Non solo le big, anche la Lotto-Dstny ha un vivaio importante

26.03.2024
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Quasi tutti i grandissimi team lavorano forte con il settore giovanile. La Visma-Laese a Bike fa scuola, ma la Bora-Hansgrohe non è da meno, specie con la sua Grenke Auto Eder, team satellite juniores. Si sta muovendo bene la UAE Emirates e tutti abbiamo ancora in mente i 13 pro’ che in tre anni ha fatto passare la Groupama-Fdj dalla continental alla prima squadra. Tra i team che fanno leva sul settore giovanile c’è anche la Lotto Dstny (in apertura foto @facepeeters).

La squadra belga ha cambiato radicalmente la sua organizzazione. Dopo essere uscita dal WorldTour ha adottato anche una strategia diversa per rientrarci: dalla caccia ai punti, alla ricerca degli atleti, soprattutto. Per esempio, ad oggi la squadra belga è la prima professional nella classifica UCI e la settima assoluta a un passo da colossi come Ineos Greandiers e Soudal-Quick Step, davanti a Bora-Hansgrohe e Groupama-Fdj.

De Lie a Le Samyn. Arnaud ha avuto un inizio difficile di stagione. E’ anche caduto alla Parigi-Nizza. Salterà il Fiandre per recuperare al meglio
De Lie a Le Samyn. Arnaud ha avuto un inizio difficile di stagione. E’ anche caduto alla Parigi-Nizza. Salterà il Fiandre per recuperare al meglio

Il suo devo team ha prodotto diversi atleti di vertice, ultimi dei quali Arnaud De Lie, Lennert Van Eetvelt e Maxim Van Gils. E anche se De Lie non sta attraversando un super momento (salterà anche il Fiandre), resta comunque un talento importante.

Kurt Van de Wouwer è lo sport manager della Lotto Dstny, segue i pro’, ma anche i giovani. E’ lui che ha le redini in mano dei ragazzi e del loro modo di lavorare. Ed è a lui che ci siamo rivolti per saperne di più. Dalla professional dunque ai “bimbi” della Crabbé-Dstny juniores, il settore della Lotto-Dstny è alquanto ampio. E attivo.

Kurt Van de Wouwer (classe 1971) ex corridore è oggi sport manager della Lotto Dstny (foto Lotto-Dstny)
Kurt Van de Wouwer (classe 1971) ex corridore è oggi sport manager della Lotto Dstny (foto Lotto-Dstny)
Signor Van de Wouwer partiamo dai tre “figli” del suo settore giovanile. Quanto sono cresciuti questi ragazzi?

De Lie, Van Eetvelt e Van Gils provengono dal nostro team di sviluppo. Ogni anno hanno fatto una bella progressione. Arnaud De Lie, nelle sue prime stagioni da professionista ha vinto subito diverse gare. Anche Van Gils è già cresciuto molto, l’anno scorso nelle classiche valloni ha ottenuto dei bei risultati, e quest’anno ovviamente ha fatto ancora più progressi vincendo la Ruta del Sol e finendo terzo alla Strade Bianche. Stesso discorso per Van Eetvelt, che ha vinto l’ultima tappa dell’UAE Tour e con essa anche la classifica generale dell’UAE Tour. Quindi già ottimi risultati per tutti loro.

E che margini hanno?

Quanto possono ancora crescere? E’ difficile prevederlo, ma ovviamente siamo certi che faranno dei progressi.

Van Eetvelt sul Fauniera al Giro U23 del 2022. Qui eravamo quasi a 2.400 metri di quota e il belga volava
Van Eetvelt sul Fauniera al Giro U23 del 2022. Qui eravamo quasi a 2.400 metri di quota e il belga volava
Come reclutate i ragazzi juniores nel vostro devo team? Spesso si tende a guardare l’ordine di arrivo (la classifica)… vale ancora per voi questa regola?

Nel reclutare corridori per il Lotto-Dstny Devo Team, prendiamo in considerazione diversi valori. I watt che spingono sono importanti e anche ovviamente i risultati. Ma cerchiamo di capire anche se vivono già come professionisti al 100 per cento o se hanno ancora margine sotto questo aspetto. Queste sono alcune delle cose di cui teniamo conto.

E come fate dunque a capire che uno juniores è forte, che è valido, anche se magari non ha ottenuto grandi risultati?

I risultati sono una delle cose di cui teniamo conto per reclutare uno junior. Ma non solo. Se vediamo per esempio che sono davvero forti in gara, che stanno rendendo la corsa dura, che stanno andando davvero al massimo, che attaccano… anche in mancanza di risultati, questo è qualcosa di cui teniamo conto. Non è solo sulla base dei risultati che esploriamo i ciclisti, insomma. A volte un ragazzo che non è così intelligente tatticamente nella categoria juniores, lo diventa grazie ad anni di esperienza e questo può fare la differenza anche in seguito.

La Bora-Hangrohe, tramite il suo team juniores Grenke Auto Eder, organizza cinque giorni di test: non solo in bici ma anche in palestra. Alla Visma guardano anche agli altri sport (sci di fondo con Nordhagen): come fate voi?

Facciamo anche dei test e prima ancora portiamo alcuni ragazzi nei nostri training camp.

I vostri ragazzi del Devo Team vivono insieme in una “casina”? Oppure ognuno a casa propria?

Abbiamo molteplici possibilità per far vivere un corridore in Belgio per un periodo più lungo.

I più giovani vengono coinvolti nei ritiri. Ecco il Devo Team e gli juniores della Crabbé-Dstny in Spagna quest’inverno (foto @facepeeters)
I più giovani vengono coinvolti nei ritiri. Ecco il Devo Team e gli juniores della Crabbé-Dstny in Spagna quest’inverno (foto @facepeeters)
Quante ore di allenamento alla settimana fanno normalmente?

Dipende se vanno ancora a scuola o no. Comunque può variare dalle 15 alle 30 ore, a seconda della loro situazione e anche della loro età.

In Belgio non ci sono salite lunghe, ma ricordiamo ad esempio Van Eetvelt andare fortissimo nel Giro U23 sul Colle della Fauniera: come e dove si allenano per la salita?

Già a partire dalla categoria juniores si allenano all’estero, in Spagna per esempio. Naturalmente in Belgio siamo un po’ limitati con le lunghe salite.

Chi sono i prossimi ragazzi che vedremo passare dal devo team alla prima squadra?

Abbiamo molti talenti nella squadra, vedremo come si evolveranno.

Bernal, altro passo verso la vetta: testa dura e piedi per terra

26.03.2024
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«In questo momento so che non sono al mio miglior livello o alla migliore versione di me». Bernal parla piano, con il tono gentile di sempre, ma lo guardi e pensi che non sia più il bimbo pieno di sogni che conoscemmo al suo arrivo in Italia.

Il terzo posto alla Volta Catalunya è una buona notizia, ma Egan per primo è consapevole che le distanze siano ancora siderali. Nessuno sa come sarebbe finito uno scontro alla pari fra il Bernal del 2020 e il miglior Pogacar (i due sono stati vincitori consecutivi al Tour de l’Avenir) e poi Vingegaard. Di fatto non è mai stato possibile assistervi e probabilmente non lo sarà mai.

Il podio del Catalunya è il primo di una gara WorldTour dalla vittoria del Giro 2021
Il podio del Catalunya è il primo di una gara WorldTour dalla vittoria del Giro 2021

La strada giusta

L’incidente ha segnato profondamente il corpo e l’anima del colombiano, che ha due anni più di Pogacar. E mentre gli altri lavorano per progredire e guadagnano terreno in ogni specialità, Egan lavora per colmare il gap fra la condizione attuale e il ricordo del miglior se stesso. Loro attaccano, lui insegue. Comunque la si voglia guardare, il gap è immenso come i 5 minuti che in Spagna lo hanno diviso da Pogacar e i quasi 2 da Landa. Eppure in quel germoglio di classifica c’è la speranza di essere vicini a ritrovare un campione di classe cristallina.

«A un certo punto – prosegue – avevo perso anche la motivazione per continuare. Non è stato facile né fisicamente né mentalmente, dopo essere stato al massimo, arrivare a non finire le gare. E’ stato difficile. Prima di venire in Catalogna volevo il podio, ma lo vedevo lontano. Ora che l’ho conquistato, mi dico: “Cavolo, ci sono, sono molto felice. Inizia la stagione e finalmente siamo sulla strada giusta”. Il primo podio del WorldTour dalla mia rinascita, ma bisogna essere onesti. C’è ancora molto da fare per essere l’Egan Bernal di prima, quindi torno a casa per continuare a lavorare».

