De Candido se la prende con gli atleti: giusto o sbagliato?

10.09.2021
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Ci sono bastone e carota da parte del cittì De Candido per gli junior azzurri nella prova in linea degli europei dominata dai francesi che vincono la medaglia d’oro e di bronzo rispettivamente con Romain Gregoire e Lenny Martinez, mettendo nel sacco il norvegese Per Strand Hagenes (argento). A 10” dai tre fuggitivi – scappati sul culmine della salita di Povo, a 9 chilometri dalla fine – chiude il gruppo regolato dal belga Vlad Van Mechelen davanti al nostro Manuel Oioli.

Il podio è di altissima qualità. Gregoire, all’ottava vittoria stagionale di prestigio comprese due corse internazionali in Italia e i campionati francesi a crono e in linea. Hagenes con sette successi negli ultimi tre mesi. E Martinez ha vinto alla grande il Lunigiana. E dopo il quinto posto di Samuele Bonetto nella cronometro (buona la sua prova) ne arriva un altro che lascia un po’ di amaro in bocca.

Nella zona dei bus si discute della corsa degli italiani. Ci sono pareri diversi, l’unica cosa che mette tutti d’accordo è che c’è rammarico per il risultato finale. Proviamo ad analizzare la situazione mettendo sotto torchio il cittì Rino De Candido e il direttore sportivo della Assali Stefen Omap Tommaso Pomini, che si scambiano le opinione a cavallo della nostra intervista.

De Candido, chiudiamo gli Europei con due quinti posti diversi fra loro: nella crono abbiamo fatto un bel risultato, nella prova in linea di oggi invece come sia andati?

Mi aspettavo di più. Ne parlavo prima con gli altri nostri tecnici, quest’anno abbiamo corso pochissimo con la Nazionale e i nostri corridori sono ancora acerbi. Gli si dicono le cose e non le fanno e questo è un peccato.

Facciamo un esempio della gara di oggi.

Per dirne uno, Alessandro Pinarello avrebbe dovuto essere sulla ruota di Gregoire, il vincitore. Questi ragazzi però hanno sempre una scusa pronta. E’ questo il male, il dramma dato da certi ambienti. Devono iniziare a ragionare in modo diverso perché hanno le possibilità di vincere queste gare.

I nostri ragazzi arrivavano da un Giro della Lunigiana corso comunque bene dove hanno conquistato tre tappe su cinque.

Sì ma corso sempre al risparmio, solo per fare il piazzamentino. Non hanno corso per vincere.

Quindi è una questione mentale? Come la si può cambiare?

Certo che la è. La cambi andando a fare esperienza all’estero, magari anche andando a correre anche nelle squadre straniere.

I francesi sapevano già da tanto tempo che ragazzi avrebbero portato qui, mentre l’Italia ha diramato le convocazioni a pochi giorni dal via. Avete tenuti tutti sulla corda. Quanto ha influito questo aspetto a livello psicologico? Può essere stata un’arma a doppio taglio?

No, io sapevo che dovevo scegliere i migliori e dopo il Giro di Lunigiana ho deciso. Ma come dicevo prima quest’anno abbiamo fatto solo una prova di Coppa del mondo, la Corsa della Pace (dal 26 al 29 agosto, ndr) e solitamente ne facevamo sei di gare all’estero. Vuol dire tanto, perché porti i ragazzi in giro per l’Europa, si rendono conto di chi sono gli avversari, acquisiscono una mentalità diversa di correre in certi frangenti. Nelle corse qui in Italia invece li giustificano, gli dicono che sono bravi lo stesso anche se magari avrebbero potuto fare molto di più.

Il rapporto con le squadre dei ragazzi com’è?

Quest’anno è stato buono, ma corrono sempre fra loro e non hanno il confronto con quegli avversari forti in modo da poter pensare di osare di più.

Crescioli e Pinarello hanno chiuso nel gruppo dei migliori alle spalle dei francesi
Crescioli e Pinarello hanno chiuso nel gruppo dei migliori alle spalle dei francesi
La tendenza sembra ingolosire e portare molti juniores verso i vivai Continental dei team World Tour. Come sarà questo eventuale salto?

Devo dire che in questi due giorni ho dovuto ricredermi su tante cose. Bisogna che cambi la mentalità nel mondo juniores. Non possono pensare di vincere due corse ed essere già campioni, anche perché il livello è molto alto e se passano subito trovano i più forti. Adesso vogliono passare nelle continental dove devi andare forte subito, ma non capiscono che non sono ancora preparati.

Vanno cambiati i programmi di allenamento?

Molte nostre squadre fanno un allenamento uguale per tutti i loro ragazzi. Invece c’è quello che avrebbe bisogno di fare un allenamento più intenso e quello che gli basta di meno oppure quello che con troppo allenamento lo sfondi. Ci vorrebbero allenamenti specifici per ogni corridore. Capisco che non sia facile e forse può essere un bene, perché così quando cresceranno potranno avere un maggiore margine di miglioramento. Però bisogna studiare il sistema di risolvere questo problema.

