alle transenne e un secondo dopo ero a terra. Ricordo di aver sentito un dolore fortissimo all’anca, al bacino e alla spalla. Dato che ogni volta che cado ho paura di essermi rotto qualcosa, quella volta scherzando ho detto subito: “Di sicuro non mi sono rotto niente”. Invece al pronto soccorso mi hanno dato la brutta notizia: mi ero rotto il bacino».

Fra eccellenza e salute

Il racconto di Jan Niklas, Direttore Salute & Performance del centro austriaco fa capire che l’incidente sia stato davvero serio, anche se si intuisce che nella sfortuna a Van Gils sia andata anche bene.

«Maxim si è fatto piuttosto male – racconta – non si trattava di un solo osso, ma di diverse parti. Aveva anche un po’ di dolore al polso, ma abbiamo fatto delle radiografie e non c’era niente altro di rotto salvo spalla e bacino. Ma penso che fosse sufficiente.

«Cos’è esattamente l’APC Athlete Performance Center? L’idea è quella di dare agli atleti le risorse per raggiungere l’eccellenza, che si tratti di supporto diagnostico per le prestazioni o di riabilitazione dopo gli infortuni, è come uno spazio sicuro».

Ritorno all’equilibrio

Il racconto di Van Gils, ben strutturato anche in un video di Red Bull, spiega come funzionino le cose una volta che per qualche colpo di sfortuna ti ritrovi fra quelle mura dovendo guarire da una situazione limite.

«Prima di ripartire in bicicletta – racconta Van Gils – sono stato dentro per circa 10 giorni di lavoro. Ogni giorno è diverso, vedevo sempre persone nuove. Tutti i miei muscoli erano piuttosto tesi perché all’inizio camminavo con le stampelle, quindi il mio corpo non aveva un buon equilibrio. Poi, lavorando, tutto ha preso ad andare meglio e anche le camminate sono diventate sempre più fluide».

Ogni giorno presso APC Red Bull, Van Gils si è relazionato con differenti persone e operatori (immagine Red Bull)
Ogni giorno presso APC Red Bull, Van Gils si è relazionato con differenti persone e operatori (immagine Red Bull – BORA – hansgrohe)
Ogni giorno presso APC Red Bull, Van Gils si è relazionato con differenti persone e operatori (immagine Red Bull)
Ogni giorno presso APC Red Bull, Van Gils si è relazionato con differenti persone e operatori (immagine Red Bull – BORA – hansgrohe)

Voglia di ripartire

La giornata iniziava con un trattamento sul lettino. Poi un passaggio in palestra per fare un po’ di mobilità e stretching, quindi gli esercizi con pesi più leggeri: inizialmente Van Gils è stato alla larga da pesi eccessivi, perché anche la spalla era rotta.

«Il primo obiettivo quando sono arrivato – dice – era farmi camminare il più velocemente possibile senza stampelle. Io invece ho detto: “Quello che voglio è andare il più velocemente possibile in bici”: non devo camminare e non sono nemmeno un maratoneta. Per questo sono stato molto contento di risalire in bici, scoprendo che tutto fosse abbastanza normale».

«Maxim conosce il suo corpo da atleta – riprende Jan Niklas – e vuole andare il più velocemente possibile. Il ciclismo è uno sport di preparazione, è tutto una questione di forma fisica. Prima riesco ad andare in bici, più velocemente migliorerà la mia forma e migliore sarò nella prossima gara. Ma se assumi una posizione scorretta sulla bici, potresti anche farti male al ginocchio o alla schiena. E poi saresti ancora più lontano di prima».

