Da Vingegaard a Ciccone, rivelazioni e delusioni del 2021

17.10.2021
7 min
Salva

Quante volte ai tempi della scuola abbiamo temuto le pagelle? Il più classico dei «è bravo ma non si applica» funziona anche per i ciclisti? No, non siamo professori, sappiamo bene che tutti si applicano molto bene. Chi con fatica, chi senza. Alla fine di una stagione tuttavia non ci sono promossi né bocciati. Vogliamo solo fare un piccolo rendiconto della stagione 2021 tra le sorprese e le delusioni, analizzandone tre per parte.

Capiamo quanto una selezione di questo tipo possa far alzare il dito ricordando nomi come Van Aert, Ganna, Van der Poel, Cavendish, Alaphilippe… chi manca? Ma restringiamo il campo a sei casi specifici. Perché si sa, la ruota gira e se le sorprese saranno chiamate a riconfermarsi nelle prossime annate, le cosiddette delusioni avranno uno stimolo in più per rilanciarsi.

Il Vingegaard che nessuno si aspettava ha messo alla frusta Pogacar sulle salite del Tour: qui sul Mont Ventoux
Il Vingegaard che nessuno si aspettava ha messo alla frusta Pogacar sulle salite del Tour: qui sul Mont Ventoux

Sorpresa Vingegaard

La nostra disamina parte dalla Danimarca, patria di Jonas Vingegaard, scalatore che va molto forte anche a cronometro (foto in apertura). Il giovane talento della Jumbo-Visma – compirà 25 anni il prossimo 10 dicembre – è stato senza dubbio la sorpresa principale del 2021 grazie al secondo posto al Tour de France dietro a re Pogacar (a 5’20”) e davanti al futuro oro olimpico Carapaz. Già nel 2019 e quasi nell’indifferenza generale, il ragazzo di Hillerslev aveva conquistato una tappa al Tour de Pologne, perdendo la maglia di leader all’ultimo giorno per una crisi in montagna.

Quest’anno ha disputato una primavera da protagonista. Vittoria nella quinta tappa del UAE Tour in cima a Jebel Jais (davanti, guarda un po’, a Pogacar), poi due frazioni e classifica generale alla Coppi e Bartali ed infine seconda piazza al Giro dei Paesi Baschi dietro al suo compagno Roglic. Dopo il Delfinato (secondo all’ultima tappa), si è schierato al via del Tour come gregario di Roglic e ne ha preso il posto dopo la caduta, essendo già arrivato al quinto posto dopo a Le Grand Bornard. Tenendo conto che nel 2022 il Tour partirà dalla Danimarca (con tre tappe), chissà se Vingegaard vorrà confermarsi (e migliorarsi) o se correrà come luogotenente. Però il Giro per lui potrebbe essere un bel banco di prova per un ulteriore salto di qualità.

Il vincitore del Giro 2020 ha corso un Lombardia anonimo, chiudendo così la stagione
Il vincitore del Giro 2020 ha corso un Lombardia anonimo, chiudendo così la stagione

Delusione Tao

Per le note negative partiamo dal trionfatore del Giro dell’anno passato, Tao Geoghagan Hart. Classe 1995, quest’anno il corridore della Ineos Grenadiers ha steccato, come se avesse pagato più del dovuto la fatica e la vittoria della corsa rosa, posticipata causa Covid proprio a dodici mesi fa. Difficile capire cosa abbia condizionato la stagione del londinese. I secondi posti di tappa rispettivamente al Tour des Alpes Maritimes (a febbraio) e al Delfinato (a giugno) sono gli unici suoi squilli. Troppo poco per un ragazzo che ha i numeri per fare di più. Molto di più.

Dalla vittoria di San Giacomo al Giro, per Mader è iniziata una grandissima stagione: il talento non tradisce
Dalla vittoria di San Giacomo al Giro, per Mader è iniziata una grandissima stagione

Rivelazione Mader

La seconda sorpresa è rappresentata dallo svizzero Gino Mader. Il 24enne della Bahrain-Victorius doveva solo rispettare le aspettative che c’erano su di lui fin da under 23 (nel 2018 terzo posto all’Avenir con due tappe e quarta piazza al mondiale). E in questo 2021 ci è riuscito ampiamente.

A metà marzo suo malgrado sale agli onori della cronaca per essere stato cannibalizzato da Roglic a 30 metri dall’arrivo nella penultima tappa della Parigi-Nizza (conclusa in decima posizione). Il 13 maggio però, a distanza di due mesi, si prende una rivincita personale trionfando nella sesta tappa del Giro d’Italia in vetta a San Giacomo (la montagna che sovrasta Ascoli Piceno) al termine di una lunghissima fuga. Gino si prende la maglia azzurra di miglior scalatore e diventa così il secondo corridore della storia con questo nome di battesimo – dopo Bartali – a vincere una frazione alla corsa rosa. Lascia il Giro per la caduta di Montalcino, ma trenta giorni dopo il successo ascolano domina ad Andermatt, nell’ultima tappa del Tour de Suisse.

Mader mette i titoli di coda alla propria stagione destando impressione alla Vuelta, chiusa al quinto posto nella generale. Piazzamento che vale doppio considerando che ha corso la gara spagnola in appoggio a Jack Haig. Il talentuoso elvetico ora sa che può ritagliarsi un ruolo di guastafeste nei grandi Giri. Lo aspettiamo.

Landa, un ottimo inizio di Giro (qui nel giorno di Sestola), poi dalla caduta il suo 2021 è stato un lungo inseguire
Landa, un ottimo inizio di Giro (qui nel giorno di Sestola), poi dalla caduta il suo 2021 è stato un lungo inseguire

Landa al buio

Restando in casa Bahrain Victorious, ci concentriamo su Mikel Landa, che ha vissuto l’ennesima annata di pochi alti e tanti bassi, con una bella dose di sfortuna. Il suo obiettivo primario era il Giro d’Italia, con premesse nulla affatto malvagie. Sesto posto a Laigueglia, terzo a Larciano, terzo nella generale della Tirreno-Adriatico e ottavo al Paesi Baschi, dietro gente di peso che preparava il Tour. Ma alla quinta tappa del Giro, a 5 chilometri dal traguardo di Cattolica, cade rovinosamente ed è obbligato ad abbandonare la corsa. Prepara la seconda parte di stagione, Vuelta in primis, vincendo la generale di Burgos davanti ad Aru. 

