SONDRIO – Quando ieri ha riattaccato il numero per la prima tappa del Tour de Suisse, Mathieu Van der Poel non correva dal quarto posto della Roubaix. Un anno davvero strano il suo finora, con la vittoria della Omloop Nieuwsblad al debutto stagionale, poi quella alla Tirreno e Harelbeke e tutto intorno piazzamenti dolorosi al Fiandre e alla Roubaix, che solo due volte in carriera l’ha visto giù dal podio: nel 2022 e lo scorso 12 aprile.
Conoscendolo, non si può dire che il 2026 sia stato per ora soddisfacente. E di certo non lo sarà stato ieri dopo l’arrivo, avendo tagliato il traguardo a 13’22” dallo scatenato Pogacar. Se davvero pensava di poter vincere come aveva detto alla vigilia, il risveglio è stato davvero brusco. Tadej ha trasformato in una corrida la tappa con appena 2.446 metri di dislivello, infliggendo distacchi da tappone dolomitico. Contro uno così salta ogni schema.
«Mi sono preso una pausa di quasi due mesi – ammette – ho fatto alcuni giri fra gli sponsor e poi ho fatto una buona preparazione, prima da solo e poi con la squadra in Spagna, per cui mi sono sentito pronto per tornare a correre. Abbiamo fatto un ottimo ritiro con la squadra proprio dopo la vittoria di Philipsen a Copenhagen. Il Tour de Suisse dura solo cinque giorni, già ieri è stata dura, ma l’obiettivo resta quello di vincere una tappa».


La faccia da poker
Mathieu non lascia trasparire emozioni sulla faccia da poker: corretto e puntuale nelle risposte, ma nulla più di quelle. Al massimo un sorriso se la domanda lo punzecchia. L’ultima volta che venne al Tour de Suisse era il 2021: nel suo palmares c’era… soltanto il primo Fiandre e da qui si portò a casa le prime due tappe, poi si ritirò. Stessa storia al Tour de France: mollò nella tappa di Tignes, ma vinse la seconda sul Mur de Bretagne davanti a Pogacar, con dedica a nonno Poulidor.
«Ogni giorno qui è molto difficile – dice – ma penso che sia una gara perfetta. Non è troppo lunga, le tappe sono piuttosto brevi, quindi la corsa sarà intensa fino a domenica. E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che sono stato qui, ho dei bei ricordi, quindi spero che possiamo crearne di nuovi. Certo vincere quando i percorsi sono così duri diventa duro, dipende anche da cosa vorranno fare i corridori di classifica generale».


Vittima di Pogacar
La posizione di Van der Poel ha iniziato a farsi scomoda da quando il ciclismo ha spianato i dislivelli fra atleti e Mathieu si è ritrovato con gli uomini di classifica e i velocisti nelle classiche cui un tempo non si sarebbero neppure avvicinati. Nel suo caso, avere Philipsen in casa significa dover tenere da conto le ambizioni di uno che è stato capace di vincere la Sanremo, mentre la presenza di Pogacar già da tempo rende tutto più precario.
Non a caso il Van der Poel sbarazzino che vinceva le corse dopo fughe scriteriate ma belle ha lasciato il posto a un… chirurgo solitamente capace di finalizzare la fatica con grandi vittorie.
«Sono stato tanto senza correre – dice Van der Poel – quindi non vedevo l’ora di iniziare. Conosco un po’ la zona grazie ai tanti ritiri che ho fatto da queste parti. So che dovrò soffrire, ma è necessario per farsi trovare pronti per il Tour de France. Non ho avuto intoppi. Volevo giusto fare due gare in MTB, ma non è stato possibile a causa di qualche problema alla schiena che si è risolto rapidamente».


Il richiamo della MTB
Il fuoristrada, più la mountain bike del ciclocross in cui Van der Poel è praticamente imbattibile, resta il suo pallino. E’ la conquista che lo ha sempre respinto e lo ha fatto apparire anche goffo, con le cadute olimpiche e le prestazioni opache nelle ultime uscite. E se qualcosa può pizzicargli l’orgoglio, questo è il tasto giusto da suonare.
«Confermo che voglio partecipare ai mondiali di mountain bike (26-30 agosto, ndr) – dice Van der Poel – ma ho bisogno di tenere i due mondi separati. Prima abbiamo voluto prepararci al meglio per il Tour de France e mi concentrerò sulla mountain bike in seguito: il tempo dovrebbe bastare. Non sarà l’ideale, ma voglio provarci. E poi ci saranno i mondiali su strada (27 settembre, ndr). Sono nel programma, ma l’estate è ancora molto lunga».