Mattio e i primi mesi nell’universo Jumbo-Visma

23.02.2023
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Pietro Mattio ha la voce di chi ha appena visto un trucco di magia e ancora deve spiegarsi bene cosa sia successo. Il ragazzino piemontese è passato dalla Vigor Cycling al team development della Jumbo-Visma. Un primo ma importante passo nella sua crescita da corridore e anche da uomo. Non è l’unico italiano del team, oltre a lui c’è Dario Igor Belletta

«Sono stati mesi completamente diversi dal solito – esordisce il cuneese – arrivavo da una piccola squadra di paese dove conoscevo tutti. Ora sono in un team enorme dove tutto è curato nei minimi particolari ed il mio unico pensiero è andare in bici».

Da junior Mattio ha corso al Team Cycling Vigor: qui alla Roubaix in maglia azzurra (foto Instagram)
Da junior Mattio ha corso al Team Cycling Vigor: qui alla Roubaix in maglia azzurra (foto Instagram)

Primi mesi diversi

E’ con curiosità che guardiamo insieme a Mattio alla sua nuova avventura. Le cose sono cambiate molto, ma gradualmente, così da permettere ai nuovi arrivati come lui di trovare il proprio ritmo. 

«La prima volta che sono venuto in Olanda – spiega – è stato ad ottobre ed ho iniziato a conoscere tutto lo staff. Avevo già incrociato alcuni di loro al mio stage di luglio in Slovenia, un primo e piccolo assaggio di quello che avrei fatto. Gli allenamenti, in questi primi mesi, sono stati differenti: più blandi e con poca bici».

Il piemontese ha avuto modo di partecipare ad un ritiro della Jumbo Visma development nel luglio del 2022
Il piemontese ha avuto modo di partecipare ad un ritiro del team olandese nel luglio del 2022
Vi siete incontrati anche successivamente?

Abbiamo fatto un secondo ritiro, quello di gennaio in Spagna, insieme a noi c’erano anche i corridori del team WorldTour. Alloggiavamo nello stesso hotel, ma li abbiamo visti poco, gli ultimi giorni alcuni sono partiti per le prime corse mentre altri sono rimasti con noi. E’ stato bello, perché con meno stress erano più liberi ed abbiamo parlato tanto, ho visto cosa vuol dire avere un progetto di crescita. I ragazzi che erano rimasti con noi sono passati dal team development, ho avuto la sensazione di continuità.

Quando avete iniziato a spingere un po’ di più?

Nel secondo ritiro, a febbraio dove eravamo solo noi ragazzi del team development. 

Il modo di lavorare è cambiato tanto?

Sì, senza dubbio. Ho messo nelle gambe allenamenti completamente diversi, con tanti chilometri, cosa che prima non avevo mai fatto. L’organizzazione è impressionante, ogni mattina arrivava una mail con il programma da svolgere, è tutto perfetto. 

Per Mattio l’ambientamento nella nuova squadra non è stato complicato (foto Jumbo Visma)
Per Mattio l’ambientamento nella nuova squadra non è stato complicato (foto Jumbo Visma)
Che metodi differenti hai trovato?

Si esce e si fanno tanti lavori specifici, in Italia ho sempre svolto molti allenamenti al medio, qui pochissimi. Si curano più la soglia ed il VO2Max. Il passaggio a questo nuovo modo di allenarmi è stato graduale. 

Quanti giorni siete rimasti nel ritiro a febbraio?

Una decina, c’è stato abbastanza tempo per provare un po’ tutto, anche se i ragazzi più grandi hanno già distanze superiori nelle gambe. Gli allenamenti spaziavano tanto: dalle volate, alle simulazioni gara e abbiamo preso anche la bici da cronometro. 

Che effetto ti ha fatto avere accanto compagni da tutto il mondo, o quasi?

Mi ha dato un senso di internazionalità incredibile. All’inizio ho fatto fatica a comunicare con loro perché l’inglese lo parlo poco. Pian piano sono migliorato, anche grazie alla presenza di Dario (Belletta, ndr) che è più bravo di me. 

Siete tutti allo stesso livello?

Non saprei. Sicuramente posso dire che loro vanno davvero forte, c’è da lavorare tanto per raggiungere quel livello. Domani (oggi, ndr) tre dei nostri compagni sono al Gran Camino: Boven, Staune-Mittet e Van Belle. Chiederò loro com’è il professionismo, faranno da talpe e spieranno il mondo dei grandi. 

Nuovi compagni e rapporti da costruire, il ritiro di gennaio è servito anche per conoscersi (foto Jumbo Visma)
Nuovi compagni e rapporti da costruire, il ritiro di gennaio è servito anche per conoscersi (foto Jumbo Visma)
Per la bici nuova come vi siete organizzati?

All’inizio ci hanno lasciato le misure che avevamo sulle bici vecchie. Poi con l’arrivo delle nuove scarpe abbiamo fatto un bike fit ed aggiornato la posizione, trovandone una migliore (in apertura il bike fitting, foto Jumbo Visma). Lo stesso con la bici da crono. 

L’avevi già usata in precedenza?

