Suola rigida, tomaia morbida e fitting ampio: Trek Velocis la risposta

23.04.2025
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Le nuove Trek Velocis sono l’esempio perfetto di una gamma media che eredita alcune caratteristiche dalle alto di gamma. Sono calzature che puntano alla comodità e rispetto alla versione precedente aumentano (di molto) la resa tecnica, ma senza le estremizzazioni delle RSL.

Suola in carbonio OCLV e tomaia MetNet (senza Knit). Due rotori Boa L6 perfettamente in linea e una linguetta imbottita in modo funzionale che protegge dall’azione potente dei cavi (il collo del piede ed i tendini non sono mai sotto pressione). C’è una calzata comoda con una sezione mediana/frontale che offre un alloggio confortevole a piedi (anche) dalla pianta larga. La talloniera non stringe. Le abbiamo provate.

Nuova Trek “Velocis”, una scarpa con un design pulito e “classico”
Nuova Trek “Velocis”, una scarpa con un design pulito e “classico”

Pro Last, geometria della calzatura

Trek Pro Last è una vera e propria geometria della calzatura sviluppata per la categoria RSL (quella top di gamma) e mutuata per la Velocis (medio di gamma). Mira ad ottimizzare lo sfruttamento totale del volume interno, minimizzando gli spazi vuoti, sfruttando appieno il potere fasciante della tomaia. Nel concetto rientra anche una sorta di arcuatura della scarpa con la punta che tende (leggermente) verso l’interno. Quest’ultimo aspetto facilita anche il posizionamento della tacchetta.

Tornando al volume interno della nuova Trek Velocis, abbondante, lascia spazio ad eventuali plantari customizzati oppure solette con uno spessore maggiore, rispetto agli standard. Non è da dimenticare la talloniera esterna di rinforzo che è stata aggiunta rispetto alla versione più anziana, più bassa e meno “invasiva” rispetto alla Trek RSL.

Passanti dei cavi in tessuto

Ecco un dettaglio che ci piace e non è un dettaglio scontato per una calzatura inserita in una media gamma (comunque ambiziosa). I passanti in tessuto dove scorrono i cavi (sono stati eliminati i ponticelli in plastica) contribuiscono ad aumentare il comfort (anche sul lungo periodo), azzerano le pressioni e non influiscono in modo negativo sulla termoregolazione.

Un’ottima scelta, davvero apprezzabile, anche nell’ottica di minimizzare (quasi azzerare) le frizioni tra tessuto interno, calza e piede.

Suola OCLV, un gradino sotto la RSL in termini di rigidità
Suola OCLV, un gradino sotto la RSL in termini di rigidità

Suola tutta in carbonio, gestibile, non estrema

Dal punto di vista dell’impatto estetico la suola OCLV della nuova Trek Velocis è praticamente uguale alla RSL. Cambia il valore della rigidità: sulla Velocis è di 10 nella scala Trek. Non è troppo rigida ed è uguale dal retro verso la punta, collima alla perfezione con una talloniera ampia, non stringe.

La suola offre un super sostegno durante le fasi di spinta, di uscita di sella e anche durante i rilanci. Ancora una volta una suola OCLV di Trek conferma di essere un ottimo prodotto.

In conclusione

Il prezzo: 249,99 euro di listino non sono pochi. E’ giusto sottolineare che si tratta di una calzatura del tutto paragonabile (nei termini di una resa tecnica) a molte scarpe top di gamma. La nuova Trek Velocis è ben fatta, non è estrema ed è comoda, tutto sommato non è troppo calda, nonostante una colorazione nera (quella del test) che non aiuta la termoregolazione nel suo complesso.

E’ buona l’azione di contenimento della talloniera, davvero apprezzabile la neutralità della suola nella zona dell’arco plantare, considerando un utilizzo e sfruttabilità per diverse tipologie di utenza. Morbida e plasmabile la tomaia, in base alle esigenze/preferenze, sia di chiusura dei Boa che alla forma del piede.

Trek

Namur, parte la Freccia. Alla Lidl-Trek si scommette su Nys

23.04.2025
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«Da bambino, quando andavo lì con mio padre e la sua squadra di ciclocross – racconta Thibau Nys ai microfoni della Lidl-Trek – ancora prima di diventare uno junior e di pensare di intraprendere una carriera su strada, ho sempre pensato che ci fosse una sola gara in cui avrei avuto una possibilità di vincere ed era la Freccia Vallone. Non so se sia possibile, ma la penso ancora allo stesso modo. Questa è la gara che più si avvicina al tipo di corsa che faccio, al tipo di gare che mi piacciono. Quindi forse ci sono delle possibilità, anche se sarà sicuramente molto dura».

Subito dopo la vittoria al GP Indurain, Nys accolto e festeggiato dal massaggiatore (ed ex corridore) Alafaci
Subito dopo la vittoria al GP Indurain, Nys accolto e festeggiato dal massaggiatore (ed ex corridore) Alafaci

L’investitura di Skjelmose

Thibau Nys, belga e figlio d’arte, arriva alla Freccia dei suoi sogni dopo aver vinto il GP Indurain in Spagna, aver lavorato sodo al Giro dei Paesi Baschi e dopo il dodicesimo posto all’Amstel, vinta dal compagno Skjelmose. E proprio il danese, che ha messo nel sacco Pogacar ed Evenepoel, subito dopo il trionfo olandese, ha avuto per lui parole di grande fiducia.

«L’ho già detto e lo ripeto – ha profetizzato Skjelmose – c’è una persona al mondo che può battere Pogacar sul Mur de Huy ed è Thibau. Partiremo per fare la corsa in due, ma se lui avrà uno dei suoi giorni migliori, allora credo che sia quello di cui abbiamo bisogno».

Il cross e la strada

Dopo la stagione del cross che lo ha visto vincere gli europei a novembre, poi duellare con Van Aert e Van der Poel conquistando il podio ai mondiali e vincere in tutto cinque trofei internazionali, Nys ha staccato la spina per otto giorni, andando a sciare a Val Thorens. In ogni intervista ha ribadito che il cross aiuta la strada e viceversa, dandogli l’intensità e l’esplosività che lo stanno rendendo un corridore migliore. Tuttavia ha anche ammesso che le ore dedicate al fuoristrada sono una rinuncia in termini di allenamento su strada. Ma un domani potrebbero essere una risorsa cui attingere nel momento in cui decidesse di lasciare il cross un po’ in disparte.

