All’ultimo minuto arriva lo squillo “dei francesi”. Vince Gregoire

18.06.2022
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Un urlo di rabbia, di liberazione. Un urlo di vittoria. Alla fine la Groupama-Fdj ce l’ha fatta. Ha vinto una tappa al Giro d’Italia U23. A riuscirci è stato Romain Gregoire. Il francese fa un forcing micidiale sullo strappo, in ciottoli, che porta all’arrivo e può gioire.

Questo strappo è un must per le corse ciclistiche a Pinerolo. Ce ne passano diverse, ma in poche ci arrivano. La cornice di pubblico completa lo spettacolo.

Hayter se la gode

Ma mentre Gregoire sale famelico, c’è chi se la prende comoda, molto più comoda. Tutti cercano con gli occhi la maglia rosa… che però non spunta.

«Ai 500 metri – dice Leo Hayter – mi sono spostato. Mi sono defilato e sono venuto su piano, piano. Mi sono portato in coda al gruppo. Sapevo che non avrei mai perso 2’55” in 500 metri e così mi sono goduto il finale».

Quando Leo arriva esulta. Si sbraccia e abbraccia uno dei compagni che gli è vicino. Ride. E solo quando arrivano la mamma e il papà scoppia in lacrime. Realizza l’impresa che ha fatto.

Il 45° Giro d’Italia U23 è suo. I genitori sono arrivati due giorni fa: sono increduli e commossi. Squilla il telefono: è il fratello Ethan. La festa può iniziare.

Media folle

Ma riavvolgiamo il nastro. A Cuneo il sole picchia forte sulla testa e a Pinerolo martella proprio. I ragazzi che non hanno raccolto nulla sin qui cercano di guadagnarsi una fetta di spazio in questo Giro. E per questo la fuga non riesce a partire. Tutti cercano di scappare e quando è così non scappa nessuno. Risultato: media della prima ora 49,9 chilometri.

E già qui c’è la prima notizia: i ragazzi di Jerome Gannat non tirano. Se ne stanno buoni, buoni in gruppo. 

Al primo passaggio sull’arrivo, Gregorie è nascosto. Al secondo Giro è davanti.

«Avevo visto il passaggio ai 20 chilometri dall’arrivo – racconta Gregoire – L’ho studiato. Erano 500 metri molto tecnici. Mi sono detto: al prossimo giro devo stare davanti, girare in testa all’ultima curva e appena inizia la salita devo andare “a blocco”. Era questo il piano e ha funzionato. Ho usato il 40, credo per 25, per venire su».

La Groupama-Fdj tutta insieme. hanno vinto anche la classifica a squadre
La Groupama-Fdj tutta insieme. hanno vinto anche la classifica a squadre

Vittoria di testa

E dire che ieri Gregoire aveva sofferto l’ira di Dio sul Fauniera. Aveva perso molto terreno. Non aveva recuperato bene dal giorno ormai famoso della “tattica suicida” di Peveragno.

Ma l’ultima notte ha portato consiglio.

«Ho pensato a riposare bene – dice il ragazzo di Besançon – E’ stata una vittoria di testa e non solo di gambe. Ho proprio cambiato mentalità. Un’altra testa. Sapevo che c’era un’opportunità grandissima. Volevo questa vittoria più di ogni altra cosa». Ai suoi compagni avrebbe detto: «Demain on va gagner». Domani vinciamo.

«Ieri – riprende Gregoire – ho sofferto, davvero. Sapevo che il Fauniera sarebbe stato troppo duro per me e così oggi mi sono preso la responsabilità della corsa. Con Sam Watson, l’altro leader di giornata, abbiamo parlato molto, anche ieri sera e abbiamo voluto imporre la nostra strategia. Stavolta non avremmo preso in mano la corsa. 

«Oggi la squadra era tutta unita, tutta compatta su questa linea e quando è così le cose funzionano».

Ancora una volta la “trenata” decisiva l’ha data Lorenzo Germani che, nonostante una foratura e un cambio di bici, nel finale ha chiuso sulla fuga e ha guidato Watson e Gregorie in testa all’imbocco dello strappo.

Tutti compatti dunque. Tutti per Gregoire, ma anche per Sam Watson. L’inglese è molto veloce, ma tiene benissimo su percorsi del genere.

«Abbiamo corso e sprecato tanto per tutta la settimana – conclude Gregoire – e finalmente abbiamo raccolto una vittoria di tappa. Abbiamo cercato le energie per trovarla. E adesso possiamo rientrare felici a casa».

«E comunque è stato un buon Giro per noi. Abbiamo tre maglie (quella blu, rossa e quella bianca, ndr), siamo sul podio della generale e abbiamo vinto una tappa. Non abbiamo vinto la generale perché Leo Hayter è stato più forte, gli va riconosciuto. Ma questa vittoria rende più belle tutte queste altre cose». 

Pickrell vola su Chiavenna. E la Groupama-Fdj, cova sorniona

14.06.2022
7 min
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La Chiuro-Chiavenna, 101 chilometri, vola via in poco più di due ore. Doveva essere la tappa per mettere a posto le gambe e invece si è trasformata nella “rivincita del gruppo” nei confronti dei primi, se così possiamo dire. Una fuga di otto ragazzi che hanno mollato solo alla fine. Il gruppo tirato soprattutto da Israel-Academy e Bardiani Csf Faizanè ha ricucito e alla fine l’ha spuntata il canadese Riley Pickrell proprio della squadra israeliana.

