UCI, Santini e Decathlon: una partnership ancora più forte

05.04.2022
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Lo scorso mese di marzo avevamo ufficializzato l’inizio di una importante collaborazione a tre fra UCI, Santini e Decathlon. Tale partnership era finalizzata alla creazione di una collezione di capi e accessori con i riferimenti alla maglia di campione del mondo in vendita presso gli store Decathlon di Italia, Belgio, Ungheria e Svizzera. L’obiettivo dichiarato era quello di rendere il ciclismo accessibile a chi si avvicinava per la prima volta a questo sport, offrendogli l’opportunità di indossare capi di alta qualità firmati Santini con i colori dell’iride.

Sulla maglia è presente l’etichetta dell’UCI e Santini come certificato di autenticità
Sulla maglia è presente l’etichetta dell’UCI e Santini come certificato di autenticità

Nuovi mercati, nuovi prodotti

Dopo solo un anno dalla sua firma, l’accordo sottoscritto nel 2021 si arricchisce oggi di un nuovo importante capitolo grazie ad un impegno diretto da parte di Decathlon Group. Il nuovo accordo porterà la collezione iridata firmata da Santini anche negli store di Francia, Germania e Spagna.

La collezione include la replica della maglia di campione del mondo UCI, un completo total black composto da jersey e calzoncino e una gamma di accessori con base nera o bianca. Tutti i capi presentano le iconiche strisce iridate e racchiudono la qualità e il know-how di Santini relativo alla produzione di abbigliamento tecnico da ciclismo, con un prezzo competitivo.

I nuovi prodotti saranno disponibili dal prossimo mese di aprile in corner dedicati e brandizzati Santini & UCI negli store Decathlon, così come online sul sito web dell’azienda.

L’obiettivo dichiarato è sempre quello rendere il ciclismo più accessibile e avvicinare sempre più persone al piacere del pedalare.

Fiducia e crescita

L’aver definito un accordo diretto con Decathlon Group conferma come quello tra Santini e la multinazionale francese sia un rapporto destinato sempre più a rafforzarsi. Basti pensare alla collezione invernale realizzata lo scorso anno in esclusiva per Decathlon dall’azienda bergamasca. Monica Santini, Amministratore Delegato di Santini Cycling Wear, è fortemente convinta che il rapporto con Decathlon non possa che crescere e rafforzarsi.

«La collezione Santini & UCI – dice – realizzata in esclusiva per Decathlon ha avuto un grande riscontro nel pubblico e per questo motivo abbiamo deciso di ampliare i nostri accordi per il 2022. Il nuovo accordo, stipulato direttamente con Decathlon Group, è indicativo di una reciproca fiducia e cooperazione e prevede una crescita costante».

Il mercato italiano

Rosario Cozzolino, Bike Category Manager Decathlon Italia, dal canto suo ha manifestato con queste parole la soddisfazione della multinazionale francese.

«Nel primo anno di integrazione della collezione Santini – spiega – abbiamo registrato riscontri positivi da parte dei clienti italiani. Risulta quindi strategica la decisione di continuare questa collaborazione per soddisfare quanti/e più ciclisti/e attraverso i prodotti di un Brand leader del mercato internazionale, in coerenza con la nostra mission “Sport for the many”. L’offerta Santini, già esistente nei punti vendita italiani e online, si completa di una collezione al femminile».

Santini

UCI

Decathlon

La Gazprom affonda nell’indifferenza generale

05.04.2022
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Giovedì è arrivata la lettera di risoluzione del contratto. E a questo punto, senza troppi giri di parole, la vicenda Gazprom-RusVelo potrebbe essere arrivata al capolinea. I tentativi di agganciare un altro sponsor non legato alla Russia erano parsi disperati in partenza, ma adesso che 21 corridori sono rimasti senza squadra e il personale si sta lentamente disperdendo, Rosola si guarda intorno e trova più domande che risposte.

Il tecnico bresciano, che prima fu grande velocista e poi pioniere della mountain bike, negli ultimi anni era il braccio destro di Renat Khamidulin, manager della squadra russa. Ha vissuto al suo fianco ogni fase, dalla nascita del team alla sua crescita che lasciava intuire un passaggio nel WorldTour e adesso con malinconia l’ha vista crollare come effetto delle sanzioni internazionali contro la Russia.

Rosola (al centro con la mascherina) insegna ciclismo al Liceo Scientifico Sportivo di Castelletto di Brenzone
Rosola (al centro con la mascherina) insegna ciclismo al Liceo Scientifico Sportivo di Castelletto di Brenzone

Professor Paolo

Ieri quando ci abbiamo parlato, Paolo era di rientro dal Liceo Scientifico Sportivo Sacra Famiglia di Castelletto di Brenzone, dove assieme a Paola Pezzo insegna ciclismo.

«Lo facciamo da cinque anni – dice – insegnando teoria e pratica. Seguiamo il protocollo della Federazione per la formazione dei direttori sportivi. Al quarto anno prendono il primo livello e al quinto escono con il brevetto di Guida Cicloturistica, pronti ad esercitare il mestiere. Siamo sul lago di Garda, c’è grande richiesta di questo tipo di figure. Ne abbiamo 25 per classe, dalla prima alla quinta. Faccio queste 50 ore e poi ho ricominciato a seguire la scuola di mountain bike, dove abbiamo 130 bambini, ma non nascondo che fino a poche settimane fa, la mia attività principale era la squadra dei pro’…».

Conci era appena arrivato alla Gazprom. E’ parso brillante in queste corse con la nazionale
Conci era appena arrivato alla Gazprom. E’ parso brillante in queste corse con la nazionale
Avete alzato bandiera bianca?