Van Gils e Jan Niklas sui rulli, parlando al telefono con il responsabile medico (immagine Red Bull)
Van Gils e Jan Niklas durante una sessione sui rulli, parlando al telefono con il responsabile medico (immagine Red Bull – BORA – hansgrohe)
Van Gils e Jan Niklas sui rulli, parlando al telefono con il responsabile medico (immagine Red Bull)
Van Gils e Jan Niklas durante una sessione sui rulli, parlando al telefono con il responsabile medico (immagine Red Bull – BORA – hansgrohe)

Un recupero record

Matthias Gebhardt è il responsabile dell’area medica e racconta che quando gli hanno fatto vedere in televisione il volo di Van Gils, ha pensato che lo avrebbero perso per qualche mese.

«Non ero sicuro che ce l’avresti fatta così rapidamente – gli dice – in questi casi, capita di doversi fermare per tre mesi se non di più. Dopo una caduta del genere e la frattura del bacino, bastava un’inezia e saresti stato per tre mesi senza poter fare niente, tre mesi con le stampelle. Con l’incidente hai avuto sfortuna, ma per il resto sei stato fortunato, perché quella era la forma più grave di frattura del bacino possibile, sono rimasto scioccato e ho smesso di respirare».

Athlete Performance Center Red Bull, Salisburgo, riabilitazione Maxim Van Gils (immagine Red Bull)
Una volta accertata la guarigione clinica, Van Gils è tornato a pedalare su strada (immagine Red Bull – BORA – hansgrohe)
Athlete Performance Center Red Bull, Salisburgo, riabilitazione Maxim Van Gils (immagine Red Bull)
Una volta accertata la guarigione clinica, Van Gils è tornato a pedalare su strada (immagine Red Bull – BORA – hansgrohe)

Ritorno alle gare

Van Gils ascolta e annuisce. Ha avuto anche lui la percezione della gravità e ancora adesso, quando gli mostrano una radiografia oppure una risonanza, si rende conto che sarebbe potuta finire molo peggio.

«Andare su rulli non è proprio come andare in bici – mormora – ed è un po’ noioso. Da corridore, sei sempre in giro. Appena ho ripreso a pedalare fuori, ho iniziato a chiedermi dove sarei potuto andare, posti da raggiungere, allenamenti più lunghi. Inizialmente invece sono stato molto in casa ed ero davvero annoiato. Non c’era niente da fare e volevo assolutamente fare qualcosa. Così ho chiesto alla mia ragazza di andare da qualche parte, anche solo in un vivaio o al supermercato. Volevo solo fare qualcosa, vedere gente e muovermi.

«E’ tutto diverso. Quando vai a una gara, le prime ore sono dure e nel finale arriva la tensione. E’ un pacchetto completo che mi manca, mi piace anche guardare le gare in televisione. Vorrei essere lì, ma quando mi chiedono quando tornerò, rispondere è sempre difficile».

Sulle strade della Liegi, a sorpresa Van Gils ha accompgnato Evenepoel e compagni  (immagine Red Bull-bora_Hansgrohe/@Twilcha)
Sulle strade della Liegi, a sorpresa Van Gils ha accompgnato Evenepoel e compagni (immagine Red Bull-BORA_hansgrohe/@Twilcha)
Sulle strade della Liegi, a sorpresa Van Gils ha accompgnato Evenepoel e compagni  (immagine Red Bull-bora_Hansgrohe/@Twilcha)
Sulle strade della Liegi, a sorpresa Van Gils ha accompgnato Evenepoel e compagni (immagine Red Bull-BORA_hansgrohe/@Twilcha)

La ricerca della forma

Jan Niklas è quello che deve tenere il punto e garantire che l’intero processo di guarigione segua i binari e i parametri concordati, anche se gli atleti hanno sempre voglia di bruciare le tappe.

«Di solito c’è una fase – spiega – in cui diciamo: “Ok, si torna ad allenarsi”. Questo succede quando siamo a posto dal punto di vista medico e l’attenzione si sposta un po’ meno sulla riabilitazione. Si tratta soprattutto di migliorare la condizione fisica, poi l’allenatore prende il comando e si chiede: “Come possiamo portarlo alla migliore forma possibile?”. E solo dopo si decide quando sarà effettivamente pronto per correre».