Riley Pickrell (classe 2001) ha vinto di potenza
Riley Pickrell (classe 2001) ha vinto di potenza

Dal Pacifico a Chiavenna

Pickrell è un velocista puro. Almeno il suo fisico massiccio, con quadricipiti corti e potenti, dice questo. E tutto sommato lo conferma il canadese stesso nel ringraziare i compagni a fine tappa, parlando delle sue difficoltà in salita.

«Dopo aver superato l’ultima salita – racconta Pickrell – i ragazzi mi hanno riportato in testa. Ma non è stato facile, perché qualche volta sono scivolato indietro. Però sono arrivato all’ultima curva in seconda o terza ruota. A quel punto ho solo atteso di vedere il cartello dei 200 metri e lì ho spinto al massimo».

Pickrell viene da Victoria, cittadina su un’isola della costa del Pacifico nella British Columbia, in pratica è un po’ come Cavendish che viene dall’isola di Man. E’ la prima vittoria in Europa, è al primo Giro d’Italia U23, ma di corse a tappe ne ha già fatte tante. E lo scorso anno si è ben comportato al Giro del Portogallo.

Groupama-FDJ di rimessa

Ma forse la nota più curiosa di giornata è che tra i fuggitivi c’era anche Samuel Watson della Groupama-Fdj. Un segnale non da poco. Lo squadrone francese ha cambiato modo di correre dopo la batosta di ieri. Non ha più corso “da padrona”, come aveva fatto nella seconda e nella terza tappa, ma di rimessa.

Rimessa che però non fa rima con resa. E ce lo dicono sia il direttore sportivo Jérome Gannat, che Romain Gregoire, tra l’altro oggi terzo e affatto domo.

Jerome Gannat è il diesse della Groupama-Fdj
Jerome Gannat è il diesse della Groupama-Fdj

Esperienza preziosa

«Cosa è successo ieri? E’ successo – spiega Gannat – che ci abbiamo provato. Lenny Martinez era davanti con un vantaggio rassicurante, ma poi nel finale gli sono mancate un po’ di energie e ha avuto un principio di crisi di fame. Questo gli ha fatto perdere molto tempo nella salita finale. Se non ci fosse stata quella avrebbe perso molto, molto meno.

«In più c’era molto vento contro nella valle. Bisogna pensare che per Lenny, ma anche per Romain, questo è il primo anno nella categoria under 23. Non avevano mai fatto così tanti chilometri e cosi tanto dislivello nello stesso momento. Gli serve ancora un po’ di fondo. Quello che ha avuto Leo Hayter nel finale. E’ normale.

«Però Lenny ha mostrato di essere il più forte in salita».

De Pretto in maglia blu. Ieri ci aveva provato, ma Martinez gli aveva negato la gioia per un punto. Vincendo il Gpm è balzato in testa
De Pretto in maglia blu. Ieri ci aveva provato, ma Martinez gli aveva negato la gioia per un punto. Vincendo il Gpm è balzato in testa

Ingannati dal vantaggio?

I francesi però erano venuti in sopralluogo e tutto sommato sapevano ciò che li aspettava dopo il Mortirolo. Magari dalla macchina potevano fermarlo.

«C’erano due tappe decisive – riprende Gannat – per la classifica di questo Giro: una era quella di ieri e un’altra quella di venerdì, ma sapevamo che Lenny era tutto solo e che la discesa per lui non era un problema – ride, sapendo che è un vero funambolo e infatti ha guadagnato terreno – e che c’erano questi 30 chilometri per arrivare a Santa Caterina Valfurva».

«Gli abbiamo posto il problema, Lenny sapeva che sarebbe stata dura. Ma come faccio a dire a un ragazzo che ha 2’30” di vantaggio di fermarsi?

«Ne avevamo parlato e in funzione del vantaggio che avrebbe avuto in fondo alla discesa, avremmo deciso se continuare o fermarsi. Ma con 2’30” chi si sarebbe fermato?»

«E anche attaccare prima non avrebbe cambiato le cose. No, perché il lavoro era stato specifico per Lenny prima del Mortirolo e questa salita con queste pendenze era il terreno dove si sarebbe potuto esprimere al meglio. Non dimentichiamoci che si tratta di un giovane, che ha 19 anni. E lo stesso vale per Romain».

«Sono qui per crescere, per fare esperienza, per imparare. E di sicuro questa batosta gli servirà per il futuro. In più non dimentichiamoci che dopo il Mortirolo era diventata una sfida tra corridore contro corridore, non c’era più il gruppo. La corsa di ieri mi ha ricordato molto la vittoria di Ciccone al Giro. Uno ad uno sono saltati tutti. Per me era qualcosa di realizzabile».

La squadra francese ha mandato in fuga un uomo: sia per la tappa, sia per far correre coperti gli altri
La squadra francese ha mandato in fuga un uomo: sia per la tappa, sia per far correre coperti gli altri

Nuova tattica

Riordinate le idee, nella notte la Groupama-FDJ ha cambiato tattica. L’obiettivo è recuperare e stare nascosti, perché il Giro d’Italia U23 non è affatto finito. E loro restano la squadra più forte. Ne hanno tre fra i primi cinque, non dimentichiamo anche Reuben Thompson.

