Secondo anno in vista, Germani cambia ritmo e ambizioni

28.12.2023
6 min
Salva

CALPE (Spagna) – Quando nel corso della scorribanda spagnola siamo entrati nell’hotel in cui alloggia anche la Groupama-FDJ in coabitazione con il Movistar Team e la Total Energies, l’incontro con Lorenzo Germani era in cima alla lista degli appuntamenti. Il ciociaro è l’ultimo italiano rimasto nella squadra di Madiot ed è uno di quelli da cui ci si aspetta un segnale.

Con 22 anni a marzo, Germani si accinge a vivere il secondo anno nel WorldTour e nello scriverne ci rendiamo conto di essere vittime della nevrosi per cui si vorrebbe tutto e subito. Probabilmente accade perché i suoi amici della continental, da Martinez a Gregoire, sono passati ugualmente lo scorso anno e si sono già fatti vedere in modo importante. La realtà è che la squadra francese è nel pieno di una metamrofosi. Pinot ha smesso e Demare è passato alla Arkea-Samsic e così in pochi mesi il gruppo ha cambiato faccia.

Al via del Romandia, Germani ai primi passi nel WorldTour, Pinot ormai sulla porta del ritiro
Al via del Romandia, Germani ai primi passi nel WorldTour, Pinot ormai sulla porta del ritiro

Il discorso di Madiot

Germani lo troviamo in un divano nella hall da cui si vede la spiaggia di Calpe in pieno sole. Il ritiro è agli sgoccioli, la testa è già alle Feste e poi all’inizio della stagione. La squadra ha da poco fatto le foto ufficiali con le nuove bici Wilier Triestina, che però non si possono ancora mostrare. Germani dice che sono molto veloci, sia quella da strada sia quella da crono. Per il montaggio hanno mantenuto Shimano, come prima con le Lapierre. Il ritiro di Pinot ha lasciato un bel vuoto di carisma, come si riparte?

«Marc Madiot – attacca Germani – ci ha fatto uno dei suoi discorsi di inizio, prendendo l’ultima frase detta da Pinot alla squadra prima di andarsene: “Prendetevi cura della squadra”. Quindi ha detto che per tutti noi, che nel 2023 eravamo la nouvelle vague, il 2024 sarà un nuovo inizio. C’è stato un bel cambiamento anche all’interno dello staff, alcuni sono andati in pensione e sono arrivati dei nuovi. Marc resta comunque molto ambizioso, sono arrivate nuove figure nel campo della performance perché possiamo avere sempre qualcosa di più. Quindi ha concluso che non dobbiamo sentirci spaesati perché certi personaggi se ne sono andati. Mancheranno, ma abbiamo l’organizzazione per non farli rimpiangere».

Al posto di Yvon Madiot andato in pensione, Mauduit (qui con Gaudu) è capo della Direzione Corsa (foto Groupama-FDJ)
Al posto di Yvon Madiot andato in pensione, Mauduit (qui con Gaudu) è capo della Direzione Corsa (foto Groupama-FDJ)
E sarà davvero così?

Di sicuro sarà difficile non sentirne la mancanza. Penso sul piano dei punti, visto che Thibaut e Demare ne facevano tantissimi. Quest’anno toccherà a noi, a Gregoire e Martinez, che hanno la mia età. Insomma, il tempo dell’apprendistato sta per terminare e bisogna cominciare a portare dei frutti. Ora la squadra è nelle mani di Kung, Gaudu, Madouas e di certo Gregoire e Lenny Martinez, che ha fatto una stagione incredibile. Poi immagino una seconda linea con Rudy Molard e Geniets e Pacher.

E Germani?

Germani farà un calendario molto più WorldTour di quello che ha già fatto e che è stato ugualmente importante. La squadra ha fiducia in me, vedono che lavoro bene e faccio quel che devo. Prima del 10 gennaio non possiamo dare i dettagli, ma farò un calendario molto italiano, quindi è abbastanza prevedibile che sarò a Laigueglia, poi Strade Bianche, Tirreno, Sanremo e Giro d’Italia. In avvio si sta ragionando sul Provence e Drome Ardeche.

A che punto sei della tua crescita?

Dopo la Vuelta, mi sento più forte fisicamente e con più esperienza. Per conferma, aspetto di vedere le prime gare e come reagisce il fisico. La preparazione è cambiata perché non farò l’Australia. Quindi dato che inizio a metà febbraio, ho affrontato una ripresa più light. Per il resto sarà tutto uguale, a partire da quando si inizieranno a fare l’intensità e i vari lavori. Posso dire che ho chiesto di lavorare di più. Va bene crescere per gradi e il fatto che siamo giovani, però voglio anche spingere il limite un po’ più avanti. Perciò ho chiesto di aumentare l’intensità, le ripetizioni e le ore.

Da quando ha chiesto di allenarsi di più, Germani torna spesso a casa spossato… (foto Instagram)
Da quando ha chiesto di allenarsi di più, Germani torna spesso a casa spossato… (foto Instagram)
Vedere Martinez e Gregoire già a un livello così alto è un pungolo?

Dal momento che la squadra va bene, lo stimolo a lavorare meglio viene da sé. Il fatto di essere cresciuti ciclisticamente insieme, mi spinge a cercare di restare con loro, diciamo così.

Sembri sempre molto posato ed educato, anche se chi ti conosce meglio dice che in corsa sei una iena. Chi ha ragione?

Sono calmo, ma in realtà non sono calmo (sorride, ndr). Sapeste tutto quello che mi gira per la testa… A volte non parlo e mi tengo tutto dentro, ma in corsa è diverso. Metto i paraocchi come i cavalli da corsa, guardo solo la linea che c’è davanti e faccio il massimo. I timori reverenziali li ho avuto in parte il primo anno, poi ho concluso che sono un corridore come gli altri. Ho un contratto come pure Van der Poel. Lui prende milioni e io prendo migliaia, ma questo è un altro discorso. I timori reverenziali non te li puoi permettere, perché alla fine siamo tutti sulla stessa strada e su una bicicletta. Non è scritto da nessuna parte che uno ha dei privilegi, in corsa siamo tutti corridori.

Quindi riparti più cattivo?

Già prima della Vuelta avevamo parlato del non avere paura e di non porci limiti. Così ho fatto e la Vuelta è andata bene. Soprattutto noi giovani abbiamo corso con lo stesso piglio che avevamo messo in luce nella continental. Senza paura. Forse è vero che un grande Giro ti cambia il motore, perché sento di avere più forza e più resistenza. Magari a livello di picco non sarò cresciuto in egual misura, ma mi sento più solido.

