Alleati al Giro? Per Chiappucci no, per Bugno forse…

05.04.2023
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Le parole di Evenepoel al Giro di Catalogna hanno fatto rumore. Subito dopo la conclusione della corsa iberica, vinta da Roglic per un pugno di secondi sul campione del mondo, quest’ultimo aveva gettato il sasso.

«Il rapporto tra me e Roglic da fuori sembra più competitivo di quanto sia in realtà… Certi corridori sanno che per vincere devono collaborare e non farsi dispetti. Quindi, anche se qualche momento di tensione lo abbiamo avuto, penso che abbiamo costruito un certo legame e che al Giro avremo bisogno l’uno dell’altro. Allo sprint ce la giochiamo. In salita penso che ci sia ben poca differenza. Sarà tutto da giocare…».

Possibile che due rivali diretti per la vittoria (nella foto di apertura al Catalunya) possano mettersi d’accordo, oltretutto in un grande Giro? Un conto è la corsa in linea, l’esempio di Van Aert, Van Der Poel e Pogacar alla E3 Saxo Bank Classic è ancora davanti agli occhi di tutti, ma una gara di tre settimane è tutta un’altra cosa, si gioca su equilibri molto diversi. Figurarsi se Coppi e Bartali si mettevano d’accordo per controbattere i campioni stranieri dell’epoca, non lo facevano neanche se militavano nella stessa nazionale… E Gimondi e Ocaña contro Merckx? Bugno e Chiappucci contro Indurain?

I due grandi rivali degli anni Novanta. Un’alleanza fra loro era pura utopia, anche contro Indurain
I due grandi rivali degli anni Novanta. Un’alleanza fra loro era pura utopia, anche contro Indurain

Tutto nelle mani dei team

Già, Bugno e Chiappucci. Abbiamo voluto chiamarli direttamente in causa, come spettatori privilegiati per capire se le parole di Evenepoel possono avere un senso compiuto e anche in questo, come si vedrà, i due grandi rivali degli anni Novanta sono su posizioni diverse.

«Io credo che un’alleanza ci possa anche stare – mette le mani avanti Bugno – ma bisogna capire che cosa si intende. Io non parlerei tanto di alleanze, quanto di comuni intenti da parte delle squadre. Per me Roglic ed Evenepoel faranno la loro corsa senza pensare all’altro, potrà però starci che Jumbo-Visma e Soudal-Quick Step possano ritrovarsi affiancate in alcune fasi della corsa, per tenere unito il gruppo».

«Non ci credo molto – ribatte Chiappucci – e il Catalogna lo ha dimostrato. Nella tappa finale ho tanto avuto la sensazione che lo sloveno abbia voluto dare il “contentino” a Evenepoel, d’altro canto in passato era stato più volte accusato di fare l’ingordo (vedi la storia di Mader alla Parigi-Nizza del 2021, ndr). Ma il Catalogna è una corsa ben diversa dal Giro d’Italia, non solo per durata, ma soprattutto per prestigio.

«Parliamoci chiaro – si infervora El Diablo – dovrebbero allearsi contro chi? Se guardo il parco partenti della corsa rosa, si vede subito che i due sono almeno una spanna sopra a tutti gli altri. Chi è il terzo incomodo? E che cosa potrà fare?».

I grandi team potranno allearsi per tenere chiusa la corsa? E’ uno degli interrogativi del Giro
I grandi team potranno allearsi per tenere chiusa la corsa? E’ uno degli interrogativi del Giro

L’interesse a controllare la corsa

Bugno però non è di questo avviso: «In un grande Giro devi tenere conto di mille variabili. Ci sono corridori forti al Giro, non al loro livello ma sicuramente in grado di giocarsela, soprattutto se alle spalle hanno formazioni ben attrezzate. E allora un’alleanza fra le due squadre ci può anche essere. Deve però essere chiaro un fatto: non è un’alleanza sancita, non ci sono i corridori che si mettono d’accordo e tanto meno i diesse. E’ un patto non scritto: sia l’iridato che Roglic hanno interesse a controllare la corsa, se a quel punto ci si dà una mano, non c’è niente di strano».

Su questo Chiappucci è parzialmente d’accordo: «Il controllo della corsa ci può anche stare, ma teniamo conto che ci saranno anche frazioni dove il pallino in mano lo avranno i team che puntano alla vittoria di tappa, che pensano alla volata finale. Tutto lavoro in meno per le corazzate che pensano alla classifica».

Vlasov e Almeida, principali candidati al podio. Per Bugno e Chiappucci però non sono da vittoria finale
Vlasov e Almeida, principali candidati al podio. Per Bugno e Chiappucci però non sono da vittoria finale

L’assenza della rivalità

Riportiamo indietro l’orologio del tempo: si poteva allora pensare a un’alleanza dei due campioni italiani per mettere in difficoltà Indurain?

«E’ lo stesso discorso che abbiamo fatto per Roglic ed Evenepoel, in questo il ciclismo non è cambiato: io e Claudio non ci siamo mai parlati né tantomeno messi d’accordo in corsa, ognuno faceva i propri interessi, ma poteva capitare che questi interessi potessero coincidere e allora le nostre squadre si ritrovavano a fare le stesse cose. Ripeto: è un patto non scritto, che deriva dall’evoluzione della corsa».

«Tenete poi conto di un fatto – interviene Chiappucci – ai nostri tempi c’era un fattore che è andato via via scomparendo: la rivalità. Oggi sembrano tutti amici, quel fattore è andato sicuramente un po’ perdendosi e anche con esso un po’ di fascino. Non dimentichiamo inoltre che avevamo a che fare con un certo Miguel Indurain: non è che non ci provassimo a metterlo in difficoltà, ma era un gigante vero, nessuno ci riusciva quand’era nel pieno della forma».

Ciccone, principale rivale dei due grandi in Catalogna. Bugno lo vede protagonista al Giro
Ciccone, principale rivale dei due grandi in Catalogna. Bugno lo vede protagonista al Giro

Chi può creare problemi?

Su un punto i due grandi rivali si trovano completamente d’accordo: sulla carta il Giro è bloccato intorno a questi due nomi. «Io non vedo avversari alla loro altezza – afferma Bugno – almeno per il momento, ma si sa bene che nel ciclismo di oggi ci sono pochissimi nomi in cima e poi tanti buoni corridori. Penso ad esempio che al Giro Ciccone possa fare molto bene, potrebbe anche creare loro qualche problema, ma alla fine quei due sono i netti favoriti. Come lo saranno Vingegaard e Pogacar al Tour, anche in quel caso difficile pensare che qualcuno possa inserirsi».

«Io credo che assisteremo a un duello vero e proprio – taglia corto Chiappucci – non riesco sinceramente a trovare un terzo incomodo. So bene però che il ciclismo è uno sport strano, dove gli inconvenienti possono sempre capitare, come le giornate storte, gli errori. Non dimentichiamo poi che sia Roglic che Evenepoel vengono da sport diversi dal ciclismo. Ecco, se devo trovare un punto in comune è proprio nelle loro origini così… originali».