«Voglio solo essere la versione migliore di me stesso – dice – e sono pienamente consapevole che alla Freccia potrei anche correre la migliore gara possibile ed essere comunque staccato. Va bene qualunque risultato da cui potrò imparare qualcosa per i prossimi anni. Sento di aver fatto tutto il possibile. Nei ritiri abbiamo avuto una preparazione impeccabile e penso di essere pronto per dimostrarlo. Sono davvero in ottima forma e ne sono molto felice».

Thibau Nys, classe 2002, è pro’ dal 2023. E’ alto 1,76 per 64 kg. Suo padre Sven è una leggenda del ciclocross
Thibau Nys, classe 2002, è pro’ dal 2023. E’ alto 1,76 per 64 kg. Suo padre Sven è una leggenda del ciclocross

L’ossigeno nelle gambe

Nys non ha mai partecipato alla campagna delle Ardenne, che sono il suo principale obiettivo di questa stagione. La Freccia Vallone di oggi (il via alle 11,30 da Namur) è il sogno principale, ma nella sua fantasia di giovane corridore spiccano anche i campionati nazionali di giugno.

«Eppure – dice e un po’ ti spiazza – sento di non aver ancora bisogno di vincere certe gare per essere soddisfatto, perché so che il 2025 sarà un grande passo avanti verso il livello a cui correrò l’anno prossimo. Penso però che bisogna allenarsi e impegnarsi per vincerle, provare a farlo. Alla Freccia Vallone, hai bisogno della giornata migliore per avere una possibilità in quegli ultimi 30 secondi, forse un minuto, e anche per le salite prima del Muro finale. Se infatti ci arrivi già al limite, sarà davvero difficile far arrivare di nuovo un po’ di ossigeno alle gambe per gli ultimi scatti. E io non ho esperienza in questo genere di cose».

Sul Muro di Huy alla cieca

Di lui i compagni dicono tutti la stessa cosa: si percepisce il suo essere leader dalla calma e la lucidità con cui dice le cose. Non parla da sbruffone, riesce ad andare al cuore delle questioni con poche parole ed è molto lucido nel valutare se stesso. Per cui è molto interessante sentirlo ragionare ancora sulla sfida che si accinge ad affrontare per la prima volta.

«Conosco la salita, conosco la mia forma – spiega – so cosa posso fare in uno sforzo di questo tipo, ma non sono paragonabile agli altri corridori che lassù hanno già fatto ottime corse e addirittura le hanno vinte. Sarà come procedere alla cieca, ma con una certa sicurezza. Non dirò mai che mi sento pronto per vincerla, ma neppure che mi tiro indietro. Quello che voglio per questa stagione è tagliare il traguardo per primo il più spesso possibile e anche il più velocemente possibile. Solo pensarci o pensare che sia possibile mi fa sentire bene».

Tour of the Alps: è il giorno di Storer che ora sogna in grande

22.04.2025
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VIPITENO – La seconda tappa del Tour of the Alps porta la firma di Michael Storer, l’australiano della Tudor Pro Cycling che da tempo ha abbracciato l’Italia, dove si allena e vive. Il rapporto con il nostro Paese è così forte che Storer ha imparato a masticare la lingua, seppur con la timidezza che chi gli sta vicino gli ha sempre riconosciuto. L’australiano ha lasciato casa a diciannove anni per diventare un corridore professionista, prima trasferendosi a Varese e poi a San Marino.

L’arrivo a Vipiteno coincide anche con il ritiro di Antonio Tiberi il portacolori della Bahrain Victorious lascia la corsa per un problema di salute. Meglio fare un passo indietro ora, riprendersi e mettere sotto la lente i prossimi obiettivi. La gara prosegue e la giornata si incendia presto, con un finale che doveva essere semplice e invece si è aperto alla frecciata di Storer. Tappa e maglia di leader, con un’azione in salita arrivata dopo il lungo lavoro da parte della Decathlon AG2R La Mondiale. I francesi lavorano, l’australiano concretizza. 

«Il pensiero era di attaccare sulla seconda parte della salita – racconta ai microfoni della sala stampa – però prima dovevo capire come stessi. Al primo dei due passaggi ho capito di stare bene, al secondo gli altri hanno attaccato, ma avevo ancora energia. Così ho deciso di provare ed è arrivata questa bellissima vittoria». 

Solidità 

Il Tour of the Alps 2025 per il momento raccoglie ambizioni e speranze degli atleti che hanno lavorato in ottica Giro d’Italia. E’ sempre stato così, il percorso che dal Garda porterà il gruppo in Austria si presta agli scalatori, anzi ci sorride proprio. I sogni Storer sono passati da qui anche lo scorso anno, quando al Giro colse un ottimo decimo posto finale con una solidità da non sottovalutare. 

«Ho un bel legame con questa gara – prosegue Storer – perché nel 2022 ero arrivato secondo nella classifica generale, mentre nel 2024 ho sfiorato la vittoria. Per quest’anno mi sono detto che avrei potuto fare qualcosa in più e direi che ho iniziato bene facendomi vedere. Ci sono tanti fattori grazie ai quali sono riuscito a fare un ulteriore step che mi ha portato a vincere già due gare in questa stagione. Devo ringraziare la squadra per il supporto e per la fiducia nei miei confronti. Sono felice di lavorare con loro e di avere un allenatore come Sebastian Deckert. Ancora più importante per me è il sostegno di mia moglie e della mia famiglia in Australia, la quale nonostante il fuso orario non si perde mai una corsa. 

Oggi è arrivata un’altra grande prova di Seixas che ha anticipato Bardet e Piganzoli nella volata del secondo posto
Oggi è arrivata un’altra grande prova di Seixas che ha anticipato Bardet e Piganzoli nella volata del secondo posto
La passata stagione è stata positiva ma il 2025 è iniziato con un altro passo, in cosa può essere migliore?

Il primo obiettivo, il mio sogno è il Giro d’Italia: in questa stagione voglio fare ancora meglio. 

Stai dimostrando di essere un ottimo scalatore, dove ti posizioni nel confronto con gli altri? 