Ultima tappa di Barcellona: Bernal in salita con Pogacar, che poi vincerà in volata
Ultima tappa di Barcellona: Bernal in salita con Pogacar, che poi vincerà in volata

Il primo podio

I passi avanti sono evidenti, i risultati positivi in successione fanno pensare che il trend sia finalmente quello giusto. Bernal era partito tutto sommato bene anche lo scorso anno alla Vuelta San Juan, poi aveva dovuto fermarsi per un mese a causa del riacutizzarsi di un problema al ginocchio e il rientro al Catalunya non era stato così positivo. Nel 2023 non è mai riuscito a entrare fra i primi cinque di una corsa, nel 2024 sono già venuti il podio ai campionati nazionali e quelli del Gran Camino.

«Se mi avessero detto che quest’anno sarei potuto salire sul podio in una gara WorldTour – dice – non ci avrei creduto. In corsa ho ritrovato le stesse sensazioni che avevo l’anno scorso, cioè soffro. Ma è diverso tra soffrire davanti e soffrire dietro. Ormai posso dire che sono stato a tutti i livelli. Nel ciclismo ci sono i livelli e i livelli dei livelli (ride, ndr) e io li ho sperimentati tutti. Ad ogni livello c’è una diversa sofferenza, ma quella dello scorso anno era particolare. Quest’anno i primi passi mi sembrano buoni. Posso attaccare, posso restare in un gruppo di 10 corridori con Vingegaard o Pogacar. Un gruppo dei 10 migliori e io dentro cercando di seguirli. Lo vedo che sono ancora superiori, ma l’anno scorso sarebbe stato impossibile solo pensare di farlo».

Tanti tifosi per Bernal al Catalunya: la sua risalita emoziona il pubblico
Tanti tifosi per Bernal al Catalunya: la sua risalita emoziona il pubblico

Seguire l’istinto

Sapendo di poter contare su una migliore solidità fisica, Bernal ha vissuto il Catalunya come una sfida quotidiana: il podio è stato la conseguenza dei piazzamenti di giornata. Nella sesta tappa, forse la più dura con oltre 4.000 metri di dislivello e l’arrivo a Queralt, Egan ha attaccato. E’ rimasto allo scoperto per 59 chilometri e alla fine si è arreso soltanto a Pogacar, che lo ha staccato di 57 secondi.

«Ho cercato di avere la mente aperta – spiega – restando molto attento a ciò che accadeva intorno. In certe tappe, dopo tanta fatica, può succedere di tutto. Per cui, antenne dritte e seguire l’istinto. Alla fine la stanchezza era tanta, ma tappe con salite così lunghe per me sono meglio di quelle esplosive della Parigi-Nizza. Dopo la corsa francese ho fatto un bel blocco di lavoro, per cui sono arrivato in Spagna senza sapere come sarei stato. Ovviamente sapevo che la UAE Emirates sarebbe stata un gradino sopra, ma la curiosità era vedere ciò che sarei stato capace di fare. E averlo fatto con la fiducia della squadra mi rende molto orgoglioso».

Dopo il Catalunya, Bernal ha iniziato a preparare il Romandia: prossimo passo verso il Tour
Dopo il Catalunya, Bernal ha iniziato a preparare il Romandia: prossimo passo verso il Tour

I piedi per terra

Il piano adesso è tornare a casa e lavorare ancora. Allungare le distanze, alzare il ritmo per farsi trovare ancora più pronto fra un mese esatto al via del Tour de Romandie, sua prossima corsa.

«Aver chiuso al secondo posto la tappa regina – spiega – mi ha reso felice e mi motiva a lavorare. Non me lo aspettavo, significa che avevo le gambe per farlo. Sapevo che Tadej è ad un altro livello, quindi quando ha attaccato non ho nemmeno provato ad andare con lui. Ho gestito il mio sforzo, mi sentivo bene e sono andato a prendere Landa e poi insieme abbiamo lavorato davvero bene. Mikel mi ha aiutato tantissimo, quindi devo ringraziare anche lui. Penso che il Catalunya sia sicuramente un altro passo avanti, ma devo tenere i piedi per terra. C’è ancora molto lavoro da fare, ma sono felice e molto orgoglioso di me stesso e anche orgoglioso di tutta la mia famiglia e delle persone che sono state con me».

Amadori: «Del Toro impressiona, ma Pellizzari e Piganzoli ci sono»

26.03.2024
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La crescita di Isaac Del Toro sorprende tutti, persino lo staff del UAE Team Emirates. Il messicano ha varcato la porta del WorldTour trovando un successo alla sua prima gara e prestazioni solide alla Tirreno-Adriatico prima e alla Sanremo poi. Lo stesso Baldato, in commento alla Tirreno di Ayuso, e poi Hauptman dopo la Sanremo avevano speso parole di elogio per il giovane appena arrivato.

Del Toro alla prima corsa in maglia UAE ha centrato la vittoria, era il Tour Down Under
Del Toro alla prima corsa in maglia UAE ha centrato la vittoria, era il Tour Down Under

Ritmi di crescita diversi

Se si fa un passo indietro al 2023, si ricorda che Del Toro ha lottato con i due giovani scalatori più promettenti del panorama italiano: Piganzoli e Pellizzari. I tre si sono scontrati sulle strade del Tour de l’Avenir. Ha vinto il messicano, vero, ma i due italiani hanno completato un podio di grande peso (in apertura, foto Tour de l’Avenir).

Alla guida della nazionale, in terra francese, c’era Marino Amadori, cittì della formazione U23. Mentre Del Toro, passato subito nel WorldTour sorprende, i due italiani stanno avendo una crescita più lenta e graduale

«La cosa che salta subito all’occhio di Del Toro – dice Amadori – è che ha avuto una crescita impressionante da metà 2023. Dal Giro della Val D’Aosta in poi non si è più fermato, non ha salito un gradino, ma un doppio gradino. All’Avenir è andato davvero tanto forte, non ha battuto solamente i nostri, ma anche Riccitello, per fare un nome. Il 2024 ha confermato questa crescita costante, fatta di passi enormi».

Pellizzari e Del Toro (coetanei) nel 2023 si sono sfidati al Tour de l’Avenir (foto Tour de l’Avenir)
Pellizzari e Del Toro (coetanei) nel 2023 si sono sfidati al Tour de l’Avenir (foto Tour de l’Avenir)

I nostri

Dall’altra parte si guarda ai nostri ragazzi. Da un lato c’è lo squillo di Piganzoli al Tour of Antalya, dove ha vinto una tappa e la classifica generale. Pellizzari invece è ancora alla ricerca della prima vittoria da professionista.

«Pellizzari e Piganzoli – spiega Amadori – hanno fatto passi più graduali. Del Toro ha avuto una crescita esponenziale considerando che veniva da una squadra di club, come le nostre italiane. Hanno iniziato a lavorarci molto bene alla UAE e sta andando forte. I nostri invece sono da due anni in team professional: questo è un limite da un lato, ma anche un vantaggio.

«Guardate del Toro – spiega – in tante gare si è messo a disposizione. Alla Tirreno tirava per Ayuso, alla Sanremo, invece, per Pogacar. Pellizzari e Piganzoli hanno maggiore libertà, possono testarsi, provare e crescere, facendo tanta esperienza».

In attesa del Giro

Sia Pellizzari che Piganzoli ce li aspettiamo in mostra al prossimo Giro d’Italia. Il tempo della crescita graduale, con il quale si può convenire o meno, ha portato a questa scadenza. I due giovani devono e possono mettersi in mostra alla corsa rosa, il momento è ormai maturo

«Me li aspetto entrambi presenti e combattivi al Giro – dice ancora Amadori – nelle tre settimane avranno una certa libertà, credo e spero. Non saranno costretti a pensare alla classifica (aspetto che alla Vf Group-Bardiani spetterà a Pozzovivo, mentre la Polti-Kometa non ha indicato un leader, ndr). L’auspicio è che possano lottare per qualche bel risultato».

L’Italia ha visto uscire dal Tour de l’Avenir tanti ragazzi promettenti, poi persi lungo il percorso del professionismo. 

