Il mese di ottobre è stato quello dedicato ai sempre più gettonati team building. Momenti dove le squadre si incontrano, ancora in maniera “informale”, lontane quindi da allenamenti e ritiri. Non si pensi però che queste occasioni siano meno impegnative lavorativamente parlando, soprattutto per quanto riguarda lo staff. E’ stato così anche per UAE Team Emirates e UAE Team ADQ che hanno passato una settimana negli Emirati Arabi per pianificare il prossimo futuro.
Il team building in casa UAE è servito per presentare l’organigramma per il 2024Non sono mancati i meeting e gli incontri in aula con esperti per lo sviluppo di abilità personaliIl team ha scoperto anche il territorio, qui la Gran Moschea di Abu DhabiIl team building in casa UAE è servito per presentare l’organigramma per il 2024Non sono mancati i meeting e gli incontri in aula con esperti per lo sviluppo di abilità personaliIl team ha scoperto anche il territorio, qui la Gran Moschea di Abu Dhabi
Per il sociale
Tra i membri dello staff presenti al team building di Abu Dhabi c’era anche Simone Casonato, coach della UAE Team ADQ. Insieme a lui entriamo nella settimana di lavoro del team, piena di impegni anche lontani dalla bici.
«E’ un’occasione che si è creata anche l’anno scorso – racconta – e permette allo staff e ai corridori di ricompattarsi. E’ un modo per incontrare anche quella parte del team che lavora ad Abu Dhabi e che solitamente non si incontra in corsa. Sul territorio emiratino lavora un team composto da 15 persone, i quali studiano anche dei modi per far crescere il ciclismo nel Paese. Un’iniziativa, svolta in quei giorni, e mirata proprio a questo, è stata una Social Ride partita dal Colnago Cafè di Abu Dhabi. La sera c’è stata una cena sempre al Colnago Cafè insieme allo staff dell’azienda che lavora negli Emirati.
«Si è trattata di una settimana intensa – prosegue – dove si è presentata la nuova struttura per il 2024. Molti corridori arrivavano direttamente dalle corse in Cina e c’erano anche quelli che l’anno prossimo faranno parte del team. I responsabili hanno dato un’introduzione generale all’organigramma. Una novità interessante sarà quella della nuova head of sport del team UAE Team ADQ: Cherie Pridham».
Alcuni atleti tornavano direttamente dalle corse in Cina, come Chiara ConsonniAlcuni atleti tornavano direttamente dalle corse in Cina, come Chiara Consonni
Visite e attività
La ripartenza, lontana ancora dalle solite località dove si costruisce la gamba in vista della stagione che verrà, ha riguardato anche attività diverse.
«Chiaramente abbiamo avuto modo di visitare alcuni luoghi di interesse – prosegue Casonato – come la Gran Moschea dello Sceicco Zayed ed altri siti sul territorio. Si tratta di un modo per far scoprire e conoscere meglio ai corridori e allo staff la cultura e i valori del Paese che il team rappresenta e viceversa. Abbiamo iniziato a fare anche le prime attività, la mattina intervenivano degli ospiti per proporre attività di sviluppo.
«E’ una cosa che abbiamo fatto anche negli anni passati, questa volta gli ospiti erano due ed hanno parlato di come sviluppare le abilità motivazionali e relazionali. Aspetto importante per degli atleti che devono lavorare costantemente a contatto e dove il risultato di uno dipende molto anche dagli altri. Nel 2022, per esempio, era intervenuto un consulente irlandese che aveva parlato di creatività».
La Social Ride è partita dal Colnago Cafè di Abu Dhabi, un modo per promuovere il ciclismo sul territorio (foto Instagram)Le ragazze hanno comunque avuto modo di tenersi in movimento durante la settimanaLa Social Ride è partita dal Colnago Cafè di Abu Dhabi, un modo per promuovere il ciclismo sul territorio (foto Instagram)Le ragazze hanno comunque avuto modo di tenersi in movimento durante la settimana
Celebrare il 2023
Il ritrovo ad Abu Dhabi è servito anche per rendere omaggio ai numerosi successi della stagione appena conclusa. Un 2023 che ha visto il team maschile aggiudicarsi il primo posto del ranking UCI.
«C’è stata una cena – racconta ancora coach Casonato – per festeggiare il primato nel ranking UCI. Ha preso parte all’evento anche il presidente del team: Matar Al Yabhouni. E’ stato un bel momento che lo ha visto protagonista, ho avuto modo di parlarci e devo ammettere che ho trovato una persona molto simpatica e alla mano. Ha parlato molto con i corridori ed è un vero appassionato di ciclismo, anche di cavalli, è una persona davvero disponibile.
«E’ stata una settimana intensa – conclude – ma non abbiamo ancora affrontato i programmi di lavoro e di allenamento. Il 2024 sarà sicuramente un anno impegnativo, perché con le Olimpiadi ci saranno da calibrare bene i carichi di lavoro e gli obiettivi stagionali. Ma per questo avremo modo di parlarne al ritiro di dicembre».
Dopo la vittoria di Siena e il programma che lo attende, Pogacar appare un gradino sopra i rivali. Il fenomeno è lui, ma gli altri fanno ugualmente paura
Se la Jumbo-Visma è alle prese con indiscrezioni di stampa che vorrebbero Van Aert al via del Giro rinunciando al Tour per puntare poi alle Olimpiadi, in casa UAE Emirates (foto Fizza in apertura) si ragiona di futuro con il possibile coinvolgimento nella sfida francese di Juan Ayuso e di Joao Almeida. Il tutto mentre Pogacar è impegnato nei criterium d’Oriente del Tour de France e rilascia dichiarazioni a briglia sciolta, dando una sensazione di vero divertimento: «Il miei obiettivo per il 2024? Divertirmi e togliere quella maglia arcobaleno a Van der Poel».
E’ possibile che per contrastare la squadra olandese (che perdendo Roglic ha comunque ridotto la sua capacità offensiva, ma ha pur sempre Vingegaard, Kuss e Van Aert), il team degli Emirati decida di puntare su una sorta di dream team, affiancando a Pogacar e Yates, anche Ayuso e Almeida?
Da due anni la sfida del Tour sorride alla Jumbo-Visma, con la UAE Emirates a inseguireDa due anni la sfida del Tour sorride alla Jumbo-Visma, con la UAE Emirates a inseguire
Pogacar e il Tour
Delle parole dello sloveno sugli equilibri del Tour abbiamo raccontato nell’ultimo editoriale: non sarà più un duello fra Jumbo-Visma e UAE Emirates, ma ci saranno da considerare anche la Bora-Hansgrohe di Roglic e la Ineos Grenadiers che si sta rinforzando.
«Sono molto soddisfatto del percorso del prossimo Tour – ha aggiunto lo sloveno – le due cronometro sono interessanti come pure la tappa su sterrato, ma ci sarà molta competizione anche negli ultimi giorni nei dintorni di Nizza. Mi dicono che Vingegaard ha dato un 8 al Tour del 2024, io darei un 9, soprattutto perché finiamo nella zona dove vivo e mi alleno».