Van Gils annuisce, ha gli occhi pieni di nostalgia e voglia di ripartire: dopo le due vittorie del 2025, il 2026 non ha fatto in tempo a iniziare, che si è infranto in quella caduta per la quale Christen è stato squalificato. «Penso che tornerò a giugno – dice – spero che dopo tante gare dure, gli altri siano un po’ stanchi e che io sia un po’ più fresco, così potremo fare qualcosa di bello. E, si spera, lottare per la vittoria».

E negli occhi ha la gioia e quel filo di paura che accompagna ogni ripresa. Ma chi l’ha visto ridere sulla Redoute accanto a Evenepoel sa che il ragazzo è davvero sulla buona strada.

Da Francoforte arriva al Giro un Gualdi carico a palla

Da Francoforte arriva al Giro un Gualdi carico a palla

05.05.2026
5 min
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Tra le classiche al di fuori di quelle della Campagna del Nord, la corsa di Francoforte ha un peso specifico tutto proprio. Non è più l’Henninger Turm che, accoppiata all’ormai defunto Campionato di Zurigo, offriva a molti protagonisti delle Monumento una sorta di rivincita immediata, ma è sempre capace di regalare spettacolo. L’Eschborn-Frankfurt del 1° Maggio (collocazione tradizionale) ha visto fra i protagonisti assoluti anche Simone Gualdi, non tanto e non solo per il 5° posto finale.

Il ventunenne di Alzano Lombardo è stato fra i fautori della fuga decisiva a 35 chilometri dal traguardo, arrivata a giocarsi la vittoria, nella quale ha lavorato per Georg Zimmermann, che teneva particolarmente a vincere la corsa di casa con la maglia di campione nazionale indosso.

Lo sprint vincente di Zimmermann su Pidcock e Tulett, Gualdi è all'estrema destra
Lo sprint vincente di Zimmermann su Pidcock e Tulett, Gualdi è all’estrema destra
Lo sprint vincente di Zimmermann sui britannici Pidcock e Tulett, con Gualdi che finisce quinto
Lo sprint vincente di Zimmermann sui britannici Pidcock e Tulett, con Gualdi che finisce quinto

«E’ stata una corsa sin dall’inizio all’insegna dell’incertezza. Nel senso che avevamo come obiettivo di mandare il nostro compagno Rutsch in fuga, perché sapevamo che così dietro non dovevamo lavorare e che sarebbe stato difficile per una squadra prendere subito il controllo della corsa. Infatti così è stato e la fuga ha preso fino a 7 minuti e nessuna squadra si muoveva, fino a che appunto la Q36.5 di Pidcock ha deciso di iniziare a tirare».

E voi?

Noi siamo rimasti passivi perché ovviamente avevamo un compagno davanti, come da nostro piano, e abbiamo cercato di rimanere più coperti possibile fino a i punti chiave che erano le salite, su cui è stato sempre fatto un passo abbastanza forte perché il gap era anomalo per le corse di un giorno dell’ultimo periodo. E’ difficile che una fuga prenda più di 3-4 minuti. Alla fine siamo arrivati a un gruppo di circa 60 corridori all’ultimo circuito con la salita breve, dove di solito si decide la corsa e sull’ultimo passaggio si è rimasti davanti in 12 corridori, tra cui io e Zimmermann.

Gualdi nella foto con la maglia di miglior giovane alla Volta a Catalunya, vestita per due tappe
Gualdi nella foto con la maglia di miglior giovane alla Volta a Catalunya, vestita per due tappe
Gualdi nella foto con la maglia di miglior giovane alla Volta a Catalunya, vestita per due tappe
Gualdi nella foto con la maglia di miglior giovane alla Volta a Catalunya, vestita per due tappe
Come vi siete regolati a quel punto?