La Vuelta è stata il primo Giro di Germani e l’ha corsa in modo sbarazzino. Qui in fuga verso l’Angliru
La Vuelta è stata il primo Giro di Germani e l’ha corsa in modo sbarazzino. Qui in fuga verso l’Angliru
Quando hai chiesto di lavorare di più, la squadra come l’ha presa?

Ne ho parlato con l’allenatore. Lui sa che non sono mai rientrato a casa da un allenamento davvero morto, quindi è stato d’accordo purché si aumenti nel modo giusto. Il desiderio sarebbe quello di ricominciare ad alzare le braccia al cielo, ma visto il calendario che faccio, sarà difficile. Io voglio continuare a progredire e crescere, poi per vincere c’è tempo. Però a fine 2024 mi scade il contratto, per cui non mi dispiacerebbe dare un segnale.

In nazionale eri sempre assieme a Milesi e Garofoli. Uno ha vinto il mondiale crono, l’altro ha avuto sfortuna, ma ha detto che accetterebbe la convocazione per mondiale U23 e per Tour de l’Avenir. Tu cosa ne pensi?

Assolutamente no. Dal momento in cui ho fatto la Vuelta, ho deciso che non avrei accettato più la chiamata di Amadori, per rispetto dei veri under 23. Se mi avessero chiesto di scegliere tra Vuelta e Avenir, ovvio che avrei scelto la Vuelta. In generale penso che bisognerebbe fare quello che ci fa crescere, non quello che ci fa vincere soltanto perché siamo andati correre con ragazzi di livello inferiore.

Pensi che vinceresti facilmente il mondiale U23?

Non ho detto questo, solo che non mi apporterebbe nulla a livello di crescita. E’ vero che non preparo una corsa per vincerla da due anni, ma credo che i veri U23 abbiano diritto a giocarsi la sola loro corsa che ha la televisione per tutto il giorno. Quelle che faccio io hanno sempre la diretta. Io almeno la penso così. Però (ghigna, ndr) ero certo che Gianmarco avrebbe risposto così.

Germani e il diario dei primi nove giorni spagnoli

04.09.2023
6 min
Salva

Questi primi nove giorni di Vuelta hanno fatto parlare tanto, anche per situazioni extra corsa. Per Lorenzo Germani è la prima volta in un grande Giro, e la sua squadra, la Groupama-FDJ, ha deciso di farlo partire proprio dalla Spagna. Un esordio lontano dai riflettori di casa, ma che per il giovane ciociaro ha comunque un grande significato. Oggi era il primo giorno di riposo, nove fatiche alle spalle, che Germani è pronto a raccontarci tutte d’un fiato

Una Vuelta partita bene per i francesi, con una crono a squadre terminata in quinta posizione
Una Vuelta partita bene per i francesi, con una crono a squadre terminata in quinta posizione

Riposo completo

«Domani – racconta dalla stanza dell’hotel Germani – si ripartirà con una cronometro. Di conseguenza oggi non ho preso la bici, nessuna sgambata, riposo totale. Ieri siamo partiti tardi, nonostante fossimo sul primo volo (la corsa si è spostata dalla zona di Murcia a quella della Castilla, ndr). Siamo arrivati in hotel prima di altre squadre, ma comunque non presto. La sveglia era alle ore 10 e oggi mi sono diviso tra massaggi e un controllo dall’osteopata».

Nove tappe complicate, la gambe si sono “sciolte” con il passare dei giorni e dei chilometri
Nove tappe complicate, la gambe si sono “sciolte” con il passare dei giorni e dei chilometri
Queste prime fatiche che cosa ti hanno lasciato nelle gambe?

All’inizio muscolarmente ero più rigido, con il passare dei giorni mi sono sbloccato, me lo ha detto anche il massaggiatore che i miei muscoli sono più “molli”. Gli ultimi 3 giorni sono stati particolari, la tappa di Oliva (la settima, ndr) è stata tranquilla. Le due successive no, siamo andati davvero forte. 

Riavvolgiamo il nastro fino a Barcellona, che effetto ti ha fatto partire per la tua prima Vuelta?

Fino a quando non sono salito sulla passerella di partenza, non sono stato del tutto tranquillo. Avevo un po’ di ansia che potesse succedere qualcosa, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Sapevo di far parte della squadra da inizio luglio, quindi ho avuto il modo giusto di avvicinarmi e approcciare questo impegno.

E gli attimi prima di salire sul trampolino? Eri nervoso?

No, da quando sono salito sui rulli per fare riscaldamento fino alla fine della prova ho mantenuto alta la concentrazione. Sono entrato in quella che possiamo definire una sorta di bolla. In quel momento ero più concentrato che emozionato. 

Germani alle spalle di Molard, il corridore più esperto nella squadra francese
Germani alle spalle di Molard, il corridore più esperto nella squadra francese
Com’è partecipare al primo grande Giro?

Davvero molto bello. Abbiamo avuto modo di creare il nostro gruppo piano piano. E’ dal Polonia che lavoriamo insieme, anzi dal ritiro di Tignes. I compagni li conosco bene, considerando che su 8 corridori siamo in 5 della generazione 2000 (i francesi Martinez e Gregoire, gli inglesi Askey e Watson, ed infine il nostro Germani, ndr). La squadra è super tranquilla e non ci mette pressione, l’ambiente è super familiare. 

Come squadra siete partiti bene…

Bisogna dire che siamo partiti subito forte, anche nella cronometro di apertura siamo stati davanti. Abbiamo ottenuto il quinto tempo, a pari con la Education-Easy Post, terzi. Lenny Martinez ha indossato la maglia bianca, anche se non ne era il detentore ufficiale (spettava a Evenepoel, che però indossava la roja, ndr). 

Avete anche indossato la maglia roja, con Martinez, che effetto fa scortarla in gruppo?

Trovarti in gruppo a tirare davanti agli squadroni come Jumbo e Soudal Quick-Step fa “strano”. Prima li vedevi solamente in televisione, poi però ci parli e ti accorgi che sono persone come te. Scherzi, ridi e scambi qualche battuta. Il giorno dopo aver preso la maglia sono stati loro i primi a farci le congratulazioni. Sono stati molto rispettosi. 

A Martinez hai detto qualcosa?

Che l’unico modo che aveva di farmi tirare per lui era prendere la maglia, ci è riuscito! Però dai, non ho dovuto lavorare nemmeno così tanto (dice con una risata, ndr). 

In gruppo con chi ti è capitato di parlare?