Quarto alla Vuelta e miglior giovane, Ayuso ha voglia di misurarsi col Tour senza troppi timoriQuarto alla Vuelta e miglior giovane, Ayuso ha voglia di misurarsi col Tour senza troppi timori
Ayuso e il Tour
Contemporaneamente, del Tour ha parlato Juan Ayuso, che nella stessa UAE Emirates appare come un predestinato. E che ora, dopo essersi fatto le ossa per due stagioni alla Vuelta, vuole misurarsi con le strade francesi. In realtà farebbe un gran bene a lui e anche al Giro se venisse a misurarsi da queste parti, ma pare che per adesso il discorso non faccia minimamente breccia.
«L’idea – ha detto lo spagnolo nello stesso Criterium di Madrid vinto da Van der Poel – è di fare il mio debutto al Tour l’anno prossimo e vedere come va. Pogacar attualmente è il numero uno ed è normale che vada al Tour da leader. Ma come abbiamo visto alla Vuelta, è intelligente avere più corridori in classifica. Devo ancora fare altra esperienza, il mio corpo deve continuare a svilupparsi. Miglioro ogni anno e non mi sento come se fossi in una fase di stagnazione nel mio sviluppo. Se continuo così, alla fine arriverò al livellodei migliori».
Dopo il terzo posto del Giro e il nono della Vuelta, per il 2024 Almeida vorrebbe provarsi al TourQuarto alla Vuelta e miglior giovane, Ayuso ha voglia di misurarsi col Tour senza troppi timori
Almeida e il Tour
E Almeida? Il portoghese si era espresso dopo il Giro, quando seppe di dover fare anche la Vuelta. E proprio nel momento in cui raccontò l’orgoglio per aver conquistato il podio di Roma dietro Roglic e Thomas, dichiarò la sua voglia di Tour. Non è affatto escluso che nel 2024 Joao possa tornare al Giro, ma poi la UAE Emirates potrebbe assecondare il suo desiderio di affrontare un grande Giro al fianco di Pogacar.
«Penso di dover salire ancora di un livello per essere lì con i più forti – ha ribadito di recente tornando sul tema – ma bisogna prendersi tempo, le cose richiedono gradualità e penso di essere sulla strada giusta. Nel 2023 ho fatto Giro e Vuelta, il prossimo anno sarebbe bello fare il Tour».
L’ultimo scontro fra Pogacar e Van der Poel si è avuto al mondiale, con lo sloveno 3° dietro Mathieu e Van AertL’ultimo scontro fra Pogacar e Van der Poel si è avuto al mondiale, con lo sloveno 3° dietro Mathieu e Van Aert
I piani di Tadej
Chissà se per Pogacar tutto ciò si traduca in pressione o se lo sloveno riesca a farsela scivolare addosso con la solita leggerezza. Sta di fatto che, con la solita grande eleganza, Tadej si guarda bene dal dichiarare che nel suo orizzonte ci sia soltanto il Tour de France.
«Se facessi da me il mio calendario – dice – probabilmente non vincerei molte gare, perché vorrei partecipare a tutte. Per questo è un compito che spetta ai dirigenti della squadra. Io vorrei vincere il Giro e anche la Vuelta, ma non conosco ancora il mio programma per il 2024. Del resto, il mio momento più bello dell’anno è stata la vittoria al Giro delle Fiandre contro Van der Poel. Mathieu è molto simpatico, un amico, ma anche un grande rivale. Se ci incontrassimo nelle stesse gare, fra noi potrebbe accendersi una rivalità come quella fra lui e Van Aert. E’ uno dei migliori corridori del mondo, anzi il migliore visto la maglia che indossa. Se fossi bambino adesso, Van der Poel sarebbe il mio eroe».
Dopo la vittoria del Lombardia, abbiamo chiesto a Pogacar con quale criterio scelga i freni della sua Colnago. Comanda il peso, non ci sono altre regole
Il Tour of Guangxi è stato l'ultima corsa di Baroncini con la Lidl-Trek. Lo attende la UAE Emirates. L'obiettivo è ritrovare stimoli e fiducia in se stesso
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La classifica dei team assume sempre più valore come ha detto Mauro Gianetti patron della UAE Emirates. La sua squadra ha vinto la classifica WorldTour succedendo alla Jumbo-Visma. E assume più valore perché dopo le ultime riforme, oggi la classifica determina il WorldTour e di conseguenza il diritto-dovere di partecipare alle più importanti gare del pianeta.
La dirigenza UAE Emirates ad Abu Dhabi per festeggiare il primato nel WorldTour (foto UAE – Instagram)La dirigenza UAE Emirates ad Abu Dhabi per festeggiare il primato nel WorldTour (foto UAE – Instagram)
La “panchina” della UAE
Non solo, ma al termine di questo triennio, il nuovo regolamento è ancora più stringente. E coinvolge anche le squadre che non fanno parte del WT. Per ottenere infatti un invito nei tre maggiori Giri, bisognerà essere tra le prime 50 squadre al termine di quest’anno. Nelle prime 40 al termine del 2024 e nelle prime 30 al termine del 2025.
Insomma ciclismo sport individuale… ma sempre più di squadra. E tutto sommato, per certi aspetti è bello così. Pensiamoci in un attimo. La Jumbo-Visma ha vinto tutti e tre i grandi Giri, ha messo nel sacco molte corse importanti di un giorno eppure non ha vinto la classifica, perché la UAE Emirates gli era subito a ruota negli stessi GT, ma ha sfruttato meglio la “panchina lunga” della sua rosa nelle corse minori. Quel migliaio di punti di differenza tra le due corazzate è infatti tutta lì. E questo a nostro avviso aumenta il senso di squadra.
SQUADRA
NAZIONE
STATUS
PUNTI
1
UAE Team Emirates
Emirati Arabi Uniti
WT
30.958,18
2
Jumbo – Visma
Olanda
WT
29651,45
3
Soudal – Quick Step
Belgio
WT
18697,85
4
Ineos Grenadiers
Regno Unito
WT
17794,26
5
Lidl – Trek
Stati Uniti
WT
16054,45
6
Bahrain – Victorious
Bahrain
WT
15787,81
7
Groupama – Fdj
Francia
WT
14834,51
8
Alpecin – Deceuninck
Belgio
WT
14517,25
9
Lotto – Dstny
Belgio
PRO
14112.83
10
Bora – Hansgrohe
Germania
WT
13325,13
11
EF Education – Easypost
Stati Uniti
WT
11818,69
12
Movistar Team
Spagna
WT
10984,53
13
Team Jayco – AlUla
Australia
WT
10704,31
14
Intermarché – Circus
Belgio
WT
10492,28
15
Cofidis
Francia
WT
10437,41
16
Israel – Premier Tech
Israele
PRO
10022
17
Ag2R – Citroen
Francia
WT
9109
18
Team Dsm – Firmenich
Olanda
WT
9102,2
Le prime 18 squadre del 2023, quelle che sarebbero nel WT al termine del triennio 2023-2025 (fonte UCI)
La Dsm chiude il WT
Ma facciamo la foto della classifica UCI. Come detto guida la UAE Emirates. La squadra araba conta 30.958,18 punti. Alle spalle c’è la Jumbo-Visma con 29.651,45 punti. Chiude il podio la Soudal-Quick Step con 18.697,85 punti… a seguire tutte le altre. Chiude la top 18, vale a dire il limite per restare nel WT la Dsm-Firmenichcon 9.102,2 punti.