E’ arrivata la raccomandata, Renat deve tutelarsi. Abbiamo cercato da tutte le parti, aspettavamo una risposta per oggi (ieri, ndr), ma sarà stata negativa. Abbiamo continuato a sentirci tutti i giorni, solo che a un certo punto ci ritrovavamo a dire e fare sempre le stesse cose. Sollecitare chi ci aveva dato mezza parola, ma niente. Il personale russo è tornato a casa. La politica è scappata tutta

Perché?

Ci sta che il CIO abbia dato una direttiva, ma non c’è stato il minimo dialogo. Facevamo parte della stessa famiglia, eravamo in regola su tutto. Se pure ricevi l’ordine di fermarci, puoi anche cercare il dialogo e trovare un modo di farlo che non sia necessariamente un colpo mortale. Potevano gestirla diversamente. Perché semplicemente ci hanno privato del titolo sportivo senza volerci neppure parlare? Stavamo lavorando male? E perché gli altri corridori russi corrono, quando il CIO ha detto di non invitarli? Ce l’avevano a prescindere con noi? Sapete, alla fine quando non hai risposte, continui a farti domande…

Sarà anche difficile tornare il giorno in cui la guerra finirà?

Non sarà facile, perché perdi fiducia nelle istituzioni in cui avevi sempre creduto.

In effetti sembra quasi che non importi a nessuno.

E’ strano. C’è stata un’intervista in cui Silvio Martinello ha dichiarato che è stata presa la decisione giusta. Io mi chiedo cosa ci sia di giusto nei confronti dei nostri corridori. A Garda un signore si è messo a insultarmi dicendo che avevamo anche noi colpa in quella guerra. Ho cominciato a spiegargli e alla fine quasi mi chiedeva scusa. Ma io ci rimango male. Cosa c’entriamo noi con la guerra? Perché questi ragazzi devono pagare al pari dei civili che vi sono stati coinvolti senza avere alcuna responsabilità? Dicono che lo sport unisca, ma in che modo lo ha fatto con noi?

Hai detto che la politica non vi ha dato risposte.

Forse perché non sanno cosa dire. Ho chiamato Bugno, il presidente del sindacato dei corridori. Gli ho detto che quando in una fabbrica si pensa a dei licenziamenti, il sindacato va a trattare con la proprietà per cercare di salvare il salvabile o almeno trovare una tutela per chi perderà il lavoro. Mi ha risposto chiedendomi che cosa dovrebbero fare. Ma io dico: possibile che non si potesse pensare di ritardare di un minuto la partenza di una corsa per far notare che 21 corridori, fra cui sette italiani, erano di colpo disoccupati? Ma anche loro, a parte un incontro con l’UCI, non hanno fatto niente.

In tutto questo, la squadra ha continuato a seguire i ragazzi con la preparazione, ad esempio?

La struttura ha funzionato, i corridori non sono stati abbandonati. Ma sono professionisti e a un certo punto con i loro procuratori hanno cominciato a guardarsi intorno. Io continuo a sentirli, soprattutto i nostri. Canola e Scaroni, per esempio. Sento soprattutto quelli che hanno difficoltà a trovare squadra e non credo che la nazionale possa andare avanti a oltranza per dargli una possibilità.

Per ora ha funzionato…

Ho parlato con Bennati, mi rendo anche conto che lui ha il suo lavoro con i corridori che deve valutare per i vari impegni che verranno. Non si può pretendere che la nazionale faccia attività solo per noi, a meno che non facciano una squadra B per continuare a supportarli. Io comunque sarei disponibile a dare una mano. Fino a ieri non si poteva parlare, nell’attesa dell’ennesima risposta. Le abbiamo provate tutte, anche la via politica. Ma alla fine, se posso dire, sembra proprio che di noi non freghi niente a nessuno.

Gazprom, l’invito di Renat è una richiesta d’aiuto

16.03.2022
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Adesso che la salita si sta facendo troppo dura, Renat Khamidulin, team manager della Gazprom-RusVelo, la squadra che non esiste, fa una riflessione che suona come un giustificato e comprensibile grido d’aiuto.

«Quello che voglio dire – esclama – è che siamo una struttura organizzata come una squadra WorldTour. Siamo in Italia. E se l’Italia vuole una squadra WorldTour, questa è un’opportunità. La struttura c’è già. Per costruire una squadra, oltre all’investimento, servono le persone giuste nei ruoli chiave. Per la mia esperienza, in ogni squadra ci sono persone che non trovi sul mercato. I responsabili del magazzino o della logistica, per esempio. Li abbiamo e sono bravissimi. Sono cresciuti con noi. In Italia non ci sono squadre organizzate così».

Fra i corridori che alla Gazprom in cerca di rilancio, c’era anche Nicola Conci
Fra i corridori che alla Gazprom in cerca di rilancio, c’era anche Nicola Conci

Porte chiuse all’UCI

L’UCI li ha ricevuti e non ha ascoltato né valutato la proposta che la Gazprom-RusVelo aveva messo sul tappeto. Togliere tutti i marchi, inventarsi una maglia bianca portatrice di un messaggio di pace. E salvare la stagione di 21 corridori e dello staff degno appunto di una squadra WorldTour. Pensiamo alle parole di Canola e Conci, quelle di Scaroni e Rivera, Malucelli e Fedeli. Di tutto questo non v’è più traccia.

«Non hanno nemmeno valutato – racconta ancora Renat – in compenso ci hanno spiegato nei dettagli che cosa dovremmo fare per essere riammessi. Dalle cose importanti, come trovare un nuovo main sponsor, a quelle che trovo ridicole. Come il mio indirizzo email: non va bene che abbia il dominio rusvelo.com».