«Il Giro finisce sulla linea d’arrivo – dice Gannat – Adesso valutiamo le condizioni per vincere il “baby Giro”, che per me non è finito. Abbiamo quasi 6′ di ritardo. Un bel distacco, ma c’è la possibilità di fare qualcosa, sul Fauniera, ma anche sugli altri colli e sulle discese di alcune tappe – ride – tutto è aperto».

«Okay, Lenny ha avuto una piccola “defaillance” ieri, ma il Fauniera è una salita più adatta a lui. E’ lunga e dura (e la tappa è molto più corta e facile in precedenza, ndr). Ma bisogna vedere il vento, perché è un colle aperto, la strada è stretta. Spero solo che non sia a favore. E’ una salita di un’ora e un quarto, il tempo per guadagnare c’è. Magari per vincere la tappa va bene».

Altroché gettare la spugna: tra attacchi in discesa, vento contrario in salita, qui ci credono eccome. Covano sotto la cenere.

Gregoire (classe 2003) 2° nella generale è 1° nella classifica dei giovani. Corridore completo: ieri 2° in salita, oggi 3° in volata
Gregoire (classe 2003) 2° nella generale è 1° nella classifica dei giovani. Corridore completo: ieri 2° in salita, oggi 3° in volata

Gregoire al risparmio

Anche Gregoire non getta la spugna. Al termine della frazione di Chiavenna, Romain indossa la maglia di miglior giovane. 

«Ieri – dice Gregoire – è stata la giornata più dura che io abbia mai passato sulla bici. Ero veramente “a fuoco” negli ultimi 30 chilometri. Ho fatto di tutto per cercare di prendere il secondo posto. E sono contento di esserci riuscito perché Hayter era troppo forte per noi».

Gregoire fa chiarezza su un passaggio. Ad un tratto c’era lui all’inseguimento del compagno di squadra. Sembrava avesse staccato gli altri, ma invece era già davanti in fondo alla discesa.

«Non sono scattato. Io stavo molto bene e ho spinto, ma gli altri li avevo lasciati dietro nella discesa. In fondo mi sono trovato solo e ho pensato solo a spingere forte. E’ il contrario: sono stato ripreso».

«Il Giro non è finito – dice Romain mentre Pickrell fa festa sul podio – Sì, Leo Hayter è il più forte e sarà veramente complicato attaccarlo. Ma ci sono ancora tre tappe e può succedere qualsiasi cosa. Intanto oggi siamo rimasti più tranquilli. Watson è molto veloce e poteva fare bene in fuga, ma questo appunto ci ha consentito di restare in gruppo e risparmiare energie».

Oggi Romain ha fatto terzo, pronto a prendere l’occasione… e 4” di abbuono.

Germani ci apre le porte dello squadrone che fa già paura

06.06.2022
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Mancano pochi giorni al via del Giro d’Italia U23. La corsa rosa sta man mano trovando protagonisti e tra i nomi più gettonati in assoluto figurano quelli dei due francesi Lenny Martinez e Romain Gregoire. I due hanno un terzo compagno fortissimo, Lorenzo Germani il quale si è lasciato alle spalle un momento difficile che addirittura sembrava mettesse in bilico la sua presenza al “Giro baby”.

In pratica l’Equipe Continental Groupama-FDJ sarà il faro della corsa. Fino a qualche giorno fa restavano dei dubbi circa la presenza del figlio d’arte, Martinez appunto (suo papà Miguel ha vinto le Olimpiadi in Mtb nel 2000), ma adesso tutto è chiaro. Avranno onori e oneri della corsa… 

Lorenzo Germani (classe 2002) è alla seconda stagione nel team francese
Lorenzo Germani (classe 2002) è alla seconda stagione nel team francese
Lorenzo, ci siamo: pochi giorni al via del Giro under. Come stai?

Ho fatto la Corsa della Pace con la nazionale e le sensazioni sono state buone. Sono in crescita. Adesso c’è il Giro e già so che compito avrò: quello di aiutare la squadra.

Sei entrato subito nel pieno del discorso…

Sappiamo che abbiamo la possibilità concreta di conquistare la maglia rosa, di vincere le tappe in salita e di fare bene anche in quelle veloci.

E quale sarà appunto il tuo ruolo?

Non lo so ancora di preciso. Inizialmente cercherò di gestirmi e magari trovare qualche fuga. Poi so che dovrò lavorare. Magari sarò un battitore libero, ma certo se dovessimo avere la maglia dovrò tirare.

Siete senza dubbio la squadra più forte: come ci si sente ad avere gli occhi addosso?

Occhi addosso… noi pensiamo a fare la nostra corsa. La squadra sicuramente è ben disegnata, possiamo fare bene ovunque. Sì, siamo la squadra faro e correranno su di noi, ma per come gestiamo di solito noi la corsa non pensiamo agli avversari. A volte neanche guardiamo la starting list. Magari sembrerò uno “spaccone”, ma è per dire della mentalità che abbiamo. Per dire come interpretiamo noi le gare. Poi chiaramente è normale che in corsa man mano si gestiranno le situazioni. Però si parte per essere protagonisti.

Chi sarà il capitano: Martinez o Gregoire?

Quello che staccherà l’altro in salita! Non abbiamo un leader designato per ora.

Ma secondo te si metteranno l’uno a disposizione dell’altro o si “beccheranno”?