Quel che si nota è l’enorme divario, ben oltre 10.000 tra le prime due e le altre. A portare i punti sono i primi 20 atleti. E non si può dire che i grandi team non abbiano delle rotazioni. Tanto per dare un dato, Fisher-Black con 296,62 punti è il 21° della UAE Emirates. Sarebbe tra i primi 18 già nella Soudal-Quick Step e addirittura il decimo nella Ag2R-Citroen.
Nel borsino di chi sale e chi scende, fanno un bel balzo in avanti la EF EasyPost e Lidl-Trek che passano rispettivamente dal 18° all’11° posto e dal 12° al 5°. Mentre la parte del gambero spetta alla Bora-Hansgrohe (lo scorso anno quarta e quest’anno decima) e alla Intermarché-Wanty Circus che addirittura perde nove posizioni: dal quinto al 14° posto.
Tra Giochi asiatici, Langkawi e Turchia (in foto) l’Astana è andata a caccia di “punti facili”. Qui Lutsenko, l’atleta che ne ha portati di più Tra Giochi asiatici, Langkawi e Turchia (in foto) l’Astana è andata a caccia di “punti facili”. Qui Lutsenko, l’atleta che ne ha portati di più
Astana nella tempesta
Passiamo poi alle note dolenti. C’è una frase di Alexandre Vinokourov che ci torna in mente, tanto più dopo aver letto la classifica della sua Astana-Qazaqstan: «Non stare nel WorldTour sarebbe una tragedia per noi». E il campione olimpico di Londra 2012 non aveva torto. L’Astana infatti è attualmente fuori dalla top 18, quindi dal WT. Il team kazako è 20°, ultimo delle WorldTour con 7.044,44 punti. E’ alle spalle dell’Arkea-Samsic che si è accaparrata i 658 punti di Demare, altrimenti sarebbe stata ultima.
Da questi dati si capisce – ma si sapeva – perché l’Astana abbia corso molto in Asia a fine stagione. E’ stata una vera caccia di punti, il cui bottino nonostante le vittorie non è stato così voluminoso. Il divario dalla 18ª non è piccolo da colmare: parliamo di oltre 2.000 punti, vale a dire quelli che porta da solo un corridore di livello quale Pidcock per dare un’idea.
SQUADRA
NAZIONE
STATUS
PUNTI
19
Arkea -Samsic
Francia
WT
7.229
20
Astana – Qazaqstan
Kazakistan
WT
7.044,44
21
Uno-X Pro Cycling
Norvegia
PRO
6.569
22
Team Total Energies
Francia
PRO
5.765
23
Q36.5 Pro Cycling Team
Svizzera
PRO
3.397,67
24
Green Project – Bardiani
Italia
PRO
3.388,75
25
Tudor Pro Cycling Team
Svizzera
PRO
2.606
… 27
Eolo – Kometa
Italia
PRO
2.397
… 35
Corratec – Selle Italia
Italia
PRO
1.506
Le altre squadre in lotta per un posto nel WT più le italiane (fonte UCI)
Strategie mirate
E quei 2.000 punti non sono pochi, anche perché le corse che contano e che danno più punti vanno sempre più o meno alle stesse squadre e quindi le occasioni per recuperare non sono tantissime. Quante “corsette” – che rendono poco – dovrebbero vincere in Astana o Arkea? Se poi mandi gli atleti buoni in quelle gare a caccia di punti, con chi ti presenti in quelle maggiori?
No, non è semplice. Anche perché gli altri team nella “zona retrocessione-promozione”, vedi Ag2R, Dsm lottano col coltello tra i denti e si faranno i loro conti e di conseguenza attueranno le loro strategie. La Total Energies per esempio è lì. E lo stesso la Uno-X.
A proposito, la squadra norvegese, essendo stata la miglior professional fuori dalla top 18, si è guadagnata l’invito per le classiche monumento per il 2024. Sempre in termini d’invito le retrocesse dell’anno scorso, Israel-Premier Tech e Lotto-Dstny essendo rimaste nella top 18, ma non essendo WT, hanno il diritto di prendere parte ai grandi Giri. La Lotto, ottima nona e prima professional, quest’anno ha rinunciato al Giro.
La Green Project-Bardiani è stata la prima italiana del 2023: un buon mix tra gli elite e il gruppo giovani U23La Green Project-Bardiani è stata la prima italiana del 2023: un buon mix tra gli elite e il gruppo giovani U23
Italiane (quasi) bene
E questa rinuncia al Giro d’Italia da parte della squadra belga introduce al discorso delle italiane. E sì perché pensando alla corsa rosa, che è l’appuntamento più importante – se non vitale – per le nostre squadre, la questione si fa delicata.
Non tanto perché bisogna essere tra le prime 50 per il prossimo anno e tutte e tre le nostre professional ci sono, quanto perché il GT di riferimento deve invitare una squadra della stessa Nazione (per esempio è scontato che il Tour inviti la francese Total Energies). Ma vedendo le sponsorizzazioni della Tudor con Rcs, appare scontata una sua presenza al prossimo Giro.
Facendo i “conti della serva”, le due wild card del prossimo Giro potrebbero essere appunto la svizzera Tudor e la Green Project-Bardiani, prima italiana. Tra l’altro la Tudor segue a ruota proprio la Green Project in classifica. Se poi Israel o Lotto rinunciassero si avrebbe uno slot in più.
E veniamo alla classifica delle italiane. La prima è, come detto, la squadra dei Reverberi: 24ª con 3.388,75 punti. Seguono la Eolo-Kometa, 27ª con 2.397 punti, e la Corratec-Selle Italia 35ª con 1.506 punti. Se fossimo al termine del triennio 2023-2025 quest’ultima non potrebbe ricevere l’invito per il Giro in quanto fuori dalle top 30. C’è tempo per migliorare e crescere.
La forchetta tra le primissime e le altre sembra aprirsi sempre di più, ma poiché contano le posizioni e non i punteggi, è lecito essere ottimisti. E’ vero che ci sono le briciole, ma sono briciole per tutti e magari anche con “pochi” punti si può restare nel limite delle trenta. E sperare…
Il secondo giorno di riposo è l'occasione per parlare con Juan Ayuso delle sue sensazioni. La corsa è dura, ma “El niño” non ha paura. Nemmeno di Evenepoel
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LIUZHOU – Quando qualche giorno fa parlammo con Luca Guercilena dei nuovi acquisti della Lidl-Trek, fra le righe parve di cogliere del dispiacere per la partenza di Baroncini verso il UAE Team Emirates. Come pure per Tiberi, sia pure per ragioni diverse, il senso era quello di aver seminato tanto, lasciando però il raccolto agli altri.
Baroncini è uno dei talenti più concreti che il ciclismo italiano abbia espresso negli ultimi cinque anni, solo che la magia dell’ultima stagione fra gli under 23, con vittorie al Giro U23 e al mondiale di Leuven, si è bruscamente interrotta per una serie di cadute e relative fratture. Lo incontriamo a una partenza di tappa al Tour of Guangxi, con il baccano del foglio firma sullo sfondo, perché qui ogni giorno è una festa. Raggiungendo la postazione della Lidl-Trek abbiamo scambiato uno sguardo divertito con Jonathan Milan, preso d’assedio da decine di tifosi. La presenza di questi corridori è un’occasione troppo ghiotta per ragazze e ragazzi che magari in Europa non ci andranno mai e chissà quando e se li rivedranno (in apertura, il romagnolo sull’arrivo in salita di Nongla, chiuso con 27″ di ritardo).