Durante una tappa Roglic mi ha passato in un tratto di discesa e mi ha detto: «Il problema è che vado forte in discesa, ma piano in salita». Mi ha strappato una risata, se lui ha questo problema figuriamoci noi altri. 

Il tifo com’è? Caldo?

Sì, fin dalle prime salite senti una grande emozione nel pedalare con tutta questa gente a bordo strada. Poi arrivi nei chilometri finali e diventa ancora di più, senti una spinta incredibile. 

In gruppo c’è spazio per una battuta e una parola con tutti i corridori
In gruppo c’è spazio per una battuta e una parola con tutti i corridori
Avete già affrontato tante difficoltà: salite, cadute e ventagli. Il momento più importante?

Nove giorni intensi. Nella frazione di ieri, ero contento di essere rimasto nel primo gruppo davanti durante i ventagli. Peccato che Martinez non sia riuscito a seguirmi ed è rimasto dietro. Ad un certo punto non sentivo la radio e non capivo cosa fare. 

Trovate il tempo per vivere un po’ di “vita comune”?

Poco ad essere sinceri. Le tappe finiscono tardi, e non siamo mai a cena prima delle 21. Non è semplice, anche perché i trasferimenti sono davvero lunghi, i momenti in comune sono principalmente in pullman, dove ridiamo e scherziamo. 

E con chi sei in stanza?

Gregoire. Mi trovo bene con lui, siamo in stanza insieme dal ritiro di febbraio e spesso condividiamo la stanza. Per caso, credo, visto che il mio cognome viene prima del suo nell’elenco della squadra. Durante il ritiro di febbraio avevamo un letto matrimoniale, abbiamo cercato di cambiare stanza e prendere due letti singoli, ma non ci siamo riusciti. Diciamo che una volta dormito nello stesso letto, abbiamo abbattuto tutte le barriere (altra risata, ndr). 

Nella tappa nove Germani (a destra in maglia Groupama) è stato bravo a muoversi nei ventagli, ritrovandosi nel gruppo di testa (foto Instagram)
Nella tappa nove Germani (a destra in maglia Groupama) è stato bravo a muoversi nei ventagli, ritrovandosi nel gruppo di testa (foto Instagram)
Come vi trovate?

Benissimo. Parliamo, ci confrontiamo, ed in più abbiamo trovato un nostro equilibrio che ci permette di vivere sereni.

La notte prima dell’esordio hai dormito?

Ho fatto fatica. Le notti successive, soprattutto le ultime, arrivava la stanchezza a chiudermi le palpebre. 

Questo riposo ci voleva, insomma, cosa ti viene in mente se pensi che ci sono ancora due settimane di gara?

Mi pongo più dei mini obiettivi. Non posso pensare a tutto insieme, altrimenti diventa ancora più dura. So bene che arriveranno le tappe toste e cercheremo di fare il massimo per mantenere la buona posizione di Lenny Martinez.

Esame Vuelta per Gregoire, talento coi piedi per terra

27.08.2023
3 min
Salva

Roman Gregoire si è presentato al via della Vuelta con un buon sapore in bocca. La vittoria al Tour du Limousin, con l’aggiunta non trascurabile di due tappe ha portato il talento francese al centro delle attenzioni. Avevamo raccontato del debutto nella corsa spagnola del blocco giovanissimo della Groupama-Fdj, compreso il nostro Germani, ma è innegabile che per ora Gregoire sia quello che ha mostrato qualcosa di più.

Gregoire è arrivato alla Vuelta di certo in condizione, con le vittorie al Tour du Limousin
Gregoire è arrivato alla Vuelta di certo in condizione, con le vittorie al Tour du Limousin

Lo scalino del WorldTour

Un metro e 76 per 64 chili, vent’anni compiuti a gennaio, il ragazzino che da junior e under 23 dominava spesso in lungo e in largo, ha vissuto questa prima stagione da professionista con numeri a dir poco interessanti. Delle sue cinque vittorie, tre sono traguardi intermedi, mentre due le classifiche finali di due corse a tappe: La Quattro Giorni di Dunkerque e appunto il Limousin.

«Ma la Vuelta – dice – è lo step successivo e francamente è ancora un punto interrogativo. Mentre nelle gare di livello inferiore le cose stanno andando per il verso giusto, il WorldTour resta un gradino da salire. Per il momento manca ancora un po’, ma questa Vuelta può davvero aiutarmi a progredire fino al livello che serve».

Nella cronosquadre di apertura a Barcellona, la squadra francese è arrivata 5ª a 6″ dalla DSM (foto Groupama-FDJ)
Nella cronosquadre di apertura a Barcellona, la squadra francese è arrivata 5ª a 6″ dalla DSM (foto Groupama-FDJ)

La festa del ciclismo

Nel caldo afoso di Barcellona, la vigilia della corsa è stata dedicata alle videoconferenze destinate ai media, alle quali hanno partecipato Evenepoel, Vingegaard, Roglic, Thomas o Ayuso. Prima del via, il clima è sempre mediamente festoso, per cui la comparsa di Gregoire in uno degli schermi dedicati alle interviste ha suscitato curiosità. Con lui c’erano il compagno Lenny Martinez e il diesse Vaugrenard (foto Groupama-FDJ in apertura): nessuno dei giornalisti francesi collegati ha osato proporlo come successore di Evenepoel sul podio della Vuelta, ma certo la curiosità di capire cosa aspettarsi dal ragazzino di Besancon nella gara di tre settimane è parsa alta.

Lui stesso non sa ancora cosa dire, se non sottolineare il fatto che questo debutto è privo di grandi attese e soprattutto di pressioni. Fare bene. Fare esperienza. E se possibile vincere una tappa.

«Per il momento mi avvicino a questa Vuelta con una certa rilassatezza – ha spiegato – durante la presentazione delle squadre mi è sembrato di trovarmi in grande festa del ciclismo e cercherò di approfittarne. Sono felice di essere qui».

La Vuelta sarà una scoperta per Gregoire, qui ai massaggi. L’obiettivo è una tappa (foto Groupama-FDJ)
La Vuelta sarà una scoperta per Gregoire, qui ai massaggi. L’obiettivo è una tappa (foto Groupama-FDJ)

Un gesto coraggioso

Chiaramente, Gregoire è in Spagna per imparare sperando di farlo rapidamente e in modo intelligente, per non finire come tante grandi speranze francesi, portate rapidamente sugli scudi, adorato un po’ troppo in fretta e poi messe in un angolo. Madiot però questa volta ha scelto di alzare l’asticella, schierando il suo gruppo migliore, nel percorso di rinnovamento della squadra.

