Il recupero e i suoi parametri in un grande Giro

31.05.2023
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ROMA – Il Giro d’Italia si è concluso e la quasi totalità dei corridori lo ha portato a termine con le energie al lumicino. Tanta stanchezza e tanto affaticamento… E’ stata un’edizione davvero dispendiosa nella quale ha inciso anche il maltempo. Carlo Guardascione, medico della Jayco-AlUla, ci porta nei meandri di questo aspetto non secondario in una grande corsa a tappe.

Marco Frigo, per esempio, ci aveva detto che al primo giorno di riposo avrebbe tirato dritto, ma che al secondo era già più stanco. E domenica scorsa, al netto delle belle sensazioni ed emozioni, non vedeva l’ora di riposarsi.

Il dottor Carlo Guardascione, medico del Team Jayco-AlUla
Il dottor Carlo Guardascione, medico del Team Jayco-AlUla
Dottor Guardascione, partiamo proprio da questo aspetto. C’è differenza, ed eventualmente quanta, tra il primo e il secondo giorno di riposo?

Molta differenza, perché il secondo giorno di riposo è graditissimo ai corridori. Arriva dopo circa due settimane in cui si è fuori (le squadre si ritrovano dal mercoledì, giovedì prima della grande partenza, ndr) e circa 9-10 di giorni di corsa. E’ un giorno di riposo completo o poco più. I ragazzi vanno in bicicletta un’ora e mezza per fare un giretto. In gergo la chiamano “pausa caffè”,  giusto per tenere la muscolatura in movimento. Si riposano davvero tanto perché ne hanno bisogno. Ma c’è anche un problema: per qualcuno che è abituato alla quotidianità di quei ritmi gara, quel giorno può essere “difficile”. 

E cosa significa difficile?

Allora, dal punto di vista nutrizionale mangiano meno. E’ tutto stabilito dalla nostra nutrizionista (Laura Martinelli, ndr): hanno un introito calorico inferiore. Fanno un massaggio più prolungato, perché come ben sapete arriviamo spesso tardi in albergo e i massaggi non sono lunghissimi, così in quel giorno di riposo si riesce a fare qualcosa di più approfondito. In questo modo anche dal punto di vista del recupero muscolare i ragazzi sono agevolati. Il secondo giorno di riposo, se posso definirlo con un aggettivo, è benedetto.

Durante il giorno di riposo è fondamentale fare una sgambata
Durante il giorno di riposo è fondamentale fare una sgambata
Ma se hanno così bisogno di riposo perché escono in bici, seppur piano, anziché fare un recupero totale?

Uno, per mantenere l’aspetto motorio degli arti inferiori. Due, perché è “il loro lavoro”. Tre, forse il motivo più importante, perché si mantengono alcuni equilibri metabolici in atto. Restano completamente fermi coloro che magari hanno avuto un infortunio o sono malati, altrimenti un minimo di attività ci deve essere.

Perché il terzo motivo, quello degli aspetti metabolici è il più importante?

Perché gli serve per tenere in equilibrio il cortisolo e alcuni ormoni legati alla prestazione che se non si andasse in bicicletta potrebbero vedere delle alterazioni ancora maggiori. Poi, si sa, oggi non si lascia nulla al caso. 

Quali sono i parametri che valutate di più per stabilire se un atleta è più stanco di un’altro?

Usiamo una particolare App che monitora il battito cardiaco dei ragazzi e altri parametri che fanno capire agli atleti, ai loro coach e anche a noi medici in che fase sono. Riguardo ai parametri, la cosa più importante è che ci sia una grande differenza tra pressione massima e pressione minima: più questo differenziale è alto e meglio è.

Nei giorni di riposo il massaggio è più intenso e prolungato (foto Instagram)
Nei giorni di riposo il massaggio è più intenso e prolungato (foto Instagram)
Solo la pressione?

Anche i battiti al mattino, soprattutto al risveglio, devono essere sempre in un determinato range. I ragazzi sono tutti brachicardici, cioè che hanno i battiti molto bassi, e in genere al mattino difficilmente superano le 50-52 pulsazioni. Pertanto se un corridore si svegliasse la mattina e a riposo sul letto avesse 70 battiti farebbe scattare qualche campanello d’allarme. Vuol dire che qualche sistema metabolico di recupero non è ottimale e questo può essere un chiaro segno di affaticamento.

C’è chi studia il sonno, come per esempio fanno in Green Project-Bardiani, voi lo monitorate?

Vi ringrazio per questa domanda, in quanto mi dà l’opportunità di parlare di un progetto che attraverso il nostro patron, Gerry Ryan, stiamo portando avanti con un’università australiana. Stiamo studiando il miglior adattamento del sonno e le sue correlazioni con la miglior performance, attraverso un sistema che comprende anche sedute con degli psicologi e il training autogeno per indurre il sonno in maniera autonoma.

Avere un sonno regolare è molto più complicato nella terza settimana che ad inizio Giro
Avere un sonno regolare è molto più complicato nella terza settimana che ad inizio Giro
Interessante…

E’ un progetto importante e di lungo termine. Per rispondere alla domanda: il sonno è importantissimo. Noi stiamo studiando questa App e probabilmente cominceremo ad applicarla a pieno regime dall’anno prossimo.

Si può dare una percentuale di quanto si stanchino i corridori nel corso di un grande Giro. Per esempio quanta differenza di stanchezza c’è tra il primo e il secondo giorno di riposo? Insomma, quanto varia il livello di stanchezza? 

E’ molto individuale. Ovvio che i corridori che fanno classifica sono meglio dotati da questo punto di vista. Recuperano di più, dormono di più e hanno parametri più stabili e tutto ciò si evince di più nella terza settimana. E’ questo che rende questi atleti tanto performanti in questo tipo di gare.

E facendo un paragone tra un uomo da corse a tappe è un uomo da classiche, che differenze possono esserci mediamente?

Anche in questo caso è impossibile dare una percentuale. L’uomo che non è da corse a tappe è un accumulatore di fatica. La sua capacità di recupero è molto più bassa. Ha percentuali di recupero inferiori. Dare dei numeri è impossibile, direi delle fandonie.

Orologio speciale e zainetto del sonno: il riposo dei pro’

15.12.2022
6 min
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Non è la prima volta che parliamo del sonno, di quanto sia importante nell’insieme della preparazione e nella vita dell’atleta. Questa volta però vi portiamo nella realtà. Nel raid fatto alla Green Project Bardiani Csf Faizanè, abbiamo “toccato” con mano questo aspetto con Borja Martinez Gonzalez che fa parte dello staff medico del team italiano. Borja, dottorato in scienze motorie, è un ricercatore spagnolo che lavora all’Università di Bologna. 

Abbiamo visto nel concreto come i ragazzi di Reverberi prestino attenzione a questo aspetto. E come in qualche modo vengano educati al sonno. Perché ci sono molte variabili che lo condizionano, specialmente nel mondo frenetico attuale.