Lidl-Trek al Tour of Guangxi con solo 5 corridori. Oltre a Baroncini c’erano Cataldo, Aberasturi, Hellemose e TolhoekLidl-Trek al Tour of Guangxi con solo 5 corridori. Oltre a Baroncini c’erano Cataldo, Aberasturi, Hellemose e Tolhoek
Credi che alla Lidl-Trek possano essersela presa che tu vada via?
Non vedo perché. Mi hanno preso perché credevano in me e io sono andato perché credevo nella squadra, ma non sempre le cose vanno come ci si aspetta. Ci lasciamo in buoni rapporti, nessuno dice che un domani non torneremo a incontrarci.
Sei passato professionista con la testa del vincente, pronto a fare risultato. Possiamo dire che la realtà è stata parecchio più dura?
Sicuramente le cadute hanno inciso tanto, per il fatto che ogni volta dovevo fermarmi e ripartire da zero. Quindi la condizione scendeva subito e per riportarla su, magari facevo le cose un po’ in fretta per ritornare al meglio possibile. Questo può dare beneficio per un mese, un mese e mezzo, poi però inizia un calo della performance e questo mi ha impedito di ottenere i risultati che speravo. In più il fatto di cadere e rompermi un po’ mi ha condizionato.
Baroncini, qui in azione al Gran Piemonte, ha corso con l’attuale Lidl-Trek per due stagioni.Baroncini, qui in azione al Gran Piemonte, ha corso con l’attuale Lidl-Trek per due stagioni.
In che modo?
Mi porta a frenare un po’ prima per non correre rischi. Come qualche giorno fa, ad esempio. Quando Milan si è toccato con uno accanto a lui, io ero appena dietro e ho frenato con più energia del solito. Io sono sempre stato un grande limatore e magari questo ha portato a qualche errore di troppo. A qualche caduta che si poteva evitare.
Cosa hai capito di Filippo in questi due anni?
Sicuramente ho avuto la conferma della tenacia che ho sempre pensato di avere. Questi episodi hanno ribadito che sono resiliente, che non mollo mai dopo le brutte esperienze. Sono stati un test. Sono maturato grazie anche a queste sfighe, che mi hanno fatto crescere anche dal punto di vista della calma interiore.
Perché cambiare squadra?
Partiamo dal fatto che sentivo il bisogno di cambiare, avere nuovi stimoli, ripartire quasi da zero per potermi rilanciare. Sicuramente in Trek ho avuto una buona crescita, senza tanto stress. Ecco, magari di quello avrei voluto averne di più. Tante volte sono io stesso che mi creo più stress del dovuto per cercare risultati, quindi magari questa è stata la sola cosa che avrei voluto.
La grossa delusione dopo il campionato italiano, quando una foratura lo ha tagliato fuori dal finaleLa grossa delusione dopo il campionato italiano, quando una foratura lo ha tagliato fuori dal finale
La UAE Emirates ti ha detto cosa si aspetta da te?
Non mi hanno preso per tirare, piuttosto per crescere e farmi ritrovare la fiducia nei mezzi che secondo loro ho ancora. Mi seguivano già da quando ho fatto quei buoni risultati al Giro U23, già lì c’era stato un loro forte interesse, che poi hanno sempre mantenuto. Diciamo che questa è stata la chiave che mi ha fatto scegliere la nuova squadra. Ho bisogno di trovare la fiducia in me stesso e da parte della squadra. E’ questo il motivo del cambio.
L’appunto fra addetti ai lavori è che rischi di andare a tirare per Pogacar, se Tadej sarà nelle classiche cui anche tu punti.
Benvenga se ci sarà da lavorare per Pogacar, perché aiutare una persona così forte sicuramente ti porta a crescere. Piuttosto che essere quasi anonimo in mezzo al gruppo, preferisco mettermi a disposizione e poi magari staccarmi negli ultimi 50 chilometri. Avere un obiettivo in corsa è una cosa che mi motiva tanto, quindi sicuramente mi servirà per crescere.
Quindi la testa resta quella del vincente?
Sappiamo che ormai bisogna essere bravi in tutto, dal mettersi a disposizione a provare a vincere. In questi ultimi due mesi ho imparato tanto aiutando la squadra. Penso sia fondamentale nel ciclismo, quindi mi sento pronto in tutto e sicuramente la mia mentalità non è mai cambiata.
Al foglio firma con Brad Sohner, speaker americano, che ha raccontato il Tour of GuangxiAl foglio firma con Brad Sohner, speaker americano, che ha raccontato il Tour of Guangxi
La cronometro rimane qualcosa su cui investire?
Sempre di più. Parlando con gli uomini UAE, ho capito che loro puntano tanto su di me anche per quello. Perciò sicuramente svilupperemo le nuove posizioni, andremo in galleria del vento. C’è dietro un bel progetto. Da qui in Cina vado direttamente a Dubai e poi Abu Dhabi, dove avremo un primo incontro, sicuramente soft, più che altro per conoscerci.
Che tipo di emozioni si provano cambiando squadra?
Quando sono passato dalla Beltrami alla Colpack, mi sembrava un grande salto e un po’ mi sembra di riviverlo. Sono le stesse emozioni, le stesse sensazioni. Ho tanta voglia di cambiare aria, di ricominciare quasi da zero. Chiudere un libro e aprirne un altro.
GUILIN – Nella città considerata una delle più pittoresche della Cina, la volata questa volta se la porta a casa Juan Sebastian Molano, colombiano di Boyaca in maglia UAE Team Emirates. Il gruppo si è avventato sulla riga talmente allineato che nessuno ha avuto il coraggio di alzare le braccia fino ad averla passata. Solo allora Molano ha alzato il pugno al cielo, portando la 57ª vittoria al team numero uno del 2023.
La tappa era lunga, con qualche salita e un bel sole cattivo come corollario. Il paesaggio oggi ha virato decisamente verso le montagne, con le caratteristiche forme a uovo di queste parti con il fiume che si infila nel mezzo in diecimila anse, che avrete visto senz’altro nelle cartoline o sui social dei fortunati che ci vengono in vacanza.
Il paesaggio verso Guilin cambia faccia, arrivano montagne come coni e rocceIl paesaggio verso Guilin cambia faccia, arrivano montagne come coni e rocce
Molano si racconta. Dice di essere un ragazzo che ama stare a casa e col gusto di correre in auto, anche se non potrebbe (aggiunge ridendo, ndr). Dice che a breve tornerà a casa, perché ha passato la stagione in Europa. E poi racconta la volata che gli vale come quinto successo di stagione.
Vittoria, per giunta, alla quinta tappa. Cosa è successo nei giorni scorsi?
Credo di aver avuto bisogno di un po’ di riposo, perché i primi giorni non potevo fare nulla del mio solito sprint. Dovevo frenare un po’ oppure c’era qualcuno davanti a me che dovevo schivare. Invece oggi ho fatto uno sprint perfetto e penso di aver trovato il varco ideale per uscire e mettere il timbro sulla tappa.