«Penso che il suo sia stato un gesto forte – ha ammesso Gregoire – un vero segno di fiducia. L’obiettivo primario per me e per tutti noi è la vittoria di tappa. Non abbiamo fatto ricognizioni, solo tanti allenamenti in altura, ma ho studiato le mappe e le tracce GPS per immergermi nel percorso. So che il giorno in cui deciderò di provarci, dovrò andare al 100 per cento».

Martinez, Germani, Gregoire… la “banda Gigì” fa rotta sulla Vuelta

09.08.2023
4 min
Salva

Loro sono i ragazzi di “Gigì”, di Jerome Gannat. Parliamo delle giovani perle della Groupama-Fdj che dalla continental sono passati in prima squadra. Ragazzi che ora sono impegnati nelle gare più importanti del WorldTour e che si apprestano ad affrontare il loro primo grande Giro: la Vuelta.

Tutto è nato con una battuta scambiata al Giro della Valle d’Aosta proprio con Gannat, il diesse della continental francese. Gli avevamo chiesto dove fossero i suoi ragazzi, quelli con cui ha vinto tante gare, con cui dominava lo stesso Valle d’Aosta e tante altre corse di primo piano e lui: «Eh – sospirando – i miei ragazzi sono alla Vuelta!». La frase si era conclusa però con un sorriso e una “coda” d’orgoglio.

La sua Equipe Groupama-Fdj è stata forse la continental più forte di sempre. Reuben Thompson, Lorenzo Germani, Romain Gregoire, Lenny Martinez molti di loro li rivedremo in Spagna. E la lista non è finita: pensiamo a Watson, Davy e Askey.

Gannat (il secondo da sinistra) era il diesse del forte gruppo della continental, passato quasi tutto in prima squadra
Gannat (il secondo da sinistra) era il diesse del forte gruppo della continental, passato quasi tutto in prima squadra

Martinez sogna

In Polonia c’erano Germani e Martinez: ormai due fratelli. Come del resto anche gli altri. Questo è un punto forte del gruppo di Madiot che fa leva sul centro di Besançon, sulla formazione tutti insieme sin da giovani.

«Io – spiega Martinez – sapevo che avrei dovuto fare la Vuelta sin da gennaio. Per me non è stata del tutto una sorpresa, ma sono ugualmente molto felice di andarci. E’ una vera emozione. Sarà una grande esperienza. E’ tutta la squadra che è giovane. E credo sia super!».

«Gannat? E’ il mio diesse e mi manca. A lui sono affezionato, ma ora siamo qui».

Al Polonia Martinez ha chiuso 12° nella generale. Bene anche Germani che lo ha aiutato (foto Instagram – @gettysport)
Al Polonia Martinez ha chiuso 12° nella generale. Bene anche Germani che lo ha aiutato (foto Instagram – @gettysport)

Vuelta guadagnata

Rispetto a Martinez e Gregoire, Germani non era certo di andare in Spagna. In qualche modo doveva guadagnarsela. Magari non per forza a suon di risultati, ma dimostrando che era pronto fisicamente e mentalmente. Il primo anno del WorldTour può essere molto complicato. Ma il laziale, e anche i suoi compagni, ha mostrato a Madiot di saper tenere, di avere le spalle abbastanza grandi per un grande Giro.

«E’ bello che siamo tutti insieme e tutti noi ci aiutiamo, ci conosciamo bene. Sarà una bella avventura», ha detto Germani.

«Della Vuelta ne parliamo tra di noi, non sempre… ma ne parliamo. E’ il nostro primo grande Giro. Siamo tutti emozionati. Sarà un’esperienza importante anche perché siamo cresciuti insieme. E’ un po’ come tornare ai vecchi tempi. E questo, immagino, rende l’approccio diverso per noi rispetto ai ragazzi delle altre squadre che arrivano ad un grande Giro per le prima volta. Siamo noi, siamo il “solito” gruppo».

«E’ bello questo passaggio – aggiunge Martinez – dal “baby Giro”, al Valle d’Aosta e ora alla Vuelta». 

All’arrembaggio

I giovani della Groupama-Fdj sono quindi pronti a dare assalto alla Vuelta. Battitori liberi, senza pressione, ma con tanta classe. «L’affronteremo giorno per giorno», ci dicono. Il che sa di un attacco annunciato.

Per questo appuntamento non hanno cambiato allenamenti, né fatto qualcosa di specifico. Hanno seguito un approccio “normale”, inserito in un più generale programma di lavoro, di crescita naturale. Quindi: altura, gare di preparazione e nessuna uscita particolarmente lunga. Semmai di diverso c’è stata la prova della cronosquadre durante l’altura.

«Abbiamo fatto un avvicinamento molto standard – dicono in coro i ragazzi – tre settimane in altura e nulla di particolare. Non abbiamo visto nessuna tappa, però abbiamo fatto una riunione per conoscere a grandi linee il percorso. Abbiamo studiato i profili, ma non abbiamo fatto nessuna ricognizione in bici».

I ragazzi della “banda Gigì” qualcosa s’inventeranno. Tra gli under 23, speso facevano il bello e il cattivo tempo. Magari sbagliavano anche, ma la corsa passava da loro. Mai passivi. Sempre col coltello tra i denti. 

Nel WT dei grandi non sarà facile ripetersi, ma siamo pronti a scommettere che non staranno sulle ruote. Neanche alla Vuelta.

Gregoire ora vince anche fra i pro’. Dove può arrivare?

01.06.2023
5 min
Salva

Ormai non è più una novità. Sono almeno due anni che Romain Gregoire fa parlare di sé, ma quel che colpisce è come stia bruciando le tappe. Junior di primissimo piano nel 2021, capace di vincere il titolo europeo e l’argento mondiale. Una pioggia di successi fra gli under 23 nel 2022 fra cui tappe al Giro e al Tour de l’Avenir, sembrava che passando subito fra i pro’ potesse quantomeno rallentare. Per tutta risposta, il ventenne di Besançon ha portato a casa la vittoria alla 4 Giorni di Dunkerque, non proprio una corsetta…

E’ chiaro che le sue vittorie acquistano risalto in un ciclismo, quello transalpino, che gode sì di buona salute, ma che è ancora alla ricerca del campione assoluto: un ruolo che neanche il grande Alaphilippe è riuscito a interpretare appieno, perlomeno nel colpire la fantasia dei tifosi più maturi, quelli rimasti all’epoca delle conquiste di Hinault e Fignon.