Vi regalo un aneddoto. Quest’anno Romain (Gregoire, ndr) ha vinto il Belvedere e quel giorno io sono arrivato poco dietro ma comunque tra i primi (settimo, ndr). Ebbene, subito dopo la corsa, appena finite le premiazioni, Romain mi ha detto: “Lorenzo, domani la corsa la facciamo per te”. Un altro corridore magari, fresco di vittoria, non lo avrebbe detto e lui sapeva bene che il giorno dopo avrebbe potuto vincere di nuovo. Poi magari lo pensava pure, ma non è quello che ha voluto dare a vedere o farmi capire. Quindi se Romain dovesse essere quello che andrà meno forte si metterà a disposizione tranquillamente. Credo che anche al Giro riusciremo a correre da squadra, come abbiamo dimostrato già in altre corse.

Tra i due chi è più “cannibale”, se così possiamo dire?

Sono due mentalità vincenti e se possono vincere entrambi vogliono farlo. Romain si vede che viene dall’Ag2R, che ha fatto gli juniores con loro che hanno già una mentalità molto professionale. Mentre Lenny da juniores in pratica ha corso da solo, però devo dire che sta imparando molto per quel che riguarda le dinamiche di squadra.

Sei nella squadra più forte con coloro che, almeno su carta, sono i favoriti. Questo un po’ ti limita? Oppure va bene così? Va bene lottare per la maglia rosa? 

Mah sapete – Germani risponde con una maturità pazzesca – io so già che non potrei vincere il Giro e da questo punto di vista non mi pesa più di tanto mettermi a disposizione. Fossi partito per vincerlo, sarebbe stato diverso. Magari sì, sarei potuto essere un po’ più libero in alcun tappe, avrei avuto più tappe su cui puntare, però vediamo strada facendo cosa viene fuori. E poi devo dire una cosa di questa squadra.

L’Equipe Continental Groupama-FDJ in avanscoperta sul Mortirolo. Germani è in giallo (foto Instagram)
L’Equipe Continental Groupama-FDJ in avanscoperta sul Mortirolo. Germani è in giallo (foto Instagram)
Cosa? 

In tutte le corse che ho fatto, prima di iniziare a tirare o di fare un determinato lavoro, il team ci ha dato la possibilità di entrare in fuga e quando ci sono riuscito ho raccolto dei buoni risultati. Insomma non si va al Giro sapendo già di dover solo tirare. E poi siamo under 23, spesso le carte si mischiano e tappe che su carta sembrano facili diventano le più difficili perché tutti ci vogliono provare o hanno la possibilità di stare davanti. Senza contare che siamo in Italia e da noi si corre più alla garibaldina.

Quindi Lorenzo ti possiamo tifare! Ti aspettiamo magari nella seconda tappa, quella di Pinzolo che è dura e la classifica, in teoria, non dovrebbe ancora essere delineata?

Eh – sospira Germani – ma anche nella prima se dovesse esserci vento… mai dire mai.

Avete fatto qualche sopralluogo? Conoscete il percorso? Gli Eolo-Kometa per esempio sono andati alla scoperta del Fauniera…

Abbiamo fatto un ritiro a Tirano, alla base dell’Aprica e del Mortirolo, pertanto abbiamo visto tutta la terza tappa, la più dura insieme a quella del Fauniera.

Gregoire è un talento, però Madiot ci va cauto

15.05.2022
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Romain Gregoire non riesce a smettere: in tre settimane si è portato a casa ben quattro classiche di primo piano nel panorama under 23. Il 16 aprile ha vinto la Liegi-Bastogne-Liegi, due giorni dopo è venuto in Italia e in 24 ore ha conquistato Giro del Belvedere e Palio del Recioto. Non contento l’8 maggio è andato in fuga alla Fleche Ardennaise con altri due corridori e li ha dominati in volata al punto che è stato segnato un secondo di margine fra lui e loro.

Stiamo parlando di un corridore al primo anno di categoria, del campione europeo juniores e argento mondiale dietro il norvegese Hagenes (anche lui in evidenza alla Lotto Soudal Development, ma non agli stessi livelli). A ben guardare, il tanto decantato Evenepoel aveva fatto poco di più…

Gregoire 2021
Guardate l’espressione di Gregoire con l’argento mondiale al collo: il 2° posto non è un’opzione valida…
Gregoire 2021
Guardate l’espressione di Gregoire con l’argento mondiale al collo: il 2° posto non è un’opzione valida…

Un talento da proteggere

Non abbiamo tirato in ballo il belga a caso. Nel ciclismo attuale alla ricerca spasmodica del campionissimo, le vittorie di Gregoire non sono passate inosservate, tanto che in casa Groupama FDJ la legittima soddisfazione convive in maniera sostanziale con una certa preoccupazione. Per questo, nel parlare del suo pupillo Marc Madiot, “capo supremo” del team francese è molto abbottonato e protettivo verso un simile capitale.

Sempre disponibile, il due volte vincitore della Parigi-Roubaix si sottopone volentieri alle domande su Gregoire, ma si sente dalla sua voce che tiene a mantenere un profilo basso, a evitare che la pressione monti intorno al 19enne di Besançon.

«Romain sto imparando anch’io a conoscerlo, di persona ma anche attraverso quel che mi dicono i responsabili della squadra Development. Sicuramente è davanti agli occhi di tutti la sua qualità, ma credo sia ancora presto per poterlo valutare appieno».

