Search

Beltrami in Ungheria, un’avventura di gruppo chiusa in bellezza

25.07.2022
5 min
Salva

Come si costruisce una lunga trasferta per un team continental? Un conto è una squadra WorldTour che può disporre di enormi budget, un altro per un team che deve fare i conti dell’oste misurando ogni spesa col bilancino. La storia della Beltrami TSA Tre Colli parte da questa constatazione. La formazione ha affrontato un lungo viaggio nell’Est europeo, prima concorrendo al Gemenc Grand Prix gara a tappe ungherese poi a due classiche in linea fra la stessa Ungheria e la Slovacchia.

Con Roberto Miodini entriamo nel dettaglio dell’avventura passando non solo e non tanto per quel che è avvenuto in gara, ma anche fuori.

«E’ stato davvero un’avventura – racconta il direttore sportivo – ma era molto importante farla. La nostra filosofia è far gareggiare i ragazzi il più possibile all’estero perché così possono crescere e acquisire un importante bagaglio di esperienze nuove. Lo scorso anno avevamo già fatto molte trasferte, di più quest’anno, con migliaia di chilometri e… tante spese».

Biancalani Gemenc 2022
Biancalani sul podio della prima tappa, battuto solo dal polacco Papierski
Biancalani Gemenc 2022
Biancalani sul podio della prima tappa, battuto solo dal polacco Papierski
Vediamo di capire, come si affronta un’esperienza del genere: in quanti eravate in Ungheria?

Avevamo una squadra con 6 corridori: Andrea Biancalani, Luca Cibrario, Matteo Freddi, Mattia Gardi, Thomas Pesenti e Andrea Piras. Con loro 2 meccanici, 2 massaggiatori, il sottoscritto e due persone che si sono aggregate, tra cui Ferenc Stuban che da quest’anno è un altro direttore sportivo del team.

E come mezzi?

Abbiamo un camion al seguito con tutto il materiale comprese le biciclette, un camper e due macchine, una con l’equipaggiamento radio. In alternativa utilizziamo un furgoncino. E’ chiaro che le spese di spostamento sono molte, ma la trasferta in Ungheria da questo punto di vista ci ha un po’ agevolato.

Piras montagna 2022
Sprint per il Gpm, Piras spinge, la maglia a pois sarà sua (foto Vanik Zoltan/Bringasport)
Piras montagna 2022
Sprint per il Gpm, Piras spinge, la maglia a pois sarà sua (foto Vanik Zoltan/Bringasport)
In che misura?

Abbiamo avuto l’albergo fisso per tutta la durata della gara e anche dopo, fino all’imminenza della classica in linea del sabato successivo e della domenica (ieri la vittoria è andata proprio a Thomas Pesenti, che ha vinto il Gp Slovakia, ndr). Questo significa non doversi spostare. Basti pensare che il camion, che per molti versi è un po’ il ritrovo di tutto il team, l’abbiamo posizionato al venerdì e l’abbiamo spostato il venerdì successivo. Quando non devi cambiare albergo ogni giorno è molto stress in meno.

Che gara era quella iniziale?

Una prova a tappe di due giorni, molto semplice, con percorsi che in fin dei conti si sono rivelati troppo facili per noi, senza grandi asperità, dov’era difficile fare la differenza. Una gara tipica per passisti veloci dove è emerso Biancalani, secondo nella volata generale del primo giorno e sesto il giorno dopo perché ha completamente sbagliato l’ultima curva, finendo così quarto in classifica generale. Comunque chi ha vinto (l’australiano Luke Mudgway della Bolton Equipiets Black Spoke, ndr) ha strameritato. Un po’ di rammarico ci resta perché negli anni precedenti c’era più salita, ce la saremmo giocata meglio.

La classifica degli scalatori è stata vinta da Piras: considerando che non erano certo salite vere, di che corridore parliamo?

E’ un classico passista-scalatore che su ascese così “morbide” si trova bene e può fare la differenza. Ha fatto il suo, considerando che la squadra era votata alla causa di Biancalani proprio perché il percorso si adattava a lui. Gli altri si sono un po’ persi nel finale. Andrea Biancalani è un velocista vero, perfetto per questo tipo di corse.

