Il talento di Chantal Pegolo, a quota quattro fra le juniores

23.06.2024
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Ha già 4 vittorie in carniere e quando sei appena entrata nella dimensione junior non è cosa da poco. Di Chantal Pegolo si sente parlare da tempo, già da allieva era emersa come un talento puro, un diamante grezzo che aveva solo bisogno di essere lavorato e le prime avvisaglie sono davvero più che positive.

Non è solamente questione di risultati. La sensazione che si ha parlandoci è quella di una ragazza che a dispetto della giovanissima età sia già davvero sul pezzo, concentrata su quel che potrà fare e soprattutto conscia delle grandi possibilità in suo possesso, se saprà lavorarci sopra nulla è precluso.

Già da allieva Chantal Pegolo si era messa in chiara evidenza come ciclista fra le più complete
Già da allieva Chantal Pegolo si era messa in chiara evidenza come ciclista fra le più complete

«Non mi aspettavo certamente di iniziare così, già alla prima gara ho chiuso seconda e da lì ho sempre avuto risultati buoni. Quando mi sono avvicinata alla nuova categoria pensavo che dovevo imparare, che avrei dovuto avere pazienza, invece è venuto tutto molto naturale. Mi sono ambientata in fretta, anche, anzi soprattutto dal punto di vista tecnico».

Rispetto alla tua attività da allieva che differenze hai trovato?

I percorsi sono sicuramente più impegnativi, ma soprattutto quello che mi ha impressionato sono le medie, si viaggia costantemente oltre i 40 all’ora quando nella categoria inferiore difficilmente ci si arriva anche in tratti brevi. C’è un cambio abissale, poi devo dire che è molto divertente poter correre con le più grandi, quelle della categoria superiore perché s’impara tanto.

L’ultima sua gara sono stati i tricolori a cronometro, chiusi al 25° posto (foto Frantz Riva)
L’ultima sua gara sono stati i tricolori a cronometro, chiusi al 25° posto (foto Frantz Riva)
Gareggiare con la categoria superiore sarebbe utile secondo te anche per le allieve?

Io penso proprio di sì, magari in pochi selezionati eventi per acquisire esperienza. Lo si vede quando ci confrontiamo con quei Paesi esteri dove una cosa simile viene fatta, hanno un background superiore che certamente aiuta molto. Sii acquisisce un altro modo di correre.

Che tipo di atleta sei, quali sono i percorsi dove ti trovi meglio?

Me la cavo un po’ dappertutto, in pianura come in salita, sono poi abbastanza veloce. Diciamo che mi devo ancora scoprire appieno, ma non dimentico mai che sono appena all’inizio del mio percorso di crescita quindi c’è tutto il tempo per capire quali sono le mie vere caratteristiche.

La volata vincente della friulana a Gossolengo, precedendo la Bulegato
La volata vincente della friulana a Gossolengo, precedendo la Bulegato
Sin da quando eri allieva però, di te si diceva già che sei un elemento molto duttile e soprattutto capace di fare squadra…

Questo mi fa piacere e vedo che si sta ripetendo anche nella mia squadra juniores dell’Uc Conscio Pedale del Sile. Siamo un bel gruppo, ci diamo una mano e abbiamo legato molto anche con lo staff, infatti ogni vittoria singola è una vittoria di tutto il gruppo.

Qual è stata finora la tua più bella gara?

Se devo essere sincera, al primo posto non metto una mia vittoria, ma la partecipazione al Tour du Gevaudan in Francia. Anche se non è andata benissimo o almeno non come io speravo: il primo giorno sono andata obiettivamente male, il secondo mi sono un po’ ripresa centrando la Top 10, ma avevo altre speranze. Tra quelle vinte metto al primo posto le due gare di Gossolengo, il Trofeo Burzoni a cronometro e il GP di Gossolengo dove, su un percorso che era davvero adatto alle mie caratteristiche, sono entrata nella fuga decisiva con una decina di atlete battendo la Bulegato allo sprint.

La friulana ha già fatto parte della nazionale juniores in due prove di Nations Cup
La friulana ha già fatto parte della nazionale juniores in due prove di Nations Cup
Come sei arrivata al ciclismo?

Ho avuto un esempio e un maestro d’eccezione in un mio vicino di casa, Manlio Moro. Lo vedevo vincere e volevo fare come lui finché a casa non si sono convinti e mi hanno portato a gareggiare, da lì non mi sono più fermata.

Hai seguito le sue gesta anche su pista?

Non proprio spinta da lui. Nel mio team tutte fanno la doppia attività proprio perché ritenuta utile per la strada, così anch’io faccio le gare nei velodromi, preferisco le specialità di endurance, quelle che fanno parte dell’omnium, tra le quali devo dire non ho preferenze particolari. Mi piacciono tutte…

Chantal con la Sanarini, oro agli Eyof 2023 e con l’altra azzurra Rapporti
Chantal con la Sanarini, oro agli Eyof 2023 dove la friulana ha chiuso sesta
Tu lo scorso anno eri con la Sanarini agli Eyof: che esperienza è stata?

Bellissima, davvero entusiasmante. Io sono portata a fare nuove conoscenze, a parlare e soprattutto mi era piaciuto potermi confrontare con le mie coetanee in inglese. E’ stata un’esperienza bellissima, ma a me piace molto poter gareggiare all’estero, infatti sono sempre contenta quando sono convocata in nazionale, poi vestire la maglia azzurra ha sempre un grandissimo valore che va onorato dando il massimo.

Magari potrai conquistarne un’altra nelle prove titolate…

Io lo spero e intanto conto di far molto bene ai campionati italiani di fine mese a Casella. Proprio per potermi guadagnare una maglia azzurra per i mondiali. Non è proprio il percorso ideale per me, troppo duro ma posso mettermi a disposizione delle compagne e lavorare per loro.

Hai una ciclista di riferimento?

Non proprio, il mio riferimento è Moro, non vedo l’ora di seguirlo a Parigi…

Balsamo, dai propositi di ritiro, al ritorno in grande stile

23.06.2024
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FIRENZE – Mentre Elisa Balsamo parla, la sua espressione ci sembra provata. Manca un’oretta al via del campionato italiano, la campionessa è venuta a sedersi sui gradini del pullman, per raccontare la sua storia. Chi l’ha vista allenarsi negli ultimi pochi giorni ci ha parlato di una gamba superba, pare che anche in pista abbia presto mollato ogni timore e ci abbia dato dentro. Ma quanto deve esserle costato riconnettersi con questo mestiere che tante soddisfazioni le ha dato, ma anche a dolore non ha mai scherzato?

Lei parla piano e, nell’ascoltarne le parole, la mente finisce a un verso di Bob Dylan: quante volte un uomo dovrà alzare lo sguardo, prima di poter vedere il cielo? E quando Elisa potrà vivere una stagione con l’anima finalmente leggera? Dove avrà trovato la forza per rialzarsi anche questa volta? L’anima è una corda che si può tendere a dismisura oppure a un certo punto dice basta?