La prima settimana della grande corsa spagnola sembra benaugurante, ma la condizione è un fuoco fatuo. Ogni giorno perde posizioni e minuti fino a ritirarsi alla 17ª frazione. Anonima la partecipazione al Giro di Croazia a cavallo di europeo e Lombardia, entrambi non conclusi. Al netto degli imprevisti, nel 2022 dovrà rispondere “presente” all’appello dei grandi Giri. Non può farsi trovare impreparato. 

La vittoria di Taco Van der Hoorn a Canale, tappa del Giro, ha aperto il grande 2021 della Intermarchè
intermarche
La vittoria di Taco Van der Hoorn a Canale, tappa del Giro, ha aperto il grande 2021 della Intermarchè

Intermarché dilagante

La terza ed ultima palma di rivelazione stagionale l’assegniamo ad una formazione intera: la Intermarchè-Wanty-Gobert. Il team belga ha una importante colonia italiana (Riccardo Minali, Lorenzo Rota, Andrea Pasqualon, Simone Petilli) e ha esordito quest’anno nel WorldTour.

Ha mantenuto fede allo spirito battagliero che l’aveva contraddistinta nelle annate precedenti, specialmente nelle gare del Nord. Nove successi totali, fra cui brillano le perle di Taco Van der Hoorn (terza tappa al Giro d’Italia e al Benelux Tour) e di Rein Taaramae (terza frazione alla Vuelta). Proprio nella corsa spagnola l’esperto estone ed il suo compagno norvegese Odd Christian Eiking (che passerà alla EF Education Nippo) hanno vestito la maglia rossa di leader in due momenti diversi rispettivamente per due e sette giorni.

Merita una doverosa menzione anche il 21enne Biniam Ghirmay Hailu, che ad agosto è arrivato dalla Delko per arricchire il roster a disposizione di Valerio Piva. Il fenomeno eritreo a settembre ha mostrato il suo valore prima con i colori sociali vincendo la Classic Grand Besancon Doubs e poi con quelli della sua nazionale conquistando la medaglia d’argento ai mondiali U23 alle spalle dell’azzurro Baroncini.

Nel 2022 la squadra belga cercherà di ripetersi e crediamo che alcune gioie potrebbero arrivare dall’ormai veterano Andrea Pasqualon (33 anni, da cinque alla Intermarchè) e dal ventiseienne Lorenzo Rota, quest’anno entrambi autori di ottime prestazioni e tante top ten. Il cerchio rosso su alcune gare ce lo hanno già fatto.

Giro 2021 sfortunato, caduta nella tappa di Sega di Ala al Giro e poi la stagione di Ciccone non è più decollata
Giro 2021 sfortunato, caduta nella tappa di Sega di Ala al Giro e poi la stagione di Ciccone non è più decollata

Ciccone, sfortuna nera

Lo stesso discorso fatto in precedenza per Landa si può fare per Giulio Ciccone. Anche lui non ha mantenuto le attese per un motivo o l’altro, ma con la sfortuna sempre fra i piedi. Dopo un 2019 magico (vittoria a Ponte di Legno al Giro, maglia azzurra di miglior scalatore e poi due giorni in maglia gialla al Tour) e il 2020 limitato dal coronavirus, dallo scalatore della Trek-Segafredo ci si aspettava uno step successivo. Così non è stato.

Va detto per la verità che quest’anno l’abruzzese per metà ha dovuto inseguire la condizione migliore e per l’altra metà combattere con la sfortuna: un loop dal quale è difficile uscire. Lui ci ha provato. Al Giro d’Italia non era al top ma quando sembrava aver trovato la forma giusta (In generale era distante 50” dal podio), è arrivata la caduta giù dal Passo San Valentino alla 17a tappa (con arrivo a Sega di Ala) che ha compromesso tutto. Il campionato italiano di Imola ne è stato la riprova. Quando si si sono mossi Colbrelli e Masnada per rientrare sulla fuga, Giulio era dietro di pochi secondi, ma non è riuscito a saltarci dentro.

A Tokyo non ha lasciato il segno. In vista della Vuelta, alla quale è partito con i gradi di capitano, ha provato nuovamente ad uscire da quel circolo vizioso. La top ten nella generale sarebbe stata alla sua portata ma ad inizio della 16ª tappa (dopo che aveva fatto 5° il giorno prima) ha saggiato ancora la durezza dell’asfalto ed è stato costretto a ritirarsi. Escluse fratture, la ripresa ha richiesto e ancora richiede applicazioni e terapie, per cui l’abruzzese ha dovuto chiudere la stagione in anticipo. La speranza ovviamente è quello di ritrovarlo presto con la solita grinta e più forte del 2019.

Sidi Shot 2

Tao Geoghegan Hart felice di pedalare con Sidi

11.02.2021
4 min
Salva

Una notizia che era nell’aria e che viene confermata direttamente dall’ufficio marketing Sidi coordinato da Giulia Collavo. Il vincitore del Giro d’Italia 2020, l’inglese Tao Geoghegan Hart, entra ufficialmente a far parte della grande scuderia di atleti e campioni che hanno calzato, e che utilizzano ancora oggi, le scarpe da ciclismo del marchio italiano.

Non è la prima volta

A dire il vero, quella di Geoghegan Hart non è proprio una prima volta con Sidi, in quanto agli inizi della sua carriera il britannico ha già avuto occasione di pedalare (e di vincere) con le scarpe prodotte dalla storica realtà veneta.

Tweet di Geoghegan Hart Sidi
Il tweet di Geoghegan Hart per l’accordo con Sidi
Tweet di Geoghegan Hart Sidi
Il tweet con cui Geoghegan Hart annuncia la sua collaborazione con Sidi

Collaborazione vincente

L’azienda trevigiana, fondata nel 1960 da Dino Signori, dunque accoglie e dà il benvenuto “in squadra” a Tao Geoghegan Hart. Una collaborazione che da subito potrebbe definirsi vincente e che fonde in un tutt’uno la classe cristallina del corridore inglese, quest’anno con l’obiettivo sul Tour de France, all’innovazione e alla qualità proposta da Sidi.

