Villa prepara gli europei. Le novità non mancheranno

23.01.2025
5 min
Salva

Manca un mese agli europei su pista, primo atto della stagione postolimpica. Marco Villa ne ha vissute tante, ma questa sa già che ha un valore particolare perché c’è da rimescolare tutte le carte, dopo un quadriennio più breve del solito, fortunato nel suo epilogo parigino, ma dopo il quale i big hanno deciso di mettere per un po’ da parte la pista (agonisticamente parlando, beninteso, perché a Montichiari Ganna, Milan e compagnia sono sempre di casa).

Il nuovissimo impianto di Zolder che ospiterà i campionati europei dal 12 al 16 febbraio
Il nuovissimo impianto di Zolder che ospiterà i campionati europei dal 12 al 16 febbraio

Bisogna quindi riprogettare la nazionale e Villa sta già pensando intensamente alla squadra che porterà a Zolder per la rassegna continentale di metà febbraio. Partendo dalle basi.

«Dovremo affiancare gente d’esperienza – dice – a quei giovani promossi dalla categoria under 23, per le specialità prestative e di gruppo, dove li voglio vedere in azione assumendosi le responsabilità. Sarà un primo passo agonistico, ma intanto già stiamo gettando le basi, basti pensare che da Montichiari sono passati almeno una trentina di ragazzi, il gruppo dal quale dovremo scegliere».

Sei riuscito a trovare un equilibrio con l’attività su strada? Ormai tutti sono impegnati con i rispettivi team per la preparazione…

Noi abbiamo una formula che è consolidata, devo dire che tutti si sono messi a disposizione e, quando sono stati liberi dagli impegni con i rispettivi team, sono venuti in pista a lavorare. Sanno che queste sedute pagano anche nell’attività su strada e noi dalla nostra parte abbiamo ormai rapporti consolidati con tutti i team internazionali, ci veniamo incontro.

Villa insieme a Viviani, pronto a rispondere presente per gli europei mentre cerca un nuovo team
Villa insieme a Viviani, pronto a rispondere presente per gli europei mentre cerca un nuovo team
Uno dei “grandi vecchi” potrebbe essere Viviani. Lo hai seguito a Brema?

Sono stato con lui e Consonni l’ultimo giorno e non posso nascondere che per me è stata un’emozione, respirare quell’aria che ha fatto parte per anni della mia vita. Io li ho trovati bene, entusiasti proprio come fossero due ragazzi. Al di là dei risultati, sono stato soddisfatto.

Con Viviani avete parlato anche di europei?

Sicuramente, è intenzionato fortemente a esserci, d’altronde a dicembre si stava allenando duramente per essere pronto per il Tour Down Under perché sperava ancora in una chiamata. Mi piacerebbe vederlo impegnato in un grande team per l’ultimo anno, la sua esperienza sarebbe utile e si potrebbe togliere ancora belle soddisfazioni, fino al mondiale di Santiago a ottobre che sarà il suo saluto.

Milan e Ganna (con in mezzo Lamon) ora puntano tutto sulla strada. Torneranno nel 2027?
Milan e Ganna (con i mezzo Lamon) ora puntano tutto sulla strada. Torneranno nel 2027?
Continui però ad averlo a disposizione…

Elia è un punto di riferimento, un esempio. So bene che appena deciderà di appendere la bici al chiodo pioveranno le offerte perché uno come lui, con la sua esperienza, con tutto quello che ha imparato vivendo anni all’estero, è una risorsa. E’ un programmatore meticoloso, che ha avuto grandi maestri come Brailsford e Lefevere. So che prenderà le giuste decisioni.

Quest’anno servirà per far fare esperienza ai ragazzi. Su che basi sceglierai?

Il problema è il calendario, visto che l’Uci ha disposto per ora solamente una prova di Nations Cup e io contavo di sfruttare questa per far correre più gente possibile fra vecchi e nuovi. Elisa Balsamo ad esempio si era detta disponibile a fare una prova dopo l’Amstel, ma la tappa asiatica è stata cancellata. Con un calendario così scarno, dovremo trovare occasioni nel programma, gare 1.1 per far fare ai ragazzi e alle ragazze le giuste esperienze in vista dei mondiali e di quel che seguirà. Questo però significa anche che gli europei e la prova in Turchia di Nations Cup assumono una rilevanza particolare. Io sceglierò in base alle disponibilità, basandomi sui corridori che frequentano la nostra sede e con i quali abbiamo lavorato. Il criterio è unicamente questo.

Federica Venturelli è già pedina fondamentale della nazionale, ma non è l’unica nuova entrata
Federica Venturelli è già pedina fondamentale della nazionale, ma non è l’unica nuova entrata
Con le donne hai meno problemi, vista la loro età, ma ci sono ricambi?

Da una parte è vero, dopo Tokyo abbiamo trovato un gruppo giovanissimo che sta crescendo anno dopo anno e sono convinto che senza le tante sfortune del 2024 anche a Parigi nel quartetto ci saremmo tolti belle soddisfazioni e l’oro di Consonni e Guazzini nella madison lo dimostra. Ma io guardo anche dietro.

Ad esempio?

Ad esempio c’è la Venturelli che è già un innesto importante e so che vale per noi della pista come per la strada, visto il suo talento poliedrico. Ma c’è anche altro. Ad esempio ho già portato la Baima a gareggiare a Grenchen dove in un consesso di alto livello e soprattutto della massima categoria ha colto un terzo posto nello scratch e vinto l’eliminazione dell’omnium. Risultati che ottieni solo se hai grandi capacità. Con lei abbiamo anche la Sgaravato che sta lavorando con le elite e sta rapidamente bruciando le tappe.

Pluricampionessa di categoria, su Anita Baima Villa è pronto a scommettere già ora
Pluricampionessa di categoria, su Anita Baima Villa è pronto a scommettere già ora
E’ però anche vero che, in una fase di aperta transizione come questa, c’è il rischio di andare agli europei raccogliendo molto meno del recente passato. Non hai paura che subito si potrebbero alzare le critiche?

Ci sono abituato, so bene che faremo più fatica in questa fase, proprio perché questo, ma anche il prossimo anno serviranno per fare esperienza, per costruire mattoncino dopo mattoncino. Ma c’è sempre chi guarda al tutto e subito. Io comunque sono fiducioso e penso che comunque saremo sempre presenti al massimo livello. L’importante è mantenere la sintonia con i vari team per far lavorare i ragazzi. Questo è il periodo della semina e io mi devo concentrare su quello.

Balsamo-Sanguineti, prove di Sanremo su Poggio e Cipressa

23.01.2025
6 min
Salva

E’ stato un inverno variopinto e allegro quello di Elisa Balsamo, iniziato con i colori del matrimonio e culminato con la prima, vera vacanza da tanto tempo a questa parte. Le foto intorno a capodanno la mostrano con una tintarella invidiabile e insolita rispetto alle sue abitudini, ma era quello di cui aveva bisogno. Il Simac le ha riportato buone sensazioni, ma sul 2024 e quello che è successo ale Olimpiadi c’era come un velo che aveva bisogno di essere spazzato via con tanto buon umore.

Il tono di voce è allegro, il sorriso non se ne va. Però lo capisci che nella testa della campionessa inizia a farsi largo la voglia di gareggiare e di farsi largo in un gruppo che ha trovato un pugno di dominatrici altamente specializzate, con cui fare di conto su ciascuno dei traguardi più prestigiosi.

