Il 2025 della Kopecky. Partenza “lenta” e grandi obiettivi

25.01.2025
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Inutile girarci intorno: quello che attende Lotte Kopecky è un anno importante. Portando in giro quella maglia iridata che veste da quasi un anno e mezzo, la belga si prepara a una stagione intrigante e delicata che dovrà dire se sta davvero cambiando pelle. Nel consueto appuntamento con la stampa prima del via ufficiale, l’iridata ci tiene a mettere alcune cose in chiaro.

Lo fa partendo dalla coabitazione con la campionessa europea Lorena Wiebes, dalle caratteristiche tecniche anche abbastanza simili alle sue a differenza di quanto avveniva con la Vollering. Una coabitazione difficile in seno alla SD Worx? La campionessa di Rumst non è di questo parere.

Con la Wiebes c’è buon feeling. Le due verranno gestite attraverso obiettivi diversi
Con la Wiebes c’è buon feeling. Le due verranno gestite attraverso obiettivi diversi

«Abbiamo obiettivi diversi e anche se guardiamo all’anno scorso potete notare che è andato tutto abbastanza liscio tra noi due, quindi non vedo alcun problema in questo. Ognuna ha i suoi target e finché sappiamo l’uno dall’altro cosa vogliamo, penso che difficoltà non ce ne siano».

Ora ritroverai Demi Vollering come avversaria e non più come compagna di squadra, non averla più nel team quanto cambia come tattiche e gestione delle corse?

Sì, sarà tutto diverso. Ma penso che sia importante concentrarsi solo su noi stessi, sul nostro gruppo, su come lavorare. Non dovremo concentrarci troppo su di lei, sarà un’avversaria come un’altra.

La Kopecky insieme alla Vollering, seconda e prima al Tour 2023. Ora sono fiere avversarie
La Kopecky insieme alla Vollering, seconda e prima al Tour 2023. Ora sono fiere avversarie
Hai sfiorato la vittoria finale al Tour e al Giro, ti ritieni una ciclista da grandi corse a tappe o restano le classiche il tuo target?

Mi piacciono le classiche, questo è sicuro. E’ vero, ho chiuso due volte al secondo posto in un grande giro senza una preparazione specifica, senza una predisposizione, questo vale molto. Ma io resto la Lotte di sempre, che va a caccia di ogni traguardo e cerca di cogliere ogni occasione. Qui siamo tutti curiosi di sapere quanto lontano possiamo arrivare se ci proviamo. Quindi è chiaro che anche una maglia in un grande giro diventa un obiettivo.

Non hai paura che per migliorare in salita possa perdere qualcosa della tua esplosività allo sprint?

Beh, dipende da come ci alleniamo. Certo. Penso di essere riuscita a gestirlo abbastanza bene per mantenere l’equilibrio di quei componenti tra essere esplosivi e arrampicarsi bene, è come una bilancia e magari quest’anno penderà un po’ di più dalla parte della salita piuttosto che dello sprint. Ma le caratteristiche non cambiano, resto una delle più esplosive e quindi non vedo alcun problema in questo.

Ma hai cambiato qualcosa nella tua preparazione quest’anno?

Sì, dopo l’anno scorso così lungo e stressante ho avuto molto più riposo rispetto all’anno prima e abbiamo anche optato per una preparazione più facile verso la stagione che sta arrivando.

La Kopecky in allenamento. Nel 2024 ha corso per 48 giorni con 17 vittorie
La Kopecky in allenamento. Nel 2024 ha corso per 48 giorni con 17 vittorie
In questo e nel prossimo anno, prima dell’inizio delle qualificazioni olimpiche, la pista rimane nel tuo programma?

Credo di sì, anche se è un anno un po’ complicato. Per ora ci sono solo gli europei e una prova di Coppa delle Nazioni, a cui non correrò perché non si adatta al mio calendario. Per quanto riguarda i campionati del mondo alla fine dell’anno, ci sono ancora dei dubbi sul farli o non farli, ma per conto mio a un mondiale non direi mai di no.

Hai vinto tantissimo negli ultimi tre anni, qual è la corsa che vincendola ti farebbe sentire una ciclista completa?

La risposta è forse il Tour, ma forse solo per quanto questo tipo di corsa è lontana dalle mie caratteristiche di base.

Le classiche restano un obiettivo primario. Qui la vittoria in solitaria al Fiandre 2023
Le classiche restano un obiettivo primario. Qui la vittoria in solitaria al Fiandre 2023
Il tuo programma com’è strutturato?

Rispetto al passato ci saranno alcuni cambiamenti. Come dicevo, ho preso l’approccio in maniera molto più comoda, quindi inizieremo un po’ più tardi, ma partiremo subito forte con una novità come la Milano-Sanremo. La stagione sembrerà diversa dall’anno scorso e cercheremo di affrontarla anche in modo diverso rispetto a prima. Era già nei piani iniziare da lì per avere una preparazione più mirata e tranquilla. Avevo anche bisogno di staccare un po’ per via di problemi al ginocchio retaggio dell’ultima stagione.

I mondiali in Rwanda, visto che sono una corsa per scalatori, come li vedi?

Penso che il campionato del mondo sarà davvero duro. Voglio dire, questo è quello che ho sentito dire sul percorso. Ma ovviamente devo vederlo di persona per giudicare. Ma sono campionessa del mondo, è anche un dovere per me esserci. Cercherò di farlo al meglio.

Per la belga la pista resta un grande amore. Vuole essere presente ai mondiali di fine stagione
Per la belga la pista resta un grande amore. Vuole essere presente ai mondiali di fine stagione
Qual è la situazione del ciclismo femminile belga, Kopecky a parte?

Non siamo così grandi, questo è chiaro rispetto ad altri movimenti come Olanda o Italia, ma voglio dire, stiamo diventando più forti. Ci sono atlete che stanno crescendo a vista d’occhio, come la De Wilde ancora U23, o la Ghekiere. E poi ci sono alcune giovani, ne escono fuori ogni anno. Questa è la cosa più importante, continuiamo a crescere. Quindi forse non sarà questo o l’anno prossimo o l’anno dopo ancora, ma sono abbastanza sicura che in futuro avremo una nazionale davvero buona, Kopecky a parte…

Ma senti di essere un esempio trascinante per le altre?

Sì e questo è davvero importante. A volte non mi rendo conto di quanto mi ammirano o di quante cose loro vogliono imparare in realtà. Ma ci provo. Cerco di dare il buon esempio e questo è qualcosa che conta. Anche più di tante vittorie, se puoi lasciare qualcosa per il domani.

Non solo ultimo uomo. Consonni ha un sogno nel cassetto

24.01.2025
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Non sarà più la 6 Giorni di Brema di un tempo, oltretutto si gareggia su sole 4 giornate di gara, ma la prova tedesca resta uno dei capisaldi dell’attività su pista durante l’inverno e anche per questo Elia Viviani e Simone Consonni hanno accettato l’invito a parteciparvi. Una presenza dai significati diversi per i vicecampioni olimpici della madison: Consonni in preparazione per le prime corse dell’anno, Viviani ancora alla ricerca di una squadra per vivere quella che potrebbe essere la sua ultima stagione su strada.

In pista, i due ci hanno messo davvero poco per ritrovare la sintonia, cosa che avviene solamente se alla base c’è un’amicizia cementata negli anni. Simone sa bene le difficoltà del compagno, che proprio sulla base della sua delicata situazione contrattuale ha preso molto sul serio la 6 Giorni e lo si evince anche dal risalto che gli ha dato sui suoi seguitissimi social.