Nei giorni scorsi è venuto fuori che anche la vostra fideiussione bancaria non sia più valida.

Non va bene niente di quello che avevamo prima. La garanzia bancaria è là e copre tutto, ma non si può usare. Secondo loro dovremmo cambiare tutto. Ormai si sa in giro che la squadra ha questi problemi, anche se noi non abbiamo ritenuto di comunicare niente. Dobbiamo risolvere il nodo del main sponsor, anche perché qualche corridore ha già avuto dei contatti. Stiamo cercando di contattare persone interessate, ma non è facile.

I soldi di Gazprom, anche senza marchi sopra, non sono più buoni?

No, non si possono usare. Perciò entro questo mese, si deve arrivare a qualcosa. Per il bene dei corridori, chi avesse ricevuto delle offerte dovrà essere lasciato libero. Non voglio bloccare la loro carriera, questa è la mia regola di vita.

Marco Canola, qui all’Oman, aveva in mente una grande stagione
Marco Canola, qui all’Oman, aveva in mente una grande stagione
Pare che gli italiani correranno con la maglia azzurra le corse italiane.

Lo so. Faranno la Per Sempre Alfredo (Conci e Canola, ndr) e anche la Coppi e Bartali. Ma parliamoci chiaro, per loro è un lavoro, non corrono in bici solo perché gli piace. Devono guadagnare.

Li state pagando o lo stop prevede anche la sospensione degli stipendi?

Li stiamo pagando tutti. Non abbiamo debiti con nessuno, ma non so quanto potrebbe durare. Per l’UCI non siamo più una squadra e stando così le cose, non ci sono più i requisiti per cui Gazprom Germania vada avanti con la sponsorizzazione. Sul contratto c’è scritto che sponsorizzano una squadra UCI, noi non esistiamo più.

E quindi adesso?

Devo cercare qualcuno che ci dia i soldi per finire l’anno e non è facile. Ho attivato tutti i contatti. Conosco tante persone, anche alcuni proprietari di grandi aziende. Ma le compagnie hanno le loro strategie e pianificazioni, si muovono per interesse. I soldi per quest’anno sono stati stanziati nel 2021 e poi c’è da capire se il ciclismo faccia parte delle loro strategie. Se non è così, è difficile che entrino a stagione in corso.

C’era un grande progetto. C’era l’ipotesi WorldTour…

Siamo partiti da squadra di dilettanti fino ad avere 4 inviti in corse a tappe WorldTour di una settimana e altre gare in linea fino a 40 giorni di gara WorldTour, senza fare un grande Giro. E’ tutto qua. Basta venire a parlare…

Nella tarda primavera del 1993, la Eldor-Viner scoprì di non avere più i mezzi per proseguire. Il Giro d’Italia sarebbe partito dall’Isola d’Elba e l’intervento in extremis della Mapei salvò la squadra, che partecipò al Giro e ottenne anche l’invito per la Vuelta, dando l’inizio a una storia ventennale. Il dottor Squinzi mise in atto un vero miracolo e realizzò un capolavoro. Chissà se qualcuno, alle prese con una nuova squadra, starà valutando l’occasione…

Pochi giorni per ripartire, la missione di Renat Khamidulin

03.03.2022
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«Come qualsiasi persona – dice Renat Khamidulin – ho una mia opinione. In ogni situazione, in ogni grande lite è difficile che la responsabilità sia da una sola parte, figurarsi in un conflitto. Ma non riguarda noi, noi come squadra non abbiamo fatto niente di sbagliato. Non abbiamo violato le regole. E come tutti abbiamo sempre considerato lo sport come un fattore che può unire e non dividere».

Renat Khamidulin ha 43 anni, è stato corridore ed è il capo della Gazprom-RusVelo
Renat Khamidulin ha 43 anni, è stato corridore ed è il capo della Gazprom-RusVelo

Stop a Laigueglia

Il capo ha la voce scossa. Lo abbiamo sentito ieri sera, dopo un giorno di riunioni e dopo che nel pomeriggio Fedeli ci aveva raccontato la storia del suo compleanno amaro. Colpire tutto ciò che è russo per colpire Putin, mentre Putin fa la guerra in Ucraina: lo schema è chiaro. Ma qual è il senso di fermare un gruppo di atleti? Khamidulin le ha provate tutte per far correre il Trofeo Laigueglia ai suoi ragazzi, ma non è bastato. E adesso?

«Non siamo mai stati fermi – dice – e stiamo ancora lavorando per superare la cosa e andare avanti. C’è stata una decisione e abbiamo poco tempo a disposizione per far ripartire la squadra. Abbiamo cominciato a parlare con l’UCI e ci stanno ascoltando. Stiamo collaborando e andremo in Svizzera per avere i nostri incontri».

La squadra ha iniziato bene la stagione, vincendo con Malucelli ad Antalya
La squadra ha iniziato bene la stagione, vincendo con Malucelli ad Antalya
A che punto hai cominciato ad aver paura che sarebbe successo qualcosa?

Io non ho mai avuto paura. Hai paura se hai fatto cose sbagliate, ma noi siamo stati nelle regole. Abbiamo rispettato tutte le normative dello sport, dall’antidoping a tutte le altre regole. Nessuna paura, la mia era semmai una preoccupazione perché ho cominciato a immaginare gli scenari.

Per questo per Laigueglia avevate tolto tutte le scritte da auto, maglie e bici?