Torniamo alla trasferta generale: che cosa si faceva alla sera?

Al sabato è stata la classica sera di mezzo fra una tappa e l’altra, preparando tutto quel che serve per il giorno dopo, tra materiale e briefing. La domenica si è… pedalato, nel senso che era prevista una kermesse che per tradizione conclude la gara pur non facendo parte della classifica, ma per fare spettacolo e onorare gli sponsor bisogna partecipare (il gruppo nella foto di apertura, ndr). Noi abbiamo corso in maniera easy, i locali erano scatenati… Comunque Pesenti è finito sul podio anche lì.

Allenamenti Ungheria 2022
I ragazzi in allenamento durante la settimana. Alcuni sono rientrati in Italia per poi ripartire
Allenamenti Ungheria 2022
I ragazzi in allenamento durante la settimana. Alcuni sono rientrati in Italia per poi ripartire
Come vi siete trovati nel complesso in questa trasferta?

Molto bene, l’atmosfera era serena, temevamo un po’ di agitazione vista la posizione geografica, ma nulla di tutto questo. La vera sorpresa è stata all’arrivo in hotel, quando abbiamo scoperto che il padrone era uno di Ravenna, è stata una sorta di rimpatriata. Chiuso il primo fine settimana di gare, abbiamo fatto uscite di allenamento al mattino e a noi si sono aggregate alcune società juniores della zona, non avendo attività agonistica in questo periodo ci hanno chiesto di poter lavorare insieme per imparare. Nel mezzo, anche una partecipazione del gruppo a una trasmissione di una Tv locale, per non farci mancare nulla…

Con l’alimentazione come vi siete regolati?

Ci eravamo portati di tutto dietro, dalla pasta al parmigiano, ma la sorpresa è stata trovare tanti prodotti adatti ai nostri bisogni in hotel. Abbiamo i frigoriferi pieni, vorrà dire che riporteremo tutto indietro…

La scelta degli juniores. Inchiesta tra i diesse degli U23

25.06.2022
7 min
Salva

Come scelgono i ragazzi di primo anno le squadre under 23? Al netto che i migliori juniores hanno la “strada spianata” e magari saltano direttamente fra i pro’, quali sono i criteri di scelta per gli altri ragazzi? Ne abbiamo parlato con alcuni direttori sportivi di squadre under 23 e continental, mettendo a confronto esigenze differenti.

Non bisogna però nascondersi dietro ad un dito: in questa scelta molto dipende dai procuratori e sostanzialmente dagli ordini d’arrivo. Perché, alla fine volenti o nolenti, si parte sempre da là. Ma resta in piedi il discorso tecnico. Vediamo come.

Per i ragazzi della Hopplà (continental) prima di entrare in squadra si passa dai test in Mapei Sport
Per i ragazzi della Hopplà (continental) prima di entrare in squadra si passa dai test in Mapei Sport

Basta plurivittoriosi

«Certo che guardiamo le classifiche – dice Matteo Provini, tecnico della Hopplà Petroli Firenze – ma guardiamo anche il modo di correre dei ragazzi. Qualche anno fa, per esempio, ho fatto l’errore di prendere un ragazzino che aveva accumulato molte vittorie, ma tutte nei circuiti, in volata. Poi nelle prime corse da under 23 si staccava sul primo cavalcavia. Da quel giorno non guardo solo chi vince, ma chi è nei primi dieci. Quando presi Ganna, non lo voleva nessuno, aveva fatto solo due piccole vittorie da juniores. Anche Konyshev non aveva vinto, ma vedevo che era sempre in fuga.

«Per me contano molto tre corse in particolare e sono: l’Internazionale di Solighetto, il Lunigiana e il Liberazione di Massa. Se si va a vedere, da qui sono sempre saltati fuori dei nomi importanti».