«E’ stato un ottimo inverno – dice Balsamo, in apertura in un’immagine di Sean Hardy da Instagram/Lidl-Trek – sicuramente era un po’ di tempo che non facevo delle vacanze così lunghe e senza bicicletta. Secondo me è stato anche utile, per resettare tutto dopo una stagione abbastanza impegnativa. Poi abbiamo ricominciato a lavorare tanto e in modo determinato. Devo dire che soprattutto nella prima parte di gennaio e l’ultima di dicembre mi sono resa conto che senza l’impegno della pista, il lavoro è stato molto diverso rispetto all’anno scorso. Non dico meglio o peggio, semplicemente ho preso consapevolmente la decisione di fare un anno dedicandomi principalmente alla strada, quindi sicuramente il tempo per lavorare sarà di più. Se avessi dovuto fare gli europei pista a febbraio, è chiaro che l’inverno sarebbe stato strutturato diversamente».

Elisa Balsamo sta iniziando il quarto anno alla Lidl-Trek, ha 26 anni, è alta 1,71 per 55 chili,
Elisa Balsamo sta iniziando il quarto anno alla Lidl-Trek, ha 26 anni, è alta 1,71 per 55 chili,
Vinci le volate, vinci la Gand-Wevelgem, vinci il mondiale e il Trofeo Binda: ti sei fatta un’idea di chi sia oggi Elisa Balsamo su strada?

Diciamo che a me piacerebbe definirmi un’atleta da classiche. O meglio: una velocista che però riesce a tenere anche sulle salite non troppo lunghe. Questo fa sì che abbia lavorato in salita per migliorare un po’, ma con l’obiettivo di non perdere lo spunto veloce. Questo sicuramente è l’obiettivo principale per l’anno. Farò il Tour e non il Giro, anche se parte da Bergamo. Ma abbiamo analizzato i due percorsi e il Tour, soprattutto in apertura, ha tappe adatte a me, quindi è giusto andarci.

Nelle volate avrai davanti la… solita Wiebes. State pensando al modo di batterla oppure ti concentrerai prevalentemente sulle classiche?

La squadra per quest’anno ha pensato a un buon treno. Ci sono alcune ragazze nuove e già da dicembre abbiamo iniziato a lavorare anche sui treni, sul leadout e i meccanismi della volata. Penso che rispetto all’anno scorso ci sarà una grande differenza e penso che già il UAE Tour in cui inizierò a correre sarà una buona gara per iniziare a lavorare insieme ed esercitarci da questo punto di vista.

Sul fronte delle classiche, l’obiettivo sono quelle del pavé?

Sì, ma rispetto all’anno scorso farò anche l’Amstel. Mi piace molto come gara, è una gara aperta a tanti diversi finali, quindi non si sa mai cosa può succedere. Principalmente diciamo che gli obiettivi di quest’anno sono la Sanremo e la Roubaix.

Instagram racconta così il sopralluogo di Balsamo e Sanguineti sul finale della Sanremo
Instagram racconta così il sopralluogo di Balsamo e Sanguineti sul finale della Sanremo
La Sanremo sembra che te l’abbiano disegnata su misura nel primo anno senza la pista…

Sì, diciamo che è davvero un grande obiettivo e anche relativamente vicino a casa. È una bella corsa e il fatto che continuino ad aggiungere gare nel calendario è una cosa molto bella. Adesso praticamente non manca quasi più nessuna classica, quindi direi che stiamo procedendo nella direzione giusta.

Hai già provato Cipressa, Poggio e il finale?

Sì, li avevo già fatti e poi a fine dicembre sono andata a vedere il percorso insieme a Ilaria (Sanguineti, ndr) che vive lì, per farmi un’idea più precisa.

E che impressione ti hanno fatto le ultime due salite?

Cipressa me la ricordavo un po’ più dura, invece sicuramente non è corta però le pendenze non sono impossibili. Quindi si adatta a persone con tanti watt, non è una salita per scalatrici. Il Poggio non è una passeggiata, perché comunque alla fine è uno sforzo impegnativo. Però io credo che la posizione all’imbocco sia la chiave principale e poi si farà la differenza nell’ultima parte. Sono entrambe salite adatte anche a me, non sono proibitive.

Il 6 settembre, a oltre 5 mesi dall’ultima vittoria, Balsamo è tornato al successo nel Tour de Romandie
Il 6 settembre, a oltre 5 mesi dall’ultima vittoria, Balsamo è tornato al successo nel Tour de Romandie
Salite e anche le discese…

Sì, esatto. Soprattutto quella del Poggio, visto che l’arrivo poi è molto vicino, potrebbe fare la differenza.

E’ ovvio che il matrimonio a fine anno fa sembrare tutto pieno di colori, ma con quale sapore in bocca hai chiuso la porta sul 2024?

Se devo parlare dal punto di vista del ciclismo, penso di aver concluso bene la stagione. Tornare a vincere è stata una bella cosa e anche al Simac alla fine sono arrivati tanti secondi posti e forse, dopo il secondo posto degli europei, è stata una delle volte in cui sono andata più vicina a battere la Wiebes. Quindi alla fine è stato un finale positivo.

Dopo Parigi sembrava che l’idea della pista ti amareggiasse: è un rapporto che si ricostruisce?

Diciamo che forse se le Olimpiadi fossero andate in modo diverso, non sarebbe arrivata questa decisione. Però alla fine penso che sia giusto così, che a 27 anni quest’anno sia giusto dedicare un anno alla strada. Ovviamente, come ho detto anche alla nazionale, non abbandono la pista. Quest’inverno sono comunque andata ad allenarmi qualche giorno a Montichiari, perché penso che sia funzionale per la strada. Però sicuramente non è stato facile andare oltre quello che è successo.

Test di gennaio anche per Balsamo in cima alla salita, prelievo del lattato e si riparte
Test di gennaio anche per Balsamo in cima alla salita, prelievo del lattato e si riparte
Sei riuscita a parlarne con Marco Villa?

Abbiamo parlato, abbiamo fatto una riunione e ci siamo chiariti. Non è che ci fosse molto da dire, semplicemente penso che bisogna cercare di migliorare un po’ la comunicazione. L’importante è chiarirsi e quindi per me adesso è un capitolo chiuso.

Ora che Sangalli è diventato un diesse della Lidl-Trek, chi mettiamo al suo posto in nazionale?

Paolo è con noi, vero, ma non lavorerà con le donne. Sarà con il team WorldTour e con il devo team, l’ho scoperto anche io qui in ritiro. Chi potrebbe prendere il suo posto? Servirebbe una figura competente, capace anche di prendere delle decisioni a volte un po’ scomode. Troppo spesso abbiamo visto costruire le squadre nazionali allo stesso modo. E’ una gara per velociste, porto le velociste più forti. E’ una gara per scalatrici, porto quelle che al Giro si sono piazzate meglio in salita. Però alla fine il mondiale o l’europeo sono gare in cui la squadra è necessaria, non bastano le leader. Quindi secondo me a volte c’è bisogno di una persona capace di prendere anche delle decisioni scomode e magari portare qualcuno che non è un leader, ma che aiuterà la squadra. Onestamente però non saprei quali nomi fare…

La settimana tipo di Davide Formolo prima dell’esordio stagionale

22.01.2025
5 min
Salva

Manca poco all’inizio della stagione di Davide Formolo. Il corridore della Movistar sarà al via della Ruta de la Cerámica e della Clàssica Comunitat Valenciana 1969, in programma questo fine settimana. Due giorni di pausa e poi altre quattro corse di un giorno di fila. Quasi una breve gara a tappe, a pensarci bene…. Dopo mesi di preparazione intensa, questa settimana rappresenta la fase finale di rifinitura, in cui l’obiettivo principale è arrivare alla prima gara con la migliore condizione possibile.