Tao Geoghegan Hart
Geoghegan Hart quest’anno correrà al Tour de France
Tao Geoghegan Hart
Geoghegan Hart ha vinto l’ultimo Giro d’Italia e quest’anno darà la caccia al Tour de France

Assalto al Tour

Il ventiseienne corridore della Ineos Grenadiers ha rappresentato una delle più grandi e al tempo stesso concrete rivelazioni dell’ultima stagione delle corse professionistiche, vincendo a sorpresa il Giro d’Italia dopo uno spettacolare testa a testa con Jai Hindley. Rivelatosi un perfetto atleta da classifica, Geoghegan Hart debutterà con le proprie Sidi ai piedi e per la prima volta al Tour de France, mentre la prima gara stagionale è programmata tra qualche giorno al Tour des Alpes Maritimes et du Var, la breve corsa a tappe francese che si terrà dal 19 al 21 febbraio prossimo.

Sede Sidi
La sede di Sidi a Maser
Sede Sidi
La sede di Sidi a Maser

L’Italia sempre nel cuore

«Non ho mai nascosto di amare l’Italia – ha dichiarato Tao Geoghegan Hart – mi piacciono la cultura, il cibo e i poi i tifosi, carichi di passione. Nella mia testa, il ciclismo e questo Paese sono sempre stati legati. Non solo per il Giro d’Italia, ma anche per i grandi marchi che hanno fatto e tuttora scrivono la storia del ciclismo. L’anno scorso ho vinto il Giro pedalando su una bici Pinarello, vestendo maglia e pantaloncini Castelli ed indossando casco Kask. Adesso ho la grandissima opportunità ed il privilegio di calzare Sidi, il modello Shot 2 per la precisione, e di questo sono davvero onorato e felice. Guardando al futuro, devo dire che sono davvero entusiasta di poter lavorare con un’azienda come Sidi. Una realtà industriale internazionale, molto innovativa, ma con un’anima ed un cuore ancora familiare, e questo per me è molto importante. Insieme potremo fare molta strada, ne sono sicuro».

Giulia Collavo marketing di Sidi
Giulia Collavo, Coordinatrice dell’ufficio marketing di Sidi
Giulia Collavo marketing di Sidi
Giulia Collavo, Coordinatrice dell’ufficio marketing del marchio veneto

Dino Signori, fondatore Sidi

«Sono davvero molto, molto contento di accogliere Tao Geoghegan Hart nella nostra grande famiglia – ha dichiarato Dino Signori, il fondatore di Sidi – e mi piace molto che questo corridore sia un ragazzo concreto, legato alla propria famiglia e alle cose semplici. E proprio queste belle caratteristiche lo rendono assolutamente in linea con la nostra filosofia. Sappiamo che lui ama correre in Italia e noi allora vogliamo fargli sapere che lo aspettiamo presto in azienda. Sarà sempre il benvenuto».

sidi.com

Tao Geoghegan Hart, Ineos Grenadiers, Giro d'Italia 2020

Una F12 tutta rosa sulla porta del “rosso”

08.11.2020
3 min
Salva

A un certo punto durante la domenica del rosso Tao Geoghegan Hart, qualcuno suonerà alla sua porta e il vincitore del Giro d’Italia si troverà davanti una grossa scatola o la bicicletta già montata: non sappiamo esattamente come si svolgerà la consegna. Ma siccome la suo trionfo mancava soltanto lei, oggi il vincitore di Milano riceverà la sua F12 rosa, firmata con l’inconfondibile sigla CCCCNCI di Fausto Pinarello. Chi c’è c’è, chi non c’è insegue. Il guaio infatti è che il Giro è finito con una crono e Tao non ha potuto sfilare in rosa, come già fece Froome a Roma nel 2018 e come usano fare i vincitori dei grandi Giri, a prescindere dalla marca della bici, nella passeralla finale. Ricordate la storia di quella gialla preparata per Pogacar a fine Tour?

Pinarello risponde dall’azienda, dove gli operai hanno finito di lavorare da poco e non resta che spegnere le luci e chiudere il cancello.

Pinarello rosa, Chris Froome, Giro d'Italia 2018
La Pinarello rosa, di Chris Froome per la vittoria al Giro d’Italia 2018
Pinarello rosa, Chris Froome, Giro d'Italia 2018
La Pinarello rosa di Froome nel 2018
Fausto, perché questa sorpresa a Giro concluso?

Perché è il mio mestiere e perché non c’era il tempo e l’occasione di dargliela a Milano. Servono sei o sette ore di lavoro, così l’abbiamo fatta il giorno dopo e poi abbiamo pensato al modo di fargliela avere.

Perché non portargliela di persona?

Ci avevo pensato, ma non si può per il Covid. O meglio, sarei potuto andare, ma poi avrei dovuto fare la quarantena e non mi sembrava il caso. Così l’abbiamo fatta arrivare in Belgio, dove il team Ineos-Grenadiers ha il servizio corse. E da lì un loro mezzo la sta portando a Londra. Lui ovviamente non sa niente.

Hai una foto?

Ce l’hanno quelli del marketing. E poi non si può spoilerare tutto…

Corretto. Un regalo meritato?

E’ un bravo ragazzo. Avete presente quelli abituati a vincere sin da giovani, coi soldi e la macchina veloce? Lui è l’esatto contrario. E poi è rosso e i rossi hanno il loro carattere. Sembra un vecchiaccio esperto, nonostante abbia 25 anni, che se ne sta spesso per i fatti suoi.

Più Wiggins che Froome?

Esattamente, ma anche Chris non è un cattivo ragazzo. Però diciamo che quella “fucking bottle”, la fottuta borraccia su cui è caduto Thomas, ha aperto la strada a un Giro tutto nuovo per loro. E devono dire grazie anche a Tosatto.

Perché?

Perché ha preso in mano la situazione e ha detto: «Adesso attacchiamo!». E anche quando a cinque giorni dalla fine mi ha chiamato e mi ha detto che puntavano al podio, gli ho risposto: «Col cavolo! Puntate a vincere, altrimenti meglio se restate quarti. Oppure io vi tolgo le bici!».