«Io a volte ci penso e non capisco – replica Amadori – un esempio su tutti è Aleotti. Da quando è passato nel WorldTour, con la Bora, ha sempre fatto il gregario e per me è impensabile. A questo punto meglio stare in una professional, come Piganzoli e Pellizzari e dimostrare di poter fare risultati, per poi passare negli squadroni, ma con una maggiore solidità».

Il metodo di crescita, più conservativo, utilizzato per Piganzoli, ha portato a una crescita graduale
Il metodo di crescita, più conservativo, utilizzato per Piganzoli, ha portato a una crescita graduale

Metodi di lavoro diversi

Uno squadrone è quello in cui è andato Isaac Del Toro, il UAE Team Emirates è stato al numero uno nel ranking nel 2023. Entrare in una formazione così dà sicuramente una spinta e i percorsi di crescita, rispetto a chi rimane un gradino sotto, si differenziano. 

«Allenarsi con corridori come Pogacar – spiega Amadori – è un qualcosa che ti insegna tanto. Pedalare accanto a questa gente permette di vedere il meglio e sentirsi stimolati nel crescere ancora. Nel WorldTour, poi curano tutto al 100 per cento. Non che in una professional si lasci qualcosa indietro, però il modo di lavorare è diverso. 

Ruoli definiti

Del Toro ha messo alle spalle, in pochissimi mesi, tante esperienza importanti. La vittoria al Tour Down Under, ma anche tante prestazioni solide. Pellizzari e Piganzoli, al contrario, godono di maggior libertà.

«Cosa che può portare due soluzioni – ragiona il cittì – perché Del Toro, con un compito ben preciso, racchiude tutte le energie in quel frangente. Pellizzari e Piganzoli devono essere sempre sull’attenti, per trovare il momento giusto. Corrono con una pressione diversa. Un esempio: alla Tirreno o alla Sanremo del Toro aveva un compito preciso, che ha fatto molto bene. Una volta terminato poteva essere più “sereno” e proseguire con meno pressioni. Poi comunque ha fatto vedere cose spaziali, in particolare alla Tirreno-Adriatico.

«Per i nostri due giovani, invece, ogni giorno pesa un pochino di più. Sono loro i diretti protagonisti, non corrono con la pistola alla tempia, però la sera leggi il comunicato e magari un 20° posto invece che un 15° pesa. Però da loro mi aspetto anche un crescita da questo punto di vista, andare alle gare e cercare il risultato, cosa che può arrivare già dal Giro, con tutta la serenità del mondo».

Gand, 30 all’arrivo: Van der Poel è già caduto nella trappola

26.03.2024
7 min
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Gregory Rast è stato lo stratega della vittoria di Pedersen alla Gand-Wevelgem. C’era lui sull’ammiraglia del team americano ed è stato lui, 16 stagioni da professionista sulle spalle, a impostare e condurre la riunione del sabato sera. Perché in qualche modo aveva immaginato che sarebbe andata così, pur correndo un grosso rischio del quale ci dirà.

Lo svizzero, che ha compiuto 44 anni a gennaio e ha all’attivo un quarto posto nella Roubaix del 2011, è ancora in Belgio. Tornerà a casa giusto un paio di giorni tra il Fiandre e la Roubaix, ma per il futuro più immediato il suo sarà un orizzonte fiammingo.

Prima del via, Stuyven parlava con Mohoric. Il belga purtroppo ha bucato ed è rimasto indietro
Prima del via, Stuyven parlava con Mohoric. Il belga purtroppo ha bucato ed è rimasto indietro
Domenica tutti hanno visto il grande lavoro della Lidl-Trek. Quando hai iniziato a pensare a quel tipo di tattica per vincere la Gand?

Ho riguardato tutte le gare degli altri anni e penso che fosse abbastanza chiaro che quando scommetti tutti i tuoi soldi su un solo cavallo, rischi di avere dei momenti davvero difficili. Il fatto di differenziare le punte è qualcosa che la Visma-Lease a Bike sta facendo già da qualche anno, ma perché funzioni servono corridori di qualità. Noi non ne abbiamo tanti più di quelli che avete visto, ma penso che abbiano una mentalità diversa da tutti gli altri e siano arrivati a queste gare molto ben allenati e pronti per correre in un certo modo.

Eppure alla Gand si è visto un atteggiamento diverso rispetto ad Harelbeke, anche se venerdì Stuyven è arrivato secondo….

Penso che fossimo tutti super pronti e super motivati già ad Harelbeke, ma tutti sanno che quella è una corsa abbastanza semplice. Non ha senso muoversi prima del Taaienberg e credo che sia così per tutte le squadre. Perciò quando arrivi al punto decisivo, devi essere in una buona posizione, altrimenti non hai alcuna possibilità.

E voi?

Penso che i nostri corridori siano stati bravissimi in questo e abbiamo potuto farlo perché i gregari, corridori come Vergaerde, Gibbons e Mathias Vacek di cui si parla sempre poco, hanno fatto tutto il lavoro per portare i leader in posizione. E poi c’è stato un ragazzo come Alex Kirsch che è andato in fuga (il campione lussemburghese ha chiuso poi al 10° posto, ndr). Penso che ogni squadra abbia cercato di fare la sua tattica, ma quando hai i corridori giusti con l’atteggiamento giusto, allora puoi farcela. La Gand è stata diversa…

Van der Poel è arrivato alla Gand dopo lo show di Harelbeke: tutti temevano i suoi attacchi
Van der Poel è arrivato alla Gand dopo lo show di Harelbeke: tutti temevano i suoi attacchi
Spiega.

Tutti sanno che la gara non inizia mai prima di De Moeren, quando si inizia a tornare indietro e comincia solitamente il vento. Fino a quel punto è stata nervosa, ma non è successo nulla. Dopo De Moeren, ci siamo ritrovati con un gruppo di 29 corridori con dentro i nostri tre leader. Normalmente avremmo voluto che ci fosse anche Kirsh, ma ha avuto una caduta ed è rimasto tagliato fuori. Da lì abbiamo iniziato a lavorare.

In che modo?

Quando siamo arrivati per la prima volta sul Kemmelberg, i ragazzi sono andati full gas. E’ stato Van der Poel a fare la selezione e noi lo abbiamo seguito, continuando con lui. Ma la differenza vera l’ha fatta Johnny (Milan, ndr). Quando hai uno come lui che invece di aspettare lo sprint gioca il tutto per tutto, se tutto va bene hai azzeccato la mossa vincente.

Che cosa vuoi dire?

E’ stato molto bello vedere che l’Alpecin ha dovuto spremersi a fondo per inseguirlo. Chiaro che per fare una mossa del genere devi avere i corridori, penso che tutti vorrebbero farlo.

Alex Kirsch sarebbe stato un’altra pedina importante per il finale, ma si è ritirato in seguito a una caduta
Alex Kirsch sarebbe stato un’altra pedina importante per il finale, ma si è ritirato in seguito a una caduta
Quando avete fatto la riunione per parlare di tattica: sabato sera o sul pullman prima del via?

Per queste grandi gare, facciamo la riunione sempre la sera prima. Faccio io il giro delle stanze e parlo con tutti i corridori. Chiedo loro come la vedono e quale ruolo si aspettano. Poi facciamo la riunione e spieghiamo come dovrebbe andare, in modo che tutti siano coinvolti, conoscano il proprio compito e abbiano tutta la notte per mentalizzarsi ed essere pronti per fare ciascuno il suo lavoro. Se lo facessimo la domenica mattina, qualcuno potrebbe non capire o essere sorpreso. La riunione sul pullman si fa nelle corse a tappe, nelle classiche sempre la sera prima.

E hai parlato con Mads dello sprint contro un corridore come Van der Poel?

Mads è un ragazzo speciale e ha le sue buone idee. Abbiamo ragionato sul fatto che Van der Poel venerdì avesse fatto una gara fantastica, che a volte sembri imbattibile e nessuno si capacitasse di come stesse correndo. Però poi, seguendo la Gand dalla televisione in macchina, abbiamo visto che Mathieu era meno… Mathieu del solito. Non so se si è visto, ma faceva fatica. L’ultima volta sul Kemmelberg e anche nella precedente, non era come ce lo aspettavamo.