Da quest’anno alla Bardiani, tra i vari aspetti medici Borja Martinez Gonzalez cura anche quello del sonno
Borja Martinez Gonzalez, da quest’anno alla Bardiani, tra i vari aspetti medici cura anche quello del sonno
Borja, parliamo di sonno e preparazione…

Ho fatto il mio dottorato focalizzandomi sulla valutazione e le contromisure per gli effetti negativi della privazione del sonno sulle prestazioni di resistenza presso l’Università del Kent (Regno Unito). Il sonno è recupero. E il recupero è performance. Meglio recuperi e più duramente puoi allenarti e pertanto migliorare le tue prestazioni. E noi cerchiamo sempre come migliorare le prestazioni. Per esempio la caffeina, visto che siamo in tema: se non hai un bel recupero, assunta più tardi durante il giorno potrebbe avere un effetto negativo sul sonno. E quindi, il giorno seguente potresti non essere in grado di fare un buon allenamento.

Ai vostri atleti fornite uno speciale orologio del sonno. Di cosa si tratta?

Il modo più accurato per valutare il sonno è fare un test in ospedale. Questo orologio non è così approfondito, ma ci dà importanti indicazioni e non richiede di recarsi in ospedale. In alcuni ospedali, l’unità del sonno fornisce ai pazienti questo orologio, utilizzato come valutazione preliminare, perché consente di raccogliere i dati a casa. Dopo una o due settimane, i dati degli orologi possono essere analizzati e quindi il personale medico può decidere se è necessario un test in ospedale o un intervento. C’è un algoritmo che li mette tutti insieme e analizza variabili, come l’ora in cui sei andato a letto, l’ora della sveglia, il tempo trascorso a letto, il tempo totale di sonno, l’efficienza, il tempo per addormentarsi, tempo trascorso a letto sveglio, eventi come svegliarsi nel cuore della notte per andare in bagno, livello di luce nella stanza.

E come si possono aiutare gli atleti?

E’ la prima volta che faccio questo lavoro con così tanti atleti e sarà curioso poi vedere tutti i dati. Dati che sono importanti anche per i medici, questa è ricerca applicata. Ad esempio, se c’è un atleta che non dorme abbastanza o ha molti disturbi, l’orologio lo registra e i medici della squadra possono intervenire rapidamente.

Lo speciale orologio dato in dotazione ai ragazzi della Green Project Bardiani Csf Faizanè
Lo speciale orologio dato in dotazione ai ragazzi della Green Project Bardiani Csf Faizanè
Come si fa a dire se un sonno è stato di qualità o no?

La qualità del sonno, quando non si valutano le diverse fasi del sonno in ospedale utilizzando gli elettrodi, è “soggettiva”. Quest’orologio misura la qualità come “efficienza” in base al tempo totale che il corridore è stato a letto e il tempo totale del suo sonno. E l’efficienza si calcola così: è stato a letto per 10 ore, ne ha dormite 8, la qualità è dell’80%. Però, vi dico, che secondo me non è questa la misura giusta della qualità del sonno. E infatti ogni giorno al risveglio, chiediamo ai nostri atleti di valutare il loro sonno da 1 (qualità ottima) a 5 (qualità pessima) .

Perché?

Perché alla fine prende in considerazione solo il tempo. Non si sa se è andato in un sonno profondo. Se ha avuto un sonno leggero. Questo si fa in ospedale con una polisonnografia. Però vedendo i suoi battiti cardiaci possiamo vedere quanto l’atleta si muove, se si alza per andare in bagno…

Il ritmo circadiano nelle 24 ore
Il ritmo circadiano nelle 24 ore
Perché un sonno può essere più o meno di qualità?

Magari perché il soggetto non è in una stanza idonea per dormire, perché sono in 2 o 3 in camera e si disturbano a vicenda, perché qualcuno durante la notte si alza e accende la luce o lascia la tv accesa…

Cosa stai notando in generale dei tuoi atleti? Dormono bene?

Non ho ancora iniziato l’analisi dei dati in modo approfondito, ma dando un primo sguardo posso dire che sono contento perché tutti riescono a dormire le canoniche 8 ore. E non è poco, perché spesso l’atleta di alto livello non ha il tempo per dormire tanto. Specie durante certe gare, quando arriva tardi in hotel, deve fare i massaggi, la doccia, cenare… Un’altra cosa che mi piace: sto notando che si addormentano in due o tre minuti.

In caso di problemi ad addormentarsi cosa consigli?

Di trovare una routine. Il cervello non sa se oggi è sabato o martedì. Tu devi andare a letto alla stessa ora cogliendo la tua “finestra di sonno”. Ognuno ne ha una. Sente proprio che ad un certo punto della serata rallenta. Per esempio, se uno ce l’ha alle 23, alle 22:30 magari fa una doccia rilassante o un po’ di stretching leggero, yoga, legge un libro…. Deve trovare un’abitudine.

Quanto incide il materasso?

Tanto e infatti anche in squadra ne stiamo parlando, ma certo non è facile e subentrano anche questioni di marketing. Giusto la scorsa settimana ho letto un articolo che parlava della temperatura corporea e del ritmo circadiano. C’era un materasso che in base al proprio ritmo circadiano cambiava la sua temperatura. Bisogna sapere infatti che quando ci addormentiamo la temperatura corporea scende. Poi ad un certo punto del sonno risale e in quel momento il corpo capisce che si è pronti ad alzarsi. Ma spesso accade che ci si svegli alle due o alle tre di notte. Questo materasso regola la temperatura e fa sì che non ci si alzi più nel cuore della notte. Tornando alla squadra in effetti il materasso incide. In una corsa di tre settimane se ne cambiano venti da hotel a hotel. Non fu un caso quando la Ineos-Grenadiers propose il suo motorhome per far dormire gli atleti, ognuno col suo materasso personale. Ma ci sono altri fattori da considerare, non solo il materasso.

Abbiamo capito che è un discorso complesso e allora, Borja, quali sono le tre cose peggiori per conciliare il sonno?

La caffeina. L’ultimo caffè dovresti prenderlo a pranzo. Poi direi andare a letto immediatamente dopo la cena, specie se è stata pesante. E usare il telefono fino a tardi o nel letto.

E invece le tre cose migliori che lo conciliano?

Tre sono poche! Come accennato, la miglior cosa è trovare una routine. La lettura va bene, così come abbassare le luce e i rumori. Ci si può aiutare con delle semplici mascherine da viaggio se c’è troppa luce. La stanza dovrebbe avere una temperatura fra 17° e 22°. E che sia buia davvero. Spesso i ragazzi portano del nastro isolante nero per oscurare i led delle tv e dei vari device nelle stanze. Sono utili anche i tappi per le orecchie. Costano poco e sono usa e getta. Orologio, tappi, mascherina, un libro… come c’è la borsa del freddo c’è anche quello che io chiamo zainetto del sonno.