Davvero poco, ho fatto solo due gare a cronometro e la posizione era un po’ così, alla buona. Ora la sto usando tanto, anche in ritiro l’ho già presa quattro o cinque volte e dal prossimo mese me la spediranno a casa. 

Com’è allenarsi a cronometro?

Una bella novità. E’ molto differente, è una gara diversa dove non hai molta tattica, solo il fiatone a scandire i ritmi. 

Nuovi metodi di allenamento, più qualità e meno quantità (foto Jumbo Visma)
Nuovi metodi di allenamento, più qualità e meno quantità (foto Jumbo Visma)
E con i rapporti liberi?

Avevo già iniziato ad usarli l’anno scorso per adattarmi alla nuova categoria. Anche se, devo essere sincero, ho fatto un po’ di fatica a tirare i rapporti lunghi, soprattutto i primi giorni. 

Il calendario lo avete già stabilito?

Correrò la prima gara in Croazia, l’uno marzo: l’Umag Trophy. Poi il cinque marzo, sempre in Croazia il Porac Trophy. 

E l’esordio in Italia?

A fine settembre al Giro del Friuli. La squadra aveva pensato di farmi correre il Recioto ed il Belvedere, ma alla fine hanno preferito farmi fare più corse a tappe. Ne correrò tre da marzo a giugno e poi sotto con la maturità.

Cosa sanno alla Jumbo-Visma di Belletta, di Mattio e dell’Italia?

27.08.2022
5 min
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Avevamo sentito per la prima volta Robbert De Groot, responsabile della Jumbo-Visma Development, dopo il podio di Vingegaard lo scorso anno al Tour. Questa volta l’interesse è dato dall’arrivo di Belletta e Mattio e il parlare che se ne è fatto in Italia, soprattutto fra gli operatori del settore. Che cosa offrono in Olanda più che in Italia? E’ vero valore aggiunto, si chiedeva ieri Ivan Basso, oppure una grande infatuazione?

Così siamo tornati dal tecnico olandese cercando di capire il perché della scelta, il modo in cui lavoreranno con i due ragazzi e quale idea si sia fatto del ciclismo giovanile italiano.

Cominciamo dal loro arrivo?

Abbiamo contatti con diverse agenzie che lavorano in ambito internazionale. Di Mattio, l’ultimo arrivato, abbiamo parlato a dicembre con Alessandro Mazzurana e la firma del contratto è arrivata a luglio. Prima lo abbiamo invitato con noi in Slovenia, per allenarsi, parlare, conoscerci. L’Italia ci piace, la storia del vostro ciclismo è importante. E poi ci sono tanti talenti, mentre a noi piace esplorare e allargare i confini dello scouting.

Invece Belletta?

Ho sempre avuto buoni contatti con Manuel Quinziato, anche per altri casi. E’ però un fatto che non tutti i ragazzi vogliono lasciare l’Italia. Dario (Belletta, ndr) ha accettato di farlo e penso che possa ben inserirsi nel nostro gruppo e nella nostra filosofia.

Vingegaard è il prodotto dell’organizzazione del team olandese (foto Jumbo-Visma)
Vingegaard è il prodotto dell’organizzazione del team olandese (foto Jumbo-Visma)
Eppure è la prima volta che cercate corridori italiani.

Non abbiamo mai dubitato che ci siano talenti anche nel resto d’Europa, quindi anche in Italia. Inoltre l’Italia è importante anche per il nostro sponsor Jumbo (grande catena olandese di supermercati, ndr). Vogliamo che sia un successo su entrambi i fronti

Quale idea vi siete fatti di Belletta?

La prima cosa che abbiamo notato è che è alto rispetto allo standard dei corridori italiani. Inoltre ha una fantastica esperienza su pista. Crediamo che abbia un ottimo potenziale per le corse del Nord, non tanto per quelle a tappe. Per ora le grandi montagne non sembrano alla sua portata. Inoltre possiamo lavorare nella crono, che finora ha coltivato poco, ma è logico, essendo ancora uno junior.

Ci spieghi la vostra filosofia?

E’ abbastanza semplice. Il nostro obiettivo non è vincere oggi e neppure domani, ma vedere dove possono arrivare quando saranno formati. E se un corridore mostra cosa sa fare nelle corse italiane, che sono notoriamente dure, vuol dire che è forte.

I ritiri sono uno dei momenti più importanti nella stagione della squadra (foto Jumbo-Visma)
I ritiri sono uno dei momenti più importanti nella stagione della squadra (foto Jumbo-Visma)
Belletta ha partecipato a ritiri come Mattio?

No, abbiamo provato, ma aveva impegni in pista con la nazionale. Abbiamo fatto due interviste online. Abbiamo analizzato i suoi dati.

L’opinione su Mattio?

Pietro non ha alle spalle molti allenamenti strutturati, ha lavorato poco, eppure ha già dato dei buoni segnali. E’ una persona e un atleta interessante. Ha iniziato a studiare inglese, per cui la comunicazione va già meglio. E’ un corridore diverso da Belletta, forse è anche meno conosciuto a livello internazionale e questo è un bene. Ha i numeri per essere un corridore di successo. Anche Vingegaard non lo conosceva nessuno e non ha avuto grossi risultati da junior. Pietro può fare tutto, ha un raggio di azione molto ampio.