Wandahl, danese di 22 anni che corre con la Bora-Hansgrohe, in fuga anche oggi ha conquistato la maglia dei GPMWandahl, danese di 22 anni che corre con la Bora-Hansgrohe, in fuga anche oggi ha conquistato la maglia dei GPM
La Cina è un po’ complicata, dicono i tuoi colleghi. In cosa differiscono gli sprint di qui da quelli in Europa?
Qui vengono tutti con molte forze. Le strade sono grandi e puoi pedalare tutto il giorno a ruota a 100 watt, senza fatica. Oggi c’era un po’ più da sudare a causa delle salite, ma negli sprint precedenti si sono presentati tanti corridori pieni di energia. E’ questo il problema, la vera differenza. In Europa ci sono strade strette e curve prima dell’arrivo e questo logora un po’ le gambe. Per questo qui si viene con un altro spirito e di riflesso è tutto diverso e più pericoloso. Ci sono strade molto grandi e il gruppo è una pallina che si sposta da destra a sinistra…
Tu preferisci qualche salita prima dello sprint?
Dopo la Vuelta di sicuro. Ho recuperato, ci ho messo un po’, ma ora mi sento molto bene e ho buone forze. Oggi abbiamo fatto la gara un po’ dura in salita e abbiamo ottenuto quel che volevamo. I rivali sono arrivati un po’ più affaticati. La squadra ha lavorato perfettamente.
Quarto posto per Milan: il friulano ha la gamba giusta, ma queste volate sono un vero caosQuarto posto per Milan: il friulano ha la gamba giusta, ma queste volate sono un vero caos
Cosa vuol dire essere il velocista leader di una squadra così concentrata sui grandi Giri e piena di scalatori?
Penso che sia bello. Me lo sono guadagnato anno dopo anno, ho lavorato molto duramente per arrivare dove sono ora in termini di considerazione nella squadra. Questo mi soddisfa e spero di continuare a farlo bene anche nei prossimi anni. La vittoria di oggi va alla mia famiglia, a mio padre, a mia madre e ai miei fratelli. E naturalmente, a tutta la mia squadra che ha fatto un lavoro spettacolare, a tutti i corridori e allo staff.
Tu vieni da Paipa, nella regione di Boyaca: vuol dire che da quelle parti non nascono solo grandi scalatori?
Esatto, non ci sono solo grandi scalatori a Boyacá. Io ho un corpo da scalatore e me la cavo molto bene anche in salita, ma fin da piccolo ho fatto tanta pista e questo mi ha dato le gambe per diventare un velocista. Ho lavorato molto duramente per arrivare dove sono ed è bello ora raccogliere i frutti.
Prime parole di Molano dopo la vittoria con l’addetto stampa ZhaoPrime parole di Molano dopo la vittoria con l’addetto stampa Zhao
Hai vinto anche alla Vuelta, volevi essere in condizione in questo periodo dell’anno?
In Spagna ho anche vinto una tappa complicata, ma la squadra ha lavorato molto bene. Rui Oliveira quel giorno ha fatto un ottimo lavoro, mentre qui c’è Ivo. Sono due fratelli che sono sempre con me. Sono loro che mi mettono in buona posizione, mi aiutano nelle volate e sono anche miei grandi amici. E’ importante avere persone come loro in squadra, ma oggi sarebbe stato complicato controllare la volata: sarebbero serviti cinque corridori. Hanno fatto il meglio e ha funzionato. E’ stata una volata bellissima.
Incontro con Pogacar alla vigilia del Lombardia. A metà fra i saluti di fine stagione e il primo bilancio. Poi tre domande sul doping fanno cambiare il tono
TRENTO – Due anni fa, quando la sua UAE Emirates aveva appena vinto il Tour de France e cominciava a prendere altri corridori importanti, chiedemmo a Mauro Gianetti, alto dirigente di questo team, quale fosse il loro obiettivo. E ci rispose: «Diventare i migliori al mondo».
A distanza di un paio di stagioni eccoci qui: i migliori al mondo sono loro. La UAE Emirates ha vinto la classifica a squadre del WorldTour. E lo ha fatto battendo i rivali “di sempre” nonché i campioni in carica della Jumbo-Visma (per i più curiosi qui c’è la graduatoria redatta dall’UCI).
Con Gianetti riprendiamo quel discorso, nello scenario entusiasmante della presentazione del Giro d’Italia.
Gianetti (a sinistra) Team Principal & CEO della UAE Emirates, con Andrea Agostini, Chief Operating OfficerGianetti (a sinistra) Team Principal & CEO della UAE Emirates, con Andrea Agostini, Chief Operating Officer
Mauro, ripartiamo da quella tua frase: ce l’avete fatta: siete diventati i numeri uno…
Sì è vero: ce l’abbiamo fatta ed è veramente una bella sensazione. Si tratta di un traguardo importante, di un traguardo voluto non solo da me, ma anche dai nostri sponsor e da tutto il Paese degli Emirati Arabi Uniti. Abbiamo lavorato per costruire questo obiettivo tutti insieme. Chiaramente l’altro grande obiettivo era il Tour de France, non lo abbiamo vinto ma abbiamo comunque messo due corridori sul podio. Siamo stati protagonisti da gennaio a ottobre. Abbiamo interpretato bene la gestione degli atleti in tutte le gare e questo ci ha portato così in alto. Questo è davvero un traguardo importante.
Ecco, hai toccato un tema tecnico importante: avete vinto con tanti corridori. E lo avete fatto nonostante ci sia in squadra un faro catalizzatore, Pogacar, così importante. E’ stato qualcosa di ponderato?
Era proprio quello che volevamo. Abbiamo portato alla vittoria ben 18 corridori su 30 e questo è anche un’altro record a cui teniamo. Siamo una squadra con più corridori diversi che abbiano vinto almeno una gara nell’arco della stessa stagione.
Come si fa?
Fa parte di un processo di sviluppo che abbiamo in mente. Per esempio abbiamo investito e continuiamo ad investire sui giovani, ai quali diamo immediatamente spazio, ma senza mettergli la pressione del risultato. Questa non solo è una soddisfazione, ma credo sia anche uno dei motivi che spinge tanti corridori a voler venire da noi. Vedono che con noi hanno la possibilità di crescere, “malgrado”, ma per fortuna direi, ci sia Tadej Pogacar che potrebbe togliergli spazio.
Il cambio di alcuni materiali ha spinto la UAE a migliorare, sull’onda di quanto fatto in precedenza alla Jumbo. Gianetti ha parlato di sana rivalitàIl cambio di alcuni materiali ha spinto la UAE a migliorare, sull’onda di quanto fatto in precedenza alla Jumbo
L’anno scorso hanno vinto questa classifica i vostri grandi rivali della Jumbo-Visma: questa è la conferma che rivincere è più complicato che vincere?
E’ chiaro che ripetersi è più difficile. La competizione tra le squadre aumenta. Ci sono team come Bora-Hansgrohe, Lidl-Trek… che si sono rafforzate moltissimo. La Ineos Grenadiers magari ha avuto una stagione non proprio esaltante, ma ha dei corridori che possono fare di più. Quindi sì: rivincere l’anno prossimo questa classifica sarà difficile quanto averla vinta quest’anno, se non di più. Però attenzione, rimangono obiettivi importanti, come i grandi Giri, a partire dal Tour de France.