Il duello del Catalunya si allunga sul Giro: 40 giorni al via

27.03.2023
5 min
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L’ultima partita del Catalunya se la sono giocata a testate nel circuito del Montjuich. Remco Evenepoel e Primoz Roglic: l’aspirante vincitore e il leader della classifica. Sono arrivati all’ultima tappa con dieci secondi di vantaggio a favore di Roglic, ma il campione del mondo non ha mai pensato di accontentarsi del secondo posto. Così sulla salita più celebre nell’area di Barcellona ha sferrato il primo attacco e i soli a seguirlo sono stati Roglic e Soler. E quando poi ha mollato il secondo colpo, gli è rimasto attaccato soltanto lo sloveno. I due sono andati avanti così fino al traguardo. Evenepoel ha vinto la tappa, Roglic si è accontentato della classifica. Due tappe vinte per ciascuno e alla fine anche un abbraccio simbolo del nuovo corso: non ti regalo niente, ma ti rispetto.

Il Montjuich con Barcellona sullo sfondo è stato il teatro dell’ultima sfida alla Volta a Catalunya
Il Montjuich con Barcellona sullo sfondo è stato il teatro dell’ultima sfida alla Volta a Catalunya

Roglic in ripresa

Nel racconto della sfida e nella sua proiezione sul Giro d’Italia è mancata in questi giorni la consapevolezza che Roglic ha iniziato la preparazione in forte ritardo. A causa della brutta frattura della spalla alla Vuelta, nel giorno di Tomares, Primoz ha dovuto rimanere fermo a lungo. Quando lo abbiamo incontrato nel quartier generale del Team Jumbo-Visma in Olanda, ci aveva raccontato che il suo obiettivo minimo era riuscire a essere pronto per il primo ritiro. Per cui le sue vittorie alla Tirreno-Adriatico e ora al Catalunya sono ancora più notevoli. Al confronto con il vincitore uscente della Vuelta, che ha potuto condurre un inverno sul filo della perfezione.

«Sono molto contento – ha detto Roglic – il Giro di Catalogna mancava ancora dalla mia lista dei successi. E’ una corsa molto dura e il fatto di averlo vinto proprio quest’anno significa molto per me. La squadra mi ha aiutato. I miei compagni mi hanno protetto tutto il giorno e mi hanno tenuto sempre nella giusta posizione. Per fortuna avevo anche le gambe per andare con Remco. Sapevo che nell’ultima tappa ci avrebbe riprovato».

Nella quinta tappa del Catalunya con arrivo in salita, Roglic ha piegato la resistenza di Evenepoel
Nella quinta tappa del Catalunya con arrivo in salita, Roglic ha piegato la resistenza di Evenepoel

Rivali e alleati

Proprio prima del via, i due sono stati per qualche minuto accanto. E proprio Evenepoel ha raccontato di uno scambio di battute. Roglic gli ha detto che si aspettava un suo attacco. E il campione del mondo ha risposto che non gli avrebbe reso la vita facile, ma sapeva che non se lo sarebbe tolto di ruota.

«Il rapporto tra me e Roglic – ha spiegato Evenepoel dopo la corsa – da fuori sembra più competitivo di quanto sia in realtà. Primoz è uno che vuole combattere, forse è più difensivo di me, ma sono convinto che al Giro d’Italia questo nostro duello ci renderà anche alleati. Penso a quanto abbiamo visto ad Harelbeke tra Van Aert, Van der Poel e Pogacar. Certi corridori sanno che per vincere devono collaborare e non farsi dispetti. Quindi, anche se qualche momento di tensione lo abbiamo avuto, penso che abbiamo costruito un certo legame e che al Giro avremo bisogno l’uno dell’altro. Allo sprint ce la giochiamo. In salita penso che ci sia ben poca differenza. Sarà tutto da giocare…».

Evenepoel ha vinto l’ultima tappa a Barcellona, Roglic si accontenta della vittoria nella generale
Evenepoel ha vinto l’ultima tappa a Barcellona, Roglic si accontenta della vittoria nella generale

Re di una settimana

Roglic, che ha vinto per tre volte la Vuelta ed è uno dei corridori più vincenti nelle corse a tappe di una settimana. Dal 2014, ne ha vinte ben 18, fra cui 13 nel WorldTour: dai Paesi Baschi al Romandia, passando per UAE Tour, Tirreno-Adriatico e Parigi-Nizza. La sola sfida con Evenepoel in un grande Giro si stava attuando lo scorso anno alla Vuelta, con il belga in vantaggio di 1’26” all’inizio della terza settimana.

«Questo inizio di stagione – ha detto Merjin Zeeman, allenatore della squadra olandese – è incredibile. Dopo essersi infortunato alla spalla, Primoz non ha potuto pedalare per molto tempo. Non ci saremmo mai aspettati che al suo ritorno vincesse subito due gare World Tour. Ma sappiamo anche che quello che va bene oggi non va più bene domani. Dobbiamo migliorare ogni giorno per essere al top della forma al via del Giro».

Sul podio di Barcellona, oltre a Roglic ed Evenepoel, è salito Almeida, altro pretendente per il Giro
Sul podio di Barcellona, oltre a Roglic ed Evenepoel, è salito Almeida, altro pretendente per il Giro

Le crono del Giro

E così, in attesa di vedere bene le carte degli altri sfidanti, il duello del Catalunya si allunga sulla sfida rosa. E si capisce bene dalle parole del campione del mondo, che l’analisi dei dettagli sia piuttosto avanzata.

«Al Giro ci sono tre cronometro – spiega Remco – in quelle voglio prendere vantaggio su Roglic. Sarà anche campione olimpico, ma io penso di andare meglio. Passo parecchio tempo sulla bici da crono e continuerò a farlo. Voglio approfittarne al Giro, in modo da arrivare alle tappe di montagna già in vantaggio, in modo da dovermi difendere e poterlo controllare. Ma prima voglio vincere anche altre corse. Per cui ora rimarrò un paio di giorni a Barcellona, quindi festeggerò a casa il compleanno di mia madre e da giovedì sarò nuovamente sul Teide. E prima di venire in Italia, farò un altro giretto alla Liegi…».

Catalunya, vince Ciccone: per Cataldo e per il morale

21.03.2023
4 min
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Evenepoel scatta ancora. Stringe bene la prima curva e poi si rilancia verso la seconda, dopo la quale c’è l’arrivo. Ciccone ha battezzato la sua ruota da quando il campione del mondo ha aperto il gas e non la molla nemmeno questa volta. Per chi lo conosce è facile pensare che voglia dedicare la vittoria all’amico Cataldo e per questo è disposto ad andare a fondo nella sofferenza. Ma queste sono parole, sulla bici hanno un altro suono e ben altro sapore. Eppure l’ennesima accelerazione di Remco non scava buchi, fra le ruote non c’è luce e quando il belga allarga la linea entrando nell’ultima curva, Ciccone si infila lesto come una saetta. Le mani questa volta sono basse sul manubrio, la lezione di Tortoreto ha trovato la giusta considerazione.