Fausto Pinarello, Tao Geoghegan Hart, Matteo Tosatto, Ineos Grenadiers, Giro d'Italia 2020
Fausto Pinarello, Tao Geoghegan Hart e Matteo Tosatto sul podio di Milano
Fausto Pinarello, Tao Geoghegan Hart, Matteo Tosatto, Ineos Grenadiers, Giro d'Italia 2020
Pinarello, Geoghegan Hart e Tosatto a Milano

L’orgoglio veneto affiora potente e motivato. Non era mai successo di avere sull’ammiraglia del colosso britannico un tecnico che parlasse il suo dialetto. E mentre si aspetta che Tao riceva la sua sorpresa rosa, andiamo avanti con il discorso.

Hanno vinto da simpatici.

Non sono mai stati prepotenti, come gli veniva rimproverato. Anche la Banesto aveva la sua guardia per Miguel, si fa così quando devi portare sulle montagne un capitano che non è scalatore. Se non hai Pantani, che di Pantani ce n’era uno solo. Eppure questa Ineos meno… “terminator” è piaciuta anche a Brailsford.

Ci fosse stato Thomas, anche Ganna non avrebbe avuto la libertà di vincere le tre crono, soprattutto quella di Valdobbiadene.

Dovevano provarci. A casa mia, Ganna quella crono la faceva per vincere. Semmai dovevano frenare Dennis e Tao, ma Pippo no. E posso dirla un’altra cosa?

Sei a casa tua, ci mancherebbe…

Al Tour, prima Colnago e seconda Bianchi. Al Giro, prima Pinarello. Alla Vuelta, prima Bianchi e seconda Pinarello. Sto parlando di biciclette italiane. Quando lavoriamo bene, siamo i numeri uno. E guarda caso sono tutte bici senza freni a disco. Sarà una coincidenza? Io non credo, ma lasciamo che lo pensino…

Geoghegan Hart

E Matteo ci svela la Dogma di Tao

03.11.2020
4 min
Salva

Il Giro d’Italia si è concluso domenica 25 ottobre con un vincitore a sorpresa: il britannico Tao Geoghegan Hart. Il corridore del Team Ineos Grenadiers, partito in appoggio di Geraint Thomas, ha pedalato sulla sua Pinarello Dogma F12 fino alla conquista della maglia rosa. Noi di bici.PRO abbiamo parlato con uno dei meccanici del team, Matteo Cornacchione per farci raccontare le scelte tecniche di Geoghegan Hart.

«Il telaio è una taglia 56 ed è uguale a quello che si trova in commercio – esordisce così Matteo Cornacchione – mentre per quanto riguarda le pedivelle Tao usa quelle da 172,5 millimetri, ed è meglio lasciargli quelle, perché non so se hai notato, lui va già abbastanza duro di suo, se montasse le 175 millimetri andrebbe ancora più duro». Infatti, Geoghegan Hart non è basso, la sua altezza è di 1,83 metri e in linea teorica potrebbe montare anche pedivelle più lunghe.

Ruote Shimano nelle tappe veloci
am Ineos Grenadiers ha utilizzato le ruote Shimano nelle tappe più veloci

Ma la tendenza degli ultimi tempi è quella di accorciarle, così come c’è la tendenza a stringere i manubri «In effetti alcune squadre stanno usando manubri più stretti – ci conferma Cornacchione – e anche alcuni corridori seguono questa linea, fra questi Geoghegan Hart e Thomas. Lo fanno per avere un vantaggio aerodinamico. Tao usa il Most Talon con misura esterna di 42 centimetri, che equivale a un 40 centro-centro. Come attacco manubrio usa un 120 millimetri».

Argo, solo per lui

Cornacchione ci svela che c’è un componente sul quale il giovane inglese si distingue da tutti i suoi compagni di squadra «E’ l’unico che ha scelto di pedalare sulla Fizik Argo larga 140 millimetri. Gli altri ragazzi utilizzano l’Antares e l’Arione. Anche per le cronometro usa una sella che è più da triathlon, la Fizik Tritone. Lui si trova molto bene così, è anche vero che quando fanno le cronometro utilizzano solo pochi centimetri della sella, in quanto sono fissi in posizione a spingere».

Ruote… libere

Una scelta molto interessante fatta dal Team Ineos Grenadiers è stata quella delle ruote. Come è noto la squadra è rifornita da Shimano ma può usare anche altri brand.

«Nelle tappe intermedie e in quelle con tanta salita i corridori usavano le Lightweight che sono più leggere, mentre nelle tappe più pianeggianti montavano le Shimano, soprattutto le C60, che sono molto veloci».

Ineos Lightweight
Nelle tappe di montagna, ruote Lightweight
Ineos Lightweight
Nella tappe con le salite sono state usate ruote più leggere Lightweight

Abbiamo chiesto a Cornacchione perché la squadra montasse in blocco l’una o l’altra ruota e la risposta è stata: «In caso di foratura era importante che ci potesse essere un compagno di squadra pronto a passare la ruota. Pensa se Tao avesse forato sullo Stelvio. Ci sarebbe stato Dennis con la ruota pronta, infatti in certi momenti l’ammiraglia era distante. E bisognava che tutti montassero le stesse ruote, perché il canale delle Lightweight è diverso da quello delle Shimano, quindi ci sarebbero stati problemi con la regolazione dei freni».

Abbiamo chiesto quale tipo di pneumatici montava Geoghegan Hart, se tubolari o tubeless «Per ora tutta la squadra usa i tubolari Continental da 25 millimetri gonfiati a 7,5 atmosfere all’anteriore e 8,0 atmosfere al posteriore. Però con le Lightweight le teniamo leggermente più sgonfie in quanto sono più rigide».

Rapporti standard

A questo punto abbiamo chiesto quali rapporti abbia usato l’inglese durante il Giro d’Italia.
«Per la maggior parte delle tappe ha usato il 36-53 come rapporti anteriori con un pacco pignoni 11-30, però quando per le tappe veloci o se c’è aria di ventagli per via del vento, tipo la tappa di Brindisi, usa il 39-54. Anche Swift usa questi rapporti, è un po’ un’abitudine che hanno i corridori anglosassoni».

E nelle cronometro? «Tao ha usato sempre il 58 come corona grande, con il 39 a Valdobbiadene e con il 36 a Milano, ma non lo ha mai usato. Pensa che la prima cronometro a Palermo l’ha corsa risparmiandosi e senza correre rischi».