Già alla Strade Bianche Gregoire si era messo in luce, finendo ottavo
Già alla Strade Bianche Gregoire si era messo in luce, finendo ottavo

Un talento da tenere stretto

Molti guardano a Gregoire come al loro erede e per questo alla Groupama FDJ cercano di proteggerlo il più possibile. A Dunkerque, a guidarlo c’era Frederic Guesdon, una lunga carriera come corridore e dal 2015 direttore sportivo del team.

«Non lo conosco da molto tempo – spiega – e uniche occasioni in cui l’ho avuto in gara è stato a Morbihan e Dunkerque, ma resto davvero sorpreso nel vedere con quanta autorità corre fra i pro’. Nel team se ne parla molto bene, è un talento che ci teniamo stretto e che va fatto crescere piano piano».

Gregoire in trionfo agli europei di Trento 2021. Era junior, ora già vince fra i pro’
Gregoire in trionfo agli europei di Trento 2021. Era junior, ora già vince fra i pro’
Quali sono i suoi punti di forza?

Da quel che ho visto è un corridore abbastanza completo, che può emergere tanto nelle corse di un giorno quanto in quelle a tappe come a Dunkerque, quindi contenute nei giorni di gara. Io penso anzi che siano proprio queste gare che possano farlo crescere e maturare, noi intendiamo lavorare così con lui. Serve tempo, vogliamo vedere come reagisce nelle gare di alta montagna, poi potremo farci un’idea su quale sarà il suo futuro.

La vittoria di Dunkerque significa che è già adatto al ciclismo professionistico?

Penso di sì, ma questa non è una sorpresa. Come molti altri giovani che appena arrivati nel ciclismo professionistico sono già in grado di emergere e vincere. E’ il ciclismo di oggi, che già al primo anno ti permette di farti vedere. Se hai qualità emergi subito, questo è chiaro.

Gregoire sta attirando su di sé l’attenzione dei media transalpini che sognano un nuovo Hinault
Gregoire sta attirando su di sé l’attenzione dei media transalpini che sognano un nuovo Hinault
Come persona che impressione ti ha fatto?

E’ un tipo semplice, gentile, anche riservato, nel senso che non è uno di quelli che si pone al centro del gruppo. Si è ben adattato al nuovo nucleo di corridori. Sa bene quello che vuole e magari non va a sbandierarlo ai quattro venti, ma lavora in funzione dei suoi sogni con determinazione.

In Francia un corridore capace di lottare per la vittoria al Tour con concrete possibilità è atteso da molti anni. Potrebbe essere Romain quel qualcuno?

Appena salta fuori un nome, subito si pensa al Tour: è un po’ il destino del nostro ciclismo. Io dico che Romain potrebbe anche farlo, ma per saperlo bisogna aspettare. Noi non lo conosciamo ancora su percorsi davvero duri, in alta montagna, con fatiche ripetute. Penso che presto lo sapremo e potremo capire dove potrà arrivare. Io sono ottimista, ma non saprei proprio dire quanto ci vorrà perché arrivi a quei livelli, non dimentichiamo che di Pogacar ce n’è uno…

La più grande vittoria di Guesdon: la Parigi-Roubaix del ’97, su Planckaert e Museeuw
La più grande vittoria di Guesdon: la Parigi-Roubaix del ’97, su Planckaert e Museeuw
Tu sei stato esponente di un ciclismo dove si poteva restare negli anni, hai avuto una lunga carriera. Quando vedi un giovane come Gregoire temi che la loro carriera possa essere più breve?

E’ difficile da dire perché oggi la carriera di un corridore inizia molto prima. Già nelle categorie giovanili hai tanta pressione e impegni importanti, arrivi fra i pro’ giovane ma già rodato. La logica dice che i corridori di oggi non potrebbero avere una carriera così lunga sempre ad alti livelli proprio perché si passa prima e si arriva che si è già al top. Ma solo il tempo potrà dare le risposte.

C’è un corridore del passato o del presente a cui lo paragoneresti?

Per me ha un modo di correre e di porsi che mi ricorda molto Philippe Gilbert. Potrebbe anche essere quella la sua strada, di grande specialista per un certo tipo di classiche e di corse.

Abbiamo visto che nel programma di Romain c’è la Vuelta. Che cosa vi aspettate da lui al suo esordio in un grande Giro?

Deve andare con la mente sgombra, vivendo alla giornata. Non gli poniamo limiti, dovrà capire lui che cosa potrà fare. E’ inutile parlare di classifica o di questa o quella tappa: scoprirà strada facendo che cosa potrà fare e potrà ottenere. Magari qualche frazione che più gli si addice potrebbe davvero metterlo in luce. Diciamo che non passerà inosservato.

Ottavo a Siena, vent’anni: Gregoire vola tra i grandi

15.03.2023
4 min
Salva

Magari Romain Gregoire non sarà super appariscente come Juan Ayuso o come poteva esserlo a suo tempo Remco Evenepoel, ma il giovanissimo francese, è un classe 2003, ha iniziato col piede giusto la sua avventura tra i professionisti.

Il portacolori della Groupama-Fdj ha messo nel sacco dei buoni piazzamenti, tra cui l’ottavo posto alla Strade Bianche, gara WorldTour il cui livello è stato come sempre siderale. 

Jerome Gannat è il suo ex direttore sportivo. Seguiva Romain fino allo scorso anno quando l’atleta di Besancon era nella continental del gruppo di Marc Madiot.

Gannat con Gregoire dopo il Trionfo alla Liegi U23 (foto Instagram – Alexis Dancerelle)
Gannat con Gregoire dopo il Trionfo alla Liegi U23 (foto Instagram – Alexis Dancerelle)

Sorpresa a metà

Abbiamo visto da vicino Gannat e i suoi ragazzi. Come si comportavano in corsa, nelle riunioni, tra di loro. Il gruppo era centrale in quella squadra. Tra l’altro una squadra di fenomeni: oltre a Gregoire c’erano anche Germani, Paleni, Thompson, Martinez… 

«Romain – dice Gannat – è ora con il team WT. Ha mantenuto l’allenatore che lo stava già seguendo nella squadra continental. Ora è sotto la guida dei direttori sportivi del team maggiore e lo vedo di tanto in tanto al Service Course, perché Romain vive nello stessa cittadina che è anche molto vicino al mio paese.

«In queste prime gare i suoi risultati sono ottimi. E si vede che ha ancora un legame molto forte con le corse italiane. Negli under 23 fece sue gare come il Belvedere, il Recioto e una tappa al Giro Baby. Evidentemente sono fatte per lui, in quanto sono gare esigenti. E perché no, le corse italiane potranno far brillare Romain anche nelle classiche al termine della stagione».