Il rettilineo è breve e si apre davanti. Evenepoel è indietro, Roglic tenta la rimonta, ma non guadagna neanche un centimetro. Ciccone conquista l’arrivo di Vallter, località sciistica oltre i duemila metri. E anche se nel suo palmares ci sono tappe del Giro e la maglia gialla del Tour, visti i rivali che ha battuto, per l’abruzzese si tratta della più bella vittoria.

«Siamo partiti con il piede giusto – sorride con lo sguardo sicuro – e oggi è stata una vittoria molto particolare. Dopo la caduta di Cataldo, avevo promesso alla squadra che avrei vinto per lui e farlo così, con questi corridori, è ancora più bello. Quindi oggi la dedico a Dario e gli auguriamo tutti di rimettersi il prima possibile».

E’ stato Evenepoel a fare il forcing decisivo dopo il team Bahrain, ma con lui sono rimasti Ciccone e Roglic
E’ stato Evenepoel a fare il forcing decisivo dopo il team Bahrain, ma con lui sono rimasti Ciccone e Roglic
Racconta, cosa hai combinato?

L’ultima salita è stata davvero molto veloce e nella mia testa ho cercato di fare del mio meglio per rimanere agganciato. Segui, segui, segui. Nell’ultimo chilometro ho cercato di ragionare e di non sbagliare niente.

Infatti è sembrato un finale perfetto.

Non so dove ho trovato le forse per fare l’ultimo sprint negli ultimi 50 metri, ma ora sono davvero felice. Voglio godermi questo giorno e domani iniziamo a pensare al resto della corsa.

Eri venuto per fare classifica?

No, l’idea principale era puntare a una tappa. Ma per come si è messa finora, potrei anche lottare per la classifica. La vivrò giorno per giorno e senza stress. La squadra è forte per ogni tipo di corsa (dopo aver perso ieri Cataldo, la Trek-Segafredo oggi ha perso per caduta anche Elissonde, ndr).

Gli attacchi di Evenepoel facevano male?

Sappiamo tutti che quando si muove Remco, devi seguirlo, ma devi avere le gambe per farlo, quindi non è facile. E’ facile saperlo, ma è difficile farlo. Oggi è andata bene, ho avuto le gambe che servivano.

Questa volta in volata è andata bene…

Ne avevo persa qualcuna nelle ultime settimane (il riferimento proprio al giorno di Tortoreto lo fa sorridere, ndr), ma sapevo di stare bene. E ho fatto tutto nel modo giusto.

Come è stata l’ultima salita?

L’abbiamo fatta veramente molto forte. Il Bahrain l’ha presa subito con un ritmo veramente fortissimo. Poi il passo è calato verso la metà, quando è andato via Chaves. Io comunque sapevo quello che dovevo fare. Sapevo che avrei corso solo sulle ruote di Evenepoel e di Roglic e così ho fatto. Mi sono giocato le mie carte fino alla fine.

Ciccone ha parlato di vittoria più bella della carriera e l’ha dedicata a Cataldo
Ciccone ha parlato di vittoria più bella della carriera e l’ha dedicata a Cataldo
Evenepoel ha continuato a scattare sino in cima.

E’ andato veramente fortissimo, negli ultimi metri ero al limite. Però quando vedi il traguardo, riesci a trovare qualche energia per sprintare e dare il 100 per cento.

Il fatto di essere oltre i duemila ha inciso?

Mi sono sempre trovato bene in altura e mi piace molto arrivare su queste salite molto lunghe, ma regolari e soprattutto sopra i 2.000 metri. Quindi sapevo che oggi potevamo giocarci una buona occasione e farlo così con i migliori al mondo per me è una grande soddisfazione. Non ho paura di dire che sia la vittoria più bella della mia carriera.

Alaphilippe riempie la primavera per allontanare il tramonto

21.03.2023
4 min
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Non deve essere facile veder arrivare il futuro e non avere le gambe per prenderne il ritmo. A suo modo era accaduto lo stesso quando Alaphilippe iniziò a farsi largo accanto a Philippe Gilbert e poi gli prese la ribalta. Andò a finire che, nonostante la loro amicizia, il grande belga fu costretto o preferì cambiare squadra: vinse la Roubaix del 2019 e passò alla Lotto-Soudal. Qualcuno pensa che il cammino di Julian nello squadrone belga abbia preso la stessa direzione.

Alla Sanremo per Alaphilippe problemi di posizionamento in gruppo su Cipressa e Poggio
Alla Sanremo per Alaphilippe problemi di posizionamento in gruppo su Cipressa e Poggio

Alaphilippe e il Poggio

Il futuro infatti è nelle gambe e nell’ambizione di Remco Evenepoel, mentre il francese rincorre il miglior se stesso. Pur sapendo che l’ultimo anno è andato in malora per la caduta della Liegi, Alaphilippe non nasconde che avrebbe preferito un altro inizio di 2023. La Sanremo era il primo obiettivo cerchiato di rosso. Lefevere si aspettava un segnale. E quello che più disturba il francese è non essere riuscito neppure a provarci.

«Mi è mancato soprattutto un buon piazzamento ai piedi del Poggio – ha spiegato dopo la corsa il leader della Soudal-Quick Step – è una certezza, perché le gambe sono state buone per tutta la giornata. Anche nel finale le sensazioni erano perfette. Quando Pogacar, Van der Poel e Van Aert hanno accelerato al Poggio, non ero dove avrei dovuto. Ci siamo un po’ persi con i miei compagni negli ultimi metri prima dell’inizio salita. Sulla Cipressa avevamo avuto qualche difficoltà per gli stessi motivi. Alla Sanremo hai speranze solo se sul Poggio hai la posizione giusta».

Nella tappa di Tortoreto alla Tirreno, secondo dietro Roglic: il miglior livello potrebbe essere in arrivo
Nella tappa di Tortoreto alla Tirreno, secondo dietro Roglic: il miglior livello potrebbe essere in arrivo
Pensi che altrimenti avresti potuto seguire i migliori?

Le gambe erano buone. Ai piedi del Poggio, il Bahrain e poi la UAE hanno fatto un grande ritmo e la mia reazione è stata tardiva. Ho avuto giusto il tempo di risalire e loro erano già partiti. Niente da dire su Van der Poel: ha vinto meritatamente. Nel mio caso, non parlerei di delusione, bensì di frustrazione per non aver dato il massimo. Potevo fare meglio di così, perché ero certo che non sarebbe finita con uno sprint di gruppo. Ora devo andare avanti.

Quest’anno hai deciso di tornare al Fiandre, come mai?