L’Academy è una delle fasi in cui il team seleziona i talenti (foto Jumbo-Visma)
L’Academy è una delle fasi in cui il team seleziona i talenti (foto Jumbo-Visma)
Sport e scuola, come vi regolate?

E’ importante che i ragazzi abbiano una base culturale solida. Dario è andato un anno avanti, quindi ha già fatto la maturità. Pietro va ancora a scuola e si troverà nella stessa situazione dei coetanei olandesi. Programmeremo le corse e la presenza nei ritiri in funzione dei suoi impegni scolastici.

Quanti ritiri farete con la Development?

A novembre ci vedremo per due giorni in Olanda. A dicembre, 12 giorni in Norvegia per fare sci di fondo: un ritiro importante per definire i programmi, creare lo spirito di squadra e fare gruppo. Prima di Natale si farà la presentazione con tutti i team, quindi anche le due WorldTour. A gennaio 10-14 giorni in Spagna e lo stesso a febbraio, per dare modo a tutti di partecipare. Inizieremo a correre il primo weekend di marzo. Fino a dicembre li lasceremo tranquilli. Dario dovrebbe fare i mondiali e poi non so se correrà fino a ottobre. Poi però dovrà riposare per almeno due settimane.

Oltre a Belletta e Mattio, in arrivo dagli juniores Menno Huising e Jelle Boonstra (foto Jumbo-Visma)
Oltre a Belletta e Mattio, in arrivo dagli juniores Menno Huising e Jelle Boonstra (foto Jumbo-Visma)
Che idea ti sei fatto degli juniores in Italia?

Sto cercando di capire il ciclismo italiano, come sono organizzate le stagioni, il calendario. Le organizzazioni regionali e tante squadre diverse. Quella di Mattio è molto piccola, quella di Bortolami in cui corre Belletta è molto grande. Qual è il ruolo del commissario tecnico? Mi piacerebbe correre di più in Italia, perché le corse sono dure.

Come si lavora secondo te sugli juniores?

Ogni cosa dovrebbe riguardare educazione e allenamento. Dovrebbe esserci lo stesso sistema in ogni Paese. E soprattutto, vincere non dovrebbe essere l’obiettivo principale.

Mattio alla Jumbo Visma, ecco come è andata

23.08.2022
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Silvio Mattio, padre di Pietro azzurro juniores, ha firmato la procura con un’agenzia tedesca prima che suo figlio diventasse maggiorenne e decidesse di diventare U23 con la Jumbo Visma Development.

«Devo dire – ammette – che la parola procuratore ci faceva paura. Mio figlio Giosuè, che ha smesso di correre per dedicarsi allo studio, aveva vinto più corse del fratello, eppure nessuno lo aveva cercato. Il ciclismo sta cambiando. Per Pietro si sono mossi agenti anche più blasonati, ma abbiamo dato fiducia ad Alessandro Mazzurana che lavora per la tedesca Team Vision, perché è arrivato per primo e ci ha dato l’opportunità di entrare in contatto con squadre importanti. Però mi faceva strano pensare a un ragazzo di 17 anni con il procuratore. Per questo nei giorni scorsi, approfittando delle ferie in Trentino, siamo stati a cena con lui a Merano. Gli ho chiesto perché si stia sbattendo tanto a costo zero…».

Mattio è arrivato con le sue forze alla Jumbo Visma Development, notato in Francia nel 2021
Mattio è arrivato con le sue forze alla Jumbo Visma Development, notato in Francia nel 2021

Inizia un singolare viaggio nell’esperienza di questa famiglia cuneese legata al ciclismo con corda doppia. I due figli maggiori Lorenzo e Giosuè sono stati corridori. Silvio invece vende bici e sorridendo ammette di avere anche le Cervélo su cui correrà il figlio. Come c’è arrivato dunque il Team Vision, agenzia di procuratori tedesca, al giovane Pietro? Il racconto prosegue.

Che cosa ha risposto Mazzurana?

Mi ha detto che per loro è un investimento in previsione di quello che potrà essere.

Ha firmato lei la prima procura?

Sì, anche se non serve a niente finché il ragazzo è minorenne. Era un foglio con scritto che loro si sarebbero impegnati a trovare squadra e che al di sopra di un certo ingaggio avrebbero percepito una percentuale che nel tempo sarebbe andata a calare. A giugno poi Pietro è diventato maggiorenne e la firma l’ha messa lui.

Lo hanno cercato in tanti, ma i tedeschi sono arrivati prima: come mai?

Fortuna e numeri, dai quali non si prescinde. Nel 2021 fece quarto alla Classique des Alpes Juniors, vinta da Uijtdebroeks davanti a Luhrs e Lenny Martinez. Lo ha visto un talent scout belga che lo ha segnalato a Team Vision e l’agenzia ha messo su di lui Alessandro Mazzurana, che ha iniziato a seguirlo e monitorarlo. Gli altri sono arrivati dopo.