Il giorno prima, martedì, vedendo la situazione, abbiamo fornito ai ragazzi una divisa completamente bianca, ma purtroppo non è stata accettata. La squadra è pronta. Ci sono degli atleti di alto livello che hanno raggiunto la condizione e hanno il diritto di competere. Non possiamo lasciarli così, senza provare a fare qualcosa.

Fra i corridori che alla Gazprom sono in cerca di rilancio, ecco Nicola Conci
Fra i corridori che alla Gazprom sono in cerca di rilancio, ecco Nicola Conci
L’UCI sta acoltando?

Ci sono delle proposte chiare, di cui ancora non posso parlare, per cui la squadra sarà portatrice di un messaggio per tutto il mondo. Leggevo che l’altro giorno un giocatore russo e un ucraino dell’Atalanta si sono abbracciati (Ruslan Malinovskyi e Aleksey Miranchuk, ndr). Lo sport unisce, non fa le guerre.

Il messaggio di cui parlavi riguarda questo?

Vogliamo portarlo in giro, far sì che il ciclismo prima del calcio parli di pace e si smarchi dalla guerra.

Quali sono i prossimi passi?

Stiamo lavorando in silenzio, non faremo comunicati ufficiali. Ci sarà da capire quanto tempo sarà necessario tecnicamente con l’UCI. Credo ci vorrà qualche giorno, spero si arrivi a capo di qualcosa per metà mese.

Anche Piccolo fra i sette azzurri tesserati con la squadra russa
Anche Piccolo fra i sette azzurri tesserati con la squadra russa
In che modo lo avete spiegato ai corridori?

Abbiamo parlato con loro. Siamo in contatto tutti i giorni. I corridori meritano di sapere tutto più e prima di chiunque altro.

Ma nel frattempo alcuni sponsor vi hanno mollato, come si fa?

Non mi nascondo, qualcuno lo abbiamo perso. Ma non siamo rimasti a piedi. Ecco, questo vorrei dirlo: la squadra è pronta e ha tutto quello che serve per ripartire.

Il capo non molla, ma è evidente che i tempi siano stretti. Il progetto di Renat era e resta ambizioso. L’arrivo di Sedun lasciava trapelare l’intenzione di salire nel WorldTour, ma adesso è tutto congelato. I corridori hanno bisogno di certezze, di lavorare per un obiettivo. Prima che comincino a guardarsi intorno e che i loro procuratori inizino a pensare di portarli dovunque ci sia posto, dovunque li facciano quantomeno correre.

Juniores, il Giro di Primavera sboccia e diventa internazionale

05.02.2022
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Si può considerare la classica juniores di inizio stagione. E da quest’anno lo è ancora di più, infatti l’11° Giro di Primavera – 2° Memorial Paolo Sant farà parte del calendario UCI, premiando la corsa ad evento internazionale. L’entusiasmo è palpabile nel San Vendemiano Cycling Team dove, lo staff capitanato dal presidentissimo, Gino Mazzer, è al lavoro per la gara in programma il prossimo 3 aprile a San Vendemiano (Tv). 

«Lo avevamo promesso e noi siamo di parola – dice Mazzer – nonostante in questo 2022 non schiereremo al via una nostra formazione juniores, la nostra società prosegue la propria attività con ancora maggior forza ed entusiasmo. La conferma dell’UCI, che ha accettato la candidatura della nostra gara per il calendario internazionale, ci ha dato ancora maggior spinta ed entusiasmo in vista del prossimo 3 aprile».

Una macchina organizzativa pronta a fare un ulteriore salto di qualità. Abbiamo chiesto al presidente Mazzer quali sono le motivazioni per questo passo importante e cosa c’è dietro a una decisione di questo tipo. 

Il Giro di Primavera è arrivato alla sua 11° edizione consecutiva (foto Bolgan)
Il Giro di Primavera è arrivato alla sua 11° edizione consecutiva (foto Bolgan)
Che cos’è per voi il Giro di Primavera?

É stata la prima vera gara e sfida che il San Vendemiano Cycling Team ha organizzato nel panorama juniores. Questa è l’undicesima edizione. Ci teniamo molto. É stata una corsa regionale fino all’anno scorso e grazie anche alle richieste dei tecnici, squadre e appassionati abbiamo deciso di fare il salto di qualità e aprire gli orizzonti.

Cosa vi ha spinti al passaggio ad internazionale?

È stata una volontà anche nostra di elevare la corsa oltre alle richieste esterne. A detta dei direttori sportivi e degli addetti ai lavori, tra i quali l’ex cittì Rino De Candido, il percorso si addice ad essere una gara internazionale. E visto che tra nazionale e internazionale la differenza è poca ci siamo messi in gioco per fare un passo più importante.

Si è spronati a fare questo passo in questa categoria in Italia?

Assolutamente sì, perché la visibilità è diversa, il carnet dei partecipanti è diverso. Lo avevamo già il prestigio a livello regionale, perché c’era un ottimo livello. Ma con il passaggio di categoria si ha un valore aggiunto non indifferente.

Il team juniores San Vendemiano non sarà presente alla partenza a causa della sua chiusura (foto Bolgan)
Il team juniores San Vendemiano non sarà presente alla partenza a causa della sua chiusura (foto Bolgan)
Una vetrina che oltrepassa i confini nazionali…

Esatto, dà un risalto anche per il nostro lato organizzativo. Chi è del mestiere ci considera una delle migliori organizzazioni a livello nazionale. Dal punto di vista logistico, della sicurezza e della carovana.

Quante persone ci sono dietro l’organizzazione di un evento del genere?

Se devo coinvolgere a livello numerico, dalla progettazione fino ad arrivare al giorno della gara, ci aggiriamo sul centinaio di persone.

