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Carretti e tradizioni, nell’inverno “a modo” di Fiorelli

23.11.2022
6 min
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Il carretto che viene alla luce dalla penombra del garage ha colori sgargianti e una cura pazzesca dei dettagli. Fiorelli lo sposta con leggerezza e orgoglio. Questi oggetti d’arte sono la sua vera passione da prima che arrivasse la bicicletta. Peccato che il tempo sia pessimo e non si possa attaccare il cavallo, per questo l’appuntamento è rimandato alla prossima estate. Oppure a primavera, quando da Catania arriverà il carretto nuovo, che poi Filippo decorerà con il nonno Matteo.

Il primo carretto

La strada che porta da Bagheria a Ficarazzi è inondata dalla pioggia che cade pesante dal mattino. Prima è arrivato il vento, poi secchiate d’acqua che hanno trasformato le vie in fiumi. Il mare ribolle sullo sfondo. Verso le montagne e verso Palermo, il cielo è cupo come una minaccia. Stamattina Fiorelli non si è allenato, preferendo correre a piedi. L’inverno è nel pieno e lui a breve partirà per il ritiro della Bardiani alla Tenuta il Cicalino. Oggi però ci ha aperto le porte di casa per soddisfare la curiosità sbocciata nel vedere alcune immagini su Instagram. Siamo qui, l’avrete capito, per la passione di Filippo per i carretti siciliani.

«Il primo vero e proprio lo sto facendo proprio adesso – dice con orgoglio – perché finora avevo sempre quelli di mio nonno. Non ho mai avuto bisogno di acquistarne uno, adesso invece l’ho comprato, perché avevo da tanto il desiderio di farlo insieme a mio nonno. La mia passione vera è proprio questa, il cavallo e il carro. La bici è nata in un secondo momento e ne ho fatto il mio lavoro. Però io sin da piccolo sono sempre andato dietro mio nonno. E mio nonno mi ha portato in questa cultura del carretto siciliano».

In giro sul cavallo

Dell’attaccamento per la sua terra ci aveva raccontato già l’anno scorso, tuttavia scoprire questo tipo di passione ci ha colpito parecchio.

«Solo in Sicilia ci sono queste cose – sorride – magari al Nord ci sono diversi tipi di carretti, perché anche qui nascevano per il trasporto in campagna. Però la mia è proprio una passione, tanto che quando ero piccolo mi prendevano in giro e mi dicevano che ero antico. Perché il carretto è un mezzo di trasporto antico. A me piace andarci in giro. In inverno, quando ho un po’ di tempo libero. Oppure quando andavo a scuola e, tra virgolette, ero un nulla facente, andavo in giro col cavallo per passare il tempo. Ormai qui ci sono poco, ma non mi lamento, perché il ciclismo è il mio lavoro. Però il distacco della Sicilia è davvero una cosa brutta…».

Nel garage di fronte casa, Fiorelli tiene due carretti, cui d’estate lega il cavallo di un amico
Nel garage di fronte casa, Fiorelli tiene due carretti, cui d’estate lega il cavallo di un amico

Un inverno speciale

Non sarà un inverno come gli altri. Lo ha detto il suo mentore Giovanni Visconti. La prossima stagione sarà quella per capire se il salto in uno squadrone sia possibile o se la sua carriera proseguirà alla Bardiani. Basta guardarlo per rendersi conto di quanto si sia sfinato. Dopo l’ultima corsa ha staccato per 20 giorni, lasciando stare la bici come non aveva mai fatto e correndo semmai a piedi.

«Il prossimo sarà l’anno decisivo – ammette Fiorelli – perché ho 28 anni e quindi devo cominciare a dimostrare qualcosa di buono, sia a me sia alla mia squadra e alle persone che credono in me. Questo inverno ho cominciato a lavorare bene. E’ vero che sono concentrato sul peso, perché è quella la cosa che mi impedisce di salire il gradino per tenere gli ultimi metri in salita e arrivare in volata con i 20-30 che sono alla mia portata. Ho vinto volate di gruppo, come al Sibiu Tour, ma solo perché avevo una squadra davvero super che mi ha lanciato bene nella volata. Ma io non mi reputo un velocista».

Il quinto posto nella volata confusa di Plouay, nel giorno di Van Aert, ha fornito ottime indicazioni
Il quinto posto nella volata confusa di Plouay, nel giorno di Van Aert, ha fornito ottime indicazioni

Pensando a Plouay

Il pensiero torna al giorno di Plouay e al quinto posto dietro il vincitore Van Aert. Una corsa impegnativa, che poteva essere alla portata di Fiorelli.

«Quella – dice – è stata una gara di gambe, una gara di forza e quindi davanti sono rimasti quelli più cui era rimasta più energia nelle gambe. Io sono rimasto un po’ imbottigliato, perché è stata una volata un po’ confusa. Però se le cose si fossero messe bene, non dico che potevo battere Van Aert, però subito dopo di lui potevo arrivarci benissimo. L’obiettivo è lottare in questo tipo di gare, in qualche classica. Quella corsa si è svolta come meglio non potevo chiedere. Partenza regolare, pronti via e la selezione che mi ha permesso di restare davanti. Lavorerò pensando a questo, dal 5 dicembre saremo in ritiro e cominceremo a parlare di obiettivi».