Con la forma e la condizione sono sempre più vicino ai migliori, ci sono alcuni atleti fuori dalla mia portata al momento come Pogacar e Vingegaard. Però sto bene, sento di avere la giusta fiducia in me stesso e credo di poter seguire i più forti in salita e perché no batterli, come successo oggi oppure alla Parigi-Nizza. 

Su cosa hai lavorato durante la preparazione, ti sei concentrato su qualcosa in particolare?

E’ stato un ottimo inverno, che mi ha permesso di iniziare bene la stagione e per questo devo ringraziare di nuovo il mio allenatore. Ci conosciamo da diverso tempo, siamo stati insieme tre anni al Team DSM. Mi conosce perfettamente e questo credo sia il punto fondamentale della mia crescita. 

Hai messo nel mirino la classifica generale al Giro, ti senti pronto per tre settimane di gara?

Il primo tentativo di fare un risultato in una grande corsa a tappe risale al 2018 e con più convinzione al 2022, entrambe le volte ero alla Vuelta. Non è sempre andata bene, però posso dire che questi tentativi legati alla mia esperienza possono tornarmi utili. Tutto quello che ho fatto è arrivato con costanza e una crescita graduale, con il supporto della squadra sto riuscendo a fare ancora più mio questo ruolo. 

Tiberi ha alzato bandiera bianca, costretto al ritiro a causa di un fastidio intestinale
Tiberi ha alzato bandiera bianca, costretto al ritiro a causa di un fastidio intestinale
Hai parlato tanto della squadra, cosa ti ha dato la Tudor per migliorare e avere questa sicurezza nei nei tuoi mezzi?

E’ l’insieme di tutte le cose, dai compagni allo staff. Tutti sono delle ottime persone che mi danno fiducia e a volte serve solamente che qualcuno che creda in te. Diciamo che se quel qualcuno è il tuo allenatore allora tanto meglio perché il supporto diventa totale, anche mentale. Con la Tudor mi sembra più facile fare dei risultati, perché so di non essere mai solo. 

Per portare questa maglia fino alla fine cosa serve?

Attenzione. Tutti quelli che si trovano nella top 10 sono avversari pericolosi e temibili. Tutti i team vorranno attaccarci e prendere il simbolo del primato, questo renderà la corsa molto interessante. Sono pronto ad affrontarla, ed è sempre meglio farlo con quarantuno secondi di vantaggio. Per me sarebbe già un ottimo risultato lottare per vincere questa corsa.

La legge Pella e la burocrazia: parola all’organizzatore

22.04.2025
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«Il Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria – dice il suo organizzatore Marco Selleri – attraversava 30 Comuni e quando inizi a spedire tutte le istanze per il passaggio, devi aspettare che ciascuno di essi dia l’autorizzazione al transito. La legge Pella, infarinata da chi ha le beghe più grandi, vale a dire corse che attraversano un elevato numero di Comuni, serve a snellire questa fase preliminare. Ha qualche criticità, ma è una bella mano per chi organizza gare».

La legge Pella, dal nome del presidente della Lega Ciclismo che l’ha elaborata, ha di recente modificato l’articolo 9 del Codice della strada e nasce per snellire la burocrazia delle autorizzazioni per le gare su strada. Un intervento necessario e rapido, al punto da generare una riflessione su quanto sia agevole rimuovere certi ostacoli quando ci sono la volontà politica e gli agganci per farlo.

L’onorevole Pella è una presenza decisamente assidua alle corse: qui con Ciccone al Tour of the Alps
L’onorevole Pella è una presenza decisamente assidua alle corse: qui con Ciccone al Tour of the Alps

Gli interventi della legge

La legge Pella interviene su due aspetti. Viene assegnata alle Prefetture la facoltà di emettere l’ordinanza di sospensione temporanea del traffico per l’intero percorso della gara e non più soltanto per i tratti extra urbani. Non saranno pertanto più necessarie le singole ordinanze per l’attraversamento dei territori comunali: la competenza sarà del solo Comune se la gara si svolge unicamente nel suo territorio. Inoltre è abolito il nulla osta degli enti proprietari delle strade quale condizione per il rilascio delle autorizzazioni.

Come funziona oggi

Letta per come viene descritta nel comunicato sembra una grandissima invenzione, ma per verificarne l’utilità bisognerà aspettare di poterla applicare. Vale a dire non appena sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale: ad ora la legge è al vaglio della Polizia Stradale.

«Per come funziona ora – spiega Selleri – il Comune che riceve la richiesta di transito ha due settimane per esprimere il proprio diniego. In caso non lo faccia, in teoria varrebbe il silenzio/assenso, ma non è così. L’organizzatore infatti deve comunque chiamare e chiedere se abbiano ricevuto la comunicazione e se davvero siano d’accordo col passaggio. Meglio avere un nulla osta in mano che darlo per scontato».

Non solo gare U23, Extragiro di Selleri e Pavarini collabora con la Lega del ciclismo professionistico (foto M. Isola)
Non solo gare U23, Extragiro di Selleri e Pavarini collabora con la Lega del ciclismo professionistico (foto M. Isola)

Come funzionerà domani

La legge Pella sposta tutto in mano alle Prefetture e bisognerà capire se questo sarà sempre garanzia di velocizzazione. Spiega ancora Selleri che la Prefettura riceve le comunicazioni dei vari Comuni interpellati e se fra queste c’è un diniego, bisogna che venga comunicato tempestivamente all’organizzatore.

«Il buon senso – chiarisce – farebbe pensare che i Comuni mandino la risposta anche al soggetto che ha presentato l’istanza, ma potrebbe non accadere. Per questo, inviate le richieste 40 giorni prima della gara, sarebbe utile dopo 20 giorni fare una riunione tecnica in cui passare in rassegna ogni aspetto».

Quindi va bene la legge, ma la cosa migliore è sempre bussare a tutte le porte?