L’atleta veneto ci ha raccontato come ha strutturato la sua preparazione invernale, partendo da un primo blocco intenso a novembre, seguito da una fase di scarico durante le festività natalizie. Da gennaio, tre settimane di lavoro mirato hanno portato l’atleta a quest’ultima settimana, improntata sulla supercompensazione. Andiamo a scoprire nel dettaglio come si svolgono questi ultimi giorni prima dell’esordio stagionale (in apertura foto Instagram-Movistar).

Formolo partirà dalle corse spagnole. Era dal 2015 (qui sul podio della Tramuntana con Cummings e Valverde) che non partiva dalla Spagna
Formolo partirà dalle corse spagnole. Era dal 2015 (qui sul podio della Tramuntana con Cummings e Valverde) che non partiva dalla Spagna
Davide, facci scoprire la struttura della tua settimana tipo in questo particolare momento della stagione, cioè l’approssimarsi delle gare. Partiamo dal lunedì?

Io partirei dalla domenica. La settimana che precede le gare è una settimana di scarico e prevede un avvicinamento graduale alle gare, pertanto la domenica è dedicata al completo recupero, mentre lunedì sono ripartito con un allenamento di 4 ore dietro moto, lavorando su intensità piuttosto elevate come Z4 e Z5. Questo tipo di lavoro viene svolto su percorsi vallonati, ideali per simulare cambi di ritmo e appunto d’intensità.

Fai anche salite dietro moto?

Sì, ma sono brevi, di 2-3 chilometri, quelle ideali per un certo tipo di sforzi. Alla fine quelle lunghe si fanno a ritmo Z2, endurance puro e ne ho già fatte molte.

Martedì?

Ieri è stata una giornata più tranquilla, con 3 ore di pedalata a bassa intensità Z1-Z2, per favorire il recupero attivo. Recupero è un po’ la parole d’ordine di questa settimana.

Formolo durante una delle sue sedute di core, esercizi come il plank li esegue quasi quotidianamente (quando fa scarico)
Formolo durante una delle sue sedute di core, esercizi come il plank li esegue quasi quotidianamente (quando fa scarico)
Mercoledì?

Oggi ho ripetuto la sessione del lunedì, con un allenamento quasi identico. E’ stato appena più corto: ma siamo lì.

E siamo al giovedì: 48 ore dal debutto…

Giovedì, invece, si riducono parecchio i volumi. Per questo faccio un paio d’ore. Si tratta di un’uscita molto easy. L’obiettivo è arrivare al fine settimana in condizioni ottimali per le gare di sabato e domenica.

E venerdì? Siamo alla vigilia ormai…

Quando posso cerco di fare riposo assoluto. Ormai dopo tanti anni di carriera ho appurato che mi piace e mi fa bene. Pensate che anche nei grandi Giri, quando posso cerco di non uscire per niente. O comunque faccio davvero, faccio pochissimo. Niente in pratica.

Passiamo alla parte nutrizionale: come gestisci l’alimentazione in questa fase?

L’alimentazione segue un principio di periodizzazione legato all’intensità degli allenamenti. Nei giorni meno intensi si riducono i carboidrati, mentre con l’avvicinarsi delle gare si aumenta l’apporto di energia per arrivare a piena capacità. Dal giovedì, ad esempio, incremento i carboidrati.

La “carbonara (molto) rivisitata” del veneto
La “carbonara (molto) rivisitata” del veneto
Cosa mangi? Facci un esempio…

Diciamo che mi sono internazionalizzato parecchio! E quindi opto per un piatto unico di carboidrati e proteine, tipo riso e uova strapazzate, una sorta di carbonara rivisitata. Dal giovedì la parte dei carbo, che sia appunto riso o pasta, aumenta. E poi sempre tante verdure.

Quali?

Tra le mie verdure preferite ci sono le carote, le zucchine, alimenti che consumo in abbondanza. Ma direi tutte le verdure, questo grazie anche all’influenza di mio padre, che faceva il trasportatore di frutta e verdura. Ne mangiavo a cassette sin da quando ero bambino.

Prima hai detto che dal giovedì, quindi a due giorni dalla gara aumentano i carboidrati: ma quanto? E sul fronte del computo totale delle calorie cambia qualcosa (pensando anche all’apporto proteico)?

Sul fronte calorico, l’approccio è cambiato: si mangia di più rispetto al passato, evitando di rimanere in deficit calorico. Dal 2020, dal Covid, abbiamo smesso di fare la fame! Oggi si mangia davvero di più. Ci si allena più forte e si mangia di più. I nutrizionisti hanno fatto passi da gigante. Detto ciò non saprei dire quante calorie mangio di più o di meno. Io mi affido alle tabelle elaborate dal nutrizionista del team, senza stare ad impazzire.

E riguardo alla vita quotidiana, cosa fai in questa settimana pre-gara?

Con l’avvicinarsi delle gare, gli allenamenti si accorciano e c’è più tempo per il recupero attivo. Le sessioni di stretching e core stability, che faccio sempre, diventano più corpose nei giorni con carico ridotto.

Questa settimana pre-gara, Formolo ha previsto anche fasi intense (foto Instagram)
Questa settimana pre-gara, Formolo ha previsto anche fasi intense (foto Instagram)
Che tipo di esercizi fai?

Esercizi per dorsali, glutei e addominali, ma senza esagerare con la palestra, per evitare di appesantire le gambe. Non seguo una regola rigida per il momento in cui eseguire questi esercizi. Spesso li faccio sia prima di uscire in bici, che dopo.

Hai un rituale prima della gara? Qualcosa che fai sempre, una scaramanzia…

Come dicevo, il giorno prima della competizione cerco di riposare il più possibile. Un rituale? Non fare mai più di 10 chilometri in bici. Ma è una consuetudine che cerco di fare sempre, non solo per il debutto stagionale. Mentre con la scaramanzia ho chiuso: quella funziona quando funzionano le gambe! Per me, la chiave del recupero è ascoltare il corpo e capire quando è il momento di spingere o rallentare.

Davide, riguardo alla bici hai fatto qualche ritocco dell’ultimo minuto?

No, no… cambiare adesso sarebbe un guaio. Io dico sempre «Se sei storto, continua a pedalare storto!». In questa settimana quindi proprio non ho toccato nulla. Ad inizio stagione invece ho abbassato leggermente la sella, seguendo la tendenza del ciclismo moderno: più bassi e più corti. Il cambiamento mi è stato suggerito anche dal nostro biomeccanico per migliorare l’efficienza e il comfort in gara.

