Bracalente si affaccia fra i grandi. Aspettando l’estate

14.05.2023
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Di Diego Bracalente si parla da tempo come di uno dei migliori talenti del ciclismo italiano, soprattutto se lo si identifica come uno scalatore puro, razza in via di estinzione nel panorama generale (anche dove sembrava li allevassero in serie, come in Colombia), figurarsi nel movimento italiano. Per uno così, le squadre fanno a gara per accaparrarselo, intanto lo ha fatto la Colpack che lo ha inserito nel suo team al primo anno da under 23.

Rispetto alla stagione scorsa è evidente che molto sia cambiato. Il salto c’è stato ed è stato profondo, non solo se si guarda la cosa dal punto di vista dei risultati. Il giovanissimo marchigiano, appena maggiorenne, si è accorto subito che le cose sono mutate, soprattutto per come il ciclismo viene ora vissuto in maniera molto professionale.

«Il team non fa davvero mancare nulla – esordisce il talento di Sant’Elpidio a Mare – siamo seguiti in tutto, dagli allenamenti all’alimentazione, i meccanici sono il massimo della disponibilità, soprattutto per me che sono ancora lontano dai ritmi stretti del team».

Finora il marchigiano al suo primo anno in Colpack ha centrato tre Top 10
Finora il marchigiano al suo primo anno in Colpack ha centrato tre Top 10
In che senso?

I miei allenamenti li faccio a casa perché ho la scuola che mi impegna molto, quando a fine giugno sarà finito l’anno di studi, sarò più libero soprattutto mentalmente. Mi accorgo che è comunque un fardello che mi porto addosso, ma è giusto che sia così. Con il team sono comunque a stretto contatto.

Ti sei già accorto di quanto cambiano le gare?

Altroché… La differenza è enorme, c’è un controllo molto più assiduo e mirato su tutto, la concorrenza è agguerritissima in qualsiasi evento. Poi non va dimenticato che bisogna fare i conti con i chilometraggi aumentati. Ma ci sto facendo l’abitudine e i risultati lo dimostrano.

Il Team Colpack al Recioto, con Bracalente anche Masciarelli, Meris e Nespoli
Il Team Colpack al Recioto, con Bracalente anche Masciarelli, Meris e Nespoli
Tu poi sei guardato a vista, vista la nomea di scalatore puro…

Il vero test sarà quando ci confronteremo con i migliori esponenti stranieri sulle salite vere, quelle lunghe e con pendenze pronunciate. In Italia se guardo a quanto avvenuto mi accorgo che non c’è maggiore concorrenza rispetto a prima, in salita emerge sempre una decina di nomi. Si vede facilmente quali sono quelli che vanno meglio. Sono curioso di vedere quel che succederà affrontando i campioni d’Oltralpe, si dice sempre che il livello è più alto ma voglio constatarlo di persona.

Riferendoti specificamente alle tue prestazioni, noti dei miglioramenti?

Ho un anno in più è la differenza si nota dal punto di vista fisico, le prestazioni sono una diretta conseguenza. Ma so che c’è moltissimo da lavorare, molto più di prima, per questo aspetto con ansia di finire la scuola per potermi concentrare di più. Il problema sono le date…

Bracalente con Meris. Tra i ragazzi del Team Colpack c’è molta collaborazione
Bracalente con Meris. Tra i ragazzi del Team Colpack c’è molta collaborazione
A che cosa ti riferisci?

Mi sarebbe piaciuto correre il Giro d’Italia Under 23, ma la settimana dopo ci sono gli esami di maturità, non so quindi se il team mi selezionerà, tengono molto al rendimento scolastico e considerando che sono un primo anno possono anche valutare di farmi saltare questa edizione. Mi spiacerebbe perché sarebbe quello un vero test.

Finora qual è stata la gara che ti è piaciuta di più?

Devo dire il Palio del Recioto, anche se l’ottavo posto finale mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Si poteva fare di più, penso di aver sprecato troppe energie nella fase iniziale andando all’attacco, energie che mi sarebbero state utili nella fase decisiva.

Per il marchigiano l’obiettivo ora è puntare alla miglior forma per il Giro della Val d’Aosta
Per il marchigiano l’obiettivo ora è puntare alla miglior forma per il Giro della Val d’Aosta
Lì come al Piva hai avuto occasione di vedere all’opera un bel po’ di pari età stranieri…

Il livello è alto, si vede che quelle squadre, soprattutto quelle legate ai team del WorldTour vengono sempre per vincere. Io sono convinto che di per sé non siano assolutamente imbattibili, il fatto è che corrono da veri professionisti, sanno come interpretare ogni corsa. Io però resto ottimista.

Che cosa vorresti per quest’anno?

E’ una stagione di apprendimento, ma vorrei almeno condirla e contrassegnarla con una vittoria. Un obiettivo me lo sono dato, considerando anche l’impegno scolastico: il Giro della Val d’Aosta, potrebbe essere il giusto terreno per mettermi in mostra, credo sia una corsa a adatta a me. Io comunque non parto mai battuto, anche sui percorsi dove non ho apparentemente le caratteristiche per emergere. Sto imparando che bisogna sempre essere pronti a provarci, all’estero fanno così.