É un test o avete un progetto a lungo termine?

Noi quando facciamo un progetto lo facciamo con una visione triennale. Perché smuovere una macchina organizzativa così grande ti fa ragionare per almeno tre anni, poi si vedrà. Ovvio, ci sono eventi esterni fuori dal nostro controllo, come può essere il periodo pandemico appena attraversato, ma su quelli non ci possiamo fare niente.

La scorsa edizione è stata corsa sotto la pioggia battente (foto Bolgan)
La scorsa edizione è stata corsa sotto la pioggia battente (foto Bolgan)
Siete organizzatori ma non avete una formazione juniores…

No, l’abbiamo avuta per nove anni poi per una serie di motivazioni abbiamo preso la decisione coraggiosa, seria ma soprattuto dolorosa, di chiudere. Piuttosto che fare le cose tanto per esserci, siamo arrivati alla conclusione di prenderci una pausa e riordinare le idee e ripartire ancora meglio nel futuro. 

Questo non vi ha fermato dal mettervi in gioco a livello organizzativo?

Il San Vendemiano Cycling Team esiste. Qualche voce ci aveva un po’ tagliato fuori, ma a livello giovanile siamo presenti in tutte le categorie minori. Come idea e principio abbiamo sempre diviso le due cose. Da una parte c’è la società giovanile, dall’altra c’è la macchina organizzativa. Entrambe sono fondamentali per questo sport.

La classica di inizio stagione, nel 2021 ha premiato lo spunto veloce di Vincenzo Russo (foto Bolgan)
La classica di inizio stagione, nel 2021 ha premiato lo spunto veloce di Vincenzo Russo (foto Bolgan)
Questa corsa essendo a inizio anno è un ottimo trampolino per un buon avvio di stagione…

Sì, siamo la prima internazionale italiana nel calendario juniores. Una classica di primavera. Passano degli ottimi nomi che poi si rivedono protagonisti negli under 23. L’anno scorso ha vinto Vincenzo Russo a cui auguriamo il meglio, poi Davide De Pretto, Gianmarco Garofoli e molti altri.

Come stanno andando le iscrizioni?

Come organizzatori di un internazionale juniores avevamo le nostre titubanze. Ora invece ci troviamo a dover selezionare. Oltre ad aver confermato tutte le migliori formazioni del panorama italiano, abbiamo ricevuto tantissime richieste dall’estero. A partire dall’Ag2r juniores, la nazionale austriaca, quella ucraina e tante altre che ci stanno inviando richieste di iscrizione. Numeri oltre le nostre aspettative, ma a cui siamo felici di fare fronte.

Shimano e UCI: una collaborazione sempre più stretta

05.02.2022
3 min
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Il rapporto di collaborazione in essere tra Shimano e l’UCI è sempre più serrato. A dimostrarlo è anche la recente adozione da parte dello stesso ente che sovrintende il movimento ciclistico mondiale dei corsi tecnici Shimano T.E.C. quale programma di formazione e di certificazione tecnologica dei meccanici operativi presso il World Cycling Center di Aigle. Shimano, che con l’UCI lavora dal lontano 1999 e che garantisce l’assistenza tecnica nelle corse più importanti, ha messo a disposizione il materiale informativo e i “tutorial” da condividere con i meccanici in tutto il mondo.

«Con questa particolare collaborazione – ha commentato Myron Walraven, Head of Sports Marketing Shimano Europe – intendiamo rafforzare la nostra partnership con l’UCI. L’obiettivo è di contribuire ad aumentare il numero e il livello di meccanici di biciclette altamente qualificati e professionali in tutto il mondo». 

Shimano terrà i corsi dell’UCI per la formazione di nuovi meccanici
Shimano terrà i corsi dell’UCI per la formazione di nuovi meccanici

Un programma in 3 livelli

I corsi di meccanica realizzati al World Cycling Center dall’UCI sono rivolti a tutti coloro che desiderano intraprendere la carriera di meccanico. Il programma è diviso in tre livelli: il livello 1 è un corso introduttivo ai temi della meccanica, della durata di tre giorni, che può essere completato online. Il livello 2 invece è un corso rivolto ai meccanici alle prime armi, ma già in possesso di un bagaglio di esperienza e si articola su due settimane che devono essere frequentate in presenza. Il livello 3, sempre in presenza, è rivolto ai meccanici che lavoreranno per i team professionistici oppure per la propria Federazione nazionale. 

Questo è il gruppo Shimano Ultegra a 11 velocità
Questo è il gruppo Shimano Ultegra a 11 velocità

Solo nel 2021, sono stati ben 60 i meccanici formati nei tre livelli di corsi tenuti dagli esperti dell’UCI. Come anticipato, quest’anno Shimano ha realizzato video specifici che verranno utilizzati per il corso di Livello 1. I partecipanti ai due corsi più avanzati avranno invece accesso ai video esistenti sulla piattaforma Shimano T.E.C. 

«La professionalizzazione delle persone che lavorano nel mondo del ciclismo – ha aggiunto il direttore dell’UCI WCC Vincent Jacquetè – rappresenta una delle nostre missioni: un obiettivo che Shimano ci sta aiutando a centrare condividendo con noi un percorso importante di formazione al massimo livello possibile».

Formazione & certificazione

I partecipanti ai corsi UCI WCC apprendono abilità come il montaggio dei componenti sulle biciclette, l’assemblaggio delle ruote, la manutenzione di ogni componente ed accessorio, l’assistenza, la preparazione alla gara e la posizione sulla bicicletta. Numerosi ex partecipanti hanno continuato a lavorare per le proprie Federazioni, altri hanno trovato impiego in squadre professionistiche. In tantissimi hanno aperto dei propri negozi di biciclette.