Consigliere Confalonieri, le ragioni della scelta

22.01.2025
5 min
Salva

«Le mie corse sono già pianificate – dice Maria Giulia Confalonieri – però mi è stato detto che tante volte c’è la possibilità di partecipare da remoto, la cosa importante sarà comunque esserci. Mi impegno a partecipare a tutti i Consigli Federali, che siano in presenza o meno. Ho accettato questo incarico e gli dedicherò il tempo necessario. Come atleta professionista sto in giro tanto tempo e passo tante ore in bici, ma il resto della giornata lo dedico al recupero. E se si tiene impegnata la mente, a volte è anche una cosa stimolante».

La rappresentanza atleti

Maria Giulia Confalonieri ha trent’anni e corre con la Uno-X Mobility. Domenica scorsa a Fiumicino, subito dopo la conferma di Dagnoni alla presidenza federale, è stata eletta come rappresentante degli atleti nel Consiglio Federale, l’organo di governo della Federazione. Ha ottenuto 12 voti: uno in meno di Fabrizio Cornegliani e il doppio di Elena Cecchini, prima degli esclusi. La sua stagione sta per partire con due prove a Mallorca e il UAE Tour, ma prima abbiamo voluto farci raccontare le ragioni del suo impegno nella politica federale.

Questo il Consiglio Federale per il quadriennio 2025-2028. A destra, Maria Giulia Confalonieri
La rappresentanza atleti nel Consiglio Federale spetta a Cornegliani (accanto a Dagnoni) e Confalonieri (a destra)

«Mi hanno contattato a fine novembre – racconta Confalonieri – per chiedermi se fossi disponibile. Prima mi sono fatta spiegare in che cosa consista il tutto, perché ero piuttosto all’oscuro di cosa potessi fare se fossi entrata nel Consiglio Federale. Ovviamente facendo ancora l’atleta professionista, a volte la presenza in persona potrebbe essere complicata, però mi è sembrato un bel modo per potermi rendere utile e far valere la mia opinione. Detto questo, non so cosa mi riserverà questo ruolo. Non conosco ancora le dinamiche e stiamo aspettando di sapere quando ci riuniremo la prima volta e a quel punto mi farò un’idea un po’ più chiara».

Prima di metterci in naso, seguivi la politica federale?

Leggevo qualche articolo ogni tanto, ma non mi sono mai interessata più di tanto. Se non pensassi di poter portare la mia opinione, non mi sarei avventurata in questo ambito. Penso che il punto di vista di chi sta ancora correndo possa essere utile. Qualche collega mi ha fatto i complimenti per essere entrata in Consiglio Federale, però diciamo che il lavoro deve ancora incominciare. Spero mi facciano i complimenti fra quattro anni.

In cosa puoi dare un contributo da atleta?

Questa è una bella domanda. A livello professionistico, non penso che ci siano tante cose da fare. Semmai si dovrebbe intervenire sulle categorie più giovani, vedremo che proposte verranno fuori, così potrò dire la mia. Per ora non ho ben idea di cosa bolla in pentola, diciamo che vedendo l’andamento negli anni, la base del ciclismo si è ridotta, non è più tanto semplice reclutare nuovi giovani. I numeri una volta erano più grandi, ma è anche vero che adesso ci sono tanti altri sport, mentre la sicurezza delle strade può essere un problema per i genitori, quando parliamo di giovanissimi.

Confalonieri è un’atleta delle Fiamme Oro. Qui in azione nell’ultimo campionato italiano a crono
Confalonieri è un’atleta delle Fiamme Oro. Qui in azione nell’ultimo campionato italiano a crono
Parliamo di sicurezza: hai 30 anni, la sensazione è che 15 anni fa le strade fossero più sicure?

Non lo so. Prima di tutto abito in un posto molto trafficato, quindi sono sempre stata abituata sin da giovane ad avere a che fare ogni giorno con tanti automobilisti. Sotto certi aspetti un po’ è peggiorata, ma non saprei neanche dire di quanto. Noto che a volte le persone hanno meno pazienza, magari gli fai perdere uno o due secondi per superarti. Anche se sei già in fila e stai rispettando tutte le regole, devono sempre farsi sentire. Magari qualcuno suona il clacson, un altro cerca di stringerti. Però non ho notato un tracollo, diciamo che c’è sempre stata della gente nervosa in strada.

Come ci convivi?

Cerco il più possibile di evitare le strade super trafficate, anche se ovviamente visto dove abito a volte, non è proprio semplicissimo. E poi cerco anche di andare in giro in fila però comunque in gruppo, che in parte ti aiuta. Per superarti, devono passarti vicino, ma fanno più attenzione e devono avere più pazienza per non rischiare una manovra azzardata. Invece nel sorpassare una bici sola, sono meno attenti. E poi ci sono le strade…

Cosa vogliamo dire?

Ci sono sempre più ostacoli e in Italia quello che manca rispetto a tanti altri Stati sono delle corsie dedicate alle bici. E’ vero che fanno le piste ciclabili e noi dovremmo utilizzarle, però è poco realistico pensare che un atleta professionista o anche un ragazzo dai 14 anni in su, che in pianura va almeno ai 30 all’ora, possa allenarsi su una pista che per giunta deve spesso condividere con i pedoni.

Confalonieri: dal ritiro a Roma e ora verso il debutto. Dal 2025 la Uno-X usa bici Ridley
Confalonieri: dal ritiro a Roma e ora verso il debutto. Dal 2025 la Uno-X usa bici Ridley (immagine Instagram)
Che effetto ti ha fatto l’altro giorno sentir chiamare il tuo nome alle elezioni?

Sapevo che fra i candidati c’erano anche Elena Cecchini e altri quattro ragazzi, però non ho mai veramente pensato alla possibilità che mi eleggessero, almeno fino al giorno che sono arrivata. Nei giorni precedenti, non ho mai avuto particolare tensione, ma quando hanno chiamato il mio nome, sono stata molto contenta. Sono arrivata a Roma la domenica mattina, perché il giorno prima ero ancora in Spagna con la squadra e per questo non sono potuta andare la sera precedente. Ho preso l’aereo e quando sono arrivata, l’Assemblea era appena cominciata.

Come è stato seguirla?

Non mi ero informata delle tempistiche né di come funzionasse. Era la prima volta e mi ha assorbito parecchio. E’ stato interessante sentir parlare i tre candidati e avere un punto di vista sulle loro campagne elettorali. Poi per il resto si è trattato di aspettare e vedere che cosa sarebbe successo. La sera sono tornata a Milano, già lunedì mattina mi sono allenata. Sabato si comincia da Mallorca.

Il progetto di Giuliani ora sbarca anche in Cina

22.01.2025
5 min
Salva

Non è mai semplice parlare con Stefano Giuliani, perché il manager della Monzon Incolor Gub è sempre in giro. Per sapere qualcosa di più sull’evoluzione del suo team continental affiliato in Romania ma dalla forte impronta italiana, lo abbiamo rintracciato poco prima dell’imbarco verso la Cina e scoprire la sua destinazione ci ha un po’ meravigliato.