Consonni e Viviani hanno chiuso a Brema al 3° posto a un giro da Havik e Politt (foto Arne Mill)
Consonni e Viviani hanno chiuso a Brema al 3° posto a un giro da Havik e Politt (foto Arne Mill)

E’ chiaro però che la situazione di Elia ha un peso e Simone ci mette tutta la delicatezza possibile: «Non mi sento di parlare di questa vicenda, credo che sia Elia a dover essere chiamato in causa. Io posso dire che in quei giorni il suo morale è stato sempre in salita: appena entrato in pista ho rivisto l’Elia che conosco, carico e determinato, scherzoso ma ultraprofessionale. Era concentrato sulla gara, questo è certo».

Quella di Brema è stata gara vera? Si dice sempre che le 6 Giorni siano un po’ “pilotate” per lo spettacolo…

No, è stata vera, intensa, nella quale tutti hanno dato il massimo. L’avevamo scelta anche per questo, per effettuare quei lavori che in questo periodo sono importanti, quelli impostati sulla velocità che ti servono per le prime gare del calendario. Di 6 Giorni ne faremmo anche di più se fosse possibile inserirle nel calendario senza contraccolpi, per fortuna questa occasione è capitata e l’abbiamo presa al volo.

Un Viviani concentrato e scherzoso, così nei 4 giorni tedeschi a dispetto della situazione (foto Arne Mill)
Un Viviani concentrato e scherzoso, così nei 4 giorni tedeschi a dispetto della situazione
A febbraio ci saranno gli europei su pista, prima gara della nuova stagione nella quale i tuoi compagni di quartetto Ganna e Milan hanno detto di passare la mano. Tu che cosa farai?

A me la pista piace da morire e questo tutti lo sanno, ma conciliarla con il calendario su strada è sempre più difficile. Gli europei ad esempio mi sarebbe piaciuto molto farli, ma sono già stato selezionato per Valenciana e Uae Tour e quindi non se ne parla. Oltretutto ci sono i problemi con la Nations Cup e quindi non ci saranno altre occasioni. E’ chiaro che a Montichiari andrò quando possibile per allenarmi, per i mondiali per ora non saprei che cosa rispondere, sono troppo in là con la stagione.

Nel 2024 non hai conquistato alcuna vittoria, come influisce questo sulla tua nuova stagione?

Io non giudicherei male quella passata, perché mi ha dato maggiori certezze. Mi ha fatto prendere confidenza con il gruppo, che so essere davvero forte, mi ha consentito di fare un ulteriore passo avanti. Con Milan abbiamo fatto bei lavori, quel rapporto costruito su pista si sta sviluppando anche su strada e soprattutto sta venendo fuori la necessaria sinergia tecnica e mentale per ottenere i massimi risultati. Sappiamo che c’è da migliorare ma è normale. Ora abbiamo tanta carne al fuoco, tanto lavoro da fare per tutto il treno per le volate e questo ci dà entusiasmo.

Con Milan, Simone ha costruito grandi vittorie all’ultimo Giro, ora vogliono fare lo stesso al Tour
Con Milan, Simone ha costruito grandi vittorie all’ultimo Giro, ora vogliono fare lo stesso al Tour
Milan quest’anno affronterà il suo primo Tour de France. Tu hai esperienza in tutti e tre i grandi Giri: lo stai già consigliando, illustrandogli le differenze fra Giro e Tour?

Tantissime differenze non ci sono, l’importante è sapere che ogni tappa è a sé, che va costruita sul posto, vedendo come si evolve la corsa. Il Tour ha una carica di stress molto superiore alle altre corse, la percepisci da subito e sarà quindi importante abituarsi. Entrare nello spirito giusto. Sicuramente ci sarà da lavorare anche extrabici, ossia studiare con cura i percorsi, analizzare ogni tappa alla perfezione, anche sulla base di quel che è successo il giorno prima. Al Tour ci sono 200 ragazzi al via e tutti aspirano a qualcosa d’importante, oltretutto si viaggia sempre molto veloci. Sono tutti fattori da considerare.

Seguirai sempre il calendario di Johnny?

Per la sua gran parte, ma nel periodo delle classiche no, perché nel team ci sono corridori più adatti a quel tipo di corse. Siamo una squadra ampia e fatta di campioni, bisogna anche avere la consapevolezza di quel che si può realmente fare per il bene del gruppo. Lì serve gente fortissima sul passo, anche fisicamente con una struttura. Anche per il Tour sono in tanti ad ambire a un posto, quindi tutto è in divenire, non c’è nulla di certo.

Per Simone tanta esperienza al Tour, qui la volata di Lione 2020 chiusa al terzo posto
Per Simone tanta esperienza al Tour, qui la volata di Lione 2020 chiusa al terzo posto
E’ anche vero però che, senza i tuoi compiti per Milan, potresti avere mano libera per poter ambire a qualche vittoria…

Se capiterà l’occasione, sia in gare a tappe che nelle corse di un giorno non mi tirerò certo indietro. Il doppio ruolo di aiutante o finalizzatore non è certo una novità per me. Anche nel 2024 non ci sono andato lontano, ad esempio la quarta piazza alla Bredene Koksijde Classic dopo essere stato in fuga per 68 chilometri mi è ancora indigesta. Se arriverà l’occasione mi farò trovare pronto: non nascondo che regalare la prima vittoria nella mia carriera vestendo la maglia della Lidl-Trek sarebbe qualcosa di grandioso.

Con appena 8 tappe è giusto chiamarli Grandi Giri?

24.01.2025
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Perché continuare a chiamarli Grandi Giri se durano appena otto giorni? E’ l’osso che abbiamo iniziato a mordere subito dopo la presentazione del Giro d’Italia Women a Roma. Se il Giro, il Tour e la Vuelta degli uomini sono un mondo a parte per le loro tre settimane, perché le corrispondenti gare delle donne (in apertura il podio del Tour 2024 con Niewiadoma, Vollering e Rooijakkers) hanno soltanto due tappe più delle restanti gare a tappe del calendario WorldTour?

«Sfondate una porta aperta – ha commentato quella sera Elisa Longo Borghinidue settimane dobbiamo raggiungerle. Romperò le scatole a Giusy (Virelli, direttrice del Giro d’Italia Women, ndr) fino a farle venire l’esaurimento.

Abbiamo così pensato di dare un seguito all’affermazione di Elisa e a questa nostra sensazione, iniziando da chi è appena scesa di bici e ha frequentato le nostre atlete di vertice nel suo ruolo di collaboratore tecnico della nazionale: Marta Bastianelli.

Marta Bastianelli ha corso 11 Giri d’Italia e nella corsa rosa ha chiuso la carriera nel 2023
Marta Bastianelli ha corso 11 Giri d’Italia e nella corsa rosa ha chiuso la carriera nel 2023
Tre settimane sarebbero troppe, due sarebbero giuste?

Io direi che intanto si potrebbero fare 10 tappe, per iniziare l’avvicinamento alle due settimane. Ovviamente se parlate con una leader come la Longo o come potrebbe essere la Vollering, dicono di passare subito a due settimane, perché sono abituate anche a carichi importanti di lavoro, e probabilmente io avrei detto la stessa cosa, visto che andavo bene sempre negli ultimi giorni.

Quindi è un’ipotesi plausibile?