«In realtà quando mi sono svegliata – mormora – ho detto che non volevo più andare in bici e per qualche giorno è stato così. Poi, poco per volta, il mio istinto di atleta è tornato fuori. E’ stata una cosa venuta esclusivamente da me, ogni passo. Nessuno mi ha mai forzato: la squadra, nessuno. E quindi se una persona si sente di fare le cose, allora è il momento giusto per ricominciare a farle. Non è stato semplice, sicuramente. Diciamo che adesso sono contenta di essere qua, per me è già una grande cosa partire oggi, essere qui con le mie compagne. Vedremo un po’ come va, più che altro come è il feeling a ritornare in gruppo. Non so bene cosa aspettarmi».

La condizione in salita è parsa soddisfacente: il Giro d’Italia potrebbe darle ciò che manca
La condizione in salita è parsa soddisfacente: il Giro d’Italia potrebbe darle ciò che manca

Dai rulli alla strada

Sono passati diciotto giorni dal ritorno in sella dopo la caduta della Vuelta Burgos, avvenuta pochi giorni dopo il viaggio con la nazionale alla scoperta del percorso di Parigi. In un battito di ciglia, è passata dall’adrenalina della grande sfida alla paura che fosse tutto finito. Un film purtroppo già visto, anche se questa volta rispetto allo scorso anno, la bocca non è stata toccata e ha sempre potuto alimentarsi senza problemi.

«Esserci già passata mi ha insegnato qualcosa – dice con una punta di sarcasmo – va così da due anni. Però adesso basta, vorrei evitare altre esperienze simili. Diciamo che sono state comunque due cose diverse. Non è stato facile né l’anno scorso e neppure quest’anno, ma fortunatamente ho potuto riprendere a pedalare un po’ prima. Ho fatto un po’ sui rulli e poi ho iniziato a uscire su strada, ovviamente col tutore alla mano sinistra. Non è la stessa cosa, però almeno ho iniziato a allenarmi».

Gaia Realini si è scusata per non averla aiutata in finale, ma ha forato una gomma finendo in una buca enorme
Gaia Realini si è scusata per non averla aiutata in finale, ma ha forato una gomma finendo in una buca enorme

Senso di liberazione

Le foto di Balsamo sui rulli e poi su strada ci hanno fatto sorridere e subito le abbiamo mandato un messaggio per dirglielo. Quante volte un uomo dovrà alzare lo sguardo, prima di poter vedere il cielo? Elisa Balsamo è salita sui rulli il 4 giugno ed è poi uscita su strada il 10, in una sorta di liberazione che ci ha ricordato la prima uscita in bici dopo la chiusura del lockdown, quando tornammo a immaginare la libertà.

«Sì, più o meno è stato così – sorride – quel giorno mi sono piaciute anche le gallerie di Livigno. Ero su perché avevo già prenotato. Avevamo in conto di andare anche con la nazionale pista, per cui la prima settimana mi sono allenata sui rulli, dato che non potevo uscire su strada. Siamo andati lo stesso per stare tranquilli e non poteva essere altrimenti, visto che eravamo a Tre Palle. Abbiamo cercato di stare lontani da tutto e da tutti gli stress e poi avremmo visto come andava. Abbiamo messo una buona base, pur sapendo che al rientro avrei trovato ragazze che arrivano da gare e che hanno corso. Quindi indubbiamente la mia condizione non è delle migliori, ma mi preme soprattutto capire la mia reazione all’interno del gruppo. Non ho altri obiettivi per oggi».

Voglia di Giro

P.S. Il campionato italiano ha visto Elisa Balsamo sesta alle spalle della compagna Longo Borghini. Tutti gli sguardi che abbiamo incrociato dopo l’arrivo, mentre riprendeva fiato seduta per terra, stavano a significare la grande stima per il suo recupero. Ora il programma che vorrebbe comprende il Giro d’Italia per mettere insieme più lavoro e poi il doppio impegno alle Olimpiadi.

«Sono stata un po’ nervosa nel finale quando si andava verso lo sprint – dice – per il resto tutto abbastanza bene. Ma devo fare il Giro, credo che ne avrò bisogno».

La grossa differenza fra quella Balsamo seduta sui gradini del pullman e quella seduta sull’asfalto dopo la corsa sta nel lampeggiare dello sguardo. I suoi genitori la osservavano dalla transenna facendo battute per scacciare la preoccupazione, ma adesso Elisa è sulla strada giusta per fare grandi cose. E speriamo che a forza di puntare in alto, possa presto vedere nuovamente il cielo.

Longo Borghini, il quinto tricolore per scacciare i fantasmi

22.06.2024
7 min
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SCARPERIA – Ha attaccato poco prima del suono della campana, quando mancavano 26 chilometri al traguardo. La Lidl-Trek l’ha lanciata come si fa negli sprint col velocista ed Elisa Longo Borghini ha preso il largo. Dieci secondi. Poi venti. Poi quasi cinquanta. E quando alla fine il traguardo ha interrotto l’inseguimento, il gruzzolo di 13 secondi rimasti le ha permesso di alzare le braccia e inscenare una mimica che poi ci spiegherà.

Dietro inseguivano le ragazze delle Fiamme Azzurre, con Elena Cecchini e Chiara Consonni per Letizia Paternoster. Anche la UAE Adq sembrava voler lavorare per Eleonora Gasparrini (poi tricolore U23), ma non ha messo tutte le ragazze a tirare. E la Longo, voltandosi appena un paio di volte, ha ringraziato e portato a termine il quinto successo tricolore. Pensando allo smacco di due giorni fa, quando il titolo della crono le è stato tolto per una penalizzazione a causa dell’esigua distanza dell’ammiraglia alle sue spalle, si capisce che fosse super motivata.

«Me la sono ripresa!»

Raramente infatti abbiamo visto Elisa sorridere al limite della commozione. Quando scherzando, prima del podio, le abbiamo detto che almeno una maglia le è rimasta, ha cambiato sguardo e con tono minaccioso ha detto: «Non mi è rimasta, me la sono ripresa!». Ma ora che siamo occhi negli occhi e si parla un po’ più a fondo, il suo stato d’animo viene a galla e tutto si spiega. Si è seduta sugli scalini del podio, noi siamo qui davanti, in ginocchio ai suoi piedi. Scherza anche su questo, l’umore è comunque buono.

«Ero molto triste ieri – spiega – non tanto per aver perso il titolo italiano a cronometro, ma per il pensiero che qualcuno credesse che io vinca con il sotterfugio. Questo non mi appartiene, a me piace vincere e perdere correttamente. Ho accettato il verdetto della giuria. Io credo profondamente nella giustizia e andava bene così, però sono rimasta molto male. Devo dire che ho provato anche un forte senso di vergogna ieri nel fare la sgambata, indossando la maglia della Lidl-Trek…».

Perché?

Avevo paura che le persone mi guardassero e pensassero che io non voglia vincere correttamente. Però poi alla fine mio marito mi ha detto una cosa molto intelligente. Mi ha detto che era tutto nella mia testa e nessuno del mestiere pensa una cosa così. Ed ha aggiunto: «Domani fai vedere che tu vinci lealmente e che sei la più forte». Stessa cosa mi ha detto ieri la mia amica Audrey: «Corri col cuore e smentisci tutti anche quelli che pensano male, che sono molto pochi». E oggi per me è un sollievo e questa è la maglia tricolore del sollievo e della correttezza. Sapete cosa ho detto ieri a Jacopo?

Cosa?

Se domani vinco, mi giro e faccio il segno alla moto di stare dietro. E oggi l’ho fatto (sorride, ecco spiegata la mimica sul traguardo, ndr).