Madiot 2022
Madiot, manager della Groupama FDJ confida in Romain ma vuole anche preservarlo
Madiot 2022
Madiot, manager della Groupama FDJ confida in Romain ma vuole anche preservarlo
Vi ha sorpreso un rendimento così elevato al suo primo anno nella nuova categoria?

Non direi sorpreso. E’ certo che ha iniziato presto a vincere, ma me lo aspettavo viste le sue capacità in allenamento e quello che ha saputo fare da junior che potesse essere subito competitivo. Ha molto carattere e questo è un ingrediente fondamentale per emergere.

Per quel che si è visto, è un corridore che può avere chances anche nelle corse a tappe?

E’ un corridore da scoprire, ma io penso che lo possa essere. Quando è stato chiamato in causa ha fatto bene, lo scorso anno è stato quarto alla Corsa della Pace, ha anche vinto corse di più giorni e quest’anno al Circuit des Ardennes si è messo in evidenza pur scontando una brutta prima tappa che l’ha estromesso di classifica. Sono molto curioso di vedere quel che potrà fare al Giro Under 23, al di là del risultato mi interessa vedere come lo interpreterà. Il programma è che faccia sia Giro che Tour de l’Avenir, sarà un bel test per lui.

Gregoire Belvedere 2022
La netta vittoria di Gregoire al Giro del Belvedere, con Guzzo a 20″ (foto di Valentina Barzi)
Gregoire Belvedere 2022
La netta vittoria di Gregoire al Giro del Belvedere, con Guzzo a 20″ (foto di Valentina Barzi)
C’è un corridore del passato o del presente a cui Gregoire può essere paragonato?

No, non mi sento di fare paragoni perché è ancora un corridore da costruire. Non dobbiamo commettere l’errore di proiettare i risultati ottenuti nelle categorie minori nel professionismo, perché questo è un mondo a parte. Quei risultati hanno valore fino a un certo punto, da pro’ cambia tutto.

Quali sono le corse professionistiche, soprattutto le classiche del nord, che si adattano meglio a lui?

Il discorso è lo stesso di prima: Gregoire ha sicuramente vinto gare importanti che farebbero ad esempio pensare che possa emergere nelle prove delle Ardenne, ma quando passi pro’ il discorso cambia sostanzialmente, c’è necessità di tempo per capire dove potrà arrivare e dove potrà emergere.

Secondo voi è già possibile inserirlo in una squadra professionistica o ha bisogno almeno di un altro anno nel team development?

No, sicuramente resterà nell’equipe development, ma avrà occasioni per “assaggiare” il livello più alto. Vogliamo che proceda per gradi e non bruci le tappe.

Gregoire Recioto 2022
Il podio del Recioto, altra vittoria per distacco su Pinzon (COL) e Staune Mittet (DEN)
Gregoire Recioto 2022
Il podio del Recioto, altra vittoria per distacco su Pinzon (COL) e Staune Mittet (DEN)
Allargando il discorso, siete soddisfatti di com’è andata finora la stagione per la vostra squadra.

Non potremmo non esserlo… I risultati di Demare al Giro sono lì a testimoniare la nostra competitività, poi con Kung e Madouas abbiamo fatto molto bene nelle classiche del Nord. Io comunque non guardo mai a quel che è stato fatto ma appena conclusa una corsa sono già proiettato verso quella successiva, quindi penso che ci sia ancora molto da fare.

Ci sono altri Gregoire nel ciclismo francese, altri corridori così promettenti?

Lo spero vivamente, il nostro movimento è generalmente in forte crescita e sono convinto che ci siano in giro altri Gregoire, magari anche con qualcosa in più. Noi siamo attenti nello scovare nuovi talenti e dare loro la possibilità di crescere, ma con calma, come è giusto che sia.

Germani, Giro in forse: è il momento di crederci

03.05.2022
4 min
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A un certo punto serve… l’ignoranza. Badate bene, non è un invito all’analfabetismo né ad essere scortesi. Semplicemente quando si corre, arriva il momento in cui bisogna dimenticarsi delle buone maniere per prendersi quel che si deve. Così dopo qualche minuto parlando con Lorenzo Germani, grande talento della Groupama Fdj Conti, il consiglio che sfugge fra i denti e di cui dopo un po’ chiediamo quasi scusa, è esattamente questo.

Germani secondo nell’ultima tappa del Circuit des Ardennes vinta da Frigo (foto Dancerelle)
Germani secondo nell’ultima tappa del Circuit des Ardennes vinta da Frigo (foto Dancerelle)

Domenica si corre

Lorenzo è a casa ancora per poco. Domenica sarà in corsa alla Fleche Ardennaise assieme al… dream team. Vale a dire accanto a Romain Gregoire, asso pigliatutto di questo scorcio di stagione, e Lenny Martinez che tanto bene ha fatto al Tour of the Alps. Il laziale finora è stato al suo posto, ma la sensazione nel seguire sia pure a distanza le corse è che avendo un piccolo fenomeno come Gregoire, la richiesta del team o la deriva spontanea sia stata quella di lavorare e basta. Per questo siamo qui. Perché ci dica che non è vero. O per dirgli quello che c’è venuto di pensare.