Ripartire dopo 4 anni. Sentiamo il dottor Giorgi

23.11.2022
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Qualche giorno fa vi avevamo parlato di Andrea Innocenti, il ragazzo che è rimasto fermo oltre quattro anni per un intoppo con l’antidoping al primo anno tra gli U23. Al netto di questa vicenda (non è questo l’argomento), è scattata in noi la curiosità di sapere come si fa a tornare alle gare dopo uno stop tanto lungo. Una curiosità alla quale ha risposto il dottor Andrea Giorgi, in uscita dalla  Drone Hopper-Androni. Giorgi, va detto, è anche un eccellente preparatore.

Innocenti ci aveva detto che non aveva corso, ma che comunque si era allenato. E anche forte. Due picchi a stagione, con tanto di riposo e altura a seguire. Dietro motore con la bici da crono… Insomma non era rimasto a piangersi addosso.

Il dottor Giorgi con Bais…
Il dottor Giorgi con Bais…

L’aspetto mentale

«Quattro anni fermo sono davvero un tempo lungo – esordisce Giorgi – e soprattutto un tempo non facile da valutare specie per un adolescente. Intorno ai 17-18 anni, i ragazzi continuano a svilupparsi verso l’età adulta con importanti variazioni corporeo.

«Partendo dal caso di Innocenti, lui si è allenato e tutto sommato il suo “detraining”, il periodo di non allenamento, è stato più psicologico che fisico. Non ha continuato ad avere gli stimoli provenienti dalle competizioni: tensione, approccio alla gara, alimentazione prima, durante e dopo la la competizione… ma il resto tutto sommato c’era».

E infatti Innocenti stesso ha parlato di alcune difficoltà tecniche. Il ragazzo toscano, tornato in corsa questa estate al Giro del Friuli, ha detto di aver preso dietro lo Zoncolan in quanto si era staccato nella discesa precedente. Certe attitudini, certi automatismi si perdono a quanto pare. Non si ritrovano in un attimo, specie in questo ciclismo che corre veloce in tutti i sensi. Novità tecniche, materiali… anche il gruppo si muove diversamente.

Non è solo una questione di ritmo, stare fermi a lungo significa anche dover riprendere il feeling con il gruppo
Non è solo una questione di ritmo, stare fermi a lungo significa anche dover riprendere il feeling con il gruppo

Il detraining…

«Quando si parla di detraining – prosegue Giorgi – bisogna fare un distinguo tra breve e lungo periodo. Fino alle quattro settimane di stop si parla di breve periodo, sopra di lungo periodo. L’inattività rapidamente agisce negativamente sul sistema cardiovascolare e metabolico. Basti pensare che dopo due giorni si ha una riduzione del sistema cardiovascolare: iniziano a salire i battiti. Dopo quattro settimane diminuiscono le altre capacità. Il flusso ematico per esempio scende del 5-10 per cento. Poi si va a stabilizzare.

«Ci sono poi le variazione metaboliche: in cui l’organismo non è più grado di utilizzare certi sistemi energetici. Giusto ieri avete scritto quell’articolo con la Lombardi in cui si diceva che i grassi non si usano perfettamente come quando si è allenati. Infatti il sistema mitocondriale si “disallena” ad utilizzare i grassi, a favore degli zuccheri».

Giorgi prosegue e parla anche di importanti differenze ormonali. Ma in questo caso il capitolo è enorme e complicato. 

«Quel che invece va detto è che si assiste ad una perdita della forza muscolare. Con il tempo le fibre si riducono di volume».

In soldoni: si riduce l’attivazione e la dimensione dei muscoli e quindi meno forza.

«Però è anche vero che se una persona è abituata a fare sport e vuole ricominciare la sua attività, anche dopo un lungo stop non ripartirà del tutto da zero. Sarà uno step più avanti rispetto a chi inizia per la prima volta. Il suo organismo riconosce certi sforzi e si adatta meglio».

Già dopo un paio di giorni di inattività il battito cardiaco tende a salire
Già dopo un paio di giorni di inattività il battito cardiaco tende a salire

Perdite e guadagni

Stando fermi si perde parecchio, è vero. E si perde non solo da un punto di vista fisico, però si potrebbe pensare che questi anni di stop alla lunga potrebbero anche avere effetti positivi sulla carriera di un corridore. Di fatto per un certo periodo della sua vita da atleta, il soggetto in questione non si è logorato. Magari a 35 anni è più fresco di un coetaneo. Giorgi però non ne è convinto. 

«Non è detto che sia più fresco – dice il dottore – magari ha perso una fase importante della sua formazione in cui aveva determinati stimoli, come l’abituarsi a certi ambienti, viaggiare, fare certi sforzi massimali con l’obiettivo del traguardo… Il logorarsi di un atleta per me è più un discorso psicologico che fisico. Chiaramente se si gestiscono bene certe fasi e certi adattamenti sin da giovani. Ma vale il discorso che si fa spesso e cioè il crescere con pazienza.

«Faccio l’esempio di Masnada. Lui è passato con noi professionista a 25 anni. Se si avesse avuta fretta Fausto non sarebbe diventato un corridore da WorldTour. E’ uno di quei corridori che con il tempo va a migliorare specie nelle corse a tappe e in quelle dure. Ma nel ciclismo giovanile italiano, la maggior parte delle corse sono veloci e certi giovani come lui non hanno tempo per maturare e mettersi in mostra. E infatti oggi chi va avanti? Quelli più veloci. Chi ha le caratteristiche di Masnada fa più fatica ad emergere e quel ragazzo si perde».

Quindi un Innocenti della situazione senza aver corso potrebbe aver perso quella fase di adattamento che lo avrebbe visto emergere un po’ più là negli anni, ammesso che ne avesse avuto bisogno. O al contrario di accelerare i tempi.

«Quegli anni (17-18) non sono più importanti di altri nell’insieme della formazione di un atleta. Bisogna allenarsi in tutte le fasi della vita, ma in modo progressivo e nel rispetto dei tempi. Dal divertimento dei bambini, in cui subentrano anche aspetti sociali o la tecnica di guida… al professionista che cura i particolari. Ci sono stress che vanno gestiti a 360 gradi». 

Per Giorgi Masnada che aveva quasi smesso è un esempio di abnegazione
Per Giorgi Masnada che aveva quasi smesso è un esempio di abnegazione

Ritorno al top

Ed è complesso anche il discorso su quanto tempo ci si mette per tornare al top. 

«Dipende dall’obiettivo dell’atleta – conclude Giorgi – servono 4-5 settimane per tornare ad avere i primi adattamenti seri. Ci sono anche dei tempi tecnici per avere un certo livello d’ipertrofia muscolare. Pertanto direi un paio di mesi non dico per tornare al top, ma almeno per tornare alle corse (parlando di soggetti sani, ndr). Per stare bene in gruppo.