Continua la lunga storia di Stefano Giuliani, il cui team è affiliato dal 2018 in Romania
Continua la lunga storia di Stefano Giuliani, il cui team è affiliato dal 2018 in Romania

Un investimento decisivo

«E’ la mia ennesima avventura – racconta – andiamo ad accordarci con un paio di aziende di bici per la prossima stagione. Devo dire grazie proprio a loro se sono ancora in questo ambiente: a fine ottobre avevo deciso di mollare tutto perché non c’erano le condizioni per continuare. Ma lo sapete quanto costa una squadra continental? Soprattutto se non hai le spalle coperte, se non c’è chi ti fornisce bici, accessori, materiale ma devi sempre pagare tutto? Io stavo per lasciare, ma mi è arrivata quella telefonata che ti allunga la vita, questa grande azienda cinese (Incolor, ndr) ha deciso di investire su di noi e di punto in bianco mi sono ritrovato ancora in ballo».

La squadra cambia profondamente, non solo nell’attrezzatura ma anche nel suo roster e la sua costruzione è qualcosa di molto diverso dal solito: «Io non contatto corridori o procuratori, sono loro a contattare me e questo lo devo soprattutto alle tante conoscenze che ho accumulato nel corso degli anni. Mi arrivano richieste sui social, per telefono, per mail… Questo è un progetto diverso da tutti gli altri, l’affiliazione rumena non è una scelta di comodo, ma rappresenta il nostro modo di pensare, con una squadra internazionale che fa un calendario internazionale. Per questo mi arrivano richieste da ogni parte del globo…».

L’ammiraglia del team con Dilara Gul, direttore sportivo che arriva dalla Turchia
L’ammiraglia del team con Dilara Gul, direttore sportivo che arriva dalla Turchia

Curriculum e non solo

Un progetto coraggioso e che ora trova nuova linfa, non solo economica ma anche mediatica attraverso un mercato enorme come quello cinese: «Hanno capito l’essenza del nostro progetto. Al giorno d’oggi vincono in pochi perché nel ciclismo contano esclusivamente i soldi. Ma se sei al di fuori della massima serie, i budget a disposizione sono sempre quelli e puoi fare ben poco, a meno che non cambi prospettiva. A me dispiace che non ci siano in Italia sponsor che guardino oltre la punta del proprio naso, che non colgano l’occasione».

Come avviene la scelta? «Mi arrivano tantissimi curriculum, io valuto in base alle nostre esigenze e al valore dei corridori. E’ chiaro che quelli di prima qualità sono nel WT, dopo bisogna saper inquadrare il valore di ogni corridore, che cosa può dare. Se si tornasse al passato, con una netta e semplice distinzione fra dilettanti e professionisti sarebbe tutto più semplice. Poi devo guardare anche altro».

Nuovi corridori asiatici

Che cosa? «Ad esempio abbiamo portato nel team un corridore di Hong Kong, Ngai Chung Ki. Questo perché saremo al Giro di Taiwan e devo quindi avere anche qualche motivo di richiamo per il mercato locale, stessa cosa per Zhang Changxin, corridore cinese ultimo acquisto. Devo tenere conto degli sponsor, ma anche dell’aspetto comunicativo e avere un corridore del luogo ti apre tante strade. Io d’altronde così posso dare spazio a ragazzi che meritano, perché non guardo certo solo il passaporto, voglio corridori veri».

La sua squadra è diventata una vera multinazionale, con 12 corridori di 8 nazioni diverse e ognuno di questi ha una storia: «C’è ad esempio il finlandese Sampo Malinen, mi aveva colpito il fatto che si allenava a 2.500 metri di quota – spiega Giuliani – mi sono ritrovato un corridore capace di finire nelle posizioni alte delle prove internazionali gravel, vediamo ora come se la cava. Oppure il britannico Tom Williams, che era senza team eppure a fine anno era ancora lì a Calpe ad allenarsi. Avendo 21 anni, aveva solo bisogno di una chance».

Il team è stato presentato nella sede dell’Incolor. Un’azienda di dimensioni enormi
Il team è stato presentato nella sede dell’Incolor. Un’azienda di dimensioni enormi

Due italiani nel team

Saranno due gli italiani in squadra, molto diversi fra loro: «Ho deciso di riconfermare Filippo Tagliani perché ha una grandissima esperienza all’estero e ne ha passate davvero tante, proprio questo è un valore in più. Può essere un esempio per i suoi compagni e quel regista in corsa che serve ai giovani per crescere. E’ un grande professionista. Con lui Jacopo Militello, appena 20 anni che viene dalla Toscana e può crescere molto in questo contesto».

Queste scelte hanno restituito a Giuliani la voglia di lottare per le strade di tutto il mondo: «Faremo un calendario molto internazionale, proprio per rispettare il nostro progetto. Molti mi chiedono perché mi fermo a 12 corridori. La risposta è semplice: l’attività continental costa molto, ma io devo essere in grado di far correre i ragazzi a ritmo abbastanza continuo, altrimenti mollano. Guardate quel che avviene in tanti team, si comincia la stagione con 10 e si finisce con 6. Non deve succedere, ognuno avrà le sue occasioni per correre e crescere».

Bozzola: la SC Padovani e la voglia di affermarsi

22.01.2025
5 min
Salva

La curiosità intorno alla nuova continental italiana – la SC Padovani Polo Cherry Bank – è tanta. Per la squadra guidata da Ongarato e che conta sull’apporto di tante figure di grande esperienza, è tempo di rifinire la condizione in vista dell’esordio stagionale. I ragazzi sono ora in Spagna, e stanno affrontando gli ultimi giorni del loro ritiro. Tra i volti della SC Padovani c’è quello di Mirko Bozzola, uscito dal devo team della Q36.5 Pro Cycling. La formazione di sviluppo è stata chiusa e così molti dei suoi giovani talenti sono andati dispersi. Uno di loro è proprio Bozzola, classe 2004, che si appresta a iniziare il terzo anno nella categoria under 23 (in apertura photors.it). 

«Qui si sta bene – racconta dopo il lungo allenamento da cinque ore – la temperatura è perfetta. Oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo fatto l’ultima distanza prima dell’esordio stagionale, che sarà il 24 gennaio alla Classica Camp de Morvedre. Una corsa che si snoderà nella provincia di Valencia, con partenza e arrivo dal paesino di Estivella».

Mirko Bozzola inizierà a correre in Spagna il 24 gennaio (photors.it)
Mirko Bozzola inizierà a correre in Spagna il 24 gennaio (photors.it)

Partito da lontano

Rispetto alla stagione 2024 Bozzola attaccherà il numero sulla maglia con un mese di anticipo. Lo scorso anno esordì con la maglia del devo team della Q36.5 il 25 febbraio a Misano

«Non arriverò pronto al 100 per cento – spiega – alla gara di venerdì, ma va bene così. I miei obiettivi in stagione saranno altri. Comunque sento di migliorare, me ne accorgo giorno dopo giorno, quindi credo che la strada sia quella giusta. Quest’anno vorrei andare bene nelle corse internazionali under 23 e al Giro Next Gen, vedremo se quando uscirà il percorso ci sarà qualche tappa intrigante».

I ragazzi della SC Padovani hanno fatto un primo ritiro a dicembre in Veneto, mentre ora sono in Spagna (photors.it)
I ragazzi della SC Padovani hanno fatto un primo ritiro a dicembre in Veneto, mentre ora sono in Spagna (photors.it)
Senti di poter fare un passo in più rispetto al 2024?