Il fatto che lo scorso anno avesse vinto la Jumbo-Visma è stato uno stimolo ulteriore per voi?
Tra noi e la Jumbo c’è una rivalità veramente interessante, molto sana. Una rivalità che spinge le due squadre a dare il massimo, a migliorarsi, a ricercare i dettagli. Quindi ci stimoliamo a vicenda in questa direzione. Sicuramente è stato uno stimolo, come noi lo saremo adesso per loro per l’anno prossimo. Vorranno tornare a vincere, immagino.
Il giorno più duro per Pogacar sul Col de Loze all’ultimo Tour. Soler vicino a Pogacar. Adam Yates invece libero di potersi giocare le sue carte Il giorno più duro per Pogacar sul Col de Loze all’ultimo Tour. Soler vicino a Pogacar. Adam Yates invece libero di potersi giocare le sue carte
Si pensa che squadroni come la UAE e gli altri di vertice non pensino a certe classifiche. Tuttavia qualche settimana Matxin ci aveva snocciolato un sacco di numeri circa i punteggi elargiti durante la Vuelta: ma quindi si fanno i conti anche in UAE?
I piani e i conti si fanno, si fanno… Quest’anno magari la distanza tra le prime due, quindi noi e la Jumbo, e la terza era veramente abissale e magari abbiamo fatto qualche conto in meno. Nel mezzo invece tutto è più complicato. E si fanno perché poi questa classifica a squadre sta diventando importante… come è giusto che sia. Il ciclismo è uno sport di squadra, poi vince uno solo, ma è la squadra che gli mette a disposizione tutto il necessario per farlo. E finalmente tutto ciò viene riconosciuto. Questa classifica non è più solo l’elenco delle migliori 18 squadre che possono restare nel WorldTour. Il fatto di essere la prima, di stare sul podio o tra le prime dieci diventa un punto di prestigio e importante leva da presentare poi agli sponsor.
Organizzerete una festa per questo risultato?
Certamente! Una grande festa negli Emirati, perché per loro era un obiettivo. Il sogno si è realizzato: siamo la prima squadra al mondo in uno sport importante come il ciclismo. E’ un fatto eccezionale e lo vogliono festeggiare.
A proposito di gestione dei corridori. Ci ha colpito non poco la fermezza con cui avete gestito alcuni atleti sui loro programmi, anche magari di fronte a qualche emergenza. Pensiamo ad Ayuso, ma anche ad Almeida che sarebbe stata un’eccellente spalla per Pogacar al Tour. Invece lui era designato leader al Giro e ha corso solo in funzione di quello. Come mai?
Perché questa è una nostra filosofia di squadra. Come ho detto prima, vogliamo che i nostri corridori abbiano il loro spazio. Voi avete parlato di Almeida, io dico Adam Yates, per esempio. E’ andato al Tour, ha lavorato per Tadej, ma è finito comunque sul podio. Ha avuto il suo spazio sia in Francia che in altre gare della stagione, come al Romandia o al Catalogna, anche se poi lì è caduto. Non c’è solo Pogacar, la squadra è la squadra.
La UAE Emirates ha vinto il WT con 30170,18 punti, alle sue spalle la Jumbo-Visma (29177,45) e la Soudal-Quick Step (18529,85) La UAE Emirates ha vinto il WT con 30170,18 punti, alle sue spalle la Jumbo-Visma (29177,45) e la Soudal-Quick Step (18529,85)
Chiaro…
Lo stesso lo abbiamo fatto con Ayuso alla Vuelta. Non abbiamo cambiato i programmi, Juan sapeva dall’inizio dell’anno che alla Vuelta sarebbe stato leader e avrebbe avuto tutto il supporto necessario. E così è stato.
Potete fare questa programmazione perché anche in caso di qualche defezione, sapete di avere tanti atleti super validi. Una panchina lunga parafrasando il calcio…
Sì, però alla fine devi anche avere il coraggio di portala avanti questa idea e di prenderti il rischio di mettergli a disposizione gli altri compagni. Non è così scontato.
Domanda finale un po’ estemporanea, ma che si sposa bene nel luogo in cui siamo. Quando vedremo Pogacar al Giro? I tifosi lo aspettano…
E’ un po’ presto per dirlo. Vediamo prima le presentazioni, anche quella del Tour e poi a dicembre a bocce ferme decideremo se sarà l’anno prossimo o fra qualche stagione. E’ scontato dirlo, ma per noi l’obiettivo principale rimane il Tour.
Certe volte si pensa che il corridore che arriva ultimo non sia forte. In realtà – ed oggi più che mai – le cose non stanno così. Specializzazione in ruolo, dosaggio delle energie (ricordate cosa ci avevano detto Cimolai e Dainese?), qualche acciacco… fanno sì che in coda alle classifiche sia facile trovare dei pesci grossi. E di pregio. E’ stato il caso di Rui Oliveira alla Vuelta.
Rui è un corridore da scoprire in un certo senso. I suoi progetti sono in evoluzione. Pistard con una vena sempre più stradistica. Apripista, ma non solo… Per conoscerlo meglio partiamo dall’ultima Vuelta.
Zaragoza: Rui Oliveira (dietro) festeggia per la vittoria del compagno Molano…Dopo l’arrivo Molano (a sinistra) ha ringraziato Rui pubblicamente, riconoscendo il suo grande lavoroZaragoza: Rui Oliveira (dietro) festeggia per la vittoria del compagno Molano…Dopo l’arrivo Molano (a sinistra) ha ringraziato Rui pubblicamente, riconoscendo il suo grande lavoro
Uomo squadra
Il portoghese del UAE Team Emirates ha chiuso la corsa spagnola in “maglia nera” a 4 ore 32’55” da Sepp Kuss. Eppure il bilancio della sua prova non è stato affatto negativo. Spesso è stato nel vivo della corsa e in un caso è stato persino decisivo. Ci riferiamo al giorno in cui il suo compagno Sebastian Molano ha vinto la tappa.
«L’ultimo posto – ha detto Oliveira – non ha alcuna importanza. Ciò che conta è fare il miglior lavoro possibile per la squadra ed essere sempre presenti quando si è chiamati in causa. E sotto questo aspetto io ci sono sempre stato. Ovviamente non sono abituato ad essere l’ultimo!».
E il portoghese c’è stato a tal punto da terminare la Vuelta con un braccio fratturato. Caduto nell’ultima settimana, nella tappa dell’Angliru, Rui sentiva dolore, ma è comunque riuscito ad arrivare a Madrid. E’ stata la nazionale portoghese a scoprire della sua frattura. Doveva infatti essere una pedina importante per gli europei in Olanda, ma chiaramente una volta rilevata la frattura tutto è saltato.
«Mancavano un paio di tappe dure e a quel punto nonostante il dolore al braccio bisognava arrivare a Madrid. Bisognava tenere davanti i nostri leader», aveva detto Rui ai media locali.