In salita ha sofferto più del solito…

E anche mentre tornavamo verso Wevelgem sugli stradoni, abbiamo capito che Pedersen era più forte. Tutto quello che gli abbiamo detto, sapendo che Mads è molto intelligente, è stato fargli presente che Van der Poel voleva sicuramente uno sprint corto, perché ha un’accelerazione migliore della sua. Poche parole, glielo abbiamo semplicemente ricordato. Se l’abbia ascoltato o no, ancora non lo so, ma questo è ciò che gli abbiamo detto nella radio: «Lui vuole uno sprint breve, tu vuoi uno sprint lungo». E alla fine ha vinto partendo ai 350 metri.

Milan è in fuga, Van der Poel deve inseguire da solo con Pedersen a ruota
Milan è in fuga, Van der Poel deve inseguire da solo con Pedersen a ruota
Avevate un piano B, come ad esempio riaprire la corsa e fare la volata, oppure a quel punto l’unica possibilità era il finale a due?

Non so quale fosse la tattica della Alpecin e se fossero più sicuri con la volata di Philipsen. Quello che so è che quando hai due uomini davanti, hai il 50 per cento di possibilità di vincere. Se invece la corsa si fosse riaperta, potevano succedere molte cose, come ad esempio ritrovarsi senza più niente in mano. Credo che in Alpecin abbiano fatto lo stesso ragionamento. Mathieu è il campione del mondo e hanno pensato che potesse battere Mads. Noi sapevamo che Mads può battere Mathieu. Quindi penso che anche loro abbiano avuto il loro bel mal di testa nel decidere cosa fare. Se aspettare per giocarsela con Philipsen o tirare dritto.

E per te, per Gregory Rast, come è stato vincere la Gand attuando la tattica che avevi pensato?

E’ stato fantastico. Alla fine, come ho detto prima, quando arrivi al traguardo con due ragazzi, hai 50 e 50 di possibilità, ma non lo sai finché non superi il traguardo. E intanto pensi. Abbiamo fatto un errore a far attaccare Johnny così presto? Avremmo dovuto salvarlo per fare lo sprint? Alla fine, tutti sono felici e tutti dicono: «Wow, è stato fantastico!». Ma sono abbastanza sicuro che se avessimo perso la gara, ci avrebbero detto: «Siete stati degli stupidi. Avreste dovuto dire a Milan di stare a ruota tutto il giorno e pensare solo allo sprint!». Invece abbiamo deciso di essere aggressivi e Johnny è stato fantastico.

Tutto bene, dunque?

A parte i pensieri. Se il gruppo fosse tornato sotto, Mads sarebbe stato stanco e non avrebbe potuto sprintare bene. Anche Johnny sarebbe stato stanco e nemmeno lui avrebbe potuto fare la volata e saremmo finiti quinti. La linea fra il successo e restare con le mani sulla testa come degli idioti è davvero sottile (ride, ndr).

Il piano è riuscito, Pedersen ha vinto la Gand. E’ il successo di tutta la LIdl-Trek
Il piano è riuscito, Pedersen ha vinto la Gand. E’ il successo di tutta la LIdl-Trek
Pensi che la tattica della Gand sarà ripetibile al Fiandre?

Domenica sarà più difficile, perché sappiamo che sulle salite ripide Mathieu e Wout (Van Aert, ndr) hanno un po’ più di spinta. Però anche Mads è salito sul podio del Fiandre, per cui non abbiamo paura di loro. Sarà un Fiandre diverso perché Pogacar non ci sarà. Tadej vuole sempre la corsa più dura possibile, mentre per gli altri due non è così. Loro sanno che quando arrivano al tale punto, possono attaccare e non sono molti quelli che possono seguirli. Penso che Mads potrà provare a farlo. Van der Poel e Van Aert hanno entrambi cinque stelle, Mads ne ha quattro e mezza.

Pensi che sarà possibile arrivare all’ultimo Qwaremont con tre corridori davanti?

Penso che la gara comincerà abbastanza presto e dovremo avere un certo numero di corridori per entrare nei vari gruppi e far lavorare le altre squadre. Questo almeno è quello che tutti cercano di fare. Penso che Stuyven stia andando forte e penso che avremo anche Toms Skuijns che in salita va forte e si è visto alla Strade Bianche. Quindi forse potremmo avere delle buone possibilità anche domenica. Ci arriviamo di slancio e abbiamo un gruppo davvero forte, non solo i leader. Partiremo per vincere, questo è certo.

Kasper Asgreen, che batté Van der Poel al Fiandre del 2021, disse che il solo modo per vincere contro di loro è non averne paura.

Penso che avesse ragione. Se hai paura, è più probabile commettere errori. Mads in ogni caso non ha paura di nessuno, su questo non ho il minimo dubbio.

Intanto Zana incamera chilometri pensando al Giro e non solo

26.03.2024
5 min
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Con il 19° posto alla Tirreno-Adriatico, l’ex campione italiano Filippo Zana ha chiuso la prima porzione stagionale. Chi guarda solamente ai numeri potrebbe dire che squilli non si sono sentiti, eppure dei segnali ci sono stati, soprattutto in ottica Giro d’Italia che è il suo vero obiettivo stagionale. Zana ha assommato 14 giorni di gara, appena uno in meno rispetto alla passata stagione, quando la miglior forma era ancora di là dall’arrivare.

Zana ha tenuto un rendimento costante alla Tirreno-Adriatico, senza particolari squilli, chiudendo 19° a 6′ da Vingegaard
Zana ha tenuto un rendimento costante alla Tirreno, chiudendo 19° a 6′ da Vingegaard

Lo stesso si può dire stia succedendo quest’anno, ma Filippo sente che qualcosa è cambiato: «Per me è stato un buon inizio. Qualche gara è cambiata, ad esempio ho saltato le prime classiche francesi e il Catalogna partecipando invece alla Tirreno-Adriatico e il 19° posto finale dice che sono sulla strada giusta perché la corsa a tappe italiana era davvero ben frequentata e con corridori già molto avanti nella condizione, molto più di me. Nel complesso posso dire di stare meglio rispetto allo scorso anno e questo mi rende ottimista».

Sei solito partire abbastanza tranquillo, quasi col freno a mano tirato. E’ parte di un tuo modo di essere, di una tua assuefazione maggiore ai mesi caldi?

Probabilmente è così, la mia condizione cresce proporzionalmente all’aumento dei gradi che percepiamo. A inizio anno non vado mai molto forte, vedremo come saranno le cose con il prosieguo della stagione, ma so che queste gare sono fondamentali proprio per quello, infatti non guardo molto i risultati.

Il successo di Zana al Giro 2023, rimontando Pinot nello sprint a due
Il successo di Zana al Giro 2023, rimontando Pinot nello sprint a due
Dopo il Giro dello scorso anno con la vittoria di tappa e il vederti protagonista anche nei tapponi alpini, molti preventivavano per te un Giro da caccia alla classifica. Sarà così?

No, non parto per la corsa rosa con questo obiettivo dichiarato. Io punterò a qualche tappa, lavorando per Eddie Dunbar che sicuramente può far bene ed è ben attrezzato per cercare un piazzamento di prestigio. Se poi la corsa si metterà in un certo modo vedremo come gestirla, ma io andrò soprattutto a caccia di occasioni e per farlo la forma dovrà essere quella giusta.

Ha colpito la tua prestazione alla Strade Bianche, quel 9° posto finale è stato finora il tuo squillo maggiore. Te lo aspettavi?

La Strade Bianche mi piace moltissimo, probabilmente in quella gara riesco a esprimere le mie radici che vengono dal ciclocross. Mi piace molto e mi esalta correre su quel tracciato così diverso dal solito, infatti riesco sempre a ottenere buoni risultati, pur non essendo al massimo della forma.

La Strade Bianche è stata la sua miglior prestazione fino ad ora: 9° posto a 4’49” da Pogacar
La Strade Bianche è stata la sua miglior prestazione fino ad ora: 9° posto a 4’49” da Pogacar
Cominci a capire che tipo di corridore sei e quindi in quali gare riesci maggiormente a emergere?

Credo che la mia dimensione ideale sia quella delle corse a tappe brevi, quelle fino a 5-6 giorni dove posso puntare anche alla classifica. D’altronde un elemento che vedo è in crescita è la resistenza, anche al Giro d’Italia nella terza settimana stavo bene, avevo recuperato dagli sforzi e tenevo anche i più forti, ma da questo a puntare alla classifica finale ce ne corre, perché in quel caso non puoi avere defaillance e questo non è semplice. Io comunque per indole guardo a qualsiasi gara come a un’occasione per me.