In realtà anche lo scorso anno ero partito per fare bene nelle gare internazionali, ma poi qualche intoppo di troppo mi ha un po’ condizionato. Non ho avuto una stagione costante. Adesso mi sento meglio, tutto è curato nei dettagli e qui alla SC Padovani non ci manca davvero nulla. 

Guidaci in questa nuova squadra.

Arrivare in una formazione appena nata è sempre un’incognita, ma il progetto è davvero molto bello. Esco da un devo team e devo ammettere che non vedo differenze tra il 2024 e il 2025. La squadra è super attrezzata e non ci manca niente.

Bozzola vuole affermarsi nelle gare internazionali under 23 per attirare l’attenzione delle squadre professionistiche (photors.it)
Bozzola vuole affermarsi nelle gare internazionali under 23 per attirare l’attenzione delle squadre professionistiche (photors.it)
Che effetto fa viverlo?

E’ positivo perché si capisce quanto sia stato fatto e in quanto poco tempo. La struttura è stata realizzata velocemente e l’organizzazione pure: ritiri, calendario, divise, bici… Già essere in Spagna a gennaio per un ritiro in vista delle gare di inizio stagione non è cosa da poco. Non sono tante le continental che possono permettersi questo. 

Con chi ti sei confrontato di interno alla Padovani?

Con tutti: da Ongarato a Petacchi, fino a Konychev. Mi hanno parlato subito di un progetto ambizioso e sono stati onesti. Mi avevano detto che le loro erano idee da concretizzare, ma mi sono fidato e tutt’ora mi fido. Tutte le promesse fatte sono state mantenute e questo non è di poco conto. 

Mirko Bozzola correrà la sua terza stagione da under 23 con la SC Padovani Polo Cherry Bank (photors.it)
Mirko Bozzola correrà la sua terza stagione da under 23 con la SC Padovani Polo Cherry Bank (photors.it)
C’è mai stata l’occasione di passare professionista con la Q36.5?

No. Nonostante abbia corso con la professional un paio di volte, ho comunque fatto una stagione che non mi ha permesso di guadagnare spazio. Tuttavia non ci sono rimasto male, riparto con la voglia di fare e consapevole di aver imparato tanto. 

Cosa?

Dal punto di vista dell’alimentazione in gara e fuori, oppure a leggere la gara e capire come muoversi in gruppo. Correre un anno in un devo team è un’esperienza che consiglio e che serve tanto per maturare.

Il corridore novarese era passato prima alla Zalf (photors.it)
Il corridore novarese era passato prima alla Zalf (photors.it)
A livello atletico che passi in avanti senti di aver fatto?

Partivo già con un buono spunto veloce che sento di aver migliorato ulteriormente. Sulle salite da 10 o 12 minuti sento di poter stare con i migliori. In più sono un corridore di passo. Penso che il mio terreno di caccia siano le corse ondulate, con strappi di due o tre chilometri. 

Hai provato anche a correre al Nord con i pro’, come è andata?

E’ stata un’esperienza bella, ma che mi ha fatto capire come in quelle corse serva un’altra mentalità. Non ho partecipato a gare facili, nonostante ciò mi sono comportato bene. Ma prima di pensare a quel mondo, meglio fare bene da under 23 nelle gare che avrò a disposizione. L’obiettivo del 2025 è affermarmi e conquistare una chiamata dai professionisti.

Nel 2024 Bozzola ha corso con il devo team della Q36.5 nel quale dice di aver imparato molto
Nel 2024 Bozzola ha corso con il devo team della Q36.5 nel quale dice di aver imparato molto
Come arrivi all’inizio della stagione?

Fiducioso, ancora di più rispetto al 2024. So che posso arrivare a un buon livello. Nei miei tre anni da under 23 sono sempre stato in squadre che mi hanno dato la possibilità di crescere. Alla Q36.5 ho imparato ad allenarmi con un preparatore, a stare con i professionisti. Ho capito cosa vuol dire fare il corridore.  

Sanremo, classiche e Tour: Milan e la ricerca della velocità

22.01.2025
7 min
Salva

«Abbiamo fatto molti sviluppi con Santini per quanto riguarda i body da gara – dice Milan – e i copriscarpe che io utilizzo sempre. L’anno scorso è arrivata la nuova bici, quindi il livello di aerodinamica è stato incrementato molto. Poi ti rendi conto che fai tutti gli studi e ti ritrovi con uno di un metro e 94 sopra alla bicicletta, che per quanto provi a stare il più basso possibile, insomma…».

L’atmosfera è rilassata, si ride e finalmente si parla italiano dopo le altre interviste in inglese. Il media day della Lid-Trek volge al temine, ma parlare con Milan dei suoi progressi e dei suoi impegni è un viaggio molto interessante. E’ la prima vigilia di una stagione senza gare in pista: questo significa più tempo a disposizione per lavorare su strada. La squadra lo ha annunciato nel gruppo del Tour de France, dove andrà senza l’angelo custode Pedersen. Il ragionamento prosegue in un misto fra tecnica e ambizioni personali.

Il programma 2025 di Milan prevede il debutto al Tour, ma prima le classiche del Nord
Il programma 2025 di Milan prevede il debutto al Tour, ma prima le classiche del Nord
Si è parlato molto del tuo muoverti troppo nelle volate…

Si punta sempre a migliorare per diventare il numero uno e anche la squadra ce l’ha bene in mente. Per cui negli allenamenti stiamo puntando tanto anche al modo in cui sprintare, senza tutti quei movimenti della testa. Cercando di essere più aerodinamici possibili, spostandomi magari un po’ più avanti con la testa e col corpo. Sono tutti movimenti che, messi insieme, alla fine daranno i loro frutti. Stiamo lavorando molto anche per quanto riguarda la forza, l’esplosività e tutto l’insieme di cui si compone lo sprint. E anche per le salite…

Per difendersi dagli attacchi?

Bisogna tenere duro anche sulle salite per arrivare allo sprint. Si lavora a 360 gradi per migliorare globalmente e cercare poi di essere i migliori. E si sta lavorando anche sui rapporti. Stiamo ancora usando il 54, ma stiamo inserendo il 56.

Al Giro 2024, Milan ha vinto tre tappe (qui la terza a Cento) e fatto quattro secondi posti
Al Giro 2024, Milan ha vinto tre tappe (qui la terza a Cento) e fatto quattro secondi posti
Sembri bello rilassato, che inverno è stato finora?

Sto bene, è stato un bell’inverno a partire da dicembre, con un bel training camp. Ho passato delle belle vacanze di Natale a casa con la mia famiglia, che va bene prima di iniziare una stagione così lunga. E adesso siamo di nuovo qua a preparare il debutto per cui manca ormai poco. Le sensazioni sono buone, diciamo che sono gasato. Sinceramente ho voglia di correre, la competizione mi manca e il Tour sarà una nuova sfida, un nuovo mettersi in gioco e provare.

Che fascino ha su di te il Tour de France, che per alcuni è il centro del mondo e per altri una corsa come le altre?

Sicuramente per me tutte le gare sono importanti. Ovviamente il Tour ha il suo fascino, ma per me è sullo stesso piano delle altre. E’ importante iniziare bene a una Valenciana, come arrivare nella miglior forma possibile al Tour de France. Certo è una gara che non ho mai disputato prima, in un periodo in cui non ho mai corso, quindi il punto di domanda c’è. Per me sarà quasi tutto nuovo, metterò il massimo impegno nel prepararmi, come faccio per tutte le altre gare.