Il rientro di Elisa Balsamo è stato molto positivo: i numeri c’erano, come pure i dubbi
Il rientro di Elisa Balsamo è stato molto positivo: i numeri c’erano, come pure i dubbi
Un attacco preparato e messo a segno con la squadra…

Attacco preparato. Sapevamo che Elisa Balsamo era forte, però aveva anche il dubbio della prima corsa dall’infortunio. Ci siamo parlate e lei mi ha detto di attaccare. Ilaria Sanguineti e Gaia Realini mi hanno fatto una leadout galattico. A quel punto avevo solo da sparare il mio colpo e sono riuscita a staccarle tutte ed arrivare all’arrivo. Sapevo che non era semplice sopravvivere nei tratti controvento sulla strada grande. Però ho tenuto dei watt costanti e sapevo che se fossi salita ad un determinato wattaggio sugli strappetti, non mi avrebbero più presa. E’ stata un’azione lunga quasi come la crono di giovedì. E’ una bella soddisfazione avere questa maglia, sono felice.

Quanto è importante avere delle conferme di questo tipo prima del Giro d’Italia e delle Olimpiadi?

Molto! Ho lavorato tanto in altura, ma soprattutto sull’endurance e non su lavori più esplosivi. Adesso tornerò al Rifugio Flora Alpina, a San Pellegrino, con la nazionale e riuscirò a fare ancora un bel blocco di lavoro. Slongo verrà con me per fare determinati tipi di lavoro dietro moto. Cercherò di prepararmi al meglio.  Per ora è stata una bellissima stagione e spero di riuscire ad affrontare il Giro in un’ottima condizione. Altrimenti mi metterò l’anima in pace.

Parlavi di Elisa Balsamo: incredibile come sia rientrata forte già alla prima corsa, no?

Per me è una bellissima cosa. Elisa ha passato due anni veramente di inferno e ci ha sempre messo la faccia, nel vero senso della parola. Immagino la sua sofferenza e la stimo molto proprio per il modo in cui riesce sempre a tornare. Perché alla fine rinasce sempre e io sono una sua fan. La stimo tantissimo e mi ispira ogni giorno a fare meglio.

C’è una dedica particolare per questa maglia?

Oltre a mio marito Jacopo, la dedico a mio papà e mia mamma. E’ un evento più unico che raro che mio papà sia venuto a vedermi, perché adesso è la stagione del fieno e lui sta facendo il fieno, quindi è sempre un po’ preso. Però fortunatamente a casa piove e allora mi ha detto che sarebbe venuto. E sono contenta che mio papà fosse qua oggi.

A parte quello che deciderà Velo, quanto sarebbe importante per te fare la crono di Parigi, sia per la prova in sé e sia in funzione della strada?

Sicuramente la crono per me è importante e ci ho anche lavorato abbastanza. Migliorare era uno degli obiettivi della stagione, anche in chiave Grandi Giri. Penso di avere fatto un’ottima prova anche all’italiano, perché comunque su un percorso così poco adatto alle mie caratteristiche, sono riuscita a mettere giù dei buoni numeri, nonostante la stanchezza dello Svizzera dove non ci siamo per niente risparmiate. Alle Olimpiadi ci terrei veramente molto, poi la scelta non dipende da me. Accetterò qualsiasi verdetto, non muore nessuno. Sarebbe bello poterla fare per cercare un buon risultato, ma anche per sbloccarsi in vista della strada. E adesso andiamo. Stasera torno a casa e preparo la valigia per me e per Jacopo che domani corre. Viene anche lui in altura. Vedete che anche io faccio delle cose da brava moglie?

Si alza e si allontana con il dottor Daniele e con Elisabetta Borgia. Il sorriso che ha riscoperto in questo lungo periodo iniziato con il lockdown illumina le sue prestazioni e l’umore di chi la circonda. Non ci si abitua mai a vincere, l’ha appena detto, soprattutto se ogni vittoria costa tanta fatica. Quella di oggi non è stata banale, ma serviva un gesto come questo per scacciare gli ultimi fantasmi.

Gaviria a Parigi nell’omnium e in Colombia è polemica

22.06.2024
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La vicenda ha lati molto intricati, come solo i Giochi Olimpici sanno creare soprattutto quando la scadenza delle iscrizioni (fissata improrogabilmente per tutte le discipline per l’8 luglio) si fa imminente. In Colombia le scelte per la nazionale hanno destato grandi polemiche, non tanto per la strada, con Bernal impiegato nella prova in linea in coppia con il viceré del Giro d’Italia Martinez che correrà anche la cronometro, quanto per la pista. Qui infatti tornerà a sorpresa Fernando Gaviria, togliendo il posto a Juan Esteban Arango che non l’ha presa affatto bene.

Riassumiamo i fatti: Arango è un corridore di 37 anni che ha seguito lo sviluppo di tutto il periodo di qualificazione su pista, staccando alla fine un biglietto per la sua nazione per le prove endurance. Oggi nel ranking Uci dell’omnium Arango è numero 20 e vanta nel suo palmares un numero notevole di medaglie fra le varie manifestazioni omnisportive che si svolgono al di là dell’Atlantico (Giochi Panamericani, Centroamerican, Bolivariani e così via).

Juan Esteban Arango, numero 20 del ranking Uci per le prove endurance (foto Colprensa)
Juan Esteban Arango, numero 20 del ranking Uci per le prove endurance (foto Colprensa)

Un passato da iridato

Dall’altra parte c’è Gaviria che fino al 2016 si divideva fra strada e pista e con risultati importanti, tanto da laurearsi campione del mondo nell’omnium nel 2015 e 2016 e partire per favorito ai Giochi di Rio, dove finì ai piedi di quel podio sormontato dalla grandezza di Elia Viviani, che era al tempo il suo più fiero avversario, su pista come nelle volate in giro per il mondo. Poi il colombiano ha messo definitivamente da parte la pista, anche se…

In effetti Gaviria aveva capito che l’opportunità di tornare a competere ai Giochi era ghiotta, ma bisognava riprendere un po’ la mano. Dal 2023 ha ritrovato tempo e voglia di girare per i velodromi tanto da raccogliere medaglie d’argento ai campionati panamericani di San Juan (ARG) nell’omnium, nel quartetto e nella madison, proprio con quell’Arango a cui ha tolto il posto.

Il quartetto colombiano argento a San Juan, con Gaviria e Arango insieme (foto Colprensa)
Il quartetto colombiano argento a San Juan, con Gaviria e Arango insieme (foto Colprensa)

I privilegi del WorldTour

L’annuncio della squadra olimpica (su pista ci sono anche 4 qualificati per le prove veloci) ha destato molto scalpore. Arango non ha fatto mistero della sua delusione: «Ho ottenuto la quota olimpica per la Colombia con sacrifici e sudore – ha raccontato a Caracol Radio – seguendo tutto il percorso di qualificazione. Due mesi fa il cittì John Jaime Gonzalez mi ha chiamato annunciandomi che avrebbe scelto Gaviria. Forse far parte di un team del WorldTour dà un privilegio.