La Sanremo ha segnato l’inizio del periodo importante delle classiche ed è stato comunque bello avere buone sensazioni, anche se il risultato non è stato all’altezza. Ora mi concentrerò sulle prossime gare in Belgio, a partire da Harelbeke. So per esperienza che tutto accadrà molto velocemente. Finora ho vinto una sola corsa a inizio stagione, bella ma piccola. L’obiettivo è vincere una grande gara e il Fiandre mi si addice. Sarà difficile, ma nelle prossime settimane correrò tanto, soltanto corse in linea e intendo dare il massimo.

Sull’arrivo di Tortoreto alla Tirreno ti ha battuto solo Roglic.

Volevo vincere, ma soprattutto volevo correre come piace fare a me. Volevo vedere se sono ancora in grado di fare questo tipo di sforzo e giocarmi la vittoria. Ho avuto la conferma che è così e questo mi ha fatto bene, soprattutto per la testa.

Venerdì nella E3 Saxo Classic di Harelbeke, sulla strada di Alaphilippe ci sarà anche Van Aert
Venerdì nella E3 Saxo Classic di Harelbeke, sulla strada di Alaphilippe ci sarà anche Van Aert
E’ difficile riprendersi il proprio posto?

L’anno scorso non ho mai corso al mio massimo livello e sento che mi manca un po’ quella sensazione, per tornare a dare il massimo nelle gare più difficili. E’ come se fossi in ritardo di un anno. La settimana della Tirreno è stata una delle prime volte in cui ho avuto la sensazione di aver ritrovato quel livello. La tappa di Osimo è stata durissima, da tanto tempo non andavo così a fondo nella fatica. Ma non mi sono arreso e nel finale non ero con i migliori (è arrivato 14° a 22″ da Roglic, ndr).

Cosa farai di qui ad Harelbeke?

Quello che ho fatto fra la Tirreno-Adriatico e la Milano-Sanremo. Recupero, allenamenti leggeri e un po’ di tempo in famiglia.

Catalunya subito stellare, ma che paura per Cataldo…

21.03.2023
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Nel giorno in cui sul traguardo di Sant Feliu de Guixols, Evenepoel e Roglic si misurano la febbre e lasciano un acconto di quel che sarà la sfida del Giro d’Italia, la prima tappa della Volta a Catalunya lascia sull’asfalto il dolore di Dario Cataldo. L’abruzzese si ritrova in ospedale con una diagnosi pesantissima solo da leggere.

Le inquadrature lo mostrano accovacciato sul marciapiede alla destra della strada, insieme ad altri corridori ugualmente a terra. L’intervento di due passanti è da pelle d’oca. Prima lo muovono, poi per fortuna capiscono di non dover intervenire e lo vegliano in attesa dei soccorsi.

Il comunicato diffuso nella serata di ieri dalla Trek-Segafredo è un rosario di fratture, al termine del quale si annuncia che Dario sarà trasferito e operato all’ospedale di Girona per la riduzione della frattura alla testa del femore. La caduta è avvenuta a 5,4 chilometri dall’arrivo, mentre il gruppo era lanciato verso il primo arrivo.

Cataldo è caduto ai 5,4 chilometri dall’arrivo, ora è ricoverato con una prognosi molto impegnativa
Cataldo è caduto ai 5,4 chilometri dall’arrivo, ora è ricoverato con una prognosi molto impegnativa

Partenza ritardata

Sul traguardo Roglic ha guastato la festa a Evenepoel, che ha cercato di rimediare a una volata iniziata dalle retrovie e persa al fino di lana. Lo sloveno, fresco vincitore della Tirreno-Adriatico, è partito in testa e ha subito la rimonta del belga. Sul traguardo spagnolo a vederlo c’erano anche i genitori.

«Penso di aver fatto lo sprint più veloce di tutti – ha detto Remco – ma sono venuto da troppo indietro. Ero a ruota di Van Wilder, ma all’improvviso sono passati da entrambi i lati e questo mi è costato la vittoria. A 300 metri ero quattro o cinque bici dietro Roglic. Se arrivi secondo per così poco, allora puoi parlare davvero di un’occasione persa. All’inizio della corsa non mi sentivo bene, forse a causa dell’allenamento in altura. Ma quando in salita il ritmo è aumentato, le gambe pesanti sono gradualmente scomparse».

Torna finalmente in gruppo anche Bernal, qui con Carapaz e il campione del mondo
Torna finalmente in gruppo anche Bernal, qui con Carapaz e il campione del mondo

Guadagno negli sprint

Il campione del mondo se ne è fatto una ragione. Così prima ha picchiato il pugno sul manubrio e poi si è complimentato con Roglic, che gli è superiore su certi tipi di arrivo, e poi ha fatto un bilancio obiettivo.

«Roglic ha vinto quasi ogni sprint alla Tirreno-Adriatico – ha spiegato – e io l’ho quasi battuto. Sono diventato molto più forte in questi arrivi, il mio sprint è migliorato enormemente. Non ho ancora la miglior potenza, ma l’aerodinamica e il peso inferiore mi fanno andare più veloce. Ora posso anche competere su traguardi da finisseur e questa è una buona notizia anche per gli arrivi in salita. Dopo uno sforzo prolungato, mi sento ancora meglio negli sprint».

Roglic arriva al Catalunya dopo la vittoria alla Tirreno-Adriatico e pare ancora molto in palla
Roglic arriva al Catalunya dopo la vittoria alla Tirreno-Adriatico e pare ancora molto in palla

La solidità di Roglic

E Roglic cosa ha detto? Lo sloveno, che alla Tirreno-Adriatico si era detto stupito per le sue ottime performance, deve aver capito che la condizione che lo sostiene è vera e degna dei giorni migliori.

«So di non essere un vero velocista – ha detto – ma sapevo di poter lottare per la vittoria di tappa. Avevo buone gambe, ma ovviamente c’è voluta un po’ di fortuna. Sono molto grato alla squadra. I miei compagni hanno fatto un ottimo lavoro. Senza di loro il risultato di oggi non sarebbe stato possibile, mi hanno messo in un’ottima posizione per gli ultimi chilometri».

Al Catalunya anche Moscon, già rientrato al Gran Camino dopo l’infortunio del Tour Down Under
Al Catalunya anche Moscon, già rientrato al Gran Camino dopo l’infortunio del Tour Down Under

Arrivo in salita

Oggi il Catalunya affronta una tappa difficile, 165 chilometri con arrivo in salita a Vallter: salita finale di 11,4 chilometri con una pendenza media del 7,6 per cento.

«Non ho mai fatto questa scalata, ma sono sicuro che riusciremo a gestirla. Questo è solo l’inizio. Ci sono ancora tappe difficili davanti. Ovviamente vorrei vincere la classifica generale, ma questo è solo il primo giorno. La gara non sarà finita fino a quando non avremo raggiunto Barcellona».

In ansia per Cataldo

Il bollettino medico relativo a Cataldo preoccupa, ma Dario non ha mai perso conoscenza. Il cammino per il ritorno sarà lungo.