«Per la prestazione super, invece, serve più tempo, ma anche in questo caso molto dipende dal soggetto. Nel caso di Innocenti, che si è allenato molto, direi una mezza stagione. Per chi riparte da zero direi sei mesi di allenamento, due mesi di rodaggio con le corse e quindi alla fine ecco che è passata una stagione piena. Ma le variabili, ripeto, sono molte». 

Pellaud: «Presto rivedrete il corridore che avete conosciuto»

13.08.2022
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Attacchi, fughe, scherzi con la telecamera, l’abbraccio del pubblico… quest’anno non abbiamo visto Simon Pellaud fare tutto ciò. E la sua assenza si è sentita. Il corridore della Trek-Segafredo, amatissimo dai tifosi del ciclismo, ha corso “poco” e nelle gare che ha fatto non è mai stato davvero al top.

«Ma adesso – giura Pellaud – voglio tornare. Dare piacere alla gente fa piacere anche a me. Non voglio più essere un fantasma. Sto passando il momento più difficile della mia carriera. E fra un paio di settimane, e nella prossima stagione, vedrete il corridore che avete conosciuto».

In questa frase c’è riassunta tutta la stagione dello svizzero-colombiano. Una stagione che adesso svisceriamo con Simon stesso, passo dopo passo. 

Nonostante le difficoltà di salute, Pellaud ha inanellato 47 giorni di gara sino ad oggi
Nonostante le difficoltà di salute, Pellaud ha inanellato 47 giorni di gara sino ad oggi
Simon, come è andata la tua stagione? Come stai?

Bene dai, adesso sono più tranquillo. Sto passando un anno complicato. Posso dire di aver avuto un Covid lungo, quasi eterno E appena adesso sto uscendo dai miei problemi.

Sin qui infatti ti abbiamo visto poco…

Anche io non mi sono visto! Sin qui è stata una stagione in bianco. Già è difficile trovare un equilibrio quando cambi squadra, con tutte le novità che il cambio comporta, che tutto si è amplificato con i problemi di salute.

Cosa intendi per equilibrio nella nuova squadra?

Tante volte si pensa che per essere un corridore basta pedalare. Che per vincere basta allenarsi e pedalare forte, la verità invece è che tutto è più complicato. Non si tratta solo di pedalare. A livello mentale devi lavorare tanto e certi cambi richiedono del tempo per essere assimilati. Quando dico equilibrio quindi intendo: nuovi allenamenti, modi di correre, materiali, chi fa cosa in staff enormi… I parametri sono moltissimi.

Modi di correre. Abbiamo anche pensato che il WorldTour ti avesse un po’ tarpato le ali. Poi è chiaro che in una squadra così non puoi più correre come prima all’Androni. Hai un ruolo definito?

Che ho un altro ruolo è sicuro. Come è sicuro che non posso più correre come prima. Sono in un grande team, con grandi campioni e sono tra gli atleti più umili. Ma soprattutto sono un corridore senza un precisa caratteristica. Vado forte in salita, ma non sono uno scalatore. Vado bene in pianura ma non sono un passista. Ho un buono spunto ma non sono un velocista. Ho passato un anno a lavorare, ma sapevo che questo sarebbe stato il mio lavoro. In qualche occasione ci ho provato o avrei potuto provarci, ma senza una buona gamba non puoi fare più di tanto.

Come era normale che fosse Pellaud, passando in una WT, ha svolto anche altri ruoli. Non sempre è potuto essere un battitore libero
Come era normale che fosse Pellaud, passando in una WT, ha svolto anche altri ruoli. Non sempre è potuto essere un battitore libero
E torniamo al discorso della salute. Quando sei stato male?

Esatto. Il Covid mi ha veramente distrutto, sia sul piano mentale che fisico, soprattutto la prima volta che l’ho preso. E’ stato a Natale. Ero ancora in Svizzera, prima di andare Colombia, ed è stato davvero forte. Da lì è stata sempre più difficile e sono andato sempre più giù. Ho avuto una stanchezza mai provata in vita.

Come è stata la tua ripresa?

Ho passato un lungo periodo in Colombia e per la prima volta in questa stagione mi sono allenato ad un livello interessante. Ma oltre al Covid sono stato condizionato da un dolore al sacro-iliaco. E’ un problema che è emerso alla Coppi e Bartali. Probabilmente ho utilizzato delle scarpe troppo grandi. Se non spingo forte è okay, però in gara mi esce e mi limita molto. Ci sto lavorando con il fisioterapista e devo dire che ho sempre meno problemi, ma certo va risolto del tutto.

Guardiamo avanti Simon, quale sarà il tuo calendario di gare? Abbiamo visto che per la Vuelta non ci sei…

Secondo il programma d’inizio anno avrei dovuto fare la Vuelta, ma non la farò. E stare in una WorldTour e non fare neanche un grande Giro è una delusione per me. Però io non ho fatto nulla per dimostrare che meritavo un posto nelle selezione per la Spagna. Spero di rifarmi l’anno prossimo.

Dopo il campionato nazionale svizzero (26 giugno) Simon è volato nella sua Colombia. Si allenato in quota… e in allegria (foto Instagram)
Dopo il campionato nazionale svizzero, Simon è volato nella sua Colombia. Si allenato in quota… e in allegria (foto Instagram)
Quindi farai corse di un giorno?

Sto andando al campionato europeo di Monaco – ci ha detto Pellaud al momento dell’intervista – sto lasciando Andorra perché dopo la Vuelta Burgos sono venuto a trovare il mio grande amico Esteban Chaves. Anche se non sono al top e non era nei programmi, la nazionale svizzera mi ha chiamato. Ci sono un paio di corridori che hanno dato forfait tra malanni di salute e la vicinanza della Vuelta. Li sostituisco.

Beh, in ogni caso è un buona cosa, uno stimolo… 

Essere stato convocato fa piacere. Dopo aver corso a Burgos fare l’europeo è importante per trovare: ritmo, fiducia e continuità. E come si dice, non c’è miglior allenamento della gara e dei suoi stimoli.

Dopo l’europeo cosa farai?

Il Giro di Germania che è il mio obiettivo di fine stagione, spero proprio di essere pronto.

Cos’è davvero il sudore? Ne parliamo col dottor Giorgi

25.07.2022
4 min
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L’osservazione di Adriano Malori circa l’accentuata sudorazione di Tadej Pogacar potrebbe avere dei riscontri niente affatto banali anche da un punto di vista medico e prestativo. Abbiamo infatti interpellato il dottore (e preparatore) della Drone Hopper-Androni, Andrea Giorgi, sempre all’avanguardia quando si tratta di questi due fronti.

Si suda quando fa caldo, ma cosa succede a livello fisiologico al corpo umano? Che meccanismi s’innescano? Il discorso è complesso. Proviamo a fare chiarezza e magari a saperne di più sulle super striature che a fine tappa si evidenziavano sui pantaloncini (neri) di Pogacar… e altri.