Quando organizzavamo noi il Giro U23, prima di rendere definitivo il percorso, adottavamo una procedura. Chiamavamo tutti gli uffici tecnici dei Comuni con cui avevamo già avuto problemi, chiedendo se a loro avviso ci fossero degli ostacoli per il passaggio della gara. In questo moto aggiravamo i tempi della burocrazia e loro impiegavano meno a dare il nulla osta. Sta al buon senso dell’organizzatore, legge o non legge, cercare di prevenire gli eventuali problemi. E per questo credo che si potrebbe fare un passo ulteriore…

Senza l’accordo ANAS-FCI si dovrebbe pagare il transito su ogni strada
Senza l’accordo ANAS-FCI si dovrebbe pagare il transito su ogni strada
Di cosa si tratta?

Negli uffici tecnici dei Comuni e fra i vigili urbani ogni due anni il personale cambia e non si può pensare che alla base di tutto ci sia il trapasso di nozioni. Allora proporrei all’ANCI (Associazione nazionale dei Comuni), alla Lega del ciclismo professionistico e alla Federazione ciclistica di realizzare un vademecum per i Comuni stessi. Dato che gli uffici sono diversi, ma il regolamento è uguale per tutti, sarebbe meglio avere una linea guida di tre pagine con scritto quello che si deve o non si deve fare se un organizzatore ti chiede di passare con la sua corsa.

Nella legge Pella si parla anche di accordo con i gestori delle strade.

Esiste una convenzione fra organizzatori, ANAS e FCI per cui, di solito a gennaio, ci arriva un modulo in cui trasmettere le corse che si fanno e in linea di massima i percorsi. Esiste un tetto massimo, ma rientra nell’accordo il fatto che inserendo nel backdrop delle interviste il claim di ANAS “Guida e basta”, si crea uno scambio di servizi. Ci si scambiano le fatture che alla fine si annullano. Una sorta di cambio merci, che ci evita di pagare circa 450 euro per ogni corsa. Come dicevo, esiste però un tetto massimo di corse, oltre il quale si paga.

Una bell’agevolazione?

Aspettiamo di vederla a regime, ma potrebbe permetterci di risparmiare parecchio tempo e dedicarci alla sola cosa che conta davvero, vale a dire la sicurezza dei corridori.

Carboni e la rinascita alla Unibet Tietema: «Un punto di partenza»

22.04.2025
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La stagione di Giovanni Carboni è entrata nel vivo, il marchigiano doveva prendere parte alla Amstel Gold Race. Quello che poteva segnare il ritorno nelle corse di massimo livello, quello di categoria WorldTour, è stato però rimandato. Ora l’azzurro della Unibet Tietema Rockets ha cambiato rotta e sarà protagonista al Tour of Turkiye. Cambia la gara ma non l’obiettivo, confermare quanto di buono fatto fino ad ora.

«Non è stato il miglior momento della stagione – racconta – visto che nei giorni precedenti all’Amstel ho avuto uno sfortunato incontro con un’ape che mi ha punto sul labbro. Non ho potuto prendere medicinali a causa del protocollo antidoping, quindi mi sono armato di pazienza e ho combattuto il prurito pedalandoci sopra. Venerdì parto per la Turchia, una bella gara a tappe che ho già disputato in passato al secondo anno under 23 con la Trevigiani. Finalmente si va a correre al caldo e sarà comunque un bel banco di prova.».

Carboni in questo 2025 ha collezionato già 23 giorni di corsa e sei top 10 (foto Instagram)
Carboni in questo 2025 ha collezionato già 23 giorni di corsa e sei top 10 (foto Instagram)

Tornato a respirare

Entrare nel mondo della Unibet Tietema Rockets è stato come aprire un nuovo capitolo nella vita di Giovanni Carboni. In un libro fatto di tante buone qualità e altrettanta sfortuna la nuova avventura con la formazione professional sembra avergli ridato lo slancio dei giorni migliori. La vita dei corridori è sempre sotto i riflettori e ogni momento è registrato e trasportato sui social, ma questa è la parte che emerge dalla superficie. Però, come in un iceberg, quello che conta è sotto il pelo dell’acqua.

«A livello di preparazione e nutrizione – spiega Carboni – c’è uno staff dedicato che lavora in maniera semplice, ma estremamente efficace. Internamente è tutto suddiviso per settori: ci sono tre preparatori, un addetto ai materiali e un medico. Il mio allenatore è Boy Sanders, un ragazzo giovane molto bravo ad unire metodi di lavoro nuovi con quelli che ho sempre usato in passato. L’esempio concreto è che mi sto allenando con un metodo polarizzato e devo dire che i risultati sono buoni. Se paragono questo inizio di stagione agli anni passati mi rendo conto di star facendo i miei migliori risultati».

Per Carboni uno dei migliori risultati di inizio stagione è stato il quinto posto al Trofeo Laigueglia (foto Instagram)
Per Carboni uno dei migliori risultati di inizio stagione è stato il quinto posto al Trofeo Laigueglia (foto Instagram)
Ti sei rilanciato…

Ci tengo a dire che la squadra capace di rilanciarmi è stato il JCL Team UKYO l’anno scorso. Volpi, Boaro e tutto lo staff mi hanno accolto dopo due stagioni difficili e mi hanno permesso di tornare ad alti livelli. Con la Unibet sto facendo uno step successivo, ma senza la JCL non sarei qui. Pensare di aver corso il Laigueglia e la Vuelta Andalucia ha il sapore di una rivincita personale

Come materiali come ti trovi?

Molto bene, abbiamo tanti partner e sponsor italiani: Kask, Santini, Dmt, Prologo. Con alcuni di loro avevo già lavorato in passato. La novità dal punto di vista tecnico è rappresentata per me dalle bici Cannondale, non ci ero mai salito e devo ammettere che mi sto trovando molto bene. 

Carboni per la prima volta in carriera sta correndo con bici Cannondale
Carboni per la prima volta in carriera sta correndo con bici Cannondale
Hai trovato una nuova motivazione?

Con questa prima parte di stagione sono riuscito a mostrare che ho ancora tanta voglia di allenarmi e correre. Ho la giusta motivazione che mi spinge a cercare il risultato e il piazzamento. 

Sei stato tante volte in top 10, manca la vittoria come ciliegina sulla torta?

Sta diventando un po’ un pallino perché tante volte ci sono andato vicino ma per un motivo o per un altro è scivolata via. Intendo nel vero senso del termine visto che in un paio di occasioni una caduta nel momento sbagliato mi ha tagliato fuori dai giochi. Anche in Grecia (nell’ultima gara a cui ha preso parte, ndr) sono stato in lotta per vincere la tappa regina. Ha vinto un mio compagno: Adrien Maire. Io ho fatto quarto. 