«Una scansione TAC eseguita in ospedale – recita il comunicato della Trek-Segafredo – ha rivelato la frattura della testa del femore sinistro e dell’acetabolo destro (l’articolazione “sferica” dell’anca), due fratture del processo trasversale della colonna lombare senza impatto neurologico, costole rotte multiple con un pneumotorace bilaterale e la clavicola sinistra fratturata. Dario è cosciente ed emodinamicamente stabile e sarà trasferito in un altro ospedale in Catalogna. Dopo una seconda valutazione presso il nuovo ospedale di Girona, subirà un intervento chirurgico per riparare la frattura del femore».

Si potrebbe parlare ancora del duello fra Roglic ed Evenepoel e siamo certi che sin da oggi ce ne saranno altri spunti. Ma qui vogliamo prima di tutto mandare a Dario gli auguri dell’Italia del ciclismo, della nostra redazione e, ne siamo certi, di tutti i nostri lettori. Forza amico, torna presto!

Masnada dal Teide: «Prima gli allenamenti, poi le gare in tv»

14.03.2023
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Fausto Masnada sarà deputato a scortare Remco Evenepoel al Giro d’Italia. Ma il lombardo della Soudal-Quick Step è già vicino al fenomeno belga. E’ con lui già da un paio di settimane in cima al Teide. Lassù si va avanti a pane e ciclismo, anche quello degli altri!

Ci siamo chiesti, anzi abbiamo chiesto a Masnada, se in ritiro i corridori seguono i loro colleghi impegnati nelle corse, tanto più se si tratta di gare importanti come la Parigi-Nizza e la Tirreno-Adriatico.

Fausto Masnada (classe 1993) in ritiro sul Teide. Dopo gli allenamenti, tutti davanti alla tv per vedere i colleghi in corsa (foto Instagram)
Masnada (classe 1993) in ritiro sul Teide. Dopo gli allenamenti, tutti davanti alla tv per vedere i colleghi in corsa (foto Instagram)
Fausto, allora le guardate queste corse quando siete in ritiro?

Sì, sì, le guardiamo e anche con interesse. Essendoci un’ora di fuso, qualche volta l’orario ci ha un po’ “fregato”. Di solito noi finivamo quando stavano per arrivare la Parigi-Nizza e ancora di più la Tirreno. Ma noi mandavamo indietro e le vedevamo comunque.

E cosa avete notato?

Che Roglic è in una forma strepitosa. Quando siamo arrivati qui, il 26 febbraio, c’era anche lui. Ci siamo accavallati per un paio di giorni e poi lui è partito appunto per la Tirreno. E la stessa cosa hanno fatto Landa,Van Aert e un altro gruppo diretto invece in Francia alla Parigi-Nizza.

Al netto delle corse, come si passa il tempo lassù?

Noi ci stiamo allenando bene. Ognuno ha i suoi obiettivi, pertanto ognuno segue il suo programma, ma cerchiamo di stare insieme il più possibile. Una convivenza per tanti giorni in hotel, a 2.200 metri di quota nel nulla non è facile. Non è così scontato mantenere i rapporti. Ma ormai ci siamo abituati.

Anche i professionisti subiscono il fascino della Strade Bianche. Per questa gara i Soudal hanno modificato l’orario di allenamento
Anche i professionisti subiscono il fascino della Strade Bianche. Per questa gara i Soudal hanno modificato l’orario di allenamento
Regolavate gli orari di allenamento in base alle corse in programma?

Non proprio, di solito finivamo verso le 14-15 le nostre uscite, che sono le 15-16 italiane, quindi pranzavamo ed eravamo giusti per i finali. Solo per la Strade Bianche abbiamo modificato l’orario di allenamento. Anche se la classica di Siena non è monumento, è una delle più belle e ci tenevamo tutti a goderci lo spettacolo in diretta.

Tra voi corridori spesso parlate di materiali, numeri, tattiche… Che giudizi avete dato dei vostri colleghi in gara?

Roglic, come detto, va già forte. Quando l’ho visto sul Teide era più magro rispetto allo scorso anno e mi sono detto: «Cavolo, è già tirato!». Sì, lui è sempre stato scavato in volto, ma mi è sembrato molto magro anche nel resto del corpo. Cosa che invece non ho notato in Van Aert. Non che fosse grasso, ma è molto più… normale.

Chi vi ha impressionato di più: Roglic o Pogacar?

In queste fase, la Jumbo-Visma e Tadej Pogacar hanno dimostrato sul campo di essere su un altro pianeta. I primi come squadra: non solo per Roglic alla Tirreno, ma anche per i piazzamenti alla Parigi-Nizza e per i risultati nelle prime classiche del Belgio. E Tadej ha dato una dimostrazione in più del suo talento. Stanno monopolizzando le gare.

Sassottetto, il momento in cui Kelderman riporta davanti Roglic. Per Masnada, Primoz ha avuto sangue freddo
Sassottetto, Kelderman riporta davanti Roglic. Per Masnada, Primoz ha avuto sangue freddo
Per esempio avete studiato anche il comportamento di Roglic in corsa? Tanto più che potrebbe essere il rivale numero verso la conquista della maglia rosa…

E cosa vuoi studiare?! Ogni gara è a sé e analizzare ciò che ha fatto o farà non è facile. Non è attendibile. Però quando inizierà il Giro Italia lo terremo d’occhio. Giro che parte con una crono, quindi non ci si potrà nascondere, pertanto già al termine della prima tappa, potremmo ipotizzare una strategia di corsa e capire come andare avanti.

Quindi si guarda la tv, si commenta, ma i conti reali si fanno in corsa…

Il nostro primo obiettivo è il Catalunya. Lì ci sarà anche Roglic, vedremo come si comporteranno, sia lui che la sua squadra. Alla fine mancherà poco più di un mese all’inizio del Giro e potremmo già farci un’idea.

Per esempio, a Sassotetto si è sfilato e si è fatto riportare sotto da Wilco Kelderman: un’azione così vi fa fare qualche ipotesi? Può essere un’indicazione su come si comporteranno?

Si sa che Roglic è calcolatore, ma io non l’ho visto in vera difficoltà. E’ rimasto coperto e con il vento contro che c’era, ha preferito aspettare la volata finale. Quando Mas ha dato quell’accelerata si è staccato, ma anziché andare avanti da sé, sapeva che c’era Kelderman e si è fatto riportare davanti. Ha aspettato perché sapeva che fare la differenza su quella salita, con quel vento, era davvero difficile. Sapeva anche che in una volata con 15 corridori sarebbe stato il più veloce e quindi ha avuto sangue freddo. Primoz è vincente, intelligente, si conosce e ha l’esperienza di chi ha vinto tre grandi Giri.