Questo è il tuo secondo anno alla Jayco AlUla, come ti stai trovando?

Con loro mi sono trovato bene da subito, in questa squadra ho i miei spazi, credono in me e nelle mie possibilità e soprattutto mi stanno dando il tempo per maturare, alzando ogni anno l’asticella di un po’. E proprio questa situazione mi sta dando quella tranquillità necessaria per concentrarmi sui miei obiettivi.

L’ultima vittoria del corridore di Thiene è al Giro di Slovenia 2023
L’ultima vittoria del corridore di Thiene è al Giro di Slovenia 2023
A fine marzo comunque 14 giorni di gara non sono molti se confrontati con altri che ambiscono alla corsa rosa…

E’ una scelta che reputo giusta per arrivare il più fresco possibile all’obiettivo, ma se guardate bene anche altri che puntano al Giro, a prescindere dalle finalità, stanno facendo lo stesso. Ad esempio lo stesso Pogacar ha ridotto di molto i suoi impegni. Se vuoi essere competitivo per tutte e tre le settimane devi programmarle per tempo e risparmiare le energie perché ho imparato che il Giro consuma molto. La mia stagione poi non si fermerà certo alla corsa rosa…

A tal proposito, pensi di riprovare con la Vuelta? Lo scorso anno la tua esperienza spagnola è durata poco…

Sicuramente ho una grande voglia di riprovarci. Nel 2023 ero partito con le migliori intenzioni, ma tutta la preparazione è stata buttata via per colpa della caduta e della conseguente frattura della clavicola. La Vuelta per me è ancora da scoprire, uno stimolo molto forte al quale però penserò quando sarà il momento.

Per Zana una Vuelta 2023 sfortunata, appena 5 tappe con una caduta che l’ha estromesso anzitempo
Per Zana una Vuelta 2023 sfortunata, appena 5 tappe con una caduta che l’ha estromesso anzitempo
Prima di quella ci sono però le Olimpiadi. E’ vero che di posti a disposizione ce ne sono appena tre, pensi di poter comunque rientrare nella rosa se avrai prestazioni all’altezza al Giro e al campionato italiano?

Credo che il percorso per la sua conformazione sia più adatto a un altro genere di corridore, ma per ora voglio pensare al Giro. Se si paleserà la possibilità di guadagnarmi un posto mi farò comunque trovare pronto, questo è sicuro. La logica dice che non ho grandi speranze, ma in fondo un pensierino c’è…

Fortunato punta Giro e Vuelta: la rincorsa è lanciata

25.03.2024
4 min
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A 27 anni, Lorenzo Fortunato sta vivendo la sua prima stagione nel WorldTour con l’Astana Qazaqstan e ieri ha concluso la Volta Catalunya al decimo posto. Nell’intervista post Tirreno-Adriatico ci ha raccontato le emozioni e sensazioni della sua prima gara importante nel nuovo team. Parlando è emerso come la sua stagione sia divisa in due blocchi. Il primo che include il Giro d’Italia, mentre il secondo verterà sulla Vuelta. Il 2024 sarà quindi il primo anno in cui Fortunato correrà due Grandi Giri, un cambiamento importante, che va preparato.

La stagione di Fortunato sarà focalizzata su due picchi di condizione, per il Giro e la Vuelta
La stagione di Fortunato sarà focalizzata su due picchi di condizione, per il Giro e la Vuelta

Stesso percorso

Con il team Eolo-Kometa (ora Polti-Kometa) il corridore nato a Bologna ha sempre incentrato le sue grandi aspettative sulla corsa rosa. La seconda parte di stagione, invece, era concentrata sul calendario delle classiche italiane

«La stagione – 2024 ci racconta Maurizio Mazzoleni, preparatore dell’Astana e di Fortunato – sarà incentrata su Giro e Vuelta. A livello di impegno non vedo molte differenze rispetto a quello che ha fatto in passato. Non ha mai corso un Grande Giro nella seconda parte di stagione, ma le gare di agosto e settembre. Non ci saranno grandi stravolgimenti rispetto ai suoi periodi di allenamento precedenti. Soprattutto per quanto riguarda la parte di stagione fino al campionato italiano».

La preparazione invernale è stata calibrata per arrivare al Giro al massimo della condizione (foto Instagram)
La preparazione invernale è stata calibrata per arrivare al Giro al massimo della condizione (foto Instagram)
Su quali aspetti vi siete concentrati durante l’inverno?

Tutti, non si può lasciare nulla al caso nel ciclismo moderno. Si è curata tanto anche la forza a secco, con esercizi in palestra mirati a migliorare le prestazioni. In bici ha fatto un bel carico di lavoro aerobico, senza cercare picchi prestativi, eppure alla Tirreno e al Catalunya ha fatto vedere buone cose. Alla Tirreno Vingegaard ha fatto registrare valori da Tour de France, quindi Fortunato ha dovuto spingere e ha dimostrato di farlo bene.

Avete cambiato qualcosa?

Non ci piace paragonare il nostro lavoro a quello degli altri. Posso dire che il nostro obiettivo con Fortunato è quello di farlo arrivare nella miglior condizione al Giro. In questo senso abbiamo deciso di far slittare in là il calendario. Prima della partenza di Torino farà un periodo di altura, sul Teide, dal primo al 17 aprile. Successivamente correrà la Liegi e poi il Giro, terremo alto il ritmo con il dietro moto.

Alla Tirreno, Fortunato ha fatto registrare ottimi valori in salita
Alla Tirreno, Fortunato ha fatto registrare ottimi valori in salita
Parlando con Fortunato è emerso come quest’anno abbia iniziato a correre più tardi…

Abbiamo fatto un’analisi delle stagioni precedenti. Negli ultimi due anni ha sempre lavorato bene, ma le vittorie sono arrivate sempre in gare che anticipavano il Giro. Nel 2023 ha vinto la Vuelta Asturias, mentre nel 2022 è arrivato secondo. Ci siamo accorti come poi, durante la corsa rosa, facesse fatica nella terza settimana

Come gestirete gli impegni dopo il Giro?

Il campionato nazionale sarà la terza settimana di giugno, ci potrebbe essere spazio per correre il Delfinato, qualora la condizione di Fortunato glielo conceda. 

La seconda corsa a tappe del 2024 è stata la Volta a Catalunya, ora altura in vista del Giro
La seconda corsa a tappe del 2024 è stata la Volta a Catalunya, ora altura in vista del Giro
Da lì in poi come gestirete i tempi?

La ripresa dopo la pausa estiva sarà più graduale, così da arrivare a fare la Vuelta in crescendo. L’obiettivo sarà essere prestante durante la corsa a tappe ispanica, il calendario che anticipa la Vuelta è strano, vista la presenza delle Olimpiadi di Parigi. 

In che senso?

Le corse che hanno sempre fatto da trampolino alla Vuelta, come Burgos e Giro di Polonia sono in dubbio. Anzi, il Giro di Polonia è da escludere, visto che si correrà durante la prima settimana della corsa spagnola. L’unica opzione percorribile, per correre prima della Vuelta, è andare a Burgos, dal 5 al 9 agosto, considerando che il giorno dopo si corre a San Sebastian. 

Nella corsa spagnola, Fortunato è entrato ancora nella top 15 in classifica generale
Nella corsa spagnola, Fortunato è entrato ancora nella top 15 in classifica generale
Si dovranno ricalibrare gli impegni?

“Giocheremo” con il calendario. Si andrà in altura a inizio luglio, poi probabilmente si faranno Burgos e San Sebastian. 

Anche la Vuelta con il mirino su qualche tappa?

L’obiettivo sarà essere performanti su tutte e tre le settimane di gara, non si tratta di crescere, ma di non calare. Solo i migliori tengono le prestazioni alte per tutta la durata della corsa, Fortunato è quel tipo di corridore. Siamo consapevoli che l’altura di luglio sarà il momento chiave per il secondo picco stagionale.

Guarnieri e le sue (quasi) mille gare tra un ricordo e l’altro

25.03.2024
7 min
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CASTELL’ARQUATO – Una storia instagram di Jacopo Guarnieri durante il UAE Tour aveva attirato l’attenzione. Era la condivisione di un dato statistico di un sito specializzato che lo vedeva ad una sola gara dalle mille disputate in carriera da professionista.