«Io sono un professionista e ho accettato la decisione continuando però ad allenarmi perché non si può sapere mai che cosa può succedere. Resto comunque come sostituto, per questo sono rimasto negli Usa a prepararmi e gareggiare. Ma non condivido la scelta che è stata fatta, se c’è un posto anche per la Colombia è merito mio».

Viviani e Gaviria nell’omnium di Rio 2016, con l’azzurro oro e il colombiano quarto
Viviani e Gaviria nell’omnium di Rio 2016, con l’azzurro oro e il colombiano quarto

Gaviria, bocca cucita pensando al Tour

Le parole di Arango sono molto dure e toccano lo sprinter della Movistar solo di striscio: «Gaviria è un corridore con molte qualità, non lo scopro certo io, ma in questo caso ci sono poche argomentazioni in suo favore».

Da una parte quindi c’è Gaviria, che torna al suo vecchio amore e ci arriverà presumibilmente seguendo la strada (nel vero senso della parola) di tanti colleghi, in quanto è probabile il suo ingresso nel team chiamato a correre il Tour de France. Bocche cucite fino alla partenza da Firenze, a maggior ragione toccando un argomento che nelle ultime ore è diventato scottante. Non si è invece potuto sottrarre al discorso il cittì Gonzalez che, chiamato in causa da As, ha detto le sue ragioni.

Il cittì colombiano Gonzalez ha risposto stizzito alle polemiche innescate dalle convocazioni (foto Coc)
Il cittì colombiano Gonzalez ha risposto stizzito alle polemiche innescate dalle convocazioni (foto Coc)

Gonzalez alza la voce

«Le quote sono numeriche e noi dobbiamo scegliere i migliori corridori a disposizione. Bisogna privilegiare chi sta facendo bene, chi può dare lustro al nostro Paese. Inoltre molti non tengono conto che ai Giochi possono andare solamente coloro che hanno preso punti e anche Fernando lo ha fatto, non solo Arango».

Questo è vero solo in parte e va sottolineato, se infatti si guarda al ranking per le prove endurance, a fronte di un Arango che è nelle posizioni di immediato rincalzo al vertice, Gaviria non è neanche presente, quindi i punti utili non sono arrivati da lui. Resta però la facoltà del cittì di scegliere chi ha le migliori opzioni a suo giudizio.

Lo sprinter della Movistar ha ripreso a correre su pista nel 2023 pensando a Parigi
Lo sprinter della Movistar ha ripreso a correre su pista nel 2023 pensando a Parigi

Una decisione collegiale

«Non sono stato solo io a decidere – ha però sottolineato Gonzalez – la scelta è stata fatta da una commissione tecnica e io ho espresso il mio parere alla fine, per non influenzare nessuno. Reputo che Gaviria abbia più esperienza per poterci ben rappresentare. La scelta è stata difficile, ma doveva essere fatta con la testa e io sono più che mai convinto della bontà di quello che abbiamo deciso».

Che cosa potrà fare Gaviria a Parigi? Contro gente come Ben Thomas e Hayter (citiamo solo loro per scaramanzia…) il colombiano sembra avere perso qualcosa in fatto di smalto e abitudine al gesto: sappiamo bene quanto essa sia importante come va ripetendo quasi come un mantra lo stesso Villa. Quel che è certo è che nelle tre settimane del Tour non saranno pochi coloro che lo avvicineranno toccando l’argomento. Tanto per mettere un po’ di pressione in più.

Abbiamo provato il percorso del Gravel World Championships 2024

22.06.2024
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LEUVEN (Belgio) – Dopo l’esordio in Italia nelle prime due edizioni, il 5 e 6 ottobre di quest’anno il mondiale gravel si sposterà in un’altra storica patria del ciclismo, il Belgio. Più precisamente nelle Fiandre, più precisamente ancora nel Brabante Fiammingo, la provincia che circonda Bruxelles.

Il percorso del UCI Gravel World Championships 2024 – questo il nome completo – partirà dalla cittadina di Halle e arriverà a Leuven, la capitale della provincia fiamminga, che nel 2021 ospitò i mondiali strada. Qualche settimana fa abbiamo avuto la fortuna di essere invitati da Cycling in Flanders per andare a provare l’ultima parte del tracciato.

La città di arrivo del mondiale gravel sarà Leuven, che ospitò i mondiali su strada nel 2021 (depositphotos.com)
La città di arrivo del mondiale gravel sarà Leuven, che ospitò i mondiali su strada nel 2021 (depositphotos.com)

Lunghezza del percorso

Iniziamo col dare alcuni dati generali. L’ufficialità sui dettagli del percorso verrà data solo ad inizio settembre, ma da quello che abbiamo potuto capire, il grosso dovrebbe già essere delineato come segue.

Il tracciato si articola in una prima parte in linea di 87 km da Halle a Leuven, da cui inizierà il circuito finale di 47 km, per un totale di 134 km. Questo sarà il percorso che affronteranno le donne, sabato 5 ottobre. 

La gara degli uomini, il giorno successivo, dopo la parte in linea prevederà invece due giri del circuito di Leuven, per 181 km complessivi. In tutto ciò, la percentuale di strada non asfaltata che troveranno i corridori sarà vicina o poco superiore al 50 per cento.

Altimetria da classica fiamminga

L’altimetria dichiarata per la gara femminile è di 1.080 metri di dislivello, per gli uomini dovrebbe essere sui 1.500. Sia dai chilometri che abbiamo percorso in prima persona, sia dalla traccia generale che ci hanno fornito, possiamo dire che salite vere non ce ne sono, nemmeno qualcosa di simile all’Oude Kwaremont del Fiandre

Non si superano mai i 150 metri sul livello del mare e dalle informazioni in nostro possesso, la Cima Coppi risulta essere una collina nei pressi di Waterloo, coi suoi 136 metri di altitudine. Salite vere non ce ne sono, ma guardando l’altimetria si nota che non c’è mai nemmeno vera pianura, tranne forse una manciata di chilometri scarsi entrando a Leuven, prima di un breve muro in pavé che termina a circa due chilometri dall’arrivo, posto nella piazza antistante la stazione.

Com’era forse prevedibile per un mondiale gravel organizzato nelle Fiandre, l’altimetria è un susseguirsi ininterrotto di saliscendi, mangia e bevi, strappi e strappetti che da un lato potrebbero rendere la gara troppo poco dura per passisti scalatori, dall’altra alla lunga potrebbero risultare indigesti per i corridori troppo pesanti.  

Planimetria da gara di cross

E poi c’è la planimetria, tutt’altro che semplice da interpretare. Il tratto rettilineo più lungo saranno i circa 6 chilometri all’interno del Parco Nazionale Brabantse Wouden, a sud di Leuven, chilometri però completamente immersi nel bosco e sterrati. Per il resto sarà un continuo cambio di direzione con conseguenti rilanci che renderanno la gara – parere personale – molto più simile ad una prova di ciclocross che ad una su strada

A proposito di ciclocross, durante la nostra ricognizione abbiamo messo le ruote sopra praticamente ogni tipo possibile di superficie. Da ampie strade forestali a single track tra campi di grano e papaveri, da muri in pavé a sassose strade di campagna, fino a passaggi su radici, terra e fango. Il finale si snoderà nel centro cittadino su strade strette in selciato e asfalto, con l’ultima curva posta a un chilometro dall’arrivo che come già detto sarà posto a Martelarenplein, la piazza antistante la stazione centrale.