Dopo essere stato seguito da Lanfranchi nel 2021, quest’anno il diesse di Mattio è Cirlincione
Dopo essere stato seguito da Lanfranchi nel 2021, quest’anno il diesse di Mattio è Cirlincione
Una dimostrazione di attenzione…

Ci è piaciuto il fatto che Pietro si sia conquistato tutto da solo. Una cosa la sa bene: non pagheremo mai per farlo correre. Adesso dovrà diplomarsi al Liceo Scientifico, poi non so se vorrà continuare a studiare. Ma io ho un’azienda, sua madre Nadia ha un’azienda di serramenti. Se il ciclismo non dovesse andare, potrà trovarsi un lavoro. Non è obbligatorio diventare corridori. E anche se io credo che sia un campione, come magari pensano tutti i genitori, so benissimo che non sarà facile.

Intanto vivrà una bella esperienza in Olanda…

Pietro è sempre andato bene, ma abbiamo scelto di restare nella Vigor, la squadra del paese, con un direttore sportivo come Cirlincione che gli vuole un gran bene e che dobbiamo ringraziare. L‘esperienza all’estero lo arricchirà. Suo fratello ha smesso di correre e dopo il biennio al Politecnico di Torino sta facendo la Magistrale all’estero. Pietro fa lo Scientifico, anche abbastanza bene. Quando ci abbiamo parlato in una videocall, Robbert De Groot, manager della Jumbo Visma Development, non ha mai detto mezza parola sul fatto che la scuola sia meno importante. Per cui, a parte 3-4 ritiri cui vorrebbero che partecipasse, per il resto potrà studiare a casa. Saranno sei mesi impegnativi fino alla maturità. Però ricordo bene i discorsi della squadra in cui andò Giosuè, in cui dello studio non importava niente a nessuno.

L’idea è quella di un progetto a lungo termine…

Ci è stato descritto in questi termini. Intanto a giugno Pietro ha partecipato a un ritiro in Slovenia ed è tornato con la sensazione di una squadra che vuole vincere il Tour e non 60 corse con gli under 23. Non c’è la conta delle vittorie a fine stagione e i risultati della WorldTour confermano quali siano i veri obiettivi. Pietro è sempre lì. Non vince tanto, ma grazie alla nazionale ha fatto una bella attività, ad esempio alla Roubaix e alla Gand-Wevelgem. Imparerà bene l’inglese e anche ad arrangiarsi. Purtroppo in Slovenia è caduto e si è rotto l’omero, ha ripreso da poco. Ma anche tornare a casa senza la mamma ed il papà, con la bici e una spalla rotta, è stato una prova di maturità.

Da luglio si diventerà 100 per cento… olandesi?

Starà molto più lassù, nelle casette in cui vivono tutti insieme. E’ stato bello avere squadre importanti che lo cercavano, ci ha fatto onore. Nessun altro però gli ha offerto un programma, gli altri prospettavano soprattutto risultati.

Nel bagaglio di Mattio c’è anche la mountain bike. Suo fratello Lorenzo ha corso nell’enduro
Nel bagaglio di Mattio c’è anche la mountain bike. Suo fratello Lorenzo ha corso nell’enduro
Un fatto di prospettive?

Vedo la scelta come l’occasione per imparare il mestiere. Correrà con i suoi coetanei e anche un domani in cui non dovesse restare alla Jumbo Visma, avrà nel curriculum questi due anni di formazione. Ed è stato bello arrivarci dalla Vigor, una squadra di paese, che però ha tirato fuori dei bei corridori. L’altro giorno è stata scritta una cosa giusta…

Cosa?

Che in Italia uno come Roglic, ma anche Evenepoel che arrivava dal calcio, non potrebbero mai cominciare a correre. Le squadre guardano i risultati su ciclismo.info e non vanno oltre. Pietro ha avuto le gambe per fare quarto in quella corsa di Francia e la fortuna di essere notato. C’è poco da fare, nella vita il fattore C, la fortuna, serve sempre…

Talenti in fuga, scelte legittime. E qui va tutto bene?

20.08.2022
6 min
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A Belletta s’è unito Mattio, che dalla Vigor Cycling Team approderà il prossimo anno alla Jumbo Visma Development. Al pari dei ragazzi che scelgono di frequentare l’Università all’estero, i due azzurri hanno scelto la continental di una delle squadre più forti al mondo (Belletta in apertura, in una foto da Instagram). La fuga dei cervelli e dei talenti. Scelte più che legittime e condivisibili, sul piano sportivo e dell’esperienza per la vita. Eppure la sensazione che il nostro ciclismo ne uscirà depauperato resta, anche se probabilmente certe scelte più che causa ne sono la conseguenza.

Per questo abbiamo chiesto il supporto di Roberto Amadio, attuale team manager delle squadre nazionali, ma fino al 2012 team manager della Liquigas-Cannondale, in cui sono passati professionisti fra gli altri Sagan e Viviani, Moser e Cimolai, Oss e Guarnieri. Parliamo di 10 anni fa e siamo consapevoli come dal 2020 del Covid il ciclismo sia cambiato radicalmente. Eppure i meccanismi che portano oggi al professionismo e ancor prima all’ingaggio degli juniores sono un tema da approfondire.