Masnada è stato chiaro (ed onesto): la Soudal ha un diamante e una squadra intorno. Non ha tante punte come UAE e Jumbo
Masnada è stato chiaro (ed onesto): la Soudal ha un diamante e una squadra intorno. Non ha tante punte come UAE e Jumbo
Analisi da corridore! E Fausto Masnada potrà essere il Kelderman della situazione per Remco?

E’ un paragone abbastanza importante! Wilco in tanti anni si è meritato più di me un certo ruolo e non a caso dove correva prima era un capitano. Mi piacerebbe fare ciò che ha fatto lui ed essere fondamentale per la squadra. Noi non siamo come la UAE Emirates o la Jumbo-Visma, che sono piene di campioni, che sono un po’ come il Paris Saint Germain che è fatto di sole punte. Noi abbiamo Remco come diamante e proviamo tutti a fare il massimo per lui. Abbiamo una strategia diversa di gara. Immagino che correremo più in difesa: manderemo via le fughe, avremo una strategia di corsa meno aggressiva rispetto alla Jumbo-Visma, che attacca spesso e con più uomini.

Chiarissimo Fausto, basta ricordarsi dell’ultimo Tour! Un’ultima domanda. Avrai un ruolo molto importante e sei l’uomo di fiducia di Remco: tu come stai?

Sono soddisfatto di come sto lavorando: parecchio e bene. Tutto procede in modo regolare e la preparazione è fissata per essere al top per il Giro. La squadra vuole che ci arriviamo nella condizione migliore per supportare Remco. Credo che il Giro d’Italia sia l’obiettivo stagionale per il team. Anzi, senza credo: è l’obiettivo primario. Pensiamo a finire bene questo ritiro, poi andremo al Catalunya, ci saranno i Baschi, poi di nuovo altura e quindi andremo diretti al Giro. 

«Sempre più veloce», Remco feroce anche coi materiali

03.03.2023
5 min
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«Voglio andare sempre più forte», parole di Remco Evenepoel. Il campione della Soudal-Quick Step è davvero sul pezzo. Oltre che scrupoloso nella preparazione, affamato in corsa, è anche molto attento a ciò che concerne i materiali. Per il belga il dogma è: “performance first”.

E di questo suo rapporto con i materiali parliamo con Specialized, che in pratica fornisce la maggior parte dei materiali, dai caschi alle ruote, dalla bici alle scarpe, e Castelli, che fornisce il vestiario, elemento sempre più importante ai fini dell’aerodinamica.

Asgreen, Cattaneo ed Evenepoel nella galleria del vento di Specialized per i test di fine 2021. Remco vi è poi tornato
Asgreen, Cattaneo ed Evenepoel nella galleria del vento di Specialized per i test di fine 2021. Remco vi è poi tornato

Sa ascoltare

Remco è puntiglioso, ma molto meno “rompiscatole” di tanti altri campioni: è quel che ci dicono da Specialized.

«Evenepoel – spiegano dal brand americano – ascolta ciò che gli viene detto. E questo è un vantaggio. Se gli vengono suggeriti dei materiali che secondo noi sul quel percorso, con quel meteo, sono più performanti lui li usa.

«Accoglie i suggerimenti. Al mondiale, per esempio, gli abbiamo suggerito di utilizzare una ruota più leggera nonostante siano poi usciti 42,5 chilometri di media oraria. Secondo noi era meglio per le accelerazioni sugli strappi. E Remco ci ha seguito».

«Per noi tutto ciò ha una doppia valenza. Oltre al fatto che l’atleta, numeri alla mano, rende di più essendo lui un leader influenza nella giusta direzione gli altri compagni. Se uno come Remco inizia a dire che quel “copertoncino X” non ha tenuta o è poco scorrevole in base ad una sua sensazione, alla fine andrà a compromettere il giudizio anche degli altri. E succede…».

Non solo Remco

La ricerca del dettaglio però non riguarda solo Evenepoel, è una tendenza che si nota dappertutto. Guardiamo il cambio epocale della UAE Emirates rispetto allo scorso anno. Hanno cambiato gruppi, ruote e per farlo hanno rinunciato a sponsorizzazioni importanti. Un po’ quello che fece la Ineos-Grenadiers quando acquistava le ruote Lightweight ma aveva Shimano. O la stessa cosa che ha fatto la Jumbo-Visma nel passaggio da Shimano a Sram.

«E questo ormai riguarda anche squadre un po’ più piccole. Per esempio alla Omloop la Lotto-Dstny ha sperimentato un monocorona con Campenaerts. Allo stesso tempo non nascondiamo che su un certo tipo di percorsi Remco ha utilizzato una ruota che non era nostra… e parliamo di un vantaggio millesimale».

Manubrio 3D, body extra aderente e con particolare finitura, casco specifico per la sua posizione: Remco è una freccia a crono
Manubrio 3D, body extra aderente e con particolare finitura, casco specifico per la sua posizione: Remco è una freccia a crono

Crono al millesimo

Lo scorso anno dopo i test in galleria del vento a Morgan Hill, nella sede del brand americano, Remco non era soddisfatto del tutto, in quanto Cattaneo, che era con lui, aveva ottenuto una percentuale maggiore di miglioramento. Al belga poco importava di partire da una base migliore rispetto all’italiano. E’ Remco! Come dicevamo, famelico anche sotto questo punto di vista.

«Cura sempre i dettagli e cerca di tirare fuori il massimo dai materiali – vanno avanti da Specialized – Ma anche lui ha qualche richiesta a volte e noi, se questa può essere valida, cerchiamo di accontentarlo. Per esempio ci sta chiedendo la corona da 60 denti per le crono. L’abbiamo montata e per farlo abbiamo operato un piccolo adattamento del deragliatore sulla bici».

«Sulla crono è davvero attento. Per esempio il casco che abbiamo sviluppato è stato fatto sulla sua testa e su quella di Asgreen. Anche il danese ha una posizione estrema. Questo casco è stato sviluppato in ottica non solo aero, ma anche di visibilità. Quando sono in posizione adesso possono vedere fino a 100 metri, prima ne vedevano 20-30. Era come se andassero al buio. Per guardare avanti erano costretti a perdere la posizione ottimale per quell’istante».

«Ma per fare tutto ciò serve tempo. E non sempre il corridore, anche se vuole, può venire in galleria del vento. Così abbiamo fatto un calco in 3D della conformazione della sua testa. E ci abbiamo lavorato. Così facendo abbiamo limato anche altrove. Per esempio si poteva dare un po’ più di libertà alle gambe e siamo riusciti ad accorciare le pedivelle di qualche millimetro».

«Solo alla Vuelta dello scorso anno in un paio di occasioni, Remco ha operato delle scelte non totalmente finalizzate alla prestazione. Aveva paura di soffrire il caldo e ha optato per un casco più aereato e un filo meno aerodinamico, Ma questo denota la sua attenzione per tutti i particolari».