«Ho fatto due o tre settimane – dice Lorenzo, in apertura nell’immagine di Groupama FDJ Conti – di cui sono abbastanza soddisfatto. Ci sono state corse in cui ho aiutato e in cui abbiamo vinto. Quando ho potuto, mi sono giocato le mie carte ed è venuto il secondo posto di tappa nel Circuit des Ardennes. Anche quel giorno ero abbastanza soddisfatto. Ci lasciano spazio, sta a noi riuscire a prendercelo. E’ difficile che nella riunione pre gara vengano dati ruoli bloccati…».

Gregoire si è preso la Liegi di forza, dopo aver avuto supporto dal team (foto La Conti Groupama)
Gregoire si è preso la Liegi di forza, dopo aver avuto supporto dal team (foto La Conti Groupama)
E quell’abbastanza che suona strano…

Perché difficilmente mi va bene tutto quello che faccio. Il fatto di tirare per Gregoire però viene abbastanza da sé, a prescindere dal fatto che sia francese. Avremmo lavorato allo stesso mondo anche se fosse stato etiope. Quando hai uno che va così, cambia poco da dove venga. Alla Liegi eravamo in fuga insieme e se l’è presa di forza. Al Belvedere ho fatto io il forcing in salita e lui ha vinto. Al Recioto ero là, ma sentivo di non essere al massimo. E piuttosto che lottare per fare un 20° posto, l’ho aiutato a vincere e ho chiuso 34°. Ho notato che a inizio stagione vanno tutti fortissimo…

Per essere lì davanti, forse vai forte anche tu?

Infatti credo che a volte mi manchi un po’ di testa, essere convinto delle mie potenzialità. Va anche detto che finora non ci sono state tante corse adatte a me, spesso si concludevano in volata. Le più vicine alle mie caratteristiche le ho trovate nelle Ardenne e mi sono difeso bene.

Terza tappa del Circuit des Ardennes annullata per maltempo, ci si copre. Germani è il primo a destra (foto La Conti Groupama)
Terza tappa del Circuit des Ardennes annullata per maltempo, ci si copre (foto La Conti Groupama)
L’obiettivo è il Giro d’Italia?

Non so ancora se lo faccio (sta zitto per qualche secondo, poi riparte, ndr). Non è tanto facile entrare nella squadra. Il livello è alto e con soli cinque uomini, la selezione è spietata. Dovranno esserci scalatori, il velocista e non c’è posto per tutti. Si dovrebbe sapere in settimana, ma so già che in alternativa potrò mettermi alla prova alla Corsa della Pace. Amadori mi ha detto che la porta è aperta.

Cosa ti dice il tecnico della nazionale?

Ci siamo visti al Recioto e ha detto che era soddisfatto. Prima ancora ci eravamo parlati a novembre e mi aveva confermato che mi tiene in considerazione e me lo ha ripetuto dopo il secondo posto in Belgio.

Marta Cavalli, anche lei alla FDJ, dice che a correre in un team straniero ci si sente sempre fuori casa…

Provo anche io qualcosa di simile, c’è come una patina. Il mio sentirmi estraneo a volte è dovuto a modi di dire, usanze, cose che a noi italiani farebbero ridere, per le quali invece ti guardano strano. E’ una sensazione strana, anche se padroneggiando bene inglese e francese, alla fine mi destreggio bene.

La squadra francese sta volando, per Germani non è facile trovare spazio al Giro (foto La Conti Groupama)
La squadra francese sta volando, non è facile trovare spazio (foto La Conti Groupama)
In base a cosa verrà fatta la selezione per il Giro?

Non solo i risultati, credo sia una valutazione globale. Per questo ci stanno mettendo tanto a dare i nomi, sono un po’ indecisi.

Quando ti vedremo digrignare i denti?

Me lo dice anche Manuel (Quinziato, il suo agente, ndr). Dice che va bene cercare di rimanere umile ed essere educati, ma devo crederci di più. Fra poco si parte, le occasioni per provarci non mancano. Ci provo di sicuro (sorride, ndr).

Anche il Recioto parla francese. De Cassan primo italiano

20.04.2022
5 min
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L’epilogo della festa del vino a Negrar di Valpolicella ha il sapore dolce del Recioto, il suo passito DOCG. Ed anche il Palio ha un podio degno di una denominazione di origine controllata garantita. Domina ancora Gregoire in solitaria, ventiquattro ore dopo aver conquistato il Belvedere. Dietro di lui finiscono Edgar Andres Pinzon (Colombia Tierra de Atletas) e Johannes Staune-Mittet, il norvegese della Jumbo-Visma Development (ricordate?) che ci aveva proprio pronosticato due giorni fa il suo compagno e connazionale Per Strand Hagenes.

Davide De Cassan quarto al Palio del Recioto, a soli 2″ dal podio. Il veronese ama le salite medio-lunghe ed ha uno spunto veloce (foto Scanferla)
Davide De Cassan quarto al Palio del Recioto, a soli 2″ dal podio (foto Scanferla)

Germani fissa l’obiettivo

Cento metri dopo la linea del traguardo, mentre proseguono gli arrivi frazionati, ci sono due italiani con umore simile e piazzamenti diversi. Uno è Davide De Cassan del Cycling Team Friuli che chiude quarto (primo degli italiani) a 2″ dal podio e che riflette su una gara che ama particolarmente. L’altro, che finisce più staccato nell’ordine d’arrivo, è Lorenzo Germani. Che si abbraccia subito con Gregoire e Samuel Watson, il suo compagno britannico.