Facendo una panoramica generale, dico che si potrebbe cominciare passando a 10-12 giorni, per poi arrivare a due settimane. Potrebbe essere una buona soluzione. Si avrebbe più tempo di spalmare meglio le difficoltà, si potrebbe fare qualche tappa un po’ più semplice, magari tutta di pianura. Invece così le difficoltà sono concentrate e si nota nell’impegno quotidiano. E si capisce anche. Senza contare che in otto giorni non si può fare il Giro di tutta l’Italia ed è un peccato che la corsa sia concentrata in poche regioni, ma come fai?

A meno di non fare trasferimenti esagerati, è inevitabile.

Abbiamo fatto anche quelli, come quando partimmo dalla Sardegna, ma è impegnativo. Così come basta che vada via una fuga che prende tanto terreno e avere pochi giorni davanti rende difficile recuperare. Quindi secondo me non è una brutta idea allungare la durata.

Giro Women 2024, doppia scalata del Block Haus: Kopecky al livello della Longo Borghini
Giro Women 2024, doppia scalata del Block Haus: Kopecky al livello della Longo Borghini
Però in modo graduale, giusto?

Serve un avvicinamento progressivo. Se passi di colpo a due settimane, rischi che tante squadre che magari sono piene di giovani non vengano neppure, perché non troverebbero giusto sottoporre le loro ragazze a quel tipo di carico.

Secondo te è più un problema di preparazione o più un fatto mentale?

Secondo me è mentale. Se ci pensate, quando sei a casa, le fai due settimane filate di allenamenti duri, il fisico è abituato. No, secondo me è una questione mentale. Come quando ci fu una reazione forte per l’arrivo sul Tourmalet. Qual è il problema: nel Tour Donne di tanti anni fa, era all’ordine del giorno. O come nel 2024 quando al Giro d’Italia si è fatto il doppio Block Haus. Ma cosa doveva succedere? Mi sembra che l’abbiano fatto tutti, non è successo niente, è stato semplicemente impegnativo. E anzi, la Kopecky che è una donna da classiche, per poco non se ne serviva per vincere il Giro. Secondo me è mentale. Ed è ovvio che, sapendolo prima, l’atleta ha più tempo di prepararsi al superiore impegno fisico dei Grandi Giri.

Il primo Tour vinto da Fabiana Luperini nel 1995 aveva 13 tappe e oggi il livello della preparazione è infinitamente superiore.

Secondo me bisogna mettersi anche nei panni degli organizzatori di questi Giri. Provo a immaginare cosa possano avere in testa quelli del Giro d’Italia e del Tour. Alle loro corse partecipano anche delle squadre che non sono agli stessi livelli di una Lid-Trek, di una UAE Adq o di un SD Works. Ci sono squadre che partecipano al Giro d’Italia solo con ragazze giovani, che in alcuni casi lavorano e nel resto del tempo si dedicano al ciclismo. Tenere la corsa sugli 8 giorni impedisce che ci siano differenze troppo marcate.

Come succede negli uomini, con tre sole squadre affiancate alle WorldTour.

Infatti le squadre WorldTour bene o male hanno tutto lo stesso livello, per le continental è diverso. Prendiamo ad esempio una piccola squadra italiana. Se proponessi subito il raddoppio delle tappe, finirebbero per non arrivare sino in fondo. E poi andrebbe risistemato il calendario.

Il secondo dei sei Tour vinti da Fabiana Luperini, quello del 1997, aveva 12 tappe, con due semitappe l’ultimo giorno
Il secondo dei sei Tour vinti da Fabiana Luperini, quello del 1997, aveva 12 tappe, con due semitappe l’ultimo giorno
Di certo i 13 giorni di quest’anno fra Giro e Tour dovrebbero essere aumentati.

Se continuano a tenere i Grandi Giri così ravvicinati, costringi le atlete a scegliere il Giro oppure il Tour. Però è un cambiamento che credo si possa fare avendo il giusto tempo. Prima i Grandi Giri esistevano anche per le donne, non c’è niente di strano.

Dicevi che tu da corridore avresti votato a favore?

Se parlaste con i miei direttori sportivi, direbbero che Marta andava bene dal penultimo giorno in poi. Negli ultimi giorni andavo meglio che nei primi, quindi avrei detto di sì per questo motivo, ma chiaramente avrei messo a punto una preparazione tale da poter reggere una settimana in più.

Cosa ti pare del Giro d’Italia Women 2025?

Un bel Giro, mi viene da pensare che sia molto più aperto rispetto allo scorso anno. Ci sono buone possibilità per tutte le tipologie di atlete. E poi non sarà chiuso fino all’ultima tappa. La penultima, quella di Monte Nerone, è impegnativa, perché un arrivo in salita di 15 chilometri lascerà il segno. Però anche l’ultima tappa sul circuito del mondiale del 2020 non passerà inosservata. Sarà un bel Giro anche quest’anno.

Una giornata all’insegna del ciclocross insieme a Martina Fidanza

24.01.2025
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Capita, durante il ritiro di gennaio, di essere vicini a Benidorm, dove si è corsa una tappa di Coppa del mondo di ciclocross. Allora, visto che le tue compagne saranno impegnate sullo sterrato di questa cittadina a sud della Spagna, decidi di andare a vederle. In poche parole questo è ciò che è capitato alle ragazze della Visma Lease a Bike e a Martina Fidanza. Da qualche foto social abbiamo visto l’entusiasmo e i sorrisi delle atlete del team olandese. Così siamo andati da Martina Fidanza per farci raccontare l’esperienza vissuta. 

«Eravamo in ritiro – spiega mentre si dirige in macchina verso la sede di Nimbl – e sapevamo che le nostre compagne sarebbero state impegnate nella tappa di coppa del mondo a Benidorm. Margaux (Vigie, ndr) ha organizzato la trasferta, chiedendo prima ai diesse e ai manager. Avevamo quattro ragazze del team che avrebbero corso: Van Empel, Marianne Vos, Viktória Chladonova e Imogen Wolff. Volevamo essere presenti per supportarle».

Nei giorni della tappa di coppa del mondo di Benidorm Martina Fidanza e compagne si trovavano in ritiro a Gandia
Nei giorni della tappa di coppa del mondo di Benidorm Martina Fidanza e compagne si trovavano in ritiro a Gandia

Il viaggio

In pochi giorni, se non ore, tutto era pronto e organizzato. Dal ritiro di Gandia allo sterrato di Benidorm, per una giornata all’insegna del ciclocross.

«Avevamo studiato bene il programma – dice Martina Fidanza – ed era abbastanza stressante. L’idea iniziale era quella di andare a vedere anche la gara degli uomini, ma la giornata diventava troppo lunga. Per fortuna la gara capitava in un momento comodo del ritiro, tanto che siamo riusciti a incastrare lì il giorno di riposo. Abbiamo preso due macchine, una la guidava la nutrizionista del team, e siamo partite. Appena finita la corsa delle nostre compagne ci siamo rimesse in viaggio, così da essere in hotel per le 17 e fare un paio di ore di riposo».

Che te ne pare dell’atmosfera si respira nel ciclocross?

E’ molto bella. Per le nostre compagne averci lì a bordo pista voleva dire avere una spinta in più, glielo si leggeva negli occhi ogni volta che passavano davanti alla nostra postazione. Quando ero piccola, da esordiente, ho corso per due anni nel ciclocross e mi ricordavo fosse un mondo divertente. Però non ero mai stata a una gara di Coppa del mondo. Non mi aspettavo che ci fosse così tanta gente. Solo per trovare spazio intorno al percorso ci siamo dovute impegnare.