I fratelli Oliveira impegnati agli ultimi mondiali su pista nell’americana. Entrambi hanno un contratto con la UAE fino al 2027I fratelli Oliveira impegnati agli ultimi mondiali su pista nell’americana. Entrambi hanno un contratto con la UAE fino al 2027
Dalla pista…
Un grinta affatto scontata e costruita anche in pista, dove le “botte” non mancano. Rui, insieme al fratello Ivo, di un anno più grande, è uno dei maggiori esponenti del parquet portoghese. I due corrono insieme nell’americana. E lui ama molto anche l’eliminazione, dove è stato tanto – per citare solo l’ultimo risultato – argento agli europei di Grenchen.
Americana ed eliminazione sono le specialità di contatto per eccellenza della pista. Ma queste oltre a fornire grinta forniscono altre due doti fondamentali per un velocista: il colpo di pedale e il senso della posizione. Elementi tecnici che se sei un leadout, come si dice ora, cioè un apripista sono fondamentali.
Quel giorno a Zaragoza, nella vittoria di Molano, c’era tanto di tutto ciò.
«È stata una tappa in cui tutto è andato alla perfezione – ci ha raccontato Oliveira – già gli altri giorni avevo sentito di avere buone gambe, quindi è stata una questione di fiducia. Siamo riusciti a sorprendere gli altri al momento giusto». Quel giorno Rui si è schiacciato sulla bici e ha portato fuori Molano ad una velocità altissima e con la strada libera soprattutto. A quel punto il colombiano doveva “solo” continuare a spingere.
Rui viaggia dunque spedito su questo ruolo di apripista. Per il prossimo anno la UAE Emirates perde Ackermann e Molano avrà più chance come velocista. Va da sé che Rui avrà più spazio al suo fianco. Bisognerà vedere però se e quali grandi Giri potrà fare, ma è chiaro che questa coppia potrà lavorare parecchio insieme.
Rui Oliveira (classe 1997) in coda al gruppo con il braccio sinistro fasciato, durante le ultime tappe della VueltaRui Oliveira (classe 1997) in coda al gruppo con il braccio sinistro fasciato, durante le ultime tappe della Vuelta
Alla strada
Tuttavia il suo impiego potrebbe non essere circoscritto al ruolo dell’ultimo uomo. Lo stesso Oliveira, quando gli abbiamo chiesto del suo futuro in pista, ci ha risposto senza troppi giri di parole che punta sulla strada. E ha aggiunto anche: «Le gare che mi si addicono di più sono le classiche. Mi piacciono molto quelle con il pavé. Ma adoro anche fare le gare di tre settimane». Potrebbe dunque rivestire un ruolo di appoggio (e non solo) in certe gare d’inizio stagione.
Corridori così versatili e grintosi sono una risorsa per un team. Insomma, non capita sempre di vedere un atleta che va avanti nonostante un braccio rotto.
E già adesso il ruolo di Rui è andato oltre quello del solo apripista. Nelle tappe più impegnative è stato chiamato a lavorare nelle prime fasi anche per gli uomini di classifica. Se poi uno di questi è Joao Almeida, connazionale e compagno anche già dai tempi della Hagens Berman Axeon, tutto assume un altro sapore.
«Con Joao – ha detto Rui – siamo spesso in stanza insieme. Siamo compagni di squadra ma soprattutto amici, abbiamo molte cose in comune. Lui è un bravo ragazzo e un ciclista che lavora duro. Per me è un piacere lavorare anche per lui». Questo “anche” finale la dice lunga…
A stagione iniziata è arrivata la promozione stabile nel WorldTour per Luca Giaimi. Una notizia che l'ha colto di sorpresa. Ora si fa davvero sul serio
Con l’ottavo posto alla Coppa Città di San Daniele e dopo aver sfiorato il podio al Lombardia di categoria, Antonio Morgado ha chiuso la sua stagione. La prima fra gli under 23, ma anche l’unica. Il portoghese già in estate aveva infatti deciso di fare il grande salto e approdare alla corte di Pogacar all’Uae Team Emirates. A vent’anni il lusitano accede subito al professionismo dalla porta principale e qualcuno ha un po’ storto il naso, pensando che sia una scelta affrettata e che si poteva ancora aspettare almeno una stagione, per continuare a crescere, perché no, aumentare il proprio curriculum, d’altronde già sostanzioso con due argenti mondiali in due categorie diverse.
Morgado non è uno che si tira indietro. In attesa di prendersi qualche giorno di vacanza prima di rituffarsi nel lavoro, questa volta insieme ai nuovi compagni del team arabo, ha accettato di sottoporsi all’analisi della stagione anche davanti a qualche obiezione non propriamente gradita, rispondendo sempre con schiettezza. Il corridore di Caldas da Rainha è convinto di quel che fa, come sempre.
Uno dei momenti più alti nella stagione di Morgado, la vittoria nella tappa finale dell’Orlen Nations Cup (foto organizzatori)Uno dei momenti più alti nella stagione di Morgado, la vittoria nella tappa finale dell’Orlen Nations Cup (foto organizzatori)
Come giudichi questa tua stagione fra gli Under 23?
Non è stata una grande stagione per me. Mi aspettavo di meglio e potevo fare meglio, alla fine ho portato a casa meno di quel che mi aspettavo, ma è quello che è.
Le corse a tappe come Giro Next Gen e Tour de l’Avenir non sono state fortunate, che cosa ti è mancato?
Non ero nelle condizioni di salute giuste per poter ottenere il meglio da me stesso, quindi mi sono messo a disposizione della squadra e dei compagni. Il Tour de l’Avenir l’ho interpretato più come preparazione per il campionato del mondo, quello era il mio obiettivo stagionale, per il quale sono anche andato in quota, lo avevo messo nel mio mirino e almeno nell’occasione giusta ero pronto.
Ripensando al mondiale, è più la soddisfazione per la medaglia d’argento o pensi che Laurance si poteva prendere?
Per mia natura non sono uno che si accontenta. Sono contento del mio secondo posto ma voglio sempre di più. Penso che ho lavorato così duramente per il mondiale e sono arrivato secondo: va bene, ma per me ha sempre un po’ il sapore della sconfitta, significa che qualcosa di meglio si poteva sempre fare.
La volata vincente per il secondo posto a Glasgow. Ma Laurance si poteva anche prendere…La volata vincente per il secondo posto a Glasgow. Ma Laurance si poteva anche prendere…
Penso che sia una grande squadra, ideale per affrontare la categoria. Mi sono divertito molto quest’anno con la squadra e i miei compagni, da questo punto di vista è stato davvero un buon anno.
E com’è stato lavorare con Axel Merckx?
Sì, è stata una grande opportunità, è un grande nome. Ho imparato molto con Axel ed è un ragazzo davvero gentile, mi piace molto e l’opportunità di lavorare con lui mi ha fatto sicuramente crescere, le mie decisioni sono anche frutto di quel che ho potuto apprendere in un anno di lavoro con lui.
Una sola stagione all”Hagens Berman Axeon, con la perla del successo al Tour of Rhodes (foto team)Una sola stagione all”Hagens Berman Axeon, con la perla del successo al Tour of Rhodes (foto team)
Dal prossimo anno sarai già professionista con la Uae. Con che spirito affronti questa nuova avventura?
Sono davvero emozionato adesso, tanto che già mi sento mentalmente coinvolto. La situazione sta diventando seria, ora lavorerò davvero sul serio per i massimi obiettivi. Questo è il mio sogno, quindi lavorerò duro per questo. Da un lato mi sento arrivato, sono alla corte dei grandi, dall’altro so che il vero lavoro inizia adesso e ho tutto da dimostrare.