Tutto questo per dire che quello di Leuven sarà un mondiale gravel tosto, esigente per i mezzi meccanici come per i corridori, in cui probabilmente vedremo bici con coperture generose e passaggi molto tecnici in cui gli atleti dovranno giocoforza passare in fila indiana. Tutti ottimi ingredienti per un grande spettacolo.

Possibili favoriti (secondo noi)

E’ ancora presto per sapere quali corridori saranno al via del prossimo mondiale gravel, che ripetiamo è in programma il 5 e 6 di ottobre, una settimana prima del Giro di Lombardia. Detto questo, proviamo lo stesso a dire qualche grande nome che potrebbe trovarsi a proprio agio in un percorso del genere.

Facilmente ci sarà il campione uscente Matej Mohoric, che potrebbe dire la sua considerando le sue capacità di guida e l’altimetria non esagerata. Lo stesso vale per Thomas Pidcock, abituato a ben altre asperità nella mtb, come anche per Mads Pedersen, molto più pesante ma sempre protagonista nella campagna del Nord.  

Un altro nome che, se fosse presente, potrebbe fare bene dopo quanto dimostrato alle ultime Parigi-Roubaix è Jasper Philipsen, che inoltre risulterebbe quasi imbattibile in un possibile arrivo in volata. Ma poi, come sempre in questo genere di gare, si finisce sempre a parlare di quei due, Van der Poel e Van Aert.

Per l’olandese sarebbe la terza maglia iridata in altrettante discipline, e il percorso sembra davvero disegnato sulle sue caratteristiche. Per il belga invece sarebbe una grande occasione di diventare finalmente profeta in patria, dopo che allo scorso mondiale gravel in Veneto ha fatto segnare il miglior tempo, ma ha dovuto ancora una volta lasciare ad altri la vittoria a causa di un problema meccanico.

Non mancherà certo il pubblico: questo è quel che accadde nel 2021 per i mondiali strada
Non mancherà certo il pubblico: questo è quel che accadde nel 2021 per i mondiali strada

Considerazioni finali 

Quello che possiamo dire dopo aver provato in anteprima gli ultimi chilometri dell’UCI Gravel World Championships 2024 è che definire “gravel” quei chilometri è riduttivo.

Il primo fine settimana di ottobre nelle Fiandre vedremo una specie di enciclopedia di tutto quello che può fare una bicicletta lontana dall’asfalto. E non poteva che essere così: siamo in Belgio, dove il ciclismo non ha confini.

Azzurra Ballan, crescita costante e obiettivi chiari

22.06.2024
6 min
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Quando si guardano le partenti ad una gara o si scorrono gli ordini d’arrivo, il suo nome non può non passare inosservato. Azzurra Ballan è l’ennesima figlia d’arte che si sta ritagliando spazio e considerazione a suon di risultati in vista del 2025.

E’ vero che siamo tra le allieve e non bisogna aggiungere pressioni, ma in un ciclismo che si evolve alla velocità della luce talvolta vale la pena conoscere meglio alcuni di questi giovani protagonisti durante la loro formazione. La veneta classe 2008 dell’U.C. Giorgione, al secondo anno nella categoria, tre giorni fa a Grosseto ha ottenuto il terzo posto nel campionato italiano a cronometro (in apertura con papà Alessandro) e lo scorso weekend aveva chiuso seconda al fotofinish in Puglia nella seconda prova della Coppa Italia per società. La stagione di Azzurra sta entrando nel vivo e lei appare determinata nel cerchiare di rosso gli appuntamenti più importanti.

Azzurra Ballan chiude terza nella crono tricolore di categoria dietro Acuti e Rapporti
Azzurra Ballan chiude terza nella crono tricolore di categoria dietro Acuti e Rapporti

Vista da papà Alessandro

Azzurra deve il suo nome di battesimo ad una maglia – quella della nazionale – che suo padre Alessandro avrebbe dovuto indossare nel 2008 all’Olimpiade di Pechino, prima di essere escluso, e che poi glorificò qualche mese dopo a Varese con quell’allungo iridato che manda ancora tutti in soglia a ripensarci. Nel mezzo Alessandro era riuscito a centrare la tappa di Andorra alla Vuelta dedicandola proprio alla figlia nata ad inizio agosto. Questi però sono ricordi che ritornano nel cassetto, adesso c’è il presente di Azzurra.

Vuelta 2008. Alessandro Ballan, padre di Azzurra da poche settimane, le dedica la vittoria di tappa ad Andorra
Vuelta 2008. Alessandro Ballan, padre di Azzurra da poche settimane, le dedica la vittoria di tappa ad Andorra

«Rispetto a quando ci eravamo sentiti a marzo – spiega Alessandro, riferendosi al suo insediamento come presidente del Giorgione – Azzurra ora mi ascolta di più, anche se devo dire che mi aspettavo che maturasse più in fretta a livello tattico. Si perde in cavolate (dice col sorriso, ndr), come in Puglia che ha preso l’ultima curva prima dell’arrivo in ultima posizione e ha dovuto fare una volata di rimonta perdendo di un niente. Tuttavia penso che serva tutto per crescere. Sta incassando le sconfitte mantenendo il morale alto e sapendo che la vittoria arriverà presto.

«A differenza dell’Alessandro ragazzino, Azzurra è più convinta nell’avvicinamento alla gara. In ogni caso, i miei sono solo consigli da genitore. Lei sa che deve seguire le indicazioni dei nostri diesse. Ad oggi ha diversi contatti per passare juniores, ma sa che può permettersi di valutare bene le proposte visto che i risultati e soprattutto le prestazioni ci sono. Vedremo più avanti cosa sceglierà».

Azzurra sappiamo che sei un po’ timida e rompiamo il ghiaccio. Quali sono le tue caratteristiche? In cosa ti senti forte e dove senti di dover migliorare?

Penso di essere una ciclista abbastanza completa. Mi piacciono tutte le tipologie di gare: da quelle in salita a quelle allo sprint, fino alle crono. Forse quelle che preferisco sono quelle più dure, con dislivelli elevati, perché mi sento forte nella gestione della fatica e nel mantenere un ritmo costante. Per la verità amo anche le discese perché mi piace sentire l’adrenalina che sale mentre affronto ostacoli o curve. Però sono ancora molto giovane e non conosco appieno i miei limiti e le mie capacità.

A parte tuo padre Alessandro, hai qualche atleta attuale di riferimento, maschio o femmina, a cui ti ispiri?

Mi ispiro a moltissimi corridori dai quali mi sforzo di imparare o applicare le loro strategie nelle mie corse. Ammiro molto Van Aert perché riesce a vincere su tutti i terreni, ma mi piace tanto anche Mohoric, che considero il più intelligente e abile del gruppo. E’ grazie a loro che trovo la motivazione per continuare a dare il meglio di me.

Una curiosità veloce. C’è qualche ex compagno o avversario di tuo padre che hai visto sul web, che conosci o che ti ha colpito in modo particolare?

A dire il vero no. Non mi è mai capitato di conoscerli personalmente. Tuttavia, ammiro molto alcuni corridori che hanno condiviso esperienze con lui e che hanno lasciato il segno nel mondo dello sport.