Dalle foto abbiamo visto che vi siete anche attrezzate per il tifo…

Ognuna di noi ha deciso un po’ come fare per dare sostegno, in due si sono messe un costume: una da apicoltore e l’altra da ape. Altre avevano delle campane. Il tutto per farci riconoscere. A me è bastata la voce, sicuramente mi hanno sentita (ride, ndr). 

Erano quattro in totale le ragazze in gara della Visma, qui in foto Imogen Wolff
Erano quattro in totale le ragazze in gara della Visma, qui in foto Imogen Wolff
Le quattro che hanno corso erano con voi in ritiro a Gandia?

Sì. Per questo siamo venute a conoscenza della gara e abbiamo deciso di andare. Loro quattro sono partite il giorno prima verso Benidorm e hanno dormito lì. 

Avete fatto delle domande prima di partire?

Durante i giorni di ritiro eravamo curiose, chiedevamo loro se il percorso fosse di loro gradimento. Poi mentre si svolgeva la gara ci facevamo un po’ di domande tra di noi a bordo del tracciato. Tra chi corre solo su strada e chi anche su pista non conoscevamo esattamente le dinamiche del ciclocross. Quando Fem (Van Empel, ndr) era davanti da sola ci chiedevamo se avesse aspettato Marianne (Vos, ndr) per andare insieme all’arrivo. 

Le ragazze della Visma si sono organizzate per la trasferta, portando anche dei costumi: ape e… apicoltrice
Le ragazze della Visma si sono organizzate per la trasferta, portando anche dei costumi: ape e… apicoltrice
Invece?

Non lo ha fatto. Ma direi che nel ciclocross non c’è tanta tattica. O per lo meno, non di squadra. Ognuna imposta il suo ritmo e fa la sua gara. 

Una volta tornate avete parlato con loro?

Abbiamo chiesto dei feedback sul percorso. Ci hanno risposto che era un po’ diverso dai classici sterrati del ciclocross. Era più da gravel a detta loro, per questo si sono trovate avvantaggiate. 

Una delle cose che ha colpito maggiormente Martina Fidanza è la grande affluenza di pubblico
Una delle cose che ha colpito maggiormente Martina Fidanza è la grande affluenza di pubblico
Cosa ti ha colpito di più delle dinamiche di questa disciplina?

La partenza, quasi scioccante. Partono fortissime e sono davvero tante. Viktória (Chladonova, ndr) ha perso posizioni all’inizio a causa di due che si sono toccate, nonostante ciò è arrivata decima al traguardo. Terza tra le under 23. Mi ha impressionato quanto sia importante partire bene. Nonostante tutto è comunque arrivata tra le prime dieci. Vederla rilanciare, recuperare e sorpassare è stato molto emozionante. 

Poi in spazi così stretti…

E’ importantissimo anticipare e correre davanti. La differenza di fatica tra le prime tre e le altre deve essere tanta. In quel percorso poi si formavano trenini da dieci atlete, l’ultima all’uscita delle curve prendeva delle “frustate” incredibili. Se ti metti davanti, invece, imposti il tuo ritmo e stai un pochino più tranquilla. 

Le aspettative di Van Eetvelt. Arriva il tempo dei Grandi Giri

24.01.2025
5 min
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Certe volte vincere non basta. Guardate Lennert Van Eetvelt: a soli 23 anni ha iniziato la sua stagione vincendo e l’ha chiusa vincendo, ha portato a casa due corse a tappe del WorldTour come Uae Tour e Tour of Guangxi, eppure per molti addetti ai lavori è stato un comprimario, forse perché ha saltato per infortunio tutta la primavera e la sua Vuelta è durata solo metà corsa. Inconvenienti di un ciclismo che tritura tutto e tutti, non dando il tempo di riflettere.

Per Van Eetvelt nel 2024 36 giorni di gara con 5 vittorie e ben 12 Top 10
Per Van Eetvelt nel 2024 36 giorni di gara con 5 vittorie e ben 12 Top 10

Promosso capitano della Lotto

Il giovane talento della Lotto però guarda avanti e così fa il suo team, che sapendo ben valutare un 2024 da protagonista lo ha eletto a capitano della squadra, insieme all’altro giovane Arnaud De Lie, puntando sulle sue qualità di corridore completo ma con ampi margini di miglioramento. Per il corridore di Binkom inizia una stagione importante, che parte però dalla difesa di quanto fatto.

«Per me è stata un grande passo avanti. E’ stato difficile arrivare dove sono, passando per molti infortuni e devo dire grazie al team che mi è sempre stato vicino, facendomi correre con alcuni dei ragazzi migliori al mondo in tutti i posti. L’anno passato mi ha dato molta fiducia, so che qualsiasi cosa mi succeda ho la forza per tornare ai vertici, lavorando con pazienza».

La prima vittoria del corridore Lotto nel 2024, battendo Vlasov e McNulty al Trofeo Serra Tramuntana
La prima vittoria del corridore Lotto nel 2024, battendo Vlasov e McNulty al Trofeo Serra Tramuntana
Quanto ti è pesato perdere 4 mesi di corse e saltare tutto il periodo delle classiche?

E’ stata dura, per tutta la prima parte dell’anno. Sentivo che non ero in gran forma all’inizio della stagione e avevo qualche dubbio se sarei riuscito a tornare al livello che volevo. Ci è voluto davvero molto tempo, ma è stato un cammino utile per capire quello che sono, quando posso essere resiliente. Ora ho più sicurezza. Guardate l’ultimo Lombardia: non ero al massimo, ma quando la corsa si è sviluppata ero lì, con Evenepoel e gli altri, a lottare. Significa che il mio livello di base è quello ed è un livello da vertici.

Lo scorso anno hai vinto due importanti corse a tappe: ti stai specializzando nelle prove medio-brevi o pensi che le corse di un giorno siano ancora le più adatte a te?

Spero in realtà di migliorare dappertutto ed essere in grado di competere per qualcosa d’importante nell’arco di un Grande Giro. Ma c’è ancora molta strada da fare, quindi ci sto solo lavorando. Il resto viene da sé, l’essere competitivo un po’ dappertutto, sono tappe per arrivare lì come dimostrano anche gli altri che corrono e vincono le grandi prove a tappe.

Il belga punta soprattutto a essere competitivo nei Grandi Giri, ma deve migliorare a cronometro
Il belga punta soprattutto a essere competitivo nei Grandi Giri, ma deve migliorare a cronometro
L’infortunio al ginocchio è risolto e per proteggerlo hai cambiato qualcosa nella tua preparazione?

Più che altro ho cercato di affinare le mie qualità per essere competitivo su vari obiettivi. Mantenere il mio scatto per le classiche, ma essere anche più performante in salita. Per ora l’aspetto sul quale ho meno dimestichezza sono le cronometro, dove pure agli inizi di carriera me la cavavo bene, ma su questo dovrò lavorarci.

Quando eri ragazzino ti affascinavano di più le classiche o i Grandi Giri?

Sicuramente le grandi corse a tappe. Il Tour de France. Era la mia corsa preferita da guardare ogni estate, ho sognato di essere lì, a lottare con i più forti. Quest’anno andrò puntando alle tappe e a capire bene come va interpretato, aprendomi comunque a ogni possibilità, alla Vuelta invece andrò per fare classifica. Il Tour resta la corsa regina ed è lì che voglio scrivere pagine importanti.

Alla Vuelta ritiro alla tappa numero 12, ma fino ad allora se l’era ben cavata con il 2° posto a Pico Villuercas dietro Roglic
Alla Vuelta ritiro alla tappa numero 12, ma fino ad allora se l’era ben cavata con il 2° posto a Pico Villuercas dietro Roglic
La Lotto conta molto su di te per centrare il traguardo del WorldTour: qual è l’atmosfera in squadra?