Fra i lavori su cui si sta applicando Milan, c’è anche la compostezza in volata, cercando l’aerodinamicità
Fra i lavori su cui si sta applicando Milan, c’è anche la compostezza in volata, cercando l’aerodinamicità
Vai in Francia con un obiettivo preciso?

Sicuramente dal primo giorno avremo delle tappe favorevoli, con la maglia gialla subito in palio, quindi sarà molto importante farsi trovare pronti e uniti anche a livello di squadra. Lo prendo come tutte le altre gare, però la concentrazione sarà alta e anche la voglia di fare bene.

Il Tour è lontano, prima ci sono tante volate e tante classiche, giusto?

Inizierò alla Volta Valenciana, poi sarò al UAE Tour, Kuurne, Tirreno, Milano-Sanremo, De Panne, Gand-Wevelgem, Waregem e Roubaix. Poi avrò un periodo di recupero e andrò in altura a Sierra Nevada. Si dice che non faccia bene ai velocisti, ma io ci sono stato diverse volte e mi sono sempre trovato bene. Staremo su una ventina di giorni, poi ci saranno Delfinato e Tour, con il campionato italiano nel mezzo. Si dovrebbe correre a Gorizia, non sarebbe male andare in Francia con quella maglia addosso.

Con la sua fuga alla Gand del 2024, Milan ha propiziato la vittoria allo sprint di Mads Pedersen contro Van der Poel
Con la sua fuga alla Gand del 2024, Milan ha propiziato la vittoria allo sprint di Mads Pedersen contro Van der Poel
Quale delle classiche di primavera vedi più alla tua portata?

Volendo restare con i piedi per terra, penso la Gand: per il momento è quella più mi si addice. Poi magari metterei la Milano-Sanremo. E anche qui c’è un punto di domanda per come andrà nel finale. Si sa, ci vuole anche un po’ di fortuna…

Anche Ganna salta il Fiandre, c’è un motivo preciso per la tua scelta?

L’ho fatto negli anni scorsi e per me è stato bello, perché sono riuscito ad aiutare la squadra e mi è piaciuto esserci. Non sarebbe male rifarlo, anche perché in un futuro resta una corsa che mi piacerebbe vincere. Però so anche che non va bene iniziare ad accavallare tante classiche, si rischia di farle tutte e non portarne a casa nessuna. Meglio selezionarle, avendo davanti un obiettivo bello chiaro.

Jonathan Milan è nato a Tolmezzo (Udine) il 1° ottobre 2000 ed è pro’ dal 2021. E’ alto 1,94 e pesa 84 chili
Jonathan Milan è nato a Tolmezzo (Udine) il 1° ottobre 2000 ed è pro’ dal 2021. E’ alto 1,94 e pesa 84 chili
Sempre restando in ambito classiche, la Sanremo del 2024 non è andata come avresti voluto. Ora tutti pensano a uno show di Pogacar, sei d’accordo anche tu?

L’anno scorso l’indicazione era di arrivare sotto al Poggio e per me il fatto di aver passato la Cipressa e di essere rientrato per dare una mano prima del Poggio è stato un piccolo step in avanti. Quest’anno farò ancora quel che mi diranno, ma il mio obiettivo è cercare di salvare le energie per arrivare il più fresco possibile sotto al Poggio per cercare di tenere un eventuale attacco di Pogacar e di altri rivali. È un grandissimo punto di domanda, perché lui è il grande uomo da battere. Però c’è anche Pippo (Ganna, ndr). Lui ci punta e abbiamo visto che negli scorsi anni era sempre lì e per me ci sarà anche quest’anno.

Alla Sanremo ci sarà Pedersen, che però non sarà con te al Tour: ti sarebbe piaciuto averlo accanto?

La squadra ha preso la decisione di dividerci e forse per Mads non sarebbe stato bello dover andare al Tour per aiutare me. Penso che sia talmente forte, da ambire a momenti tutti suoi per preparare le corse cui punta. Se lo avessero portato per me al Tour sarei stato felicissimo, però guardandola da un altro punto di vista, non so se per lui sarebbe stato il massimo.

Oro e record del mondo nell’inseguimento individuale ai mondiali 2024 di Ballerup: un sogno inseguito a lungo
Oro e record del mondo nell’inseguimento individuale ai mondiali 2024 di Ballerup: un sogno inseguito a lungo
Strada, pista, mondiali e Olimpiadi: abbiamo visto tutto il tuo potenziale?

Oddio, spero di no, sinceramente. Si cerca sempre di migliorarsi, per cui pur non correndo le gare in pista ho in programma di fare qualche ritiro perché comunque per un corridore come me è utile coltivare quel tipo di lavoro, per la potenza e la frequenza di pedalata. Però dopo alcuni anni di doppio impegno, per le prossime due stagioni mi concentrerà più sulla strada e cercherò di fare un altro salto di qualità per quanto riguarda le classiche e il Tour de France.

E’ stato importante chiudere il 2024 con il record del mondo dell’inseguimento e la maglia iridata?

Molto, perché era un obiettivo che avevo da tempo. Ho sempre sognato di vincere una maglia iridata, anche se prima del mondiale ho avuto un momento difficile. Ero uscito dall’europeo con una condizione molto buona, però mi sono ammalato e ho fatto due settimane fermo. Sono tornato ad allenarmi bene solo una settimana prima del mondiale, quindi per me è stata una sfida in tutti i sensi ed è stato importante chiudere così la stagione. Il record del mondo è stata la ciliegina sulla torta.

Un mese per dirsi addio: il duro racconto di Del Barba

21.01.2025
3 min
Salva

Una chiamata che non ti aspetti. E’ Mattia Cattaneo, pensi subito che sia successo qualcosa, ma che cosa? Dice che vorrebbe si facesse un articolo per un amico, un massaggiatore che conosciamo benissimo. Emanuele Del Barba, fino al 2024 alla Jayco-AlUla. Stamattina ha perso sua moglie, restiamo di sasso. Lui è accanto, due parole e la promessa di risentirci nel tardo pomeriggio. La giornata scorre in un continuo guardare il display, fino al momento di chiamarlo.

Ha la voce distaccata di quando la botta è così forte che ti ha portato via anche la disperazione. Chi ci è passato lo sa e riconosce la rassegnazione. Si parla per monosillabi, riallacciando storie personali e punti di contatto.

«Se ne è andata in un mese – dice – stamattina, a 43 anni. Non sono lucido, sono in mezzo a un botto di gente, ma sono anch’io disperato. Forse è perché lo so da un mese. Lavorando coi dottori forse mi sono preparato. Così stamattina ero lì col “Catta” ed è venuta a lui l’idea di fare un bell’articolo per la mia Rossella…».

Emanuele Del Barba, Rossella e Federico, 25 anni: una visita al Giro d’Italia
Emanuele Del Barba, Rossella, Federico, 25 anni, e il piccolo Edoardo, 7 anni: una visita al Giro d’Italia

Tutto in un mese

Era il 15 dicembre quando tutto è cambiato e adesso ogni cosa cambierà: se non per sempre, di certo per un lungo periodo. Ora ci sono due figli cui stare accanto. Uno di 25 anni, figlio di Rossella. E uno di sette, per il quale la botta sarà tremenda. Come glielo dici a un bimbo di sette anni che da stasera mamma non tornerà più a casa?