La tappa non è finita e Pogacar ha “già” delle grosse striature bianche di sudore sulla coscia
La tappa non è finita e Pogacar ha “già” delle grosse striature bianche di sudore sulla coscia
Dottor Giorgi, cosa succede fisiologicamente quando si suda?

Il sudore è un meccanismo di dispersione del calore del corpo umano. Serve a far diminuire la temperatura corporea. Questo principio differisce da soggetto a soggetto e varia in base a fattori interni, appunto relativi al singolo atleta, ed esterni, come temperatura ambientale, umidità, vento…

Come dicevamo, abbiamo notato che alcuni corridori più di altri, tra cui Pogacar, a fine tappa avevano grossi segni di “sudore secco” sul pantaloncino, come mai?

Dalla televisione non è facile stabilire chi suda di più o di meno, ma ci sono dei sistemi che servono a capire il tipo di sudorazione e in particolare quanti elettroliti, i sali minerali, si perdono nel corso di uno sforzo.

Che sistemi sono?

Ci sono dei test, solitamente dei “patch”, degli adesivi particolari da attaccare sulla cute, che sono in grado di captare il sudore e di farlo poi analizzare. Da qui si vede quanto sodio e potassio ci sono nel sudore. Questa analisi aiuta a personalizzare l’integrazione dei sali minerali. Questi test sono diffusi però avvengono di più nel calcio a causa della maggior facilità di gestione del rifornimento idrico e energetico durante la competizione, rispetto ad una gara ciclistica.

Noi abbiamo detto di Pogacar: il suo pantaloncino era nero e i segni erano bianchi, ma Bardet per esempio che aveva pantaloncini neri anche lui, non presentava striature tanto evidenti….

A livello corporeo interno abbiamo degli adattamenti soggettivi, c’è chi è più abituato e tollerante nei confronti del caldo e chi meno. Chi perde più liquidi e sali, e chi meno. Chi è abituato ad allenarsi al caldo è in grado di avere una minor perdita di sodio e quindi di liquidi. Le ghiandole sudoripare tendono a trattenere gli elettroliti e ad espellere un sudore ipotonico. Allenandosi con sedute al caldo si crea un adattamento fisiologico che permette di trattenere più sali e quindi di ridurre la sudorazione. E di conseguenza la probabilità di disidratazione.

Tappa di Foix (forse la più calda del Tour): all’arrivo Bardet non presenta segni visibili di suore sul pantaloncino
Tappa di Foix (forse la più calda del Tour): all’arrivo Bardet non presenta segni visibili di suore sul pantaloncino
E quindi quelle striature di bianco?

Ci dicono che l’atleta non è in grado di trattenere i liquidi e i sali.

Chi suda di più quindi non è detto che per forza perda più sali?

Solitamente chi suda di più perde più liquidi e quindi rischia di perdere più sali. Questo può portare ad una riduzione di volume plasmatico, provocando alterazioni metaboliche come un aumento della frequenza cardiaca. E’ necessaria una corretta idratazione con soluzioni isotoniche o ipotoniche. Se tu ingerisci solo acqua e sudi, e quindi perdi sali, avrai una quantità di sodio nel sangue sempre più diluita, arrivando alla cosiddetta “intossicazione da acqua”. Però su questo discorso delle tempistiche a mio avviso c’è ancora un bel po’ da vedere. Si dice infatti che bisogna bere ogni 15′-20′, insomma a cadenza regolare, ma anche farlo a sensazione non è detto che sia sbagliato.

Quindi i sali sono necessari sempre?

In condizioni di caldo estremo sì. E’ un discorso di termoregolazione. Se il corpo si sente più fresco, detta in parole povere, suda di meno. Consiglio anche di utilizzare bevande isotoniche o ipotoniche con carboidrati complessi per una migliore idratazione.

Vingegaard abbassa la temperatura con l’acqua. Testa, polsi e caviglie sono i punti nevralgici, ma spesso la si getta anche sulle cosce (foto ASO)
Vingegaard abbassa la temperatura con l’acqua. Testa, polsi e caviglie sono i punti nevralgici, ma spesso la si getta anche sulle cosce (foto ASO)
E come si può far sentire più fresco agli atleti?

Con le note strategie: acqua fresca addosso, corretta idratazione con bevande al mentolo, bevande al sapore aspro, bevande con maltodestrine, maglia aperta… ma con la crema altrimenti i raggi del sole fanno peggio e ti ustionano. Poi in questo caso molto dipende dai fattori esterni come l’umidità, per esempio. Se questa è molto alta il corpo fa fatica a disperdere calore. Meglio il caldo secco.

Prima dottor Giorgi, ha parlato di frequenze cardiache che aumentano. Perché?

Ognuno ha un certo volume plasmatico nel corpo, nel sangue: sudando perdi acqua e perdendo acqua riduci il tuo volume plasmatico. Per far circolare quella stessa quantità di sangue nei vasi sanguigni il cuore deve pompare di più.

E questo chiaramente apporta una fatica ulteriore…

Certo. Ci sono dei nuovi studi che dimostrano come allenarsi al caldo, oltre che abituare il corpo a disperdere meno sali, porti ad uno stimolo eritropoietico.

Quei 55 giorni di stop non hanno scalfito la grinta di Masnada

22.07.2022
4 min
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Dopo avervi raccontato della distanza fatta con Gianluca Brambilla, sentiamo anche Fausto Masnada. Il corridore della Quick Step-Alpha Vinyl  è ancora in quota. Sta lavorando sodo e da Livigno giungono notizie che lo danno in grande spolvero.

Masnada era partito fortissimo ad inizio stagione. Aveva vinto, e bene, in Oman e sembrava finalmente che potesse dimostrare una volta per tutte il suo valore. Aveva passato un buon inverno e tutto filava liscio. Poi qualcosa si è inceppato.

Il bergamasco (classe 1993) ha vinto la quarta tappa del Tour of Oman ad inizio stagione ed è finito secondo nella generale
Il bergamasco (classe 1993) ha vinto la quarta tappa del Tour of Oman ad inizio stagione
Fausto, dicevamo. Eri partito alla grande in Oman. Poi cosa è successo?

Ero andato al UAE Tour e nel finale della corsa ho iniziato a non essere al top. Sono andato sul Teide e da lì al Catalunya. Ma sentivo che non stavo bene. Avevo sensazioni strane. Facevo fatica a recuperare. E infatti avevo una bronchite. Ho fatto sette giorni di antibiotici, ma ancora nulla. I medici della squadra per vederci meglio mi hanno fatto fare delle analisi ed è emerso che avevo la mononucleosi

E cosa hai fatto?

Riposo totale. Sono stato fermo 55 giorni.

Cinquantacinque giorni! Sei dovuto ripartire da zero?

Sì, ho ricominciato da capo, come se fosse la preparazione invernale. Sono risalito in sella a fine aprile. Da lì sono andato in altura sul Bernina e poi ho ripreso a correre al Giro di Svizzera, prima, e all’italiano, poi.