È davvero ottimale, siamo tutti carichi alla vigilia dell’inizio della stagione e vogliamo portare a casa quanti più punti possibile. Abbiamo una squadra giovane, anche io lo sono e me ne rendo conto, ma questo ti dà anche quel pizzico di spregiudicatezza che può fare la differenza. Ognuno è carico, entusiasta, pronto a dare il massimo e questo è molto, molto bello.

La tua è la generazione di Evenepoel: per voi ragazzi belgi l’olimpionico è uno stimolo in più per emergere?

Sì, penso che molto abbiano influito le vittorie di Remco. I corridori belgi della mia generazione sono tutti di altissimo livello ora e c’è un grande cambiamento nel ciclismo. I ragazzi più giovani puntano a emergere il prima possibile come ha fatto lui. Ognuno di noi vuole dimostrare che il suo non è stato un caso isolato, ognuno vuole arrivare al vertice.

Van Eetvelt comincia a essere molto popolare, in Cina facevano la fila per un suo autografo
Van Eetvelt comincia a essere molto popolare, in Cina facevano la fila per un suo autografo
Alla Lotto sarai il capitano con De Lie. Ci saranno corse dove gareggerete entrambi, come vi gestirete?

Abbiamo un tipo di calendario e di obiettivi completamente diversi, quindi sapremo coesistere, anche quando gareggeremo insieme, sacrificandoci l’uno per l’altro. Ci sosteniamo a vicenda perché prima di tutto viene il team. Abbiamo entrambi le nostre cose da fare.

Valentin Paret-Peintre a tutto tondo: Remco, Landa, il Giro e l’Italia

24.01.2025
5 min
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CALPE (Spagna) – Nei movimenti Valentin Paret-Peintre può sembrare timido invece parla chiaro e a testa alta. Magrissimo, disponibile, simpatico: Valentin ci è sembrato un vero amante di questo sport. Lo scalatore francese lo scorso anno ha conquistato una tappa del Giro d’Italia, quella di Cusano Mutri, dimostrando di poter competere ad alti livelli nelle grandi corse a tappe e nei grandi team. In questo inverno ha fatto un importante passo nella sua carriera, passando dalla Decathlon-Ag2R alla Soudal-Quick Step, una delle squadre più storiche. Qui avrà il compito di supportare due grandi campioni come Mikel Landa e Remco Evenepoel.

Lo rivedremo al Giro d’Italia, questa volta con un ruolo chiave nel supporto di Landa, pronto a mettersi al servizio della squadra in un’edizione che si preannuncia particolarmente aperta senza Vingegaard, Pogacar e appunto il suo compagno Evenepoel e che per questo motivo potrebbe essere di nuovo una gigantesca occasione (anche) per lui (in apertura foto Wout Beel).

Valentin Paret-Peintre (classe 2001) è alla quarta stagione da pro’, la prima con la Soudal-Quick Step
Valentin Paret-Peintre (classe 2001) è alla quarta stagione da pro’, la prima con la Soudal-Quick Step
Partiamo dal cambio di squadra, Valentin. Quali sono le principali differenze tra la Decathlon-Ag2R e la Soudal-Quick Step?

Direi principalmente l’organizzazione e la mentalità. Alla Soudal-Quick Step c’è un approccio molto preciso alla preparazione, con uno staff tecnico estremamente attento ai dettagli. Ho trovato una struttura molto professionale che mi aiuta a crescere giorno dopo giorno. Anche il ruolo che mi è stato assegnato è diverso rispetto al passato: qui sono chiamato a lavorare per i leader, mettendo da parte le ambizioni personali. Non vedo l’ora d’iniziare a correre.

Come stai affrontando questo cambiamento di ruolo? Da fuori potrebbe essere un passo indietro per te: alla Decathlon eri un capitano, qui dovrai lavorare per dei leader. E sono grandi leader…

Ed è questo il punto. Lavorare per i grandi campioni… che è diverso dal fare il gregario per un capitano qualsiasi. E’ una grande responsabilità, ma anche una grande opportunità di apprendimento. Quando ho cercato squadra, ho cercato un leader capace di vincere un grande Giro. La differenza è tutta qui. Se tu fai un buon lavoro sei lo stesso sotto i riflettori e sei riconosciuto per ciò che hai fatto. E penso che con Remco e Mikel io sia nella squadra giusta. Sono circondato da atleti di altissimo livello e da uno staff che sa come ottenere il massimo da ciascun corridore. Mi sto adattando bene e credo che questa esperienza mi aiuterà a crescere sia come atleta che come persona.

Curiosità: con chi sei in camera?

Con Mikel. Abbiamo subito cercato di legare e di conoscerci. Sta nascendo un bel rapporto.

Hai cambiato molto dunque?

Sì, ho cambiato allenatore, preparatore, direttore sportivo e qui c’è un modo differente di vedere il ciclismo: tutto è più strutturato e organizzato per obiettivi. Alcuni di queste obiettivi saranno più difficili da raggiungere… ma resta sempre ciclismo! In più è una squadra con atleti di tante Nazioni, tutto è più internazionale. Ho notato più scambio di idee fra il management e i corridori per affrontare le cose: allenamenti, ritiri… e questo credo sia un bene per rendere il più possibile.

Credevamo andassi al Tour e invece sarai al Giro d’Italia. Sarai un co-leader insieme a Landa?

No, no… sarò lì per aiutare di Mikel. Più o meno farò come l’anno scorso quando ho aiutato Ben O’Connor. Ma io credo che se sarò al fianco di Landa fino alla fine, se riuscirò a fare un buon lavoro sulle grandi montagne, alla fine verrà fuori un buon piazzamento. Ma l’obiettivo numero uno è aiutare Mikel, non il mio piazzamento. Se poi avrò la possibilità di vincere una tappa tanto meglio. Ma sono già contento di poter essere di nuovo al Giro. Ricordo bene l’atmosfera e il pubblico italiano. Farò anche la Tirreno-Adriatico prima: è bello correre da voi.

Valentin Paret-Peintre sfreccia a Cusano Mutri: prima vittoria da professionista
Valentin Paret-Peintre sfreccia a Cusano Mutri: prima vittoria da professionista
Qual è stata l’importanza della vittoria a Cusano Mutri nella tua carriera?

È stata una vittoria fondamentale. Mi ha dato fiducia nei miei mezzi e ha dimostrato che posso competere con i migliori. Ho imparato molto da quella giornata, soprattutto sulla gestione dello sforzo e sulla strategia di corsa. Spero di poter replicare quelle sensazioni nelle prossime stagioni.

Cosa pensi del pubblico italiano?

Il pubblico italiano è straordinario. Ama profondamente il ciclismo e sa come trasmettere il proprio entusiasmo ai corridori. Correre in Italia è sempre speciale perché ci si sente spinti dalla passione dei tifosi lungo le salite più iconiche. Tutti dicono del Tour che è grande, che è seguito. Vero. C’è anche più gente, ma da quello che ho notato in Italia la gente che è a bordo strada è competente, sa di ciclismo. Al Tour vedono l’evento, ma non è detto che tutti seguano il ciclismo.

Sei uno scalatore puro Valentin e hai una certa “sensibilità” per la strada che sale: quali sono, per te, le differenze tra le salite italiane e quelle francesi?