Amadio è attualmente team manager delle squadre nazionali. Fino al 2012 ha guidato la Liquigas, fucina di talenti
Amadio è attualmente team manager delle squadre nazionali. Fino al 2012 ha guidato la Liquigas
Anche la Liquigas aveva una squadra satellite nella Marchiol, giusto?

Esatto. E se avevamo uno junior interessante, gli chiedevamo di fare lì un paio d’anni. In questo modo potevamo seguirlo con un occhio di riguardo. Secondo me è un passaggio obbligatorio, perché da junior non hai ancora espresso il tuo potenziale. Per cui occhio a non fare confusione tra i fenomeni e il resto del mondo. Però se ci sono squadre WorldTour che vanno a prendere i talenti migliori e li inseriscono nelle loro continental, li capisco. E capisco anche i corridori che vanno, lusingati dalle loro attenzioni.

Infatti la loro scelta è condivisibile.

Capisco meno le squadre che inseriscono lo junior pensando che possa fare subito risultato, cosa che succede in Italia. Mi sta bene invece quello che ha fatto Reverberi con il gruppo giovani, con tutte le tutele del caso. Hanno creato un vivaio di talenti che si ritroveranno nella squadra professional. Non tutti, ma parecchi. Sono differenze che dobbiamo far capire. Ormai si è creato un tale meccanismo, che in Italia è impossibile ad esempio cominciare a correre a 16 anni. Chi ti prende? All’estero non sono rari i casi, vedi Roglic, di corridori che hanno iniziato tardi. A volte penso che la nostra storia, che resta comunque un vantaggio, in certi momenti si trasformi in un boomerang.

La Bardiani Csf Faizanè ha iniziato un progetto giovani, ma il loro scouting mira più ai talenti italiani
La Bardiani Csf Faizanè ha iniziato un progetto giovani, ma il loro scouting mira più ai talenti italiani
Però continuiamo a sfornare ottimi atleti…

E gli europei di Anadia lo hanno confermato. Per questo una WorldTour italiana che avesse una visione di crescita ci aiuterebbe tantissimo. Ma non c’è, per cui capisco i ragazzi che prendono al volo l’occasione di partire. I talenti veri hanno bisogno di spazio per crescere. Come Sagan, che volevo tenere per due anni alla Marchiol, ma dopo il primo ci rendemmo conto di quanto fosse forte, lo facemmo passare e vinse subito una tappa alla Parigi-Nizza.

Partire aiuta a crescere, lo dimostra l’esperienza di Germani, no?

Sicuramente è una grande esperienza di vita, anche al di là dell’aspetto sportivo. E’ una crescita importante, una scelta che se tornassi corridore, forse farei anche io. Questo non vuol dire che qui non lavorino bene, ma ci sono prospettive diverse.

Lorenzo Germani, a sinistra, è al secondo anno con la “Conti” Groupama-Fdj e nel 2023 passerà nella WorldTour
Lorenzo Germani, a sinistra, è al secondo anno con la “Conti” Groupama-Fdj e nel 2023 passerà nella WorldTour
Quali prospettive?

La Colpack ha tirato fuori fior di talenti, ma ha anche la necessità di fare risultato, per cui hanno un’attività molto intensa. Nelle continental legate alle WorldTour i risultati vengono pure, ma sono le conseguenze del lavoro e della qualità degli atleti. E se non vincono, va bene lo stesso. E poi sarebbe tempo che i nostri andassero a correre di più all’estero. E’ un discorso che dovrebbe iniziare dagli juniores, tanto che la nazionale ha fatto parecchie trasferte importanti. E se non cominceranno le squadre U23, toccherà pensarci ancora a noi.

La sensazione è che non sia un momento facile.

Tutt’altro, è delicato. Abbiamo i talenti, ma dobbiamo capire come gestirli. Chiaramente ci sono limiti di budget, da manager me ne rendo conto.

Mattio corre al Team Cycling Vigor: qui alla Roubaix. Ha vinto il Giro della Castellania (foto Instagram)
Mattio corre al Team Cycling Vigor: qui alla Roubaix. Ha vinto il Giro della Castellania (foto Instagram)
Cambierebbe qualcosa se i nostri spendessero meno in ingaggi, alloggi e donne delle pulizie, investendo più sull’attività?

Questo è il discorso della nostra tradizione che potrebbe diventare un limite. All’estero i rimborsi per i corridori sono minimi o non ci sono, per contro si cura al massimo l’aspetto tecnico. Qui li paghiamo, li viziamo, hanno il ritiro pagato e chi se ne prende cura… Però quando Amadori convoca Germani, Frigo, Milesi e gli altri ragazzi che corrono all’estero, si accorge di una diversa maturità e di un altro approccio. Probabilmente bisognerebbe rivedere il sistema Italia. Al Cycling Team Friuli non strapagano i corridori, hanno un ritiro minimal e investono tutto sull’attività e la preparazione. Però è chiaro che avere alle spalle una WorldTour aiuta tanto.