«Quando hai confidenza nel leader – ci spiega a caldo il laziale dell’Equipe Continental Groupama-Fdj – le cose vengono più semplici. Conosciamo le sue qualità, quindi non abbiamo problemi a spenderci per lui perché i risultati arrivano. Il suo inserimento con noi? Quando hai un motore del genere non fai fatica ad integrarti. Dopo oggi, visto che siamo in Italia, possiamo dichiarare che puntiamo al Giro d’Italia U23».

De Cassan pensa alla rivincita

Uno degli avversari del talento francese alla corsa rosa sarà proprio De Cassan, che ritroviamo dopo la riunione post gara col suo diesse Fabio Baronti. Al Recioto il Cycling Team Friuli meritava qualcosa in più, ma è stato protagonista, come sua natura e come ormai è consuetudine.

Davide quanto vale questo piazzamento?

Questa corsa la considero di casa visto che abito a Cavaion Veronese (che dista a circa 20 chilometri da Negrar, ndr). Ci tenevo a fare bella figura già dall’anno scorso, quando poi è saltata. Quest’anno ancora di più. Ho dato tutto. La squadra mi è stata molto vicino, ha lavorato per me. Li ringrazio. Sono contento perché è una corsa dura, prestigiosa. Questo risultato fa molto morale.

Hai sentito un po’ di pressione?

No no. E’ stato veramente bellissimo correre in mezzo tutto questo pubblico che tifava per me. E’ stato uno stimolo ulteriore.

Sul podio sono finiti tre nomi importanti. Si poteva fare qualcosa di più?

Non saprei. Forse l’unica recriminazione che ho è quando ci è scappato via il norvegese della Jumbo nell’ultima discesa. Peccato, ci siamo guardati troppo in quel frangente e lui ne ha approfittato. Se non fosse andato via potevo giocarmi il podio, visto che poi ho fatto una buona volata per il quarto posto.

Hai avuto un buon avvicinamento grazie al Giro di Sicilia…

Ho sentito subito la differenza in salita tornando a correre tra gli U23. In mezzo ai pro’ ho fatto ritmo. Questo quarto posto voglio che diventi un punto di partenza. Verso fine mese correremo in Polonia poi, in base a come verrà strutturata la squadra per il Giro d’Italia U23, vedremo meglio i programmi. In ogni caso siamo una formazione molto ben attrezzata. Abbiamo fatto un grande Giro di Sicilia. Possiamo toglierci delle soddisfazioni in tante corse.

Com’è il ciclismo italiano nei confronti di questi stranieri?

Per me non è criticabile. Guardando gli ordini d’arrivo di queste gare, tra le più importanti d’Europa, c’è sempre uno o più italiani nella top ten. Qui al Recioto tanti italiani sono stati in fuga per tantissimi chilometri. Dobbiamo aggiustare la mira ma il centro è vicino. E’ solo una questione di approccio alle gare e smettere di buttarci sempre la croce addosso.

Il tuo futuro?

Il CTF è un’ottima società, sto veramente bene qui. Adesso penso a dare tutto gara per gara senza pensare troppo al professionismo. Ora solo testa bassa e menare. E sempre disposto a crescere su tutto.

Obiettivi stagionali?

Su questa gara avevo fatto un cerchiolino rosso fuoco (ride, ndr). E sono soddisfatto. Attualmente non ne ho però un pensierino a qualche tappa del Giro U23 o del Val d’Aosta, dove ho fatto bene l’anno scorso, ce lo faccio. Tanto lì ritroverò quelli che sono arrivati davanti qua al Recioto. Cercheremo di prenderci la rivincita.

Gregoire e Hagenes, tenaglia straniera al Belvedere

19.04.2022
5 min
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«Guarda quei due come vanno. L’anno scorso erano junior e oggi qua stanno dominando». Lo dicono alcuni corridori che passano staccati sotto il traguardo all’inizio dell’ultimo giro e subito si fermano sotto il maxi-schermo per vedere le immagini in diretta dell’83° Giro del Belvedere. Mancano circa 10 chilometri alla fine e “quei due” sono Romain Gregoire e Per Strand Hagenes, entrambi classe 2003, rispettivamente primo e terzo sull’arrivo di Villa di Villa.

Nella loro morsa ci finirà il trevigiano Federico Guzzo della Zalf Euromobil Fior ed atleta di casa, l’ultimo ad arrendersi al francese sulla salita di Montaner e bravo poi a resistere nel finale al ritorno del norvegese (20” e 23” i loro distacchi dal vincitore).

Romain Gregoire conquista l’83° Giro del Belvedere due giorni dopo aver vinto la Liegi U23 (foto ufficio stampa)
Romain Gregoire conquista l’83° Giro del Belvedere due giorni dopo aver vinto la Liegi U23 (foto ufficio stampa)

Il duello continua

Gregoire (che 3 giorni fa ha vinto la Liegi-Bastogne-Liegi U23) e Hagenes (che ad inizio aprile ha conquistato la terza tappa de Le Triptyque in Belgio) si conoscono molto bene. Nel 2021 si sono scambiati i primi due gradini del podio di europeo e mondiale. A Trento successo dello scalatore dell’Equipe Continental Groupama-Fdj mentre a Leuven trionfo del cronoman della Jumbo-Visma Development. Senza contare i piazzamenti ravvicinati (un po’ più a favore del norvegese) tra Belgio, Corsa della Pace in Repubblica Ceca e Parigi-Roubaix junior. A cavallo del cerimoniale della classica veneta li abbiamo sentiti entrambi.