La quadrupla cifra in tante discipline è sinonimo di longevità e costanza. Pensiamo ai mille gol di Pelè oppure alle mille vittorie di coach Lenny Wilkens in NBA, ma nel ciclismo attuale tagliare un traguardo simile vuol dire assistere ad un mutamento del proprio sport. Per la verità la nostra curiosità ci ha portato ad approfondire i numeri in questione e scoprire che l’alfiere della Lotto-Dstny ora è a quota 986 e raggiungerà le mille gare nelle prossime settimane. Del conteggio iniziale facevano parte anche le corse internazionali fatte da junior e U23. Tuttavia per noi è stata l’occasione di suonare al campanello di casa di Guarnieri e ripercorrere con lui questa lunga striscia agonistica attraverso i suoi aneddoti più significativi. E non sono mancati quelli divertenti.

Guarnieri vive sulle colline piacentine. Dovrebbe correre il Tour de France che partirà da Piacenza nella terza tappa
Guarnieri vive sulle colline piacentine. Dovrebbe correre il Tour de France che partirà da Piacenza nella terza tappa
Jacopo ti eri reso conto di essere già arrivato a così tante gare?

Veramente no, sono rimasto abbastanza sorpreso. E’ vero anche che hanno considerato quelle da dilettante, però se ci penso a caldo sono tante, perché sono tanti giorni di corsa. Se ci rifletto invece con più calma, queste quasi mille gare spalmate su un arco temporale di sedici stagioni da pro’ ci possono stare.

Te le ricordi tutte queste mille gare?

Vi confesso che ho un’ottima memoria. I miei compagni ridono sempre perché ricordo cos’è successo in determinate gare, chi ha fatto cosa. Dire però che me le ricordo tutte è difficile.

Quali sono le gare che ti ricordi maggiormente?

In questo caso andiamo semplicemente per vicinanza temporale. Gli ultimi anni me li ricordo benissimo (ride, ndr). Battute a parte, mi ricordo le mie prime gare da pro’. Nel 2008 avevo fatto la stage con la Liquigas al Tour of Missouri, poi l’anno successivo avevo debuttato al Tour Down Under (quinto posto nella prima frazione, ndr). Ho esordito nella stagione del ritorno di Lance Armstrong quando era in Astana. Nel classico criterium che fanno prima del Down Under, era andato in fuga. Mi ricordo anche altre prime volte.

Instancabile. De Gendt, compagno di Guarnieri, ha accumulato più di 1.300 gare da pro’ Ne ha disputate addirittura 100 nel 2012
Instancabile. De Gendt, compagno di Guarnieri, ha accumulato più di 1.300 gare da pro’ Ne ha disputate addirittura 100 nel 2012
Racconta pure.

Ad esempio la prima Sanremo l’ho fatta tardi, nel 2012 al mio primo anno nell’Astana. Quell’anno si faceva ancora la salita de Le Manìe. C’era il sole, vinse Gerrans che arrivò in un gruppetto con Nibali, Cancellara e nel giro di trenta secondi scarsi eravamo tutti lì. Il primo grande Giro invece è stata la Vuelta nel 2010, quella che vinse Nibali. Eravamo compagni di squadra alla Liquigas. C’era stata la cronosquadre a Siviglia in notturna. Avevamo fatto secondi, eravamo andati molto forte. Ma c’è un episodio che ricordo ancora benissimo che quando lo racconti ai corridori di adesso non ci credono.

Ovvero?

Era una tappa per velocisti e c’era fuori una fuga. L’ottanta per cento del percorso si sviluppava su questi “su e giù”, le classiche strada vallonate della Spagna. A circa 25 chilometri dall’arrivo, quando la strada iniziava ad essere pianeggiante, riprendiamo i fuggitivi e cosa fa il gruppo? Si ferma a fare pipì (ride, ndr). Roba impensabile per il ciclismo di adesso, dove iniziano a limare per le posizioni a 50 chilometri dalla fine in qualsiasi gara.

Come andò a finire quella tappa?

Avevano vinto i soliti. Se le giocavano Farrar o Cavendish le volate. Questo fa molto ridere perché adesso fanno il triplo della fatica per poi finire a fare le stesse cose. D’altronde siamo nell’epoca in cui i direttori sportivi continuano a dirti di stare sempre davanti e fare attenzione.

Guarnieri con la Katusha ha disputato più di 160 gare in due anni. E per nove volte in carriera ha corso la “settimana santa”
Guarnieri con la Katusha ha disputato più di 160 gare in due anni. E per nove volte in carriera ha corso la “settimana santa”
Da questo aneddoto si evince che il ciclismo è cambiato tanto?

E’ cambiato enormemente. In ammiraglia adesso ci sono internet, Google Maps e tutti sanno tutto, ma tutti sanno le stesse cose. Quindi non c’è neanche un vero vantaggio da sfruttare. Tutti dicono di stare davanti per evitare pericoli, quando il pericolo siamo proprio noi che cerchiamo di stare davanti. L’ignoranza di una volta, intesa nel non conoscere precisamente ogni metro di gara, poteva essere un vantaggio perché si correva in maniera più rilassata. Tanto vincevano sempre i campioni. Allora ci si stressava quando serviva, mentre adesso c’è uno stress costante anche per cose inutili.

Hai fatto anche tante annate da 80 o più gare. Anche questo è un segnale di cambiamento?

Sì, all’epoca si facevano ed era la normalità. Ora è rimasta la normalità solo per il mio compagno Thomas De Gendt. Lui infatti ha molte più gare di me, più di 1.300, tanto che quando ha visto quella storia Instagram mi ha preso in giro, dandomi del dilettante (ride, ndr). Lui non ha mai dei picchi di forma, può permetterselo, ma col livello di adesso fare 80 gare all’anno è impensabile. Adesso quando ne fai una cinquantina, sei nella media giusta. Prima c’erano tante corse in preparazione, ora ci alleniamo in modo più preciso a casa e si va alle gare per correre, salvo qualche eccezione.

Proviamo a metterti in difficoltà. Sai qual è la gara che hai corso più volte?

Non saprei (riflette un attimo, ndr). Secondo me è la classica di Amburgo che l’ho quasi sempre fatta. Dieci volte però anche per Sanremo, Gand-Wevelgem e la vecchia Tre Giorni di La Panne. Poi a memoria, appena sotto, dico Fiandre, Roubaix e Harelbeke le ho corse tante volte (nove volte, ndr). Dico bene?

Guarnieri ricorda la prima Gand 2009, diluvio, i ventagli e la vittoria del suo coetaneo Boasson-Hagen sul compagno Kuschynski
Guarnieri ricorda la prima Gand 2009, diluvio, i ventagli e la vittoria del suo coetaneo Boasson-Hagen sul compagno Kuschynski
Giusto. Un aneddoto legato ad una di queste corse?

La volta che mi ricordo di più Amburgo è l’edizione di due anni fa. Sono rimasto coinvolto in una caduta di gruppo in leggera discesa. Andavamo fortissimo prima di prendere lo strappo e siamo finiti tutti a terra. Erano rimasti in piedi solo i primi trenta corridori. Invece mi ricordo bene la mia prima Gand-Wevelgem nel 2009. Si correva di mercoledì ed era di 200 chilometri. Quando era in mezzo tra Fiandre e Roubaix. Quando era ancora la vecchia settimana santa. Diluviava, al via c’eravamo sia io che Daniel Oss, esordienti tra i pro’.

Cosa successe?

Pronti via e si apre subito un ventaglio senza nessun Quick Step davanti. C’era Tosatto che tirava alla morte per riportare dentro Boonen. Abbiamo fatto quasi tutta la corsa ad inseguire a circa un minuto dalla testa. Abbiamo mollato solo nel finale quando avevamo capito che non avremmo mai ripreso i battistrada. Sia Oss che io l’avevamo finita e Quinziato, che ora è il mio manager, ci aveva detto: «Bravi, giovani!». Ero contento, poi pensi che Boasson Hagen, che ha la mia età, aveva vinto e ti cala l’entusiasmo. Lui al tempo era un fenomeno, che ha vinto poco rispetto a quello che faceva vedere in quegli anni.

Numeri alla mano, Jacopo Guarnieri ha corso tante volte la “settimana santa”.