Azzurra preferisce le gare dure in salita, ma sa difendersi bene a crono ed anche allo sprint
Azzurra preferisce le gare dure in salita, ma sa difendersi bene a crono ed anche allo sprint
Sei una delle migliori allieve del panorama nazionale, fin dall’anno scorso. Qual è il tuo metodo per cercare di essere sempre competitivi?

Come accennavo prima, cerco di impegnarmi al massimo in ogni allenamento e in ogni gara, cercando di restare sempre concentrata nel perseguire i miei obiettivi. E poi cerco di imparare da tutte le esperienze positive o negative che siano.

Partire in gara tra le favorite ti pesa o non ci pensi?

Posso dire che inizialmente mi sentivo opprimere dal peso del cognome e di essere costantemente controllata durante le gare, Invece col passare del tempo e con l’aumentare dei piazzamenti ho realizzato che posso ottenere ottimi risultati nonostante questo marcamento stretto. E quindi ora non ci faccio più caso.

Te lo aspettavi di avere una crescita così importante nelle ultime annate? E di conseguenza, quanto ci pensi alla prossima stagione da juniores?

Onestamente no, vedendo come ero partita. Ora sono molto contenta dei risultati che sto ottenendo e fiduciosa per il futuro.

Azzurra Ballan è nata l’11 agosto 2008. Nel 2025 diventerà juniores
Azzurra Ballan è nata l’11 agosto 2008. Nel 2025 diventerà juniores
Giù dalla bici, quali sono i tuoi studi ed interessi?

Oltre al ciclismo non ho grandi interessi. La maggior parte del mio tempo la dedico all’allenamento e allo studio. Attualmente frequento un istituto alberghiero, scuola che mi appassiona molto e che mi permette di conciliare l’educazione e la mia passione

Quali sono gli obiettivi a breve e medio termine per Azzurra Ballan?

Ad oggi i miei obiettivi principali rimangono la vittoria del campionato italiano in linea di quest’anno (il 6 luglio a Capannori, ndr) e della Coppa Rosa (il 7 settembre a Borgo Valsugana, ndr), un sogno che nutro da anni.

Sbaragli, l’obiettivo tricolore e le sfide fra Philipsen e Merlier

22.06.2024
7 min
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Storie di campionati nazionali e strani incroci. Domani sul traguardo di Sesto Fiorentino conosceremo il successore di Velasco, mentre in Belgio sarà Zottegem a salutare l’erede di Evenepoel. Storie di campionati nazionali e strani incroci. Lo scorso anno sul traguardo di Comano Terme, proprio alle spalle di Velasco e Lorenzo Rota, Kristian Sbaragli ottenne il miglior risultato degli ultimi mesi: terzo. Poi partecipò al mondiale di Glasgow e dopo quattro anni di onorato servizio scoprì di doversi trovare una squadra. La Alpecin-Deceuninck non lo avrebbe tenuto e approdò così al Team Corratec: il campionato italiano di domani potrebbe essere il modo di affacciarsi su un palcoscenico più prestigioso.

Contemporaneamente in Belgio due suoi ex compagni di squadra della Alpecin si troveranno contrapposti dopo una settimana di schiaffoni dati e presi al Baloise Belgium Tour. Merlier e Philipsen, due tappe per il primo e una per il secondo, a tenere viva una rivalità iniziata quando già condividevano maglia e datore di lavoro. Chi meglio di Sbaragli può farci da guida in questo intreccio di storie e nomi? Caso curioso per un tricolore che si assegnerà sulle strade toscane, il favorito numero uno sarà uno dei suoi migliori amici – Alberto Bettiol – con cui ha diviso a lungo allenamenti e sogni (i due sono insieme nella foto di apertura alla Grosser Preis des Kantons Aargau, vinta il 7 giugno da Van Gils con Bettiol al secondo posto).

Kristian è rientrato da poco dall’allenamento, domani (oggi, per chi legge) farà appena una sgambata e poi aspetterà la corsa. Sulla Toscana, come già a Grosseto per le crono, grava un cielo grigio e pesante che sa di caldo, anche se le previsioni per domenica danno anche la possibilità che piova.

Il podio al tricolore del 2023 fu per Sbaragli il lancio verso la convocazione per i mondiali di Glasgow
Il podio al tricolore del 2023 fu per Sbaragli il lancio verso la convocazione per i mondiali di Glasgow
Come arrivi al campionato italiano?

In modo un po’ diverso, perché non avendo fatto il Giro, magari c’è un po’ di base in meno. Però ho fatto diverse corse, come periodo in generale ho lavorato abbastanza bene per arrivare competitivo al campionato italiano, che è un obiettivo importante della stagione.

Il fatto di conoscere le strade e che si corra vicino casa dà qualche vantaggio?

Alla fine realmente cambia poco. Penso che le strade le avranno viste tutti: quelli che hanno già corso la Per Sempre Alfredo conoscono la salita e la discesa. Faremo cinque giri del circuito, avranno tempo di prendergli le misure, non è una gara in linea in cui ti puoi inventare qualcosa. Naturalmente però correre vicino a casa è uno stimolo in più, è il primo campionato italiano che mi capita di fare in Toscana.

Fare bene l’italiano può essere il modo di dare una svolta e un rilancio alla carriera?

Sicuramente. Penso che oggettivamente ci sono tanti corridori che stanno andando forte, che magari alla partenza sono più favoriti di noi. Però faremo il massimo e l’obiettivo è sempre uno: è un obiettivo importante.

Nel 2023 Sbaragli ha corso il mondiale di Glasgow: è andato in fuga e alla fine ha chiuso al 34° posto
Nel 2023 Sbaragli ha corso il mondiale di Glasgow: è andato in fuga e alla fine ha chiuso al 34° posto
La cosa singolare è che uno dei favoriti potrebbe essere il tuo “amicone” Bettiol…

Alla fine, se si vanno a vedere i risultati e la condizione attuale dei corridori, penso che Alberto sulla carta sia il favorito numero uno. Farà una bella corsa, per cui domenica sera si tirerà una riga e vedremo come è andata.

Negli anni scorsi facevi classiche, Giro oppure Tour: cosa ti pare di questa stagione lontano dalle luci della ribalta?

E’ un po’ diverso. E’ un ambiente più tranquillo, c’è meno stress dal punto di vista del risultato in sé per sé. Come in tutte le cose, ci sono lati positivi e lati leggermente più negativi. Non essere invitati al Giro d’Italia è stata una delusione che ha cambiato i piani nella prima parte di stagione. Mi sono trovato a fare delle gare che non conoscevo, però a livello di performance sono abbastanza soddisfatto, anche se a livello di risultati non abbiamo raccolto tanto. Però c’è ancora una bella fetta di stagione, quindi penso che ci sia la possibilità di rifarsi.

Invece cosa puoi dire dei tuoi ex colleghi: andavano d’accordo quando correvano insieme?

Diciamo che la rivalità interna c’è stata al Tour del 2021. Eravamo lì con una squadra per le volate, anche se poi abbiamo tenuto la maglia gialla per la prima settimana con Mathieu. Mi pare che la prima volata la vinse Merlier e Philipsen fece secondo. Jasper ha sei anni di meno e doveva ancora diventare quello che è oggi. Per noi il velocista di riferimento era Tim e quindi oggettivamente c’era un po’ di sana rivalità.

Philipsen faceva l’ultimo uomo di Merler?