Il belga è molto attento anche alla parte dell’abbigliamento. Tutto deve essere aderente, ma mantenendo il comfort
Il belga è molto attento anche alla parte dell’abbigliamento. Tutto deve essere aderente, ma mantenendo il comfort

Vestiario più veloce

E parlando di crono e di caldo si legano bene le parole di Alvin Nordell, tecnico di Castelli che cura i rapporti con i team.

«L’abbigliamento – spiega Nordell – deve essere comodo e funzionale. Abbiamo trovato alcune configurazioni veloci ma poco pratiche quando si tratta di una gara di 5 ore o di una cronomentro di 40 chilometri, ma con una temperatura di 40 gradi. Le prestazioni e il comfort devono completarsi a vicenda per rendere il ciclista il più veloce possibile».

«I vestiti e i test che facciamo aiutano Remco a ottenere quell’ultima percentuale di guadagno per vincere le gare. Testiamo e proviamo sempre i nostri completi tecnici per renderli più veloci».

«E’ vero – prosegue Nordell – Remco è attento a tutto: dal casco alla lunghezza delle maniche, dai calzini ai copriscarpe. Vuole davvero vedere cosa funziona (e cosa non funziona) per renderlo poi il più veloce possibile».

«Per noi di Castelli è una buona collaborazione. Portiamo la nostra conoscenza e la nostra esperienza e le integriamo con le sue, per trovare quanti più vantaggi possibili. Anche per questo ho apprezzato la sua disponibilità a provare cose nuove, solo per vedere se funzionano o meno. Alcuni hanno questa curiosità, altri no».

EDITORIALE / Il ciclismo non è per tutti

27.02.2023
6 min
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Il ciclismo non è uno sport per tutti e non lo è mai stato. Solo in un certo periodo, breve nel quadro complessivo ma che parve eterno, alcuni imbonitori persuasero anche atleti senza mezzi ad acquisirli in modo alternativo.

Nacque un ciclismo con differenti velocità e periodi blindati. Si andava forte per un arco limitato di settimane e ogni periodo aveva i suoi vincitori. Sembra passato un secolo. E se oggi Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel possono vincere in corse fuori stagione rispetto ai loro obiettivi è perché le qualità dei grandi corridori vengono fuori come quando si sfidavano da ragazzini e il più forte vinceva sempre.

Vingegaard ha aperto la stagione al Gran Camino, vincendo le tre tappe e la classifica finale
Vingegaard ha aperto la stagione al Gran Camino, vincendo le tre tappe e la classifica finale

L’esempio di Visconti

Probabilmente il fatto di essere in piena scrittura di un libro sulla storia di Giovanni Visconti sta suscitando continui paragoni. Il ciclismo non è per tutti e forse il percorso del campione palermitano ne è la dimostrazione perfetta. Il ciclismo richiede rinunce, quelle che Alfredo Martini non voleva mai chiamare sacrifici: se lo scegli, non è sacrificio.

Visconti (come pure Nibali un anno dopo) un giorno partì da casa e si trasferì in Toscana, ospite di un’altra famiglia. Non è facile a 16 anni: se ce la fai, hai evidentemente la determinazione che serve per fare il professionista. Occhio però, non è una lettura limitata al ciclismo: chiunque lasci casa per inseguire un sogno e farne un progetto ha bisogno di carattere e determinazione. Il mondo del lavoro non è meno spietato e cinico.

Pogacar invece ha vinto la Vuelta a Andalucia, conquistando due tappe
Pogacar invece ha vinto la Vuelta a Andalucia, conquistando due tappe

Il ritiro di Benedetti

Nei giorni scorsi ha fatto parlare il ritiro di Gabriele Benedetti, neoprofessionista nella Drone Hopper che, ancor prima di aprire le ali, stava chiudendo i battenti. Si è parlato di poco carattere, magari senza conoscerne la storia. Si è puntato il dito verso un ciclismo che illude i ragazzi e li spreme. Si è attinto nei commenti a una letteratura di sentito dire che non spiega, ma ingarbuglia.

Così oggi vi raccontiamo di un altro ritiro, certo meno illustre, ma che conferma la difficoltà di emergere ai massimi livelli e come il dilagare delle promesse facili anche nelle categorie giovanili – a volte anche da parte dei loro direttori sportivi – rischi di guastare il ragionamento di alcuni.

Si è ritirato Salvatore Florio, 18 anni palermitano, della Delio Gallina. Nella squadra di Cesare Turchetti lo ha mandato (assieme a Carlo Sciortino ) Giuseppe Di Fresco, tecnico del Team Casano Matec, e pare che il tecnico bresciano ne fosse soddisfatto. Eppure Florio, in cui Di Fresco credeva ciecamente, si è fermato.

Gabriele Benedetti si è ritirato ai primi di gennaio. L’ultima corsa è stato il Tour du Limousin
Benedetti si è ritirato ai primi di gennaio. L’ultima corsa è stato il Tour du Limousin

I due diesse

Il suo diesse in Sicilia, Alessandro Mansueto, parla della difficoltà di fare il corridore in cambio di 2-300 euro, al punto che per vivere devi chiedere soldi ai tuoi genitori. E avendo a sua volta lasciato la Sicilia per correre in Toscana, ricorda che alla fine degli anni Novanta, un dilettante guadagnava molto più di adesso. Erano gli anni in cui le fatture venivano usate anche per altri motivi ed è quindi corretto ricordare che girassero più soldi. Oggi non si può più.

Di Fresco non ci sta. Si dice deluso perché in Florio credeva e per la figuraccia fatta con Turchetti, che lo ha chiamato apostrofandolo bruscamente. Conferma che il rimborso offerto al ragazzo fosse dell’entità indicata da Mansueto, ma ricorda che quando a sua volta salì nel 1994 in Toscana, partì da zero e lentamente convinse i suoi dirigenti. Precisa che la Delio Gallina si fosse impegnata a pagare i biglietti aerei per Florio, facendolo alloggiare in una casa, in cui doveva pensare solo ad allenarsi.

Ricorda i ringraziamenti del ragazzo per l’occasione e il fatto che, concluso il liceo, avrebbe potuto puntare solo sullo sport. Solo che, andato a casa per un mese dopo il primo ritiro del 2023, qualcosa si è inceppato ed è arrivata la decisione di smettere. Con le prevedibili rimostranze della nuova squadra, che ha investito sul ragazzo per poi ritrovarsi con nulla fra le mani. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe la recente scoperta di Florio di essere celiaco.

Alessandro Mansueto con Salvatore Florio dopo la vittoria del campionato regionale a cronometro
Alessandro Mansueto con Salvatore Florio dopo la vittoria del campionato regionale a cronometro

Intollerante al glutine

E Florio cosa dice? Ci risponde da Palermo, in attesa di partecipare a settembre alla selezione per l’Università e studiare materie sanitarie. Ringrazia la sua famiglia per avergli insegnato che nella vita serve comunque una cultura (ha concluso il liceo classico), che ti permette di attraversare meglio i momenti più complicati.