Mi piaceva tantissimo. In quel periodo si stava in Belgio per tanto tempo anche per le altre semi-classiche. Sempre nel 2009 a De Panne per colpa mia era finito a terra Hoste, che in quelle gare era uno dei big (tre secondi posti al Fiandre, ndr), e altri corridori. Ero uscito abbastanza malconcio da quella caduta.

Guarnieri centra la prima vittoria da pro’ al Tour de Pologne 2009. La sua memoria rivive il treno dei compagni e gli avversari battuti
Guarnieri e la prima vittoria da pro’ al Tour de Pologne 2009. Ricorda il treno dei compagni e gli avversari battuti
A parte la gioia per le tue quattro vittorie, hai un ricordo legato a queste corse?

La memoria va al primo successo nel 2009 alla terza tappa del Tour de Pologne. Ricordo bene il treno tirato da Quinziato e Oss a battagliare con quello della HTC. Arrivai davanti ad Allan Davis, che è stato il mio diesse l’anno scorso, e Andre Greipel, uno dei più forti velocisti in assoluto. Quella sembrava essere il trampolino di lancio per una carriera di vittorie e invece non è stato così (sorride, ndr).

Non è tempo di pensare a ciò che sarebbe stato, ora bisogna solo pensare a quello che verrà. Piacenza, città e provincia d’adozione di Guarnieri, ospiterà la partenza della terza tappa del Tour de France. L’obiettivo è essere al via col tagliando delle mille gare da pro’ sul proprio contachilometri.

EDITORIALE / Fra Mads e VdP, la differenza è stata la squadra

25.03.2024
6 min
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Non sempre le ciambelle riescono col buco, ma è più facile che accada quando si lavora come squadra, mettendo insieme atleti di grande valore e studiando sin dalla vigilia una tattica. E’ questo il senso che resta addosso dopo gli ultimi giorni di gara al Nord e forse anche prima, dal weekend precedente fra la Sanremo e Cittiglio.

Quando ieri dopo l’arrivo della Gand-Wevelgem, vinta da Pedersen con il contributo di Milan, abbiamo mandato un messaggio di congratulazioni a Luca Guercilena, la sua risposta è stata emblematica: «Bel numero del team!». E proprio la squadra è stata la chiave della vittoria su Van der Poel, come lo era stata a Cittiglio nella vittoria di Balsamo su Kopecky e a Sanremo nella vittoria di Philipsen. A ben guardare anche la vittoria di Lorena Wiebes nella Gand delle donne è stata propiziata dal grande lavoro della SD Worx-Protime contro il grande lavoro della Lidl-Trek. Al punto che nessuno ha schiacciato gli altri e la vittoria è derivata dalla maggior punta di velocità dell’olandese sull’azzurra, che comunque ha potuto giocarsi la corsa ad armi pari. Sembra il segreto di Pulcinella, ma non lo è e potrebbe segnalare un cambiamento di mentalità.

La squadra e la testa

Ieri si è visto che Van der Poel è fortissimo, ma non è imbattibile, soprattutto se davanti ha rivali che non perdono la testa. Si è vista una squadra mettere in atto una tattica per anticiparlo e costringerlo a inseguire, allo stesso modo in cui fu lui alla Sanremo a incastrare tutti gli altri, correndo per Philipsen. Alla Gand, il campione del mondo ha provato a fare il suo solito, uscendo allo scoperto a 85 chilometri dall’arrivo. Le gambe non sono sempre le stesse e i percorsi non si somigliano tutti. Le strade impegnative che ad Harelbeke gli hanno permesso di fare la differenza ieri non c’erano, ma lui non se ne è reso conto. Si poteva pensare che ancora una volta avrebbe corso per Philipsen, ma il richiamo del Kemmelberg e delle raffiche di vento è stato più forte di ogni ragionamento. Probabilmente domenica al Fiandre, il corpo a corpo sarà ancora la soluzione migliore, ma la prova di ieri aggiunge un elemento di curiosità.

La sensazione infatti è che la Lidl-Trek sia andata in gara avendo già chiaro come fare per contenere il potentissimo campione del mondo: dal primo dei muri fino agli ultimi 350 metri, quando Pedersen ha lanciato la lunghissima volata con cui ha sfiancato il rivale. Rileggendo la corsa, la squadra guidata da Gregory Rast ha lanciato allo scoperto i suoi uomini, uno dietro l’altro, ricordando il modo di correre che un tempo fu della Quick Step che poi finalizzava il lavoro con Tom Boonen.

Sull’ultimo Kemmel, Van der Poel ha dovuto stringere i denti ed ha accettato la sfida di Pedersen
Sull’ultimo Kemmel, Van der Poel ha dovuto stringere i denti ed ha accettato la sfida di Pedersen

Messo in mezzo

Vista la superiorità del campione del mondo, non avevano altra scelta. Il fatto di averlo circondato con il numero più alto di uomini ha fatto sì che Van der Poel, privo di una squadra alla sua altezza, abbia dovuto cavare da sé le castagne dal fuoco e abbia cominciato a pensare di doversi guardare non solo da Pedersen. Quando Mathieu ha attaccato sul Kemmelberg, si è ritrovato circondato da maglie della squadra americana.

Difficile dire se a quel punto avesse in animo di tentare la giocata individuale a qualsiasi costo. Quel che è certo è che quando all’ultimo passaggio sul celebre muro ha dovuto rispondere all’attacco di Pedersen, non aveva più il brio delle tornate precedenti. Dopo l’arrivo ha ammesso di aver pagato la fatica della gara di Harelbeke, ma ha fatto presto a ricordare che in gruppo c’era anche Pedersen. In realtà venerdì il danese ha chiuso a quasi 3 minuti dal vincitore iridato, quindi sicuramente il suo dispendio energetico è stato inferiore, ma il vero succo della questione è che Mathieu ha letto male la corsa oppure ha creduto di poter giocare ancora una volta da solo.

«La nostra forza in Lidl-Trek – ha invece spiegato Pedersen – è correre come una squadra e non per un unico leader. Non designiamo nessuno come numero uno. Se mi avessero detto di non puntare alla mia vittoria, ma di lavorare per lo sprint di Milan, lo avrei fatto. Abbiamo capito che ciò disturba i nostri avversari, che non sempre capiscono molto bene la nostra strategia».

Conoscendo il finale di gara, l’attacco di Kopecky aveva coinvolto anche Lorena Wiebes
Conoscendo il finale di gara, l’attacco di Kopecky aveva coinvolto anche Lorena Wiebes

Solista senza squadra

Nella gara delle donne, l’altrettanto ambiziosa e iridata Lotte Kopecky ha attaccato sul Kemmelberg e ha portato con sé Lorena Wiebes. Non ha tentato l’azione individuale. E quando sono state riprese, anziché intestardirsi nel cercare la soluzione personale, si è messa al servizio della compagna che alla fine ha portato a casa la vittoria. Dall’altra parte, Elisa Longo Borghini avrebbe potuto correre per sé, ma assieme a Van Dijk e Van Anrooij ha capito che la carta migliore fosse Balsamo e per Elisa hanno lavorato.

Van der Poel si è ritrovato a corto di gambe in fuga con Pedersen a 30 chilometri dall’arrivo. E questa volta, al contrario di quanto fatto a Sanremo, non ha ragionato da leader di una squadra. Avrebbe potuto rialzarsi, non collaborare e favorire il rientro del gruppo, in cui Philipsen avrebbe potuto giocarsi la volata contro Milan e i velocisti rimasti. Ma non lo ha fatto e ha preferito puntare su se stesso, pur consapevole che in certi arrivi Pedersen è più forte di lui. Allo stesso modo aveva perso il Fiandre del 2021 contro Kasper Asgreen e la Roubaix contro Colbrelli: impossibile che non lo ricordasse.

«In realtà neanche io ero sicuro al 100 per cento del mio sprint – ha detto Pedersen – ma sono partito più lungo che potevo per mettergli pressione».

Al Fiandre del 2021, Van der Poel perse la volata lunga contro Asgreen, come accadde anche alla Roubaix contro Colbrelli
Al Fiandre del 2021, Van der Poel perse la volata lunga contro Asgreen

Fiandre in arrivo

A una settimana dal Giro delle Fiandre, la Gand ha mostrato che i solisti della Soudal-Quick Step non sono ancora entrati in gara. La Visma-Lease a Bike porta ancora le cicatrici della sconfitta di Van Aert ad Harelbeke, ma soprattutto ha mostrato che Laporte, Van Baarle e Benoot non sono ancora al livello dei tempi migliori. La Alpecin-Deceuninck ha l’immenso Van der Poel, ma alle sue spalle c’è poco. Pogacar non ci sarà per scelta. E di colpo sulla scena sono piombati i corridori della Lidl-Trek, capaci di mettere le briglie a Van der Poel. Certamente su quel percorso che non concede sconti, Mathieu avrà tutte le carte in regola per puntare alla tripletta. Il gioco sarà capire se la resa di ieri abbia instillato in lui il dubbio che non sempre sia possibile fare tutto da soli.