Il World Cycling Center UCI di Aigle
Il World Cycling Center UCI di Aigle

Ben 30.000 in Europa

Shimano T.E.C. (S-TEC), è il programma di formazione e istruzione di Shimano per l’industria del ciclismo. I corsi vengono erogati tramite una piattaforma di apprendimento online rivolta ai meccanici in tutto il mondo. S-TEC è disponibile per i rivenditori in 189 Paesi in tutto il mondo con 30.000 membri nella sola Europa. I corsi europei sono sottotitolati in 10 lingue e nel 2021 la piattaforma ha registrato oltre 200.000 completamenti di corsi. Ci sono circa 180 corsi dal vivo tra cui scegliere in qualsiasi momento.

Shimano

La Francia toglie il blocco dei rapporti: l’UCI cosa fa?

14.12.2021
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Salvo interventi esterni dell’ultima ora, la Federazione francese di ciclismo ha deciso che dalla prossima stagione gli juniores potranno correre senza più limitazione dei rapporti. Solo gli allievi saranno tenuti a rispettare il vincolo attuale del 46×14. Si è arrivati alla decisione dopo lo studio affidato a una commissione tecnico/scientifica che ha permesso di rispondere a una lunga serie di quesiti.

Sul podio degli europei juniores di Trento, un tripudio francese, con Gregoire e Martinez
Sul podio degli europei juniores di Trento, tripudio francese

Nove punti chiave

Gli esiti sono ben dettagliati in un rapporto pubblicato sul sito federale, ma si possono sintetizzare in una serie di punti.

1) L’utilizzo di uno sviluppo più breve non sviluppa negli anni la qualità della velocità per uno sprint.

2) Limitare lo sviluppo nelle gare non è una condizione per promuovere la velocità. La velocità dipende soprattutto dalle qualità ereditarie, dalla crescita, dalla coordinazione e dalle qualità muscolari. Per questo è necessario variare enormemente i lavori di forza e la velocità di pedalata.

3) Per sviluppare un valore massimo di potenza, il ciclista deve trovarsi in una situazione in cui sarà in grado di utilizzare una cadenza ottimale.

4) E’ auspicabile che i ciclisti sviluppino prima e ulteriormente le loro qualità di forza per essere efficienti a lungo termine, senza tuttavia eliminare il lavoro a velocità diverse, comprese le velocità massime.

5) Lo sviluppo della forza a lungo termine nei bambini aiuta a ridurre il rischio di lesioni e ad aumentare le possibilità di successo ad alte prestazioni. E’ un fattore di salute e successo a lungo termine.

6) Il problema con gli sport come il ciclismo è che gli stimoli non sono abbastanza forti da svolgere un’azione ottimale.

7) Il lavoro ad alto ritmo è vantaggioso per l’apprendimento perché accelera lo sviluppo della coordinazione.

8) La diversità dei percorsi avrà un impatto maggiore dell’intervento sullo sviluppo metrico. 

9) Imparare a usare il deragliatore è più vantaggioso che limitare lo sviluppo.

Giro della Lunigiana 2021, Lenny Martinez vince a Fivizzano mostrando qualità di forza superiori
Giro della Lunigiana 2021, Martinez vince a Fivizzano mostrando qualità di forza superiori

L’esempio di Martinez

Del tema avevamo già parlato dopo il Giro della Lunigiana, quando alcuni atleti francesi fra cui Lenny Martinez, ammisero di allenarsi utilizzando una gamma di rapporti completa e poi di correre nelle prove internazionali con il 52×14 imposto dall’Uci. Lo spirito che anima queste limitazioni è ispirato da due principi: quello di voler rispettare lo sviluppo fisiologico degli atleti e concedere pari opportunità a tutti i corridori, volendo arginare la superiorità di quelli che sfoggiano un’indubbia precocità atletica.

Si ha fretta, nelle famiglie, nei piani dei procuratori e nelle squadre. Se l’under 23 di primo anno può correre nel WorldTour, è persino logico che abbia nelle gambe la forza per girare il 53×11. Si vuole il giovane fenomeno, siamo quasi stufi di scriverlo. Ma se la Federazione asseconda questa pressione anziché porvi limiti, autorizza di fatto l’andazzo. Come se la Stradale togliesse i tutor dall’autostrada perché le auto moderne sono più veloci e chi le guida ha fretta di arrivare.

La prima vittoria di Oioli a Fosdinovo dimostra che in salita il tema della limitazione non regge
La prima vittoria di Oioli a Fosdinovo dimostra che in salita il tema della limitazione non regge

La scelta dei percorsi

In Francia il dibattito è accesissimo, perché le argomentazioni proposte da chi sostiene la bontà dell’innovazione trovano terreno fertile. La limitazione dei rapporti – essere costretti a usare il 52×14 invece del 53×11 – dà sicuramente risultati apprezzabili in pianura, ma sulle salite la gamma di rapporti attualmente in uso permette sviluppi che in ogni caso richiedono sforzi notevoli.

L’obiezione che viene mossa a questo punto è che proprio i percorsi delle gare juniores dovrebbero essere rapportati alla loro età e alla loro fisiologia. Per cui non andrebbero proposte salite lunghe al 12 per cento, come accade abbastanza spesso, per evitare che i ragazzi siano costretti a sobbarcarsi carichi di lavoro per loro eccessivi.