Romain Gregoire (classe 2003) impegnato all’ultimo Trofeo Laigueglia. Per il francese tanta classe e anche tanta grinta
Romain Gregoire (classe 2003) impegnato all’ultimo Trofeo Laigueglia. Per il francese tanta classe e anche tanta grinta

Punta sulla Liegi

Gannat dunque non appare poi così sorpreso che il suo ex gioiellino si sia subito distinto anche tra i grandi. Conosceva il valore di Romain allora e sapeva che si sarebbe adattato bene. Anche perché lui stesso la scorsa estate ci disse che Gregoire è molto serio, inquadrato nella sua vita da atleta.

«Riguardo ai programmi – chiede Gannat – non conosco esattamente il suo calendario, ma so due cose: che vorrebbe brillare alla Liège-Bastogne-Liège, che ha vinto negli under 23, e poi vorrà fare bene la Vuelta. Vuelta che fa parte anche del programma di Lenny (Martinez, ndr)».

Romain Gregoire vince a Pinerolo, in cima ad uno strappo durissimo, l’ultima tappa del Giro U23 del 2022 (foto Isola Press)
Gregoire vince a Pinerolo, in cima ad uno strappo durissimo, l’ultima tappa del Giro U23 del 2022 (foto Isola Press)

Come un pugile

Gregoire si è mostrato un corridore di sostanza fra il gli under 23. Al netto dell’impresa di Leo Hayter verso Santa Caterina Valfurva che ha scombussolato Giro U23 e tattiche di squadra (era in testa proprio il compagno Martinez), Romain ha mostrato una grande costanza di rendimento. 

Forte in salita, forte sugli strappi. Non a caso dominò il finale del Giro U23 sullo strappo di Pinerolo. Un colpo da finisseur. Ma come si può inquadrare un atleta così?

«Più che scalatore – spiega Gannat – Romain è prima di tutto un “puncher”, cioè un combattente, con qualità di arrampicatore. Il suo ottavo posto nella Strade Bianche dimostra che ha il potenziale per brillare in eventi difficili di un giorno come le Ardenne o le classiche italiane».

«Ma sono anche convinto che le sue qualità di scalatore progrediranno nei prossimi anni», come a dire che potremmo vederlo presto competitivo anche per le corse a tappe. Intanto aspettiamolo nelle corse di un giorno più dure.

Julbo cresce in Italia e rafforza la sua squadra

16.01.2023
4 min
Salva

Con un passo davvero deciso e nello stesso tempo veloce, Julbo prosegue la sua crescita all’interno del mercato sportivo italiano. Stiamo parlando di una realtà di fama mondiale con alle spalle ben 134 anni di esperienza. L’azienda francese è stata infatti fondata nel 1888 nel dipartimento dello Jura, in quella che può essere considerata la patria dell’industria francese dell’occhialeria.

Oggi Julbo è in grado di proporre al mercato prodotti high-tech che spaziano dall’alpinismo allo sci in tutte le sue discipline e sfaccettature. L’azienda francese realizza inoltre occhiali di alto livello anche per vela, running, enduro e naturalmente per ciclismo su strada.

L’Italia cresce

A distanza di quattro anni dal cambio di strategia deciso per il mercato Italia, Julbo conferma il trend positivo delle vendite chiudendo l’anno fiscale con una crescita del 10% rispetto al precedente. Un dato questo che proietta il secondo trimestre dell’anno in corso ai massimi storici.

Thomas Pellegrino, Direttore Commerciale Europa Med, ha voluto commentare con queste parole la situazione positiva del mercato italiano per Julbo.

«Stiamo affrontando grandi sfide e ci poniamo traguardi ambiziosi per l’Italia. Julbo è un prodotto tecnico dedicato alla performance, che vanta oltre 100 anni di tradizione e know-how, ideato e progettato da chi ama lo sport, per atleti e professionisti dell’outdoor e per gli amatori più esigenti. Abbiamo l’obiettivo di crescere insieme ai nostri partner, per questo, abbiamo la necessità di avere un team in solida evoluzione».

Thibaut Pinot è uno dei volti di riferimento della Groupama-FDJ
Thibaut Pinot è uno dei volti di riferimento della Groupama-FDJ

Un nuovo team

Come anticipato dallo stesso Thomas Pellegrino, per il brand francese risulta oggi fondamentale avere un team in grado di presidiare al meglio il mercato italiano. Il coordinamento delle attività di Julbo per il nostro Paese è stato affidato a Stefano Cronst che ricoprirà il ruolo di Country Manager. Nel suo lavoro potrà contare sulla professionalità consolidata di Marta Ripamonti, Account Manager per l’area Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Accanto a loro Luca Bergamini, selezionato come figura commerciale di riferimento per Lombardia ed Emilia-Romagna. 

Il nuovo assetto del team rispecchia l’approccio strategico dell’azienda al mercato, volto a garantire una crescita organica e sostenibile, capace di mantenere l’attenzione sul partner offrendo formazione, supporto alle attività di sell-out e un livello di assistenza post vendita adeguato alla qualità e ai valori del brand. 

Trai i giovani passati dalla continental del team francese alla formazione WorldTour c’è anche Lorenzo Germani (foto Facebook Lapierre)
Trai i giovani passati dalla continental del team francese alla formazione WorldTour c’è anche Lorenzo Germani (foto Facebook Lapierre)

Con Pinot e compagni

Ricordiamo che Julbo non è solo occhiali, ma anche caschi. Il brand francese ha inoltre un forte legame con il ciclismo. Da quest’anno la Groupama-FDJ, la formazione diretta da Marc Madiot, utilizzerà caschi firmati Julbo mentre nel 2024 ai caschi si aggiungeranno anche gli occhiali. Diverso il discorso per la formazione continental del team francese che nel 2022 ha dominato la scena internazionale con Lenny Martinez, Romain Gregoire e il nostro Lorenzo Germani. I ragazzi del team continental già da quest’anno utilizzeranno caschi e occhiali Julbo.

Julbo

La Groupama-FDJ sceglie la qualità di Julbo

17.12.2022
3 min
Salva

Nei giorni scorsi il team Groupama-FDJ, la formazione diretta da Marc Madiot, ha definito un accordo di partnership tecnica con il brand Julbo. Si tratta di un accordo pluriennale caratterizzato da due passaggi ben distinti. Dal prossimo anno, Pinot e compagni utilizzeranno caschi firmati Julbo mentre nel 2024 ai caschi si aggiungeranno anche gli occhiali. Diverso il discorso per la formazione continental del team francese, quella che per intendersi quest’anno ha dominato la scena internazionale con Lenny Martinez, Romain Gregoire e Lorenzo Germani. I ragazzi del team continental già dal prossimo anno utilizzeranno caschi e occhiali Julbo.

