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Zambanini: il lavoro per Pello e una Liegi “sfiorata”

27.04.2022
4 min
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Edoardo Zambanini ha esordito nel mondo dei pro’ con la Bahrain Victorious in una bella giornata di metà febbraio. Lo ha fatto nell’assolata Spagna, in Andalusia. Ad Ubrique, da dove partiva la Ruta del Sol. Il trentino si è messo subito a disposizione dei suoi compagni e dopo qualche decina di chilometri era già in testa a tirare.

La volta scorsa con lui avevamo parlato dei “primi passi”, ebbene: come stanno andando questi primi passi? L’esordio tra i professionisti è sempre un momento importante, ma anche delicato. Può trasformarsi in un boomerang se le cose non vanno bene. Fortunatamente non è il caso di Zambanini.

Zambanini in testa al gruppo nella prima tappa della Ruta del Sol al suo esordio con la Bahrain Victorious
Zambanini in testa al gruppo nella prima tappa della Ruta del Sol al suo esordio con la Bahrain Victorious

Obiettivo aiutare

Pochi giri di parole. Testa bassa, menare e aiutare i compagni: è così che ci si fa le ossa. E le ossa Edoardo se le sta facendo, con calma, dedizione e decisione. Il nuovo anno porta in dote grosse novità. 

«Sicuramente – racconta Zambanini – sono molto emozionato e ogni volta è bello essere in corsa. Ho la fortuna di stare in una squadra molto forte. Mettermi a disposizione dei miei compagni e aiutare il più possibile è il mio compito».

«Certo, i ritmi sono molto, molto alti. Si va sempre molto forte, soprattutto nel finale, però io una volta che ho finito il mio lavoro vado con più tranquillità, insomma mollo un po’ e per adesso riesco a salvarmi bene».

Volpi e Pellizotti sanno bene come dosare gli sforzi di un ragazzo che può sembrare già maturo, ma che maturo non è ancora. In questo modo, quell’effetto boomerang di cui accennavamo, è scongiurato.

Saluta Zambanini, correre al fianco di campioni come Landa è una grande opportunità per crescere in fretta
Saluta Zambanini, correre al fianco di campioni come Landa è una grande opportunità per crescere in fretta

Vita da pro’

Ma essere un professionista non significa solo indossare la maglia di un grande team e disputare le corse più conosciute. Significa viaggi, interviste, sveglie presto, una certa alimentazione… E non è facile prendere i ritmi, sincronizzarsi in tempi ristretti con luoghi, persone, orari e modi di fare diversi ogni volta.

«Anche in questo caso – riprende Zambanini – posso dire di esser stato fortunato. Qui in Bahrain Victorious è tutto organizzato molto bene. Ci mettono nelle condizioni migliori. Ci dicono cosa dobbiamo mangiare, ci danno un programma dettagliato della giornata con gli orari in cui dobbiamo essere pronti per la partenza dall’hotel, per la riunione, la tappa… Io mi sto trovando veramente veramente bene. Come detto, sono super organizzati ed è facile prendere il ritmo».

Nei giorni del Tour of the Alps, Zambanini ha fatto il compleanno ed ha compiuto 21 anni. Giovanissimo dunque. Eppure, sarà la vita cadenzata e rigida di cui si parlava prima, ma ogni mattina sembrava più maturo, più sicuro di sé anche in quelle fasi che precedono il via: rapporti con la stampa, foglio firma, tifosi.

Probabilmente, almeno nel caso Tour of the Alps, ha inciso il fatto che ha corso nella squadra presente più forte, quella che fino alla penultima salita aveva dominato la corsa con Pello Bilbao. Schierarsi con i più forti, muoversi in gruppo con il leader e con Landa, avere un peso nell’economia della corsa… tutto ciò contribuisce non poco.

«Pello è uno dei favoriti, il leader – ci aveva detto Zambanini – Mentre Landa è quello che gestisce la squadra. E’ lui che in corsa dà i compiti da fare. Io devo solo farmi trovare pronto».

Il 21 aprile, durante il Tour of the Alps, il trentino ha compiuto 21 anni
Il 21 aprile, durante il Tour of the Alps, il trentino ha compiuto 21 anni

Sogno Liegi

Sin qui Zambanini ha corso il giusto: 18 giorni di corsa, ben alternati con del riposo, ma tutte corse di alto livello. Questo ti trasforma. Tanto che che ci è sembrato ben più magro dello scorso anno.

«Forse correndo più giorni consecutivi si è un po’ più tirati, le corse a tappe ti prosciugano un po’ come si dice in gergo. E puoi perdere qualche chilo in più, però all’incirca sono come l’anno scorso».

Edoardo doveva anche andare alla Liegi, sarebbe stato un debutto con i fiocchi, il suo primo monumento. Ma poi Damiano Caruso ha alzato il braccio e ha detto di voler correre lui.

«Vero potevo andare – conclude Zambanini – ma in realtà sono sempre stato riserva. La Liegi sarebbe stata una grande corsa, ma in quel momento ero concentrato a finire bene il Tour of the Alps». 

Di certo se non è stato quest’anno, potrà andare nelle Ardenne l’anno prossimo e quello dopo ancora. Il tempo è dalla sua.