La nostra tattica era di provare ad anticipare la volata con Zimmermann. Infatti è partito molto lungo. Io sapevo che sarebbe arrivato da dietro con velocità e ho cercato di attendere il più possibile sulla ruota di Pidcock. La tattica è riuscita ed è stata una soddisfazione grande.

Vi eravate accordati tu e lui su chi sarebbe dovuto essere colui che puntava alla vittoria o avevate mano libera entrambi?

Avevamo stabilito un piano e l’abbiamo portato a termine, dovevamo provare ad anticipare con lui la volata partendo un po’ più lungo e io appunto aspettare sulla ruota di Pidcock . Entrambi avevamo chiave libera per la volata. Sapevamo che entrambi potevamo giocarci un ottimo risultato e quindi anche la squadra ci aveva lasciato agire come ritenevamo meglio.

Il lombardo ha trovato un ambiente molto propizio alla Lotto Intermarché, che crede in lui
Gualdi ha trovato un ambiente molto propizio alla Lotto Intermarché, che crede in lui
Il lombardo ha trovato un ambiente molto propizio alla Lotto Intermarché, che crede in lui
Gualdi ha trovato un ambiente molto propizio alla Lotto Intermarché, che crede in lui
Tu sei ancora giovanissimo, ma stai accumulando esperienze. Quanto cambia correre una corsa importante come quella di Francoforte, senza che ci siano i fuoriclasse, i campionissimi che bloccano la corsa?

E’ innegabile che al giorno d’oggi, quando c’è Pogacar alla partenza, si parte già un po’ con la mentalità del secondo posto. Mentre a Francoforte sapevamo che il livello era sicuramente molto alto, ma allo stesso tempo era una corsa aperta che potevamo giocarci un po’ tutti e quindi sapevamo che anche noi avevamo buone carte.

Per te quel quinto posto cosa rappresenta?

Sto accumulando grandissime esperienze e ottenendo dei grandi risultati. La squadra mi sta dando fiducia e mi dà la possibilità di fare la corsa, io penso che sto ripagando questa fiducia. C’è un buon rapporto con i compagni della Lotto-Intermarché e infatti ero contentissimo del successo di Georg, corridore che ha caratteristiche abbastanza simili alle mie. Alla fine una vittoria di squadra è sempre una vittoria che riguarda tutti.

Gualdi si sta ritagliando spazio come finisseur e punta a emergere in corse sempre più di qualità
Gualdi si sta ritagliando spazio come finisseur e punta a emergere in corse sempre più di qualità
Gualdi si sta ritagliando spazio come finisseur e punta a emergere in corse sempre più di qualità
Gualdi si sta ritagliando spazio come finisseur e punta a emergere in corse sempre più di qualità
Sei alla quarta Top 10 quest’anno. Sei soddisfatto di questa prima parte di stagione?

Sì, perché sono risultati ottenuti in gare importanti, superiori per livello a quelle affrontate fino a quest’anno. E’ il mio primo anno nel WorldTour, quindi certe corse non le avevo ancora affrontate. Avevo sempre disputato corse di secondo e terzo livello, mentre adesso sono nel mondo che conta davvero e riuscire già ad esprimermi a questi livelli da primo anno è tanto.

Come ti stai avvicinando al Giro?

Francoforte è stata la mia gara di rientro dopo un periodo di altura e le sensazioni erano già molto buone. Ho affrontato un blocco di lavoro di circa un mese per prepararmi al meglio per il Giro. La gamba c’è e la forma è al massimo, non voglio mettermi troppe pressioni addosso, ma cercherò di fare il meglio. La squadra mi darà sicuramente le mie possibilità e cercherò di raccogliere qualche soddisfazione.

Al Giro Gualdi fungerà da guastatore, come Rota e Van Eetveld, per cercare spazio nelle tappe più mosse
Al Giro Gualdi fungerà da guastatore, come Rota e Van Eetveld, per cercare spazio nelle tappe più mosse
Al Giro Gualdi fungerà da guastatore, come Rota e Van Eetveld, per cercare spazio nelle tappe più mosse
Al Giro Gualdi fungerà da guastatore, come Rota e Van Eetveld, per cercare spazio nelle tappe più mosse
Ti fa paura il fatto di affrontare per la prima volta una corsa di tre settimane?