Rino non è che parli così, a botta calda, per la delusione?

No, non sto dicendo che tutto è marcio. Dico solo che avevamo fatto una tattica di gara ben precisa. I primi tre sono andati via a 200 metri dall’ultimo scollinamento e doveva esserci anche uno o più dei nostri. Invece arrivano le giustificazioni perché non stanno attenti a quello che gli viene detto di fare e a quello che fanno.

Oioli ragiunge il quinto posto, battuto in volata da Van Mechelen
Oioli ragiunge il quinto posto, battuto in volata da Van Mechelen
E in vista del mondiale quali indicazioni hai preso?

In Belgio sarà tutto un percorso diverso e qualche uomo cambierà sicuramente. Spero che per allora prendano più fiducia in se stessi, corrano con più cattiveria agonistica, che escano da quella mentalità provinciale che hanno sempre. Spero che abbiano una mentalità diversa (lo dice scandendo le sillabe, ndr).

Tocca a Pomini

Come detto in apertura, Tommaso Pomini è il direttore sportivo della Assali Stefen Omap, che aveva in gara Edoardo Zamperini, arrivato agli europei forte della vittoria alla Coppa Linari.

Cosa ti ha detto Edoardo sulla gara?

Era agganciato ai tre che sono andati in fuga e che poi sono arrivati, ma prima del Gpm mi ha detto che era a tutta, anzi oltre. Ha perso quei dieci metri che hanno fatto la differenza.

De Candido ci ha detto che c’era una tattica ben precisa, mentre subito dopo l’arrivo Oioli ha chiesto scusa ai suoi compagni visto che doveva essere il capitano designato. Zamperini che compiti aveva?

L’ho sentito ieri sera dopo che aveva fatto la riunione con il cittì e il programma non era ancora così definito. L’idea era di correre davanti, all’attacco e vedere come andava la corsa. Non erano partiti con l’idea di fare la corsa per Oioli.

Poniamo anche a te la stessa domanda fatta a De Candido. I francesi sapevano già che formazione avrebbero schierato, noi ancora no. Quanto ha inciso questa cosa?

Premesso che i francesi sono i più forti, penso che le nostre convocazioni siano arrivate troppo tardi. Noi come società per Zamperini lo abbiamo saputo in modo ufficiale dopo la Corsa della Pace, mentre dopo il Lunigiana ha comunicato gli altri. Secondo me le squadre andrebbero create un po’ prima, un po’ come succede tra i pro’, così puoi prepararli a quell’appuntamento e arrivare là in condizione. Ormai il ciclismo juniores ha alzato il livello.

Sul podio un tripudio francese, con Gregoire e Martinez
Sul podio un tripudio francese, con Gregoire e Martinez
De Candido recrimina sul fatto che non si siano fatte gare all’estero.

E’ vero, le corse internazionali fanno tanto in termini di esperienza. E’ stato tuttavia un discorso simile anche per gli altri, forse non per francesi e belgi che sono venuti a correre da noi. Certo, presentarsi all’europeo con una corsa tappe è troppo poco. Ma la vedo diversamente se permettete.

Prego, spiegaci.

Secondo me le carte in tavola si sono viste. Eravamo tutti e sei nel gruppo di testa, forse eravamo l’unica nazionale al completo. Non avevamo nessuno che facesse la differenza, ma magari bisognava anticipare prima la salita visto che gli scalatori più forti erano i primi tre e qualche belga. Potevamo cercare di sorprenderli e se poi pur andando a tutta non combinavi nulla, pazienza. La gara invece è andata in un altro modo. E se Zamperini si è staccato, non lo ha fatto perché voleva ma perché gli altri andavano più forte. C’è questo rammarico ma aggiungo un’altra cosa.

Vai pure

Diciamo che poteva esserci un altro input vista la situazione che si è creata sull’ultimo gpm. Se siamo in sei italiani bisogna organizzarsi ed andare a chiudere subito sui tre in fuga. Non so le indicazioni precise ed il circuito tortuoso non favorisce il ricongiungimento, ma secondo me toccava a noi sacrificarci e sfruttare i 9 chilometri finali per ricucire perché il margine era di pochi secondi. Zamperini però mi ha confermato che non si sono organizzati dopo lo scollinamento e a quel punto diventa difficile riprendere tre corridori come loro.

De Candido parla di scuse dei ragazzi.

Ma non saprei, dipende da ognuno di loro. Hanno ormai la stoffa del corridore e sanno che hanno delle responsabilità in corsa. Secondo me bisogna riconoscere quando uno va più forte. Va detto che anche questa “disorganizzazione” nel voler chiudere è dato dal fatto che i ragazzi si sono ritrovati assieme troppo all’ultimo. La nazionale dovrebbe essere un po’ più come una squadra, quanto meno in questi appuntamenti.