Poi Cornacchione ci fa notare un dettaglio: «A differenza di altri, Tao ha il manubrio da cronometro con le appendici che finiscono a 90 gradi. Ovviamente non ha ancora un manubrio fatto su misura con la tecnologia 3D come Ganna o Thomas. Gli abbiamo dovuto montare i pulsanti del cambio in cima alle protesi. Inoltre, puoi vedere che usa dei poggiagomiti particolari, che ha trovato lui. In pratica hanno un ampio appoggio sui lati esterni, evidentemente lui spinge molto le braccia verso l’esterno».

Le appendici a 90 gradi della bici da crono con sella Tritone
Le appendici del manubrio da cronometro sono a 90 gradi. La sella è la Tritone di Fizik

E’ un tranquillone

Per finire Matteo ci ha descritto un Tao Geoghegan Hart molto tranquillo, che guarda i dati del misuratore di potenza ma non ne fa un’ossessione. Secondo Cornacchione, il campione inglese ancora non si è reso conto di aver vinto il Giro d’Italia.

Axel Merckx

Merckx, la crisi e quei sorrisi al Giro

30.10.2020
4 min
Salva

Axel Merckx risponde al telefono dal Canada in uno dei momenti più critici della sua carriera di manager. Il Covid ha spazzato via il ciclismo dal Nord America, facendo cancellare praticamente ogni corsa. E la Hagen Bermans Axeon, che a inizio stagione era una squadra in salute e pronta a giocare le proprie carte, adesso è ad un soffio dal chiudere i battenti per l’assenza di sponsor.

Fucina di talenti

Del team americano si è parlato più volte durante il Giro d’Italia, perché dalle sue file sono approdati al professionismo Tao Geoghegan Hart, che il Giro l’ha vinto; Joao Almeida, che lo ha comandato per due settimane; Ruben Guerreiro, che si è portato a casa la maglia dei gran premi della montagna. Tutti hanno speso parole di elogio per Axel che, da quando ha iniziato a portare avanti questo progetto oltre l’Oceano (nato negli anni di Livestrong da cui si è poi affrancato), ha smesso di essere il figlio di Eddy. Prima di loro e fra gli altri, Merckx ha mandato nel WorldTour corridori come George Bennett, Jasper Stuyven, Taylor Phinney, Neilson Powless e Mikkel Bjerg.

Tao Geoghegan Hart, crono Monreale-Palermo,, Giro d'Italia 2020
Tao Geoghegan Hart ha corso con Merckx dal 2014 al 2016
Tao Geoghegan Hart, crono Monreale-Palermo,, Giro d'Italia 2020
Tao Geoghegan Hart con Merckx dal 2014 al 2016

Colpa del Covid

Dice che avevano cominciato il 2020 super ambiziosi, poi sono sparite le corse, non si riusciva a venire in Europa. Insomma… un disastro.

«Sto ancora cercando – dice – e non dispero. E’ complicato. Ho contatti, ne vorrei di migliori. Il Covid non ha aiuta, anzi ci ha mandato al tappeto. Gli sponsor sono in difficoltà. Per questo non cerchiamo soltanto negli Stati Uniti o in Canada, ma in tutto il mondo. Del resto la squadra è affiliata negli Usa, ma abbiamo il servizio corse in Belgio e viviamo la maggior parte dell’anno in Europa. Siamo stati in Italia per il Piccolo Lombardia e il Giro U23 puntando su Quinn, ma non è andato benissimo. Ho anche pensato di legarmi a un team WorldTour, ma non tutti hanno budget per un team Development».

Il Giro, che sorpresa

A consolarlo è arrivato il Giro d’Italia, con quei tre ragazzi che hanno stupito lui per primo. Anzi, si dice stupito più di Tao e Joao che di Guerreiro, che le doti per la maglia della montagna le ha sempre avute.

«Ho seguito la corsa in tivù – dice – con tutte le complicazioni del fuso orario. E’ stato una grande sorpresa. Sapevo che sono ragazzi di talento e che sarebbero arrivati, ma come facevo a prevedere i quindici giorni in rosa di Almeida? E poi Tao… Avrei detto che avesse i numeri per una top 10, al massimo top 5. Ha talento. Vede bene la corsa, va bene a crono ed è forte in salita. Era al Giro per aiutare Thomas, ma ha giocato benissimo la sua carta. E’ stato lucidissimo e lui in questo è un esempio. Sono abbastanza sicuro che non cambierà la sua mentalità e tornerà a fare il suo lavoro. Pensa che mi ha chiamato prima di salire sul podio finale, super in fretta. L’ho trovato molto sicuro nella voce, ma posso aggiungere poco, perché per il resto della chiamata non abbiamo fatto altro che ridere…».

Joao Almeida, Giro d'Italia 2020
Joao Almeida, con Axel Merckx nel 2018 e 2019
Joao Almeida, Giro d'Italia 2020
Almeida con Merckx nel 2018 e 2019

Nessun segreto

C’è anche lui però nella loro storia ed è bello ricordarlo, soprattutto per capire come mai dal suo team siano usciti tanti corridori così forti e pronti.

«Ne faccio parte – ammette – ma sono loro ad aver fatto i sacrifici necessari. Non so se ci sia un segreto, parlerei piuttosto di metodo di lavoro. Un mix fra mentalità Usa e tradizione europea. Probabilmente non è un modello che funziona con tutti. Andando a stringere, ho bisogno di avere un buon feeling con il corridore e che lui lo abbia con i compagni. Solo così l’esperienza diventa insegnamento. Cerco il talento. Va bene guardare ai risultati, ma ci sono anche corridori di qualità che arrivano da periodi sfortunati e non hanno piazzamenti. Quel che conta è la mentalità con cui vengono e la voglia di far parte del progetto, cosa possono fare gli uni per gli altri. Da noi non sono numeri, sono persone. E credo che abbiamo fatto un buon lavoro».

Sembrava uno junior, Jai secondo con onore

25.10.2020
2 min
Salva

Alla fine Jai Hindley non può che arrendersi. China il capo mentre lascia scorrere la sua Cervelò dopo la linea d’arrivo. Ha perso il Giro d’Italia. per 39 secondi.