Come si fa a non mollare di testa? Come si fa a tenere dritta la barra?

E’ difficile. Ti devi concentrare e credere in te stesso. Non deve mai mancare la voglia di dimostrare quanto vali. I messaggi di supporto sì, fanno piacere, però è solo con te stesso che puoi superare l’ostacolo. Io almeno l’ho vissuta come una cosa personale. Serve molta forza interiore che ti permetta di superare ogni problema e raggiungere i nuovi obiettivi.

Quando Masnada sta bene se la può giocare con chiunque. Eccolo al Lombardia del 2021 con Pogacar
Quando Masnada sta bene se la può giocare con chiunque. Eccolo al Lombardia del 2021 con Pogacar
Come hai ripreso? Ci racconti quella prima uscita in bici di fine aprile?

Ero a Monaco, a casa, dove sono sempre rimasto. E’ stata una ripresa molto blanda, ma peggio rispetto alla ripresa invernale di fine novembre. Lì riparti che stai bene, io invece venivo da una malattia. Ero spaventato. Fino alla settimana prima ancora ero malato. Ogni tanto andavo a camminare e dopo 40′ dovevo fermarmi per la stanchezza. Temevo che mi succedesse la stessa cosa in bici. Temevo di rivivere quelle sensazioni e di tornare a casa dopo un’ora.

Invece?

Invece ho faticato sì, ma non era quella sensazione di sfinimento, profonda. Ho fatto un’ora e mezza e alla fine ero super contento, come dopo una vittoria. Fortunatamente i dottori mi hanno dato il tempo necessario per rimettermi in sesto.

E poi?

Poi piano, piano mi sono ripreso e a maggio sono andato in ritiro sul Bernina con Cattaneo e Bagioli che stavano preparando il Tour de France. Sono stato lassù 21 giorni, prima di rimettere finalmente il numero al Giro di Svizzera.

Bramati ci ha detto che stai andando fortissimo…

Sto molto bene, è vero. Sento di aver recuperato le energie giuste. Ma l’allenamento è una cosa e la corsa un’altra. Io sto dando il massimo, ma solo con l’allenamento non puoi fare l’esatto punto della tua condizione, non puoi davvero sapere quanto tu sia sul pezzo. Tante volte fai sacrifici, ma non vengono ricompensati.

Quando rientrerai alle corse?

A San Sebastian (il 30 luglio, ndr). Poi da lì andrò alla Vuelta Burgos.

Masnada con il compagno, e iridato, Alaphilippe in ritiro a Livigno
Masnada con il compagno, e iridato, Alaphilippe in ritiro a Livigno
E la Vuelta?

Non so, non posso dirlo adesso. L’idea c’è, ma in squadra siamo in molti a volerla fare e bisognerà attendere la formazione ufficiale.

A San Sebastian ci vai per aiutare o con qualche velleità personale?

Vedremo dalla condizione, perché alla fine è la strada che conta, ma sono in una squadra in cui ci sono molti campioni. A San Sebastian per esempio ci saranno Evenepoel e Alaphilippe. Farò ciò che mi sarà detto, rispettando le gerarchie. 

Quest’anno dopo la bella vittoria in Oman hai pensato che potesse essere davvero la stagione buona per mostrare chi sei?

Ogni anno cresco e miglioro aspetti che magari trascuravo e questo si acquisisce con l’esperienza e con il correre. Negli ultimi due anni mi è mancata la continuità. Lo scorso anno ha avuto una tendinite al Giro che mi ha costretto al ritiro. Poi in preparazione della Vuelta mi sono fratturato l’osso sacro, quest’anno la mononucleosi… La crescita c’è, ma anche i problemi fisici ci sono. Fortunatamente ho un team che riconosce il mio impegno e la dimostrazione è il fatto che ho prolungato con loro fino al 2024. E avere l’appoggio del team in questa situazione è importante.

Si guarda avanti. Sempre…

Io spero che le cose vadano bene per una stagione intera. Mi piacerebbe fare due grandi Giri nello stesso anno perché quelli ti cambiano molto. Ti danno prestazione fisica, porti il tuo corpo al massimo. Quest’anno, siamo a luglio, e ho 15 giorni di corsa, una bella differenza.

Con Mazzoleni il punto sulla stagione balorda di Moscon

15.07.2022
4 min
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L’impegno e la voglia di tornare ai livelli che gli competono non sono bastati a Gianni Moscon. Quest’anno il trentino proprio non riesce ad ingranare. Il Covid ad inizio stagione gli ha segato gambe e, finora, i sogni di gloria.

Il corridore dell’Astana Qazaqstan ha dovuto lasciare il Tour de France ben prima del previsto. Si era nel corso della tappa con arrivo a Losanna e Gianni ha detto basta. La “foto” del suo Tour è tutta nella tappa del pavè (in apertura). Lui che potenzialmente poteva essere uno dei favoriti per quella frazione è arrivato ultimo.

Maurizio Mazzoleni, segue Moscon da quest’anno…
Maurizio Mazzoleni, segue Moscon da quest’anno…

Parola a Mazzoleni

Durante i giorni del Tour ne abbiamo parlato con il suo preparatore, Maurizio Mazzoleni.

«In effetti – spiega Mazzoleni – è una stagione un po’ particolare per tutti, anche per altri atleti di altri team e di altri sport, non solo per Gianni. Bisogna allargare la discussione un po’ più in generale per capirla e analizzarla al meglio».

E questo è vero. Agli imminenti mondiali di atletica leggera, per esempio, ci sono stati molti forfait e si sono viste prestazioni altalenanti nel corso della stagione da parte di atleti che avevano avuto il Covid. E anche ai mondiali di nuoto ci sono stati ragazzi e ragazze con dei “buchi” pazzeschi.

«Con i nostri medici stiamo facendo tutti gli approfondimenti del caso e presto faremo il punto della situazione. Gianni comunque è un atleta propositivo e ha sempre provato durante l’anno a trovare la migliore condizione per correre. Questa non è arrivata e sta anche alla nostra equipe trovare una soluzione.

«Ma serve pazienza. Siamo un team di professionisti e sicuramente una soluzione la troveremo».

A Copenhagen Moscon (che saluta) aveva grande entusiasmo. La voglia non è mai mancata (foto Instagram – @gettysport)
A Copenhagen Moscon (che saluta) aveva grande entusiasmo. La voglia non è mai mancata (foto Instagram – @gettysport)

Ritiro ponderato

Pertanto il ritiro di Moscon è stato concertato. Non si è trattato di un fulmine a ciel sereno. Inutile continuare in quel modo. Inutile insistere se ogni giorno il corridore va più piano e fa più fatica. E’ solo un trascinarsi verso non si sa cosa.

Nonostante al Giro di Svizzera c’erano stati dei segnali positivi. Prestazioni non costanti, è vero, ma quelle buone avevano dato fiducia a Gianni e al suo staff. La speranza è che le cose con qualche giorno in più si sarebbero definitivamente sistemate al Tour. Non è andata così.