Ganna Chrono 2014
Un semisconosciuto Ganna alla partenza della Chrono des Champions 2014, vinta fra gli juniores
Ganna Chrono 2014
Un semisconosciuto Ganna alla partenza della Chrono des Champions 2014, vinta fra gli juniores

«Per il mio modo di fare – prosegue Provini – i plurivittoriosi con me non vanno sempre d’accordo. Hanno già l’impressione di essere dei campioni e non hanno voglia d’imparare.

«Quindi andiamo a contattare gli juniores di livello medio, dopodiché li sottoponiamo a dei test presso il centro Mapei. In base ai valori che danno questi test decidiamo se prenderli o no».

L’aspetto umano

Con Provini si cerca di capire se in qualche modo è valutabile anche l’aspetto umano.

«Qualche junior lo portiamo in ritiro con noi – sorride – e cerchiamo di capire chi sia la persona che stiamo ingaggiando. La prima è capire se hanno voglia di imparare e se ascoltano tutto quello che gli si dice.

«Il problema è che spesso – riflette – ci sono dietro di loro troppe persone, preparatore e famiglie, che li condizionano. Tante volte gli dici di fare una cosa, poi tornano a casa e fanno l’opposto. E così diventa difficile valutare per noi. Non si ha la piena padronanza dell’atleta. Per questo cerchiamo di scegliere chi ha piena fiducia nelle strutture della squadra».

Miodini della Beltrami-Tsa, squadra continental
Miodini della Beltrami-Tsa, squadra continental

Occhio ai punti

«Guardiamo anche le classifiche – spiega Roberto Miodini della Beltrami-Tsa – e le guardiamo perché se fai la continental i ragazzi devono avere dei punti. Senza punti ne possiamo prendere uno solo.

«Ma quando dico che guardiamo le classifiche, intendo che tengo l’occhio sui punteggi. Per forza di cose devo stare in quel range. Anche se sono consapevole che ci sono dei ragazzi che hanno pochi punti ma che sono, o possono essere, fortissimi. Magari non sono riusciti ad esprimersi perché ancora sono in fase di crescita, ma quelli io, ripeto, non li posso prendere. Se potessi, lo farei».

«Sulla nostra scelta – prosegue – incide molto anche la tipologia di calendario che andiamo a fare. Se facessimo anche tante corse che per la maggior parte sono piatte, come i circuiti per gli under 23, magari prenderei anche delle ruote veloci. Ma facendo un calendario continental che è più duro, che prevede corse a tappe, è più utile prendere un ragazzo che sappia fare fatica. E’ più utile un passista scalatore… A me piace chi fa fatica, anche se spesso accumula pochi punti perché lavora per altri. Ed è un paradosso. Quando invece per noi sarebbe il profilo migliore.

«In tal senso è importante avere una rete di fiducia con i direttori sportivi delle squadre juniores, ma anche amici, gente esperta… Perché basarsi solo sul giudizio del diesse di quell’atleta non è totalmente giusto: lui cerca di piazzare il suo corridore».

Turchetti, seduto al centro, con i suoi ragazzi della Delio Gallina
Turchetti, seduto al centro, con i suoi ragazzi della Delio Gallina

Le conoscenze contano

E il discorso delle conoscenze di Miodini e della valutazione umana che in qualche modo faceva Provini si ritrovano anche in Cesare Turchetti, della  Delio Gallina – Ecotek Lucchini Colosio.

«Nella scelta dei ragazzi – dice il diesse bresciano – molto incidono anche le conoscenze. Ci sono dei direttori sportivi in cui ho più fiducia e parlo con loro, ma mi rifaccio anche ai rapporti con amici competenti per capire il corridore e la persona.

«Qui, alla fine tutti vogliono andare alla Colpack-Ballan o alla Zalf Euromobil. Fai fatica a prendere uno junior bravo. E sì che poi noi gli diamo tutto. Nel mio metodo è previsto parecchio tempo in ritiro, quindi c’è anche un certo impegno. Ma se il ragazzo non vuole stare con noi o ci sta con la testa di chi dopo un anno vuole andare via, non va bene. Non è il massimo per chi vuol investire su di lui e cerca di farlo crescere».