In proporzione, anche le nostre ragazze finiscono all’estero, basta guardare Barale e Ciabocco al Team Dsm…

Il trend purtroppo è identico e la situazione del femminile è lo specchio di quella maschile. Le squadre si stanno strutturando e hanno in Italia gli stessi problemi a reperire sponsor, come quelle degli uomini. E’ curioso che la UAE Emirates abbia assorbito l’ultima WorldTour maschile e l’unica femminile che avevamo (la Lampre-Merida e la Alé Cycling, ndr). E’ la conseguenza dello stato economico e sociale dello sport in Italia. Fin quando a livello politico non si deciderà di cambiare, difficilmente si smuoverà qualcosa…

Nel 2023 Eleonora Ciabocco debutterà nel primo anno fra le under 23 con l’olandese Team DSM (foto Fci)
Nel 2023 Eleonora Ciabocco debutterà nel primo anno fra le under 23 con l’olandese Team DSM (foto Fci)
Cosa potrebbe fare la politica?

Non è un mistero che all’estero ci siano diverse squadre con il supporto delle amministrazioni. So che Cassani sta lavorando sodo con le sue conoscenze, ma non è facile.

Ultimo aspetto, i ragazzi fanno le loro scelte spesso ispirati dai procuratori.

I quali stanno scendendo in categorie in cui non si è ancora capito cosa si vuole fare da grandi. Diventa pericoloso, perché è facile illudere questi ragazzi, pur sapendo che solo pochi andranno avanti. Stanno passando al setaccio tutti quanti, ormai bisognerà guardare anche a cosa succede fra gli allievi.

Milesi 2022

Milesi come Mattio, ora con una Roubaix in più

25.04.2022
5 min
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Un paio di settimane fa, parlando con Pietro Mattio ci aveva accennato a quella sana rivalità che sta nascendo nell’ambiente con Nicolas Milesi, che si trasborda dalla strada alla mtb e viceversa. Dopo aver sentito il piemontese non potevamo non ascoltare l’altra campana, solo che nel frattempo quest’ultimo ha messo nel carniere un appuntamento importante, la sua prima esperienza alla Parigi-Roubaix juniores e lo ha fatto in maniera encomiabile, con un 17° posto, primo degli italiani, che ha molto valore.

Parlare con lui non è semplice. Le sue giornate sono piene, tra scuola, allenamenti e trasferte così si finisce per prendere un appuntamento in tarda serata e dalla sua voce si sente che quella esperienza sulle pietre gli è rimasta nel cuore prima ancora che nei muscoli doloranti: «E’ qualcosa di unico. Mi è piaciuta tanto, sin dalla ricognizione non stavo nella pelle per disputarla. Avevo capito che mi potevo trovare a mio agio e così è stato, ci tenevo a far bene perché era la mia prima convocazione nella nazionale su strada e credo di aver onorato la maglia azzurra come meglio non si poteva». 

Milesi Roubaix 2022
Nicolas Milesi è giunto 17° a Roubaix, a 32″ dal vincitore lussemburghese Michotte (foto Philippe Seys)
Milesi Roubaix 2022
Nicolas Milesi è giunto 17° a Roubaix, a 32″ dal vincitore lussemburghese Michotte (foto Philippe Seys)
Quanto ti è servita la tua esperienza in mountain bike?

Tantissimo su quel percorso. Ci sono settori dove se sai guidare riesci non solo a procedere con maggiore sicurezza ma anche a guadagnare. Conta più la tecnica che le gambe, anche se poi chiaramente la resistenza ha un peso, ma su questo ero tranquillo grazie alla preparazione svolta con Luca Quinti.

Mattio ci raccontava della vostra rivalità che passa da un mezzo all’altro, anche tu hai questo saltare di disciplina in disciplina anche nello stesso weekend…

Con Pietro siamo amici, ci confrontiamo spesso proprio perché condividiamo questa passione per la multidisciplina. Ho letto del suo weekend, anch’io ho fatto la gara al sabato a Nalles in Mtb, ma ho avuto molti problemi con il fango e non è andata bene (è finita con un ritiro, ndr). Meglio alla domenica su strada dove sono rientrato nei primi 20, poi è arrivata la bella notizia della convocazione in azzurro.

Milesi Verona 2022
In mtb Milesi è protagonista all’Italia Bike Cup, con un 2° posto ad Albenga (foto Billiani)
Milesi Verona 2022
In mtb Milesi è protagonista all’Italia Bike Cup, con un 2° posto ad Albenga (foto Billiani)
La vostra duttilità è qualcosa di assolutamente nuovo nel ciclismo italiano, da che cosa nasce per te?

Bella domanda, se si pensa che fino a quando ho corso fra gli Allievi 2° anno non avevo neanche mai preso in mano la bici da strada. Un giorno, dopo che avevo vinto il titolo italiano di categoria nella mountain bike, il diesse della Ciclistica Trevigliese, Diego Brasi, mi ha proposto di provare e mi ha iscritto al Campionato Regionale. Poteva essere un salto nel buio, forse un po’ troppo per un neofita, invece ho chiuso 5° e la volta dopo sono giunto secondo. Così si è deciso per la doppia attività.

Una scelta loro o sei stato tu a chiederlo?