«Né l’atleta, né la squadra vorrebbero mai ritirarsi da una competizione – riprende Mazzoleni – Però quando ci si trova davanti a una situazione in cui la soluzione migliore è quella del ritiro, la si analizza insieme, la si valuta e infine la si prende. Anche se dispiace».

Il morale di Moscon chiaramente non è alto, tanto più che il trentino, anche se non sembra, è alquanto sensibile. Però è proprio qui che bisogna tenere duro e per farlo è importante guardare avanti, come di fatto stanno già facendo Mazzoleni e l’Astana.

Per Moscon (classe 1994) si è trattato del settimo ritiro in stagione su 12 gare disputate, quelle a tappe incluse
Per Moscon (classe 1994) si è trattato del settimo ritiro in stagione su 12 gare disputate, quelle a tappe incluse

Quale piano di rientro?

Proprio con Mazzoleni già alla Tirreno si parlava del recupero lento e senza fretta di Moscon. Un rientro che assolutamente non voleva forzare i tempi.

«Abbiamo provato a rispettare questa tabella di marcia – dice il tecnico – E in effetti, dopo la sosta, tra l’altro uno stacco davvero importante che solitamente non si fa in quel periodo della stagione (primavera, ndr), qualche buona risposta c’è stata. 

«Abbiamo attivato un protocollo di riavvicinamento alle gare molto graduale. Abbiamo pensato un’altura in maniera proporzionata a quelle che erano le sue condizioni… ma non è bastato e quindi proveremo altre strade. E ci riusciremo sicuramente».

«Gianni è un ragazzo determinato che ha un grande talento: sono certo che otterremo dei successi anche con lui. 

«Per adesso la tabella è di attenerci, come sempre, ai nostri protocolli sanitari. Pertanto farà tutti gli accertamenti necessari e una volta trovata la causa, vedremo cosa fare per il rientro agli allenamenti. Le tempistiche però potremo determinarle solo dopo questi esami. Per adesso Gianni non pedala».

Come si rimette subito in piedi un corridore, dottor Zaccaria?

20.05.2022
4 min
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Cadere in bici non è mai bello. Cadere durante una corsa a tappe oltre che non bello complica notevolmente le cose. Non solo bisogna cercare di portare a termine la frazione (e se si è uomini di classifica bisogna farlo anche stando davanti) ma bisogna farsi trovare pronti. Ed è questo uno dei ruoli di Daniele Zaccaria, medico della Bahrain Victorious.

Partendo dallo spunto della caduta di Mikel Landa la scorsa domenica nella Isernia-Blockhaus, con Zaccaria cerchiamo di capire come si rimette “in piedi” un corridore in poche ore.

Daniele Zaccaria è il medico della Bahrain Victorious in questo Giro
Daniele Zaccaria è il medico della Bahrain Victorious in questo Giro
Dottor Zaccaria, cade un suo corridore: cosa fa? Com’è la procedura?

Quando cade un corridore, tanto più se è un capitano, è sempre un bel problema. La prima cosa da fare è sincerarsi che non ci siano fratture o danni permanenti. Danni che possono impedire o mettere a rischio il proseguire della della corsa. Una prima valutazione pertanto viene fatta subito all’arrivo. Nel giorno del Blockhaus, pensando a Landa, dopo il podio e anche dopo il controllo antidoping. E qui comincia il lavoro.

Che consiste in…?

Una volta accertato che non ci siano fratture, si analizzano le ferite. Ci si prende cura delle abrasioni perché il nostro compito è quello di rimetterli in bici il prima possibile, in questo caso il giorno successivo, altrimenti non si ripartirebbe nelle condizioni migliori. Dobbiamo accelerare la guarigione di queste abrasioni o, restando nel caso di Landa, di contusioni. Vista la botta sapevo che il giorno dopo ne avrebbe avute diverse.

Prima, dottore, ha detto che vengono fatte delle valutazioni per verificare la presenza o meno di fratture, intende delle radiografie?

Le valutazioni le faccio io. Sono io dottore che dico se c’è bisogno o meno della radiografia. Nel caso ce ne fosse bisogno, il Giro d’Italia offre la possibilità di farle direttamente sulla finish line. C’è un “camion” apposito messo a disposizione dell’organizzazione. E questo avviene solamente al Giro d’Italia e al Tour de France. Ed è ottimo perché facilita molto il processo diagnostico in caso di fratture anche non visibili, non valutabili in prima istanza.

I detergenti Betadine che usano i corridori del team. In blu quello vaginale, ancora più delicato per le ferite più profonde
I detergenti Betadine che usano i corridori del team. In blu quello vaginale, ancora più delicato per le ferite più profonde
E può succedere che non si vedano subito?

E’ quel che è accaduto proprio al nostro Tratnik con la frattura dello scafoide. Frattura che difficilmente si vede anche con la radiografia semplice. Serve una Tac. Fare una diagnosi corretta è fondamentale per permettergli di proseguire la corsa.

Quindi dicevamo della cura delle ferite: come funziona?

Il medico passa alla pulizia delle ferite: disinfezione e pulizia… sono la prima cosa. Tra l’altro anche i ragazzi sono istruiti in tal senso. Nella doccia del bus, in caso di abrasione, hanno a disposizione dei detergenti specifici per fare una bella pulizia. Tante volte, infatti, rimangono tracce di asfalto, di erba, di sporcizia… Una buona pulizia agevola il recupero.

Il passo successivo?

Vengono messi i classici medicamenti, garze, cerotti (che però Zaccaria non vuol svelare del tutto. Anche qui ci sono piccoli segreti, ndr). Nel caso di Landa abbiamo avuto la fortuna di avere il giorno di riposo dopo la caduta. E questo ci ha permesso di gestire al meglio tutte queste procedure. 

Landa verso il Blockhaus con i segni sulla spalla. Mikel è caduto due volte. Per Zaccaria è stato bravo anche sul piano psicologico
Landa verso il Blockhaus con i segni sulla spalla. Mikel è caduto due volte. Per Zaccaria è stato bravo anche sul piano psicologico
E poi immaginiamo subentri anche l’osteopata o il fisioterapista… 

Certo, la squadra è ben organizzate anche sotto questo punto di vista. L’osteopata pensa più a rimettere in sesto “l’assetto” dell’atleta, cioè tutti quei piccoli scompensi che vengono fuori dopo una caduta. Poi c’è anche il massaggiatore che tratta l’atleta dopo ogni tappa, ma in questo caso ha più un ruolo fisioterapico. In realtà dal giorno di riposo, ne abbiamo addirittura uno in più di massaggiatore. Comunque non è una cosa semplice. Stiamo parlando di “macchine di Formula 1”, ragazzi per i quali un piccolo dettaglio può fare la differenza.