A novembre, dopo la firma, avevi detto che il tuo ruolo sarebbe stato anche quello di portare esperienza, come sta andando?

Bene! Correre insieme a ragazzi giovani mi piace, riesco a mettere a disposizione quel che ho imparato. Anche in Grecia ho aiutato Maire a conquistare la vittoria, sentirmi dire «grazie» è stato bello, dà comunque tanta soddisfazione. Essere interpellato in una riunione tecnica mi fa sentire importante e apprezzato. 

Si parla inglese?

Certamente. Inizialmente avevo qualche “limite” ora sto facendo dei corsi extra per imparare la lingua. Credo sia fondamentale per il futuro in ambito lavorativo e non solo. 

Carboni in Grecia ha conquistato la classifica dei GPM (foto Instagram)
Carboni in Grecia ha conquistato la classifica dei GPM (foto Instagram)
L’impressione è che sia una squadra in cui ci si diverte molto. 

La squadra è giovane, si tratta di una realtà al suo terzo anno di attività. Qui si fa tutto con il sorriso ma c’è la consapevolezza di sapere quali sono i passi giusti da fare. Anche prendere parte a corse WorldTour come la Roubaix o l’Amstel fa parte del cammino, ricordiamoci che l’obiettivo del team è prendere parte al Tour de France. 

Che cosa hai provato nel tornare in una gara WorldTour?

Non ci ho pensato molto, complice anche l’incidente con l’ape. La verità è che mi piace pensare di essere arrivato a un punto di partenza e non di arrivo. Lo scorso anno è stato di transizione, nel 2025 voglio dimostrare che posso stare nel ciclismo che conta e di poter dire la mia.

Roglic verso il Giro: serenità e grinta. A tu per tu con Gasparotto

22.04.2025
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Non solo classiche. Al Giro d’Italia mancano ormai meno di tre settimane e la voglia della corsa rosa inizia a farsi sentire. Uno dei protagonisti sarà un corridore di cui in questi mesi si è parlato molto poco, ma che il Giro lo ha già vinto: Primoz Roglic.

Il leader della Red Bull-Bora Hansgrohe ha conquistato la Volta a Catalunya con una grande azione, battendo quello che sulla carta dovrebbe essere il suo rivale principale al Giro: Juan Ayuso. Di questo, ma anche dell’avvicinamento alla grande partenza da Durazzo, abbiamo parlato con Enrico Gasparotto, direttore sportivo del team di Roglic.

Enrico Gasparotto (classe 1982) è alla quarta stagione sull’ammiraglia della Red Bull-Bora (foto Instagram)
Gasparotto (classe 1982) è alla quarta stagione sull’ammiraglia della Red Bull-Bora (foto Instagram)
Enrico, partiamo dal Catalunya. Un gran bel Roglic e immaginiamo belle risposte per voi…

Direi bellissimi segnali, di risposte uno come Primoz non ne ha bisogno. Non credo ci si sia mai fatti delle domande su di lui. Preferisco definire così quella sua prestazione. Primoz ha interpretato la corsa in modo spensierato. E’ famoso per essere attendista e sfruttare il suo spunto veloce nel finale, per attacchi brevi, invece a Barcellona, nella tappa finale, ci ha regalato un bello show.

Te lo aspettavi già in questa condizione?

Torno a dire che è stato un bel segnale. Credetemi quando vi dico che lui alle corse parte per vincere e mai per fare secondo. In Algarve, alla prima gara stagionale, sapeva di non essere al top e per questo è partito senza pressioni e con una certa consapevolezza e nonostante tutto ha finito in crescendo con una buona crono. Al Catalunya invece, che è anche più adatto alle sue caratteristiche, immaginavo volesse vincere.

In effetti la tappa finale con il circuito del Montjuic è stata spettacolare. Puoi dirci della vostra tattica?

Quella tappa così esplosiva è stata figlia della cancellazione per maltempo della frazione del giorno prima. Se ci fosse stata la tappa come previsto, che era dura e con arrivo in salita, sicuramente il Catalunya si sarebbe deciso lì e non sul Montjuic. E il fatto che Primoz si sia mosso in prima persona, abbia preso in mano la situazione, è un grandissimo segnale. La dice lunga sul suo stato anche mentale.

Ayuso e Roglic il preannunciato, grande, duello del prossimo Giro d’Italia
Ayuso e Roglic il preannunciato, grande, duello del prossimo Giro d’Italia
A proposito di stato mentale, Enrico, passiamo ad altri aspetti. E’ il secondo anno che ci lavori, che Roglic hai trovato? E’ cambiato qualcosa?

Forse bisogna fare un passo indietro. Io e Primoz ci eravamo visti tante volte al Teide quando ancora correvo. Lui magari veniva lì qualche giorno prima della sua squadra e stando da soli ci siamo conosciuti bene come persone e come atleti. Delle differenze ci sono. L’anno scorso era al primo anno e Primoz ha trovato un nuovo ambiente, cosa non facile o scontata per lui. Bisogna infatti considerare che Roglic sino ad allora era sempre stato nella stessa squadra, nello stesso gruppo. A prescindere dal nome, era sempre Visma. Pertanto qui da noi ha trovato un approccio diverso.

Chiaro…

Ma dopo 12 mesi anche lui si è inserito nei meccanismi, nella nostra mentalità, in quella dello staff. Ora conosce tutti. In più abbiamo aggiunto delle nuove figure: nutrizionista, ingegnere aerodinamico, mental performance coach. Insomma era come se Roglic fosse uscito dal guscio l’anno scorso. Bisognava conoscersi. E questo valeva da entrambe le parti: lui e noi, la squadra. Non sapevamo come prenderci e non è stato facile. Lui abituato a certi metodi e noi con un corridore così grande. All’inizio non è stato facile, ma già a fine stagione le cose erano diverse e adesso in questo 2025 è molto più rilassato, più a suo agio. Lo siamo tutti. Ed è più facile parlare.

E non è cosa da poco. Nelle poche apparizioni lo abbiamo visto più sereno, quindi confermi anche tu questa sensazione?