«Sin dall’inizio – spiega – ho sempre avuto valori del sangue molto bassi. Pensavo fosse anemia, invece circa tre mesi fa ho scoperto di essere intollerante al glutine. Ero appena passato nella categoria dei dilettanti, quindi cominciavo ad allenarmi seriamente. Tanti chilometri in rapporto a quel problema. Correvo già con 35 di ematocrito, continuare così non sarebbe stato opportuno. Perciò ho preferito fare sacrifici nel mondo del lavoro, studiando all’Università e creando il mio futuro in maniera diversa».

Giro della Lunigiana 2022: Florio è il secondo da sinistra. Il primo a destra è il diesse Giuseppe DI Fresco
Giro della Lunigiana 2022: Florio è il secondo da sinistra. Il primo a destra è il diesse Giuseppe DI Fresco

Pochi soldi

La celiachia nel ciclismo esiste, le abbiamo dedicato un articolo poco tempo fa in cui il dottor Giorgi spiega come sia possibile ugualmente avere prestazioni ai massimi livelli. Perciò spostiamo il discorso.

«Senza dubbio correre adesso è diventato veramente pesante – spiega Florio – si fanno troppi sacrifici pagati troppo poco. Io avrei voluto dedicare tutta la mia vita al ciclismo, ma come fa qualcosa a diventare il tuo lavoro se ti pagano 200 euro al mese? Anche questo sicuramente è uno dei motivi per cui non vale più la pena continuare. O si è campioni e allora finisci nel mirino delle squadre importanti e cominci a prendere qualche soldino, ma essere pagato così poco non ti fa venire la voglia di continuare. Perché magari vedi un calciatore che già alla nostra età prende 2.000 euro al mese. Invece nel ciclismo, che per me è uno degli sport più duri, si viene pagati troppo poco».

Visconti e Nibali, entrambi partiti dalla Sicilia inseguendo un sogno: quel modello è superato e irripetibile?
Visconti e Nibali, entrambi partiti dalla Sicilia inseguendo un sogno: quel modello è superato e irripetibile?

Testa, gambe e fortuna

Il ciclismo non è uno sport per tutti, ma non è che il mondo del lavoro sia poi tanto diverso. Le continental non sono squadre professionistiche. Corrono fra i pro’, ma non ne hanno le prerogative. E se a 18 anni entri in un’azienda per fare uno stage, nessuno ti pagherà mai per quelli che sono i tuoi sogni o i tuoi sacrifici. Si stringono i denti e si aspetta di arrivare a un contratto. Ecco perché tanti puntano a passare pro’ a 18 anni, persuasi da procuratori e tecnici che in un modo o nell’altro avranno pure la loro convenienza. E chi non passa, magari pensa di essere un fallito e molla.

«Chi mi conosce – dice Florio – sa quanti sacrifici ho fatto. Ho studiato e ho corso, ma ho avuto sfortuna. Sono sicuro che se fossi stato stimolato dal pensiero di lavorare e di guadagnare qualcosa di serio, sicuramente avrei provato a continuare, gestendo meglio la celiachia e continuando a sognare di passare professionista. Anche se sappiamo tutti che adesso è molto, molto difficile. Bisogna avere testa, gambe e fortuna. Se manca la fortuna, non si va da nessuna parte...».

Leggi, mastichi e ci ripensi. Da quale parte sarà la verità? Oppure, dando per scontato che tutti abbiano detto la propria, che idea vale la pena farsi?

Tarmac SL7 “Remco’s Reign”, Specialized celebra Evenepoel

22.02.2023
4 min
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“Le leggende si costruiscono, non nascono”. Specialized omaggia chi in sella ad una sua bici è riuscito a centrare in una sola stagione un titolo mondiale, una gara monumento e un grande Giro. Come lui solo 4 ci erano riusciti. Un anno da record reso speciale dalla sua carta d’idendità che vede compiuti solo ventidue anni. Stiamo parlando di Remco Evenepoel. La casa statunitense ha deciso di celebrarlo con la creazione di un memorabile telaio denominato S-Works Tarmac SL7 “Remco’s Reign”. Prodotto in soli 200 esemplari e rigorosamente numerati a certificare un vero e proprio pezzo da collezione. 

Il bianco perlato rappresenta un concetto di sorpresa e spontaneità di vittoria
Il bianco perlato rappresenta un concetto di sorpresa e spontaneità di vittoria

Design evocativo

Remco Evenepoel ha fatto la storia in sella alla sua S-Works Tarmac SL7 a Wollongong, in Australia, mettendo in risalto una stagione da record. E’ diventato il più giovane campione del mondo degli ultimi 29 anni. Per lui, Specialized ha creato un design unico. Il brillante color perla identifica esattamente il momento in cui il ventiduenne da semplice partecipante diventò Campione del Mondo. 

«Quest’anno – ha detto la Concept Designer di Specialized Elena Aker – la direzione del design per il campione del mondo è stata incentrata su ciò che serve ad un atleta per emergere dal gruppo e diventare più di un semplice concorrente, ma un campione e una leggenda».

Il simbolo del campione del mondo sul tubo orizzontale è l’immagine di un sole nascente, a sottolineare l’ascesa di Remco allo status di leggenda. Sul fodero obliquo è inciso l’iconico “Legends are built not born”, per riflettere l’impegno e il sacrificio di cui hanno bisogno anche gli atleti più straordinari per vincere un campionato del mondo.

Particolari valorosi

La bellezza e l’unicità di questi 200 telai si intrinsecano in una serie di dettagli che si rivolgono a riportare sul carbonio tutto il valore che il belga ha già saputo trasmettere e dimostrare. All’interno della forcella sono citate le incredibili dieci vittorie del campionato del mondo su strada per uomini elite ottenute con biciclette Specialized negli ultimi vent’anni. Includendo le classifiche generali, le tappe, le cronometro e le gare di un giorno. Remco ha vinto sedici gare solo nel 2022. 

Alla Liegi-Bastogne-Liegi, alla Clasica San Sebastian e ai Campionati del Mondo su strada, Remco, in sella alla sua Tarmac, ha totalizzato ben 97 km di fughe solitarie. Numeri da capogiro che lo rendono speciale anche tra i campioni. Un fuoriclasse che si sa distinguere per il suo animo attaccante e battagliero.

Un telaio da collezione

Solo 200 esemplari. Il prezzo è di 5.700 euro. Il valore per chi decide di acquistarlo potrebbe andare oltre al denaro. Realizzato in galleria del vento, questo telaio S-Works Tarmac SL7 “Remco’s Reign”, condivide tutte le caratteristiche della bici in forza al team Soudal-Quick Step

Allestito con forcella S-Works FACT Carbon, 12x100mm thru-axle, flat-mount disc, attacco Tarmac integrated stem, 6-degree e reggisella S-Works Tarmac Carbon, FACT Carbon da 20mm offset. Il prodotto sarà acquistabile esclusivamente online su specialized.com, con ritiro presso rivenditore. 

Specialized