Aru torna in Sardegna con un’Academy e porta le bici nelle scuole

25.03.2024
6 min
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«Voglio restituire quello che la mia terra mi ha dato»: una frase carica di emozione e piena di significato quella che Fabio Aru ha pronunciato quando gli abbiamo chiesto il perchè di questa suo progetto. Stiamo parlando della Fabio Aru Academy, una squadra nata dalla volontà del sardo di dare la possibilità a ciclisti dai 6 anni in su di pedalare e praticare ciclismo in Sardegna. 

Cosa fa oggi Fabio Aru?

Per scelta appena terminata la carriera, non ho voluto seguire la strada di entrare in un team. Ci sono tanti ex atleti professionisti che magari intraprendono la carriera del direttore sportivo piuttosto che altri ruoli nei team professionistici. Sono ruoli che danno anche tante soddisfazioni, perché mi capita di parlare spesso con dei miei ex colleghi. Io ho preferito avere dei ruoli in alcune aziende che rappresento e faccio una serie di attività, dalla prova dei materiali agli eventi che facciamo. Questo mi permette di essere più presente a casa rispetto all’essere via 200 giorni all’anno. Mi dà anche la possibilità di conoscere anche un altro ambiente. Sono ambassador di Specialized Italy, Assos per quanto riguarda l’abbigliamento, Ekoi per quanto riguarda gli occhiali. Sono ambassador di Forte Village che è un resort in Sardegna per cui faccio anche delle academy da maggio fino a ottobre. Infine l’anno scorso è nata ufficialmente la Fabio Aru Academy.

L’Academy va dai più piccoli fino ad arrivare agli juniores
L’Academy va dai più piccoli fino ad arrivare agli juniores
Parlaci di questa Academy…

Già nel 2017, assieme ad alcuni amici del mio paese, era nata l’idea di dedicarsi al settore giovanile, sulle basi della mia prima storica società ciclistica, la Mountain bike Piscina Irgas. Inizialmente c’era un team satellite e si chiamava Accademia Fabio Aru. Da quando ho smesso c’è stata comunque l’idea e l’ambizione di creare la Fabio Aru Academy. Abbiamo così dato vita a questo progetto con tanto impegno e ci sta portando delle belle soddisfazioni.

Cosa ti ha spinto a creare questa realtà?

L’idea che ha dato il via a tutto è stata quella di restituire qualcosa alla mia terra, al mio paese, alla mia gente. Infatti la Fabio Aru Accademy ha base a Villacidro, che è il mio paese natale, proprio perché so quanti sacrifici ho dovuto fare per andare a prendermi il sogno di diventare ciclista. Logicamente la Sardegna è una terra bellissima, però ricordiamo che essendo un’isola, dal punto di vista dei viaggi è tutto più complicato rispetto a un giovane che nasce in Lombardia o in Piemonte, nel senso che magari con due ore di macchina riesci a fare una certa attività. So quanto è stato difficile per me anche dal punto di vista economico, per cui ho voluto cercare di aiutare il più possibile dei ragazzi che coltivano la mia stessa passione, supportandoli in questo percorso.

Tra le specialità non può mancare la MTB
Tra le specialità non può mancare la MTB
Che età hanno i ragazzi della Academy?

Partiamo dai G1, quindi praticamente dai 6 anni fino agli juniores. Abbiamo un paio di ragazzi U23, che fanno qualche gara anche fuori. Quindi abbiamo una parte di giovanissimi, G1 e G6, che è quella più importante e poi una parte tra esordienti e allievi e juniores, anch’essa molto importante.

Che specialità fate fare ai giovani atleti?

Più o meno il percorso che ho fatto anche io quando ero giovane. Ho iniziato con la mountain bike e con il ciclocross prima di trovare la disciplina a cui ero più adatto, cioè la strada. Secondo me, non smetterò mai di dirlo, è importante soprattutto nelle categorie dai giovanissimi ma anche dagli esordienti e allievi, fare un po’ di multidisciplina. Fare soprattutto le discipline dell’offroad, quindi MTB e ciclocross. Lo stanno dimostrando i tempi moderni con Van der Poel, Van Aert, Pidcock e potrei fare almeno una decina di nomi di atleti che venendo dalla MTB, hanno acquisito delle capacità di guida superiori alla media degli stradisti. Mi capita certe volte anche usando la bici da strada di trovare delle curve con un po’ di brecciolino e di intuire in anticipo come si comporterà la bicicletta.

Il tuo è un esempio che oggi ha acquisito sempre più conferme…

Dieci anni fa, uno stradista che si cimentava in una gara di ciclocross non era visto benissimo. Però oggi dai dati che abbiamo tutto questo funziona ed è diventato un aspetto prezioso su cui lavorare. Lo stesso Pogacar ha fatto delle gare di ciclocross e ne ha anche vinte, quindi possiamo dire che la multidisciplina porta dei grandi risultati.

E la strada, invece, questi giovani la praticano?

Sì, fanno anche strada. Logicamente si alternano tra strada e mountain bike durante il periodo primaverile-estivo e poi ciclocross durante la stagione invernale. Concentriamo gli allenamenti e ci sono due tecnici che seguono i ragazzi: gli esordienti, gli allievi e gli junior. In più abbiamo 3-4 tecnici che seguono i giovanissimi. I ragazzi sono sempre seguiti, facciamo due allenamenti a settimana per i piccolini mentre i grandi fanno ovviamente qualcosa in più

Per quanto riguarda il calendario, dicevi che logisticamente non è così facile gestire le trasferte…

Tra le gare in Sardegna e quelle fuori riusciamo a farne una trentina all’anno. Partecipiamo a tutte le competizioni organizzate dalla Federazione. A livello nazionale abbiamo partecipato per esempio al Meeting dei Giovanissimi con i più piccoli, abbiamo fatto una tappa del Giro d’Italia Ciclocross, abbiamo partecipato ai vari campionati italiani su strada, in mountain bike e nel ciclocross. C’è anche una rappresentativa regionale che talvolta convoca alcuni dei nostri atleti per gare di livello nazionale e questo fa sì che il calendario sia fitto. Supportiamo i nostri giovani anche nelle trasferte, che siano via mare o in aereo.

Un bell’impegno…

Non è semplice, ma cerchiamo di non fargli mancare niente. Il ciclismo è uno sport dispendioso, anche quando si tratta di categorie giovanili. Abbiamo una serie di bici per tutti, logicamente con un piccolissimo contributo. Ovviamente quello delle famiglie è un supporto molto importante trattandosi di categorie giovanili. Non siamo una squadra professionistica dove tutto è dovuto, però sono contento perché stiamo riuscendo sempre di più a dare un grande supporto ai ragazzi.

Fabio ci tiene ad essere presente il più possibile agli incontri con i più piccoli
Fabio ci tiene ad essere presente il più possibile agli incontri con i più piccoli
Com’è vista la Fabio Aru Academy in Sardegna?

Devo dire che pian piano stiamo raggiungendo tutti gli obiettivi che ci siamo posti. Abbiamo appena inaugurato la nuova sede a Villacidro: 200 metri quadri che utilizziamo anche per alcuni allenamenti indoor durante le giornate più brutte. Anche se siamo in Sardegna, ogni tanto capita che piova (ride, ndr). Stiamo ricevendo supporto anche dalle istituzioni, anche se non è proprio così semplice. Logicamente l’aiuto dei nostri sponsor è il motore di tutto con Assos, Specialized, Ekoi, Crai. In più sin dall’anno scorso abbiamo lanciato un progetto nelle scuole. Cinque giornate, in cui abbiamo organizzato una mattinata incentrata sul ciclismo e sullo spiegare come funziona. Siamo riusciti a coinvolgere 1.600 ragazzi e questo non ha prezzo. Loro sono il futuro e noi dobbiamo dargli la possibilità di innamorarsi di questo sport.