Sulle Alpi (specie quelle occidentali) grandi differenze non ce ne sono. Le salite italiane spesso sono più tecniche e con pendenze più irregolari rispetto a quelle francesi. Le strade sono più strette e il fondo stradale a volte è più impegnativo perché è più sconnesso. In Francia, le salite tendono ad essere più lunghe e con pendenze costanti. Questo cambia il modo di affrontarle sia fisicamente che tatticamente. In Francia si tende ad andare più regolari.

Ecco il francese con Landa: i due saranno al Giro d’Italia (foto Wout Beel)
Ecco il francese con Landa: i due saranno al Giro d’Italia (foto Wout Beel)
Chiaro…

E anche per questo credo che fra i tre grandi Giri, anche se non ho ancora fatto il Tour, quello d’Italia sia il più adatto alle mie caratteristiche.

Una salita simbolo della prossima edizione è il Mortirolo: cosa ne sai? Il tuo capitano Landa ci andò molto forte…

Il Mortirolo è una salita durissima, una delle più difficili e note nel mondo del ciclismo. So che sarà una sfida enorme, quindi sto lavorando molto sulla resistenza e sulla gestione dello sforzo. Con il supporto del team, spero di poter dare il mio contributo nel miglior modo possibile per aiutare Landa nelle tappe decisive.

E con la nuova bici come è andata?

Ah – sorride Valentin – top! Nessun problema ho trovato subito la posizione e il feeling è ottimo. Anche le ruote sono molto scorrevoli. Ho iniziato subito a lavorare anche con la bici da crono. Siamo andati sul circuito di Zolder per migliorare la posizione. E’ stato qualcosa che mai avevo fatto prima. Anche in ottica futura, se dovrò puntare alla classifica generale, questo lavoro a crono mi sarà utile.

Bracalente e Arrighetti: stagisti in Cofidis dallo sguardo curioso

23.01.2025
5 min
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Durante il ritiro di gennaio per il Team Cofidis è stato tempo di stage. Insieme ai corridori della formazione WorldTour, che si stanno allenando per l’inizio delle corse del calendario europeo, si sono aggregati anche dei ragazzi provenienti da formazioni continental. Erano presenti anche due italiani: Nicolò Arrighetti e Diego Bracalente, il primo dalla Biesse Carrera Premac, mentre il secondo arriva dalla MBH Bank-Ballan-Csb-Colpack. I due hanno vissuto per una settimana i meccanismi della formazione WorldTour, scoprendone i segreti e imparando dai corridori più esperti. Interessati dalla cosa siamo andati a chiedere a entrambi i ragazzi com’è stato vivere una settimana da professionisti.

BRACALENTE: «Il periodo di stage è durato cinque giorni: da martedì a sabato. Il primo giorno abbiamo fatto dei test sul lattato e il quarto giorno sul VO2Max. Per il resto ci siamo allenati normalmente, pedalando per tante ore ma sempre in maniera serena».

ARRIGHETTI: «Siamo stati inclusi fin da subito all’interno della squadra. Anche alla Biesse sono seguito da Luca Quinti, uno dei preparatori della Cofidis, quindi da questo punto di vista mi sono sentito subito a mio agio. Per tutta la settimana abbiamo svolto lo stesso programma del team: con uscite, test e simulazioni di gara».

Diego Bracalente durante lo stage con il team Cofidis impegnato nel test del VO2Max
Diego Bracalente durante lo stage con il team Cofidis impegnato nel test del VO2Max
Che settimana è stata?

BRACALENTE: «La cosa che mi ha colpito subito è l’organizzazione, la squadra è grande ma tutto funziona perfettamente. Ogni sera ci arrivava la traccia GPX del percorso per il giorno dopo. Eravamo divisi in due o tre gruppi, generalmente: scalatori e classiche, il terzo erano formato da chi aveva dei lavori specifici da fare».

ARRIGHETTI: «Bella, mi sono trovato bene. All’interno della squadra ognuno fa il suo. La differenza con una formazione continental è proprio questa: ogni compito ha la sua figura di riferimento. Uno staff così grande permette di non lasciare nulla al caso».

Con chi avete pedalato?

BRACALENTE: «Un po’ con tutti, il primo giorno ero con i velocisti, poi sono andato anche con gli scalatori. Lì il ritmo era leggermente più alto ma non è stato insostenibile. La cosa bella è che a guardarli non trovi differenze con noi, poi se ti fermi a pensare che stai pedalando con gente che ha vinto tappe al Giro, al Tour e alla Vuelta un po’ fa strano». 

ARRIGHETTI: «Io sono stato con il gruppo delle Classiche, ma il programma era più o meno simile per tutti. Un paio di giorni li abbiamo dedicati ai test, uno ad un allenamento di intensità e l’ultimo alle simulazioni di gara».

Bracalente si è diviso con entrambi i gruppi nelle sue uscite: quello delle Classiche e gli scalatori
Bracalente si è diviso con entrambi i gruppi nelle sue uscite: quello delle Classiche e gli scalatori
Cosa si prova a stare insieme a corridori del WorldTour?

BRACALENTE: «Una cosa che mi è piaciuta molto è la serietà che si respirava durante l’allenamento. Nessuno faceva troppo lo spiritoso o esagerava con il ritmo per farsi vedere. Per quelle quattro o cinque ore c’era la massima concentrazione».

ARRIGHETTI: «Si ha modo di vedere come lavorano ad alto livello. Non ci sono cose particolari, però fa piacere ammirare la precisione e la semplicità con cui fanno tutto. Ho notato subito come fossero abituati a lavorare in un certo modo. La grande differenza sta nell’organizzazione della squadra e nei mezzi che hanno a disposizione».

C’è stato qualcuno con cui ti sei confrontato?

BRACALENTE: «In realtà ho avuto modo di parlare con ognuno di loro. Durante l’allenamento stavo attento a non fare la classica “mezza ruota” o altro, quasi fossi in soggezione. Poi una volta fermati ho parlato serenamente con ognuno di loro. Era come se una volta saliti in bici si trasformassero, ma questo avviene a tutti i corridori, anche a me».

ARRIGHETTI: «Ho cercato di parlare con tutti. Anche se principalmente mi sono trovato spesso con Oldani e Thomas, gli unici due che parlavano italiano. Thomas mi ha dato qualche consiglio utile durante le simulazioni di corsa. Vederlo da vicino faceva capire quanta esperienza avesse e come ogni suo movimento fosse dedicato a gestire lo sforzo al meglio». 

Durante i primi giorni i due under 23 hanno svolto il test del lattato insieme agli atleti del team
Durante i primi giorni i due under 23 hanno svolto il test del lattato insieme agli atleti del team
In una settimana fai in tempo ad ambientarti?

BRACALENTE: «Le giornate trascorrono allo stesso modo sia con una formazione WorldTour che continental. Si pedala e si torna per pranzo. Il tempo di fare dei massaggi o un giro dall’osteopata ed è ora di cena. Di ore libere non ce ne sono molte. Al primo giorno ti ambienti subito e poi tutto scorre normalmente. Cambia la licenza, ma siamo sempre ciclisti».

ARRIGHETTI: «Il grande cambiamento riguarda l’organizzazione del team e che si pedala un po’ più forte. Ma per il resto il ciclismo è fatto delle stesse cose, ad ogni livello. Si mangiano le solite cose e la routine è molto simile. La grande differenza è che nel WorldTour si lavora affinché tutto sia perfetto».