Ovviamente tutto sarà basato sulle scelte dei preparatori, dei tecnici e degli atleti. Resta da vedere se l’Uci vorrà avallare la scelta francese, oppure interverrà per imporre la sua legge o ancora inizierà a valutare se valga davvero la pena eliminare il blocco a livello mondiale. Innegabilmente infatti la scelta dei francesi avrà ripercussioni internazionali.

Francia, l’autunno dei libri e la guerra dei chetoni

06.12.2021
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In Francia è l’autunno dei libri, per Demare e Alaphilippe. “Une annèe dans ma roue”, un anno alla mia ruota: è questo il titolo del libro scritto da Arnaud Demare con Mathieu Coureau, giornalista francese di Ouest-France. Una sorta di diario di bordo del velocista della Groupama-Fdj, per scoprire il dietro le quinte, le corse, gli obiettivi, la pressione, i pericoli, i momenti di gioia, i dubbi. E proprio i suoi dubbi hanno innescato qualche dibattito in Francia.

«Non tutti hanno le stesse restrizioni su alcuni prodotti come i chetoni – ha detto Demare, in apertura ai mondiali di Leuven vinti da Alaphilippe – faccio parte di una squadra che ha preso degli impegni, come altre. Ma il gruppo non è tutto come noi. Trovare qualcuno più forte fa parte del gioco. Ma in questa stagione, dalla Parigi–Nizza in poi, ho visto che stavamo correndo ad un ritmo davvero alto. In un solo anno le prestazioni hanno avuto una forte accelerata».

Mpcc e chetoni

Sembra di rileggere le dichiarazioni del suo team manager Marc Madiot negli anni in cui il ciclismo veniva scosso da problemi ben più gravi. Ma siccome è innegabile che da un paio d’anni a questa parte si vada davvero fortissimo e che i corridori abbiano dei regimi di allenamento e di vita atti a guadagnare ovunque si possa, il discorso merita di essere seguito. Soprattutto sul fronte dei chetoni, di cui abbiamo già scritto, l’Uci ha chiesto espressamente di non farne più uso.

Era stato proprio l’MPCC, il Movimento per il ciclismo credibile, a spingere per un pronunciamento. E alla fine, dopo aver aperto un’inchiesta, l’UCI ha spiegato che al momento non ci sono prove che i chetoni possano alterare le prestazioni, ma allo stesso tempo ha chiesto a scopo precauzionale ai corridori di non farne uso, almeno fino a quando le indagini non saranno concluse. Ciò che ha provocato l’indignazione del movimento francese è che alcune squadre, che in passato non hanno nascosto di servirsene, fra queste la Jumbo Visma, hanno annunciato che continueranno a farlo.

Dumoulin, qui durante il Tour de Dumoulin organizzato a ottobre, si è allontanato dall’Mpcc
Dumoulin, qui durante il Tour de Dumoulin organizzato a ottobre, si è allontanato dall’Mpcc

L’uscita di Dumoulin

Proprio la questione dei chetoni, ma anche lo svolgimento della Parigi-Nizza 2020 all’inizio della pandemia, aveva spinto Tom Dumoulin a lasciare il movimento in cui era entrato quando ancora correva con il Team Sunweb.

«Il dovere del movimento – aveva dichiarato all’olandese Wielerfits – è quello di proteggere la salute degli aderenti, ma la corsa si è comunque svolta durante la pandemia e questo non è stato un segno di coerenza con i principi stabiliti. Poi hanno inventato la storia secondo cui l’uso dei chetoni è molto pericoloso. Per cui, dato che il nostro team usa i chetoni, sarebbe ipocrita per me essere ancora un membro del MPCC. Queste due cose insieme mi hanno spinto a uscirne».

La risposta di Alaphilippe

Sul tema si è espresso anche Julian Alaphilippe, la cui Deceuninck-Quick Step non fa parte dell’MPCC al pari di altre 10 squadre WorldTour, e che ha a sua volta mandato nelle librerie un libro dal titolo “Julian Alaphilippe, il mio anno da campione del mondo” curato dal Jean Luc Gatellier, firma storica de L’Equipe .

«Ho visto che Arnaud ha pubblicato un libro – ha dichiarato – non l’ho letto, ma spero di farlo. I suoi dubbi? Certo, ci sono corridori nel gruppo che possono esprimerne, anche il pubblico in generale può averne. Ma finché sai cosa stai facendo, se sei tranquillo, problemi non ne hai. Io non ne ho. Anche se ci sono corridori più forti di me, che dominano, dal momento in cui inizi ad avere dubbi e pensi cose del genere, è inutile andare ad allenarsi…».

Drone Hopper-Androni, al decollo manca l’okay dell’Uci

22.10.2021
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Per il decollo nel 2022 della nuova Drone Hopper manca poco. Serve l’ok dalla torre di controllo dell’Uci per il rilascio definitivo della licenza, dopo di che la flotta del “comandante” Gianni Savio sarà pronta a volare nella nuova stagione. 

«Si tratta di questioni burocratiche-amministrative – ci spiega al telefono il general manager piemontese col suo solito modo preciso di esporre la situazione – che regolarizzeremo in questi giorni. E’ un proforma dato che il nostro nuovo title sponsor è una start-up e quindi partendo adesso non ha bilanci precedenti da mostrare agli organi competenti dell’Unione Ciclistica Internazionale. Lo avevamo già segnalato quando avevamo firmato il contratto pluriennale, ma abbiamo prodotto l’ulteriore documentazione necessaria. Servirà un po’ più di tempo ma siamo fiduciosi».

L’azienda spagnola (con sede a Leganes, città dell’area metropolitana di Madrid) si è legata con la società di Savio fino al 2025. La squadra si chiamerà Drone Hopper-Androni Giocattoli, con Sidermec che resterà come terzo marchio.