Ma un anno in più fra gli Under 23 poteva servirti per aumentare le tue vittorie e la tua esperienza. Ti sei mai pentito della scelta?
No, sono scelte che uno fa pensando al futuro. Io mi sento maturo e pronto, scelgo di andare subito nel WorldTour. Non è stata una scelta avventata, ne ho parlato con il mio allenatore e il mio manager e pensiamo che io sia pronto per la massima avventura, con l’umiltà di imparare e la convinzione di potermi ricavare un ruolo. Quindi sono emozionato e ora posso lavorare davvero sodo per vedere dove posso arrivare.
La Uae è un team con tanti capitani, uno su tutti Pogacar. Che spazi vuoi ritagliarti in questo tuo primo anno?
Penso che sia davvero un privilegio per me imparare con i migliori ragazzi del mondo. Sono semplicemente super felice perché posso imparare da chi vince, da chi sa come si fa. Quindi l’anno prossimo si tratterà solo di imparare e aiutare la squadra e i compagni.
Il lusitano ha ottenuto i suoi migliori risultati stagionali in nazionale. All’europeo ha chiuso 14°Il lusitano ha ottenuto i suoi migliori risultati stagionali in nazionale. All’europeo ha chiuso 14°
Pogacar, Hirschi, Ayuso: a chi di questi pensi di essere più simile come caratteristiche?
Questo non lo so, ogni corridore è fatto a modo suo, non mi piace essere paragonato a questo o quello, voglio essere Morgado e basta. Penso che ogni appassionato ami Pogacar, impossibile fare altrimenti, io voglio imparare da lui il più possibile e avere l’opportunità di corrergli accanto.
Per il tuo primo anno che obiettivi ti poni?
Non ho segnato alcun obiettivo sulla mia agenda, si tratterà solo di sfruttare ogni occasione per imparare il più possibile. Spero solo di avere più opportunità possibili per correre nel WorldTour, perché sono le massime gare del calendario, dove affronti il meglio che c’è. Non starò tanto a guardare il mio bilancio in termini di risultati personali, voglio solo aiutare la squadra a ottenere il più possibile e accrescere il mio bagaglio di esperienze.
Nel Giro del Lussemburgo vinto da Marc Hirschi, il Uae Team Emirates ha fatto davvero la voce grossa, con McNulty appena dietro lo svizzero e nel complesso ben 5 atleti tra i primi 10. Fra loro anche Diego Ulissi, apparso davvero in ottime condizioni di forma e perfettamente a suo agio in quel ruolo misto nel quale si contraddistingue: uomo al servizio degli altri ma pronto anche a prendersi le sue responsabilità e soddisfazioni. Un quinto posto finale in classifica che ha un suo peso specifico.
Ulissi insieme al vincitore finale Hirschi. Nei primi 10 anche McNulty e GrosschartnerUlissi insieme al vincitore finale Hirschi. Nei primi 10 anche McNulty e Grosschartner
In Lussemburgo il corridore di Donoratico ha sempre fatto piuttosto bene: «Nel 2020 l’ho anche vinto, ma aveva una conformazione diversa – dice – non c’era la tappa a cronometro. Conosco però bene quelle strade, alcune tappe non erano diverse da quelle che avevo affrontato e questo mi ha aiutato. Sto bene e ho raggiunto un buon stato di forma per questo finale di stagione, anche se continuo a convivere con un problema al naso che dovrò risolvere quanto prima. Infatti chiuderò con la prima corsa in Veneto per poi operarmi».
Il quinto posto finale, al di là della classifica particolare con il dominio del tuo team, conferma comunque che nelle brevi corse a tappe, fino a una settimana, riesci sempre a emergere…
E’ sempre stata la mia caratteristica e negli anni sono andato migliorando sotto questo specifico profilo, ma ormai ne ho 34 e credo che il mio massimo l’ho già raggiunto. Correre in uno dei team più forti al mondo è una continua sfida, nella quale cerco di ritagliarmi i miei spazi. Ad esempio, in questo Tour of Luxembourg sono contento di com’è andata la cronometro, un terzo posto finale che non è di poco conto, significa che sto bene e l’ho dimostrato in una corsa di alto livello.
Per il toscano un’ottima prestazione a cronometro, 3° a 20″ da CampenaertsPer il toscano un’ottima prestazione a cronometro, 3° a 20″ da Campenaerts
Tu hai già la conferma per il prossimo anno…
Per me è un titolo di vanto aver sempre militato nello stesso team, sin dal 2010. In questa fase della mia carriera aiuto gli altri, cerco di fare un po’ il regista in corsa, ma ci sono anche occasioni, nelle quali sono chiamato io a fare da capitano e finalizzatore, a mettere a frutto quello spunto vincente che mi è rimasto. Mi si chiede di portare punti alla causa, a me come a tutti, infatti era questo l’obiettivo nella corsa lussemburghese e credo che alla fine abbiamo portato a casa un bel bottino…
Pensi che sia il frutto anche di una squadra dove sono tutti capitani che lavorano insieme, quindi senza più ruoli ben definiti e i classici gregari di una volta?
Sì, ma non siamo i soli, un po’ tutte le grandi squadre sono ormai costruite in questa maniera, bisogna essere duttili. Guardate quel che è successo alla Vuelta con Vingegaard e Roglic. E’ il ciclismo attuale che lo richiede e le squadre si stanno man mano adeguando.
Lo sprint della prima tappa, vinta da Strong (Israel) con Ulissi quartoLo sprint della prima tappa, vinta da Strong (Israel) con Ulissi quarto
Tu sei arrivato a 34 anni: cos’altro è cambiato rispetto a quando sei approdato al ciclismo professionistico?
Oggi i corridori che passano professionisti sono molto più pronti rispetto ad allora. Non c’è più gavetta, non c’è più attesa, passano e sono già pronti per vincere. Non devi più insegnargli niente, hanno già appreso quello che serviva. Ci sarà un rovescio della medaglia? Avranno una carriera più corta? Solo il tempo potrà dirlo.
Ti è pesato vivere il giorno dell’europeo da un’altra parte?
Non era una corsa per me, servivano corridori esplosivi, pronti a rilanciare di continuo. Il sogno europeo non l’ho mai avuto, tra l’altro gareggiando non ho neanche visto la corsa, ho saputo tutto dopo.
Per il corridore di Donoratico la prossima sarà la quindicesima stagione nel team Uae, prima LamprePer il corridore di Donoratico la prossima sarà la quindicesima stagione nel team Uae, prima Lampre
A proposito di sogni, te ne è rimasto qualcuno per la prossima stagione?
Non ho sogni, ormai sono vicino alla conclusione e quello che dovevo fare l’ho fatto. Voglio solo dare il meglio per la mia squadra e stare bene, avere la condizione giusta per farlo. Vorrei però concludere la carriera qui dove ho iniziato, sarebbe nel suo piccolo un record al giorno d’oggi. Se nel calcio le “bandiere” non ci sono più, qui lo sono stato e voglio esserlo ancora.
Il lungo elenco dei campioni del Uae Team Emirates, con tutti i presupposti per diventare lo squadrone di riferimento. Da Pogacar a Trentin: li hanno tutti
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