No, sono sempre stati favorevoli, anzi posso dire che lo scorso anno ero il solo a seguire il doppio calendario, ora invece ci sono altri due ragazzi della società che fanno lo stesso. I benefici sono evidenti.

Milesi pietre 2022
Sul pavé della Roubaix Milesi ha potuto sfruttare le sue doti di guida da biker (foto Seys)
Milesi pietre 2022
Sul pavé della Roubaix Milesi ha potuto sfruttare le sue doti di guida da biker (foto Seys)
Pratichi ciclocross?

No, perché fino all’inverno 2020-2021 ho fatto sci alpinismo a livello agonistico. L’ultimo inverno invece sono stato fermo per un incidente avuto a settembre, dovevo riprendere la preparazione e non avevo possibilità di inforcare gli sci. E’ una specialità che mi piace molto, ora è anche diventata disciplina olimpica, ma io voglio investire tutto nel ciclismo, credo che anche i prossimi inverni saranno dedicati alla preparazione su due ruote.

In base ai tuoi risultati su strada, anche tu sembri il classico passista-scalatore…

Direi di sì, in salita tengo, ma quel che amo è arrivare al traguardo da solo, fare davvero la differenza. Credo però che la mia evoluzione sia ancora parziale, ad esempio non ho mai disputato una cronometro e se non vai bene contro il tempo, che passista sei?

Da simili caratteristiche emerge un corridore che potrebbe far bene nelle corse a tappe.

Lo spero, ma come ho detto bisogna fare esperienza per capirlo. Lo scorso anno ho partecipato al Giro della Lunigiana, sono finito terzo fra i primo anno e 15° in assoluto, un risultato più che soddisfacente, ma è solo un risultato. In salita c’è gente che va più di me, che è più leggera – io peso 60 chili – diciamo che è un po’ tutto da scoprire.

Podio Roubaix junior 2022
Il podio della Parigi-Roubaix per juniores, con Michotte (LUX), fra l’estone Pajur e il francese Lozouet (foto Seys)
Podio Roubaix junior 2022
Il podio della Parigi-Roubaix per juniores, con Michotte (LUX), fra l’estone Pajur e il francese Lozouet (foto Seys)
Continuerai a fare la doppia attività?

Finora l’ho fatto, ma ora le sovrapposizioni sono troppe. Ci sono molte gare importanti nel calendario su strada e non bisogna dimenticare che c’è anche la scuola. Per ora la mtb la metto da parte, d’altronde sono dell’opinione che è meglio fare una sola cosa ma bene, che rischiare di far troppo e non ottenere nulla. Poi più avanti vedremo, soprattutto nel 2023 faremo le scelte necessarie.

Guardando un po’ più in là ti vedi come un corridore alla Van Der Poel o Pidcock, in grado di seguire strade diverse nello stesso anno?

Stiamo parlando di fenomeni assoluti, è difficile fare come loro. Quando avrò fatto le mie esperienze e capito dove potrò emergere, dovrò fare una scelta. Il mio obiettivo è avere un futuro nel ciclismo, trovare un ingaggio importante, vedremo come e dove.

Prossimi obiettivi?

Beh, visto come sono andato alla Roubaix ora guardo con molto interesse all’Eroica del 22 maggio, credo che si sposi bene alle mie caratteristiche.

Mattio 2022

Mattio, un po’ biker, un po’ stradista, ogni giorno

08.04.2022
5 min
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Domenica nell’Internazionale juniores di San Vendemiano, settimo e secondo degli italiani è risultato Pietro Mattio (Vigor Cycling). Dov’è la notizia? Essa risiede nel fatto che meno di 24 ore prima il giovane piemontese (immagine di apertura mv_photo_) era stato protagonista a Nalles (BZ) nella seconda prova degli Internazionali d’Italia di Mtb. La particolarità sta proprio in questo: tanti fanno la doppia attività, ma è davvero singolare saltare da una bici all’altra nello spazio di poche ore, considerando tutti gli aspetti tecnici.

La sua poliedricità non è passata inosservata, richiamando l’attenzione di grandi team: in queste ore Pietro sta sostenendo una sorta di provino in Olanda, per accedere al team Development di un grande team del WorldTour, perché in lui si intravedono quelle qualità che hanno fatto grandi personaggi come Mathieu Van Der Poel o Tom Pidcock. Il nome preferisce non dirlo, per scaramanzia perché il cambio rappresenterebbe un passo fondamentale nella sua rincorsa al ciclismo che conta.

Mattio strada
A 18 anni Mattio si è ben distinto su strada, con molti piazzamenti lo scorso anno e l’accesso alla nazionale
Mattio strada
A 18 anni Mattio si è ben distinto su strada, con molti piazzamenti lo scorso anno e l’accesso alla nazionale

Un continuo cambio di bici

Il suo rimbalzare da una specialità all’altra, come una pallina da ping pong, è iniziato già a inizio stagione: «Ho cominciato con la Mtb, qualche gara di rodaggio e poi la vittoria a Verona, nella tappa inaugurale dell’Italia Bike Cup seguita dal terzo posto due settimane dopo ad Albenga. Ho gareggiato nella tappa di Marsiglia delle Junior Series Mtb con la nazionale, poi ho iniziato a dedicarmi alla strada e anche lì sono andato in nazionale alla Gand-Wevelgem dove ho provato più volte la fuga e stavo per preparare la volata per il 5° posto, ma sono caduto a 150 metri dal traguardo. Siamo così all’ultimo weekend, con il 12° posto di Nalles, 3° degli italiani e il 7° di San Vendemiano».