Immagine dell’esterno della sede dell’azienda, nel dipartimento dello Jura (foto DomDaher)
Immagine dell’esterno della sede dell’azienda, nel dipartimento dello Jura (foto DomDaher)

Eccellenze francesi

L’accordo tra Julbo e Groupama-FDJ può essere considerato a pieno diritto l’incontro fra due eccellenze francesi. Se da una parte abbiamo un team “storico” del ciclismo transalpino, dall’altra abbiamo un’azienda con ben 134 anni di esperienza, essendo stata fondata nel 1888 nel dipartimento dello Jura, in quella che può essere considerata la patria dell’industria francese dell’occhialeria.

Pur conservando lo spirito familiare delle origini, oggi Julbo è un brand dal respiro internazionale in grado di proporre al mercato prodotti high-tech che spaziano dall’alpinismo allo sci in tutte le sue discipline e sfaccettature. Propone oggi occhiali di alto livello anche per vela, running, enduro e naturalmente per ciclismo su strada.

Il primo è stato Gaudu

La collaborazione tra Julbo e Groupama-FDJ non è una novità assoluta. Dal 2021 David Gaudu, uno degli atleti più promettenti della formazione transalpina, utilizza occhiali Julbo. Visti i suoi problemi con la vista, Julbo ha realizzato per lui degli occhiali con lenti correttive attraverso il proprio sistema collaudato RX Lab.

Anche Lenny Martinez, stella della formazione continental e pronto al debutto nel WorldTour, già nel corso di questa stagione utilizzava occhiali Julbo.

Christophe Beaud, CEO di Julbo (foto Jeremy Bernard)
Christophe Beaud, CEO di Julbo (foto Jeremy Bernard)

Parola ai manager

L’accordo con la Groupama-FDJ rappresenta un momento importante nella storia dell’azienda. La conferma arriva dalle prime dichiarazioni rilasciate da Christophe Beaud, CEO di Julbo.

«La partnership con la Groupama-FDJ – spiega – segna una nuova pietra miliare nella storia del nostro brand. E’ il risultato di una strategia implementata per un lungo periodo di tempo. Abbiamo iniziato realizzando occhiali da alpinismo. Successivamente abbiamo diversificato la nostra attività in vela, sci freeride, sci nordico, trail running, enduro e mountain bike. Dopo essere diventati fornitori ufficiali de L’Etape du Tour, ora rivolgiamo la nostra attenzione al ciclismo su strada. Abbiamo sviluppato i prodotti ideali per questo sport e ora è il momento giusto per noi».

Marc Madiot, General Manager della Groupama-FDJ ha espresso con queste parole la sua soddisfazione per la nuova partnership tecnica.

«A nome dell’intero team ciclistico Groupama-FDJ – dice – sono particolarmente orgoglioso di annunciare questa collaborazione con il marchio Julbo. Sostenere l’innovazione francese è nel DNA del nostro team e Julbo ha sede nella nostra regione, nello Jura. Come il nostro team, è un’azienda familiare che è cresciuta attraverso le sue esperienze sportive. La nostra partnership è più di una semplice sponsorizzazione. Questa è una vera collaborazione, una condivisione di competenze tra i nostri due team di ricerca e sviluppo, al fine di produrre l’attrezzatura più efficiente e i migliori risultati possibili per i nostri corridori».

Julbo

Chiodini, Pantani, Gregoire e la maledizione del Tour

18.08.2022
7 min
Salva

«Il problema dei francesi – dice Chiodini – è il Tour de France. La sera dopo la prima corsa coi professionisti, per Gregoire è arrivata la troupe dell’Equipe TV a chiedergli quando vincerà la maglia gialla. Era U23 da appena due mesi, insomma. L’anno scorso era junior. Per fortuna in squadra li trattano da ragazzini e gli permettono di fare gli errori più utili…».

Anche quest’anno, Stefano Chiodini ha fatto le sue 90 giornate da massaggiatore con la Groupama-FDJ. Dopo averne parlato martedì con Jacopo Guarnieri, torniamo a sbirciare in casa dello squadrone francese. La stagione di “Chiodo” si concluderà infatti al Piccolo Giro di Lombardia e per allora avrà raggiunto quota 100. Finora ha fatto 60 giorni con la squadra WorldTour e 30 con la Continental (in apertura è con Gregoire e Watson dopo la vittoria nell’ultima tappa del Giro U23).

Chiodini è un modenese del 1967, ha due figli in Francia ed è uno che non lo vedi, perché gli piace stare dietro le quinte. La squadra lo ha investito della responsabilità della logistica al Giro d’Italia, per fare gli hotel. E lui ha gestito le 32 persone del team per la corsa italiana, pur senza fare salti di gioia. Però intanto ha chiuso la partita Iva, perché il team francese gli fa ogni volta un contratto regolare e versa i contributi.

Lavora alla Groupama FDJ dal 2020, qui con Demare
Lavora alla Groupama FDJ dal 2020, qui con Demare

Stefano l’abbiamo conosciuto in un’epoca precedente, quando correva al fianco di Pantani. C’era anche lui nel 1992 nella squadra dell’Emilia Romagna che conquistò il Giro d’Italia. Poi gli rimase accanto, chiamato dallo stesso Marco. Così, se da una parte lo abbiamo raggiunto per capire bene come vadano le cose nella continental della squadra francese, dall’altra i ricordi comuni fanno fatica a non affiorare.

Quanto sei stato con Marco?

Nel 1991 eravamo assieme alla Giacobazzi, ma non mi piaceva l’ambiente e cambiai squadra. Nel 1992 feci il Giro con lui e mi sacrificai. Vincere una tappa poteva significare passare professionisti, non tutti erano disposti a rinunciare. Poi l’ho seguito nel 1996, l’anno alla Carrera dopo l’incidente. Andavo a massaggiarlo a casa nel periodo degli allenamenti. Nel 2000 invece mi chiamò lui, perché voleva una persona che controllasse quel che mangiava e beveva. Feci con lui il Tour, quello delle ultime vittorie. Infine fummo insieme nel 2001, ma grazie a che gestiva la squadra feci con Marco solo la Vuelta Castilla y Leon. Il primo giorno mi licenziò, perché gli dissi in faccia quello che pensavo. Il secondo giorno mi riprese: «Chiodo, mi confessò, ormai nessuno mi dice più la verità». Non era più Marco, vedere le foto di quegli anni mi fa ancora male.