Nei primi cinque chilometri ha tenuto il passo di Tao Geoghegan Hart. Poi la differenza fisica e dello staff di supporto è emersa. Tre secondi, cinque, dodici… Tao che spinge un rapportone come il suo compagno Ganna, lui che in confronto sembra uno junior, nonostante viaggi sul filo dei 55 orari. La cassa toracica si gonfia e si sgonfia a dismisura. Si vede anche la fascia del cardio. Ha dato tutto e di più. Ma non è bastato

Dove ha perso il Giro?

La prima domanda che ci viene in mente e che forse lui stesso si pone è: dove ho perso questo Giro d’Italia? A Sestriere? No, ieri era davvero stanco dopo l’arrivo. Oggi a Milano? No, ci stava che perdesse secondi da Geoghegan Hart a cronometro.

Allora a Cancano? Forse. Quel giorno il ragazzo della Sunweb era palesemente il più forte. Se ne poteva forse andare anche sullo Stelvio. Lo dimostra il fatto che nella difficoltà d’indossare la mantellina proprio sulla Cima Coppi non si è staccato. Se fosse stato a tutta quantomeno avrebbe perso qualche metro. E nella salita finale verso i Laghi di Cancano è rimasto con Tao e ha seguito gli ordini della squadra. Con delle gerarchie definite e una maglia rosa virtuale sulle spalle. E in fin dei conti sul piano tattico fino a ieri la Sunweb non era messa male: ne aveva due. E questo poteva essere un vantaggio. 

Hindley deluso dopo aver concluso la crono
Jai Hindley deluso dopo aver concluso la crono

Secondo, ma tornerà

Però è facile parlare a oggi. Bisognava essere nella gambe di Jai, sia ieri in salita che oggi sul piano.

Stamattina quando ha finito la ricognizione Hindley non era super felice. Mostrava serenità dicendo: «Che bella questa piazza e questo Duomo». Un modo per allontanare la tensione e perché aveva capito che il tracciato era troppo veloce.

«Ringrazio tutti coloro che mi hanno tifato, che mi sono stati vicino, i miei genitori – dice Hindley – sono orgoglioso di ciò che ho fatto in questo Giro. Sapevo che oggi sarebbe stato difficile, Tao è più forte di me a cronometro. Lo sapevo, ma non nego che adesso sono deluso. Ieri non mi sembrava vero aver indossato quella maglia. Avevo detto che era un sogno». E adesso il sogno si è infranto…

Una pacca all’avversario prima di salire sul palco e stagione nel cassetto con tante cose da mettere ancora a posto. Però è così giovane ed esce da questo Giro cambiato. Ora che Wilco Kelderman andrà via, lui sarà il capitano di una grande squadra e… «Il prossimo anno tornerò».

Tao Geoghegan Hart, Ineos Grenadiers, Giro d'Italia 2020

Un altro britannico sul trono rosa

25.10.2020
5 min
Salva

Quando il team Ineos-Grenadiers si è radunato ad Alcamo alla vigilia del Giro d’Italia, l’idea che Tao Geoghegan Hart potesse conquistare la maglia rosa non era neppure un’ipotesi. Tre settimane dopo, forse neppure lui si rende conto di essere riuscito nell’impresa di conquistare quel trono.

Ha corso la crono della vita a 51,664 di media regalando 39 secondi a Hindley e strappandogli in cambio la maglia rosa. Ha tagliato il traguardo. Ha ondeggiato fino a fermarsi tra gli uomini del suo team. Poi lentamente ha iniziato a crollare sotto i colpi dell’emozione che ancora adesso lo scuote fino a fargli tremare la voce.

«Non l’ho capito ieri a Sestriere – dice – che avrei potuto vincere. Non l’ho capito stamattina al via e neppure quando sono entrato nel centro di Milano. In realtà non l’ho mai capito, forse ci riuscirò la settimana prossima…».

Tao Geoghegan Hart, Ineos Grenadiers, Giro d'Italia 2020
Crono perfetta, Hindley crolla, il britannico in rosa: il trono è suo
Tao Geoghegan Hart, Ineos Grenadiers, Giro d'Italia 2020
Crono perfetta, Hindley crolla, il britannico in rosa: il trono è suo

L’antefatto

La storia è nota. La Ineos-Grenadiers avrebbe puntato su Thomas, ma Geraint ha commesso la leggerezza di farsi trovare a centro gruppo durante un trasferimento su strada selciata ed è caduto su una borraccia volata via da una bici della Bahrain-McLaren. A quel punto, complice il cambio di mentalità dell’intera squadra, il Giro è finito tra le mani di una generazione di ragazzini terribili che si sono… divertiti a schiaffeggiare i senatori del gruppo.

«C’è una nuova generazione in arrivo – dice – composta da ragazzi dotati di super talento, che hanno a disposizione numeri e mezzi tecnologici ideali per risparmiare tempo di crescita. Una cosa che ho imparato da British Cycling è che è più redditizio quando gli obiettivi sono più controllabili rispetto a quando sono incerti. Siamo fortunati che ci siano così tanti parametri – tempo in salita, potenza, peso – in modo che possiamo puntare a migliorare un aspetto o l’altro e valutare la progressione».

La famiglia

La storia di Tao parla di un ragazzino con la testa sulle spalle, cui hanno spesso attribuito più dei suoi anni. Fra le cause di questa sua maturità, il ragazzo ha spesso inserito il fatto che i suoi genitori si siano lasciati quando lui era ancora piuttosto giovane e quindi ha presto imparato a prendersi cura di se stesso.

«Nessuno nella mia famiglia viene dal mondo dello sport – ha raccontato – ma sono tutti grandi lavoratori. Mio padre è un muratore e lavorava spesso 16 ore al giorno. Se riusciva a fare quello sforzo senza che sessanta persone si prendessero cura di ogni suo capriccio, senza un massaggio quotidiano per alleviare lo stress della vita, io penso di poter sopportare le fatiche del ciclismo».

Tao Geoghegan Hart, fidanzata Hannah Barnes, Ineos Grenadiers, Giro d'Italia 2020
L’abbraccio con la ragazza Hannah dopo l’arrivo
Tao Geoghegan Hart, fidanzata Hannah Barnes, Ineos Grenadiers, Giro d'Italia 2020
L’abbraccio con Hannah dopo l’arrivo

Gli inizi

Tao Geoghegan Hart ha perso le ruote nel tratto più ripido dell’Etna, ma si è rifatto con gli interessi vincendo a Piancavallo, facendo la corsa sullo Stelvio assieme a Dennis e rivincendo poi a Sestriere. E pure essendo molto giovane, non va dimenticato che negli anni scorsi ha voluto fare tutti i passi giusti. Compreso quello di rifiutare inizialmente la corte dell’allora Team Sky.