Primoz è sempre stato sereno. A parte quando si è dovuto ritirare dal Tour, lì era giù. Consideriamo anche che Roglic ha un palmares incredibile e non deve dimostrare niente a nessuno. La cosa bella è che lui si diverte, nonostante la sua esperienza. Prima vi ho detto che saliva prima sul Teide: ebbene, a lui piace andare lassù. E’ un posto speciale, gli piace correre, preparare gli obiettivi. Se ancora provi piacere in tutto questo, nel tuo mestiere, è normale che tu sia sereno.

Roglic scatenato sul Montjuic: 20 km di fuga solitaria e una vittoria di peso in casa di Auyso
Roglic scatenato sul Montjuic: 20 km di fuga solitaria e una vittoria di peso in casa di Auyso
Spostiamoci un po’ sul Giro: al Catalunya Roglic batte Ayuso. Ne avete parlato di questo duello?

Decisamente se ne parla. Ma attenzione, il Catalunya non è il Giro. Il Giro dura tre settimane ed è una corsa che storicamente ha mille insidie, anche più del Tour. Ha tante tappe medio-dure in cui non puoi mai mollare… e questo è il bello del Giro. Noi rispettiamo tutti, Ayuso e non solo, ma come squadra e con un corridore del calibro di Roglic pensiamo solo a fare bene i “compiti per casa” per arrivare all’appuntamento nel miglior modo possibile. Stiamo ovviamente studiando le variabili nelle varie tappe, facciamo analisi sugli avversari, sul meteo…

Enrico, alla fine Primoz arriva al Giro con sole due gare: Algarve e Catalunya, per un totale di dieci giorni di corsa. Non avete mai pensato d’inserire la Liegi?

No, questo è quello che era stato deciso ad inizio stagione e questo è quello che si fa. Ricordo che dopo il Giro Primoz ha il Tour de France. Non è la prima volta che fa delle doppiette. Quando abbiamo analizzato questo doppio impegno sulle tre settimane, Roglic ha sempre vinto la seconda gara, in pratica la Vuelta. Solo che in quel caso eravamo a fine stagione, dopo il Tour invece è ancora lunga. E a fine stagione c’è un mondiale molto duro, adatto agli scalatori.

Insomma, non finisce a luglio la sua stagione…

No, e poi è vero che gli piace allenarsi, stare all’altitudine come dicevo, ma consideriamo che ha anche una famiglia e deve stare fuori casa una marea di giorni l’anno… E poi, ripensando alla domanda: la Liegi l’ha vinta!

Ultima domanda Enrico, hai detto del Tour dopo il Giro. Ma in Italia viene per la maglia rosa o per “allenarsi”?

Ve l’ho detto prima, Roglic parte per vincere e non per fare secondo!

La Euskaltel si rimbocca le maniche: non si vive di sola Vuelta

22.04.2025
4 min
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Al pari della Kern Pharma, che pure nel 2024 aveva vinto due tappe, la Vuelta ha lasciato fuori dalle wild card 2025 la squadra-bandiera dei Paesi Baschi: la Euskaltel-Euskadi. Ventuno corridori, una squadra femminile (la Laboral-Kutxa) e un devo team. Il ranking UCI fino a questo momento parla di un fragile 39° posto che senza i possibili punti del Grande Giro di casa la escluderà dalla lotta per futuri inviti. Eppure quando ne parliamo con il direttore sportivo Jorge Azanza, 42 anni di cui sette con la maglia della squadra che dirige, i toni non sono stizziti come succederebbe da noi se a una professional così rappresentativa venisse negata la partecipazione al Giro d’Italia. Lo scorso anno la Euskaltel alla Vuelta c’è andata e ha portato a casa come miglior risultato il terzo posto di Aberasturi nella volata di Castelo Branco che vide vincere Van Aert.

«Sapevamo che i posti erano pochi – spiega – e che avevamo già gareggiato l’anno scorso e anche il precedente. Sarebbe stato difficile per noi essere invitati ancora, per il terzo anno. Ugualmente abbiamo aspettato che l’elenco venisse pubblicato, perché comunque c’è sempre speranza. Ma poi, quando si è saputo che c’era interesse da parte di team esterni molto forti, abbiamo capito che sarebbe stato complicato».

Alla Vuelta 2024, il miglior risultato della Euskaltel fu il terzo posto di Aberasturi dietro Van Aert il terzo giorno
Alla Vuelta 2024, il miglior risultato della Euskaltel fu il terzo posto di Aberasturi dietro Van Aert il terzo giorno
Quanto è importante per una squadra spagnola essere invitata alla Vuelta?

Beh, è la cosa più importante per una squadra di alto livello. La Vuelta è la corsa dove c’è più visibilità, dove ci sono maggiori possibilità di realizzare qualcosa di importante ed è così anche per gli sponsor. Proprio gli sponsor sapevano che quest’anno sarebbe stata dura, ma sapevano anche che c’era questa possibilità. Basta non fare promesse che non puoi mantenere. Gli sponsor sanno benissimo che la visibilità della Vuelta non è garantita da altre gare.

Come ci si organizza in mancanza della Vuelta?

Se ti interessa avere una squadra di alto livello, non puoi fermarti a una sola corsa. Hai bisogno di una bella organizzazione e di un programma consistente, in modo che tutti i corridori possano fare delle belle gare. E quando capisci che non sarai alla Vuelta, allora ti metti a guardare il calendario delle alternative per quel periodo. Così adesso stiamo cercando di creare il programma migliore per ottenere punti UCI, correndo molto all’estero. Alla fine non ci sono più molte gare in Spagna e dovremo viaggiare parecchio all’estero.

I corridori sapevano già che non sarebbero andati alla Vuelta?

Anche loro erano consapevoli della situazione, anzi, in fin dei conti lo sapevano ben prima che la notizia diventasse ufficiale. Sapevano come stanno le cose, può essere un po’ triste, ma alla fine è così e non puoi farci molto.

Jorge Azanza, 42 anni, è il direttore sportivo della Euskaltel-Euskadi, dopo averci corso per 7 stagioni
Jorge Azanza, 42 anni, è il direttore sportivo della Euskaltel-Euskadi, dopo averci corso per 7 stagioni
Qual è l’obiettivo stagionale della squadra?