Era un vincente, forse quel ruolo gli stava stretto. Quando Tim vinse la prima volata, i ruoli rimasero quelli, fino a che Merlier finì fuori tempo massimo e dovette tornare a casa. Per cui nella seconda parte del Tour fu Philipsen a fare le volate. Fece un paio di podi (arrivò due volte terzo e poi secondo a Parigi dietro Van Aert, ndr) e non riuscì a vincere, infatti mi ricordo era un po’ deluso. Invece nel 2022 si è rifatto bene e l’anno scorso ancora di più.

Quindi era prevedibile che nel 2023 Merlier andasse via?

Sì, oggettivamente, anche vista dall’interno, era un po’ prevedibile. In tutti i team, è molto difficile tenere due corridori con le stesse caratteristiche. Magari se c’è uno scalatore o un velocista, anche se non hai un budget altissimo, si trova spesso la possibilità di tenerli. Invece due corridori con le stesse caratteristiche sono proprio un problema. Anche se non fosse un fatto economico, potrebbe diventare un problema di calendari, perché alla fine noi eravamo una squadra basata sulle gare d’un giorno e sulle tappe. Non avevamo corridori da classifica, quindi alla fine le occasioni sono quelle. E se hai due leader, è difficile che la convivenza sia possibile. Per cui alla fine fu presa una decisione.

Al Giro del Belgio se le sono suonate di santa ragione, secondo te fra loro c’è una sana rivalità o un po’ di veleno?

Non credo ci sia veleno, penso più a una bella rivalità. Anche perché soprattutto Tim è una persona veramente tranquilla, pacifica. E’ difficile discuterci, è veramente super rilassato e comunque anche al Giro d’Italia ha dimostrato di essere competitivo e sono contento anche per lui. Si portava dietro la fama di quello che non riusciva a finire i Grandi Giri, invece quest’anno ha vinto bene all’inizio e ha vinto bene anche la tappa di Roma. Penso che per lui sia stata una vera soddisfazione.

Può aver inciso nella scelta il fatto che Philipsen sia così amico di Van der Poel?

Quelle sono cose un po’ più personali. Credo che le scelte vengano fatte al 99 per cento sull’aspetto tecnico e poi sul resto. Quindi immagino sia stato solo valutato quello che Jasper poteva portare di più alla squadra e con il senno di poi, penso che ci abbiano guadagnato entrambi. Quindi alla fine, tutti contenti…

Per il giorno di vigilia (oggi) sgambatina oppure riposo?

Sgambatina. Un’oretta e mezza, due al massimo. Tranquillo. E’ il giorno prima della gara, per fare fatica ci sarà tempo domenica.

Cassani: il Tour, Prudhomme, il Papa e un pensiero su Moscon

21.06.2024
4 min
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Dopo aver parlato con Gianni Moscon qualche giorno fa, una voce nella testa ci aveva consigliato di fare uno squillo a Davide Cassani. Il ricordo di quando anni fa il trentino ci aveva parlato dell’ex cittì come uno dei pochi con cui fosse riuscito a tirare fuori il meglio ci era rimasto attaccato addosso. Il quinto posto ai mondiali di Innsbruck e il quarto l’anno dopo ad Harrogate furono gli squilli di un Moscon ad altissimo livello. Nel 2021 le due vittorie al Tour of the Alps e quella di Lugano sono ancora le ultime di una carriera che sembrava destinata a ben altri palcoscenici. Invece qualcosa si è inceppato e abbiamo pensato di chiedere a Cassani quale fosse il suo approccio con l’atleta che andrà al Tour accanto a Remco Evenepoel.

Il fatto è che se chiami Cassani in questi giorni che conducono al Tour de France, rischi di restare a bocca aperta. Se ne parlava ieri ai tricolori crono con Francesco Pancani, che con Davide ha commentato il Giro, mentre per il Tour il romagnolo affiancherà Rizzato: come fa a mettere così tante cose nelle sue 24 ore? Per cui, prima di parlare di Moscon, sentite che cosa è venuto fuori…

Cassani, Prudhomme e il sindaco Nardella: è stato Davide il motore della partenza del Tour dall’Italia
Cassani, Prudhomme e il sindaco Nardella: è stato Davide il motore della partenza del Tour dall’Italia
Dove sei?

Ero a Bologna e ora sto scendendo a Roma. Domattina, questa è una bella cosa, siamo in udienza privata dal Papa con Prudhomme e Nardella, sindaco di Firenze, e altre 7-8 persone.

Prudhomme in Italia non se ne è persa una, è davvero bravo…

E’ impressionante, il numero uno. Per fare un esempio. L’altra settimana gli ho detto che quelli del museo di Bottecchia avrebbero veramente piacere di averlo. E lui ha detto subito di sì. Quindi lunedì mattina andremo anche a trovare Bottecchia nel Museo di Colle Umberto. Il 2 gennaio è andato da Coppi. E’ venuto all’apertura del calendario italiano alla Firenze Empoli. Domenica sarà al campionato italiano. E’ venuto al Ghisallo. E’ veramente una persona che sa fare il suo lavoro.

Torniamo a Moscon: che cosa ti pare della sua carriera?

Pensavo sinceramente che potesse fare qualcosina in più. Forse è stato anche un po’ sfortunato, per cui a questo punto il Tour per lui diventa un appuntamento importante. Il problema è che comunque in squadra c’è un certo Evenepoel, quindi dovrà lavorare per la squadra. Però sì, mi piacerebbe rivedere un Gianni Moscon motivato, con la voglia di fare. Non ho dubbi che il motore ci sia ancora, a volte però basta un granello di sabbia per andare a rompere questo meccanismo che è prezioso. Spero che abbia tutti gli elementi a posto per poter dare il meglio di se stesso.

Moscon ha partecipato a 5 mondiali con Cassani. Qui 4° ad Harrogate, con Trentin 2° dietro Pedersen
Moscon ha partecipato a 5 mondiali con Cassani. Qui 4° ad Harrogate, con Trentin 2° dietro Pedersen
Qual era la tua chiave d’accesso a questo meccanismo?

Io gli ho sempre dimostrato fiducia. Ero assolutamente convinto che avesse tutto quello che gli serviva per essere bravo. Stavo attento nel dargli l’importanza giusta e soprattutto l’attenzione. che meritava e lui questo l’ha sempre apprezzato.

Perché dice che adesso la sua dimensione è quella di tirare e che per vincere avrebbe bisogno di migliorarsi di un 10 per cento?

La carriera di qualsiasi atleta lo porta sempre a un leggero miglioramento. Se uno fa il corridore al 100 per cento, migliora per forza. Basta vedere i dati di qualche ultra trentenne, che comunque è riuscito a migliorarsi. Deve credere in se stesso, capire che è ancora forte e ricordarsi che ha ottenuto dei risultati. E capire che se fa quello che deve, può migliorarsi ancora. E’ un ciclismo esigente, molto esigente. Per emergere devi davvero non lasciare nulla al caso e quindi, come dico sempre, basta calare o migliorare del 2 per cento per passare dall’essere in crisi alla possibilità di vincere. Devi veramente guardare a tutto, dalle gocce d’olio che metti in un’insalata, ai 10 chilometri di allenamento in più o in meno.