Sono un po’ impaurito per l’ultima settimana, non ho mai affrontato una corsa a tappe di più di 8 giorni e qua si parla di 21 tappe, è sicuramente un carico a livello fisico molto più elevato. Noi punteremo alle tappe, non avremo nessuno che punta alla classifica generale.

Come sarete strutturati?

Si lavorerà per De Lie per le frazioni candidate a una volata, mentre sicuramente abbiamo corridori come me, Rota e Van Eetveld che potranno provare a dire la loro nelle tappe un po’ più mosse, insomma ognuno avrà ruoli diversi, con un leader in base alla frazione del giorno. Speriamo che da adesso in avanti i risultati ripaghino ciò che abbiamo creato.

Elisa Longo Borghini, Elena Cecchini, Fiandre 2026

La primavera delle azzurre: per Cecchini, bicchiere mezzo pieno

05.05.2026
5 min
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Chiuso il periodo delle Classiche è il momento di tracciare una linea su quella che è stata la primavera per il ciclismo femminile azzurro. Quelli di marzo e aprile sono due mesi importanti dove ci si gioca tanto in poco tempo. Una serie di corse di un giorno dove si deve cercare di raccogliere il massimo possibile. Le difficoltà e gli imprevisti, in una situazione del genere aumentano vertiginosamente, ed è quindi difficile capire quali bilanci trarre. 

L’assenza, a causa di malattie e ricadute, di Elisa Longo Borghini si è fatta sentire, lo ha detto anche il cittì Marco Velo. Ma alle spalle della campionessa del UAE Team ADQ sono emersi dei profili interessanti e importanti. Siamo andati così da Elena Cecchini, atleta di riferimento del movimento azzurro e che ha corso insieme alla SD Worx-Protime in tutto questo periodo primaverile. 

Liegi-Bastogne-Liegi Femmes 2026
Con la Liegi si è chiusa la primavera, portandosi via le Classiche e aprendo la stagione delle corse a tappe
Liegi-Bastogne-Liegi Femmes 2026
Con la Liegi si è chiusa la primavera, portandosi via le Classiche e aprendo la stagione delle corse a tappe

La frattura e la ripresa

Elena Cecchini arriva da uno stop forzato di un mese a causa di una caduta al Fiandre, nella quale ha rimediato una frattura al mignolo della mano. 

«Più che la frattura in sé – ci racconta Cecchini che tra qualche giorno partirà per la Vuelta a Burgos e poi per il Giro Women – è stata la dinamica della caduta a causare i problemi principali. E’ stato il petto ad attutire il colpo, di conseguenza per qualche giorno ho faticato a respirare. Mi sono fermata per una decina di giorni e ho ripreso a correre in Lussemburgo lo scorso fine settimana.

«Insieme al team abbiamo deciso di correre – prosegue – per riprendere il feeling con le gare. Anche perché poi andremo alla Vuelta a Burgos e infine al Giro Women, quindi è importante avvicinarsi nel miglior modo possibile».

Federica Venturelli ha vinto la prima, e ad ora unica, corsa su strada del 2025
Federica Venturelli ha vinto la prima, e ad ora unica, corsa su strada del 2025
Guardando a questa primavera, anche tu sei d’accordo sul fatto che l’assenza della Longo Borghini si sia fatta sentire?

Non è una novità che Elisa sia un riferimento per il nostro movimento (le due sono insieme nella foto di apertura alla partenza del Fiandre, ndr), tuttavia vorrei fare una premessa. 

Prego…

E’ vero che dopo le Classiche si fa un bilancio e in un certo senso mi sembra anche giusto, ma credo sia un periodo troppo limitato per dare un giudizio su un movimento. L’assenza della Longo Borghini ci ha private di risultati importanti che sarebbero sicuramente arrivati con lei in gara, ma alle sue spalle io ho visto tante cose positive. 