Vincere. Approfittare di ogni gara a cui partecipiamo come se fosse l’ultima. Cerchiamo di andare con ottime formazioni a tutti gli eventi a cui partecipiamo. Avremo un buon calendario e cercheremo di presentarci sempre con i corridori più competitivi in base ai percorsi.

Il ranking UCI vi preoccupa?

E’ un tema importante, per questo bisogna cercare il maggior numero di gare in Europa e fuori dall’Europa, cercando di ottenere il massimo possibile.

Quanto è importante il gruppo Euskaltel nel ciclismo spagnolo di oggi?

Siamo una squadra storica, che è sempre stata nella categoria professionistica. Prima era nel WorldTour, poi è scesa nella categoria dilettantistica e ora si sta riaffermando. Quest’anno, anche a causa della questione dei punti, abbiamo dovuto mandare parecchie richieste all’estero, allargare un po’ i nostri orizzonti. E cercare di avere una squadra equilibrata in modo che, come ho detto, possiamo correre in tutti gli eventi alla nostra portata.

Il 2025 della Euskaltel è stato rallegrato finora dalla vittoria di Hennequin al Tour de Taiwan
Il 2025 della Euskaltel è stato rallegrato finora dalla vittoria di Hennequin al Tour de Taiwan
In Italia abbiamo il problema dei devo team che saccheggiano i vivai: come va in Spagna?

Sta diventando sempre più difficile avere i migliori juniores. Le squadre del WorldTour stanno lavorando molto con i devo team e tutti i buoni corridori vanno in quelle squadre. Noi cerchiamo di prendere subito i giovani migliori, ma è sempre più probabile che passino ad altri e non nelle piccole squadre.

Quale calendario farete a maggio e giugno?

A maggio avremo il Turchia, che partirà il 27 aprile. Poi Finisterre, Morbihan, Tofeo Bro Leon, la classica Dunkerque, il Giro di Ungheria e il Grande Premio Beiras. A giugno invece il Giro di Slovenia, Bruxelles, Andorra, i campionati nazionali e per il resto dobbiamo aspettare qualche risposta. Tutto sommato, fare la Vuelta sarebbe stato bello, ma di qui ai giorni di agosto in cui dovremo seguirla in televisione, gli appuntamenti non mancheranno. Dovremo sfruttare tutte le occasioni per fare punti.

Tour of the Alps, Ciccone vince la prima con lo sguardo al Giro

21.04.2025
5 min
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SAN LORENZO DORSINO – Il paese che ospita la partenza e l’arrivo della prima tappa del Tour of the Alps è adagiato sul verde del Parco Adamello Brenta, circondato da nuvole che accarezzano le cime delle montagne. La notizia della morte di Papa Francesco arriva quando la carovana è già allineata per dare il via a questi primi chilometri di gara. Il gruppo si toglie il casco in segno di rispetto e viene osservato un minuto di silenzio. L’applauso che accompagna l’ultimo saluto al Santo Padre diventa quello che saluta la partenza del 48° Tour of the Alps. Durante lo scorrere delle ore le nuvole grigie vengono soffiate via dolcemente da un vento lieve che apre il cielo ai raggi caldi del sole. Come un ultimo saluto di chi ci ha accompagnato con la sua presenza per tanti anni dando allo sport un valore di condivisione e unioneA donare un valore aggiunto a questa giornata ci pensa Giulio Ciccone, il quale dopo una tappa corsa con pazienza incorona il lavoro della Lidl-Trek con una vittoria che mancava da tanto tempo.

Ciccone vince la prima tappa del Tour of the Alps con un’azione da finisseur
Ciccone vince la prima tappa del Tour of the Alps con un’azione da finisseur

Un altro paio di occhiali

Così “Cicco” torna a regalare, o meglio lanciare, i suoi occhiali al pubblico con una forza e un ghigno di soddisfazione che fanno capire quanto mancassero queste emozioni. Ciccone ha il fuoco dentro, un animo pronto ad accendersi e incendiare qualsiasi corsa e il primo passo mosso al Tour of the Alps dona un’ulteriore scarica di adrenalina.

«Avevo messo un segno rosso su questa tappa – racconta l’abruzzese – e fin da ieri sera avevamo pensato a una tattica. La squadra è stata fantastica nel metterla in atto, per questo li ringrazio. Sono contento di rientrare alle corse dopo un periodo di ritiro in altura e trovare subito la vittoria. Mi serviva, soprattutto per il morale, perché l’anno scorso è stato un po’ difficile. Nonostante un’operazione a inizio stagione (al soprasella, ndr) e una condizione costruita non perfettamente ero comunque riuscito a fare bene, ma non a vincere».

L’anno giusto?

Per lo scalatore della Lidl-Trek la breve corsa a tappe dell’Euregio rappresenta il ritorno in gara. L’ultima volta che lo avevamo visto con il numero sulla schiena è stato alla Milano-Sanremo, poi da lì un periodo di stacco e un volo che lo ha portato in cima al Teide per preparare il grande obiettivo di stagione. Bisogna capire con quali ambizioni arriverà alla partenza di Durres, in Albania, tappe o classifica generale?

«L’ultima volta che ho corso il Giro d’Italia era il 2022 – racconta ancora in conferenza stampa Ciccone – tornerò alla corsa rosa dopo tre anni. E’ la mia gara preferita, quella che da bambino guardavo in televisione e grazie alla quale mi sono innamorato di questo sport. Per me correre il Giro d’Italia è già qualcosa di unico. Come ho detto negli ultimi anni, il mio obiettivo è quello di avere una stagione in cui arrivo alla partenza del Giro consapevole di aver fatto tutto al meglio e di stare bene. Nelle ultime stagioni ci sono stati diversi problemi e non ho mai avuto questa possibilità. Ora non voglio dirlo perché non voglio dirlo, però quest’anno le cose stanno andando nel verso giusto, non manca tantissimo ma manca ancora un po’ alla partenza. Non voglio sbilanciarmi o fantasticare troppo, l’unica cosa che chiedo è tranquillità e arrivare alla partenza consapevole di essere al 100 per cento».