«C’era un forte interesse da parte della squadra – ha raccontato – ma io volevo fare un altro anno fra gli under 23, perché non avevo ancora vinto una corsa e mi pareva necessario per poter passare professionista. Sono stato per tre anni magnifici con Axel Merckx, che mi ha dato una grande prospettiva ed è stato una gran parte del mio arrivo tra i pro’. Mi ha dato l’opportunità di correre ai massimi livelli, gareggiando al Tour of California».

Il ricambio

Un dettaglio che non è passato inosservato nel suo Giro è che nella crono se la sarebbe giocata di sicuro, essendo il prodotto di una scuola tecnica che, al pari di quella italiana degli anni 70-80, ha creato un ottimo sistema di individuazione e sviluppo dei talenti.

«Non credo che sia una nuova era per il ciclismo britannico – dice – perché in Gran Bretagna ci sono tanti corridori forti come me, per cui credo si possa parlare dell’onda lunga di un lavoro iniziato dieci anni fa e di cui sono orgoglioso di fare parte. Sono grato a tutti gli inglesi che sono venuti prima di noi, da Millar a Boardman, Cav e Wiggins. Hanno portato il ciclismo nel Regno Unito. Ero presente al lancio del Team Sky nel 2009 ed ero tanto ispirato. Se penso ai miei inizi, però, è incredibile quanto sia diventato grande il piccolo sogno di allora. Apprezzo i ciclisti famosi e quello che hanno fatto, ma più gare faccio, più sembra normale. Per questo non vedo l’ora di tornare a casa e festeggiare con la mia famiglia, perché loro c’erano quando tutto è cominciato».

Filosofia Ineos

La filosofia Ineos ha funzionato alla perfezione anche in questo Giro: difficile che una squadra così vincente si lasciasse sfuggire la maglia rosa, avendola così vicina. Ma cosa significhi questo, Tao riesce a spiegarlo in modo molto chiaro.

Fausto Pinarello, Tao Geoghegan Hart, Matteo Tosatto, Ineos Grenadiers, Giro d'Italia 2020
Un selfie con Fausto Pinarello e Matteo Tosatto, un trono per tre
Fausto Pinarello, Tao Geoghegan Hart, Matteo Tosatto, Ineos Grenadiers, Giro d'Italia 2020
Un selfie con Fausto Pinarello e Matteo Tosatto, un trono per tre

«Dave Brailsford – spiega – ci ha sempre detto che andiamo alle gare con tre obiettivi. Per aiutare qualcuno a vincere, per imparare a vincere in modo da tornare con la giusta consapevolezza, per vincere in prima persona. All’inizio volevo dimostrare ai miei compagni che meritavo di far parte di questa squadra, poi che potevano fare affidamento su di me. E quando li ho avuti a mia disposizione, le parole di Dave sono tornate in mente».

Ritorno a casa

Il tempo delle chiacchiere è finito, il Giro è finito. Tao abbraccia nuovamente Ganna, seduto accanto a lui nel truck della conferenza stampa e davanti a loro si apre una notte di festa con le cautele necessarie vista la situazione Covid.

«Sarà strano uscire dalla bolla – dice – ma non vedo l’ora di scendere da questo trono e assaporare un po’ di normalità. Nelle ultime tre settimane abbiamo mangiato pasta tutti i giorni, adesso spero di tornare alla mia normalità. Quando sono a casa cerco solo frutta e verdura di qualità. Spendo un’incredibile quantità di denaro nel negozio di una fattoria ed è fantastico. Mi piace cucinare per la mia ragazza (Hannah Barnes, anche lei ciclista elite, ndr). Lei mi rende una persona migliore e questo fa di me un ciclista migliore».

A 66 all’ora verso Milano. Poker Ganna

25.10.2020
3 min
Salva

Tutto facile. Filippo Ganna come da pronostico si è portato a casa anche la terza cronometro in programma, facendo poker al Giro d’Italia. Il piemontese anche oggi ha impressionato. E lo ha fatto soprattutto nei chilometri finali, quando per assurdo si è anche “scomposto” (le virgolette sono d’obbligo).

Manubrio prezioso

E’ partito come al solito: stabile, deciso, con il 58×11 in canna. Ha tagliato le rotatorie in modo impressionante, sfiorandole come fa un pilota di Formula1 con i muretti di Montercarlo. Merito anche del tanto lavoro che c’è dietro, su posizione e bici.

«Quest’inverno – rivela un raggiante Fausto Pinarello – Cioni mi ha detto: facciamo il manubrio 3D anche a Pippo». Un manubrio che costa circa 14.000 euro. «Ma se i risultati sono questi, non costa nulla», riprende Fausto.

Negli ultimi 4.000 metri, guarda caso la stessa distanza dell’inseguimento su pista, ha aperto del tutto il gas. Al diavolo i 490 watt del programma di viaggio. La velocità è passata da 60 a 66 chilometri orari.

Filippo Ganna ha appena terminato la crono di Milano. Il suo manubrio costa 14.000 euro.
Ganna in Piazza Duomo. Completa un grande Giro.
Filippo Ganna ha appena terminato la crono di Milano. Il suo manubrio costa 14.000 euro.
Ganna in Piazza Duomo. Completa un grande Giro.

Tranquillità apparente

Ganna termina la sua prova. Balza in testa e si siede sull’ormai hotseat del primo in classifica. E da lì inizia a godersi la crono un po’ come tutti dal “divano”. Solo che lui è in piazza Duomo.

«In realtà dopo aver terminato la mia fatica ero più teso per quello che avrebbe fatto Geoghegan Hart che per me – racconta Filippo – Avremmo portato la settima vittoria alla squadra e soprattutto avremmo conquistato il Giro. Un Giro che per me è stato bellissimo non solo per le mie vittorie, ma perché ho potuto lavorare con il team. E le fatiche fatte sono state di un gruppo di amici».