A sentirlo, si ha la sensazione di uno che ha perso il treno e fa una fatica bestiale per rimettersi sul binario… 

L’importante è non abbattersi, perché se prendi come una sconfitta il fatto che questi vanno più forti, sei finito. Lui forse non era consapevole della forza che aveva e quindi alla fine è anche una questione mentale. Mi ricorda l’ultimo Gianni Bugno…

L’ultima vittoria di Moscon risale al Gp di Lugano del 2021: era il 27 giugno
L’ultima vittoria di Moscon risale al Gp di Lugano del 2021: era il 27 giugno
In cosa?

Anche Gianni a un certo punto preferiva tirare che mettersi davanti. Non riusciva a dire a se stesso quello che aveva fatto, dai due mondiali al Giro d’Italia. Invece devi farti forza su quanto di buono sei riuscito a fare e spazzare sia le remore. Gianni deve dire a se stesso: ho ancora qualche anno a disposizione e faccio tutto quello che è necessario per dare il meglio di me stesso.

Sei pronto per commentare il Tour?

Sì, sono pronto.

Chiusura in Polonia, poi Benedetti salirà sull’ammiraglia

21.06.2024
5 min
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Appena compiuti 37 anni, Cesare Benedetti appenderà la bici al chiodo. Lo farà in Polonia, la sua patria d’adozione, al termine del Tour of Pologne, ma subito dopo entrerà nel nuovo ambito della sua vita ciclistica, salendo sull’ammiraglia della Bora Hansgrohe, squadra nella quale ha militato sin dai suoi albori nel 2010. Un destino già segnato che ha avuto i suoi prodromi nelle ultime battute della sua carriera.

Il legame così profondo e antico con la squadra tedesca lo ha portato a questa decisione: «Me lo hanno proposto loro. Io pensavo di tirare avanti un’altra stagione, ma obiettivamente era solo perché non mi ero ancora mentalizzato sulla fine della mia carriera agonistica. I dirigenti mi hanno prospettato quest’eventualità e ho detto subito di sì, anche perché era mio grande obiettivo rimanere nel mondo delle due ruote».

Cesare Benedetti è passato professionista del 2010 con l’allora NetApp, dopo uno stage con la Liquigas nel 2009
Cesare Benedetti è passato professionista del 2010 con l’allora NetApp, dopo uno stage con la Liquigas nel 2009
Un passaggio quasi naturale, considerando che nelle ultime stagioni eri diventato un po’ un regista in corsa più che un semplice gregario…

Effettivamente era un ruolo a me congeniale, soprattutto perché i più giovani si avvicinavano sempre per chiedere consigli, per capire come muoversi in corsa. La cosa non è sfuggita ai responsabili del team che infatti mi hanno chiesto di mettermi a lavorare con gli under 23, per indirizzarli meglio verso l’attività maggiore.

L’idea ti piace?

Non nascondo che mi interessa molto. La Bora Hansgrohe è sempre stata strutturata come una filiera, anzi è stata una delle prime a capire che per alimentare la prima squadra non bastava muoversi sul mercato, ma serviva avere un vivaio, come in altri sport. Ora vogliono dare maggior impulso al settore under 23 avendo capito che non è così semplice passare da juniores e fare un salto così precipitoso, è meglio procedere per gradi. Ormai i devo team danno a tutti la possibilità di fare esperienze con la squadra maggiore nelle prove al di fuori del WorldTour, è la strada giusta per imparare, ma bisogna arrivarci pronti.

Il polacco con il danese Wandahl, uno dei giovani che ha introdotto nel team
Il polacco con il danese Wandahl, uno dei giovani che ha introdotto nel team
Arrivando al termine della carriera è il momento di fare un consuntivo, che cosa vedi guardandoti indietro?

Credo di aver fatto anche più di quello che pensavo quando iniziai questa lunga avventura. Sapevo già da under 23 che non sarei stato un vincente e già allora avevo l’idea che senza grandi chance di vittoria sarebbe stato difficile durare. Non è stato così, ho trovato la mia dimensione. Ho fatto bene il mio lavoro, questo è stato riconosciuto da tutti. Ho seguito la mia carriera aiutando tanti leader a centrare il proprio obiettivo e la cosa che mi piace è che chiudo essendo sempre rimasto a un livello altissimo, in un team della massima serie affrontando corse che anno dopo anno sono diventate sempre più dure.

In questi anni hai mai pensato di cambiare team? Tu sei stato una delle ultime bandiere, di quei corridori fedeli a una scelta fatta quasi a inizio carriera…

Ogni tanto qualche pensiero mi è venuto, più che altro per la curiosità di verificare un’altra scelta, ma servivano motivazioni profonde che non avevo. Ragionandoci era giusto rimanere in un ambiente che ha sempre creduto in me e in quello che potevo dare. Il fisico in questi anni ha dato sicuramente tanto, per questo non ho rimpianti guardandomi indietro, so che i giovani che ci sono ora vanno decisamente più forte di me.

Con Sagan in maglia iridata, una lunga esperienza che ha segnato la carriera di Benedetti
Con Sagan in maglia iridata, una lunga esperienza che ha segnato la carriera di Benedetti
Tu hai lavorato con tanti leader al tuo fianco. Chi ti è rimasto più impresso?

Sicuramente Peter Sagan, è stato lui a farmi fare un vero salto di qualità. Correndo al suo fianco, in maglia iridata, sapevo che non potevo sbagliare e questo mi ha fatto andare anche oltre i miei limiti e mi ha fatto capire che avevo dentro di me qualcosa in più di quanto fatto fino allora. Le sue vittorie sono state per me emozionanti, ma devo molto anche a Majka e ai grandi giri corsi al suo fianco.

La tua più grande soddisfazione?

Il Giro d’Italia conquistato da Hindley, tutta quell’edizione è stata il mio apice come uomo squadra, centrando un grandissimo obiettivo. Il momento più bello però è stato al Giro 2023, quando siamo passati per Rovereto, la mia città, con il gruppo tutto alle mie spalle transitando per le mie strade, davanti alla mia gente pronta ad accogliermi. Avrei potuto chiudere la mia carriera anche allora…

L’unica vittoria di Benedetti da pro’, al Giro d’Italia 2019, nella mitica tappa Cuneo-Pinerolo
L’unica vittoria di Benedetti da pro’, al Giro d’Italia 2019, nella mitica tappa Cuneo-Pinerolo
Come finirai invece?

Un paio di corse a tappe in Romania e Repubblica Ceka e poi il Giro di Polonia. E’ la settima volta nella mia patria d’adozione e mi sembra giusto chiudere lì anche perché in squadra vogliono che sfrutti le settimane successive per fare un po’ di tirocinio in vista della prossima stagione sull’ammiraglia.

A proposito della Polonia, ti sei mai pentito di non aver fatto il passaggio prima del 2021? Se non altro, avresti potuto partecipare a più campionati mondiali…

Ho iniziato la procedura nel 2018, ma i tempi burocratici sono stati lunghi. Non posso negare però che partecipare ai mondiali in Belgio nel 2021 è stata un’emozione forte, esordire a un mondiale a 34 anni. Ora che non dovrò più allenarmi con assiduità, quando sarò libero dal lavoro vivrò maggiormente con la mia famiglia in Polonia. Il Trentino è nel cuore, ma quella è ora casa mia…