Romain sei al primo anno nella categoria, ti aspettavi un inizio del genere?

Sinceramente no. Sapevo di stare bene e di avere una squadra forte ma non credevo di vincere due gare del genere in pochi giorni. Tuttavia mi era piaciuto il sapore della vittoria tra gli junior e volevo tornare a riassaporarlo il prima possibile tra gli U23.

Hai vinto tanto in Italia…

E’ uno dei miei posti preferiti. Oltre ad oggi (ieri per chi legge, ndr) e all’europeo, l’anno scorso ho vinto anche una cronosquadre ed il Trofeo Dorigo a pochi chilometri da qui (a Pieve di Soligo, ndr). Le corse che trovo qui, con atmosfera, pubblico e questo tipo di salite mi permettono di spingere al massimo. Vincere il Belvedere è stata una grande emozione, anche perché all’inizio dell’ultimo giro non avevo nessuna informazione sui fuggitivi davanti a me (degli otto fuggitivi erano rimasti davanti solo Bortoluzzi della Work Service e Guerra della Zalf, ndr). Ho solo dato tutto quello che avevo.

Dopo il traguardo ti sei abbracciato con Germani. Che rapporto hai con lui e cosa vi siete detti in corsa?

Con Lorenzo mi trovo molto bene, siamo spesso compagni di stanza in hotel prima delle gare. Lui ha fatto una grande corsa ed è andato molto forte (settimo a 50”, ndr). Abbiamo parlato nel finale di gara su cosa fare. Lo ringrazio perché mi ha messo nelle condizioni di vincere. Bravo lui e anche tutta la nostra squadra.

Che margini di miglioramento hai?

Sono ancora giovane, credo di averne tanti. Vorrei diventare un corridore da classiche. O meglio, l’aver vinto la Liegi U23 mi spinge a pensare di esserlo. Mi piacerebbe vincere anche la Liegi tra i pro’. Sarebbe un sogno vincere quel tipo di gare.

Hai qualche obiettivo in particolare?

A breve termine vorrei vincere ancora in Italia. Poi mi prenderò una breve pausa, dopo di che punterò al Giro d’Italia U23 per cercare di fare bene.

Cosa pensi del movimento francese giovanile?

La Francia ha sempre avuto grandi ciclisti. Adesso ci sono anche Lenny Martinez, Eddy Le Huitouze e Paul Penhoet (suoi compagni di squadra nel vivaio della Groupama-Fdj, ndr). Siamo un bel gruppo. Direi che siamo una generazione dorata del ciclismo francese.

Giro del Belvedere. Federico Guzzo, 2° al traguardo, riceve i complimenti di Per Strand Hagenes (3°)
Giro del Belvedere. Federico Guzzo, 2° al traguardo, riceve i complimenti di Per Strand Hagenes (3°)

Hagenes e il futuro della Norvegia

Ecco che tocca a Per Strand Hagenes dedicarci qualche minuto prima di raggiungere l’ammiraglia e fare rotta verso le prossime gare.

La tua squadra ha lavorato tanto. Cosa è mancato per vincere?

Forse oggi Gregoire era meno forte del solito. Noi non abbiamo sbagliato nulla, abbiamo pedalato molto bene. Uno dei miei compagni che mi avrebbe aiutato in salita purtroppo è caduto prima di iniziarla. Sfortunatamente abbiamo perso una opportunità di poter fare qualcosa di più. Io ho ritrovato un po’ di ritmo gara rispetto all’ultima volta (non correva da due settimane, ndr) ma ho fatto una corsa onesta, mi sentivo abbastanza bene e avrei bisogno di farne un altro paio così per tornare a sentirmi bene.

Quali gare farai prossimamente?

Salto il Palio del Recioto e farò il Tour de Bretagne dal 25 aprile al 1° maggio. Poi dovrei correre la Parigi-Roubaix Espoirs.

Che obiettivi hai per quest’anno?

Sono ancora al primo anno, devo migliorare fisicamente. Devo diventare più forte e potente. Fare esperienza ed imparare il più possibile in questa categoria. Ed anche nelle gare in cui ci sono i professionisti. L’obiettivo a lungo termine chiaramente è quello di diventare un pro’.

Il norvegese Hagenes parla col suo compagno irlandese Archie Ryan (di spalle) subito dopo l’arrivo del Belvedere
Il norvegese Hagenes parla col suo compagno irlandese Archie Ryan (di spalle) subito dopo l’arrivo del Belvedere
Il ciclismo norvegese è in ascesa. Cosa ne pensi?

E’ davvero un grande momento per noi. Penso che ci siano molti corridori giovani già forti e che possano crescere ancora. Bisogna darci tempo e vedrete quanto miglioreremo.

Puoi essere tu quello più forte della tua generazione?

No, io penso che ce ne siano tanti, anche più di me. Ad esempio c’è Johannes Staune-Mittet (suo compagno di nazionale e di squadra che ha già firmato un contratto dal 2024 per tre stagioni con la Jumbo-Visma, ndr). Correrà il Palio del Recioto. Seguitelo con attenzione perché va forte. Perché potrebbe vincere. Attenzione (ci saluta sorridendo, ndr).