Torniamo al presente, come sei arrivato alla Groupama?

Li conobbi nel 2020. Il team manager è lo stesso Blatter che aveva in mano la BMC Development, affiancato da Marc e Yvon Madiot. Loro hanno spinto forte per diventare una continental di riferimento mondiale. Al ritiro dello scorso inverno venne Madiot. Spiegò l’origine del budget e disse quali sono i due punti chiave della squadra: no doping e il fatto che sarebbero passati tutti nella WorldTour. Pensavamo che scherzasse, invece è quello che ha fatto.

Che tipo di ambiente vedi?

I corridori devono vivere tutti a Besancon, con i preparatori che escono dall’Università della città. Sono tutti giovani, il più anziano avrà 35 anni. E all’inizio dell’anno, proprio gli allenatori dicevano che abbiamo la squadra più forte del mondo. Parlavano di Gregoire, Martinez, Thompson e Watson. Facevi fatica a stargli dietro, ma si è avverato tutto. Non è come in Italia.

Com’è in Italia?

Vedo le squadre continental. Ti pagano, ti danno il ritiro con la donna che cucina e fa le pulizie. Hanno tutto, i nostri sono un po’ viziati. A Besancon invece gli danno 1.200 euro al mese, ne pagano 400 di affitto e si comprano e fanno loro da mangiare. Gli danno il top per correre e lo vedi che hanno voglia di venire alle corse, perché è come entrare in una dimensione in cui qualcuno fa tutto per te. Poi ti dicono grazie e li vedi che sono più maturi e non hanno paura.

Paura?

Una volta c’erano i vecchi e i giovani avevano timore reverenziale. Questi sanno cosa valgono e non tremano. Sono abituati a stare in ritiro con 5 massaggiatori per 13 corridori. Al Giro d’Italia U23 c’era uno staff di 8 persone per 5 corridori. Gli abbiamo creato attorno un gruppo con zero tensioni. Ricordo quando feci il Giro Bio con il Team Brilla di Trentin ero il solo massaggiatore con 6 corridori.

Al Giro ha lavorato anche con il mitico Nakano Yoshifumi, massaggiatore giapponese
Al Giro ha lavorato anche con il mitico Nakano Yoshifumi, massaggiatore giapponese
All’inizio hai parlato di Gregoire…

Venne a fare la Faun Ardeche Classic e poi la Drome Ardeche, vinta da Vingegaard. Se non gli saltava la catena, finiva con Ulissi nei primi 15. E di fatto era uno junior al debutto tra i pro’. E proprio quella sera arrivarono i giornalisti de L’Equipe.

Hai parlato anche degli errori necessari.

Al Giro d’Italia U23 li hanno fatti proprio tutti. Io non sono presente alle riunioni tattiche, ma quello che hanno fatto nel giorno del Mortirolo mi ha ricordato quando eravamo al Giro del Friuli col “Panta”, contro Simoni. Sapevamo che sulla salita finale ci avrebbe staccati e così andammo all’attacco sulla prima salita, a 100 chilometri dall’arrivo. Anche loro hanno 19 anni e non hanno paura di niente. E per le corse italiane hanno rispetto.

Cioè?

Li sento parlare e per loro l’Italia è la culla del ciclismo. Al Giro guardavano l’albo d’oro e si meravigliavano dei grandi nomi che leggevano. Più di quanto accada con i nostri. Prima del Giro del Belvedere, massaggiavo Gregoire che aveva vinto da poco la Liegi. Voleva vincere e il giorno dopo hanno distrutto tutti. Alla vigilia del Recioto, disse che voleva vincere ancora. Provai a dirgli di lasciare spazio a un compagno, invece ha vinto anche quella. Nonostante le squadre italiane avessero cambiato corridori e avessero uomini più freschi.

Con Gregoire nei giorni della doppietta Belvedere-Recioto
Con Gregoire nei giorni della doppietta Belvedere-Recioto
Sono tutti forti allo stesso modo?

Gregoire è quello con più talento, ma deve anche capire se nei Giri va forte come nelle classiche. Martinez è il più ragazzino, ma ha cresciuto suo fratello da solo dopo che il padre andò via di casa. Watson è un fenomeno e secondo me è quello che si adatterà meglio al professionismo. Nell’ultima tappa del Giro decisero di voler vincere e vinsero.

Nel giorno del Mortirolo hanno combinato un bel casino…

Volevano vincere il Giro e c’erano tre leader: Gregoire, Martinez e Thompson, che l’anno prima aveva vinto il Val d’Aosta. Fra loro si rispettano e l’accordo era di non corrersi contro, per cui il primo che fosse partito sarebbe stato protetto. Quel giorno Martinez ha attaccato prima di tutti. Conosceva le salite per esserci stato in ritiro e ha fatto capire chiaramente che lui non avrebbe lavorato per gli altri. Gregoire è partito da dietro per riprenderlo, sembrava di essere in un cartone animato. Fra tutti loro, il più maturo per me è Watson.

Come vengono gestiti?

Il direttore sportivo non è carismatico come alcuni italiani. Però lavorano dalla base, non si concentrano sulle punte. Germani e come lui Palleni sono buoni perché aiutano. In questa squadra sanno premiare anche chi non vince. Hanno un diverso modo di vedere le corse, non guardano solo i vincitori. Germani e Palleni sanno gestire il gruppo dall’interno e passeranno entrambi. Ti danno fiducia quando meno te lo aspetti.

Giro U23, Lenny Martinez stacca tutti sul Mortirolo: ha anticipato per avere la leadership (foto Isola Press)
Giro U23, Lenny Martinez stacca tutti sul Mortirolo: ha anticipato per avere la leadership (foto Isola Press)
Che cosa rappresenta per loro il Tour de France?

Lavorando anche con la WorldTour, ho il quadro piuttosto chiaro. Il Tour è un circo mediatico, per loro fondamentale. Il quarto posto di Gaudu è stato un bel risultato, ma non hanno vinto tappe e quindi non basta. La squadra ruota tutta sul Tour, per cui date per certo che ogni volta che Gregoire andrà in corsa, qualcuno gli chiederà della maglia gialla.

Non la vincono dal 1985…

Ma intanto il prossimo anno avranno cinque squadre WorldTour. Hanno capacità di gestire gli sponsor. Quando ho iniziato io, c’erano dieci squadre italiane al Tour, quest’anno nemmeno una. Questa è la Francia del ciclismo. E bisogna riconoscergli che non è per caso…