Ciabocco ha corso un UAE Tour ad alto livello, poi una caduta le ha fatto saltare la primavera. Ora è alla Vuelta
Ciabocco ha corso un UAE Tour ad alto livello, poi una caduta le ha fatto saltare la primavera. Ora è alla Vuelta
Cosa intendi?

Facciamo un esempio più ampio: se guardiamo alla Germania possiamo pensare che loro siano messe meglio di noi, ma il giudizio sarebbe legato solamente a un individualismo (ovvero la vittoria della Koch alla Roubaix, ndr). Allo stesso modo la Svizzera, alla quale sono legati le prestazioni di Ruegg e Chabbey

Mantenendo fede alle premesse fatte, cosa hai visto dalle azzurre?

Io vedo il bicchiere mezzo pieno, tante atlete sono cresciute molto: su tutte mi vengono in mente Gasparrini, Persico e Ciabocco. Anche se quest’ultima è caduta al Binda e ha saltato le Classiche (Ciabocco è caduta anche ieri nella seconda tappa della Vuelta Femenina riportando la frattura di tre vertebre e tre costole ndr). 

Sono mancate le vittorie?

Ho visto una maggiore continuità rispetto agli altri anni, ad esempio Letizia Paternoster è stata spesso tra le prime. Chiara Consonni ha vinto una tappa alla Vuelta a Extremadura, così come la Venturelli che ha trovato il successo nella sua unica gara del 2025 (anche lei messa fuori dai giochi per una caduta, ndr). 

E’ mancato l’acuto?

Contro una Demi Vollering in quello stato è difficile lottare. Senza dimenticare che la FDJ Suez, di cui fa parte Vittoria Guazzini che ha avuto un ruolo chiave in questa primavera, ha fatto bottino pieno in queste Classiche. Hanno vinto a partire dalla Omloop Nieuwsblad fino alla Liegi. Noi abbiamo visto un bellissimo podio alla Sanremo di Eleonora Gasparrini.

FDJ Suez, Demi Vollering, Vittoria Guazzini
Cecchini ha giustamente ricordato che nei successi della FDJ c’è anche il lavoro, silenzioso ma prezioso, di Vittoria Guazzini
FDJ Suez, Demi Vollering, Vittoria Guazzini
Cecchini ha giustamente ricordato che nei successi della FDJ c’è anche il lavoro, silenzioso ma prezioso, di Vittoria Guazzini
Forse non celebrato a sufficienza?

Probabilmente, ma sappiamo tutte quanto sia stato difficile e cosa significhi per lei. Non solo per il risultato in sé, ma per come è arrivato. Il giorno prima le è stato detto che Longo Borghini non avrebbe corso e lei si è trovata a fare da leader, arrivando a giocarsi un podio alla Sanremo. Il ciclismo femminile ormai ha un livello altissimo, certe cose non si possono più improvvisare. Per questo dico che Gasparrini è stata molto brava. 

Ci sono altre che ti hanno sorpresa?

Se devo dire un nome, oltre a Gasparrini, dico Eleonora Ciabocco. E’ una di quelle atlete che nelle gare a tappe può dire la sua in ottica futura. Al UAE Tour si è fatta trovare pronta, nei ventagli era sempre presente. E’ una forte anche di testa, non si fa intimidire. Non nego che mi aspetto molto da lei per il futuro. 

Longo Borghini rimane comunque il nostro faro?

E’ un’atleta di livello altissimo, lo è per forza, e lo sarà anche ai prossimi mondiali ed europei. Ma credo che intorno a lei si possa costruire una squadra forte, anche in ottica futura.