La squadra 2022 si chiamerà Drone Hopper, dal nome di una start-up spagnola
La squadra 2022 si chiamerà Drone Hopper, dal nome di una start-up spagnola
Gianni, timore che non arrivino buone notizie?

No, siamo tranquilli. Abbiamo in mano un contratto di quattro stagioni con questa società che per il 2022 ha commesse lavorative già fissate per 80 milioni di euro. Hanno costruito uno stabilimento da zero nell’hinterland di Madrid presso cui siamo stati in estate per definire l’accordo. Considerate che la loro vera attività inizia con noi. E la sensazione mia è che faremo molto bene. 

L’ambizione è sempre quella di arrivare al WorldTour o nel frattempo è cambiato qualcosa nell’accordo con loro?

No, restano i programmi iniziali. Ovvero un investimento adeguato per un team professional come il nostro per le prime due stagioni. Poi nel 2024 e 2025 potrebbe esserci la possibilità di aumentare il budget fino ad arrivare alla categoria più alta, anche in base ai risultati. Il loro progetto è quello del WorldTour ma, contrariamente ad uno sponsor che “vola”, io resto con i piedi per terra, come sempre. Lo dico per esperienza, soprattutto dopo il caso col Governo del Venezuela. Il ciclismo ora come ora è in continua evoluzione, inutile sbilanciarsi troppo.

Luca Chirico (assieme a Viel) è stato investito alla vigilia della Veneto Classic
Luca Chirico (assieme a Viel) è stato investito alla vigilia della Veneto Classic
Con l’ingresso di questo nuovo sponsor spagnolo avete nuovi obiettivi? Ad esempio, dopo un primo di assestamento, potreste avere la wild card per fare la Vuelta nel 2023?

Sostanzialmente non cambia nulla per noi. Saremo coerenti con la nostra solita filosofia, cercando di mettere in mostra i nostri migliori talenti. Oltre che andare a caccia di vittorie. Innanzitutto speriamo di essere invitati al prossimo Giro d’Italia. Poi non credo che verremo mai invitati alla Vuelta fra due anni, anche perché attualmente non abbiamo una squadra che possa supportare l’impegno che richiedono due grandi Giri in una annata. 

A proposito di Giro, siete arrivati secondi nella Ciclismo Cup dietro la UAE Team Emirates e davanti alla Trek-Segafredo, due team WorldTour. E’ un buon segnale per ricevere la wild card.

Sì, ma non basta. Se fosse rimasto il vecchio regolamento avremmo avuto la partecipazione alla prossima corsa rosa di diritto. Da cinque anni a questa parte siamo sempre stati la prima professional in questa challenge. Siamo fiduciosi comunque di disputare il Giro 2022.

“Natalino” Tesfatsion, un primo anno con ottimi segnali. Qui alla Adriatica Ionica Race
“Natalino” Tesfatsion, un primo anno con ottimi segnali. Qui alla Adriatica Ionica Race
E’ stata una buona stagione quella appena conclusa. Dodici vittorie e tanti ragazzi che si sono fatti conoscere meglio.

Sono molto soddisfatto del 2021. E tenete conto che stavamo finendo l’annata con otto corridori indisponibili, che poi sono diventati dieci con gli incidenti di Chirico e Ravanelli, investiti in allenamento da un automobilista prima della Veneto Classic. Per fortuna stanno bene. Rinnovo quindi i complimenti a tutta la squadra per i risultati ottenuti. E ringrazio anche tutti i nostri sponsor.

Ad oggi, ufficialmente, il roster per l’anno prossimo conta solo dodici corridori, compresi i nuovi arrivi di Grosu, Marengo e del neoprof Gabriele Benedetti (campione italiano U23, ndr). Manca qualcuno, giusto?

Assolutamente sì. Saremo una ventina. Arriveranno due giovani colombiani interessanti  che annunceremo a breve. Abbiamo rinnovato Bais, Ravanelli, Sepulveda, Munoz, Bisolti e Chirico, che probabilmente non sono nella lista che avete in mano voi. Gli altri confermati sono Ponomar, Umba, Marchiori, Cepeda, Restrepo, Vigo, Tagliani e Tesfatsion. Abbiamo invece rescisso da poco il contratto con Jerman. Potremmo aggiungere ancora un paio di tessere nel nostro mosaico.

Chi saranno i protagonisti del vostro 2022?

Beh, spero tutti naturalmente. Ci sono tanti nostri ragazzi che potranno fare bene, anzi meglio. Se proprio devo fare due nomi faccio quelli di Andrii Ponomar e Santiago Umba. Entrambi, ricordiamolo, sono del 2002 e sono stati sfortunati al Tour de l’Avenir, dove sono caduti. Quest’anno il primo ha terminato il Giro d’Italia a metà della generale, sapendosi ben gestire. Il secondo invece, che ha vinto due gare in Francia, di cui una in cima a La Planche des Belles Filles (al Tour de Alsace, ndr), si metterà alla prova, se dovessimo farlo, nella corsa rosa. Tutti e due fanno un ulteriore salto di qualità.

Gianni, quando inizierà quindi la nuova era della Drone Hopper-Androni Giocattoli?

A novembre faremo il raduno in Italia, stiamo decidendo fra tre località. Avremo una nuova maglia, disegnata sempre da Rosti. Salice ci fornirà sempre casco e occhiali. Invece cambieremo le bici. Dopo cinque anni assieme a Bottecchia, abbiamo deciso di comune accordo di non proseguire. restando comunque in ottimi rapporti