Uno dei meccanici della Cofidis alle prese con la bici di Arrighetti, superato l’imbarazzo del primo giorno ci si sente come a casa
Uno dei meccanici della Cofidis alle prese con la bici di Arrighetti, superato l’imbarazzo del primo giorno ci si sente come a casa
Con voi c’erano anche altri ragazzi?

BRACALENTE: «C’erano altri due corridori under 23: un francese e uno spagnolo. Ci siamo confrontati sugli allenamenti, su cosa facciamo nella vita oltre al ciclismo. Parlando emerge che anche se tutti siamo dilettanti abbiamo comunque come primo obiettivo quello di fare i ciclisti».

ARRIGHETTI: « Con loro ho parlato un po’ anche se il ciclismo spagnolo lo conosco abbastanza. L’anno scorso Montoli e quest’anno i gemelli Bessega, ci hanno raccontato tanto sul come si corre da quelle parti». 

Raccagni: debutto okay. In Australia il motore gira subito bene

23.01.2025
5 min
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CALPE (Spagna) – Andrea Raccagni Noviero ha iniziato il grande salto nel WorldTour. Dopo aver chiuso una promettente esperienza con il team di sviluppo della Soudal Quick-Step, il giovane talento ligure ha iniziato la sua prima stagione tra i grandi, debuttando in questi giorni al Tour Down Under in Australia. L’opportunità di partire per l’altro emisfero è arrivata all’ultimo momento a causa dell’infortunio di un compagno, ma Andrea non ci si è buttato corpo ed anima senza farsi trovare impreparato.

Anzi, proprio ieri ha colto un ottimo dodicesimo posto, primo degli italiani, sull’arrivo di Tanunda, dove Welsford ha firmato il bis. Noi lo avevamo sentito giusto poco prima che spiccasse il volo per l’Australia. La nuova avventura portava con sé emozione, aspettative e la consapevolezza che il livello, molto più elevato dei professionisti, può essere comunque alla sua altezza.

Andrea ci è parso davvero maturo. Parlava con calma, ma al tempo stesso con determinazione. «Non sono d’accordo con chi dice che è solo un nuovo inizio – aveva scritto sulle sue pagine social allo scoccare del primo gennaio – ogni atleta lavora tutta la sua adolescenza per diventare professionista, quindi penso che questo sia già uno sprint intermedio». Non è così scontato che queste parole possano attribuirsi ad un ragazzo del 2004.

Raccagni Noviero al termine della tappa di ieri al Down Under (foto Getty Sport)
Raccagni Noviero al termine della tappa di ieri al Down Under (foto Getty Sport)
Andrea, un bel salto, siamo nel WorldTour finalmente!

Sì, la presentazione della squadra posso dire che è stata la consacrazione. Questo è il secondo ritiro che ho fatto con la prima squadra e per me è più breve del primo, perché appunto l’Australia mi aspetta. Mi sto ambientando bene, anche se facevo già parte della famiglia Soudal, tuttavia questo gruppo è ancora un po’ diverso rispetto al devo team. È molto piacevole stare qui con la squadra.

Già l’anno scorso avevi fatto un ritiro con loro?

Non precisamente. L’anno scorso non avevo partecipato ai ritiri, ero stato qui solo per un controllo al ginocchio a dicembre, visto che ho un problema ricorrente ogni anno a quanto pare: anche quest’anno mi ha dato noie. Ho incontrato dottori e staff, ma non feci nessun ritiro ufficiale con loro.

Quando hai saputo ufficialmente che saresti passato nel WorldTour?

L’ho saputo dopo il Tour di Slovacchia, quindi intorno ad agosto. Però poi ho firmato più in là, all’ultima tappa del West Bohemia Tour. Il contratto è arrivato via e-mail mentre ero sul camper, a fine gara. L’ho firmato subito: viva la firma digitale!

Come hai gestito la preparazione sapendo dell’Australia?

All’inizio ero riserva, quindi non ero sicuro di partire. Poi, a causa dell’infortunio di Lamperti (operato ad un ginocchio, ndr), sono stato inserito nella squadra poco prima di Natale, in pratica al termine del primo ritiro. Però a quel punto la preparazione è rimasta quella prevista per la mia prima gara stagionale, che sarebbe avvenuta all’Etoile de Besseges.

Andrea Raccagni Noviero poche ore prima di partire per l’Australia. Ha un contratto che lo lega alla Soudal fino al 2027
Andrea Raccagni Noviero poche ore prima di partire per l’Australia. Ha un contratto che lo lega alla Soudal fino al 2027
E ti preoccupa questa cosa?

Non troppo dai… Essendo la prima gara per tutti, il livello sarà alto, ma non sarà ancora quello del Tour de France! Non tutti insomma saranno al top. Immagino che gli australiani e i neozelandesi andranno forte, ma la maggior parte del gruppo è in una fase di costruzione.

Che impressioni hai avuto dal primo ritiro nel WorldTour?

Ho pedalato poco a dire il vero nella prima parte di gennaio, per i problemi al ginocchio di cui accennavo. Ho lavorato bene con gli esercizi a secco. Quindi allenamenti controllati e le salite vengono affrontate con cautela, almeno nel gruppo in cui sono stato inserito io, quello degli uomini veloci e delle classiche.

Con chi hai legato di più nella squadra?

Con gli italiani. In aeroporto mi sono ritrovato con Cattaneo, per esempio, e anche Bramati che è il diesse di riferimento per noi italiani. Poi devo dire di aver legato parecchio con il mio compagno di stanza Pascal Eenkhoorn, con cui ho costruito un bel rapporto: tra l’altro è molto simpatico. Essere in 29 non facilita la conoscenza approfondita con tutti, il tempo per parlarsi è poco.

Ecco Andrea, a destra, in allenamento con Ethan Hayter (foto Wout Beel)
Ecco Andrea, a destra, in allenamento con Ethan Hayter (foto Wout Beel)
A proposito di Bramati, lui ti ha paragonato a Ballerini, altro italiano passato dalla Soudal-Quick Step, ti ritrovi in questo paragone?

Non lo so, spero di poter seguire il suo esempio. Il Ballero ha già ottenuto ottimi risultati. Io per ora so di essere bravo come lead-out man tra gli under 23, ma il professionismo è un altro mondo e dovrò scoprire le mie vere caratteristiche.

Prima hai detto che il gruppo dei pro’ è un po’ diverso: come ti stai trovando con questa grande l’organizzazione?

È tutto molto più dettagliato rispetto al team di sviluppo. Ogni giornata è programmata minuto per minuto, con appuntamenti con nutrizionista, psicologo… giornalisti! Noi corridori dobbiamo solo seguire il programma. Basta presentarsi a quell’ora in quella stanza! Alla fine è anche comodo. Per il resto quando si è bici, cambia relativamente poco.

L’Australia è una novità per te…

Sì, è una bella emozione. E’ la prima volta che ci vado, sia in bici che “in vacanza”da turista” diciamo così. Mi piace il caldo, quindi sono contento di iniziare qui piuttosto che in un posto freddo. Abbiamo una squadra competitiva, speriamo di fare bene.

BFT Burzoni rivoluzionata, ma sempre con la stessa filosofia

23.01.2025
7 min
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Cambiare pelle conservando il medesimo spirito. Nel suo decimo anno di vita, la BFT Burzoni ha appena varcato la soglia del 2025 con una formazione largamente rinnovata. Una scelta dettata da tanti fattori tenendo conto dell’evoluzione della categoria juniores.