Il cronometro come giudice

Nel 2024 un guaio fisico ha impedito a Ciccone di tornare al Giro. Nonostante una stagione di rincorsa il Tour de France ci aveva consegnato un corridore maturo e in grado di lottare per un posto nei dieci alla Grande Boucle. Il podio al Lombardia ci aveva lasciati con la curiosità di vedere l’abruzzese al suo meglio, ora questa chance si fa sempre più concreta.

«Riconosco – conclude Ciccone – che il mio problema principale è sempre stata la cronometro. Lo scorso anno ho perso la top 10 al Tour proprio nella tappa di Nizza. Ho cercato di lavorare su questo aspetto e di migliorare. Ne ho già corse due e le sensazioni sono state positive con dei risultati che mi hanno lasciato soddisfatto. Questo era il mio obiettivo principale durante l’inverno in vista di curare maggiormente la classifica generale o comunque in ottica delle corse a tappe».

EDITORIALE / L’abuso del talento è peccato capitale

21.04.2025
4 min
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A Pogacar non converrebbe a questo punto saltare la Freccia Vallone e sparare le ultime cartucce alla Liegi? Sarebbe un peccato trovarlo a corto di gambe nella Decana di tutte le classiche. In questo giorno di Pasquetta, che al Nord è quantomai provvidenziale dopo l’Amstel di ieri, il pensiero fa capolino con crescente insistenza.

La corsa di ieri ha proposto un altro scontro fra titani. Evenepoel ha preso il posto di Van der Poel, mentre Pogacar ha continuato a giocare da par suo. Potente lavoro di squadra e attacco coraggioso a 48 chilometri dal traguardo. Sembrava tutto nuovamente perfetto, ma di colpo si è avuta la sensazione che Evenepoel avesse capito lo schema tattico del rivale e abbia corso di conseguenza.

Sul Cauberg finale, Evenepoel ha rinunciato ad attaccare, puntando sulla volata: un errore?
Sul Cauberg finale, Evenepoel ha rinunciato ad attaccare, puntando sulla volata: un errore?

L’errore di Remco

Lo ha tenuto davanti senza lasciarsi andare allo sconforto. Ha gestito l’inseguimento con la lucidità del cronoman. E il suo avvicinarsi ha scoperto le carte dello sloveno. Pogacar ha capito che non ce l’avrebbe fatta. Si è lasciato recuperare. Si è messo a ruota. E ha aspettato la volata, tendendo a sua volta una trappola spietata al giovane belga.

Riguardate il finale della corsa. Evenepoel avrebbe potuto staccarli sul Cauberg, invece ha peccato di ingenuità e commesso due errori. Il primo quello di credere che avendo battuto Van Aert alla Freccia del Brabante, avrebbe potuto rifarlo anche con Tadej. Il secondo quello di non pesare bene le caratteristiche di Skjelmose. Così facendo si è consegnato alla volata del danese e ha pagato pegno anche a Pogacar. La corsa perfetta di Remco si è convertita nel pasticcio di quegli ultimi 500 metri che saranno certo di insegnamento per la Liegi di domenica. E qui ci riallacciamo al ragionamento di partenza.

Il grande debutto di Roubaix non ha risparmiato a Pogacar una notevole fatica, forse non del tutto recuperata
Il grande debutto di Roubaix non ha risparmiato a Pogacar una notevole fatica, forse non del tutto recuperata

Abuso di talento

Pogacar viene dai fuochi d’artificio della Sanremo, dalla dispendiosa vittoria del Fiandre e dall’altrettanto faticoso debutto alla Roubaix. La voglia di correre sul pavé e il conseguente cambio del programma non hanno spinto la squadra a una riflessione supplementare. Si è semplicemente aggiunto, senza considerare il carico complessivo: come mai? Era noto da settimane che Pogacar avrebbe portato al debutto la leggerissima Colnago V5Rs proprio nella corsa olandese, ma vista la situazione probabilmente la vetrina per la nuova bicicletta sarebbe potuta rimanere in secondo piano.

Il campione del mondo, che ieri ha attaccato sulle strade dell’Amstel Gold Race ed ha ammesso che si sarebbe aspettato più collaborazione da Alaphilippe, è parso generoso, ma non irresistibile come al solito. Quando uno così attacca frontalmente, guadagna subito un margine importante, invece il suo vantaggio non è mai andato oltre i 20 secondi, rendendo possibile l’inseguimento… scientifico di Evenepoel. Vuoi vedere, abbiamo iniziato a pensare, che anche Pogacar è stanco e avrebbe bisogno di tirare un po’ il fiato? E allora perché non dismettere per una volta i panni di Superman, lasciare la Freccia Vallone ai compagni e affilare le armi per la Liegi in cui Remco sarà ancora una volta molto competitivo?

Il prossimo round della sfida fra Pogacar ed Evenepoel sarà la Freccia Vallone o la Liegi?
Il prossimo round della sfida fra Pogacar ed Evenepoel sarà la Freccia Vallone o la Liegi?

La Roubaix e l’Amstel

Per un istante, pensando a Tadej, ci siamo trovati a ricordare le fatiche di Van Aert di un paio di anni fa. Il voler fare tutto per vincere è certamente un fattore di spettacolo che piace ai tifosi, ai media e agli indici di ascolto. Tuttavia si ritorce contro il campione con effetti maligni e a lungo termine. Sarebbe stato più logico risparmiargli l’Amstel, portandolo alla Freccia con tre giorni di recupero in più nelle gambe. Il ciclismo dei fenomeni passa sopra alle regole di sempre, ma non si è mai visto un corridore andare così forte alla Roubaix e lottare per vincere l’Amstel. Fa parte dell’eccezionalità di Pogacar, ma in qualche modo l’esito della corsa di ieri conferma che la regola non è peregrina, che ha una sua base nella fisiologia degli atleti e pensare di aggirarla tradisca un peccato di superbia.

Ora che l’errore è stato commesso (è singolare che si possa considerare errore correre l’Amstel sette giorni dopo la Roubaix e arrivare secondi), non ci stupiremmo se la UAE Emirates risparmiasse a Tadej la corsa di mercoledì. Se davvero è in calando di condizione, superpoteri o no, arriverebbe alla Liegi senza le solite armi. Lo spettacolo ne trarrebbe probabilmente beneficio, ma a scapito della miglior gestione dell’atleta. L’abuso del talento è un peccato capitale dello sport.