Colosseo, Giro 2025

Giro in vista. Assenti, protagonisti, tattiche. Parla Martinelli

05.05.2026
5 min
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Senza Richard Carapaz, Joao Almeida e Mikel Landa, ma con un solo faro: Jonas Vingegaard. Tra pochi giorni si appresta a prendere il via un Giro d’Italia a dir poco particolare, almeno sul fronte dei partenti per la generale. Sarà davvero così facile per il capitano della Team Visma | Lease a Bike? E chi si giocherà la maglia rosa?

Di fronte a questi dubbi e alla corsa che sarà, Giuseppe Martinelli ci ha detto la sua. Ed è sorprendente come certe tattiche possano rivelarsi molto meno scontate di quel che ci si possa aspettare.

Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Esperto, preparato, vincente: Giuseppe Martinelli ha avuto una brillante carriera in ammiraglia, guidando tanti campioni. Su tutti Pantani, Simoni e Nibali
Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Esperto, preparato, vincente: Giuseppe Martinelli ha avuto una brillante carriera in ammiraglia, guidando tanti campioni. Su tutti Pantani, Simoni e Nibali
Giuseppe, comincia il Giro d’Italia fra tante defezioni importanti. In questo quadro c’è il rischio che il favorito, Vingegaard immaginiamo, si rilassi un po’ troppo?

Anche per me Vingegaard è il favorito. L’unica sua preoccupazione in questo momento è come gestire la corsa. Perché il Giro è sempre un po’ difficile da controllare. Al Tour de France non controlli sempre tu: una volta controlla la squadra del velocista, un’altra chi vuole andare in fuga. In più in Francia ci sono tantissimi corridori di alto livello. Al Giro invece, se va via una fuga più o meno importante, diventa un tiri tu che tiro io. Tutto si complica un pochino: essendoci meno concorrenti di alto livello, la gestione diventa meno lineare.

Però qui conta anche la sua squadra…

Esatto e la sua è molto buona. Con quegli uomini sa di poter gestire. Chiaramente è il favorito per tutti. Io spero che sbagli qualcosa, non per andare contro di lui, ma per lo spettacolo e soprattutto a vantaggio di Giulio Pellizzari, che potrebbe essere il primo rivale e ha anche lui una squadra importante.

In effetti Visma e Red Bull-BORA-hansgrohe hanno due squadre nettamente superiori alla media…

Sì, diciamo che potrebbero anche coalizzarsi in qualche tappa più insidiosa o mista, specie prima del Blockhaus. Tra l’altro, restando a Pellizzari, mi sembra che Jai Hindley sia convinto anche di correre in appoggio. Credo che i ruoli siano abbastanza chiari. Mentre Aleksandr Vlasov mi sembra destinato a un ruolo di gregario e credo lo abbia capito anche lui. Vi dico la verità: andando in quel team credevo facesse il salto di qualità. All’inizio ha fatto benino, poi sempre meno. Però un corridore così è un vantaggio per Pellizzari, perché in salita resta davanti facilmente.

Pellizzari, Giro, Tirreno
Per Martinelli, Pellizzari è la seconda forza del Giro e può contare su una squadra importante
Pellizzari, Giro, Tirreno
Per Martinelli, Pellizzari è la seconda forza del Giro e può contare su una squadra importante
Vingegaard e Pellizzari: chi è un terzo uomo su cui punteresti? Felix Gall come lo vedi?

Prima di lui metterei Egan Bernal. Può essere una mina vagante, perché sta andando forte. Forse tre settimane a quei ritmi possono essere tante, però ha esperienza ed è un campione. Un altro nome che mi sono segnato è Ben O’Connor. Non è un fuoriclasse assoluto, però in una corsa di tre settimane puoi anche un po’ nasconderti. Per esempio fino al Blockhaus può restare coperto. Non credo succederà nulla di così straordinario. E lo stesso fino alla crono, la maxi cronometro.

Lì secondo te Vingegaard potrebbe ammazzare il Giro?

Potrebbe essere la tappa che ci dirà davvero che Vingegaard abbiamo di fronte.