Un anticipo di questo cambiamento lo abbiamo fatto parlando due giorni fa con Linda Sanarini, una delle due confermate e promossa leader della squadra piacentina sul campo. Le dieci nuove ragazze arrivano dalle allieve portandosi in dote fior di risultati e alcune scommesse da vincere. Di loro, delle atlete che sono passate elite quest’anno e di tutto il resto, compreso l’accordo con la Picnic-PostNL, ne abbiamo parlato col team manager Stefano Solari al termine dell’ultimo weekend di allenamenti a Riva del Garda (in apertura foto Frantz Piva).

Per chi vi conosceva bene, avete fatto una corposa metamorfosi.

La definirei una piccola rivoluzione poiché ci sono state tante variazioni. E’ arrivata Krizia Corradetti come diesse che affiancherà Vittorio Affaticati. Ma la rivoluzione più importante riguarda la preparazione atletica della squadra. Abbiamo deciso di affidarci a Silvia Epis, che reputo una della migliori allenatrici in assoluto. Con noi ci saranno anche due ragazzi che avranno il compito di prendere i dati delle nostra atlete e analizzarli con Silvia per poi fare le tabelle di allenamento in modo approfondito. Abbiamo voluto provare a fare un lavoro d’equipe come succede nei team WorldTour, fatte ovviamente le debite proporzioni. Per le juniores è una novità, speriamo possa portare dei frutti.

Come nasce la volontà di cambiare tanto dell’organico della BFT Burzoni?

Abbiamo fatto diverse valutazioni, anche col presidente Andrina. Camilla Bezzone veniva da un infortunio e meritava di restare con noi per giocarsi bene le proprie carte. Per il resto abbiamo visto che nelle ultime stagioni tra le juniores non c’era una grande differenza tra le atlete del primo anno e quelle del secondo. Basti vedere le classifiche di punti e vittorie del 2024 dove le prime tre sono Chantal Pegolo, Erja Giulia Bianchi e Giada Silo. E l’anno prima la nostra La Bella era stata la seconda in questa graduatoria. Pertanto non siamo andati a prendere nuove atlete del secondo anno, anche perché possiamo lavorare con calma in vista del 2026.

Cosa puoi dirci delle nuove arrivate?

Abbiamo preso dieci allieve che sono già abbastanza pronte per la categoria. Sempre guardando le classifiche finali di rendimento, la metà di loro sono tra le prime otto a livello nazionale. Tuttavia, guardando i test, non state spremute fortunatamente. Crediamo che tutte abbiano ampi margini di miglioramento, che è la condizione migliore per lavorare come dicevo prima. Allo stesso tempo ho già potuto vedere che hanno grinta e voglia di imparare. Dai primi ritiri ho capito che sta nascendo un bel gruppo, soprattutto ben assortito.

In che modo?

Ci sono velociste pure, velociste che tengono bene in salita e scalatrici che hanno un bello spunto veloce per vincere volate ristrette. Abbiamo messo in conto che faranno fatica nei primi mesi, ma sono certo che usciranno poco alla volta. Hanno davanti a loro una capitana come Sanarini che l’anno scorso ha fatto tanta esperienza nel bene e nel male. Poi ovvio che dovranno ascoltare solo ciò che gli diranno i nostri diesse. Comunque sarà la strada ad emettere il proprio giudizio, come sempre.

Ti senti di spendere qualche parola in particolare per una delle nuove arrivate?

Non mi piace mai fare dei nomi. Forse l’unica curiosità è rappresentata da Elisa Bianchi (che arriva dalla Flandres Love, ndr), la campionessa italiana allieve che ha sempre corsa da sola nelle varie categorie giovanili, con i relativi pro e contro del caso. Per lei sarà la prima volta in un team e dovrà imparare le dinamiche tattiche in corsa di una squadra. Sotto quel punto di vista è tutta da scoprire, ma so che è quasi una soldatessa nel seguire i lavori assegnati. Ora è impegnata col ciclocross tra Coppa del Mondo e mondiali, la aspettiamo presto.

Un nome lo facciamo noi e ti chiediamo una considerazione su Sanarini.

Abbiamo avuto tante atlete forti che sono ora nel WorldTour, ma forse come lei non l’ho mai vista. Linda ha un gran motore e tutti i mezzi per fare grandi cose, ma deve diventarne consapevole. E’ una questione di testa, perché tende sempre a sentirsi inadeguata o pensare sempre che le avversarie siano più forti di lei. Quando è con noi vediamo una Linda tanto socievole e serena con le compagne, quanto seria e determinata in bici. Ha tanto potenziale, ma non vogliamo metterle troppe pressioni addosso. Linda deve restare tranquilla, avere pazienza. non farsi condizionare da fattori esterni.

Riguardando all’anno scorso, in tanti si aspettavano che La Bella e Baima andassero nel WorldTour. Cosa è successo invece?

Ce lo hanno chiesto in tanti con sorpresa. A fine stagione molte formazioni continental sono rimaste alla finestra per la riforma dei ProTeam, quindi molti movimenti sono arrivati tardi. Purtroppo non solo Eleonora ed Anita hanno avuto problemi in quel senso, ma anche tante altre juniores che avevano fatto meglio di loro due. Entrambe poi hanno avuto piccoli intoppi fisici e l’anno scorso non sono riuscite a confermare il bel 2023 pur arrivando davanti e correndo con la nazionale. Sono comunque andate in buone squadre (rispettivamente Vaiano e Horizons, ndr) dove potranno esprimersi al meglio. E siamo soddisfatti per avere fatto passare altre tre ragazze.

Linda Ferrari è cresciuta nella BFT Burzoni. E’ passata alla BePink dopo lo stage del 2024 dove ha fatto un’ottima impressione
Linda Ferrari è cresciuta nella BFT Burzoni. E’ passata alla BePink dopo lo stage del 2024 dove ha fatto un’ottima impressione
Continua pure.

Asia Sgaravato, che aveva avuto un gran finale di stagione, e Giorgia Tagliavini sono andate alla Mendelspeck, mentre Linda Ferrari è stata confermata alla BePink-Bongioanni dopo lo stage da agosto a ottobre. Lei è quella che è migliorata più di tutte da quando è arrivata da noi da esordiente. Non ha mai vinto, ma ha tutto quello che serve per andare bene tra le elite. Vede la corsa, sa andare in fuga, stare bene in gruppo e lavorare per le compagne. Walter Zini (il team manager della BePink, ndr) infatti mi diceva che con loro ha corso bene e gli aveva fatto una grande impressione.

L’accordo tra BFT Burzoni e Picnic-PostNL resta attivo?

Anche quest’anno saremo un loro devo team, più o meno con le stesse condizioni del 2024. Siamo felici di sapere che hanno un occhio di riguardo per noi. Devono ancora stabilire se ripeteranno quei giorni di test come a febbraio di un anno fa, però chiaramente se ci dovessero chiedere qualche ragazza da mandare in Olanda, lo faremmo volentieri. Ormai sanno come lavoriamo.

Vincere una gara all’estero e continuare a fare esperienza internazionale, sono due degli obiettivi stagionali (foto BFT Burzoni)
Che obiettivi vi siete dati quest’anno?

Forse è sempre il solito. Ci piacerebbe vincere una gara all’estero, sarebbe una soddisfazione enorme. Abbiamo già ricevuto l’invito per il Tour du Gévaudan Occitanie in Francia e per la Bizkaikoloreak nei Paesi Baschi. Stiamo valutando anche l’invito di un’altra gara di due giorni in Francia che però non è valevole per la Coppa delle Nazioni come le altre due. In questo senso restiamo fedeli alla nostra filosofia, quella di far fare esperienza internazionale alle nostre ragazze.