Carlo Franceschi, storico manager della Mastromarco Sensi-Nibali
Carlo Franceschi, storico manager della Mastromarco Sensi-Nibali

Si va sul campo

«Prima di tutto – spiega Carlo Franceschi della Mastromarco Sensi Nibali – valuto il suo rendimento nell’arco della stagione. Non tanto le vittorie, ma la capacità di rendere da inizio a fine annata. Anche se vince poco, ma arriva sempre nei primi dieci, sai che ci devi lavorare, ma altrettanto sai che ci puoi fare affidamento.

«Spesso chi ha tante vittorie sono i ragazzi che vincono i circuiti, ma poi tra gli under servono le caratteristiche di fondo e resistenza».

«Il corridore piccolo ha più difficoltà è vero, però anche qui conta la qualità. Pozzovivo, per esempio, è sempre stato competitivo. Anche da allievo. Io poi, anche per cercare di individuare questi ragazzi che sono più indietro nella crescita, durante la stagione ho il compito di andare a vedere qualche gara juniores. E se il piccolino si fa vedere e magari ti arriva nei dieci è un’ottima cosa.

«Ma anche qui bisogna valutare: è piccolo perché i suoi geni sono così (e lo scopri conoscendo i genitori) o perché non è ancora cresciuto? Solitamente lo vedi in faccia un ragazzino di 17 anni se e quanto ha sviluppato. E lo vedi a prescindere dalla statura.

Anche Franceschi riprende in parte il discorso di Turchetti.

«Con i corridori di fuori regione si va a conoscere la famiglia. Il ragazzo magari vorrebbe venire, ma i genitori non sono d’accordo o non sono convinti di mandarlo a vivere nel ritiro. Così non va bene, non vai da nessuna parte: queste incertezze si riflettono sul ragazzo. La Mastromarco è una famiglia e tutti devono essere sereni di starci».

Coppolillo, dirige i ragazzi della #inEmiliaRomagna
Coppolillo, dirige i ragazzi della #inEmiliaRomagna

Particolarità #inEmiliaRomagna

«Valutare i ragazzi non è facile – dice Michele Coppolillo della #inEmiliaRomagna – non guardiamo solo il risultato, ma anche altre cose. Nel nostro caso poi è anche più semplice la scelta, in quanto abbiamo sposato la politica di portare avanti i ragazzi dell’Emilia Romagna. Ma è chiaro che guardiamo anche oltre. Che risultati hanno ottenuto, che tipo di attività hanno svolto, quante gare hanno fatto…».

«Ricordiamoci che tra gli juniores si è in una fase di crescita importante. E non tutti hanno sviluppato allo stesso modo. Abbiamo degli esempi in casa. Noi abbiamo preso corridori che da juniores non avevano mai vinto e poi da under 23 lo hanno fatto. Penso a Dapporto. La maturazione a quell’età è molto differente. E non si dovrebbe avere fretta.

«Lo scalatore, che solitamente è più piccolo, oggi fa fatica ad emergere. Fa più fatica in pianura. Le medie sono cambiate e magari arrivano sotto le salite già stanchi. Anche per questo collaboriamo con le società. Parliamo costantemente. Cerchiamo di avere un giudizio complessivo».

Coden, a sinistra, con i ragazzi della squadra Interregionale al Giro. Lui è il diesse della Campana Imballaggi
Coden con i ragazzi della squadra Interregionale al Giro. Lui è il diesse della Campana Imballaggi

Crescita in casa

«Noi – spiega Alessandro Coden della Campana Imballaggi Geo&Tex Trentino – siamo un team nato nel 2011 e abbiamo anche la squadra juniores. Non avendo grosse pressioni dagli sponsor, portiamo i ragazzi più avanti possibile, tanto che abbiamo creato la categoria under 23 da un paio di anni. Per noi quindi si tratta di un cammino. Anche se non manca un occhio rivolto ai ragazzi di altre squadre.