Come si riesce a saltare da una bici all’altra in così poco tempo?

So che non è propriamente una cosa semplice. Cambia il tipo di allenamento e conseguentemente le prestazioni in gara. Molto però lo fa la testa: a me piace variare di continuo, mi libera dallo stress e i risultati arrivano probabilmente proprio per questa impostazione mentale.

Come ti gestisci però con la preparazione?

Durante la settimana effettuo prevalentemente lavori su strada, almeno 3 uscite con una dedicata invece alla Mtb per curare la tecnica. Io credo però che ognuna delle due specialità aiuti l’altra. Nel weekend cerco solo di recuperare, facendo molto stretching.

Mattio papà 2022
Pietro con suo padre Silvio, titolare di un importante negozio di bici a Piasco (CN)
Mattio papà 2022
Pietro con suo padre Silvio, titolare di un importante negozio di bici a Piasco (CN)
Quando capitano weekend intensi e particolari come quello scorso, che cosa succede quando scendi da una bici e sali sull’altra?

In effetti non è subito automatico: domenica a San Vendemiano ho un po’ faticato a prendere il ritmo, i primi 40 chilometri sono stati più faticosi del solito. E’ chiaro che quando si passa da una specialità all’altra serve un po’ di riadattamento e sicuramente è più difficile il caso inverso, perché nella Mtb si parte subito a tutta, non c’è tempo per riabituarsi.

Scorrendo la classifica di San Vendemiano, si scopre che non sei il solo a fare questi cambi repentini: in gara c’era anche Nicolas Milesi, tuo avversario nella classifica dell’Italia Bike Cup…

Sì, lui ha avuto problemi al primo giro ed è rimasto indietro. Non siamo ancora tantissimi a fare la doppia attività in questa maniera, ma credo che col passare degli anni saremo sempre di più perché la nostra generazione è quella che è nata nel segno dei VDP, dei Van Aert, dei Pidcock tutti corridori che vincono sempre e su più bici. Noi vogliamo fare lo stesso, seguendo l’esempio di questi fenomeni.

Com’è iniziata questa passione?

In bici sono sempre andato da che mi ricordi, ho iniziato a fare gare fra i G1, ma da ragazzino ho sempre gareggiato poco. Ho iniziato a fare sul serio da esordiente e allievo. Lo scorso anno ero concentrato più sulla mountain bike, quest’anno la bilancia sarà ancora un po’ pendente sull’offroad, ma quel che è certo è che continuerò nella doppia attività perché per me è la maniera migliore.

Mattio azzurri
Il cuneese ambisce a un singolare primato: essere in nazionale per gare titolate sia in Mtb che su strada
Mattio azzurri
Il cuneese ambisce a un singolare primato: essere in nazionale per gare titolate sia in Mtb che su strada
Su strada che caratteristiche hai?

Sono il classico passista-scalatore, che se la cava nelle volatine ristrette e che ha più modi per cercare di vincere, sia partendo da lontano, sia cercando la fuga, sia correndo di rimessa. Sto anche cercando di migliorare la mia base di velocità per emergere in qualche volata.

Ora che stai affrontando questo stage all’estero, ti senti pronto per un’avventura oltreconfine più lunga?

La farei, ma non subito. Fino al giugno del 2023 c’è la scuola che viene prima di tutto, poi si vedrà. Frequento il Liceo Scientifico e devo dire grazie alla preside del mio istituto che ha una grande sensibilità sportiva e molte assenze legate all’attività ciclistica non me le segna. Io comunque riesco a conciliare tutto, a scuola ho un buon rendimento e ci tengo che sia così fino alla maturità prevista per il prossimo anno.

Mattio Verona 2022
La vittoria di Mattio nella Verona Mtb International dello scorso 27 febbraio (foto Billiani)
Mattio Verona 2022
La vittoria di Mattio nella Verona Mtb International dello scorso 27 febbraio (foto Billiani)

Tanti ragazzi fanno come lui

Il caso di Pietro Mattìo (con l’accento sulla i) è figlio anche di una nuova concezione che sta prendendo piede in alcuni team. Il suo diesse alla Vigor, Salvatore Cirlincione, ci ha infatti raccontato che il suo esempio è seguito da un po’ tutti i ragazzi del sodalizio: «La nostra filosofia è far fare loro un po’ di tutto, seguiamo l’esempio che in Francia è in voga da sempre e i risultati si vedono. Chi va forte in Mtb va bene anche su strada e viceversa, poi con il tempo ogni corridore sceglierà la sua disciplina preferita. Non facciamo il ciclocross perché da noi la tradizione si è un po’ persa e preferiamo lasciare l’inverno più libero dalle gare e da dedicare alle basi della preparazione».