Magari sarà anche un test per il Tour, ci sono i materiali…

Sinceramente spero che Jonas non pensi neanche per un secondo al Tour. Deve vincere il Giro, perché è nelle sue corde. E poi al Tour, con un Tadej Pogacar così, sa anche lui cosa lo aspetterà…

Jonas Vingegaard quest'anno ha vinto Parigi-Nizza e Catalogna. Quando proverà la doppietta elvetica?
Jonas Vingegaard è il favorito numero uno anche per Martinelli. Ma davvero sarà tutto così facile per il danese?
Jonas Vingegaard quest'anno ha vinto Parigi-Nizza e Catalogna. Quando proverà la doppietta elvetica?
Jonas Vingegaard è il favorito numero uno anche per Martinelli. Ma davvero sarà tutto così facile per il danese?
Scorriamo ancora la starting list, Giuseppe. Prima hai parlato di Bernal: e dell’altro leader della Ineos, Thymen Arensman cosa ci dici?

Secondo me tutti questi atleti di tale calibro, penso anche a Santiago Buitrago e O’Connor, possono correre per un piazzamento. Magari non si correranno appositamente uno contro l’altro, ma se va via uno, gli corre dietro quello che lo segue in classifica e a cascata tutti gli altri. Quando c’è poca concorrenza diventa difficile controllare, se non hai una squadra veramente forte.

Tutti contro tutti?

Sotto questo punto di vista il Giro è molto complesso. Alla fine ho paura che si correranno dietro per il quarto, quinto o sesto posto… mentre Pellizzari e Vingegaard, con due squadre del genere, potrebbero fare corsa parallela. Quasi allearsi in qualche modo, anche se oggi non si coalizza più nessuno: sono troppi gli interessi delle squadre.

Stavamo dimenticando Adam Yates. Cosa ne pensi di lui?

E’ nella squadra che vince sempre tutto, perciò nulla gli preclude di poter fare il colpaccio, come è successo al suo gemello l’anno scorso. Però certe cose succedono una volta ogni tantissimi anni. Io sono certo che Adam correrà nel suo gruppetto, appena dietro ai primi, e quando qualcuno si stacca lui lo salta. Penso che ci accorgeremo davvero di lui nelle ultime tappe.

Qualche chilometro accanto al fratello Adam: per i gemelli Yates un Giro dalle luci differenti
Adam Yates accanto al fratello Simon lo scorso anno vestito di rosa. Anche Simon al via non era tra i favoriti per il Giro 2025
Qualche chilometro accanto al fratello Adam: per i gemelli Yates un Giro dalle luci differenti
Adam Yates accanto al fratello Simon lo scorso anno vestito di rosa. Anche Simon al via non era tra i favoriti per il Giro 2025
Sarebbe stato Almeida il vero avversario di Vingegaard?

Sì, perché avrebbe avuto la squadra a disposizione e forse anche una squadra più forte di questa, magari con uno scalatore in più. Secondo me l’assenza di Almeida è pesante per il Giro d’Italia, sia per il nome sia per la corsa in sé. Ed è un peccato, perché mancano anche altri corridori importanti. In un Giro così anche Landa avrebbe potuto dire la sua. Carapaz è sempre pronto a saltare fuori e alla fine c’è sempre.

Ultima domanda, Martino: potrebbe esserci una sorpresa tra gli uomini di classifica? O c’è qualcuno che ti incuriosisce?

Non vorrei dimenticare Giulio Ciccone, che magari parte senza l’assillo della classifica, ma poi, come spesso gli capita, ci si ritrova. Se fossi il suo direttore sportivo gli proporrei di uscire subito dalla classifica, ma non del tutto: magari entrare in una fuga da lontano per recuperare terreno e avere spazio per vincere una tappa. Alla fine, se ci pensate bene, uno dei primi dieci del Tour – il sesto o l’ottavo, non so – viene quasi sempre da una fuga presa a suo tempo e poi difesa fino in fondo.