«Su cosa mi baso per prendere gli altri? Guardo il rendimento nella sua regolarità. I suoi piazzamenti. E lavoriamo per farlo crescere. Qualche corridore buono lo abbiamo avuto anche noi: Zambanini, che ora è alla Bahrain Victorious, e Colnaghi alla Bardiani Csf Faizanè. Ci abbiamo creduto e adesso cercheremo di fare crescere qualche altro ragazzo».

Rivoluzione Beltrami TSA-Tre Colli, botta e risposta con Miodini

29.01.2022
5 min
Salva

La Beltrami TSA-Tre Colli è una delle tredici continental che abbiamo in Italia. Tra l’altro siamo la Nazione al mondo che ne ha di più. Ma di certo la squadra emiliana è stata quella più rimaneggiata durante questo inverno. Ha cambiato tantissimi corridori e ha cambiato pelle, come vedremo con il suo diesse Roberto Miodini.

Di 13 corridori che avevano ne sono rimasti solo tre, Matteo Freddi, Andrea Piras e Thomas Pesenti. Una vera rivoluzione insomma. E proprio da qui iniziamo la nostra intervista.

Da sinistra: Roberto Miodini ed Enea Farinotti (foto Alberto Dellatana)
Da sinistra: Roberto Miodini ed Enea Farinotti (foto Alberto Dellatana)
Roberto, la Beltrami TSA–Tre Colli, ha cambiato tantissimi corridori. Come mai?

Perché una parte è andata via e perché abbiamo voluto rivedere alcune cose dei nostri corridori. La mia è una risposta politica! Volevamo che il numero dei nostri atleti scendesse un po’ e infatti adesso siamo 11. Una decisione presa perché con il Covid i tempi non sono facili e non sai cosa può succedere. E poi noi vogliamo fare bene una sola attività. Vogliamo correre da una sola parte e non su due fronti. Poi è capitato, e capiterà, che correremo da due parti ma di base meglio fare una gara sola e bene.

Risposta politica, ma cosa significa “rivedere alcune cose dei nostri corridori”?

Per esempio abbiamo scelto un ragazzo, Federico Ceolin, che viene dal ciclocross. E lui è un crossista puro, non un corridore che fa anche ciclocross. Sono scelte diverse, nuove per noi. Una scelta fatta anche perché c’è l’idea, ma non l’ufficialità, che il prossimo inverno la Beltrami TSA-Tre Colli faccia anche il cross.

Una bella apertura…

La stessa nell’aver preso Luca Cibrario. Lui aveva corso la Serenissima Gravel in azzurro. Si comportò bene e poiché crediamo che il settore possa avere uno sviluppo, ci siamo mossi anche in questa direzione. E poi altri atleti sono andati via di loro volontà. Tra chi voleva cambiare, chi voleva stare più vicino a casa, chi ha la scuola… Noi continental siamo una categoria border line tra il professionismo e il dilettantismo e tutte queste cose le dobbiamo valutare.

Insomma aria nuova…

Ad un certo punto rimetti in discussione tutto e così abbiamo intrapreso questo nuovo cammino. Poi può essere condivisibile o meno.

Lo scorso anno con voi c’era un diesse di grande spessore come Orlando Maini, come mai se ne è andato a metà anno?

Lui ha avuto l’offerta dell’Astana Qazaqstan Team e non ha mai nascosto la voglia di rientrare nel grande giro. E credo che abbiamo fatto un passo importante. Poi ognuno è libero di fare qualsiasi scelta. Se ci pensiamo bene è lo stesso discorso che c’è stato con Baroncini: ad un certo punto è voluto andare via ed è andato. Noi non teniamo nessuno controvoglia.

E questo cambia qualcosa per te, hai più margine di manovra come diesse, se così possiamo dire?

Sì e no, anche perché con Orlando eravamo alla pari, c’era una gestione condivisa. Non era come in certi team in cui c’è il diesse di prima e di seconda. Abbiamo sempre cercato di mantenere dei rapporti umani, che poi è così che dovrebbe essere in una continental, almeno per me.