Si dice che spesso il problema più grande dopo una caduta sia il riuscire a dormire bene… Ci sono dei “segreti”, degli accorgimenti per ovviare a questo problema?

Diciamo che dopo una caduta c’è anche la parte psicologica da curare. Il corridore va rassicurato e rasserenato prima di dormire. E non è solo dopo una caduta… Riposare durante una corsa tappe non è così scontato: c’è la stanchezza, si deve cambiare l’hotel ogni volta. Ogni notte un materasso e un cuscino diversi. E poi non sempre gli alberghi, sono in location protette dal punto di vista dei rumori: magari si è vicini a zone con del traffico, c’è un evento nello stesso hotel, un bar appena sotto le stanze… Un Giro è una lunga challenge e noi dobbiamo tentare di salvaguardare l’habitat degli atleti il più possibile, renderlo sereno.

Pidcock Sanremo 2022

Pidcock fermato di nuovo. Come affrontare un caso simile?

23.03.2022
4 min
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La falcidia che ha colpito il gruppo di ciclisti, soprattutto prima della Milano-Sanremo, ha avuto due origini mediche. Di quella relativa ai problemi respiratori abbiamo già parlato con Gaetano Daniele, ma molti sono stati fermati anche da disturbi gastrointestinali, il caso più eclatante è stato quello di Thomas Pidcock, fermato dalla Ineos Grenadiers dopo una ricaduta (foto di apertura).

Il numero di casi ha destato sicuramente allarme nel gruppo, così abbiamo voluto saperne di più e Carlo Guardascione, medico del Team BikeExchange inquadra il problema nel giusto contesto: «Io oltre che responsabile sanitario del team sono anche medico di base e quando non sono chiamato per gare, sono nel mio studio. Questo mi consente di avere un polso della situazione generale nella popolazione. Ebbene, posso dire con assoluta certezza che rientriamo nei canoni normali del periodo stagionale. La fine dell’inverno porta sempre virus gastrointestinali come respiratori. Le cause sono che ci si scopre di più, si cominciano a cambiare le abitudini invernali e questo ha un prezzo».

Guardascione 2022
Carlo Guardascione, oltre che medico del Team BikeExchange, ha il suo studio di base a Solbiate Olona
Guardascione 2022
Carlo Guardascione, oltre che medico del Team BikeExchange, ha il suo studio di base a Solbiate Olona
Quali sono i sintomi più evidenti?

Diarrea, vomito, febbre. A studio nelle ultime ore sono venuti 5 casi di seguito tutti con problemi gastrointestinali. E’ chiaro che a un aumento nella popolazione corrisponde in maniera direttamente proporzionale anche un aumento nel gruppo di ciclisti: basta una borraccia un po’ più fredda, il sudore che si gela addosso in discesa ed ecco che escono fuori i problemi, c’è un raffreddamento repentino. Inoltre non bisogna dimenticare che possono influire anche le diminuite difese immunitarie.

A tal proposito, Fabio Felline, unico italiano arrivato alla conclusione della Parigi-Nizza, parlava proprio di calo di esse identificandone la causa nella battaglia lunga due anni contro il Covid…

Sicuramente ha influito, ma bisogna capire bene il perché. Ho letto l’articolo e Felline parla di utilizzo delle mascherine che ci ha disabituato a contrastare gli altri virus invernali. Questo è vero solo parzialmente. Noi abbiamo fatto una grande campagna vaccinale contro il Covid, ma questa ha fatto passare in second’ordine quella classica contro l’influenza: nel gruppo quasi tutti si sono vaccinati per la pandemia, ma ben pochi hanno fatto il vaccino antinfluenzale e i risultati sono questi. Guardiamo invece che cosa succede a livello generale: l’85 per cento degli anziani si è vaccinato anche contro l’influenza e infatti sono più difesi. I casi che arrivano al mio studio non li coinvolgono.

Guardascione studio
Negli studi medici i casi di malattie gastrointestinali in questo periodo sono aumentati
Guardascione studio
Negli studi medici i casi di malattie gastrointestinali in questo periodo sono aumentati
Torniamo al discorso relativo ai ciclisti, come abbiamo detto parte sono stati fermati da problemi respiratori e parte da disturbi all’apparato digerente. Le cause sono le stesse?

Generalmente sì, poi per ogni soggetto la sintomatologia può cambiare. Dipende come il fisico reagisce, ma vorrei porre l’accento su un aspetto basandomi sulla mia trentennale esperienza in mezzo al gruppo: gare come la Parigi-Nizza e la Tirreno-Adriatico sono sempre state foriere di malanni, proprio per il periodo di effettuazione. In Francia si è sempre gareggiato affrontando un gran freddo e molti lo soffrono. Anche da noi è vero che si trovano più giornate di sole, ma capitano anchee giornate di freddo intenso. Basti guardare quel che è successo nella tappa del Carpegna. L’unica vera differenza come dicevo è che in gruppo sono stati molti meno i ciclisti che hanno fatto il vaccino antinfluenzale, un dato che deve farci riflettere per la prossima stagione.

Nel caso di Pidcock e della sua recidiva, il britannico è stato fermato dopo che, appena ripresosi dal primo caso, si era subito rimesso ad allenarsi a pieno regime…

Non posso naturalmente giudicare dall’esterno, posso basarmi solo su quello che la squadra ha detto. Trovo estremamente corretto il fatto che Pidcock sia stato fermato, nel suo caso servono a questo punto accertamenti diagnostici, magari una gastroscopia perché potrebbe trattarsi di un’infezione virale che rallenta la fase digestiva. Probabilmente quando ha ripreso non era ancora stata scoperta la causa del suo malessere o non era guarito del tutto.

Ciclisti freddo 2022
Il freddo alla Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico ha provocato molti problemi in gruppo
Ciclisti freddo 2022
Il freddo alla Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico ha provocato molti problemi in gruppo
Nel suo ritiro ad Andorra dopo il primo caso di problemi intestinali, ha detto di essersi allenato a pieno regime, oltre 30 ore in bici. Quando si esce da una simile situazione, come deve essere la ripresa?

A prescindere da quali possano essere state le cause, su questo aspetto che ho letto anch’io sono rimasto un po’ perplesso. Quando si viene da problemi di diarrea e vomito, bisogna riprendere con molta prudenza perché il fisico è debilitato, ha perso non solo molti liquidi ma anche molti minerali e il metabolismo è completamente sballato. Bisogna reintegrare, non solo con i primi, bisogna rimettere in equilibrio ogni componente fisica prima di riprendere al 100 per cento altrimenti si va incontro a recidive. Il ritorno deve essere graduale, prima con gli allenamenti e poi con le gare che, in qualsiasi caso, sono sempre uno stress.

Questo vale anche per chi ha problemi respiratori?

Certamente, anche in quel caso il fisico impiega un po’ per tornare al suo stato normale. Spesso i corridori hanno tanta voglia di riprendere e saltano un po’ di passaggi, ma questo fa commettere errori che poi si pagano…