«Ho fatto gli ultimi due anni con la Jayco – racconta Del Barba – e adesso avevo firmato con la Movistar per un po’ di giornate. Invece andrà tutto a monte, ma va bene così devo stare tranquillo a casa con mio figlio e continuerò a lavorare nel poliambulatorio. Non andrò alle corse, ma è giusto così. Avrei dovuto fare il calendario italiano. Invece il 15 dicembre abbiamo saputo che stava male».

Rossella aveva 43 anni e, da buona bresciana, aveva finito con l’appassionarsi al ciclismo
Rossella aveva 43 anni e, da buona bresciana, aveva finito con l’appassionarsi al ciclismo

La passione per le corse

Il ciclismo era entrato a forza nella sua vita, come succede quando sposi uno che ci lavora dentro e che lo vive come una passione.

«Ho ricevuto dei messaggi – dice – ho messo una storia su Instagram, ma poco altro. Volevo farlo sapere a quelli più lontani, perché in un mese non c’è stato il tempo per avvertire nessuno. La passione del ciclismo gliel’avevo passata io, eravamo insieme da 18 anni e quindi cominciava anche lei a venire alle corse. Era bresciana, da noi il ciclismo lo respiri nell’aria».

Guardi la foto di quel sorriso bellissimo e poi finisci le parole. E’ una serata come tante, che in questa casa bresciana non riusciranno a dimenticare. La vita va avanti in salita, non resta che pedalare, con il ricordo doloroso e dolce di Rossella che non c’è più.

Nel nome di Rossella è stata creata una pagina di donazione: https://donazioneinmemoria.airc.it/eventi/nel-dolce-ricordo-di-rossella

Sanarini lavora già sodo per il prossimo salto in avanti

21.01.2025
6 min
Salva

Non lascerà nulla al caso per alzare ulteriormente l’asticella. Il diciottesimo compleanno festeggiato con le compagne di squadra della BFT Burzoni è stato uno degli ultimi – piacevoli e giusti – svaghi prima di affrontare con un bel piglio il 2025. Linda Sanarini è entrata nella sua seconda stagione da juniores per diventare “più grande” non solo anagraficamente (in apertura foto Franz Piva).

L’avevamo lasciata protagonista della visita a casa della attuale Picnic-PostNL. Poi al pronti-via, l’anno scorso la padovana di Saccolongo era andata a bersaglio subito confermando le proprie credenziali dimostrate dall’oro ottenuto agli EYOF 2023. In successione per Sanarini è arrivato il tempo di indossare maglie diverse da quelle del club e raccogliere podi internazionali. Prima il tricolore conquistato nel campionato italiano a crono, poi cinque medaglie complessive in pista con la nazionale tra europei e mondiali. Ed ora il suo sguardo è puntato alla propria crescita, anche con qualche novità.

Linda come giudichi il tuo primo anno da juniores?

Il 2024 è stata un’annata di apprendimento, nella quale ho capito il valore della categoria. Su strada onestamente mi aspettavo di fare di più, anche se non mi lamento per i due successi che ho ottenuto. Però sentivo sempre che mi mancava qualcosa per arrivare al risultato pieno. Ad esempio aiutavo bene le mie compagne, volentieri e senza problemi. Anzi, ho imparato a lavorare per le altre, migliorandomi. Invece quando ero io che dovevo fare la gara, non avevo le stesse buone sensazioni. Credo comunque che ci possa stare.

In compenso in pista con la maglia azzurra ti senti più soddisfatta?

Sono contenta perché in nazionale abbiamo avuto un bel gruppo di lavoro, proprio come nella mia squadra. Devo dire che è stata una bella annata in pista, malgrado mi bruci ancora quell’omnium perso per soli 3 punti agli europei di Cottbus. Ed anche nell’omnium mondiale non sono stata troppo fortunata perché sono caduta quasi in ogni prova. E’ vero che non ho preso l’oro, però se ci ripenso sono felice delle altre quattro medaglie (argento nella madison e bronzo nel quartetto agli europei, due bronzi tra madison e quartetto ai mondiali, ndr).

Intanto come sono andati i ritiri con la squadra?

Sono andati molto bene pur con finalità diverse. Dal primo al sei di gennaio siamo state a Castagneto Carducci in Toscana dove abbiamo fatto un buon carico di lavoro. E’ stato anche il classico ritrovo per amalgamarci, visto che siamo cambiate tanto. Oltre alla nuova diesse Krizia (Corradetti, ndr), sono arrivate dieci nuove compagne, tutte del primo anno. Invece lo scorso weekend a Riva del Garda abbiamo sfruttato il bel clima facendo uscite da 3-4 ore con test in salita. Personalmente ho avvertito buone sensazioni, specialmente in salita dove mi sentivo più leggera, anche perché ho intrapreso un percorso con un nutrizionista.

Per quale motivo?

Intanto ammetto che al sabato sera per il mio compleanno avevo portato una bottiglia di spumante e una cheesecake al pistacchio, ma senza fare tardi o altri strappi alle regole (dice sorridendo, ndr). Battute a parte, non me lo ha imposto nessuno di andare da un nutrizionista, è una volontà partita da me. Questa stagione è molto importante per il mio futuro. Se andrò bene potrò mettermi maggiormente in mostra ed eventualmente ambire ad andare in determinate squadre. Quindi voglio fare tutto il possibile per essere pronta e più performante. E soprattutto non avere rimorsi per non averci provato.

Quest’anno sarai una delle “veterane” della BFT Burzoni. Che consigli dai alle nuove arrivate?

Intanto va ricordato che dall’anno scorso è rimasta anche Camilla Bezzone. Alle altre mie compagne posso dire che non devono cercare troppo il risultato. Devono correre tranquille perché il salto dalle allieve si sente molto. Ed io l’ho visto su di me. Comunque nei ritiri che abbiamo fatto, si è visto subito che ci tengono a fare bene.

Visto il 2024, partirai con i gradi di capitana. Ti spaventa o sei stimolata?

Sicuramente sono stimolata. Secondo me per noi quest’anno sarà importante la squadra in ogni gara. Anche se siamo formate da tante ragazze del primo anno, penso che strada facendo e corsa dopo corsa troveremo le necessarie affinità per fare belle prestazioni o fare risultato. Attenzione però che non sarà troppo semplice nemmeno per me perché dovrò metterci del mio per integrarmi con le mie nuove compagne.

Che obiettivi si è data Linda Sanarini?

Sicuramente farò ancora la doppia attività strada-pista, ma ho già detto a Masotti (il responsabile delle juniores in pista, ndr) che sarò disponibile solo dopo marzo, come vuole la mia squadra. Vorrei fare meglio dell’anno scorso. Su strada punto a fare bene a Cittiglio, ora che mi sento più adatta al percorso. Mi piacerebbe riconfermarmi nell’italiano a crono. Con la nazionale, visto che i mondiali in Rwanda sono duri, vorrei guadagnarmi una chiamata per gli europei in Francia. Indossare l’azzurro è sempre una grande soddisfazione. Diciamo però che in generale vorrei essere un punto di riferimento per le mie compagne, come è stata Asia Sgaravato per me l’anno scorso.