Quindi, Roberto, oltre a te chi ci sarà?

C’è Enea Farinotti, direttore sportivo di lungo corso da queste parti in Emilia. Lui ha fatto già le prime tappe del Giro under 23 lo scorso anno. E poi, visto che faremo diverse gare in Est Europa, avremo l’appoggio di Ferenc Stubán, ex corridore ungherese.

Hai parlato di corse, che calendario ci dobbiamo aspettare dalla Beltrami TSA-Tre Colli?

Simile a quello degli altri anni. Avevamo anche preso delle informazioni per Besseges, ma poi le difficoltà relative al Covid ci hanno fermato e così inizieremo a fine febbraio alla San Geo. Faremo poi Laigueglia, la Coppi e Bartali, Larciano… Un calendario misto, fra dilettanti e professionisti. Alla fine non abbiamo scelto di fare la continental solo per averne la dicitura. Vogliamo portare i ragazzi in corse importanti.

Gravel e cross saranno due sbocchi per il team? Il meccanico Alessandro Brusa al lavoro per la Serenissima Gravel (foto Instagram)
Gravel e cross saranno due sbocchi per il team? Il meccanico Alessandro Brusa al lavoro per la Serenissima Gravel (foto Instagram)
Spiegaci meglio…

Perché vogliamo far fare ai ragazzi le giuste esperienze per crescere, portarli anche all’estero. L’esempio di Baroncini credo sia emblematico. Filippo è stato con noi due anni. Ha imparato a fare il corridore e al secondo anno non usciva mai dai primi cinque. Era chiaro che sarebbe stato il corridore della stagione successiva. Poi ha anche vinto il mondiale e ancora meglio. Ma è stato un bel passaggio per la sua crescita.

E’ questo il vostro obiettivo?

Noi vogliamo che chi esce da qui sappia fare il mestiere del corridore. E quando ci chiamano e ci dicono: «Sai che quel ragazzo che mi hai dato è bravo, sa fare il corridore», per noi è una vittoria. Sono questi i nostri successi, non ci importa vincere 40 corse. E’ anacronistico. Se volevamo vincere tante gare prendevamo 4-5 elite veloci, andavamo a fare i circuiti e il gioco era fatto.

Undici corridori, hai detto, i più giovani, Michael Vanni e Matteo Lovera, hanno 18 anni, il più “vecchio”, Luca Cibrario, ne ha 23: da chi dobbiamo aspettarci qualcosa? Magari al Giro U23? 

Per quel poco che ho imparato a conoscerli, visto che siamo una squadra tutta nuova, posso dire che tutti hanno delle buone potenzialità. Sarà difficile, molto difficile, soprattutto all’inizio della stagione fare bene e cogliere grandi risultati visto il calendario che facciamo, visto che correremo con la Ineos-Grenadiers! Ma credo che i ragazzi si porteranno dietro delle esperienze importanti e una buona gamba.

Roberto Miodini, Gregorio Ferri

Beltrami fa da sé con Miodini e Maini alla guida

21.11.2020
4 min
Salva

A un certo punto è sembrato che il Team Beltrami stesse per diventare vivaio italiano della Cofidis. Una sorta di academy in collaborazione con i marchi italiani che supportano il team francese e con la supervisione di Damiani. Poi un po’ il Covid, un po’ la perplessità dei francesi che probabilmente il vivaio l’avrebbero visto più volentieri in Francia e un po’ probabilmente anche per la necessità di pagare le bici De Rosa, il team manager Stefano Chiari ha rimesso i piedi per terra.

«Ho preferito mantenere la nostra identità – dice Chiari – anche per evitare che se un domani la collaborazione finisse, possiamo trovarci a piedi. E visto che Beltrami ci sostiene da cinque anni e di questo gli siamo tutti grati, siamo rimasti fedeli alle nostre bici. Cofidis seguirà i ragazzi che avranno tutto l’interesse ad andar forte e intanto siamo sicuro che per i prossimi due anni saremo continental. E poi si vedrà, magari potremmo anche crescere…».