Ormai fa più notizia se il campione del mondo perde una crono piuttosto che se la vince. A questo appunto Pippo scatta: «A Valdobbiadene c’erano mio papà e il mio procuratore, Giovanni Lombardi, che dopo l’arrivo mi hanno detto: una cosa però non va bene, eravamo troppo tranquilli. Può sembrare così ma ogni anno è differente, magari la prossima stagione prendo delle bastonate. Da parte mia continuerò a lavorare restando umile. Inoltre quando indossi questa maglia resti sempre concentrato, sei portato a dare il massimo».

Bomba di emozioni

Grandi Giri, record dell’Ora, in tanti chiamano Ganna a grandi obiettivi. Lui continua a rispondere che può solo lavorare. E che semmai tenterà il Record lo farà su una pista al livello del mare. 

Per ora si gode questo Giro e questa vittoria. Si è portato a casa anche il Trofeo Bonacossa, riservato al “girino” che fa l’impresa più bella. Lo ha conquistato con il trionfo di Camigliatello Silano (che non era una crono), eppure Pippo punta il dito su Milano.

«A Valdobbiadene è stato bello perché era una crono durissima e io lo sono stato di più, ma questa di oggi la metto in testa: è stata la vittoria più bella. Venivamo dal grande lavoro di ieri, c’era la gente che urlava il mio nome dal primo all’ultimo chilometro, Tao che ha vinto il Giro. Insomma oggi è stata una vera bomba di emozioni».

Tranquillità e i feedback di Ganna. Velo vota Tao

25.10.2020
4 min
Salva

Poche ore al via della cronometro thrilling che deciderà il Giro d’Italia. Jai Hindley e Tao Geoghegan Hart partono alla pari. Appena 86 centesimi li dividono. Un nulla. L’approccio può essere decisivo. E ne parliamo con Marco Velo, che alle 9 stamattina era già sul percorso di gara per verificarne la sicurezza e che tutto fosse a posto.

Marco, ci siamo…

Alle 10:45 è scattata la prova percorso che durerà fino alle 12:30. Pertanto bisognava controllare tutti i 15,7 chilometri da Cernusco a Piazza Duomo, Milano.

Che percorso sarà?

Sarà molto veloce. Ci sono poche curve e solo negli ultimissimi metri, 200 non di più, ci sarà un tratto di lastricato. E’ una crono da Filippo Ganna. A parte il fatto che di questi tempi sono tutte crono da Ganna! Immagino una media tra i 55 e i 57 orari. Si potranno spingere rapporti lunghi.

La planimetria della crono finale del Giro 2020
La planimetria della crono Cernusco sul Naviglio – Milano, di 15,7 chilometri
Come vive un corridori questi momenti?

Ci sono due modi: chi punta alla tappa e chi alla generale. L’approccio è lo stesso: spingere al massimo. Semmai cambia la pressione. Per chi punta ad andare forte lo schema è questo. Ricognizione, pranzo, riscaldamento e gara. Il pranzo avviene tre ore e mezza, forse anche quattro, prima del via. Oggi è fondamentale partire con lo stomaco completamente sgombro. Con uno sforzo così intenso e violento dei essere pronto. Durerà circa 17′: deve essere tutto subito al massimo. Per questo ritengo che la fase più importante sia il riscaldamento.

Cosa succede in quella fase?

Proprio perché bisogna essere super pronti, sarà più lungo e intenso rispetto ad una cronometro lunga. Quindi faranno 30-40 minuti con delle puntate alla soglia. I battiti non saliranno molto, perché a fine Giro si hanno 10-15 pulsazioni in meno a parità di sforzo. Faranno affidamento ai wattaggi. Tra il riscaldamento e il via assumeranno degli zuccheri, un gel, e non credo portino la borraccia. Semmai solo un po’ d’acqua. Ma in 17′ di sforzo e con temperature buone non hanno bisogno di acqua, né andranno incontro a rischio disidratazione.

Sfida tesissima tra Hindley e Geoghegan Hart: chi vince?

Chi ha più condizione. L’essere portati a questa specialità conta fino ad un certo punto. Spesso a fine Giro ci sono state crono a sorpresa. Guardiamo quello che è successo al Tour. Doveva vincere Roglic eppure Pogacar ha fatto l’impresa. Su carta Tao è favorito. Ma questa incertezza è il bello del ciclismo e di questo Giro.

Marco Velo (a destra) membro della direzione corsa. A sinistra, Stefano Allocchio
Velo (a destra) membro della direzione corsa. A sinistra, Allocchio
La sulla rampa di lancio la pressione sarà altissima: è la chiave di questa crono?

Conta moltissimo. E questi ragazzi oggi, rispetto a molti anni fa, con i social che amplificano tutto, rischiano di avere molta pressione. Devono essere bravi loro a restare tranquilli e concentrati, ma anche chi li gestisce deve aiutarli.

Beh detta così Tao ha già vinto. La Ineos è una corazzata su tutto ed è abituata a queste situazioni. Tu che li hai visti dalla moto per 20 tappe che giudizio dai di loro due?

Mi sembrano equivalenti. Hindley, soprattutto dopo ieri, mi sembra meno sicuro di Tao. Ieri per esempio io ci avrei provato con più convinzione. Tao invece mi sembra più deciso, forse è merito della sua squadra e anche della presenza di Dennis. Entrambi se ci si pensa, hanno una storia simile in questo Giro. Tao era per qui per Thomas e se ci fosse stato lui non sarebbe stato a giocarsi la maglia rosa, né avrebbe vinto due tappe. E lo stesso vale per Jai con il suo capitano Kelderman che si è “perso”. Non dico che si giocano la carriera ma una bella fetta sì.

Tao potrà avere dei feedback importanti da specialisti come Ganna e Dennis: saranno utili o possono essere fuorvianti proprio perché sono “troppo” cronoman?

No, no… I feedback di Gente come Ganna saranno importantissimi. Se non fondamentali. Pippo dovrebbe attestarsi sui 490 watt di crociera, me lo ha detto ieri sera Cioni. Quando hai uno che fa la crono così, che affronta le curve e i vari segmenti con quelle velocità può aiutarti tantissimo. Senza contare che i direttori sportivi che li seguiranno in ammiraglia saranno gli stessi che saranno con Tao. Ogni loro errore o imprecisione magari amplificato, fatte le debite proporzioni, può aiutare Geoghegan Hart. Anche io ai tempi della Mercatone davo delle dritte a Pantani.