Filippo Baroncini, Vicenza-Bionde 2020
Filippo Baroncini nel 2020 ha vinto la Vicenza-Bionde (foto Scanferla)
Filippo Baroncini, Vicenza-Bionde 2020
Per Baroncini, la Vicenza-Bionde (foto Scanferla)

Juniores a tutta

Due anni di continental, dunque, per il team che resta emiliano e ha sull’ammiraglia Maini e Miodini, con la stessa idea di far crescere i ragazzi senza perdere di vista i capisaldi del ciclismo.

«Succede che adesso gli juniores siano preparatissimi a livello tecnologico – dice Maini – per cui la categoria diventa un vero spartiacque. Al punto che quelli che hanno cominciato più tardi o vengono da squadre meno organizzate hanno più margini di miglioramento. Noto che alcuni arrivano già con un ruolo cucito addosso e questo blocca la progressione. Purtroppo in certi ambienti ci riempiamo la bocca con il numero delle vittorie, ma di fatto quelli che sono diventati grandi corridori, da ragazzi non mietevano successi. Poi ci sono le eccezioni, come Tiberi. Ha fatto il salto di categoria, ha dimostrato di reggere bene e passerà professionista. Chapeau!».

Ruoli precisi

Quello che non funziona semmai è un ritorno al passato sul tema dell’approssimazione e della serietà nel fare le cose.

«Quando arrivano al professionismo – ancora Maini – devono avere ben chiaro che nelle squadre ci sono ruoli definiti e da rispettare. Il direttore sportivo. Il manager. Il medico. Il nutrizionista. Il preparatore. L’addetto stampa. Ognuno ha la sua area di competenza e a loro il corridore deve far riferimento. E’ fondamentale. Invece ancora adesso capitano incidenti di percorso per degli integratori, causati dall’ignoranza o dalla sapienza di qualche ignorante. Se mia figlia ha la febbre, posso darle un’aspirina. Ma se la febbre l’ha un corridore, deve pensarci il medico. E’ un esempio banale, ma noi dobbiamo insegnare questo».

Numeri e cuore

La continental deve insegnare questo e insieme deve proporre un’attività che faccia crescere il livello affinché il gap con i professionisti si riduca.

«Abbiamo tanti strumenti – dice Maini – e che ci fanno crescere. Mi piace guardare i corridori negli occhi, lavorare sulle motivazioni, avendo però consapevolezza dei loro valori. Però gli dico sempre che i numeri poi vanno confrontati con l’asfalto».

Orlando Maini
Orlando Maini, direttore sportivo assieme a Miodini
Orlando Maini
Maini è uno dei tecnici del team

Gli schiaffoni

Sullo stesso tema interviene Roberto Miodini, direttore sportivo di lungo corso anche alla Carmiooro e poi all’Androni (nella foto di apertura è con Gregorio Ferri).

«L’anno scorso partimmo da Besseges – ricorda – con 8 squadre WorldTour. Andò anche bene, perché facemmo un 10° posto con Parisini nella terza tappa. E il nostro primo obiettivo resta fare attività fra i pro’, dove ci faranno andare. Tutte le gare italiane e all’estero quando si potrà. L’anno scorso sono state 35 giornate di gara. Non tutti i ragazzi capiscono che è più importante prendere schiaffi tra i pro’ che vincere il Circuito di Calvatone. Non sono quelle vittorie a dirti chi sei. Il limite dell’attività dei dilettanti in Italia è che ci sono poche corse a tappe. Per come la vedo io, la corsa a tappe è la più bella scuola per ragazzi dotati di motore. Perché impari a gestirti, a recuperare, a mangiare, a tener duro. Mica è per caso che tutti i giovani che all’ultimo Giro d’Italia dei pro’ sono andati forti, negli anni precedenti hanno fatto quasi solo corse a tappe…».

Le biciclette sono state consegnate tutte, anche quelle da crono. Ci sarà a breve un meeting su Zoom cui parteciperà anche Damiani. E poi, Covid e restrizioni permettendo, sarà tempo di ricominciare.